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Torah per sempre/Difensori della Fede

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Indice del libro
La visione di Daniele: Le 4 bestie (Daniele 7). Incisione su legno di Hans Holbein il Giovane, XVI secolo
La visione di Daniele: Le 4 bestie (Daniele 7). Incisione su legno di Hans Holbein il Giovane, XVI secolo


« La saggezza non sta nel distruggere gli idoli, sta nel non crearne mai. »
(Umberto Eco)


I difensori della fede sono sempre stati molto richiesti, dato che non mancavano mai i detrattori all'esterno e i dubbiosi all'interno. Tuttavia, ciò che doveva essere difeso in un'epoca o in una società non era lo stesso di quello che necessitava difesa in un'altra. Nelle società cristiane o mussulmane premoderne, per esempio, nessuno fu chiamato a difendere l'ebraismo dall'accusa di incitare la gente alla violenza contro gli idolatri; tale violenza veniva considerata del tutto appropriata.

Cosa difendere

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In tempi moderni, i difensori dell'ebraismo tradizionale si sono preoccupati principalmente di tre dottrine che sono state ripetutamente attaccate.

La prima è la dottrina dell'integrità del testo scritto della Torah, la credenza che il testo ricevuto del Pentateuco fu dettato a Mosè e i testi degli altri libri della Bibbia ebraica furono composti sotto ispirazione divina e conservati immutati. Cioè, nessun libro a nessuna "storia" oltre alle circostanze della sua prima stesura.

La seconda è che la Torah Orale e Scritta insieme formano un'unità indissolubile. Questo è importante perché fornisce la base dell'autorità della tradizione rabbinica. Questa dottrina non permette una "teologia biblica" indipendente, dato che il solo modo autentico per leggere la Scrittura è quello interpretato dalla Torah Orale conservata dai rabbini; qualsiasi attacco contro i rabbini, come quelli perpetrati precedentemente dai Sadducei e dai Caraiti, è ipso facto un attacco contro la Scrittura poiché i due sono inseparabili. Ciò riflette la situazione nell'ambito della Chiesa Cattolica Romana; quando Lutero affermò la sola scriptura, il diritto di leggere la Scrittura indipendentemente dalla tradizione clericale, egli stava sfidando l'autorità papale, poiché tale autorità si basava sull'affermazione che la tradizione della chiesa in merito al significato della Scrittura era autentica e vincolante.

Tuttavia uomini come Azariah de' Rossi e Judah Aryeh da Modena che, nel primo periodo moderno avevano messo in dubbio l'interpretazione rabbinica e l'aggadah, non erano né Sadducei né Caraiti, e nemmeno ostili in linea di principio alla tradizione rabbinica. Come reazione ai dubbi che avevano sollevato, i rabbini conservatori come Judah Loew di Praga e Samuel Edels (1555-1631) introdussero una letteratura apologetica, difendendo i rabbini del Talmud contro accuse di fantasia e irrazionalità.

La terza convinzione è che la Torah sia infinitamente superiore a qualsiasi fabbricazione puramente umana; poiché registra accuratamente quello che Dio ha detto, deve essere perfetta sia moralmente che intellettualmente. Numerosi passi biblici in verità appaiono moralmente biasimevoli ai profani, come il resoconto del comportamento dell'"esemplare" Re Davide; altri, come il resoconto della Creazione in Genesi, sembrano contraddire la scienza, o anche contraddire l'un l'altro. Ma questi vengono risolti dall'ermeneutica riconciliatrice già descritta.[1] Svariati studiosi medievali si diedero da fare per reinterpretare le parole di Genesi in modo che non fossero in conflitto con la scienza del tempo, mentre l'esposizione della Torah riconciliando apparenti contraddizioni interne sta alla base stessa dell'esegesi talmudica.

Tutti e tre i problemi sono aspetti di una questione maggiore, il rapporto tra la rivelazione e le altre fonti di conoscenza. Il conflitto è stato aggravato in tempi moderni dallo sviluppo di (a) filosofie etiche e insegnamenti sociali derivati da fonti al di fuori della Bibbia e della sua letteratura dipendente, (b) una scienza naturale più sicura e meglio fondata, (c) l'applicazione alla Scrittura di nuove techniche letterarie.

Restaurare la saggezza antica: il Rinascimento

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Azariah de' Rossi e Judah Aryeh da Modena non si presentavano come innovatori, ma come restauratori degli insegnamenti antichi che si erano corrotti nel tempo. Parimenti, gli studiosi che avevano dato supporto al Rinascimento raramente mettevano in discussione frontalmente gli insegnamenti della chiesa; molti, forse la maggioranza, erano parrocchiani fedeli. Più spesso, si rappresentavano come restauratori della prisca philosophia, della prima saggezza originale che si era gradualmente oscurata nel corso delle epoche. Idee che oggigiorno, con il senno di poi della storia, consideriamo nuove, venivano presentate come insegnamenti antichi che erano stati oscurati o perduti. Nessuno è in grado di dire quando o in che misura questi studiosi credessero sinceramente di riscoprire l'antica saggezza, o quando stessero usando il pretesto della "riscoperta" per coprire l'avanzamento delle proprie vedute non-conformiste; tra gli ebrei e cristiani era pericoloso, agli inizi dei tempi moderni, farsi riconoscere come innovatori.

Nel 1463, Marsilio Ficino, per volere del suo patrono Cosimo de' Medici, fece una traduzione latina del manoscritto greco del Corpus Hermeticum, portato a Firenze da un monaco macedone; il recupero di questi scritti, erroneamente creduti provenienti dall'Antico Egitto ma in realtà prodotti da scrittori greci del secondo e terzo secolo, rafforzò la credenza che la "vera" conoscenza fosse stata in possesso degli antichi e conservata in segreto da pochi prescelti. L'idea che una dottrina sacra, più pura e superiore agli insegnamenti pubblici della chiesa, fosse stata trasmessa selettivamente da iniziati, fu sostenuta dall'interesse crisdtiano per la Kabbalah.

Il carattere dello studio rinascimentale fu ben riassunto da Dama Frances Yates:

« Tutti i grandi movimenti in avanti del Rinascimento derivano il loro vigore, il loro impulso emotivo, dal guardarsi indietro. L'opinione ciclica del tempo come movimento perpetuo da incontaminati secoli d'oro di purezza e verità attraverso età di ferro e di impudenza, dominava ancora e la ricerca della verità era quindi necessariamente una ricerca dell'oro antico, originale, da cui i metalli più volgari del presente e del vicino passato che producevano degenerazioni corrotte.[2] »

Persino le innovazioni della musica rinascimentale, con la sua polifonia ricca e senza precedenti, venivano presentate da studiosi ebrei e cristiani come un "recupero" della musica di Re Davide[3]— affermazione falsa, poiché nessuno allora o adesso ha la più pallida idea di come fosse la musica di Davide, sebbene possiamo essere certi che, in mancanza di un sistema di notazione, non sarebbe stato possibile escogitare il contrappunto di Palestrina o anche quello di Salamone Rossi.

Nel 1614 lo studioso classico francese Isaac Casaubon, allora residente in Inghilterra, datò correttamente il corpus hermeticum, sebbene lo identificasse erroneamente come una contraffazione cristiana.[4] Purtuttavia, successivamente nello stesso secolo, il grande Isaac Newton, creatore di una fisica e cosmologia radicalmente nuove, poteva confidare al suo diario: "Allora, quindi, la prima religione era la più razionale di tutte le altre fintanto che le nazioni la corruppero", e si convinse di stare solo recuperando una conoscenza che una volta era stata in possesso dell'umanità.[5]

John Maynard Keynes scrisse che Newton era "l'ultimo dei maghi, Copernico e Faust messi insieme":[6]

« Perché lo chiamo mago? Perché guardava l'intero universo e tutto quello che conteneva come un enigma, come un segreto che poteva essere interpretato applicando il pensiero puro a certe evidenze, certi indizi mistici che Dio aveva sparso per il mondo onde permettere una sorta di caccia al tesoro per filosofi e confraternite esoteriche. Credeva che questi indizi si potessero trovare in parte nell'esistenza dei cieli e nella costituzione degli elementi (e questo è ciò che dà la falsa impressione che fosse un filosofo naturale sperimentale), ma anche in parte in certe carte e tradizioni trasmesse dalle confraternite in una catena continua risalente alla rivelazione misteriosa originale a Babilonia. Considerava l'universo come un crittogramma generato dall'Onnipotente — proprio come egli stesso aveva criptato la scoperta del calcolo in un criptogramma inviato a Liebnitz. Credeva che, col pensiero puro, mediante la concentrazione mentale, l'enigma sarebbe stato rivelato all'iniziato.
Riuscì a interpretare l'enigma dei cieli. E credette che, con gli stessi poteri della sua immaginazione introspettiva, avrebbe interpretato l'enigma della Divinità, l'enigma di eventi passati e futuri preordinati divinamente, l'enigma degli elementi e della loro composizione da una materia prima indifferenziata, l'enigma della salute e dell'immortalità.[7] »

Il comportamento di Newton meraviglia il lettore moderno e venne forse già considerato sorpassato nei circoli intellettuali del suo stesso tempo, che è una ragione per cui fu attento a nasconderlo. Tuttavia era un comportamento abbastanza comune nei circoli religiosi tradizionali, rimanendo molto diffuso tra fondamentalisti che credono che tutta la conoscenza sia contenuta nelle Scritture. In verità, questa linea di difesa – che la rivelazione divina tramite la Scrittura sia la fonte di tutta la conoscenza – fu sviluppata già dal secondo secolo p.e.v. da Aristobulo, come abbiamo visto in PARTE II.1; idee simili ricorrono frequentemente nei commentari tradizionali della Bibbia che esamineremo.

Ravvivare il commentario biblico

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Spesso, il recupero della "saggezza antica" sollevò questioni di affidabilità dei testi e delle storie tradizionali, poiché l'evidenza dell'anticità classica spesso non combaciava con le affermazioni religiose tradizionali. Il recupero e restauro critico dei testi classici stimolò gli studiosi ad applicare tecniche simili ai propri testi sacri. La ricerca nell'ambito delle Scritture ebraiche era alquanto dipendente dai commentatori ebrei medievali, specialmente da Rashi, Abraham Ibn Ezra e David Kimhi, le opere dei quali erano state tradotte in latino; non sorprende che i risultati speso fossero in conflitto con la Vulgata latina accettata come autorevole dalla Chiesa Romana, poiché era più vicina alla tradizione della Septuaginta.

Oltre ai problemi di traduzione, vennero sollevate questioni storiche quando l'evidenza delle fonti classiche andava contro la Scrittura o l'interpretazione tradizionale. In PARTE II.3 abbiamo descritto come Azariah de'Rossi e Judah Aryeh da Modena ricercassero tali questioni nell'ambito del contesto ebraico e come Azariah provocasse l'ira e gli sfoghi furiosamente difensivi di Judah Loew (detto Maharal) di Praga. La differenza tra razionalità medievale e razionalità moderna diventa chiara quando osserviamo le argomentazioni poste da Maharal, in un'opera sull'eccellenza della Torah e dei suoi comandamenti, a difesa della dottrina che la Torah viene "dal cielo":[8]

  • Tutti ("anche i filosofi") sono d'accordo che il mondo è ordinato e quindi il prodotto di un Creatore ordinato. Un Creatore ordinato certamente stabilisce principi ordinati per il comportamento umano e ciò è quello che troviamo nella Torah; pertanto, la Torah è dal cielo.
  • Tutto ciò che il Creatore ha fatto si adatta perfettamente alla relativa funzione o scopo. Ma l'intelletto umano è solo potenzialmente perfetto; la sua perfezione viene realizzata solo tramite la Torah; quindi, la Torah è dal cielo.
  • La Creazione fu fatta per amore dell'uomo, che è il suo essere più alto e l'unico che possieda libero arbitrio. La sua connessione con la Causa Prima è stabilita solo quando sottomette volontariamente il proprio comportamento alla saggezza di questa e ciò necessita che la Causa Prima gli esprima la propria volontà, poiché agire secondo la comprensione umana non effettuerebbe la connessione. Pertanto, è necessario che ci sia la Torah dal Cielo.
  • Persino i filosofi sono d'accordo che l'uomo può solo progredire da potenziale ad attuale tramite l'agenzia dell'Intelletto Attivo, che identificano con un angelo; tuttavia, non è l'Intelletto Attivo, ma lo stesso Creatore, che esegue tale azione mediante la Torah.

La "razionalità" delle argomentazioni di Maharal è tipicamente medievale (le sue radici sono naturalmente originate dalla Grecia antica). Un mondo razionale è un mondo che si conforma coi modelli che sono stati impiantati nella mente umana dal Creatore onnisciente; la ragione ci dice come sia fatto il mondo e, sebbene il nostro uso della ragione sia fallibile, poiché viene corrotto dalle nostre debolezze morali, è una miglior guida alla realtà di quanto non lo sia l'osservazione basata sui sensi fisici. Le prove storiche e infine le prove scientifiche, hanno radicalmente minato questo tipo di razionalità.

Ci furono altre reazioni, più velate di quella di Maharal. Due commentari biblici in ingua giudeo-spagnola si rivolsero indirettamente alla nuova critica, tentando esclusivamente di dimostrare la perfezione della tradizione. il Conciliador di Menasseh ben Israel, la cui prima parte fu pubblicata in spagnolo ad Amsterdam nel 1632, tentò di riconciliare le contraddizioni bibliche apparenti sulla base non solo delle fonti tradizionali ma anche delle nuove scoperte e conoscenze del suo tempo.[9] L'enciclopedico Me`am lo`ez, iniziato da Jacob Kuli (m. 1732) e completato dopo la sua morte da Isaac Magreso e Isaac Behor Arguiti, fu inizialmente pubblicato nel 1733 ed è rimasto popolare nelle versioni ebraico e inglese; più inclusivo ma maggiormente ristretto in prospettiva dell'opera di Menasseh, si limita alle fonti tradizionali.

Queste opere, entrambe dirette a lettori comuni, inaugurò un'epoca nuova e fertile di commentari biblici ebraici. Entrambe dipendevano da un'"ermeneutica riconciliatrice"; iniziavano dall'assunto che la Scrittura e la tradizione erano prive di contraddizioni, interpretandola poi in modo tale da far sparire le contraddizioni "apparenti". Questo spesso le portava ad adottare interpretazioni che vanno contro il senso comune delle parole, un prezzo che sono pronte a pagare dato che credono che un'interpretazione forzata sia preferibile all'ammissione che il testo sacro sia in errore.

L'"ermeneutica riconciliatrice" dei tradizionalisti senza dubbio dava fastidio al giovane discepolo di Menasseh, Baruch Spinoza ad Amsterdam, poiché doveva trovarla esasperante ed implausibile; diverse volte, nel suo Tractatus Theologico-Politicus, Spinoza inveisce contro coloro, Maimonide incluso, che egli accusa di distorcere il significato della Scrittura per dimostrarne la sua consistenza o adattarci le loro proprie filosofie.[10] Spinoza rifiutava l'ermeneutica riconciliatrice a favore di un approccio più razionale, critico e storico, rifiutato a sua volta dalla comunità ebraica; tuttavia le questioni che egli sollevò furono alla base dei commentari biblici e dell'apologetica successivi.

Nei secoli diciassettesimo e diciottesimo un nuovo senso di libertà intellettuale emerse nell'Europa cristiana, sebbene in circoli ristretti, non cattolici. Anche se Newton era certmente sincero nel credere di stare "recuperando la saggezza antica", pochi degli scienziati che lo seguivano si facevano tali illusioni. I filosofi a partire da Descartes, anche quando giustificavano le proprie conclusioni in accordo con l'insegnamento della chiesa, furono apertamente innovativi, pronti e persino ansiosi di prendere le distanze dall'"oscurantismo" medievale.

Quanto gli ebrei fossero influenzati e/o partecipassero in tali sviluppi, è stato trattato in studi eccellenti da parte di David Ruderman e altri;[11] nessuno può più affermare che gli ebrei europei nel loro complesso fossero "isolati nel ghetto" all'inizio della modernità. Entro la metà del XVIII secolo tutto era pronto per uno scontro su vasta scala tra tradizione ebraica e modernità. Nei seguenti capitoli vedremo come emersero le linee principali di risposta, come il concetto di "Torah rivelata" fu reinterpretato e come il commentario biblico funse da veicolo per articolare le reazioni al conflitto.

  1. Come esempio si veda la difesa di Davide alla PARTE II.3.
  2. Yates, Giordano Bruno, 1.
  3. Questo è il tema dell'introduzione di Aryeh da Modena a Hashirim asher lishelomoh di Salamone Rossi.
  4. Casaubon, De rebus sacris et ecclesiasticis; Yates, Giordano Bruno, cap. 21.
  5. Citato in White, Isaac Newton, 106, da Yahuda MS 41, foll. 6-7, presso la Biblioteca Nazionale e Universitaria di Gerusalemme.
  6. Keynes, "Newton the Man", 27, 34. Keynes forse sottovalutò gli attributi faustiani di Copernico.
  7. Keynes, "Newton the Man", 29.
  8. Judah Loew ben Bezalel, Tiferet yisra`el, cap. 16.
  9. Vedi (EN) The conciliator of R. Manasseh ben Israel: a reconcilement of the apparent contradictions in Holy Scripture, su catalog.hathitrust.org, Duncan e Malcolm, 26 aprile 2019. Ospitato su Hathi Trust.
  10. Si veda per es. la confutazione dell'argomentazione maimonidea nel Tractatus VII.
  11. Rudeman, Jewish Thought and Scientific Discovery.