Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale/Francia 3

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Navi[modifica]

Le caratteristiche salienti della 'Richelieu'

La Francia era anche fornita di una valida marina da guerra, che contava su diverse navi da battaglia con i pezzi da 340 mm (otto o dieci), due Dunquerke con 8 cannoni da 330 mm di elevata tecnologia, come del resto la nave con torri quadrinate anteriori e pezzi a doppio ruolo da 130 mm (scarsamente soddisfacenti). Se le vecchie navi erano piuttosto vulnerabili e di dubbia utilità (come le 3 'Lorraine'), queste due nuove unità erano capaci di grande mobilità e con una portata di oltre 40 km; soprattutto, i loro cannoni potevano perforare da distanza ogni corazzatura esistente. La propria protezione invece era ridotta, anche se i ponti erano abbastanza spessi, mentre la cintura era di appena 225 mm.

Per il resto c'erano 7 incrociatori pesanti (i 'Dunquesne' e i 'Suffren'), di cui uno, che faceva classe a se stante, l'ALGERIE, era ben corazzato (diversamente dagli altri); 12 incrociatori leggeri di cui 6 erano i La Galissonnière , navi leggere ma con tre torri trinate potevano concentrare corazze e armi in scafi piuttosto piccoli. Erano ben corazzate e veloci. Decine erano i cacciatorpediniere e i sottomarini, i primi comprendevano navi armate pesantemente e molto veloci, anche se non molto stabili, con cannoni da 138 mm, mentre i caccia normali (come gli 'Adroit') si accontentavano di 'solo' il 130 mm. I sei Le Fantasque avevano 9 lanciasiluri da 550 mm, e 5 cannoni da 138 mm, con una linea bellissima che suscitava una generale ammirazione, come anche la velocità di 43 nodi. Infine c'erano in due Mogador con otto cannoni in torri binate da 138 mm, un armamento poderoso da incrociatore leggero, che ispirò i 'Capitani Romani' o 'Regolo' italiani.

L'argomento delle artiglierie delle navi francesi merita un approfondimento.

Cannoni antiaerei: un punto in cui la Marina francese non aveva condizioni di eccellenza, anche se la situazione variava. Le navi francesi avevano essenzialmente mitragliatrici da 13,2 mm, troppo deboli contro gli attacchi aerei, e cannoni da 37 mm però di tipo semiautomatico (come anche quelli tedeschi),il che significa che non sparavano a raffica. C'erano anche dei moderni cannoni da 90 mm (per esempio sugli incrociatori leggeri), quelli da 100 mm e infine, i 130 mm degli incrociatori da battaglia.

Cannoni di medio e grosso calibro: molti e potenti, da 130 e 138 mm per i cacciatorpediniere, da 152, 155 e 203 mm per gli incrociatori pesanti, da 330, 340 e 380 mm per le navi da battaglia.


In dettaglio ecco le caratteristiche delle armi di bordo: i 6 La Gallissonière, di cui tre andarono a fondo a Tolone nel '42, erano armati con i 152/55 mm Mod 1930, tre torri trinate di cui due a prua, il che ne faceva delle mini-navi da battaglia. Ciascun cannone pesava 7,5 t e sparava 5 c.min a 900 ms. Questo dava la possibilità di tirare proiettili di ben 58 kg a 26.900 m, superando praticamente ogni altra artiglieria equivalente, quanto a doti balistiche; la perforazione di corazza arrivava a 122 mm a 10.000 m, mentre ogni torre pesava 172 t. Era indubbiamente un investimento, quanto a peso, notevolissimo; ma ripagato dalla potenza di fuoco esprimibile, e dalla protezione delle torri, che arrivando a 130 mm potevano incassare anche colpi diretti di altri incrociatori, laddove in genere le torri erano poco protette nelle navi di questo tipo. Per fare un paragone, i cannoni dei pur potenti incrociatori 'Town' avevano una gittata di circa 23 km per proiettili da 50 kg, anche se sparavano a 6 c.min. Le torri non superavano i 64 mm di spessore. I cannoni da 90 mm erano i Mod. 1926, vmx 850 m.sec, 12-15 c.min, gittata 15 km. Anch'essi erano armi molto potenti per il calibro, paragonabili ai pezzi da 90 americani e italiani successivi di circa 10 anni.

Caratteristiche:

  • N.unità: 6 varate nel 1933-36
  • Dislocamento: 7.600-9.120 t
  • Dimensioni: lunghezza 179 m, larghezza 17,5 m, pescaggio 5,3 m
  • Propulsione: 2 gruppi turbine Parsons su 2 assi; 84.000hp ; 35,7 nodi
  • Equipaggio: 540
  • Armamento: 9 cannoni da 152mm, 8 da 90 alcune mitragliere, 4 TLS da 550mm.; due idrovolanti
  • Corazzatura: cintura 75-120 mm; ponte 50 mm: torri 75-130 mm.

I 'Mogador', di cui vennero realizzati solo due esemplari, avevano invece una stazza inferiore ed erano super-cacciatorpediniere.

Caratteristiche:

  • Dislocamento: 2.997-3.700 t
  • Dimensioni: lunghezza 137,5 m, larghezza 12,65 m, pescaggio 4,57 m
  • Propulsione: 2 gruppi turbine Parsons su 2 assi; 92.000hp ; 40+ nodi; autonomia 4.000 miglia a 18 nodi, o 1.100 a 35.
  • Equipaggio: 238
  • Armamento: 8 da 138 mm, 4 da 37 mm, 10 tls da 550 mm, 40 mine o 32 cariche di profondità.


Dunkerque-2.jpg

Quanto alle 'Dunquerke', esse avevano tutte le armi concentrate, per ridurre il peso (minore superficie da proteggere) un due sole torri quadruple, tutte a prua. I cannoni erano i Model 1931: lunghezza 50 calibri, peso 79.535 kg, 2 c.min (originariamente si sperava 3,ma c'erano dei problemi di rifornimento munizioni); proiettili da 553 kg HE o 560 kg AP. Carica di lancio rispettivamente 20,3 e 63,5 kg, v.iniziale 870-885 ms, vita della canna 250 colpi, stoccaggio magazzini 100 colpi per cannone. Gittata dei proiettili HE 40,6 km, 41,7 con gli AP, che perforavano fino a 713 mm a bruciapelo (il doppio almeno di una cintura corazzata), 292 mm ancora a 27.500 m oppure alla stessa distanza, 100 mm di ponte corazzato. Era possibile perforare una nave da battaglia tipica (verticalmente, non orizzontalmente) fino a circa 20 km. Peso affusti 1.497 t, come quelli trinati delle 'Littorio'. Infatti se le 'Dunquerke' avevano una limitata cintura corazzata, il ponte e le artiglierie erano invece ben protette.

Il loro armamento secondario era costituito da cannoni doppio ruolo da 130/45 mm, che pur essendo i primi cannoni doppio ruolo, erano troppo pesanti come armi contraerei. Sparavano proiettili di 29-33 kg, peso totale colpo di 53 kg, carica di lancio 8,76 kg e di scoppio 1,6 per il colpo AP, 3,2 per quello HE. Peso dell'arma 3,5 t e vita utile 900 colpi. Era un'arma ad alte prestazioni, ma nella versione quadrinata il peso ascendeva a ben 200 t per torre, troppo per un tiro rapido contraereo (81 t per quella binata), anche se l'alzo era fino a 8° sec e la direzione 12° sec. La gittata contraerea arrivava all'alzo massimo di 75 gradi, a 10 km, quella contro bersagli di superficie 20 km. La cadenza di tiro, se i serventi resistevano, giungeva a 10 c. min.


Quanto ai vecchi ma potenti cacciatorpediniere, vale la pena ricordarli in breve:


  • Dislocamento: 2.100-3.500 t (Chacal), 2.100-3.200 t (Guepard); 3.404 t (Le Fantasque), 2.441 t (Vaquelin)
  • Dimensioni: lunghezza 179 m, larghezza 17,5 m, pescaggio 5,3 m 130,2 m/11,7 m/4,7 m (Guepard); 132,4 m/12,35 m/5 m (Le Fantasque); 129/11,84/4,97 m (Vaquelin)
  • Propulsione: 2 gruppi turbine Parsons su 2 assi; 50.000hp ; 35 nodi (Chacal); 64.000 hp (Guepard); 64.000 hp (Vaquelin); 73.000 hp (Le Fantasque) per 37-43 nodi
  • Armamento: 5 cannoni da 130 mm Mod 1919 e 6 tls da 550 mm (Chacal); 5 da 130 mm Mod 1924, 6 TLS da 550 mm; 5 da 138 mm e 9 da 550 mm (Le Fanstasque); 5 da 138 mm e 7 tls da 550 mm (Vaquelin)

I cannoni degli 'Chacal' tiravano solo 4-5 colpi al minuto, ma se non altro erano proiettili da 35 kg fino a portate di 19 km.

I 'Guepard' erano armati con cannoni di migliore cadenza di tiro.

I 'Le Fantasque' avevano invece pezzi da 138 mm con proiettili da 40 kg per 20 km di gittata, perforando a 10 km 80 mm di corazza verticale, e sparando fino a 12 c.min; i 'Mogador' avevano torri binate con i Model 1934, molto simili. La cadenza di tiro era peraltro ridotta a 7 c.minuto e gli affusti piuttosto delicati. Strano che fosse, gli otto cannoni erano così capaci di 56 c.min contro 60 dei 'Le Fantasque', sempre che questi ultimi potessero davvero sparare a tale cadenza di tiro.

I più piccoli caccia 'Le Hardi' erano invece navi 'normali' con stazza di 2.577 t, lunghe 117,2 m, motori per 58.000 hp e 6 pezzi da 130 mm.

Quanto ai cannoni navali, vanno ricordati tra gli altri anche quelli dei 'Duguay-Trouin, che seppure privi di corazzatura avevano 8 cannoni da 155/50 mm che sparavano granate da 56 kg a 25+ km.

Il più recente incrociatore francese pesante, l'ALGERIE

Solo l'armamento delle 'Richelieu' era superiore a quello delle 'Dunquerke', ma di questo parliamo poi, nel capitolo dedicato alle navi da battaglia francesi.

I siluri più importanti, di calibro 550 mm, erano tipi come i 24V and 24M, in servizio dal 1926, con peso di 1.500 kg e lunghezza di 8,3 m. Aveva 310 kg di TNT e velocità che arrivava a 45 nodi su 4 km o 35 su 8 km.

I siluri aerolanciati, in servizio fin dal '26, erano pesanti 674 kg, di cui 144 di TNT, arrivavano a 44 nodi su 2 km di portata o 35 nodi su 3 km.


Infine da ricordare la sperimentazione di elettronica avanzata, sia pure limitata. Uno degli esempi era il D.E.M., il primo radar navale francese, con 4 antenne fisse orizzontali attorno al torrione delle 'Dunquerke'. Un altro esempio era la ricetrasmissione televisiva: si sperimentava di usare una telecamera sui ricognitori navali e ritrasmetterla alle navi, un concetto davvero avanzato per l'epoca.



I sottomarini erano anch'essi una flotta notevole, tra cui 6 posamine e il SOURCUF, il sottomarino più grosso del mondo, armato con due cannoni da 203 mm in barbetta anteriore. Sarebbe andato perso per una collisione a guerra inoltrata, ma era un sommergibile assai valido come costruzione. In tutto una marina potente, che come quella Italiana aveva 12 incrociatori leggeri, 7 pesanti, sei sommergibili posamine, una nave supporto idrovolanti (la C.DE TESTE). Le navi da battaglia erano più potenti di quanto era disponibile prima dell'arrivo delle LITTORIO, ma in ogni caso c'erano anche in costruzione, anzi in approntamento, la versione ingrandita delle Dunquerke, che da 26.000 t passavano a 35.000 (in realtà 41.000), le due Richelieu con 8 cannoni da 380 mm da circa 39 km di portata. Le 'Dunquerke', come tante altre navi francesi, si auto-affondarono a Tolone nel tardo 1942, quando si trattò di scegliere tra una navigazione pericolosa con la LW che dominava i cieli, o auto-affondarsi (in ogni caso senza farsi catturare dai tedeschi). Le 'Richelieu' invece sopravvissero perché non si trovavano in patria ma all'estero.

Da ricordare anche le corvette: le 13 'Elan' avevano dislocamento di appena 630 t, 740 a pieno carico; erano navi da 78 m con motori diesel su due assi, per 4.000 hp, 20 nodi e autonomia di 16.675 km a 14 nodi; l'armamento era di 2 pezzi da 100 mm e alcuni da 13,2mm, oltre a sistemi di dragaggio. Il loro aspetto era insolito, con un ponte di castello bassissimo, e spigoli arrotondati nel raccordo tra coperta e fianchi, quasi fossero dei sommergibili; la prua non aveva armi, ma c'erano sulla tuga, a sua volta davanti alla plancia in posizione molto alta sul mare. In seguito a queste unità, dotate di notevole autonomia, fecero da successori 9 'Chamonis' che vennero sorprese dallo scoppio della guerra e non vennero completate tutte; avevano finalmente un bordo libero più alto delle 'Elan', che apparentemente erano concepite con l'idea che il mare dovesse essere lasciato entrare fino sopra il ponte di coperta, che era a quel punto di tipo stagno. Gli 'Elan' servirono anche con la Royal Navy.


Le Dunquerke[1][modifica]

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La Marina francese ebbe l'onore e anche l'onere di mettere in cantiere le prime vere corazzate veloci nate in Europa, se non nel mondo. Questi incrociatori da battaglia iniziarono una corsa agli armamenti in cui ognuno cercò di superare gli eventuali avversari, nate per contrastare le corazzate tascabili tedesche, che erano del resto il massimo concesso alla Germania nel dopoguerra. Dato che la Francia era rimasta troppo a lungo ferma nella sua evoluzione tecnica, iniziò dai primi anni '30 a riequipaggiarsi con navi moderne (e lo stesso valse per i carri armati, del resto). Durante la prima guerra mondiale il meglio che venne costruito fu la classe 'Bretagne', non disprezzabile per l'armamento da 340 mm, ma non certo all'avanguardia, mentre i 5 'Normandie' parimenti armati ma molto superiori, non ebbero completamento. Solo una di queste navi venne costruita nel dopoguerra, ma come portaerei, la Bearn, che nacque grazie ad un aiuto tecnico britannico (con i disegni della Eagle). Tanto meno ebbero completamento i 4 'Lyon' del 1915, lasciando in campo solo 5 corazzate progettate nel periodo prebellico, data l'assenza di minacce concrete da parte dei Tedeschi ora disarmati, e dato il costo delle navi di grandi dimensioni moderne, si cominciava a ripensare alle teorie sulle piccole e ben armate navi nate dalla 'Jeune Ecole' del tardo 1800: cannoniere, siluranti e incrociatori leggeri. La crisi dei programmi navali venne aggravata, ovviamente, dal Trattato di Washington, che lasciava solo 175.000 t corazzate ai Francesi, e la possibilità di varare due sole nuove navi nei tardi anni '20. Ma il dislocamento libero era solo di 35.000 t, così si pensò ad un incrociatore da battaglia da 17.500 t, 33-36 nodi e dotato di due torri quadruple da 305 mm. Il suo compito non era quello di combattere le corazzate, dalle quali dovevano semmai scappare, ma affrontare gli incrociatori pesanti con i 203 mm, che avessro magari tentato di attaccare i convogli marittimi, con la relativa protezione necessaria. Dato il compito di inseguimento 'corsari', non stupirà che tutti i cannoni venissero concentrati a prua, il che riduceva la lunghezza della cittadella corazzata. Ma le 'Panzerschiffe' avevano il 280 mm, e questo si sapeva essere un grosso problema data la fine di molti battlecruiser inglesi quando affrontati dalle navi da battaglia con cannoni similari. Allora si migliorò il disegno delle navi e rapidamente si raggiunsero le 23.300 t, che avrebbero sfruttato le 70.000 t costruibili entro il 1936. Inizialmente si trattava di un progetto con 8 pezzi da 305 in torri quadrinate (che erano discendenti concettualmente dai Normandie) più 12 pezzi da 130 mm in torri triple, tutte a poppavia. Presto però il dislocamento salì a 26.000 t data la necessità di proteggersi dal fuoco dei pezzi da 280 mm tedeschi e finalmente, nell'aprile del '32 si giunse a 26.500 t, che comportava anche i nuovi cannoni da 330 mm ad altissima velocità iniziale. Con 16 pezzi da 130 e cintura da 250 mm, la velocità calava a 29,5 nodi. Già dal '31 l'autorizzazione era giunta per la prima delle due navi, ancora come si è visto in definizione, mentre la seconda era prevista per il '34. Il 10 giugno di quell'anno, esattamente 6 anni prima della sua entrata in guerra, l'Italia dichiarò la sua volontà di costruire le prime due nuove corazzate da 35.000 t, e i Francesi, che non avevano cantieri abbastanza grandi per simili unità navali, dovettero per il momento decidersi (il 25 giugno) a costruire solo la seconda nave con protezione aumentata, ovvero la Strasbourg. Alla fine, già la Dunquerke, la prima e più leggera della sua classe, dislocava 26.500 t standard e ben 35.500 a pieno carico; una nave dall'aspetto imponente, con una grande e alta torre di controllo, e un singolo fumaiolo poppiero. La sua protezione comprendeva una cintura da 225 mm alta 5,75 m e inclinata di 11,3 gradi, capace di fermare (ma qui non è chiaro cosa si intenda, dato che la cintura principale era dentro lo scafo e inclinata di 21 gradi) contro i colpi da 280 mm oltre i 18.000 m. Dietro la cintura interna c'erano 60 mm di legno duro (teak), e davanti ad essa, dentro lo scafo, un materiale gommoso (crema di ebonite) con funzioni anti-allagamento. Questa cintura corazzata aveva base sul ponte protetto inferiore, da 50 mm, inclinato verso l'esterno; c'era poi un doppio fondo, una paratia longitudinale da 40 mm antisiluri, e due paratie da 210 e 180 mm alle estremità della corazza della cittadella. Queste paratie e la cintura erano chiuse da due ponti corazzati che erano decisamente spessi: quello superiore era anche quello principale, e raggiungeva ben 115 mm sulla sala macchina e 125 sopra i depositi munizioni; quello inferiore era di 40 mm, 50 mm nella parte inclinata. Oltre alla cittadella corazzata il ponte blindato era di circa 100 mm, 150 sopra la sala timone poppiera. La torre di comando arrivava a 270 mm, ma le armi erano anche più protette. La torre principale da 330 mm era sostenuta da una barbetta di 310 mm, la parte anteriore della torre era di 330 mm, lati 250 mm, dietro da 345 mm (torre 1) o 335 mm (Torre 2), separazione dei due gruppi di cannoni da 40 mm; mentre il tetto era di circa 100-130 mm. In tutto c'erano ben 11.040 t di corazza, il 35,9% del peso totale (presumibilmente riferito al dislocamento 'normale', che era valutato di circa 30.000 t; questo significa che le 'Richelieu', con il 39% del peso in corazza, calcolato su 41.000 t normali, arrivavano a ben 16.000 t). La Strasbourg era anche superiore, con cintura di 283 mm, e paratie trasversali di 260 e 210 mm, 360 mm per le torri anteriori, 342 o 352 posteriore, 10 mm extra per il tetto, 340 mm per le barbette. Si trattava dunque di navi estremamente ben protette, eccetto che per la protezione della cintura della capoclasse, ma armi e ponti erano decisamente robusti e tali da reggere bene i 280 mm delle navi tedesche.

Quanto ai motori c'erano 6 caldaie in tre locali, con due locali turbina separati tra di loro (dalle sale 2 e 3 delle caldaie), e ciascun gruppo motori era del tutto indipendente. Aveva 340 psi di pressione per le caldaie tipo Parsons, costruite dalla Indret e dai Chantiers de l'Atlanticque per la capoclasse, solo da questi per la sorella. La potenza era, grazie alla temperatura di 617° F, di 112.500 hp, sufficienti per 29,5 nodi, ma durante le prove si misurarono 135.585 hp per 31 nodi su due ore di corsa a piena potenza della Dunquerke, e 114.000 hp circa per 30,75 knts su 8 ore di moto. Anche la sorella raggiunse risultati simili. Le torri da 330/50 mm Model 1931 dimostrarono presto dei problemi di dispersione del tiro data l'eccessiva vicinanza dei cannoni tra di loro; in ogni caso erano spaziate bene per evitare che colpi singoli le mettessero KO insieme. La dotazione proiettili era di 800 colpi, più 7.865 per i 130 mm e 20.700 per i 37 mm; infine c'era una catapulta. Le torri da 130 mm con i cannoni Model 1935 avevano armi lunghe 45 calibri. Pesavano 80 o 200 t se erano binate (2) o quadrinate (3), queste ultime verso poppa. Se le torri da 330/50 mm erano capaci di superare i 41 km ad appena 35 gradi, i 130 potevano arrivare, a 45°, fino a 20 km, con proiettili da 32 kg e colpi da 53 kg totali. L'alzo arrivava a 75°, ma in generale questi cannoni erano troppo pesanti per l'impiego a.a. essendo armi a doppio ruolo e i sistemi afflitti da problemi meccanici. Per il resto c'erano 4 o 5 (per la capoclasse) in impianti binati semiautomatici da 37 mm, e 22 armi Hotchkiss da 13,2 mm, in affusti quadrinati, oltre a tre aerei dotati di un hangar a due livelli (uno per aereo) con ascensore. Prima c'erano i Loire 130, ma erano previsti gli idrocaccia Loire 210 (che però non si dimostrarono efficaci e non vennero imbarcati). Durante la loro carriera prebellica, le navi ebbero molti miglioramenti: la capoclasse ebbe per esempio più fari (fino a 7 da 120 cm) e sei impianti quadrinati da 13,2 mm, mentre i cannoni da 37 Model 25 vennero sbarcati nel '38, tanto che vennero invece installati altri 2 impianti quadrinati da 13,2 mm. Seguirono anche 4 impianti Model 1937 da 37 mm nel 1938, e poi altri due impianti da 13 e un pezzo da 37 mm aggiuntivo. I cannoni da saluto calibro 47 mm vennero successivamente sbarcati, mentre il telemetro ottico da 12 m della torre telemetrica inferiore venne rimpiazzato con uno da ben 15 metri di base. Entrambe le navi ebbero anche un cappuccio per il fumaiolo, e la Strasbourg ebbe altri 5 impianti aggiuntivi da 13,2 mm nell'autunno del '38. Seguiranno 4 impianti binati Model 1933 da 37 mm, due dei quali sulla sovrastruttura del fumaiolo, più un sesto impianto da 13 mm. Vennero infine installati anche schermi di protezione blindata e un sistema di smagnetizzazione. In seguito la Strasbourg ebbe anche, durante il '42, il primo radar sperimentale francese, e altre modifiche ebbero come l'aggiunta di altri 3 impianti da 13 mm. Nemmeno queste modifiche bastarono a sfidare la minaccia degli aerei tedeschi, se è vero che poi le unità francesi di Tolone vennero sabotate dagli stessi equipaggi. In seguito andarono mestamente demolite dagli italiani dall'anno successivo, sorte che anticipò quella delle due 'Littorio' nel dopoguerra.

  • Dislocamento: 26.500 t standard, 30.000 normali, 35.000 t a pieno carico
  • Dimensioni: lunghezza 215,1 m, larghezza 31,1 m, pescaggio 8,7 m
  • Propulsione: 6 caldaie e 3 turbine da 115.000 per 29 nodi, in pratica fino a 136.000 per 31 nodi; 14.000 km di autonomia a velocità di crociera.
  • Equipaggio: 1.381
  • Protezione: cintura da 225 mm alta 5,75 m e inclinata di 11,3 gradi (Strasbourg 283 mm); ponti da 40-50 e 115-125 mm; torrione comando 270 mm max; torri principali con 330 mm, lati 250 mm, retro 335 o 345 mm e paratie da 40 mm interne; barbette da 310 mm, separazione dei due gruppi di cannoni da 40 mm, tetto 100-130 mm (Strasbourg, torri rispettivamente da 340, 360, 342-352, fino a 140 mm, e barbette 340 mm); paratia longitudinale anteriore da 210 mm e posteriore da 180 mm (Strasbourg: 260 e 210 mm).
  • Armamento: 8 cannoni in torri quadruple da 330/50 mm Model 1931, 16 Model 1935 da 130/45 mm in 3 torri quadruple e due binate; 8-10 da 37 mm e 22 da 13,2 mm (800 colpi da 330, 7.865 da 130 mm e 20.700 da 37 mm), poi aumentati fino a (presumibilmente) 72 canne; 3 idro Loire 130.

In tutto, queste corazzate veloci francesi sarebbero state degnissime avversarie delle Scharnorst e leggermente più veloci delle Bismarck e Littorio. Le uniche navi più rapide erano le 'Richelieu' che però militavano nella stessa bandiera. Mentre queste ultime, di fatto delle 'Super Dunquerke', erano eccellenti per velocità e protezione e di qualcosa manchevoli per l'armamento, le 'Dunquerke' erano al contrario veloci e ben armate, ma di qualcosa meno protette rispetto al desiderabile. La loro cintura era troppo sottile, ma questo era parzialmente risolto con la 'Strasbourg', che raggiungeva valori intermedi tra la sorella e le 'Scharnorst'. Casomai il problema era un altro, la precisione dell'armamento delle navi francesi, piuttosto lacunose in tal senso, e la scarsa potenza di fuoco a.a. Le sistemazioni degli idrovolanti erano decisamente comode, data la disponibilità della zona poppiera. In caso di confronto cone le nemiche tedesche, ci sarebbe stato poco da scegliere quanto a velocità, mentre il tiro teso di entrambi i tipi di cannoni avrebbe reso importante soprattutto la cintura corazzata, e più che abbondanti i ponti corazzati disponibili. Dato che i pezzi da 330 erano di qualcosa più potenti dei 280 mm, al dunque le distanze di perforazione reciproca erano grossomodo comparabili. Nominalmente, nell'insieme, il progetto francese, pur essendo antecedente e dello stesso dislocamento, appariva superiore. La rapidità di tiro e la precisione dei cannoni tedeschi, però, era un fattore di controbilanciamento più che temibile, così come la prematura precoce presenza dei radar. Infine, l'armamento a.a. della nave tedesca (14 efficaci pezzi da 105/68 e vari altri minori da 37 e 20 mm) appariva notevolmente superiore all'omologa francese, come anche quello secondario da 150 mm. Le navi francesi, a loro volta, avevano migliori doti nautiche di quelle tedesche, dalla prua più volte modificata per reggere meglio le tempeste dell'oceano.

In ogni caso tale confronto rimase pura accademia, dato che gli eventi portarono le quattro navi a non incrociare mai le armi. La robustezza delle navi fu comunque messa alla prova, ma dagli 'ex alleati'. A Mers-El Kebir una cannonata da 381 inglese colpì il tetto di una torre della Dunquerke, uccidendo gli uomini della semitorretta coinvolta, ma senza penetrare la corazza e possibilmente far esplodere le munizioni. Mentre la Dunquerke venne messa KO da almeno 3 colpi da 15 pollici, la Strasbourg riuscì a far pressione e a prendere il mare. Fu proprio l'accensione delle caldaie delle navi francesi che contribuì ad aggravare il clima delle trattative tra ex-alleati, ma del resto gli Inglesi si presentarono con una intera flotta e i Francesi, con le loro navi dai cannoni 'tutti a prua' erano letteralmente imbottigliati nella rada, pesantemente sotto la minaccia delle corazzate britanniche. In seguito la Dunquerke venne colpita anche da siluri, alcuni dei quali con gli acciarini mancanti (evidentemente nella RN non tutti si sentivano nella condizione di sparare contro i Francesi) e persino da un'azione di commandos inglesi, che portarono delle cariche di profondità sotto lo scafo della nave con una motolancia, con l'intenzione di causarle altri danni dalla loro esplosione (che però non avvenne). La Strasbourg passò sopra il campo minato steso 'preventivamente' dai Britannici e subì un attacco degli Swordfish, ma ne abbatté due e non riportò conseguenze. Sparò alcuni colpi con i 330 mm, come del resto fece la Dunquerke con almeno 40 proiettili. Le navi francesi erano, come si è detto, 'offensive', se avevano l'iniziativa potevano mostrare la prua pur sparando con tutti gli 8 pezzi da 330 mm, ma del resto se inseguite avevano il problema opposto, se attaccata dunque l'attitudine della Strasbourg sarebbe stata quella di puntare addosso ad eventuali oppositori sparando con tutti i cannoni. Non accadde, ma l'unica corazzata che poteva inseguirla, l'HMS Hood, era incapace di superare i 27 nodi a causa dell'interruzione dei lavori dovuti alla guerra contro l'Italia. Forse il massacro della rada algerina fu indirettamente anche il protagonista della fine della flotta francese, quando a Tolone, nel novembre 1942, i Francesi preferirono autoaffondare le navi piuttosto che subire perdite umane per scappare dalla Luftwaffe e dalle insidie subacquee.

La 'Richelieu' e la diaspora della flotta francese[2][modifica]

Ecco uno sguardo d'insieme sulla flotta francese e sull'evoluzione ultima della flotta d'anteguerra: le corazzate classe 'Richelieu'. Bisogna dire che la flotta francese non è mai stata ben studiata. Non ha mai adottato materiali standardizzati con i Britannici o gli americani, quindi ha fatto poco parlare di sé, e storicamente, nelle guerre combattute, è risultata sostanzialmente irrilevante. Ma tutto questo non giustifica la sostanziale mancanza d'interesse a livello internazionale per una Marina che sebbene isolata progressivamente, ha saputo mantenere una sua logica e indipendenza, sia nel bene che anche nel male, con scelte non necessariamente condivisibili e spesso causate da situazioni contingenti. Come si vedrà, le 'Richelieu' rispiecchiano bene tale travagliata storia e l'elevato spreco di potenzialità dato dall'evolversi nefasto degli eventi, culminato con il 'suicidio della flotta' di Tolone, nel tardo 1942. Del resto le flotte militari sono da sempre dipendenti, non tanto dalla tecnica (nonostante l'apparenza) ma dall'impostazione politica di cui sono espressione.

Dopo la I guerra mondiale la Francia aveva una flotta militare dal dislocamento complessivo tutt'altro che trascurabile, pari a 485.000 t. Ma il drenaggio per le esigenze del conflitto a terra era stato tale che nel 1919 solo 25.000 t erano sugli scali per le nuove costruzioni. Con i Tedeschi rimasti a tiro di cannone dalle periferie di Parigi (almeno per quel che riguarda i 'super cannoni' da 120 km) fino alla fine della guerra, non c'è da stupirsene. Ma del resto furono proprio gli errori della politica e dell'esercito a causare il crollo del 1914. Servivano, e vennero prodotti, piuttosto grandi quantitativi di artiglierie e anche di carri armati, di cui la Francia fu la seconda produttrice dopo la Gran Bretagna. Nell'immediato dopoguerra i piani di crescita per le varie marine mondiali dovettero in gran parte essere accantonati o decurtati drasticamente. C'erano da valutare gli effetti delle innovazioni tecniche sulla progettazione delle navi, specie le offese subacquee e in prospettiva, aeree, che per navi tradizionali erano potenzialmente mortali (soprattutto i siluri e le mine). Peggio ancora, c'era la crisi economica e il goffo tentativo di governare la 'tenuta pacifica' dell'Europa dopo l'armistizio. L'Austria si era quasi dissolta, ma la Germania preoccupava e molto. I trattati internazionali per limitare gli armamenti erano soprattutto volti al settore navale, che per giunta sancì la superiorità degli anglo-americani sui Francesi, e peggio che mai, la parità con l'Italia. Il trattato di Washington del '22 arrivò quando non c'era ancora Mussolini al potere, ma la crisi e i problemi sociali mordevano fortissimo in un'Europa piagata dalla guerra e dalle malattie (influenza 'spagnola' in primis). Ora la Francia era certo molto imbarazzata dal dover risultare pari all'Italia, non tanto per un problema d'orgoglio quanto per la difficoltà di garantire il controllo dei mari e i collegamenti con le colonie sparse nel mondo, mentre al contempo l'Italia aveva possedimenti oltremare meno estesi e poteva quindi dedicarsi con maggiore impegno ad una competizione contro i Francesi. Da allora la rivalità franco-italiana venne fuori con una serie di navi che cercavano, nei limiti del dislocamento (spesso però superati) concesso, di superarsi in capacità operative. Per giunta la Francia doveva anche guardarsi dalla Germania, e non solo sul settore navale: se con gli Italiani si poteva contare sulla barriera alpina, con i Tedeschi il problema era quello di affrontare un nemico potenziale molto più numeroso e agguerrito. Anche occupare la Rhur non sarà sufficiente per frenarne il riarmo, che d'altro canto era stato suscitato anche dalle esose richieste Alleate come risarcimenti post-bellici, inaccettabili per i Tedeschi, che bene o male avevano concluso la guerra stando ancora in territorio francese (e quindi non sentendosi realmente come 'sconfitti'). Si costruì la Linea Maginot, che ingoiò nel terreno cannoni, bunker e un pozzo di denaro in forti che erano considerabili come 'corazzate di terra'. Ora in tutto questo c'era poco spazio per la Marina, già trascurata da governi deboli ed instabilil, quando i programmi navali necessitano di una lunga e costante programmazione. Niente leggi speciali per la marina (come quella che nel '76 'salvò' la Marina italiana), ma solo bilanci annuali in cui far rientrare tutte le spese dato il compito assegnato alla forza armata. E questo richiedeva ben 720.000 t di navi d'ogni sorta per assolvere ai tre principali compiti: contrasto ai Tedeschi, agli Italiani e mantenimento delle comunicazioni oltremare. Così ancora nel 1940 c'erano, in realtà, solo 550.000 t suddivise in 175 navi da guerra e 110.000 per le navi ausiliarie.

Così si attese il 1931 per iniziare ad aggiornare le navi da battaglia della flotta, stimolati dalle Panzerschiffe tedesche (e i Tedeschi a loro volta vennero stimolati, come anche gli Italiani, dalla 'risposta' francese), si impostarono le due 'Dunquerke' da 25.000 t. Per giunta c'erano altri problemi, al solito politici: nel '35 gli Inglesi acconsentirono ai Tedeschi, con accordi bilaterali nel giugno di quell'anno, di arrivare a 420.000 t di naviglio, pari a 2/3 di quello francese. Con Mussolini che scosse il panorama internazionale con la crisi etiopica e che già era 'pari' alla Francia, e la Germania che sarebbe arrivata ai due terzi, i Francesi non avevano più modo di difendersi da soli. Dovettero cercare l'appoggio britannico, che fin'allora era rimasto piuttosto vago, tanto che ci volle l'accordo di Portsmouth dell'agosto del '39 per ottenere un impegno concreto. Dal gennaio 1935 i Francesi avevano già denunciato il Trattato di Washington, oramai visto da quasi tutti come un 'laccio' che legava le mani al riarmo internazionale e ai preparativi per quella che le scelte politiche stavano concretizzando giorno dopo giorno: un'altra guerra mondiale. Naturalmente, per temerla e prepararsi a combatterla, si fece una via più larga al suo avvento, e così i tardi anni '30 videro una frenetica corsa al riarmo, tutti preoccupati di quello che gli altri stavano facendo.

Così se i Francesi si preoccuparono per le Panzerschiffe tedesche (peraltro i Tedeschi non avevano molta scelta, la loro flotta era impotente contro i Francesi) e costruirono le 'Dunquerke', i Tedeschi risposero con le 'Scharnorst'. I Francesi, che avevano impostato nel 1932 e nel 1934 le loro nuove navi da battaglia, sapevano che per allora gli Italiani erano pronti, con la scusa della seconda 'Dunquerke', ad impostare le loro due nuove navi 'Littorio' da 35.000 t nominali, iniziate proprio quell'anno. Così i Francesi impostarono le tre corazzate 'Richelieu', 'Jean Bart', 'Gascoigne', mentre nel piano navale di potenziamento, da completare entro il 1942, c'erano anche le portaerei leggere 'Joffre' e 'Painlevé' (quello dell'aviazione navale è un altro tasto dolente per la Marina francese, avversata dall'Aeronautica in ogni modo fino al 1939 inoltrato), 3 incrociatori 'De Grasse', solo 4 cacciatorpediniere (forse erano i Mogador) ma anche 23 torpediniere e 24 sommergibili.

Naturalmente la gestazione del programma, date le risorse limitate e le difficoltà nell'elaborare la minaccia, era stata difficile; nondimeno si fece in fretta a valutare non meno di sei progetti, mentre la velocità era di 29-32 nodi e l'armamento di 8 o 9 pezzi da 380 mm (il 406 mm venne escluso, come del resto avvenne anche in Italia, perché costava troppo, almeno in termini di difficoltà tecniche).

Alla fine venne fuori una specie di 'Dunquerke scaled-up', e del resto come stupirsene, visto che era un disegno piuttosto valido. A parte, peraltro, l'armamento raggruppato tutto a prua e in torri quadrinate piuttosto complesse ed imprecise. Il progetto venne approvato il 14 agosto 1935 e il 22 ottobre la nave venne impostata a Brest, nell'arsenale, e precisamente nel bacino Salou. La nuova corazzata era più grossa delle altre navi e fu giocoforza, non avendo cantieri abbastanza grandi, completarla senza 37 m di prua e 8 di poppa. Così venne fatta galleggiare il 17 gennaio 1939 allagando il bacino, per poi essere portata a quello di Lanimon, usato per la manutenzione delle grandi navi francesi e quindi indisponibile per la costruzione integrale della grande corazzata.

Quando questa prese forma definitiva, si configurò come una grande nave dalle sovrastrutture imponenti raggruppate attorno al torrione anteriore, e ad un piccolo fumaiolo dall'aspetto sgraziato, rivolto nettamente all'indietro. Questo poteva sembrare un particolare di poco conto, ma in realtà era innovativo in quanto, come sulle navi moderne, integrava la struttura dello stesso con quella delle sovrastrutture, tanto che era difficile capire dove fosse lo scarico per quello che era oltretutto un sistema motore potentissimo.

Ecco le caratteristiche riassuntive:

  • Dislocamento: 37.832 t standard, 40.927 t normale, massimo 44.698 t
  • Dimensioni: lunghezza 247,85 m f.t., larghezza 33,08 m, pescaggio 9,95 m (valore medio)
  • Propulsione: 6 caldaie con 4 gruppi turbine su 4 assi per 150.000 hp teorici; 32 nodi; 4.500 t di carburante (5.865 t massima), autonomia 3.448 nm a 30 nodi, 9.836 a 16 nodi
  • Equipaggio: 1.569
  • Armamento: 8 cannoni da 380/45 mm, 9 da 152 mm, 12 da 100 mm, 16 da 37 mm, 24 da 13,2 mm; 2 catapulte con 5 aerei Loire 130
  • Corazzatura: cintura 330 mm, torrione 340 mm, torri 170-430 mm, ponti 40-170 mm.

Grandi navi, dunque, con una velocità tale da superare ogni possibile oppositore, almeno tra quelli fin'allora realizzati. La lunghezza, circa 10 m maggiore delle 'Littorio' (ma non delle 'Bismarck') deve aver contribuito al risultato, affinando forme di carena tali da raggiungere velocità mai viste con una nave da battaglia. Alle prove svolte il 13 giugno 1940, a 43.800 t, si raggiunsero i 32,63 nodi, e l'apparato motore si dimostrò in grado di sviluppare effettivamente ben 179.000 hp, il più potente tra tutte le navi da battaglia eccetto le 'Iowa'. Gli elettrogeneratori erano a loro volta in grado di sviluppare 9 MW. Lo scafo che permetteva tale livello di velocità ed efficienza (l'autonomia era buona se si considera la quantità di carburante a bordo) pesava il 28% del totale, il motore appena il 7,1%. La protezione faceva per molti versi affidamento ai concetti sviluppati dagli Inglesi e concentrava nel ridotto corazzato la maggior parte delle protezioni, pari a ben il 39,2% del peso totale, Il che significa che le 'Richelieu' erano protette da ben 15.000 t di corazzatura, se si presta fede al dislocamento effettivo (qualcosa di più delle 14.000 t delle 'Littorio' per uno scafo del resto più grosso), oppure ancora di più se si considerano le 44.700 t a pieno carico. Ecco come era configurata la protezione a mezzanave: sotto il ponte di castello, privo di corazze, c'era il ponte di coperta leggermente protetto con 24 mm, poi il ponte principale che arrivava a 150 (se non anche 170) mm, e che costituiva un ostacolo difficilmente perforabile da un qualunque cannone navale: era più spesso di circa il 50% rispetto al ponte principale della Bismarck. Sotto c'era un ulteriore ponte corazzato da 40 mm, che si trovava proprio sopra, tra l'altro, alla sala macchine, per un totale quindi di ben 214 mm di acciaio, ripartiti in 3 ponti. Sui lati c'era un'elaborata protezione subacquea, che comprendeva varie paratie di cui l'esterna protetta con 18 mm, e la più interna da 30. La cintura, come nelle navi americane, non era a murata, ma messa dentro la nave, il che consentiva di inclinarla di circa 15 gradi. Era spessa 330 mm (meno sotto la linea di galleggiamento) e il suo spigolo superiore era sia collegato alla murata, che al ponte principale da 150 mm, formando una vera scatola corazzata. Dietro c'era una corazza da 50 mm inclinata che proteggeva da colpi che eventualmente avessero perforato la sua protezione. Quindi, ricapitolando: niente o quasi sui due ponti superiori, massimo livello protettivo nei due inferiori e sui fianchi, in un arrangiamento moderno e apparentemente efficiente.

L'armamento al confronto pesava poco, appena il 16%, ed era raggruppato nella maniera più efficiente possibile in termini di ingombri. Non necessariamente era anche il miglior arrangiamento come rendimento, dati ceri problemi di messa a punto e concettuali, come l'impossibilità per le armi principali di sparare verso poppa, e di quelle secondarie di sparare verso prua. In compenso, era garantita la resistenza alle ondate, grazie anche alla lunghezza del ponte di prua e ad un enorme tagliamare a V davanti alle torri, e che proteggeva anche parecchie mitragliere antiaeree.

I Model 1935 da 380/45 mm rinunciavano alla gittata ed alta velocità dei 330 mm per un proiettile da 884 kg, e pesavano 92,2 t La carica esplosiva era di 22 kg per l'AP, sparato da 221 kg di polvere SD21. Con un alzo di 35 gradi e una vita utile di 200 colpi, il cannone raggiungeva 41,7 km, ma dipende dalla velocità iniziale calcolata, secondo altre fonti solo 37,8 km: in ogni caso era superiore ai cannoni tedeschi da 38 cm e inferiore a quelli italiani da 381 mm, ma questo poco importava dato che la gittata utile dei cannoni navali è di circa 25 km in condizioni reali, perforando 748 mm verticali a 0 gradi, 393 mm a 22.000 m, 331 a 27 kg (o 138 mm di ponte orizzontale). Quindi una cintura da 350 mm era perforabile in teoria fino a circa 25 km. Anche così era meno di quanto potevano fare i 381 mm italiani, ma era superiore come perforazione dei ponti corazzati, proprio perché con una velocità inferiore e quindi una traiettoria più arcuata. Il peso delle torri era di oltre 2.770 t, record non battuto nemmeno dalle torri della Yamato. I cannoni secondari erano i Model 1930 in torri trinate che sparavano a 26.400 m 5 colpi al minuto da 54 kg AP, o colpi contraerei da 47 kg a distanze di 24 km o quote da 14 km. Erano gli stessi cannoni dei 'La Galissonnèire'. Tornando ad una architettura a tre batterie, il maggiore ruolo contraereo era affidato a sei impianti Model 1930 da 100 mm binati da 10 c.min, 15 km di gittata e 10 colpi al minuto.

Le 2 torri quadruple erano tutte sistemate a prua, le tre trinate erano a poppa, grossomodo alla stessa altezza. Se qualche colpo andava a segno in punti vitali, poteva praticamente disarmare la nave. Ma in ogni caso, si trattava certo di un arrangiamento innovativo e coraggioso, che su navi da 25.000 t era magari obbligato, ma molto meno su corazzate da 35.000 (in realtà oltre 37.000). Le artiglierie da 152 dovevano essere 5, ma due torri vennero tolte da mezzanave durante la progettazione, perché questi cannoni non convincevano abbastanza nel tiro a.a., data la lentezza di azione. Anche se erano capaci di elevarsi e di caricarsi ad angoli mai visti su di un pezzo di tale calibro, prossimi alla verticale. L'armamento secondario, esattamente come avvenne poi con la Yamato, vide quindi una coppia di torri trinate classe sei pollici, originariamente pianificate a mezza nave, sostituite da 6 torri binate di medio calibro (qui da 100 mm, per le navi giapponesi da 127), in tal modo si migliorava la potenza di fuoco antiaerea. Le armi a.a. leggere non erano entusiasmanti: 8 complessi binati da 37 e 6 quadrinati da 13,2 mm. I primi erano solo armi semiautomatiche (come le armi tedesche, del resto) e le seconde, per quanto comparabili alle M2 americane, erano troppo scarse in efficacia rispetto ai pezzi da 20 mm. Ma il 25 mm in collaudo non fece in tempo ad equipaggiare le navi francesi prima della fine. Le catapulte a poppa erano in grado di portare 2 idro pronti, 2 altri e uno smontato erano in hangar. Ovviamente la zona poppiera aveva ampi spazi per gli aerei, visto che non c'era alcuna grossa torre, e soprattutto non c'era la minaccia che le cannonate di grande potenza distruggessero gli aerei ancora sulle rampe.

Il motto della nave Furentibus eminet austris.

Dopo che le prove vennero iniziate il 14 aprile 1940, il servizio ufficiale iniziò il 15 giugno. Attenzione alla data: era già in corso il reimbarco a Dunquerke, con la Francia oramai perduta e i Nazisti che entravano a Parigi, mentre l'Italia aveva dichiarato guerra approfittando della sconfitta del potente vicino.

I Francesi dovettero letteralmente scappare, sia con la Richelieu, che con la Jean Bart. L'altra corazzata venne abbandonata al suo destino, mentre i Tedeschi arrivavano fino al confine spagnolo il 26 giugno. Dal 28 maggio l'ammiraglio Darlan aveva predisposto che le navi si autoaffondassero oppure (quelle più moderne) scappassero dalla Francia e si rifugiassero nelle colonie. Non voleva certo che cadessero in mano tedesca, ma nemmeno in quella degli Inglesi. La Francia sconfitta si affidava alla sua flotta in esilio per contare ancora qualcosa nel prosieguo della guerra più disastrosa della sua storia recente. 230 navi francesi scapparono anche in Gran Bretagna, e si prepararono alla riscossa, mentre la terza 'Richelieu' (battezzata ora 'Clemenceau') venne abbandonata, come anche le portaerei. Tra le navi scappate c'era anche il Jean Bart, varato solo il 6 marzo 1940 e ancora da allestire, tanto che aveva solo 4 dei suoi cannoni a bordo (quindi il programma era in leggero ritardo rispetto alle 'Littorio'). Ma anche il 'Richelieu' non stava messo bene: non aveva parte dei cannoni da 13 e 37 mm, solo 269 degli 832 colpi da 380 mm previsti e per giunta, appena 196 cariche di lancio; nessun colpo da 152, solo 1.770 da 100 mm su 6.190 previsti, più 2.030 colpi da 37 mm (il 22,5%). Non c'erano gli aerei, mancavano 221 dei 1.569 marinai, e solo i cannoni a.a. avevano sparato contro aerei tedeschi, mentre i pezzi da 380 avevano sparato solo 5 colpi l'uno per le prove. E così alle 16 del 18 giugno scappò da Brest per arrivare a Dakar il 23, mentre il Jean Bart era arrivato a Casablanca nonostante solo una parte dei motori funzionasse. Ma a quel punto accadde una cosa che nemmeno Darlan aveva previsto: gli Inglesi si dimostrarono oltremodo sospettosi sui Francesi, perché temevano che con l'armistizio cedessero la flotta all'Asse. Con il senno di poi è una cosa che non sta in piedi nonostante l'esilità del governo Petain, ma le rassicurazioni francesi (poi ottemperate a Tolone nel novembre 1942) non convinsero i britannici, che pretesero il disarmo o la consegna delle navi francesi. Seguì l'Operazione 'Catapult' per la loro conquista, e il massacro di Mers el-Kebir del 3 luglio. L'8 luglio 1940 6 Swordfish attaccarono la Richelieu a Dakar, e nonostante le reti parasiluri e alcuni mercantili inglesi requisiti ed ormeggiati vicino alla nave, misero a segno un siluro. Come se la nave non fosse già alle prese con una messa a punto del tutto carente, l'arma aggravò la situazione con una falla da 9x8 metri a poppa, che fece entrare fino ad oltre 2.400 t d'acqua date le solite vie d'acqua emerse dai passaggio dei cavi elettrici nelle paratie (uno dei punti deboli delle navi contro gli allagamenti), fino a che la nave, alla bassa marea, toccava il fondo e si inclinava, incurante anche dello sbarco di 2.000 t di nafta. Ci volle fino al 28 agosto per togliere l'acqua dai locali con i modesti mezzi disponibili e si dovette rattoppare la nave con una controcarena appositamente fatta con tenuta stagna, che consentisse di riparare dall'interno lo scafo. I marinai rimasti dopo la smobilitazione parziale erano pur sempre 1.200 e lavorarono duramente con questa nave mestamente abbandonata in Africa. Poi arrivò ancora la politica. De Gaulle sapeva bene che per avere una certa legittimità, doveva assicurarsi il controllo di una parte del territorio coloniale francese, e questo doveva essere fatto lottando contro il governo di Vichy, mentre l'aiuto dei Britannici doveva essere accettato, ma senza esagerare se non si voleva diventarne totalmente succubi. Molte colonie francesi dell'africa (quelle dell'Africa Equatoriale Francese) si erano effettivamente schierate con gli Alleati, ma Vichy mandò a Dakar la Forza Y (due incrociatori leggeri moderni e 3 grossi ct), tanto che quando i Britannici e i Francesi Liberi organizzarono l'Operazione Menace' (con 2 corazzate, la portaerei Ark Royal, vari incrociatori e ct) si ritrovarono contro il fuoco degli incrociatori e della corazzata. Era il 23 settembre 1940 e gli emissari francesi Gaullisti vennero respinti a mitragliate; la corazzata sparò con i 100 mm contro un 'aviso' francese e lo costrinse ad andarsene, mentre sparò anche contro gli aerei britannici. Il giorno dopo la corazzata francese fece anche più sul serio, tanto che abbatté alcuni velivoli inglesi durante un bombardamento. Poi sparò con i 380 mm della torre II. ma alla seconda salva un colpo esplose dentro la canna mettendo KO il cannone e altri 2 vicini, anche perché i cannoni delle torri quadrinate erano su due affusti a culla unica (per due cannoni l'uno, quindi). Le cause di questo incidente erano da ricercarsi nei proiettili, che presentavano delle cavità che avrebbero potuto liberare, una volta a segno, del gas velenoso (come l'Yprite). Forse fu per questo, forse per le cariche di lancio adattate dai colpi da 330 mm già disponibili, sta di fatto che in seguito i proiettili ebbero tali buchi chiusi con cemento. I serventi vennero trasferiti nella torre I (c'era personale sufficiente solo per una), nel mentre la N.7 da 152 colpì la Bharam almeno due volte. Il 25 settembre vi furono altri scontri, e la Richelieu venne centrata da un colpo calibro 381. Però ebbe danni ridotti, e alle 9.25, dieci minuti dopo, colpì con un colpo da 380 la Barham, costretta ad allontanarsi a velocità ridotta. Con il danneggiamento ad opera di un sommergibile della HMS Resolution, il piano franco-britannico era fallito (anche perché metà degli aerei erano stati distrutti). La falla venne riparata, nel disinteresse delle commissioni armistiziali dell'Asse (adirate per la mancata consegna delle navi da parte di Darlan) il 14 aprile 1941. La Richelieu, che non ebbe alcuna perdita durante gli scontri armati, aveva degnamente resistito alla prova. Ma quando vi fu lo sbarco in Africa settentrionale finalmente Darlan, che era stato sostituito da Laval nel ruolo di capo del governo dal 17 aprile 1942, ordinò alle forze francesi (lui era in Africa all'epoca) di cessare le ostilità. La flotta di Tolone, intrappolata dall'azione rapida dell'Asse, si autoaffondò (perdendo, tra l'altro, tutti gli incrociatori pesanti e da battaglia), mentre a Dakar c'erano la Richelieu, 3 incrociatori 'La Galissonniere' (gli altri tre vennero affondati a Tolone), 3 smg e due supercaccia, più altre navi minori. La Jean Bart era sempre a Casablanca.


Ma le navi francesi erano oramai ad un livello ridotto d'efficienza, e anche la potente flotta di Dakar, languente da due anni in tale lontano porto, non poteva dare grande aiuto agli Alleati. Così, per rendere efficienti e ammodernate le navi, venne autorizzata la loro trasferta negli USA, dove la Richelieu giunse (partendo il 30 gennaio 1943) assieme all'incrociatore Montcalm e 4 caccia dell'USN, muovendosi alla misera velocità di 14 nodi. Se non altro a NY, quando arrivò l'11 febbraio, venne accolta festosamente, dal 18 la grande nave (ancora dipinta in colore grigio chiaro, da tempo di pace) entrò in arsenale ed ebbe presto 56 cannoni da 40 mm in impianti quadrupli e 40 Oerlikon singoli al posto dei cannoni antiaerei originali. due radar di scoperta, ma nessuno di tiro (erano considerati segreti). L'equipaggiamento venne migliorato anche in altri aspetti, i cannoni da 380 ebbero munizioni apposite made in America (era un calibro mai esistito negli USA), e con un costo molto elevato, la nave venne approntata entro il 26 agosto. L'equipaggio salì a 1.930 persone, ma vi furono almeno un centinaio di disertori. I cannoni da 380 della Jean Bart vennero montati sulla Richelieu, a parte il quarto pezzo che finì in un poligono americano. Il 14 ottobre 1943 la nave fece rotta per l'Africa, a ben 24 nodi di velocità, ma la flotta italiana era già fuori gioco e allora venne diretta in Gran Bretagna per proteggere i convogli sotto minaccia delle corazzate tedesche, cooperando assieme alle 3 navi da battaglia britanniche della Home Fleet; ebbe quindi dei radar di tiro, ma uscì in azione solo una volta. Era capace di tenere testa alla Tirpiz, ma questa venne danneggiata gravemente e la Scharnorst affondata. Allora venne mandata, in questa specie di gioco dell'Oca planetario, in Estremo Oriente contro la Marina Giapponese, partendo il 14 marzo 1944 per Ceylon, dove giunse il 10 aprile. Ebbe impiego con la flotta orientale, che era composta da 3 vecchie navi da battaglia e 3 portaerei moderne, più navi minori, e dovette prendere ordini dall'ammiraglio Somerville, quello di Mers El-Kebir, il quale tuttavia fece del suo meglio per dissipare i rancori francesi. Seguì una intensa e apprezzata attività di bombardamenti costieri nella zona dell'Oceano Indiano, fino a che tornò in patria il 1 ottobre 1944, ben 52 mesi dopo la partenza. Ripartì appena una settimana dopo per Casablanca dove ebbe altri lavori di raddobbo e nuovi radar, più apparati ECM. Dal 20 marzo 1945 tornò a Trincomalee con la Esat Indies Fleet britannica, al comando dell'amm. Frazer sulla HMS Queen Elisabeth. Altre missioni di bombardamento, poi a Durban per ottenere altre armi da 40 mm al posto di quelle da 20, troppo deboli per fermare i Kamikaze. Ma uscì dai lavori solo il 10 agosto, e a quel punto la guerra era finita (ufficialmente terminò il 2 settembre). Ma non dappertutto e allo stesso tempo. Si diresse alla volta di Singapore per la cerimonia di resa della guarnigione giapponese, che ebbe luogo il 12 settembre. Durante il viaggio urtò una mina nello Stretto di Malacca. La sua resistenza alle offese venne dimostrata appieno, dato che riportò solo dei danni alle casse stagne che trasportavano vino (stupendo i Britannici che ricevettero il rapporto dei danni). Da ricordare che venne ventilata a lungo anche l'ipotesi di far partecipare le due 'Littorio' (e anche uno stormo di Z.1007) alla guerra del Pacifico, scartata per opportunità politica (e per le deficienze delle navi in questione, come nell'autonomia e nella dotazione di proiettili).

Per la Richelieu e la Jean Bart la guerra era finita, ma continuarono a testimoniare la decadenza dell'impero coloniale francese. Nel '46 si ritentò di conquistare l'Indocina con i reparti presenti in India (pronti per invadere il Giappone), e la Richelieu contribuì al trasporto veloce delle truppe. Già il 29 dicembre però tornò indietro con 400 feriti durante gli scontri con i Viet-Minh e arrivò a Tolone l'11 febbraio 1946. Nel frattempo il Jean Bart rimase in naftalina, entrando a far parte della flotta solo il 1 maggio 1950, per rimanervi solo fino al 1 agosto 1957. Seguiranno altre missioni di trasporto truppe ed equipaggi, e il comando di ammiraglia della 'Forza d'intervento' con le migliori navi francesi disponibili all'epoca, ruolo svolto dal 20 maggio 1946 al 20 ottobre 1948. Poi, anzi dal 16 ottobre, entrò in riserva, e malgrado i tentativi di mantenerla in servizio, i costi della guerra in Indocina si stavano facendo pesanti. Così alla lontana guerra in Estremo Oriente spettò il compito d'affondare la nave che era sopravvissuta alle tribolazioni e ai pericoli di tutta la guerra. Nondimeno, i lavori d'ammodernamento ebbero almeno parziale attuazione, tra cui l'introduzione di un sistema di ritardo di alcuni millisecondi per lo sparo, che ridusse i disturbi tra i cannoni e la dispersione a circa 300 m a 20 km (quando all'epoca avevano già sparato circa 250-300 colpi e quindi prossimi alla loro durata massima). Vennero sostituiti i tubi-anima dei pezzi da 152 e 381 mm, ma la nave non sarà più un'ammiraglia: dal 1 maggio 1952 venne assegnata alla scuola Cannonieri di Tolone. Il 18 ottobre 1955, dopo periodiche missioni fino in Africa settentrionale, cedette il comando delle scuole di Marina, di cui era la sede al Jean Bart. Lasciò Tolone accompagnata dalla gemella il 30 gennaio 1956: fino ad allora mai avevano navigato assieme. Passata a Mer el-Kebir per omaggiare i 1.300 caduti della battaglia del '40, tornò a Brest come nave-caserma per gli ufficiali della riserva, e infine disarmata il 30 settembre 1967, venne battezzato Q432 e comprato nell'agosto del '68 da una ditta italiana, venne poi demolito a La Spezia. Così dall'8 settembre 1968 iniziò la demolizione. Per molti mesi la grande nave francese fu visibile sulla costa ligure, con il suo colore grigio chiaro. Sembrava un immenso fantasma, e come tale sparì, poco a poco, demolito da prua e poi dai ponti superiori in poi. Era la fine di un'epoca per la Francia (il tramonto del suo Impero coincise con la sua sofferta esistenza) e per la tecnica navale europea, che forse aveva in questa l'ultima corazzata ancora esistente. Un cannone venne comprato dalla Marina Militare italiana, che vi eseguì certi esperimenti di balistica, mentre un altro, rimosso già in Francia, è ancora presente all'ingresso dell'Arsenale di Brest come monumento commemorativo.

Quanto alla Jean Bart, la situazione alla caduta della Francia era anche peggiore: se la Richelieu era ancora completa al 95%, la sorella era completa al più per il 75%, senza metà dei cannoni principali e quelli da 152 mm. Riuscì a scappare usando i motori che funzionarono, pur essendo accesi per la prima volta. A Casablanca ebbe casa fino a quando non comparvero le navi americane durante l'operazione di assalto 'Torch', e quindi fu anche, almeno nominalmente, testimone dell'epico film del '41 con Umphrey Bogart, testimone di quel periodo di neutralità. Nel frattempo il compito di ammiraglia della flotta francese venne preso dalla Strasbourg, solo molto tempo dopo raggiunta dalla Dunquerke. La Jean Bart tra il 9 novembre 1942 combatté contro una corazzata americana armata con i pezzi da 406 mm, ma immobile e con metà dei cannoni, incassò diversi colpi di grosso calibro. Sul momento sembrò che fosse fuori combattimento, ma reagì di lì a poco furiosamente contro un'altra nave americana, il che le causò altri danni da parte di due bombe da 500 kg. Cedette, come si è detto, i cannoni alla sorella e al dunque rimase letteralmente disarmata. Si pensò addirittura di farne una portaerei, ma non se ne fece nulla e la situazione venne sbloccata solo nel dopoguerra, quando tornò in Francia. Nel '49 era stata finalmente completata, tanto che poi parteciperà anche alla crisi di Suez. I cannoni antiaerei da 57 mm Bofors le diedero uno dei migliori armamenti antiaerei tra quelli destinati alle corazzate, ma non ebbe mai necessità di impiegarlo.

Note[modifica]

  1. http://www.warship.get.net.pl/Francja/Battleships/1937_Dunkerque_class/_Dunkerque_class.html
  2. Vascotto R. La corazzata Richelieu, Storia Militare Dic 2008