Italiano/Congiuntivo

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Mentre l'indicativo esprime ciò che (diciamo essere) nella realtà, il congiuntivo esprime ciò che (diciamo essere) nella nostra mente

Ad esempio:

  • un'opinione (una prospettiva soggettiva, legata all’opinione personale del parlante):
Penso che tu sia in gamba
Credo che abbia fatto un buon lavoro.
Pensarono che non avesse sentito la domanda.
  • una speranza:
Spero che oggi non piova.
Speriamo che sia arrivato sano e salvo!
Fosse la volta buona!
Se avessimo un po’ di denaro!
Che Dio ce la mandi buona!
  • una paura (qualcosa che non esiste, ma si teme che avvenga):
Ho paura che nascano dei problemi.
Non vorrei che la festa fosse già finita...
  • un'ipotesi, una realtà possibile (o impossibile):
Chiunque usi il bagno... (non sto dicendo che qualcuno lo usa in questo momento, ma immagino uno scenario in cui quacluno lo usi)
Se nascessi un'altra volta, non lo rifarei. (non dico che sono nato, ma immagino un scenario - impossibile - in cui io rinascessi)
  • una richiesta (qualcosa che ancora non è stato fatto, ma che si chiede a qualcuno di fare):
Si accomodi.
Quelli che si sono prenotati, vengano domani alle 19:00.

Vi sono poi alcune congiunzioni (benché, sebbene, prima che ecc.) o espressioni che richiedono in ogni caso il congiuntivo: :Benché/sebbene non ne avesse voglia, andò a rispondere alla porta.

Taci prima che sia troppo tardi!.

Ma in generale la scelta tra indicativo e congiuntivo è dettata dal principio esposto sopra (nella mente di qualcuno o nella realtà):

Ti dico che sta per piovere! (la pioggia è presentata come un fatto certo nella realtà) / Sembra che stia per piovere (la pioggia un'impressione, un'ipotesi nella mente di qualcuno).
È logico che si studino i vocaboli di una lingua straniera (nessuno sta studiando i vocaboli in questo momento nella realtà: lo studio dei vocaboli esiste all'interno del sistema logico che io ho in mente).

Il congiuntivo si trova soprattutto nelle frasi secondarie (Sembrava che nessuno lo volesse), raramente nelle frasi principali (Volesse il cielo!). Nelle principali troviamo soprattutto l'indicativo (Nessuno lo voleva).

Il congiuntivo dispone di quattro tempi:

  1. Presente: (Pensano che) parli bene.
  2. Passato: (Pensano che) abbia parlato bene.
  3. Imperfetto: (Pensano che) parlasse bene.
  4. Trapassato: (Pensano che) avesse parlato bene.

Scegliere il tempo giusto[modifica]

È opportuno distinguere tre situazioni differenti:

I caso[modifica]

Quando nella frase reggente il verbo è al presente o al futuro o all’imperativo.

Se il rapporto fra le due frasi è di

  • Contemporaneità, allora si userà il congiuntivo presente:
Non credo (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)
Non crederai (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)
Non credere (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)!
  • Anteriorità, allora si userà il congiuntivo passato:
Non credo (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.).
Non crederai (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.).
Non credere (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.)!
  • Posteriorità, allora si userà il congiuntivo presente o l’indicativo futuro:
Non credo (adesso) che venga / che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale).
Non crederai (adesso) che venga / che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale)?
Non credere (adesso) che venga / che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale)!

Può succedere che il rapporto di anteriorità fra la frase reggente e la frase secondaria sia molto marcato, cioè che la frase reggente si riferisca ad una situazione presente, mentre i fatti espressi nella frase secondaria risalgano a molto tempo fa; in questo caso è possibile trovare nella frase secondaria il congiuntivo imperfetto o trapassato:

Immagino (adesso) che lui non ne fosse al corrente (tanto tempo fa).
È probabile (adesso) che avessero discusso il problema già negli anni ‘70.

II caso[modifica]

Quando nella frase reggente il verbo è in un tempo storico, cioè al passato prossimo o al passato remoto o all’imperfetto o trapassato prossimo.

Se il rapporto fra le due frasi è di

  • Contemporaneità, allora si userà il congiuntivo imperfetto:
Non credevo (allora) che venisse (allora o nell’immediato futuro).
  • Anteriorità, allora si userà il congiuntivo trapassato:
Non credevo (allora) che fosse venuto (ancora prima, il giorno prima, una settimana prima ecc.).
  • Posteriorità, allora si userà il condizionale passato (!):
Non credevo (allora) che sarebbe venuto (più tardi, rispetto all’azione della frase principale).

Attenzione!

Dopo verbi che esprimono dubbio (p.e. dubitare, è possibile, può darsi...),
opinione in forma positiva (p.e. pensare, credere, ritenere...) o dopo verbi dichiarativi
(p.e. dire, sostenere, affermare...) l’uso del condizionale passato può introdurre una sfumatura di
incertezza più o meno forte; in questo caso non è possibile decidere con assoluta certezza se
l’azione espressa nella frase secondaria abbia avuto luogo o no.

Dubitava che in quella situazione lo avrebbero difeso ( = se veramente lo difesero, non lo sappiamo).
Poteva darsi che Paolo ci avrebbe chiamati dall’autostrada (= ma non si sa se alla fine Paolo chiamò dall’autostrada).
Pensarono che una tavola rotonda sull’argomento sarebbe stata la soluzione migliore ( = se la soluzione realmente fu la migliore, non lo sappiamo).
Affermai che Felice avrebbe finito il lavoro ( = se Felice veramente finì il lavoro, non lo si sa).

III caso[modifica]

Quando nella frase reggente il verbo è al condizionale.

Se nella frase reggente il verbo è al condizionale presente o passato (sarei contento che, desidererei che, avrebbe preferito che etc.), allora nella frase secondaria il verbo sarà in congiuntivo imperfetto (rapporto di contemporaneità fra le due frasi) o trapassato (rapporto di anteriorità fra le due frasi):

Vorrei (adesso) che venisse (adesso o nell’immediato futuro).
Vorrei (adesso) che fosse venuto (prima, due settimane fa, un anno fa etc.).
Avrei voluto (allora) che venisse (allora).
Avrei voluto (allora) che fosse venuto (ancora prima).

Attenzione!

Un verbo di opinione o dichiarativo al condizionale presente può avere il valore di
una forma debole di indicativo; in questo caso richiede nella frase secondaria il congiuntivo presente o passato (vedi le regole di caso I)

Scusi, Lei riterrebbe (= Lei ritiene) che questa sia una buona soluzione?
Direi (= dico) che abbia agito con intelligenza.

Congiunzioni che richiedono il congiuntivo[modifica]

L’impiego del congiuntivo nella frase secondaria può esser richiesto dalla presenza di determinate congiunzioni. Alcune congiunzioni vogliono obbligatoriamente il congiuntivo nella frase secondaria, altre invece alternano, a seconda dei casi, il congiuntivo e l’indicativo. Diamo alcuni esempi senza valore esaustivo, rimandando al dizionario, nel caso sussistano dubbi sul modo da usare.

Obbligatoriamente[modifica]

  • Finali (affinché, perché, ...):
Te lo spiego affinché tu sappia dove andare.
Uscì con il bambino perché Marcella avesse tempo di dedicarsi al lavoro.
  • Concessive (benché, sebbene, quantunque, nonostante che...):
Hai dimenticato di imbucare la lettera benché te l’abbia detto mille volte.
Quantunque non fosse del tutto convinto, accettò l’incarico.
Nonostante (che) sia maggiorenne, ragiona come un bambino.
Volle risentire la canzone, benché tutti protestassero.

N.B.: solo “anche se” richiede l’indicativo!

  • Condizionali (qualora, purché, nel caso in cui, a patto che, nell’eventualità che, nell’ipotesi che, se):
Nel caso in cui ci siano dei problemi, La preghiamo di contattarci.
Qualora avesse ulteriori domande, può rivolgersi al numero verde.
Nell’eventualità che faccia bel tempo, andremo in montagna.
Se fosse venuto, avrebbe chiamato.
Preparo la cena, a patto che tu vada a fare la spesa.

Attenzione: la frase condizionale esprimente un’ipotesi reale, si costruisce con l’indicativo:

(!) Se vieni, chiama.
  • Eccettuative (a meno che (non), salvo che (non), tranne che (non)...):
Ci incontreremo in piazza, a meno che non piova.
Una riunione di lunedì sarebbe la soluzione migliore, salvo che non arrivino i clienti cileni.
Andremo a Firenze la prossima settimana, tranne che non si cambi idea e si resti tutti a casa.

Attenzione! “Se non che” richiede invece l’indicativo:

È una persona intelligente, se non che ha poca voglia di lavorare.
  • Perché con valore causale, dove la causa abbia un valore fittizio:
Mangiava non perché avesse fame (causa fittizia = congiuntivo), ma perché si annoiava (causa reale = indicativo).
  • Prima che:

“Prima che il gallo canti” è il titolo di un romanzo di Cesare Pavese. Sii a casa prima che arrivino gli invitati.

Alternano il congiuntivo e l'indicativo[modifica]

  • Consecutive (cosicché, talché, in modo che, in maniera che, al punto che...): normalmente richiedono l’indicativo; si usa il congiuntivo quando la frase consecutiva esprime una possibilità o un’eventualità:
Uscirono dalla stanza, cosicché lui potesse finire in calma il lavoro.
La avvertiamo in modo che sia al corrente della questione.
Ti lascio un messaggio sulla segreteria telefonica, in maniera che tu mi possa raggiungere in città.
Spero che la situazione non degeneri al punto che si debbano prendere provvedimenti.
  • Interrogative indirette: si ricorre al congiuntivo, quando si vuole sottolineare la componente dubitativa:
Non ho la più pallida idea di dove sia e di che cosa stia facendo.
  • Modali (come, senza che, di modo che...): hanno il congiuntivo quando, anziché esprimere un fatto sicuro e reale, esprimono un dubbio o una possibilità; in tal caso le congiunzioni modali più usate sono “come se”, “comunque”, “quasi che”, “senza che” ecc.
Comunque vadano le cose, non abbiamo nulla da perdere.
Si comportava quasi che non avesse sentito i nostri ammonimenti.
Senza che Laura aprisse bocca, sapevamo che era successo qualcosa.
  • Comparative (più... che, più... di quanto, meno... di quanto, peggio... di come...): anche in questo caso, il ricorso al congiuntivo è legato ad una componente di dubbio o possibilità:
Mauro è più simpatico di quanto pensassi.
Il film era meglio di quanto dicessero.
Ha speso meno di quanto avesse calcolato.

Attenzione! Le comparative ipotetiche, cioè le frasi che stabiliscono un paragone in forma ipotetica con la frase reggente, hanno il verbo sempre al congiuntivo. Sono introdotte dalle congiunzioni “come (se)”, “quasi (che)”, “non altrimenti che se”:

Spende come se fosse il pozzo di San Patrizio.
Lo tratta quasi fosse suo figlio.
Il lavoro dell’apprendista risultò non altrimenti che se l’avesse fatto il capo in persona.
  • Attenzione!
Finché (non) + congiuntivo = fino al punto che (12)
Finché + indicativo = per tutto il tempo che (13)
(12) Aspettiamo finché (non) abbia finito di piovere.
(13) Finché leggo, non disturbarmi.

Frasi indipendenti[modifica]

  • Si ricorre al congiuntivo nelle frasi indipendenti per esprimere un desiderio (1), un augurio (2)
    o una maledizione (3):
    1. Che resti fra noi, mi raccomando!
    2. Che Dio ti ascolti!
    3. Che vada al diavolo!
    4. Che gli venga un colpo!
  • Se il desiderio viene avvertito come difficilmente o assolutamente irrealizzabile, si userà il congiuntivo
    imperfetto per una situazione presente (1) e il congiuntivo trapassato per una situazione al passato (1):
    1. Se fosse almeno estate!
    Oh, se solo avessi la lampada di Aladino!
    1. Se solo avessimo giocato alla lotteria!
    Non l’avessi mai detto! Franco incominciò a gridare che era ora di finirla con queste storie.
  • per esprimere una supposizione (1) o un dubbio (2) in forma interrogativa :
    1. Perché Pietro non arriva? Che abbia trovato code in autostrada?
    2. (7) Qui non c’è nessuno! Che Franco e Paola se ne siano già andati?
  • per esprimere una richiesta (1) o un ordine (2):
    1. Che mi chiamino verso le cinque!
    2. Non posso decidere su due piedi! Che mi mandino la copia della lettera!
    3. Che entri l’imputato!
  • in alcune frasi fatte:
    Caschi il mondo, non gli darò ragione!
    Si renderà conto dei suoi sbagli, che lo voglia o no.
    Mi comprerò quella macchina, costi quel che costi!
  • per dirigere un appello al lettore o all’ascoltatore nei testi di carattere letterario o scientifico:
    Si ricordino i sonetti di Petrarca.
    Si osservi che il fatto costituiva un’autentica novità nel panorama artistico del tempo.
    Si pensi solo alle più recenti scoperte in campo neurologico.

Frasi secondarie[modifica]

  • Il congiuntivo viene largamente impiegato in frasi secondarie introdotte da verbi che esprimono stati d’animo (sono contento che, mi dispiace che, mi rincresce che, mi vergogno che, ho paura che, temo che ecc.) o formulano un desiderio (mi auguro che, spero che, vorrei che, mi piacerebbe che, desidero che...) o un dubbio (dubito che, non so che, non sono sicuro che...) o un’opinione personale (credo che, penso che, ritengo che...):
Ci dispiace che sia ammalato.
Sono contento che la storia sia finita bene.
Ha paura che gli addossino la colpa di tutto.
Mi augurai che si comportasse in modo ragionevole.
Vorrebbe che lo aiutassimo.
Non sapevano che fosse americano.
Ritengo che la soluzione migliore sia parlare direttamente con l’interessato.
Credevamo che Laura avesse concluso la storia con quell’uomo!
  • N.B.: Se il soggetto della frase reggente e della secondaria è lo stesso, si preferisce optare per la forma implicita, cioè si userà, al posto della frase con il congiuntivo, una frase con “di” + verbo all’infinito:
Siamo contenti di andare in vacanza.
Mi auguro di poter venire.
Credeva di aver finito tutto.
  • È da notare che:
  • dopo verbi di percezione come “vedere” e “sentire”, i quali esprimono un dato di fatto e non un’interpretazione della realtà, si usa l’indicativo:
Vedo che hai cominciato a scrivere.
Sento che stanno arrivando.
  • dopo i verbi che esprimono paura o speranza si può trovare anche l’indicativo futuro:
Temo che arrivino tardi = Temo che arriveranno tardi.
Spera che ritrovino il cane = Spera che ritroveranno il cane.
  • dopo “credere”, “pensare”, “ritenere” si può tralasciare il “che”:
Penso sia troppo tardi.
Credo abbia già risposto.
Ritengo sia il progetto migliore.
  • Il verbo “pensare” usato nel senso di “rendersi conto di” richiede nella frase secondaria l’indicativo:
Lo vide e pensò che era invecchiato (= lo vide e si rese conto che era invecchiato).
  • Il verbo “credere” usato come affermazione di fede religiosa richiede coerentemente l’indicativo (e non il congiuntivo, che potrebbe far pensare ad un dubbio!):
Credo che Dio esiste.
  • Allo stesso modo espressioni come “sono sicuro che” “so che” richiedono l’indicativo (si esprime un dato di fatto certo e non una posizione personale!):
Sono sicuro che è passato per casa.
Sapevo che avevano già visto la lettera.

Per la concordanza dei tempi, si veda la sezione "Scegliere il tempo giusto".

Frasi relative[modifica]

Normalmente le frasi relative richiedono il modo indicativo. Ci sono però alcune eccezioni alla regola e in questo caso le frasi relative richiedono il modo congiuntivo.

  • A - la frase relativa esprime un desiderio (14), una richiesta (15) o una condizione (16):
(14) Desidererei conoscere persone che mi dicessero la verità.
(15) Cerchiamo un tecnico di computer che conosca perfettamente il programma.
(16) Si ammettono candidati che abbiano compiuto il 18° anno di età.
  • B – la frase precedente contiene un pronome indefinito negativo (p.e. niente, nessuno):
Non c’è niente che mi possa distogliere dal lavoro.
In questa classe non c’è nessuno che abbia studiato!
  • C – la frase precedente introduce una domanda:
In questa classe c’è qualcuno che sappia la risposta?
Hai una pastiglia che mi tolga questo terribile mal di testa?
  • D – la frase precedente contiene un superlativo relativo:
È la persona più divertente che abbiano mai conosciuto.
È la canzone più cretina che abbia mai sentito.
  • E – la frase precedente introduce un paragone completato nella frase relativa:
Sembrava un cane a cui avessero tolto il guinzaglio.
Pare un ragazzino che abbia rubato la marmellata.
  • F – la frase relativa esprime un’ipotesi:
Colui che lo facesse, tradirebbe la nostra fiducia.
Chiedo alle persone che conoscessero già la risposta di restare in silenzio.

(Nel secondo esempio si è usato il congiuntivo imperfetto: l’atteggiamento del parlante è caratterizzato
da una marcata insicurezza, egli dubita che ci sia qualcuno al corrente della risposta esatta.
In questa frase relativa è anche possibile ricorrere al congiuntivo presente
“Chiedo alle persone che conoscano la risposta di restare in silenzio”: il parlante rivelerebbe
con questa scelta una minore insicurezza.

L’uso dell’indicativo “Chiedo alle persone che conoscono la risposta di restare in silenzio” cambierebbe
invece la situazione: in questo caso la frase relativa non esprime più l’ipotesi fatta
dal parlante, ma un dato di fatto, cioè che sicuramente nel gruppo ci sono persone a conoscenza della risposta.)

Dopo verbi impersonali[modifica]

Il congiuntivo ricorre dopo frasi impersonali formate da

  • essere + sostantivo
  • essere + aggettivo
  • essere + avverbio
  • L’impersonalità della frase reggente è di fatto comunque espressione (stavolta indiretta) dell’opinione
    personale o dell’interpretazione soggettiva del parlante o di un gruppo:
È uno scandalo che nessuno ne parli.
(= per il parlante è uno scandalo; per la maggior parte della gente è uno scandalo).
Era importante che si parlasse di questo problema.
(= per il parlante era importante; per molte persone era importante).
È normale che uno saluti gentilmente
(= per il parlante è normale; è un’abitudine generale salutare gentilmente).
Era logico che fosse arrabbiato.
(= capivo perfettamente la sua rabbia; molte persone avrebbero capito la sua rabbia).
È meglio che tuo fratello finisca l’università.
(= per il parlante è meglio; molte persone sarebbero della stessa opinione).
  • Anche verbi impersonali come “basta che, bisogna che, può darsi che, etc.” richiedono nella frase
    secondaria il congiuntivo:
Basta che ci siano i Campionati di calcio perché non si incontri più nessuno in strada.
Bisogna che piova perché l’aria sia un po'più respirabile!
Può darsi che sia un film interessante, ma io non ho voglia di andarci.
  • Dopo “si dice” ed espressioni di valore affine, che riferiscono dicerie, voci, leggende,
    si usa il congiuntivo:
Si dice che abbia fatto degli investimenti azzardati.
Si sussurrava che Maria fosse la sua amante.
Si raccontava che avesse trovato un tesoro.

Periodo ipotetico[modifica]

  • Nelle frasi condizionali esprimenti una possibilità o una situazione irreale si usa coerentemente
    il congiuntivo, e non l’indicativo che farebbe pensare ad una sicurezza inesistente.
    Nelle frasi condizionali della possibilità si userà il congiuntivo imperfetto (e il condizionale presente
    nella frase principale) (10), nelle condizionali dell’irrealtà si userà invece il congiuntivo trapassato
    (e il condizionale passato nella principale) (11):
(10) Se avessimo il suo indirizzo, gli scriveremmo.
(11) Se fosse arrivato in tempo, non avrebbe perso il treno.
  • Osservazioni:
Nelle condizionali dell’irrealtà possono comparire nella lingua parlata due indicativi imperfetti al posto del congiuntivo trapassato e del condizionale passato:
Se avessi studiato di più, non mi avrebbero bocciato all’esame.
= Se studiavo di più, non mi bocciavano all’esame.
  • È possibile anche trovare un congiuntivo trapassato nella frase condizionale, associato ad un condizionale presente nella principale. Questa situazione si verifica qualora esista una discrepanza temporale fra l’azione della principale e quella della secondaria:
Se l’avessi visto (= quella volta), te lo direi (= adesso).
Se l’avessi visto (= quella volta), te lo avrei detto (= quella volta)

Vedi anche la pagina "Periodo ipotetico".

Discorso indiretto[modifica]

A differenza del tedesco, in italiano non si usa il congiuntivo nel discorso diretto, ma l’indicativo:

Gigi afferma: “Mia sorella non sa niente di questa storia”.Gigi afferma che sua sorella non sa niente di questa storia.
Ha raccontato: “Voglio andare in Francia”.Ha raccontato che voleva andare in Francia.

Si ricorrerà al congiuntivo solo per riformulare nel discorso indiretto l’imperativo presente del discorso diretto.
In questo caso, se il discorso diretto è stato introdotto da un tempo al presente o
al futuro (dice, racconta, spiegherà, sosterrà ecc.), si userà il congiuntivo presente nel discorso indiretto:

Gli dice: “Mangia educatamente!"Gli dice che mangi educatamente.

Se invece il discorso diretto è stato introdotto da un tempo storico, cioè da un passato prossimo,
da un passato remoto, da un imperfetto o da un trapassato prossimo (ha detto, raccontò, sosteneva, aveva replicato ecc.),
si userà il congiuntivo imperfetto nel discorso indiretto:

Gli ha detto: "Mangia educatamente!"Gli ha detto che mangiasse educatamente.

Altre situazioni d'uso[modifica]

  • Frasi secondarie introdotte da chiunque qualunque dovunque comunque richiedono il congiuntivo:
Chiunque ve l’abbia detto, ha mentito.
Non mi farai cambiare idea, qualunque cosa tu faccia.
Ti seguirò dovunque tu vada.
Comunque sia, non prenderò nessuna decisione.
  • Si userà il congiuntivo nella secondaria, se si verificano contemporaneamente le seguenti condizioni:
1) la frase secondaria è introdotta da “che” “il fatto che”;
2) la frase secondaria precede la frase principale.
Il fatto che non abbia telefonato, è significativo.
Che non fosse vero, l’abbiamo scoperto più tardi.
  • Nelle interrogative indirette è possibile (ma non obbligatorio) ricorrere al congiuntivo. Il congiuntivo sottolinea l’incertezza del parlante:
Sapete che aspetto abbia? Sapete che aspetto ha?
  • Ha valore concessivo e si costruisce dunque con il congiuntivo anche la struttura
Per + aggettivo (o participio) + essere sembrare parere (17)
Per + avverbio + (qualsiasi) verbo (18)
Per + infinito + che + (qualsiasi) verbo (19)
(17) Per ricco che sia, non riuscirà mai a mascherare la sua ignoranza.
(18) Per tardi che arrivasse, la trovava sempre sveglia.
(18) Per bene che vada, dovremo pagare una multa.
(19) Per lavorare che facesse, arrivava a stento alla fine del mese.

Tempi verbali-Congiuntivo presente[modifica]

Il modo congiuntivo in italiano ha quattro tempi: presente, imperfetto, passato trapassato. Di seguito la coniugazione del congiuntivo presente di tre verbi regolari (amare, temere e partire).

		Amare	        Temere	        Partire
				
1 sing.		Che io ami	Che io tema	Che io parta
2 sing.		Che tu ami	Che tu tema	Che tu parta
3 sing.		Che egli ami	Che egli tema	Che egli parta
1 plur.		Che noi amiamo	Che noi temiamo	Che noi partiamo
2 plur.		Che voi amiate	Che voi temiate	Che voi partiate
3 plur.		Che essi amino	Che essi temano	Che essi partano

Tempi verbali-Congiuntivo imperfetto[modifica]

		Amare	          Temere	        Partire
				
1 sing.		Che io amassi	  Che io temessi	Che io partissi
2 sing.		Che tu amassi	  Che tu temessi	Che tu partissi
3 sing.		Che egli amasse	  Che egli temesse	Che egli partisse
1 plur.		Che noi amassimo  Che noi temessimo	Che noi partissimo
2 plur.		Che voi amaste	  Che voi temeste	Che voi partiste
3 plur.		Che essi amassero Che essi temessero	Che essi partissero