Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale/URSS-2

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Armi terrestri[modifica]

Fanteria[modifica]

Il PTRS-41

Il T-34 fu un vero 'simbolo', non meno della Katiusha e i soldati con i mitra d'assalto PPSh-42, quelli che sono apparsi persino ai giorni nostri, in Irak (anche in mani americane, come testimoniano varie foto). Questi mitra avevano un calibro di 7,62 mm e 70 colpi nel serbatoio, sparati a 900 c.min. Le mitragliatrici non erano nulla di speciale, a parte quelle da 12,7 mm; per il resto i fucili Mosin-Nagant erano pesanti e di tipo obsoleto. Ma non erano mancati tentativi di fare dei fucili semiautomatici, che però risultarono piuttosto complessi e pesanti. Durante la guerra la conoscenza della cartuccia 'Corta' da 7,92 mm e dei fucili d'assalto StG-43 e 44 saranno sufficienti al genio di un giovane tecnico convalescente, Mikhail Kalashnikov, per elaborare un'intera serie di nuove armi per la fanteria. Ma questa è un'altra storia.

Per tornare brevemente ai fucili semiautomatici, che influenzeranno anche i Tedeschi, vale la pena di ricordare l'AVS 36 di Simonov, con una grossa fiammata all'atto dello sparo, molto visibile, e un eccesso di rinculo, oltre a scarsa affidabilità. Però nel '36 non c'era molto di meglio da sperare. L'STV38 di Tokarev lo rimpiazzò dal '38, ma per alleggerirlo era stato reso piuttosto delicato. Venne tolto dalla produzione nel '40, quando arrivò l'STV 40 sempre con il sistema a sottrazione di gas, ma irrobustito, anche se la vampata e il forte rinculo permanevano. Spesso venne assegnato, nondimeno, ai cecchini, oppure agli ufficiali. In ogni caso i Tedeschi presero in servizio tutti gli SVT38 e 40 catturati e il meccanismo base finì nel loro Gewher 43 e nell'insieme si può dire che si trattasse di armi valide, richieste, ma prodotte in pochi esemplari rispetto ai vecchi Mosin-Nagant. Le caratteristiche: calibro 7,62 mm, lunghezza 1,222 m di cui 625 canna, peso 3,89 kg, v.iniziale 820 m.sec, caricatore ad astuccio da 10 colpi. Un discreto equivalente del Garand, insomma. Per quanto riguarda i fucili Mosin-Nagant, si chiamano così in quanto hanno ripreso il meglio di due progetti del cap Mosin, e dei fratelli belgi Nagant. Ma questa è storia del 1891, quindi c'è poco di moderno in queste armi da 1,232 m e 4 kg di peso. La versione carabina M1938 è se non altro pesante 3,47 kg e lunga 101 cm, con v.iniziale scesa da811 a 766 m.sec, ed è rimasta più a lungo in servizio dei vecchi fucili, eclissati dai Kalashnikov.

Delle armi portatili sovietiche conviene nondimeno ricordare l'efficacia quando usate come fucili da cecchini: tutte e due le parti ricorsero ampiamente ai tiratori scelti, ma quelli sovietici erano reparti di numero mai visto, il miglior modo di valorizzare le armi del fante era indubbiamente questo. E in luoghi infernali come Stalingrado, i Mosin-Nagant, con il loro 'scatto' morbido e un cannocchiale da 3,5 o 4 ingrandimenti fecero il loro 'lavoro' con efficacia micidiale, in un'epoca in cui non esistevano protezioni individuali sufficienti per la minaccia (nemmeno gli elmetti d'acciaio erano sufficienti). La lezione non andò persa, e i Sovietici sono stati gli unici a mettere in servizio, nel dopoguerra, un fucile semiautomatico da cecchini: l'SDV Dragunov. Quest'arma non è niente di speciale come fucile di precisione: ma la sua qualifica di 'combattente' con tanto di predisposizione per la baionetta dà l'idea di cosa significa 'tiratore scelto' per i Sovietici: non un soldato d'elite super-addestrato quanto raro a trovarsi in zona, ma un tiratore scelto che fa parte della fanteria, partendo dal plotone in su. Poco efficace nei lavori di maggior impegno, ma presente ovunque come 'braccio' per i soldati normali, in funzione anche anti-cacciacarri (fanti), o anti-cecchini. Alle volte le parti s'invertono, può succedere, come era normale a Sarajevo, che i cecchini venissero snidati da armi controcarri. Ma normalmente accade il contrario, e lo stesso vale per mitragliatrici e mortai. Queste sono le potenzialità di persone capaci di sparare con precisione fino a 500 m, meno dei 'professionisti' capaci di tirare anche ad oltre 1.000, ma abbastanza buoni rispetto alla media che difficilmente colpisce sopra i 100 m.

Altri tipi di armi sono anche le mitragliatrici leggere o fucili mitragliatori come il PD, DPM, e RP46, per poi finire con l'RDP, arma da 7,1 kg e lunghezza di 1,036 m, con caricatore da 100 colpi. La carabina SKS era stata progettata durante la guerra ma entrò in produzione molto tempo dopo. Fu la prima arma progettata per la cartuccia intermedia 7,62x39 mm, arma da 3,85 kg semiautomatica, con caricatore da 20 colpi. Attualmente questo classico, copiato anche dai Cinesi come Tipo 56, è soprattutto usata da guerriglieri e da collezionisti di armi, a cui piace molto per l'equilibrio e la facilità d'uso. Ebbe il battesimo del fuoco durante la Guerra di Corea.

Molto diffusi, durante la guerra, invece i lanciafiamme. Il ROKS-2 sembrava un fucile, per come era camuffato bene,anche se aveva le solite bombole di gas e combustibile caricate dietro la schiena dell'operatore. La gittata, grazie alla scoperta del modo per aumentare la densità del liquido, arrivava anche a 45 m, anche se l'autonomia era di 6-8 secondi, con peso di22,7 kg e combustibile per 9 litri. I carri armati ottennero vari tipi di lanciafiamme, per i T-26, i T-34 e poi i KV-1S con l'ATO-42, con gittata di 120 metri in casamatta anteriore, al posto della mitragliatrice.

Corazzati[modifica]

Quanto ai mezzi corazzati, anzitutto bisogna ricordare i carri T-34/85, la versione con cannone da 85/50 mm e torre triposto, corazza aumentata in torretta fino a 90 mm. Venne usato in oltre 10.000 esemplari, solo considerando quelli prodotti entro la fine della guerra. Ma si arrivò fino ai tardi anni '40 con oltre 20.000 esemplari complessivi. Pesava 32 t, 6 rispetto alle versioni iniziali con torre biposto e cannone da 76/29 o 76/41 mm.

Quando i T-34 apparvero nel '40, essi erano davvero un salto nel futuro. Fin'allora i progetti dei carri armati sembravano 'afflitti' da difetti basici: si partiva da limitazioni di peso, tecnologie superate, considerazioni 'economiche' e se ne ricavavano veicoli corazzati di scarsa qualità, corazze leggere e così via. Il T-34/76 era un mezzo che saltava il fossato: corazze saldate e ben inclinate, cannone ad alta velocità, motore diesel, cingoli larghi e sospensioni adatte. Nonostante che fosse un carro armato formidabile e innovativo, era un discendente dei vecchi BT-, grazie alle sospensioni e ai motori utilizzati. Ne vennero prodotti a decine di migliaia anche se cominciarono ad influire negli eventi in maniera definitiva solo con la Battaglia di Mosca dell'autunno del '41. E dire che nessun carro tedesco era capace di affrontarli dal punto di vista tecnico, per corazza, potenza e mobilità. Però avevano anche difetti, come la mancanza della prevista radio, la scarsa affidabilità della trasmissione. I Tedeschi volevano inizialmente produrli copiandoli direttamente: non successe essenzialmente per via delle quantità di alluminio richieste per l'avanzato motore diesel: ai Tedeschi serviva per gli aeroplani. Curiosamente, i Sovietici realizzarono poi aerei prevalentemente in legno, lasciando la lega leggera per i propri carri armati che certamente ne abbisognavano di meno. Il T-34/85 era l'evoluzione finale della specie, ma non era l'unica. Non molti ricordano che esistette una versione con cannone da 57 mm, che era di calibro inferiore al '76. Ma si trattava di un cannone ad altissima velocità, capace di perforare oltre 100 mm di acciaio, ben più dell'altra arma da 76. Però era un cannone dalla fabbricazione più difficile, e soprattutto le munizioni erano più leggere, il che significava granate HE meno potenti. Inoltre quelle HE da 57 mm erano scarsamente efficace di loro. Alla fine, non senza dubbi, si ritornò al cannone da 76/41.

Il successivo T-43 era un T-34 con una corazzatura 'super', con blindatura anteriore di 90 mm (il doppio), laterale di 75 mm, ma ancora con torre biposto da 76 mm. A parità di peso si poteva fare meglio. Come lo Sherman 'Jumbo', il T-43 sarebbe stato quasi invulnerabile al fuoco nemico, però manteneva un'elevata velocità, come anche la scarsa potenza contro i nuovi Panzer. Se contro i Mark IV era possibile pensare di resistere ai colpi nemici e poi serrare e sparare entro il proprio raggio utile, se era possibile resistere anche ai cannoni da 88 mm delle batterie, contro i Panther e Tiger era impossibile perforarli frontalmente. E allora, diminuendo leggermente il peso, si preferì una soluzione più 'evoluta', con una torre da 85 e tre posti assai spaziosi. Infatti, un nuovo cannone era necessario, ma il peso di questo più la corazza e la nuova torre non sarebbero stati pratici. Forse la soluzione sarebbe stata quella di ricorrere ai pezzi da 57 mm, che garantivano peso ridotto e capacità perforanti elevate. Ma non successe. I primi 100 T-34/85 vennero prodotti ancora con la vecchia torre biposto: il D-5T poteva esservi ospitato, contrariamente dal più avanzato cannone S-53 che sarebbe stato quello prescelto.

La torre del T-34/85 era più spaziosa, ma con una minore inclinazione delle piastre, da qui l'aumento dello spessore a 90 mm. Lo scafo, secondo alcuni ebbe blindatura aumentata a 75 mm, ma non pare che questo avvenne davvero, dato che si preferì mantenere la corazza da 90 mm, capacissima di reggere persino i colpi dell'88 mm del Tiger. Da ricordare che i primi T-34 avevano frontalmente 45 mm, più eventuali 15 mm di corazza extra, poi venne adottata una corazza da 50 mm negli ultimi modelli (nella versione con il cannone F-34 da 76,2 mm) Frontalmente la corazza di scafo era inclinata a 60°, lateralmente era di 40 mm/41°, la torretta era di 45 mm.

Ma non era finita qui. Il pezzo da 85 mm, di due tipi diversi (D-5T e S-53) diedero ai T-35/85 la possibilità di perforare i carri pesanti tedeschi fino a 500-600 m di distanza. Non era molto rispetto alla necessità di proteggere se stessi dal tiro nemico, visto che anche i nuovi T-34 con corazza da 50 mm erano vulnerabili al fuoco dei panzer fino a distanze ben maggiori. Nonostante questo l'arrivo dei T-34/85, appena dopo Kursk, aiutò molto i Sovietici, perché si trattava del primo carro medio con un cannone pesante, potente quasi quanto quello del Tiger e capace di perforare oltre 100 mm a 500 m, e contemporaneamente di proteggersi per arrivare a tiro utile. Bisognerà aspettare lo Sherman Firefly per ottenere un risultato simile. Va detto che i pezzi da 75/48 dei Panzer Mk IV erano paragonabili quanto a capacità perforanti, avendo un proiettile più evoluto. Ma il pezzo da 85 mm aveva una granata HE efficace, che ne faceva un miglior pezzo multiruolo, e questo era il vero vantaggio sull'arma da 57 mm e su tutti gli altri cannoni da 75-76 mm.

Ma gli sviluppi continuarono. Per esempio, un cannone da 85 mm con altissima velocità iniziale (980 ms anziché circa 800), che venne sperimentato nel '44, ma non venne posto in produzione: come al solito, i Sovietici preferivano semplificare le tecnologie aumentando il calibro per raggiungere le stesse prestazioni. C'era anche una granata perforante APDS,la BR-365P, che migliorava le prestazioni senza cambiare il cannone. I Sovietici furono molto attivi, come gli Inglesi, su queste munizioni sottocalibrate. La BR-365P perforava 110 mm a 500 m (perforazione certificata, con P= 0.8, quando nei valori Tedeschi la perforazione era con P=0,5 ovvero con il 50% dei colpi). La BR-365K APDS raggiungeva i 140 mm. Contro corazze inclinate il vantaggio si riduceva per problemi di stabilità: 90 contro 100 mm se la corazza era inclinata anche di soli 30°. Non solo, ma nel '44 si tenterà anche la via del 100 mm: nacque così il T-34-100, che venne sperimentato a lungo ma inizialmente la torretta era troppo piccola, specie come anello di rotolamento. Quando questo venne aumentato a 1.700 mm, e quando venne scelto il D-10T, i risultati furono incoraggianti ma la precisione e gli sforzi non erano del tutto accettabili. Con il nuovo LB-1 con rinculo diminuito i risultati furono positivi. Ma era il '45, e questo carro venne giudicato superato. Resta come esperienza per dimostrare le potenzialità del carro, esplorate fino al suo limite estremo.

Il successivo T-44 era un carro molto compatto, che portava in torretta un cannone da 85, poi da 100 mm, mentre la corazza era irrobustita e la meccanica migliorata. Apparve praticamente alla fine della guerra. I Sovietici non erano convinti della sua validità e sembrava piuttosto angusto. Ma era interessante notare che i fianchi arrivavano a 75 mm, lo scafo anteriore a 90 mm/60°, la torretta anteriore fino a 120 mm. Era in particolare la migliore corazzatura della torretta rappresentare uno "stacco" dal precedente T-34/85. Anche se il tetto venne ridotto a 15 mm rispetto ai 20 del T-34 (mentre il fondo scafo, diversamente, venne portato da 15 a 20 mm), la blindatura era robusta e tra la metà del '44 e il '45 ne vennero prodotti circa 1000 a Kharkov, ma presero parte solo in maniera limitata ai combattimenti. In seguito vennero mantenuti in servizio fino agli anni '70 come mezzi addestrativi. Armato col 100 mm (capace di perforare fino a 100 mm a 2 km) e ben corazzato, era capace di tenere testa ai Panther e Tiger usati nei test, ed anche sul campo diede prova della validità dell'armamento da 100mm. Venne sperimentato anche con il cannone da 122 mm. La ridotta cadenza di tiro e 24 colpi resero la scelta non conveniente.

I dati per il T-44 sono: lunghezza 7,41, larghezza 3,18 m, altezza 2,41 m; motore V-44 da 520 hp, peso 32 t (analogo a quello del T-34). In un mezzo compatto (fin troppo) si era riusciti a concentrare una protezione e una potenza di fuoco sufficienti per surclassare il rivale Panther da 43 t. Inoltre il diesel garantiva 51 kmh e 300 km di autonomia, superando nettamente il rivale, che peraltro non venne mai incontrato se non nei test comparativi: i rari scontri si ebbero solamente contro Tiger e Königstiger, spesso bloccati dalla carenza di carburante che attenagliava la Wehrmacht negli ultimi anni di guerra.

Sarebbe stato quindi rimpiazzato da un nuovo carro che come il T-44, aveva il motore trasversale e non longitudinale (accorciando lo scafo e diminuendo il peso). Questo divenne il 'nuovo' T-34, con una produzione enorme. Si trattava del T-54, che cominciò ad apparire come prototipo proprio nella primavera del '45. Avendo corazza inclinata anteriore da 100 mm/60° sullo scafo, 200 mm in torretta, era capace, in appena 35 t, di superare qualunque carro pesante tedesco eccetto il goffo Königstiger.

Eppure questo mezzo non usava tecnologie innovative: praticamente utilizzava quello che già era stato approntato durante la guerra, ma lo 'arrangiava' con un carro vero e proprio. Uno degli elementi era il pezzo da 100 mm, che apparve come BS-3 nel '44. La sua prima applicazione, però, fu quella di un semovente controcarro.

Il cannone d'assalto SU-100, capace di perforare il Tiger fino ad oltre 1 km

Il SU-100 derivava dal T-34 e aveva il cannone controcarri da 100 mm. Prima era armato con il pezzo da 85 mm, ma era uno scarso miglioramento rispetto ai carri T-34/85. Praticamente apparve appena prima del T-34/85. Se rispetto ai carri col 76 mm era un compromesso ragionevole, visto che solo l'85 mm poteva ingaggiare carri come il Tiger frontalmente a distanze ragionevoli.


Il KV-1 aveva già una corazza media di 75 mm, che lo rese invulnerabile ai cannoni del '41, ma era troppo lento. Era il diretto antenato degli Stalin (che però avevano corazza e soprattutto meccanica migliore). Fu anche il primo carro pesante che abbandonava la concezione multitorretta, impressionante ma non molto efficiente. A questo proposito, c'era da dire che i carri SMK e T-100 avevano torri multiple, ma i precedenti T-35 avevano addirittura 5 torrette, di cui 3 con cannoni. La riduzione a 2 con la generazione successiva non risolse il problema: per un cannone veramente potente c'era bisogno di una torre sola, ed ecco il KV-1, apparso già nel '40. Lo Stalin JS-1 fu la sua evoluzione, ma era ancora troppo poco armato (preceduto da vari KV evoluti come il KV-85 o il KV-1S, rispettivamente armato con l'85 mm e con corazza ridotta per raggiungere i 40 kmh). Il KV-1B e C erano invece carri con corazza migliorata (fino a 120 mm, il primo aggiuntiva, il secondo di fusione), con potenza aumentata da 500 a 600 hp per compensare il peso. Non vi fu un vero successore del 'fratello' KV-2, armato con obice da 122 o da 152 mm, ma troppo pesante (52 t). Combatterono duramente contro i Tedeschi e vi fu persino un caso in cui uno di loro, appostato dietro un ponte, fermò per 2 giorni una intera divisione tedesca, e venne messo fuori uso solo da un cannone da 88 che lo centrò con diversi colpi mentre dei Panzer III lo 'distraevano'. Ma dal 1942, preso atto che erano troppo lenti e con persistenti problemi di trasmissione (il vero 'tallone d'Achille' dei corazzati sovietici), vennero tolti dalle brigate corazzate e relegati ad appositi reggimenti di sfondamento di carri pesanti, con una blindatura sufficiente per mettere spesso in crisi i cannoni controcarri tedeschi.


I carri sovietici non erano mai molto pesanti, e lo Stalin definitivo, il JS-2, pur essendo lento, aveva pur sempre un peso di circa 45 t, non diverso dal Panther. Aveva un cannone da 122 mm, ma era stato sperimentato anche il 100 mm. La scelta venne fatta a favore del gigantesco cannone di maggior calibro, in quanto pur avendo minori capacità perforanti, aveva un proiettile capace di far saltare la torretta di un carro anche con proiettili esplosivi; e inoltre il 122 mm era già in larga produzione come artiglieria divisionale. Nato per sopperire alle deficienze di mobilità e di potenza di fuoco del suo predecessore, esso era stato sviluppato dall'OKB SKB-2 diretto dal gen. Kotin. Prima questo OKB aveva dedicato molte attenzioni al KV-13, un carro 'universale' da 30 t eppure capace di resistere ai colpi da 88 mm. Era l'estate del 1942, prima di Staningrado. Per ottenere un carro pesante, che poi fu davvero realizzato, venne recuperata la trasmissione del KV-3, altro carro pesante abbandonato nel 1941. Così nacque il KV-1S, ma era l'inizio, presto superato dal KV-85. Con l'esperienza del contrasto ai carri Tiger, di cui uno venne catturato e usato come test balistici. Ma il cannone da 85 mm, per quanto sufficiente, non era esaltante quando comparato a questi mezzi pesanti; usando l'esperienza del precedente KV-1S e KV-13, con varie riprogettazioni, si ottenne il KV-85,anche se non è chiaro se venne anche usato a Kursk. Si pensava di chiamarlo IS-85, o JS-85, perché Kliment Voroschilov era nel frattempo caduto in disgrazia. A novembre ce n'erano 130 in servizio. Ma il pezzo da 85 mm, con munizioni relativamente rozze non era migliore dell'arma da 88, anzi non era migliore dell'arma da 75 impiegata sul Panther, nonostante la battesse per capacitá esplosiva. Inoltre se c'era il T-34/85 allora la questione che aveva reso discutibili i KV e i T-34 si riproponeva: non uniformare i cannoni di carri medi e pesanti quanto ad armamento. Scartato il pezzo da 100 mm per ragioni di produzione (si sarebbe chiamato IS-100), si proseguì con il cannone D25T da 122 mm, con il progetto izd.240(che però inizialmente ebbe un obice da 122 e non il cannone a canna lunga). Le valutazioni dei due prototipi col pezzo da 85 e da 122 ebbero luogo già nella primavera del '43. Nel novembre del 1943 venne nel frattempo consegnato l'IS-85 (I-233, poi riattato come I-237 con torretta ridisegnata per il cannone), praticamente lo scafo dello Stalin con un cannone da 85 mm, ma sempre in pochi esemplari, pare appena 107. Così in quel poco tempo vi fu un caos di modelli minori, il KV-1S, VK-85, IS-85. Un po' per volta si era arrivati ad un nuovo carro armato, con una meccanica finalmente affidabile anche se non eccelsa quanto a prestazioni, e uno scafo basso e con corazza a fusione. Dal gennaio 1944 iniziò la produzione come IS-122 o IS-2, perché il precedente izd.237 era chiamato adesso JS-1 o IS-1. la produzione iniziò tra febbraio e marzo con 150 carri di prima serie, poi a Chelyabinsk si continuò a pieno ritmo rinunciando ai T-34/85 per raggiungere i 350 esemplari al mese, mentre il nuovo carro veniva prodotto in seguito anche a Tankograd. Come si vede è una genesi particolarmente confusa, con vari filoni che si sono intrecciati tra di loro, tra carri falliti, i vecchi KV e i nuovi Stalin.

schema produzione JS-2 di prima e seconda produzione

Ecco lo schema della protezione primo modello:

  • Torre anteriore 100 mm, lato 90/20°, retro 90 mm/30°, superiore 30 mm, portellone 20 mm, cupola 90 mm.
  • Scafo: anteriore 100 mm/30°, 60/72°, 120 mm; lati 90 mm, inferiore 20 mm, superiore 30 mm, retro 60/41 e 49 mm.
  • Mod. 1944: scafo anteriore 100-120 mm a 30 e a 60°

Per il resto:

  • Motore: un V-2-IS a 12 cilindri a V da 38,9 litri, 600 hp a 2.000 giri; 520 litri
  • Dimensioni: lunghezza totale 9,83 m, larghezza 3,07 m, altezza 2,73 m, luce dal suolo 0,46 m
  • Prestazioni: v.max 19-37 kmh, autonomia su strada 150 km, massima 230 km, pendenza 36°, guado 1,3 m, gradino 1 m, trincea 2,5 mm
  • Armi: cannone D25T con 28 colpi, 3 armi da 7,62 mm DT da 7,62 mm, arma da 12,7 DSHK-38 con 2.331 e 300 colpi (la riserva delle munizioni era quindi limitata, sacrificata al calibro del cannone e alla riduzione della sagoma e quindi del volume interno).

Da notare che l'equipaggio era ora di 4 soldati. Può sembrare strano, ma mentre i carri medi russi erano passati da 4 a 5 soldati per via della torre triposto, i carri pesanti erano invece scesi da 5 a 4 elementi, perché lo scafo era adesso monoposto, con lo scafo rigonfio al centro, dove stava il pilota.

I cannoni da 122 avevano cariche separate dato l'ingombro dei colpi, con appena 30 colpi disponibili e con cadenza di 3 c.min, per cui il carro aveva una certa 'lentezza' di riflessi, oltre a meno autonomia di fuoco in azione. Un Tiger avrebbe potuto replicare a circa 10 c.min, con 84 colpi disponibili. Il debutto dei reggimenti OGTTP, da 21 mezzi l'uno, iniziò nell'aprile 1944. Furono importanti nell'Operazione Bagradation (non è un nome inglese, ma di un generale d'epoca napoleonica), che portò all'annientamento del Gruppo Armate Centro. Gli equipaggi erano entusiasti del nuovo mezzo, anche se non sempre ebbe la meglio contro i Tedeschi. Guderian lo ricorderà così: Il carro Stalin è il migliore del mondo, ha cingoli robusti e un cannone potente. Notare che questo non dice nulla né della robusta corazza, né della lentezza. Nel 1944 venne fuori anche un nuovo tipo, il Modello 1944, riprogettato con una corazza con inclinazione omogenea e con una grande fessura per il pilota (che sembrava quasi una fessura per una moneta, ma disposta orizzontalmente). Aveva anche una torretta diversa, cannone D25T, mitragliatrice da 12,7 mm difensiva, ottiche migliorate. La produzione raggiunse nell'ultimo trimestre i 750 mezzi. Ancora numeri piccoli rispetto ai numerosissimi T-34, ma lo Stalin era più difficile da produrre e non certo in proporzione al peso, dopotutto superiore solo del 50%.

Non furono molti gli JS-2 prodotti, circa 3.000-3.475; ma per sfondare le difese tedesche, e per duellare con altri mostri corazzati, come i Tiger e i Konigstiger era l'unica risorsa che i Sovietici avessero, almeno in uno scontro frontale a 'viso aperto'. Ma i SU-100 con il loro pezzo da 100 mm erano un cacciatore anche più letale, e certo più rapido ed economico. Contro il Panther era possibile perforarne la corazza frontale da 1.000-1.500 m contro appena 600 m per il mezzo tedesco. I fianchi erano vulnerabili da entrambi i contendenti fino a circa 2 km. Contro i Konigtiger era però più difficile ottenere il successo, ma erano pochi e raramente vennero incontrati in gruppi, anche di poche unità.

Il JS-3 era il carro 'definitivo' per la II GM, ma arrivò leggermente in ritardo per la guerra e non è chiaro se vi partecipò. Pare che ne vennero costruiti circa 350 già prima della fine della guerra e si finì di produrlo nel '51 con 1.800 esemplari circa. La protezione minima di questa creazione era di 25 e non 20 mm, quella massima arrivava anche a 230 mm ed era in generale molto inclinata, una vera sfida anche per i cannoni tedeschi più potenti. Di certo era disponibile appena dopo, in tempo per partecipare alle parate conclusive. Sarebbe stato poi seguito da vari altri super-carri sovietici fino al T-10 Lenin degli anni '50. Questo aveva corazza spessa fino a 250 mm in torretta, eppure pesava solo 48 t. Era possibile grazie ad un'altezza ridotta ad appena 2,25 m al cielo della torretta. Gli americani e gli inglesi reagirono agli Stalin/Lenin con gli M103 e i Conqueror, più moderni ma dal peso eccessivo (56-65 t) e inizialmente, ancora con motori a benzina e quindi poca autonomia.

Nondimeno, il JS-3 era formidabile, con una corazza 'a testuggine' da 120 mm di spessore. Vi furono nondimeno dei problemi di saldatura o di fusione per le piastre, che richiese molti sforzi e due ricostruzioni. La loro carriera non fu molto brillante; vennero impegnati nel '56 a Budapest in un contesto dove erano vulnerabili (come sempre, se non c'è l'appoggio della fanteria), e nel '67 opposero una dura resistenza, prima di essere presi sui fianchi, ai carri M48 israeliani. Alcuni vennero anche mandati a Cuba[1].


Gli altri carri sovietici pesanti erano mezzi come l'I-701 del 1944, scelto per la produzione come IS-4 e realizzato davvero in 250 esemplari entro il 1949, ma era troppo pesante per essere davvero apprezzato. L'IS-5 di Kotin non andò oltre il modello di legno, nel' 45 venne prodotto l'I-253 che era eventualmente destinato a diventare l'IS-6 con trasmissione elettromeccanica e peso di 51,3 t. Ma non funzionò, come del resto lo Stalin VII di poco successivo, anche se erano ben armati con il pezzo da 130 mm, ne vennero costruiti solo 8 nel dopoguerra. Sarebbero stati nemici formidabili anche per il Tiger II. Il prototipo I-730 venne in realtà limitato a 10 esemplari di preserie, poi modificato e diventato IS-9 e IS-10, quindi prontamente ribattezzato T-10 Lenin nel marzo del '53, quando morì Stalin. Questa fu l'evoluzione finale della specie, con l'epigono T-10M munito di alcune migliorie, come i visori IR e armi da 14,5 mm al posto delle 12,7 mm.


I carri leggeri sovietici non ebbero luogo durante la guerra. I Sovietici nel periodo ante-guerra avevano parecchi carri leggeri; i BT-1/7 nacquero dai tipi americani 'Crhistie', ed era precedenza sulla mobilità, che compromise la corazzatura. Dalla sua evoluzione si sarebbe giunti al T-32 e poi al T-34. I T-26, invece, discendevano dai Vickers da 6 t, e armati ben presto con torretta da 45 mm, divennero mezzi di tutto rispetto; in Spagna surclassavano nettamente i Panzer I e II, e i carri L3 italiani, nessuno dei quali abbastanza armato né capace di sopravvivere ai colpi del 46/45 mm sovietico. Successe anche che un L3 armato di lanciafiamme tentò di avvicinarsi di soppiatto con la sua velocità e sagoma bassa, ma venne distrutto a cannonate. Il T-26 era una sorta di 'Tiger' della situazione. Durante la guerra successiva invece venne surclassato dai cannoni tedeschi, visto che era poco protetto e piuttosto lento (tutto sommato era l'equivalente di un M13/40 italiano, ma pesava solo 9 t anziché 13, con corazzatura ridotta di circa 15-25 mm anziché 42). Queste esperienze furono importanti, visto che vennero sviluppate tante tecniche interessanti, i motori diesel, la corazza in lamiera saldata, i cannoni ad alta velocità. I T-26 non erano altro che carri appoggio della fanteria, ma erano molto diversi dai quasi coevi R.35 francesi, pure da circa 10 t. La differenza era notevole: con una corazza pari a circa la metà avevano però una maggiore velocità (28 anziché 20 kmh), una torre biposto e con cannone ad alta velocità, che nell'insieme ne facevano dei mezzi ben più moderni di quelli francesi, che erano solo la riedizione dei mezzi d'appoggio della I G.M., veicoli molto più legati alle operazioni statiche, e per questo ben protetti, ma inadatti per la guerra di movimento.

I carri sovietici ebbero anche altre evoluzioni: dai carri leggeri anfibi T-37 e 38, con corazze appena accennate (circa 9 mm), si passò a modelli più pesanti come il T-40, il T-60, mentre il T-50 era un costoso mini T-34, con cannone da 45 mm e venne prodotto in pochi esemplari. Si sarebbe ripresentato il concetto con il T-70, grossomodo simile al T-50 ma con due e non 4 posti; per il resto aveva corazza resistente al 37 mm, e cannone da 45 mm. Era valido, grossomodo come l'M3 americano (che era meno armato, ma con torretta biposto e maggiore velocità), ma venne surclassato nei combattimenti con i Tedeschi. Al più si trattava di un mezzo di esplorazione, o di appoggio. Al dunque, nonostante l'evoluzione con il T-80, venne tolto dalla produzione nel '43 e venne mantenuto solo lo scafo per un poco conosciuto semovente contraereo da 37 mm e soprattutto per il semovente SU-76 con il cannone da 76,2 mm divisionale. Era un compromesso accettabile, ma a patto che si evitasse di ingaggiare i corazzati più pesanti. Per il resto era un mezzo valido sia come cacciacarri che come artiglieria semovente; gli equipaggi ne riportarono impressioni differenti: il pilota era stretto tra i due motori a benzina automobilistici, cosa oltremodo seccante specie d'estate (molto meno d'inverno); gli altri erano in un comparto aperto, il che era al converso meglio d'estate che d'inverno da occupare. Di sicuro avevano molti meno problemi di abitabilità dei mezzi a scafo chiuso, come lo StuG tedesco. Il veicolo non era molto veloce, ma era molto mobile anche sulla neve e fango, e a differenza del T-34 (che sferragliava in maniera plateale) era molto silenzioso, vantaggio tattico non indifferente. È rimasto in servizio, tra i pochi semoventi d'artiglieria, per decenni nel Patto di Varsavia e alleati.



Un ISU-152

Quanto ai cannoni d'assalto pesanti, quelli con il 152 mm erano stati originariamente basati sullo scafo KV: di questi SU-152 ne vennero costruiti in tutto circa 700 entro il '43, a Cebiljansk. Grazie ai loro successi a Kursk, seguì la versione su scafo Stalin, che aveva sempre solo 20 proiettili, ma una sovrastruttura più alta perché lo scafo era più basso rispetto ai KV. Armati con il cannone ML-20S erano chiamati JSU-152 (o ISU-152), ma data la scarsità di questi cannoni, destinati essenzialmente alle unità d'artiglieria, si ripiegò anche sui '122, di cui c'era abbondanza: modificare l'affusto non era difficile visto che anche come armi trainate d'artiglieria avevano affusti compatibili.

I primi 35 mezzi di tutti e due i calibri vennero preparati entro il dicembre 1943, sempre a Cebilijansk. Dall'anno successivo si formarono i reggimenti di artiglieria semovente pesante, noti anche come OSTAP, basati su 21 mezzi (5 batterie) l'uno, dei quali sarebbero stati formati 53 unità entro la fine della guerra. Le loro caratteristiche belliche erano molto elevate anche come mezzi controcarri: a 1000 m perforavano 120 mm con il cannone da 152 mm, addirittura 160 mm con quello da 122 mm e quindi erano una minaccia mortale anche per i corazzati tedeschi più potenti. Potevano dunque temere solo i Tiger II (150 mm a 50°). Ma per la maggior cadenza di tiro, per la maggior precisione, nonché per il maggior numero di colpi (28 contro 20) furono i JSU-122 ad essere usati come cacciacarri, mentre sempre di più i poderosi JSU-152 vennero usati come mezzi d'appoggio di fuoco. Le Armate sovietiche erano le unità a cui questi reggimenti erano assegnati, dato che gli JS-2 e JSU erano troppo lenti e rari per inquadrarli stabilmente nelle divisioni; nell'estate del '44, durante l'Operazione Bagradation ebbero modo di distinguersi e causarono sul fronte orientale anche il 50% di tutte le perdite subite dai carri Tiger. Come mezzi d'assalto spesso operavano come (e con) i carri Stalin, ma essendo privi di torretta dovevano essere più attenti e restare più lontani dalle prime linee nemiche. Inoltre spesso non avevano armi difensive a corto raggio. Ci si potrebbe chiedere come mai i carri-casamatta, come spesso erano chiamati, col 122 mm erano messi in produzione rispetto ai JS con lo stesso armamento: in effetti costavano meno ed erano marginalmente più bassi, il che ne faceva un'alternativa accettabile. Numerose le varianti: la JS-122-2 aveva il D-25T semiautomatico che portava fino a 3-4 colpi la cadenza di tiro anziché 2 al minuto (i Tigre non avevano problemi a spararne anche 10); inoltre la casamatta consentiva un maggior angolo di brandeggio. Siccome si temeva che il carro Tiger II sarebbe presto arrivato in quantità, vi fu anche la corsa ad armi più potenti: l'Izdelie (oggetto) 243, 246, 247, 250 erano i prototipi della nuova generazione. Tra le soluzioni: quello che divenne noto come JSU-152-1 con cannone BL-8 a canna lunga, da 900 ms, che però non era giudicato abbastanza superiore alle vecchie armi disponibili da giustificarne l'adozione; allora vi furono il ISU-152-2 con il BL-10, e l'ISU-130 con il potente cannone S-26 da 130 mm, arma navale da 27 km di gittata e 230 mm di acciaio perforabile a 1000 m, con maggiore cadenza di tiro rispetto al 152 e 25 colpi a bordo; l'Armata Rossa, che solo pochi anni dopo avrebbe adottato l'arma navale come cannone M46 campale lo accettò con entusiasmo, avvalendosi di formidabili capacità controcarri rinunciando alla 'standardizzazione' dei calibri; l'S-26-1 era un cannone da 130 mm migliorato per l'ISU-122BM, ma questo pare che venne in serie. Del resto i Tiger II erano 'animali rari' che non apparvero in quantità consistenti. L'ISU-152 Mod 45 aveva il pezzo da 152 su scafo JS-3 ma non ebbe successo in quanto il tipo su scafo JS-2 era più che sufficiente.

Il meno noto, ma tutto sommato più efficiente ISU-122

Dal marzo 1945 la produzione venne spostata a Leningrado; in tutto ne vennero prodotti entro la fine della guerra 4.075 carri-casamatta di cui 1.530 nel '45. Il tipo da 122 mm avrebbe avuto poi una interruzione, ma ricominciò ad uscire nel '47 totalizzando 3.130 mezzi entro il '52, oltre ai 2.450 ISU-152 prodotti fino al' 55. Dal '56 questi ultimi vennero modificati come ISU-152K con cupola e arma ravvicinata da 12,7 mm, 30 colpi e sistemi migliorati quali nuovo telescopio di puntamento e motore V-54K. Questi mezzi resero superfluo anche il T-10 modificato come cannone da 152 mm, poi però accaddero cose ancora più 'interessanti': l'Izd.271,semovente con proiettili atomici da 280 mm, e poi il Kondensator e l'Oka da 406 mm e 420 mm con gittata di 45 km e 55 t di peso. Molto lenti e con bassa cadenza di tiro, vennero ferocemente criticati da Kruschev e alfine cancellati. Erano nondimeno delle realizzazioni tecniche notevoli e anche gli Americani avevano un programma analogo da 280 mm. In seguito gli scafi Stalin, sempre come vettori di armi nucleari, ebbero il ben più micidiale R-11/SS-1 Scud versione A, da 130 km di gittata, con un lanciatore non corazzato (praticamente sopra la cingolatura c'era una struttura simile a quella di un autocarro) in circa 100 esemplari. Esso era stato sviluppato dal Kirov OKB come sistema 8K11, con lanciatore terrestre su scafo IS-3 chiamato ZU-218. Poi venne realizzato lo ZU-218 di maggior lunghezza per ospitare anche il missile SS-1 'Scud B' (ovvero l'R-17, più potente dell'originario R-11). Ma era troppo suscettibile di fastidiose vibrazioni per il missile, e allora la successiva e definitiva piattaforma ruotata fu il sistema 9P117 su autocarro 8x8 MAZ 543. I carri Stalin vennero usati anche per il lancio di razzi FROG-1 da 32 km, sempre con capacità atomica. Anche qui sarebbero stati sostituiti ben presto da autocarri o anche dagli scafi tipo i carri armati leggeri anfibi PT-76, sistemi molto più economici e mobili dei vecchi JS.

ISU-152:

  • Dimensioni: lunghezza 9 m, larghezza 3,07, altezza 2,5, dal suolo 0,46 m;
  • Peso e corazza: 46 t, 90 mm frontale, 75 laterale, 20 superiore
  • Prestazioni: 37 kmh o 19 fuori strada; autonomia 150 km, mazx230 con serbatoi, consumo 3,4 km litro (interni: 520 l +270 esterni), guado 1,3 m, pendenza 36°, ostacolo 1 m, trincea 2,5 m
  • Armamento: cannone ML-20S da 152 mm con 20 colpi e mitragliatrice da 12,7 mm con 1.200 (ISU-152)[2]

Artiglierie[modifica]

L'ML-20

Sempre in tema d'artiglieria, a parte validi pezzi campali come quelli da 76 M1942 (1.220 kg, 13 km di gittata), da 122 mm M1931/37, da 152 mm ML-20 e D-10 (cannoni e obici rispettivamente), M1931 da 203 mm con affusto cingolato. Non c'erano pezzi campali di maggior calibro. I mortai erano molti e di ottima capacità, come l'HM-38 da 120 mm, assegnato ai reggimenti e poi anche ai battaglioni (peso 280 kg, gittata 6 km, granata 16 kg, direzione 6°, alzo +45/80°), notevolmente apprezzato dai Tedeschi e Italiani, i mortai da 50 mm per le compagnie (9,3 kg, gittata 800 m, granata 0,85 kg, angoli 9° e +45/75°), 82 mm per i battaglioni (45 kg, granata da 3,4 kg, gittata 3,1 km) e 107 mm per le truppe da montagna (171 kg, 8 kg, gittata 6,3 km). Infine c'erano le mitragliatrici DhSM 38, grossomodo equivalente alla M2 HB americana.

In dettaglio, gli obici da 122 sparavano una granata da 22 kg a circa 11 km. Erano quindi malamente in grado di tenere banco con i cannoni ad alta velocità da 76,2 mm Mod.36 e poi, nella produzione bellica, i più leggeri M1942. Sia gli obici che quest'ultimo tipo di cannone (i Mod.36 andarono perduti quasi integralmente ai Tedeschi nella prima fase della guerra), sono rimasti in servizio per decenni, inclusa la versione semovente SU-76.

I cannoni ML-20 sono la ridenominazione dei vecchi M1937, che erano gli eredi dei vecchi M1910 e M1910/30 ammodernati, troppo pesanti per il loro calibro e trasportati suddivisi in due carichi. L'M1937 era lungo 4,925 m e pesante 7.930 kg in marcia, 7.128 kg in batteria, sparava granate da 43,5 kg a 655 ms fino a 17.265 m con angolo di 58°, alzo di -2 +65°. Non aveva gittate prodigiose, come molti pezzi Tedeschi e anche Italiani (in pratica i soli 149/40 mod.35), ma era capace di una buona mobilità e dato l'alzo elevato (dovuto all'uso dell'affusto dell'obice M1931/37) di fatto era una sorta di cannone-obice capace di sparare a tiro curvo. Senza cercare esasperazioni, pesava circa un terzo in meno dei cannoni tedeschi e poteva vantare un'elevata mobilità per la sua categoria.

Gli obici erano pure simili quanto a concezione: niente ricerca esasperata di gittate elevate, ma piuttosto mobilità e velocità di azione: con appena 3.600 kg, l'M1943 era il più recente obice da 152, e rimpiazzò l'M1938 paricalibro di cui conservava il cannone, ma montato ancora una volta sull'affusto dell'arma da 122. E funzionò: dal '43 quest'obice rimpiazzò gli altri. Lungo 4,2 m, con direzione di 35°, alzo -3 +63,5°, sparava a 12.400 m una granata HE da ben 51 kg, oppure un proiettile perforante dal peso non meno impressionante di 40 kg. I Tedeschi impiegarono tutte le artiglierie sovietiche che poterono; questi (Mod. 38 e) divennero sFH 443(r). Infine l'obice M1931 da 203 mm, che rifletteva l'enorme livello di sviluppo dei trattori in URSS, tanto che ebbe affusto cingolato per trainarlo dove altri pezzi non potevano muoversi: il suolo sovietico era impervio e la viabilità quasi nulla, non erano cose che si potessero sottovalutare nella progettazione. In ogni caso, pesando in batteria 17,7 t, era un'arma pesante, che richiedeva di essere scomposta nei viaggi a lungo raggio anche in 4-5 carichi. Con una velocità di traino di 15 kmh non poteva muoversi con la necessaria rapidità, ma la gittata arrivava a 18 km, sua granata da 100 kg era potente e nella guerra di posizione, anche sparando un colpo al minuto (in azioni prolungate, 1 ogni 4 minuti), era pur sempre un'arma poderosa. Tant'é che anche nel dopoguerra è riapparso, nonostante la presenza dell'S-23 da 180 mm (da 30-43 km di gittata), nelle divisioni d'artiglieria, sia pure munito di più moderno affusto ruotato. Solo il 2S7 da 203 mm ha posto fine alla sua carriera.

Durante la feroce guerra con i tedeschi, l'artiglieria sovietica, che affondava le sue radici quantomeno in Pietro il Grande, quindi una specialità di lunga tradizione, avrebbe provocato il 70% di perdite in combattimento ai Tedeschi. Come dire, il doppio di tutti i carri, gli aerei e la fanteria messi insieme. Stalin la chiamò 'Il Dio della guerra'. Quando arrivarono a Berlino, i Sovietici avevano intere divisioni solo d'artiglieria, qualcosa di mai visto prima: una brigata artiglieria obici con 4 batterie e ben 64 armi da 152 mm; una brigata di artiglieria con lo stesso ordinamento e 64 armi da 122 mm; una di 4 batterie su di un totale di 36 obici da 203 mm; una mortai pesanti con 64 pezzi da 160 mm, un'arma del periodo bellico (prima ci si 'limitava' a 120 mm); infine una brigata con lanciarazzi pesanti da 300 mm in numero variabile. I Sovietici misero praticamente ruota contro ruota i loro pezzi, ora che praticamente avevano la supremazia aerea. Si stima che arrivarono a oltre 40.000 pezzi impiegati durante la conquista di Berlino. Anche così vi furono settimane infernali e centinaia di migliaia di vittime, gli stessi sovietici ebbero perdite fortissime pur non avendo mai avuto una tale superiorità materiale come nel '45. L'ultima offensiva programmata da Hitler avrebbe dovuto avvenire il 22 aprile: ma era fantasia allucinata, i reparti sovietici non si resero nemmeno conto di un qualche eventuale attacco. Era finita per il Terzo Reich, e restavano solo gli ultimi centri di resistenza, spesso di ragazzini della Hitlerjurend, oppure di chi, come i soldati delle 'Legioni straniere' o le SS, sapeva che non aveva alternative alla morte in combattimento. I Sovietici spesso avanzavano con gli Stalin, o semplicemente, con le artiglierie da 122 e 152 mm, e sparavano ad alzo zero distruggendo interi quartieri. Dopo il '45, l'artiglieria sovietica continuò ad essere tenuta nella massima importanza, anche se subirà una certa flessione. Eppure, dai 25.000 pezzi del '73 (oltre il 90% trainati) si giungerà a oltre 62.000 nel 1989, molti dei quali in ben 16 divisioni d'artiglieria. Alcuni di quei pezzi erano ancora i reduci della 'Grande guerra patriottica'.

Da notare, in termini meramente tecnici, che i sovietici non ebbero mai la classica ripartizione occidentale di artiglierie leggere da 105 e pesanti da 155 (o 149)mm; seguirono piuttosto una loro via, con cannoni da 76 e obici da 122 per le divisioni, da 152 per le brigate o divisioni d'artiglieria. Del resto nemmeno i Britannici hanno adottato questo concetto, orientandosi sui pezzi da 87 e da 139 mm. Dato che però gli Americani, francesi e tedeschi avevano così scelto, la NATO nel dopoguerra farà di queste due categorie i suoi standard di riferimento. I Sovietici, invece, faranno del 122 mm il loro calibro 'standard', quasi una via di mezzo tra il 105 e il 149/152/155 mm.

Quanto ai cannoni controcarri, dai pezzi da 45/46 e poi, 45/66 mm M1942 si passò ad armi più potenti anche se meno maneggevoli, ma con una certa lentezza perché l'artiglieria sovietica era di per se considerata come arma controcarri. Inoltre i cannoni da 45 mm ultimo modello perforavano 95 mm a 300 m, prestazione di tutto rispetto. In seguito arrivarono i cannoni da 57 mm ancora più potenti, quelli da 85 mm (derivati dai pezzi contraerei da 85 mm) e infine M1944 da 100 mm, i più potenti e rispettabili con la loro perforazione di quasi 200 mm a 1 km di distanza.

Obice da 152 mm

Ma la vera peculiarità sovietica furono i fuciloni controcarri: i Sovietici furono tra gli ultimi se non gli ultimi a metterli in servizio, ma i loro PTRS e PTRD erano i migliori tra tutti questi 'fuciloni per caccia grossa'. Si trattava di due tipi diversi d'armi che impiegavano entrambe la stessa cartuccia, una potente munizione che si poneva quasi a metà tra quelle da 12,7 mm, poderose ma ancora un po' deboli contro i carri, e i proiettili da 20, sparati da armi troppo pesanti (ma i fuciloni giapponesi, svizzeri e finlandesi erano per l'appunto calibro 20). Capaci di perforare 25 mm a 500 m, queste munizioni erano la base che poi diede origine alla mitragliatrice KPV, una delle migliori e più temibili armi automatiche mai costruite. Il fucilone PTRD venne messo in servizio nel '41, ed era un'arma a colpo singolo. Lunga ben 2,02 m, pesava 17,3 kg e sparava proiettili ad oltre 1.000 m/s. Il PTRS venne progettato da Simonov e rispecchiava la sua competenza in meccanismi, visto che era un'arma semiautomatica con caricatore a 5 colpi. Questo ne consentiva l'uso come arma a tiro rapido, anche da parte di un singolo soldato, ma pesava 21 kg e raggiungeva i 2,1 m. Il rinculo veniva smorzato dal sistema di sottrazione dei gas e dalla massa, ma la complessità era maggiore: il PTRS era soggetto a problemi meccanici che il PTRD, ovviamente, non aveva. Si trattava di armi che ben presto divennero estremamente diffuse. Paradossalmente, visto che nel '41 i carri armati avevano oramai una corazza abbastanza robusta per resistere ai loro colpi con una certa facilità. Invece i Sovietici distribuirono questi veri e propri cannoni portatili alle loro divisioni, in misura tale che ai Tedeschi pareva che ogni Russo ne avesse uno. Ed era abbastanza vero, visto che si raggiunsero anche valori di alcune centinaia per divisione. In genere c'era un team di due soldati, uno dei quali passava i colpi e proteggeva il compagno con un mitra PPSh-41. Il PTRD rimase più diffuso e popolare, dato che costava meno, non si rompeva e pesava qualcosa di meno. Forse fu un errore passare dall'alimentazione a colpo singolo a quella semiautomatica, forse un sistema ad azionamento manuale sarebbe stato più affidabile e avrebbe ugualmente risposto alla necessità di un tiro rapido. Necessità che era chiara visto che una sola perforazione con colpi tanto piccoli non avrebbe fermato il carro. Rispetto ai bazooka i fuciloni sovietici non avevano lo stesso livello di perforazione, né potevano averlo: ma erano ben più precisi, con una gittata maggiore e potevano anche fare altre cose oltre alla lotta controcarri, per esempio (specie il PTRS) il tiro contraerei, letale per qualunque apparecchio a tiro. Il PTRS, con la sua linea possente e le sue prestazioni di tiro rapido, rimase a lungo in servizio; e anche nell'immaginario collettivo, visto che appare nel film 'Lupin e il Conte di Cagliostro'.

Meno sofisticate, ma decisamente più inquietanti furono le 'mine-cane', in un certo senso 'armi intelligenti' o come diremmo adesso, 'kamikaze a quattro zampe'. I Sovietici usavano cani militari per vari compiti: ma quello più tragico fu escogitato nei duri momenti del '42, quello di caricare sul dorso di un povero cane 'scelto' un pacco di esplosivo. Il criterio era semplice: si dava da mangiare ai cani sotto i carri armati (sovietici), abituandoli alla loro presenza. Poi si legava al loro dorso un pacco esplosivo con un'asticella, che una volta piegata lo faceva esplodere. Le povere bestie venivano quindi sguinzagliate per l'uso, e teoricamente dovevano trovare i carri tedeschi, ci si infilavano sotto e li facevano esplodere. Non era un'idea peregrina, e quando impiegati in agguati, magari con la vegetazione alta, effettivamente conseguirono dei successi. Ma durante le battaglie vere e proprie, i poveri animali erano talmente spaventati che non avevano cura di trovare da mangiare: scappavano in tutte le direzioni, diventando un pericolo per tutti i belligeranti, a maggior ragione per i carri sovietici, che erano quelli a cui s'erano abituati: mai usare questi cani se c'erano carri 'amici' in giro. La cosa finì allorché i Tedeschi ebbero l'ordine di uccidere tutti i cani di grossa taglia che trovavano, in quanto portatori di rabbia. La 'mancanza di materia prima' pose termine a questa pratica dopo il '42. Si dice che in Indocina, verso la fine degli anni '40, vennero ancora utilizzati, ma di ciò non vi sono prove precise.

Per quanto riguarda i cannoni contraerei, il principale pezzo era il cannone da 37 mm M1939, una buona arma sostituita nel dopoguerra da pezzi da 45 (navali) e 57 mm (questi ultimi basati sul 55 mm sperimentale tedesco).

Razzi d'artiglieria (tutti i belligeranti):Katjusha e gli altri[3][modifica]

I lanciarazzi d'artiglieria non erano certo una novità, anzi si può dire che apparvero anche prima dei cannoni. Ma la loro nascita 'moderna', dopo innumerevoli incarnazioni, dal fuoco greco ai razzi indiani (poi ripresi dagli Inglesi), si può attribuire ai Sovietici, seguiti a ruota dai Tedeschi; il tutto, mentre gli Inglesi e anche i giapponesi pensavano ai razzi come armi contraeree. In seguito però anche i Giapponesi usarono grossi razzi d'artiglieria e anche in qualche caso per compiti aria-aria, mentre gli americani cominciarono con ordigni come quelli da 127 mm a bassa velocità, e gli M8 da 114 mm per l'esercito (e adattati con i loro tubi di lancio anche per gli aerei, prima di rimpiazzarli con i 127 mm), poi saranno interessati a razzi anche semiperforanti da 165 mm, i razzi da 127 mm ad alta velocità, e altri aggeggi fino ai Tiny Tim da 290 mm. Queste erano le armi aeree, ma gli americani valutarono anche diversi tipi di razzi come quelli, sempre contenuti in tubi grazie alle alette ripiegabili, da 117 mm, spesso visti in grosse batterie sopra la torretta dei carri Sherman, con sistema d'alzo collegato con un'asta rigida al cannone. Era il sistema conosciuto come T34 Calliope, con ben 60 tubi di lancio su 4 file. Vi furono anche razzi di calibro maggiore come il Whizz Bang da 183 mm, altri tentativi furono i Tulip (tulipano) che erano i razzi da 76 mm inglesi da 60 libbre attaccati con rampe ai lati delle torrette per colpire carri e bunker, un sistema artigianale apparso in Normandia perché gli Americani avevano visto l'efficacia dei razzi dei Typhoon anche contro i panzer tedeschi. Come potessero mirare bene con armi simili, però, è davvero difficile capire e si trattò di un esperimento piuttosto estemporaneo.


I Sovietici furono in grado di produrre già nel '41 i loro primi sistemi: quelli da 82 e da 132 mm. Questi ultimi, molto temibili e temuti, erano montati su rotaie di lancio e avevano una testata da 16 kg recapitabile a 8,2 km. Erano i BM-13, talmente rispettati da essere utilizzati per decenni a fianco di razzi moderni, con alette ripiegabili (dentro ad appositi tubi, vedi il BM-14 e BM-21). Questi razzi diedero un fattivo contributo alla vittoria sovietica e oltre ai danni incutevano un notevole timore ai soldati, che venivano, nell'arco di secondi, bersagliati da dozzine di granate (cosa difficile da fare con le artiglierie). Un effetto 'sorpresa' decisamente temibile. I razzi da 300 mm invece non avevano abbastanza gittata e nel dopoguerra verranno rimpiazzati senza rimpianti dai BM-24 (11 km).

Ecco qualche altro particolare in più su queste armi d'attacco. I razzi non sono un'invenzione moderna, nemmeno in termini militari. Già gli Antichi conoscevano miscele incendiarie e primordiali fuochi d'artificio o di guerra, come il segretissimo 'fuoco greco'. Francesco Bacone aveva scritto riguardo di come ottenere 'tuoni' mettendo una miscela di sostanze apposite dentro un tubo chiuso. Gli Arabi lanciarono ordigni contro le forze di Luigi IX durante la settima crociata, nel 1250, i Mongoli contro gli arabi nel tragico attacco a Baghdad nel 1258. Ma nel XV secolo ai razzi si preferiranno le bombarde, certamente più pesanti ma più precise. I razzi tornarono nelle cronache durante le battaglie del tardo 1700 dai Rajah indiani contro gli Inglesi. Erano razzi che avevano una caratteristica piuttosto strana: erano lanciati non con un bastone, ma con una specie di lama a mò di spada, in acciaio, che all'impatto sul campo avversario tendeva a ruotare falciando quello che trovava. C'erano anche diverse armi di tipo 'normale', sempre con struttura in ferro di 3-6 kg e bacchette di lancio di 2,5 m per una gittata dai 2.500 metri. Le cariche esplosive erano più promettenti. In ogni caso questi razzi, che terrorizzavano i cavalli in particolare, e impressionarono il col. William Congreve, all'epoca molto giovane, che cominciò a studiarli per l'impiego con l'esercito britannico dal 1801. E così dal 1805 al 1813 le navi di Sua Maestà tirarono contro le città costiere, come Copenaghen, centrata da 25.000 razzi, e un reparto d'uso dei razzi, il Rocket Corps, partecipò poi alla battaglia di Lipsia, contribuendo a battere Napoleone. Si trovano persino accenni dei razzi nell'Inno nazionale americano (quelli lanciati nel 1812 contro il forte McHenry a Baltimora, nella guerra tra inglesi e americani). E Congreve non mancò nemmeno di elencare i tipi di razzi che erano già molto evoluti all'epoca di tale pubblicazione, il 1817, con portate di 1800-2700 m, che potevano essere esplosive, ma anche perforanti (semi-perforanti?), incendiari, shrapnel, e persino illuminanti con un piccolo paracadute, per un peso che nel caso degli shrapnel era di 5,4-14,5 kg, con dentro una piccola carica esplosiva e 48-200 pallottole da fucile. Al solito c'era un sistema di governali a bacchetta, mentre i lanciatori avevano struttura di rame sottile. Siccome i razzi erano economici e facili a portare, con lanciatori leggeri simili ad una scala a pioli, si trattava di un tipo interessante, ma impreciso. Per migliorarlo a metà del XIX secolo si ebbe una notevole innovazione con l'orientamento degli ugelli fatto da W.Hale, cosa che migliorò molto la precisione perché induceva un movimento rotatorio attorno all'asse, come i proiettili di artiglieria a canna rigata. Alcuni anni dopo, il colonnello inglese Edward M. Boxer ebbe l'idea di aggiungere ai razzi un secondo stadio, in modo da aumentarne la gittata. Così Congreve, che pensava che un giorno i razzi avrebbero sostituito i cannoni, non fu del tutto dimenticato. Anche se certo non fu un gran bene per chi ne subì le conseguenze, per esempio nel Risorgimento in Italia, nella Guerra civile americana, in azioni coloniali da parte inglese. Ma l'uso di artiglierie leggere, obici, cannoni, a canna rigata fece sparire apparentemente in maniera definitiva i razzi, anche se durante la I GM vennero usati per compiti di segnalazione e illuminanti. Sembrava la fine del razzo bellico, a parte limitatissime eccezione come i razzi anti-dirigibile francesi, simili a fuochi d'artificio, tirati da batterie a rampa nelle ali degli aerei. Ma era solo un intermezzo, perché negli anni '30 nuovi studi vennero fatti a Leningrado, con un ufficiale del Genio, tale Boris Petropavlovski, che però morì nel '35. Per questo il padre dei razzi sovietici spesso è indicato in Andrej Kostikov, e tali armi sembrarono promettere tanto che esse divennero un'arma segreta, manovrata solo da personale dell'NKVD, che era una polizia speciale discendente dal GPU e madre del KGB. I Sovietici ovviarono a molti problemi, in particolare al fatto che i razzi erano troppo visibili per la nuvola di detriti che facevano quando partivano da rampe terrestri. La cosa non poteva essere risolta per la scia, ma montando i razzi su rampe a I sopra autocarri, si risolse parte del problema dato dalla nuvola sollevata, e permetteva di scappare dalla reazione dell'artiglieria e mortai, visto che la portata non era sufficiente per starne fuori. Questi erano i 'Kannoni Kostikov', vera artiglieria semovente, che poi venne soppiantato dal termine Katjusha durante la guerra. I razzi erano da 82 o 132 mm, i primi erano con ogni evidenza i parenti stretti dei tipi sperimentati sugli aerei (a parte i primissili RS-75 da 75 mm) durante gli anni '30, i secondi invece vennero probabilmente adattati al loro uso. In ogni caso, il razzo primigenio usato dalle artiglierie era l'RS-82, lungo appena 60 cm, pesante 8 kg di cui 1 per il propellente e 3 per la testata, con alette di stabilizzazione e un ugello con tubo di Venturi, per una velocità a termine combustione di 315 m.sec e una gittata tutt'altro che disprezzabile di 5.500 m. Il lanciatore era su due file di rotaie per 14 e 12 razzi su rotaie lunghe 1,88 m superiori (14 sopra e 12 sotto la struttura a T) e una fila inferiore di altri dieci, per un totale di ben 36. I razzi erano tirabili in coppie in rapida successione con un'accensione elettrica e l'alzo era di 15-45 gradi, brandeggio di dieci gradi, l'autocarro era lo ZIS-6 da 2,5 t del '34, peso totale da 4,230 t con capacità di trasporto su strada di circa 4 tonnellate, grazie alla sua robusta struttura a sei ruote. Vennero poi usati largamente anche autocarri americani e carri leggeri T-60 se non anche T-70 appositamente modificati, mentre non mancarono razziere da 8 colpi o da 48 su GAZ-63 costruiti dal 1944. Ma presto i razzi principali erano diventati i BM-13 o BM-13-16, con ordigni ben più potenti. Il loro impiego con iniziò l'agosto del 1941, mentre il 15 luglio debuttarono i razzi da 82 mm con una massiccia e terrificante salva di 320 ordigni impattati vicino a Rudnja, spaventando i soldati tedeschi come quelli sovietici: nessuna delle due parti sapeva dei razzi, nemmeno dei Nebelwerfer che anche i Tedeschi stavano sviluppando.

Il 15 agosto, nel fronte di Kiev, partirono salve di otto razzi dei BM-13, con razzi RS-132 (il calibro in mm), ordigni da 1,42 m per 42,5 kg, peso testata 18,5 kg e propellente 7 kg. La velocità raggiungibile, ancora meramente sonica o poco oltre, era sufficiente nondimeno per raggiungere gli 8.500 m. Le rampe erano a doppia T con 8 di esse con due razzi, uno sopra e uno sotto, per un totale di 16, autocarri ZIS-6 o 150, poi dal' 44 i GAZ-63, mentre non sarebbero mancati lanciatori su scafo dei T-60, T-70 e trattori cingolati STZ-5. Questi razzi erano tanto longevi, che continuarono anche negli anni '80 ad essere impiegati, anche se solo come ordigni d'addestramento e al più di riserva, avendo gittata e testata di tutto rispetto. Aumentando la potenza si assistette nel '42 ai razzi 'Vanjuscia' che avevano ordigni M-30, calibro 300 mm, peso 158 kg, gittata di 2.800 m. Erano certamente scarsi in portata, ma potevano causare danni enormi dove colpivano, in azioni essenzialmente d'attacco. Dal '43 si aggiunsero razzi da 310 mm, pesanti 'solo' 92,5 kg, ma con portata di 4.800 m. Erano in tutti i casi tirati da lanciatori statici a 4 rampe. Solo il TS-31, pesante 95 kg, venne installato su autocarri americani o sovietici. Naturalmente vi erano rampe multiple, stavolta però da 12 armi in una specie di gabbia a parallelepipedo di 3 m di lunghezza e 2,13 di larghezza, alzo 10-50°. Era l'antenato, anche se di portata limitata, del potente BM-24. Altri ordigni comparsi, ma di cui si hanno scarse notizie, erano armi come quella da 280 mm prodotta a Leningrado dagli assediati, c'era un'arma da 200 mm e 57 kg, un'altra da 14 kg e 120 mm con portata di 5 km, che comparve nel '42. I Sovietici della prima batteria sperimentale sui BM-13 tirarono tutti i circa 600 razzi disponibili in quell'estate del '41, assistiti da un obice da 122 per gli aggiustamenti di tiro. Poi distrussero i materiali rimasti. I Tedeschi sul momento pensavano che i loro avversari avessero armi come 'cannoni automatici', e ne vennero impressionati.

Presto anche loro iniziarono a tirare razzi: le SS ebbero la preminenza nel nuovo campo superando la Whermacht, e il primo prodotto fu il razzo da 8 cm, in realtà 78 mm, lungo 72 cm e pesante 6,9 kg, con 2 di propellente e stabilizzazione ad alette. Portata: 5.300 m, carica 600 gr di TNT, sistema di lancio (non meno importante per ottenere una rapida saturazione) di 12 rampe a rotaia con i soliti fori d'alleggerimento. C'erano lanciatori fino a 48 razzi. Ma oltre a questo sistema simile al BM-8, anzi all'M-8 come all'epoca era chiamato, non mancarono i razzi Nebelwerfer, teoricamente nebbiogeni, proprio del '41. Erano lanciatori dall'aspetto inconfondibile a 6 canne e non rampe, trainabile e il razzo era stabilizzato da ben 26 tubi di Venturi, che lo rendevano più adatto al tiro mirato con poche armi, ma queste erano costose. Se era meglio usare queste o il fuoco a massa di razzi stabilizzati con governale, è difficile da dire. I razzi da 15 cm erano troppo piccoli per giustificare la loro attività, anche se originariamente erano intesi piuttosto come armi di tipo adatto a formare cortine nebbiogene. Il passo successivo al Nebelferwher 41 15 cm fu quello da 21 cm, con un potente razzo da oltre 100 kg e gittata di oltre 6 km. Questo fu il lanciarazzi standard, con 5 tubi di lancio nel caratteristico lanciatore che ricorda, come nell'altro caso, un tamburo di pistola. Tuttavia la maggior parte di questi sistemi era trainata, anche se alcuni tipi da 15 cm erano su scafo di semicingolato. Apparentemente gli autocarri tedeschi non erano considerati abbastanza mobili per tale compito. I razzi da 280 mm tedeschi erano lanciabili da semplici telai di legno o con 4 razziere, dai fianchi dei semicingolati mod. 251, chiamati anche Stuka zum fuss, bombardieri a piedi (appiedati), ed erano razzi equivalenti ai tipi sovietici paricalibro per la potenza di attacco su bersagli specifici.

L'Italia non ebbe nulla da contrapporre, se non un M 13 catturato e usato dagli Italiani nel tardo 1942- inizio 1943, quando venne abbandonata a Kupiansk.

Note[modifica]

  1. Pizzo N: I carri IS 1 e IS 2 Eserciti nella Storia nov-dic 2004
  2. Pizzo Nicola: I Jopin Stalin senza torretta Eserciti nella Storia lu-ago 2005
  3. Simone G: La Katjuscia dell'ARMIR, Storia militare maggio 1997