Shoah e identità ebraica/Modernità del dopoguerra

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Indice del libro
Arthur Szyk (1894-1951). The Haggadah, Dedication to King George VI (1936), Łódź, Poland.jpg
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"Haggadah, Dedica a Re Giorgio VI", di Arthur Szyk (1936). L'artista originariamente intese che la sua storia pasquale di persecuzione e liberazione (raccontata attraverso il testo tradizionale della Haggadah) fosse una forte dichiarazione contro i nazisti, ma nessun editore nella sua nativa Polonia osò intraprendere un progetto con forte iconografia antinazista. Quando trovò un editore in Inghilterra, Szyk creò questa pagina di dedica a Re Giorgio VI, implorandolo in modo cortese di fondare lo Stato di Israele. Szyk si fa una caricatura nell'angolo in basso a destra, come un artista medievale malizioso, alla pari di molti scribi prima di lui

Modernità del dopoguerra e "alterità"[modifica]

Durante l'era della Modernità il divario tra gli ebrei d'Oriente e d'Occidente si era allargato e le loro differenze erano diventate fin troppo evidenti, specialmente tra loro. Tuttavia, con il progredire del ventesimo secolo, gli ebrei d'Europa si sarebbero trovati intrappolati nella stessa rete, le loro differenze sociali e culturali stavano per scomparire mentre si trovavano di fronte a un nemico comune. Gli ebrei d'Italia e gli ebrei di Romania si erano occupati delle proprie questioni nazionali sin dalla fine della prima guerra mondiale. In Italia Mussolini aveva lanciato diversi assalti in Africa per costruire un impero ed era stato coinvolto nella guerra civile spagnola. Con l'avvento del fascismo per tutto il Novecento, l'Italia ebbe le sue proprie manifestazioni dell'ossessione per il potere, il controllo e l'identità di massa, che avrebbe plasmato il periodo della Modernità e condotto alla sua fine. Gli ebrei di Romania, pur vivendo i propri problemi con le destre nazionaliste e organizzate, rappresentavano un aspetto diverso della crisi della Modernità, quella del territorio. Wiesel ha discusso nelle sue memorie il problema dell'identità nazionale in un paese i cui confini cambiavano continuamente e quindi le cui appartenenze politiche cambiavano necessariamente di conseguenza. La Romania occupò terra che era desiderabile e strategicamente utile a diversi imperi e paesi, ai piedi dei Carpazi, tutti desiderosi di costruire territorio, terra e una nazione forte. Questo, unito al bisogno di unità e omogeneità di una nazione leale e ordinata, era il desiderio e l'obiettivo del periodo della Modernità.

La prima guerra mondiale aveva già dimostrato il livello tecnico e distruttivo della guerra condotta in tutta Europa alla ricerca di terra e potere. Dalla prima esplorazione e colonizzazione del mondo del tardo Rinascimento, al regno napoleonico e ai grandi imperi d'Oriente nel diciannovesimo secolo, "the audacious selfconfidence and hubris of Modernity" si preoccupava del controllo, del potere e di popoli omogenati, che riconoscessero identità nazionale e autorità, senza deviazioni (Bauman 1991:29). Questa era di lotte per il potere sullo stato e sul popolo raggiunse il culmine nel 1914. In una guerra che costò milioni di vite e devastò economicamente gran parte dell'Europa, i progressi tecnologici e gli ideali imperialistici della Modernità accelerarono e produssero, in seguito alla sconfitta della Germania e al trattato di Versailles, il crollo degli imperi, uno sconvolgimento dell'identità nazionale (come nel caso di Sighet) e una nuova carta geografica dell'Europa.

La seconda guerra mondiale, meno di trent'anni dopo, spinse ulteriormente i limiti ideologici e tecnologici della Modernità nella lotta per il territorio, la terra e il potere.

« Modern civilization was not the Holocaust's sufficient condition; it was, however, most certainly its necessary condition. Without it, the Holocaust would be unthinkable. It was the rational world of Modern civilization that made the Holocaust thinkable. »
(Bauman 1999:13)

Christopher Browning indica la forza tecnologica e burocratica della Modernità già dimostrata nella prima guerra mondiale, come un fattore chiave che rese possibile lo sterminio sistematico di milioni di persone, per lo più ebrei (Bauman 1999:13 citando Browning). L'Olocausto nacque dall'odio violento e indiscriminato di Hitler e dei nazisti nei confronti degli ebrei e dalla loro convinzione che gli ebrei fossero una minaccia per l'ordine del nuovo regime e per l'obiettivo nazista della dominazione europea. Come la storia ha dimostrato con periodi di massacri (cfr. Chmielnicki et al.) e le rivolte in tutto l'Impero russo, in tempi di insicurezza sociale e culturale, nel desiderio di terre e nel perseguimento di una razza pura e omogenica, gli ebrei dovevano essere le principali vittime. Mentre le ambizioni scientifiche e culturali della Modernità stavano per essere spinte al limite, per gli ebrei d'Europa il loro sogno di Modernità era finito e stavano per essere costretti ai margini dell'esistenza sociale.

Gli ebrei furono presi di mira durante il regime nazista come "altri", nemici della società moderna. La popolazione ebraica d'Europa è stata storicamente "l'altra" all'interno dell'Europa cristiana, ma l'era della Modernità vide contro gli ebrei un cambiamento di atteggiamento da un pregiudizio religioso a uno razziale, uno sviluppo dall'antigiudaismo cristiano all'antisemitismo razziale. Questo cambiamento fu incoraggiato nel diciannovesimo secolo dai progressi scientifici e dalla ricerca biologica e genetica estremamente influente prodotta da scienziati del calibro di Charles Darwin, che plasmarono gli atteggiamenti delle società vittoriane. La ricerca sulla convinzione scientifica dell'immutabilità del proprio carattere e della propria personalità, questione di biologia e non di processi assimilativi ed educativi, dava credito all'antisemitismo della Modernità che contraddistingueva gli ebrei come "altri", che rimanevano quindi una minaccia per l'ordine unificativo della società moderna. La campagna nazista di antisemitismo, tuttavia, si era spostata dall'atteggiamento imperialista occidentalizzato di cui Said ha discusso nella sua opera sull'Orientalismo. Fu dal punto di "alterità" orientalista che la macchina nazista iniziò a utilizzare le distorsioni storiche dell'ebreo per esagerare l'"alterità" e la pseudoscienza in modo da legittimare la loro persecuzione e garantire una divisione tra le maggioranze gentili e gli alieni "altri" nelle loro comunità. Bauman elabora:

« The modern scientific discourse of race (of an immutable, ascribed quality – hopelessly 'nature-ordained', admittedly hereditary, culturally unmanipulable, resistant to all remedy) from which the Nazi manufacture of the Other drew so lavishly, was from the start replete with the images of pathological deformation, degeneration, madness, sexual perversion. »
(1991:48)

Questo era il tipo di distorsione del carattere medievale che gli ebrei moderni dell'Europa occidentale (e il ponte est-ovest della Germania) erano ansiosi di lasciarsi alle spalle nella loro assimilazione alla cultura occidentale secolare. Tuttavia questo processo di assimilazione fu molto unilaterale, poiché queste comunità ebraiche su invito di rivoluzionari politici come Napoleone, che vedevano un potenziale commerciale negli affari e nel denaro ebraici, abbandonarono gran parte se non tutta la loro cultura e identità religiosa per adattarsi ad un ideale laico, gentile. Non c'era interazione tra le due culture; l'identità ebraica che rimase così forte e ortodossa nell'Europa orientale fu travolta in Occidente dalla cultura laica dominante. Questo processo di assimilazione non doveva offrire alcuna protezione agli ebrei d'Europa durante il regime di Hitler, che non faceva distinzioni tra l'ebreo tradizionale d'Oriente e l'ebreo assimilato senza credo o pratica religiosa. Infatti, questa ambivalenza che rendeva l'ebreo "altro", indistinto e inseparabile dal suo prossimo cristiano o gentile — rendeva l'ebreo assimilato più una minaccia, presentandolo come più incongruente e pericoloso secondo la propaganda antisemita.

Wiesel descrive la fusione di pregiudizi antiebraici avvenuta durante questo periodo, in particolare durante il dominio nazista; l'appropriazione di secoli di odio verso gli ebrei e le sue varie ragioni e storie. "We were either too poor or too rich; either too religious or not enough; either too patriotic or too cosmopolitan; either Communist or anti-Communist. And then all the contradictions merged into hatred of the Jew" (Wiesel Conversations:155-56). Il risultato fu un odio assoluto e indiscriminato per tutti gli ebrei che avrebbe segnato l'ideologia, la politica e la cultura di Hitler nell'Europa nazista e che avrebbe dettato il destino degli ebrei in tutto il continente. Nei primi anni della seconda guerra mondiale, gli ebrei d'Oriente e d'Occidente apparivano ancora divisi per cultura e identità. Tuttavia, con il progredire della guerra e l'avvicinarsi della Soluzione Finale, gli ebrei avrebbero scoperto che non vi sarebbe stata alcuna discriminazione tra i nazisti quanto alla loro identità culturale, religiosa o sociale; in qualità di ebrei erano nemici del Reich e non avevano posto nella nuova Europa totalitaria del disegno hitleriano. Per gli ebrei d'Oriente il sogno di un mondo moderno di tolleranza, di salvaguardia dalla persecuzione, era finito e per gli ebrei d'Occidente l'illusione dell'assimilazione stava per essere infranta e per entrambe le comunità lo storico terrore del pogrom fece unire insieme le comunità.

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Interpretazione e scrittura dell'Olocausto e Serie letteratura moderna.