Storia della letteratura italiana/Mario Luzi

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Storia della letteratura italiana
  1. Dalle origini al XIV secolo
  2. Umanesimo e Rinascimento
  3. Controriforma e Barocco
  4. Arcadia e Illuminismo
  5. Età napoleonica e Romanticismo
  6. L'Italia post-unitaria
  7. Prima metà del Novecento
  8. Dal secondo dopoguerra a oggi
Bibliografia

La poesia di Mario Luzi prende le mosse nel solco dell'ermetismo per poi volgere verso una inquieta ricerca di ciò che è stabile in una realtà che si sta disgregando. Nei suoi componimenti tocca temi come la religione, la morale e le questioni culturali.[1] Il tema che domina nella sua poesia è la celebrazione drammatica dell'autobiografia, dove viene messo in risalto il drammatico conflitto tra un "Io" portato per le cose sublimi e le scene terrestri che gli vengono proposte.

La vita[modifica]

Mario Luzi

Nato a Castello (allora frazione di Sesto Fiorentino) il 20 ottobre 1914, trascorre l'infanzia a Castello, frequentando qui i primi anni di scuola. In seguito, si trasferisce a Siena dove rimane per tre anni. Nel 1929 ritorna nella sua città natale e termina a Firenze gli studi presso il liceo classico "Galileo". Sempre a Firenze si laurea in letteratura francese con una tesi su François Mauriac.

Sono anni importanti per l'esordio poetico del giovane Luzi, che a Firenze stringe amicizie con giovani impegnati nella cultura ermetica, come Piero Bigongiari, Alessandro Parronchi, Carlo Bo, Leone Traverso, nonché l'importante e instancabile critico Oreste Macrì. Collabora alle riviste d'avanguardia come Frontespizio, Campo di Marte, Paragone e Letteratura.

Esce nel 1935 la sua prima raccolta poetica La barca. Nel 1938 inizia a insegnare nelle scuole superiori, professione che lo porterà a Parma, a San Miniato e infine a Roma dove lavorerà alla Sovrintendenza bibliografica. Pubblica nel frattempo (1940) Avvento notturno. Nel 1945 ritorna a Firenze e insegna in un liceo scientifico di questa città. Sono di questo periodo alcune importanti raccolte poetiche: nel 1946 Un brindisi e Quaderno gotico, nel n. 1 di Inventario, nel 1952 Onore del vero, Primizie del deserto e Studio su Mallarmé. Nel 1955 gli viene assegnata la cattedra di letteratura francese alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze.

Nel 1963 pubblica Nel magma, nel 1965 Dal fondo delle campagne e nel 1971 Su fondamenti invisibili ai quali fa seguito Al fuoco della controversia nel 1978, Semiserie nel 1979, Reportage, un poemetto seguito dal Taccuino di viaggio in Cina nel 1985 e nello stesso anno Per il battesimo dei nostri frammenti. Nel 1978, per l'opera Al fuoco della controversia, gli è stato assegnato il Premio Viareggio.[2][3]

Il 1983 vede la pubblicazione de La cordigliera delle Ande e altri versi tradotti. È inoltre autore di importanti saggi e curatore di numerose antologie (tra cui L'idea simbolista). Fu anche un critico cinematografico nei primi anni '50: curò le recensioni di quasi 80 pellicole (tra le quali citiamo Roma ore 11 di Giuseppe De Santis e Signori, in carrozza! di Luigi Zampa) che nel 1997 sono raccolte in un libro. Il 14 ottobre 2004, in occasione del suo novantesimo compleanno è nominato senatore a vita dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Si spegne a Firenze pochi mesi dopo, il 28 febbraio 2005. Ai funerali solenni il 2 marzo, ha partecipato lo stesso Ciampi. Alla memoria di Luzi è stata posta una lapide nella celeberrima basilica di Santa Croce di Firenze, tra le spoglie dei grandi della storia tra i quali Michelangelo Buonarroti, Vittorio Alfieri, Galileo Galilei e il cenotafio di Dante Alighieri. È sepolto nel cimitero di Castello (Firenze). La sua memoria è custodita dal poeta fiorentino Walter Rossi, amico e confidente di Luzi negli ultimi anni della sua vita.[4]

La prima fase[modifica]

Frontespizio della raccolta La barca (1935)

Il primo momento della poesia di Luzi, quella più propriamente ermetica, va dagli esordi con La barca del 1935 fino, in modo approssimativo, a Quaderno gotico con al centro Avvento notturno. In questo periodo l'ideologia del poeta è improntata sul cristianesimo ed è influenzata in particolare dal recente pensiero cristiano francese. Sul piano letterario prosegue invece la linea "orfica" della lirica moderna che ha come archetipo Mallarmé e che retrocede fino a Coleridge e al suo visionario romanticismo, senza peraltro dimenticare, anzi recuperandola, la tradizione italiana più vicina, cioè quella di Arturo Onofri e di Dino Campana, e non estraneo alla lezione surrealista d'oltralpe di Paul Eluard.

In questi termini Avvento notturno (1940) è un libro che, anche se apparentemente sembra riportarci con il suo tono al nostro decadentismo liberty di inizio secolo, contiene in verità, nella forza dei suoi endecasillabi, un forte strumento che evidenzia l'influenza dei surrealisti. Le immagini dei paesaggi lunari, delle città spettrali, dei marmi e delle pietre preziose, degli angeli lacrimanti e delle chimere che riempiono questi versi, niente o poco hanno realmente a che fare con le immagini liberty o con la mistica di Arturo Onofri, grazie all'uso di un lessico che, se pure impreziosito da suggestioni dannunziane, mantiene il nitore umanistico-toscano esaltandolo. La tensione massima dei versi risulterà nella raccolta Un brindisi (1946), ma già nelle liriche datate 1940-'44 (Quaderno gotico) si sente una più matura esperienza di letture europee, come quelle derivate da Rilke e da George, quest'ultimo, tradotto da Leone Traverso, caro amico di Luzi.

La seconda fase[modifica]

Il secondo e centrale momento della poesia di Luzi comprende, grosso modo, le tre raccolte Primizie del deserto (1952), Onore del vero (1957), e Dal fondo delle campagne (1965) fino a Su fondamenti invisibili (1971) nelle quali il poeta raggiunge i suoi più alti risultati.La raccolta Nel magma (1963), inoltre, costituisce una tappa importantissima per l'intera poesia italiana, che si evolve verso una fase inclusiva, nella quale la realtà cittadina e del boom economico trovano definitivamente cittadinanza poetica. Oltre ad un rinnovamento di carattere tematico si assiste ad un rinnovamento anche formale e di impostazione strutturale: ad un discorso poetico in chiave monologica si sostituisce il modulo dialogico e conseguentemente si assiste ad un'intrusione sempre maggiore di strategie stilistiche tese alla mimesi del parlato. I dialoghi con l altro, molto spesso figure femminili indistinte e sovrapposte al doppio dell'io lirico,costituiscono momenti di svolta, di autoprocesso e difesa dei valori fondativi della poesia, da Luzi strenuamente difesi contro un mondo (quello del dominio della città,del lavoro e della teleologia dell'utile) che sembra non prevedere più spazi per la poesia e per il poeta.

Quello che prima era soprattutto atteggiamento letterario, in questi componimenti diventa vera esperienza dell'esistenza e il verso, pur non perdendo nulla della sua sensualità, acquista in tristezza e inquietudine diventando un vero verso in movimento. Questa inquietudine si legge nella descrizione del paesaggio (un paesaggio aspro e tetro, perennemente corroso dal vento e visitato raramente da vuote comparse umane) e nella ricerca assillante di un collegamento tra essere e divenire, mutamento e identità, nella speranza incerta che possa essere lenita la penosa insensatezza del vivere.

La terza fase[modifica]

L'ultima poesia di Luzi presenta una modifica di stile più prosastico e i contenuti si sono maggiormente aperti ai ricordi dell'adolescenza, alla descrizione di ambienti quotidiani vicino a quella di paesaggi esotici. Ed è proprio alla lettura di questa sua ultima poesia, dal Fuoco della controversia che ricevette il Premio Viareggio nel 1978 a Per il battesimo dei nostri frammenti (1985), che si comprende che la storia del poeta ha attraversato una profonda opera di identificazione che, partita dai momenti iniziali di assoluta partecipazione alle forme dell'individualismo spirituale, è riuscita a creare un aggancio reale a quelli della prima e seconda maturità.

Contemporaneamente alla "produzione" lirica si affianca anche la drammaturgia. Mario Luzi è anche autore di testi teatrali. Dal primo che è Pietra Oscura (1946) all'ultimo Il fiore del dolore (2003) corrono quasi sessant'anni di teatro. Tra questi estremi ci sono i drammi Il libro di Ipazia, Rosales, Hystrio, Il Purgatorio la notte lava la mente, tutti compresi nell'edizione garzanti. A questi testi seguono Ceneri e ardori e Felicità turbate del 1995 e 1997, del 1999 sono Opus Florentinum e La passione. Via Crucis al Colosseo (1999).

Note[modifica]

  1. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, p. 1093.
  2. Premio Letterario Viareggio-Rèpaci - Albo d'oro, Premio Letterario Viareggio Rèpaci. URL consultato il 9 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2012).
  3. Congratulazioni di Andrea Zanzotto a Luzi per la vincita del Premio Viareggio: Andrea Zanzotto, Lettere a Mario Luzi (1958-1986) (PDF), Stony Brook Open Journal Systems, p. 8. URL consultato il 21 aprile 2013.
  4. Il piccolo mondo di Luzi, in Corriere Fiorentino, 27 febbraio 2014.