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Latino/Dativo

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Il dativo è il caso del complemento di termine. Indica la persona, animale o cosa a cui è destinata l'azione espressa dal verbo, sia esso transitivo o intransitivo.

Dativo di termine o attribuzione

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Con verbi transitivi

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Il dativo di attribuzione viene anzitutto usato con i verbi transitivi per esprimere il complemento di termine. Lo troviamo in particolare:

  • con i verbi che significano dare (), donare (dōnō), affidare (committō, crēdō, mandō)
    Cōnsulī gladium dō: «Do una spada al console».
  • con i verbi che significano dire (dīcō), negare (nēgō), raccontare (nārrō), mostrare (ostendō)
    Dominus servō malō nihil dōnāvit: «Il padrone non donò nulla al cattivo schiavo».
  • con i verbi che significano comandare (praecipiō, imperō, iubeō) o convincere (suādeō)
    Tibi persuāde, cārissimum tē mihi esse: «Convinciti che mi sei assai caro».

Con verbi intransitivi

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Il dativo di attribuzione si può trovare anche con verbi intransitivi, e in particolare:

  • con i verbi che esprimono sentimenti o atteggiamenti nei confronti di persone o cose, come nuocere (noceō), giovare (proficiō), ostacolare (obsum, obstō), invidiare (invideō)
    Illud semel prōfuit, hoc semper prōderit cīvitātī: «Quello ha giovato una sola volta allo Stato, questo le gioverà per sempre».
  • con i verbi che esprimono un avvenimento (accidit, contingit, ēvēnit)
    Nīl mālī accidisse Scōpiōnī putō, mihi accidit: «Credo che a Scipione non sia accaduto nulla di male: a me è accaduto».
  • con i verbi che esprimono un rapporto tra due persone, come essere superiore a (antecēdō, antecellō, anteeō), esse inferiore a (cēdō), essere a capo di (praesum)
    Corporis vīribus tibi multō antecēdō: «Ti supero di molto in forza fisica».

Con verbi passivi

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I verbi transitivi che reggono il dativo, quando sono usati alla forma impersonale, sono coniugati alla terza persona singolare passiva. Per esempio:

Agrīs vastandīs incendiīsque faciendīs hostibus nocēbātur: «Si danneggiava il nemico devastando i campi e appiccando degli incendi».

Dativo di avvicinamento

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Il dativo di avvicinamento è un caso particolare di dativo di attribuzione, che si incontra

  • con verbi che significano unire (iungō, adiungō, coniungō) e stare attaccato (haereō)
    Eum amīcum sibi cupiēbat adiungī: «Desiderava unirlo a sé come amico».
  • con aggettivi che indicano vicinanza o parentela
    Belgae proximī sunt Germānīs: «I belgi sono vicinissimi ai germani».

Dativo di interesse

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Dativo di vantaggio e svantaggio

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Il dativo di vantaggio e svantaggio (dātīvus commodī / dātīvus incommodī) indica la persona a vantaggio o a svantaggio della quale una certa azione viene compiuta.

Senectūs plērīsque senibus ōdiōsa est: «La vecchiaia è odiosa per la maggior parte dei vecchi».

Dativo etico

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Il dativo etico esprime la partecipazione di chi parla all'azione che viene espressa dal verbo.

Mihi illam laudās?: «(Proprio tu) me la lodi?»

Costrutti simili esistono anche in italiano, tuttavia il suo uso in latino è molto più libero dal punto di vista sintattico.

Dativo di relazione

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Il dativo di relazione, noto anche come dativo del punto di vista (dātīvus iūdicandī), indica la persona rispetto alla quale è valida una determinata affermazione.

Sapientī homō prō amīcō est, stultō amīcus nōn est prō homine: «Per il sapiente "uomo" significa "amico", per lo stolto "amico" non significa "uomo"».

Viene usato anche per indicare una persona rispetto alla quale viene determinata una posizione geografica.

Sita Anticyra est in Locride laevā parte sinum Corinthiacum intrantī: «Anticira è posta nella Locride, a sinistra per chi entra nel golfo di Corinto».

Dativo d'agente

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Con dativo d'agente si intende il dativo che accompagna i verbi alla forma passiva, ma non esprime un complemento d'agente, bensì un vantaggio. Viene usato in casi particolari, per esempio per indicare la persona per cui esiste un obbligo. Può quindi essere usato al posto del costrutto con ab quando c'è la perifrastica passiva.

Quid igitur nōbīs faciendum est?: «Che cosa dunque dobbiamo fare?»

Viene usato anche con alcuni participi passato che hanno acquisito la funzione di aggettivo, e in questi casi esprime la conseguenza di un'azione passata. Tra i participi con cui può essere usato più di frequente ci sono

  • cognĭtus (conosciuto)
  • compertus, explorātus (appurato)
  • dēlīberātus, dēcrētus, cōnstĭtūtus (deliberato)
  • persuasus (persuaso)
Mihi dēlīberātum et cōnstĭtūtum est ita gerere cōnsulātum: «Ho deciso e stabilito di gestire in questo modo il consolato».

Questo costrutto è poi stato esteso ad altri verbi, per esempio:

Ipse vidēbitur illīs: «Egli stesso sarà visto da essi».

Viene usato anche con i verbi probor e quaeror.

Mihi sententia tua probābātur: «La tua proposta mi piaceva».

Dativo di possesso

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Il dativo di possesso indica la persona che una cosa esiste per qualcuno e a lui appartiene. Viene usato con il verbo sum e in genere si trova con i concetti astratti.

Est hominī cum deō similitūdō: «L'uomo ha una certa somiglianza con dio».

Lo si può trovare anche in espressioni come

Mihi nōmen est Marius: «Il mio nome è Mario».

Dativo finale

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Il dativo finale indica lo scopo per il quale viene compiuta l'azione del predicato. Il fine è sempre una cosa (mai una persona).

Diēs colloquiō dictus est: «Fu stabilito un giorno per il colloquio».

Prevalentemente questo costrutto è usato con verbi come sum (sono), (dare), mittō (mandare), rēlinquō (lasciare), veniō (venire).

Viene inoltre usato in espressioni come dono dare, tribuere laudī, subsidiō mittere aliquem, auxiliō venīre, ūsuī esse, honōrī esse, laudī esse, esse cūrae, esse cordī.

Il complemento finale può essere reso anche con le forme

  • ad/in + accusativo
  • causā/gratiā + genitivo.

Doppio dativo

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In alcune frasi è possibile trovare due dativi: i dativi che reggono il dativo di fine possono infatti presentare anche un dativo di interesse.

Pausaniās Atticīs vēnit auxiliō: «Pausania venne in aiuto degli Ateniesi».

Si può incontrare il doppio dativo con

  • il verbo sum significa "riuscire a…",
  • i verbi attributivi (dūcō, tribuō, ),
  • i verbi che indicano incarico (, mittō, rēlinquō).

Verbi con costruzioni multiple

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Verbi che reggono dativo e accusativo

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I verbi che indicano superiorità o eccellenza (antecellō, praestō, anteeō, antistō) possono reggere sia il dativo sia l'accusativo. Nella pratica, però, uno dei due casi viene in genere preferito all'altro.

Il significato di alcuni verbi cambia inoltre a seconda del caso che reggono:

  • caveō
    + accusativo / a, ab + ablativo = sto in guardia da
    + dativo = provvedo a
  • metuō, timeō
    + accusativo = ho paura di
    + dativo = tempo per
  • consŭlō
    + accusativo = consulto
    + in + accusativo = prendo provvedimenti contro
    + dativo = provvedo a
  • prōvideō
    + accusativo = prevedo
    + dativo = provvedo a

Verbi che reggono il dativo e in/ad + accusativo

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Verbi come inferō, iniciō e accēdō possono reggere sia il dativo sia il costrutto in/ad + accusativo.

Ci sono però anche in questo caso alcuni verbi che cambiano significato:

  • incumbō
    + dativo = mi metto su
    + in + accusativo = mi applico a
  • tendō
    + dativo = presentare qualcosa a qualcuno
    + ad + accusativo = tendere a

Verbi che reggono dativo e ablativo

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Alcuni verbi possono reggere sia il dativo sia l'ablativo, per esempio auferō, ēripiō, subtrăhō.

I seguenti verbi cambiano significato a seconda del caso:

  • vacō
    + dativo = ho tempo libero per, mi dedicao a
    + ablativo = sono libero da
  • tempĕrō
    + dativo = metto un freno a
    + ā, ab + ablativo = mi trattengo da