Torah per sempre/Hoffman e l'ortodossia tedesca

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CopertinaTorah per sempre/Copertina

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David Hoffman (1843-1921)[modifica]

David Hoffman

David Tsevi Hoffmann, nato a Vrbové (Werbau, Verbò) in Slovacchia, studiò presso yeshivah ungheresi, al seminario modernizzante di Azriel Hildesheimer in Eisenstadt e alle università di Vienna, Berlino e Tubinga. Hildesheimer spostò il suo seminario a Berlino nel 1873, dove venne conosciuto come il Rabbiner-Seminar für das orthodoxe Judentum (Seminario Rabbinico per l'Ebraismo Ortodosso). Alla morte di Hildesheimer nel 1899, Hoffman venne nominato rettore e allo stesso tempo presidente del beit din (tribunale rabbinico) della congregazione ortodossa Adass Yisroel a Berlino.

I suoi responsa a domande a lui indirizzate quale capo del beit din furono pubblicate postume da suo figlio col titolo Melamed leho`il (frankfurt, 1935); offrono una visione rivelatrice delle questioni dell'ebraismo ortodosso tedesco nei primi del ventesimo secolo. Fu un vigoroso oppositore della Riforma e indifesa del Talmud e del Shulḥan arukh contro detrattori sia ebrei sia antisemitici.

Hoffman fu pronto ad usare i mezzi della critica storica nei suoi studi delle opere rabbiniche, anche se da giovane aveva dovuto sopportare la critica severa dei rabbini Elhanan Wechsler,[1] S. R. Hirsch e altri per aver osato trattare il saggio talmudico Shmuel, nella sua biografia, come un "semplice" mortale. Senza dubbio, come affermano David Ellenson e Richard Jacobs, sperava in tal modo di "innalzare la dignità della vita ebraica contemporanea e aiutare l'autocomprensione della collettività ebraica.[2] Gettò le fondamenta dello studio storico della Mishnah e di altri testi rabbinici classici e molti dei suoi studi seminali appaiono nella Magazin für die Wissenschaft des Judentums che egli redasse dal 1876 al 1893 insieme ad Adam Berliner. Tuttavia rifiutò le conclusioni della critica storica sulla Bibbia, in particolare l'assegnazione da parte di Wellhausen di sezioni del Pentateuco ad autori differenti, componendo inoltre numerose opere a sostegno dell'interpretazione tradizionale.

Nell'introduzione al suo Commentario di Levitico, Hoffman ribadisce il suo impegno incrollabile alla fede sull'integrità e sull'origine mosaica del testo ricevuto del Pentateuco e all'origine divina della Torah Orale; sebbene sostenga consistentemente l'opinione tradizionale dell'origine del Pentateuco, i suoi studi rabbinici supportano la nozione di un'origine divina della Torah Orale solo in forma alquanto attenuata.

Tuttavia non confutò la critica storica in linea di principio, ma solo ciò che egli considerava conclusioni ingiustificate tratte da alcuni suoi praticanti. È familiare con la ricerca biblica del suo tempo, inclusa la filologia e l'archeologia, e con gli sviluppi della scienza e delle arti; a differenza di S. R. Hirsch, le sue argomentazioni contro i critici biblici vengono espresse apertamente nei suoi commentari. In una monografia specifica, come anche in commentari su Levitico e Deuteronomio, sottolinea le debolezze dell'ipotesi documentale e richiama l'attenzione sulla pertinenza dei testi rabbinici per la comprensione della Bibbia.

Hoffman non propose un'alternativa costruttiva all'ipotesi di Wellhausen, ma si basò sulla dottrina tradizionale di Torah min hashamayim, presumendo che se fosse riuscito a minare gli argomenti dei critici, sarebbe ben riuscito a difendere il punto di vista tradizionale. Questo è un errore comune dell'apologetica religiosa. Anche se la proposta di Wellhausen che il Pentateuco era stato messo insieme dalle fonti J, D, E e P, fosse stata palesemente errata, ciò non avrebbe provato che il Pentateuco era stato dettato da Dio a Mosè nella forma attuale, poiché rimanevano innumerovoli altre alternative; le argomentazioni contro l'opinione tradizionale mantengono la propria efficacia e un'altra proposta per comprovare la compilazione del Pentateuco, come quella sollevata da Cassuto, potrebbe avere maggior successo.[3]

Hayim Hirschensohn (1857-1935)[modifica]

Hayim Hirschensohn

Sia Hayim Hirschensohn che suo fratello Isaac (1845-96), figli di Jacob Mordecai che era emigrato da Pinsk alla palestina ne 1848, furono accusati di eresia. Isaac si distinse per il suo lavoro su letture varianti del testo talmudico, poi si spostò a Londra dove pubblicò un giornale zionista religioso e morì presto. Hayim si stabilì negli Stati Uniti nel 1904 e per molti anni fu rabbino delle comunità ortodosse di Hoboken, New Jersey. Scrisse libri su molte materie ebraiche, inclusi il rapporto tra le opinioni di scienziati e quelle di aggadisti talmudici, la cronologia biblica, una vasta opera in sei volumi sulle leggi che dovrebbero governare uno stato ebraico e altri argomenti. Nel secondo di questi sei volumi, Hirschensohn formulò le sue idee su Torah min hashamayim. Zvi Kurzweil scrive di Hirschensohn:

« Nel suo trattato halakhico Malki ba-Qodesh, [Hirschensohn] stabilisce una scala graduata di attività halakhicamente permesse o proibite. Negare la paternità mosaica della Bibbia, o ammetterla ma asserire che Mosè non era ispirato divinamente, equivale a eresia... Qualsiasi altro relativo approccio erudito, che sia archeologico, storico, filologico, o esegetico in senso generale, come anche un'implicazione di cambiamenti nel testo masoretico della Bibbia, è incondizionalmente permesso o permesso nell'ambito della struttura degli studi universitari, sebbene non incoraggiato. Il motivo della clemenza in questo campo è "per sapere cosa rispondere all'eretico".[4] »

Ciò è alquanto vicino all'opinione di Hoffman.

Benno Jacob (1862-1945) e A. S. Yahuda (1877-1951)[modifica]

Abraham Shalom Yahuda

Ritorniamo ora agli studiosi tedeschi. Benno Jacob, come Hoffman, tentò di confutare i critici biblici, specialmente i cristiani, su basi razionali; la sua opera più conosciuta è il suo commentario su Genesi.[5] Sottolineò fortemente la necessità to comprendere la Bibbia nei suoi stessi termini e nel contesto storico, contrastando questo approccio con quello degli studiosi della Bibbia cristiana che, percepiva, la leggevano in termini di una sua giustificazione della dottrina cristiana. Rifiutò la critica delle fonti come esercizio futile, sebbene non perché credesse in dogmi di ispirazione letterale o di paternità mosaica:

« Sebbene non fosse un fondamentalista, le sue conclusioni, come risultato del suo studio del testo piuttosto che su basi religiose, furono una negazione totale della critica biblica moderna—sia la critica testuale sia l'Alta Critica con la sua ipotesi documentale. Considerava il testo tradizionale [come fosse] più affidabile delle traduzioni antiche. Reputava gli emendamenti testuali arbitrari dell'Alta Critica come non scientifici perché il loro unico scopo era di convalidare gli assunti di quest'ultima. Inoltre, accusava la scuola dell'Alta Critica di avere tendenze antisemitiche e di pregiudizi contro l'ebraismo.[6] »

Abraham Shalom Yahuda, nato a Gerusalemme da famiglia irachena, studiò Semitica con l'orientalista tedesco Theodor Nöldeke (1836-1930) e insegnò dal 1904 al 1914 alla Berlin Hochschule für die Wissenschaft des Judentums. Fece affermazioni stravaganti sull'influenza dell'egizio sul Pentateuco, in particolare su Genesi ed Esodo;[7] sebbene le sue asserzioni siano state scartate dagli esperti come eccessive, aiutò ad attirare l'attenzione di ebrei e popolare sulla necessità di leggere la Bibbia nel contesto del mondo antico.

Isaac Breuer (1883-1946)[modifica]

Isaac Breuer, nipote di S. R. Hirsch, praticò legge a Frankfurt, ma successivamente si stabilí a Gerusalemme dove influenzò l'ideologia del partito politico religioso, Agudat Yisra`el.[8] Breuer fu un filosofo della religione piuttosto che un commentatore, membro della Kant Gesellschaft fino al momento della sua partenza dalla Germania, ma le sue idee su Torah min hashamayim segnano uno sviluppo importante del pensiero ortodosso. La sua principale opera filosofica è Der neue Kusari (1934). Zvi Kurzweil riassume le sue idee:

« Isaac Breuer incorporò la posizione epistemologica di Kant, in particolare la sua distinzione fondamentale tra fenomeni e noumeni... usa abilmente questa distinzione kantiana onde poter n eutralizzare il pericolo all'Ortodossia in agguato nell'Alta critica biblica. Non vede la necessità di entrare in una particolare polemica con questi critici della Bibbia, perché, per usare la sua nomenclatura, si riferiscono al testo biblico come "fenomeno" senza prendere atto della Bibbia come "noumeno"...
È alquanto chiaro che le idee di Breuer sulla Torah min haShamayim, che sono cariche di allusioni mistiche, rappresentano una particolare fusione dell'epistemologia di Kant con idee prese dalla Kabbalah, specialmente la branca che assimilò dallo studio de Le Due Tavole di Pietra[9]di Rabbi Isaiah Horowitz (1955-1625). La sua posizione filosofica a questo punto può essere riassunta come segue: Il testo scritto rappresenta solo il vestimento esterno, che nasconde il suo vero significato al lettore. Deve essere letto con l'aiuto delle regole ermeneutiche fondamentali e di altre interpretazioni della tradizione orale. Tuttavia, anche quando si segue questa procedura, la Torah come "noumeno" continua ad essere velata di mistero. La verità della Torah Scritta è garantita dalla Torah Orale e da quella della Torah Orale del Knesset Israel – un concetto carico di misticismo – che sta per il popolo di Israele nel suo collegamento con la Divinità. Il concetto sottostante può essere caratterizzato come la misteriosa identità triplice della Divinità con Knesset Israel e Torah...
...La Torah Scritta cede parte del suo nucleo più interiore se interpretata e accettata in luce della Torah Orale... In aggiunta, il testo scritto della Torah ammette un'interpretazione mistica segreta accessibile solo a coloro che sono gli iniziati della sua tradizione esoterica... tutte queste presupposizioni sono poste da Breuer in una struttura di epistemologia kantiana con la sua distinzione fondamentale tra "fenomeno" e "noumeno".
Una volta che questi presupposti sono accettati, tutte le elaborazioni della critica biblica moderna diventa insignificante, poiché la ricerca biblica moderna si basa su presupposizioni interamente diverse da quelle di Breuer. Lo studioso biblico moderno si impegna esclusivamente nell'interpretazione letteraria del testo scritto... Per Breuer l'Alta Critica è talmente insignificante per il suo modo di pensare che considera completamente inutile confutarne le conclusioni.[10] »

Poiché Kant sosteneva che i noumeni erano inconoscibili, ne conseguiva che la Torah "reale" è inconoscibile, ma a questo punto Breuer convenientemente abbandona Kant. La sua posizione può essere paragonata a quella di J. D. Soloveitchik, che discuteremo in PARTE IV.2; entrambi pongono la Torah oltre la portata della critica storica o testuale, trasformandola in una entità metafisica e staccandola dalle sue radici socio-storiche. Ciò va molto bene, ma rimane la questione del rapporto della Torah col mondo dei fenomeni in cui viviamo normalmente e dove viene attuata la storia. Se stanno veramente asserendo che la storia non importa e forse Mosè, parlando storicamente, non condusse gli Israeliti via dall'Egitto e forse la Bibbia venne composta come dicono i critici ma anche questo non importa dato che quello che ci importa è un'entità metafisica "superiore", perché non lo dicono apertamente?

Jehiel Jacob Weinberg (1884-1966)[modifica]

Jehiel Jacob Weinberg

Il successore di Hoffman come rettore del Seminario Hildesheimer fu Joseph Wohlgemuth, che si ritirò in pensione per motivi di salute nel 1932. Il nuovo rettore, che restò in forza anche durante il governo nazista fintanto che il Seminario ebbe a chiudere nel novembre 1938 dopo il pogrom di Kristallnacht, fu Jehiel Jacob Weinberg, un eminente studioso talmudico e halakhista inizialmente insegnante in yeshivah lituane.

Weinberg ricevette il proprio dottorato dall'Università di Giessen per una tesi sulla Masorah e mentre era là incontrò Paul Kahle, coeditore dell'edizione Kittel-Kahle della Bibbia ebraica, col quale formò una duratura amicizia. Marc Shapiro ha documentato il travaglio di uno studioso di formazione ebraico-lituana che cerca di adattarsi alla cultura occidentale senza compromettere la propria integrità intellettuale;[11] uno dei suoi più grandi problemi fu il tentativo di mantenere una fede tradizionle in Torah min hashamayim in luce delle nuove informazioni sulla storia dei testi masoretici e pre-masoretici. Weinberg ammise, come abbiamo notato in PARTE II.2, che ci potessero essere varianti dei testi masoretici che non fossero semplicemente errori dei copisti; ma oltre a questo non era disposto ad andare. I metodi storico-critici che utilizzò così abilmente nel suo Meḥkarim batalmud (ricerche talmudiche) erano veramente troppo pericolose da applicare alla Scrittura.

Joseph Herman Hertz (1872-1946)[modifica]

Joseph Herman Hertz

Nato a Rebrény (ora Ungheria) nel 1872 ma portato negli USA da ragazzo, Joseph Herman Hertz divenne il primo laureato rabbinico del Jewish Theological Seminary d'America, fondato nel 1886; il seminario non aveva ancora articolato la propria identità conservatrice, sebbene avesse cercato continuità con l'"ebraismo storico-positivo" di Zacharias Frankel. Ottenne una serie di posizioni come rabbino ortodosso negli Stati Uniti ed in Sudafrica e nel 1913 fu nominato Rabbino Capo delle Congregazioni Ebraiche Unite dell'Impero Britannico, posto che mantenne fino alla morte, periodo in cui l'impero britannico stava iniziando la sua metamorfosi in Commonwealth.

A Hertz mancava la solida base di yeashiva degli europei orientali e, sotto Sabato Morais e Alexander Kohut, aveva internalizzato un approccio più scientifico alle fonti dell'ebraismo. Fu un leader impetuoso – il Dictionary of National Biography nota che di lui si dicesse che non mancava mai di trovare una soluzione pacifica per ogni problema quando tutte le altre possibilità si erano esaurite – e un sostenitore vigoroso dell'ebraismo tradizionale. Era costernato per gli attacchi contro l'autorità, accuratezza, autenticità e morale della Scrittura, fatti non solo da cristiani e critici di "libero pensiero", ma anche da ebrei liberali come Claude Montefiore, e produsse The Pentateuch and haftorahs per respingere le loro critiche e quindi aumentare la fede del popolo ebraico; nella prefazione originale, datata 10 maggio 1936, Hertz fa riferimento all'opera come "un Commentario del Pentateuco per il popolo".[12]

Hertz, che fu assistito nell'opera da Joshua Abel, Abraham Cohen e Gerald Friedlander, citò frequentemente e scartò causticamente le argomentazioni contro l'integrità delle Scritture attuali avanzate da quello che lui presentava come un bizzarro guazzabuglio di uomini decisi a discreditare il Santo Scritto, forse (non vi alludeva molto velatamente) per motivi antisemitici. Tuttavia, quando conveniva ai suoi fini, Hertz invocava la loro autorità a supporto della tradizione. L'archeologia in particolare era citata per "comprovare la verità della Bibbia" e in una serie di note aggiuntive apparentemente erudite, Herz armonizzava Genesi con la scienza degli anni 1930, si appellava all'archeologia per "confermare" il Diluvio di Noè, contrastava il Codice di Hammurabi con la superiore legislazione della Torah, identificava il Faraone di Esodo, dimostrava l'antichità e la paternità mosaica di Levitico, rifiutava l'interpretazione cristologica della Bibbia e in generale riusciva a rendere orgogliosi i suoi lettori ebrei del loro retaggio speciale e allo stesso tempo li rendeva consapevoli delle sfide da affrontare. Cita Mendelssohn, Luzzatto, Malbim, S. R. Hirsch, Hoffman, Cassuto e altri commentatori ebrei recenti, inclusi personaggi come Abraham Geiger e Claude Montefiore, le cui opinioni disprezzava, ma non fa riferimento al Gaon di Vilna, a Mecklenburg, Berlin o altri di simile tendenza. Per quanto pronto a concedere che la doppia paternità di Isaia "non impinge su nessun dogma, o su nessun principio religioso dell'ebraismo", asserisce l'unità del libro,[13] ed è totalmente inflessibile circa l'antichità e paternità mosaica del Deuteronomio.[14]

Hertz senza dubbio fu più vicino a Morais, Kohut e ai Conservatori del Jewish Theological Seminary of America, piuttosto che ai neo-ortodossi di S. R. Hirsch e seguaci, poiché era alquanto disposto a promuovere la nozione di positivismo storico nella ricostruzione della storia della tradizione orale.[15] Inoltre, mentre sottolineava l'unicità della "teologia morale di Israele", usava prove archeologiche e filologiche per presentare l'antico Israele nell'ambito del contesto culturale dell'antichità del Vicino Oriente, sperando quindi di dimostrarne la superiorità morale. Per esempio, Hertz sostiene vigorosamente, apportando abbondanti testimonianze, che il trattamento degli schiavi fu molto più umano in Israele che altrove nel mondo antico, particolarmente a Roma, sebbene si dimentichi convenientemente che era la legge ebraica piuttosto che quella romana che obiettava alla liberazione di schiavi stranieri. (Lev. 25,46).[16]

Hertz fu attaccato da Moses Gaster, capo aschenazita della comunità sefardita, per aver affermato che esisteva il dogma ebraico e per aver confuso il pubblico con questioni controverse, e da Redcliffe Salaman, la grande autorità botanica della patate, per aver usato la Bibbia per spiegare la scienza invece del contrario.[17]Cionondimeno, il "Commentario del Popolo" ebbe un durevole successo e per molti decenni fu sicuramente il commentario più comune tra gli ebrei anglofoni, ortodossi, conservatori e riformati. Solo verso la fine del ventesimo secolo perse la sua preminenza, quando ciascuna delle confessioni ebraiche produsse il proprio commentario distintivo, un fenomeno che riesamineremo in PARTE IV.5.

Note[modifica]

  1. Elhanan Pinhas Mosheh Hayim Wechsler (1843-94), generalmente noto come "Hile" o Henle Wechsler. La moglie di Hoffman, Zerline, era cugina di Wechsler; sia Hoffman sia Wechsler avevano studiato nel 1863 alla yeshivah di Pressburg (Bratislava) con il Ketav Sofer (Abraham Benjamin Samuel Sofer, 1815-71, autore di un commentario tradizionale sulla Torah). Vedi B. Strauss, The Rosenbaums of Zell, 40. Il volume di Strauss riproduce a pagg.61-138 il trattato anonimo di Wechsler Yaschern Milo Debor che prediceva la distruzione degli ebrei tedeschi ed esortava ad un ritorno in Terra di Israele.
  2. Ellenson e Jacobs, "Scholarship and Faith", 30, 28; il loro studio più particolareggiato raggiunge conclusioni simili a quelle presentate qui brevemente.
  3. Incontreremo un esempio recente più sottile di questo errore in PARTE IV.4, quando discuteremo dell'affermazione di Halivni che esisteva una volta la Torah perfetta.
  4. Kurzweil, Modern Impulse, 152, nota 9, che cita Hirschensohn, Malki bakodesh, parte 2, pp. 243-50.
  5. Jacob, Das erste Buch der Tora.
  6. Jacob Rothschild, in Encyclopaedia Judaica, I ed., s.v. "Jacob, Benno".
  7. Yahuda, Die Sprache des Pentateuch.
  8. Mittelman, Between Kant and Kabbalah; I. Breuer, Mein Weg.
  9. Traduzione inesatta: dovrebbe essere "Due Tavole del Patto".
  10. Kurzweil, Modern Impulse, 79-81 (mia traduz. ital.). Il nipote di Isaac. Mordecai Breuer, sviluppò le idee di suo zio in due saggi, "Faith and Science".
  11. Shapiro, Between the Yeshiva World and Modern Orthodoxy.
  12. L'edizione in volume singolo venne pubblicata per la prima volta nel 1937 (Londra: Soncino Press); una seconda edizione apparve nel 1960, con haftarot aggiuntive. Le problematiche che produssero il commentario di Hertz sono esaminate in Meirovich, Vindication. Meirovich (p. 2) nota che il progetto del commentario biblico scritto sotto gli auspici ebraici era stato discusso da Solomon Schechter prima di lasciare l'Inghilterra e diventare Presidente del Jewish Theological Seminary d'America nel 1901; Schechter rimase un'influenza profonda su Hertz.
  13. Hertz, Pentateuch and Haftorahs, nota aggiuntiva H a Deuteronomio, pagg. 941-2.
  14. Hertz, Pentateuch and Haftorahs, nota agg. G a Deuteronomio, pagg. 937-41.
  15. Meirovich, Vindication, 15, 148-153.
  16. Hertz, Pentateuch and Haftorahs, 537, 848.
  17. Meirovich, Vindication, 15, 170-2.