La religione greca/Le religioni egee

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La Dea dei serpenti, divinità domestica, statua rinvenuta a Creta. Secondo sir Arthur J. Evans[1] (1851-1941) tale immagine rappresenterebbe la Grande Madre, culto centrale della religione minoica. Se nella successiva religione greca i serpenti saranno collegati ai culti ctoni degli dèi degli inferi, degli eroi e dei morti, nella cultura religiosa minoica il "serpente" ha il ruolo di protettore della casa[2].
Particolare di un "kratér" (κρατήρ ) rinvenuto a Micene, e risalente al XII secolo a.C., che raffigura un guerriero miceneo armato in modo completo (Museo archeologico nazionale di Atene).
Particolare del sarcofago di Agía Triáda conservato presso il Museo archeologico di Iraklio. La scena a sinistra del sarcofago rappresenta una processione sacrificale: le donne, seguite da una suonatrice di cetra, portano dei recipienti il cui contenuto è versato nel bacile posto tra due colonne sormontate da asce bipenni, su cui si sono posati degli uccelli. Gli uccelli sono una ierofania delle divinità[3].
Particolare del sarcofago di Agía Triáda conservato presso il Museo archeologico di Iraklio. La scena rappresenta il sacrificio di un toro da parte di una sacerdotessa ricoperta con una gonna di pelle. Dietro il corteo, un suonatore di flauto accompagna il rito. Secondo Nanno Marinatos[4], il santuario posto di fronte alla sacerdotessa è un edificio con un cancello sormontato da corna. Sopra la porta sporge un albero sacro che, evidentemente, era al centro della funzione religiosa prendendo il posto di una statua. Se il visitatore cammina intorno al sarcofago e guarda il lato più corto dello stesso, noterà che gli dèi sono rappresentati da due donne che giungono al santuario per mezzo di un carro trainato da un grifone. Il santuario rappresentato dall'albero ha la funzione equivalente di un tempio, ovvero abitazione del dio.
Asce bipenni dorate di età minoica rinvenute a Creta e conservate presso il Museo archeologico di Iraklio. Il simbolo dell'ascia bipenne indica il potere di uccidere. L'ascia è infatti lo strumento cultuale per l'uccisione del toro. Le asce riportate nella foto hanno una mera funzione votiva, essendo inadatte come strumento sacrificale; in ambito minoico esse sono collegate alla divinità femminile che ne impugna una per mano agitandole[5]
Interno della Casa delle tegole rinvenuta a Lerna (Argolide), violentemente distrutta intorno al 2100 a.C.
L'"anello d'oro di Isopata", conservato presso il Museo archeologico di Iraklio. Questo anello è, secondo gli studiosi[6], una prova evidente del ruolo dell'esperienza estatica con la ierofania dall'alto nella religione minoica. Quattro donne festosamente vestite danzano in mezzo ai fiori, mentre una figura più piccola, in alto a sinistra, diversamente vestita, si libra nell'aria. A seguito della danza sacra si manifesta la divinità stessa.
Maschera funeraria micenea risalente al XVI secolo a.C. detta di "maschera di Agamennone", oggi conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene. Questa maschera raffigura il volto di un uomo con barba. È costituita da una lamina d'oro con dettagli a sbalzo: i due fori presenti vicino alle orecchie indicano che la maschera veniva fermata sopra il volto del defunto per mezzo di una corda sottile.

Con l'espressione "religioni egee" si indicano quelle religioni proprie delle civiltà dell'area egea, minoica e micenea[7].

Con Civiltà minoica si indica quella civiltà presente nell'area dell'Egeo a partire dal III millennio a.C. Essa si caratterizza nella presenza di un imponente palazzo reale posto al centro dell'abitato da cui si sviluppa una città con migliaia di abitanti. Vestigia di questa civiltà sono presenti soprattutto a Creta nelle località di Cnosso, Agía Triáda, Zakros, Malia e Festo.

Da qui, a partire dal XVIII secolo a.C., questa civiltà si irradiò nell'Egeo giungendo a Santorini (Thera), ma dopo i terremoti e le eruzioni vulcaniche del XVI secolo a.C., che ne distrussero i centri insulari, questa civiltà si stabili nel continente con presenze a Micene, Tirinto, Pilo di Messenia, Atene, Iolco, Orcomeno (Orcomeno e Tebe. In quest'ultimo caso, tuttavia, non è il popolo cretese o i popoli insulari di probabile origine non-indoeuropea a fondare questa civiltà palaziale, ma sono Greci-indoeuropei quelli che erigono i palazzi reali; ma se questi palazzi, comunemente indicati come "micenei"[8], hanno alcune caratteristiche diverse da quelli cretesi, ad esempio sono circondati da mura ciclopiche e la loro arte presenta sempre simboli guerrieri, Walter Burkert nota che:

« Sono Greci quelli che qui dominano, e certo non in virtù di un'eredità esclusivamente indoeuropea, bensì secondo una façon marcatamente vicino orientale e cretese »
(Walter Burkert. Op.cit., p. 89)

Tra il XVI e XIV secolo a.C. i Greci-indoeuropei si impossessarono degli insediamenti egei giungendo nella stessa Creta.

Per quanto attiene alla ricostruzione dei credi religiosi di queste civiltà, Olivier Pelon e Nanno Marinatos[9] evidenziano come sia del tutto impossibile precisare il culto presente nelle isole Cicladi come Santorini, in questi luoghi sono state recuperate alcune piccole immagini ma non si sa se esse ebbero o meno una funzione religiosa. Diversamente si è in grado di ricostruire, anche se per sommi capi, la religione cretese minoica e quella micenea.

La religione minoica[modifica]

La Civiltà minoica, e conseguentemente la religione minoica, origina nell’isola di Creta dove persistette fino al XV secolo a.C. quando l’eruzione del vulcano dell’isola di Santorini (Thera) spezzò quell’isola in due giungendo a distruggere la flotta nei porti cretesi[10] e consentendo l’invasione dell’isola da parte dei Greci-indoeuropei. Di questa civiltà disponiamo sia di alcune scritture di tipo ideografico che, più tarde, di tipo slliabico (Lineare A) tutt’oggi indecifrate e quindi di fatto di scarsa utilità per conoscere i contenuti religiosi di questa civiltà. La presenza di una raffinata arte figurativa ci consente, tuttavia, di produrre delle significative congetture sul credo religioso. Così, ma non solo, dall'anello d'oro di Isopata individuiamo la presenza di danze sacre con una ierofania dall’alto[11]. Attestata è la presenza di idoli come delle divinità le quali, come sottolinea Walter Burkert:

« Gli idoli come pure la divinità seduta dei dipinti, sono senza dubbio di sesso femminile. Talvolta di fronte alla dea è presente una figura maschile più piccola. »
(Walter Burkert. Op.cit., p. 123)

Per Paolo Scarpi qualsivoglia ipotesi resta congetturale:

« È solo possibile una descrizione tipologica, che permette di classificare una "Signora del Palazzo", una "Signora delle vette", una "Signora delle caverne". »
(Paolo Scarpi. Le religioni prelleniche di Creta e Micene in Storia delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo) vol.1, Bari, Laterza, 1994, pp. 272 e sgg.)

In effetti secondo Scarpi alcuni tentativi di decifrazione della Lineare A permetterebbero di leggere il termine jasasara alternato a hasasara che, attraverso un confronto con il cuneiforme ittita e con il luvio porterebbe al miceneo (Lineare B) potinija quindi al greco antico Pòtnia (Πότνια) con il significato di "Signora".

Anche Bernard Clive Dietrich evidenzia la principale presenza di una divinità femminile:

« Considerando la natura fondamentale della religione minoica, non è affatto sorprendente constatare che la potenza divina si manifestava soprattutto al femminile. Le scene di culto sulle pietre preziose o sugli affreschi, quelle in cui si può intuire con ragionevole certezza una presenza divina, mostrano in genere una dea fra i suoi seguaci fedeli; l'elemento maschile appare invece di secondaria importanza , associato alla dea nel suo ruolo di paredros. »
(Bernard Clive Dietrich. Religione, culto e sacro nella civiltà cretese-micenea, in Le civiltà del Mediterraneo e il sacro vol. 3 del Trattato di antropologia del sacro (direzione Julien Ries). Milano, Jaca Book, 1992 p. 82)

Questa dea «"possedeva" l'intera comunità ma al tempo stesso ne proteggeva e ne salvaguardava la prosperità, secondo una sorta di patto che nell'Egeo, durante la tarda età del Bronzo, doveva essere assai diffuso se non universale.»[12].

Così anche Walter Burkert che almeno per quanto attiene all'isola cretese

« In effetti non esiste a Creta una sicura rappresentazione di una pluralità di dei »
(Walter Burkert. Op.cit., p. 123)

Secondo Nanno Marinatos, tuttavia, le raffigurazioni presenti su alcuni monili indicano la religione minoica come politeista con presenza di divinità femminili e maschili a giustificare probabilmente un regime teocratico basato sul palazzo reale[13].

Bernard Clive Dietrich individua il culto minoico presso i palazzi, le cripte a pilastro (tra le quali le tombe), le caverne e le vette, luoghi associati all'ascia bipenne e al sacrificio del toro. Spesso le cripte contenevano stalagmiti, oggetto divinizzato forse con proprietà rigenerative[14].

La religione micenea[modifica]

Intorno al XV secolo a.C. registriamo, per mezzo delle rilevanze archeologiche, un punto di rottura epocale caratterizzato da devastazioni compiute da uomini: Festo, Gournia, Malia, Zakros e Agía Triáda vengono distrutte[15]. Le ragioni di queste distruzioni sono sconosciute, le ipotesi seguono un continuum tra l'invasione del popolo dei Micenei e le rivolte interne alla Civilità minoica fino ad una integrazione tra le due ipotesi[16]. Il cambiamento è tuttavia certo:

« Ma il 1450 è una data, alla lettera, cruciale nella storia dei rapporti tra Creta minoica e il mondo greco, ché dopo di essa si ha l'insediamento del dominio miceneo a Cnosso e probabilmente, nella Creta occidentale a Chanià. L'eredità minoica sopravvive forse ad una catastrofe naturale e certo anche a una sovrapposizione di dominio da parte di Micenei (che taluni concepisce come vera invasione, altri come una sorta di rilevamento del sommo potere); ma essa sopravvive ormai come un patrimonio gestito dai Micenei »
(Domenico Musti. Storia greca. Milano, Mondadori, 2010, p. 51)

I Micenei sono debitori dei Minoici di buona parte del loro patrimonio culturale, ciò si evidenzia a partire dai corredi funebri comprensivi delle maschere d'oro[17] fino alla scrittura: la Lineare A precedentemente usata per una lingua non greca viene ora, con la Lineare B adattata per rappresentare parole greche[18].

I successivi incendi accaduti lungo il XIV secolo a.C. (Cnosso 1375; Tebe 1250; Micene 1230) che distrussero definitivamente la cultura palaziale minoico-micenea cuocendo le tavolette di argilla degli archivi dei palazzi hanno consentito a queste di giungere a noi e, per quanto attiene le numerose in Lineare B, di essere decifrate. Pur essendo dei meri elenchi, prevalentemente contabili, presentano comunque dei nomi di divinità che indicano come certamente politeista la religione micenea. Alcuni dei nomi delle divinità a cui si accostano le offerte da predisporre richiamano certamente quelle greche: Zeus, Era, Paiaon (Peana) e Enyalios (Enialio), Poseiadaon (Posidone); altri invece risultano dubbi: Ipemedeja (forse Iphimédeia); E-ma-a (forse Ermes); A-re (forse Ares); altri ancora sono del tutto sconosciuti: Manasa o il figlio di Zeus, Drimios[19].

Accanto alle divinità maschili si pongono numerose divinità femminili a volte vicine agli stessi dèi: Zeus con Diwija, Posidone con Posidaeja. Molte di queste dèe portano il titolo di Pótnia (Signora), a Pilo si venera una Matere teja (Madre divina, Madre degli dèi)[19]. Sempre a Pilo ma anche a Kydonia si venera Dioniso (Diwonuso), in quest'ultima località riceve offerte di miele nel tempio di Zeus[19]. Nel XV secolo nel tempio di Ceo le danzatrici aspettano la ierofania di Dioniso. Ma se nella Cnosso minoica, dove vige il primato dell'elemento femminile, prevalgono le sacerdotesse, nelle località micenee come Pilo vi sono più spesso dei sacerdoti (ijereu)[19].

I riti micenei a volte richiamano quelli propri della religione greca e romana:

« Ci sono feste la cui denominazione corrisponde esattamente al tipo greco successivo di nomi di festività: oltre alla "preparazione del letto"[20] esisteva anche una festa del "portatore il trono qua e là"[21] a Pilo e una festa del "trasporto del dio", Theophória (θεοφορία), a Cnosso. Una volta vengono destinate a Posidone, o piuttosto ad una sconosciuta divinità Pere 82[22] -lo scrivano ha corretto- una bue, una pecora e un maiale[23]: si prescrive qui un "sacrificio tipo suovetaurilia, in seguito diffuso presso i Greci e Romani. »
(Walter Burkert. Op.cit., pagg. 130-1)

L'organizzazione religiosa micenea è legata al palazzo reale e al potere che esso esprime. Il re del palazzo viene indicato con il nome di wanáka (in Lineare B: 𐀷𐀙𐀏). Dai testi in nostro possesso vi si scorge la presenza di un rapporto dare-avere, del palazzo e quindi del re, con la divinità a cui si inviano doni in cambio di protezione, doni che non escludono essere umani, il che forse suggerisce la presenza anche di sacrifici umani che la religione greca successiva avrebbe relegato nello spazio del mito[24].

Sul sistema politeistico miceneo non conosciamo molto di più.

Quindi anche se vi sono «Sorprendenti concordanze con i successivi reperti greci» questi ad oggi «convivono con elementi del tutto incomprensibili. La religione greca ha le sue radici nell'epoca minoico-micenea, ma non è equiparabile ad essa»[25].

Note[modifica]

  1. Cfr. Arthur J. Evans. The Palace of Minos: A Comparative Account of the Successive Stages of the Early Cretan Civilization as Illustrated by the Discoveries at Knossos. 4 voll. Londra, 1921–1936.
  2. Walter Burkert. Op.cit. p. 105.
  3. Cfr. Walter Burkert. Op.cit. p. 112
  4. cfr. Nanno Marinatos. Op.cit. pagg. 39-40
  5. Walter Burkert. Op.cit. pagg.118-9.
  6. Walter Burkert. Op.cit. p. 121.
  7. « The Aegean world is composed of three distinctive regions, all located at the Eastern edge of the Mediterranean: the island of Crete, the mainland of Greece, and the islands between the mainland and the coast of Anatolia. The people of the mainland, the Mycenaeans, were Greek-speaking. The inhabitants of the island of Crete were the Minoans, who spoke an as yet undeciphered language. The islanders were apparently non-Greek, and fell into the political and cultural orbit of the Minoans and later the Mycenaeans in the second millennium BCE. The Aegeans shared many cultural traits with the Near East, but retained a distinctive regional character. The Minoans and Myceneans had palace cultures shortly after 2000 BCE, but for the people of the islands, no such claim can be made. »
    (Olivier Pelon e Nanno Marinator, Agean Religions in Encyclopedia of Religion vol.1 NY, Macmillan, 2005, pagg. 37-49.)
  8. Forse meglio come "achei", infatti Francis Vian così precisa
    « l'espressione "civiltà micenea" si giustificava finché sembrava che Micene fosse il centro fondamentale di questa civiltà; oggi, una volta nota l'esistenza di numerosi altri centri, parrebbe più opportuno parlare di civiltà "achea" e restituire all'aggettivo "micenea" la sua specifica valenza geografica. »
    (Francis Vian. Le religioni della Creta minoica e della Grecia achea in Le religioni del mondo classico (a cura di Henri-Charles Puech). Bari, Laterza, 1987, p. 4.)
  9. Cfr. Olivier Pelon (1987) e Nanno Marinatos (2005) Aegean Religion in Encyclopedia of Religion vol.1.. NY, Macmillan, 2005, pagg. 37-49.
  10. Cfr. ad es. Denys Lionel Page. "The Santorini Volcano and the Destruction of Minoan Crete". Londra, 1970
  11. Cfr. |Walter Burkert. Op.cit., p. 121
  12. Bernard Clive Dietrich. Op.cit.
  13. « The three rings discussed above show that there existed a multiplicity of divinities and that power was not centered only around one dominant goddess; there was also a male god whose bodily vigor was evident in his standing posture. The Minoan pantheon was probably complex and must have included one or several divine couples. Moreover, gods and goddesses were associated with a multistory building that can be best defined as a divine palace. »
    (Olivier Pelon e Nanno Marinatos. Agean Religions in Encyclopedia of Religion vol.1 NY, Macmillan, 2005, pagg. 37-49.)
  14. Bernard Clive Dietrich. Op.cit.
  15. Anna Lucia D'Agata, III,54
  16. Anna Lucia D'Agata. Alle origini della civiltà greca: Minoici e Micenei, in Grecia vol.3 de L'antichità (a cura di Umberto Eco). Milano, Encyclomedia Publishers, 2011, p. 54
  17. Domenico Musti. Op.cit. p. 50.
  18. Domenico Musti Op.cit. pagg. 50-1.
  19. 19,0 19,1 19,2 19,3 Walter Burkert, op. cit., pp. 128-9.
  20. PY Fr 343.
  21. KN Ga 1058.
  22. Da leggere come Peresa o Perewsa e da intendere come colomba (Peleia) o come forma primitiva di Persefone, cfr. Giovanni Pugliese Carratelli Studi classici e orientali 7, 1958, pagg.20-6.
  23. PY Un 6+1189+1250.
  24. Il sacrificio umano miceneo, qualora fosse confermato, potrebbe risultare una eredità minoica. Per quanto attiene quest'ultima, inaffit, cfr. la scoperta recente di tre scheletri (1980) nel tempio di Archanes incidentalmente uccise da un terremoto è stata interpretata come la presenza di un sacerdote, sacerdotessa e vittima. A Cnosso è stata invece rinvenuta una fossa con scheletri di bambini (tra i dieci e i quindici anni) scarnificati con il coltello, il che suggerirebbe la presenza di una festa cannibalica, forse un'offerta al Minotauro; a tal proposito cfr. Archaelogical Reports for 1979-80 pagg. 49-51; ivi 1980-81 pagg.42-3; anche P. Warren in Hägg-Marinatos pagg.155-66; Paolo Scarpi p. 272, Walter Burkert p. 132
  25. Walter Burkert Op.cit. pagg.132-3