I promessi sposi/Analisi del capitolo 17

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Indice del libro

Il diciassettesimo capitolo è forse uno dei più lirici del romanzo ed è interamente dedicato alla figura di Renzo, ai suoi sentimenti e alle sue sensazioni.

Ora tramite il discorso diretto, ora tramite la tecnica del discorso indiretto libero, veniamo a conoscenza dei pensieri di Renzo, tra i quali soprattutto si insinua la paura e l'ansia di essere scoperto e catturato. La paura e l'ombra sono elementi che ricorrono in tutto il capitolo durante la fuga del giovane da Milano verso Bergamo.

In tutto questo la speranza è rappresentata dalla buona voce dell'Adda, il fiume che segna il confine tra il ducato di Milano e quello di Venezia.

Nel suo soliloquio Renzo ripensa sulla base delle parole del mercante le vicende vissute a Milano: usando con insistenza la triplice ripetizione delle parole (Io fare il diavolo! Io ammazzare tutti i signori! Un fascio di lettere, io; sappiate... sappiate... sappiate) si rivolge al suo interlocutore (il mercante) rispondendo alle false accuse perpetrate dai birri e prendendo le distanze da esse. A lui e al suo individualismo Renzo contrappone la morale cristiana (aiutar Ferrer, come se fosse stato un mio fratello, bisogna farlo per l'anima: son prossimo anche loro).

Ritornano gli stilemi della fiaba (cammina cammina) e Renzo prosegue la sua strada in un climax di paura e tensione: il mugolio dei cani lamentevole insieme e minaccioso e il timore di Renzo nel chiedere ospitalità in una delle case del paese che attraversa lasciano spazio alla noia (nel senso di disagio e fastidio fisico e psicologico) e alla mancanza di un gelso, una vita o altri segni di coltura che parevano fare una mezza compagnia.
Proseguendo nel percorso la natura si inselvatichisce (macchie più alte, di pruni, di quercioli, di marruche) e la noia si trasforma in ribrezzo fino a quando Renzo non si addentra nella boscaglia e si ha il culmine della tensione:

« Gli alberi che vedeva in lontananza, gli rappresentavan figure strane, deformi, mostruose; l'annoiava l'ombra delle cime leggermente agitate, che tremolava sul sentiero illuminato qua e là dalla luna; lo stesso scrosciar delle foglie secche che calpestava o moveva camminando, aveva per il suo orecchio un non so che d'odioso »
(capitolo 17)

La paura e il disagio collegati alla boscaglia o alla foresta rimandano immediatamente agli ambienti tipici della fiaba: Renzo riesce a vincere però anche questa prova (Provava un certo ribrezzo a inoltrarvisi; ma lo vinse, e contro voglia andò avanti) e la spannung si scioglie nell'amico rumore dell'Adda.
Il fiume, correlato sempre ad un rumore benevolo e amico in opposizione al silenzio, i mugolii e i rumori ostili della natura, non segna solo il confine tra i due stati ma la sua acqua limpida è simbolo della speranza di Renzo.

La lettera maiuscola alla parola Provvidenza in seguito indica che non si tratta di una semplice buona sorta ma proprio della volontà di Dio. La nuova consapevolezza di Renzo si oppone alle solite divozioni e alle orazioni per i morti più legate ad un ambito superstizioso.

A partire dalla narrazione[modifica]

Verso l'Adda
  • Durante il cammino Renzo ripensa alle parole del mercante e alle accuse nei suoi confronti.
  • In un crescendo di tensione, paura, disagio Renzo affronta la desolazione della campagna e la boscaglia. Sente finalmente il rumore amico dell'Adda.
  • Si reca in una capanna per passare la notte.

Le figure di Lucia e Padre Cristoforo sono richiamate per mezzo di una sineddoche (una parte per il tutto). La donna e il frate diventano così una treccia e una barba.

San Marco
  • Al mattino Renzo torna nei pressi dell'Adda dove trova un traghettatore disposto a portarlo al di là del fiume, in terra di San Marco
  • Il barcaiolo gli indica la strada per Bergamo.

Renzo saluta la patria (maledetto paese) ma con un po' di nostalgia pensa che l'acqua sotto i suoi occhi è passata sotto il ponte (qui indica per antonomasia il ponte del suo paese sul lago di Como).

Renzo dal cugino Bortolo
  • Renzo a Bergamo entra in un'osteria e, nell'uscire, fa l'elemosina ad un gruppetto che stende la mano: "C'è la Provvidenza", esclama il giovane.
  • La Provvidenza lo ricompenserà facendogli incontrare senza difficoltà il cugino Bortolo, factotum della fabbrica in cui lavora, che gli fornisce alloggio e lavoro.

La provvidenza è davvero una concreta presenza divina cui affidare le proprie azioni, punto di riferimento costante di fronte alle contraddizioni dell'esistenza

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