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La religione greca/Le teologie dei filosofi/Il Logos di Eraclito

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Quel che resta oggi del grande tempio dedicato alla dea Artemide in Efeso, distrutto dai Goti nel 268 d.C., a cui Eraclito offrì la sua opera.
« Eraclito lo depose come offerta nel tempio di Artemide, a detta di alcuni, dopo averla scritta nella forma più oscura possibile, affinché vi si accostassero soltanto quelli che erano in grado di capirlo, e perché non venisse disprezzato per essere scritto in uno stile accessibile a tutti. »
(Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi IX, 6. Edizione curata da Giovanni Reale. Milano, Bompiani, 2006, p. 1037)
L'oscurità del testo di Eraclito era un fatto su cui si concordava già nell'antichità. Ancora oggi il suo testo è fonte di esegesi e di dibattito. Ad esempio, sul celebre frammento di cui al D-K 22 B 123[1]: φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ, generalmente tradotto come «La natura ama nascondersi», Pierre Hadot, nel suo saggio Le Voile d'Isis. Essai sur l'histoire de l'idée de nature [2] osserva acutamente come ai tempi di Ercalito la nozione di φύσις non riguardava la "natura" intesa come "insieme dei fenomeni" quanto piuttosto la consistenza di un singolo oggetto o la sua "origine". Altrettanto il termine φιλεῖ non intende un "sentimento" quanto piuttosto una "tendenza" [3]. Sul termine κρύπτεσθαι, Hadot osserva che certamente al fr.93 indica "nascondere" («L'oracolo di Delfi, non dice, non nasconde, ma indica») ma, nella forma "media", significa "seppellire" come il termine kalyptein collegato al nome Calipso (Καλυψώ) dea della morte nell'Odissea; quindi qui il "nascondere" sarebbe piuttosto il "velare" come si fa con i cadaveri [4]. Migliore traduzione, per Hadot, risulterebbe quindi «Ciò che fa apparire tende a far scomparire» oppure «La forma tende a scomparire», con un risultato più adeguato alla filosofia religiosa eraclitea e una resa dei termini coeva per il suo tempo.

«Non esiste una biografia antica su Eraclito che non sia romanzata»[5]. Detto questo sul filosofo di Efeso possiamo dire che visse nel VI secolo a.C. quindi la sua città era parte integrante dell'Impero persiano, fatto che ha anche lasciato supporre influenze iraniche sul suo pensiero[6]. L'opera di Eraclito è nota fin dall'antichità per il suo stile deliberatamente enigmatico[7].

(IT)
« Non intendono gli uomini questo Discorso che è sempre né prima di udirlo né quando una volta lo hanno udito, e per quanto le cose si producano tutte seguendo questo Discorso, è come se non ne avessere alcuna esperienza, essi che di parole e di opere fanno pure esperienza, identiche a quelle che io espongo, distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è: ma agli uomini sfugge quello che fanno da svegli, e di quanto fanno dormendo non hanno il ricordo. »

(GRC)
« τοῦ δὲ λόγου τοῦδ ἐόντος ἀεὶ ἀξύνετοι γίνονται ἄνθρωποι καὶ πρόσθεν ἢ ἀκοῦσαι καὶ ἀκούσαντες τὸ πρῶτον• γινομένων γὰρ πάντων κατὰ τὸν λόγον τόνδε ἀπείροισιν ἐοίκασι πειρώμενοι καὶ ἐπέων καὶ ἔργων τοιούτων ὁκοίων ἐγὼ διηγεῦμαι κατὰ φύσιν διαιρέων ἕκαστον καὶ φράζων ὅκως ἔχει• τοὺς δὲ ἄλλους ἀνθρώπους λανθάνει ὁκόσα ἐγερθέντες ποιοῦσιν ὅκωσπερ ὁκόσα εὕδοντες ἐπιλανθάνονται »
(Eraclito fr.1, in Eraclito: frammenti e testimonianze, a cura di Carlo Diana e Giuseppe Serra, Milano, Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, 1989, p. 7)

Il termine λόγος (lógos, "Discorso") si affaccia per la prima volta nel pensiero filosofico con Eraclito:

« È proprio con Eraclito di Efeso che per la prima volta nella storia della filosofia, l'Occidente riflette sulla nozione centrale di logos. Prima di significare la ragione (ratio), il logos delle origini doveva rivestire una molteplicità di significati: l'intelligenza, la parola, il discorso, la fama, il fuoco, la guerra, l'armonia, la relazione, la legge, la sapienza e dio non sono per l'Efesino che forme diverse per dire sempre la medesima cosa. »
(Michel Fattal. Ricerche sul logos: da Omero a Plotino. Milano, Vita e Pensiero, 2005 p.58)

Questa molteplicità di significati sono riconducibili alla "medesima cosa":

« È un sapiente Eraclito di Efeso, che si proclama scopritore e possessore di una legge divina che incatena gli oggetti mutevoli dell'apparenza, e lui stesso per primo da nome logos a questa legge. Esso è la trama nascosta del dio che regge e sferza tutte le cose, ma coincide al tempo stesso con il "discorso" di Eraclito, con le sue parole. »
(Giorgio Colli, La sapienza greca vol.3 Eraclito. p.172)

Ma questa sapienza divina, questo "Discorso", questo dio, come si esprime per Eraclito?

« [...] si presenta l'ipotesi che tutta la sapienza di Eraclito sia un tessuto di enigmi che alludono a un'insondabile natura divina. Si tratta del tema dell'unità dei contrari. Si è detto che l'unità, il dio, il nascosto, la sapienza sono designazioni del fondamento ultimo del mondo. Tale fondamento è trascendente. Dice Eraclito: "Nessun uomo, tra quelli di cui ho ascoltato i discorsi, giunge al punto di riconoscere che la sapienza è separata dalle cose" {14 [A 17]}. Ma allora l'enigma, esteso a concetto cosmico, è l'espressione del nascosto, del dio. Tutta la molteplicità del mondo, la sua illusionistica corposità, è un intreccio di enigmi, un'apparenza del dio, allo stesso modo che un intreccio di enigmi sono le parole del sapiente, manifestazioni sensibili che sono l'orma del nascosto. »
(Giorgio Colli, La sapienza greca vol.3 Eraclito. p.178)

(IT)
« Il dio è giorno e notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e si altera nel modo in cui il fuoco -ogni volta che divampi mescolato a spezie- riceve nomi secondo il piacere di ciascuno. »

(GRC)
« ὁ θεὸς ἡμέρη εὐφρόνη, χειμὼν θέρος, πόλεμος εἰρήνη, κόρος λιμός [τἀναντία ἅπαντα• οὗτος ὁ νοῦς], ἀλλοιοῦται δὲ ὅκωσπερ πῦρ, ὁπόταν συμμιγῇ θυώμασιν, ὀνομάζεται καθ' ἡδονὴν ἑκάστου »
(Eraclito, fr. B 67 DK. Traduzione di Giorgio Colli, (14 [A 91]) in La sapienza greca vol.3 Eraclito. p.89 e sgg.)

  1. Colli 14 [A 92]; Markovich 8; Diano 28
  2. Paris, Gallimard, 2004, edizione italiana presso l'Einaudi di Torino.
  3. Cfr. Erodoto II,27 "il vento 'ama' soffiare" oppure Democrito fr.179 "Grazie a quelle discipline il senso dell'onore 'ama' svilupparsi".
  4. Euripide Ippolito 245-50
  5. Edward Hussey, Eraclito in Il sapere greco - dizionario critico vol.2, Torino, Einaudi, 2007, p.119
  6. Edward Hussey, Op.cit. p. 119
  7. Edward Hussey, Op.cit. p. 119