Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Argentina

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Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • Flag of Argentina.svg

    L'Argentina, nazione sudamericana seconda per importanza solo al Brasile, ha conosciuto nei decenni scorsi dittature, guerre e più di recente, recessioni economiche dovute ad embarghi politici prima, e poi a disastrose politiche liberiste che sono persino giunte ad affamare la popolazione di quello che è uno dei più grandi produttori mondiali di carne. L'arrivo di Nestor Khirkner al potere ha tuttavia aiutato la Nazione a risollevarsi, poco a poco, fino ad uscire dal default in cui cadde nel 2001. Le Forze armate argentine, in passato partecipi della vita politica anche in modo diretto, con la breve ma feroce dittatura militare del 1976-82 che seguiva la fine del peronismo, sono attualmente ridotte ma soprattutto escluse direttamente dalla vita politica della nazione, anche se il processo di riappacificazione nazionale, con migliaia di criminali del tempo della dittatura, ancora in libertà, è molto difficile e delicate da portare a termine senza provocare crisi e instabilità.

    Inizi[1][modifica]

    Durante gli ultimi 100 anni l'Argentina ha anche conosciuto molti interessanti sviluppi nel settore militare, che fin dall'inizio del XX secolo ne lanciarono le ambizioni di potenza navale regionale, con una vera 'corsa agli armamenti' contro il Cile e il Brasile (il quale arrivò ad ordinare due corazzate armate con 14 cannoni da 305 mm, le navi monocalibre con il maggior numero di artiglierie principali, che però vennero requisite dalla Royal Navy dopo lo scoppio della Grande Guerra). L'acquisto di 4 incrociatori corazzati del tipo 'Garibaldi' (con armamento policalibro e motori alternativi a vapore, antenate degli incrociatori pesanti ma spesso considerate anche come 'navi da battaglia di seconda classe') fu un considerevole potenziamento della flotta verso la fine del XIX secolo. Vennero ordinate molte altre navi, tra cui due nuove corazzate di costruzione statunitense, armate con 12 pezzi da 305 mm: le ARA Moreno e Rivadia, da 27.000 tonnellate. Nei tardi anni '20 giunsero in servizio due cacciatorpediniere di costruzione spagnola, poi 3 caccia inglesi, i 4 primi sommergibili (costruiti a Taranto e per questo chiamati 'Los Tarantinos', ma simili ai tipi 'Settembrini' italiani). Il programma navale del '26, finanziato con 75 milioni di pesos, riguardava 3 incrociatori moderni.

    Agli inizi degli anni '30 entrarono in servizio gli incrociatori classe '25 de Mayo' (ARA Venticinquo de Mayo e Almirante Brown, ordinati nel '27), che erano navi veloci e moderne, sostanzialmente la versione 'ridotta' dei 'Trento' italiani. Questi incrociatori, con ponte corazzato da 30 mm (ma non è chiaro se vi fossero uno o due ponti con tale corazzatura), cintura da 70 mm e torri da 50 mm, erano protetti in maniera comparabile con quella degli incrociatori leggeri dell'epoca. Invece, era diverso l'armamento, molto consistente e di tipo originale, anche se ben inferiore a quello dei 'Trento' per via del minore dislocamento: al posto degli 8 cannoni da 203 mm ve n'erano solo 6 da 190 mm, ma di un nuovo tipo appositamente prodotto, con prestazioni inferiori, forse dell'ordine di 23 km per proiettili da 90 kg, mentre la cadenza di tiro, di converso, era presumibilmente maggiore. Si trattò di una riduzione del progetto originale simile a quella che generò gli 'York' dai 'County' inglesi, anche se in quest'ultimo caso i 6 cannoni erano ancora da 203 mm. Nuovi erano anche i cannoni secondari bivalenti, ben 6 impianti binati da 102 mm, molto di più degli standard dell'epoca (tipicamente 4 cannoni contraerei singoli), mentre i siluri erano lanciabili da 6 tubi fissi da 533 mm laterali, protetti dagli agenti atmosferici (erano dentro lo scafo, all'altezza del ponte di batteria), ma dall'utilità estremamente dubbia. Vi erano anche 2 idrovolanti in un hangar prodiero (come nei 'Trento', con più svantaggi che meriti), e infine 4 mitragliere da 40/39 mm Vickers. Le navi avevano una potenza di 80.000 hp e quindi, benché stazzassero circa 9.000 t a pieno carico, erano più lente dei 'Trento' (150.000 hp!), per una velocità di circa 32 nodi anziché 35+. In somma delle loro caratteristiche, eccole elencate in forma completa:

    • Ordinate: maggio 1927
    • Impostate: (25 de Mayo) 28 novembre 1927, (A.Brown) 12 ottobre 1927
    • Varo: 11 ottobre 1929 e 28 settembre 1929
    • Servizio: 5 luglio 1931 per entrambe
    • Radiazione: maggio 1960 per entrambe
    • Dislocamento: standard 6.800 t, carico normale 8.200 t, p.c. 8.800 t
    • Dimensioni: lunghezza f.t. 171 m, galleggiamento 163,2 m
    • Larghezza: 17,7 m
    • Immersione: 4,93 m
    • Motore: 6 caldaie Yarrow (di concezione inglese) e 2 riduttori Tosi (tipo Parsons americani); 85.000 hp su due assi, combustibile 1.800, max. 2.000 t, autonomia 8.000 miglia a 14 nodi e velocità massima 32 nodi.
    • Corazzatura: 70 mm cintura corazzata (tra le due torri principali), ponte coperta e locale timoni (agghiaccio) 30 mm, barbette e torri 50 mm, torrione comando 65 mm.
    • Armamento iniziale: 6 cannoni da 190/52 mm, 12 cannoni da 102/45 mm, tutti in impianti binati; 6 mitragliere Vickers-Terni da 40/39 mm; 6 tls da 533 mm fissi; 1 idrovolante (max due).

    La loro pecca maggiore era la stabilità con mare agitato, che nell'ambiente oceanico era la norma (era normale che l'acqua di mare penetrasse dentro i portelli lasciati aperti in coperta, persino senza mare agitato), ma i pesi in alto erano consistenti (nonostante le sovrastrutture fossero particolarmente basse), e soprattutto lo scafo era molto lungo rispetto alla larghezza, anche se aiutato da pinne stabilizzatrici sui lati. L'affidabilità meccanica non fu mai a prova di critica, anzi continue riparazioni furono necessarie per mantenerle efficienti. La mancanza di stabilità era talmente seria, che gli impianti binati da 102 mm non avevano alcun tipo di scudatura protettiva. In seguito la catapulta per idrovolanti, a causa delle mareggiate e dei vicini cannoni di prua, venne spostata saggiamente a centro nave, sistemata trasversalmente. L'idro era un modello americano. La stabilità delle navi non fu mai un problema risolto, anche se sembra che esse furono popolari nella Marina argentina. In ogni caso, con successivi ammodernamenti postbellici, i due incrociatori videro rimpiazzati i 4 cannoni da 40 mm Vickers e soprattutto i 12 cannoni da 102 mm: ciascun impianto venne sostituito con una mitragliera singola Bofors da 40 mm e un radar di tiro abbinato: se questo fu un appesantimento rispetto alle vecchie Vickers, non lo fu certamente per i cannoni binati da 102 mm (cui affusti pesavano circa 15 t l'uno). In pratica queste navi si ritrovarono senza la batteria di medio calibro, quindi con solo 6 cannoni da 190 mm, 6 lanciasiluri e 10 cannoni da 40 mm. Stranamente i lanciasiluri fissi non vennero tolti, nonostante l'utilità pressoché nulla e la necessità di ridurre i pesi in alto (in controtendenza con quello che accadeva in altre marine: gli incrociatori vennero piuttosto armati con numerosi cannoni contraerei e persero totalmente i lanciasiluri).

    Le navi rimasero in servizio per parecchi anni, e alla fine della loro trentennale carriera tornarono a Genova, dove naquero, per la demolizione. I loro sostituti furono i 2 incrociatori 'Brooklin' CL-46 'Phoenix' e CL-47 'Boise' americani, forse meno eleganti (o forse si potrebbe dire 'essenziali'), ma armati con 15 cannoni da 152 mm e 8 da 127 mm e complessivamente superiori e meglio equipaggiate. Vennero comprati nel 1951 e battezzati 17 DE OCTOBRE e 9 de JULIO. Questi rimasero in servizio a lungo (Il 'Belgrano' in particolare), ma non erano soli: il programma del '26 prevedeva un terzo incrociatore moderno, che venne però finanziato solo nel '35. Questa nave, più piccola, meno armata (era un derivato dei piccoli incrociatori inglesi 'Arethusa' con 6 pezzi da 152 e 4-8 da 102 mm) e nondimeno più marinara delle altre due, era l'ARA 'La Argentina'. Usata spesso anche come nave scuola, rimase ininterrottamente in servizio per quasi 40 anni, fino alla radiazione del 1974. Da notare che questi 5 incrociatori, l'inglese, i due grossi 'Brooklin' americani e i due italiani hanno costituito per tutti gli anni '50 il nucleo combattente di maggior consistenza dell'intero Sud America, anche senza considerare la portaerei e i cacciatorpediniere, pure numerosi e ben armati.

    Altre navi comprate nel periodo prebellico e che hanno avuto una lunga vita sono stati i caccia inglesi della classe 'Buenos Aires', 7 caccia costruiti in Gran Bretagna nel 1938. Il 'Corrientes' fu speronato accidentalmente, e affondato, dall' 'Almirante Brown'. Gli altri rimasero, pur essendo di caratteristiche superate (erano analoghi alla 'classe G') e nonostante i caccia americani di ultimo modello, in servizio fino al 1973, per cui a buon titolo si possono considerare tra le navi postbelliche.

    Dal dopo guerra agli anni '80[modifica]

    Oltre a vari programmi nazionali, l'Argentina comprò numerosi armamenti da quasi tutto il mondo occidentale. Uno di questi acquisti fu il bombardiere Camberra inglese, seppure in un limitato numero di esemplari. Un altro, di cui si dirà successivamente, era il Mirage III. Prima ancora, però, l'Argentina cercò di costruire aerei ad elica e a pistoni, anche di prestazioni relativamente alte. Uno di questi progetti era il Pulqui, un caccia simile al MiG-15 come impostazione e rimasto senza seguito, progettato dalla FMA. Un mezzo simile furono 28 F-86F Sabre di seconda mano, consegnati dal 26 settembre 1960 e immatricolati con gli sn. C-101/128. La loro carriera fu molto breve, ma nondimeno ebbero modo di mettersi in luce allorché attaccarono la base navale di Punta el Indio distruggendo un C-54 della Marina. Questo scontro fratricida aveva una motivazione molto seria: reprimere il tentato colpo di Stato dell'aprile 1962. In seguito gli F-86 rimasero in servizio con la FAA, anche se i compiti principali di combattimento passarono ai Mirage e agli A-4. Nel 1976 erano disponibili per la vendita al Venezuela, ma quell'anno la dittatura argentina attirò pesantemente l'attenzione dell'ONU facendo fallire la vendita, e un altro tentativo venne fatto senza successo anche con l'Uruguay. I vecchi caccia rimasero in Argentina, abbastanza ben conservati da far sì che qualcuno proponesse di schierarli a Port Stanley durante la guerra dell'82: la cosa venne considerata 'poco pratica' e i caccia rimasero nel continente. La loro sorte non è ben chiara, forse vennero radiati poco dopo la fine delle ostilità. Ma in ogni caso, già da anni apparentemente non avevano nessun ruolo importante nella FAA, come dimostrano anche i tentativi di vendita all'estero negli anni '70.

    Marina[modifica]

    La Marina argentina, nell'immediato dopoguerra comprò un'intera flotta di navi di seconda mano dagli anglo-americani: oltre i due incrociatori 'Brooklin', comprò la portaerei di scorta britannica HMS Warrior, classe 'Colossus', varata nel 1944.

    Infine, vennero comprati cacciatorpediniere Gearing FRAM I/II e almeno 2 sottomarini GUPPY, tutte navi americane della Seconda guerra mondiale, ma aggiornate con nuovi sistemi (migliori sensori, batterie più potenti, armi ASW migliorate etc.). Successivamente, la flotta ebbe anche nuovi aerei: addestratori armati MB-326 di produzione italiana e brasiliana, P-2 Neptune da pattugliamento marittimo basati a terra, i summenzionati S-2 Tracker (piccoli, compatti ed efficienti bimotori da pattugliamento ASW, tra i migliori mai costruiti tanto da essere a tutt'oggi in servizio con alcune aviazioni) ed elicotteri Sea King (sia americani che di produzione, in versioni leggermente diverse, italiana: anche qui si tratta di un best-seller nel settore degli elicotteri navali, solo adesso in fase di rimpiazzo dopo 40 anni di servizio).

    La ARA Indipendencia e la Venticinquo de Mayo[2][modifica]

    La HMS Warrior diventò operativa nel 1945, ma allora la guerra era finita e i compiti meno chiari per la surdimensionata marina britannica. Venne data in prestito alla marina canadese per due anni, poi ebbe un ponte di volo di nuovo concetto, addirittura di tipo 'flessibile' (proprio gli inglesi, ironicamente, che avevano inventato il ponte di volo corazzato) per consentire l'atterraggio di aerei muniti di pattini speciali. Questo era possibile perché le macchine sperimentate erano aviogetti, oramai in uso anche con le marine mondiali più avanzate (ovvero, non c'era più il problema dell'elica che 'strisciava' sul ponte di volo rovinandosi irrimediabilmente). Nel biennio 1952-53 si ritornò ad un concetto strutturalmente ortodosso, ma il ponte venne angolato di 5 gradi in orizzontale (la principale innovazione postbellica nel settore, il cosiddetto ponte angolato, per lanciare e recuperare in simultanea gli aerei) e la nave venne usata come unità comando dell'Operazione Grapple, ovvero i test nucleari britannici con bombe H esplose sull'isola di Christmas, Oceano pacifico. Questo accadde nel 1957, e fu l'ultima missione importante con la Royal Navy della HMS Warrior. Dopo venne fornita alla Marina argentina, che a partire dall'estate del 1958 la ricevette e ribattezzò come Indipendencia, facendola entrare in linea già a dicembre. La dotazione di bordo, come armamento, era di 12 impianti binati o quadrupli da 40 mm, ridotti subito a 8. Poi, nel 1962 si decise di aumentare la difesa antiaerea con 1 impianto da 40 mm quadruplo e 8 binati.

    Nell'agosto 1963 arrivarono i primi aviogetti della Marina, che fino ad allora aveva macchine come i più recenti degli F4U Corsair. La prima macchina a reazione fu il Grumman F9F Phanter, già obsoleto da circa 10 anni. In tutto vi erano a bordo fino a 24 tra Phanter mono e biposto (addestrativi), F4U-5 (capaci di portare anche 1.800 kg di bombe e volare a 720 kmh, quindi ancora utili come macchine d'attacco) e T-28 armati (nella versione Fennec francese). Alla fine degli anni '60 la portaerei aveva invece una funzione ASW: radiati gli F9F e F4U, si era ridotta a portare solo 6 S-2 ASW e 14 Fennec. Infine, nel 1970 passò in riserva e venne avviata alla demolizione l'anno dopo. Venne sostituita dalla sorella 'Karel Doorman', radiata dalla marina olandese, e diventata la AAR '25 De Mayo'.

    Questa era una nave del tutto simile, ma toccò all'Olanda, prestando servizio nella sua marina militare dal 1948. 20 anni dopo ebbe un grave incendio in sala macchine e le riparazioni, ancorché possibili, non vennero giudicate convenienti. La Karel Doorman venne a quel punto comprata dall'Argentina, che si fece carico delle riparazioni, da eseguirsi nei cantieri olandesi. I lavori finirono nel 1969 e il primo settembre di quell'anno salpò per l'emisfero Australe, dove avrebbe cambiato il nome in 'Venticinquo de Mayo', la festa nazionale argentina. La sua rinnovata dotazione elettronica comprendeva un avanzato sistema Ferranti CAAIS per l'elaborazione dati di combattimento e display Plessey. Questo sistema, britannico, era in grado di scambiare i dati con i caccia Type 42, anch'essi comprati dalla Gran Bretagna come scorte per la nuova ammiraglia. Perché l'Argentina non abbia ammodernato direttamente la 'Indipendencia' è difficile dire; forse le condizioni generali della nave lo rendevano antieconomico. Fatto sta che nel mentre la vecchia nave venne posta in disarmo, la 'nuova' unità divenne parte della flotta, inizialmente con un reparto di volo di 8 A-4Q, 6 S-2E e 4 Sea King. L'equipaggio era di 1.000 uomini + 500 del reparto volo, distribuiti su quasi tutti i 211,3 metri di lunghezza e i 24,4 (42,4 col ponte di volo angolato) di larghezza dello scafo. Come armamento conservava 9 impianti singoli da 40 mm. La velocità era di 24,25 nodi con motori a turbina da 40.000 hp e dislocamento a pieno carico di 19.900 t circa. I motori erano praticamente gli stessi che consentivano ai cacciatorpediniere britannici da 1.700 t di arrivare a 36 nodi: nonostante l'aumento del dislocamento di circa 8 volte e le dimensioni circa doppie (con un pescaggio che arrivava a ben 7,6 m), la portaerei era ancora capace di una velocità pari a 2 terzi di queste unità, il che dimostra come l'attrito (che aumenta al quadrato della velocità, ma può essere incentivato anche da altri fattori) renda estremamente 'costoso' raggiungere velocità molto alte. Se 20 nodi sono una velocità economica ma troppo limitata per una nave bellica, 30 sono ideali, ma molto costosi da ottenere per una portaerei (con la necessità di circa 100.000 hp, la potenza tipica di navi come le 'Illustrious') e con macchinari pesanti e costosi, specie ai tempi delle turbine a vapore. In seguito, con le turbine a gas è cambiato (in meglio) molto, ma i consumi si sono dimostrati rilevanti (come gli stessi 'Type 42' avrebbero dimostrato). La scelta di un valore intermedio, comunque migliore della ventina scarsa di nodi di altre portaerei di scorta (vedi le navi americane del periodo bellico), ottenne portaerei leggere di ragionevoli prestazioni velocistiche (grazie ad un sistema motore da cacciatorpediniere), con una buona autonomia e uno scafo abbastanza grande per ospitare molti aerei.

    La 'Venticinquo', che nonostante tutto quanto sopra frequentemente soffrì di problemi meccanici (e anche del semplice fatto che, non essendo abbastanza veloce, non poteva distanziare eventuali SSN inglesi che la inseguissero) ebbe un altro aggiornamento nel 1980 con aumento dello spazio per ospitare due aerei in più sul ponte di volo, rinforzato per aerei più pesanti. La portaerei ebbe un ruolo importante per la conquista delle Falklands, tentò di attaccare la flotta inglese ma poi ritornò in acque metropolitane per via della minaccia dei sottomarini. La composizione del reparto imbarcato, dopo la guerra, venne costituita da 4-6 A-4, 8 Super Etendard, 6 S-2 Tracker e 4 SH-3 Sea King, per ottimizzare la polivalenza dello stormo imbarcato, ospitabile parzialmente nell'hangar interno di 135,6 x15,8 x5,3 m. Infine, nei tardi anni '80 ebbe altri lavori di ristrutturazione, ma con scarsi risultati. Alla fine venne posta fuori servizio negli anni '90, anche se non è chiaro se sia stata definitivamente radiata.

    Hercules e Trinitad[3][modifica]

    La Santissima Trinitad. Qui vi è una testimonianza estremamente rara di quello che c'è 'sotto' le cupole bianche dei radar guidamissili

    Assieme a queste navi arrivarono anche i primi e unici 2 Westland Lynx. Questi erano per i cacciatorpediniere 'Hercules' e 'Santissima Trinitad', classe 'Type 42' e quindi armati di missili Sea Dart a lungo raggio. Le navi vennero costruite in cantieri argentini e rappresentarono l'unico successo estero di questa classe, nonostante fosse armata con missili a medio raggio e dislocando al tempo stesso relativamente poco. Ma i missili Sea Dart, per quanto capaci di oltre 40-60 km grazie ad uno statoreattore, erano piuttosto costosi rispetto ai RIM-2 Terrier/Tartar/Standard con motore a razzo, e le apparecchiature elettroniche erano a loro volta molto ingombranti e piuttosto obsolete.

    La costruzione del 'Santissima Trinitad' avvenne in Argentina, mentre l'Hercules, per sua fortuna, venne costruito in Gran Bretagna. Il contratto, che infatti prevedeva la fornitura completa di un caccia e dei materiali per costruire l'altro nei cantieri AFNE (Astilleros y Fabricas Navales del Estrado) nazionali, fu siglato il 1 marzo 1969. La costruzione di entrambe le navi venne funestata da incidenti e imprevisti: lo SHEFFIELD, nave capoclasse delle 14 per la Royal Navy, ebbe durante la costruzione -all'inizio del 1971-la prua danneggiata da un incendio, e gli argentini acconsentirono a cedere la prua dell'ARA 'Hercules' per completare la nave inglese in tempo per il varo (a cui avrebbe presenziato la regina Elisabetta II). Questo causò un rallentamento della consegna, ovviamente. Il Santissima Trinitad era invece in allestimento, quando nel 1974 un gruppo di guerriglieri della formazione 'Montoneros', che all'epoca imperversava nel Paese, riuscì ad entrare nel cantiere ed affondò la nave con una carica da 80 kg. Essa venne riportata a galla, ma i danni si rivelarono tanto gravi che non fu possibile ripristinarla totalmente. Benché sia entrata in servizio comunque, la sua vita operativa ne ha sempre risentito e dal 1989 questa nave non ha avuto praticamente alcun utilizzo. Se si considera che si tratta di una delle due sole navi argentine con missili SAM da difesa d'area si capisce quale problema ciò abbia comportato.

    Durante l'Operazione ROSARIO (occupazione delle Falklands), la D-29 Santissima Trinitad venne usata, grazie ai considerevoli spazi liberi, come trasporto veloce per un centinaio di truppe d'assalto, assieme ad altre navi. Dopo di che venne utilizzata come nave da guerra a tutti gli effetti, con la gemella HERCULES (D-28), pattugliando un tratto di mare assegnate al Task Group 40.3, poi con varie vicissitudini, le navi rimasero in mare per cercare l'occasione di un attacco di sorpresa in una 'favorevole occasione' che però non giunse mai. Si trattava di ben 7 navi: le due 'Type 42' , due corvette A.69 e due caccia FRAM, tutti armati con Exocet (per un totale di non meno di 20 missili), e della nave di supporto CAMPO DURAN, una nave cisterna.

    Le 'Type' 42 argentine erano infatti armate con 20 missili Sea Dart in un lanciatore binato prodiero, dietro il cannone a medio raggio da 114 mm. Vi erano anche 2 mitragliere da 20 mm, due lanciasiluri leggeri, l'elicottero Lynx; ma oltre a questi armamenti, standard della Marina Britannica, c'era un armamento sensibilmente migliorato per la difesa ravvicinata con 4 mitragliatrici d a 12,7 mm, e soprattutto 2 (Hercules, inizialmente) o 4 (St.Trinitad ed Hercules) lanciamissili MM.38 Exocet per una capacità antinave ben maggiore rispetto ai 25-30 km dei comunque pericolosi missili Sea Dart, utilizzabili in doppio ruolo. La capacità sbarco venne usata anche dal sottomarino ARA 'Santa Fe' che raggiunse, con soli 12 marines, la Georgia del Sud. Non sarebbe più ritornato, vittima dell'attacco di diversi elicotteri inglesi.

    La Hercules dopo la trasformazione in un cacciatorpediniere d'assalto anfibio

    I 'Type 42' argentini continuarono la loro carriera nella stessa Divisione di cacciatorpediniere fino al 1989, quando il 'Santissima Trinitad' venne tolto dalla prima linea e utilizzato solo come fonte di parti di ricambio (l'embargo inglese si fece sentire). Il 15 luglio 1994 entrambe le navi cessarono ufficialmente di far parte della Prima Divisione cacciatorpediniere. La SANTISSIMA TRINITAD venne messa semplicemente in riserva per i motivi di cui sopra, l'HERCULES è stato invece trasformato in nave d'assalto anfibio veloce, con la sigla B-52. La nave è stata modificata dai cantieri ASMAR di Valparaisio sostanzialmente nell'hangar: i cileni avevano già modificato i loro 'County' con un hangar maggiorato capace, invece del Wessex o del Lynx, di portare almeno un elicottero Sea King. Nel caso dei ben più piccoli 'Type 42' tale trasformazione coinvolse più approfonditamente la parte poppiera della nave: venne installato un enorme hangar poppiero capace di ospitare ben due elicotteri AS-61 Sea King, costruiti dall'Agusta. Questi hanno capacità di combattimento elevate, in quanto gli argentini hanno modificato tali macchine con i missili AM.39 Exocet (fino a due per elicottero). Il passaggio da un solo elicottero medio-leggero a due pesanti è stato indubbiamente un salto notevole per le infrastrutture di supporto.

    Il lanciamissili Sea Dart, con una massa totale di 60 tonnellate, venne all'inizio mantenuto, mentre il secondo radar guidamissili, sopra l'hangar, fu sbarcato (come anche i 2 lanciamissili Exocet) nel ingrandire l'hangar. In seguito si è deciso di privare l'Hercules anche del lanciamissili Sea Dart, togliendo alla marina argentina l'ultima piattaforma con missili a medio raggio -sebbene obsoleti- ancora disponibile. Lo spazio viene usato per alloggiamenti aggiuntivi per le truppe. Originariamente si era anche previsto di sostituire tutti i missili Exocet con 6 gommoni Zodiac, ma poi si è deciso di mantenerli, sebbene l'utilità di tali armi per un trasporto 'veloce' anfibio è questionabile (al più servono per autodifesa). Va detto che gli elicotteri non sono necessariamente sempre disponibili e la capacità antinave che i Sea Dart potevano offrire come ruolo secondario è venuta meno dopo la loro radiazione, anche se per fortuna il cannone Mk 8 prodiero è stato mantenuto.

    A-69[4][modifica]

    La Marina argentina divenne titolare anche di un'altra classe di nave non esportata in nessuna altra nazione (almeno all'epoca): le 3 navi del tipo A-69, 'Drummond', 'Guerrico' e Granville (P1-3), entrate in servizio a metà anni '70, dopo che l'Argentina aveva comprato il progetto dalla Francia, costruendole nei propri cantieri, e portando così esattamente a 20 il totale costruito. Si trattava di navi di buone capacità per compiti non di prima linea, armate comunque con un cannone da 100 mm capace di 60 colpi al minuto, nella versione alleggerita da 17 (invece che 21) tonnellate, una potenza di fuoco notevole per una nave da circa 1200 t, armata anche con lanciarazzi e siluri di grosso calibro ASW, nonché due missili MM.38 Exocet. Una di queste,la 'Guerrico', venne danneggiata quando si avvicinò sottocosta alla Georgia del Sud, durante le operazioni di sbarco argentine del 3 aprile. La nave sostenne danni da armi leggere e persino missili controcarri, dovendo poi restare in cantiere alcuni giorni per le riparazioni del caso. Ragionevolmente efficaci nel ruolo ASW, abbastanza armate in quello antinave, meno valide nella lotta contraerei, piuttosto veloci (24 nodi), queste navi sono state intese soprattutto come cannoniere economiche da impiegare in lunghi pattugliamenti oltremare, come una sorta di navi coloniali. Per questo hanno anche predisposizioni per alloggiare, per periodi prolungati, 17 marines in aggiunta all'equipaggio normale, mentre i motori diesel, relativamente poco potenti, sono sia abbastanza agevoli in termini di manutenzione che di consumi ridotti.

    Type 209[5][modifica]

    Il 'San Luis', qui mostrante la sua poderosa batteria di 8 tubi di lancio, si comportò bene e anche se senza fortuna, diede filo da torcere alla RN

    L'Argentina, nonostante il regime dittatoriale, continuava a ricevere armamenti di ogni genere, e tra questi anche sottomarini. I 'Type 209', una classe in verità proteiforme di navi tra i 45 e i 64 m e 450-1.600 t. La versione standard però era la '56 m' con dislocamento di 965 t e oltre 1.000 t immerso: La Marina Argentina ne ordinò due ma uno soltanto di questi era pronto per la guerra; il 'St.Louis' eseguì tre attacchi contro bersagli, due di superficie e uno subacqueo, con 8 siluri SST-4 : le conseguenze potevano essere catastrofiche, specie se è vero che tra questi bersagli vi era almeno una delle due portaerei inglesi (assolutamente indispensabili per vincere la guerra): ma le armi non funzionarono, pare, per errori di 'programmazione'. I siluri SST-4 sono armi antinave, quindi il presunto sottomarino inglese dev'essere stato attaccato o quasi in emersione oppure con siluri specificatamente ASW di cui non si ha conferma (Mk 37 o Seelange). Con la sua silenziosità e le piccole dimensioni, operando attorno alle isole dove le acque erano più basse il 'St.Louis' costituì una vera 'mina vagante', e per contrastarne la minaccia la Royal Navy organizzò un pesante schieramento di navi ed elicotteri ASW per dare la caccia a questo unico sottomarino efficiente, che sopravvisse a tutte le ricerche e anche ai confronti con eventuali potenti SSN britannici (che operando in oceano, erano al meglio delle loro possibilità). Avesse settato bene i suoi siluri, gli inglesi avrebbero quasi di sicuro perso la guerra (questo perché una sola portaerei inglese non avrebbe mai potuto garantire il successo dell'operazione). La presenza di numerosi cetacei (il Sud Atlantico era uno dei loro ultimi santuari) ha fatto sì che i falsi bersagli non mancassero: alcuni siluri ASW sono stati sparati solo per uccidere qualche sventurata balena e distruggere alcuni dei generatori di rumore trainati dalle navi (sono poco noti, ma fin dal Foxer della Seconda guerra mondiale costituiscono una difesa standard contro i siluri a guida acustica, in genere ogni nave ne ha due e ne fila uno per volta in acqua). In sostanza l'unico Type 209 operativo dimostrò come persino un marina come quella britannica, da decenni specializzata soprattutto nella lotta antisom., potesse essere messa alle corde. Furono necessari schermi di elicotteri pesanti, 3 Sea King per volta si davano il cambio proteggendo le navi dalle possibili direttive di minaccia, mentre altri sei elicotteri (praticamente la metà della capacità di trasporto velivoli delle portaerei) erano in fase di rifornimento e riarmo per i successivi turni. Certamente, l'arrivo di altri 4 sottomarini TR1700 ha costituito il maggior problema per gli inglesi in vista di un nuovo conflitto, essendo questi capaci, almeno in teoria, di raggiungere anche la loro principale base logistica avanzata, ovvero l'isola di Ascension.

    Aeronautica[modifica]

    Pucarà[6][modifica]

    Questo apparecchio dalla linea elegante e snella venne concepito come aereo antiguerriglia con capacità di attacco leggero, diurno, utilizzabile anche da aeroporti corti. La progettazione ebbe luogo nella FMA (Fàbrica Militar de Aviones) e il nome completo era FMA IA 58 Pucarà, volando come prototipo il 20 agosto 1969 e come primo esemplare di serie l'8 novembre 1974 (ben 5 anni dopo, a causa di vari problemi incontrati). Esso ha ala diritta con bordo d'uscita a doppia angolazione, carrello retrattile, abitacolo in tandem con ottima visibilità e coda a T, capacità di trasportare 1.360 kg di carico in tre soli piloni, ma con adattatori multipli può trasportare grappoli anche di sei armi l'uno. Il Pucarà è una sorta di caccia della seconda guerra mondiale in edizione moderna, paragonabile grossomodo ad un Bf-110, e come questo, con una velocità di circa 500 kmh, abitacolo in tandem (ma senza mitragliera difensiva), due motori da 1.000 hp ed esattamente la stessa dotazione di armamento dei Bf-110 standard: 4 mitragliatrici leggere (da 7,62 e non da 7,92mm), e due cannoni da 20 mm. Naturalmente vi sono molte differenze: il motori sono piccoli turboelica Astazau francesi, con eliche tripala Hamilton Standard L23F (il peso è di circa 200 kg contro 560), i cannoni sono di tipo moderno e in tutto vi sono 560 colpi da 20 e 3.600 da 7,62 mm a bordo, tutti sistemati nel muso. L'aereo è molto più maneggevole, di maggiore autonomia e con maggiore carico utile del Bf-110, ma perde potenza alle alte quote dove non è d'altra parte richiesto essendo una macchina specializzata per le azioni d'attacco. La capacità di carico esterna arriva, per esempio, a 4 lanciarazzi da 68-70 mm per un totale di 76 razzi, sotto le ali, e 6 bombe da 50, 100 o anche 125 kg sotto la fusoliera. Si tratta di un volume di fuoco formidabile per azioni di attacco leggero, e l'aereo ha anche tutta l'agilità per operare a bassa quota, da campi di volo ridottissimi, scappare dai caccia avversari e dare la caccia agli elicotteri, contro i quali è (per tutti i motivi di cui sopra) un nemico 'ideale'. Le turboeliche sono leggere e, assieme ai due serbatoi da 800 l complessivi (stivati esattamente al centro della fusoliera per non alterare il baricentro in nessuna condizione di consumo), danno un'autonomia massima di oltre 3.000 km, anche se perdono potenza ad alta quota rispetto ai vecchi motori a pistoni turbocompressi. La versione IA 66 volò nel 1980 con i Garrett TPE331, l'anno prima l'IA 58B con avionica migliorata e con cannoni da 30 mm DEFA, molto più potenti anche se con 280 colpi in tutto. L'IA 58C è invece una trasformazione del biposto in monoposto, con migliore avionica.

    Non meno di 24-25 aerei operarono dalle Falklands, assieme a pochi MB-339 della Marina, 23 vennero messi fuori uso, principalmente da reparti commando, bombardamenti costieri e attacchi aerei (In un solo attacco gli argentini persero 11 apparecchi). Quelli rimanenti operarono attivamente, ma nonostante la potenza di fuoco non furono più che un fastidio per le truppe inglesi, che ne abbatterono due durante la battaglia di Goose Green, altri ancora vennero persi contro i caccia e i sistemi SAM navali. La loro migliore impresa fu l'abbattimento di un elicottero Westland Scout inglese, che rimase l'unico aereo britannico abbattuto dagli argentini in tutti gli scontri aerei che ebbero luogo durante la guerra. Uno dei Pucarà venne portato in Gran Bretagna, tra le tante prede di guerra (per esempio lanciamissili Exocet, 2 elicotteri A.109, cannoni da 35mm GDF, tutti materiali riutilizzati dai britannici per le loro forze armate), per valutarlo operativamente e tecnicamente. Questo anche perché si valutava possibile e probabile un'altra guerra contro l'Argentina nel prossimo futuro.

    Esercito[modifica]

    TAM[7][modifica]

    Spesso si dice che il ben noto Merkava israeliano, sia l'unico carro armato con il motore sistemato anteriormente. Questa affermazione potrebbe essere vera se si aggiunge 'tra i carri pesanti' oppure 'tra quelli usati in guerra', ma non lo è se si considera anche l'Argentina e il suo carro armato 'nazionale', il Tanquo Medio Argentino.

    La sua origine è dovuta dalle particolari condizioni di mobilità argentine. Il carro standard per l'esercito, per molto tempo, era lo Sherman, poi integrato da un certo numero di AMX-13. Ma il primo era un carro da 30 t e il secondo un veicolo leggero da appena 13 t, come l'M13/40 italiano del tempo di guerra. Ovviamente, con gli anni diventava sempre più difficile mantenere in efficienza lo Sherman, e allora ci si decise ad ordinare un nuovo carro medio. Ma la questione non era semplice da risolvere quanto lo fu da porre, perché i carri armati europei disponibili tendevano a pesare circa 40 t, che erano semplicemente troppe per molti ponti stradali del Paese. Così, non reputando vantaggioso adattare tali infrastrutture ai nuovi mezzi, si prese la decisione di 'ritagliargli' un carro adatto. La proposta vincente fu quella della Thyssen-Henschel, già produttrice dell'IFV Marder. Con lo stesso progetto venne proposto il TAM (Tanquo Medio Argentino), che sostanzialmente era lo scafo ce, con minime modifiche accolse una nuova torretta in acciaio saldato, armata con il cannone standard da 105/51 mm, due mitragliatrici da 7,62 e 8 lancianebbiogeni Wegmann. La dotazione era di 50 colpi da 105 e 6000 da 7,62 mm. Il carro era pesante circa 30,5 t a pieno carico, con 4 uomini di equipaggio, tre dei quali riuscivano ad alloggiare nella piccola torretta, simile a quella del Leopard 1 delle ultime versioni. Naturalmente la corazzatura è ridotta rispetto a quella di un carro medio, mentre la mobilità è garantita da un treno di rotolamento a 6 ruote con barre di torsione e soprattutto, un nuovo motore MTU (Motoren-und-Turbinen-Union) a 6 cilindri, diesel, capace di erogare 720hp, quanto quelli dell'AMX-30 da 36 t e appena meno degli 840 dei Leopard 1 da 42. Il rapporto potenza peso di 24 hp per ton. dà una velocità di 75 kmh e la capacità di scalare pendenze del 65%. Il carro entrò in produzione in argentina dagli anni '70 ma, nonostante il rapido completamento di quasi 200 mezzi, nessuno venne usato alle Falklands. Se fosse stato usato in tale guerra avrebbe certamente costituito una minaccia pericolosa per gli inglesi, ma il terreno cedevole fu forse reputato proibitivo anche per carri del genere (difficile però capire come un mezzo simile, dal rapporto potenza peso di ben 24 hp/ton e bassa pressione sul terreno, non sia riuscito ad operare in questo contesto: forse fu anche una decisione operativa sbagliata o la scarsa capacità di trasporto anfibio a decidere tale mancanza?), e così, mentre le poche autoblindo AML-90 venivano tenute a Port Stanley (essendo impossibile per loro muoversi fuoristrada nel terreno torboso e umido delle isole), gli Scorpion e Scimitar inglesi erano liberi di scorrazzare sul campo di battaglia.

    Il Marder non venne mai adottato da nessuna altra nazione per via del costo eccessivo, anche di gestione visto il suo potente motore da 600 hp, quasi 3 volte più potente di quello dell'M113. Anche quest'affermazione, però, è parzialmente smentibile per via del derivato principale del TAM, ovvero l'VTCP, uno dei pochi, se non l'unico MICV/IFV dell'America latina. Esso è un derivato del TAM, dunque indirettamente lo è del Marder. Presentando lo stesso motore del TAM, quindi con una potenza maggiore del 20%, è di gran lunga il più potente mai installato su di un veicolo da combattimento della fanteria meccanizzata. Quasi duecento mezzi sono stati prodotti per operare con i TAM, armati di un cannone da 20 mm. È strano che l'Argentina ha avuto un tale mezzo tanto potente in servizio, proibito per gli stessi Paesi NATO, ma evidentemente si è approfittato della sinergia con la produzione del TAM. Come per questo, nemmeno uno di questi potenti mezzi venne inviato alle Falklands.

    Artiglierie[modifica]

    Il 35 mm GDF

    Il primo 'articolo' mensionabile è senz'altro il prodotto del CITEFA. Questa sigla non è altro che indicante l'Instituto de Investigaciones Cientificas y Tecnicas de las Fuerzas Armadas. Esso ebbe l'incarico di sostituire l'obice M114 da 14,6 km di gittata, risalente alla Seconda guerra mondiale ed usato dall'Esercito. Esso era valido, ma la gittata era insoddisfacente per gli standard moderni, e allora il cannone di nuovo tipo venne realizzato con un nuovo affusto utilizzante il cannone semovente F Mk3 francese. L'obice aveva una lunghezza di 33 calibri e venne omologato nel 1977, mentre una versione successiva era il Modello 81, con bocca da fuoco di produzione argentina. La gittata arriva a 22 km con munizioni a razzo, 23,3 km. La massa è di 8 t e per questo, per quanto potente, solo 4 vennero inviati alle Falklands, dove spararono da Port Stanley le loro potenti granate. Per lo più, furono gli obici someggiati OTO-Melara da 105 mm leggeri ad essere utilizzati, con un totale di 30 pezzi in 5 batterie. D'altro canto anche gli inglesi rinunciarono ad utilizzare i loro FH-70, M-109 e persino i relativamente leggeri Abbot, con il tipo di terreno da superare, cosicché dovettero mandare solo i loro nuovi light Gun da 105mm. Gli argentini fecero sentire la loro potenza di fuoco in alcuni casi, come nelle fasi finali della guerra a Mount London o a Wireless Ridge. Da notare che le batterie di artiglierie da 105mm erano esattamente pari, 5 batterie per parte.

    Un altro campo in cui le artiglierie argentine son meritevoli di attenzione è senz'altro quello dei semoventi, che hanno compreso anche i cannoni francesi F Mk.3 su scafo AMX-13 di cui sopra. Pur essendo in configurazione minima, senza torretta o casamatta protettiva, si trattava pur sempre di artiglierie di interesse per una nazione del Sud-America.

    La dotazione di armi contraerei, invece, era senz'altro molto varia e consistente, con sistemi in molti casi davvero moderni. Comprendeva cannoni contraerei Bofors di vario modello da 60 e 70 calibri, e il loro diretto concorrente, l'Oerlikon GDF. Già leader delle artiglierie leggere antiaeree da 20 mm, l'Oerlikon cercò di strappare alla Bofors anche il mercato dei medi calibri, con un tipo di arma di nuova concezione; anziché utilizzare un cannone da 40 mm per sparare 300 colpi al minuto, l'affusto GDF aveva due cannoni da 35 mm capaci di tirarne 1.100 nel loro insieme. Le caratteristiche balistiche erano eccellenti, con una velocità iniziale molto superiore e una gittata quasi eguale. La granata APDS arrivava a perforare 40 mm/60°/1 km. Entrò in produzione attorno al 1963 e ha avuto innumerevoli aggiornamenti, tra i quali l'abbinamento a radar come lo Skyguard e nuovi sistemi d'alimentazione per 56 proiettili per cannone, poi anche aumentati, al posto dei clip di 4 colpi. Il limite era quello di sparare proiettili privi di spoletta di prossimità, poco pratica sotto il 40 mm, per questo il volume di fuoco era tanto alto. La cosa è stata risolta di recente con il munizionamento AHEAD, programmato per esplodere appena davanti al bersaglio con l'uso di un computer e telemetro laser, moltiplicandone la letalità. Ma questo, negli anni 60-80 era ancora da venire. Oltre 1.600 pezzi vennero ordinati da 20 nazioni e hanno costituito l'armamento anche dei Gepard, e in questo ambito hanno ottenuto davvero di sostituire il 40 mm (di vecchia generazione) perché prima l'esercito tedesco usava il Duster americano (2x40 mm). I 35 mm vennero usati nella Guerra delle Falklands e ottennero forse almeno una vittoria aerea, nonché in almeno 2 esemplari durante la battaglia di Goose Green contro i paracadutisti britannici (sparandogli mentre erano a terra). Gli inglesi li catturarono, alcuni li sistemarono sulle navi per aumentare la difesa, e soprattutto la RAF li ha poi adottati per la difesa delle sue basi nel dopoguerra. Notare che gli argentini non hanno portato i Bofors sulle isole, forse perché troppo pesanti. La gittata era di 3,5-4 km pratica antiaerea, ma poteva arrivare anche oltre nel tiro di sbarramento, e 9500 m contro bersagli a terra, quanto i cannoni L60, ma meno degli L70 che sparavano granate più pesanti (circa 1 kg contro 650 gr dei GDF) a 12,5 km, anche se la portata antiaerea massima era sempre dell'ordine di 4 km.

    I cannoni Rheinmetall Rh-202 erano su affusti binati da circa 2 t, e si trattava di armi realmente eccellenti, quanto costose, per il calibro 20 mm. Rispetto ai cannoni da 20 mm dell'epoca bellica (830 ms, 400 colpi/min) questi erano capaci di 1000 c.min e 1000 ms, con per giunta, un affusto motorizzato, un congegno di tiro computerizzato e una abbondante riserva proiettili di primo impiego. Gli Argentini, che già comprarono gli eccellenti Oerlikon da 35 e i Bofors da 40mm, pensarono bene di comprare anche gli Rh-202, completando una notevole panoplia di armi contraerei campali, le migliori della loro categoria. La gittata massima sull'orizzonte era di 6 km, quella antiarea pratica 2 km, massimo 4 in tiri di sbarramento.

    I SAM erano i Blowpipe inglesi, gli unici portatili europei dell'epoca, i vecchi ma abbastanza efficaci Tigercat su rampa tripla, missili SA-7 forniti quasi di certo dai libici, e soprattutto i missili Roland in versione trainata, un impianto dei quali venne portato a Port Stanley. Venne spostato di continuo per evitare che lo localizzassero e non venne mai messo fuori uso. La Euromissile dichiarò che abbatté 5 Harrier e Sea Harrier, gli inglesi smentirono e dichiararono che ne aveva abbattuto solo 1, come del resto i Blowpipe argentini.

    In ogni caso, con Blowpipe, SA-7, Roland, Rh-202, GDF, Bofors e anche altre armi, gli argentini si erano dotati di una difesa aerea a corto raggio di tutto rispetto.

    Note[modifica]

    1. Brescia, Maurizio: Incrociatori italiani in Argentina, Storia Militare Settembre 2007 pagg. 22-39
    2. fascicolo 129: Le portaerei postbelliche mondiali
    3. Cacciatorpedinere Type 42 in Argentina, RID
    4. Armi da guerra, n.71
    5. Armi da guerra N.76
    6. Armi da guerra N.118
    7. Armi da guerra n.2 pag.22