Vai al contenuto

Latino/Genitivo

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Indice del libro

Il caso genitivo (da genĭtus, «generato») è il caso che specifica un concetto espresso da un aggettivo o participio con valore aggettivale, un sostantivo o un verbo.

Genitivo retto da aggettivi e participi

[modifica | modifica sorgente]

A) Il genitivo può essere retto da aggettivi che indicano:

  • possesso, abbondanza, partecipazione: plēnus, inops, particeps, etc.
Nāvis plēna erat amphorārum: «La nave era carica di anfore».
  • desiderio o il contrario: cupĭdus, studiōsus, fastidiōsus, etc.
Caesar fuit glōriae avĭdus, honōrum cupĭdus: «Cesare fu avido di gloria, desideroso di onori».
  • memoria, conoscenza, esperienza: perītus, imperītus, memor, immĕmor, cōnscius, nēscĭus, etc.
Īphicratēs Athēniensis perītissimus reī mīlitāris fuisse trādĭtur: «Si tramanda che l'Ateniese Ificrate fosse profondamente esperto di arte militare».

B) Participi di verbi transitivi come patiēns, amāns, neglegēns, etc. reggono il genitivo; inoltre, avendo perlopiù valore aggettivale, possono trovarsi anche nei gradi comparativo e superlativo. Assumono generalmente un valore continuativo, ossia di una condizione duratura nel tempo.

Servus labōris patiēns: «Servo tollerante della fatica (abitualmente)».

NOTA BENE: Questi participi talvolta hanno valore verbale: in tal caso indicano un'azione momentanea e reggono l'accusativo; ad esempio: Servus labōrem patiēns: «Servo che sopporta la fatica (non abitualmente)».

Genitivo retto da sostantivi

[modifica | modifica sorgente]

Genitivo possessivo

[modifica | modifica sorgente]

Il genitivo possessivo indica il possessore, la persona o la cosa cui qualcosa appartiene; può essere retto anche dai verbi sum e fiō (espressi o sottintesi).

Domum inveniēs Epamīnondae: «Troverai la casa di Epaminonda».

Se il genitivo possessivo è retto da fīlius / fīlia, uxor, aedēs, templum, il sostantivo reggente può essere sottinteso:

Vīdī Marciam Māximī: «Vidi Marcia, [figlia] di Massimo».

Genitivo dichiarativo

[modifica | modifica sorgente]

Detto anche epesegetico o esplicativo, determina e specifica la "specie" di un sostantivo generico. Ad esempio: virtūs iūstitiae («la virtù della giustizia»), arbor pōpulī («l'albero di pioppo»), verba rogandī («verbi di chiedere»), etc.

ATTENZIONE: i nomi geografici, preceduti da sostantivi come urbs, flūmen, īnsula, prōvincia, etc., si comportano come apposizioni e quindi si concordano con il sostantivo. Quindi īnsula Sardinia, urbs Mediolānum, e così via.

Genitivo soggettivo e oggettivo

[modifica | modifica sorgente]

Il genitivo viene detto soggettivo o oggettivo a seconda che esso rappresenti il soggetto o l'oggetto dell'azione che viene implicitamente espressa dal sostantivo da cui dipende. Per esempio:

  • Fuga mīlitum («la fuga dei soldati») vale mīlitēs fugiunt, dove mīlitēs (che prima era in genitivo) è il soggetto: si tratta perciò di un genitivo soggettivo;
  • Illō tempore māxima fuit observantia lēgum («In quel tempo massima fu l'osservanza delle leggi»); observantia lēgum vale observāre lēgēs, dove lēgēs è l'oggetto: questo è dunque un genitivo oggettivo.

Osservazioni

[modifica | modifica sorgente]
  • Talvolta bisogna servirsi del contesto della frase per chiarire il valore di un genitivo. Per esempio, l'espressione timor hostium («il timore dei nemici») può aver sia valore soggettivo («il timore che provano i nemici») che oggettivo («il timore nei confronti dei nemici»).

In latino si ricorre generalmente a complementi equivalenti, come in, ergā, contrā + accusativo; così, una frase del tipo:

Odium hostium viene resa, quando ha valore oggettivo, con odium contrā/in/ergā hostēs.
  • Il genitivo dei pronomi personali meī, tuī, suī, nostrī, vestrī ha valore oggettivo; per il valore soggettivo vengono usati gli aggettivi possessivi. Così: misericordia meī vale «la misericordia di me (= nei miei confronti)»; misericordia mea, invece, «la mia misericordia».
  • Nel caso genitivo, i pronomi nōs e vōs hanno la doppia forma nostrī / nostrum e vestrī / vestrum. Nostrī e vestrī hanno valore oggettivo, nostrum e vestrum soltanto valore partitivo.

Genitivo di pertinenza

[modifica | modifica sorgente]

Il genitivo di pertinenza (o di convenienza) indica la persona cui è propria, si confà, conviene qualcosa. È introdotto da aggettivi come proprium o sostantivi come officium, mūnus ed è unito a una voce di sum; questi elementi sono generalmente omessi.

Dīcendī perītia est [propria] ōrātōris: «L'abilità nel parlare si confà all'oratore».
Officium est cīvium omnium patriam dēfendere: «È dovere di tutti i cittadini difendere la patria».

Con i pronomi personali non si usa il genitivo (meī, tuī, nostrī, vestrī) ma i neutri meum, tuum, nostrum, vestrum concordati con i sottintesi officium o mūnus; per le terze persone si usano regolarmente i genitivi di is, ea, id.

Meum est dīcere quod vīdī: «È mio compito dire ciò che vidi».
Eōrum est dīcere quod vīdērunt: «È loro dovere dire ciò che videro».

NOTA BENE: Se i pronomi di 3^ persona si trovano in una oggettiva e sono riferiti al soggetto della reggente, si usa suum.

Dīxit Cicerō suum esse patriam dēfendere: «Cicerone disse che era suo [dovere] difendere la patria».

Genitivo partitivo

[modifica | modifica sorgente]

Il genitivo partitivo indica un insieme di persone o cose di cui se ne considera una parte. Esso è retto da:

  • numerali;
  • sostantivi indicanti numero o quantità, come multitūdō, pars, turba, etc.;
  • pronomi indefiniti;
  • comparativi e superlativi;
  • avverbi di luogo, come («a tal punto»), ubi («dove, in quale parte»), ed altri.

Genitivo di qualità

[modifica | modifica sorgente]

Il genitivo qualitativo indica le qualità della persona o della cosa cui ci si riferisce. Il suo uso si interseca con quello dell'ablativo di qualità nel seguente modo:

  • genitivo e/o ablativo quando si tratta di qualità morali;
Fuit vir summae auctōritātis, ma anche: Fuit vir summā auctōritāte.
  • genitivo per le caratteristiche oggettive (peso, misura, età);
C. Marius mortuus est senex octōgintā annōrum.
  • ablativo per le caratteristiche fisiche.

Genitivo di quantità

[modifica | modifica sorgente]

Il genitivo di quantità indica la materia di cui si considera una certa porzione. Viene retto da:

  • avverbi di quantità, pronomi, aggettivi neutri, come aliquid, nihil, quiddam,[1] nimis, quid, multum, etc.;
  • sostantivi indicanti misura, come libra, amphora, e così via.

Genitivo retto da verbi

[modifica | modifica sorgente]

Genitivo di stima

[modifica | modifica sorgente]

Esso indica l'apprezzamento, la stima nei confronti di qualcosa o qualcuno; si trova in dipendenza di verbi come dūcō, habeō, faciō, aestimō, i quali reggono l'accusativo della persona o della cosa stimata; da sum e fiō («valgo», «sono stimato») quando la forma è passiva, e ciò che è stimato si trova al nominativo.

Il genitivo viene usato solo per stime generiche e indeterminate; negli altri casi il complemento di stima si esprime in ablativo.

Le forme avverbiali (in genitivo) più usate sono: quantī, tantī, nihilī, māximī, minimī, plūrimī, parvī (non paucī), magnī, plūris, minōris, etc.

Per modificare il grado della stima, gli avverbi multum, aliquantum, etc. vanno in caso ablativo, seguiti dal valore della stima. Ad esempio:

Italiano Latino
molto più multō plūris
molto meno multō minōris
alquanto più aliquantō plūris
alquanto meno aliquantō minōris

Le espressioni «di poco, molto, nessun, ... conto», «di poca, molta, nessuna, ... importanza» sono rese in latino nel seguente modo: parvī, magnī, nūllīus, ... ponderis / momentī.

Genitivo di prezzo

[modifica | modifica sorgente]

Quando il prezzo o il valore di qualcosa o qualcuno è:

  • indeterminato (tantī, quantī, plūris, ...), il complemento di prezzo si rende con il genitivo;
Emō tantī quantī vīs: «Lo compro a tanto quanto vuoi».
  • determinato, ma anche indeterminato, il complemento di prezzo si rende con l'ablativo retto da pretio.
Id ēmī quīnque talentīs: «Lo comprai a cinque talenti».
Id ēmī magnō pretiō: «Lo comprai a caro prezzo».

Genitivo di pena

[modifica | modifica sorgente]

Retto da verbi come damno, condemno, absolvo, libero, etc., esso indica la pena cui una persona è condannata o da cui è liberata; viene espresso:

  • in genitivo per le pene indeterminate (duplī: «del doppio»; minōris: «a meno»; etc.);
Condemnātus fūr sum duplī: «Fui condannato come ladro al doppio».
  • in ablativo per le pene determinate.

Genitivo di colpa

[modifica | modifica sorgente]

Il genitivo che esprime il complemento di colpa può essere retto da:

  • verbi come accūsō, damnō, insimulō, arcessō, etc.;
  • aggettivi come obnoxius, reus, etc.;
  • crīmine, scelere, generalmente sottintesi.
Accūsātus Catilīna est (crimine) prōditiōnis: «Catilina fu accusato di tradimento».

Il complemento di colpa può trovarsi, in linguaggio giuridico, anche con la forma dē + ablativo della colpa (dē parricidiō, dē repetundīs, dē venēficiō, ...).

Genitivo con i verbi di memoria

[modifica | modifica sorgente]

I verbi indicanti memoria o dimenticanza si costruiscono nei seguenti modi:

  • meminī, reminiscor, oblīviscor reggono: il genitivo se si tratta di un nome di persona; il genitivo o l'accusativo se si tratta di un nome di cosa; l'accusativo in caso di un pronome neutro o aggettivo neutro;
Semper reminiscor propinquōrum: «Mi ricordo sempre dei parenti».
Paene oblītus huius paginae sum: «Dimenticai quasi questa pagina».
Omnia meminī praeterita: «Ricordo tutte le cose passate».
  • admoneō, commoneō, commonefaciō («faccio ricordare qualcosa a qualcuno») reggono: l'accusativo della persona cui si fa ricordare qualcosa; genitivo o + ablativo della cosa; se la cosa è un pronome neutro, esso va in accusativo;
Dē auctōritāte (o auctōritātis) senātūs tē admoneō: «Ti rammento l'autorità del senato».
  • recordor regge: + ablativo se si tratta di un nome di persona o di un pronome personale; il genitivo o l'accusativo per i nomi di cosa o per i pronomi e gli aggettivi neutri.
Dē tē recordor et dīligentiam tuam: «Ricordo te e la tua diligenza».
  • venit in mentem (mihi, tibi, nōbīs, vōbīs) regge il genitivo della cosa ricordata; se la cosa è un pronome o un aggettivo neutro, si trova il nominativo.
Mihi in mentem patriae meae venit: «Mi viene in mente la mia patria».
Mihi permulta veniunt in mentem: «Mi vengono in mente molte cose».

Costruzione di rēfert e intĕrest

[modifica | modifica sorgente]

I verbi rēfert (piuttosto raro) e intĕrest sono impersonali e hanno il significato di «interessa, importa». Presentano la seguente costruzione:

  • genitivo della persona cui la cosa importa; se questa è rappresentata da un pronome personale di 1^ o 2^ persona, si utilizzano gli ablativi singolari femminili del possessivo: meā, tuā, nostrā, vestrā; per la 3^ persona si usa regolarmente il genitivo (eius, eōrum, eārum, illīus, illōrum, illārum, etc.);
  • la cosa che importa non è mai espressa con un sostantivo, ma con un pronome neutro, una proposizione infinitiva o congiuntiva introdotta da ut, nē, una interrogativa indiretta;
  • il fine per cui la cosa interessa è espresso con ad + accusativo;
  • quanto una cosa interessi si esprime con gli avverbi multum, parum, tantum, māximē, etc., o con i genitivi di stima magnī, parvī, tantī, māximī, e così via.

Osservazioni

[modifica | modifica sorgente]
  • Per le espressioni «a noi tutti/voi tutti (interessa)» si trovano le forme omnium nostrum e omnium vestrum.
Hoc omnium nostrum interfuit: «Ciò interessò a tutti noi».
  • La forma suā si trova solo nelle dipendenti con interest o rēfert all'infinito o al congiuntivo, quando si riferisce al soggetto della proposizione reggente.
Cicerō dīxit id suā māximē interesse: «Cicerone disse che gli importava moltissimo».
  1. Se da aliquid, nihil, quiddam dipende un aggettivo sostantivato, questo può trovarsi: a) in genitivo o concordato col pronome se è della 1^ classe (ad es. Nihil rēctī vale come nihil rēctum, «nulla di giusto»); b) sempre concordato se è della 2^ classe (Nihil suāve, non nihil suāvis). Se il pronome regge due aggettivi di classe diversa, il primo aggettivo attrae il secondo nel suo caso (es. Nihil rēcti et suāvis, oppure nihil suāve et rēctum).