Peeragogia/Organizzare un ambiente di apprendimento

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Questa sezione sull'organizzazione dell'apprendimento in collaborazione si basa sull'ipotesi che l'apprendimento si verifica sempre in un contesto, sia che questo contesto sia un "corso" strutturato sia che si tratti di uno "spazio di apprendimento" (potenzialmente) meno strutturato. Per il momento prendiamo in considerazione la seguente divisione:

  • Organizzare contesti di apprendimento in collaborazione
  • Corsi (= "apprendimento collegato a una tabella di marcia o programma")
  • Spazi (= "apprendimento non necessariamente collegato ad una tabella di marcia o programma")

Questa sezione si centra sui contesti di apprendimento esistenti ed esamina in dettaglio come sono stati "organizzati" dai loro (co-)creatori.

(Vedi anche: LE DIMENSIONI STRUTTURALI DELLA FORMAZIONE DEL GRUPPO.) Ad un "meta-livello" dei media, possiamo parlare di questa struttura parallela

  • Costruire piattaforme di co-apprendimento
  • Traiettorie di sviluppo (per esempio, "progettazione, applicazione, collaudo, ripetizione")
  • Caratteristiche della piattaforma (per esempio forum, wiki, modelli di responsabilità, ecc.)

Un dato ambiente di apprendimento avrà caratteristiche sia temporali sia spaziali come pure aspetti sia specifici per quel contesto sia non progettati. Una data piattaforma di apprendimento incoraggerà certi tipi di impegno e imporrà certi vincoli. La domanda sia per gli "insegnanti" sia per i "progettisti del sistema" - come pure per gli allievi - dovrebbe essere: quali caratteristiche favoriscono di più l'apprendimento? La risposta dipenderà dal compito da apprendere e dalle risorse disponibili. Per esempio, quasi tutti ammetteranno che il modo migliore per imparare una lingua straniera è attraverso l'immersione. Ma non tutti coloro che vogliono imparare, diciamo, il francese, possono permettersi di mollare tutto per andare a vivere in un paese francofono. Così, il "trattamento" di full immersion spaziale è spesso sacrificato al trattamento dei corsi (sia con l'ausilio di libri, CD, video oppure partecipazione continua a gruppi di discussione semi-immersivi). I progettisti di sistemi si trovano anche ad affrotare la scarsità delle risorse: tempo a disposizione del programmatore, preoccupazione per la licenza dei software, disponibilità del sostegno tra pari, e così via. Mentre la piattaforma ideale si presenterebbe (magicamente) con soluzioni pre-costruite, un approccio più realistico riconosce che la soluzione dei problemi prende sempre tempo ed energia. L'approccio alla soluzione dei problemi e il collegato "orientamento all'apprendimento" dipenderà anche dal compito e risorse a portata di mano. Le sezioni che seguono svilupperanno questo argomento ulteriormente attraverso alcuni casi di studio specifici.

Caso di studio 1 "Paragogia" e l'analisi dopo l'azione[modifica]

Nella nostra analisi delle nostre esperienze come organizzatori di corsi presso la P2PU, noi (Joe Corneli e Charlie Danoff) usavamo la tecnica dell'esercito degli Stati Uniti della revisione post-azione (RPA).

Come indica il nome, la RPA è usata per rivedere gli esercizi di formazione. E' importante notare che mentre una persona solitamente gioca il ruolo del valutatore in tale revisione [...] la revisione stessa si verifica tra pari, ed esamina le operazioni dell'unità presa nell'insieme.

I quattro stadi nella RPA sono:

  1. Rivedere ciò che si presumeva accadesse (piani di allenamento).
  2. Stabilire cosa è successo.
  3. Determinare cosa è stato giusto o sbagliato, come è successo.
  4. Determinare come il compito dovrebbe essere fatto in modo diverso la prossima volta.

Lo scopo dichiarato della RPA è "identificare i punti di forza e i punti deboli nella progettazione, preparazione ed esecuzione dell'unità, e guidare i leader ad accettare la responsabilità delle carenze e produrre una riparazione”. Abbiamo combinato la RPA con diversi principii (vedi sotto la Sezione di discussione), e abbiamo descritto la metodologia per un efficace apprendimento tra pari. Questa procedura aiuta a generare una gamma di consigli che potevano essere applicati alla P2PU o istituzioni simililari. Presentando il nostro documento alla Open Knowledge Conference (OKCon) [Conferenza sulla conoscenza aperta], fummo in grado di incontrare il direttore esecutivo della P2PU, Philipp Schmidt, come pure altri partecipanti della P2PU molto coinvolti; il nostro feedback può aver contribuito a dare forma alla traiettoria di sviluppo per la P2PU. Inoltre, abbiamo sviluppato un forte prototipo per l'impegno costruttivo per l'apprendimento tra pari che noi e altri potrebbero riproporre di nuovo. In altre parole, le varianti sulla RPA e i principii paragogici potrebbero essere incorporati in contesti di apprendimento futuri come caratteristiche della piattaforma o riutilizzazione in una strategia di progettazione/amministrazione/moderazione. Ad esempio, abbiamo ausato la RPA per poter strutturare la il klavoro di scrittura e susseguente lavoro su PARAGOGY.NET.

Caso di studio 2 (in corso): "Peeragogy"[modifica]

Durante i colloqui la nostra attenzione era focalizzata in particolare sul tirare fuori ed enfatizzare la dimensione relazionale degli studenti, le esperienze di apprendimento all'interno del loro ambiente e, di conseguenza, sul dedurre dai loro resoconti il senso di come percepivano e realmente costituivano il loro ambiente. Gli abbiamo chiesto con e da chi e come hanno imparato. Una ulteriore domanda si concentrava specificatamente su chi consideravano loro pari e come intendevano i loro pari come una fonte e un posto per imparare." In questa sezione sottoporremo a colloquio e/o ad indagine i membri della comunità di Parigogia con domande simili a quelle usate da Boud e Lee e poi identificheremo i punti di forza e di debolezza come abbiamo fatto sopra con la RPA. Queste domande sono derivate dalla RPA.

Domande[modifica]

  1. Con o con chi avete siete venuti a conoscenza del progetto Peeragogia? Che cosa state facendo per contribuire all'apprendimento dei vostri pari?
  2. Cosa avete imparato durante il progetto?
  3. Chi sono i vostri pari in questa comunità e perché?
  4. Quali erano le vostre previsioni di partecipazione in questo progetto? E, specificatamente, cosa voi speravate (o sperate) di imparare partecipando a questo progetto?
  5. Cosa veramente è successo durante la vostra partecipazione a questo progetto (finora)? Avete fatto progressi sui vostri obiettivi di apprendimento (se ci sono stati; vedi precedente domanda) - o avete imparato qualcosa di non atteso, ma interessante?
  6. Cosa è giusto o sbagliato con ciò che è accaduto (Oppure: ad oggi come valutereste il progetto?)
  7. Come potrebbe essere fatto il compito in modo diverso la prossima volta? (Cosa "manca" qui che creerebbe una "prossima volta", "seguito" o "continuazione"?)
  8. Come vi piacerebbe usare il manuale di Parigogia?
  9. Infine, come potremmo cambiare le suddette domande se volessimo applicarle al vostro contesto parigogico?

Riflessioni sulle risposte dei partecipanti[modifica]

Le domande avevano lo scopo di aiutare i partecipanti a riflettere su, e cambiare, i loro esercizi (cioè il loro stile di partecipazione). C'è un contrasto, comunque, tra cambiare a metà strada e imparare cosa potremmo fare in modo diverso la prossima volta. C'è un contrasto collegato tra la struttura iniziale e indovinare le cose mentre si va avanti. Senza dubbio, se sapessimo al 100% come fare parigogia, allora non impareremmo moltissimo scrivendo questo manuale. Difficoltà e contrasti sarebbero risolti "in anticipo" (vedi i precedenti commenti sulle "magiche" tecnologie per la produzione orizzontale). E tuttavia, nonostante tutta la nostra considerevole esperienza sulla collaborazione, apprendimento e insegnamento, ci sono stati molteplici contrasti qui! Forse dovremmo giudicare il nostro "successo" in parte su come bene affrontiamo quegli conflitti. Alcune di essi evidenziati nelle risposte sono le seguenti:

  • Lenta formazione dei rapporti "tra pari". Qui c'è una certa ironia: stiamo studiando "parigogia" e tuttavia molti che hanno risposto non sentivano che stavano veramente conoscendosi l'un l'altro "come pari", almeno non ancora. Coloro che avevano invece una "squadra" o che si conoscevano l'un l'altro da precedenti esperienze, si sentivano più tra pari in quelle relazioni. Diversi hanno rimarcato che avevano imparato meno dagli altri partecipanti individuali e più dalla "attività collettiva" o "da tutti". Allo stesso tempo alcuni degli intervistati manifestavano sentimenti ambigui circa il rilevare il nome di persone singole nella prima domanda: "Mi sentivo come se stessi per escludere le persone e che ciò volesse dire che loro avrebbero ricevuto un brutto voto - ha!" Un criterio per essere un pari era aver costruito qualcosa insieme, perciò secondo questo criterio ha senso il fatto che saremmo diventati pari soltanto lentamente attraverso questo progetto.
  • "Co-apprendimento", "co-insegnamento", "co-produzione"? Un intervistato ha scritto: "Sto imparando sulla parigogia ma penso che non riuscirò [ad essere] un buon parigogo. Ricordo che Howard [una volta] ci disse che la cosa più importante è che si dovrebbe essere responsabili non soltanto del nostro proprio apprendimento ma del nostro apprendimento tra pari. Quindi la domanda è, stiamo imparando da altri da soli o stiamo aiutando altri ad imparare?" Un altro ha scritto: "Con mia sorpresa ho realizzato che potevo contribuire sul piano organizzativo con revisioni, ecc. E che potevo fornire dei contenuti sul PLN [Reti di apprendimento personale] ed iter del gruppo. Cercando di essere un motivatore ad un senso di movimento in avanti e spirito di squadra".
  • Debole struttura alla partenza, contro un metodo più "flessibile". Un intervistato ha scritto "Di sicuro penso di far meglio quando mi trovo dinnanzi ad una struttura o impalcatura da usare per partecipare o sviluppare i contenuti. [...] (Ma forse è solo che sono abituato al vecchio modo di fare le cose)." Tuttavia, la stessa persona ha scritto: "Mi interessa [l']applicabilità [della parigogia] a nuovi modelli per l'imprenditoria che rendono possibili aggregazioni meno strutturate di partecipanti a nuove iniziative, liberi dai requisiti o esigenze di un titolare imprenditoriale visionario/fonte/point person." C'è il senso che un po' di confusione, in particolare all'inizio, possa essere tipica della parigogia. Con il senno di poi, una "soluzione" di quelle proposte sarebbe "aver avuto un piccolo gruppo di persone come quadro che si fosse incontrato e raccolto le idee prima della prima seduta online [...] a cui sono stati assegnati ruoli [e] sulla stessa pagina".
  • Preoccupazioni tecnologiche. Ce ne sono state una moltitudine, forse principalmente a che vedere con la domanda: come potrebbe una piattaforma trattare il contrasto tra "conversazioni" e "produzione dei contenuti"? Per esempio, Wordpress ci aiuterà a "portare con noi " nuovi collaboratori, sarebbe meglio usare un wiki con codice sorgente aperto? Un altro intervistato osservava l'utilità per molti lettori di una versione PDF da asporto. Il sito (peeragogy.org) dovrebbe essere "[un] luogo in cui la gente possa condividere, commentare, fare da mentore e imparare in modo collaborativo insieme in una maniera continua."
  • Dimensione del campione. Si noti che le risposte stanno ancora arrivando alla spicciolata. Come dovremmo interpretare la velocità di reazione? Forse quello che importa è che stiamo ottenendo "abbastanza" risposte da fare un'analisi. Un intervistato ha proposto di porre le domande senza interruzione, per esempio chiedendo alle persone che se ne vanno: "Cosa vi ha indotto ad abbandonare il progetto?"


A proposito dei Punti 1 e 2, potremmo usare alcune tecniche "rompighiaccio" oppure un "lavoro di coppia" per accoppiare le persone a lavorare su progetti specifici. Può darsi che le "squadre" del progetto abbiano avuto l'intenzione di farlo, ma l'impegno o l'approvazione a livello di squadra non sempre è stata elevata (e in molti casi, una "squadra" finì per essere composta da soltanto una persona). Sembra veramente che man mano che il procedimento è andato avanti, abbiamo iniziato a costruire strumenti che potevano rivolgersi al Punto 3: per esempio, la Mappa Concettuale poteva essere sviluppata in un diagramma del procedimento che sarebbe utilizzato per "fare triage" ad un progetto al suo avvio, aiutare i partecipanti al progetto a decidere sui loro ruoli e obiettivi. Il Punto 4 sembra passare al tradizionale attrito tra l' "abbastanza buono" ed il "meglio": abbiamo utilizzato una piattaforma esistente per andare avanti in un modo "adeguato". E tuttavia, alcuni miglioramenti tecnologici potrebbero essere necessari per i futuri progetti in parigogia.

(Inoltre, si noti che la nostra scelta di usare una licenza CC0 vuol dire che se altre persone trovano i contenuti utili, ben venga che la impieghino sulla loro propria piattaforma, se preferiscono.) Infine, il Punto 5 è ancora in aria (più risposte potrebbero arrivare a breve - penso di aver mandato in giro abbastanza solleciti). Se tutto va bene, il questionario sarà utile al gruppo anche con un tasso di risposta non al 100%! I Punti 4 e 5 sono collegati, nel senso che un questionario continuo per le persone che abbandonano (o aderiscono al) progetto potrebbe essere attuato come una tecnologia abbastanza semplice, che fornirebbe il feedback ai manutentori del sito. Raccogliere un po' di informazione come condizione per iscriversi o cancellarsi sembra un modo sicuro, banale di conoscere gli utilizzatori (benché ci sia sempre la possibilità che invece di cancellarsi, gli utilizzatori non partecipanti filtrino solo i messaggi dal sito).


Una tensione di fondo (o sinergia?) – tra imparare e produrre – è stata evidenziata nel nostro precedente lavoro sulla parigogia. Se impariamo producendo, va bene. Tuttavia, ho sostenuto in [4] che la prassi parigogica si basa meno sul produrre e più sul riutilizzo. Se gli utilizzatori finali di questo manuale lo trovano, davvero, utile, forse abbiamo fatto abbastanza. Per quel che sappiamo, siamo il "quadro" (vedi sopra) incaricato di determinare come meglio fare le cose in "giri successivi"! E, con questo, proseguiamo con un terzo caso di studio, dove il nostro lavoro per ora è riutilizzato in un contesto educazionale offline.