Carmina (Catullo)/101
Testo
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Multas per gentes et multa per aequora vectus[1] |
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Trasportato attraverso molti popoli e molti mari, |
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Note al testo
- ↑ Vectus è participio perfetto di Veho, vehis, vexi, vehere, III = trasportare.
- ↑ Anastrofe. Costruisci: Advenio, frater, ad has miseras inferias. Inferiae erano le offerte che si facevano sulla tomba. Qui usate in senso metonimico.
- ↑ Ut + congiuntivo (donarem= cong. impf. da dono, as, avi, atum, are, I)= prop. finale.
- ↑ Congiuntivo impf. da adloquor retto da Ut del v. 3 = prop. finale
- ↑ Congiunzione causale.
- ↑ Perfetto da aufero, -fers, abstuli, ablatum, auferre= portare via.
- ↑ Participio perfetto di adimo, adimis, ademi, ademptus, adimere, III = togliere, rimuovere, sottrarre.
- ↑ Participio presente di mano, manas, manaui, manatum, manare, I = bagnare.
- ↑ Formula di saluto frequente nelle epigrafi.
Analisi stilistica
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Sintesi della poesia
[modifica | modifica sorgente]Il fratello di Catullo era morto nella Troade. Probabilmente Catullo ne visitò la tomba nella primavera del 56 a.C., di ritorno dalla Bitinia.
Il tema
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Il messaggio
[modifica | modifica sorgente]Il poeta Foscolo riprenderà nel suo celebre sonetto In morte del fratello Giovanni (composto nella primavera del 1803 e pubblicato lo stesso anno nel volume dei Sonetti) il tema del compianto del fratello defunto, di cui di seguito si riporta il testo:
In morte del fratello Giovanni
Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
Di gente in gente; mi vedrai seduto
Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
Il fior de’ tuoi gentili anni caduto.
La madre or sol, suo dì tardo traendo,
Parla di me col tuo cenere muto:
Ma io deluse a voi le palme tendo;
E se da lunge i miei tetti saluto,
Sento gli avversi Numi, e le secrete
Cure che al viver tuo furon tempesta;
E prego anch’io nel tuo porto quiete.
Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, l’ossa mie rendete
Allora al petto della madre mesta.