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Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale/Giappone-4

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Indice del libro

Corazzati giapponesi avanzati

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Malgrado i Giapponesi costituissero non meno di 4 divisioni corazzate, la loro disposizione in territori che erano ostili o troppo distanti per un uso di massa dei corazzati, fece sì che solo in poche occasioni i carri armati giapponesi apparissero in numeri consistenti. La caduta di Singapore fu in buona parte opera dei carri leggeri giapponesi. La forza dei corazzati giapponesi, che venne surclassata dai carri sovietici nel '39, non fu mai all'altezza tecnicamente delle sue necessità. I corazzati giapponesi nel '39 avevano un cannone da 57 mm (per i soli carri medi Tipo 89), ma erano armi a canna corta con bassa velocità iniziale. Non erano all'altezza dei 45 mm sovietici. La corazzatura dei carri giapponesi era sottile e di tipo rivettato. Di valido c'era una buona mobilità a motore diesel, una soluzione all'epoca poco diffusa. La meccanica funzionava bene. Una cosa interessante era il rivestimento interno che i carri giapponesi avevano per resistere al calore tropicale: uno strato di amianto, che serviva anche come accorgimento antiurto per gli uomini di equipaggio. La radio, a differenza di tanti altri eserciti, era diffusa su tutti i carri, anche se spesso con una strana antenna a ringhiera ovviamente piuttosto vulnerabile al tiro e ai danni.

Ma i carri armati leggeri Tipo 95 avevano solo un pezzo a media velocità da 37 mm e non potevano competere nemmeno contro i carri M3. I carri medi videro i Tipo 97 sostituire rapidamente i Tipo 89. Erano mezzi meglio armati e corazzati, con 8--25 mm di acciaio rivettato, cannone corto da 57 mm e motore diesel, una buona mobilità. Al solito non c'era la mitragliatrice coassiale, ma una sistemata dietro la torretta, in posizione opposta al cannone (cosa poco pratica). In tutto c'erano 114 granate da 57/18 mm e 4.035 colpi da 7,7 mm. Il peso era di circa 15 t. Tutto sommato era simile all'M13/40 ed era poco efficiente contro i carri e l'artiglieria controcarri. Il Tipo 97 ebbe un buon successo anche perché ben presto, attorno al 1942, venne migliorato con un cannone da 47 mm a canna lunga e corazza aggiuntiva per un totale di 50 mm anteriore. Era un buon mezzo, e questo fu il CHI-HA della primavera del '42. Ne vennero modificati anche del tipo precedente cambiandogli la torretta. Comunque non è certo che la corazza arrivasse a 50 mm, forse non era una modifica per tutti i veicoli, ma la corazza era di livello superiore a quella del modello originario raggiungendo almeno 38 mm. I fianchi dello scafo e della torre arrivavano a circa 25 mm. I cannoni da 47 mm perforavano circa 70 mm d'acciaio con una velocità di circa 800 msec, circa il doppio del vecchio 57 mm.

In seguito c'erano state varie versioni migliorate, come il cannone Ho-Ni I con un cannone da 75 mm campale con scudatura anteriore da 50 mm, una specie di cannone d'assalto tipo Wespe. Lo Ho-Ni II ebbe un cannone da 105 mm, poi arrivò il Tipo 4 con gli obici da 150 mm, sempre con postazione corazzata e v'era anche il Type 38 HO-RO che non è chiaro se fosse lo stesso mezzo o meno. C'erano infine dei carri armati medi veri e propri, con uno scafo simile a quello del carro normale, che aveva una grossa torretta squadrata e saldata con un cannone da 75 mm sempre del tipo 90. Infine c'erano armi contraerei da 20 e 75 mm, bulldozer, gettaponte, lanciafiamme, genio, comando con cannone finto da 37 mm.

Il maggiore livello di attacchi venne fatto il 17 giugno 1944 quando 37 carri armati vennero lanciati assieme al 136th reggimento di fanteria contro il 6th Marines. Ma venne attaccato


Caratteristiche del Tipo 97:

  • Peso: 16.000 kg
  • Dimensioni: lunghezza 5,5 m, larghezza 2,33 m, altezza 2,23 m
  • Motore: 170 hp diesel, velocità 38 kmh e autonomia 170 km, trincea 2,5 m, gradino 0,9 m, guado 1 m
  • Corazzatura: frontale 25 mm scafo e torretta, 17 mm scafo inferiore, scafo superiore 20-35 mm, inferiore 20-35 mm, posteriore 20 mm, tetto 10 mm, fondo 8 mm, torretta 30 mm, lati 25 mm, dietro 25, tetto 10 mm.

In tutto, di questi carri vennero prodotti circa 3.000 esemplari dalla Mitsubishi.

Solo pochi carri come i Tipo 3 erano in grado di affrontare i mezzi Alleati, gli M3 leggeri erano l'unico mezzo capace di affrontarli alla pari, nel senso che Lee e Sherman erano capaci di surclassare tutti i carri giapponesi; solo i Tipo 3 potevano affrontarli quasi alla pari, ma non vennero mai portati fuori dal Giappone e, comunque, la cinquantina di esemplari prodotti non avrebbero potuto fare molto contro la marea alleata. La lotta venne sostenuta da parecchi cannoni semoventi da 75, 105 e 150 mm.

Un carro particolare era il KA-MI capace di operazioni anfibie. Esso era simile ad un Tipo 95, ma con uno scafo più grosso e squadrato. Aveva due cassoni congegnati in maniera ingegnosa, raccordati alla parte anteriore e quella posteriore del veicolo, e nei cassoni d'acciaio c'erano delle paratie interne che servivano ad evitare l'allagamento in caso di buchi di schegge e proiettili. Infine nella parte posteriore erano presenti due eliche. La torretta aveva il solito cannone da 37 mm e una mitragliatrice in posizione opposta, ed era molto simile a quella di un Tipo 95, il carro armato leggero giapponese standard e assai valido entro i suoi limiti di peso. Appena a terra il carro poteva sganciare i due cassoni e continuare a combattere come carro normale. Di questi carri ne vennero costruiti pochi, e di questi la maggior parte venne utilizzata, essendo il Giappone sulla difensiva, solo come postazioni difensive, magari interrati. Era un carro che di conseguenza non fu impiegato al meglio delle sue possibilità. Alcuni limiti andavano considerati, per esempio la necessità di sigillare varie parti, come l'anello di rotolamento della torretta. Se questa fosse stata ruotata in acqua avrebbe perso la sua impermeabilità, anche se era un problema solo se c'erano condizioni di mare piuttosto agitato. In ogni caso il carro poteva usare il cannone e la mitragliera che avevano una limitata capacità di brandeggio anche senza muovere la torretta.

A tutti gli effetti, pur costruendo tra 6000 r 7.000 corazzati, il Giappone fu quasi irrilevante nel panorama di questa specialità. Era appena migliore produttivamente dell'Italia e non è detto che la capacità complessiva dei carri giapponesi fosse migliore. Al più si può dire che il Tipo 97 modernizzato era simile agli 'M', e che il Tipo 3 era paragonabile, anche per lo scarso numero, ai P.40.

Le navi giapponesi

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La Marina giapponese era la più potente del mondo ai tempi di Pearl Harbour, con una flotta di 10 portaerei e numerose flottiglie di cacciatorpediniere di ottime caratteristiche, incrociatori e grandi sottomarini. Le corazzate erano piuttosto vecchiotte, invece, ma in compenso stavano arrivando le due prime YAMATO, di cui la capoclasse entrò in servizio una settimana dopo Pearl Harbour. Ma i problemi della flotta giapponese erano essenzialmente che si trattava di una forza da combattimento pensata soprattutto per il contrasto contro altre flotte, paragonata in questo senso un po' alla flotta britannica della I Guerra Mondiale. Ora però la situazione era diversa: già nel conflitto precedente i sommergibili avevano dimostrato la loro pericolosità e adesso c'erano anche gli aerei. La Flotta Imperiale era vulnerabile agli attacchi dei sommergibili e gli Americani presto se ne approfittarono: colarono a picco 1.116 mercantili giapponesi, minando gli sforzi nemici. Inoltre vi furono attacchi importanti che danneggiarono anche la prima linea: silurarono e affondarono le portaerei Shokaku, la Tahio, la Shinano, alcuni incrociatori pesanti, e danneggiarono anche la Yamato. I Giapponesi dimostrarono d'essere una forza formidabile negli scontri diretti ma quasi scoperti nelle linee di comunicazione marittime e col tempo ne pagarono le conseguenze.

I sottomarini giapponesi erano temibili, spesso di grandi dimensioni e con idrovolanti d'esplorazione (spesso poi rimpiazzati sostituendo l'hangar con un secondo pezzo da 140 mm). Ma erano troppo lenti sott'acqua e soprattutto vennero ostinatamente concentrati contro le navi militari e il risultato fu che non poterono colpire abbastanza efficacemente le navi da trasporto e sbarco. Nondimeno affondarono la portaerei Wasp e finirono la Yorktown, per non parlare dell'Indianapolis, l'ultima nave americana di grandi dimensioni perduta (era l'incrociatore che portò le atomiche per bombardare il Giappone). La flotta Giapponese aveva grandi cacciatorpediniere i quali dal tipo 'Fubuki' del 1927-31 erano delle navi di prestazioni eccellenti: venti navi da circa 2.000 t e 118 m, armate con pezzi da 127 mm in torri binate chiuse, e lanciasiluri con le nuove armi da 610 mm a lunga corsa (i temibili Long Lance, capace di percorrere 10 km a 50 nodi), e poi sulle navi varate dal '29, con cannoni da 127 mm con alzo aumentato a 70 gradi: forse per la prima volta un cacciatorpediniere aveva cannoni di piene capacità contraeree, con proiettili da 23 kg su distanze di 18 km (a dire il vero erano prestazioni non superiori a quelle di un pezzo da 120 mm normale, ma lo stesso si può dire dei 127 mm americani concorrenti).

Tra i siluri giapponesi ce n'erano diversi tipi di assoluto interesse:

  • Il Type 91 Mod 2, in servizio nel '41, pesava 935 kg per 5,486 m e diametro di 457 mm; aveva 205 kg di testata e 2 km di raggio a 41-43 nodi. Il Type 91 Mod 3 aveva peso di 849 kg con le stesse prestazioni ma con 240 kg di carica. Il Mod.3 (1943) era adatto al lancio con velocità fino ad oltre 500 kmh. Il Type 4 del '45 consentiva il lancio a 640 kmh, e portava 313 kg di testata, seguito dal simile Type 4 Mod 4 con 417 kg. Il Type 97 del '37 era per minisommergibili e viaggiava fino a 5,5 km e 40 nodi. Il Type 98 era del '42 e portava 350 kg a 3,2 km e 40 nodi.


  • I siluri Tipo 92 da 533 mm erano essenzialmente per i sottomarini; In servizio dal '34, pesava 1720 kg per 7,15 m, e portava 300 kg di carica a 7 km e 28-30 nodi; I Type 95 erano da 1.665 kg e portavano 405 kg di testata a 9 km e 50 nodi (o distanze maggiori a minore velocità). Il mod. 2 di quest'arma, sempre lunga 9 m, pesava 1.730 kg e portava ben 550 kg a 5,5 km/49-51 nodi. Apparve durante la guerra, come anche il simile Tipo 96.
  • Molto più potenti i 610 mm, inizialmente erano i Mod 90, versione ingrandita del Mod 89, capaci di portare 375 kg/45knts/7.500 m, o altre combinazioni di velocità (35 nodi a 13.500 m), usati dai caccia Fubuki e gli incrociatori. Poi arrivarono i Mod 93, in servizio dal '35, avevano la possibilità di arrivare a 20 km a 48-50 nodi, o 32 km a 40-42 nodi, o 40 km a 36-38. Avevano combustibile ossigeno-kerosene e portavano 490 kg di testata. Non è chiaro cosa portassero i caccia 'Fubuki' e altri tipi nei primi anni. Pesavano 2.700 kg per 9 m di lunghezza. Avevano un raggio d'azione eccezionale ma anche con la loro velocità non avevano modo di colpire facilmente non avendo un sistema di guida. Il Mod. 3 del 1944 aveva un raggio ridotto del 25% ma con una testata da 780 kg.



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Cacciatorpediniere

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Il potente Fubuki, capostipite di oltre 60 navi similari in varie classi

Nel '41 c'erano nella Marina qualcosa come oltre 100 cacciatorpediniere di varie classi (dopo i 'Fubuki' arrivarono i 4 'Akatsuki', di cui l'Hibiki che fu la prima nave giapponese interamente saldata; i 6 'Hatsuhara', i 10 'Shirasuyu', 10 'Asashio', 18 'Kagero', 20 'Yugumo'). Il servizio di guerra fu pesantissimo e solo uno dei 20 'Fubuki' e uno dei 'Kagero' sopravvissero alla guerra: 2 su 38 navi (per considerare solo queste due classi).

I 'Kagero' erano questo:

  • Dimensioni: lunghezza 118,45 m, larghezza 10,8 m, pescaggio 3,76 m
  • Dislocamento: 2.035-2.490 t
  • Equipaggio: 240
  • Motore: turbine a vapore su due assi con 52.000 hp; 35 nodi; 5.000 nm a 18 nodi
  • Armamento: 6x 127 mm, 4x25 mm, 8 tls da 610 mm


I cannoni da 127/50 mm Type 3 vennero costruiti per i caccia 'Fubuki' e poi per molti altri, fino a realizzarne circa 700. Avevano 915 m.sec di velocità iniziale (7,7 kg di propellente) per proiettili da 23 kg, gittata 18,5 km o 12,2 contraerei. Verso la fine della guerra c'era in sviluppo un nuovo tipo di munizione che arrivava a 23 km o 15 contraerei. Esistevano i colpi illuminanti, ma anche, dal 1943 circa, un proiettile da 22 kg ASW, che era una carica di profondità vera e propria con una v.iniziale di 250 ms, e raggio di 800-4.200 m con una carica di 4 kg anziché meno di 2. Era così possibile ottenere una minima carica di scoppio dato l'impiego previsto (in genere le bombe di profondità pesano tra i 50 e i 200 kg, quasi tutti HE), ma benché minimalmente efficaci contro lo scafo dei sommergibili, salve di questi proiettili potevano almeno danneggiarlo o costringerlo a rinunciare all'attacco. Insomma, questi cannoni, prima con l'affusto, poi con le munizioni, vennero resi davvero armi multiruolo (AS-AA-ASW), come forse nessun altro cannone. Stranamente, l'idea non è stata ripresa con le armi moderne, anche se gli attuali pezzi da 127 tirano granate da 32 kg.

Col prosieguo arrivarono a perdere una torre da 127 mm, mentre i cannoni da 25 mm aumentarono a 24-28. Ma le difese contraeree erano sempre più importanti e i grossi caccia giapponesi erano, come gli altri, vulnerabili, nonostante la velocità e i cannoni a doppio ruolo. I cannoni da 25 mm erano troppo poco per il contrasto antiaereo ravvicinato.

Le caratteristiche di questi grandi caccia son ben mostrate qui dall'Harutuki, superstite della clase, che diventerà il sovietico Vnezapnyy dove servirà nel periodo 1947-68

Per rimediare vennero messi in cantiere gli 'Akitsuki'. Erano cacciatorpediniere contraerei di costo molto minore rispetto ai 'Dido' e agli 'Atlanta' e con un armamento di cannoni ad alta cadenza di tiro da 100 mm, sebbene la loro stabilità di tiro, pur essendo i caccia più grossi della Marina, era inferiore rispetto agli incrociatori. Però il volume di fuoco dei cannoni da 100 mm era superiore nel tiro antiaereo. I cannoni da 100 mm erano i Tipo 89, che avevano lunghezza di 65 calibri, peso di 3 t e di 78 per gli affusti binati; la velocità iniziale era di 1 km.sec, i colpi da 13 kg con peso totale di 28; la gittata era di 19,5 km, e la quota era di 13 km (quelle considerate efficaci erano 14 e 12 km, ma si trattava pur sempre di eccellenti prestazioni). L'unico problema di queste armi era la ridotta vita della canna (circa 400 colpi), paragonabile al 'pieno' delle munizioni di bordo: ergo, sparando tutti i depositi si consumava anche l'arma, un fatto più unico che raro. Ma era una conseguenza inevitabile date le altissime prestazioni dell'arma (con carica di lancio di 6 kg per ciascun proiettile, cadenza di tiro 15-21 c.min). 169 prodotte di cui 68 per installazioni costiere.

C'erano 8 cannoni in 4 torrette, un po' come con i caccia 'Tribal' inglesi; e solo in secondo tempo ebbero anche 4 lanciasiluri (come sui Tribal), ma ebbero inizialmente solo 4 cannoni da 25 mm (cadenza di tiro circa 200-250 c.min, gittata 3 km, granate da circa 300 gr, praticamente il cannone da 25 mm francese prodotto su licenza); alla fine della guerra delle dodici unità varate, sei erano ancora a galla, tutte armate con circa 50 cannoni da 25 mm contraerei. La loro sagoma, con una plancia molto alta, era caratterizzata da un unico grande fumaiolo che rendeva possibile un miglior campo di tiro; inoltre dietro la torre di comando c'era l'albero a traliccio per un radar di scoperta aerea, il Tipo 22; inoltre c'era margine per una forte quantità di bombe antisommergibili. Delle navi ideali per la scorta anche se non per il combattimento di prima linea.

  • Dimensioni: lunghezza 134,12 m, larghezza 11,6 m, pescaggio 4,11 m
  • Dislocamento: 2.700-3.700 t
  • Equipaggio: 285
  • Motore: turbine a vapore su due assi con 52.000 hp; 33 nodi; 8.000 nm a 18 nodi
  • Armamento: 8x 100 mm, 4x25 mm, 4 tls da 610 mm


Infine c'erano le torpediniere classe 'Matsu' che erano quanto i Giapponesi erano in grado di costruire durante la guerra, avevano due sottilissimi fumaioli, con torre poppiera con due cannoni da 127 mm a torre scoperta e un cannone singolo prodiero scudato. Con una potenza di appena 19.000 hp erano in grado ancora di andare a 28 nodi, e poi c'erano 24 cannoni in impianti tripli o singoli da 25 mm. Ne vennero varate e completate 17 (1944-45) delle 28 programmate, seguite dalle ancora più semplici 'Tachibana' programmate su 23 esemplari di cui molti non completati.

  • Dimensioni: lunghezza 100 m, larghezza 9,35 m, pescaggio 3,27 m
  • Dislocamento: 1260-1.530 t
  • Equipaggio: ?
  • Motore: turbine a vapore su due assi con 19.000 hp; 28 nodi; 4.500 nm a 16 nodi
  • Armamento: 3x 127 mm, 12x25 mm, 4 tls da 610 mm

Incrociatori

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Uno dei più famosi incrociatori giapponesi, il 'Mogami'

La Marina giapponese, contrariamente a quella britannica su cui largamente si modellò, era molto interessata agli incrociatori pesanti con i pezzi da 203 mm, che erano navi di grande potenza e mobilità. Moderatamente protette, con 10 cannoni da 203 mm, 8 da 127 mm, fino a 16 siluri da 610 mm. I 'Mogami' e i 'Myoko' erano capaci di circa 38 nodi nel primo caso grazie alla potenza di 150.000 hp, ma erano troppo instabili e la zavorra e le controcarene rallentarono la velocità fino a circa 34 nodi. La corazzatura era di circa 100 mm nella cintura, ma molto meno nei ponti e nelle torri.

In tutto questi incrociatori vennero usati in maniera intensiva con risultati spesso notevoli, essendo molto più rapidi delle corazzate, meno costose di queste, più potenti degli incrociatori leggeri con i 152 mm come quelli inglesi. In pratica, mentre i Britannici usarono soprattutto queste, i Giapponesi ebbero al contrario solo poche navi leggere, chiamate 'esploratori' con cannoni da 140 mm.

In tutto, le caratteristiche dei 'Mogami' e dei 'Myoko', i migliori dei numerosi incrociatori giapponesi (con 4 navi per classe), erano queste (prima cifra Mogami, seconda 'Myoko'):

  • Dimensioni: lunghezza 203,9/201,7 m, larghezza 20,2/20,7 m, pescaggio 5,8/6,3 m
  • Dislocamento:12.400/23.380 t
  • Equipaggio: 850/780
  • Motore: turbine a vapore su 4 assi con 150.000/130.000 hp; 34/33,5 nodi
  • Armamento: 10x 203/50 mm, 8x127/40 mm, 8x25 mm, 12/16 tls da 610 mm; 3 idrovolanti

Vanno ricordate le caratteristiche dei cannoni da 203/50 mm, che parlano di una cadenza di tiro di circa 3-4 colpi al minuto, gittata di 29 km con proiettile da 125 kg AP, e possibilità di perforare 120 mm di acciaio a 20 km, e di salire a ben 190 mm su distanze di 10 km; quindi nemmeno la più spessa delle corazze degli 'Zara' era protetta su distanze teoriche e pratiche che potremmo definire diciamo sui 15 e 10-12 km. Del resto, un incrociatore con cintura da 76 mm era vulnerabile fino praticamente alla massima distanza di tiro. In ogni modo niente avrebbe potuto la corazza di qualsiasi incrociatore durante l'azione di Savo a distanze estremamente ravvicinate (4 incrociatori pesanti Alleati affondati). Una caratteristica delle navi giapponesi era la presenza di ben 5 torri, col risultato che la terza del ponte di prua era spesso sita sotto l'altezza della seconda, orientata normalmente verso il torrione, quasi fosse una torre per il 'karakiri'. Il problema era che gli incrociatori giapponesi erano piuttosto stretti per maggiore idrodinamicità e quindi incapaci di reggere per esempio le torrette trinate che avrebbero risolto la questione. In retrospettiva, data una certa limitatezza della protezione, sarebbe stato meglio aumentare questa a scapito della quinta torre, oppure tentare la carta di 3 torri trinate per ottenere uno scafo più corto, anche perché l'eccessivo rapporto lunghezza-larghezza rendeva queste navi inizialmente piuttosto instabili (cosa molto grave con le tempeste del Pacifico). Il rimedio fu quello di zavorrarle e di mettere bottazzi laterali, ma la velocità dei 'Mogami' scese a quel punto da quasi 38 nodi a meno di 34, grossomodo come nel caso dei similari (e meglio corazzati) 'Brooklyn', ma con il 50% di potenza in più.

I cannoni da 127 mm non erano gli stessi dei cacciatorpediniere. Si trattava di armi da 40 calibri, che sparavano le stesse munizioni da 23 kg ma a circa 700 ms e quindi a non più di 15 km di distanza o 8-9 di quota antiaerei. Avevano una cadenza di tiro tra gli 8 e i 14 colpi al minuto, e affusti abbastanza rapidi nel seguire gli aerei (i cannoni dei cacciatorpediniere avevano invece una velocità di rotazione di appena 4-6 gradi al secondo, il che significa che aerei sopra i 300-350 kmh e sotto i 2 km erano difficili da inseguire se si muovevano al traverso; soddisfacente invece la velocità di alzo di oltre 10°-sec). Questi cannoni secondari vennero prodotti in oltre 1.300 esemplari.

Da notare che i 'Mogami' inizialmente avevano torri trinate da 155 mm, in ossequio ai limiti stabiliti internazionalmente per 'incrociatori leggeri'. Questi cannoni perforavano quasi quanto i pezzi da 203 mm grazie alla loro velocità, e offrivano una certa capacità contraerei. Gli Americani realizzarono i 9 'Brooklyn' come 'antidoto' a queste navi. In ogni caso, i pezzi da 155 vennero sbarcati e alcuni andarono sulle 'Yamato'. In tutti i casi, comunque, gli incrociatori pesanti giapponesi, caratteristici per le loro massicce sovrastrutture (generanti un aspetto quasi 'intimidatorio'), erano navi antebelliche. Se ne parla qui essenzialmente per il ruolo eccezionalmente attivo che ebbero durante la guerra e per la loro potenza complessiva.

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Tra le piccole navi costiere, piuttosto poche data soprattutto la mancanza di motori leggeri diesel o benzina affidabili, non c'era molto da notare; le navi catturate agli Alleati di costruzione europea o americana influenzarono comunque i Giapponesi, come i Tipo 14 da 15 m monoelica, e i Tipo 38 da 18 m bielica, rispettivamente da 33 e 27,5 nodi (la velocità di una Yamato), e così i secondi vennero usati come cannoniere. Il Tipo 51 da 32,4 m era il Lurssen tedesco ma dovettero interrompere il programma per 18 esemplari dati i cattivi risultati. Il Tipo 14, 49 realizzati, erano navi da 15 t con due siluri da 457 mm e un cannone da 25 mm, e 7 marinai a bordo. I Giapponesi non riuscirono mai a compensare l'abbondanza di motosiluranti che gli Americani riuscirono a riversare in Pacifico.


Unità subacquee

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I sommergibili erano invece molto più interessanti, e facevano parte di quell'espressione di marina offensiva che avevano costruito i Giapponesi. La loro flotta, nel '41, era una delle maggiori al mondo anche se vennero usati male contro un nemico che progrediva rapidamente nelle tecniche ASW: il massimo raggiunto fu quando il cacciatorpediniere di scorta England riuscì ad affondare in poco tempo ben 7 sommergibili giapponesi.


I piccoli sottomarini costieri RO-100 e RO-35 erano scafi di piccole dimensioni, i primi di questi con 75 m di quota operativa. Avevano un'eco sonar piccola, ma anche scarse capacità di movimento subacqueo e quello che successe fu che tutti i 18 sottomarini vennero affondati. Del resto i simili 'Sirena' italiani, realizzati in 12 esemplari, ebbero 11 perdite. Seguirono 18 RO-33, poi i RO-35 anche questi in 18 esemplari, di cui 17 affondati. Tutto questo per l'affondamento di 10 navi Alleate. I sommergibili di questo tipo erano impiegati soprattutto contro navi militari quando avrebbero potuto essere molto utili per l'attacco dei mercantili.

Molto meglio andarono gli Ha-201 giapponesi da 78 m, simili agli XXIII tedeschi. Nel '43 i Giapponesi si accorsero finalmente che i loro sommergibili non erano capaci di colpire efficacemente le navi di prima linea americane. Allora pensarono a colpire le navi mercantili. Dopo l'uso di un sommergibile da 43 m sperimentale (il N.71), si decise di realizzare ben 90 navi da 53 m ingrandite, ma nonostante tutti gli sforzi ne vennero completati solo 10 e nessuno entrò in azione. Avevano queste caratteristiche:

  • Dimensioni: lunghezza 53 m, larghezza 4 m, pescaggio 3,4 m
  • Dislocamento: 377-440 t
  • Equipaggio: 23
  • Motore: diesel da 400 hp e motore elettrico da 1.250 hp su un asse; 10,5-13 nodi; 3.000 nm/10,5 nodi in superficie e 100 nm a 2 nodi
  • Armamento: 1x7,7 mm, 2 tls da 533 mm con 4 siluri a prua.

Questi sottomarini erano davvero minimalisti, ma moderni e avevano anche un piccolo radar in torretta. Erano più piccoli dei RO-35 da 601/782 t e 60,9 m (autonomia 6500 km a 12 nodi e 110 a 3 immerso, velocità 14 e 8 nodi massimo, cannone da 76 e 4 tls con 8 siluri, 38 marinai), ma non ebbero modo di operare. Per la prima volta nel caso dei sottomarini giapponesi avevano una velocità maggiore immersi che emersi, tipica delle navi sottomarine moderne.


I migliori sottomarini giapponesi migliori erano gli I-15, sottomarini a lungo raggio definiti I per ricordare la loro capacità di operare in alto mare e a lunghe distanze. Erano navi di tutto rispetto e vennero realizzati in 20 esemplari. Avevano un cannone da 140 mm posteriore e un idrovolante in hangar stagno anteriore del tipo E14Y1. Spesso venne rimpiazzato da un secondo cannone. Questi grandi sottomarini 19 vennero affondati in azione. Ma a loro volta affondarono 8 navi da guerra (inclusa la Yorktown) e 59 mercantili per 400.000 t. Successori di questi validi battelli erano anche i B2 e i B3 con 6 e 3 esemplari.


  • Dimensioni: lunghezza 108,9 m, larghezza 9,3 m, pescaggio 5,1 m
  • Dislocamento: 2.590-3.655 t
  • Equipaggio: 100
  • Motore: diesel da 12.400 hp e motore elettrico da 2.000 hp su un asse; 23-8 nodi; 14.000 nm/16 nodi in superficie e 100 nm a 3 nodi
  • Armamento: 1x140 mm, 2x25 mm, 6 tls da 533 mm con 17 siluri a prua.

La loro autonomia era molto elevata, come anche la loro velocità, in superficie ma era molto meno soddisfacente sott'acqua. Alcuni vennero modificati per portare i siluri Kaiten che in pratica erano dei minisottomarini ricavati da un Tipo 93 modificato con un operatore suicida stipato al suo interno con controlli rudimentali e 30 nodi di velocità.

Vanno ricordati i sottomarini I-361, I-373 e I-351, che vennero pensati come sottomarini da trasporto per aiutare a mantenere le rotte aperte con l'Asia continentale o altri posti strategici. Questi erano sottomarini da 1.440 t in superficie e 2.215 immersi, lunghi 73,4 m e con la possibilità di trasportare due mezzi da sbarco pressurizzati fino a 60 m, 20 t di materiali interni e 60 esterni nei doppifondi, o 110 soldati per brevi periodi. Avevano il solito grosso cannone da 140 mm, ma nessun lanciasiluri il che li rendeva più manovrabili ma privi di capacità di reagire quando immersi. Di 12 unità 9 andarono perse. La classe successiva venne realizzata in due esemplari, la I-351 era invece di navi da ben 111 m e servivano per rifornire altri sommergibili trasportando ben 600 t (erano l'equivalente dei Type XIV) nei tripli fondi di cui erano dotati; ma solo uno venne completato. 5 dei sommergibili della prima classe vennero modificati per trasportare i Kaiten.

Ma c'erano navi ancora più grandi, i Tipo I-401 e I-13, gigantesche unità da 122 m, così grandi perché concepite per essere letteralmente dei sottomarini portaerei. Dentro lo scafo esterno non c'era un solo scafo resistente, ma due con struttura complessiva a '8', capace di resistere fino a 100 m di profondità. Insomma, erano una sorta di TYPHOON ante litteram, con gli idrovolanti al posto dei missili. La loro manovrabilità e velocità immersi non erano buone, ma dato il loro ruolo c'è poco di che stupirsi, essendo questi costruiti più grandi e larghi possibile per essere una buona piattaforma di lancio con tanto di catapulta, per i 3 idrovolanti portati nel comparto stagno anteriore. Difficile era invero la manovra d'immersione che era piuttosto lenta, mentre le sovrastrutture erano lunghe quasi come se fosse una nave di superficie. C'erano un motore diesel per ogni asse. Si trattava di unità notevolissime in termini tecnici, magari meno valide in termini operativi. Una missione contro le chiuse del canale di Panama era in programma, ma proprio allora arrivò la resa del Giappone.

Ecco le caratteristiche:

  • Dimensioni: lunghezza 121,9 m, larghezza 12 m, pescaggio 7 m
  • Dislocamento: 5.223-6.560 t
  • Equipaggio: 140
  • Motore: diesel da 7.700 hp ed elettrici da 2.400 hp su 2 assi; 19-7 nodi; 7.000 nm/14 nodi in superficie e 110 nm a 3 nodi
  • Armamento: 1x140 mm, 10x25 mm, 8 tls da 533 mm con 20 siluri a prua, 3 Aichi M6A1 armati di siluri e bombe fino a 800 kg

Questi sommergibili, con una stazza e un costo varie volte superiori a quello di un sommergibile 'normale' erano davvero i battelli più impressionanti tra quelli costruiti nella guerra, anche se l'efficienza era molto più dubbia. 2 dei sottomarini I-401 o STo (Sen-Toku, sottomarino speciale) vennero cancellati, un altro venne convertito in unità di rifornimento. Tutti, anche gli I-13, sopravvissero alla guerra, ma purtroppo nessuno di essi venne risparmiato dagli Americani, che non si limitarono a demolirli, ma li fecero affondare al largo del Giappone. Così andò persa la possibilità di tramandare ai giorni nostri qualcuna di queste creazioni della tecnica. Del resto all'epoca era scattata piuttosto una corsa, che durerà molti anni, al recupero dei relitti e degli scafi radiati dal servizio, per farne rottami da fonderia, cosa di cui il mondo del dopoguerra aveva molto bisogno e la conservazione di navi non necessarie non era contemplata. Però appare strano che anziché demolire questi sommergibili li si sia semplicemente affondati in mare aperto e così in fretta, e cosa spinse a tale urgenza non è facilmente comprensibile dato che il Giappone si era arreso senza condizioni.

Quanto ai radar, la Marina giapponese ne mise in servizio diversi tipi ma lo sviluppo fu piuttosto tardo iniziando dal '40. Per cui solo alla fine del '43, in ritardo persino sugli italiani, i Giapponesi ebbero radar a bordo delle navi, in piccolo numero e senza risultati particolarmente buoni. Il Tipo 2 Mod 2 era da scoperta aerea con portata di circa 100 km, installato a bordo di navi maggiori o in versione alleggerita, su mercantili usati come picchetto radar. Il Tipo 3 Mod 1 era dotato di un'antenna fissa a traliccio alta 5 metri con 8 dipoli, metà per ricezione e metà per trasmissione. Ce n'erano due per le navi maggiori, uno per i cacciatorpediniere. portata 100 km massimo, operativo dal 1944. Un altro tipo era il Tipo 2 Mod 4 con scoperta di superficie, apparso a fine 1943. Aveva due antenne a megafono, una per ricezione e una per trasmissione degli impulsi. Era molto semplice e in posizione fissa,originariamente pensata per i sommergibili. Le grandi navi ne avevano diversi per controllare a giro d'orizzonte data la limitatezza della copertura; i piccoli bastimenti ne avevano solo uno verso prua. Portata di 13 miglia su bersagli di superficie, per i quali era stato concepito.

Corazzate e portaerei

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La Yamato alle prove in mare nel '41

Il primo nome è abbastanza intuitivo: le YAMATO, le corazzate più potenti del mondo, anche se -data la maggiore velocità e il parco di radar disponibile- forse non le più temibili, titolo che semmai spetterebbe alle 'Iowa' americane. Queste ultime erano di sicuro superiore come classe considerando che bene o male ne vennero costruite 4 contro le due giapponesi, e che poi hanno avuto una carriera postbellica che le ha viste trasformate addirittura in piattaforme di lancio per missili nucleari. Ma nondimeno, le Yamato restano le navi da battaglia più pesanti, le più potentemente armate e meglio corazzate, e le migliori al loro apparire, ovvero dalla metà del 1941.

Come tutte le navi da battaglia dell'epoca, la generazione della Yamato fu molto sofferta, vi furono dei progetti che si spinsero anche a ipotizzare lunghezze di 293 m, con armamento tutto concentrato a prua e così via. La necessità di costruire delle super corazzate non era legata alla superbia pura e semplice, ma per considerazioni razionali: se gli USA, con cui si ipotizzava in futuro di guerreggiare, avessero potuto contare su di un maggior numero di navi superiore, allora i Giapponesi dovevano contare su navi di qualità superiore, anche perché gli Americani avrebbero dovuto 'spezzare' la loro flotta, essendo essa ripartita tra Atlantico e Pacifico. Costruire navi troppo grosse per passare per Panama era una buona idea: perché a quel punto gli Americani avrebbero dovuto affrontare i Giapponesi con navi inferiori o con la metà delle loro navi da battaglia, data l'esigenza di spostarsi rapidamente da un oceano all'altro. Certo che le IOWA con la loro lunghissima autonomia e la loro velocità risolveranno il problema, ma questo negli anni '30 non era ipotizzabile, e poi gli Americani avevano una flotta di corazzate obsolete e lente.

I Giapponesi misero mano al progetto Hiraga per queste super-corazzate, ipotizzando un ponte principale e una cintura corazzata in grado di proteggerle totalmente (nei punti vitali) sopra i 20 km (colpi verticali) e sotto i 35 (colpi sul ponte), grazie ad una cintura corazzata da 410 mm di spessore massimo(decrescente fino al fondo scafo a 80 mm) e grazie un ponte principale da 200 mm. I cannoni pesavano 198 t l'uno e potevano sparare proiettili da quasi 1400 kg a oltre 42 km. L'unica limitazione fu quella della velocità: per questi scafi da 263 m, larghi 39 (per massimizzare la stabilità e la compartimentazione) la velocità non superava i 27,5 nodi alle prove, circa 26 alla massima velocità continua. Esse tuttavia non erano che il primo passo: alle prime navi della classe sarebbero succedute le 'Yamato migliorate' con alcuni perfezionamenti, e infine le Super-Yamato che avrebbero posseduto dei cannoni da 500 o forse da 508 mm. Questo super-cannone venne collaudato in un unico esemplare: la sua granata pesava oltre 1.900 kg. Ma dopo la guerra non ne fu trovata traccia. Da qui venne fuori anche un episodio di Mazinga Z, in cui rispuntò, nelle mani dei cattivi, un supercannone sperimentato durante la guerra (abbattendo una formazione di B-29) e poi scomparso tra le montagne, in una caverna. Facile pensare alla leggenda nata da quest'artiglieria per 'iper-corazzate' (dato che le Yamato sono già 'super'). Anche il cannone da 460/45 mm era un'arma possente, e anzi venne usata solo per ragioni di movimentazione, altrimenti c'era in programma un pezzo da 460/50 mm, ancora più potente.

La Yamato durante la battaglia di Leyte

L'armamento delle Yamato comprese anche 12 cannoni da 155, capaci di 26 km e proiettili da 55 kg, uso antinave ma anche contraerei. Anzi, a tal proposito anche i pezzi da 460 mm ebbero una munizione speciale costituita da un grappolo di ordigni incendiari alla termite da far esplodere ad una quota prefissata: erano i 'San Shiki(alveare), usati dalla Musashi durante gli attacchi che ne comporteranno l'affondamento. La Yamato era anche munita di 12 cannoni da 127/44 mm, buone armi doppio ruolo, 84 da 25 mm e 4 da 13,2 mm. La parte posteriore della nave era incofondibile per la sua ampia predisposizione per un numero massimo di 6 idrovolanti. la compartimentazione laterale, caso unico, era con sole paratie vuote e non un misto vuoto-pieno, si poteva in tal modo usarle per controallagare la nave in caso di necessità riequilibrando eventuali allagamenti, tanto che erano previsti anche i tempi per riequilibrare gli allagamenti dati da uno o più siluri a segno. La Yamato era anche provvista di impianto d'aria condizionata per quasi tutti i locali, e anche per questo venne molto apprezzata dai suoi orgogliosi marinai.

La sua sagoma con ponte di prua arcuato, massiccio torrione, fumaiolo unico e ben inclinato all'indietro, divenne presto infoncondibile. Ma non ebbe molte possibilità di farsi valre, anche se partecipò anche alla Battaglia di Midway, nella quale i Giapponesi ebbero una grave sconfitta. Eppure, se avessero insistito forse gli Americani avrebbero perso l'Isola, dato che erano anch'essi con le portaerei ridotte al lumicino e certo incapaci di fronteggiare la flotta giapponese del nucleo da battaglia (una delle due portaerei superstiti era rimasta con 4 aerosiluranti, e i bombardieri in picchiata non erano molto efficaci contro le corazzate).

Anche se le corazzate giapponesi si dimostrarono poco utili se non del tutto superflue, la loro realizzazione fu davvero una sfida tecnica senza precedenti per la cantieristica, l'industria della metallurgia (nuove leghe, cannoni ecc.) giapponese e forse mondiale. Solo i motori erano 'scarsi', essendo praticamente lo stesso sistema motore dei 'Mogami' da 12.400 t standard. Se fosse stato possibile, sarebbe stato auspicabile arrivare ad almeno 180.000, se non 200.000 hp.

L'aggiornamento venne fatto in vari passi, per esempio con i radar di scoperta aerea. Quel 'mezzogiorno di fuoco' in cui la Yamato andò persa, la nave giapponese aveva anche dei radar di scoperta navale, di cui oramai le più recenti navi giapponesi erano dotate. L'armamento antiaereo venne aumentato con altre artiglierie leggere e poi di medio calibro. Le installazioni da 25 mm erano trinate, con scudature protettive. Queste erano concentrate nella sovrastruttura, per non uccidere i serventi quando i cannoni principali sparavano, con la sovrapressione causata. Per questo c'erano anche gli scudi. Ma poi bisognò trovare altri spazi, e la MUSASHI ebbe entro l'ottobre 1944 ben 98 cannoni da 25 mm, ed era in attesa di un altro cannone prima dell'affondamento. Non l'avrebbe aiutata molto a difendersi dagli attaccanti americani, contro i quali sarebbe stato necessario un vero CIWS, come il Seaguard, sempre da 25 mm, moderno, o anche dei cannoni più efficienti dei 25 mm, come la combinazione dei Bofors da 40 e Oerlikon da 20 delle navi americane. In effetti il pezzo da 25 mm era più simile come prestazioni al 20 mm, e quindi non c'era un cannone efficace come quelli da 37 e 40 mm per ingaggiare gli aerei alle distanze maggiori, fino a 3-4 km. In ogni caso questo era quanto i Giapponesi possedevano e i cannoni da 25 mm erano pur sempre meno impegnativi da portare rispetto ai 37-40 mm. La Yamato sopravvisse alla battaglia, e per quando venne affondata ebbe un armamento portato a 145 cannoni da 25 mm, mentre due torri da 155 mm erano state sbarcate e sostituite da altre 6 da 127/40 mm, per un totale di ben 24 cannoni di questo calibro.


La fine della Yamato

La Musashi affondò durante la prima fase della battaglia di Leyte, nel mare di Sibuyan, colpita da 19 siluri e 15 bombe, praticamente un record. La Yamato venne mandata a supportare Okinawa ma il 7 aprile 1945 la sua formazione (8 caccia e un incrociatore leggero) avvistò i primi di 280 aerei americani. C'erano Hellcat e Corsair armati di bombe, che 'aprivano' la strada ai bombardieri in picchiata e a circa 100 aerosiluranti. Erano le 12,20 e assieme a metà delle navi di scorta, la grande nave giapponese venne attaccata e affondata con 'soli' 11 siluri e 6-7 bombe. E non solo, nel capovolgersi esplose e 2.500 uomini morirono. L'esplosione sollevò un fungo di fumo a quasi un km di quota. Fu davvero la fine per la potenza del Giappone, anche a livello simbolico. Tokyo era andata in cenere dopo i bombardamenti incendiari, Okinawa era invasa, ondate di kamikaze assalivano le navi americane senza riuscire a respingerle. Tutto inutile, come il sacrificio di oltre 3.600 uomini della flotta giapponese in quella missione tanto disperata, che c'era appena il carburante (la Yamato ne imbarcava 2.500 t ) per un viaggio senza ritorno.

Invece la Musashi, pur incassando quasi 40 colpi in pieno, resistette diverse ore e quasi raggiunse un posto in cui poteva almeno incagliarsi prima di rovesciarsi. Pare che la differenza fu che ai piloti americani dei 280 aerei all'attacco quel 7 aprile 1945 venne detto di concentrare l'attacco su di un fianco solo e alle estremità, per far imbarcare alla nave grandi quantità di acqua nelle parti meno protette e sbilanciarla. Forse vennero anche usate armi (siluri) più potenti.

Così finì la saga delle super-corazzate giapponesi, almeno a livello storico. Esse vivono ancora nel mito, sono state le protagoniste di serie televisive e, di recente, anche di un film. Esiste persino un dettagliatissimo modellino della Yamato in scala 1:10; purtroppo non è stato reso semovente e galleggiante, ma solo da esposizione: con i suoi 26,3 metri in realtà è più grande delle caravelle di Colombo.

Ecco le caratteristiche della Yamato alla costruzione:

  • Dislocamento: 64.000/69.988 t
  • Dimensioni: l. 263, la. 38,9 m, pescaggio 10,45 m
  • Motore: 4 turbine a vapore su 4 assi, 150.000 hp; 27 nodi
  • Corazzatura: cintura 100-410 mm, paratie stagne 300-350 mm, ponti 200-230 mm, barbette 380-560 mm, torri 190-650 mm (posteriore e anteriore rispettivamente), torrione comando 75-500 m
  • Armamento: 9x460 mm, 12x155 m, 12x127 mm, 24x25 mm, 4x13,2 mm; 6 idrovolanti
  • Equipaggio: 2.500


Quanto alle portaerei, la più impressionante fu senz'altro la SHINANO, l'ultima super-portaerei giapponese. Era stata preceduta dall'incrociatore da battaglia AKAGI convertito, e dalla nave da battaglia veloce KAGA . Nonostante le loro protezioni, la carenza dei servizi di lotta antincendio era stata la causa della perdita a Midway di entrambe, oltre a Soryu e Hiryu. Dopo queste grandi navi da circa 40.000 t, e alcune piccole portaerei (la prima, e una delle poche a sopravvivere, fu la HOSHO da 10.000 t, del 1922), si andò alle due SHOKAKU, probabilmente le migliori della loro epoca, entrate in servizio nel '41 e presero parte all'attacco su P.Harbour, ma non agli scontri di Midway: erano state impegnate con quella dei Coralli, un mese prima, riportando varie perdite agli aerei e la Shokaku venne danneggiata. Le due navi riuscirono a sopravvivere a lungo, fino a che vennero affondate da siluri di sommergibili e poi di aerei. Dislocavano 32.000 t a pieno carico per 257,5 m di lunghezza, con motori da 160.000 hp. Avevano un armamento di cannoni contraerei da 127 mm e parecchi da 25 mm. Si sarebbero dimostrate dure combattenti e con una resistenza ai danni molto migliore rispetto alle fragili portaerei prebelliche.

Si poteva fare anche di meglio, ma non c'era molto modo di costruire altre portaerei. Una fu la ZUIHO, da 14.200 t, ricavata da una grande nave da appoggio sommergibili del '39 con motori diesel, poi sostituiti per una maggiore velocità. La Zuiho entrò in servizio nel gennaio 1941, e combatté fino al 1944, quando venne affondata a Leyte dagli aerei americani. La SHOHO era molto simile, ma affondò, prima portaerei tra quelle giapponesi, nella Battaglia del Mar dei Coralli. Portava anch'essa circa 30 aerei a 28 nodi, senza nessuna corazzatura.

Le portaerei di tipo bellico furono però altre, come le 3 'Taiyo' e le due 'Junyo', ricavate dalla trasformazione di efficienti piroscafi di linea progettati proprio per questa possibilità: la Junyo sopravvisse sia pure danneggiata. Erano navi entrate in servizio nel '42, da 26.950 t, da 220 m, motori da 56.000 hp e 25 nodi, con 53 aerei e 12 cannoni da 127 mm.

Le unità classe 'Unryu' erano state pianificate in ben 17 esemplari, ma solo 3 vennero finite date le difficoltà di reperire le materie prime e le maestranze sufficienti. Delle tre completate, la AMAGI andò persa durante gli attacchi a Kure nel luglio del '45, la UNRYU affondata nel dicembre 1944 da un sottomarino, la KATSURAGI sopravvisse alla guerra e demolita nel '47. Le Unryu erano navi con motore da incrociatore per consentire rapide variazioni di velocità, ma eccetto la capoclasse vennero invece usati motori di cacciatorpediniere. Avevano corazzature spesse fino a 150 mm sulla cintura,e un ponte da 55 mm. Peso 17-22.550 t, lunghezza 227,2 m, larghezza 22 m, pescaggio 7,8 m. Il motore era per la capoclasse da 152.000 hp e per le altre da 104.000 hp, ma la velocità scese solo da 34 a 32 nodi. I cannoni erano 12 da 127 mm, e 89 da 25 mm, il tutto per un equipaggio di 1450 uomini e 64 aerei. Navi non tanto grandi che avevano tutto l'occorrente per essere valide costruzioni.

La TAIHO invece fu esemplare unico. Era basata sul concetto delle Illustrious inglesi, e quindi con un ponte corazzato. La nave giapponese però non ebbe una corazza laterale, ma due hangar sovrapposti, di cui solo quello inferiore con ponte da 35 mm, mentre quello di volo aveva 75 mm tra i due elevatori, con protezioni di 150 mm vicino ai depositi di munizioni e 55 lungo i locali di propulsione. La TAIHO entrò in linea solo nel marzo del '44. Aveva avuto altre migliorie, come i cannoni da 100 mm, e due radar che spiccavano nella sovrastruttura, dietro e davanti l'alto fumaiolo. Assegnata alla 1a divisione portaerei assieme alle 'Shokaku', venne affondata il 19 giugno appena dopo avere lanciato gli aerei. Uno dei sei siluri lanciati dall'USS Albacore, ebbe una perdita nei depositi di benzina avio. 5 ore dopo la Taiho ebbe una fortuita esplosione a bordo, con una enorme fiammata dovuta ai vapori di benzina, e affondò in 90 minuti. Fece la stessa fine, insomma, della Wasp o della Lexington e andò a fondo assieme alla SHOKAKU, anch'essa colpita da siluri (3 dal CAVALLA).

  • Dislocamento: 29.300/37.270 t
  • Dimensioni: l. 260,5, la. 27,7 m, pescaggio 9,6 m
  • Motore: 4 turbine a vapore su 4 assi, 180.000 hp; 33,3 nodi
  • Corazzatura: cintura 55-150 mm, ponti 35-75 mm
  • Armamento: 8x100 mm, 45x25 m; 30 D4Y, 27 A6M, 18 B6N
  • Equipaggio: 2.150

Scendendo nel dettaglio, la protezione della Shokaku era costituita da una cintura di 46 mm a mezzanave, ponti hangar di 15 mm, corazzato sopra i motori 90 mm, paratie laterali di 25+18+12 mm. L'apparato motore era simile a quello delle Hiryu, con le motrici accentrate a prua, e una paratia laterale che separava le unità motrici, ma che rischiava di sbilanciare la nave in caso di allagamento su di un fianco. La Hiryu invece aveva una paratia singola dietro la cintura, spessa 40 mm. I motori erano simili a quelli delle altre navi. Le navi giapponesi più recenti avevano queste capacità: superficie del ponte e carburante per aerei: Shokaku, 8.400 m2 e 650.000 l; Taiho, 4.500 e 600.000 l; Shinano, 5.800 e 720.000 l. Se si pensa che anche le Essex arrivavano solo a 4.250 m2 (ma 850.000 l) si capisce quanto enormi fossero gli hangar delle navi giapponesi, comparabili solo a navi come la Ark Royal, che però non andava oltre i 450.000 l, e le portaerei corazzate 'Illustrious' con 2.638 m2 andavano solo a 230.000 l[1].


Le portaerei giapponesi classe 'Taiyo' erano state ricavate da grosse navi mercantili, armate di 27 aerei ma senza cavi d'arresto e di catapulte, con 8 da 127 mm, motori da 25.000 hp, dislocamento 17.850 t e lunghezza di 180 m. Andarono tutte perdute in 10 mesi, dopo un'attività ridotta a causa delle difficoltà di operare da esse, e tutte affondate da sommergibili americani. Tra il dicembre 1943 e il settembre 1944 andarono tutte perse senza lasciare traccia di sé durante il conflitto.

La più importante e meno fortunata delle portaerei giapponesi fu però la SHINANO, ricavata dal terzo scafo delle navi 'Yamato', a causa delle perdite subite a Midway, quando le corazzate giapponesi non spararono un colpo mentre le portaerei decidevano l'esito assieme a delle combinazioni di 'fato' sfavorevoli ai Giapponesi.

Dotata del ponte corazzato principale da 200 mm già installato al momento della conversione, grazie alla larghezza dello scafo e alla cancellazione delle sovrastrutture (le sole 3 torri da 460 pesavano 7.500 t) venne anche munita di ponte di volo protetto da 80 mm. Come la 'Tahio' ebbe un grande fumaiolo alto sulla sovrastruttura, un radar, il ponte corazzato, ma la prua non era chiusa e tradiva la forma dello scafo della Yamato. Aveva un dislocamento enorme, non più superato fino alle superportaerei americane di anni dopo, ma era troppo lenta per operare con la flotta principale pur filando a 27, 5 nodi. Ebbe 16 cannoni da 127 mm, 145 cannoni da 25 mm, 12 lanciarazzi a 28 canne contraerei. Ma come la Taiho, pur essendo perfetta (nonostante la bassa velocità) per le battaglie stile Midway, come armamento e protezione, non ebbe scampo per un'altra minaccia del tutto diversa, quella dei sommergibili. La Taiho venne perduta in maniera piuttosto causale, ma la Shinano prese 6 siluri da un sommergibile americano, mentre il 29 novembre si stava dirigendo da Yokoshuka a Kure per il completamento. Affondò a causa soprattutto del personale scarsamente preparato alle misure d'emergenza da fare, con 1.800 vittime su 2.400 nonostante fosse passata qualche ora prima dell'affondamento.

La Shinano era intesa soprattutto come nave di supporto, aveva 18 aerei e poi aumentati a 47. Eppure i suoi spazi interni ammontavano ad un ponte hangar di oltre 5.000 m2, abbastanza per offrire spazio anche per 100 aerei, se non oltre. Infatti aveva un hangar più grande di circa il 20% rispetto alle 'Essex' americane di pari dimensioni, più veloci ma più strette. Per questo lo spazio in eccesso doveva essere usato per officine e manutenzione. Una battaglia delle Midway con 2 'Yamato' portaerei avrebbe avuto un esito assai diverso da quello che accadde con le potenti ma deboli navi di vecchio tipo. Ma oramai le prime navi erano state impostate come corazzate e come tali non ebbero ruolo nelle principali battaglie del Pacifico.


  • Dislocamento: 64.000/71.000 t
  • Dimensioni: l. 265,8, la. 36,3 m, pescaggio 10,3 m
  • Motore: 4 turbine a vapore su 4 assi, 150.000 hp; 27 nodi
  • Corazzatura: cintura 205 mm, ponti 200 e 80 mm
  • Armamento: 16x127 mm, 145x25 mm, 47 aerei
  • Equipaggio: 2.400[2]

Mezzi insidiosi

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A Pearl Harbour 5 minisottomarini attaccarono in contemporanea agli aerei, ma non ottennero risultati. Andarono tutti affondati con 9 dei 10 marinai al loro interno. Era una missione suicida ante-litteram, e Yamamoto non era contento di questa iniziativa, consapevole che se fossero arrivati nella baia non avrebbero potuto tornare indietro anche solo per un fatto di autonomia pratica.

In ogni caso questi minisottomarini erano molto ben fatti rispetto ad altre unità come i 'CA' italiani. Si trattava di unità molto affusolate, d'attacco, chiamate Ko-Gata dal 1938. Ne vennero realizzati 42 e poi altri 15 con capacità migliorate. Erano lunghi 23,9 m, larghi 1,86 m, dislocamento 46 t, ufficiale e sottufficiale come equipaggio. Avevano un motore da 600 hp, con 48 batterie ma senza nessun generatore per la ricarica; era possibile navigare a circa 2 nodi per almeno 180 km immersi o in superficie, e di 32 km alla massima velocità di ben 23 nodi immersi (19 in superficie). I siluri erano due, a prua, da 450 mm in tubi pre-caricati e non accessibili. In seguito ebbero miglioramenti, come i cappelli per i lanciasiluri, passamano, protettore dell'elica, tagliacavi, per una leggera penalizzazione in velocità; in seguito vennero costruiti altri sommergibili in aggiunta ai 62 Ko-Gata costruiti; 15 He-Gata, 115 Tei-Gata, ben 215 Kairyu, 14 U-Kanamono e infine i Kaiten, i siluri pilotati. Decine di minisommergibili erano ancora in scalo a Kure nel settembre 1945[3] e vennero demoliti negli anni successivi. I programmi all'epoca erano costruiti 115 Koryu (i Tei-Gata) e altri 496 erano in allestimento.

A proposito di tecniche d'attacco 'speciale', non vanno dimenticati i Kamikaze navali. Il siluro Tipo 93 pesante avrebbe potuto ospitare un pilota, e già nel '42 si pensava a come usarlo, da parte del s.ten Kuroki e di altri tecnici e militari. Il progetto portato avanti nel '42-43 arrivò alla conclusione con il Kaiten. Ma l'Ammiragliato non era interessato a missioni suicide, inaccettabili a quell'epoca della guerra. Ma durante il '43 si dovette cambiare idea, purché si facesse credere all'opinione pubblica che si trattava di un minisommergibile e non di un'arma suicida. Ma si installò anche una botola di uscita per il pilota che poteva abbandonare l'arma a 50 m di distanza dall'impatto. Venne così costruito il siluro Kaiten in 300 esemplari, definito come 'arma di salvezza nazionale', consegnato dal febbraio 1944 e poi seguito da altri tipi perfezionati come i Kaiten II (10), III (prorotipo), IV (50-100), e il Kaiten X con il siluro da 533 mm Tipo 92, e forse anche tipi 'artigianali'. Dopo molte difficoltà per reperire i materiali nell'autunno del '44 3 sommergibili vennero approntati con 4 Kaiten l'uno e prese il mare con il nme Kikosui l'8 novembre 1944. I Kaiten vennero lanciati ad Ulithi, ma non tutti ebbero successo. Alcuni si incagliarono sulla barriera corallina, uno venne affondato da un cacciatorpediniere con uno speronamento, un altro venne affondato da un aereo dei Marines, ma uno riuscì ad affondare la petroliera USS Mississinewa e mancando di poco un incrociatore. Contro la perdita dei minisommergibili e di uno dei sottomarini di lancio, il risultato era stato considerato incoraggiante. Ma le altre azioni non ebbero molto successo e i 150 Kaiten affondarono solo un cacciatorpediniere di scorta, una petroliera di squadra e una nave da sbarco. I piloti uccisi furono 8 e altri 15 morirono per incidenti di navigazione. Il fatto è che molti di questi piloti non pare abbiano voluto sacrificarsi in azioni con questi siluri, con circa 30 nodi di velocità.

I sommergibili non erano gli unici mezzi speciali navali. Anche i barchini esplosivi lo erano. I Giapponesi erano interessati sia dall'Esercito che dalla Marina. I Manu-Ni, da 5,6 m con motore automobilistico da 80 hp e 25 nodi; avevano 200 kg di bombe di profondità o 2 da 120 kg. Alcuni ebbero anche dei razzi ausiliari per l'attacco a breve distanza, raddoppiando la velocità. La Marina ebbe invece gli Shinyo, con prestazioni simili e carica esplosiva da 250-300 kg, spesso con razzi difensivi RAK-12 da 119 mm, o una Typo 93 da 13,2 mm. C'erano 1.100 barchini nell'ottobre del '44 assieme a due squadriglie motosiluranti. Durante un attacco di 45 barchini affondarono un paio di navi d'assalto anfibio, ne danneggiarono altre due oltre a 7 navi da trasporto. Ma gli Americani reagiranno con l'uso delle motosiluranti come navi da contrasto ai barchini nemici. I Manu-Ni erano migliori dei battelli della Marina. A parte questo vennero usati dei blindati da trasporto logistico e trasporto truppe, i Toku 4, il 'motoscafo speciale'. Era in realtà un cingolato anfibio da trasporto, realizzato solo in 18 esemplari. Venne armato con una mtg da 13,2 mm, e due siluri da 450 mm, e trasportato in zona da sommergibili, per attaccare le navi da trasporto Ma avevano solo 4,5 nodi di velocità e al dunque, nonostante l'idea di usarli a Boungainville, di fatto rimasero a difesa di Kure. Non mancarono infine i nuotatori d'assalto, soprattutto per la difesa contro gli sbarchi americani in Giappone (tra cui Okinawa), erano i 'guastatori subacquei suicidi' o Fukuruyu, addestrati dal novembre del '44 a Kawatana[4].

  1. RID Dicembre 1997
  2. Quasi tutti i dati del capitolo sono da Armi da guerra 48 e 18
  3. Sgarlato N: Minisommergibili a P.Harbour, Eserciti nella Storia mar-apr 2002
  4. Sgarlato N: Kamikaze, Eserciti nella Storia mar-apr 2006