Latino/Struttura grammaticale
Frase
[modifica | modifica sorgente]La lingua latina ha una struttura sintattica diversa da quella Italiana. In italiano, il senso della frase è dato dalla sequenza soggetto→predicato→complemento diretto e indiretti; in latino, la funzione logica all’interno della frase è data dal sistema dei casi e delle declinazioni. Per esempio, Magister discipulum litterās docet, letteralmente significa Il maestro all'alunno la letteratura insegna, ma per l'ordine sintattico italiano si traduce Il maestro insegna la letteratura all'alunno. Inoltre, dato che la funzione sintattica delle parole in latino è già completa nella forma stessa della parola, l'ordine delle parole è completamente libero, anche se si nota una certa tendenza (e da non intendersi quindi come regola) a collocare il verbo in ultima posizione: Magister discipulum litterās docet, Discipulum litterās docet magister, Docet discipulum magister litterās ecc., hanno tutte lo stesso significato e sono tutte ammissibili. Diversamente dall'italiano, in latino è pertinente la quantità vocalica: una vocale lunga dura due morae (ossia unità di tempo), mentre una breve ne dura una. Parole come pōpulus (pioppo) e pŏpulus (popolo), līber (libero) e lĭber (libero) si distinguono solo grazie alla quantità vocalica. Nella prassi scolastica solitamente la quantità vocalica è trascurata nella lettura, ma è raccomandabile imparare fin da subito le quantità delle vocali nelle uscite delle declinazoni e delle coniugazioni, nelle parole indeclinabili e possibilmente anche nelle delle radici lessicali, in modo che il successivo approccio alla poesia e alla relativa scansione metrica sia agevolato dalla pregressa conoscenza delle quantità, che diversamente andrebbero ricercate ogni volta parola per parola. Per questo motivo nelle pagine di questo libro si è scelto di indicare sempre la quantità lunga sulle vocali, lasciando implicitamente senza segni quelle brevi, fatto salvo qualche raro caso, soprattutto penultime sillabe, in cui si è preferito indicarla per maggiore chiarezza.
Sostantivi
[modifica | modifica sorgente]I sostantivi si dividono in cinque categorie delle declinazioni, ciascuna delle quali conta sei casi, ossia sei desinenze che un sostantivo può assumere a seconda della sua funzione nella frase.
Casi
[modifica | modifica sorgente]- Nominativo: è il caso del soggetto e dei suoi complementi predicativi (Il popolo di Roma ha eletto Marco console, Marco è stato eletto console dal popolo, Il gatto mangia il topo)
- Genitivo: è per lo più il caso del complemento di specificazione (Il giardino di Mario)
- Dativo: è principalmente usato per il complemento di termine (Spedisci la lettera a Elena)
- Accusativo: è il caso del complemento oggetto, ma con varie preposizioni può assumere altre funzioni (Il gatto mangia il topo)
- Vocativo: è usato per il complemento di vocazione (O, Cesare, fermati!)[1]
- Ablativo: è usato per una moltitudine di complementi (compagnia, modo, mezzo, ecc.)
Per trovare un nome sul dizionario bisogna cercarne il nominativo. Il dizionario riporta anche il genitivo e le eventuali irregolarità, per capire a quale declinazione appartiene il sostantivo.
Aggettivi
[modifica | modifica sorgente]Si dividono in due classi: la prima segue prima e seconda declinazione, la seconda segue la terza declinazione dei sostantivi. sul dizionario si trova il nominativo singolare maschile, ma il paradigma che segue l'aggettivo contiene il nominativo singolare femminile e neutro.
Verbi
[modifica | modifica sorgente]Si dividono in quattro coniugazioni (dall'uscita dell'infinito presente -āre, -ēre, -ĕre, -īre) cui si aggiunge una variante della terza detta "in -ĭō", più un gran numero di verbi irregolari, come eō o ferō. In genere si studiano contemporaneamente prima, seconda, terza e quarta coniugazione e i verbi sum (essere) e possum (potere, un composto di sum). Sul dizionario si trova la prima persona singolare del presente (ad esempio amō), più le altre radici necessarie alla flessione (ad es. amō, -ās, -āvī, -ātum, -āre) che costituiscono il paradigma verbale, costituito da: prima persona singolare attiva del presente indicativo, seconda persona dello stesso tempo, prima persona del perfetto, supino e infinito presente attivo. Se, ad esempio, la radice del perfetto è irregolare, nel dizionario sarà presente la prima persona del perfetto attiva.
Complementi
[modifica | modifica sorgente]I complementi in latino sono molti e vari, più che in italiano. I casi più usati sono l'ablativo, in cui sono confluiti lo strumentale e il locativo dandogli molte sfumature variegate, e l'accusativo. In linea di massima il primo esprime staticità o un uso di qualcosa, il secondo esprime movimento, durata nel tempo.
Vedi anche
[modifica | modifica sorgente]Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Di fatto è sempre uguale al nominativo, tranne al singolare della seconda declinazione, in cui ha l'uscita -ĕ. Non è chiaro se questa sia un'uscita vera e propria: potrebbe infatti trattarsi della vocale tematica che caratterizza la seconda declinazione al gradi apofonico e invece di quello o presente nel resto della declinazione (non sempre visibile in latino classico a causa di mutamenti anteriori)