Shoah e identità ebraica/Introduzione

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The Yellow Star (La Stella Gialla) di Judith Weinshall Liberman (Serie "Scene dell'Olocausto", Holocaust Wall Hangings, 1994)

Introduzione[modifica]

Questo studio esamina la questione delle "identità ebraiche durature", confrontando la letteratura sull'Olocausto (Shoah) di due importanti sopravvissuti ad Auschwitz, Primo Levi ed Elie Wiesel, le loro rappresentazioni dell'identità ebraica e l'impatto dell'Olocausto sull'ebraismo europeo. Partendo dall'argomento centrale che tra l'Est e l'Ovest dell'Europa esistesse una polarizzazione dell'identità ebraica, rappresentata da Wiesel e da Levi, il mio studio utilizza la letteratura sull'Olocausto di ciascun sopravvissuto per confrontare le loro rappresentazioni dell'identità e dell'esperienza dell'Olocausto. Sostenendo che Levi rappresenta l'ebreo laico assimilato dell'Europa occidentale emancipata e Wiesel l'ortodossia religiosa dell'ebraismo dell'Europa orientale, e che queste identità ebraiche erano distinte e divise, lo studio mette in discussione la misura in cui l'identità ebraica è stata decostruita e collassata tramite l'Olocausto. Considerando l'impatto dell'Olocausto sul divario sociale, culturale e religioso tra gli ebrei europei, lo studio si chiede se l'Olocausto abbia avuto un impatto significativo sull'identità ebraica e sulle sue divisioni.

Con una necessaria e fondamentale discussione contestuale sulla formazione dell'identità ebraica nell'Israele delle Scritture Ebraiche, l'impostazione concettuale dello studio è il periodo della Modernità. I cambiamenti culturali e socio-politici del periodo della Modernità in Europa consentono di interrogare il divario tra Oriente e Occidente europei, le percezioni e trattamento delle comunità ebraiche, nonché la genesi e la politica del nazionalsocialismo e dell'antisemitismo. È fondamentale considerare prima i fondamenti culturali, politici e religiosi della storia ebraica in Europa, quindi identificare le influenze che hanno costruito le identità ebraiche di Levi e Wiesel. Le identità culturali mutevoli e divisive nell'Europa moderna e le fratture nell'unità religiosa all'interno della fede ebraica hanno portato a identità diverse e talvolta totalmente opposte all'interno dell'ebraismo stesso, come esemplificano Levi e Wiesel. Questi cambiamenti sono considerati contestuali alla formazione delle identità dei due sopravvissuti. L'impatto dell'Olocausto sulle credenze e sulle identità dei due scrittori e su come, in quanto scrittori ebrei e sopravvissuti, queste identità differiscono e si confrontano, viene valutato utilizzando gli scritti testimoniali e relativi all'Olocausto, per tracciare la rappresentazione dei cambiamenti nell'identità ebraica nell'Europa moderna e l'effetto dell'Olocausto e dell'oppressione nazista sulle identità culturali e religiose di Levi e Wiesel.

Primo Levi e Elie Wiesel[modifica]

Primo Levi (c.1950)

Levi e Wiesel sono considerati tra i maggiori scrittori ebrei del ventesimo secolo e i due principali autori del genere letterario dell'Olocausto nella loro letteratura prolifica e spesso citata. Levi e Wiesel hanno ciascuno bibliografie estese con cui confrontare le loro rappresentazioni dell'identità e dell'esperienza dell'Olocausto. Entrambi i sopravvissuti scrissero le loro testimonianze sulla Shoah all'indomani della liberazione, quando Levi tornò in Italia e Wiesel si stabilì in Francia. Con inizi difficili, ma dopo aver finalmente stabilito la loro carriera letteraria nel campo della letteratura sull'Olocausto, Levi e Wiesel esplorarono entrambi vari percorsi di rappresentazione letteraria, dalla poesia alla narrativa e alle opere teatrali. Durante le loro esplorazioni letterarie, le narrazioni di Levi e Wiesel sono state informate e influenzate dall'Olocausto e dalle loro esperienze ad Auschwitz. I due autori sopravvissuti sono forse più conosciuti tuttavia per le loro testimonianze iniziali dell'Olocausto: Se questo è un uomo di Levi e La notte di Wiesel. Questo mio studio mette a confronto i due sopravvissuti e il loro lavoro in un interrogazione sulla decostruzione e la successiva ricostruzione dell'identità ebraica durante l'Olocausto e nelle loro vite dopo.

Come modello di confronto, Levi e Wiesel sono centrali per l'area della testimonianza dell'Olocausto in quanto esemplificano le caratteristiche alquanto opposte della moderna figura ebraica europea in discussione. Negli studi sulla rappresentazione e la teologia della Shoah, Levi e Wiesel sono spesso menzionati come voci significative dell'Olocausto, le loro narrazioni sono presentate come stilisticamente opposte e, come sopravvissuti ebrei, le loro posizioni religiose sono spesso contrastanti (cfr., ad esempio, Wollaston 1992; Morgan 2001 e Waxman 2006). Le frequenti brevi discussioni di Levi e Wiesel come sopravvissuti con differenti narrazioni dell'Olocausto, dimostrano la validità del confronto tra i due scrittori. La precedente mancanza di studi comparativi dettagliati dei due scrittori, studiando le loro identità ebraiche e cercando punti di convergenza, fornisce un'opportunità per nuove prospettive sui due sopravvissuti e sulle loro identità ebraiche comparabili. Le identità di Levi e Wiesel possono essere viste inizialmente situate in opposizione l'una all'altra, all'interno della cultura ebraica. Tuttavia, poiché i due uomini si trovarono incarcerati ad Auschwitz nel 1944, identificati esclusivamente come ebrei anonimi (dal "di fuori") e ugualmente perseguitati, lo studio si interroga su come i due uomini abbiano vissuto e successivamente narrato la loro esperienza condivisa e l'effetto che ebbe sui loro sensi individuali d'identità ebraica e come questa venne rappresentata pubblicamente. È riconosciuto in questa fase che il quadro Est/Ovest viene utilizzato come contesto attraverso il quale esplorare le narrazioni e le identità di Levi e Wiesel. C'è necessariamente un livello di generalizzazione presente nel confrontare l'identità ebraica divisa in Europa e dovrebbe essere chiaro a questo punto che ci sono naturalmente eccezioni al modello identificato e differenze all'interno di ogni comunità ebraica discussa. Tuttavia, poiché Levi e Wiesel esemplificano entrambi chiaramente elementi molto diversi dell'identità ebraica, ma entrambi dimostrano comunque un senso di convergenza attraverso l'Olocausto, sostengo che il quadro est/ovest è adatto per identificare Levi e Wiesel come ebrei europei, e uno che è valido nel considerare l'orizzonte temporale della Modernità e la questione delle identità perduranti.

In qualità di due autori maschi Levi e Wiesel, nello specifico, sono rappresentativi della polarizzazione dell'identità ebraica in Europa e sono entrambi voci principali della testimonianza dell'Olocausto in Europa (e per Wiesel anche in America). Nel periodo di tempo in cui Levi e Wiesel scrissero le loro testimonianze sulla Shoah c'era, e in misura minore c'è ancora, una proporzione maggiore di testimonianze maschili rispetto a testimonianze femminili. Questo è molto probabilmente il risultato del più alto tasso di sopravvivenza degli uomini rispetto alle donne nel sistema dei campi di concentramento. Le donne deportate, che erano incinte, sospettate di essere incinte, o che accompagnavano bambini piccoli, venivano generalmente inviate automaticamente alle camere a gas all'arrivo nei campi di sterminio — negata loro la possibilità di sopravvivere facendo parte delle squadre di lavoro e delle unità di lavoro forzato. Sebbene ora esista una proliferazione di testimonianze femminili, le teorie narrative e la teoria critica femminista che circondano questa sezione di testimonianza dell'Olocausto non sono il punto focale del mio studio che si concentra sulla narrativa testimoniale e sull'identità religiosa. È comunque degno di nota il fatto che questi due uomini stiano continuando una tradizione androcentrica nella letteratura: i primi esempi di letteratura all'interno di questo saggio sono infatti scritti da un gruppo maschile di autori; tuttavia questi testi sono stati selezionati per la loro rilevanza sociale, storica o narrativa per la storia ebraica e per Levi e Wiesel come scrittori. La questione della memoria dell'Olocausto nei due sessi, come discussa da Pascale Rachel Bos, è qui riconosciuta e applicata agli scritti di Levi e Wiesel in relazione al trauma, alla memoria e alla testimonianza, usando teoria e memoria dei generi, per offrire un altro punto di confronto tra i due autori e una branca alternativa della teoria narrativa.

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Buchenwald, 1945. Elie Wiesel è nella seconda fila a partire dal basso, il settimo da sinistra

Metodologia di ricerca[modifica]

L'analisi testuale è informata da letture ravvicinate delle narrazioni autobiografiche e tematiche dell'Olocausto da parte di Levi e Wiesel in un'esplorazione di costruzioni e decostruzioni dell'identità ebraica. La metodologia principale all'interno del mio studio è un'attenta analisi testuale e narrativa dei testi primari di Levi e Wiesel e, nel primo Capitolo, delle Scritture Ebraiche e Cristiane. Ai fini di uno studio letterario e non essendo verificabili gli autori sia delle Scritture Ebraiche che dei testi biblici cristiani, tali testi sono considerati come letteratura, con un preciso intento dottrinale e significato storico. Le Scritture Ebraiche hanno costituito la base della fede ebraica, una delle religioni mondiali più durature, sopravvissuta a turbolenze distruttive e a tremendi cambiamenti. È questa storia religiosa e letteraria che unisce Levi e Wiesel nella loro religione e eredità ebraica, quindi ha una posizione vitale e chiaramente definita all'interno di questo studio come punto di partenza per la discussione sulla costruzione dell'identità ebraica.

Diversi testi di Levi e Wiesel sono discussi durante il presente studio, principalmente testimonianze dell'Olocausto, ma anche narrativa ispirata all'Olocausto come Se non ora, quando? (If Not Now, When?) di Levi e L'alba (Dawn) e Il processo di Dio (Trial of God) di Wiesel. Tutti i testi citati li propongo nella loro versione inglese un po' per uniformità linguistica (gli autori nello scrivere, usano un totale di quattro lingue) e un po' per la facilità di reperire le edizioni integrali. Le interviste rilasciate sia da Levi che da Wiesel durante le loro carriere di scrittori sono incluse in quanto forniscono approfondimenti sulla coerenza delle loro opinioni e identità durante i cambiamenti sociali, politici e culturali che vissero all'indomani dell'Olocausto. Le interviste in cui a Levi e Wiesel sono state poste domande per le quali non avevano preparato o concertato risposte, forniscono reazioni più immediate e meno costruite dagli autori, fornendo un confronto con la forma strutturata della narrazione di testimonianza. È riconosciuto e fa parte dell'analisi dei testi, che Levi e Wiesel hanno costruito non solo identità ebraiche personali ma, nella pubblicazione della loro letteratura, anche identità ebraiche pubbliche e di deportati/sopravvissuti. Confrontando i testi letterari accuratamente strutturati con le risposte relativamente non strutturate e non programmate nelle interviste, è possibile analizzare e confrontare le identità personali e pubbliche di Levi e Wiesel. Se questo è un uomo e La notte, i rispettivi primi libri di Levi e Wiesel, possono essere considerati come testimonianza della Shoah, poiché testimoniare e testificare era l'intenzione di ciascuno, e la testimonianza dell'Olocausto è il sottogenere letterario che entrambi ora rappresentano.

Situando Levi e Wiesel all'interno di un contesto letterario, mantenendo un quadro metodologico coerente in tutto, lo studio utilizza il concetto Est/Ovest per identificare due distinti percorsi letterari. L'analisi esplora poi le narrazioni e le traiettorie di Levi e Wiesel per posizionare i due sopravvissuti all'interno di una dicotomia letteraria Est/Ovest, all'interno della dicotomia culturale che inizialmente divide i due uomini. In questa sezione dello studio, la letteratura degli scrittori ebrei Sholem Aleichem e Isaac Bashevis Singer, i cui contesti culturali, identità religiose ed emigrazioni in America sono paragonabili a quelli di Wiesel, e Franz Kafka, la cui opera esemplifica la moderna cultura di vita di Levi, viene discusso nel quadro della Modernità e della questione concettuale dello studio del divario Est/Ovest in Europa.

Ci sono diversi quadri teorici che vengono utilizzati per supportare questo studio. Un quadro critico coerente a cui si fa riferimento costante è quello di Oriente e Occidente. Questo contesto costituisce una sezione significativa della discussione all'interno del wikilibro, non solo nella costruzione delle identità ebraiche di Levi e Wiesel, ma anche nei capitoli contestuali che interrogano su come questo divario ebraico tra Oriente e Occidente sia stato costruito tramite i cambiamenti della Modernità e quindi informato le identità di Levi e Wiesel. La formazione del quadro di riferimento Est/Ovest all'interno dello studio fa riferimento al contesto europeo e identifica la Germania come confine tra Est e Ovest. La Germania ha naturalmente un significato centrale in uno studio sull'Olocausto, come luogo di concepimento del nazismo. Geograficamente, la Germania diventa la sede centrale della distruzione degli ebrei, poiché gli ebrei di tutta Europa furono intrappolati nella soluzione finale dei nazisti. Socialmente e culturalmente in termini di pensiero e cultura ebraici, la Germania fu anche un luogo significativo dell'Illuminismo e dell'assimilazione ebraici. Ad est della Germania, in paesi come Cecoslovacchia, Ucraina, Polonia, Romania, Ungheria e Russia, si ottenne relativamente poco nell'assimilazione e secolarizzazione della cultura ebraica. A ovest della Germania, nel Mediterraneo, in Francia e nell'Europa centro-settentrionale, l'assimilazione e la secolarizzazione furono molto più comuni, anche se non esclusive, e l'Illuminismo culturale del XVIII secolo produsse una cultura molto più visibile del moderno ebraismo laico. Levi e Wiesel, in quanto rappresentanti dell'ebraismo occidentale e orientale, delineano questo divario culturale. Politicamente all'indomani dell'Olocausto e della seconda guerra mondiale, la Germania segnò chiaramente il divario tra Est e Ovest con la linea fisica tra i due tracciata attraverso Berlino, precedentemente sede del governo nazista e per decenni dopo il sito del muro di Berlino, un simbolo brutale e visibile della divisione europea est-ovest.

La discussione che si svolge in merito a "dentro e fuori", si riferisce alle percezioni e all'accoglienza de "l'ebreo", sia all'interno della comunità ebraica, "dentro", sia all'esterno della comunità ebraica, "fuori". Nei tempi mutevoli discussi, le percezioni dell'ebreo come figura "altra" cambiarono e vengono qui esplorate e discusse come percezioni dell'ebreo "dal di fuori". Un argomento centrale dello studio è che l'ebraismo europeo era chiaramente diviso tra Oriente e Occidente. A causa di ciò e come è dimostrato nel confronto tra le rappresentazioni dell'identità ebraica di Levi e Wiesel, anche le percezioni e i sentimenti verso l'ebreo "dal di dentro", cioè attraverso il divario ebraico est/ovest, variano. Da "dentro", la costruzione dell'ebreo come "altro" considera come le differenze all'interno della comunità ebraica, nel contesto di questo studio tra l'Est e l'Ovest dell'Europa, abbiano creato identità ebraiche separate e "altre", qui rappresentate nella letteratura di Levi e Wiesel. Nel considerare la questione del "dentro e fuori", Levi e Wiesel vengono discussi considerando come possano essere "altro dal di dentro" nel contesto ebraico, come anche "dal di fuori", cioè nelle comunità gentili d'Europa.

Discussioni critiche sulla teoria narrativa e sulla testimonianza aiutano a identificare la costruzione dell'identità ebraica e la decostruzione dell'identità dovuta all'Olocausto, con l'uso di voci autorevoli su Levi e Wiesel, sull'Olocausto e sul quadro delle filosofie della Modernità. I quadri critici utilizzati in questo studio sono quelli dell'"alterità" e dell'Orientalismo nel contesto della Modernità. Figure autorevoli dell'"alterità" e dell'Orientalismo, rispettivamente Zygmunt Bauman e Edward Said, sono utilizzate in particolare nell'esplorazione della costruzione dell'ebreo "dal di dentro e dal di fuori". Utilizzando il lavoro di Said e Bauman, lo studio interroga come la figura de "l'ebreo" sia costruita e percepita al di fuori del mondo ebraico, come diversa, esotica, pericolosa e "altra", come dimostrato dallo sviluppo dell'antigiudaismo e ultimamente dell'antisemitismo.

Note tematiche[modifica]

Levi e Wiesel scrivevano entrambi in lingue diverse dall'inglese. Le opere di Levi furono scritte nel suo italiano natio e Wiesel, dopo aver inizialmente scritto in yiddish, scrisse in francese, raramente in inglese pur essendo naturalizzato statunitense. Le testimonianze a cui si fa riferimento in questo studio sono traduzioni in lingua inglese dei testi di Levi e Wiesel (come anche le traduzioni di testimonianze dell'Olocausto di altri sopravvissuti a cui si rimanda, e la letteratura pre-Shoah come le opere di Aleichem, Singer e Kafka). Mi sono preoccupato in tutto lo studio di garantire la coerenza nei traduttori utilizzati, usando comunque la lingua inglese come "lingua franca" per facilitare/uniformare le mie citazioni; Levi conosceva i suoi traduttori e il loro lavoro, mantenendo un rigoroso e diretto interesse per le traduzioni dei suoi scritti. La moglie di Wiesel, Marion, funge spesso da traduttrice per le versioni in lingua inglese dei suoi testi.

Un'importante nota esplicativa da fare riguarda la nazionalità di Wiesel e la sua descrizione nel corso dello studio. La città natale di Wiesel era Sighet; è nominata e descritta variamente in testi diversi e in tempi diversi come provincia rumena e provincia ungherese, a causa di cambiamenti politici e territoriali. Wiesel chiarisce lui stesso la questione nelle sue memorie affermando che quando nacque, Sighet era città rumena. Durante la sua infanzia, il potere e il controllo del territorio passarono all'Ungheria, sotto il cui dominio rimase per tutta la guerra; ora Sighet fa di nuovo parte della Romania. Lo studio copre i cambiamenti nella vita di Wiesel dai suoi primi anni alla sua vita successiva, quando l'identità nazionale di Sighet cambiò. Per coerenza, lo studio fa riferimento a Wiesel e alla sua città natale come rumeni, ma sono incluse note contrarie ove rilevanti per precisione e chiarimento.

Il termine e il concetto di assimilazione sono usati in tutto questo studio per descrivere e discutere Levi e, in generale, gli ebrei d'Occidente. L'assimilazione nel contesto del mio studio si riferisce agli ebrei tradizionalmente emancipati sotto l'Illuminismo e la Rivoluzione napoleonica, che si separarono dalle tradizioni, dai rigori e dalla fede devota dell'ebraismo ortodosso. La libertà di commercio, istruzione e stile di vita nell'Europa occidentale emancipata significava che gli ebrei non erano costretti a rimanere comunità insulari, esclusi da un'identità nazionale, impegnati nella loro fede e identità religiosa, come tipicamente accadeva in Oriente, una situazione esemplificata dalla "Zona di residenza". Ebrei come la famiglia Levi, pur ritenendosi ebrei e osservando alcuni elementi della fede ebraica, non erano rigorosamente osservanti e si identificavano come italiani prima ed ebrei poi. Rispetto a questo atteggiamento a volte ambivalente nei confronti dell'identità ebraica, l'analisi non sostiene che l'assimilazione abbia portato a un totale disprezzo per l'ascendenza e l'identità ebraiche poiché il termine è stato formulato da Gustav Landauer, che sostenne che l'assimilazione ebraica aveva portato a una negazione totale delle radici ebraiche (Landauer citato in Schmidt 1992:127). Ci sono vari gradi di assimilazione e secolarizzazione; l'assimilazione è considerata qui come non necessariamente l'adottare atteggiamenti cristiani in paesi apparentemente cristiani, ma lo scegliere di non seguire una vita religiosa. Questa definizione è più tipica della definizione di Samuel Klausner che specifica il tipico rifiuto dell'aspetto religioso della vita ebraica, nel conformarsi alle norme culturali della popolazione maggioritaria (Klausner 1992:263). L'assimilazione in questo mio studio viene quindi utilizzata per descrivere e definire l'identità ebraica opposta a quella della figura ebraica tipicamente orientale di forte fede e osservanza religiosa, nonché il contesto comunitario concentrato sugli ebrei e associato all'Ortodossia.

Ho avuto il piacere e l'onore di conoscere entrambi gli scrittori, in periodi diversi: Levi a Londra nei primi anni ’80, e Wiesel a Bologna con Umberto Eco nel 2000 in occasione delle sue lezioni Sei riflessioni sul Talmud. Le mie impressioni dirette confermano questo quadro che distingue Levi e Wiesel l'uno dall'altro come figure ebraiche fin dall'inizio dello studio: essi rappresentano figure opposte dell'ebraismo orientale e occidentale e ciò apre un interrogativo su come e quando queste identità convergono e diventano simili. Opponendosi alla nozione di non-credenza laica o assimilata, la questione della fede e del credo deve essere affrontata e chiarita. In questo contesto, il popolo ebraico fedele o credente si riferisce ai teisti, che credono in Dio. Levi si occupa spesso della storia ebraica e delle Scritture, sebbene abbia sempre mantenuto il suo ateismo. Wiesel tuttavia, nonostante la sua lotta emotiva ad Auschwitz, le sue controversie religiose e le sue proteste, ha sempre mantenuto la sua fede in Dio. Le identità ebraiche di Levi e Wiesel sono a volte problematiche e complesse, in particolare all'interno delle loro narrazioni sull'Olocausto, ma nel confrontare gli sfondi, le culture e le identità ebraiche che i due uomini rappresentano, Levi e Wiesel sembrano essere polarizzati. Come punto di partenza per il confronto e l'analisi, Levi è considerato un ebreo non-religioso, ateo, assimilato, e Wiesel un ebreo religioso, chassidico e tradizionale.

Struttura dei capitoli[modifica]

Il contenuto dello studio e la relativa ricerca si sviluppa linearmente dal contesto religioso iniziale della storia e della letteratura ebraiche, al contesto socio-culturale dell'ebraismo nella moderna Diaspora e fino all'Olocausto. Le storie di Levi e Wiesel e le storie ebraiche dei loro paesi sono discusse come preludio all'antisemitismo e al trattamento degli ebrei in Europa in tempo di guerra, prima di passare a un'esplorazione dell'esperienza dei campi di concentramento di Levi e Wiesel e del suo impatto sulle loro identità. Lo studio si conclude con un confronto delle vite post-Olocausto di Levi e Wiesel e una considerazione di come l'Olocausto abbia influenzato le loro identità religiose, culturali e letterarie e di personaggi pubblici come autori di alto profilo e sopravvissuti all'Olocausto.

Capitolo 1: Identificare il carattere ebraico nelle Scritture[modifica]

Il primo capitolo identifica la storia religiosa del popolo ebraico, come rappresentata nelle Scritture Ebraiche e nel Nuovo Testamento cristiano. Levi e Wiesel vengono presentati come scrittori con una storia ebraica condivisa che viene discussa qui con riferimento alle Scritture ebraiche, sia ai testi della Torah che al Libro di Giobbe, parte degli scritti Kethuvim (כתובים) e dei testi adottati dai cristiani nell'Antico e nel Nuovo Testamento, in particolare i testi evangelici. Questo contesto è teologico e letterario, ma è strumentale per aprire la questione del "dentro e fuori" dell'identità ebraica e delle sue rappresentazioni. Lo studio confina il dibattito teologico al contesto giudaico-cristiano. Molte delle questioni sociopolitiche riguardanti il ​​popolo ebraico in Europa sono emerse storicamente dall'ideologia cristiana e, nonostante sia la fede madre del cristianesimo, l'ebraismo è una fede minoritaria in Europa, ma abbastanza significativa da essere vulnerabile a secoli di persecuzione prima dell'Olocausto. Considerando come le Scritture sviluppino una caratterizzazione della figura ebraica, distorta e manipolata dalle reinterpretazioni cristiane dei testi del Nuovo Testamento, questo capitolo si occupa della storia religiosa di Levi e Wiesel e identifica il modo in cui si confrontano con la tale storia religiosa.

Il primo capitolo stabilisce il tema dell'"alterità" come un concetto da cui la divisione Est/Ovest deriva all'interno della cultura ebraica europea. A partire dalle Scritture Ebraiche, il capitolo esplora le questioni dell'identità della vittima, della sofferenza e dei precedenti scritturali nella storia ebraica. Passando ai Vangeli del Nuovo Testamento, si discute la costruzione della figura de "l'ebreo" nei primi anni del cristianesimo, esaminando lo sviluppo del personaggio di Giuda, la sua genesi, caratterizzazione e la polarizzazione cristiana della figura del Giuda semita e di Gesù cristianizzato all'interno delle rappresentazioni artistiche rinascimentali dell'Ultima Cena. La questione della fede, la sua importanza all'interno delle vite e delle identità di Levi e Wiesel, è anche considerata, per stabilire all'interno di questa cornice religiosa quanto siano polarizzate le identità ebraiche di Levi e Wiesel.

Capitolo 2: L'ebreo come "altro" — modernità e sviluppo dell'identità ebraica nella letteratura europea[modifica]

Il secondo capitolo stabilisce il contesto europeo dell'ebraismo nella Diaspora, che crea il divario Est/Ovest. Il capitolo sostiene che Wiesel rappresenta l'ebreo religioso e tradizionale dell'Oriente e Levi l'ebreo assimilato dell'Occidente. La situazione socio-politica nell'Europa moderna è considerata con le condizioni che hanno creato un chiaro divario Est/Ovest tra gli ebrei europei e hanno portato a due identità ebraiche polarizzate attraverso la separazione. Questo contesto introduce il periodo della Modernità e il quadro teorico dell'"alterità", secondo il sociologo Zygmunt Bauman e la critica dell'Orientalismo di Edward Said. Questi quadri sono considerati come idee informatrici della figura ebraica "dal di fuori" in questa fase, come la figura ebraica minoritaria sia stata percepita e trattata dalla maggioranza cristiana in tutta Europa. Questo trattamento è cambiato, fluttuato e progredito in Occidente attraverso eventi significativi come l'Illuminismo e la Rivoluzione francese, ma la condizione per gli ebrei in Oriente è rimasta stagnante e questa dicotomia culturale porta alla costruzione di due identità ebraiche molto diverse.

Il secondo capitolo introduce anche la moderna letteratura ebraica di Sholem Aleichem, Isaac Bashevis Singer e Franz Kafka, istituendo un'eredità letteraria ebraica in Europa e oltre, in America. Il capitolo considera il modo in cui questi autori creano archetipi dell'ebreo all'interno della loro letteratura, in particolare diversi archetipi dell'ebreo tra l'Oriente, rappresentato da Aleichem e Singer, e l'Occidente, rappresentato da Kafka. Questioni di alienazione, "alterità", la minaccia dell'antisemitismo e l'ambiguità dell'assimilazione sono tutti fattori significativi nella letteratura di Aleichem, Singer e Kafka. Questi riemergono come questioni contemporanee confrontate da Levi e Wiesel. Il capitolo sostiene che il percorso letterario dell'ebraismo in Europa segue la divisione socio-politica tra Oriente e Occidente, una dicotomia letteraria che gli autori, Levi e Wiesel, continuano attraverso le proprie identità letterarie di scrittori dell'Olocausto.

Capitolo 3: L'ebreo d'Oriente e d'Occidente — Elie Wiesel e Primo Levi[modifica]

Il terzo capitolo esplora in dettaglio le biografie e le eredità di Levi e Wiesel, identificando come emergono le identità ebraiche divise attraverso le loro storie e le rappresentazioni letterarie di se stesse. Utilizzando la biografia e l'autobiografia vengono considerate le storie familiari e culturali dell'Italia e della Romania, con particolare attenzione all'insediamento e al trattamento degli ebrei della regione Piemonte in Italia e di Sighet in Romania. L'educazione, la formazione religiosa e l'attività sociale della gioventù di Levi e Wiesel vengono confrontate per stabilire le differenze e le somiglianze nell'identità. Vengono esplorate le questioni dell'"alterità" dall'"interno" e le crisi di identità, per chiedersi se Levi e Wiesel, nonostante rappresentino identità ebraiche polarizzate, abbiano affrontato le stesse questioni di identità da prospettive opposte negli anni precedenti l'Olocausto. Vengono discussi i cambiamenti politici che hanno tracciato i percorsi delle identità nazionali di Levi e Wiesel. In Italia esploro il dogma cristiano e il ruolo della Chiesa nella considerazione di come si afferma l'identità ebraica della famiglia Levi in ​​opposizione all'identità cristiana dominante. Per Wiesel, esamino la mutevole identità nazionale di Sighet mentre il cambio di potere tra Ungheria e Romania portava a un'identità nazionale conflittuale e instabile, un vuoto riempito per gli ebrei di Sighet dalla loro identità religiosa dominante.

Capitolo 4: La questione ebraica — antisemitismo e "alterità" nella propaganda e nell'ideologia del Terzo Reich[modifica]

Berlino, 10 novembre 1938: vetrine di un negozio di un'attività condotta da ebrei distrutte durante la Notte dei cristalli

Il quarto capitolo esplora l'ascesa del partito nazista dopo la sconfitta della prima guerra mondiale in Germania e il successivo declino economico del paese. Lo sviluppo dell'antisemitismo di Hitler è esplorato dalle sue radici rappresentate nel Mein Kampf dall'ideologia che informò in misura così significativa le politiche del partito nazista. Discutendo la storia ebraica di pogrom e persecuzioni, il capitolo mette in discussione l'uso da parte dei nazisti di secoli di antisemitismo e la vulnerabilità degli ebrei nella Diaspora, per spingere gli ebrei ai margini della società prima che la soluzione finale fosse approntata per distruggere tutto l'ebraismo. L'attuazione della teoria dell'"alterità" è di notevole importanza nel sistema di legislazione antisemita nazista, nella costruzione dell'ebreo guidata dalla propaganda, come un "altro" omogeneo e una minaccia per l'ariano. Laddove la dicotomia socio-politica sinora discussa nello studio è stata Est/Ovest, nel sistema nazista diventa tedesco/ebreo, cittadino/"altro" nell'ideale ordinato dell'era della Modernità e della ricerca nazista di un razza ariana omogeneizzata. La discussione di Bauman sull'"altro", la sua critica alla Modernità e la relativa facilitazione dell'Olocausto sono interrogate attraverso il sistema di governo nazista e la progressiva disumanizzazione degli ebrei in Europa. Vengono discusse e confrontate le esperienze personali di Levi e Wiesel in Italia e Romania, per identificare come le loro vite divergenti abbiano cominciato a convergere all'interno del sistema nazista. Viene discusso il passaggio dall'antisemitismo legislativo alla violenza che ricorda il pogrom premoderno, con Kristallnacht, esplorati i piani per la Soluzione Finale e il ritorno ai ghetti. Il capitolo mette in discussione questi elementi fondamentali dell'oppressione nazista dell'ebraismo come fattori della Modernità, quando tali dispositivi politici implicano una violenza e un pregiudizio più medievali che non di un moderno stato di governo.

Capitolo 5: La decostruzione dell'identità ebraica ad Auschwitz[modifica]

L'ingresso di Auschwitz Birkenau

Il quinto capitolo discute l'esperienza ad Auschwitz di Levi e Wiesel. Entrambi gli uomini furono deportati ad Auschwitz-Birkenau nel 1944 e subirono il trauma della rampa di scarico, le selezioni, il lavoro forzato e le malattie all'interno del campo di concentramento. Levi e Wiesel furono anche costretti a fare i conti rapidamente con un sistema sociale e mezzi di sopravvivenza completamente nuovi nel duro ambiente dei campi, in cui gli ebrei di tutta Europa erano confinati insieme. Una discussione sulle deportazioni e gli arrivi al campo apre questo capitolo, che prosegue discutendo l'infrastruttura del campo e la metodologia nazista che tentava non solo di spogliare gli ebrei della loro identità, ma anche di disumanizzarli e forzare la rottura dell'unità ebraica all'interno del campi. La complicità ebraica e la resistenza ai metodi nazisti, sia insidiosi che aperti, sono discussi attraverso l'analisi delle testimonianze di Levi e Wiesel rispettivamente in Se questo è un uomo (Man) e La notte (Night). Entrambe le testimonianze offrono un breve preludio alla loro deportazione ad Auschwitz, ma sono prevalentemente dedicate alla narrazione delle loro esperienze del campo dalla deportazione dall'Italia e dalla Romania alla liberazione da Auschwitz-Birkenau e Buchenwald, rispettivamente per Levi e Wiesel. Entrambi i sopravvissuti rivisitarono le loro esperienze dell'Olocausto anche in testi successivi. L'autobiografia di Wiesel Tous les fleuves vont à la mer... (All Rivers) discute in modo più dettagliato di La Nuit (Night) gli eventi che portarono alla deportazione degli ebrei da Sighet e discute anche le esperienze di Wiesel e di suo padre ad Auschwitz e Buchenwald. L'ultima opera pubblicata di Levi prima della sua morte, I sommersi e i salvati (Drowned), è una raccolta di saggi in cui Levi interroga questioni come la vergogna e il senso di colpa dei sopravvissuti, la violenza e la complicità che si verificarono nei campi. Questi testi sono discussi insieme in questo capitolo per costruire un profilo di ciascun autore ad Auschwitz e un senso di come le loro identità siano state modellate dalle loro esperienze.

Capitolo 6: Narrativa, testimonianza e memoria dell'Olocausto[modifica]

Primo Levi ed Elie Wiesel usano la struttura della narrativa dell'Olocausto per rappresentare le loro identità ebraiche individuali e costruire le loro diverse identità letterarie. La letteratura di Wiesel e Levi dimostra i problemi che devono affrontare i sopravvissuti quando scrivono il loro resoconto della loro esperienza di Shoah. I due sopravvissuti seguono traiettorie diverse nonostante discutano delle loro esperienze dello stesso luogo e tempo e questi percorsi sono indicativi delle diverse identità che rappresentano. Il confronto tra le testimonianze di Levi e di Wiesel dimostra come un evento, luogo e tempo abbia prodotto risposte letterarie differenti, considerando fattori come la memoria traumatica, l'intento autoriale e la rappresentazione personale. Quando l'interesse per l'Olocausto come evento storico e per la letteratura sull'Olocausto come genere si è progressivamente sviluppato in un'industria, sono sorte importanti questioni psicologiche e letterarie che circondano la memoria della Shoah. È necessario qui considerare questi problemi della memoria in una discussione delle testimonianze di Levi e Wiesel, in primo luogo per riconoscere problemi di memoria traumatica che potenzialmente producono verità distorte e una storia riveduta. In secondo luogo, poiché Levi e Wiesel hanno costruito diverse identità letterarie e carriere post-Olocausto in seguito alla pubblicazione della loro letteratura, deve essere interrogata la questione di come un'esperienza vissuta sia costruita come narrativa leggibile e vendibile.

Nel sesto capitolo una lettura ravvicinata della letteratura di Levi e Wiesel esplora le questioni della narrativa e della memoria nel testimoniare il sistema dei campi e l'esperienza di Auschwitz. Il capitolo mette a confronto il modo in cui Levi e Wiesel rappresentano individualmente un'esperienza condivisa. Viene confrontato lo stile narrativo di ciascun autore, con la teoria del gender a supporto della discussione sulla testimonianza, e degli esempi stilistici e delle scelte letterarie di Levi e Wiesel. Le teorie della memoria narrativa e traumatica sono discusse in maggior dettaglio in questo capitolo per stabilire le strutture che Levi e Wiesel usano per scrivere dall'interno o dall'esterno. Il capitolo rivisita anche i temi dell'identità della vittima introdotti nel primo capitolo con riferimento alle Scritture Ebraiche e qui con la costruzione di un'identità di vittima ebraica tramite la persecuzione moderna degli ebrei.

Capitolo 7: Un cielo silenzioso e vuoto? Dio e la crisi della fede ad Auschwitz[modifica]

Il divario religioso che tipicamente contraddistingue Levi e Wiesel come così separati, ma entrambi così significativi negli studi sull'Olocausto, è discusso nel capitolo sette. Il capitolo esplora le esperienze religiose di Levi e Wiesel all'interno di Auschwitz e le rappresentazioni dell'identità religiosa e le questioni di fede vissute sia dall'uomo religioso che non religioso. Il capitolo considera fino a che punto le differenze religiose ebraiche tra Levi e Wiesel crollino quando le loro strade si scontrano con Auschwitz, un ambiente che offre poche indicazioni di una presenza divina che possa proteggere il popolo ebraico — un ambiente in cui c'è poco conforto materiale, dove gli ebrei non hanno comunque altro che la loro fede a cui aggrapparsi. In una situazione in cui tutti gli elementi fisici della cultura e dell'identità sono stati rimossi con la forza dai nazisti e dalle SS, la fede e il credo degli ebrei erano un elemento di identità su cui i nazisti non avevano alcun controllo. Per un ebreo religioso come Wiesel, il paesaggio di Auschwitz provocò una crisi con il crollo della fede in un Dio premuroso e onnipresente che condivide un'Alleanza con il popolo ebraico. Per un ebreo non credente come Levi, il conflitto ideologico tra il rifiuto mentale di un Dio e la travolgente disperazione nel campo, provocò una diversa crisi di fede. Nonostante il divario Est/Ovest ancora esistente in una certa misura all'interno di Auschwitz, Levi e Wiesel, ebrei opposti, sperimentano una crisi di fede simile e quindi una crisi di identità ebraica, durante l'Olocausto.

Gli elementi della teologia ebraica sono analizzati nella discussione sulla fede ebraica durante l'Olocausto, insieme ai testi di supporto delle Scritture e della teoria di Eliezer Berkovits, un rabbino e teologo che fu costretto a fuggire dalla Germania e dalla persecuzione nazista mentre la sua stessa famiglia morì nell'Olocausto. Un esame attento della letteratura di Levi e Wiesel viene esteso ad includere i saggi di Levi e la narrativa di Wiesel, specialmente The Trial of God (Le procès de Shamgorod). Lo sviluppo di un'identità ebraica informata dall'essere una vittima dell'Olocausto emerge in questo capitolo, quando Wiesel costruisce la sua protesta teologica e letteraria e Levi è costretto a confrontarsi con la sua fede ebraica più intensamente che mai. I due uomini vengono confrontati nelle loro rappresentazioni letterarie delle rispettive esperienze e nell'argomentazione che entrambi gli uomini in una certa misura incarnano la figura del "Giobbe" della vittimizzazione ebraica.

Capitolo 8: Ricostruire l'identità ebraica nel mondo post-Shoah[modifica]

Anna Frank (1941)

Il capitolo otto considera come l'identità ebraica viene ricostruita dopo la Shoah e si chiede se le testimonianze di Levi e Wiesel rappresentino il riemergere del divario Est/Ovest nel mondo post-Olocausto. Le diverse esperienze di liberazione di Levi e Wiesel e il trauma dell'emergere come sopravvissuto in un mondo riluttante a riconoscere le realtà dell'Olocausto, vengono esplorate e confrontate. Le difficoltà incontrate da entrambi gli uomini nel tentare di pubblicare le loro testimonianze vengono discusse e confrontate con la ricezione del Diario di Anna Frank, uno dei testi più famosi emersi dall'Olocausto. Vengono discusse le carriere letterarie di Levi e Wiesel: Levi si impegna con le sue radici orientali in [[w:Se non ora, quando?|Se non ora, quando? (If Not Now) e Wiesel usa la sua fittizia L'Aube (Dawn) per esplorare la transizione in Israele dall'identità di sopravvissuto a combattente per la libertà. Il capitolo chiude lo studio e si conclude con alcune questioni poste dal primo capitolo. Reimpegnandosi con problematiche di teologia ebraica e d'interpretazioni religiose dell'Olocausto, il capitolo otto discute la questione della sh’ár (שְׁאָר) ("la rimanenza"), la fede nella salvezza per provvidenza, e confronta le credenze di Levi e di Wiesel in questa idea, opposte come sono tipicamente su questioni di religione ebraica e fede.

In questo capitolo vengono rivisitate questioni come la costruzione e la promozione di un'identità di vittima, la dicotomia Est/Ovest e i cambiamenti socio-politici come l'istituzione dello Stato di Israele. L'istituzione della patria ebraica è stato l'evento più significativo dopo l'Olocausto per l'ebraismo mondiale e le sue questioni politiche hanno coinvolto Levi e Wiesel nei rispettivi commentari sull'ebraismo moderno. Questo capitolo mette a confronto le differenze tra le "persone pubbliche" post-Olocausto di Levi e Wiesel — dalla riluttanza di Levi a diventare una figura pubblica d'identità dell'Olocausto, all'emergere di Wiesel come figura politica e attivista di spicco sulle questioni dell'oppressione ebraica e non-ebraica in tutto il mondo;la morte di Levi nel 1987 avvenuta entro un anno dall'accettazione del Premio Nobel per la pace da parte di Wiesel, le identità di Levi e Wiesel polarizzate alla fine del ventesimo secolo come lo erano state all'inizio della loro vita.

Il capitolo otto riporta poi lo studio ad alcune delle questioni e dei temi di ricerca centrali del primo capitolo, nel contesto religioso dello studio stesso e un ritorno alla discussione sullo Stato di Israele e del popolo ebraico in patria. Lo studio segue l'era della Modernità dal suo inizio europeo fino alla sua fine nel ventesimo secolo. Le vite di Levi e Wiesel sono esplorate sin dai loro antenati e quindi le rispettive nascite fino alla morte di Levi e allo status di Wiesel in età avanzata come uno dei pochissimi sopravvissuti all'Olocausto. Lo studio si chiude riunendo i diversi temi ed elementi dell'identità ebraica lungo un arco temporale che abbraccia gran parte del ventesimo secolo. Le identità di Levi e Wiesel sono esplorate attraverso questo contesto e le rappresentazioni letterarie delle loro esperienze dell'Olocausto sono riunite in un confronto tra i due autori e le relative rappresentazioni delle due facce dell'ebraismo europeo. Lo studio si conclude con un'analisi se l'evento seminale della Shoah abbia effettivamente unito le comunità ebraiche separate in Europa o abbia ulteriormente amplificato la loro distinzione. Le specifiche identità di Primo Levi e Elie Wiesel vengono esplorate attraverso tale evento per considerare se le identità ebraiche dei due sopravvissuti siano sopravvissute durante e oltre l'Olocausto.

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Interpretazione e scrittura dell'Olocausto e Serie letteratura moderna.