Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale/Germania-5

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Fucili[1][2][modifica]

I Tedeschi entrarono in guerra con armi per la fanteria che costituivano un mix di tradizione e di modernità, ma in generale non erano particolarmente avanti nella tecnica, cosa che potrà stupire, ma del resto in questo erano in buona compagnia. Il fucile principale era ancora il Mauser 98, spesso con la sua versione corta, la Karabiner 98k. Era un'arma convenzionale, ad azionamento manuale, che sparava una cartuccia potente da 7,92 mm.

L'Stg-44

Il tipo base, che risaliva ad un prodotto di dieci anni più vecchio, era lungo 1,25 m di cui 74 cm della sola canna, pesava 4,2 kg con caricatore ad astuccio da 5 colpi. La carabina pesava 3,9 kg, lunghezza di 1,075 m e canna da 60 cm, per cui non era un gran alleggerimento rispetto al fucile base, giudicato dopo il 1918 troppo lungo e pesante. Il Mauser ebbe accessori di ogni sorta, tra cui cannocchiali di puntamento per cecchini; anche se era grossomodo all'altezza dei tipi analoghi in servizio nel mondo, il suo meccanismo di ricarica non era particolarmente morbido da azionare, il che non agevolava la mira di precisione se si doveva sparare colpi ripetuti (il Mosin-Nagant russo era in tal senso decisamente migliore).

Nel 1940 l'Esercito giunse alla conclusione che un sistema semiautomatico fosse necessario, e indisse un concorso a cui parteciparono Walhter e Mauser con modelli molto simili. Utilizzavano il 'sistema Bang' con i gas prelevati dalla volata, che si dimostrò decisamente complesso e macchinoso. Dopo che il Mauser, sorprendentemente, non si dimostrò adatto, venne adottato il Walther come Gewher 41(W) da 7,92 mm. Ma nemmeno quest'arma era ben riuscita: complessa e inaffidabile sul campo, pesante da portare e complessa da fabbricare e persino da caricare nel suo astuccio da 10 colpi. Come spesso accaduto (lo Chaucat francese), pensare ad armi avanzate per la fanteria era un conto, realizzarle un altro e spesso lo si faceva con criteri del tutto inadatti per i soldati al fronte. Nonostante questo, ne vennero prodotti decine di migliaia di esemplari, ancora ben poca cosa rispetto alle masse di Mauser a caricamento ordinario.

I Tedeschi scoprirono di essere stati battuti dai Sovietici quando vennero catturati i fucili semiautomatici Tokarev; essi avevano un meccanismo di ripetizione molto migliore e semplificato, e si scoprì che era adattabile al Gewher 41: subito ne nacque il Gewher 43, che accompagnò i Tedeschi nella fase discendente della loro disgraziata guerra sul Fronte Orientale. Fu un compagno fedele per il soldato tedesco, anche come arma per tiratori scelti; i fanti che n'ebbero un'alta impressione, a tutti gli effetti si trattava del sistema sovietico adattato alla produzione tedesca. Si cercò di semplificare al massimo la produzione, fino al Karabiner 43 del 1944, accorciato tra l'altro di 5 cm; erano spesso presenti calci in plastica o legno compensato. Per dare una differenza tra il mod 41 e il 43 ecco i dati: nel primo caso, lunghezza di 1,124 m e canna da 54,9 cm; nel secondo 1,117 e 54,9 cm; ma il peso era di 5,03 contro 4,4 kg. Il caricatore era ad astuccio sotto la canna, da 10 colpi.

Ma in quel mondo strano ch'era la Germania nazista, le forze armate tedesche erano divise da inimicizie che difficilmente si potevano sospettare a vederle tutte unite nelle campagne della Blitzkrieg. Eppure, la peggior rivalità che si sviluppò fu proprio quella tra Luftwaffe e Heer all'interno della Wermarcht. Ora, la prima era venuta a sapere che la seconda stava costruendo un fucile semiautomatico, e naturalmente non volle essere da meno. Così la Rheinmetall progettò un'arma che fosse capace di erogare fuoco automatico, ma attenzione, questo significa tiro a raffica e non a colpo singolo. Per resistere alle sollecitazioni delle raffiche, in genere si adotta una munizione di media potenza, anche se l'esempio di armi come l'M14 e il 'fratello' BM59 (entrambi derivati dal Garand: è abbastanza facile trasformare qualunque arma semiautomatica in automatica) dimostra che volendo la cosa 'si può fare', ma non è certo l'ideale anche per la dotazione di munizioni ad alta velocità che normalmente il fante porta con sé, piuttosto bassa.

In ogni caso, il proiettile venne scelto ancora tra quelli ad alta velocità, la solita munizione da 7,92 mm. Nonostante questo, nonostante il requisito di fuoco automatico e nonostante la richiesta per le unità paracadutiste, interessate a materiale leggero, il risultato fu uno dei più interessanti fucili della II GM: il Fallschirmjagergewehr 42 o FG 42. Appena più grande di un normale fucile a ripetizione, anzi decisamente più corto, con impugnatura inclinata a pistola (simile a quella della P.08 Luger), calcio di plastica nera, bipiede come dotazione standard, baionetta triangolare, sistema d'alimentazione a recupero indiretto del gas. Ebbe ordini per un gran numero di esemplari, che peraltro non vennero mai consegnati nel numero richiesto. Pesante grossomodo come i fucili d'assalto automatici, anzi anche meno dei StG, venne prodotto anche con calcio in legno e altre semplificazioni. Ma al dunque solo 7.000 esemplari circa vennero fabbricati per la LW. Il disegno di quello che potrebbe anche essere definito un fucile mitragliatore o una mitragliatrice leggera, interessò molte nazioni nel dopoguerra. Eccetto il caricatore da 20 colpi messo lateralmente, che tendeva a sbilanciare l'arma nel fuoco, molte cose di quest'arma vennero riprese, come il meccanismo di sottrazione gas capace di funzionamento semiautomatico con otturatore chiuso o automatico, con otturatore aperto.

Queste le caratteristiche: cal. 7,92 mm, lunghezza 94 cm, canna 50,2 cm; peso 4,53 kg, astuccio da 20 colpi, v.iniziale 761 ms e cadenza teorica 750-800 c.min.

Essendo costosa da produrre, come si capisce dai numeri complessivi, era chiaro che, nonostante il funzionamento eccellente (con cartucce ad alta potenza!), c'era bisogno di qualcos'altro. Qualcos'altro che passava attraverso una nuova munizione destinata ad essere la pietra miliare della tecnologia del settore per i decenni a venire. Si pensi che anche il Kalashikov ne usa una versione adattata al 7.62 mm.

Questa nuova cartuccia nasceva dalla constatazione che le distanze di tiro dei fucili, balisticamente parlando, superavano grandemente la capacità di mirare attentamente da parte dei soldati medi (ma non dei cecchini). Ora questo significava proiettili troppo pesanti e costosi, armi parimenti troppo pesanti e costose e difficili da maneggiare, poche le munizioni trasportabili per ciascun fante.

Gli scontri a fuoco avvenivano, anche in campo aperto, a distanze spesso inferiori a 400 m. Perché non pensare a cartucce 'ritagliate' su questa constatazione? Ma i proiettili come l'eccellente 9x19 mm Parabellum (il primo numero significa il calibro, il secondo la lunghezza del bossolo) erano troppo deboli per tali distanze, e certamente non avevano la precisione per colpire tanto lontano. Andavano bene per i mitra, per le pistole, ma non per i reparti di fanteria ordinaria. All'opposto v'erano proiettili di minor calibro (max 8 mm) ma con cartucce lunghe anche oltre i 50 mm. Tra munizioni capaci di mach 0,8-1 e quelle da 2,5 c'era un notevole spazio vuoto da riempire con un terzo, e più equilibrato calibro che consentisse anche di realizzare armi semiautomatiche o automatiche abbastanza leggere e facili da costruire. I Tedeschi cominciarono già nel '34 a lavorarci ed anni dopo apparvero due tipi, la carabina-mitragliatrice 42(W) della Walther, e un simile modello 42(H) della Hanael, che vinse la competizione, stavolta a scapito della Walther (che a sua volta aveva battuto la Mauser). La cartuccia che venne costruita per tali armi era la 7,92x33 mm (derivata da una precedente 7,92x30 mm), costruita dalla Polte, che pesava un terzo in meno della 7,92x57 standard. Sarebbe stata nota con vari nomi, alla fine quello rimasto era il Kurz Patrone 43, nate nel '43, ma derivata dagli studi realizzati già nel '41.

A questo punto ci si mise Hitler, che vietò tali armi: magazzini e industrie erano pienamente occupati dalle cartucce da 7,92 mm normali e la 7,92 mm 'Kurtz' avrebbe causato problemi di logistica. In un certo senso Hitler aveva ragione, ma allora cosa si sarebbe dovuto dire di tutte le armi catturate al nemico ed ampiamente usate, o della situazione logistica dell'Esercito dell'Alleato Italiano, che avrà avuto una buona decina di tipi di munizioni tra il 6,5, 7,7, l'8 e il 9 mm? Al dunque, quest'introduzione non era tanto grave e non richiedeva tecnologie esotiche e di difficile attuazione. Lo Stato Maggiore tedesco fece quindi le classiche 'orecchie da mercante'; assecondò il dittatore, ma autorizzò ugualmente l'introduzione della nuova arma, che contro le masse sovietiche di fanteria ebbe subito un successo strepitoso. Eppure l'arma era ancora considerata una MP, ovvero una Maschinen-Pistole, mitra insomma= MP-43 (+ l'anno). Le cartucce intermedie erano abbastanza potenti per quasi tutti gli usi (un po' meno per il cecchinaggio), e Hitler, ritrovatosi a cose fatte, autorizzò l'arma ma con il più corretto nome di Sturmgewher 44 o StG44, pressoché identico al suo predecessore.

Anche se era chiamato 'mitra', l'MP43 fu chiaramente il primo fucile d'assalto del mondo, capace di sparare a tiro singolo o raffica. Prima i fanti armati di fucile erano dipendenti, nell'azione tattica, dal fuoco di supporto di mortai leggeri, mitragliatrici o fucili mitragliatori; ora, sebbene queste armi potessero essere (come si scoprirà nel dopoguerra) ancora molto utili, i fanti stessi potevano erogare fuoco di copertura ai loro compagni, sia pure con dei limiti. La cadenza di tiro pratica restava inficiata dal caricatore da 30 colpi, che a tiro automatico si svuotava molto prima di quello da 10 di un'arma normale, mentre la canna non era rimpiazzabile e quindi si surriscaldava col tiro troppo prolungato. L'unica versione dell'MP 43 fu la /1 con tromboncino lanciagranate, ma molti furono i sistemi, anche molto avanzati, usati come accessori esterni. Uno dei più impressionanti data l'epoca, era il congegno di puntamento notturno. All'epoca era appena stato possibile dotate alcuni carri di sistemi di visori IR, e subito questi vennero usati addirittura sui fucili; ma più strano ancora fu il Krummlauf, che permetteva di sparare con angoli di 30-45 gradi contro bersagli defilati, c'era anche un periscopio a specchio per il puntamento. Al dunque quest'idea di far 'spinnare' i proiettili per una traiettoria a curva era utile nei combattimenti ravvicinati, ma la canna era ben poco pratica non potendo tirare 'dritto', e l'idea non ha avuto molto seguito ( venne usata dagli Americani in Corea). L'alimentazione era a gas recuperati dallo sparo tramite una camma. A parte qualche differenza di dettaglio non è facile distinguere tra un StG44 e un AK-47, anche se quest'ultimo ebbe una genesi diversa, con in comune solo la cartuccia tedesca che venne 'sovietizzata' e adattata alle armi, prima il fucile SKS e poi il Kalashikov. Molti MP 43 o Stg vennero usati nel dopoguerra dalla Cecoslovacchia e nei conflitti arabo-israeliani; ci sono persino alcune testimonianze degli anni '80 sul loro impiego nei movimenti di guerriglia, forse riattati al 7,62 russo, visto che la munizione originaria dovrebbe essere oramai irreperibile.

StG-44:

  • calibro 7,92 mm
  • lunghezza 94 cm, canna 42 cm
  • peso 5,22 kg
  • Prestazioni di fuoco: v.iniz 650 ms, cadenza 500 c.min, caricatore ad astuccio inferiore da 30 colpi.

Quale fu la produzione? Di dati certi non ve ne sono, data la confusione dell'ultima parte della guerra. Dall'agosto al dicembre 1943 vennero costruiti 13.000 MP 43, e della StG 44, praticamente uguale a parte una canna allungata di 5 cm, ne vennero prodotti 55.000 solo nel mese di novembre 1944. Era molto, ma era anche troppo tardi per capovolgere le sorti della guerra. Infine, v'é da segnalare il Gerat 06, poi StG 45 della Mauser, presentato nel 1943 ma respinto perché troppo complicato. La produzione pilota era stata di 30 esemplari, che non avevano una presa di gas ma una chiusura metastabile. Anche la Haenel ebbe un suo StG 45, ma di esso non si sa nulla, tranne che era più leggero dell'altro.che già pesava appena 3,5 kg.

Questi fucili non sono certo molto noti; esteticamente somigliano (per i tipi dell'esercito) ad un incrocio tra due celebri armi: i mitra MP 40 e gli AK-47. E questo era in definitiva l'MP-43/StG-44. La sua discendenza, con la cartuccia sovietica da 7,62 mm, è stato l'AK-47, passando attraverso l'efficiente carabina semiautomatica SKS del 1946. Questa cartuccia era stata sviluppata già nel 1943 ed era leggermente più potente (7,62x39 mm), e quindi non è chiarissimo se sia davvero discendente dall'arma tedesca. La FG42 è stata la base in larga misura della famosa mitragliatrice M60, mentre l'StG-45 è stato la base di un fucile secondo solo per diffusione agli AK e agli M16, ovvero il HK G.3 e il cugino spagnolo CETME Mod 58; dal primo è derivato anche il famoso mitra MP-5; con il che si è ritornati al punto di partenza (stavolta a ragione), la definizione di 'mitra', usata fino al 1943 per queste armi.

Quanto ai lanciafiamme tedeschi, i tipi più avanzati furono montati sui carri Panzer III e sui semicingolati Mod. 251, che avevano 2-3 lanciafiamme capaci di 35 m di gittata e con 700 litri di carburante, sufficienti per circa 80 dardi da due secondi l'uno. I lanciafiamme della fanteria invece erano modelli come il Flammengewer 35 da 35,8 kg, con portata fino a 30 m; ma c'era anche un sistema portatile monocolpo, capace di raggiungere con una fiammata di mezzo secondo i 27 m, usato dai paracadutisti. C'era anche il tipo rimpicciolito del mod. 35, il mod. 41. Infine esistevano i lanciafiamme per due soldati, e tipi pesanti statici modello 42, predisposti per tirare in direzioni prefissate all'avvicinarsi del nemico. L'efficacia di queste terribili armi venne soprattutto apprezzata nelle operazioni offensive, specie contro i bunker e postazioni statiche varie. Peraltro l'Asse non riuscì a produrre un tipo di liquido abbastanza denso per valorizzarne appieno la gittata, come invece fecero gli Alleati con apposite miscele.


Le mitragliatrici e i mitra erano un altro capitolo. Gli MP 38, presto migliorati come MP40, erano tra le armi più prodotte e più usate della categoria, calibro 9 para, erano state concepite per una produzione in grande serie, con lamiere stampate ed ebbero una grandissima diffusione. La cadenza di tiro arrivava a circa 600 c.min e il disegno era molto funzionale e moderno, rimasto come standard per molti anni.

Le 'Spandau' tedesche erano ben note durante la I GM, e la loro efficienza, ma soprattutto il sangue freddo dei loro mitraglieri, fu pagato con perdite umane enormi. Per dare alle vecchie e pesanti mitragliatrici dell'epoca un degno successore, comparve negli anni '30 la MG 34, un progetto snello e non tanto dissimile dalle varie MG 15 e 17 dei tipi d'aviazione. La cadenza di tiro era dell'ordine dei 900 c.min. Ma la vera arma 'definitiva' fu la MG 42, detta anche 'la sega di Hitler', tirava non meno di 1.200 c.min, persino troppi a dire il vero (circa il doppio di un'arma normale: buono per l'uso da parte di elicotteri o di aerei, ma tale arma non era usata se non a terra, dove il volume di fuoco di dieci colpi al secondo era considerato ottimale), per non consumare rapidamente le munizioni e surriscaldare la canna, protetta da una struttura tubolare. Arma assolutamente bivalente (forse la prima a superare la distinzione tra fucile mitragliatore e mitragliatrice da posizione), era una mitragliatrice leggera, poco più di un fucile mitragliatore, se usata con il bipiede (peso complessivo circa 11 kg), oppure pesante se usata con il trippiede. Anche se apparve a metà guerra e non ebbe forse la diffusione della precedente e diffusissima MG 34, ha segnato la storia della specialità. Assieme alla M2 Browning e al fucile mitragliatore Bren inglese (in realtà l'elaborazione di un'arma cecoslovacca, con ogni probabilità il migliore fucile mitragliatore della storia), è un'arma 'immortale' che ha continuato fino ai giorni nostri ad esistere, alle volte ancora nella sua forma originale. Lo scrivente può dire che alcuni anni fa, durante una raccolta di metalli per beneficenza, dalle cantine di una casa venne fuori una MG 42, purtroppo talmente arrugginita che solo la canna era ancora in buono stato. Era il segno del 'passaggio del Fronte' o della lotta partigiana. La MG 42, rivitalizzata come MG 42/59 o MG 3, ha ricevuto il munizionamento NATO 7,62 al posto di quello tedesco da 7,92 mm, e continua ad esistere in migliaia di esemplari a bordo di corazzati o come arma da fanteria. Alcune sono state anche ritubate per il calibro 5,56 mm in attesa di vere e più costose armi in tale calibro. Stranamente, la Rheinmetall non ha pensato ad una versione scalata dell'arma, con il calibro da 5,56 mm NATO.

L'eccellenza delle mitragliatrici tedesche ha un perché: le tattiche di fanteria tedesche, sin dalla prima guerra mondiale, si basavano sulle mitragliatrici, divenute negli anni '20-'30 armi atuomatiche di squadra, su questa potenza di fuoco mobile si intendeva ricostruire l'esercito tedesco del dopo Versailles, anche se, fino al 1933, fu difficile sia per motivi finanziari, sia per le limitazioni del trattato di pace. I fucilieri tedeschi, almeno fino a guerra iniziata, erano armati con i vecchi Mauser, proprio perché nella dottrina operativa tedesca avevano poca importanza individuale, e molta come rifornitori e protettori della regina della squadra: la mitragliatrice media. Quest'arma aveva il ruolo di rompere l'attacco nemico, ma anche quello di accompagnare l'attacco delle truppe germaniche fin dentro le trince nemiche, dove doveva costituire un nucleo mobile di fuoco, in collaborazione non tanto con baionette e fucili, quanto con le pistole mitragliatrici e le bombe a mano (e/o le granate telescopiche, su cui negli anni '30 si poneva grande enfasi per ridurre all'impotenza i mini bunker e le mitragliatrici nemiche). Fuco e manovra e non baionette e urto erano alla base delle tattiche tedesche, con in più la considerazione che ogni unità di fanteria, anche una piccola squadra, doveva e poteva passare da funzioni offensive a funzioni difensive e difensivo-controffensive in ogni momento; proprio grazie alla presenza di armi atuometiche di squadra potenti come le mitragliatrici medie e non i fucili mitragliatori o le mitragliatrici leggere.. Un'idea molto differente da quella italiana (in cui baionette e urto frontale erano cardini, ed in cui i fucil-mitragliatori erano solo complementari all'urto della fanteria), o anche sovietica, francese e britannica, più basate sul movimento infiltrante con mitragliatrici leggere, ma meno sulla presenza tattica di armi di squadra automatiche ambivalenti. Le mitragliatrici tedesche inoltre erano studiate per sviluppare un elevato (persino troppo elevato) rateo di fuoco proprio perché secondo gli studi dello stato maggiore nei combattimenti improvvisi e ravvicinati, tipici delle confuse azioni d'attacco e contro attacco, i primi 5-10 secondi erano quelli determinanti. Anzi i mitraglieri erano addestrati a saturare di fuoco una piccola e nodale area "scoperta" del nemico, e poi ad aspettare che le truppe nemiche si ritrovassero di nuovo allo scoperto, offrendo dei bersagli scoperti e concentrati. In questo facevano testo anche studi psicologici che dimostravano come la battaglia moderna creava un difficile problema ai soldati: malgrado imponesse (per la presenza di armi automatiche e proiettili d'artiglieria e di mortaio) il defilamento dei militari, in modo da non creare bersagli evidenti, li spingeva a concentrarsi ancora di più, per farsi coraggio e per sfruttare tutti assieme le protezioni del terreno (avvallamenti, rovine, muretti, siepi, tronchi ecc...). Quindi la mitragliatrice avrebbe comunque trovato gruppi di soldati ammassati, da finire in pochissimo tempo, prima che capissero di doversi dispedere o comprendessero da dove proveniva il fuoco nemico e quindi dove dovessero mettersi al riparo. Le mitragliatrici tedesche non erano dunque, già in origine, concepite con l'unico scopo di spazzare il terreno davanti alle trincee, contro assalti frontali in stile prima guerra mondiale, anche se, ovviamente, risultavano efficaci anche in quel contesto; ma forse non particolarmente superiori alle armi britanniche, russe e, soprattutto, americane. In questo, e solo in questo, la Mg 42 risultava sensibilmente superiore alla Mg 34, che anzi era superiore balisticamente e meccanicamente, ma con un rateo di fuoco inferiore (poteva anche eseguire tiri semi automatici di precisione) ed un costo (con i conseguenti tempi di produzione), più sfavorevoli.

Armi controcarri[3][modifica]

Ovviamente queste hanno avuto maggiore evoluzione rispetto ad altri tipi di equipaggiamenti, dato che il loro 'target' è stato a sua volta soggetto a pesanti (nel senso più letterale) cambiamenti, specie in protezione. I tempi dei fucili controcarri, per quanto validi, erano agli sgoccioli. I Tedeschi iniziarono a produrre il Panzerfaust, ma nei primi tipi esso era davvero un'arma a corto raggio, oltre che di maneggio talvolta pericoloso (per la 'suscettibilità' dell'esplosivo), e non ricaricabile. Ma c'era il modo di usare anche i razzi da tubi ricaricabili. Oramai dimenticato, v'era un lanciarazzi chiamato 'Puppchen', bambola, che era una sorta di lanciarazzi calibro 88 mm, anzi 8,8 cm. Esso era però simile ad un minuscolo cannone, quasi un giocattolo (da qui il nome), noto come Racketenwerfer 43 8,8 cm. Si trattava di un affusto scudato e a ruote, con caricamento a retrocarica. Aveva se non altro una buona gittata massimo di 700 m, ma controcarri di appena 230 (un terzo di tale valore); poteva sparare fino a 10 razzi al minuto ed era scomponibile in sette carichi per il trasporto, le ruote stesse erano smontabili per abbassare l'affusto. Era persino possibile metterle degli sci per muoversi nella neve, c'erano sullo scudo interno delle istruzioni stampate per il suo impiego anche da parte di personale non necessariamente ben addestrato. Ma dopo i primi esemplari ci si rese conto che si trattava di un sistema inusitatamente complesso per i razzi di fanteria; catturando alcuni bazooka in Tunisia i Tedeschi presero la via del tubo di lancio portatile. I pochi Puppchen prodotti vennero spesso usati in Italia, in quanto i Tedeschi, specie in fronti secondari, non 'buttavano via nulla'. Gli Alleati furono a loro volta molto interessati a questo vero e proprio 'cannone lanciarazzi', a cui dedicarono una valutazione d'impiego apposita.

  • Calibro: 88 mm
  • Dati: lunghezza 2.87 m, di cui 1,6 tubo; peso 146 in assetto di marcia, 100 in combattimento, razzo 2,66 kg
  • Alzo: -18/+15°
  • Gittata: max 700 m, tiro c.c. 230 m

I Tedeschi usarono anche la Panzerwurfmine, un'arma poi ripresa dai Sovietici e persino dagli Egiziani, che l'hanno trovata adatta all'impiego tattico della loro fanteria. Era una grossa bomba a mano con il classico manico, ma con una carica HEAT sferica-conica all'estremità contenente. La particolarità però non era nemmeno questa, ma il fatto che una volta lanciata la bomba descriveva una traiettoria arcuata, fino a che dei governali in tela si aprivano e a mò di ombrello e la facevano ricadere ad alto angolo nella direzione desiderata, proprio quello che ci voleva per colpire un carro sul tetto; la gittata massima, con un abile lanciatore, era di circa 30 m. L'arma piacque molto, essendo perfettamente in grado di mettere KO un carro: la carica interna era di ben 520 grammi, una quantità inusitata per una bomba a mano, costituita per pari parti da RDX e TNT. Il tiratore non doveva applicare così la solita mina magnetica al carro, evitando l'avvicinamento finale che nei combattimenti era il più pericoloso; inoltre la sicura non si attivava fino a che l'arma non era lanciata, perché sensibile all'accelerazione. Gli Alleati non copiarono la bomba in parola, ma riutilizzarono tutti gli esemplari catturati; gli Americani pensarono ad utilizzarla come un 'grosso dardo' da tirare a mò di giavellotto; poi, quando si accorsero che era un'arma a 'parabola', corressero l'errore di valutazione con appositi bollettini. I Sovietici nel dopoguerra produrranno sistemi come la RKG-3M, capace di perforare 165 mm d'acciaio (40 in più dei primi modelli), vista in azione anche in Cecenia. Se si considera che il tetto e la torre dei carri hanno spessori di circa 30-40 mm, ci si può rendere conto che in assenza di corazze ERA o di sacchi di sabbia (che possibilmente evitino anche la detonazione dell'ordigno) ogni carro armato è in gravi difficoltà nell'incassare colpi del genere.

I dati: diametro bomba 114,3 mm, lunghezza 533 mm, bomba 280 mm (tutte misure anglosassoni, stranamente), peso 1,35 kg di cui 520 gr di testata.

Un'arma più a lungo raggio erano i fuciloni PzB 38 e 39, che avevano calibro da 7,92 mm ma risultarono presto superati. Erano comunque armi interessanti balisticamente parlando, solo che il primo era costoso e somigliava ad un pezzo d'artiglieria (di costruzione Rheinmetall), 1.600 ne vennero costruiti; ma il tipo definitivo fu il PzB 39, molto più semplice, con otturatorre scorrevole. Le munizioni avevano nucleo di acciaio e poi di tungsteno, sulla scorta dell'esperienza questa subita dai Tedeschi con i fucili controcarri Mrosczek polacchi del '39. Vennero prodotti anche dei successori per questo fucile, e persino una 'super mitragliatrice' controcarri, la MG 141. Non solo, ma vennero adottati i fucili svizzeri MSS 41 della Solothurn, fabbrica quest'ultima nota anche in Italia; infatti era la stessa che produsse un fucilone davvero potente, noto in Germania come PzB 785 (s) 2 cm, una specie di cannoncino controcarri con tanto di affusto a biga. Furono probabilmente proprio gli esemplari tedeschi che fin dal '40 finirono, in buona parte (dei non molti prodotti) in Italia. Avevano alcune notevoli caratteristiche, che con ogni probabilità risentivano dell'esperienza della Solothurn nel settore cannoni contraeri (di cui erano una specie di arma 'portatile'), con caricamento semiautomatico, tramite caricatori da 5 o 10 colpi. Però nell'insieme pesava oltre 50 kg e quindi era superata solo dall'arma giapponese paricalibro, che era però trasportata con una specie di barella, molto più facile da portare nonostante i suoi 70 kg. Il Solothurn perforava molto: 30 mm a 500 m, persino più dei fuciloni sovietici; era però anche molto più pesante e costoso di questi.

I fucili tedeschi controcarri erano in effetti delle armi molto particolari, quasi dei fucili da caccia grossa. Infatti il loro calibro e aspetto erano quello di un grosso fucile, con bipiede ripiegabile e un voluminoso freno di bocca. Ecco le caratteristiche (per il PzB 38):

Calibro: 7,92 mm

  • Dimensioni e psei: 1,615 m, canna 1,085 m, peso 16,2 kg
  • Prestazioni: v.iniziale: 1.210 m.sec, perforazione corazza 25 mm a 300 m.

PzB 39: quasi analogo, solo 1,62 m di lunghezza, 12,6 kg di peso, v.iniz. 1265 m.sec con le stesse prestazioni.

Da notare l'enorme velocità iniziale, degna di un proiettile subcalibrato, e data da un bossolo di inusitate dimensioni.

Colpisce il calibro, ancora quello dei fucili standard, che certamente non era garanzia di effetti 'behind the armour' elevati ergo molti colpi dovevano penetrare prima di mettere KO un mezzo nemico; la capacità perforante, ancorché elevata (il Boys britannico da 13,97 mm perforava alla stessa distanza solo 21 mm, la Browning sa 12,7 25 mm a 100 m, la Vickers 18 mm, una mitragliatrice normale circa 10 mm a 100 m), non era ancora del tutto sufficiente contro i carri, specie quelli sovietici. Ma era certo un pericolo contro i carri leggeri e le blindo. Di fatto questa piccola arma perforava lo stesso valore dei tipi russi da 14,5 mm, solo a 300 anziché 500 m.

Per migliorare le cose contro i carri armati c'erano anche le granate da fucile a carica cava, teoricamente sufficienti per consentire ad un fante di mettere KO un carro armato. La cosa danneggiava spesso l'arma di per sé, ma è più una considerazione da tempo di pace. Per avere un sistema apposito per tali granate i tedeschi usarono un PzB 39 con trombombcino a bicchiere, chiamato Granatbuchse, ovvero fucile lanciagranate: una speciale cartuccia a bassa potenza attivava il lancio della granata su di un certo raggio massimo, con la perforazione dipendente dal tipo di testata HEAT.

Ma questa non era certo l'unica modalità per tirare granate. I PzB 39 derivavano dai precedenti fucili controcarri, appositamente trasformati; il soldato tedesco aveva anche il fucile Mauser 98k, che se modificato con tromboncino lanciagranate a bicchiere in volata, poteva sparare granate HE e HEAT su di una gittata di 200 m al massimo, con tanto di mirino a bolla specifico. Per il combattimento ravvicinato c'era anche la tecnica della 'Carica concentrata', ovvero prendere un certo numero di Stielgrenate (granate con il manico) senza manico, legarle attorno ad una con il manico tramite filo di ferro, e tirarle come armi anti-bunker e controcarri.

Un'arma diversa era la Kampfpistole da 27 mm, che derivava da un congegno di segnalazione a bengala, per la quale gli ingegnosi tecnici tedeschi ben pensarono di usare anche razzi a carica cava o HE. Era anche provvista di canna rigata e calcio ripiegabile, ma sparava solo fino a una gittata utile di 90 m una bomba da 51 mm di lunghezza con una minuscola carica di TNT. Decisamente questa 'Sturmpistole' costava molti soldi per quello che offriva, ma con la Panzerpatrone 326LP perforava 50 mm fino a 300 m. Verso la fine della guerra i tromboncini lanciagranate dei fucili e dei PzB potevano sparare varie Panzergranate, e ben tre tipi di grandi dimensioni, per 'venire incontro' ai carri più potenti: la 46 e la 61, e un'altra senza nome. Erano armi teoricamente capaci di trasformare un fante in un cacciatore di carri, ma non si sa bene quanto in pratica fossero efficaci. Eppure la loro minaccia, data anche la mobilità della 'piattaforma' di lancio non andrebbe mai sottovalutata, tanto che vi sono testimonianze di un uso efficace contro carri medi anche in conflitti postbellici, tipo quelli Arabo-Israeliani.

Le mine tedesche erano invece le famose Tellermine 29, 35, 42 e 43. La Tellermine 42 pesava 7,8 kg con diametro di 324 mm, spessore 102 mm, carica di Amatol che esplodeva se calpestata da almeno 340 kg di peso; divennero presto più sofisticate, con tanto di mini-mine (antiuomo) sotto di loro, e che avevano la brutta tendenza ad esplodere colpendo l'ignaro geniere che avesse rimosse.

Tornando ai razzi controcarri veri e propri, dopo l'esordio del Puppchen si ebbero sistemi decisamente più pratici e soprattutto, economici e portatili.

Panzerfaust e Panzerschreck a confronto

Ecco quindi i Panzerfaust e i Panzerschrek, (Pugno corazzato e Terrore dei carri). Ora cominciamo dal secondo, anche se apparve dopo l'altro. Il 'fucile a razzo controcarri' come veniva chiamato, era del '43 e adottava il razzo del Puppchen, con sistema d'accensione elettrica anziché a percussione. Ebbe successo e fu l'antesignano del 'Super Bazooka', apparso anni dopo in calibro 89 mm; la gittata era di circa 150 m, ma l'inconveniente era il razzo era ancora acceso quando partiva dal tubo, da qui la necessità di una apposita visiera per il lanciatore; era meglio se c'erano anche indumenti protettivi e una maschera antigas, e infine i detriti e gli scarichi del razzo erano pericolosi fino a 4 m, rendendo inadatta l'arma allo sparo da luoghi chiusi, e troppo visibile (=nuvole di polvere) se sparava dall'esterno. Inoltre era piuttosto pesante e ingombrante. Ma del resto non c'erano al momento altri modi di coprire le distanze tra 40 e 100 e passa metri, perché il Panzerfaust era troppo impreciso. Fu l'RPzB 54 con scudo antivampa che eliminò la necessità delle protezioni per il soldato lanciatore, ma non certo il resto dei problemi. l' RPzB 54/1 arrivava a 180 m con una granata migliorata e gli ultimi razzi prodotti perforavano 160 mm, mentre i vecchi mod. 43 venivano passati alla seconda linea. Erano popolari tra le truppe, anche se con i problemi di cui sopra.

RPzB 43:

  • Dimensioni e pesi: tubo 9,2 kg, razzo 3,27 kg di cui 650 gr per la testata; lunghezza 1,638 m e gittata di 150 m;
  • RPzB 54: 11 kg, razzo 3,25 kg; cadenza di tiro indicata 4-5 colpi al minuto.

Le cariche di demolizione con ogiva HEAT erano state usate dal 1940, quando questi sistemi da 3 kg con 750 gr di TNT, capaci di perforare 110 mm di acciaio, vennero usati per far saltare i bunker del forte belga di Eben Emael.

Quest'oggetto dalla forma di bastone è il Panzerfaust standard, osservato con curiosità da un giovane soldato americano, mentre la testata sembra smontata dal razzo stesso

Quanto al Panzerfaust, esso apparve ai primi del '42 come pratico sistema per tirare un'ogiva di grosse dimensioni controcarri; arma all'epoca unica, venne pensata dal dott. Langweiter e prodotta dalla HASAG di Lipsia; non era un vero e proprio lanciarazzi ma una specie di cannone senza rinculo portatile, però con razzo sovracalibro, come negli RPG e a differenza dei più ingombranti Bazooka e Panzerschrek, nessuno dei quali all'epoca disponibile. In sostanza era un tubo con del propellente azionato prima dell'uscita della granata, da qui la mancanza di protezioni per il servente; la gittata era ridotta, specie nel tipo Panzerfaust 30 klein, il primo tipo con una gittata pratica di 30 m e una testata da 100 mm, capace nondimeno di perforare 140 mm a 30° d'impatto. Il tubo di lancio doveva essere messo sotto il braccio prima dello sparo, non sopra la spalla come il Bazooka; malgrado la corta gittata, la caduta della traiettoria era tale da rendere necessario un alzo retrattile, che non apparve subito. Presto arrivarono i più potenti Panzerfaust 60 e 100, ed erano persino in programma i tipi '150' e '250', pure ricaricabili, praticamente gli antenati diretti degli RPG-2 sovietici del dopoguerra.

Le loro caratteristiche:

  • Panzerfaust 30: gittata 30 m, peso totale 1,475 kg (klein), 3,2 kg totale, lunghezza 98,5 cm, 76cm di tubo, diametro 40 mm, testata lunga 36 cm, carica HE da 400 gr di TNT e Trihezogene; carica di lancio 54 grammi di polvere nera; velocità 28 m.sec, perforazione 140 mm a 30°.

Proietto 100 e 140 mm, peso rispettivamente di 680 gr e 3 kg; v.iniziale 30 m.sec e perforazione massima 140 e 200 mm a 30°.

  • Panzerfaust 60: gittata 60 m, proiettile da 3 kg e totale 6,8 kg; v.iniziale 45 m.sec.

Questo modello aveva la testata dei Panzerfaust 30, ma con motore di maggior potenza.

Descrivendo nel dettaglio l'arma, il tubo del klein era lungo 76,2 mm, diametro di 50 mm, con struttura finale a 'calice' per contenere l'ogiva. I tipi con maggiore capacità avevano motori a razzo vero e proprio, mentre il Panzerfaust 100, ancora con il sistema a rapida combustione (a mò di cannone SR) arrivava a 62 m.sec.

Il razzo Klein 30 era limitato, ma i primi 500 vennero mandati nell'agosto 1943 sul fronte Russo. Non c'erano sistemi di puntamento, le dimensioni erano di 44 mm di diametro per il tubo, 14 cm di diametro e 49,5 cm di lunghezza del razzo, peso 5,1 kg del razzo di cui 800 gr di HE, propellente da 95 grammi per una velocità di 30 m.sec, perforazione di 200 mm a 30 gradi fino a 30 metri.

Nell'agosto del '43 ne arrivarono 6.300 esemplari, e venne passato un ordine per 50.000 pezzi dal settembre 1943. Stranamente la produzione dell'inefficiente 'Klein' proseguì fino all'aprile 1945. La produzione del Panzerfaust 60 arrivò, entro il dicembre 1944, a oltre 1.400.000 esemplari. Il peso di quest'arma era di 6,1 kg, diametro del tubo di lancio 50 mm, 134 grammi di polvere nera, v.iniziale 45 m.sec. Venne prodotto dal settembre 1944. Questo era uno dei migliori risultati con quel tipo di sistema di propulsione.

Ma nell'estate 1944 era stato pensato un sistema a doppio stadio con motore a razzo aggiuntivo, 190 gr di propellente iniziale e poi del razzo di per sé: v.iniz. 60 m.sec, raggio 100 m, diametro 6,2 cm, peso 6,8 kg, alzo per calcolare tiri fino a 150 metri, in servizio dal novembre 1944. Poi vennero i razzi ricaricabili Panzerfaust 150, tubo (probabilmente sempre in ferro) capace di sostenere fino a 10 tiri, per rendere più economiche queste armi, dotate di una impugnatura anteriore anatomica, 100.000 esemplari ordinati, ma pochi in servizio prima della fine della guerra. Ma non era finita, la HASAG progettò i razzi Panzerfaust 250 con velocità di 150 m.sec, che erano previsti in produzione nel settembre 1945. Infine, si pensò a razzi capaci di perforare ben 400 mm, ad un 'Grosse Panzerfaust', e a un 'Hecth' da 10,5 cm.

Il Panzerfaust era un'arma potenziata da un esplosivo chiamato ciclonite, che si dimostrava piuttosto instabile. Era arma capace di suscitare una certa diffidenza anche in chi l'usava dati i pericoli potenziali e il fuoco di ritorno della fanteria. I carri sovietici spesso avanzavano coperti di fanteria armata con mitra PPhS, e appena vedevano un soldato tedesco sbucare dietro un muro o da una buca non esitavano a sparargli. Spesso vennero installate protezioni aggiuntive perché il Panzerfaust era capace di dare ad un singolo fante la capacità controcarri, sia pure senza ricarica e da distanze minime, di un carro Tiger, ma la carica HEAT era sensibile al tipo di blindatura installata, se c'erano delle reti o delle piastre distanziate. La velocità del razzo era piuttosto bassa, nulla a che vedere con i quasi 300 m.sec degli RPG-7; l'arma veniva inserita nel tubo solo prima del lancio, per motivi di sicurezza; il grilletto era protetto dall'alzo, che si elevava per mirare meglio e lo scopriva; il tutto con il rischio che la granata, una volta aperto l'alzo, liberata dai ganci che la trattenevano, scivolasse fuori dal tubo esplodendo. Una volta lanciata, essa era stabilizzata da 4 superfici ripiegabili. Insomma, un sistema rudimentale, ma se si faceva centro, per il carro nemico era la fine. Negli ultimi giorni di Berlino era normale vedere civili e ragazzini della gioventù Hitleriana andare verso il fronte in bicicletta, armati con un paio di Panzerfaust per mettere KO qualche T-34 o JS Stalin. Il Panzerfaust era semplice e venne prodotto in quantità di centinaia di migliaia di esemplari, dimostrandosi molto pericoloso per i mezzi nemici, soprattutto negli scontri urbani o tra la vegetazione.

Venendo invece al Panzerschreck, la sua efficacia era elevata sì, ma non senza limiti vari. Eccoli[4]. Mentre il Panzerfaust era da distribuirsi alla fanteria comune, il 'Bazooka' era per team specifici controcarri, dato anche che l'arma pesava 9,25 kg per 1,6 m di lunghezza. La testata aveva 660 g di esplosivo. Era disponibile in versioni estive e invernali, ovvero rispondenti a differenti 'range' di temperatura per i suoi propellenti. Servito da un team di due uomini, sparava il razzo dopo l'azionamento di un grosso grilletto a 105 m.sec. Dopo poche centinaia di pezzi prodotti del mod. 43, che si era dimostrato pericoloso per il lanciatore e anche per il caricatore, lo scudo metallico di 36x47 cm con finestra trasparente aiutava finalmente a 'sopravvivere' allo sparo, e inoltre il nuovo proiettile da 180 m di gittata Gr.4992 era capace di esser usato a tutte le temperature pratiche. Dal dicembre del '43 i piani erano per 382.000 esemplari e 4 milioni di razzi, a gennaio si era già arrivati rispettivamente a quasi 51 mila e 173.000, dei primi in prima linea ce n'erano 21.141. Organizzati in plotoni di tre lanciarazzi, i cacciacarri tedeschi erano potenzialmente pericolosissimi per i tank nemici. Ma i tiratori tendevano a sparare troppo da lontano e i risultati non erano dei migliori: ma già prove comparative con i Panzerfaust avevano dimostrato, contro un T-34 fermo e da 100 m, che solo il 25% dei PzB colpiva l'obiettivo, contro 5 centri su 5 dei Panzerfaust 30 (naturalmente da 30 m). C'era quindi da riflettere sulla portata massima dichiarata di 120 m contro carri in movimento. Le capacità perforanti erano di 230 mm a 90° e 150 mm a 30°, ma i Finlandesi nel dopoguerra rilevarono solo 100 mm a 30°, del resto l'ogiva era minore di quella del Panzerfaust. Nel '44 arrivò un lanciatore corto da 1,35 m da 9,5 kg, l'RPzB.54./1; ai 289.151 del tipo base mod. 54, se ne sarebbero aggiunti altri 25.744 sui 48.000 ordinati. I colpi arrivarono almeno a 2.218.400. C'erano armi speciali ancora più corte da 107 cm, o con lanciatore in cartone compresso pesante 5,5 kg, e lo sperimentale razzo da 105 mm, lungo 2,4 m e pesante 18 kg, rimasto a livello di prototipi, mentre le altre due tipologie citate vennero prodotte in piccola quantità. Ma non finì mica qui: la Fliegerschreck era un bazooka antiaereo con razzo munito di testata da 17,4 cm, e 144 munizioni incendiarie. Quest'intereressante ordigno non venne mai usato in azione.

Sebbene i RPzB fossero più avanzati e riutilizzabili circa 100 (poi 200 con il modello /1) volte, non vennero mai amati dagli utilizzatori, tanto che nel primo quadrimestre 1944 i Panzerfaust misero KO 262 carri e i Panzerschreck 88, meno anche dei 167 distrutti dalla fanteria tedesca usando mine del tipo Teller. Costando però solo 70 marchi contro 5.730 del cannone da 37 mm Pak 36, non fu una cattiva idea usare questo sistema che nell'insieme costituì un pericolo serio, come del resto il Bazooka da cui derivava. Vi furono anche dei blindati che ebbero lanciatori trinati di questi lanciarazzi, i Panzerjager 731 Bren, in pratica dei Bren Carrier catturati; ne seguirono anche altri con sei razzi in posizione brandeggiabile. E alfine, dopo la guerra, questi lanciarazzi tedeschi ebbero uso con i Finlandesi, poi Svizzeri e Belgi produssero dei derivati in uso fino agli anni '90, ovviamente perfezionati, ma ancora simili ai tipi bellici. La produzione (315.000 lanciatori e oltre 2 milioni di colpi) per quanto inferiore, non lo è stato di molto rispetto ai 467.000 Bazooka, anche se con oltre 15.600.000 proiettili.

Cannoni Senza Rinculo[5][modifica]

I cannoni senza rinculo cominciarono la loro esistenza con gli studi di tecnici Tedeschi, ma il primo riscontro documentato è del 1911, da parte di un certo Davis, comandante dell'US Army, che preparò un sistema messo a punto nel 1912. Il suo bossolo aveva una massa rinculante che consentiva d'eliminare gran parte del rinculo, mentre la munizione aveva alette di stabilizzazione, essendo la bocca da fuoco a canna liscia. I Britannici ne studiarono addirittura l'impiego per dirigibili, abbinato ad un'arma Lewis, ma non ci furono riscontri in grande scala. Nel '23 i Sovietici continuarono a sviluppare tale armamento, e poi realizzarono armi tra il 37 e il 305 mm, di cui un tipo da 76 venne messo in produzione e usato contro la Finlandia nel 1940. I Tedeschi ebbero i cannoni SR da 75 mm Mod. 40 per i paracadutisti con un ordine per 193 armi e 120.000 colpi, seguirono poi le truppe alpine che contribuirono a totalizzare una produzione di almeno 632 unità. Era un cannone in alluminio da 145 kg e tirava colpi da 5,9 kg a 6.700 m. Poi si pensò anche ad armi da 105 e 150 mm, specie da 105 mm, di cui il mod 42 è stato il più diffuso, da 8 km di gittata e 430 kg, costruito in un totale di 528 pezzi e 452.000 colpi. I prototipi Rheinmetall LG240 e 290 da 150 mm vennero realizzati nel 1943, ma non entrarono in produzione.

Gli inglesi iniziarono lo sviluppo basandosi su di un modello svedese: dal 1942 comparvero pezzi da 87, 94 e 95 mm con sistema di sfogo dei gas Burney a tubi obliqui, bossolo in metallo con fori laterali con leggera pellicola in ottone che saltava allo sparo. Venne usato in Birmania uno di questi cannoni: il pezzo da 87 mm, che pesava solo 25 kg e tirava ad appena 914 m un proiettile da 4,9 kg (274 m.sec). C'era anche un pezzo da ben 183 mm, con 2.700 m di gittata, approntato però dopo lo sbarco in Normandia, quando oramai non c'era (apparentemente) più bisogno; il 94 mm ebbe limitatissimo impiego e il 95 mm nessuno. Negli USA venne approntato il T15E1 nel novembre 1943, era il futuro M18, messo in produzione un anno dopo e omologato nel '45, anche se sperimentato in Europa prima di allora. Pesava 20,4 kg con proiettili da 1,25 kg; è rimasto in servizio per molto tempo grazie ad una velocità iniziale di 366 m.sec e gittata di 3.976 m, ma come arma controcarri (i cannoni SR sono ideali per le HEAT), pur perforando circa 100 mm, non era all'altezza nemmeno del T-34, e in generale non era valida oltre i 160 m. L'M20 si avvalse delle esperienze dell'M18 ed entrò in servizio già nel giugno 1945. Anziché portatile, era arma con treppiede, pesante 51 kg e proiettile da 6,53 kg, 305 ms e 6.400 m di gittata massima, 350 c.c. I Tedeschi usarono molto di più di chiunque altro i loro S.R., iniziando già nel '41 con l'invasione di Creta. Nel dopoguerra, prima dei missili controcarri, i cannoni SR avranno un intenso momento di gloria, soprattutto con l'M40 da 105 mm, ma non mancò nemmeno il Davy Crockett con calibro da 120 mm e testata esterna al tubo di sparo, con che era di tipo nucleare (a bassa potenza), e veniva sparata su di un raggio di qualche migliaio di metri.


Artiglierie[6][modifica]

In generale, dato che la Germania era stata praticamente azzerata dopo i trattati di Versailles, la sua componente d'artiglieria era tutta moderna e recente; il che non significa che fosse anche 'avanzata' nel senso più concreto del termine, ovvero con soluzioni tecniche particolarmente all'avanguardia. Era interessante piuttosto considerare che i Tedeschi, per le loro artiglierie divisionali, avevano stabilito che il 75 mm era troppo poco e lo avevano rimpiazzato con i pezzi da 105 mm, relegando il calibro ben presto come arma controcarri o per carro armato. Quanto ai cannoni contraerei, il Flak da 88 mm era l'arma principe, ma non mancavano nemmeno i Flak da 105 e 128 mm. Erano più potenti, ma più costosi e fecero meno notizia, oltre che per il minor numero (oltretutto erano apparsi anche più tardi), perché non erano armi abbastanza mobili per ruoli campali e quindi il loro doppio ruolo contraerei- controcarri lo esercitarono raramente.

Le armi contraerei leggere erano da 20, da 37 ma anche da 50 mm. Le prime erano la Flak 30 e 38. La prima era un'arma piuttosto efficace, sostituta dei pochi Flak 28 (gli Oerlikon) relegati ben presto all'addestramento; entrata in servizio nel '35, era piuttosto complessa, costosa, e inspiegabilmente prone ad inceppamenti delle scatole serbatoio da 20 colpi. Sparava piuttosto celermente, 280 c.min (più delle armi italiane come le Breda), proiettili da 119 gr a 900 m.s, raggiungendo i 2.200 m di quota pratica per il compito a.a. Ma pesava ben 450 kg, troppi per il suo calibro; appena fu possibile si fu ben lieti di sostituirla con il Flak 38, che però entrò in produzione solo nel tardo 1940. Questo cannone era della Mauser e sostituiva il precedente, prodotto dalla Rheinmetall. Con un peso appena inferiore -420 kg-, analoge capacità balistiche, ma almeno 420-480 c.min e questo, assieme ad un sofisticato congegno di puntamento con previsore di posizione futura (come nel Flak 30 modernizzato), consentiva di distruggere facilmente gli aerei dell'epoca. Ma poi ci si rese conto che i colpi da 20 mm erano poco efficaci contro aerei sempre più robusti, come quelli della guerra inoltrata. Dal 1940 apparve la risposta, il Flakvierling, 4 canne da 20 mm Flak 38 con alzo fino a 100 gradi (anziché 'solo ' 90), che concentrava nei suoi 1.514 kg un volume di fuoco di 1.800 c. min. La sua efficacia fu micidiale e non ve ne furono mai abbastanza in servizio rispetto alle richieste, usati dall'esercito, marina e aviazione. Gli Alleati temettero a ragione l'efficacia di questa contraerea leggera, apparentemente presente ovunque sul campo di battaglia e nelle retrovie, specie se era a bordo dei semicingolati e di carri armati modificati (su scafo P. IV); gli Alleati riutilizzarono tutte le armi Flak 38 e Flak 38 Vierling che trovarono, con tanto di manuali d'istruzione. La loro cadenza di tiro, anche se inficiata dai caricatori da 20 colpi, era paragonabile a quella di un sistema binato moderno Rh-202 da 20 mm, il che spiega la loro efficacia.

A livello superiore i cannoni contraerei erano inquadrati in unità reggimentali: il Flakregiment aveva 2 battaglioni pesanti e 3 leggeri, oppure battaglioni misti con 3 batterie da 88 Flak 18 o 36, e 3 leggere da 20 mm Flak 38, di cui una di tipo Vierling (12 pezzi da 88 e 48 da 20). Interessante che, nonostante il peso notevole, non si sia pensato a impianti da 20 mm diversi dal quadrinato, quelli binati che pure avrebbero garantito una discreta efficacia. La potenza di questi cannoni contraerei era spesso usata contro bersagli a terra e con effetti devastanti: i 20 mm contro veicoli non protetti o leggermente corazzati, gli 88 mm contro ogni tipo di bersaglio.

Sopra il 20 mm c'era il 37 mm: i Flak 18, 36 e 37. I primi erano stati sviluppati in Svizzera dalla Rheinmetall per aggirare i trattati di Versailles, cannoni balisticamente potenti ma con vari inconvenienti: si inceppavano spesso, erano pesanti, costosi e lenti da mettere in azione. Il Flak 36 apparve 3 anni dopo, anche se non sostituì mai totalmente il precedente in servizio (era stato prodotto in numerosi esemplari dal '33 e anche esportato in Cina); la balistica era identica, ma era più semplice, rapido e facile da muovere in azione, e più affidabile. Il Flak 37 aveva il goniotachiometro per la previsione di posizione futura dei bersagli. Prodotti in numerosi esemplari, ordinati in genere in batterie di 9 o 12 pezzi, erano alimentati da caricatori a piastra da 6 colpi. Nel '44 ce n'erano talmente tanti che la sola LW ne contava 4.211. Sparavano colpi da 640 grammi a 160 c.min, su gittata massima di 4.800 (quota massima) e pesavano 1.500 kg circa in batteria.

Ma erano armi ancora piuttosto difficili da produrre. Allora venne fuori il Flak 43 3,7 cm, progetto Rheinmetall vincitore contro una proposta Krupp. Aveva soprattutto il pregio di essere prodotto con criteri simili a quelli delle armi portatili e questo la rendeva più facile da costruire. Inizialmente sembrava favorito il Krupp, ma questo ebbe dei problemi: dopo la vittoria Rheinmetall, vi furono però contrasti tra fazioni, che causarono un ritardo notevole nella preparazione della produzione della nuova arma. Fatta in larga misura con materiali stampati, saldature e altre procedure per ridurre i tempi di realizzazione, richiedeva un tempo di appena un quarto rispetto ai precedenti Flak 3,7 cm. Alla fine, solo dal primo 1944 fu possibile realizzarlo in serie a Durkopp, e oramai era davvero tardi per salvare la situazione della Germania, pressata da decine di migliaia di aeroplani. Usato contro aerei sempre più veloci, aveva ancora le munizioni e la canna del Flak 36/37, ma poteva contare su di una cadenza di tiro teorica aumentata a ben 250 c.min. Per migliorare la sua efficacia fu previsto anche il Flakwilling 43 3,7 cm, un impianto binato in cui i cannoni erano erano su di un telaio a 4 ruote, con eiettori dei bossoli sulla destra. Presente, al solito per le armi tattiche (eccetto il Flak 30), la scudatura. I cannoni erano sistemati in posizione sovrapposta, perché così era facile costruirli, senza dover mettere mano a riprogettazioni estese per due armi gemellate con alimentazione su lati opposti (era una soluzione simile al sistema binato Breda da 20 mm navale). Ma nonostante il volume di tiro aumentato a 500 c.min, era un'arma scomoda da mettere in posizione e sbilanciata verso l'alto. Nondimeno, si trattava pur sempre di armi formidabili nel settore contaerei, e non ve ne furono mai abbastanza per le richieste. Nel '45 c'erano 1.032 Flak 43, di cui 280 binati.

Ad un certo punto per queste armi, che richiedevano 6 serventi per ciascuna, erano state pensate anche installazioni quadrinate e binate appaiate. Il peso era, nel Flak 43, di 1.392 kg, alzo -7.5/ 90 gradi, lunghezza del cannone 3,3 m (anima).

Ma i Tedeschi non erano del tutto convinti che i cannoni da 37 mm, che pure si dimostrarono efficaci, fossero sufficienti per affrontare quel corridoio tra i 1.500 e i 3.000 m di quota difficile da coprire con i calibri disponibili perché gli aerei a tale livello sono troppo alti per le armi leggere o troppo bassi per quelle pesanti. Obiettivamente, c'era un grosso gap tra i 37 mm e gli '88', ma come riempirlo? Si pensò così al Flak 41 5 cm, che in realtà venne prodotto già nel 1936 come progetto Rheinmetall, una specie di versione pantografata delle armi da 37 mm, vincente contro la concorrenza Krupp. Ma ancora nel 1941 si aspettava l'entrata in servizio dei cannoni calibro 5 cm, che poi saranno prodotti in appena 60 esemplari, e da qui l'irrilevanza storica di questo cannone. Il problema erano le munizioni: da un lato producevano allo sparo uno scoppio enorme, con una forte vampata capace -nonostante il tromboncino alla volata- di impressionare gli occhi del puntatore persino in pieno giorno. Dall'altro canto, non avevano abbastanza efficacia come carica di scoppio. Inoltre l'affusto era troppo pesante e lento da brandeggiare. Eppure ebbe un limitato uso, per esempio come arma da difesa per le dighe della Rhur. Alla fine della guerra ce n'erano ancora 24 in servizio, che richiedevano 7 serventi, e pesanti clip da 5 colpi, decisamente pesanti. I colpi potevano essere perforanti, ma questo cannone non venne mai installato su mezzi corazzati o motorizzati. Il peso era di 3.100 kg, anima lunga 4,686 m, quota massima di efficacia di soli 3050 m. La cadenza di tiro era, se non altro, interessante, 180 colpi al minuto tirando proiettili da 2,2 kg a 840 m.sec. In seguito è possibile che questo cannone abbia influenzato il 50 mm controcarri o il cannone da 50 montato su aerei. La soluzione per il problema delle medie quote venne trovata nel Gerat 56, ultimo sviluppo logico delle armi tattiche tedesche. Esso era da 55 mm, ma non venne mai messo in servizio: piuttosto fu la base del 57 mm S-60 sovietico, arma di notevole successo postbellico. Da tutto questo ci si può sorprendere di come i Tedeschi non avessero armi del tutto adeguate per la difesa a bassa quota, e il loro disinteresse per i validi cannoni Oerlikon e Bofors. Nondimeno i loro reparti antiaerei leggeri, dal 1940 in poi, vennero usati con un'efficacia micidiale contro ogni sorta di aerei, dai Battle ai Typhoon, rendendo molto difficile la sopravvivenza degli aerei tattici Alleati e la loro attività nelle azioni a bassa quota.[7].

Supercannoni[modifica]

La tecnica di sparare proiettili ad altissima velocità e superare la fascia bassa dell'atmosfera, riducendo poi l'attrito, era già nota durante la I Guerra mondiale. Il Cannone di Parigi era un esempio da 132 km, replicato poi nella II Guerra mondiale. Ma si andò oltre, come dimostrato dai supercannoni di tre tipi diversi: il 210 mm ferroviario, rielaborazione del cannone del 1918; il 'Dora' da 800 mm, e il Cannone di Londra, ulteriore passo in avanti. Adesso parliamo di quest'ultimo.

Il concetto non era nuovo: la 'Pompa ad alta pressione' (soprannome) nascondeva un'idea vecchia del 1880, che era in sostanza un cannone a più stadi: il concetto era quello di costruire una b.d.f. che superasse il limite di pressione dei migliori acciai, attorno alle 7.000 atmosfere. E dal fatto che oltre i 60 calibri è praticamente inutile 'allungare' un cannone normale, con carica singola, perché non avrebbe avuto nessun modo di raggiungere le pressioni necessarie per lanciare i proiettili a velocità altissime, di circa 1.500 m.sec, che erano richiesti. A dire il vero, il 'cannone di Parigi' era un mezzo a camera di scoppio singola, però era costituito da due cannoni di grosso calibro uniti: esso aveva peraltro un'usura tale da consumarsi in appena 50 spari. Poi c'è da dire che i proiettili erano di 3 calibri diversi: 210, 240 e 260 mm, per compensare l'usura. Non era certo un compito facile rendere utile un tale pezzo ferroviario da 278 t, noto come 21 cm L170 EisenbahnKanone 'Keiser Wilhelm', e che tirava colpi da 100 kg a 1.600 m. sec. Questo cannone era chiamato anche 'Bertha'. Una batteria di tre di essi, usati contro Parigi dal 23 marzo al 1 ottobre, tirava da 112 km di distanza dalla capitale, per un totale di 898 colpi in tutto che uccisero 402 persone ferendone altre 800. Il colpo peggiore fu certamente aver centrato una cattedrale durante una messa, che provocò decine di vittime. Il cannone venne costruito in tutto in 10 esemplari, quindi il 'Cannone di Parigi' era un modo di dire, non certo un'entità unica. Tra le due guerre fece vennero fatte molte esperienze, anche in Italia, con il 'Cannonissimo', ma senza esiti. Furono ancora i Tedeschi a realizzare dei cannoni di prestazioni eccezionali, e di costo parimenti astronomico. Erano intesi per l'attacco alla Gran Bretagna e contro la Maginot. I cannoni offrivano precisione e capacità ognitempo rispetto ai bombardieri, ma che fossero migliori di essi era ampiamente dibattuto, a maggior ragione quando apparvero gli Stuka e le prestazioni, in generale, miglioravano di anno in anno. La soluzione erano i missili balistici e da crociera, per avere un sistema economico ma efficace, però non era ancora il momento per realizzarli.

Ma per ottenere questa prestazione, sufficiente per circa 120 km, era necessario un cannone estremamente costoso, ai limiti della fattibilità. Inoltre, rispetto ai bombardieri era ben dubbia l'utilità di una tale ,costosissima arma. Per superare il problema il dott. Conders, pensò a una specie di lungo tubo, con varie camere di scoppio laterali, che imprimevano al proiettile, mano a mano che percorreva il tubo, una continua accelerazione. Questo permetteva di usare tubi non molto spessi e molto lunghi, mentre la rigatura per stabilizzare il proiettile in volo, utile ma costosa in termini di attrito e di consumo di energia, era rimpiazzabile con alette speciali per il proiettile stesso, da estendersi in volo. Il risultato era un colpo di soli 150 mm di calibro, ma lungo ben 210 cm. Il guaio fu che il proiettile, realizzato con insufficiente esperienza, si dimostrò instabile in volo e questo pregiudicò il progetto. Inoltre, mentre Hitler aveva voluto subito una batteria sperimentale nel Baltico, affascinato dall'idea, si scoprì che la struttura da 132 m della canna era fragile, essendo troppo scarsa la qualità dei metalli usati. Inoltre, tra un'esplosione e l'altra, si era riusciti a produrre una v.iniziale di appena 1.095 ms anziché 1.500 ms. La situazione era oramai drammatica, soprattutto c'erano 20.000 colpi (molto costosi rispetto ad un proiettile d'artiglieria 'normale') e che non si sapeva come utilizzare. Ora c'erano tante cose che non andavano in questo programma e venne messo in mano ad un team con i migliori esperti di balistica, come Betz e Walchner, mobilitati per non dispiacere la volontà di Hitler di possedere questo cannone a lungo raggio. I calcoli dimostrarono che i proiettili erano difettosi, e che l'unico modo di ottenere 1.500 m.sec era di ridurre il peso del colpo a 80 kg, troppo poco per giustificarne l'uso. Vennero raggiunti, con i nuovi proiettili i 44 km, e poi con un tipo leggero 90 km. Si stimava con la massima carica di raggiungere i 150 km. Ma gli incidenti continuavano, e con l'avanzata Alleata il cannone era oramai inutilizzabile per colpire la Gran Bretagna. Ne venne sparata un'ultima carica davanti alla commissione militare con il cannone ridotto a 60 calibri. Poi si continuò a sparare con quest'arma, fino a che vennero tirati 10 colpi consecutivi con successo, anche se la cadenza di tiro era al massimo un colpo ogni 5 minuti. L'unica cosa che sopravvisse fu il concetto di cannone a stadi multipli, che venne tentato da S.Hussein con il calibro aumentato a ben 500 mm con sezioni di tubo realizzate in Italia e Corea. Il 'Supercannone' era quasi pronto nel 1991, ma non venne mai completato. Al solito, si trattava di un'idea oramai superata dai missili: quale vantaggio, se non quello di una precisione maggiore (in verità non disprezzabile) per un cannone enorme, costosissimo e totalmente fisso, quindi vulnerabile agli attacchi aerei e missilistici fin dal primo giorno di combattimenti[8]


Il più potente di tutti i cannoni mai prodotti era il progetto conosciuto come 80 cm Kanone (Eisenbahn). Alla Krupp, a cui venne commissionato, questo studio per capire come superare le difese della Linea Maginot sembrò una perdita di tempo, e nel '35 c'erano tante altre cose da fare, come produrre gli '88'. Ma Hitler era affascinato dalle opere immani, di stile 'Wagneriano'. Ordinò pertanto nel '36 di andare avanti con il supercannone. Fu molto difficile realizzare quest'arma, la prima delle quali doveva essere pronta per il 1940, che invece passò senza che ciò accadesse. I primi tiri vennero fatti sul poligono di Rugewalde nell'anno successivo.

Venne costruito in soli due esemplari, il 'Dora' e lo 'Schwere Gustav', una sfida tecnologica senza precedenti, almeno nel settore delle artiglierie. Prodotti tra il 1941 e il 1942, normalmente viaggiavano in 60 vagoni ferroriari. Quando era rimontato, si rivelava una super-arma con un calibro di 800 mm, e canna di lunghezza pari a 32,5 m. Sparava due tipi di colpi, perforante ed esplosivo. Il primo era pesante 7.100 kg (!), e tirabile a 38 km di distanza. Il secondo, con pareti più sottili, era di 'appena' 4,8 tonnellate e sparabile a 47 chilometri. L'affusto poggiava su di una doppia rotaia costruita ad hoc, per un totale di 4 binari. Non era possibile usare l'affusto su ferrovie normali. Il peso del complesso, molto alto e dalla sagoma imponente, era di circa 1.330 tonnellate. Servivano 4.120 uomini per movimentarlo e gestirlo, 250 solo per caricarlo e totalmente 1.500 per gestirlo in azione e difenderlo. il 'Grande Gustav' come spesso era chiamato il primo dei due cannoni, sparava al massimo 2-4 colpi all'ora.

I supercannoni tedeschi avrebbero dovuto servire a demolire la Linea Maginot, ma arrivarono troppo tardi. Si pensò allora a Gibilterra, da attaccare da tergo con l'autorizzazione a passare concessa dal Gen. Franco. Ma il Caudillo non sentiva affatto l'impellenza di trascinare il suo Paese martoriato dalla guerra civile in un'altra guerra ancora peggiore, e volle rimanere neutrale. Così l'Operazione 'Felix', che se attuata avrebbe potuto cambiare le sorti della II Guerra mondiale, mai ebbe luogo e tutti i materiali, i carri, le artiglierie e le truppe (inclusi i paracadutisti e gli alianti d'assalto) vennero a quel punto radunati invano. Poi, quando sembrava che gli obiettivi dei cannoni da 80 cm non esistessero più, vi fu l'assedio a Sebastopoli. Qui i Tedeschi vollero dare una prova propagandistica della loro efficienza e potenza. I forti sovietici erano numerosi e proteggevano l'importantissimo porto, e per superarli si pensò ad un'azione di artiglieria che era un riverbero delle epoche precedenti, specie della I Guerra mondiale. Vennero portati pezzi d'artiglieria, per lo più pesanti, da tutta Europa, tra cui molte artiglierie pesanti francesi. Per quando il 1 luglio la città cadde, erano stati tirati in poche settimane oltre 560.000 colpi. Sono circa la metà di quelli sparati ad El Alamein, ma in questo caso si trattò di armi quasi sempre di grosso calibro. 48 di quei colpi vennero tirati dallo Schwere Gustav, giunto suddiviso in numerosi vagoni qualche settimana prima. Uno scalo di 1,2 km venne costruito appositamente, venne assemblato con gru capaci di sollevare 110 tonnellate. Ci vollero settimane, ma all'inizio di giugno il supercannone era pronto. E lo fece solo contro obiettivi militari. Il primo bersaglio furono alcune batterie costiere a 25 km; con l'aiuto di uno speciale stormo di Fi-156 da osservazione, bastarono 8 proiettili per distruggerle. Entro sera fu la volta del forte Stalin, in macerie dopo 6 colpi. Il 6 giugno altra serie di colpi per distruggere con 7 granate il Forte Molotov, e poi contro il deposito sottomarino nella baia di Severnaja, prendendo come punto di riferimento la 'Scogliera bianca' lì vicino. Nell'azione, che venne eseguita con 9 colpi, affondò anche una piccola nave a vela. Seguirono fino al 17 giugno 7 colpi contro una fortificazione, poi 6 contro il Forte Siberia, e 5 contro il forte M.Gorkij.

In seguito il Gustav e il Dora vennero trattenuti in Germania. Si pensò anche ad una canna da 52 cm per aumentare la gittata, ma non se ne fece nulla. Alla fine i pezzi di questi cannoni vennero smontati e sparsi per tutta la Germania e l'Europa, a costituire meraviglia per gli eserciti che li trovarono nelle loro avanzate. Era stato addirittura pensato ad un semovente per questo cannone, idea rimasta ovviamente sulla carta. Purtroppo nessuno dei due supercannoni è sopravvissuto per testimoniare tale incredibile epigono delle artiglierie di grandi dimensioni. Un terzo supercannone era in costruzione, ma venne distrutto durante l'ennesimo bombardamento sulla Ruhr[9].


Poi c'erano i cannoni da 28 cm Kz.Br.K. (E), costruito in 5 esemplari e usato sul fronte russo. Aveva una canna da 29 m, l'affusto pesava 178 t. Era certamente un'arma meno impegnativa, che necessitava solo di 10 uomini, e la gittata arrivava a 58 km.

Poi c'era il 'Gamma', mortaio da 420 mm, un solo esemplare prodotto nel 1940, capace di tirare a 14 km un proiettile da 923 kg. Necessitava di 235 artiglieri ed era un'evoluzione del 'Gamma' da 355 mm, prodotto in 8 esemplari nel 1939-44 e usato durante la guerra sia all'Ovest che ad Est.

Non mancò un semovente cingolato, il cannone semovente Karl da 60, poi anche da 54 cm. Perforava anche 2,5 metri di cemento armato con il calibro minore e necessitava di 109 serventi e artiglieri vari, con cingolati Mk IV portamunizioni con braccio di sollevamento da 2,5 tonnellate. Erano necessari perché il semovente poteva essere mosso fuori dalle linee ferroviarie (dove veniva portato su un carrello da 180 tonnellate), ma portava solo 3 colpi con sé. Sotto a questo calibro c'erano anche gli obici campali da 21 cm, di cui 711 vennero costruiti nel 1939-45[10].

I cannoni su rotaia erano di parecchi tipi. C'erano dei mezzi che erano a tutti gli effetti dei corazzati, e c'erano dei cannoni su rotaia di tipo classico, usati solo per il tiro indiretto. Polacchi, Sovietici, Tedeschi e anche Italiani costruirono molti treni armati, ma anche dei veri e propri treni da combattimento, quando non anche versioni su rotaia delle loro autoblindo. I Tedeschi ebbero spesso torri corazzate brandeggiabili con impianti quadrupli da 20 mm o obici da 105 mm, oppure ancora cannoni controcarri da 75 mm, con sistemi molto sofisticati e una completa blindatura anche per la torretta.

L'argomento è complesso ed affascinante, ma forse quello che è più noto riguarda l'uso dello spostamento su rotaia dei cannoni di grosse dimensioni concepiti per il tiro a distanza piuttosto che per il combattimento indiretto. I cannoni su rotaia da 88 contraerei venivano spesso spostati da una zona all'altra della Germania quando si trattava di reagire ad un attacco in massa su certe zone. Altri pezzi erano quelli da 150 e 170 mm, prodotti in quantità limitata per via del loro costo rispetto alle capacità relativamente modeste, a parte l'eccellenza balistica. I due tipi, prodotti dal 1937, erano pesanti rispettivamente 74 e 80, t con gittata di 22,5 km per proiettili da 43 kg o di 26 km per quelli da 63 kg (per il pezzo da 170 mm).

Dopo questa decina di cannoni su rotaia, vennero fuori i pezzi da 210 mm, armi da ben 158 calibri di lunghezza che erano la riedizione del 'cannone di Parigi'. Si trattava di emulazione: era stata la Marina a costruire tale supercannone nella I GM e l'esercito voleva eguagliare tale invenzione con un suo nuovo progetto. Esso era più un sistema sperimentale, che un'arma operativa, e venne realizzato nel 1938. Tenuto da parte come una specie di 'arma segreta', non ebbe tuttavia molto modo di dimostrarsi utile, come del resto temevano gli specialisti dell'esercito. Basti dire che il rinculo era tale da rendere necessario, durante i piazzamenti, scavare una buca sotto il sedime della ferrovia. Era un mezzo sperimentale impressionante, ma anche la disperazione dei soldati che dovevano operarci. I 21 cm K 12 (E) spararono più che altro contro la Gran Bretagna, e il tiro più a lungo raggio arrivò a 88 km, ma era un dato ben dentro le sue potenzialità di 120 km circa. I dati raccolti in termini balistici erano notevoli, ma non ebbero molta utilità in termini pratici, specie dopo che vennero realizzati i missili veri e propri, le V2. La vita utile del cannone era inoltre di appena 90 colpi. Nell'insieme un pezzo d'artiglieria di bell'aspetto, data la lunghezza del cannone rispetto al calibro, ma operativamente un fallimento. Il peso era di 309 t e la granata di 107,5 kg. La versione migliorata, che non aveva più la necessità di una buca sotto la ferrovia, era stata approntata in un unico esemplare e operò con la solita utente, la 701a batteria. Alla fine ai tedeschi rimase soprattutto una spesa elevata e una mole impressionante di dati balistici, piuttosto inutili dato l'avvento dei missili balistici veri e propri.


Il 28 cm Kanone 5 era un altro discorso. Progettato nel 1934, presumibilmente con la base o la parentela dei cannoni navali paricalibro, entrò in servizio nel 1936 e dimostrò d'essere un'arma assolutamente micidiale. I 25-28 esemplari costruiti fino a tutto il 1945 possono sembrare pochi, ma basti dire che operarono su tutti i fronti, in barba ai tentativi dell'aviazione alleata di colpirli, come successe ad Anzio. 8 erano i cannoni presenti al febbraio 1940, e vennero spesso chiamati 'La snella Bertha'. A parte che le bocche da fuoco, ad un certo punto, andarono incontro ad una serie di avarie inspiegabili, risolte con una rigatura meno profonda, per il resto l'arma fu estremamente efficiente ed apprezzata. Abbastanza piccola da essere trasportata su di un solo grande vagone ferroriario (218 tonnellate, 21,538 m per la b.d.f), venne poi modificata con sistemi d'avanguardia. Uno fu l'uso di proiettili a razzo aggiuntivo, che permetteva un incremento di gittata. Però la precisione, anche per una certa inaffidabilità del razzo, era piuttosto aleatoria, il costo maggiore, il carico esplosivo inferiore. Dev'essere stata peraltro una prestazione davvero impressionante se si considera che già di base, il Kanone 5 tirava proiettili da 255 kg (meno pesanti di quelli navali paricalibro, di 300-330 kg) a 62.400 m. Un K 5 ebbe invece la canna liscia per tirare a grandi distanze i proiettili speciali Peenemunder, del tipo 'Pfiel Geschoss', a freccia balistica, stabilizzati ad alette. Solo due di questi cannoni K 5 'Glatt' (liscio, come i moderni pezzi per carri armati) vennero prodotti ed è noto che tirarono da Bonn, nel '45, su Maastricht, tanto per dare l'idea della gittata. Si pensò addirittura ad una versione semovente su strada, con due scafi Tiger che gli avrebbero fatto da affusto. Chissà se la cosa sarebbe stata fattibile, ma in ogni caso rimase sulla carta. Tra i tanti impieghi del cannone vi fu quello in Italia. Infatti, due pezzi erano v'erano stati inviati per raggiungere la Tunisia. Non se ne fece nulla, ma tornarono molto utili di lì a pochi mesi per contrastare lo sbarco ad Anzio. La 'Piccola Anna', come fu chiamata dagli Alleati, causò moltissimi problemi. In realtà erano due cannoni, ma sparavano sempre uno alla volta, rifugiandosi in una galleria che gli consentiva di sparire alla vista dei cacciabombardieri. E questo funzionò nonostante il fumo di giorno, e il bagliore. I due pezzi vennero catturati quando gli Alleati ruppero il fronte e occupando parte della ferrovia, impedendo la ritirata verso Nord dei pezzi, che erano vicino ad Albano. Uno venne sabotato, l'altro portato ad Aberdeen e sottoposto, con l'aiuto delle parti intatte del cannone sabotato, a interessanti prove di tiro. Attualmente è ancora esposto nel locale museo.


Un pezzo precedente era il 28 cm Kurze Bruno Kanone e i Lange Bruno Kanone. Vennero prodotti come programma d'emergenza, ordinati nel '36, prima progettati dalla Krupp, poi passati alla Hanomag di Hannover per ripartire meglio le quote di lavoro (la Krupp era oramai saturata). Erano armi che qui citiamo non per la loro tecnica avanzata, ma a titolo di curiosità e perché dalla loro esperienza arriverà poi il cannone K 5. In questo caso si trattava di pezzi da 280 mm navali, 8 installazioni ferroviarie singole prodotte entro il 1938. Per brandeggiare il cannone era però necessario, essendo di tecnologia obsoleta, una piattaforma da mettere sotto l'affusto perché esso, come tutti quelli della I GM, non consentiva brandeggio ma solo l'alzo. Vennero poi modificati con una piattaforma girevole portatile, più leggera, da mettere sotto l'affusto al posto di quella pesante originale. La produzione proseguì con 3 pezzi lunghi 45 anziché 40 calibri. Questi avevano un affusto di sole 123 t anziché 130, ma tiravano granate da 302 kg a 28.500 m anziché da 240 a 29.500. In ogni caso, ben presto la preferenza passò al ben più evoluto K 5.



Quanto alle artiglierie campali, esse erano di vari tipi ma essenzialmente si trattava degli obici da 149 mm sFH 18, peso 6,304 t in marcia e gittata 13,33 km per proiettili da 43,5 kg. La sua versione semovente era chiamata l'Hummel, con 18 colpi al seguito.

Il Kanone 18 15 cm era un'arma poderosa, ma pesante, derivata dal progetto presentato dalla Rheinmetall, sullo stesso affusto dell'obice ma con una canna da 8,2 m. La gittata arrivava a 24,5 km. Nonostante essa fosse superiore a quella di tutti gli altri pezzi campali, muovere rapidamente questo cannone non era facile, e la cadenza di tiro non superava i 2 colpi al minuto. Il peso in marcia era di 18,7 tonnellate, davvero molte per questo calibro e il suo proiettile da 43 kg. Era un'arma eccellente, anche perché con una piattaforma girevole per cambiare in fretta la direzione, al di là degli 11 gradi normali. Ma la sua messa in opera non lo rendeva tuttavia ben accetto per gli operatori, essendo fonte di troppo duro lavoro per loro. La sua gittata venne maggiormente apprezzata come arma per la difesa costiera.

Un altro cannone era il K 39 15 cm, dalle prestazioni non molto diverse, in commissione per l'esercito turco, quando i Tedeschi decisero, allo scoppio della guerra di tenerseli per sé dopo i primi due cannoni consegnati al cliente. Questo cannone era di progetto Krupp, e poteva essere scomposto in tre carichi anziché due come il precedente, e tutto sommato era superiore al cannone 'nazionale' e apparentemente più gradito. Aveva persino una gittata leggermente superiore, di 24,7 km. Inizialmente usò le molte munizioni preparate per i Turchi, poi vennero usate quelle tedesche.

Ma il 149,1 mm non era sufficiente, secondo i Tedeschi, per un'arma di lunga gittata ed efficacia. Così il Kanone 18 17 cm e il Morser 18 21 cm vennero prodotti rispettivamente dal 1942 e dal 1939. Dopo il 1942 fu data priorità di produzione al cannone, che aveva sì munito di un proiettile più leggero, ma con gittata superiore. L'affusto progettato dalla Krupp era molto stabile perché univa i soliti sistemi a doppia culla con una slitta che entrava in azione per smorzare il resto del rinculo. Le prestazioni di queste armi erano le migliori di tutte quelle usate dai belligeranti durante la guerra. Erano da trasportare in due carichi, ma per le brevi distanze un trattore d'artiglieria sufficientemente potente poteva farcela anche con un solo carico.

K 18 17 cm (172,5 mm) e M 18 21 cm:

  • Dimensioni e pesi: lunghezza 8,52 e 6,51 m; peso in marcia 23.375 e 22.700 kg, in combattimento 17.520 e 16.700 kg
  • Direzione: 360° su piattaforma abbassata, affusto 16°, alzo 0/+50°
  • Gittata e proiettile: 29.600 m/68 kg (925 m.sec), 16.700/121 kg (565 m.sec)

Come si vede, in cambio di un aumento di peso appena rilevabile, i 17 cm erano nettamente più potenti. La presenza di vari verricelli e ausili vari per la loro messa in azione era tale da renderli più graditi degli stessi pezzi da 149 mm a lunga gittata.

Ma non erano questi i cannoni più potenti dell'Esercito di campagna. La Rheinmetall nel '35 iniziò la progettazione di un nuovo cannone da campagna, chiamato Kanone 3 24 cm. Era un ottimo esempio di artiglieria moderna, anche se il peso era poco consono alla guerra di movimento. Veniva pertanto usato in 6 carichi diversi e c'erano numerosi dispositivi di sicurezza che impedivano il fuoco se era stato montato in maniera scorretta. Per assemblare le varie parti erano necessari 25 soldati e 90 minuti, non molto se si considera che il peso in marcia era di 84.636 kg, in combattimento 54.000 kg. Venne impiegato dal solo 83° Gruppo motorizzato di artiglieria pesante, su tre batterie di due cannoni l'una. In tutto vennero costruiti 8-10 pezzi. Ma vi furono anche tentativi di migliorarlo, analoghi a quelli dei 28 cm ferroviari: per esempio canne raccordate ai proiettili sperimentali con scanalature nella loro corona, raccordate alla rigatura dei cannoni, oppure proiettili decalibrati con 'sabot', o addirittura cannoni a canna liscia per una gittata prolungata che dev'essere stata davvero impressionante, perché usavano sia una carica maggiore che un proiettile decalibrato. A dire il vero i cannoni progettati dalla Rheinmetall vennero poi, almeno in parte, fabbricati dalla Krupp, per un cambiamento improvviso dei programmi di produzione. Alla Krupp però non apprezzarono molto la tecnica usata dai loro concorrenti, e si arrivò anche a pensare ad un cannone K 4 semovente con affusto costituito da una coppia di scafi Tiger. Uno dei K 3 venne catturato ed è esposto a tutt'oggi ad Aberdeen, Maryland, dopo essere stato provato e studiato attentamente. Anche oggi, dipinto con un colore chiaro, con l'alzo alla massima elevazione di 56 gradi, dà una notevole impressione di potenza e di eleganza difficilmente riscontrabili in altri pezzi d'artiglieria, grazie alla lunghezza della b.d.f e al compatto affusto raggruppato alla sua base.

Un altro pezzo pesante, il più pesante dell'Esercito tedesco, era certamente l'obice M.1 da 35,5 cm. Non era altro che la versione maggiorata del K 3, e pensato anch'esso attorno al 1935. Entrò in servizio nel '39 e barattava parte della gittata per una granata molto più pesante. Anche l'affusto lo era, e come l'altro aveva il sistema a doppio rinculo già visto anche sui pezzi da 17 e 21 cm, e che dava molta stabilità all'arma durante il fuoco. Come il K 3, poteva essere suddiviso in 6 carichi e la gru a cavalletto necessaria per la scomposizione e la ricomposizione funzionava a corrente elettrica. Venne usato dalla sola 1a batteria del 641° Gruppo motorizzato di artiglieria. Non si sa quanti di questi obici vennero prodotti, ma difficilmente più di sette. Erano davvero pesanti da muovere e azionare, e soprattutto non molto prestanti quanto a gittata massima. Quale fosse il vantaggio di una tale arma, deve essere dunque ricercato nella potenza dei proiettili, tra cui uno pesante, specifico per perforare fortificazioni in cemento. A Sebastopoli questo tipo di arma venne usato e sparò, al ritmo massimo di un colpo ogni 4 minuti, un totale di 280 proiettili. La verità, però, è che, a parte questo caso da manuale di distruzione di fortificazioni nemiche, per il resto durante la II Guerra mondiale la mobilità di tale conflitto fece sì che ben pochi fossero gli obiettivi costruiti in maniera pesante, per resistere al tiro delle artiglierie e quindi che necessitavano un cannone del genere. la maggior parte degli obiettivi protetti erano poco più che trincee, davvero non l'ideale per valorizzare un cannone di questo tipo.

K 3 24 (238 mm) cm, e M.1 35,5 cm:

  • Dimensioni e pesi: lunghezza 13,104 e 10,265 m; peso in marcia 84.636 e 123.500 kg, in combattimento 54.000 e 78.000 kg
  • Direzione: 360° su piattaforma abbassata, affusto 6°, alzo -1/+56° e +45/+75°
  • Gittata e proiettile: 37.500 m/152,3 kg (v.iniziale 870 m sec) e 575 o 926 kg/20.850 m (570 m.sec)



Quanto alle artiglierie leggere e controcarri, i Tedeschi ebbero soprattutto obici da 105 mm, ma anche cannoni da 75 mm. Visto che i Tedeschi erano stati autorizzati nel trattato di Versailles ad usare solo cannoni da 75 mm, da qui ripartirono. È una storia che viene da molto lontano, quando nel 1896 venne adottato il calibro standard di 77 mm, che era strano, ma non più di tanto. Esso era stato scelto perché così, in caso di guerra, sarebbe stato facile riutilizzare il munizionamento catturato al nemico da 76,2 o anche da 75 mm. All'epoca era importante fare affidamento sui rifornimenti catturati. Ecco il C/96 da 77 mm, poi ammodernato come FK (FeldKanone) 16 da 7,7 cm. Era un'arma piuttosto efficace, con gittata di 12,9 km e peso a 2.415 kg in marcia, 1.524 kg in combattimento. Nel 1930 venne anche iniziato il programma con i cannoni leggeri da 75 mm, gli leFK 18, pesanti appena 1.120 kg in assetto di combattimento, doppia coda divaricabile che aumentava così il brandeggio da 4 a 30 gradi. Non era molto popolare, nondimeno, perché aveva una gittata molto minore del vecchio pezzo (9,5 km con una b.d.f. da 1,94 m anziché 2,7 m). Oramai era molto più utile l'obice da 10,5 cm.

Un proseguimento invece nel settore cannoni si ebbe mantenendo il calibro di 105 mm, ma forse volendo troppo. Questi cannoni del 1930, al solito presentati dalla Krupp e Rheinmetall (lo S.M. tedesco era stato scaltro abbastanza da farle competere sempre durante le competizioni per le nuove armi, ottenendo il meglio possibile), e stavolta vi fu una soluzione inedita: cannone Rheinmetall e affusto Krupp. I primi arrivarono in servizio nel '34 come K 18 10,5 cm. Il problema era il peso, perché all'epoca l'Esercito Tedesco era totalmente ippotrainato, e queste artiglierie pesavano tanto che dovevano essere trasportate suddivise in due carichi, come cannoni molto più pesanti: quale beneficio per l'artiglieria se poi si sparava un proiettile a gittata appena maggiore, ma molto meno potente. Arrivarono nondimeno, tanto che ci si era, degli aggiornamenti, con l'allungamento della b.d.f da 52 a 60 calibri nel 1941. Pur essendo un'eccellente arma in termini balistici, non convinse e alla fine venne usata soprattutto come artiglieria da costa, al pari del simile pezzo da 150 mm a lunga gittata, con la stessa sagoma elegante e allungata. Il peso di questo cannone era di 6,4 t in marcia e 5,6 in combattimento, gittata 19 km e proiettile da 15,14 kg; la velocità iniziale era di 835 m.sec, brandeggio possibile di 64 gradi. Talvolta venne usato anche come arma controcarri contro gli assalti dei T-34, con effetti micidiali.

Erano gli obici da 10,5 cm l'elemento base dell'artiglieria campale tedesca. Considerato che un proiettile da 10,5 cm pesava circa 2,5 volte più di uno da 7,5, il conto era presto fatto: a parità di gittata e di peso, grossomodo, era meglio il 10,5 cm di un fattore di circa 3:1. Nacque così già nella I GM il leFH 10,5 cm su affusto del cannone FK 16. Poi vi furono, negli anni '30, altri obici paricalibro: erano quelli del tipo leFH 18 10,5 cm, robusto ma piuttosto pesante. Venne anche esportato. La versione (M) ebbe il freno di bocca, ma non convinse troppo perché c'era già un proiettile sabot da 88 mm a gittata prolungata che con il freno di bocca non poteva essere più usato. Ma alla fine pare che vennero modificati con successo per avere sia il freno di bocca che il sabot. Stranamente, mentre i Tedeschi usavano i colpi decalibrati per le artiglierie campali, cosa certo non particolarmente stringente, non li utilizzarono per i cannoni per carro o controcarri, preferendo le sofisticate munizioni APCR.

Ma sul fronte russo avvenne di peggio: moltissimi obici non poterono essere salvati, quando si trattò di doversi ritirare, perché erano tanto invischiati nel fango che nemmeno i trattori d'artiglieria, non parlando poi dei cavalli, potevano salvarli. Per ripianare le perdite e ottenere un cannone più leggero si fece ancora una volta uso dei cannoni da 75 mm adattati, stavolta si trattava del pezzo controcarri Pak 40, il cui affusto riarmato con l'obice divenne il leFH 18/40. La cosa presentò dei problemi notevoli, ma era pur sempre un rimedio. Quello definitivo doveva essere la classe di artiglieria '43', studiata dal '42. Un affusto a 4 code che permetteva, con un'apposita piastra, di brandeggiare il cannone su tutto l'orizzonte: ancora una volta Krupp e Rheinmetall fecero del loro meglio per presentare progetti ancora una volta simili, ma purtroppo per i Tedeschi non c'era più tempo. Alla fine della guerra c'erano ancora in servizio alcuni leFH 10,5 cm del modello 1916. Questo criterio, simile ai cannoni britannici, verrà poi ripreso dai sovietici con il D-30 da 122 mm.

Il pezzo leFH 18/40 da 10,5 cm pesava 1.955 kg in marcia e in combattimento (con poco risparmio di peso rispetto al vecchio tipo), angolo di brandeggio 60°, alzo -/+42°, v.iniziale 540 msec, gittata 12.325 m, granata da 14,81 kg.

A proposito dell'ordinamento dell'artiglieria campale c'era un reggimento di artiglieria campale per divisione. C'erano un comando, batteria comando (meteo, trasmissione ecc), 4 gruppi di cui uno di cannoni da 75, uno di obici da 150, e due di obici da 10,5 cm. L'ordinamento era di 3 batterie, di cui ognuna con 4 o 6 obici[11].



I cannoni controcarri tedeschi sono 3 tipi diversi e un'arma multiuso. I primi erano i 3,7 cm, i Pak 36/36, che in realtà nacquero sulla coda degli insegnamenti della I G.M. e infatti già nel '25 ne cominciò l'attività della Rheinmetall. La produzione iniziò nel '28 e per l'epoca era un piccolo, efficace pezzo d'artiglieria e ben scudato. Nel '34 apparve un affusto con gomme per il traino meccanico. La sua diffusione, favorita dall'essere apparso molto prima della guerra (e per lo stesso motivo, quando questa scoppiò si ritrovò decisamente superato), fu davvero enorme: di fatto fu il cannone controcarro standard internazionale o la base per realizzazioni autoarchiche, incluso il pezzo americano M3, prodotto in oltre 18.000 esemplari. I Pak da 3,7 cm perforavano 56 mm a 200 m e vennero usati anche come cannoni per carri. Non ebbero tuttavia molto successo dopo il 1940, quando i loro bersagli divennero sempre meglio protetti. I piccoli PAK vennero talvolta usati per lanciare granate HEAT di grosse dimensioni, e l'affusto spesso usato per i cannoni d'appoggio fanteria da 75 mm, tutto sommato più utili.

La massa del cannone era di 328-440 kg in combattimento e in trasporto. L'AP aveva velocità di 760 m.sec.

Dopo questo cannone da 37/45 mm, fu rapidamente la volta del cannone Pak 38 da 50 mm, arma entrata in servizio nell'estate del '40, dopo che era stata approntata circa 2 anni prima. Aveva una canna da 60 calibri e presto divenne il cannone dei Panzer III e delle blindo Puma. Era lungo, slanciato e di produzione Rheinmetall. L'affusto era in lega leggera e quindi leggero e facile da manovrare. La lunghezza era di 3,187 m, di cui la rigatura era di 2,38 m. L'AP aveva 835 m.sec, l'HE 550 m.sec, l'AP40 arrivava a 1.180 m.sec, l'alzo fino a 27 gradi e brandeggio di 65. Peso di 1.000 kg in batteria. Perforava 101 mm a 740 m con l'AP40. Ad un certo punto ne venne approntato anche un tipo ad alimentazione automatica per aerei, e addirittura si tentò di usare questo potente cannone come arma contraerea. La sua produzione era piuttosto costosa, visto che era in lega leggera, e non era migliore del 57 mm inglese. Anche l'AP 40 da 0,925 kg (anziché 2.06 kg del tipo normale o 1,82 kg della munizione HE), non era del tutto sufficiente dopo il 1942. Tuttavia nel '41 era una delle poche armi capaci di competere contro i T-34 e KV-1 e rimase a fare da 'gap filler' aspettando armi più potenti (e più mobili dei pezzi da 88 mm).

Molto meglio fu l'uso dei cannoni Pak 40, che erano simili al precedente, con un aspetto quasi 'scaled up'. Stavolta l'affusto era in acciaio per carenza di materie prime. Arma difficile da rilevare, data la sagoma bassa, scudata, con direzione di 45 gradi e alzo di-5/+22, peso di 1.500 kg in marcia e 1.425 in assetto di combattimento, aveva munizioni AP da 6,8 kg e 750 m.sec, AP40 da 4,1 kg e 930 m.sec, e HE da 5,74 kg a 550 m.sec. Quest'ultima granata consentiva di utilizzare il pezzo anche come arma d'artiglieria leggera, anche se la gittata era di soli 7.680 m. Ma il meglio era con le granate AP 40: 154 mm a 500 metri, perforazione sufficiente per quasi tutti i possibili bersagli, incluso il T-34 che era affrontabile anche da 1 km. Pare che l'AP40 perforasse ancora 98 mm a 2 km. Presto venne usato anche come arma per carro e venne persino adattato all'uso da parte di alcuni tipi di aerei bimotori e quadrimotori. Sicuramente si trattò di uno dei migliori pezzi controcarri della guerra: un po' meno potente del 17 libbre inglese, ne pesava appena la metà.

C'era poi il famoso '88. Questo era stato introdotto come arma contraerei, ma dalla guerra in Spagna in poi l'uso come artiglieria controcarri era diventata usuale, non solo per le doti balistiche, ma soprattutto per la mobilità (malgrado l'alta sagoma). La sua efficacia contro i blindati sovietici in Spagna fu micidiale, così come contro i carri polacchi e poi quelli francesi e britannici: l'88 fu il primo cannone a poter perforare i carri 'Matilda II'. La produzione venne iniziata già prima del 1933, e migliaia di armi vennero utilizzate in ogni fronte, tanto che molte sono rimaste in servizio, nonostante il calibro non compatibile con altre armi, anche fino ad anni recenti, per esempio in Yugoslavia. Con la sua granata HE spolettata a scoppio ritardato o con colpi semiperforanti poteva perforare i carri ed esplodere, annientando anche l'equipaggio. Ben presto venne usato da semicingolati come quelli da 12 t, leggermente protetti. La Krupp, che a suo tempo aveva sviluppato il cannone in Svezia, finanziata dall'Esercito tedesco, produsse anche la versione per carri Tiger, e poi il cannone Flak 41 da 71 anziché 56 calibri; la sua versione contraerei non fu tanto efficace, perché c'erano problemi di affidabilità; anche se era un cannone assolutamente formidabile quando funzionava correttamente; ma i Tedeschi preferirono armi meno estreme con prestazioni maggiori ma con calibro più elevato. La versione controcarri specifica apparve presto, era il Pak 43 con tanto del pezzo per carri KwK 43 8,8 cm. Il cannone aveva meccanismo di chiusura semiautomatico (che espelleva automaticamente i bossoli), congegno di sparo elettrico e piattaforma girevole, tutte caratteristiche avanzate. Per aumentare la produzione venne usato anche un cannone con affusto raffazzottato, proveniente dall'obice da 105 mm (affusto) e da quello da 15 cm (ruote). Era difficile da usare e manovrare (il soprannome era grossomodo 'grosso come un granaio'), ma poteva distruggere tutto quello che trovava nel campo di tiro. L'arma era lunga 6,61 m di cui la rigatura 5,125 m; peso 4.750 kg in marcia e 3.650 kg in combattimento, brandeggio 360 gradi, alzo -8/+40°, v.iniziale AP 1130 m.sec, HE 950 m.sec, peso AP 10,16 o 7,3 kg, 9,4 kg per l'HE. Perforava 184 mm a 2 km.


Ma c'era anche un altro tipo di cannoni controcarri, quelli 'ad anima conica'. In base al principio Gerlich si sparava un proiettile con un piccolo nucleo di tungsteno e con rivestimento a flange che si piegavano mentre il colpo percorreva l'arma, il cui calibro alla volata era inferiore di quanto fosse alla culatta. Il primo cannone di questo tipo, ingegnoso ma decisamente problematico, era il lanciagranate pesante sPzB 41 da 2,8 cm di calibro alla base e 20 mm all'uscita della canna. Lungo 1,7 m, pesante 223 kg, direzione 90 gradi, alzo -5 e +45 gradi, sparava colpi a 1.400 m.sec, per un AP da 124 grammi, perforando 56 mm a 365 m, ovvero grossomodo quanto un Pak da 37 mm.

Ve ne fu uno di calibro maggiore, stavolta chiamato cannone controcarri, il lePak 41 4,2 cm. Come il primo aveva peso ridotto,e quindi venne parimenti usato soprattutto dai paracadutisti. Era su di un affusto Pak 35/36 da 37 mm, calibro 40,3-29,4 mm, lunghezza 2,25 m, peso 560 kg e perforazione con granata AP da 336 grammi (1.265 m.sec) di 72 mm a 455 m.

Quest'arma era paragonabile ad una da 40-47 mm, ma c'era margine per cannoni di maggiore potenza, quelli da 75 mm. Il pezzo di maggiore calibro era quindi il Pak 41 7,5 cm. Lungo 4,32 m, peso 1.390 kg, calibro 75/55 mm, direzione 60 gradi e alzo -10/+18°, con l'AP da 2,5 kg (1.230 m.sec) arrivava a perforare 171 mm a 455 metri.

Ci fu un momento in cui quest'ultima sembrasse poter sostituire il cannone Pak 40, ma in cambio di un ridotto aumento di capacità di perforazione chiedeva un prezzo da pagare: incapace di sparare granate HE, aveva bisogno di un proiettile con nocciolo di Tungsteno. Ma il tungsteno era necessario per le macchine utensili per la lavorazione dell'acciaio. Scegliere tra queste e il cannone a canna conica non poteva avere che una risposta ovvia, quella dell'abbandono di questi cannoni. Paradossalmente, proprio il più piccolo ed inefficace di questi pezzi, quello da 28 mm, venne mantenuto in servizio, forse perché i suoi proiettili erano tanto piccoli da non incidere sulle riserve di tungsteno. In ogni caso, la soluzione ovvia era quella di usare un cannone normale, ma con munizioni perforanti APDS. Questa fu la via che gli Inglesi e poi anche i Sovietici percorsero (gli inglesi provarono però anche il concetto del cannone 'conico' quando usarono l'adattatore Littlejohn sui pezzi da 40 e anche da 37 mm, con risultati molto interessanti, ma senza poter usare colpi HE: mettere insieme capacità di perforazione e doti HE divenne possibile con il cannone da 57 mm). Ma per qualche ragione, i Tedeschi non adottarono tale soluzione (mentre lo fecero per le artiglierie a tiro indiretto, davvero un mistero), piuttosto usarono proiettili APCR per i cannoni normali, e poi tentarono con i cannoni conici consentendo velocità paragonabili a quelle degli APDS. I colpi decalibrati sono simili, in diametro, a quelli di mitragliere di grosso calibro; però sono più lunghi e pesanti, e sparati a maggiori velocità, pertanto possono colpire con maggiore energia e su maggiori distanze utili. Usare proiettili speciali svincolando l'arma da compromessi è stata la via seguita con profitto nei decenni successivi e fino ad oggi.[12].

Note[modifica]

  1. Armi da guerra 65
  2. Ludi G: I Fucili automatici di Hitler Eserciti nella Storia dic 2001
  3. Armi da guerra 105 e Ludi G: Panzerfaust Eserciti nella Storia nov dic 2004
  4. Ludi G Panzerschreck, il Bazooka di Hitler, Eserciti nella Storia mar apr 2006
  5. Cantamutto A: 'I cannoni S.R.' Eserciti nella Storia set-ott 08
  6. Armi da guerra 70 e 44
  7. Armi da guerra 88
  8. Gibertini G: Un cannone per Londra Eserciti nella Storia nov 1999
  9. Armi da guerra 10, vale anche per le altre super-artiglierie ferroviarie
  10. Ludi G, Eserciti nella Storia gen-feb 2004
  11. Armi da guerra 51
  12. Armi da guerra 46