Italiano/Verbo

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Indice del libro

Funzioni[modifica]

Viewmag.png Definizione

Il verbo è la parte variabile del discorso che fornisce informazioni a proposito di un nome, che svolge la funzione di soggetto.

La funzione principale del verbo è dunque quella di predicare, cioè esprimono qualcosa a proposito di qualcos'altro. I verbi possono quindi essere usati per descrivere azioni compiute dal soggetto,

Mario corre.

o per indicare una proprietà del soggetto,

Lo specchio riflette.

o ancora per istituire una relazione tra due elementi.

Il sole illumina la stanza.

Persona e numero[modifica]

La maggior parte delle forme verbali indica in modo chiaro la persona e il numero del soggetto a cui si riferisce. Queste sono infatti riconoscibili dalle desinenze che si uniscono alla radice del verbo.

Le persone in particolare possono essere tre, ciascuna delle quali può essere singolare o plurale, come riportato nella tabella.

Persona Singolare Plurale
I persona: il soggetto è il parlante io noi
II persona: il soggetto è il destinatario del messaggio tu voi
III persona: il soggetto è l'argomento del messaggio egli, ella, esso, essa essi, esse

Il modo[modifica]

I modi verbali sono gruppi di forme delle coniugazioni verbali e possono cambiare in base al punto di vista del parlante, seguendo le sue sensazioni, emozioni, stati d'animo ecc. Ciascun modo è caratterizzato da precise variazioni della desinenza. Nella lingua italiana si distinguono sette modi verbali, riuniti in due gruppi: modi finiti e modi intefiniti.

Modi finiti[modifica]

I modi finiti sono così detti perché indicano sempre chi è il soggetto a cui si riferiscono.

L'indicativo è il modo della certezza.

Il congiuntivo è il modo del dubbio, e si usa per esprimere un'opinione, una speranza, una paura, un'ipotesi o una richiesta.

Il condizionale indica una possibilità che si può realizzare a condizione che ne avvenga un'altra.

L'imperativo è il modo che si usa per gli ordini, i suggerimenti e gli inviti.

Modi indefiniti[modifica]

I modi indefiniti, al contrario di quelli finiti, non danno nessuna indicazione a proposito del soggetto a cui si riferiscono.

L'infinito esprime il significato semplice del verbo, la semplice azione.

Il participio esprime il significato del verbo come una qualità del nome.

Il gerundio esprime il significato del verbo relazionandolo con l'informazione di un altro verbo di modo finito.

Il tempo[modifica]

Il tempo definisce il momento in cui avviene un'azione. Come per i modi, anche ciascun tempo è caratterizzato da particolari desinenze. In particolare, si possono individuare tre tempi fondamentali o assoluti:

  • il presente esprime contemporaneità, cioè l'azione avviene nello stesso momento in cui si parla;
  • il passato esprime anteriorità, cioè l'azione è avvenuta in un momento precedente a quello in cui si sta parlando;
  • il futuro esprime posteriorità, cioè l'azione non è ancora avvenuta ma si verificherà in un momento successivo rispetto a quello in cui si sta parlando.

Ciascuno dei tempi fondamentali si articola in vari tempi, con i quali è possibile esprimere diverse situazioni e diversi rapporti tra le azioni di cui si sta parlando.

In base alla forma, i tempi possono poi essere distinti in

  • tempi semplici, quando il verbo è composto da una sola parola;
  • tempi composti, quando il verbo è composto da più di una parola, e più precisamente dal verbo ausiliare essere o avere seguito da un participio passato del verbo.

La tabella qui sotto riassume i diversi modi e tempi dei verbi.

Modi Tempi
Semplici Composti
Finiti Indicativo Presente Passato prossimo
Imperfetto Trapassato prossimo
Passato remoto Trapassato remoto
Futuro Futuro anteriore
Congiuntivo Presente Passato
Imperfetto Trapassato
Condizionale Presente Passato
Imperativo Presente
Indefiniti Infinito Presente Passato
Participio Presente Passato
Gerundio Presente Passato

L'aspetto[modifica]

Oltre al tempo e al modo, il verbo fornisce anche altre informazioni, come la durata dell'azione, se è in corso o se si è conclusa o ancora se sta per svolgersi, in che modo si svolge. Queste informazioni costituiscono l'aspetto del verbo,[1] e nella lingua italiana sono espessi solo da due tempi verbali:

  • l'indicativo imperfetto esprime l'aspetto durativo dell'azione (correva sotto la pioggia)
  • il passato remoto esprime l'aspetto momentaneo dell'azione (corse sotto la pioggia)

Verbi come cercare, giacere, guardare sono detti verbi durativi perché già nel loro significato esprimono un evento che si svolge nell'arco di un periodo.

Verbi come trovare, cadere, sorgere sono invece verbi momentanei perché esprimono un evento che avviene in un momento esatto del tempo.

Genere del verbo[modifica]

Il genere esprime il modo in cui il verbo realizza i rapporti tra il soggetto e gli altri elementi della frase. In base al genere un verbo può essere transitivo o intransitivo.

Nei verbi transitivi l'azione passa direttamente dal soggetto a una persona, animale o cosa. Per esempio:

Mario mangia una mela. (l'azione mangia passa direttamente dal soggetto Mario all'oggetto una mela)

In altre parole, il verbo transitivo regge il complemento oggetto. Sono esempi di verbi transitivi: scrivere, prendere, visitare, bere, comprare ecc.

Nei verbi intransitivi l'azione si esaurisce nel soggetto e non passa direttamente a una persona, cosa o animale, ma al massimo può trovare completamento in un complemento indiretto. Per esempio:

Mario è andato dal fruttivendolo.

Forma del verbo[modifica]

Per forma o diatesi del verbo si intende il ruolo che il verbo attribuisce al soggetto. Si parla in questo caso di

  • forma attiva se il soggetto svolge l'azione (Mario mangia);
  • forma passiva se il soggetto subisce l'azione (La mela è mangiata);
  • forma riflessiva se l'azione si riflette sul soggetto, cioè il soggetto compie e subisce l'azione nello stesso tempo (Mario si lava = Mario lava se stesso).

La forma passiva è propria dei soli verbi transitivi, e si forma usando l'ausiliare essere. Per trasformare una frase dalla forma attiva alla passiva, l'oggetto deve diventare soggetto, mentre il soggetto diventa complemento d'agente o di causa efficiente. Ecco un esempio:

Il meccanico ripara il motore. (forma attiva)
Il motore è riparato dal meccanico. (forma passiva)

È inoltre possibile formare la forma passiva con

  • verbo viene + participio passato, ma solo per i tempi semplici (Il motore viene riparato dal meccanico);
  • verbo andare / stare / restare / finire + participio passato, ma anche qui solo per i tempi semplici (L'uomo finì ricoverato in ospedale);
  • con la particella si (si sentì una voce = una voce fu sentita)

La forma riflessiva è invece composta dalla particella si + verbo alla forma attiva. Si suddivide a sua volta in una forma riflessiva propria, quando l'azione si riflette sul soggetto e quindi la particella si ha la funzione di complemento oggetto:

Sonia si lava

una forma riflessiva apparente quando la particella si non svolge la funzione di complemento oggetto ma di complemento di termine:

Sonia si lava i capelli (= Sonia lava i capelli a se stessa)

una forma riflessiva reciproca quando ci sono due soggetti che compiono una stessa azione l'uno verso l'altro:

Il cane e il gatto si azzuffano

Verbi impersonali[modifica]

Sono impersonali quei verbi alla terza persona singolare che esprimono un'azione che non può essere attribuita a un determinato soggetto. Un tipico esempio di verbi impersonali sono quelli che esprimono fenomeni meteorologici, come:

nevica, piove, tuona, grandina

Vengono poi usati in forma impersonale

  • i verbi e le locuzioni verbali che esprimono una necessità, una convenienza o un'apparenza, preceduti dalla particella si (mi sembra, bisogna, si deve, è necessario, è importante ecc.);
  • i verbi credere, pensare, dire ecc. preceduti dalla particella si e seguiti dalla congiunzione che (si pensa, si crede ecc.).

Qualsiasi verbo può inoltre avere un'impressione impersonale, quando preceduto dalla particella si (si muore, si parte, si mangia ecc.)

Verbi di servizio[modifica]

I verbi di servizio, oltre ad avere un proprio significato autonomo, si uniscono ad altri verbi per formare un unico gruppo sintattico.

Verbi ausiliari[modifica]

I più importanti verbi di servizio sono i verbi ausiliari, che aiutano a formare le voci dei tempi composti degli altri verbi. Nella lingua italiana ce ne sono due: avere e essere.

L'ausiliare avere si usa per:

  • formare i tempi composti di tutti i verbi transitivi (io ho mangiato),
  • formare i tempi composti di alcuni verbi intransitivi (io ho dormito).

L'ausiliare essere si usa per:

  • formare il passivo di tutti i verbi transitivi (è stato mangiato),
  • formare i tempi composto della maggior parte dei verbi intransitivi (tu sei andato),
  • formare i tempi composti dei verbi riflessivi (si è lavato),
  • formare i tempi composti dei verbi impersonali (è nevicato, si è detto)

Verbi servili[modifica]

I verbi servili accompagnano un verbo all'infinito per arricchirne il significato. Nella lingua italiana sono tre:

  • il verbo dovere, che esprime una necessità o un dovere (devi tornare, devono studiare);
  • il verbo potere, che esprime una possibilità (puoi andare, puoi dormire);
  • il verbo volere, che esprime una intenzione o una volontà (voglio partire, vuole cantare).

I verbi servili formano un unico predicato con il verbo all'infinito che precedono.

Verbi fraseologici[modifica]

I verbi fraseologici sono verbi che si uniscono ad altri verbi all'infinito, mediante l'uso delle preposizioni a, di, per, da, in modo da fornire precisazioni di carattere temporale o aspettuale. Possono indicare

  • un'azione che comincia (inizia a piovere),
  • un'azione che sta per comincia (stavamo per mangiare),
  • un'azione che dura nel tempo (stanno leggendo),
  • un'azione che prosegue (continua a parlare),
  • un'azione che termina (ho smesso di fumare).

Le coniugazioni[modifica]

Si dice coniugazione l'insieme delle varie forme che un verbo può avere, in base al modo, al tempo e all'aspetto. Il verbo è composto da due parti:

  • la radice, la parte invariabile che trasmette il significato del verbo,
  • e la desinenza, la parte variabile che si modifica in base alla persona, al numero, al modo e al tempo.

Le tre coniugazioni[modifica]

Nella lingua italiana ci sono tre coniugazioni.

La maggior parte dei verbi formano le voci verbali unendo alla radice le desinenze della propria coniugazione. In questo caso di parla di verbi regolari.

Esistono però anche verbi irregolari, cioè dei verbi che presentano delle forme verbali differenti rispetto al modello dato per ciascuna coniugazione. Per un elenco dei principali verbi irregolari della lingua italiana, si veda questa voce di Wikipedia: Verbi irregolari italiani.

Essere e avere[modifica]

I verbi ausiliari essere e avere hanno una coniugazione propria, completamente diversa dalle altre. A questo proposito si vedano le tavole per la

La coniugazione della diatesi passiva e riflessiva[modifica]

Nella coniugazione passiva le forme verbali dei verbi transitivi hanno come ausiliare essere. La loro coniugazione segue quindi la coniugazione del verbo essere seguita dal participio passato del verbo. Per un esempio si veda la tavola della coniugazione passiva.

Nella diatesi riflessiva, invece, le forme verbali sono accompagnate dalle particelle pronominali mi, ti, ci, vi, si. Si veda a questo proposito la tavola della coniugazione riflessiva.

Verbi sovrabbondanti e difettivi[modifica]

Si dicono sovrabbondanti i verbi che appartengono a due diverse coniugazioni, come ad esempio: starnutire / starnutare, adempiere / adempire, dimagrire / dimagrare ecc.

Si dicono difettivi i verbi che mancano di alcune forme verbali, che sono ormai cadute in disuso. Ne sono esempi: vigere, incombere, ostare, vertere ecc.

Note[modifica]

  1. Aspetto verbale, in La grammatica italiana, 2012. URL consultato il 15 dicembre 2019.