Storia della letteratura italiana/Elsa Morante
Elsa Morante è una tra le più importanti autrici[1] di romanzi del secondo dopoguerra. Nella sua vita, dedicata interamente alla letteratura, ha pubblicato opere diventate classici del Novecento, come L'isola di Arturo, La storia, Aracoeli.
La vita
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Nata a Roma il 18 agosto 1912, Elsa Morante è figlia naturale di una maestra ebrea, Irma Poggibonsi, e di un impiegato delle poste, Francesco Lo Monaco. Alla nascita è però riconosciuta da Augusto Morante, già marito di Irma, e sorvegliante in un istituto di correzione giovanile. Elsa cresce insieme ai fratelli più piccoli, tutti figli di Lo Monaco.[2] La storia della famiglia è narrata nelle memorie del fratello Marcello Morante, Maledetta Benedetta.[3]
Morante inizia giovanissima a scrivere filastrocche e favole per bambini, poesiole e racconti brevi,[2] che a partire dal 1933 sono pubblicati su varie riviste, tra cui il Corriere dei piccoli, il Meridiano di Roma, I diritti della scuola, Oggi, diretto da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, sulla quale Elsa scrive anche con degli pseudonimi maschili. Collabora anche con la L'Eroica. Il suo primo libro è una raccolta di racconti, Il gioco segreto (1941). Segue nel 1942 un libro per ragazzi, Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina, con le illustrazioni della scrittrice stessa;[4] Einaudi ne pubblica poi una versione accresciuta nel 1959, con il titolo Le straordinarie avventure di Caterina.
Nel 1936 Morante conosce lo scrittore Alberto Moravia, che sposa il 14 aprile 1941;[4] insieme frequentano i massimi scrittori e intellettuali italiani del tempo, tra cui Pier Paolo Pasolini (con il quale Elsa ha una lunga amicizia, prima del loro definitivo allontanamento, avvenuto intorno al 1971), Umberto Saba, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, Sandro Penna, Enzo Siciliano.

Durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire alle rappresaglie dei nazisti, Morante e Moravia lasciano Roma, ormai occupata, e si rifugiano a Fondi, un paesino in provincia di Latina, a pochi chilometri dal mare.[4] Questa zona dell'Italia meridionale appare di frequente nelle opere dei due scrittori. Dopo la fine della guerra, tramite Natalia Ginzburg, Morante pubblica il suo primo romanzo, Menzogna e sortilegio, presso Einaudi nel 1948.[2] Gli anni successivi a Menzogna e sortilegio sono caratterizzati da un crescente interesse per il cinema, che si rafforza grazie all'amicizia con Pasolini. Morante fa un'apparizione, un breve cameo nel ruolo di una detenuta, nel film Accattone (1961); inoltre è quasi sempre accanto a Pasolini durante la lavorazione dei suoi film degli anni sessanta.
Il successivo romanzo di Elsa Morante, L'isola di Arturo, esce nel 1957 e riscuote grande successo di pubblico e di critica (vince il Premio Strega). Nel 1958, presso Longanesi, esce la raccolta di 16 poesie Alibi. Durante i primi anni sessanta allestisce una seconda raccolta di racconti, pubblicata da Einaudi nel 1963: Lo scialle andaluso, in cui confluiscono alcuni dei racconti già pubblicati nel Gioco segreto, assieme ad altri più recenti. Nel 1965 pubblica, dopo averla presentata in più occasioni a Torino, Milano e Roma, la conferenza Pro o contro la bomba atomica. Breve saggio di grande impegno morale, è il testo in cui Elsa Morante espone con maggior coraggio e chiarezza la sua poetica: la poesia mantiene viva la realtà, e sconfigge l'irrealtà.[4]
Morante e Moravia si separano nel 1961, senza però mai divorziare. Nei primi anni sessanta ha un'intensa amicizia con il pittore newyorkese Bill Morrow, che nel 1962 muore precipitando da un grattacielo. Sempre all'inizio del decennio lavora a un romanzo che però non vedrà mai la luce, Senza i conforti della religione, interrotto nel 1961. Nel 1968 pubblica Il mondo salvato dai ragazzini, una raccolta che unisce in modo originale forme di poesia tradizionale, canzoni, un atto unico teatrale (La commedia chimica, ispirata alle sue sperimentazioni con LSD e altri psichedelici), favolette morali. Poi, a partire dal 1971, avvia la stesura del romanzo La Storia. Il libro, ambientato a Roma durante la seconda guerra mondiale, esce nel 1974 e ha subito un grande successo di vendite e fama internazionale; ma riceve anche attacchi da molti critici militanti, sia di destra sia di sinistra. Luigi Comencini ne trae uno sceneggiato TV nel 1986.[4]
L'ultimo romanzo di Elsa Morante è Aracoeli, pubblicato sempre da Einaudi nel 1982, per il quale, nel 1984, ottiene il Prix Médicis étranger.[5] Poco prima della fine della stesura del romanzo, cadendo, si procura una frattura al femore, che la costringe a letto. Dopo l'uscita del libro scopre di essere gravemente ammalata; tenta il suicidio nel 1983, ma viene salvata in extremis. Ricoverata in clinica, muore il 25 novembre 1985 a seguito di un infarto.[4]
Menzogna e sortilegio
[modifica | modifica sorgente]Elsa Morante inizia a scrivere racconti e fiabe fin dall'adolescenza. Le sue prime opere compaiono su riviste negli anni trenta, e solo alcune di essere confluiranno nel volume Il gioco segreto (1941). È possibile riconoscere da subito l'influenza dei grandi romanzieri dell'Ottocento, in particolare francesi e russi, che rappresenteranno il modello anche per la sua produzione successiva. Da questi trae l'idea che la narrativa debba parlare di passioni e di vicende avventurose, debba essere carica di densità psicologica e debba intrecciare realtà e fantasia.
Morante mostra però tutta la sua capacità creativa in Menzogna e sortilegio (1948), un vasto romanzo in sei parti che porta alle estreme conseguenze la lezione del romanzo ottocentesco e che risulta completamente estraneo al neorealismo allora dominante. La protagonista, Elisa, è una donna che vive isolata dal mondo e che racconta le vicende della sua famiglia, riportando episodi avvenuti addirittura prima della sua nascita. Nucleo centrale è però costituito dalla vita della madre e dalla difficile infanzia di Elisa.
Il romanzo è narrato in prima persona dalla protagonista in un intrecciarsi di piani temporali e punti di vista. Le vicende quotidiane di questa famiglia borghese, nella loro banalità, vengono presentate come qualcosa di assoluto e persino mitico. Sono gli stessi personaggi e la narratrice, attraverso i loro gesti artefatti e teatrali, a pretendere che la loro esistenza venga intesa come qualcosa di magico, intrecciando la menzogna della loro cerimoniosità con il sortilegio. Questo tono favoloso viene reso con una prosa ricca di colore e dalla continua ricerca di elementi romanzeschi.[6]
L'isola di Arturo
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A Menzogna e sortilegio seguono alcuni racconti, che confluiranno nel volume Lo scialle andaluso (1963), e alcune poesie riunite nella raccolta Alibi (1958). Nel 1952 Morante inizia a lavorare a uno dei suoi romanzi più importanti, L'isola di Arturo, che sarà pubblicato nel 1957 e vincerà il Premio Strega.
Nel romanzo coesistono realismo ed elementi fiabeschi. L'isola di Procida, vista attraverso gli occhi infantili di Arturo, è un mondo di favola, che però crolla nel momento in cui la realtà viene svelata. L'esperienza del protagonista è segnata dalla lacerazione dei rapporti familiari. L'ammirazione per il padre distante lascia il posto alla rivalità e ai sentimenti quasi incestuosi per la matrigna adolescente, e al finale rinnegamento della figura paterna. L'unica felicità possibile è quella illusoria dell'infanzia. L'ingresso nell'età adulta equivale all'abbandono di questo mondo di favola, chiuso in se stesso e fuori dal tempo.[7]
La storia
[modifica | modifica sorgente]Negli anni sessanta, contestualmente alle trasformazioni che si affermano nella società italiana, Morante attraversa un periodo di crisi personale e intellettuale. Assume una posizione di tipo anarchico, che issa i vessilli della bellezza e della giovinezza al potere del capitale e a ogni forma di controllo politico. Scrive in questi anni la conferenza Pro o contro la bomba atomica (1965) e la raccolta di poesie Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi (1968).
Nel clima di contestazione del Sessantotto, Elsa Morante cerca risposte alla sua esigenza di un pubblico più ampio, capace di capire le sue ragioni. Nasce La storia: il romanzo si propone come una condanna della Storia e delle sue vittime, mostrando tutta la tragicità di esistenze ed episodi ritenuti marginali. L'opera tuttavia destò polemiche. Da un lato fu accusato di avere un atteggiamento consolatorio. Dall'altro fu criticato come un ritorno a modelli narrativi datati e superati dallo sperimentalismo e dalla neoavanguardia.
Il romanzo racconta in terza persona le vicissitudini di Ida Ramundo, una vedova, e dei suoi due figli negli anni 1943-1947. A questi è collegato un folto gruppo di altri personaggi. Sopravvissuti alla guerra, i protagonisti muoiono in circostanze tragiche nei primi anni del dopoguerra, a eccezione di Ida che viene chiusa in un manicomio. Le azioni dei personaggi sono caricati fino all'estremo di valori positivi, mentre la polemica contro la Storia finisce per dare una visione deformata del mondo storico e sociale. Come scrive Ferroni, «il romano fallisce per le sue eccessive ambizioni, che non riescono a incarnarsi in una struttura adeguata».[8]
Aracoeli
[modifica | modifica sorgente]Elsa Morante inizia il suo ultimo romanzo, Aracoeli, nel 1976 e lo pubblica nel 1982. Ha ormai abbandonato l'idea che la letteratura possa svolgere un ruolo salvifico e ha smesso di cercare un pubblico a lei vicino. Ritorna quindi alla narrazione in prima persona, sviluppando un duro confronto con la morte. Emanuele, il protagonista, è alla ricerca di un'immagine di Aracoeli, la madre andalusa morta quando era ancora bambino. Diversamente dall'Isola di Arturo, il nuovo romanzo non parla di un'iniziazione, né condivide la stessa trionfante solarità. Emanuele è un omosessuale solitario, triste e goffo, che lavora in una casa editrice a Milano. Il suo è il racconto di una delusione, e la ricerca della madre finisce per trasformarsi in un'attesa della morte.[9]
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ György Lukács, L'ottobre e la letteratura, in Rinascita, 27 ottobre 1967, pp. 329-31.
- ↑ 2,0 2,1 2,2 Caterina Sansoni, Elsa Morante, su Enciclopedia delle donne. URL consultato il 18 agosto 2026.
- ↑ Marcello Morante, Maledetta benedetta. Elsa e sua madre, Milano, Garzanti, 1986.
- ↑ 4,0 4,1 4,2 4,3 4,4 4,5 Cesare Garboli (a cura di), Cronologia della vita e delle opere, su mostrebncrm.cultura.gov.it. URL consultato il 18 agosto 2026.
- ↑ La storia di Elsa Morante, su LUCE Archivio. URL consultato il 18 agosto 2026.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1137-1138.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1138-1139.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1139-1140.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1140.