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Storia della letteratura italiana/Postmoderno

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Storia della letteratura italiana
Storia della letteratura italiana
  1. Dalle origini al XIV secolo
  2. Umanesimo e Rinascimento
  3. Controriforma e Barocco
  4. Arcadia e Illuminismo
  5. Età napoleonica e Romanticismo
  6. L'Italia post-unitaria
  7. Prima metà del Novecento
  8. Dal secondo dopoguerra a oggi
Bibliografia

Dopo l'esaurimento delle esperienze legate allo sperimentalismo e alla neoavanguardia si assiste dagli anni settanta in poi al ritorno a moduli narrativi di più facile fruizione. Oltre a questo si distingue una produzione destinata all'intrattenimento. Si è poi affermata la tendenza all'esasperazione della letterarietà e alla riproposizione di opere e forme del passato, una tendenza che è stata ricondotta al postmoderno. I critici sono però divisi se questa debba essere considerata come una nuova fase oppure come un periodo di decadenza e di incapacità di creare forme nuove.[1]

Contesto storico

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Per approfondire su Wikipedia, vedi la voce Anni di piombo.
Nel 1956, l'invenzione dei container da spedizione favorisce la globalizzazione del commercio

Gli anni successivi al 1968 segnano un rovesciamento della situazione che era nata alla fine della seconda guerra mondiale. Il Sessantotto rappresenta una prima crisi degli equilibri postbellici, con l'affermazione di movimenti di liberazione ed emancipazione. Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, poi, si assiste al crollo del comunismo e alla fine della guerra fredda. Contemporaneamente, diventa sempre più evidente il fenomeno della globalizzazione, accompagnato dall'ampliamento del mercato capitalistico. I paesi occidentali hanno conosciuto una forte crescita economica e industriale, si è aggravato lo squilibrio tra Nord e Sud del mondo, sono evolute le abitudini delle persone e le loro relazioni sociali.[2]

In Italia gli anni settanta sono caratterizzati dai cosiddetti anni di piombo (1968-1980), un periodo caratterizzato da violenze di piazza, lotta armata e terrorismo. Il 12 dicembre 1969 una bomba esplode in piazza Fontana a Milano, di fronte alla Banca dell'Agricoltura, uccidendo 16 persone e ferendone altre 90. La responsabilità viene inizialmente attribuita agli anarchici, ma in un secondo momento prevale la pista neofascista. Seguono altri attentati e vengono scoperti dei complotti, orchestrati da ambienti di estrema destra, per sovvertire lo Stato. Tra il 1973 e il 1979, il segretario del Partito Comunista (PCI), Enrico Berlinguer, promuove la linea del compromesso storico: un accordo tra cattolici, comunisti e socialisti per formare una solida maggioranza e impedire un'involuzione autoritaria, ma che non trova piena applicazione. Le elezioni del 1976 segnano un rafforzamento del bipolarismo: la Democrazia Cristiana mantiene le sue posizioni, mentre il PCI cresce. Nel 1978, il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, segretario della DC, da parte delle Brigate Rosse, segna il culmine delle attività terroristiche.[3]

Gli anni settanta, in Italia, sono anche segnati da questioni legate ai diritti civili: nel 1974 un referendum boccia la proposta di abolire il divorzio, mentre nel 1978 è approvata la legge che disciplina l'aborto.[4] Nel 1983 un socialista diventa capo del governo: è Bettino Craxi, sostenuto dal cosiddetto Pentapartito (una coalizione formata da DC, PSI, PSDI, PRI e PLI). L'anno sucessivo, alle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, il PCI è il primo partito del paese, avendo sorpassato la DC.[5] Nel 1989 il congresso del PCI approva il nuovo corso promosso dal segretario Achille Occhetto, che sancisce il superamento del centralismo e promuove la formazione di un nuovo partito.[6] Nello stesso anno, la caduta del muro di Berlino diventa simbolo della fase finale del blocco sovietico (l'Unione Sovietica viene ufficialmente dissolta nel 1991).

L'età del postmoderno

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Jean-François Lyotard

Uno dei concetti chiave per comprendere l'evoluzione della letteratura dalla fine degli anni sessanta a oggi è senza dubbio quello di "postmoderno". In generale, questo termine ha conosciuto larga diffusione dopo la pubblicazione del saggio La condizione postmodernea (1979) del filosofo francese Jean-Francois Lyotard,[7] e viene utilizzato per indicare la condizione culturale di un'epoca in cui sono ormai giunte alla saturazione tutte le conquiste della modernità, e la realtà si sviluppa attraverso conflitti impossibili da controllare. La comunicazione si basa sulla ripetizione di concetti già elaborati, in cui cultura di massa e cultura alta finiscono per confondersi. L'arte e la filosofia sembrano mirare non al nuovo, ma alla riorganizzazione di quanto arriva dal passato.[8]

Come effetto della produzione industriale e della comunicazione tecnologica, la vita sociale e culturale tende a generare caratteristiche omogenee su tutto il pianeta, attraverso la riproduzione e diffusione delle stesse immagini e degli stessi contenuti in tutto il mondo. Gli Stati Uniti sono diventati punto di riferimento e modello a cui ispirarsi, visti come massima espressione del mondo tecnologico e industriale, mentre l'inglese è assurto a lingua della comunicazione internazionale.[9]

Anche in Italia si sono sempre più diffuse le forme della cultura di massa, e si è raggiunta l'unificazione linguistica che era stata oggetto di dibattito fin dal Cinquecento. Ha così preso piede, grazie soprattutto alla forza pervasiva della televisione, l'uso di una lingua italiana comune, omogenea, neutra, che si sovrappone alle parlate dialettali ancora in uso nelle diverse regioni.[10]

Per quanto riguarda gli autori, Giulio Ferroni distingue una generazione degli anni trenta, a cui riconduce vari scrittori nati in quel decennio e che esordirono prima del Sessantotto, ma che diedero le loro prove più convincenti negli anni successivi.[11] Questi presentano caratteristiche ed esperienze tra di loro molto diverse: si possono citare il latinista Luca Canali, l'ispanista Carmelo Samonà, il pittore Emilio Tadini, il bancario Giampaolo Rugarli, e poi Ferdinando Camon, Fulvio Tomizza, Franco Ferrucci, Giuseppe Pontiggia, Vincenzo Consolo, Gesualdo Bufalino, Sebastiano Vassalli, Antonio Tabucchi, e le scrittrici Gina Lagorio, Francesca Sanvitale, Rosetta Loy, Francesca Duranti e Dacia Maraini.[12] I romanzi che possono essere considerati culmine del postmoderno sono però Se una notte d'inverno un viaggiatore di Calvino e Il nome della rosa di Umberto Eco.[13]

Le generazioni successive hanno invece subìto più direttamente le trasformazioni avvenute nell'ultima parte del Novecento, trovandosi – soprattutto i più giovani – a operare in una fase successiva alla neoavanguardia e risentendo direttamente del postmoderno. Si tratta comunque di una moltitudine di autori, per i quali è difficile individuare tendenze prevalenti o punti di riferimento stabili.[14]

Editoria e cultura negli anni settanta e ottanta

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Gli anni Settanta si aprono con le conseguenze della contestazione studentesca e lo shock per la strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), in cui morirono 17 persone. La nuova situazione porta a una crisi della saggistica politica in Italia, ormai slegata dal contesto in cui era nata e lontana dagli interessi del nuovo pubblico. Molti editori sono quindi costretti a modificare, anche radicalmente, la loro linea editoriale. La narrativa, invece, conosce particolare fortuna. Il panorama è molto variegato: nelle prime posizioni delle classifiche di vendita di quegli anni si trovano opere come La storia (1974) di Elsa Morante, La donna della domenica (1973) di Franco Fruttero e Carlo Lucentini, Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci (1975) e persino un'opera di ardita sperimentazione stilistica come Horcynus Orca (1975) di Stefano D'Arrigo.[15]

Questo interesse per la narrativa prosegue negli anni Ottanta. Gli uffici stampa delle case editrici portano avanti un intenso lavoro di promozione del libri, e molti volumi diventano best seller alla moda riflettendo il successo di film in voga o addirittura di telenovelas. Nel mercato librario, romanzi di alta qualità letterara convivono con best seller di facile lettura. Entra tuttavia in crisi il cosiddetto best seller all'italiana. La televisione diventa infine il principale canale di comunicazione con il grande pubblico, e anche alcuni editori, come Mondadori e Rusconi, investono nell'apertura di proprie reti televisive (rispettivamente Rete 4 e Italia 1).[16]

In uno scenario di crisi per l'editoria, si assiste alla nascita di gruppi editoriali sempre più grandi, in seguito alla vendita o alla fusione di diverse sigle. Cambiano anche i modi di fare editoria: le aziende sono ora gestite da gruppi eterogenei di dirigenti, le differenze tra le linee editoriali diventano sempre meno marcate e le offerte librarie di molti editori finiscono per assomigliarsi tra di loro. Allo stesso tempo il mercato italiano si dilata e aumenta il numero dei best seller, la maggior parte dei quali provengono dall'estero. Accanto al successo della letteratura d'intrattenimento e d'evasione, c'è anche una ristrutturazione delle collane di tascabili, che diversificano la loro offerta e si rivolgono a un pubblico composto per lo più da studenti e lettori colti.[17]

Vincenzo Consolo

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Vincenzo Consolo (Sant'Agata di Militello, 18 febbraio 1933 – Milano, 21 gennaio 2012) è stato uno scrittore appartato, autore di poche opere in cui è evidente la sua attenzione per il linguaggio. Tra i suoi romanzi si devono ricordare La ferita dell'aprile (1963), Il sorriso dell'ignoto marinaio (1976), Retablo (1977), Lunaria (1985), oltre alla raccolta di racconti di Le pietre di Pantalica (1988). Scenario per le sue storie è la Sicilia, le cui contraddizioni vengono portate all'estremo.

Nella sua narrativa si interroga su temi civili come la posizione dell'intellettuale davanti alla storia, pur rimanendo lontano dalle forme della letteratura impegnata. È inoltre una narrativa sperimentale, di difficile lettura, ma che rivela una grande originalità: i suoi romanzi hanno strutture complesse e irregolari, presentano molteplici punti di vista e intrecciano diversi piani temporali, passando continuamente dal passato al presente.[18] Utilizza le varie possibilità offerte dal linguaggio, passando dall'italiano aulico al dialetto siciliano, allo scopo di analizzare il passato e scoprire ciò che ne rimane nel presente. La sua è una ricerca storica che si muove in un mondo, quello postmoderno, in cui ogni forma e tradizione secolare viene inesorabilmente distrutta, fino a mettere a rischio la stessa memoria.[19]

Gesualdo Bufalino

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Gesualdo Bufalino

Il siciliano Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996), prima docente e poi preside in un istituto magistrale, ha esordito in letteratura a un'età avanzata, pubblicando nel 1981 il romanzo Diceria dell'untore. Scritto nel decennio precedente, il libro narra in prima persona una storia d'amore ambientata in un ospedale per tubercolotici, e ha ottenuto ottimi riscontri sia dalla critica sia dal pubblico. Anche nelle opere successive ha saputo creare sottili invenzioni narrative: Argo (1984), L'uomo invaso (1986), Le menzogne della mezzanotte (1988).[20] Bufalino si è rivelato come un autore raffinatissimo, orientato verso una cultura europea novecentesca, e il suo stile è alto, ricercato e ricco di metafore.[21]

Umberto Eco

L'autore italiano di maggiore successo tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo è però Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 - Milano, 19 febbraio 2016). Filosofo, massmediologo, studioso del pensiero medievale e docente di semiotica all'università di Bologna, ha partecipato al Gruppo 63 e dopo un'intensa attività di critico e saggista ha esordito in letteratura con il romanzo Il nome della rosa (1980), uno dei libri più venduti degli ultimi decenni. Il romanzo, che è valso al suo autore il Premio Strega oltre che la fama a livello mondiale, si presenta come un pastiche di generi letterari diversi, che mescola le caratteristiche del genere giallo con quelle del romanzo storico, lo scherzo, la parodia, la riflessione erudita.

Il successivo Il pendolo di Foucault (1988) propone invece un gioco artificioso sui temi della tradizione ermetica, dell'occultismo e della massoneria. In seguito ha pubblicato altri romanzi, riscuotendo sempre un buon successo commerciale: L'isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero Zero (2015). Nelle sue opere narrative Eco gioca con le possibilità combinatorie della scrittura, in un virtuosismo che prende a piene mani da vari contesti e ambiti. In questo atteggiamento però si avverte una certa freddezza, che appare come il risultato dell'indifferenza nei confronti delle capacità conoscitive della letteratura. I suoi libri sono considerati, per questo motivo, tipici esempi di letteratura postmoderna.[19]

Dacia Maraini

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Dacia Maraini nel 2012

Dacia Maraini (Fiesole, 13 novembre 1936) esordì nel 1962 con il romanzo La vacanza, in cui è presente l'influenza del modello moraviano (l'ingresso nel mondo adulto attraverso l'esperienza sessuale). In questo libro affronta per la prima volta uno dei temi che sarà centrale nella sua produzione, quello della condizione femminile e delle sue contraddizioni. Nello stesso anno, inoltre, si legò sentimentalmente proprio ad Alberto Moravia, relazione che durerà alcuni anni. Nel 1963 pubblicò L'età del malessere e contemporaneamente si avvicinò al Gruppo 63 e alla neoavanguardia. Negli anni sessanta uscirono quindi la raccolta di poesie Crudeltà all'aria aperta (1966), il romanzo A memoria (1967) e le opere teatrali La famiglia normale e Il ricatto a teatro. Fondò il Teatro di Centocelle (1969) e l'associazione teatrale femminista La Maddalena (1973), fece rappresentare uno spettacolo femminista intitolato Manifesto dal carcere (1973) e collaborò con l'attrice Piera degli Esposti (Storia di Piera, 1980).

Negli anni settanta ha poi proseguito sul filone femminista con i romanzi Memoria di una ladra (1972), Donna in guerra (1975), Mangiami pure (1978), Lettere a Marina (1981) e la raccolta poetica Donne mie (1974). In Isolina ricostruisce un fatto di cronaca dei primi del Novecento, attraverso i giornali dell'epoca e le carte processuali.[22] Tra le opere più recenti si ricordano La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990), Bagheria (1993), Voci (1994), Dolce per sé (1997), Colomba (2004), Il treno dell'ultima notte (2008), La grande festa (2011), L'amore rubato (2012), La bambina e il sognatore (2015) e Tre donne. Una storia d'amore e disamore (2017).

Sebastiano Vassalli

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Insegnante di materie letterarie, Sebastiano Vassalli (Genova 24 ottobre 1941 – Casale Monferrato, 27 luglio 2015) ha esordito all'interno del Gruppo 63 con opere sperimentali come la raccolta poetica Disfaso (1968) e gli antiromanzi Narcisso (1968) e Tempo di Màssacro (1970). Dopo aver preso polemicamente le distanze dalla neoavanguardia, ha pubblicato Abitare il vento (1980), in cui affronta gli scontri ideologici degli anni settanta. Il libro, che ha per protagonista un terrorista, si presenta nella forma di monologo, con un miscuglio di citazioni letterarie, giochi di parole, espressioni dialettali che rappresenta una caricatura della follia del presente.[23]

A questo segue Mareblù (1982), mentre nel 1984 la sua produzione conosce una svolta, con il passaggio a romanzi basati su una rigorosa ricostruzione storica. L'interesse dello scrittore per il passato viene spiegata con il fatto che nel presente non c'è niente degno di essere raccontato. Dopo La notte della cometa, in cui ripercorre la biografia di Dino Campana, escono: L'alcolva elettrica (1986), che ricostruisce il processo ai futuristi fiorentini del 1913; L'oro del mondo (1987), ambientato in Italia alla fine della seconda guerra mondiale; La chimera (1990), la cui scena è collocata nel Seicento; Marco e Mattio (1992), che si svolge invece nel Settecento. Vassalli nelle sue opere concentra la sua attenzione sugli emarginati e gli esclusi, mostrando nel contempo una concezione nichilista della storia. Tra le sue ultime opere si ricordano: Il cigno (1993), 3012 (1994), Cuore di pietra (1996), La notte del lupo (1998) e Un infinito numero (1999).[24]

Antonio Tabucchi

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Antonio Tabucchi

Docente di letteratura portoghese nelle università di Genova e Siena, Antonio Tabucchi (Pisa, 23 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012) si è interessato ai poeti surrealisti portoghesi (a cui ha dedicato il saggio La parola interdetta del 1971) e all'opera dello scrittore Ferdinando Pessoa. Nel suo primo romanzo, Piazza d'Italia (1975), risente dell'influenza di Gabriel García Márquez e racconta la saga di una famiglia toscana e di un piccolo villaggio dall'Unità d'Italia all'età contemporanea. L'argomento però viene narrato in modo frantumato, imitando lo stile dei cantastorie popolari. Nel 1978 ha pubblicato Il piccolo naviglio, quindi negli anni successivi ha privilegiato i generi del racconto e del romanzo breve.[25] In essi ricorrono temi come il sogno, l'interesse per i lati oscuri della psiche, la molteplicità dell'io, il mistero della morte, l'enigmaticità della vita, la relatività del reale. Tutti questi temi vengono affrontati attraverso una prosa essenziale e limpida, in cui domina il distacco dato dall'ironia.[26]

Il romanzo Sostiene Pereira (1994) è ambientato a Lisbona nel 1938, durante la dittatura fascista di Salazar, e racconta di una presa di coscienza della propria responsabilità politica: il protagonista, l'anziano giornalista Pereira, matura la necessità di uscire dalla passività e denunciare con un articolo un fatto violento ai danni di un oppositore politico. Attraverso una narrazione in terza persona viene riportata indirettamente la testimonianza di Pereira, raccolta dal narratore (da cui la formula «sostiene Pereira» che dà anche il titolo al romanzo).[27] Il medesimo tema dell'impegno politico viene affrontato in La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), che riprende la struttura di un giallo e ambientato anch'esso in Portogallo ai tempi di Salazar. La trama ruota attorno al ritrovamento del cadavere del giovane Damasceno Monteiro, assassinato per aver scoperto i traffici di droga di un poliziotto e decapitato per renderne difficile il riconoscimento; sul suo caso indaga un avvocato, impegnato in difesa delle vittime di ingiustizie.[26] Tra le ultime opere si ricordano Si sta facendo sempre più tardi (2001).

  1. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 102.
  2. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1157-1158.
  3. Atlante storico, collana Le Garzantine, Milano, Garzanti, 2011, pp. 589-591.
  4. Atlante storico, collana Le Garzantine, Milano, Garzanti, 2011, p. 591.
  5. Atlante storico, collana Le Garzantine, Milano, Garzanti, 2011, p. 639.
  6. Atlante storico, collana Le Garzantine, Milano, Garzanti, 2011, p. 641.
  7. Jean-François Lyotard, La condition postmoderne, Parigi, Les Edition de Minuit, 1979.
  8. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1167-1168.
  9. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1168.
  10. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1169.
  11. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1172.
  12. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1173.
  13. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 103.
  14. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1175.
  15. Alberto Cadioli e Giuliano Vigini, Storia dell'editoria italiana dall'unità ad oggi, Milano, Editrice Bibliografica, 2012, pp. 109-111.
  16. Alberto Cadioli e Giuliano Vigini, Storia dell'editoria italiana dall'unità ad oggi, Milano, Editrice Bibliografica, 2012, pp. 116-119.
  17. Alberto Cadioli e Giuliano Vigini, Storia dell'editoria italiana dall'unità ad oggi, Milano, Editrice Bibliografica, 2012, pp. 120-122.
  18. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 269-270.
  19. 19,0 19,1 Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1174.
  20. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1173.
  21. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 265.
  22. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 274.
  23. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 287.
  24. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 288.
  25. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 293.
  26. 26,0 26,1 Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 294.
  27. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La narrativa del Novecento, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 295.