Vai al contenuto

Carmina (Catullo)/09

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Indice del libro

uno dei testi più teneri e sinceri dedicati al valore dell'amicizia (amicitia)

(LA)
« 

Verani[1], omnibus e meis amicis
Antistans[2] mihi milibus trecentis[3],
Venistine[4]
domum ad tuos penates
Fratresque unanimos[5] anumque matrem?
Venisti! o mihi nuntii beati!
Visam[6] te incolumem audiamque Hiberum[7]
Narrantem loca, facta, nationes,
Vt mos est tuus, applicansque[8] collum
Iucundum os oculosque sauiabor[9].
O, quantum est hominum beatiorem[10],
Quid me laetius est beatiusue[11]?

 »
(IT)
« 

Veranio, che tra tutti i miei amici
per me vali più di trecentomila altri,
sei tornato a casa, ai tuoi penati,
ai fratelli che vivono in perfetta armonia e alla vecchia madre?
Sei tornato! Oh, che notizia felice per me!
Ti potrò vedere incolume e ascoltarti mentre racconti
dei luoghi, dei fatti e dei popoli della Spagna,
com'è tua abitudine, e stringendoti il collo
ti bacerò la bocca gioiosa e gli occhi.
Oh, tra tutti gli uomini che sono un po' felici,
chi è più lieto o più felice di me?

 »
(Fonte: → Wikisource )

Note al testo

  1. Veranio e Fabullo rappresentano nella raccolta catulliana l'ideale dell'amicizia perfetta, basata sulla condivisione di esperienze, gusti letterari e, spesso, sulla comune povertà derivante dal servizio presso governatori corrotti (come Pisone o Memmio).
    Ecco la mappatura dei carmi in cui compaiono:

    Citati insieme (La coppia inseparabile)
    In questi componimenti, i due sono visti come un'entità unica, spesso accomunati dalla medesima sorte sfortunata in missione all'estero

    • Carme 12 (Marrucine Asini...): Catullo rimprovera Asinio Marrucino per il furto di un fazzoletto (sudarium) che proprio Veranio e Fabullo gli avevano inviato dalla Spagna come pegno d'amicizia.
    Metro: Endecasillabo falecio.

    • Carme 28 (Pisonis comites...): Un violento sfogo contro il governatore Pisone. Catullo si rivolge a entrambi, chiedendo loro se, come lui in Bitinia, anche loro abbiano subito perdite economiche e umiliazioni nel loro viaggio in Spagna/Macedonia.
    Metro: Endecasillabo falecio.

    • Carme 47 (Porci et Socration...): Catullo attacca due sgherri di Pisone che banchettano lautamente, mentre i suoi amici Veranio e Fabullo, "uomini di valore", sono ridotti a cercare inviti a cena per strada.
    Metro: Endecasillabo falecio.

    Citati separatamente

    Veranio
    • Carme 9 (Verani, omnibus e meis amicis...): Il carme è dedicato esclusivamente al gioioso ritorno di Veranio dalla Spagna.
    Metro: Endecasillabo falecio.

    Fabullo
    • Carme 13 (Cenabis bene, mi Fabulle...): Il celebre invito a cena. Sebbene i due siano quasi sempre una coppia, questo invito a cena è indirizzato nominalmente solo a Fabullo (anche se è sottinteso che la loro cerchia sia la stessa).
    Metro: Endecasillabo falecio.

    Entrambi viaggiatori, probabilmente facevano parte della cohors (il seguito) di un magistrato in Spagna o Macedonia.
    A differenza di altri conoscenti che si arricchivano alle spalle dei provinciali, Veranio e Fabullo tornano spesso "a tasche vuote", guadagnandosi la stima di Catullo che vede in loro l'integrità morale.
    È interessante notare come tutti i carmi che li riguardano siano scritti in endecasillabi faleci. Questo è il metro per eccellenza della poesia d'occasione, colloquiale, affettuosa o polemica, perfetto per descrivere la realtà quotidiana di questo gruppo di amici.
  2. È un composto di sto (antisto, antistas, antisteti, -, antistāre). Catullo lo usa in senso figurato per indicare la superiorità di Veranio rispetto a tutti gli altri amici
  3. È un complemento di misura (o di stima) retto indirettamente dal senso di superiorità espresso da antistans. Significa "più di trecentomila (altri amici)"
  4. Indicativo perfetto, 2ª pers. sing. (+ particella interrogativa -ne). venio, venis, veni, ventum, venīre (4ª). La particella enclitica -ne serve a trasformare l'indicativo perfetto in una domanda diretta, carica di incredulità e gioia
  5. Termine molto denso nel vocabolario latino, perché letteralmente significa "di un solo animo" (unus + animus). Catullo non vuole solo dire che i fratelli vivono sotto lo stesso tetto, ma sottolinea l'assenza di conflitti. In un mondo romano dove le liti per l'eredità o il potere erano comuni, l'immagine di fratelli "dallo stesso animo" trasmette un'idea di pace domestica assoluta. Il termine descrive un legame psicologico profondo, quasi una simbiosi, che rende il ritorno di Veranio ancora più caldo e accogliente.
    Lo stesso aggettivo Catullo lo userà nel Carme 30 per descrivere il legame tradito da un altro amico, Alfeno. Qui, invece, rappresenta la stabilità degli affetti che non deludono mai
  6. Indicativo futuro semplice, 1ª pers. sing.viso, visis, visi, visum, visĕre (3ª). Nota come Catullo utilizza il futuro per esprimere l'imminenza del piacere del ritrovo (cfr. subito dopo audiamque e sauiabor)
  7. Genitivo plurale (Hiberum per Hiberorum) dipendente da loca, facta, nationes. Specifica che i luoghi e i fatti sono quelli "dei popoli Iberi" (spagnoli)
  8. Participio presente, nom. masch. sing. (+ cong. -que). applico, applicas, applicavi/applicui, applicatum/applicitum, applicāre (1ª). applicans suggerisce l'idea di accostare, avvicinare o tirare a sé. Il verbo applicans unito a collum comunica una gioia fisica irrefrenabile. Non è un saluto formale, ma il gesto di chi, dopo una lunga attesa, "aggancia" letteralmente l'amico per portarselo vicino e non lasciarlo più, preparando il terreno per i baci (sauiabor) agli occhi e alla bocca
  9. Indicativo futuro semplice, 1ª pers. sing. savior, saviaris, saviatus sum, saviāri (1ª deponente). Il verbo sauiabor è un deponente, quindi ha forma passiva ma significato attivo. L'analisi di "sauiabor" (o saviabor) ci permette di entrare nel cuore del linguaggio affettivo di Catullo, dove la scelta del termine non è mai casuale.
    Il verbo deriva dal sostantivo sāvium (o suavium). L'etimologia più accreditata lo collega all'aggettivo suāvis ("dolce", dalla radice indoeuropea swād-).
    Inizialmente, il savium era il bacio "dolce", quello dato con affetto profondo.
    Con il tempo, il termine ha assunto una connotazione più fisica e sensuale rispetto al bacio rituale o formale.
    Il registro è colloquiale/affettivo, tipico del sermo cotidianus (il linguaggio parlato delle classi colte).
    Non è un termine "alto" o epico (come osculum), ma appartiene alla sfera dell'intimità.
    In questo carme (il 9), Catullo lo usa per esprimere un'esultanza fisica spontanea: il bacio tra amici che si ritrovano è descritto con la stessa intensità di un bacio erotico, proprio per sottolineare la forza del legame.
    Il latino possiede tre termini principali per il "bacio", ognuno legato a un diverso ambito:
    Osculum (Registro Alto/Letterario): Dal diminutivo di os (bocca). È il bacio casto, dato per rispetto, parentela o etichetta (es. ai genitori o ai superiori).
    Basium (Registro Medio/Neoterico): Un termine di origine celtica introdotto in letteratura proprio da Catullo. È il bacio della passione amorosa, meno formale di osculum ma più "poetico" di savium.
    Savium / Suavium (Registro Colloquiale/Erotico): È il bacio più spinto o intensamente affettivo, spesso associato al piacere fisico e all'uso della lingua.
    Oltre al Carme 9 (v. 9), il verbo savior o il sostantivo savium compaiono in pochi altri punti significativi:
    Carme 48, 1: "Mellitos oculos tuos, Iuventi, / siquis me sinat usque sauiari" ("Se qualcuno mi permettesse di baciare continuamente i tuoi occhi dolci come il miele, o Giovenzio"). Qui è rivolto al giovane amato.
    Carme 78, 4: "suauia" (sostantivo plurale) riferito a baci scambiati in un contesto di tradimento e scherno.
    Carme 99, 7: "abstersisti omnibus articulis sauia" ("hai terso con tutte le dita i baci"). In questo carme, Catullo racconta di aver "rubato" un bacio a Giovenzio e descrive la reazione sdegnata del ragazzo.
    Mentre il basium è il marchio di fabbrica dei carmi per Lesbia, il sauium è il termine che Catullo usa per i baci più "viscerali", siano essi per l'amico del cuore o per l'oggetto di un desiderio tormentato
  10. L'espressione è un'iperbole tipica del linguaggio colloquiale catulliano per dire: "Oh, tra tutta la massa degli uomini (esistenti), (esiste qualcuno) più felice (di me)?". L'accusativo beatiorem è una delle questioni testuali più discusse del carme 9. La sua presenza si spiega in due modi, a seconda dell'interpretazione sintattica:
    1. L'ellissi di un verbo di stima o di esistenza
    In questa interpretazione, beatiorem è l'oggetto sottinteso di una struttura esclamativa infinitiva o di un verbo di opinione che il lettore deve integrare mentalmente:
    "(Dicite) quantum hominum (sit) me beatiorem": "(Dite) quanto (di uomini ci sia) me più felice".
    In pratica, l'accusativo dipende da un'idea sottintesa del tipo: "Chi potete indicare che sia più felice di me?".
    2. Attrazione del pronome relativo (Sintassi colloquiale)
    Catullo usa spesso il registro colloquiale, dove le strutture sintattiche possono essere più libere. Beatiorem potrebbe essere attratto nel caso accusativo perché idealmente riferito a un "me" (me stesso) che il poeta sente come oggetto della sua stessa esclamazione: "Oh, (guardate) me, quanto tra gli uomini (mi sento) più felice!".

    Molti filologi ritengono che la forma originale fosse beatiorum (genitivo plurale). In quel caso la traduzione sarebbe:
    "O, quanto est hominum beatiorum"
    ("O, quanto c'è di uomini più felici")
    In questo scenario, beatiorum sarebbe un genitivo partitivo retto da quantum.
    Tuttavia, la maggior parte delle edizioni moderne mantiene beatiorem perché più coerente con lo stile soggettivo di Catullo, che ama porre sé stesso al centro della scena emotiva.
    In sintesi: è un accusativo esclamativo o un accusativo che sottintende un "me" come termine di confronto, tipico di una lingua parlata che preferisce l'enfasi alla precisione grammaticale rigorosa
  11. È una proposizione interrogativa retorica (la cui risposta implicita è "nulla"). Catullo chiude il carme con una struttura binaria (laetius / beatius) e un uso sapiente dei comparativi, spostando l'attenzione dall'amico ritrovato alla propria condizione interiore: la felicità (beatus) e la gioia esteriore (laetus)

Analisi stilistica

[modifica | modifica sorgente]

Il lessico usato da Catullo in questo carme è molto semplice, il tono è amichevole e colloquiale, la dimensione intima è sottolineata da termini come iucundum os o suaviabor. Le espressioni utilizzate sottolineano il legame tra i due amici e dominano figure retoriche come climax e iperboli. Si noti l'allitterazione di suoni dolci e liquidi[1], che anche a livello sonoro rendono la dolcezza e l'affettuosità amicale.

Sintesi della poesia

[modifica | modifica sorgente]

Il poeta celebra con gioia incontenibile il ritorno dell'amico Veranio da una missione in Spagna (probabilmente al seguito di un magistrato). Catullo non si cura dei tesori o dei successi politici che l'amico potrebbe aver riportato, ma si concentra esclusivamente sul calore degli affetti domestici e sul piacere fisico e intellettuale di riaverlo accanto: l'ascolto dei suoi racconti di viaggio e l'affetto di un abbraccio.

I temi principali sono:

- L'amicizia come valore supremo: Il numero iperbolico (milibus trecentis) eleva Veranio al di sopra di ogni altro legame, definendo l'amicizia come un tesoro inestimabile.

- Il calore del focolare (domus): Il riferimento ai "Penati", ai fratelli e alla madre sottolinea l'importanza degli affetti familiari e della stabilità domestica, contrapposta ai rischi dei viaggi lontani.

- Il piacere del racconto (narratio): Il desiderio di ascoltare le avventure in Spagna rivela la curiosità intellettuale e il legame profondo tra i due amici, tipico dei poetae novi.

- L'affetto fisico: Il baciare gli occhi e il collo descrive un'esultanza spontanea e fisica, priva di malizia, che esprime la pienezza della felicità (beatius).

Il messaggio

[modifica | modifica sorgente]

  1. m,n,l