Peeragogia/Imparare ad Imparare

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Parte I:

Come usare questo ManualePeeragogia/Come usare questo Manuale

Parte II:

Apprendimento condivisoPeeragogia/Apprendimento condiviso
  1. Da “PARAGOGY” a “PEERAGOGY”Peeragogia/Da “PARAGOGY” a “PEERAGOGY”
  2. Imparare ad ImpararePeeragogia/Imparare ad Imparare
  3. Reti di apprendimento personalePeeragogia/Reti di apprendimento personale
  4. Piano di apprendimento personalizzatoPeeragogia/Piano di apprendimento personalizzato
  5. Giocare e ApprenderePeeragogia/Giocare e Apprendere
  6. Apprendimento informale sul luogo di lavoroPeeragogia/Apprendimento informale sul luogo di lavoro

Ricerche peeragogiche

  1. Organizzare il contesto di apprendimentoPeeragogia/Organizzare il contesto di apprendimento
  2. Convocare un gruppoPeeragogia/Convocare un gruppo
  3. Strutturare la attivitàPeeragogia/Strutturare la attività
  4. Lo studente autore di programmaPeeragogia/Lo studente autore di programma
  5. Organizzare un ambiente di apprendimentoPeeragogia/Organizzare un ambiente di apprendimento
  6. Come organizzare un MOOC (Massive Open Online Class)Peeragogia/Come organizzare un MOOC
  7. PartecipazionePeeragogia/Partecipazione
  8. Il Workscape Piattaforma educativa di cooperazionePeeragogia/Il Workscape

Co-facilitare

  1. Co-WorkingPeeragogia/Co-Working

Valutazione

  1. Valutazione di sostenibilitàPeeragogia/Valutazione di sostenibilità

Modelli, casi d'uso, ed esempi

  1. Modelli ed EuristicaPeeragogia/Modelli ed Euristica

Tecnologie, Servizi, e piattaforme

  1. ForumsPeeragogia/Forums
  2. WikiPeeragogia/Wiki
  3. Real-time MeetingsPeeragogia/Real-time Meetings

Motivazione

  1. Caso di studio: 5PH1NXPeeragogia/5PH1NX

Risorse

  1. Come essere coinvolti nel progetto PeeragogyPeeragogia/Come essere coinvolti nel progetto
  2. Peeragogy in ActionPeeragogia/Peeragogy in Action
  3. Lista di progetti peeragogici italianiPeeragogia/Lista di progetti peeragogici italiani

Come possiamo imparare ad imparare meglio? E come possiamo farlo assieme agli altri?

Se io mettessi a Charlie, (autore di questa sezione) un coltello alla gola, direi “La gente ed i pari imparano facendo.

Come piccolo esempio, considerate un gruppo di studio a cui ho partecipato per un odioso corso di neuropsicologia. Una sera tardi, ci ritrovammo alla biblioteca per prepararci bene al test il giorno dopo. Sopravvivemmo al “battesimo” avendo a che fare con distrazioni quali: non presentarsi per niente in biblioteca; passare il tempo a spettegolare sulle coppiette del college o studiare per un altro corso; ecc. Riuscimmo a mantenere l'attenzione sul compito in questione: prepararandoci adeguatamente al test del giorno dopo. Sopportammo la monotonia di studiare per diverse ore e poi il risultato vene raggiunto. Un'analogia più ampia è una squadra di basket. Immaginate che durante la scorsa stagione non abbia vinto il campionato. Essi hanno avuto la possibilità di capire quanto distanti sono dal loro obiettivo. Dunque, dal prossimo ritiro di allenamento per la preparazione delle prossime eliminatorie mesi dopo, essi dovranno ripetere sessioni noiose di esercizi al fine di giocare abbastanza bene e vincere il titolo.

Questa sezione sarà più astratta delle altre, l'idea qui si applica a tutte le forme di apprendimento: comprese Peeragogy, Pedagogia e Andragogia. Per iniziare, domandiamoci “Che cosa rende l'apprendimento divertente?” Nota Bene: questa indagine sarà più arte che scienza. Nell'imparare come far volteggiare lo skateboard in aria per una frazione di secondo, che cosa c'è che riesce a motivare un teenager ad investire ore del suo tempo per studiare i meccanismi del trucco, per non menzionare il dolore fisico che deriva dal fallimento?

Soprattutto se quello stesso studente non riesce a rimanere attento per più di due minuti alla volta durante la lezione di chimica e passa ancora meno tempo a provare a fare i compiti prima di arrendersi? Perché imparare ad usare lo skateboard per lui è più divertente che studiare la chimica no? Questo ha in parte a che fare con la motivazione. L'uso dello skateboard è molto probabilmente motivato principalmente a livello intrinseco relativi ad alcuni aspetti estrinseci derivanti dal rispetto che si riceverebbe dai pari se fosse già in grado di padroneggiasse il trucco. Per la chimica sarebbe l'inverso, la motivazione sarebbe principalmente estrinseca, derivante dai genitori e dalle aspettative della società affinché lo studente vada bene a scuola ed entri in un college prestigioso. Lo studente potrebbe essere altrettanto ben motivato intrinsecamente ad avere voti alti per la sua stessa vanità, ma, anche allora, la chimica non verrebbe studiata per il gusto di studiare chimica, ma perché ha bisogno di un voto alto come parte del suo portfolio più in generale.

Prendendo una strada diversa, cosa c'è di divertente nella chimica per coloro che amano la scienza? Vogliono il rispetto, il potere ed il prestigio che derivano dall'essere colui che annunzierà una nuova scoperta? Oppure è simile ad “arte per il gusto dell'arte” ed amano occuparsi di chimica solo per il piacere di farlo? Potrebbero sentire il loro lavoro come una missione importante per un bene più grande o prospettiva dell'umanità? Sentono che stanno, in qualche modo, contribuendo? Forse, più precisamente, è forse l'atto di imparare di per sé che può essere divertente? Oppure è la ricompensa che deriva dal mettere in pratica con successo la conoscenza che si sta studiando che è divertente? Come si potrebbe estendere questo, poniamo, nel contesto di imparare come avere rapporti intimi con il proprio partner? È divertente? Un modo di pensare all'apprendimento divertente che viene da Jürgen Schmidhuber è che è divertente imparare nuovi schemi, come lui scrisse “Come incentivo distinto, colui che impara massimizza un divertimento atteso nel trovare o creare dati che sono più comprensibili in modi ancora sconosciuti ma che si possono imparare, ad esempio, attraverso battute, canzoni, disegni od osservazioni scientifiche che obbediscono a nuove, inedite leggi”. Così al ragazzo che faceva skateboard è piaciuto imbarcarsi in nuovi schemi (ossia, nuovi trucchi) che poteva imparare anche da solo (cioè, i trucchi non erano TROPPO distanti dal suo attuale livello di abilità). Certamente imparare è un'impresa altamente personale e ciò che funziona per noi non deve necessariamente funzionare per altri. Una volta chiarito questo, proveremo a fare una lista ad hoc di quello che secondo noi rende divertente imparare.

  • Imparare qualcosa per noi significa capire. Per me, ad esempio, anche se non lo trovavo divertente quando ero bambino, adesso trovo divertente studiare il giapponese. La maggior parte della lingua supera le mie capacità, ma poiché ho una base sulle sue sonorità ed ho fiducia nel fatto che posso scoprire il passaggio successivo di ciò che non conosco, di solito mi appare molto divertente. È particolarmente divertente imparare mentre bevo con dei colleghi in un bar, lo è di meno quando siedo da solo mentre cerco di imparare lo hiragana. D'altro canto, se mi piacerebbe capire “Il Saggiatore” di Galileo tradotto dall'italiano al giapponese, sia per ostentare la mia abilità in Nihonogo che per osservare meglio il cielo, sedermi giù a provarci e sgobbare sul libro da solo non sembra qualcosa che io abbia voglia di fare dopo un giorno di lavoro.
  • Imparare è particolarmente divertente se sto studiando qualcosa come modo di rimandare di fare qualche altro compito che devo portare a termine. Non sono mai stato famoso per aver studiato passivamente concetti di contabilità nel mio tempo libero, ma potete essere certi che mi divertirei ad imparare alcuni frutti secondari dell'albero della contabilità, fintanto che non sono correlati all'esame di contabilità di domani per il quale sto sgobbando.
  • Imparare nuove, divertenti parole giapponesi vivendo in Giappone era divertente. Ha avuto valore per me nella mia realtà immediata. L'idea di imparare nuove, divertenti parole giapponesi non mi ha più motivato altrettanto da quando sono andato via. Penso che questo concetto sia particolarmente importante da tenere presente, dato che la nostra cultura pone molto valore sul crudo confronto con la realtà cui sono sottoposti gli studenti passando dal mondo della scuola al mondo reale. Non sono sicuro su come esprimere in modo appropriato questo concetto, ma credo che questo preparare costantemente gli studenti ad un futuro imprevedibile e misterioso, invece di fornire loro conoscenza utilizzabile nella loro esistenza quotidiana, non sia ottimale. Certamente ci sono cose indispensabili da imparare per il mondo reale, ma penso che si renderebbe un miglior servizio agli studenti se si realizzasse che, che tu sia o meno a scuola, sei parte del “mondo reale” e dovresti imparare cose utili in questa ottica.

Aiuta se imparare è “figo”, ossia ricevere consigli su come destreggiarsi su uno snowboard in discesa per me era più divertente rispetto a quando mio padre mi mostrava il modo giusto di lucidare i sedili di pelle della macchina, quando ero piccolo. C'è anche l'apprendimento che è divertente, ma solo a posteriori. Non era divertente sul momento quando dovevo sedermi e scrivere un diario di lettura di 30 pagine su Frankenstein o quando dovevo riscrivere un saggio quattro volte per la mia professoressa d'inglese delle superiori. Adesso però scrivere per me è divertente ed imparare a scrivere meglio è divertente, proprio grazie a quelle esperienze. Forse per tutto c'è una certa soglia del dolore che uno deve sopportare per acquisire i concetti di base prima che l'apprendimento diventi divertente? E a seconda della difficoltà e/o di come venga raggiunta tale soglia (da soli, con un compagno, con un buon insegnante, con un cattivo insegnante), si stabilisce se mi diverto o meno? Yin di quel yang, un modo ovvio per cui l'apprendimento diventa noioso è se sei costretto a farlo. Che sia dai tuoi genitori o dalla società, essere forzati a fare qualcosa, invece che scegliere di farlo, finisce per rendere gli individui meno inclini al successo. Forse cercare di capire che cosa rende divertente l'apprendimento è troppo difficile. Forse non c'è una risposta semplice e netta. Ad ogni modo, identificare quali fattori possono rendere l'apprendimento noioso sarebbe utile. Può essere che imparare certe cose sia semplicemente noioso, non importa quanto si provi, e che vada bene così! Seguendo la tangente, perché alcuni dei primi maestri di Judo sentivano che si sarebbe perso qualcosa se il judo fosse diventato uno sport competitivo a punteggi, invece di una semplice arte marziale giapponese?


Nel 1899 una commissione della Dai Nippon Butoku Kai presieduta da Jigoro Kano delineò il primo set formale di regole per le gare di Judo. … La prima volta che si vide il judo ai Giochi Olimpici fu durante una dimostrazione informale presentata da Kano nei Giochi del 1932.[3] Tuttavia, Kano fu ambivalente riguardo alla potenziale introduzione del Judo come uno sport delle Olimpiadi: 'Persone di varie sezioni mi hanno posto domande sul buon senso e sull'opportunità di inserire il Judo assieme agli altri giochi e sport ai Giochi Olimpici. La mia visione in materia, al momento, è piuttosto passiva. Se è la volontà degli altri Stati membri, io non ho obiezioni. Ma non mi sento incline a prendere alcun tipo d'iniziativa. Per una ragione, il Judo in realtà non è un mero sport o gioco. Lo considero un principio di vita, arte e scienza. Di fatto, è uno strumento di realizzazione culturale personale. Solo una delle forme di allenamento del Judo, il cosiddetto randori o esercizio libero, può essere classificato come una forma di sport. Certamente, in parte, la stessa cosa può essere detta per la boxe e la scherma, ma oggi vengono praticate e gestite come degli sport. Poi, i Giochi Olimpici hanno un forte sapore nazionalista dal quale ci si può far influenzare e che può sviluppare “Competizioni di Judo”, una forma retrograda come era il Ju-Jitsu prima che venisse fondato il Kodokan. Il Judo dovrebbe essere libero, come l'arte e la scienza, da qualunque influenza esterna, politica, nazionale, razziale ed economica o da qualunque altro interesse organizzato. E tutte le cose connesse con esso dovrebbero essere indirizzate al suo obiettivo ultimo, il “Bene dell'Umanità”. Il sacrifico umano è una questione di storia antica.

Una volta che qualcosa che veniva considerato divertente, come il judo degli inizi, diventa troppo rigido e formalizzato, come il judo a punteggi nelle Olimpiadi, può perdere molto del suo lustro per alcune persone. Che sia divertente o noioso, per gli scopi di questo libro la nostra attenzione va a ciò che lo fa ammirare tra pari. Entro i contorni di quest'idea, vorrei descrivere brevemente ciò che il romanzo postumo di David Foster Wallace, “Il Re Pallido”, aveva da dire riguardo alla noia (attenzione che vi rovino il finale). All'inizio mentre Sylvanshine, un assistente d'alto livello dell'IRS (agenzia tributaria statunitense), è seduto su un aereo, ci viene presentato il suo flusso di coscienza mentre passa da un fatto sconnesso all'altro (scopriremo poi che è in effetti un sensitivo) e passa un sacco di tempo a dire quanto sia difficile per lui passare l'esame di abilitazione e del divertimento che provano i suoi colleghi. In breve, il narratore confida: “Ciò a cui fai attenzione è la situazione generale nell'esame di abilitazione e nella vita”.

Quest'idea percola attraverso tutto il romanzo e viene fuori alla fine nella sezione delle note dell'autore con l'idea di DFW che se puoi gestire la noia, puoi fare qualsiasi cosa nella vita moderna. Questo è collegato ad una scena al college durante la lezione di contabilità, dove il personaggio narrante in quel momento sente dire che “nella vita moderna non ci sono nuovi mondi da scoprire né battaglie da combattere. Adesso è il momento di fare contabilità e la contabilità è noiosa e per questo coloro che se ne occupano sono degli eroi”. [3] Per aggiungere contesto, il libro “Il Re Pallido” è ambientato in un giorno del 1985 presso la filiale di Peoria, nell'Illinois, dell'agenzia esattoriale degli Stati Uniti. A parer mio, non ci sono molte cose più noiose nella vita di tasse e contabilità. Eppure, sono entrambe parti inestimabili della società americana, senza le quali non si esagererebbe troppo dicendo che la nostra società collasserebbe. OK, dunque la contabilità è noiosa ed importante. E cosa c'entra il divertimento in tutto questo? Certamente ci sono alcune persone nate per essere impiegati modello dell'agenzia delle entrate e forse per loro studiare contabilità è divertente e perciò facile o, se non facile, la sfida fa parte del divertimento. Che dire degli altri, tipo me? Riconosco il valore della contabilità e voglio impararla, ma durante il mio corso estivo in Contabilità Manageriale I ho preso 18 e sono sulla stessa strada con Contabilità Finanziaria. Perché detesto mettermici al lavoro? Parte di ciò è dovuto alla mancanza di conseguenze negative se ho risultati scarsi. Ho già completato una laurea e, per quanto una certificazione sarebbe un'impagabile ciliegina sulla torta, non ne ho bisogno per trovare lavoro, né per ottenere rispetto nella società.

Inoltre, non mi sto pagando i corsi, così non rischio sulla mia pelle, se vogliamo metterla così. Per di più, non sono uno studente a tempo pieno ed ho una vita (cioè lavoro, amici, famiglia, ecc.) - il che mi dà da fare più di quanto io non riesca a starci dietro, anche prima che io iniziassi con la mia ricerca di certificazione. Cosa sto cercando di dire lamentandomi e fornendo una serie di scuse? Sto cercando di capire perché, ogni volta, scelgo di investire il mio tempo in occupazioni alternative, invece di fare i miei compiti di contabilità. È noioso, sì. Sentivo di poter prendere 30 con assai poco sforzo, sì. È troppo difficile per me, non lo credo, ma questo è ciò che indicano i risultati. Ed allora cosa, sono pigro e stupido? Forse, ma forse anche non ho avuto la spinta necessaria per completare questa ricerca. Ho il materiale; la maggior parte dei miei voti vanno dal 22 al 27 (più un 30 in Introduzione alla Contabilità presso l'Università di Chicago), eppure... Dunque, forse la contabilità è noiosa perché non mi siedo semplicemente giù a studiarla, come so fare quando scrivo o programmo in HTML. Per studiare con successo contabilità, credo, avrei bisogno di dedicarle tutta la mia attenzione su base giornaliera (o per lo meno cinque volte a settimana). Su un piano sia individuale che di gruppo, l'apprendimento può essere divertente o noioso, a seconda del contesto. Che sia divertente o noioso, l'apprendimento richiede che ci si assuma le proprie responsabilità, se si vogliono vedere i propri sogni realizzati. Note [1] http://WWW.IDSIA.CH/~JUERGEN/CREATIVITY.HTLM [2] Il “Contribution of Judo to Education” di Kano Jigoro ( judoinfo.com) trovato via Judo. (2012, May 20). Su Wikipedia, L'enciclopedia libera. Recuperato 04:59, 23 maggio 2012, da http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Judo&oldid=493563588 Wikipedia … Koizumi, Gunji (Aprile 1947), “1936 Conversation with Jigoro Kano”, Budokwai Bulletin trovato via Wikipedia 2012. [3] Pale King. 2012. David Foster Wallace. Questo articolo è un mix migliorato dei seguenti brevi saggi scritti da me, Charlie, l'autore.

Referenze[modifica]

http://paragogy.net/index.php?title=Meta-learning_ as_a_font_of_knowledge&oldid=439

http://paragogy.net/index.php?title=What_makes_ learning_fun%3F&oldid=443

http://paragogy.net/index.php?title=Paragogy_Book_ D2&oldid=735

http://paragogy.net/index.php?title=What_makes_ learning_boring&oldid=442