Storia della letteratura italiana/Dario Fo
Nella veste di attore e autore, Dario Fo è uno dei più rappresentativi interpreti del teatro italiano della seconda metà del Novecento. La sua opera è tesa tra parola e linguaggio del corpo, tra l'esigenza di rinnovamento e la ripresa della tradizione. Politicamente impegnato e vicino alla sinistra, ha creato con la moglie Franca Rame a un duraturo sodalizio, terminato solo con la scomparsa di quest'ultima nel 2013. I due portano sulle scene testi di satira sociale e politica, partecipando anche a spettacoli televisivi e intervenendo attivamente nella vita politica italiana. Nel 1997 Fo è insignito del Premio Nobel per la letteratura perché «nella tradizione dei giullari medievali, fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati».[1]
La vita
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Dario Fo nasce a Leggiuno Sangiano, in provincia di Varese, il 24 marzo 1926. Studia all'Accademia di belle arti di Brera e al Politecnico di Milano, dove si iscrive corso di laurea in architettura. Negli anni cinquanta lascia l'università per dedicarsi allo spettacolo. Inizia a collaborare ad alcune trasmissioni radiofoniche con Franco Parenti e Giustino Durano, e porta in scena due opere, Il dito nell'occhio (1953) e Sani da legare (1954). Nel 1956 tenta anche la carriera cinematografia, come protagonista del film Lo svitato di Carlo Lizzani. In questi anni conosce l'attrice Franca Rame, che diventa sua moglie nel 1954 e da cui ha un figlio, Jacopo, nel 1955. Nel 1959 forma una compagnia insieme alla moglie, scrivendo testi su misura per sé e per la compagna. Sono commedie dai toni farseschi, buffoneschi e surreali, caratterizzate da una forte satira politica e sociale, come Gli arcangeli non giocano al flipper (1959), Settimo: ruba un po' meno (1964), La signora è da buttare (1967).
Nel clima di contestazione che si sviluppa dopo il Sessantotto, Fo e Rame abbandonano il teatro borghese e decidono di allargare il loro pubblico a fasce sociali un tempo escluse dal teatro. Fondano l'associazione Nuova Scena e organizzano i loro spettacoli nei circoli vicini al Partito Comunista e ai sindacati. L'associazione viene sciolta nel 1970, quando la coppia di attori dà vita al Collettivo La Comune. Nelle loro opere diventa più forte l'aspetto politico, con posizioni vicine a quelle della sinistra extraparlamentare.[2]
Il teatro della coppia Fo-Rame incorpora ora elementi provenienti dalla commedia dell'arte, dal teatro popolare e, in alcuni casi, persino dal teatro dei burattini. Le commedie continuano però a essere sempre strettamente legate all'attualità, e il teatro diventa strumento di lotta politica. Tra i drammi di questi anni si ricordano Morte accidentale di un anarchico (1970, sulla morte dell'anarchico Pinelli), Pum! Pum! Chi è? La polizia! (1972), Il Fanfani rapito (1975). Il capolavoro di Fo è però Mistero buffo del 1969. Negli anni ottanta e novanta prosegue con l'idea che il teatro debba essere uno strumento politico, sebbene nei nuovi drammi si faccia meno forte l'aspetto militante. Porta sulle scene Quasi una donna. Elisabetta (1985), Il Papa e la strega (1990), Il diavolo con le zinne (1997). Fo è ormai autorevole in campo teatrale, riconosciuto anche all'estero. Il culmine si ha nel 1997, quando viene insignito del Premio Nobel per la letteratura.[2]
Negli anni successivi Fo prosegue la sua attività teatrale. Pubblica vari volumi, tra cui biografie di artisti (Giotto, Mantegna) e romanzi storici, come La figlia del papa (2014, su Lucrezia Borgia), Ciulla, il grande malfattore (2014), C'è un re pazzo in Danimarca (2015, sul re Cristiano VII di Danimarca) e Razza di zingaro (2015). Muore a Milano il 13 ottobre 2016.[3]
La prima fase teatrale
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Fra le caratteristiche più note dell'opera di Fo ci sono l'anticonformismo, l'anticlericalismo e, più in generale, l'esercizio di una forte critica rivolta, attraverso lo strumento della satira, alle istituzioni (politiche, sociali, ecclesiastiche) e alla morale comune. Già nei primi spettacoli compare, sia pure in embrione, quella satira fatta di smitizzanti ribaltamenti tanto frequente nei successivi lavori di Fo.
L'esordio di Dario Fo avviene nei primi anni cinquanta, quando partecipa ad alcune riviste teatrali e trasmissioni radiofoniche. Fondamentale in questa prima fase è l'incontro con Jacques Lecoq nel 1953, che lo indirizza verso il teatro di situazione e gli trasmette una formazione basata sul mimo, sull'improvvisazione e sulla costruzione del personaggi attraverso il corpo. Altrettanto importante è il sodalizio artistico con Franca Rame, che sposa nel 1954: oltre a recitare al fianco di Fo, Rame collaba alla scrittura di testi a quattro mani e si occupa di preparare i copioni in vista della pubblicazione. La coppia fonda una compagnia che esordisce nel 1958 portando in scena commedie leggere e provocatorie, in cui il nonsense convive con polemiche e critiche verso l'Italia dell'epoca.[4]
Un esempio è Gli arcangeli non giocano a flipper, tratto da un racconto di Augusto Frassineti,[5] in cui un personaggio scopre di essere iscritto all'anagrafe come cane bracco. Pur avendo scoperto che l'errore è frutto della vendetta di un impiegato impazzito per una mancata promozione, il protagonista è costretto dalle ferree leggi della burocrazia a comportarsi da vero cane bracco e solo dopo che, come cane randagio, sarà stato ufficialmente soppresso potrà tornare uomo e riscuotere i soldi che gli spettano.
Nelle commedie successive, la satira politica ha sempre più spazio: è il caso di Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963), Settimo: ruba un po’ meno (1964), La colpa è sempre del diavolo (1965) e La Signora è da buttare (1967).[4]
La svolta politica
[modifica | modifica sorgente]La fine degli anni sessanta segna un maggiore impegno politico per Fo. La compagnia teatrale si scioglie e nasce l'Associazione Nuova Scena, un collettivo teatrale indipendente che si esibisce in luoghi alternativi, come piazze, palazzetti, sale cinematografiche, camere del lavoro.[4]
Fo torna sempre ai meccanismi della farsa, fondendoli con una satira di rara efficacia. Rispetto alle prime commedie, però, col tempo si fanno più accentuati gli intenti satirici nei confronti del potere costituito. La commedia si inserisce in un filone demistificatorio, ossia nel tentativo di raccontare fatti e personaggi della storia e dell'attualità secondo un'ottica alternativa (magari totalmente immaginaria), priva di quella retorica e di quegli stereotipi a cui la cultura ufficiale fa ricorso tanto di frequente.
Agli anni settanta e ottanta risalgono anche alcuni importanti lavori scritti con Franca Rame, che porta in scena testi che affrontano la questione femminile, come Tutta casa letto e chiesa (1977) o Coppia aperta, quasi spalancata (1983). Nel 1977 Rame porta in scena il monologo Lo stupro, che viene presentato come ispirato a un fatto di cronaca, ma che in realtà racconta una violenza realmente subita dall'autrice nel 1973.[4]
Mistero buffo
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Se c'è un testo che però non può prescindere dalla presenza scenica di Fo, questo è Mistero buffo (1969), scritto in grammelot, una lingua scenica inventata che evoca le sonorità dei dialetti padani, combinando suoni, parole dialettali e gestualità mimica. Si tratta di una tradizione teatrale precedente, che Dario Fo studia e riprende dalla tradizione medievale, reinventandola. Figura centrale di tutto lo spettacolo è quella del giullare, con cui Fo si identifica. La commedia è composta da diversi brani, che possono essere letti indipendentemente, ma riuniti dalla stessa coesione ideologica. In un immaginario mondo medievale, Fo porta in scena una dura critica alle classi dominanti. Allo stesso tempo, trattando del contrasto tra letteratura colta e letteratura popolare, e assume il punto di vista delle classi sociali subalterne.[6]
Morte accidentale di un anarchico
[modifica | modifica sorgente]Morte accidentale di un anarchico (1970) è una pièce ispirata alla morte dell'anarchico Pinelli (15 dicembre 1969), avvenuta durante un interrogatorio in seguito alla strage di piazza Fontana a Milano, del 12 dicembre 1969. Gli interventi di Fo sull'argomento sono tipici della commedia dell'arte e della tradizione comica italiana così come della più feroce satira politica tedesca: la forma rende il testo umoristico e nel contempo mette a nudo i soprusi del potere e la crudeltà inarrestabile della burocrazia.
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Premio Nobel per la letteratura 1997 – Comunicato stampa, su The Nobel Prize. URL consultato il 24 agosto 2026.
- ↑ 2,0 2,1 Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La poesia, la saggististica e la letteratura drammatica del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 285.
- ↑ Dario Fo, in Enciclopedia Treccani. URL consultato il 13 ottobre 2016.
- ↑ 4,0 4,1 4,2 4,3 Paolo Puppa, FO, Dario, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24 agosto 2026.
- ↑ Gli arcangeli non giocano a flipper - 1959, su Archivio Franca Rame Dario Fo. URL consultato il 24 agosto 2026.
- ↑ Alberto Asor Rosa, Storia europea della letteratura italiana, vol. 3: La letteratura della Nazione, Torino, Einaudi, 2009, p. 508.
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