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Micro e nanotecnologia/Microtecnologia/Introduzione alla microtecnologia/L'ambiente: la camera pulita

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L'ambiente: la camera pulita

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Camera pulita per microelettronica. La illuminazione con luce gialla è necessaria per prevenire la non voluta esposizione del fotoresist alla luce di minore lunghezza d'onda.

Una camera pulita (cleanroom) è un ambiente controllato progettato per minimizzare la presenza di particelle sospese nell’aria, mantenendo parametri stabili di temperatura, umidità e pressione, essenziali per processi di micro e nanotecnologia dove anche piccole impurità possono compromettere i risultati.

La funzione principale di una camera pulita è di avere un ambiente capace di controllare contaminanti e garantire riproducibilità e resa nei processi micro/nano-fabbricazione. Per tali processi sono necessari tali ambienti che contengono gli impianti per la fabbricazione e la diagnostica dei dispositivi in fase di lavorazione, e in cui gli operatori entrano per controllare e avviare i processi. Nella camera pulita la temperatura e l’umidità sono accuratamente regolate in modo che i processi siano ben controllabili e riproducibili, ma la caratteristica più importante è il controllo sul numero e sulla dimensione delle particelle di polvere presenti nell'atmosfera, da cui viene appunto il nome camera pulita.

Dimensione di alcune particelle
oggetto dimensioni approssimative
granelli di sabbia 2 mm ÷ 60 μm
diametro capelli umani 100 ÷ 60 μm
batteri 30 ÷ 0,3 μm
globulo rosso 7,5 μm
fumo di tabacco 1μm ÷10 nm
virus 40 ÷ 3 nm
fullerene (C60) 1 nm
atomo 0,4 ÷ 0,1 nm

Nell'aria normale sono presenti in media un milione di particelle con diametro superiore a 100 nm in un volume pari a un piede cubo (33x33x33 cm3; si usano per tradizione le unità di misura americane). Queste particelle possono facilmente interferire con processi di fabbricazione in cui la risoluzione tipica è dello stesso ordine di grandezza, quindi bisogna ridurne il numero filtrando opportunamente l'aria.

Altre precauzioni vanno prese per evitare che gli operatori stessi inquinino l'atmosfera: una persona ferma genera 105 particelle per piede cubo, 107 se cammina.

Anche i materiali all'interno della camera sono speciali: la carta è una specie di panno-carta che produce poche fibre e lo stesso vale per i panni usati per pulire le superfici, le matite sono proibite (producono polvere di grafite), gli inchiostri delle penne sono speciali.

Gli operatori entrano nella camera pulita solo se vestiti appropriatamente con tute di fibre speciali che non producono particelle, copriscarpe, cuffia per coprire i capelli, maschere sulla bocca, guanti e a volte occhiali di protezione. Questa tenuta è detta bunny suit (vestito da coniglio) e la procedura di vestizione va rispettata scrupolosamente, tanto più quanto più è pulita la camera. Data l'estrema sensibilità del prodotto in fase di fabbricazione alle scariche elettrostatiche prodotte dagli operatori, tra le fibre della tuta sono immerse delle fibre di carbonio che conducono tali scariche elettrostatiche a terra mediante una particolare gomma conduttrice che realizza i copriscarpe (il pavimento di una camera pulita è formato da piastrelle di materiale conduttore che permettono appunto la dissipazione di tali scariche evitando quindi il danneggiamento del prodotto in fase di produzione).

Un operatore in camera pulita, al microscopio

La procedura di vestizione che il personale deve seguire prima di accedere alla camera pulita è studiata per evitare che parti del corpo già protette entrino in contatto con superfici non controllate, seguendo un ordine che minimizza la ricontaminazione. Poiché l’essere umano è una delle principali sorgenti di contaminazione (pelle, capelli, fibre, aerosol respiratori), questa sequenza è essenziale per garantire il mantenimento della classe di pulizia.

Una sequenza tipica prevede:

  1. Rimozione di oggetti personali: Gioielli, orologi e accessori vengono rimossi perché possono generare particelle o interferire con l’abbigliamento protettivo.
  2. Indossare cuffia e copribarba: i capelli e i peli sono una delle principali fonti di fibre e particelle.
  3. Indossare camice o tuta da cleanroom, realizzati in materiali a bassa emissione di particelle, impediscono il rilascio di contaminanti dagli indumenti civili.
  4. Calzari o scarpe dedicate: il suolo è una fonte significativa di contaminazione; l’uso di calzature dedicate o copriscarpe è fondamentale.
  5. Mascherina e guanti: la mascherina riduce l’emissione di aerosol respiratori, mentre i guanti impediscono il contatto diretto tra pelle e superfici di lavoro.
termine italiano termine inglese
vestizione gowning
tuta cleanroom suit
copriscarpe shoe covers
cuffia bouffant cap
copribarba beard cover
guanti gloves
maschera face mask
occhiali di sicurezza safety glasses

Una volta vestiti, si entra nell'airlock.

L’airlock è un sistema di ambienti intermedi tra l’esterno e la camera pulita vera e propria, progettato per ridurre drasticamente l’introduzione di contaminanti durante l’ingresso del personale e dei materiali. Il principio su cui si basa è quello del passaggio graduale, sia dal punto di vista della pulizia dell’aria sia della pressione.

Doccia d'aria per camera pulita con tappetino adesivo blu per la pulizia delle suole delle scarpe.

Dal punto di vista fluidodinamico, la camera pulita è mantenuta a una pressione leggermente superiore rispetto agli ambienti adiacenti. In questo modo, all’apertura delle porte, il flusso d’aria è diretto dall’interno verso l’esterno, impedendo l’ingresso di aria non controllata. Il passaggio attraverso più ambienti con classe di pulizia progressivamente più elevata consente inoltre di rimuovere, in modo incrementale, particelle sospese, fibre tessili e contaminanti trasportati dagli operatori.

Spesso l’airlock è dotato di una doccia d’aria, che soffia aria filtrata ad alta velocità per distaccare le particelle residue dalla superficie degli indumenti prima dell’ingresso nella camera pulita.

Filtri assoluti

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Per ottenere una riduzione del numero di particelle presenti, l'aria nella camera pulita è immessa solo dopo averla fatta passare attraverso filtri appositi, detti filtri assoluti, che intrappolano i granelli di polvere. La filtrazione deve trattare un volume di aria pari al volume della camera pulita (tipicamente un ambiente di centinaia di metri quadri), garantendo ricambi d'aria frequenti.

I filtri HEPA (High Efficiency Air Particulate) sono fatti con strati alternati di materiale cartaceo e fibre di vetro e sono in grado di trattenere il 99.97% delle particelle di dimensione maggiore di 0.3 μm.

Un'ulteriore filtrazione si ha con gli ULPA (Ultra Low Particle Air), che trattengono il 99.9995% di particelle con diametro maggiore di 0.12 μ m.

Le particelle ancora più piccole si eliminano individualmente con scariche elettrostatiche. Infine, ambienti estremamente puliti possono essere creati in una zona limitata usando delle cappe a flusso laminare.


Classificazione delle camere pulite

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Le camere pulite sono classificate a seconda del numero di particelle di diametro prestabilito, presenti in un volume predeterminato.

Il sistema di riferimento più usato è quello metrico, in cui il volume di riferimento è un metro cubo, e il nuovo standard ISO 14644-1, che dà un maggiore dettaglio sulla distribuzione delle particelle riguardo al diametro.

Classificazione ISO 14644-1
Numero di particelle per metro cubo elencate secondo il diametro.
0,1 μ m 0,2 μ m 0,3 μ m 0,55 μ m 1 μ m 5 μ m Classe equivalente Esempi
ISO 1 10 2 giroscopi per GPB
ISO 2 100 24 10 4 nodo di processo 2nm 2025
ISO 3 1000 237 102 35 8 1 nodo di 7 nm 2018
ISO 4 10000 2370 1020 352 83 10 nodo di 22 nm 2012
ISO 5 100.000 23700 10200 3520 832 29 100 nodo di 45 nm 2007
ISO 6 1.000000 237.000 102.000 35.200 8320 293 1000 nodo di 90 nm 2004
ISO 7 352.000 83.200 2.930 10.000 nodo di 180 nm 1999
ISO 8 3.520.000 832.000 29.300 100000 Preparazione di medicinali non sterili
ISO 9 35.200.000 8.320.000 293.000 Assemblaggio di componenti meccanici

La corrispondenza tra nodi tecnologici della microelettronica e classi delle camere pulite, non è ufficialmente standardizzata: ogni fabbrica definisce i propri requisiti in base a processi, materiali e rese produttive. Tuttavia, la tendenza è chiara: più piccolo è il nodo, più pulito deve essere l’ambiente.

All’aumentare della classe ISO cresce drasticamente la probabilità che una singola particella comprometta un dispositivo micro- o nanometrico, rendendo necessarie classi molto basse (ISO 5 o superiori) per la microfabbricazione.

Il Federal Standard 209E è oggi superato, ma viene spesso riportato per confronto con la classificazione ISO, che rappresenta lo standard di riferimento moderno. In tale standard si contano il numero di particelle presenti di diametro maggiore di 0.5 μ m in un volume di un piede cubo.

Federal Standard 209E
Numero di particelle per piede cubo elencate secondo il diametro
classe n. particelle per ft3
con diametro>0.5 μm
n. particelle per ft3
con diametro>5 μm
costo per ft2
in US$ (anno 2000)
100000 <100000 650 50
10000 <10000 65 200
1000 <1000 6,5 400
100 <100 0,65 1200
10 <10 0,065 3500
1 <1 0,0065 10000

Per le camere pulite sterili usate nella fabbricazione di farmaci, la classificazione è ancora diversa e si parla di grado A,B,C,D.

Altri servizi in camera pulita

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Oltre al trattamento dell'aria, la camera pulita fornisce vari altri servizi necessari al funzionamento degli impianti e all'esecuzione dei processi:

  • acqua o liquidi di raffreddamento per pompe da vuoto, forni, impianti per film sottili. Generalmente il fluido refrigerante scorre in un circuito chiuso.
  • cappe aspiranti in cui eseguire i vari processi. Le cappe aspirano i vapori prodotti dai vari reagenti chimici in cui vengono immersi i campioni e permettono di lavorare in sicurezza. Inoltre sono provviste di sistemi per il corretto smaltimento dei rifiuti chimici (chemical disposal).
  • acqua deionizzata, ovvero privata di sali e ioni in modo che raggiunga un resistività maggiore di 18 MΩ cm, ovvero vicina a quella dell'acqua pura. Viene usata per il risciacquo e la pulizia dei campioni nel corso del processo, ed è prodotta a partire da acqua corrente con stadi di filtraggio successivi: l'ultimo stadio elimina le particelle di diametro maggiore di 0.2 μm.
  • aria compressa per far funzionare valvole pneumatiche. L'aria deve essere abbastanza secca e priva di residui oleosi per non danneggiare gli impianti, cosa che viene ottenuta con filtri speciali.
  • azoto secco a pressione, quando i sistemi pneumatici hanno bisogno di un gas compresso particolarmente "pulito" ed economico. Inoltre si usa azoto per raffreddare parti di impianti con un flusso continuo di gas pulito.
  • energia elettrica per alimentare i vari impianti.
  • gas speciali per i vari processi. Si utilizzano molte specie diverse di gas, come argon, ossigeno, azoto, elio, composti del cloro e del fluoro, metano, silano, fosfina etc., ad elevato grado di purezza. I gas sono compressi a circa 200 Atm in bombole, contenute in appositi armadi di sicurezza. Le linee che collegano le bombole agli impianti devono essere di tipo particolare, tipicamente acciaio inox con interno elettrolucidato, per non inquinare i gas che vi passano attraverso.
  • vuoto, generalmente a livello di vuoto di rotativa (10-2 - 10-3 mBar), utilizzato per compiti accessori, ad esempio per fissare un substrato al piatto dello spinner durante la stesura del fotoresist.

BIBLIOGRAFIA

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  • William Whyte; Cleanroom technology: fundamentals of design, testing and operation; John Wiley & Sons; (2011).

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