Vai al contenuto

Carmina (Catullo)/24

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Indice del libro


(LA)
« 

O qui flosculus es Iuuentiorum,
Non horum modo, sed quot aut fuerunt
Aut posthac aliis erunt in annis,
Mallem diuitias Midae dedisses
Isti cui neque seruus est neque arca,
Quam sic te sineres ab illo amari.
'Quid? Non est homo bellus?' inquies. Est:
Sed bello huic neque seruus est neque arca.
Hoc tu quam libet abice eleuaque:
Nec seruum tamen ille habet neque arcam.

 »
(IT)
« 

Io avrei voluto che tu, fior fiore
di tutti i Giovenzi che sono, furono
e saranno in tutti gli anni a venire,
avessi donato l'oro di Mida
a costui senza un servo né denari,
piuttosto che piegarti al suo amore.
'Perché? non è affascinante?' Certo,
lo è, ma senza un servo né denari.
Tu puoi minimizzare quanto vuoi,
ma resta senza un servo né denari.

 »
(Fonte: → Wikisource )

Note al testo

Analisi stilistica

[modifica | modifica sorgente]

Sintesi della poesia

[modifica | modifica sorgente]

Catullo in questa poesia si rivolge all'uomo amato, Giovenzio. Lo rimprovera per essersi concesso ad un altro uomo, per di più povero. Confessa che avrebbe preferito che egli donasse le ricchezze di Mida a costui, piuttosto che concedersi al suo amore. Gli rammenta che per quanto possa minimizzare questo fatto, tale uomo rimarrà sempre e comunque povero nonostante il bell'aspetto.

Catullo in questo carme ci fa capire che contemporaneamente a Lesbia, ha avuto una relazione amorosa omosessuale con un certo Giovenzio. Possiamo definire Catullo un uomo bisessuale. Il termine omosessuale a quel tempo non esisteva e non veniva considerata una mancanza di virilità, in quanto come nell'antica Roma e nell'antica Grecia la virilità di un uomo si manifestava con un ruolo attivo di esso durante un rapporto sessuale. Giovenzio, scrive Eva Cantarella[1], era un giovane libero e di nobile famiglia veronese che venne mandato a studiare a Roma e venne affidato al poeta Catullo. Il suo personaggio è il protagonista di una piccola raccolta di poesie di cui ne è protagonista. Catullo dedica delle poesie a Giovenzio in modo molto romantico, quasi smielato, possiamo trovare questi elementi nella descrizione dei baci, e ci fa dedurre attraverso esse l'amore che prova per Giovenzio.

Il messaggio

[modifica | modifica sorgente]

In questo carme possiamo vedere un Catullo innamorato e arrabbiato con Giovenzio, Catullo lo scredita e lo rimprovera, dicendo che egli è colpevole di essersi concesso ad una persona priva di denaro, nonostante al tempo il desiderio sessuale di un uomo che voleva andare con un altro uomo veniva "saziato" attraverso i propri schiavi. Attraverso carmi come questo possiamo confrontare la mentalità moderna e la libertà di pensiero che aveva Catullo.

  1. E. Cantarella, Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell'antica Roma, Bologna, Feltrinelli, 2009 vedi anche su YouTube Dammi mille baci]