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Carmina (Catullo)/93

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Indice del libro


Rifiuto del compromesso

Il Carme 93 non esaurisce la sua portata in un brillante esercizio di stile, ma si configura come un manifesto di radicale autonomia intellettuale. Per decifrare l’effettivo distacco di Catullo dal potere cesariano, occorre infatti incrociare il testo con due testimonianze antiche fondamentali:

1. Svetonio, De vita Caesarum (Divus Iulius, 73)[1]

«Valerium Catullum, a quo sibi uersiculis de Mamurra perpetua stigmata[2] inposita non dissimulauerat, satis facientem eadem die adhibuit cenae hospitioque patris eius, sicut consuerat, uti perseveravit[3]

(=«Non aveva nascosto [Cesare] che Valerio Catullo, con i suoi versi su Mamurra, gli aveva impresso macchie indelebili; tuttavia, quando il poeta gli porse le sue scuse, lo invitò a cena lo stesso giorno e continuò, come era sua consuetudine, a valersi dell'ospitalità del padre di lui.»).

2. Quintiliano, Institutio Oratoria (XI, 1, 38)[4]

«Negat se reuerentiam ipsam Caesari praestaturos: "nil nimium studeo, Caesar, tibi uelle placere, / nec scire utrum sis albus an ater homo".»[5]

(=«Affermano [alcuni poeti, riferendosi a Catullo] che non mostreranno nemmeno il dovuto rispetto a Cesare: "Per nulla m’importa, Cesare, di volerti piacere, né di sapere se tu sia un uomo bianco o nero".»).

Svetonio illumina il retroscena biografico di questo celebre distico— rivelando come Cesare, nonostante le offese ricevute, cercasse ancora l'ospitalità della famiglia del poeta — mentre Quintiliano ne coglie il valore retorico, citando il distico come esempio supremo di deliberata mancanza di riguardo verso l'autorità.

Alla luce di questi elementi, il Carme 93 emerge non come un attacco gratuito, ma come il tassello di un dialogo mancato. Se Cesare cercava la "riconciliazione" (come suggerisce Svetonio), il distico è la barriera definitiva eretta da Catullo: una dichiarazione di apatia politica che è, di per sé, l'insulto più grave per un uomo che vive di consenso e gloria.

(LA)
« 

Nil nimium studeo, Caesar, tibi uelle placere,
     Nec scire utrum sis albus an ater homo[6].

 »
(IT)
« 

Non mi preoccupo troppo di volerti piacere, Cesare,
né di sapere, se sei un uomo bianco o nero.

 »
(Fonte: → Wikisource )

Note al testo

  1. Svetonio documenta il valore politico dell'invettiva di Catullo e la reazione pragmatica (e clemente) di Cesare, confermando i legami tra la famiglia del poeta e il generale.
  2. Il termine stigmata (marchi, tatuaggi infamanti impressi sugli schiavi o sui criminali) è tecnicamente densissimo: indica che la poesia di Catullo aveva un potere "definitivo" sulla reputazione di Cesare, superiore a qualsiasi difesa politica.
  3. Il dettaglio dell'hospitium del padre conferma che Catullo non era un nemico politico "esterno", ma un membro di un'élite che Cesare cercava attivamente di mantenere amica.
  4. Quintiliano cita il distico catulliano come esempio di disdegno e di una forma di orgoglio che non si piega alla compiacenza, nemmeno davanti alla suprema autorità.
  5. Il passo è inserito in un capitolo dedicato all'aptum (ciò che è conveniente dire a seconda delle circostanze). Quintiliano vede nel Carme 93 un esempio di rottura delle convenienze sociali: Catullo rifiuta deliberatamente la reuerentia (il rispetto formale) dovuta a un superiore.
  6. L'adozione del registro colloquiale emerge con vigore nell'espressione proverbiale impiegata per sancire l'indifferenza verso Cesare. Si tratta di un modulo idiomatico di ampia fortuna nella latinità (attestato da Cicerone fino a Girolamo, IV sec. d.C.), strutturato, secondo i canoni della paremiografia antica, su marcate figure di suono: l'allitterazione e l'isosillabismo del nesso antitetico albus / ater.

Analisi stilistica

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  • Metrica: distico elegiaco (un esametro dattilico seguito da un pentametro dattilico).
  • Figure foniche:

Allitterazione della liquida /l/ e della dentale /t/ nel v. 1 (Nil nimium studeo... tibi velle placere);

allitterazione e isosillabismo nel nesso antitetico albus an ater (v. 2).

  • Tono emotivo: Sprezzante indifferenza, distacco sarcastico e asseverativo.
  • Il lessico della poesia è di matrice colloquiale e quotidiana (sermo familiaris). Si registra l'assenza di termini aulici o ricercati, coerentemente con la volontà di sminuire l'avversario.
  • La sintassi della poesia è paratattica e negativa. La struttura è governata dalla correlazione negativa Nil... nec, che conferisce al distico una coesione ferrea e lapidaria.
  • La lexis della poesia è improntata alla brevitas e all'accumulo sinonimico (studeo / velle), finalizzato a sottolineare l'assoluta mancanza di volontà (voluntas) del poeta nel compiacere il potente.
  • Il linguaggio della poesia è paremiografico (proverbiale). Il riferimento al "non sapere se un uomo sia bianco o nero" appartiene al patrimonio dei detti popolari latini.
  • Figure retoriche della poesia:

Anafora/Correlazione: Nil... nec (negazione iterata).

Sinonimia: studeo e velle (rafforzano l'idea dell'impegno negato).

Antitesi: albus an ater (rappresentazione del disinteresse totale attraverso gli opposti).

Iperbole negativa: Il disinteresse è spinto fino all'ignoranza dei tratti fisici basilari.

  • I riferimenti culturali: L'uso di espressioni proverbiali (albus an ater) è documentato anche in Cicerone (Phil. 2, 41) e successivamente in Girolamo, segno di un tòpos radicato nella cultura romana per indicare la più completa estraneità verso qualcuno

Sintesi della poesia

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Il Carme 93 è un distico lapidario che funge da risposta negativa a un tentativo di riavvicinamento compiuto da Giulio Cesare. Nonostante i legami di ospitalità che univano il generale alla famiglia del poeta (il padre di Catullo ospitava abitualmente Cesare a Verona), Catullo scrive un breve biglietto di rifiuto. In soli due versi, il poeta dichiara la propria totale indifferenza, non solo verso la figura politica di Cesare, ma persino verso i suoi tratti fisici più elementari, troncando ogni possibilità di dialogo o clientela.

Il tema centrale è il disinteresse per la politica e il rifiuto del corteggiamento del potere. Attraverso l'uso di un'espressione proverbiale (albus an ater), Catullo trasforma un potenziale conflitto politico in una questione di assoluta irrilevanza individuale. Il poeta non contesta Cesare su un piano ideologico, ma lo ignora su un piano umano, sottraendosi alla logica del favore e del prestigio che dominava la società romana del tempo.

Oltre che nel carme 93, la figura di Cesare (direttamente o come ombra dietro i suoi subordinati come Mamurra) compare in:

  • Carme 11 (Furi et Aureli, comites Catulli): Qui Cesare è menzionato indirettamente attraverso i suoi successi militari ("i monumenti del grande Cesare", v. 10: Caesaris visens monimenta magni), le Alpi, il Reno e la Britannia. Il tono è complesso, sospeso tra ammirazione per l'impresa e amaro distacco.
  • Carme 29 (Quis hoc potest videre...): Una feroce invettiva contro Cesare e Pompeo (il "genero e il suocero"), accusati di permettere a Mamurra di dilapidare le ricchezze delle province.
  • Carme 54: Un componimento frammentario e denso di insulti verso i protetti di Cesare (come Otone e Libone), che riflette il fastidio di Catullo per l'entourage cesariano.
  • Carme 57 (Pulchre convenit improbis cinaedis): Un attacco simmetrico a Cesare e Mamurra, descritti come compagni inseparabili di vizi e depravazione.

Il messaggio

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Catullo mostra in questo carmen di volersi totalmente disinteressare nei confronti della politica, dicendo che di Cesare non gli interessa neanche l'aspetto fisico. Il messaggio è l'affermazione radicale dell'autonomia del poeta. In un'epoca in cui Cesare cercava di cooptare gli intellettuali per consolidare il proprio consenso (come accadde con Lucrezio e in parte con Cicerone), Catullo rivendica il diritto di non essere interessato. Il messaggio finale è che l'identità del singolo e la propria indipendenza di giudizio valgono più di qualsiasi legame familiare o opportunità di ascesa sociale.