Piemontese/Espressioni idiomatiche, metafore, detti, proverbi

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Espressioni idiomatiche, metafore, detti, proverbi, etc.[modifica]

In questa sezione trattiamo di tutte quelle espressioni, caratteristiche di una lingua, che hanno significato diverso da quello letterale, o che sono modi di dire caratteristici, metaforici. proverbiali. che si sono sviluppati assieme alla lingua e cresciuti nel tempo.

Alcuni di questi modi sono diventati di uso corrente e vengono comunemente usati, indipendentemente da qual è il tono del discorso. Altri sono di stile più faceto e sono più usati con tono sarcastico o canzonatorio. Altri infine hanno una caratteristica più gergale.

Introduzione[modifica]

Non è facile, e forse non è neppure corretto, tentare di distinguere tra espressioni idiomatiche e modi di dire. Se poi si considerano le differenze di grammatica e di sintassi fra piemontese ed italiano, può succedere che espressioni che appaiono idiomatiche alla luce di grammatica e sintassi italiane, non lo siano per la grammatica e sintassi piemontesi.

In generale qui chiamiamo espressione idiomatica una espressione il cui significato vero è diverso dal significato letterale, che è comunemente e generalmente usata ed intesa nel significato vero, al punto che appaia quantomeno "strana" la forma letterale per esprimenre il concetto.

Consideriamo poi il modo di dire come espressione particolare, da tutti compresa nel suo significato, ma usata in casi più ristretti, a proposito di specifici argomenti. Dal modo di dire al detto vero e proprio il passo è breve ed il confine labile. Lo stesso si può dire del passaggio tra il detto ed il proverbio.

Un'altra forma di interesse è la metafora, molto diffusa in piemontese. Vi è una serie di sostantivi metaforici nei quali, in una sola parola convergono una parte verbale ed una sostantiva, e che entrano a far parte del lessico piemontese. Possono essere considerati espressioni idiomatiche. Vi è poi una serie di metafore più complesse, che hanno un significato figurato, e che a volte non sono parte della lingua classica in senso stretto, ma sono espressioni gergali utilizzate in particolari contesti.

Una particolare caratteristica del piemontese, comunque non estranea ad altre lingue, è l'uso di comparativi associati agli aggettivi qualificativi come rafforzativi, ed in questo spesso sostituiscono il superlativo assoluto, o come sotra di esplicativi. Il termine di paragone è di solito un sostantivo che è "codificato" (è sempre lo stesso sostantivo ad essere associato ad un dato aggettivo). Naturalmente vengono anche, a volte e per particolari necessità espressive, usati altri sostantivi, ma questo non è comune e non viene qui considerato. Esistono comparativi faceti o paradossali che negano la qualità espressa dall'aggettivo mediante il paragone con sostantivo o locuzione equivalente che richiama la qualità opposta.

Tutte queste forme sono presenti in abbondanza, ed il piemontese ne fà uso con grande facilità.

Si tenta qui una classificazione di tutte queste forme secondo il tipo e la generalità d'uso, ben sapendo che si tratta di una suddivisione fittizia di comodo, non rigida e pertanto, sicuramente, ampiamente criticabile.

Lo scopo è quello di riportare alcuni esempi limitatissimi che, date le conoscenze dello scrivente, non potranno nemmeno essere considerati tra i più significativi.

Frasi idiomatiche piemontesi

Definiamo qui come frase o espressione idiomatica, una espressione che abbia un significato diverso da quello letterale, ma che viene usata e compresa da coloro che parlano la lingua, senza che questa frase o espressione abbia significato sarcastico o ammonitore (si tratterebbe infatti di detti o proverbi). Qualcosa che qui viene riportato come espressione idiomatica potrebbe anche essere considerato come parte del normale lessico. Può darsi, ma non mi voglio cercare grane.

A[modifica]

a fussa pa mach ...: letteralm. fosse mica soltanto ... signif. vero: non fosse altro che ....

a-i é gnun bon a fé 'd ...: letteralm. vi è nessuno buono a fare di... signif. vero: non c'è verso di ....

a l'é bin (a) fé.: letteralm. è bene a fare signif. vero: è facile

a l'é mal (a) fé.: letteralm. è male a fare signif. vero: è difficile

a l'é lòn (che)...: letteralm. è quello (che) ... signif. vero: perciò ....

ampajé ij tond (ampajé le maiòliche): letteralm. impagliare i piatti (... le maioliche) signif. vero: In senso più letterale traslocare. In senso più figuratoandarsene .

ancora pro che...: letteralm. ancora abbastanza che... signif. vero: ancor grazia che..., meno male che...., per fortuna che

andé a baron: letteralm. andare a mucchio signif. vero: sfasciarsi, andare in malora (simile al successivo).

andé a rabél: letteralm. andare a fracasso signif. vero: andare in rovina, andare in malora (simile al precedente).

andé a la maròda ëd ....: letteralm. andare alla rub(acchi)eria di ... signif. vero: raccoglere dagli alberi altrui qualche frutto di ....

avèj nen un pich da fé balé un givo: letteralm. non avere un soldo da far ballare un maggiolino signif. vero: essere completamente al verde, senza un centesimo.

B[modifica]

bondì barba!: letteralm. buongiorno zio!. signif. vero: chi s'é visto s'é visto!, nient'altro da farci!.

C

cà 'd ringhera: letteralm. casa di ringhiera. signif. vero: casa con alloggi (2 camere) accessibili da ballatoio, balcone lungo.

ciama n'autr!: letteralm. chiama un altro!. signif. vero: caspita!. Esclamazione di sorpresa quando ci si trova di fronte a qualcosa che nel bene o nel male supera le aspettative.

ciapésse (pijésse) un passaròt: letteralm. prendersi un passero. signif. vero: buscarsi un raffreddore.

com at diso? (com a-j diso? , etc.): letteralm. come ti dicono? (come gli dicono? , etc.). signif. vero: come ti chiami (come si chiama? , etc.).

cuché an sël lobiòt: letteralm. beccare sul balcone. signif. vero: cogliere sul fatto.

D[modifica]

dé da ment: letteralm. dare da mente ... signif. vero: dare retta, ascoltare.

dé dël cul (sla pera): letteralm. dare del culo (sulla pietra) signif. vero: fare fallimento. Segue (alla lettera) da una vecchia legge piemontese in materia di fallimento.

déjla për ël bél temp : letteralm. dargliela per il bel tempo signif. vero: agire spensieratamente, pensare a divertirsi, farsela bene.

dé la fuga : letteralm. dare la fuga signif. vero: mettere in fuga. Più che una frase idiomatica, questa è una particolarità di sintassi.

dé 'l bleu (a quaidun) : letteralm. dare il blu (a qualcuno) signif. vero: lasciare, abbandonare, mollare (solo riferito a persona).

désse d'ardriss : letteralm. darsi di raddrizzamento signif. vero: darsi da fare, ripartire nella giusta direzione, impegnarsi (nuovamente) con decisione, sbrigarsi.

...dël pento : letteralm. ... del pettine signif. vero: ... di scarso valore, ... malfatto, ... non all'altezza

dì che 'd nò : letteralm. dire che di nò signif. vero: dire di nò. Più che una frase idiomatica, questa è una particolarità di sintassi.

dì che 'd sì : letteralm. dire che di sì signif. vero: dire di si. Più che una frase idiomatica, questa è una particolarità di sintassi.

E[modifica]

esse al pian dij babi: letteralm. essere al piano dei rospi signif. vero: essere giù di morale.

esse ancamin che...: letteralm. essere in cammino che... signif. vero: forma per i tempi continui dei verbi.... Ne abbiamo già parlato a proposito di verbi

esse ant la bagna: letteralm. essere nel sugo signif. vero: essere a malpartito.

esse bon a...: letteralm. essere buono a... signif. vero: essere capace di...

esse na pieuva: letteralm. essere una pioggia signif. vero: essere noioso

esse nen vàire lòn: letteralm. essere non molto quello signif. vero: non essere un gran che, essere mediocre

esse un barbis: letteralm. essere un baffo signif. vero: essere un esperto in..., molto capace a.... Ci si riferisce di solito a lavori da artigiano di precisione.

esse un pito: letteralm. essere un tacchino signif. vero: essere noioso..., piagnucoloso....

esse un subrich: letteralm. essere una frittella signif. vero: essere arrogante, petulante, piuttosto antipatico. Viene riferito di solito a ragazzine e giovinette o giovani donne.

esse scus ëd ...(verbo)...: letteralm. essere scusato di ...(verbo)... signif. vero: essere autorizzato a ... (verbo)....

esse scus ëd ...(persona)...: letteralm. essere scusato di ...(persona)... signif. vero: fidarsi di ... (persona)....

Ë[modifica]

ëd bele vòlte ...: letteralm. di belle volte ... signif. vero: molto spesso ....

F

fà nen ël pito: letteralm. non fare il tacchino signif. vero: non ti lamentare, non essere noioso (con i tuoi lamenti).

fé cassul: letteralm. fare mestolo signif. vero: stare per piangere (di bambino). Fare cioè quella smorfia che annuncia il pianto (cassul è riferito alla posizione assunta dal labbro inferiore).

fé flanela: letteralm. fare flanella signif. vero: battere la fiacca, pelandronare.

fé mës-cëtta: letteralm. fare "mescoletta" signif. vero: imbrogliare le carte, barare al gioco.

fé San Martin: letteralm. fare (celebrare) San Martino signif. vero: traslocare.

fé schissa: letteralm. fare cilecca signif. vero: non presentarsi quando attesi, marinare.

fé seta: letteralm. (appross.) fare seduta signif. vero: sedersi (espressione usata con bimbi piccoli). "seta" deriva dal verbo "seté" (sedere), ma è una parola coniata in proposito.

fésse pijé an brass: letteralm. farsi prendere in braccio signif. vero: farsi imbrogliare.

...fin-a ant un...: letteralm. ...fino in uno ... signif. vero: ...fino all'ultimo .... (riferito a cose numerabili, ad es. i soldi).

finì ant la bagna: letteralm. finire nel sugo signif. vero: andare nei pasticci.

G[modifica]

gavé (quaidun) da l'umid: letteralm. togliere qualcuno dall'umido signif. vero: Riportare qualcuno, con maniere decise, nella giusta direzione. Togliere i grilli dalla testa. Anche: togliere dai pasticci (con o senza il consenso dell'interessato).

gavte la nata: letteralm. togliti il tappo signif. vero: fatti furbo.

già che....! : letteralm. già che ...! signif. vero: certo che ....!

gran-e dij poj : letteralm. grane (questioni) dei pidocchi signif. vero: questioni di poco conto.

L[modifica]

lassé boje : letteralm. lasciar bollire signif. vero: non dare peso, sorvolare oltre che al significato letterale.

lenghe 'd canarin: letteralm. lingue di canarino signif. vero: cibi raffinati (canzonatorio).

M[modifica]

mandé a spané 'd melia : letteralm. mandare a spannocchiare di (del) granoturco signif. vero: mandare a quel paese.

N[modifica]

na patela : letteralm. una botta signif. vero: una grossa quantità oltre che al significato letterale.

na strivassà : letteralm. una forte sberla signif. vero: una grossa quantità oltre che al significato letterale. (vedi na patela).

P[modifica]

parla pà!: letteralm. non parlare! signif. vero: perbacco, caspita oltre che al possibile significato letterale.

paté j'òri: letteralm. pareggiare i denari signif. vero: essere fuori di testa, fare mattane oltre che al possibile significato letterale (nel gioco di carte "scopa" o "scopetta" o "scopone").

perde la bagna: letteralm. perdere il sugo signif. vero: essere stanco, non riuscire più a camminare, non farcela più canzonatorio nei confronti di chi fà fatica a terminare la camminata, ad arrivare alla meta in una gita.

pijé 'd gandole : letteralm. prendere delle vertigini / prendere dei capogiri signif. vero: prendere un abbaglio

pijé j'avèrtole : letteralm. prendere le "intraducibile" signif. vero: scappare, fuggire

pijésse (ciapésse) un passaròt: letteralm. prendersi un passero. signif. vero: buscarsi un raffreddore.

pieuve pere da mulin: letteralm. piovere macine da mulino signif. vero: piovere abbondantemente

porté le busche : letteralm. portare le pagliuzze signif. vero: preparare (la futura casa per) il matrimonio, andare verso il matrimonio. Ovvia derivazione dall'azione degli uccelli che preparano il nido.

R[modifica]

rangé (a quaidun) la pipa che a tira: letteralm. aggiustare (a qualcuno) la pipa che tiri signif. vero: mettere in riga qualcuno, farlo filare dritto.

S[modifica]

spòrze la gheuba: letteralm. sporgere la gobba signif. vero: mangiare a sbaffo, mangiare senza pagare.

spussé 'd rat: letteralm. puzzare di topo signif. vero: essere stato in prigione.

sté da pocio: letteralm. stare da nespola signif. vero: stare benone.

sté lì 'ndé dì: letteralm. stare lì andare dire signif. vero: stare a cavillare, stare a recriminare, stare a criticare, stare a polemizzare, etc... Di solito nella frase a l'é inutil ste lì 'ndé di .... oppure stoma nen lì 'ndé dì ..... (è inutile stare a recriminare... oppure non stiamo a criticare ...).

T[modifica]

taché tacà ai dij: letteralm. attaccare attaccato alle dita, appiccicarsi alle dita signif. vero: Si dice di cosa che dà fastidio, che dispiace, che scoccia, spesso riferito ad occasioni perdute. Come di colla appiccicosa sulle dita, che dà fastidio e di cui è difficile liberarsi.

ten-se ai branch: letteralm. tenersi ai rami signif. vero: Essere prudenti, fare attenzione.

tireje vërde: letteralm. tirarle verdi signif. vero: Essere povero in canna, essere in serie difficoltà economiche, mancare del necessario.

V[modifica]

và a spané 'd melia: letteralm. vai a pulire (togliere le foglie al) granoturco signif. vero: Va a quel paese, va a farti friggere, non scocciare (sinonimo del successivo)

vardé j'arsivòli: letteralm. guardare gli .... (...le fantasticherie?) signif. vero: essere distratti, con la testa fra le nuvole. Non azzarderei a tradurre "arsivòli" con certezza.

vate a caté 'n casul: letteralm. vai a comperarti un mestolo signif. vero: Va a quel paese, va a farti friggere, non scocciare (sinonimo del precedente)

Definizioni metaforiche[modifica]

Sono locuzioni aggettivali, collassate in parola unica, che definiscono un tipo o un carattere di persona. Questo sempre con una buona dose di sarcasmo.

bërlicabalustre: letteralm. lecca-balaustre signif. vero: bigotto

bërlicafojòt: letteralm. lecca-tegame signif. vero: ghiottone

ciaparat: letteralm. acchiappa-topi signif. vero: fanfarone, incapace

ciuciafurmije: letteralm. succhia-formiche signif. vero: persona magra, segaligna.

fafioché: letteralm. fà-nevicare signif. vero: persona di tante chiacchiere e pochi fatti.

frustacadreghe: letteralm. consuma-sedie signif. vero: pelandrone, sempre seduto.

frustagelosìe: letteralm. consuma-persiane signif. vero: curiosone, sempre a spiare dalle persiane.

giacofomna: letteralm. giacomo-donna signif. vero: persona maschile effeminata.

gratacàmole: letteralm. gratta-tarli signif. vero: restauratore di vecchi mobili.

lapabreu: letteralm. lecca-brodo signif. vero: buono a nulla.

mercandabeu: letteralm. contratta-buoi signif. vero: persona senza tatto.

nufiacop: letteralm. annusa-tetti signif. vero: persona altezzosa, boriosa.

patelavache: letteralm. picchia-mucche signif. vero: persona grossolana e zotica.

pistafum: letteralm. pesta-fumo signif. vero: fanfarone.

pistapàuta: letteralm. pesta-fango signif. vero: soldato di fanteria (così definito dagli Alpini).

santificétor: letteralm. dal latino, sia santificato signif. vero: bigotto che ostenta devozione.

sautabusson: Vedi . sautacioende.

sautacioende: letteralm. salta-recinzioni e anche corto abito che permetteva di saltare signif. vero: folle innamorato, persona volubile.

scaudabanche: letteralm. scalda-panche signif. vero: pelandrone.

scaudacadreghe: Vedi . scaudabanche.

scolaborse: letteralm. scola-borse signif. vero: spendaccione.

scoladoje: letteralm. scola-boccali signif. vero: ubriacone.

Paragoni di uso corrente[modifica]

Abbiamo visto che spesso in piemontese si utilizza un paragone al posto di un superlativo. Tra questi, alcuni sono entrati nell'uso come frasi idiomatiche. Spesso, poi, il paragone viene spontaneamente semplicemente addiunto all'aggettivo come per specificarlo meglio. Questa è una usanza linguistica molto diffusa. Questo vale anche per forme con valore avverbiale. Qui ne riportiamo alcuni fra i tantissimi. Esistono poi paragoni ironici, anch'essi di uso corrente, dove l'aggettivo è paragonato a qualcosa che rappresenta il suo inverso. questi sono stati elencati tra i modi di dire. Infine la tendenza al paragone si trova anche per le azioni espresse dai verbi.

B[modifica]

bon com ël pan: letteralm. buono come il pane signif. vero: molto buono. riferito a carattere, comportamento, e non a gusto. (equival. in italiano).

bòrgno com un pom: letteralm. cieco come una mela signif. vero: completamente cieco.

brav coma 'l sol: letteralm. bravo come il sole signif. vero: bravissimo.. Nel senso di "buono"

brut coma la neuit: letteralm. brutto come la notte signif. vero: bruttissimo..

busiard com un gavadent: letteralm. bugiardo come un cavadenti signif. vero: assolutamente bugiardo.

C[modifica]

core com un lasertin: letteralm. correre come una piccola lucertola signif. vero: correre velocemente, non avere un momento di sosta. il verbo può essere un altro equivalente, ma di solito è "core".

F[modifica]

fòl coma na mica: letteralm. fesso come una pagnotta signif. vero: molto fesso.

fortunà coma ij can an cesa: letteralm. fortunato come i cani in chiesa signif. vero: decisamente sfortunato.

G[modifica]

giovo coma n'aj: letteralm. giovane come un aglio signif. vero: giovanissimo.

giust coma l'òr: letteralm. giusto come l'oro signif. vero: molto preciso.

gram com ël tòssi: letteralm. cattivo come il veleno signif. vero: cattivissimo.. Di solito riferito a gusto.

grand coma la fam: letteralm. grande come la fame signif. vero: cresciuto a sufficienza.. Si dice in contrasto con una azione da bambini. Grand coma la fam e it ses nen bon a fé lolì = Grande come la fame e non sei capace a fare quello.

L[modifica]

lest com un cravieul: letteralm. lesto come un capriolo signif. vero: di chi fà velocemente le cose.

M[modifica]

màire coma l'argheuj: letteralm. magro come l'orgoglio signif. vero: molto magro , oppure, in senso figurato di scarso significato. .

N[modifica]

noios coma na pieuva: letteralm. noioso come una pioggia signif. vero: noiosissimo.

P[modifica]

plà com un gënoi: letteralm. pelato come un ginocchio signif. vero: senza un capello in testa.

R[modifica]

ross com un biro: letteralm. rosso come un tacchino signif. vero: molto rosso. Si riferisce a rossore di persona, compresa la scottatura solare.

T[modifica]

tajé com as ës-ciàira: letteralm. tagliare come ci si vede signif. vero: Non tagliare per nulla.. Si dice riferito a coltelli o forbici che non tagliano (a tajo com a s-ciàiro = tagliano come ci vedono)

V[modifica]

véj com ël coco: letteralm. vecchio come il [cuculo, fessacchiotto, braciere] signif. vero: vecchissimo. Il coco ha i significati riportati ed altri ancora. Ho usato e sentito usare milioni di volte questa espressione, ma non saprei dire a quale coco ci si riferisca.

verd coma na gasìa: letteralm. verde come un'acacia signif. vero: molto tirchio A proposito di avarizia, i detti sono molti

Si dice anche[modifica]

Quelle che vengono riportate qui non possono essere considerate frasi idiomatiche in quanto sono di uso meno generalizzato, e spesso hanno un senso ironico. Infatti riportiamo anche qualche comparativo del tipo di quelli visti, ma che esprimono il concetto opposto a quello dell'aggettivo usato. Ci scusiamo per il disordine con cui vengono riportate e per la loro piccola quantità, rispetto ad una antologia enorme.

  • esse an sël tòch letteralmente: essere sul pezzo. Indica l'essere in servizio, essere al lavoro. It ses-to già 'n sël tòch? = sei già sul pezzo? ovvero: sei già al lavoro? stai già lavorando?. Deriva dal linguaggio di officina.
  • ël color dj'aso cit letteralmente: il colore degli asini piccoli. Indica un colore indefinibile, "insipido", sempre detto con ironia (non un bel colore). A l'avìa un caplin color dj'aso cit, che a fasìa un pòch ësgiaj = Aveva un cappellino color degli asini piccoli che faceva un po' paura.
  • bianch coma la coa d'un merlo letteralmente: bianco come la coda di un merlo. Indica una cosa evidentemente nera, o comunque, tutto meno che bianca. Fa parte dei paragoni di uso corrente, ma con tono ironico. L'aggettivo è paragonato al suo inverso.
  • vate a caté 'n casul letteralmente: vai a comperarti un mestolo. È un modo "abbastanza" gentile per mandare qualcuno a quel paese.
  • a l'é l'ùltima roa dël cher letteralmente: è l'ultima ruota del carro, ovvero è l'ultima cosa di cui ti devi preoccupare, c'é altro di più importante.
  • grassios com na ronza letteralmente: grazioso (aggraziato) come un (ramo di) rovo, ovvero molto sgraziato e/o scostante. Ancora parte dei comparativi ironici visti, ma non così comunemente usato.
  • segret coma 'l tron letteralmente: segreto come il tuono, ovvero sicuramente conosciuto da tutti. Comparativo ironico.
  • ël rije dl'artajor cand che j'anciove a-j van a mal letteralmente: il ridere del salumiere quando le acciughe gli si guastano, ovvero si dice di quando occorre fare buon viso a cattivo gioco. simulare allegria in situazioni tragiche..
  • a l'é méj cariélo che ampinìlo letteralmente: è meglio caricarlo che riempirlo, ovvero è uno che mangia come un lupo, più di quello che potrebbe caricarsi e traportare..
  • mostré ai gat a rampié letteralmente: insegnare ai gatti ad arrampicarsi, ovvero voler dare consigli a chi ne sa molto di più..
  • esse nen bon a trové d'aqua an Pò letteralmente: non essere capaci a trovare acqua in Po, ovvero non saper fare cose semplicissime.
  • fé 'l lun-es letteralmente: fare il lunedì, ovvero essere "in mutua" a causa della bisboccia. Deriva da quando gli operai lavoravano sei giorni pieni alla settimana e venivano pagati al sabato. Spesso lo svago della domenica era l'osteria, finanziata dalla paga settimanale, e la cosa si concludeva a volte con una solenne sbornia. Il lunedì mattina, non tutti erano in grado di tornare a lavorare. L'uomo serio e responsabile era quello che poteva vantare: I l'hai giumai fàit ël lun-es.
  • da vende e da pende letteralmente: da vendere e da appendere, ovvero in abbondanza, fin che se ne vuole, e ne avanza ancora..
  • a-i son le pùles ch'a l'han la toss letteralmente: ci sono le pulci che hanno la tosse, ovvero viene detto a proposito di piccole cose a cui si dà importanza esagerata..
  • avèj la blëssa 'd l'aso letteralmente: avere la bellezza dell'asino, ovvero quando si è giovani, bene o male si è belli tutti. Compresi quelli che presto saranno irrimediabilmente brutti.
  • jë smens ëd curios letteralmente: i semi (sementi) di curioso, ovvero ...non ti riguarda..... Risposta di quando non si vuole o non si sà rispondere ai tanti perché dei bambini, ma anche , in genere, quando non si vuole rispondere alla domanda "che cosa é?. Es.: - Cos it ses butate an sacòcia? - Jë smens ëd curios! (coma dì: fate ij tò afé!).
  • andé coma na barca ant un bòsch letteralmente: andare come una barca in un bosco, ovvero non ndare un granché bene. Risposta negativa alla domanda coma a và-lo? = come va?.
  • ò ch'as arleva ò ch'as arlava letteralmente: o si rialza o si rilava, ovvero chissà cosa farà?. Relativo a tempo meteorologico. Quando tende a schiarire, si dice che le nuvole si alzano o rialzano (arlevé), ma potrebbe riprender a piovere (arlavé = rilavare).
  • pisté l'aqua ant ël morté letteralmente: pestare l'acqua nel mortaio, ovvero fare una cosa inutile, fare un buco nell'acqua
  • pitòst che la ròba a vansa, ch'a chërpa la pansa letteralmente: piuttosto che la roba avanzi, che crepi la pancia., ovvero non lascire che nulla vada sprecato, a qualunque costo. Altro detto che viene dal periodo di vita grama, quando avanzare qualcosa che domani non ci sarebbe più stato pareva un'enormità.
  • avansé mach ij pé fòra dal lét letteralmente: avanzare solo i piedi fuori dal letto., ovvero non avanzare nulla, consumare tutto.
  • roa dëscàussa letteralmente: ruota scalza (senza cerchio di ferro)., ovvero persona sprovveduta, senza mezzi adatti.
  • ant la guardaròba dij can letteralmente: nell'armadio dei cani., ovvero abbandonato per terra.
  • s-cianca frità letteralmente: strappa frittate., ovvero discolo.
  • ai temp dël mila doi e més letteralmente: ai tempi del mille due e mezzo., ovvero tanto tempo fà, roba passata.
  • cand ij giari a l'avìo ij sòco letteralmente: quando i topi avevano gli zoccoli., ovvero un tempo molto lontano, nelle leggende del passato.
  • a Turin a l'han rangià fin-a cola dël bur letteralmente: a Torino hanno risolto persino quella del burro., ovvero tutto si aggiusta. Segue da un aneddoto raccontato come vero, da un episodio clamoroso di mancanza di burro a Torino (storicamente il burro, in Piemonte, è sempre stato condimento e mezzo per cucinare essenziale, al posto dell'olio).
  • nen savèj quanti pé a intro ant n' ëstival. letteralmente: non sapere quanti piedi entrano in uno stivale., ovvero essere decisamente ignorante, essere poco sveglio.
  • l'armanach a marca patele. letteralmente: il calendario indica botte., ovvero ... se continui così te le prendi.
  • avèj j'euj fodrà 'd sautissa. letteralmente: avere gli occhi foderati di salsiccia., ovvero non vedere quello che si ha davanti. oppure non capire situazioni facili, essere facilmente ingannabile.
  • buté 'n papin s'na gamba 'd bòsch. letteralmente: mettere un impacco su una gamba di legno., ovvero fare una cosa inutile. oppure usare un rimedio assolutamente insufficiente al bisogno.
  • resté an sël pavé. letteralmente: rimanere sul selciato., ovvero perdere il lavoro. oppure rimanere sul lastrico.
  • buté 'l cher anans ai beu. letteralmente: mettere il carro davanti ai buoi., ovvero fare cose intempestive.
  • pende la saraca. letteralmente: appendere l'acciuga., ovvero fare economia fino all'osso. Per non mangiare solo pane, si appende al soffitto con un filo una acciuga e gli si batte contro con un pezzo di pane, che prende qualche microscopico frammento di acciuga. Finché questa dura non se ne mette un'altra.
  • dé 'd patele ant la saraca. letteralmente: dare botte nell'acciuga. , ovvero, come sopra, fare economia fino all'osso. Altro modo di dire analogo a sopra. Per non mangiare solo pane, si appende al soffitto con un filo una acciuga e gli si batte contro con un pezzo di pane, che prende qualche microscopico frammento di acciuga. Finché questa dura non se ne mette un'altra.
  • guasté la porà. letteralmente: rovinare la minestra di porri., ovvero rompere le uova nel paniere, far fallire un progetto. Questo è uno dei tanti modi di esprimere il concetto.
  • plé na pules për vend-ne la pél. letteralmente: pelare una pulce per venderne la pelle., ovvero approfittare di ogni inezia per averne un vantaggio, essere "pidocchioso" all'inverosimile..
  • dé la pignata an goerna al gat. letteralmente: dare la pentola da sorvegliare (in sorveglianza) al gatto., ovvero andare nella bocca del lupo, fidarsi di chi è inaffidabile..
  • fé set pass an 's na pianela. letteralmente: fare sette passi su di una mattonella (per ogni mattonella del pavimento)., ovvero procedere con lentezza esasperante, non sbrigarsi a fare qualcosa.. Ha un senso di disapprovazione, sottolinea una lentezza esagerata.
  • butésse j'òss a baron. letteralmente: mettersi le ossa a mucchio., ovvero ammazzarsi di lavoro.. Da notare che "a baron" vuole anche dire "in malora".
  • conté dla rava e dla fava. letteralmente: raccontare della rapa e della fava., ovvero chiacchierare del più e del meno, fare chiacchiere senza venire al dunque..
  • fésse brusé j'euj con le siole dj'àotri. letteralmente: farsi bruciare gli occhi con le cipolle degli altri., ovvero prendersi impicci non dovuti, andarci di mezzo in grane altrui..
  • avèj trovà la smens dij gratacuj. letteralmente: aver trovato i semi della rosa canina (gratta-culo in piemontese)., resa in italiano con aver scoperto l'acqua calda..
  • avèj batù (la testa) (da cit) an s'na pera bleuva. letteralmente: aver battuto (la testa (da piccolo) su una pietra blu. (in piemontese il blu ha un femminile)., ovvero essere fuori di testa, essere scemo..
  • capon che a veul canté da gal. letteralmente: cappone che vuole cantare da gallo., ovvero presuntuoso..
  • arsèive un servissial. letteralmente: ricevere un clistere., ovvero essere ingannato..
  • avej tranta dolor e na sfita. letteralmente: avere trenta dolori e una fitta., ovvero essere pieno di malanni.. Detto in tono canzonatorio di chi si lamenta sempre per i suoi acciacchi.
  • tiré dë sfris. letteralmente: tirare di sfregio., ovvero satireggiare..