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I promessi sposi/Manzoni e il lettore

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Indice del libro


Rapporto con il lettore

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Il rapporto che Alessandro Manzoni stabilisce indirettamente con il lettore è improntato a cordialità e modestia. In particolare, il Manzoni definisce nel Capitolo I il destinatario come i miei venticinque lettori: questo passo può essere ritenuto ironico, dato l'enorme immediato successo riscosso dal romanzo. In effetti Manzoni non allude ad un lettore specifico, bensì a un lettore generico (usando un termine tecnico lo si può definire il narratario dell'opera). Questo implica un approfondimento sul punto di vista del destinatario dell'opera manzoniana.

Lettori molteplici

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L'introduzione del romanzo presenta nell'incipit la finzione del manoscritto seicentesco. Tale stratagemma dispone dunque il seguente schema di rapporto tra emittente e destinatario

  Epoca di pubblicazione destinatario implicazioni
Manoscritto inventato Prima metà del XVII secolo Lettori seicenteschi Livello denotativo:
pura descrizione dei fatti
Riscrittura manzoniana Prima metà del XIX secolo Lettori ottocenteschi Livello connotativo:
la descrizione del XVII secolo allude alle vicende della metà dell'Ottocento
Rilettura odierna Oggi Noi, lettori del 2024 Livello interpretativo:
le vicende descritte da Manzoni superano la contingenza e ci parlano tuttora

La narrazione si inserisce nel periodo del "presunto manoscritto" del quale l'autore sta facendo una rielaborazione; il primo capitolo, con l'incontro di Don Abbondio con i bravi, avviene infatti la sera del 7 novembre 1628 mentre il termine della storia si pone nel 1630, in coincidenza con la grande epidemia di peste. La finzione del manoscritto presuppone che, data la vicinanza degli eventi, i fatti in esso narrati corrispondano a una realtà storica. Questo per Manzoni era un intento comunicativo fondamentale.

Ma evidentemente all'autore non interessava solo il livello della nuda descrizione cronistica (vale a dire il livello denotativo), ma per tutto il testo, ora con commenti fuori campo ora con accenni interni al testo intesseva un dialogo fatto di sottintesi e di complicità con il lettore per sfuggire alla rigida censura editoriale austro-ungarica. Ecco dunque che la meschina sopraffazione e l'impotente violenza delle leggi promulgate dal governo spagnolo nel Milanese rispecchiano la durezza e l'impotenza del giogo austriaco in Lombardia. Ecco dunque che la contrapposizione tra registri linguistici adottati dai diversi personaggi (il latinorum di don Abbondio, lo spagnolo del Vicario di provvigione, ecc.) allude alla questione della lingua, oggi per noi apparentemente accademica data la distanza temporale, ma all'epoca di bruciante attualità.

Infine l'autore ha coraggiosamente scelto di trattare temi di portata universale, che interrogano il lettore di qualunque epoca, indipendentemente dal fatto che Manzoni lo prevedesse o meno. Ecco dunque che quando egli ci accompagna a leggere tra le righe della sua scrittura insegna ad ogni lettore come si affronta un romanzo. È questo il livello dell'interpretazione personale. Ecco dunque che quando tenta di rispondere alla domanda "cos'è la giustizia?" provoca nel lettore uno sguardo critico che gli fa seguire le vicende dei telegiornali o della stampa quotidiana con occhio più attento. Ecco dunque che quando contrappone i punti di vista dei diversi personaggi su un argomento non cessa di chiamare in causa l'appoggio o la riprovazione del lettore odierno a uno di essi.

La conoscenza dei diversi narratari consente sia di distinguere e valutare cosa sia plausibile o possibile attribuire all'autore piuttosto che alla propria intuizione, riconoscendo così quando emettere giudizi a titolo personale o a seguito di uno studio del contesto storico e culturale del romanzo.