Vai al contenuto

Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale/Germania-4

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Indice del libro


L'Hs 129 e le sue armi[1]

[modifica | modifica sorgente]

Sebbene quest'aereo non possa essere considerato particolarmente moderno, non va dimenticata la varietà di armi che ebbe in dotazione. Velivolo bimotore per l'attacco al suolo, con un parabrezza piccolo e pesantemente blindato e corazze difensive per l'abitacolo, con motori francesi da 700 hp come quelli dei Breguet Br 693, era pesante max 5.100 kg e volava a 407 km/h, con un'autonomia di circa 690 km.

Tra le armi previste c'era il Pak 40 a riarmo pneumatico, con un caricatore da 12 colpi sistemato dietro l'abitacolo e automatizzato a mò di giostrina, fu davvero un'impresa mettere un cannone tanto potente dentro un monoposto così piccolo che il collimatore era esterno all'abitacolo, sistemato sul muso (e presumibilmente vulnerabile al tiro nemico). La versione con tale 'supercannone' era la B-3/Wa, sperimentata dal maggio del '43, e che aveva anche due MG 131 con 500 cp totali. La versione B-2 aveva il cannone MK 103, quella base B-1 il meno potente e più pesante MK 101 (modifica R-2); quando c'erano bombe, esse riguardavano 4 armi da 50 kg o una da 250. Non mancarono i cannoni da 37 mm che richiedevano al B-2 di togliere le due MG 131, o cannoni da carro o contraerei calibro 50 mm, lanciafiamme offensivi tirati dalla coda, e gli originali cannoni senza rinculo SG.113A, armi davvero senza paragoni. Infatti si trattava di sei pezzi calibro 77 mm allineati in fila di due, dietro l'abitacolo, sperimentati anche con un Fw-190. L'azionamento era da un magnetometro che sentiva la segnatura del carro armato, il che però rendeva necessario volarci sopra a non più di 10 metri. Il cannone da 77 mm sparava una granata anch'essa particolare: per avere una maggiore velocità era sottocalibrata a 45 mm e, sparata a 75 gradi di inclinazione verso il basso e all'indietro, perforava almeno 40-50 mm d'acciaio, avendo così facilmente ragione della protezione superiore dei carri armati (anche se, onestamente, questo valore appare ridotto per una testata HEAT). 3 Hs 129 vennero così equipaggiati, ma francamente è difficile capire cosa ci fosse di positivo in tale applicazione, quando tirare di fianco ad un carro con un cannone da 30 o più mm era sufficiente, senza doverlo letteralmente sorvolare. Inoltre i razzi Panzerblitz 1 da 70 mm e 2 da 55 erano decisamente più soddisfacenti di questo complesso e piuttosto impegnativo armamento. In ogni caso l'Hs 129, una volta appesantito di armi, era piuttosto impacciato, se è vero che la velocità già col cannone MK 101 scendeva a 320 kmh e l'autonomia a 560 km. in ogni caso, l'Hs 129, pur essendo piuttosto oscurato dallo Ju 87G, fu prodotto ugualmente in circa 880 esemplari. Del resto lo stesso Ju 87G era piuttosto impacciato, essendo privo degli aerofreni, con due contenitori da 37 mm che pesavano 363 kg l'uno e consentivano appena 290 kmh di velocità a bassa quota (poteva anche usare bombe se necessario). Nondimeno, gente come Rudel riuscì a colpire efficacemente i T-34, riportando grossi successi: ma se c'erano dei caccia nemici in zona il rischio d'essere abbattuti era enorme. Anche la mancanza di semoventi contraerei e persino di mitragliatrici difensive poste sui carri stessi aiutava tali lenti aerei d'attacco a compiere le loro missioni senza rischi eccessivi: avessero dovuto sorvolare una colonna di carri e semicingolati armati con M2 Browning, la loro sopravvivenza sarebbe stata davvero problematica. In seguito il concetto venne ripreso da un famoso aereo moderno, il controverso A-10.


Le bombe tedesche erano di diversi tipi e formati, identificati da sigle e numeri (peso in kg): le SZ erano 'dirompenti cilindriche', ad involucro sottile: questo significa che avevano un'elevata percentuale di peso sotto forma di esplosivo e quindi una potentissima esplosione; c'erano poi le SD, che erano invece di tipo 'medio' con involucro semiperforante ad involucro più spesso, e infine le PZ con una robustezza ancora superiore, considerate 'bombe controcarri' ma presumibilmente usate anche contro navi da guerra. La sigla era seguita da un numero che indicava il peso, c'era anche un colore nella parte posteriore dell'ordigno che lo identificava immediatamente, onde evitare problemi d'uso: giallo per le SZ, rosso per le SD e blu per le PZ. La forma di tutte le bombe tedesche era quella, essenzialmente, di un cilindro, con punta tozza e codolo con 4 ali, spesso con montanti di irrobustimento oppure, nelle bombe più grosse, un anello di stabilizzazione che collegava le alette posteriori. Non erano quindi altro che grossi contenitori con l'aspetto di un proiettile caudato, e non per esempio, di forma aerodinamica 'a goccia allungata' come le bombe RAF e in generale, quelle moderne.

Nonostante questa apparente semplicità, i risultati erano comunque più che validi, grazie all'addestramento degli equipaggi, all'uso di tecniche d'attacco in picchiata e al congegno di puntamento Lofte 7, che garantiva una precisione nel bombardamento livellato paragonabile a quella del molto più rischioso attacco in picchiata. Questo congegno era paragonabile solo al sistema di puntamento Norden americano, un vero e proprio computer analogico, mantenuto segretissimo a lungo, giusto come fecero i Tedeschi con il sistema di richiamo automatico dei bombardieri Junkers (salvo peraltro cederlo ai Sovietici prima dello scoppio della guerra). L'esplosivo usato dai Tedeschi era ad altissimo potenziale, come scoprirono gli Inglesi: era comune l'uso di esplosivo 'alluminizzato' come carica interna, al posto dell'Amatol o della dinamite delle bombe Alleate di inizio guerra. Cosa comportava quest'innovazione? Che si forniva più energia all'esplosione. L'alluminio di per se non è esplosivo, ma lo diventa se sottoposto ad un innesco adeguato, vedi gli ordigni FAE: se c'è abbastanza temperatura d'innesco la polvere d'alluminio si 'accende' in maniera violenta reagendo con l'ossigeno dell'atmosfera, il che è ovviamente inutilizzabile per una bomba di profondità, ma fondamentale per tutti gli altri impieghi. Il rapporto potenza-peso è elevato, perché il combustibile, di qualunque tipo, non ha dentro di sé atomi d'ossigeno, il quale però dev'essere fornito dall'atmosfera. Il tritolo per esempio ha una percentuale di ossigeno pari al 42% del peso. Per questo gli ordigni FAE sono tanto potenti rispetto al loro peso, al patto però di avere un sistema efficace di diffusione nell'atmosfera per ottimizzarne gli effetti. Una casa satura di gas è un classico esempio, ma un altro si trova sotto mano a Capodanno: se sezionate un petardo come il magnum, per esempio, scoprirete che ha polvere da sparo circondata da sottile polvere d'alluminio, da qui la potenza della sua carica, che pure non ricorre ad esplosivi sofisticati.

Gli inneschi erano invece per lo più in cera di pentrite (un esplosivo potentissimo, usato per proiettili di piccole dimensioni), con spolette ad impatto ad azionamento elettrico (piezoelettrico?), ma esistevano anche le spolette come la Type 17 ad orologeria ritardata e la Type 50 che era una trappola esplosiva e si attivava con le vibrazioni (di eventuali artificieri). C'era anche la ZUS 40, messa talvolta dietro la spoletta normale: come questa veniva rimossa, si attivava. Era davvero una guerra senza esclusione di colpi e si pensava di colpire anche gli artificieri, personale specializzato dalla professionalità non facilmente reperibile.

Le bombe tedesche avevano anche nomi propri: se la SD 500 e la SD 1700 no, ma la SZ 1000 era 'Hermann', la SD 1800 'Satan', la SD 1000 'Esau', la SD 1400 'Fritz'. Solo la RAF aveva nomi propri per le grandi bombe, ma non sigle che ne spiegassero l'essenza.

Le bombe di maggior impiego erano quelle SD per la loro flessibilità d'uso dovuta all'equilibrio delle caratteristiche. Diciamo che una bomba di 250 kg in genere aveva il 50% di esplosivo se era di uso 'generale', il 70-80%% se era una 'bomba-mina', il 14-20% se era una semiperforante. Il colore era in genere blu chiaro, non c'era nessuna bomba che fosse color oliva o grigio scuro come nel caso degli altri belligeranti.

Costruire bombe di grosse dimensioni, come la SZ 2000 da 1953 kg era un conto, trasportarle un altro. I bombardieri Tedeschi, come quelli sovietici, erano essenzialmente tattici e non potevano fisicamente portare le enormi bombe britanniche che apparvero nel prosieguo della guerra. Ma, differentemente da Italiani e Giapponesi (che in pratica si fermavano alle bombe da 800 kg), i Tedeschi avevano costruito (come anche i Sovietici) ordigni di grandi dimensioni, e se l'He-177, l'unico bombardiere a lungo raggio costruito in numero apprezzabile, fosse stato una macchina efficiente, se ne sarebbe di sicuro sentito parlare più spesso. Stranamente i Tedeschi non credevano nelle bombe da 100 kg, formato che a quanto pare snobbarono sistematicamente. Il carico tipico era costituito o da bombe da 50 o da 250 kg, più raro quello delle armi da 500 e ancor di più quello degli ordigni di maggiore peso. Venivano portati in fusoliera o sotto le ali, appese a staffe con sezione a T o a H. In genere si arrivava a circa 1 t di bombe per missione, su distanze massime dell'ordine degli 800-1000 km.

Ma gli ordigni tedeschi non erano solo quelli 'convenzionali'. A suo tempo, fino a che non sono state prodotte quantità di bombe a grappolo (di fatto spezzoniere a perdere), lo spezzone, esplosivo o incendiario, era un'arma ampiamente utilizzata, per i suoi effetti di 'bombardamento a tappeto' contro obiettivi vari. Nel caso tedesco ce n'era uno in particolare, la SD-2 'a farfalla', costituito da un anello metallico con dentro esplosivo, e con alette che ne stabilizzavano la caduta con effetto rotatorio tipo il seme del sicomoro: esse coprivano una vasta superficie e con effetti devastanti per via della frammentazione. Furono uno dei protagonisti dell'attacco del 22 giugno 1941, distruggendo molti aerei sovietici al suolo. Inizialmente erano usate dai bombardieri -fino a 360- poi anche dai caccia -tipicamente 20-, e infine si realizzò una bomba a grappolo da 250 kg che conteneva dozzine di SD-2, con il vantaggio di essere facilmente trasportabile anche da caccia privi di vano portabombe.

La panoplia comprendeva anche bombe incendiarie (le bombe 'a petrolio') e combinazioni di bombe esplosive con attaccato anche un grappolo di incendiarie. Le bombe a petrolio avevano, anziché la termite, un mix di fosforo e olio combustibile. Le 'mine terrestri' erano invece delle potenti bombe che scendevano appese ad un paracadute, in quanto era previsto che esplodessero appena a terra, senza penetrazione nel terreno, e avevano un involucro sottile per contenere molto esplosivo. Gli effetti demolitori erano impressionanti. A proposito dell'involucro, che ve ne fosse la necessità lo aveva intuito persino Ruggero Bacone, che studiava la polvere da sparo. Bisogna costringere l'esplosivo dentro un ambiente chiuso per fargli raggiungere un processo esplosivo ottimale.

Per ottimizzare il peso, e soprattutto per evitare che volino pericolosissime schegge, in campo civile si usano le 'bombe carta' dette così perché l'involucro è costituito da carta a strati al posto del metallo. In sostanza non era possibile costruire una bomba con il 100% di esplosivo a meno di non prevederne un'efficacia che, paradossalmente, fosse nettamente minore di un ordigno classico. Un'alternativa, che venne talvolta usata (ma in genere si ricorreva all'acciaio o alla ghisa) erano gli involucri nel leggero ma costoso alluminio, o in tempi recenti, in fibra di carbonio. Anche l'innesco era importante: le bombe italiane da 500 kg (in realtà 512) con 260 kg di esplosivo erano reputate almeno pari di quelle da 800 kg (con oltre 350 kg) proprio per via dell'innesco piuttosto difettoso di quest'ultime, che in effetti vennero poco usate. L'innesco di una bomba moderna è spesso di tipo tubolare: la spoletta cioè aziona una specie di corda di esplosivo interna che attiva quanta più carica possibile nel più breve tempo possibile, una specie di spina dorsale dentro la massa di esplosivo contenuta dalla bomba. La cosa è particolarmente necessaria per gli ordigni molto grossi e lunghi.


Tornando alle bombe tedesche, il loro impiego fu spesso in azioni di precisione, ma piuttosto che arrischiare l'aereo e l'equipaggio con i soliti attacchi in picchiata, ben presto si preferì l'impiego di un sistema di guida per tiri, come si direbbe oggi, 'stand off'. La bomba volante era già stata pensata durante la I GM da Americani, Italiani e Tedeschi (questi ultimi con i veri bombardieri strategici dell'epoca: i dirigibili Zeppelin) ma i tempi non erano maturi.

Ma questo cambiò molto negli anni successivi. Uno dei risultati fu la bomba Fritz-X, nome con cui è diventata particolarmente nota la Ruhrsthal/Kramer X-1, quella che affondò la poderosa corazzata ROMA e danneggiò l'ITALIA il 9 settembre del '43, mentre stavano dirigendosi a consegnarsi agli Alleati. Fu una prova terribile della loro efficacia, e dell'inadeguatezza persino delle navi da battaglia moderne alle nuove armi teleguidate. Del resto, le navi italiane non avevano ECM e CIWS moderni come le Iowa ammodernate, ma restò il concetto che persino una nave ben protetta non aveva difesa da bombe del genere. Di lì a poco toccherà subirne l'efficacia all'incrociatore Savannha americano e alla veterana Warspite. Quest'ultima rimase menomata al punto che, per ripararla in fretta, parte della falla fu riempita con cemento.

La Fritz-X, l'antesignana delle 'bombe intelligenti', era una SZ1400 perforante, trasformata con un kit che consentiva di guidarla tramite comando radio e l'uso del collimatore Lofte 7, con una serie di alette anteriori (4) e una coda ad anello, ma di tipo diverso dal solito anello cilindrico. Gli attuatori elettrici trasmettevano i comandi alla bomba, ma questa era considerata poco manovrabile, tanto da essere definita non 'teleguidata' ma 'teledeviata'. Si cercò di sostituire il sistema elettrico con uno pneumatico ad aria compressa, ma le variazioni di temperatura causavano problemi e l'idea venne abbandonata. Curiosamente le prove vennero fatte nel '42 prima in Germania e poi anche in Italia, ma a quanto pare gli Italiani non ne seppero nulla.

Funzionava così: il bombardiere, in genere un Do.217, arrivava sulla verticale del bersaglio, a circa 6-7 km di quota. Poi sganciava la bomba e la seguiva tramite un bengala di segnalazione in coda ad essa, trasmettendole i comandi di correzione. Nel mentre, l'aereo riduceva i giri del motore e si portava ancora più in alto. La bomba, con un aspetto piuttosto aggressivo date le alette anteriori leggermente inclinate verso l'avanti a mò di tridente, continuava ad accelerare e quando impattava aveva raggiunto o superato la velocità del suono. C'erano 320 kg di esplosivo dietro uno spesso muso anteriore, che serviva a sfondare obiettivi pesantemente protetti sia terrestri che navali e poi esplodeva ben dentro il bersaglio. L'attacco era pressoché verticale così l'efficacia della corazza veniva ridotta il più possibile. Lo spessore d'acciaio anteriore era tale che forse nemmeno un moderno CIWS sarebbe stato in grado di fermarlo (parliamo di 10-20 cm almeno), mentre il disturbo del segnale radio era una possibilità più pratica. Ricorda un superstite della ROMA di averne seguito uno con il suo binocolo di puntamento, senza capire cosa fosse quell'oggetto argenteo che veniva giù ad alta velocità. Le navi italiane avevano appena subito l'attacco di bombardieri Ju-88, senza risultato, per cui non era facile capire cosa facessero quegli aerei tedeschi che evoluivano ad almeno 6.000 m di quota. Non fu la prima corazzata affondata da aerei, ma un conto era il turbinio di velivoli giapponesi armati di siluri e bombe attorno alle navi inglesi nel '41, un conto quest'azione da distanza, con armi micidiali e precise.

In ogni caso, anche le Fritz-X avevano dei limiti. Uno era il disturbo radio, un altro era la limitata controllabilità, con scarti ammessi di appena 2,4 km dopo lo sgancio. Il bombardiere era costretto a volare quasi verticalmente sull'obiettivo e questo lo rendeva vulnerabile, specie perché era costretto, per mirare meglio, a ridurre la velocità. Ma certo, come risultati e sicurezza si trattava di un progresso enorme, si immagini se i B-17 avessero avuto tali ordigni per colpire obiettivi industriali sulla Germania, anziché colpire a tappeto intere città. (per quanto in realtà l'obiettivo dei bombardamenti alleati non erano le fabbriche tedesche, bensì i civili)

In ogni caso, la Fritz-X venne prodotta solo in 66 esemplari al mese e la metà vennero usati per l'addestramento. Non c'era modo di cambiare molto le cose con tale ridotto gettito, anche se le corazzate erano obiettivi importanti e che avrebbero richiesto pochi ordigni per essere messe KO. Quindi questa bomba ebbe uso contro bersagli di alto valore.

  • Dimensioni: lunghezza 3,262 m, apertura alare 1,352 m, diametro 562 mm.
  • Peso: 1.570 kg complessivi.

I Tedeschi furono attivi anche nel settore razzi, ma la mancanza di successi che inizialmente ottennero i sovietici e l'imprecisione dei razzi da 210 mm valutati nel '42 come armi aria-terra dal JG 54 -usati contro mezzi navali sul lago Ladoga- posero fine all'interesse per questi ordigni, almeno per il momento. Curiosamente, mentre la traiettoria dei razzi da 210 mm calava rapidamente dopo il lancio da parte dei caccia (che non erano i FW 190, ma i Bf-109F) rendendo il puntamento impossibile, sarebbero poi risultati molto utili nel '43 contro i ben più difficili bersagli costituiti da bombardieri. Questi razzi erano gli stessi tipi usati dall'Esercito, e pesavano ben 112 kg di cui 40 di testata (almeno la metà era HE). Dopo 1 km, esplodevano generando scompiglio nelle compatte formazioni americane costringendole a diradararsi, cosa che le rendeva vulnerabili agli attacchi dei caccia tedeschi. Ma per l'impiego contro bersagli a terra ci si mise molto di più a capire l'utilità dei razzi, riprovando con i FW-190 con i Panzerschrek da 88 mm, la copia tedesca dei Bazooka (n.b. all'epoca i Bazooka erano da 60 mm, il Super-bazooka forse derivò proprio dalle copie tedesche ingrandite). I Razzi erano portati in sei esemplari, poi seguirono i Panzerblitz da 88 mm ma con testata di peso raddoppiato da 6,9 kg, lunghezza totale 70 cm. Ma nessuno dei due venne usato in azione. Invece un ulteriore sviluppo fu quello dei razzi da 5,5 cm, gli R4M, finalmente dei razzi veloci da oltre mach 2, con traiettoria tesa e piccoli (4,5 kg) a sufficienza per portarne, in comode rotaie di lancio, numerosi esemplari (al posto dei tubi di lancio, molto penalizzanti). La testata da 450 gr e l'alta velocità consentivano attacchi abbastanza precisi e letali. La dotazione di questi razzi venne data soprattutto ai Me.262, già formidabili, armati con 24 ordigni sotto le ali e usati con successo contro i bombardieri Alleati. Ma ebbero anche un altro sviluppo con testate HEAT. Si ritornò insomma a copiare i Sovietici utilizzando, invece di pochi e grossi razzi, un maggior numero di armi. I razzi R4M modificati per l'attacco controcarri erano trasportati da un certo numero di FW 190 in 14 esemplari, sempre ripartiti sotto le ali. Ci volevano 3-4 centri pieni per distruggere un T-34, e anche di più contro un JS-2, ma la cosa, con tiri a distanza ravvicinata, era fattibile e i successi ci furono. Ma era ormai tardi, visto che la guerra nel '45 era inesorabilmente persa.


Hs-293 e 294

[modifica | modifica sorgente]
Foto, di pessima qualità, della Hs-293. Sono nondimeno visibili la maggior parte delle sue caratteristiche basiche

Unendo sistemi di guida, bombe e razzi i Tedeschi misero finalmente insieme un vero missile aria-superficie. Gli studi, iniziati nel '39, vennero inizialmente ostacolati dalla mancanza di un idoneo motore a razzo, che nondimeno non impedì i primi lanci dato che l'ordigno aveva un paio di ali e di piani di coda (ma senza timone verticale) per una lunga fase planante. Per il resto c'era un radiocomando a 18 canali per ovviare ai disturbi nemici, e l'aspetto dell'arma finale era piuttosto aggraziato, con forme insolitamente rotondeggianti, una lunga spoletta anteriore, un generatore di fiamma (flare) posteriore che sembrava un motore a razzo, mentre il motore vero era sotto la fusoliera, in un'unità separata. La cosa ricordava l'SSN-14 Silex, solo che qui è il carico (siluro ASW) ad essere portato sotto la fusoliera e il motore dentro la stessa. La base su cui erano costruite le bombe era la SZ500 con i suoi 295 kg di esplosivo. Era un missile vero e proprio, pensato per attaccare soprattutto le navi con poca protezione, ma al pari della Fritz-X era anche idonea a colpire obiettivi a terra.

  • Dimensioni: lunghezza 3,58 m, apertura alare 3,14 m, diametro 48 cm, superficie alare 1,92 m2
  • Peso: 1.095 kg, HE 295 kg

Il motore si accendeva solo 90 m dopo lo sgancio, per ragioni di sicurezza. La combustione del razzo Walter 109 dava 600 kgs e una velocità max di 900 kmh, ma durava solo 12 secondi. La bomba Hs-293A-1 venne messa in produzione già nel '42 e la prima unità a riceverla fu, dopo oltre un anno, il KG 100, che operava con i Do.217 in azioni antinave dal golfo di Biscaglia. In effetti l'azione delle Hs-293 era tesa a causare danni alle navi mercantili, ma inizialmente non in maniera diretta, ma attaccando le navi dei gruppi d'impiego ASW che pattugliavano il Golfo di Biscaglia, alla ricerca degli U-Boote in partenza o in arrivo. Le bombe HS-293 vennero tirate dai Do-217E-5 contro il gruppo di impiego comandato dalla corvetta britannica Egret, nave da 1.200 t al comando del 1° Support Group, che dava il cambio al 40°. Era il 25 agosto 1943, ma le bombe tirate andarono a vuoto. Usare le Hs-293 non era facile: dopo il lancio bisognava mettersi in rotta divergente rispetto alla bomba lanciata e tenere d'occhio sia questa che il bersaglio, che veniva raggiunto dalle spezzate che la bomba faceva a seconda dei comandi radio ricevuti, approssimandosi al suo obiettivo mentre l'operatore guardava la scena da un lato del muso e controllava la situazione con un joy-stick. Insomma, grossomodo era la situazione che poi si sarebbe ripresentata con i primi missili controcarri, ma con la difficoltà di calcolare gli spostamenti relativi stando in un aereo. La HS-293, una volta passati i 12 secondi di funzionamento del motore, passava a planare perdendo circa 1.400 m ogni 3 km di quota, per cui era ancora più una bomba a razzo che un missile.

Il 27 agosto vi fu un altro scontro tra il KG 100 e il 1° Gruppo. Stavolta i Tedeschi avevano capito come usare meglio le bombe, e nonostante il tiro dei cannoni inglesi, riuscirono a tenere sotto controllo (pur dovendo mantenere una rotta costante, vulnerabile alla reazione nemica in quanto prevedibile, per osservare la situazione in maniera continua) le bombe volanti/missili che dir si voglia. Le navi britanniche rollavano, viravano e sparavano per evitare il peggio. La HMS Egret sembrava un giocattolo vista dall'alto, e i cannoni da 101 mm che sparavano a pieno ritmo non potevano proteggerla dai missili tedeschi: in 90 secondi sia questa che il caccia Atabaskan canadese vennero colpiti, e l'esplosione delle munizioni a bordo della nave inglese ne causò la distruzione e la perdita di circa 240 vite umane. In seguito le navi inglesi miglioreranno le tecniche di difesa, sparando contro le HS-293 da distanza ravvicinata con le armi leggere (una sorta di CIWS artigianale) da 20 mm, e successivamente, ricevendo apparati di disturbo radio. Nel frattempo il KG 100 mandò il mese successivo la sua II squadriglia ad operare contro le navi del Mediterraneo, trasferendosi da Cognac a Istres. In seguito le Hs-293 vennero usate direttamente contro le navi in Atlantico con gli He-177 del II/KG 40, che attaccarono in massa il 21 novembre, in condizioni meteo difficili, ma che persero vari aerei senza ottenere risultati sufficienti allo sforzo. Naturalmente, se non si riusciva a vedere bene le bombe si doveva serrare le distanze, e la nave poteva sparare meglio all'attaccante. Le Hs-293, spesso dirette non tanto contro le sovrastrutture, ma sulla linea di galleggiamento, sarebbero state responsabili della perdita di 5 cacciatorpediniere e di varie altre unità, oltre che i mercantili. Ma non vennero usate contro navi più grandi, pur avendo una potenza distruttiva non indifferente.

La versione Hs-293D aveva guida televisiva, che avrebbe risolto parecchi problemi di utilizzo pratico, ma non fece in tempo ad entrare in servizio. In sostanza, avrebbe trasmesso all'operatore l'immagine di quello che vedeva e senza che l'aereo fosse costretto a volare in maniera prevedibile e ravvicinata, grossomodo come una AGM-62 Walleye di 20 anni dopo.

La bomba Hs-293 era, come si è detto, largamente usata come arma per colpire sulla linea di galleggiamento le navi, ma questo significava spesso un'entrata in acqua infelice, che portava a modificare significativamente la traiettoria finale, magari mancando il bersaglio. Si pensò a varie soluzioni, con l'affinamento progressivo della prua per migliorare l'entrata in acqua (eppure vennero anche usate bombe HS293 che al contrario avevano una prua piatta per non penetrare in profondità negli obiettivi prima dell'esplosione, difficile capire la ratio di scelte tanto diverse). C'erano diverse versioni in sviluppo e ad un certo punto si cominciò a pensare ad un'arma riprogettata in maniera profonda. La Hs-294, che era molto simile nella progettazione generale, senonché aveva anche delle differenze. Per consentire l'entrata in acqua con angoli di 15-30° venne provvista di prua molto appuntita, mentre la parte posteriore della fusoliera e le ali erano a frattura prestabilita, per cui si rompevano nell'entrare in acqua e non ostacolavano la traiettoria della testata, che colpiva lo scafo ed esplodeva con una spoletta di prossimità da siluri oppure una a contatto, che avrebbe consentito di ridurre il tempo di sviluppo se fosse stata adottata subito.

La Hs-294 aveva queste caratteristiche:

  • Dimensioni: lunghezza 6,12 m, apertura alare 4 m, diametro 65 cm, superficie alare 5,3 m
  • Peso: 2.170 kg di cui 656 HE
  • Motori: 2 Walter 109da 1.300 kgs, v. max 860 kmh

Si trattava di un'arma che pesava il doppio della precedente e aveva una carica più che doppia. La versione A era radiocomandata, la B filoguidata, in seguito si pensò di mettere una guida televisiva alloggiata sul pod del motore destro. Il programma partì nel '43 e non fece in tempo a produrre i suoi effetti in guerra, essa sarebbe stata pericolosissima anche per le grandi navi da battaglia. In ogni caso, solo un bombardiere piuttosto prestante avrebbe potuto arrivare ad alta quota con un ordigno del genere, sistemato in posizione asimmetrica necessariamente sotto un'ala, mente solo un bombardiere pesante ne avrebbe potute portare due.

Bombe plananti

[modifica | modifica sorgente]

Un ordigno molto meno impegnativo era il Bv143, che tuttavia ebbe le sue criticità: si trattava di un veleggiatore che portava una specie di siluro a razzo. L'origine fu il veleggiatore L1 con apertura alare di 2 m, e poi anni dopo l'L10 con siluro appeso sotto del tipo LT-1. In pratica quest'ordigno planava con un giroscopio, ad un angolo di 15 gradi dopo lo sgancio da parte dell'aereo, per poi all'impatto rilasciare il siluro. Questo aiutava molto ad allungare il raggio d'azione utile degli aerosiluranti, efficaci ma vulnerabili al fuoco contraereo nemico. Le numerose prove, però, non portarono ad un utilizzo che pure sarebbe stato vantaggioso. Il Bv-143 era diverso: si trattava anche qui di un veleggiatore con alettoni e ali al centro della fusoliera e superfici cruciformi dietro. Planando si avvicinava al mare, e con un braccio telescopico estensibile, ad appena 2 m di quota, una volta che tale 'sensore' avesse toccato il mare, si attivava un motore a razzo che provocava il sostentamento dell'aliante bruciando per 40 secondi, erogando 1.500 kgs di spinta, poi riducendosi con il tempo fino a 700 kgs, con propellenti Z-STOFF e T-STOFF, quest'ultimo era perossido d'idrogeno, ma l'innesco era fatto dalla tossicissima idrazina. 4 BV 143 vennero provati nel '43, ma come prevedibile non c'era abbastanza tempo per modificare la traiettoria prima dell'impatto con il mare. Meglio sarebbe stato filare un cavo che potesse far chiudere un circuito toccando l'acqua del mare: ma in attesa di un sistema aneroide a tempo o di un radar altimetro venne bloccato il programma. Per la cronaca, ecco le caratteristiche:

  • Dimensioni: lunghezza 5,95 m, ap. alare 3,13 m, diametro 58 cm, ap alare 2,45 m2
  • Motore: BV ATO da 700 kgs per 40 s, v.max 415 kmh
  • Peso: 1.055 kg di cui 180 di esplosivo

Ma la Blohm un Voss fu capace di fare anche di meglio nel campo dei progetti avanzati, come dimostrano i casi della Bv 226 e Bv246 Hagelkorn. Queste erano bombe plananti di tipo davvero inconsueto. La Bv226 aveva ali ad altissimo allungamento che nel '45 vennero trovate dagli inglesi, non senza stupore, in cemento armato. La Bv226 aveva anche doppio timone di direzione a lato delle superfici orizzontali di coda. La Bv246 no, aveva invece impennaggi cruciformi. L'arma aveva due paia d'ali ad altissimo allungamento, e veniva guidata tramite un giroscopio e segnali radio emessi dall'aereo lanciatore. Per incredibile che possa sembrare, usando queste ali così strane, pare che da alta quota si potessero raggiungere i 210 km di portata, quasi quanto una V-1. La versione A aveva portata 'ridotta' ma non venne prodotta, la B era invece quella operativa, ma non mancarono anche le bombe con radioricevitore Rieschen, pensato per trasformarle in veri missili antiradar con portata strategica. Le bombe erano abbastanza piccole per lanciarle anche da un FW 190F.

Questi ordigni, che potrebbero avere diciamo un equivalente giusto nelle JDAM attuali (ma ovviamente queste sono molto più precise) erano davvero un progetto eccezionale, anche se al dunque la guerra non riusciranno a combatterla. La versione antiradar non ebbe successo per le difficoltà tecniche dovute ai sistemi di bordo, contenuti nel muso modificato; stupisce piuttosto che queste armi non siano state poi replicate, con tecnologie migliori, nei decenni successivi: lanciare da 200 km di distanza una bomba planante antiradar è decisamente molto pericoloso e dai costi ridotti per attaccare le reti di radar nemici, una sorta di incrocio tra una JDAM e un missile HARM, espresso in termini moderni (e si tratta di due delle armi aviolanciate più pericolose e moderne esistenti).

In ogni caso, ecco le caratteristiche:

  • Dimensioni: lunghezza 3,53 m, apertura alare 6,41 m, diametro 54 cm, superficie alare 1,47 m2.
  • Prestazioni: vmax 450 kmh, gittata fino a 210 km
  • Peso: testata 730 kg di cui 435 HE

Un altro ordigno era stato sviluppato, ma pare poco usato o forse per nulla a livello operativo: era una bomba sferica che accelerata con un motore a razzo sganciabile all'impatto con l'acqua, rimbalzava varie volte fino a impattare sul fianco di una nave e quindi esplodere scendendo di quota. Era simile ad altri ordigni sviluppati dagli Inglesi, ma non pare entrò in azione, anche se ne esistono filmati di prove da parte di FW 190.

L'Hs-117

I missili tedeschi però erano anche di tipo difensivo. La Luftwaffe non riusciva a tenere testa alla superiorità aerea Alleata, mentre al contempo doveva pure contrastare i Sovietici ad Est. Troppi incarichi per un'Arma oramai spuntata come quella comandata da Goering. Vennero previsti molti dispositivi e missili di tecnologia avanzata. Per esempio, gli Hs-117, Enzian, e Wasserfall. I primi erano ordigni dall'aspetto delicato, dovuto ai due motori sistemati a fianco di una sottile fusoliera. Avrebbe avuto un raggio d'azione ridotto e quota di circa 6.000 m. L'Enzian, genziana, era invece un missile ben più grosso, pesante circa 2 t e mosso da propellente liquido. La sua testata pesava circa 450 kg ed era radioguidato, l'effetto sarebbe stato devastante contro le compatte formazioni Alleate da contrastare. Vennero provati vari sistemi di guida tra cui quello a guida radar semiattiva che però rischiava di colpire l'antenna emittente piuttosto che il bersaglio illuminato, e varie le spolette radio o acustiche. Il Wasserfall (cascata) era un grande missile che si potrebbe considerare parente della V-2 o antenato del SA-2. Aveva prestazioni previste supersoniche come anche l'Enzian 5 (con le 4 alette di coda, le uniche che aveva l'Enzian, di tipo a freccia), e gittata di 48 km.

Per l'impiego tattico i tempi per i missili contraerei portatili non erano maturi, ma si provò a dare una specie di cannone portatile ai soldati, il Fliegerfaust ovvero Pugno volante: una specie di bazooka che sparava 5 colpi da 20 mm con minuscoli motori a razzo seguiti un secondo dopo da altri 4. Era un sistema ingegnoso, ma ben lontano dall'efficacia di un missile SAM come gli SA-7 o gli Stinger, e ovviamente solo a basse quote. L'idea era forse quella di usare una tecnologia simile a quella del Panzerfaust per l'impiego controcarri.

Ma visto che i Tedeschi stavano facendo tutti gli sforzi possibili, dalla metà del '43, per lottare contro i bombardieri americani, che avevano la sfrontatezza di sfidarne le difese in pieno giorno, si cominciò a pensare anche ad armi speciali. Venne provato un po' di tutto, bombe da 250 kg spolettate per l'impiego aria-aria (scoppiavano a quote prefissate o forse a tempo), razzi da 210 mm, cannoni da 20, 30, 37 e persino 50 mm (per i Me.262 e altri tipi). I missili potevano essere funzionali, ma doveva essere realizzato un tipo di guida adatto.

L'X-4, il primo AAM

L'ing. Kramer era già l'autore della Fritz-X, prodotta in 1.396 esemplari, di cui 602 usati solo per l'addestramento al tiro, ebbe autorizzato il suo progetto, che assieme all'ancor meno conosciuto Hs298 era il primo missile aria-aria. Nel febbraio del '45, oramai a guerra persa, venne autorizzata la produzione dell'X-4, ma oramai era tardi per gli esiti della guerra. La produzione avrebbe dovuto essere in Turingia, dato che la Polonia, dove c'erano fabbriche e poligoni di tiro per le V-2, era oramai persa ai Sovietici.

La storia dell'X-4 però inizia molto prima, nel '42 già l'RLM (il ministero dell'aria) aveva espresso interesse per i missili guidati e questo consentì alla BMW di partire con un endoreattore BMW 109-548 a propellenti liquidi anziché solidi come sarebbe stato pensabile al giorno d'oggi. Gli studi di Kramer alla Ruhrsthall, successivi alla messa a punto della Fritz-X, erano tali da pensare che il miglior sistema di propulsione fosse questo, e per realizzarlo ci volle molto sforzo dato che era l'endoreattore a propellenti liquidi più piccolo del mondo e doveva funzionare in qualunque assetto e temperatura pratica. Dalla fine del '43 alla metà del '44 vennero prodotti 225 prototipi che vennero prodotti con un motore a razzo a propellenti solidi capace di 150 kgs per 8 secondi. Dall'agosto del '44 il nuovo motore era disponibile e così si poté completare il missile. L'11 agosto del '44, a campagna di Normandia avviata e completata, vi fu il primo lancio da parte di un FW-190, che così fu il primo caccia con missili AAM. Ma se si considera che in Normandia gli Alleati avevano impiegato 12.000 aerei contro 300 tedeschi, ci si può rendere conto di come anche il miglior Sidewinder oramai sarebbe stato insufficiente: non c'era nemmeno il carburante per mandare in aria gli aerei in quantità sufficienti e i bombardieri erano oramai scomparsi dalla linea di produzione.

La prima azione di lancio da parte del prototipo V69 (FW190) venne seguita da tiri con Ju88G e Ju-388, eseguiti fino al febbraio 1945, mentre ben 1.000 missili (dato approssimativo) uscirono dalle linee di produzione entro il dicembre. Erano certamente molti, ma i bombardamenti sulla BMW di Stargard distrussero gran parte dei motori destinati a questi missili e alla fine non ci fu più il tempo di rimediare e di portare all'operatività quest'arma, primariamente intesa per i Me.262.

L'X-4 era un missile diverso da quelli a cui siamo abituati oggi, e più simile ad un'arma controcarri o meglio, al missile AA-1 Alkali sovietico degli anni '50. In effetti quest'ultimo fu forse sviluppato con questo tipo di tecnologia, mentre i missili controcarri furono un altro dei ritrovati Tedeschi del tempo di guerra, ma non passati in produzione.

La guida dei missili X-4 avveniva con criteri particolari: si trattava, per prevenire disturbi, di un missile AAM di tipo filoguidato, con un cavo lungo 5,5 km e spesso 0,2 mm, eppure perfettamente isolato. Il solito bengala posteriore aiutava a tenerlo d'occhio mentre si collimava con il sistema standard a riflessione su distanze pratiche di circa 3 km dall'obiettivo. La sezione con la testata esplosiva arrivava a 20 kg con spessori delle pareti di 10 mm, dietro c'era il motore con i serbatoi spiraliformi e infine i sistemi di guida. Per fare con semplicità maggiore venne pensato ad un missile con una stabilizzazione a rotazione di un giro al secondo, grazie alla trimmatura delle alette cruciformi in legno di metà fusoliera, a due delle quali era attaccato un fuso con il cavo di guida, che a quanto pare era doppio. I fusi erano lunghi 48,6 cm e larghi max 76 mm. La spoletta era, non certo abitualmente, di tipo acustico, con due possibili tipi, Kranich da 7 m di raggio e Meise da 15. Era stata scelta perché semplice e compatta. Come per il grosso Fritz-X erano previsti un trasmettitore FuG 510 e un ricevitore FuG 238, anche se questo era un missile filoguidato e non radiocomandato.

I propellenti erano il Tonka (xilidina e trielamina) e l'acido nitrico, autoaccendenti, venendo nondimeno usati anche per raffreddare la camera di combustione del motore, che aveva 3 fori di iniezione per la prima e 6 per il secondo, e con un diametro di 76 mm per una lunghezza di 29 cm appena. Era possibile usare, per una spinta di 16 secondi e 100 kgs (come picco, poi calava) appena 8,5 kg di propellente, ma il missile era usabile solo da 6.000 m di quota a quanto se ne sa. Ogni caccia ne poteva avere fino a 4 esemplari.


  • dimensioni: lunghezza 1,9 m, diametro 22,2 cm, apertura alare 57,5 cm
  • Peso: 60 kg di cui 8,5 propellente e 20 testata
  • Prestazioni: gittata 3,2 km a 6.000 m, velocità max 1.100 kmh circa, spunto iniziale del motore 140 kgs, poi 8 secondi a 100 kgs, poi altri 8 decadendo a 30 kgs, utilizzabilità +10/-40 gradi centigradi.

Il concetto dell'aereo 'composito' è stato poco applicato, ma in certe occasioni non si è evitato di considerarlo come un valido sistema per compiere alcune missioni di particolare impegno. La prima delle poche applicazioni venne fatta già nel 1916 con un idrovolante Porte Baby e un caccia Bristol Scout C. Seguirono altri studi, come quello del 1931 sovietico (progetto Sveno) che venne davvero usato negli anni successivi; ed è strano che in genere si dica che l'antenato del Mistel sia stato il composito Mayo Composite inglese, combinazione nata solo nel 1938 e in cui, in buona sostanza, si trattava di far decollare un grosso idrovolante con un piccolo aereo di piccole dimensioni ad alte prestazioni, per compiti di trasporto postale.

Ma nel 1942 Fritz Stamer riprese l'idea, stavolta per cercare di ottenere un modo migliore per far salire in aria un aliante senza usare il pericoloso cavo di traino. Si sarebbe trattato di far decollare un aliante (l'Istituto tedesco di ricerca per il volo a vela, che si chiamava appunto DFS, come gli alianti d'assalto DFS 230). Dal settembre 1942 si sperimentò quest'aliante con 'in groppa' un Klemm Kl 25, che ovviamente non aveva sufficiente potenza per il compito. In seguito si pensò ai Bf-109E, ma dal 1941 si cominciò a parlare di un impiego offensivo dell'aereo composito, iniziando già dall'anno prima a pensare addirittura ad un sistema composito costituito da bireattori. Non era un'idea da maturare subito, ma nel '41 venne messo a punto un pilota automatico ad alta precisione, il che consentiva di mantenere molto meglio la rotta. E Sigfried Holzbaur, collaudatore della Junkers, già autore dell'idea del bigetto, si fece nuovamente sotto, chiedendo a Goering di usare per l'attacco al suolo degli aerei di vecchio tipo. Anziché aerei a reazione vennero considerati vecchi Ju-88 con i Bf-109, in un complesso che ebbe vari nomi, ma che è rimasto noto soprattutto come 'Mistel'. Iniziò lo sviluppo nell'estate del '43, sull'aeroporto di Airing, ma il decollo avvenne solo dal 24 maggio 1944. Vennero usati vecchi Ju-88A-4, ma in seguito non mancheranno nemmeno gli Ju-88G-1, G-10 e H. La testata bellica era da sola una caratteristica degna di nota. Essa non veniva usata sugli aerei usati per l'addestramento, ma quando installata era al posto dell'abitacolo, con un peso di 3.500 kg, di cui la metà di HE, precisamente 70% di Hexogen e il 30% di TNT. Ma non era una testata 'normale', ma a carica cava, (HEAT), così potente, con il suo calibro di quasi due metri, che poteva perforare 18,5 m di cemento e decine di centimetri di acciaio, e anche oltre perché queste furono le prove, superate con un certo margine. Una testata così era capace di perforare qualunque cosa, anche un moderno carro armato non avrebbe avuto scampo. C'era una lunga sonda di azionamento e 4 detonatori indipendenti per l'uso pratico.

I comandi di volo erano duplicati, nel pur angusto abitacolo dei caccia. Non era facile, con vari servomotori e aste meccaniche per i motori e le superfici di controllo. C'erano anche altre cose interessanti, infatti il caccia era collegato al bombardiere anche con un tubo per il carburante, il che era in grado di ripianare il consumo del caccia, con due serbatoi della fusoliera con benzina a 95 ottani anziché 87 del bombardiere. Questo accadeva in particolare con il FW-190A-8 o F-8, che permetteva maggiore autonomia, potenza e spazio nell'abitacolo rispetto al Bf-109G. In pratica, i due aerei decollavano, su di una pista in cemento in perfette condizioni (un problema non da poco), e poi dirigevano sul bersaglio, dopo avere sfruttato appieno la potenza combinata dei loro tre motori per salire in quota. Inquadrato il bersaglio, ci si buttava in picchiata e si sganciava il caccia con bulloni esplosivi, per poi lasciare che il bombardiere si dirigesse stabilmente sull'obiettivo, ovviamente di valore. Si pensava a colpire centrali elettriche, ponti, e navi da battaglia. Le combinazioni erano varie, come il Mistel 1, Ju-88A-4/Bf-109F-4, costruita in almeno 15 esemplari, l'S1 con compiti d'addestramento, Mistel 2 con lo Ju-88G-1/FW-190A-6 o successivi, e poi altri tipi come il Mistel 3b con Ju-88H-4/FW-190A6 o A8. In tutto vennero costruiti almeno 200 Mistel (vischio), ma c'erano parecchi altri progetti: lo Ju 287/Me.262, Ju 268/He-162, He-177/FW-190A-8, Ju-188/Me.262, Ta-154/Fw-190A-8 per compiti aria-aria, Fi-103/FW-190A, Me.262/Me.262 e altri ancora. L'impiego cominciò coon il La2/KG 101 di Nordhausen, aprile-maggio 1944 e poi venne usata con i suoi 12 Mistel nella notte del 24-25 giugno contro la testa di sbarco americana in Normandia, ma soprattutto il II./KG 200 che era in addestramento per attaccare a Scapa Flow la Home Fleet, ma non andò così perché l'affondamento della TIRPITZ del 12 novembre liberò finalmente la flotta dalla sua presenza nell'ancoraggio in funzione di contrasto alla sua minaccia. Altrimenti circa 60 aerei si sarebbero diretti contro la flotta inglese con effetti probabilmente devastanti. Un altro attacco era previsto contro 11 centrali elettriche vicino a Mosca, ma nel frattempo il fronte era arretrato e così non c'erano più le basi sufficientemente vicine per quest'azione. Vi furono missioni contro i ponti dell'Oder, della Vistola, come quello di Queisse l'11 aprile con sei aerei (fallito), 12 aprile a Kustrin, e altri ancora. Ovviamente non mancò l'attacco a Remagen per distruggere il famoso ponte, che il 15 marzo venne tartassato da 5 Mistel, ma senza successo.

Alla fine del mese di aprile vennero trovati non meno di 50 Mistel sugli aeroporti tedeschi, oramai inutili per una guerra persa, in cui c'era persino carenza di carburante. I Tedeschi stavano sacrificando aerei da bombardamento o da caccia praticamente nuovi per una singola missione, spesso da farsi di notte e con la luna, pilotando caccia a doppio comando, stando attenti ovviamente ai caccia, perché il Mistel se scoperto era ovviamente molto vulnerabile. La combinazione sarebbe stata ovviamente molto migliore se il caccia 'lanciatore' fosse stato provvisto di un sistema di radioguida ed è strano che non ci sia pensato, mentre l'uso di ordigni come le Fritz-X o le Hs-293 era ovviamente molto più efficiente, anche perché i Do.217 erano ben più veloci rispetto ai Mistel. In ogni caso, di questa tecnica d'attacco disperata restano due dati: la potenza senza presumibilmente altri paralleli storici della carica HEAT usata, e che questo modo di 'trasporto' di aerei è rimasta nel dopoguerra per i carichi eccezionali, come lo Shuttle 'in groppa' ad un Jumbo o l'equivalente Buran su M-4 o An-225, senza sgancio in aria, che invece fu praticato con aerei-razzo come l'X-1 e successivi.


La Fi-103 aveva una forma arrotondata e aggraziata, pur essendo un'arma da guerra

Questi missili tedeschi erano i più famosi e influenti, anche più delle Hs-293 e Fritz-X, e certamente le più usatee più potenti. Erano molto diverse tra di loro: la prima era la Fieseler Fi-103, il prototipo dei moderni missili 'Cruise'; la seconda era invece 'il più grande balzo nell'ignoto nella storia della tecnologia' citando 'Armi da guerra 85', il prototipo di tutti i missili balistici.

I Fi-103 erano armi semplici, inizialmente pensate come armi telecomandate con bomba sganciabile sugli obiettivi, mentre poi la cosa, troppo complicata (era praticamente un bombardiere teleguidato), venne lasciata perdere in favore di un sistema più semplice e leggero, non riutilizzabile. Posto che negli USA volò già nel 1916 il bombardiere 'senza pilota' Buck, più le bombe teleguidate dagli Zeppelin tedeschi, tipi ideati in Italia nel '18, in Gran Bretagna e anche Francia, in buona sostanza i missili 'da crociera' esistevano da pochi anni dopo l'avvento dei bombardieri veri e propri[5]. La cosa venne fatta decadere nel tempo successivo fino a che negli anni '30 in molte nazioni iniziarono le prove di vari aeromodelli, spesso usati come macchine bersaglio per l'antiaerea. Il Dr. Ing Fritz Gosslau, impiegato nella Argus, realizzò il drone As.292 o FZG.43. Questo era un bersaglio per l'artiglieria contraerea, ma ben presto si pensò anche a ruoli offensivi: il 9 novembre 1939 fu presentato il progetto per un 'proiettile alato', capace di portare 1.000 kg a 500 km, il cosiddetto 'Fernfeure' (fuoco lontano). La definizione di missile da crociera era ancora lontana nel tempo e si preferiva chiamare le armi 'bombe volanti' o con altre definizioni ora cadute nell'oblio.

Da notare che ancora si pensava all'uso di un aereo riutilizzabile, teleguidato da un aereo volante nelle vicinanze. Venne tuttavia respinta definitivamente da Ernst Udet nel giugno 1941. Era lo stesso mese dell'Operazione Barbarossa, e le esigenze non erano più quelle di piegare la Gran Bretagna, ma di supportare l'esercito in avanzata ad Est. Anche così, l'ing. Gosslau ricominciò il lavoro, stavolta con un velivolo non riutilizzabile, munito di pulsogetto come pensato dai Francesi oltre 20 anni prima. Ad un certo punto il lavoro passò all'ing. Lusser della Fieseler Flugzeugbau. Era il P.35 Erfurt, del 27 aprile 1942 e presentato all'RLM il 5 giugno. Visto che la Gran Bretagna aveva cominciato ad usare efficacemente i bombardieri contro il territorio tedesco, Hitler fu contento di quest'idea e Milch autorizzò lo sviluppo il 19 giugno, e il 30 agosto venne completato il prototipo del missile. Infine, il primo volo planato venne fatto il 28 ottobre. Il pulsogetto venne provato invece il 10 dicembre 1942 dal Fw.200 appositamente modificato.

Pensata per costare poco, pur non essendo un'arma di piccole dimensioni, portava una carica da 830 kg ad alto potenziale (Amatol, ovvero tritolo e nitrato d'ammonio, ma alle volte si usava un tipo di esplosivo economico, il Danarit) per 240 km a 580 o più kmh, specie quando i serbatoi da oltre 600 litri si svuotavano via via. Veniva accelerato da un pistone ad azionamento chimico e una catapulta di 35 m fino a 300 kmh, quello che serviva per azionare il pulsoreattore Argus As.104 da 300 kgs. Questo era sufficiente per fargli raggiungere velocità tali da rendere problematica l'intercettazione del missile, in volo tra 300 e 2.100 m, proprio alle quote in cui era un bersaglio difficile per la contraerea leggera e troppo basso per quella pesante.

Le V-1 vennero costruite in circa 32.800 esemplari dalla Fieseler, VW e dal campo di lavoro forzato di Mittelwerke. Il tempo di lavoro era di appena 280 ore per missile. La designazione di copertura era FZG 76.

La costruzione era in materiali non strategici, ali di legno con un longherone metallico; sezione di legno con bussola, il GPS dell'epoca, assieme all'anemometro; la sezione di guida era dietro testata, serbatoio da circa 600 litri e bombole d'aria compressa per attuare i comandi. Sopra c'era il pulsogetto Argus-Schmidt 109-014 da 300 kgs, con valvole oscillanti a 47 Hz (il che vuol dire 47 'flash' di carburante incendiato ogni secondo), sistema semplice e affidabile, molto meno vulnerabile contro la contraerea. Il pulsogetto era di due tipi (c'era anche un modello Schmitt), e a tal proposito il primo aereo che volò esclusivamente con questo motore era un aliante DFS 230 d'assalto, usato nell'estate del '41 come banco prova con due motori sotto le ali.

Un tipo di V-1 aerolanciata fu la Fi.103R, ovvero il Reichemberg, avviato nel '43 e realizzato in circa 175 esemplari in ben 4 versioni (addestramento mono e biposto, biposto con motore, e infine la Fi.103Re.4 monoposto d'attacco e senza slitta d'atterraggio). Era un missile pilotato, il cui pilota avrebbe dovuto puntare verso l'obiettivo e poi lanciarsi col paracadute. Ma con il motore alle sue spalle non sarebbe stato facile. La soluzione poteva essere eventualmente quella di far sganciare il pulsogetto, davanti a cui stava incassato l'abitacolo (come se fosse una specie di 'racer' o di auto da F.1); in ogni caso l'Alto comando tedesco si rifiutò di prenderlo in considerazione data la caratteristica semi-suicida che comportava. Sarebbe stato un velivolo ideale per i kamikaze Giapponesi, i 'Betty' portarono senza successo le Ohka di pari peso, ma di gittata molto minore. Quando essi avessero posseduto armi da 300 km di gittata (anziché circa 30-40), le cose sarebbero certamente andate meglio, ma piuttosto che puntare sul pulsogetto si pensò alla Ohka Mod 22 con motoreattore, che causò problemi e ritardi oltre che una decisa riduzione delle capacità complessive, a parte la gittata aumentata a 130 km.

Quanto alle versioni della Fi-103 usate effettivamente, vi fu la standard A-1, la B-1 con ogiva in legno, serbatoi aumentati da 602 a 689 l e aumento dell'apertura alare a 5,74 m; la B-2 con l'esplosivo Trialen 105 o 106 'alluminizzato' per aumentare la potenza; la Fi-103C-1 con testata sostituita da una bomba SC-800; la Fi.103D-1, intesa per usare aggressivi chimici, non venne realizzata. La E-1 aveva serbatoi per 810 l, la F-1 con testata ridotta a 530 kg e il carburante a 1.025 litri. Si pensava poi ad un turbogetto da 300 kgs, e se era così allora ci sarebbe stata un'autonomia di circa 1 ora per ogni 400-500 litri, ovvero 600 km percorsi ogni ora di volo e quindi la possibilità di raggiungere tutta la Gran Bretagna dalla Germania. I piccoli missili pilotati erano, a livello di prototipi, colorati prima in grigio chiaro 02 (tipico dell'industria tedesca) e poi giallo cromo 04 (per essere più facili da seguire otticamente) e magari sulle superfici inferiori in nero 22; gli ordigni operativi vennero usati colori celesti, verde scuro, nero totale, grigio-azzurro.

La Fi-103 'approcciata' da uno Spitfire, che la faceva rovesciare, mandandone in tilt i giroscopi

Il bombardamento di Londra iniziò il 15 giugno 1944, oltre una settimana dopo lo sbarco in Normandia, quando già si temeva che l'avanzata avrebbe potuto presto occupare le rampe di terra schierate nella costa belga e francese. La campagna di lancio continuò, ma il ritmo di 3.000 missili al giorno non fu mai raggiunto: il massimo fu 'solo' di 316 lanciate da 38 località. Il numero di missili da lanciare giornalmente (più di tutti gli Exocet antinave prodotti in decenni) dà l'idea della situazione in cui si intendeva operare, per dare risposta ai bombardamenti a tappeto americani e inglesi, parimenti micidiali (ma molto più concreti in pratica). Circa 10.000 vennero lanciate sulla Gran Bretagna, 2.448 su Anversa, molte su Bruxelles. Almeno 1.200, se non 1.600 vennero tirate dagli He.111 specializzati, iniziando le prove nel '43 a Peemunde (erano il sottotipo H-22, ovvero l'H-21 modificato), e non solo 200 come si era pensato a suo tempo. In ogni caso i risultati furono deludenti, e gli Heinkel attiravano, con il bagliore di questi missili, per quanto tirati da distanza sulla costa, l'attenzione dei caccia notturni inglesi, rendendosi paradossalmente molto vulnerabili nonostante l'uso di tale arma stand-off. La missione più importante fu quella del 24 dicembre 1944, con 50 aerei che attaccarono Manchester senza successo; nel gennaio successivo il programma fu sospeso.

Gli Inglesi ridicolizzarono quest'arma, anche perché potevano vantare l'abbattimento di quasi 4.000 ordigni. Ma in realtà non erano affatto nella condizione di sbeffeggiare l'arma della vendetta (V sta per Vergelstungwaffe) di Hitler. La sua efficacia venne alla luce, di fatto, solo nel '94, quando documenti desecretati confermarono che i danni inflitti da queste armi da 3.450 marchi l'una (altre fonti parlano di appena 1.500), erano stati circa 5 volte maggiori di quanto costato l'intero programma. Non bastarono per cambiare le cose, ma erano efficaci, sebbene altamente imprecise.

Le V-1 cadevano quando finiva il tempo programmato, in base alla distanza segnalata dal tempo e la velocità calcolate, non certo un sistema efficiente, ma colpendo grandi obiettivi era facile colpire qualcosa. Le bombe volanti, come venivano allora chiamate, vennero migliorate; la gittata era di circa 320 km con serbatoio da 850 l, mentre la carica era stata ridotta a circa 500 kg, ma del tipo RDX, molto più potente.

In dettaglio, le cifre sono queste, secondo Sgarlato[6]:

Il primo giorno di attacchi, il 13 giugno (altre fonti dicono il 5) vi furono 245 lanci da 55 rampe, di cui 73 caduti su Londra. In tutto vennero tirate (a seconda delle fonti) 22.480, 11.988 in Belgio e 7.547-8.892-10.492 V-1 sulla Gran Bretagna, mentre l'ultimo lancio sulla capitale britannica fu il 14 gennaio, con l'ultimo lancio registrato (su Orfordness) avvenne il 29 gennaio 1945. Altre 1.600 armi vennero tirate dagli He-111H-22. Dei missili, 1.847 vennero tirati giù dai caccia come i P-51, gli Spitfire e altri ancora, 10-12 dai cannoni navali, 232 da cavi frenati dei palloni, 1.878 dalla contraerea, ma questo non impedì che 3.590 arrivassero sull'area del bersaglio, di cui 2.419 sull'enorme aerea metropolitana londinese. Questo causò 6.184 vittime e 17.891 feriti gravi, più i militari che fecero salire il totale a 7.810, contro 2.754 vittime e 6.523 feriti dalle V-2. 31.600 abitazioni distrutte e oltre un milione danneggiate. Le vittime britanniche causate dai bombardieri tedeschi erano state circa 51.509, ma oramai i Tedeschi non potevano più permettersi campagne di bombardamento con aerei convenzionali. Ma i Britannici non avevano avuto solo vittime e danni ai civili: pare che le fabbriche colpite, solo considerando quelle con interessi strategici, fossero state ben 50 nella capitale, e 919 in altre regioni, che richiesero 6,5 milioni di ore-lavoro e 21.000 persone, con un calo della produzione del 10% dell'industria inglese. Se i dati ufficiali parlano di 275.000 persone sloggiate da Londra, in realtà i dati noti dal '94 dicono 1.450.000, per cui la forza lavoro era ridotta di molto, non si trattava solo di ragazzini di scuola mandati in campagna, come si era spesso detto. La perdita per l'Air Ministry fu specificata in 47,6 milioni di sterline, più 450 aerei e 2.900 uomini persi per le azioni di contrasto a tali ordigni (forse comprese le azioni d'attacco al suolo sulle rampe).

La LTV-A-1 'Loon', testimone dell'interesse americano per la V-1

La velocità delle V-1 era tale da renderle difficili da intercettare per i caccia dell'epoca, perché queste volavano a poche centinaia o migliaia di metri di quota, dove i caccia d'alta quota non erano abbastanza veloci; abbatterle era pericoloso visto che esplodevano con violenza; la contraerea non riusciva a colpirle facilmente dato che erano piccole e veloci, e resistevano molto bene ai danni. Solo col tempo vennero adottati dei sistemi di controllo del tiro per i cannoni che consentì una notevole precisione di tiro, aumentando le vittorie.

La V-1 fu anche copiata da altri, per esempio dalla Marina USA che intendeva farne un sistema da bombardamento contro le coste giapponesi, la Willys-Overland JB-2/KGW/KUW/LTV-A-1/LTV-N-2 Loon, che venne sviluppata dal luglio 1944, quando i rottami di una vennero portati negli USA. La nuova bomba ci mise molti mesi per essere considerata affidabile ma l'USAAF mise in pratica un sistema di guida radio con un 'beacon' radar per aiutare a localizzare il missile e comando radio finale per la picchiata; si stimava che questo poteva migliorare la precisione, e in effetti a 160 km si ottennero 400 m, almeno un ordine di grandezza maggiore. Vennero fatti anche lanci da un B-17 e si posero ordini per 75.000 missili, ma l'invasione del Giappone non vi fu. Il 'Thunderbug', chiamato così dall'USAAF, venne completato in 1.391 esemplari. Nel dicembre del '44 fallirono 8 lanci su dieci; ma nel giugno ne andarono bene 128 su 164, mentre si stimava di produrne tra 1.000 e 5.000 al mese. Questo non era certo un risultato indotto da un'arma 'fallimentare' come la dipingeva la propaganda Alleata. L'US Navy invece voleva lanciarle dalle portaerei di scorta, ma in seguito le sperimentò da due sommergibili, contribuendo allo sviluppo del missile Regulus.

Le caratteristiche del Loon erano: peso 2.270 kg, 907 di testata, pulsogetto da 360 kgs, velocità 685 kmh.

Le caratteristiche della V-1 invece erano:

  • Dimensioni: apertura alare 5,3 o 5,72 m; lunghezza 7,73 o 8,32 m
  • Peso: 2.180 kg di cui 850 di testata o 450 kg (RDX)
  • Prestazioni: 580-650 kmh, gittata 240-320 km

I missili Tomawhak, per quanto molto più precisi, sono pur sempre appena più veloci, anche se il loro vantaggio è di volare molto bassi e quindi difficilmente ingaggiabili.



Ma se gli Alleati potevano ridimensionare la minaccia delle V-1, e solo con grande sforzo, la A-4/V-2 era inintercettabile. Un'arma contro la quale non c'era difesa. A tutt'oggi solo uno schieramento di Patriot o SA-10 potrebbe pararne l'attacco, e con costi enormi, contro questo che era un antenato degli attuali Scud, simili in prestazioni e testata ma più precisi e con peso della metà. I razzi della serie A-4 iniziarono i test dagli anni '20 con Von Braun entusiasta sperimentatore, con un beneplacito del 1934 del Reich. Se la V-1 era arma dell'Aeronautica, la V-2 era dell'Esercito, che dal '37 sperimentò l'arma a Peenemunde. Il primo lancio avvenne il 13 giugno 1942, ma esplose anzitempo. Il secondo, del 16 agosto, superò la velocità del suono; il terzo del 3 ottobre arrivò in un minuto a 190 km. Subito Hitler ne ordinò un migliaio, da costruire a Mittelwerke in una fabbrica sotterranea in cui moriranno, ufficialmente senza che von Braun ne sapesse qualcosa, decine di migliaia di lavoratori coatti. Morti per costruire strumenti di morte, di cui nemmeno loro sapevano nulla, visto che quasi tutti dovevano costruire sottosistemi dall'impiego ignoto. Il 6 settembre 1944, quando i missili V-1 cominciavano già a scemare, le V-2 iniziarono i lanci contro Parigi, m senza successo; l'8 invece iniziarono a colpire Londra. Il loro arrivo era privo di segni premonitori, niente allarmi e sibili. Il governo fece credere che si trattasse di fughe di gas, ma ben presto dovette ammettere la minaccia. La gente non la prese malissimo, visto che era più fatalista vedere esplodere di quando in quando un palazzo che subire il terrore di sirene e contraerea, e grappoli di bombe che cadevano dal cielo. I Londinesi continuarono a sperare nella vittoria e resistettero, anche se ebbero migliaia di vittime.

Quasi 10.000 missili vennero costruiti, di questi quasi 5.000 vennero lanciati e 4.320 caddero in territori controllati dagli Alleati. Questi ebbero sentore della nuova arma dalle notizie e dai pezzi che portava la Resistenza polacca, perché era verso la zona orientale che venivano orientati i razzi. L'unico modo di distruggere questi missili era di bombardarli a terra, o nelle fabbriche. L'unica arma avvistata in aria da uno Spitfire, che virò e gli si portò all'attacco, in men che non si dica era sparita tra le nubi. Lanciare la V2 non era facile; c'erano oltre 100 tonnellate da portarsi dietro per lanciare tali armi; si dovevano erigere dopo aver montato la testata, che conteneva Amatol, esplosivo poco potente ma stabile visto che al rientro nell'atmosfera esplosivi più potenti sarebbero esplosi, come accadde spesso, nonostante la spessa struttura di fibra di vetro usata per isolamento.


La successiva fase era di erigere l'arma con la testata su di una piattaforma metallica riutilizzabile (fino a una dozzina di volte), e poi rifornire l'ordigno con 4.173 kg di alcol etilico e 5.533 kg di ossigeno. Era difficile, quasi come se fosse un programma sperimentale piuttosto che un'arma operativa, ed era pericoloso se c'erano problemi, per esempio se tirava un forte vento laterale. La preparazione al lancio della V-2 era difficile, e richiedeva 28-30 veicoli di sostegno. Tutto un altro mondo rispetto al singolo camion ad alta mobilità dei discendenti evoluti 'Scud'.

Questa immagine dà la prospettiva della estrema complessità insita nel lancio campale di una V-2, in netto contrasto con lo 'Scud' sovietico, spesso comparato all'arma tedesca

Il missile era pronto dopo ore di lavoro e bisognava stare attenti anche alle incursioni aeree, con i Typhoon sempre in giro a bassa quota, visto che il raggio delle V-2 era limitato e non poteva essere aumentato molto. L'arma non era molto precisa, circa 4 km dal centro del bersaglio, ma era un po' meglio, nondimeno, della V-1. Quest'ultima era intercettabile, ma dopotutto portava grossomodo la stessa carica grossomodo sulle stesse distanze, ma con un peso e un costo molto inferiori, oltre che con un sistema più facile da produrre e usare. A tutt'oggi non è facile capire se siano 'migliori' i missili balistici o quelli da crociera, ma questi ultimi sono senz'altro più economici per quello che portano a bordo, almeno nelle loro versioni subsoniche (vedi il fallimento del Navaho americano, da mach 3,2).

In seguito vennero anche pensate delle V-2 lanciabili da speciali contenitori trainati da sommergibili, e addirittura a V-2 con le ali, sistema ingegnoso ma difficile da attuare per sfruttare meglio l'energia dell'arma. Al dunque, la potenzialità dell'endoreattore (azionato con turbopompa da 730 hp che mescolava nella camera di combustione i componenti, mentre il getto veniva deviato con pannelli di grafite secondo la piattaforma stabilizzata interna che era il sistema di guida) venne sfruttata a lungo; persino i razzi colossali del tipo R-7 Semyorka sovietici erano basati ancora su quel tipo di endoreattore, con 20 motori montati in parallelo a formarne uno più potente; e nonostante la complicazione, questo complesso usato dai Sovietici ha dimostrato di funzionare con un'affidabilità notevolissima, come continua ad essere fino ai giorni nostri.

  • Propulsione: razzo a propellenti liquidi con ossigeno liquido e alcool, con motore da 730 hp di alimentazione, 26.000 kgs di spinta al livello del mare
  • Dimensioni: apertura alare 3,57 m; diametro 1,68 m come massimo; lunghezza 14,05
  • Peso: 12.870 kg di cui 910 di testata
  • Prestazioni: 5790 kmh a fine combustione, gittata 320 km


Le V-2, nel dopoguerra, sono diventate la base di partenza per la realizzazione di tutte le grandi famiglie di missili balistici sviluppate in URSS, in Gran Bretagna, in Francia e negli USA, dove von Braun, nonostante il suo 'discusso' passato nazista, divenne il padre del programma spaziale americano.

  1. Pizzo e Sgarltato: Le strane armi dell'Hs 129 Aerei nella Storia n.5
  2. Per questa e le altre armi aria-superficie: Armi da guerra n. 92
  3. Armi da guerra 142
  4. Sgarlato N e Tanzi G: Mistel Aerei nella Storia apr mag 2007
  5. Per le V-1, Armi da guerra 85 e Sgarlato, Nico: V-1: arma di rappresaglia Aerei nella Storia apr-mag 2001
  6. Sgarlato, Nico: I Jets di Whittle contro le V-2, Aerei dic 1994