Greco antico/Verbo

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Indice del libro

Il verbo greco, come in italiano, esprime la nozione di tempo (passato, presente e futuro), di persona (1°, 2° e 3°) e di numero; in particolare, oltre al numero singolare e plurale esso presenta anche il duale, limitato alla seconda e alla terza persona ( voi due, loro due) : esso si riferisce ad un concetto espresso da una coppia ( "due buoi arano, voi due fratelli giocate, etc."). Il verbo greco si articola inoltre nei vari modi, quali l'indicativo, il congiuntivo, l'ottativo, l'imperativo, il participio, l'infinito ed esprime tre diàtesi, distinte in attiva, media e passiva. Ma la differenza più rilevante del verbo greco, rispetto a quello italiano è la caratteristica dell'aspetto (o qualità) dell'azione, che è la maniera in cui l'azione o la condizione espressa dal verbo viene vista da chi parla o da chi scrive. Esso ci indica se, indipendentemente dalla nozione di tempo , l'azione viene vista:

  • nel suo svolgersi e nella sua continuità ( aspetto imperfettivo o durativo);
  • nel suo valore assoluto, cioè nel suo semplice accadere ( aspetto assoluto o puntuale);
  • come già conclusa nel passato, ma i cui effetti perdurano ancora nel momento in cui si parla o si scrive ( aspetto resultativo'-'stativo).

Il presente, così come l'imperfetto, esprime l'aspetto imperfettivo o durativo. Il greco presenta, infine, due coniugazioni :

  • la coniugazione tematica dei verbi in -ω, detti così dalla terminazione della prima persona singolare dell'indicativo presente attivo (γράφ-ω);
  • la coniugazione atematica dei verbi in -μι, detti così dalla terminazione della prima persona singolare del presente attivo ( φη-μί).

Il verbo greco conosce quattro sistemi temporali fondamentali. A ognuno di essi è associato un determinato aspetto verbale, o qualità dell'azione, in relazione alla sua durata o compiutezza. tali sistemi temporali sono:

  • il presente, tema temporale che definisce un'azione non compiuta e durativa, con sfumature conative ("tentare di...") o iterative o di consuetudine;
  • il futuro, che indica un'azione futura rispetto al momento della sua enunciazione;
  • l'aoristo, che indica un'azione momentanea, colta nel momento finale del suo compiersi, senza alcuna conseguenza perdurante nel presente;
  • il perfetto, che indica uno stato nel presente risultante da un'azione passata (azione di aspetto resultativo).

A partire da questi quattro temi temporali, che costituiscono l'ossatura del paradigma del verbo greco, si formano tutti i tempi verbali del greco, che sono nel complesso sette:

  • sul tema del presente, si formano due tempi: lo stesso presente, in tutti i suoi modi e l'imperfetto indicativo, indicante un'azione durativa nel passato (e corrispondente in linea di massima all'imperfetto italiano),
  • sul tema del futuro si forma il futuro semplice, in tutti i suoi modi;
  • sul tema dell'aoristo si forma l'aoristo in tutti i suoi modi (esso corrisponde a due tempi italiani, passato remoto e trapassato remoto);
  • sul tema del perfetto si formano tre tempi: il perfetto stesso, indicante uno stato presente derivante da azione passata; il piuccheperfetto, indicante uno stato passato derivante da un'azione ancora anteriore; il futuro esatto o futuro perfetto (solo impropriamente definito futuro anteriore), indicante lo stato futuro derivante da un'azione presente o futura. I tempi del perfetto, per la loro peculiare valenza, non hanno una e una sola corrispondenza con i tempi italiano, ma assumono diverse funzioni, tutte relative all'idea del risultato presente, passato o futuro, di un'azione precedente.

I tempi del verbo greco si dividono in due categorie:

  • i tempi principali, presente, futuro, perfetto, futuro esatto, che hanno valore di azione presente o futura, e assumono le desinenze primarie, caratterizzate dalla tipica ι finale;
  • i tempi storici, imperfetto indicativo, aoristo, piucchepperfetto indicativo, che articolano l'azione passata, e assumono due caratteristiche: 1) il prefisso verbale noto come aumento (ma solo nell'indicativo -vedi sotto); 2) le desinenze secondarie, che sono totalmente prive della tipica ι finale.

La definizione che il filosofo Aristotele dà del verbo è che esso "esprime in aggiunta il tempo" ( προσσημαίνει τὸν χρόνον). Ciò è vero unicamente per il modo indicativo, non per gli altri modi del verbo greco, che indicano, per ogni tema temporale, solo la qualità dell'azione (la sua durata o compiutezza), e la sua modalità logica (reale, potenziale etc.). Il greco ha quattro modi finiti (gli stessi dell'indoeuropeo, ancora conservati in vedico), e due forme nominali. I modi finiti del verbo greco sono:

  • l'indicativo, modo dell'azione reale, collocata nel tempo: è l'unico modo dell'imperfetto e del piucchepperfetto, e il solo in cui l'aoristo assume l'aumento;
  • il congiuntivo, modo dell'esortazione e della possibilità, in dipendenza da tempi principali - il congiuntivo di tutti i tempi ha sempre le desinenze primarie, ed è trattato alla stregua di un tempo principale (ha valore prospettivo, quasi fra presente e futuro);
  • l'ottativo, modo del desiderio e della possibilità, in dipendenza da tempi storici -l'ottativo di tutti i tempi ha sempre le desinenze secondarie ed è trattato alla stregua di un tempo storico;
  • l'imperativo, modo del comando.

Accanto a questi modi ci sono poi le forme nominali dell'infinito, che ha la stessa valenza dell'infinito italiano e latino, e del participio, corrispondente al participio e al gerundio italiani.

Non tutti i sistemi temporali si coniugano in tutti i modi. Uno sguardo d'insieme è fornito dal seguente specchio riassuntivo:

  • il presente ha l' indicativo, il congiuntivo, l' ottativo, l' imperativo, il participio, l' infinito;
  • l' imperfetto ha solo l' indicativo;
  • il futuro ha l' indicativo, l' ottativo, il participio e l' infinito;
  • l' aoristo ha l' indicativo, il congiuntivo, l' ottativo, l' imperativo, il participio, l' infinito -assume caratteristiche di passato solo nell'indicativo;
  • il perfetto ha l' indicativo, il congiuntivo, l' ottativo, l' imperativo, il participio, l' infinito;
  • il piuccheperfetto ha solo l' indicativo;
  • il futuro esatto ha l' indicativo, l' ottativo, il participio e l' infinito.

Come nella flessione nominale, anche nella coniugazione dei verbi greci esistono tre numeri, singolare, duale e plurale. Il singolare e il plurale hanno le consuete tre persone nell'indicativo, nel congiuntivo e nell'ottativo, ma non nell'imperativo, che non ha le prime persone; il duale ha solo la seconda e la terza persona in tutti i quattro modi finiti.

Il verbo greco ha tre diatesi (in questo, fra le lingue indoeuropee, è eguagliato solo dal sanscrito), tutte flesse, nella maggior parte dei tempi, con desinenze proprie, ben distinte per ognuna di esse (al contrario di ciò che avviene nelle moderne lingue europee occidentali). Queste forme o diatesi sono:

  • l'attivo, che esprime l'azione compiuta dal soggetto;
  • il medio, che esprime un'azione che avviene nella sfera di interesse o di pertinenza del soggetto -esso corrisponde ai vari usi del riflessivo della lingua italiana;

Le tre forme del greco sono ben diversificate solo in due tempi: il futuro e l'aoristo. Negli altri tempi, presente, imperfetto, perfetto, piucchepperfetto e futuro esatto, il medio e il passivo coincidono, e sono distinguibili solo dal contesto sintattico della frase, in base alla presenza o meno del complemento d'agente.

Attenzione: il medio del greco può essere usato come riflessivo propriamente detto (verbo che indica un'azione che il soggetto compie su se stesso), ma per lo più quest'ultima forma verbale è chiaramente espressa con il verbo transitivo attivo che regge un pronome riflessivo, che spesso è peraltro sottinteso.

Altre funzioni del medio:

  • Medio reciproco: corrisponde al riflessivo reciproco italiano;
  • Medio dinamico: indica un'azione in cui il soggetto è fortemente coinvolto, connotazione che la forma attiva non renderebbe; il medio dinamico di un verbo transitivo può reggere l'accusativo, cioè un compl. oggetto;
  • Medio d'interesse: indica un'azione che il soggetto compie a proprio vantaggio: il medio di interesse di un verbo transitivo può reggere l'accusativo, cioè un compl. oggetto.

Verbi deponenti e verbi semideponenti[modifica]

Come in latino, in sanscrito e in molte altre lingue antiche, alcuni verbi greci depongono la forma attiva e hanno solo la forma media, che ha però valore attivo: essi perciò vengono definiti verbi deponenti medii. Ess.:

  • μάχομαι, "combatto";
  • γίγνομαι: "divengo, nasco, sono", alla 3º persona sing. e plur. vale "accade, accadono";
  • βούλομαι: "decido, voglio".

Molti verbi greci sono deponenti in alcune forme, e regolari in altre: così il verbo γίγνομαι, "divengo, nasco, accado, sono", ha un perfetto γέγονα, non deponente (simili paradigmi verbali vengono definiti semideponenti, poiché depongono l'attivo solo in parte).

Lo stesso verbo atematico εἰμί, "sono, esisto", ha un futuro deponente: ἔσομαι "sarò".