Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale/Germania-8

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War Ensign of Germany (1938–1945).svg

Per quanto la Marina tedesca non sia stata mai una 'grande marina' in termini convenzionali, eccetto che nella I GM quando contese alla Royal Navy il dominio dei mari (ma entro certi limiti), la sua azione nelle guerre mondiali è stata molto dura e difficile da contrastare, soprattutto per l'uso di navi corsare, unità sottili d'attacco e sommergibili, i celebri U-Boote, che non erano necessariamente superiori a quelli degli altri belligeranti, ma che vennero usati con audacia e metodo, oltre ad essere costruiti in quantità, visto che i sommergibili erano certo il miglior sistema in termini di costo-efficacia. Si pensi che un tipico U-Boot necessitava di un valore tra l'1 e il 2% del costo, in materiali e dell'equipaggio, di una corazzata 'Bismarck': navi queste ultime, che ebbero ben poca fortuna, braccate nelle loro missioni e nei porti stessi dalla RAF e dalla RN. Erano bersagli grandi, appariscenti e di valore, mentre i sommergibili erano facilmente occultabili anche in porto, con i super-bunker che i Tedeschi costruirono (a prova di bomba) in nazioni come la Germania e la Francia: uno di questi è ancora usato dalla Marina francese per i suoi sottomarini (Lorient).

L'evoluzione della flotta[modifica]

Al dunque, il programma per le corazzate ebbe fine, gli incrociatori vennero trascurati e poca fortuna ebbero anche i grandi cacciatorpediniere. Invece le S-Boote, le T-Boote e gli U-Boote vennero costruiti in quantità impressionanti: i soli U-Boote raggiunsero quasi 1.000 unità, grossomodo il costo di una squadra di corazzate, ma con risultati ben diversi (accadde così anche durante la Grande guerra, le corazzate per lo più inattive nelle loro basi, mentre i sommergibili nel '17 quasi vinsero la guerra marittima). Però non mancarono i progetti di navi di grande potenza, fino ad arrivare alla massima evoluzione del concetto delle navi da battaglia: una super-corazzata da circa 150.000 tonnellate, lunga 335 m e armata con pezzi da 500 mm. Ma questa immensa nave rimase solo un progetto, sacrificata a favore di programmi ben più pressanti che resero impossibile completare anche navi del tutto ragionevoli come le corazzate 'H' con cannoni da 406 mm.

I Tedeschi ebbero armi di prim'ordine per le loro navi e sommergibili, con cannoni di ottime qualità balistiche, così come i telemetri. Meno noto è che già durante gli anni '30 installarono su di una loro corazzata -la Graf Spee- un primo radar, mezzo che in Gran Bretagna era ben lungi dalla navalizzazione (essendo inteso soprattutto come sistema di scoperta aerea per il territorio metropolitano). I siluri mieterono innumerevoli vittime, ma nondimeno inizialmente i loro acciarini funzionavano male: persino l'asso Gunther Prien sbottò (dopo avere mancato vari bersagli) 'Non potete pretendere che mi batta con fucili di legno!'. In retrospettiva è difficile pensare a tali problemi se si considerano i successi, tra cui diverse migliaia di navi mercantili, ottenuti dagli U-Boote; ma nel '39-40 le cose non andarono sempre bene, come dimostrano i 4 attacchi falliti alla HMS Warspite diretta verso la Norvegia. Pericolose erano anche le mine magnetiche, come quella che danneggiò gravemente la HMS Nelson: tale forma di guerra, estremamente conveniente nel rapporto costo-efficacia, venne estensivamente praticata con aerei, navi e sommergibili. I tipi magnetici da fondo nelle acque basse del Mar del Nord erano estremamente pericolosi, difficili com'erano da localizzare e dragare e teoricamente presenti dappertutto (c'erano anche le mine magnetiche e ormeggiate, ma esse erano più facili da dragare). I siluri tedeschi hanno avuto molti sviluppi: con propulsione elettrica, autoguidati, filoguidati e con carburante ad alta energia, tutti filoni evolutivi che nel dopoguerra produrranno una vera rivoluzione nel campo delle armi subacquee. Fino ad allora i siluri erano armi a corsa rettilinea o a zig-zag, ma del tutto 'stupidi' eccetto che per la programmazione basica (sono queste, infatti, le prime armi 'da crociera') in quota, direzione, velocità.

Gli Alleati fecero a loro volta sforzi enormi per contrastare gli U-Boote, che richiesero molti soldi e uomini. I soli caccia di scorta americani costruiti furono circa 500, per il resto comparvero razzi e lanciabombe antisom da parte inglese, il sonar venne perfezionato, gli aerei ben presto ebbero radar di bordo centimetrico, MAD, e i primi rudimentali (ma efficaci) siluri ASW autoguidati. Per capire lo sforzo, il solo Coastal Command inglese ebbe in servizio oltre 1.000 B-24 Liberator, una flotta paragonabile a tutti gli He-177 Greif tedeschi. Al dunque la Germania finì per perdere la guerra, ma non prima che i suoi sommergibilisti infliggessero danni enormi al traffico, danni tuttavia assorbiti dall'industria cantieristica Alleata. I Tedeschi si ritrovarono 30.000 caduti solo negli U-Boote mandati in fondo al mare. La Marina inglese ebbe a sua volta circa 50.000 vittime e danni per miliardi di sterline. La Marina non poteva vincere la guerra da sola, né fu d'aiuto la pervicacia con cui Goering osteggiò la nascita dell'aviazione navale ('Tutto ciò che vola è mio!' soleva dire). La vera differenza la fece la diffusione di radar, sonar e aerei da pattugliamento: i sommergibili dell'epoca in genere navigavano in superficie, sott'acqua erano lenti e con poca autonomia. Per non soccombere incrementarono l'armamento contraerei leggero (i pattugliatori marittimi erano in genere molto grossi e lenti), gli Alleati aumentarono le armi d'attacco con mitragliere e razzi. I Tedeschi escogitarono lo snorkel, la fine di una serie di esperimenti per la navigazione sott'acqua con l'uso dei motori diesel anziché le batterie. Poi arrivarono ai sommergibili Type XXI e XXIII, i prototipi delle moderne unità navali subacquee, e come tali ampiamente presi d'esempio nel dopoguerra da tutte le principali marine. Erano efficienti per le prestazioni subacquee, ma arrivarono troppo tardi per cambiare l'esito della guerra. Nel mentre, dal dicembre del '42, Hitler, a seguito di un'azione fallimentare delle navi maggiori, aveva insistito nell'ordinarne il disarmo, la qual cosa causò le dimissioni di Reader e la sua sostituzione con Doenitz. Non accadde tutto e subito, come si vide di lì a un anno, quando la Scharnhorst venne affondata il giorno di Santo Stefano del 1943, ma la decisione era presa: la Germania avrebbe continuato a resistere sui mari con i sommergibili e le torpediniere. Le navi corsare erano un'altra risorsa, ma dopo parecchi successi vennero neutralizzate entro il 1943. La geografia della Germania, come del resto quella del nemico successivo degli Anglo-americani (l'URSS) non consentiva nessuna superiorità strategica: quand'anche fosse stato possibile realizzare una grande flotta d'alto mare (non mancava l'acciaio ma i grandi cantieri sì), la mancanza di basi avanzate e la posizione strategicamente dominante della Gran Bretagna avrebbe comunque messo i Tedeschi con le spalle al muro. Non prima però, che i soli U-Boote, di cui circa 800 persi, affondassero 14 milioni di tonnellate di naviglio, un costo enorme per gli Alleati anche senza considerare le misure di protezione adottate per limitare i danni.


Siluri convenzionali, 'speciali' e mezzi d'assalto[1][modifica]

I siluri tedeschi erano questi: il G7a T1, servizio dal 1938 ma disegnato nel 1930, aveva dimensioni di 7,186 m, calibro 533 mm, peso 1.528 kg, carica 320 kg di Hexanite. Viaggiava a 40 nodi per 8 km, a 44 nodi per 6. I primi tipi erano leggermente inferiori e con 280 kg di testata. Era noto anche come 'ATO'.

Il G7e, il T2 e T3 erano in servizio dal '39, da 1.603 kg, carica di 200 kg di Hexanite e velocità di 30 nodi per 5 km. Era poco, ma si trattava di un siluro elettrico, silenzioso e senza scia. Molti i tipi studiati, ma bisognava tenere ben cariche le batterie e mantenerle a 30 gradi se si volevano le prestazioni calcolate.

Il G7e, T4, T5, 10 e 11 erano armi da 1.937 o 1.620 kg, velocità di 20 nodi per 7,5 km, e soprattutto ebbero versioni con una capacità particolare: l'autoguida acustica. In servizio dal '43 tale sistema era inizialmente piuttosto rudimentale e vulnerabile ai generatori di rumore rimorchiati dalle navi come il Foxer, ma nondimeno erano risorse potenti, specie per attaccare bersagli lenti come i mercantili. La prima versione autoguidata era il T4 Falke. Gli esperimenti iniziarono nel '36.

Poi c'erano i siluri da 450 mm aviolanciati: il primo era F5 del '35, ma entrato in servizio dal '39, 737 kg per 4,8 m, 200 kg di Hexanite, 2.000 m a 33 nodi.

L'5B era in servizio dal '41 e raggiungeva 2 km a 40 nodi, testata fino a 250 kg. Prima di questo venne usato lo F5W, il tipo italiano dello stabilimento Fiume.


Detto dei siluri e dei sommergibili, ecco un altro aspetto 'intermedio', i mezzi speciali d'attacco, sia subacqueo che di superficie. La panoplia fu particolarmente ricca, anche se i Tedeschi vi arrivarono piuttosto in ritardo e non beneficiarono se non marginalmente delle esperienze italiane e giapponesi. In tutto vennero costruiti ben 972 minisommergibili dei tipi Seehund, Biber, Molch e (in 3 soli prototipi) lo Hecht, versione del precedente.

Il Molch

Sostanzialmente, si trattava di piccoli sottomarini, ed erano concepiti per far operare gli uomini stando isolati dall'acqua, cosa ovviamente utile per tante ragioni, specie se in climi freddi dove i subacquei possono sopravvivere per tempi limitati e solo con grosse e pesanti tute speciali: allora, se si devono usare degli scafandri, perché non usare direttamente uno scafo vero, si saranno chiesti i progettisti? Le dimensioni di questi mezzi erano limitate a 9-12 metri, la stazza, se così si può dire, di 6.500-12.000 kg. Nessun altro fabbricò tanti minisommergibili, si pensi solo che l'Italia ne ebbe 26 tra CA e CB, e qualche più grande CM. I successi dei minisommergibili tedeschi non furono molti, anche se è interessante notare come alcuni di essi, chiamati Seeteufel o 'Diavolo di mare', ebbero cingoli per spostarsi sul fondo (la cosa è stata ripresa anche dai Sovietici, come testimoniano tracce di cingoli nei fondali prospicienti la Svezia).

Non è chiaro se il totale di cui sopra fosse comprensivo dei veri e propri 'siluri d'assalto', ma ne riparliamo dopo. Intanto, da ricordare che il Neger e il Marder erano minisommergibili d'assalto con un siluro, mentre il Biber (castoro) ne portava due, ai lati dello scafo. Pesante solo circa 6 t, esso era caratterizzato da un periscopio fisso e una torretta vetrata, con gli alloggiamenti per i siluri sui suoi lati. I siluri stessi potevano essere sostituiti da mine. L'autonomia in superficie era di 240 km a 6 nodi.

Costruiti in gran numero, vennero usati ad Anzio, Normandia e anche nell'estuario della Schelda, per scontrarsi però con una reazione alleata molto forte e attenta alla minaccia posta da questi limitati ma insidiosi vascelli, che andarono persi in gran numero senza causare minimamente i danni dei loro fratelli maggiori d'alto mare. I Type XXVIIA (Hecht) e XXVIIB (Seehund) erano più grandi (10,5 e 12 m), con autonomia di 550 km. Non ottennero che l'affondamento di uno, forse due mercantili, ma stante la loro autonomia, un coraggioso equipaggio poteva raggiungere la Gran Bretagna e tornare indietro, fino a che la Manica non passò, anche nel lato francese, sotto controllo degli Alleati.

Quanto ai siluri pilotati veri e propri, la Germania li cominciò ad usare solo dopo il '43 su ordine di Doenitz, e il primo risultato fu il 'Neger', negro, forse chiamati così per il nome (Mohr) del loro ideatore. Il piccolo sistema d'assalto era in pratica la concezione tedesca del siluro SLC (ma pare che non mancarono nemmeno SLC veri e propri, ma non in questo caso), col vantaggio della velocità e dell'isolamento dell'operatore (uno solo, oltretutto) dall'acqua di mare, e con ciò la non necessità di subacquei esperti. Inoltre c'era la possibilità di eseguire un attacco a distanza di sicurezza (teoricamente) grazie ad un vero e proprio siluro. Questo era portato sotto un corpo che si può definire sia siluro con equipaggio che mini-sommergibile, lungo 7,65 m, pesante 2,7 t, diametro di 53 cm.

Era basato sul motore elettrico di un siluro Ge7 da 12 hp, autonomia ottimizzata di 45-55 km a scapito della velocità (4,2 nodi); sott'acqua faceva solo 3 miglia a 3,2 nodi, con punte però di 20, sia pure a scapito della controllabilità. Il pilota, nella piccola postazione di prua, riceveva l'aria con un sistema Draeger, vedeva attraverso una cupola di plexiglass, aveva bussola da polso e un mirino esterno, sito sul muso. Era costretto a viaggiare per lo più emerso e forse questo era il suo vero limite nell'avvicinarsi a porti difesi. Ma con la luna piena era possibile programmare gli attacchi con qualche possibilità di successo, data la minuscola sagoma del mezzo, praticamente invisibile ad occhio nudo. Bisognava stare attenti a che non restasse incastrata la calotta di plexiglass, perché si rischiava altrimenti di restarvi soffocati, come accadde in alcune occasioni.

Prodotto in 200 esemplari, venne presto seguito da 300 Marder (Martora) del '44, con dislocamento di 3 t e 8,3 m, ma stesso diametro.

Il Molch ('Salamandra'), cui abbiamo già accennato, era diverso. Era un vero minisommergibile con tanto di periscopio, prodotto dai cantieri Flander di Lubecca e dai Weser di Brema, in un totale di 393 esemplari. Lungo 10,8 m, peso 11 t, 1,82 m di diametro, motore di siluro elettrico da 13,9 hp e autonomia di 90 km/4 nodi oppure immerso, 110/5 nodi. Aveva due siluri e un vero e proprio scafo centrale con delle superfici di controllo orizzontali di grosse dimensioni. Nell'insieme era parecchio superiore ai Neger, i quali vennero comunque usati in attacchi anche di massa, come quello del 21 aprile 1944 ad Anzio, del gruppo speciale K 175; ma trovarono solo poche navi nella rada, di cui due vennero silurate. I superstiti dei 23 Neger partiti in quella notte di luna furono 19, che rientrarono alla loro base di lancio entro la mattina successiva. Questo era un altro vantaggio rispetto agli SLC: la possibilità di tornare era piuttosto elevata. In Normandia ne vennero usati altri, con significativi successi quali l'affondamento del vecchio incrociatore 'Dragon'. Ma certo, non bastarono per fermare le 5.000 navi della flotta d'invasione.



Un ulteriore minisommergibile d'attacco sarebbe stato il cosiddetto 'Pescespada', con turbina Walter da 500 hp, poi aumentata a 800, mentre il carburante era idrato di idrazina e biossido d'idrogeno e metanolo. Capace di viaggiare ad oltre 30 nodi, non aveva tuttavia un'autonomia superiore alle 100 miglia e quindi aveva bisogno possibilmente di un sommergibile con contenitori di lancio per l'attacco finale. Era armabile, o almeno si pensò che potesse essere armabile, con due siluri o una mina a rimorchio da 500 kg. l'equipaggio era di 2 uomini e i comandi erano aeronautici. La bussola era in un bulbo in coda, sopra le eliche controrotanti; la dotazione di carburante era di 10 t; non era previsto un periscopio per via della velocità molto alta, ma era possibile un sonar e un sistema di navigazione aerea con pilota automatico, anche se senza sensori al più si sarebbe potuta attaccare una rada affollata di navi. Il prototipo era quasi pronto per le prove, poi venne affondato in un lago e di seguito recuperato e portato a Kiel; una versione da 35 nodi era in programma. I Tedeschi, insomma, provarono fino in fondo a fare del loro meglio per vincere una guerra già perduta da tempo, con un altro progetto estremamente avanzato [2]



Ma si interessarono anche di mezzi d'assalto di superficie. I 'Linse' erano stati modellati su precedenti esperienze, inclusi gli MTM italiani, ma prima va detto che, stante l'immobilismo della Marina, i primi reparti vennero costituiti dall'Esercito come quelli dei Küstenjäger, nell'ambito della divisione di forze speciali Brandenburg.

Presto però la questione divenne tanto tecnica che passò alla Marina, la quale fece costruire oltre 1.500 Linse, ciascuno con una particolarità; la possibilità di essere radioguidato verso l'obiettivo nel tratto finale, il che avrebbe aiutato l'operatore a salvarsi e ad essere recuperato. Il gruppo operativo minimo era infatti di 3 unità: due Linse e una nave comando. In seguito i Tedeschi ebbero i meno avanzati MTM, MTSM e MTSMA italiani fatti costruire alla SIAI e alla CAB in un totale di 123, su 170 ordinati. Usati da unità MEK (Unità commando della Marina) nel Tirreno e Adriatico, tentarono l'attacco a Livorno, ma vennero respinti con un fuoco molto preciso da parte delle difese costiere Alleate, basate su cannoni per lo più italiani, ma con sistemi di controllo radar che furono la vera sorpresa per gli attaccanti (come del resto lo furono per i barchini che attaccarono Malta nel '41).

Il successo maggiore fu il grave danneggiamento dell'incrociatore leggero HMS Delhi, nave di vecchio tipo, ma aggiornata con 5 pezzi singoli da 127 mm americani, più 8 Bofors e 10 Oerlikon, quindi un obiettivo valido. Si trattava di una variante 'americanizzata' dell'idea, invero molto interessante, della Royal Navy: trasformare vecchi incrociatori della I GM, oramai del tutto obsoleti, in navi antiaeree (in genere con cannoni britannici da 102 mm al posto dei vecchi 152 mm). Particolarmente celebre e temibile l'HMS Cairo, veterano di molte battaglie nel Mediterraneo, e ricordato con rispetto anche dagli aerosiluranti (dall'enciclopedia Mach 1, si racconta che una volta, su 3 S.79 che assalirono questa nave, che dava loro sempre la prua per offrire il minimo bersaglio e sparava in continuazione, solo uno tornò indietro).

Il 12 febbraio 1945 4 Linse, muovendosi con i loro mezzi (ma spesso erano messi a mare da motosiluranti) si avvicinarono a Spalato, uno esplose contro la diga foranea dopo che il pilota l'aveva abbandonato buttandosi in acqua con il battellino gonfiabile (in quest'azione il pur ingegnoso sistema di guida radio non venne usato), un altro venne distrutto dal tiro delle navi. Le fotoelettriche sciabolando i loro fasci nella notte illuminarono anche l'incrociatore, il quale sparò anche alle fotoelettiche per far loco capire di non guardare verso di lui: ma il nemico era entrato in rada, e l'ultimo barchino esplose dopo essersi schiantato contro un mezzo da sbarco vicino all'incrociatore (che era il vero obiettivo). La carica esplose con la forza dei suoi 300 kg di esplosivo 2,5-7 secondi dopo l'affondamento, e danneggiò gravemente le due unità; l'ultimo barchino venne colpito ed esplose mentre cercava di allontanarsi, avendo fallito l'entrata in porto. Il vecchio Delhi, che aveva partecipato ampiamente alla guerra dopo gli aggiornamenti del 1941-42 negli USA, riportò gravi danni, specie al timone, e non tornerà più in servizio, finendo demolito nel '47 dopo una carriera trentennale. Seguirono altre azioni minori, ma il successo contro quest'incrociatore, l'unico presente in zona assieme all'altra vecchia unità similare, (l'HMS Colombo), fu il successo maggiore dei Linse.


Siluranti, torpediniere e cacciatorpediniere [3][modifica]

Unità siluranti e cannoniere[modifica]

Una tipica S-Boot; notare i tubi di lancio ai lati, vicino alla sagoma della pantera

La Germania ha indubbiamente un nome nel campo delle unità d'attacco veloci, e questo è vero fin dagli anni '30.

Dapprima i Tedeschi non erano particolarmente interessati alle piccole unità siluranti, ma dagli inizi degli anni '30 la Lürssen mise mano a un progetto di nave veloce metallica, rivestita in legno, con carena tonda anziché a spigolo come quella delle navi inglesi. Il risultato fu quello di un'unità dalle ottime qualità nautiche. In proporzione tale capacità era migliore di quella mostrata dai grandi cacciatorpediniere tedeschi. Di sicuro superava di molto le unità britanniche (e italiane) con carena a spigolo, più veloci in acque calme, ma ideali al più per teatri operativi litoranei come l'Adriatico, con acque mediamente calme. In acque agitate di fatto questi grossi motoscafi erano più lenti del progetto che venne poi noto come S-Boote (Schnellboote).

Le origini delle siluranti tedesche furono nella I G.M., come UZ, che significava 'motoscafi antisommergibile', poi L-Boote, 'battelli con motore d'aeronave', motore da dirigibile da 240 hp, siluro o un pezzo da 37 mm. Ma nel loro servizio nel Baltico non ebbero molto successo. Chiaramente, le difficoltà non erano poche: per le navi d'attacco veloce non si poteva usare un motore a vapore, troppo pesante e lento da azionare, ma si doveva inventare un affidabile motore a scoppio leggero e potente per impiego marino. Inoltre la costruzione doveva essere leggera per risparmiare peso e aumentare la velocità.

Dal 1923 vennero riprese e passarono inosservate ai controlli Alleati. Nel '26 nacque la K-Boot sperimentale, da 18 metri, due motori a benzina da 450 hp l'uno, due siluri da 457 mm puntati all'indietro. Poi apparve la prima motosilurante tedesca moderna, in legno di mogano, 3 motori da 450 hp, 20 metri. Queste navi vennero sperimentate ampiamente, ma alla fine venne piuttosto l'interesse per uno yacht, l'Oheka II, da 22,5 m e 22,5 t, con tre motori da 550 hp a benzina. Essa era una nave civile, della Lürssen, in lega leggera di legno e ottime doti di tenuta al mare. Fu da questa che derivò l'ordine per la S1, fatto nel 1929 e chiamato UZ(S) 16, poi Schnellboot 1, o S1, entrata in servizio sperimentalmente il 7 agosto 1930. Se la domanda era: 'come si può costruire un battello d'attacco di superficie dalle caratteristiche ottimali?' la risposta fu certo quella giusta, seguita da altri battelli con motori a benzina in attesa dei diesel, in corso di perfezionamento dalla Daimler-Benz e MAN. L'S 2 ebbe altri 3 gemelli, da 27,9 m, 44,5 t, tre motori DB BFz da 1.100 hp turbocompressi e un motore ausiliario Maybach da 100 hp per le manovre silenziose (poi però sbarcato perché ritenuto inutile).

L'S7 ebbe configurazione quasi definitiva con lunghezza di 32,4 m, 68 t e 35 nodi, poi aumentati (dall' S 14 del '36, 88 t e 34,6 m) con motori da 11 anziché 7 cilindri. Quest'ultimo risultato fu considerato ottimale per tutte le altre navi, senza bisogno di riprogettare tutto come fu costretta a fare la RN ogni volta che cercò di incrementare le capacità delle sue unità veloci. Data la lunghezza, circa doppia rispetto ai 18 m dei MAS italiani, fu facile sistemare lanciasiluri da 533 mm, per giunta davanti alla plancia, il che permetteva un lancio ottimale, e poi c'era spazio per altri due siluri posti dietro come ricarica. Dato che i tubi erano esposti, sgraziatamente davanti alla plancia, non fu difficile alzare il castello di 1 m e così dalla S 26 la forma divenne quella di un basso e solido battello d'attacco con i lanciasiluri integrati dentro la murata anteriore, e una bassa sovrastruttura. Una postazione da 20 era sistemata tra i lanciasiluri, una da 20 o 37 posteriore, il tutto con ottime doti nautiche e ridotta esposizione agli spruzzi per armi e personale.

Dopo l'S 1, la S 2, la S 7, arrivò nel 1938 la S 18 del 1938 con altre otto navi con 3 DB 501 per 2.050 hp diesel e 39,5 nodi; poi nel 1939-40 vennero le 4 del tipo S 26, da 35 metri e 84 tonnellate. Basandosi su di un progetto per la Cina vennero sviluppate anche unità accorciate, le otto S 30, prese in carico dalla Kriegsmarine: 3 motori MB 502 da 2000 hp, 36 nodi e 32,8 metri. L'S 38 iniziava poi altre 91 navi analoghe, oltre ad altre 8 S 30 'modificate', le S 54/61. Le S 38b leggermente modificate erano dalla S 69 in poi, con motori DB MB 511 a 12 cilindri, 2.200 hp, 39,5 nodi e 84-104 tonnellate. I siluri erano i G 7a, T 3d e i T 5a, cannone MG C/38 da 20 mm a prua, 2 MG 34 da 7,92 mm (lo Zwillingsockel 36), e un cannone da 20, 37 o 40 mm (il Bofors Flak 28). Del tipo S 100 vennero fuori altre 81 unità, mentre le piccole del tipo S 151 erano siluranti olandesi accorpate dalla Kriegsmarine.

Le modifiche durante queste serie costruttive furono molte, dalla S 38b c'erano gli MB 501 diesel sovralimentati, a 20 cilindri a V, da 2.500 hp complessivi. Le S-Boote erano costruite con legno di quercia e pino, ma ordinate in leggera lega d'alluminio, che così non era esposto alla corrosione marina. In acciaio c'erano le paratie e i supporti dei motori; l'esterno dello scafo era in cedro e mogano, il ponte in pino dell'Oregon con sopra tela verniciata. In teoria era possibile usare 6 siluri, di cui due pronti al tiro nei tubi. Dal giugno 1944 arrivarono i T 3d Dackel a lungo raggio, per colpire zone affollate di navi da sbarco, pesanti 2.216 kg anziché 1.528 dei G 7a; poi arrivarono anche i T 5a Zaunkönig autoguidati, quindi ancora più pericolosi di quelli a lungo raggio. Dalla S 100 il pezzo Bofors Flak 28, che richiedeva sette serventi, venne sostituito da un pezzo Flak da 37 mm, che era leggermente meno potente, ma aveva solo 3-4 serventi. Strano in ogni caso, che il cannone Bofors sia stato usato per queste navi e non per quelle maggiori; il pezzo da 37 semiautomatico era forse considerato non idoneo? In ogni caso durante la guerra si renderà disponibile un nuovo pezzo da 3,7 cm con alimentazione automatica, il che renderà possibile e auspicabile la sostituzione. Non mancavano il solito impianto binato da 7,92 mm appena dietro alla plancia, 8 bombe di profondità (da 139, 200 o 240 kg) e bombe a mano (di vario tipo, come le EMC, ma anche le M-08 sovietiche di preda bellica). In effetti le S-Boote avevano anche efficienti idrofoni, in teoria utili anche per attacchi ai sommergibili, ma erano necessari soprattutto per l'attacco alle navi. Dalla fine del '43 alcune S-Boote ebbero un FuMo 71 Liechtenstein BC di tipo aeronautico, ma soprattutto, per contrastare i radar inglesi, sistemi di ascolto passivo elettronico come i FuMB Ant 3 Bali 1, FuMB 32, -23, -24 ('Cuba 1a), -26 Tunis, -28 (Naxos).

Vennero adottate in seguito la corazza tipo 'Kalotte' per la plancia e motori sufficienti per 42 nodi, due tubi rivolti a poppavia, e talvolta i Flakvierling da 20 mm.

Nonostante la loro fama, non vennero costruite molte S-Boote: circa 200, e la metà, nonostante un'attività intensissima (soprattutto contro le navi costiere britanniche), sopravvisse. Gli attacchi delle S-Boote portarono a danni notevoli (anche se lontani dai successi degli U-Boote): le 230 navi prodotte (dato approssimativo, incluse anche le LS), affondarono 101 mercantili per 214.728 t, in media 10 volte tanto il loro tonnellaggio. Inoltre vennero affondati altri 37 mercantili per 148.535 t con le mine magnetiche. Contro le navi militari vennero ottenuti parecchi successi tra cui 12 cacciatorpediniere, 11 dragamine, 8 navi anfibie, un sommergibile, 6 motosiluranti, per un totale di 187 unità. Se si considera che un cacciatorpediniere da solo costava qualche dozzina di volte rispetto ad una S-Boot, si capisce il loro valore. Tante altre navi vennero danneggiate gravemente dai siluri e dalle mine, con costi elevati di riparazione. Tra i danni peggiori vi fu l'attacco di Sapton Sands, 27-28 aprile 1944, quando affondarono due LST cariche di truppe, sorprese durante un'esercitazione in preparazione per lo sbarco in Normandia. Per questo la notizia non venne inizialmente data dalle autorità britanniche.

Caratteristiche S 38b:

  • Dislocamento: 84/104 t
  • Dimensioni: lunghezza 34,94 m, larghezza 5,28 m, pescaggio 1,67 m
  • Propulsione: 3 diesel DB MB 511 su 3 assi; 7.500 hp ; 39,5 nodi; 1.390 km a 35 nodi (massima velocità continua)
  • Equipaggio: 21-30
  • Armamento: 1 Flak 38 da 20 mm, 1 Flak 28 da 40 mm, 2 TLS da 533 mm con 2-6 siluri (o varie mine), 8 cariche di profondità fino a 240 kg, armi leggere varie[4].

Le motosiluranti tedesche furono vendute anche ai Cinesi e Jugoslavi e furono queste navi catturate che ispirarono agli Italiani le loro MS (Motosiluranti), prodotte come successori dei MAS, cosa che finalmente consentì di operare meglio in mare aperto, sia pure con velocità di punta (teoricamente) inferiori. Fino al '43 le navi tedesche, nelle loro incursioni notturne, non poterono essere contrastate con successo. Alle volte ebbero un cannone da 37 al posto del secondo pezzo da 20, spesso ebbero mine al posto dei siluri e se fossero state maggiormente impiegate in tal senso sarebbero state ancora più temibili. La guerra di mine non è spettacolare né suscita certo plauso per 'fair play' (o ricompense al valore), ma è terribilmente efficace. Gli ordigni con azionamento magnetico anziché a contatto, depositati sul fondo, erano difficili da scoprire e da dragare. Tedeschi e Inglesi ebbero entrambi fin da subito siluri con acciarini magnetici oltre a quelli a contatto, ma spesso non funzionavano correttamente (date anche le differenze di latitudine, che dovevano essere tenute in considerazione per calcolare la sensibilità dei sensori magnetici); ma le mine erano molto più temibili e gli undici campi minati posati nell'estuario del Tamigi e di altri grandi fiumi distrussero da soli ben 76 navi mercantili, molto di più di quello che fu possibile fare con azioni dirette. E tutto questo facilmente, percorrendo ad alta velocità il tratto di mare in piena notte. Fino a che i radar non divennero d'uso comune, per gli attaccanti questo significava farla franca quasi sistematicamente e con pochi rischi.

Leichtes Torpedoschnellboot (LTS) Typ Iltis.jpg

Un tipo di silurante del tutto diverso era il tipo LS e la variante KM, piccole unità d'attacco speciale. LS significa 'Motosilurante leggera' e infatti era intesa come mezzo imbarcabile su sommergibili, da impiegare in azioni d'attacco a sorpresa ai mercantili, che certo non si aspettavano di imbattersi in una motosilurante in pieno oceano. Erano da trasportare in grossi contenitori stagni. Ma presto l'idea venne accantonata, e al posto di grossi 'incrociatori-sommergibili' venne pensato alle navi mercantili armate, i cosiddetti 'corsari'.

Ne ebbero solo 3 dato che la LS 1 non passò l'esame dei pesi (eccessivi per le gru della nave): ci riuscì la LS2 realizzata in lega leggera, e allestita come come posamine, la LS3 con motori efficienti grazie alla presenza dei riduttori venne data alla corsara Kormoran, la LS4 motosilurante per la Michel, altre 8 in Egeo come navi ASW, con 11 cariche di profondità ma senza sonar. La loro tecnologia era più aeronautica, sia per la lega d'alluminio, sia perché il loro armamento era costituito da una torretta aeronautica con relativa mitragliera MG151. La LS della 'Michael' affondò due navi da trasporto, il 22 aprile e il 6 giugno 1942. Un risultato non disprezzabile per un tipo costruito in così pochi esemplari.

Il KM era simile ma con compiti diversi e leggermente ingrandito: si trattava di un posamine costiero da 16 m, con due motori aerei da 550 hp. Non erano da sottovalutare, malgrado le dimensioni ridotte, perché potevano viaggiare fino alle coste britanniche e ritornare nell'arco di una notte, depositando 4 mine con una precisione maggiore di quella degli aerei. Ne vennero realizzate 36.

LS:

  • N.unità: 11
  • Dislocamento: 11,5 t
  • Dimensioni: lunghezza 12,5 m, larghezza 3,3 m, pescaggio 0,76 m
  • Propulsione: diesel
  • Velocità: 42,5 nodi, autonomia 555 km a 30 nodi
  • Equipaggio: 9
  • Armamento: 1 da 15 o 20 mm, 2 TLS da 457 mm


Le R-Boote meritano una piccola menzione, in quanto sono navi che svolsero un compito continuo e difficile, quello delle azioni di difesa costiera. Raumboote significa Dragamine (raumen, rimuovere), ma vennero usate anche come posamine e per scorta ai convogli. Come le S-Boote avevano ossatura in acciaio e fasciame in legno, la migliore combinazione per navi solide e senza problemi di corrosione; scafo da 60 t, 26 m, 17 nodi; una nave venne munita di eliche Voigt Schneider epicicloidali, che non arrivavano a tale andatura ma miglioravano molto la manovrabilità. Questa nave venne riprodotta in oltre 100 esemplari. Nel frattempo le dimensioni aumentarono fino a quelle di una S-Boote e anche oltre, raggiungendo con le GR-Boote i 41 m e le 175 t, 3 eliche e due siluri oltre a parecchia artiglieria; infine la MZ Boote aveva funzione multiruolo (Mehrzweck) con due pezzi da 88 e lanciasiluri e scafo interamente in acciaio, non diede risultati del tutto soddisfacenti tanto che solo una nave venne completata.

Tra i tipi più recenti di R-Boote:

  • Dislocamento: 140 t
  • Dimensioni: lunghezza 40 m, larghezza 5,6 m, pescaggio 1,45 m
  • Propulsione: 2 diesel su 2 assi; 2.550 hp; 20,5 nodi; 2040 km a 15 nodi
  • Equipaggio: 38
  • Armamento: fino a 6 da 20 mm, 1 cannone da 37 mm.



I Tedeschi si interessarono anche di aliscafi, incluso il tipo studiato da Bussei che venne sperimentato su di un lago della Germania con esiti positivi. Il loro modo di immaginare le cose li portò anche più avanti, pensando ad un aliscafo sommergibile da 40 nodi, con due motori DB diesel da 2.500 hp, Vierling Flak 38 e stazza di 120 t. C'erano tipi più piccoli come quello trasportabile via terra, con un motore da 1.500 hp, due siluri da 450 mm e una mitragliatrice da 13 mm; infine venne anche pensato un tipo con un diesel da 400 hp, peso 4,5 t, 40 nodi emerso e 10 immerso con lo Schnorchel (in inglese snorkel) o quantomeno il motore elettrico da 200 kW, nonché un unico siluro da 533 mm; era un'alternativa a tipi di mezzi come il Neger e il Marder. [5]

Ma per conoscere totalmente la storia di questi aliscafi, già che ci siamo, è meglio partire dagli inizi. Era il 1907, sulla Senna, quando il brasiliano Santos Dumond iniziò un collaudo con un idroscivolante dotato di elica tripala e motore aereo. Perse il controllo e finì in acqua, ma senza conseguenze. La cosa continuò ad essere oggetto d'interesse per altri studiosi come Crocco e Bell. I Tedeschi dal '27 cominciarono ad interessarsene, al punto che nel secondo dopoguerra, il principale ricercatore tedesco, il Barone Hanns von Schertel, scappò in Svizzera per non essere 'soggetto' (o oggetto) di 'preda bellica'. Dal '37, a Dessau, iniziarono le prime esperienze operative con un totale di 17 prototipi. Dotati di un'ala immersa di tipo 'secante', doppia e autostabilizzata, erano un tipo di nave piuttosto interessante. Uno fu il VS 6, dragamine da 47 nodi, poi vi fu un tipo da trasporto, il VS 8 da 32 metri di lunghezza, destinato a portare rifornimenti veloci, magari tra l'Africa e la Sicilia. Pesava 80 t e superava i 40 nodi, nondimeno era capace di imbarcare un carro da 30 t in una specie di vano posteriore, dove era portato il carro ed un apposito mezzo da sbarco. Era un mezzo capace di 37 nodi anche con onde alte 1,8 metri, e poteva passare lo Stretto in una notte. In seguito venne perso durante una tempesta, nel 1944, per il solito problema degli aliscafi: avendo i motori in avaria, venne sopraffatto piuttosto facilmente da una tempesta navigando in dislocamento (cioè senza scivolare sopra le sue ali). Poi vi fu il progetto del VS-5 sommergibile-silurante: lungo 25 m, largo 6 e dislocante 105 t, sempre costruito in lega leggera. Aveva due motori diesel Mercedes da 2.500 hp l'uno, quindi un rapporto potenza peso degno di un aereo (50 hp/ton), che dava 45 nodi di velocità sostentata, e 10 subacquea con lo snorkel. A bordo c'erano due siluri pronti e due di riserva, e 4 cannoni da 20 mm in un impianto 'Vierling' (quadrinato); la navigazione subacquea era a 5 nodi, le batterie erano invece in contenitori stagni in appositi cilindri, capaci di resistere a 50 m di profondità. Ma di questa nave non verranno realizzati che alcuni componenti[6].

Un altro progetto era il Manta, un mezzo silurante di tipo fin troppo avanzato, specie se si consideravano i tempi di realizzazione e i rischi tecnici. Era un catamarano a sostentamento idrodinamico progettato nel '45 dal prof Walther e il gruppo sperimentale 456 della Forza K. Sarebbe stato un battello da 50 t di cui 35 di carico, velocità di 50 nodi emerso, e ben 30 nodi immerso, motori a turbina Walther con propellenti chimici Ingolin e Dekelin, (perossido d'idrogeno e idrato d'idrazina e metanolo), mischiati in proporzione di 10:1. Si calcolava l'autonomia in superficie di 600 miglia (1.100 km) a 20 nodi, un terzo di questo valore a 50 nodi, mentre immerso avrebbe raggiunto 930 km a 10 nodi e 220 km a 30 nodi. Erano previsti 8 siluri e 8-10 mine. La lunghezza era di 15 metri ed era largo 6 metri. Sarebbe stato un problema metterlo a mare date le sue 'ali' molto immerse, ma questo problema poteva essere risolto da un apposito carrello a 4 ruote. Tutto questo, comunque, è rimasto solo un progetto[7].

Torpediniere e cacciatorpediniere[modifica]

Le grosse siluranti di squadra Tedesche erano senza dubbio interessanti dal punto di vista tecnico, e non disprezzabili numericamente(43 caccia e 48 torpediniere complessivi); ma per varie ragioni non si può dire lo stesso di quello operativo, specie i caccia. Tali ragioni sono molte; ma senza la catastrofe di Narvik, è sicuro che se ne sarebbe sentito parlare ben più di quel che accadde.

La torpediniera T-35 provata dagli americani nell'agosto 1945

Anzitutto, parliamo delle torpediniere. Esse sono, com'é noto, una specie di piccolo cacciatorpediniere, o se si preferisce, una grossa motosilurante. Spesso usate come unità d'attacco silurante o posamine veloci, non meno di frequente hanno invece avuto un ripiego nel settore della difesa ASW e antiaerea. Esse ebbero particolare seguito nella Marina italiana, ma anche nella Reichsmarine ebbero una notevole importanza. Le unità tedesche, contrassegnate dalla sigla T al posto della Z (Zerstörer, distruttore) dei caccia, erano le eredi delle unità della Prima guerra mondiale. Le prime postbelliche furono le 12 'Iltis' con 3 pezzi da 105 mm, vari lanciasiluri e mine. Il ridotto dislocamento delle torpediniere non inficiava tanto il trasporto dei siluri, quanto quello dei ben più pesanti cannoni. Se queste prime torpediniere dimostrarono notevole validità, paradossalmente i successivi 21 'Type 35' e '37' non furono un successo, dato il dislocamento troppo ridotto.

Non è chiaro invece dove si situassero i 6 'Möwe' e i 6 'Wolf' (Type 23 e 24), le ultime delle quali erano navi a 933-1320 t e 93 m di lunghezza, con 3 cannoni da 105 mm, 4 cannoni da 20 e sei siluri, 33 nodi con motori erano da 23.000 hp e autonomia di 5.750 km a 17 nodi. Andarono tutte perdute in guerra.

Il passo successivo fu quello delle 'Type 39' con 15 scafi; costruite in un cantiere di Elbing rinomato per la sua efficienza, presero il nome da quella città e costituirono il programma di guerra nel settore. Programma ben riuscito, dato che si trattò di navi da 102 m con 4 cannoni da 105 mm, 6 tls da 533, varie armi leggere e mine, nonché il ritorno a due fumaioli (le precedenti unità ne avevano uno, differentemente dalle 'Iltis'). Il varo ebbe luogo nel 1942-44.


Caratteristiche:

  • N.unità: 12 varate nel 1942-44
  • Dislocamento: 1.295-1.755 t
  • Dimensioni: lunghezza 102 m, larghezza 10 m, pescaggio 2,6 m
  • Propulsione: 2 gruppi turbine su 2 assi; 32.000hp ; 33,5 nodi; 9.300 km a 19 nodi
  • Equipaggio: 198
  • Armamento: 2 cannoni da 105 mm, 4 da 37, 6 da 20 mm, 6 TLS da 533 mm.; 50 mine


Vanno ricordate le caratteristiche dei loro cannoni principali, gli SK C/32: cannoni da 105/45 mm, capaci di tirare una granata da 15,1 kg a 15,2 km. Da notare che alcune installazioni avevano un alzo fino a 70 gradi, il che gli dava possibilità di sparare fino a circa 10 km di quota. La cadenza di tiro era tutt'altro che disprezzabile, 15 c.min. Come confronto i cannoni italiani OTO mod 31 e 37 delle 'Spica' italiane, i quali, con un affusto da circa 6 t avevano una impercettibile superiorità in gittata -15,4 km, dopo la riduzione di v.iniziale da 900 a 855 ms per ridurre la dispersione- ma una sensibile inferiorità come granata (14,2 kg) e soprattutto come cadenza di tiro, solo 8-10 c.min. Inoltre l'affusto garantiva solo 45 gradi di alzo (in alcuni casi venne portato a 60), due cose che (assieme al fatto che avevano azionamento manuale in azimut ed elevazione, come i cannoni tedeschi) rendevano marginale la sua efficacia come arma antiaerea, e certamente inferiore al pezzo da 105 tedesco. Vista la scarsa stabilità delle navi leggere (specie le 'Spica' da circa 800 t), la gittata massima era un fatto aleatorio; cadenza di tiro e peso della granata erano invece ben più importanti e anche qui il lento cannone italiano aveva una netta inferiorità. Apparentemente le armi navali italiane erano al 'top' come balistica', mentre erano in fondo quanto a cadenza di tiro rispetto alle realizzazioni straniere.

Vale la pena notare come il primo cannone postbellico era l'SK C/28 da 105/55 mm, capace di 925 ms e, nonostante l'alzo di appena 30 gradi, capace di raggiungere 17,2 km con una granata di 14,7 kg, sempre a 15 c.min. Il solo cannone pesava circa 3,6 t e nell'insieme si trattava di un qualcosa di piuttosto pesante per le navi di minore stazza, per questo il pezzo da 45 calibri venne preferito.

Le 'Elbing' vennero presto impiegate in pattugliamenti, scorte, posa di mine, operazioni notturne in cui esse, nonostante dimensioni del tutto paragonabili a quelle di un vecchio cacciatorpediniere (per esempio, erano 5 m più lunghe dei 'Turbine' italiani, pesavano di più, ma avevano cannoni da 105 singoli e non 4 binati da 120, mentre la potenza era del 20% inferiore), si mossero veloci e con risultati molto notevoli. Spesso si scontrarono, al largo delle coste bretoni, con i caccia 'Tribal' basati a Plymouth.

Ma la loro azione più celebre fu quella del 22 ottobre 1943, allorché una grossa formazione inglese, costituita dall'incrociatore HMS Charibdys e 6 ct. di scorta e di squadra, tentò di intercettare una nave tedesca, ma nottetempo si ritrovò addosso la scorta di 5 torpediniere 'Elbing', che avevano un radar, ma soprattutto grande esperienza di combattimento notturno. La formazione tedesca in avvicinamento fu scoperta al radar al radar dai britannici: il Charibdys, anche se armato solo con 8 pezzi da 114 mm (perché gli 8 o 10 da 133 previsti erano per il momento indisponibili: forse non un male visto che i 114 mm erano indubbiamente armi antiaeree superiori), era un veterano di missioni nel Mediterraneo, e data la sua esperienza può stupire che, invece che annientare la formazione nemica (come fece l'HMS Ajax con le navi italiane nell'ottobre del '40), non solo abbia esitato a capire quale fosse l'identità di queste navi, ma non abbia nemmeno avvisato i suoi caccia. Le 'Elbing' serrarono fino a 3 km e aspettandosi una valanga di fuoco da un momento all'altro, ruppero gli indugi, si misero in linea di fila secondo tattiche simili a quelle giapponesi, e tirarono 24 dei loro 30 siluri. Quando l'incrociatore iniziò il tiro illuminante, le scie dei siluri divennero visibili. La loro mortale minaccia rese necessarie manovre di disimpegno rapide, e questo agevolò la ritirata delle torpediniere tedesche, contro cui non venne sparato un colpo. L'incrociatore venne colpito da due siluri sul lato sinistro e, con la sua ridotta corazza non sopravvisse, rovesciandosi poco dopo; anche un caccia di scorta 'Hunt' ebbe la prua asportata e dovette essere affondato sul posto.

Il capoclasse 'Leberecht Maass'

I cacciatorpediniere tedeschi sono stati invece concepiti per azioni dirette contro unità similari, e possibilmente contrasto a unità maggiori. Ecco quindi il progetto Z34 o 'Maas', per ben 20 grandi navi da 119 m di lunghezza. Erano davvero unità impressionanti (lo scafo era più grande di quello di una fregata 'Lupo' e quasi grande quanto una 'Maestrale', rispettivamente 112 e 122 m), con un aspetto molto lineare e pulito, nella tradizione delle navi tedesche. Essi sono stati tra i più potenti caccia del periodo prebellico, con un layout di cannoni (5 da 127 di cui 3 a poppa) analogo a quello dei 'Fletcher' americani; vanno notati anche per l'enorme potenza dei motori, da 70.000 hp, certamente quelli di maggior potenza per una classe di caccia costruita in buon numero di esemplari.

Impostati nel '34 e varati nel 1937-39, costituirono i primi cacciatorpediniere tedeschi del periodo postbellico e contribuirono a preoccupare gli Inglesi, che risposero con i 16 'Tribal' e poi altri 40 'J,L,M,N,K'.

In ogni caso, per l'armamento questi caccia, di ispirazione parzialmente dovuta proprio alla Gran Bretagna, avevano cannoni da 127/45 mm, in realtà 128 (per poter riutilizzare le munizioni catturate e impedire al nemico di fare altrettanto, al solito, vedi anche i cannoni da 77 della I GM). Questi erano distribuiti in 5 impianti singoli, di cui 3 nella zona di poppa. Vale la pena di soffermarci su queste artiglierie. Le prime armi derivavano proprio dagli SC K/28 da 105/55 che abbiamo visto prima, semplicemente ricalibrati.

Con una cadenza di tiro che poteva sfiorare i 20 colpi al minuto nelle migliori condizioni, con circa 830 ms, ridotta elevazione (in genere 30 gradi), sparava fino a oltre 17,4 km una granata da 28 kg. Era quindi certamente il più potente cannone del suo calibro dell'epoca, anche considerando la cadenza di tiro, sebbene il suo affusto di quasi 40 t avesse solo azionamento manuale e quindi non fosse utilizzabile per il tiro antiaereo se non per compiti di sbarramento. Nonostante fossero armi antinave di tutto rispetto, vale la pena di ricordare come i cannoni moderni da 127, a parte il caricamento automatico (e le munizioni, torrette, FCS di nuova generazione) sparano colpi da 32 kg a 23 km, persino meglio dei 135/45 italiani (32 kg a 19,6 km) bellici.

Con un volume di fuoco fino a 90 c.min a 17,4 km, questi caccia potevano sopraffare i tipici equivalenti inglesi da 60-80 colpi da 22 kg a 15 km. La dotazione di colpi per cannone, come sulle torpediniere, era di circa 100-140 colpi. Come nota, ancora nel 2003 alcuni di questi cannoni, presumibilmente recuperati dai caccia affondati a Narvik, facevano parte delle robuste difese costiere norvegesi (come anche altri cannoni tedeschi).

Caratteristiche Type 34 Maas:

  • N.unità: 22 varate nel 1937-39
  • Dislocamento: 2.230-3.160 t
  • Dimensioni: lunghezza 119 m, larghezza 11,3 m, pescaggio 3,8 m
  • Propulsione: 2 gruppi turbine su 2 assi; 70.000 hp ; 38 nodi; 8.200 km a 18 nodi
  • Equipaggio: 315
  • Armamento: 5 cannoni da 127 mm, 4 da 37, 6 da 20 mm, 8 TLS da 533 mm; 60 mine


Detto questo, questi potenti cacciatorpediniere vanno ricordati per la loro importanza, essendone stati realizzati ben 22, che negli ultimi lotti vennero allungati di 6 metri, visto che le loro doti nautiche lasciavano molto a desiderare, a causa dei pesi in alto e del basso bordo libero, e che per motivi di stabilità era consigliabile non scendere sotto il 30% della dotazione di nafta.

Rimasero famosi soprattutto per l'azione audace di 10 di loro che attaccarono Narvik e l'occuparono in quella che è passata alla storia come l'invasione tedesca della Norvegia, ma che in realtà fu una gara di velocità tra Tedeschi e Anglo-francesi per occupare una nazione che 'non poteva' restare neutrale. I 10 caccia andati a Narvik portavano con loro 2.000 alpini tedeschi e si prepararono a resistere là aspettando rifornimenti e rinforzi. Ma invece arrivò la Royal Navy, che al secondo tentativo (il primo si concluse con l'affondamento di due caccia teschi da parte di una piccola flottiglia britannica, che tuttavia al secondo attacco perse due dei suoi caccia) si fece appoggiare addirittura dalla corazzata Warspite, per stanare i caccia nemici. La distruzione di questi rappresentò un colpo durissimo per la Marina germanica, che per vincere l'invasione della Norvegia venne posta largamente fuori uso: l'incrociatore pesante Blucher, carico di truppe, affondato dalle difese di Oslo, uno leggero, i 10 caccia, qualche sommergibile tra cui un grosso Type IX, le corazzate Scharnhorst, Gneisenau e Lützow danneggiate da siluri, e l'incrociatore Hipper leggermente danneggiato dalla collisione con il caccia HMS Glowworm. La RN perse 'solo' 8 caccia, un sommergibile oceanico (il Thames) e la portaerei GLORIOUS, perdite che la lasciarono in realtà relativamente più forte della controparte.

Dopo quest'azione i caccia tedeschi non ebbero più grande uso: dei 22 Type 34 e 36 (la versione allungata) 7 sopravviveranno alla guerra e qualcuno, come il Karl Galster, venne messo in servizio nella flotta sovietica del Baltico (i caccia tedeschi avevano nomi propri di persone).

Uno dei 'Narvik'

Ai caccia Type 34/36 si poteva attribuire qualche difetto (quello di non avere cannoni DP, una tenuta al mare non eccelsa, scarsa manovrabilità e scarsa autonomia pratica), ma erano comunque navi di tutto rispetto. I Tedeschi però non si dichiararono soddisfatti, e per quella 'corsa al gigantismo' che poco alla volta trasformerà i caccia in incrociatori leggeri, quelli leggeri in unità pesanti, e gli incrociatori pesanti in corazzate o incrociatori da battaglia, finirono per chiedere una nave ben più potente e decisamente inefficiente: il progetto Z23 o Type 36A, che non aveva a che fare con i precedenti 'Maas' migliorati. Essi vennero realizzati nel contempo delle 'Elbing' che ne costituirono il più leggero complemento.

Cosa c'era di diverso su queste nuove unità lo dice soprattutto l'artiglieria: al posto dei pezzi da 127 si vollero quelli da 150 mm. La Marina avrebbe preferito originariamente solo dei Type 34 con maggior autonomia, ma invece ci si concentrò sulla potenza di fuoco, sugli SC K/36, cannoni da 150 mm (in realtà 149,91 mm) lunghi 48 calibri, che nella torre binata LDrh LC/38 potevano elevarsi da -10 a +65 gradi, ruotare ed elevarsi di 8 gradi al secondo. La gittata, con granate di circa 45 kg e alzo da 30 gradi, (affusto singolo) era di 22 km, con torre binata (a 45 gradi) arrivava a 23,5 km. Cadenza di tiro max 7-8 colpi al minuto. Ma c'erano dei problemi non indifferenti con l'uso di tali cannoni sui caccia. L'alzo e la direzione degli affusti singoli erano manuali, al ritmo di 2-3 gradi al secondo, che li rendeva inutilizzabili nel ruolo contraerei. La mancanza di sistemi di caricamento assistito li rendeva più lenti del desiderabile nelle azioni di fuoco.

Inizialmente c'erano 5 cannoni, di cui due in torri sovrapposte a prua. Essi erano tuttavia insoddisfacenti e in seguito la versione motorizzata per la rotazione, la Tbts LC/36, comportò l'uso di uno scudo corazzato da 20-40 mm (con ogni probabilità il maggior spessore mai visto su di un caccia) anziché 8-20 mm, mentre il peso aumentò da 16 a 19 t. Dato che si trattava di postazioni scoperte, si vollero poi delle torri binate a prua: ma queste, essendo chiuse, pesavano ben 60 t, il che faceva immergere la prua della nave nel mare nonostante l'eliminazione della tuga che sosteneva il pezzo N.2. Nonostante tutto, la torre era chiusa a prova di acqua di mare ed era motorizzata, e munita di alzo tale da renderla capace di eseguire anche il tiro contraerei.

Type 36A/Z23:

  • N.unità: 15 varate nel 1942-44
  • Dislocamento: 2.600-3.600 t
  • Dimensioni: lunghezza 127 m, larghezza 12 m, pescaggio 3,9 m
  • Propulsione: 2 gruppi turbine su 2 assi; 70.000 hp ; 36 nodi; 10.900 km a 19 nodi
  • Equipaggio: 321
  • Armamento: 5 cannoni da 150 mm, 4 da 37, 5 da 20 mm, 8 TLS da 533 mm; 60 mine (allestimento 'Barbara': 12 da 37 mm e 18 da 20 mm)

Questi caccia vennero costruiti in varie configurazioni: con 5 cannoni singoli, con soli 4 di cui forse due a prua; chi con 3 singoli a poppa e poi il cannone binato a prua. Alla fine venne spesso deciso di lasciare solo un cannone singolo a prua, il cui peso (16-19 t) era meno critico per l'immersione a prua della nave durante i movimenti di beccheggio (era la stessa differenza d'avere parcheggiato sul ponte di prua un Panzer III anziché un Tiger).

Tornando alla nave di per sé, data l'eccessiva lunghezza la manovrabilità non fu buona, ma almeno si tentò qualcosa con l'adozione di un doppio timone poppiero. Agli esemplari Z23-30 iniziali vennero aggiunti altri 7 migliorati, noti come 'Classe Narvik'. Alla fine solo 6 vennero perduti in azione e due andarono alla marina francese, mentre uno divenne -presumibilmente per le sue grandi dimensioni- una nave britannica sperimentale per nuovi sistemi propulsivi. Questi caccia, che ben si possono definire 'supercacciatorpediniere', erano in effetti figli della stessa competizione franco-italiana ed intesi per affrontare i caccia francesi: se contro quelli armati con i pezzi da 130 si vollero unità con i 128 mm, per affrontare i caccia armati con i 138 si vollero quelli con i 150; ma per quando gli Z 36 vennero approntati la minaccia francese non esisteva più.

Un altro sviluppo che merita d'essere ricordato è la modifica 'Barbara', con la rimozione di uno dei cannoni da 150 e l'aumento di armi contraerei di cui si sentiva molto la necessità; anche perché i cannoni da 37 tedeschi navali, per strano che possa sembrare, non erano automatici e quindi erogavano un volume di fuoco preciso ma non sufficiente (30-40 c.min anziché oltre 120-150). I radar di scoperta erano pressoché standard per le navi tedesche, e questi grossi caccia non fecero certo eccezione, spesso con due sistemi diversi a prua e a poppa.

Nonostante una certa inefficienza (che avrebbe potuto essere in buona parte risolta se si fosse accettato di ricorrere ai pezzi da 127/45 dei loro predecessori), questi grossi caccia tedeschi erano duri combattenti e le navi più potenti della loro categoria, eccetto i due 'Mogador' francesi (8x138 mm). Una delle loro missioni tipiche era quella di attaccare convogli diretti nell'Artico. Per esempio, una flottiglia di 3 navi attaccò il convoglio PQ 13 nel marzo del '42. Localizzati da un incrociatore inglese, l' HMS TRINIDAD, tra la foschia e la neve, non s'avvidero del loro oppositore e si ritrovarono colpiti duramente da tutte le sue armi a distanza ravvicinata, come accadde nel Mediterraneo durante la battaglia del '40 in cui due 'Spica' e un caccia italiani andarono perduti a causa dell'HMS Ajax. Le navi tedesche potevano rispondere con un volume di fuoco analogo (12 cannoni almeno classe '6 pollici'), ma colpite per prime (non avevano alcun radar in funzione), risultarono tempestate da tutte le armi di bordo della nave britannica e si ritirarono; soprattutto andò male allo Z26, che ebbe anche esplosioni a bordo nei depositi munizioni. Ma si rifiutò testardamente di affondare, in un mare capace di uccidere in secondi chiunque vi fosse caduto dentro. Nonostante una delle sale macchine fosse distrutta, era ancora capace di 27 nodi e cercava di scappare nascondendosi nelle tormente di neve che imperversavano sopra le onde. Alla fine la nave britannica si avvicinò e tirò un siluro per graziare la nave già devastata dalle cannonate: ma questo ebbe una traiettoria anomala e ritornò sul Trinidad, colpendo lui anziché lo Z26! Quest'ultimo andò comunque a fondo, dopo essere stato soccorso dai suoi compagni, mentre la nave inglese si ritrovò con uno squarcio di quasi 20 metri, che le consentì a malapena di raggiungere le coste sovietiche. Riparato alla meno peggio con le infrastrutture disponibili, ritornò verso Ovest con il convoglio successivo, ma anche per i danni subiti con questo autosiluramento (che non vennero riparati in maniera adeguata), non sopravvisse alle bombe di alcuni Ju-88 e affondò.

Gli studi tedeschi andarono tecnologicamente molto avanti nel settore dei sistemi propulsivi sia con le turbine ad alta pressione, certamente efficienti ma di difficile realizzazione, e nel settore dei diesel, piuttosto pesanti oppure piuttosto inaffidabili se si tentava di alleggerirli troppo. Sette navi tedesche vennero impostate (Z35-Z36, Z43-47), chiamate Type 26B e poi, le ultime due, 'Type 36C'. Con queste navi si ritornò ai cannoni da 128 mm, ma solo 3 vennero completate entro il 1944, in una situazione di grave crisi per l'industria cantieristica tedesca, subissata dalle richieste per sommergibili e dalla riparazione dei danni per le navi esistenti. Simili ai Type 34 come impostazione, ma con scafo grande come quello dei Type 36A, e lo stesso apparato motore da 70.000 hp (standard per i caccia tedeschi), erano quello che ci voleva fin da subito, e sfruttavano la riserva di spinta per ospitare anche 2 impianti binati da 37 mm, 3 quadrinati e tre singoli sempre da 20 mm; oltre ai soliti siluri e a ben 76 mine. L'armamento più leggero e lo scafo più grande erano sufficienti per assicurare loro le migliori doti nautiche tra i caccia tedeschi realizzati, e vennero usati soprattutto come posamine veloci.

Proprio le mine furono protagoniste della missione del 12 dicembre 1944. Oramai si era alla fine della guerra, e ogni cosa per i Tedeschi era diventata difficile. Eppure lo Z36 e lo Z36 si mossero per posare l'ennesimo campo minato assieme a 2 torpediniere, vicino alle coste estoni. Il tempo era pessimo, le manovre fin troppo scoordinate e decise al tempo stesso e il risultato, differentemente da tante altre volte, fu un disastro secondo solo alla tragica spedizione di Narvik: i due caccia finirono su di un campo di mine messo a mare in precedenza e saltarono in aria con tutto l'equipaggio. Lo Z43 continuò ad operare sul settore settentrionale appoggiando l'Esercito tedesco fino a che, nella primavera del '45, danneggiato da una mina e da attacchi aerei, si autoaffondò nella baia di Geltinger.

Caratteristiche:

  • N.unità: 3 varate nel 1942-44
  • Dislocamento: 2.535-3.505 t
  • Dimensioni: lunghezza 127 m, larghezza 12 m, pescaggio 3,52 m
  • Propulsione: 2 gruppi turbine su 2 assi; 70.000 hp ; 36 nodi; 11.300 km a 19 nodi
  • Equipaggio: 321
  • Armamento: 5 cannoni da 127 mm, 4 da 37, 15 (di cui 3 in impianti quadrupli) da 20 mm, 8 TLS da 533 mm.; 76 mine


Un altro progetto fu il caccia esploratore SP1,Spähkreuzer, da realizzare in numerosi esemplari. Tre navi cancellate dal programma Z36A vennero reimmesse in programma come 'Cacciatorpediniere 1941', ma vennero infine cancellate entro il 1943. Fu un qualcosa di interessante, un bel disegno elegante, con dimensioni e capacità paragonabili a quelle di un incrociatore leggero, tanto che erano più lunghi di 10 m dei 'Capitani Romani' italiani. Il motore turbine a vapore-diesel anticipava i futuri sistemi CODOG con le più pratiche turbine a gas; del resto i Tedeschi provarono a fare cose del genere già nella I GM con una predisposizione, mai attuata per la mancanza di motore idoneo, per le corazzate 'Baden'.

All'opposto, i Tedeschi lavorarono anche e molto sulle navi con propulsione tutta-diesel, con i Type 42 e una sola nave realizzata, lo Z51, da 'sole' 2.050 t standard. Aveva 4 cannoni da 127 mm, mentre come motore si preventivarono 6 diesel su 3 assi, ma poi si ridusse, per carenze di materiali, a 4 diesel su un asse. Nel' 45 era ancora la prima unità era ancora in costruzione, ma un bombardamento aereo lo ridusse ad un mucchio di rottami.

E ora le caratteristiche previste dagli SP1:

  • N.unità: 3 non completate
  • Dislocamento: 4.540 t
  • Dimensioni: lunghezza 152 m, larghezza 14,6 m, pescaggio 4,6 m
  • Propulsione: 2 gruppi turbine su 2 assi; 77.500 hp ; 36 nodi; motore ausiliario diesel su asse centrale, da 14.500 hp (circa 20 nodi); autonomia su diesel, 22.300 km a 19 nodi
  • Equipaggio: ?
  • Armamento: 6 cannoni da 150 mm, 2 da 88 mm ( poppa, assieme a due torri da 150); 8 da 37 (come negli altri caccia, in impianti binati), 3 impianti quadrupli da 20 mm, 10 TLS da 533 mm (sempre in due impianti lanciasiluri in asse sulla nave); 140 mine[8]

In pratica erano l'equivalente degli incrociatori leggeri tedeschi, solo che non avevano corazze protettive; la loro sagoma era dominata da due sottili alberi e due bassi e ben distanziati (con i lanciasiluri nel mezzo) fumaioli. Il bordo libero era finalmente tenuto nella giusta considerazione con uno scafo simile a quello degli incrociatori leggeri.

Da ricordare che i cacciatorpediniere tedeschi videro anche un'evoluzione, prevista ma non realizzata: il cannone da 128/45 mm SC K/41, finalmente pienamente 'doppio ruolo' in impianti binati Drh LC/41 con peso di 40 t, capaci di 60 gradi d'elevazione. La cadenza di tiro era di circa 15 colpi al minuto. Erano capaci di sparare a 22 km granate da 28 kg, ancora qualcosa di meno rispetto ai moderni cannoni da 127/54 mm, ma in ogni caso si trattava di armi molto potenti e non eccessivamente pesanti. Erano previsti per i seguenti tipi di caccia: Type 36C (3 torri binate), Type 41 (2), Type 42C (3), Z1945 (4). Il problema era che di fatto mancarono le navi su cui installarli. Erano anche previsti per riarmare alcune navi da battaglia, specie le 'Panzerschiffe': si prevedevano in tal caso 7 impianti binati al posto degli 8 singoli da 150 e 3 binati da 105 mm presenti. Nemmeno questo venne realizzato e al dunque i pezzi da 128 mm rimasero soprattutto noti per il loro impiego sulle torri contraeree della difesa del Reich, che vennero presto realizzate in diverse città.


Note[modifica]

  1. Armi da guerra 62, Clerici e Poli Neger ad Anzio, Storia militare gen 1999; Poggiali L: L'attacco dei Linse a Spalato Storia militare apr 1995; sito navweapons.com
  2. Harrauer, F: Schwertwal, Eserciti nella Storia nov-dic 2006
  3. Armi da guerra 117, 114 e 107; per le armi vedi il sito [www.navweaps.com]
  4. Armi da guerra 117 e soprattutto Sgarlato: le S Boote set-ott 2004
  5. Harrauer, Franco, Eserciti nella Storia magg 05
  6. Harrauer F, Eserciti nella Storia nov-dic 2004
  7. Harrauer F: Il Manta Eserciti nella Storia gen-feb 2004
  8. i dati della sezione provengono essenzialmente da Armi da guerra 107 e dal sito Navweapons