Storia della letteratura italiana/Elio Vittorini
Elio Vittorini è uno dei protagonisti della cultura italiana del dopoguerra, sia per la sua attività di scrittore e romanziere, sia come intellettuale e organizzatore della cultura. Traduttore dall'inglese, ha contribuito a far conoscere in Italia importanti autori statunitensi. Ha però anche animato il dibattito culturale dirigendo varie riviste e collane editoriali (principalmente per Mondadori e Einaudi).
La vita
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Elio Vittorini nasce a Siracusa il 23 luglio 1908 da padre di origine bolognese e madre siracusana.[1] Durante l'infanzia segue il padre ferroviere nei suoi spostamenti di lavoro per la Sicilia. Dopo la scuola di base, frequenta senza interesse l'istituto tecnico per ragionieri, senza diplomarsi. Nel 1924 sposa Rosa Maria Quasimodo, sorella del poeta Salvatore, e lascia la Sicilia.[2]
È contabile in un'impresa di costruzioni in Venezia Giulia, quindi nel 1930 si trasferisce a Firenze, dove diventa correttore di bozze alla Nazione. Inizia intanto a scrivere articoli e pezzi narrativi, che Curzio Malaparte pubblica sulla rivista Conquista dello Stato. Nel 1929 inizia a collaborare alla rivista Solaria. Nel 1931, per le edizioni di Solaria esce il suo primo libro, la raccolta di racconti Piccola borghesia. Tra il 1933 e il 1934 esce a puntate, sempre su Solaria, il romanzo Il Garofano Rosso.[2] Negli anni successivi, Vittorini si mantiene con vari lavori editoriali e traduzioni dall'inglese, lingua che ha studiato da autodidatta. Collabora anche alla rivista Il bargello, dove esprime posizioni politiche che in inquadrano nel cosiddetto fascismo di sinistra.[3] Nel 1936, quando scoppia il conflitto in Spagna, Vittorini ne rimane così colpito da abbandonare il romanzo Erica e i suoi fratelli e distaccarsi definitivamente dal fascismo: appoggia i repubblicani spagnoli e critica il sostegno dato dall'Italia ai franchisti.[2]
Tra il 1938 e il 1939 esce a puntate su Letteratura il romanzo Conversazione in Sicilia. Nel 1939 si trasferisce a Milano dove dirige, per Bompiani, la collana La Corona e cura l'antologia di scrittori statunitensi Americana. Quest'ultima, a causa della censura fascista, è pubblicata solamente nel 1942 e con tutte le note dell'autore soppresse (l'edizione integrale è pubblicata solamente nel 1968). Nel 1942 Vittorini si avvicina al Partito Comunista clandestino e durante la guerra partecipa alla Resistenza. Nel 1945 pubblica presso Bompiani il romanzo Uomini e no e fonda la rivista di cultura contemporanea Il Politecnico. Nel 1947, quando Il Politecnico chiude, Vittorini pubblica il romanzo Il Sempione strizza l'occhio al Frejus. Nel 1949 esce Le donne di Messina (ristampato con notevoli variazioni nel 1964).[2]
Nel 1951 Einaudi lo chiama per dirigere la collana I Gettoni: Vittorini accoglie soprattutto le opere di giovani scrittori come Calvino e Fenoglio, ma rifiuta Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Sempre nel 1951 lascia il Partito Comunista.[4] Tra il 1952 e il 1955 lavora al romanzo Le città del mondo che, incompiuto, è pubblicato postumo nel 1969 da Einaudi. Completa inoltre Erica e i suoi fratelli, che viene pubblicato nel 1956 da Bompiani. Quando scoppiano i fatti d'Ungheria lo scrittore, profondamente colpito, ne tenta un'elaborazione narrativa in un dramma rimasto inedito. Nel 1957 pubblica una raccolta di scritti critici dal titolo Diario in pubblico e nel 1959 fonda la rivista Il Menabò, edita da Einaudi, che dirige insieme a Italo Calvino.[2]
Nel 1960 diventa direttore della collana La Medusa per Mondadori e in seguito della collana Nuovi scrittori stranieri. Nello stesso anno si candida nelle liste radicali del PSI e diventa presidente del Partito Radicale. Negli ultimi anni della sua vita è consulente della casa editrice Einaudi. Tutti gli appunti di riflessione sulla letteratura da lui lasciati sono raccolti da Dante Isella in un volume postumo intitolato Le due tensioni (1967). Nel 1963 Vittorini si ammala di cancro allo stomaco e subisce una delicata operazione chirurgica. Malgrado la malattia, dirige la collana Nuovi scrittori stranieri per Mondadori e l'anno dopo la collana Nuovo Politecnico per Einaudi. Muore a Milano il 12 febbraio 1966.
Gli anni venti e trenta
[modifica | modifica sorgente]Tutta l'attività di Vittorini è caratterizzata dalla fiducia nella capacità della cultura di creare un mondo vitale. Attraverso la cultura crollano le convenzioni borghesi e si afferma la libertà individuale in tutta la sua forza. Negli anni giovanili risente della cultura della Voce e del vitalismo tipico del fascismo di sinistra. L'allontanamento dal fascismo lo porta a rivolgere questo vitalismo verso la realtà popolare. A questo si accompagna un nuovo interesse per le proprie origini siciliane e per i miti del mondo contadino.[4]
Questo vitalismo si osserva nei racconti giovanili di Vittorini, e in particolare in quelli di Piccola borghesia (1931), dove la rappresentazione della piccola borghesia è legata alla ricerca di una libera vitalità. Per questo molti racconti hanno per protagonisti dei bambini o degli adolescenti. Il romanzo Garofano rosso, uscito a puntate su Solaria nel periodo 1933-1936, mostra l'incontro tra la vitalità adolescenziale e la politica. Agli stessi anni risalgono Sardegna come un'infanzia (pubblicato in volume nel 1952) e il romanzo Erica e i suoi fratelli (scritto nel 1936 ma pubblicato nel 1952).
L'opera che dà maggiore risalto a Vittorini è però Conversazione in Sicilia. Iniziato nel 1937, il testo è pubblicato a puntate su Letteratura tra l'aprile 1938 e l'aprile 1939. Lontano dai modelli realisti seguiti nelle sue opere precedenti, Vittorini sembra qui tentare una fusione tra realismo ed emetismo. Il risultato è una nuova forma di narrazione lirica, in cui gli oggetti e le situazioni sono collegati da analogie. Lo stile si caratterizza per le ascensioni liriche e le tonalità musicali; utilizza inoltre modi grammaticali che rimandano al parlato dialettale. Il romanzo segna anche l'interesse dell'autore per il mondo contadino, i suoi miti e i suoi valori. Uscendo dalla grigia realtà della borghesia durante il regime fascista, si cerca una via di liberazione e riscatto nel mondo oscuro e mitico della cultura popolare.[5]
L'attività del dopoguerra
[modifica | modifica sorgente]La partecipazione alla Resistenza fa sorgere in Vittorini l'esigenza di partecipare più attivamente nella vita civile. Il Politecnico, nato nel 1945, si propone infatti come strumento per diffondere una nuova cultura, capace non solo di consolare l'uomo, ma di proteggerlo dalla sofferenze. La rivista si apre inoltre alle nuove esperienze provenienti dall'estero, uscendo dai limiti della tradizione idealista italiana. Un atteggiamento che però incontra le critiche provenienti dal Partito Comunista. Vittorini stesso risponde a queste polemiche difendendo l'idea che la cultura sia una libera ricerca, ma riconoscendo allo stesso tempo la necessità di mantenere un contatto con il popolo.
È proprio seguendo una libera ricerca che Vittorini si interessa alle trasformazioni sociali in corso in quegli anni, interrogandosi per esempio sul rapporto tra uomo e fabbrica nelle città moderne. Questo lo porta però ad allontanarsi dal Partito Comunista e dall'interesse per i valori del mondo contadino. Negli ultimi anni guarda quindi a una cultura di tipo tecnico-scientifico, in grado creare un nuovo rapporto tra l'uomo e gli oggetti.[6]
Tra le opere pubblicate nel dopoguerra, Uomini e no (1945) si collega all'esperienza della Resistenza, e presenta elementi provenienti dal cinema e dalla coeva letteratura americana. Il Sempione strizza l'occhio al Frejus (1947) traspone l'esistenza del proletariato milanese in una dimensione simbolica assoluta. Le donne di Messina (1947, ripubblicato in una versione rielaborata nel 1948) racconta, con una complessa struttura narrativa, l'esperienza di una comunità utopica composta da sbandati riunitisi in un villaggio. In una nuova edizione del 1964, questa costruzione di una comunità primitiva viene però criticata. Il suo ultimo romanzo, abbandonato e pubblicato postumo nel 1969, si intitola Le città del mondo ed è legato ancora una volta al mondo popolare siciliano.[7]
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Iole Vittorini, Mio fratello Elio, vol. vol. 1, Siracusa, Ombra editore, 1989, p. 11.
- ↑ 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 VITTORINI, Elio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 25 luglio 2026.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1045.
- ↑ 4,0 4,1 Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1046.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1047-1048.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1046-1047.
- ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1048-1049.