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Meccanica analitica/Conseguenze dell'ipotesi di Einstein: dilatazione dei tempi e contrazione delle lunghezze

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Indice del libro

L'ipotesi di Einstein che il modulo della velocità della luce è costante in tutti i sistemi di riferimento inerziali ha conseguenze non banali. Come abbiamo già potuto notare dalle trasformazioni di Lorentz, viene a cadere il concetto di tempo assoluto, che fin da Aristotele era il paradigma diffuso e accettato dalla comunità scientifica. Questo è un effetto interessante: in conseguenza dell'ipotesi di Einstein, siamo di fronte a una dilatazione dei tempi quando cambiamo sistema di riferimento.

Dilatazione dei tempi

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Facciamo un esempio, studiando un modello. Consideriamo un'astronave che passa per l'origine del nostro sistema di riferimento con velocità orizzontale v=cost. Su questo razzo sono presenti due specchi, a distanza di un metro l'uno dall'altro; un raggio luminoso parte da uno dei due specchi, viene riflesso dal secondo e torna al laser d'origine. Questo sarà il nostro particolare orologio, che misura il tempo in spazio percorso dal raggio luminoso. Un intervallo fondamentale è un periodo completo, che sarà pari a Δt=lc=2m, posto ovviamente c=1. L'apice indica che ci troviamo nel sistema di riferimento del razzo e non a terra.

L'evento che studiamo è proprio il raggio di luce che parte dal laser. Abbiamo quindi:

Δt=2mΔx=0Δy=0Δz=0

Consideriamo ora la grandezza Δs=Δt'2(Δx'2+Δy'2+Δz'2)=4. Di questa grandezza parleremo in seguito, per ora prendiamola per buona.

Spostiamoci adesso nel sistema a terra. Il raggio luminoso si sposta assieme al razzo (esattamente come nel caso di Michelson-Morley, percorre una traiettoria triangolare, con la base pari a Δx e i lati obliqui di dimensione c). Avremo le seguenti variazioni:

Δx=vΔtΔy=0Δz=0Δt=2l2+(Δx2)2=2l2+(vΔt2)2

Notiamo che ΔtΔt. In particolare Δt=2c, applicando le trasformazioni di Lorentz:

Δt=Δtvc2Δx1v2c2(Δx=0)Δt=Δt1v2c2

Da questo otteniamo che Δt=2c1+v2c2. Ovvero Δt>Δt, quindi i tempi si dilatano per velocità più basse. Notiamo tuttavia che il Δs definito come sopra resta invariato in entrambi i sistemi di riferimento (il calcolo è solo algebra elementare).

Contrazione delle lunghezze

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Adesso passiamo a considerare un altro fenomeno fisico, stavolta di tipo particellare. Attraverso dei particolari rilevatori riusciamo a osservare un gran numero di muoni che arrivano a Terra, formatisi all'inizio dell'atmosfera terrestre (generati dal vento solare che incontra l'atmosfera). Questo fenomeno è di per sé poco interessante, se non fosse che i muoni non potrebbero arrivare a terra.

Infatti, la velocità dei muoni è pari a v=0.99999c, molto prossima a quella della luce; tuttavia, la vita media di un muone è pari a 107s, dopo i quali decade in un elettrone e un antineutrino. Facendo un breve calcolo, lo spazio percorso, con quella velocità e in quel tempo, è al massimo qualche centinaio di metri (con fluttuazioni statistiche sulla vita del muone). Il limite dell'atmosfera si trova a venti chilometri (all'incirca) da terra.

Un modo di spiegare questo fenomeno è che, nel sistema di riferimento Terra, che ha velocità molto più basse di quelle del muone, il tempo si dilata secondo trasformazioni di Lorentz:

Δt=Δt1v2c2

Poiché v2c21, avremo che Δt>>Δt: l'intervallo di tempo si dilata così tanto, infatti, da permettere al muone di arrivare a terra con la sua velocità caratteristica.

E se invece ci mettessimo nel sistema di riferimento del muone? Se ci sediamo sul muone, il tempo 107s resta quello che è, e la velocità è quella che è, cioè, dopo qualche centinaio di metri, il muone dovrebbe decadere e noi cadremmo nel vuoto (perché eravamo seduti sul muone). Allora, come è possibile che nel sistema di riferimento Terra i muoni arrivano al suolo, ma nel sistema di riferimento muone no?

Semplicemente, come il tempo si dilata, lo spazio si contrae. Consideriamo la stessa astronave dell'esempio precedente: su questa è presente un metro di lunghezza l. Nell'istante in cui l'astronave passa all'origine, l'astronauta misura in un intervallo Δt=0 la lunghezza di un metro a terra. È fondamentale che la misura sia fatta in un istante pressoché nullo (altrimenti l'astronave va via e il metro si trova ad essere lungo qualche chilometro). Questa lunghezza è pari a:

Δx=Δx1v2c2Δx=Δx1v2c2

Risulta quindi essere Δx<Δx: lo spazio si contrae a seconda del sistema di riferimento. Il muone, quindi, riesce ad arrivare a terra perché lo spazio che percorre è molto minore di quello che vediamo noi.

Queste due conseguenze posero fine all'assolutismo dello spazio e del tempo: queste due misure, infatti, sono relative al sistema di riferimento in cui vengono misurate. C'è una ragione, quindi, se viene chiamata "teoria della relatività".