I promessi sposi/Peste

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CopertinaI promessi sposi/Copertina

L'autore e il romanzo
Alessandro ManzoniI promessi sposi/Alessandro Manzoni
Guida alla letturaI promessi sposi/Guida alla lettura
Capitoli
IntroduzioneI promessi sposi/Introduzione (analisiI promessi sposi/Analisi dell'introduzione)
01I promessi sposi/Capitolo 1 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 1) · 02I promessi sposi/Capitolo 2 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 2) · 03I promessi sposi/Capitolo 3 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 3) · 04I promessi sposi/Capitolo 4 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 4) · 05I promessi sposi/Capitolo 5 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 5) · 06I promessi sposi/Capitolo 6 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 6) · 07I promessi sposi/Capitolo 7 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 7) · 08I promessi sposi/Capitolo 8 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 8) · 09I promessi sposi/Capitolo 9 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 9) · 10I promessi sposi/Capitolo 10 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 10) · 11I promessi sposi/Capitolo 11 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 11) · 12I promessi sposi/Capitolo 12 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 12) · 13I promessi sposi/Capitolo 13 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 13) · 14I promessi sposi/Capitolo 14 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 14) · 15I promessi sposi/Capitolo 15 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 15) · 16I promessi sposi/Capitolo 16 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 16) · 17I promessi sposi/Capitolo 17 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 17) · 18I promessi sposi/Capitolo 18 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 18) · 19I promessi sposi/Capitolo 19 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 19) · 20I promessi sposi/Capitolo 20 (an.I promessi sposi/Analisi del capitolo 20) · 21I promessi sposi/Capitolo 21 (an.) · 22I promessi sposi/Capitolo 22 (an.) · 23I promessi sposi/Capitolo 23 (an.) · 24I promessi sposi/Capitolo 24 (an.) · 25I promessi sposi/Capitolo 25 (an.) · 26I promessi sposi/Capitolo 26 (an.) · 27I promessi sposi/Capitolo 27 (an.) · 28I promessi sposi/Capitolo 28 (an.) · 29I promessi sposi/Capitolo 29 (an.) · 30I promessi sposi/Capitolo 30 (an.) · 31I promessi sposi/Capitolo 31 (an.) · 32I promessi sposi/Capitolo 32 (an.) · 33I promessi sposi/Capitolo 33 (an.) · 34I promessi sposi/Capitolo 34 (an.) · 35I promessi sposi/Capitolo 35 (an.) · 36I promessi sposi/Capitolo 36 (an.) · 37I promessi sposi/Capitolo 37 (an.) · 38I promessi sposi/Capitolo 38 (an.)
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La peste è uno degli elementi fondamentali del romanzo e rientra nella "grande" storia che come un turbine vasto sconvolgerà la società e i destini dei nostri personaggi. L'analisi storica del Manzoni si estende sui capitoli 32 e 33 mentre nei capitoli successivi coinvolgerà direttamente le vicende della narrazione.

La peste, che colpisce l'Italia nel periodo compreso tra il 1628 e il 1630, diventa quasi il culmine di due grande avvenimenti che avevano sconvolto il Nord Italia in quegli anni: la guerra dei trent'anni (che nel romanzo vede il culmine con la calata dei Lanzichenecchi) e la carestia.

Lo scopo del narratore è da un lato quello di rappresentar lo stato delle cose e dall'altro quello di far conoscere, per quanto si riesca, un tratto di storia patria più famoso che conosciuto. Manzoni spiega infatti che in ognuna delle molte relazioni contemporanee, siano omessi fatti essenziali e regni una strana confusione di tempi e di cose.

Il lavoro dello storico è quindi (parafrasando le parole dell'autore) quello di esaminare e confrontare quelle memorie per ottenere una serie concatenata degli avvenimenti, una storia, distinguendo e verificando i fatti più generali e più importanti per disporli nell'ordine reale e osservando la loro efficienza reciproca.

Le principali fonti utilizzate dal Manzoni sono il De peste quae fuit anno 1630 di Giuseppe Ripamonti, il De peste di Federico Borromeo e le opere del Tadino e del Rivola.

Il morbo è portato dai Lanzichenecchi: i primi casi si verificano in Lombardia sulla striscia di territorio percorsa dall'esercito; la gente inizia ad ammalarsi e a morire di mali violenti e strani nei quali i più anziani riconoscono quelli della peste che aveva colpito il milanese cinquantatre anni avanti, nota come peste di San Carlo (1576).

In seguito ai casi verificatesi nella terra di Chiuso e, successivamente a Lecco e a Bellano, il tribunale di sanità ordina un'ispezione che accerta la presenza delle brutte e terribili marche della peste. Il fatto viene riportato al governatore ma, come dice il Ripamonti, belli graviores esse curas (le preoccupazioni della guerra erano più gravi).

Tra la noncuranza della popolazione e la preoccupazione dei due medici (il Tadino e Senatore Settala) in autunno la peste entra a Milano. Alla morte del soldato italiano al servizio della Spagna portatore della peste in città seguono alcune morti tra i medici che lo curavano e tra le persone della casa in cui il soldato aveva alloggiato; tuttavia, l'arrivo dell'inverno e il rallentamento del contagio confermavano sempre di più la stupida e micidiale fiducia che non ci fosse le peste, portata avanti dal popolo e anche da alcuni medici.

Tuttavia, verso la fine del mese di marzo dell'anno 1630, il contagio ricomincia e aumenta di continua l'attività del lazzaretto che viene così affidato ai cappuccini sotto la presidenza del padre Felice Casati.

La peste è ormai conclamata ma essa viene accompagnata l'idea di quelle arti venefiche, operazioni diaboliche, gente congiurata a sparger la peste, per mezzo di veleni contagiosi, di malìe: è il celebre delirio delle unzioni, confermato anche da un dispaccio inviato un anno prima del re Filippo IV, a cui nessuno aveva mai dato retta, ma che parlava di quattro francesi scappati da Madrid sospetti di spargere unguenti velenosi e pestiferi.

Il cardinale Federigo Borromeo l'11 giugno 1630 accetta di guidare una grande processione per le vie di Milano con le reliquie di San Carlo: da allora il contagio nella città, favorito dalla riunione di una così gran massa di persone, infuria e la mortalità è in continuo aumento, così come gli episodi di criminalità e la delinquenza dei monatti.

È proprio questa la Milano che Renzo attraversa quando entra in città per la seconda volta (la prima volta era stato nel capitolo 11).

È interessante notare come uno dei personaggi più influenti nell'intera opera, Don Rodrigo, sia personalmente colpito dalla peste, che lo uccise.

La peste non risparmia neanche il crudele Griso, fido servitore di don Rodrigo. Dopo aver fatto portare via il padrone morente da due monatti, viene lui stesso colpito dalla stessa sorte che aveva riservato il primo: viene colpito dalla peste per aver toccato i panni infetti del padrone nell'avida ricerca di denaro e portato via da alcuni monatti, dopo che i suoi compagni di bisboccia lo hanno gettato via senza pietà in un carro.

« in quell'ultima furia del frugare, aveva poi presi [...] i panni del padrone, e li aveva scossi, senza pensare ad altro, per veder se ci fosse danaro. C'ebbe però a pensare il giorno dopo, che [...] gli vennero a un tratto de' brividi, gli s'abbagliaron gli occhi, gli mancaron le forze, e cascò. Abbandonato da' compagni, andò in mano de' monatti, che, spogliatolo di quanto aveva indosso di buono, lo buttarono sur un carro; sul quale spirò, prima d'arrivare al lazzeretto, dov'era stato portato il suo padrone. »
(capitolo 33)