Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Jugoslavia

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Jump to navigation Jump to search
Copertina


I 'Jets' di Belgrado[1][modifica]

Non è molto noto, ma la Jugoslavia aveva una buona tradizione di aerei di produzione propria, alcuni dei quali ottennero anche successi oltreconfine. Molti di questi divennero purtroppo famosi per il loro coinvolgimento nella sanguinosa guerra civile degli anni '90. Forse il momento di maggiore evidenza della loro attività fu anche il loro momento peggiore, quando sei Jastreb vennero intercettati da un paio di F-16 americani, e nei minuti successivi i missili AMRAAM e AIM-9 fecero il tiro a segno contro gli ignari piloti, quattro dei quali abbattuti da altrettanti missili NATO. Vediamo dunque quale era la situazione prima della guerra civile, facendo il punto sui programmi che videro validi apparecchi da combattimento e addestrativi accanto ai soliti MiG di fornitura sovietica (dei quali, pare, ben 200 furono i soli Fishbed).

L'allora Federazione jugoslava (o Yugoslava, o ancora Iugoslava) aveva delle F.A. piuttosto potenti, tra cui l'aviazione, la RV, Ratno Vazduhoplovstvo, e la PVO -Protiv-Vazdusna Obrana-, la difesa aerea. Nell'insieme esse costituivano la RViPVO, ovvero l'aeronautica federale. Completava l'organizzazione la Difesa territoriale o meglio la Teritorijalna Obrana (TO). Il primo progetto indigeno fu il G-2 Galeb (Gabbiano), e il suo cugino lo J-21 Jastreb (Falco). Quest'ultimo, da solo, è arrivato ad oltre 250 esemplari come mezzo assai efficiente di attacco e appoggio al suolo, prodotto in varie versioni, la J-21 base (Jurisnik, assaltatore), IJ-21 (Izvidac, ricognitore), NJ-21 (Nastavnik, addestratore). Quest'aereo, grossomodo coevo dell'MB.326 e dalla caratteristica coda dalla struttura molto semplice e fortemente angolata (anche troppo, quando il resto dell'aereo è invece di linee assai morbide e piacevoli) offriva prestazioni relativamente limitate, e allora negli anni '70 comparve il J-22 Orao (Aquila), co-sviluppato con la Romania. Nel '76 entrarono in servizio, dopo vari anni, 15 esemplari però privi di armi, e poi usati come ricognitori. Essi non avevano postbruciatore, ma in seguito ebbero un pod da ricognizione e la denominazione IJ-22. Vi furono anche diversi biposto NJ-22. La maturità del disegno la si ebbe solo con il J-22M Orao 2, con i due motori Viper provvisti di postbruciatore; esso venne però prodotto e messo in servizio solo dal 1986. Se ne prevedevano 100 esemplari, per due Puk (reggimenti). Ogni Puk era diviso in tre Eskadrile o gruppi. La RV era divisa in due Divisioni aeree o Divizija, e cinque Regioni aeree. Dei Puk con gli Orao ve n'era uno a Cerklje, Slovenia, ma quasi al confine della Croazia. Esso era nominato come 351a Brigata, con due Eskadrile di Orao e una di Jastreb; è l'erede della 351a squadriglia dei piloti esuli dalla loro terra, che costituirono la loro unità in ambito RAF. Il 1 luglio 1944 questa filiò a Benina anche la 2a Squadriglia del NOVJ, l'Esercito di liberazione iugoslavo, con gli Hurricane Mk.IIC e di altri tipi, per poi trasferirsi a Canne verso l'autunno, con gli Hurricane Mk.IV.

Gli Orao avevano un doppio cannone GSh-23L, razzi da 57 e 128 mm, bombe varie, ma anche sistemi lanciachaff e flare e pod ECM; soprattutto, tra le loro armi v'erano i missil Grom (Tuono, ovvero gli AS-7 sovietici in versione nazionale), e i più avanzati Maverick nel tipo A; non mancavano le bombe Durandal antipista francesi, e le CBU inglesi BL-755, per cui, malgrado un carico di circa 1.200 kg e una struttura che nell'insieme non è diversa da quella di un piccolo Jaguar o di un G.91Y (ma con una dozzina d'anni di ritardo), era ancora un vettore d'armamenti interessante.

Ma oltre agli Orao e ai MiG-21 e 29 c'erano anche degli altri aerei d'interesse per la RV, gli N-60, ergo i G-4 Super Galeb. Questi avevano un'equivalenza con l'MB.339 ma con ala a freccia e quindi leggermente più veloci (il motore era sempre della famiglia Viper). A differenza di tanti altri biposto addestrativi-operativi, erano armati con i cannoni da 23 mm bicanna, e portavano armi per 1,2 t esterne.

La Marina tra la Jugoslavia e la Serbia-Montenegro: situazione al 1995[2][modifica]

Nel 1991 la Marina Federale Jugoslava, ovvero la RATNA MORNARICA, era ripartita in 3 nuclei:

  • navi ASW e scorta
  • navi leggere per difesa costiera
  • forze sottomarine sia con unità d'altura che tascabili.

In tutto questo comprendeva 5 sottomarini, 8 minisottomarini, 4 fregate missilistiche, 2 pattugliatori, 16 unità missilistiche, 13 motosiluranti, 18 vedette, 15 cacciamine e 34 navi anfibie.

In tutto c'erano 11.000 uomini e 5 basi maggiori, servite da un'industria cantieristica valida anche se non straordinariamente avanzata. Una forza non eccezionale, ma sufficiente per assicurare una certa deterrenza rispetto ai vicini, sebbene con l’Italia, praticamente l’unico vicino, c’erano rapporti quantomeno cordiali, mentre l’Albania a confronto era pressoché disarmata. La maggior parte degli ufficiali di Marina, quando finì la federazione jugoslava, erano d'origine serba. Tito in persona aveva voluto che tutte le repubbliche fossero in qualche modo legate tra di loro, in maniera da disincentivare la volontà di dividersi: la Marina non faceva eccezione, con un mix di marinai, ufficiali, basi e cantieri distribuito nella costa per difendere il territorio da eventuali aggressori, che potevano essere solo della NATO data la geografia del posto. Non c'era partita contro queste in mare aperto, e allora si provò a fare una resistenza poco più che costiera, per disincentivare un eventuale attacco dal mare e nascondere tra le varie isole e baie le piccole navi d'attacco, quasi tutte di tipo sovietico. Con le innumerevoli zone d’agguato disponibili, sarebbe stato molto pericoloso confondersi con la piccola ma agguerrita marina jugoslava. Tra l’altro, in zone costiere i radar e sonar funzionano male, così che avvicinandosi alle coste non sarebbe stato agevole ‘agganciare’ con i missili e siluri ASW i piccoli mezzi navali nemici, mentre al contrario, per questi ultimi, le navi NATO erano facili bersagli, essendo ben più grandi e con il mare alle spalle, senza il ‘clutter’ della linea costiera che invece copriva i mezzi difensori. Naturalmente, per la difesa costiera sarebbe stata fondamentale anche l’Aeronautica, con i suoi numerosi aerei d’attacco al suolo o cacciabombardieri, e l’Esercito federale, ben provvisto di artiglierie e lanciarazzi, nonché dell’indispensabile forza di fanteria per sorvegliare le coste contro le incursioni di commandos e forze speciali varie.

Con la fine della federazione il 90% delle coste è diventato parte della Croazia o della Slovenia, lasciando ai serbo-montenegrini solo le Bocche di Cattaro. Dopo alcuni anni, nel 1995, la Marina Federale aveva tutte le sue navi concentrate in Montenegro. Un progetto particolare erano le nuove motocannoniere missilistiche, da circa 240 t e armate in maniera diversa rispetto ai tipi sovietici, pur con dimensioni simili a quelle delle ‘Osa’: ma al posto dei due cannoni da 30 anteriori c'era un pezzo da 57 mm, ma non erano di tipo sovietico, ma un più moderno Bofors svedese. I missili però erano ridotti da quattro a due, ma ancora del tipo SS-N-2B Styx. Anche se così v'era un potenziale di fuoco per molti versi maggiore, soprattutto più flessibile (per esempio, ingaggio di bersagli in mare o costieri, nonché aerei, a media distanza); sarebbe stato certo più conveniente imbarcare i missili RBS-15, sempre di origine svedese, (comodamente due al posto di ciascuno 'Styx', il peso è di meno della metà). Gli jugoslavi erano attenti a differenziare i fornitori, per mantenere la loro neutralità e indipendenza, cercando di costruire in loco (meglio se di propria progettazione) i mezzi di cui avevano necessità; ma visto e considerato tutto, sarebbe stato più conveniente invertire il tipo di prodotti, con i cannoni da 57 mm sovietici e i missili RBS-15. Forse il problema era la mancanza di spolette di prossimità: i sovietici le hanno costruite solo dal 76 mm in su, ma la cosa poteva essere facilmente ovviata con un nuovo modello, di progettazione propria o derivazione estera. Per la stessa esigenza, la marina russa ha pensato maggiormente in grande: alle ‘Osa’, che nella mancanza di cannoni di calibro sufficiente per compiti offensivi avevano la loro principale limitazione, hanno fatto seguito con le ‘Tarantul’, armate di quattro missili, due cannoni da 30 Gatling e soprattutto, il pezzo da 76 ad alta cadenza di tiro. Una convergenza analoga, ma gli jugoslavi dovettero accontentarsi di un mezzo meno potente e pesante. Qualcosa di simile, per la cronaca, si è visto anche a terra, quando per superare i limiti del BMP-1 e il loro cannone da 73 mm. Qui è stato fatto il progresso in maniera inversa, adottando armi di calibro inferiore, ma più potenti: solo che Belgrado ha adottato il 20 mm, Mosca il 30x165 mm, grandemente più potente. Detto questo, i missili antinave Styx, B, erano però palesemente obsoleti e un paio di queste armi aveva ben poche possibilità di colpire una nave NATO (gli stessi Sovietici stimavano originariamente, stando a Stuart Slade, di doverne tirare una dozzina contro un cacciatorpediniere per essere sicuri di affondarlo, sebbene contro navi di vecchia generazione gli Styx si dimostrarono dei veri e propri ‘ammazzasette’, vedi Eilat e Kheiber, annientati con cinque missili su sei complessivamente lanciati). Gli RBS-15, invece, erano tra i più efficienti missili antinave dell'epoca, moderni e letali, classe Harpoon o Otomat. Ma, al dunque, si preferì scegliere questa combinazione di cannoni svedesi e missili sovietici.

La Marina Federale era nel 1995 composta da 81 navi: 67 erano di superficie, ma c’erano anche ben 14 sottomarini. Nel 1991 c'erano 113 navi e 13 subacquee, quindi i sottomarini sono addirittura aumentati, mentre le navi di superficie sono calate. Il totale dei marinai era sceso a 6.000 e 1.100 erano andati a servire la Marina Croata. La gran parte delle navi era rimasta nelle mani serbo-montenegrine, ma il problema era la scarsità di infrastrutture e basi, nonché di una logistica adatta. La squadra navale era adesso costituita a Tivat.

Delle navi da sbarco originarie, 22 erano DJC, mezzi veloci da 32-48 t, ma c’erano anche unità più grosse, le 12 DTM da 410 t. Di queste, al 1995 ne restavano in servizio rispettivamente 14 e 4, più 3+3 nella Croazia, ma le altre 10 erano in qualche modo state perse o radiate.

A Belgrado era presente l'Accademia Navale e lo Stato Maggiore della Marina, certo non la sistemazione ideale data la lontananza dalle (poche) coste disponibili, ma resa necessaria dai problemi sorti con la guerra civile. I Croati invece, abbondavano di coste, ma senza navi sufficienti per tenerle sotto controllo: una nave missilistica di nuova generazione, 3 navi missilistiche, 1 motosilurante, 3 vedette, 7 navi anfibie, 2 dragamine e un sottomarino tascabile. Restavano però nelle loro mani i cantieri di Spalato (Split), Pola (Pula) e altri ancora. I Serbo-montenegrini avevano una situazione speculare: pur avendo la gran parte della flotta, possedevano solo il Sava Kovalevic di Tivat, alcuni bacini galleggianti, cantieri navali fluviali sul Danubio (con gli accessi chiusi per via della guerra). Era all'epoca contesa la penisola di Prevlaka, a cui erano interessati anche i Croati, essendo questa un punto strategico. La marina era interessata anche alle riserve di carburante, che inizialmente erano alimentate dalla produzione nazionale di 5 mln di barili, ma la disponibilità era calata a quel punto solo a tre milioni, estratti nella zona della Voidovina. Il livello di manutenzione delle navi serbo-montenegrine era buono, gli equipaggi si sforzavano di tenerle più efficienti che potevano e l’aspetto delle unità era, in generale, piuttosto curato. Era già qualcosa, anche se con la flotta della NATO al largo (si fa per dire) dell’Adriatico, ogni confronto sarebbe stato impari: la fine della flotta degli ‘amici’ irakeni, nel 1991 e dei libici nel 1986 erano un monito sufficiente in tal senso. Ma i sottomarini potevano causare dei problemi: in Adriatico, specie in acque poco profonde, erano decisamente una minaccia per le navi di superficie, e difficili da localizzare dalle forze ASW. Se gli irakeni avessero avuto dei sottomarini nel 1991, gli Alleati avrebbero avuto molti più problemi da risolvere (ed è esattamente per questo che gli Iraniani hanno comprato, poco tempo dopo, tre ‘Kilo’ russi). L’unico vantaggio era quello di dover difendere una linea di costiera di piccola estensione, ma di fronte alla minaccia aerea e missilistica nemica sarebbe stato vitale disperdere le proprie forze su di un vasto tratto di mare, proprio come ai tempi della Federazione; così, invece, si avevano praticamente gli stessi problemi degli irakeni, i quali dovevano concentrare le loro poche forze in un tratto di mare ridotto e quindi, facilmente controllabile da un nemico più potente, per non parlare delle basi logistiche, poche e ben localizzabili.

Nell'insieme, la disgregazione della Jugoslavia ricorda non poco quella dell'URSS e la situazione della flotta di quello che restava della Federazione era molto simile a quella tra Russia e Ucraina in Mar Nero, dove la prima, con la maggior parte della flotta, era tuttavia rimasta quasi senza basi, mentre la seconda senza una vera flotta. Un altro caso, insomma, di come l'unione faceva la forza, mentre la separazione ha prodotto due debolezze, negando uno strumento credibile ad entrambe le figlie della precedente realtà geopolitica.

Le navi Serbo-montenegrine erano queste, prima cifra per la disponibilità nel 1995 e in parentesi quella del 1991:

  • 2 (2) SAVA, sottomarini da 830/964 t, servizio 1979-81
  • 3 (3) HEROJ, 615/709 t, servizio 1968-70
  • 5 (4) UNA, 77/90 t, minisommergibili di cui uno in servizio in Croazia
  • 4 (4) MALA, 1,5 t (2 in Croazia)

  • 2 (2) SPLIT, 2.030 t, le 'Koni' Sovietiche
  • 2 (2) KOTOR, 1.700 t, 'Koni' modificate costruite su licenza

  • 5 (6) RADE KONKAR, 240 t, con un cannone da 57 mm Mk 2 svedese e 2 SS-N 2B (una in Croazia)
  • 5 (10) S. FILIPOVIC STEVA, 210 t (Osa I), di cui 2 passate alla Croazia

  • 4 (13) BIOKOVAK, 160 t, ('Shersen' sovietiche), 1 passata alla Croazia
  • 6 (11) vedette MIRNA da 120 t, 3 passate alla Croazia

  • 2 (4) cacciamine BLITEVBUCA da 424 t, 1 alla Croazia
  • 9 (11) dragamine litoranei e fluviali, uno passato alla Croazia

  • 1 (0) SILBA da 880 t, 1 alla Croazia
  • 14 (22) DJC da 48 t, 3 alla Croazia
  • 4 (12) DTM da 410 t, di cui 4 alla Croazia

Nel 1999, Allied Force[3][modifica]

All'epoca della un tempo potente Jugoslavia restavano stati frammentati e divisi, dei quali la Federazione Serbo-Montenegro era il più importante. Le sue Vojka Jugoslavije avevano meno di 100.000 effettivi di cui 46.000 coscritti, più 48.000 elementi della Milicja, 12.000 delle forze di confine e dogane, e 20.000 della sicurezza interna.

La Jugoslavia ha subito delle riduzioni dopo la sua dissoluzione e a seguito di ragioni politiche grazie agli accordi sugli accordi di Dayton, che riducono il massimo di mezzi tra cui 1.025 carri, 850 APC, 3.750 artiglierie di oltre 75 mm di calibro, 155 aerei e 53 elicotteri solo considerando i tipi da combattimento. Delle forze quella più importante era l'Esercito di 85.000 effettivi, su 3 Armate in altrettanti distretti militari. Questo dava un totale di 8 Corpi d'Armata.

In tutto c'erano 3 brigate corazzate, 8 meccanizzate, 7 motorizzate, 1 aeromobile, 6 d'artiglierie, 1 controcarri. A questo si aggiungevano 13 reggimenti di cui 5 SAM e 9 artigliereschi.

  • Corazzati: 230 M84A, 400 T-55; tra i blindati 512 M-90, 112 M-60, 40 BRDM-2, 50 BOV-M, 15 MT-LB.
  • Artiglierie: 174 M56 da 105 mm, 168 M1931/38 da 122 mm, 132 D30 da 122 mm, 180 M46 da 130 mm a lungo raggio, 48 D20/M84 da 152 mm, 84 M59/M65 da 155 mm; semoventi: 75 'S' da 122 mm
  • Artiglierie controcarri: 60 da 76,2 mm, 74 da 90 mm, 130 T12 da 100 mm; missili, 49 lanciatori AT-3, 54 AT-4, 32 AT-5
  • Mortai: 1.700 da 82 mm, 560 da 120 mm
  • Lanciarazzi: 48 M63 Plamen calibro 128 mm, 24 M77 Organj da 128 mm, 72 RL M71 da 128 mm, 10 FROG-7.
  • Antiaerea: 500 missili SA-7, 290 SA-16, 80 SA-6, 130 SA-9 (non è chiaro cosa significhi: missili, lanciamissili o rampe di lancio?)

cannoni a.a.: 65 semoventi BOV-3 trinati, 80 M75, 285 trinati M55 da 20 mm, 350 M53/59 semoventi, 8 BOV da 30 mm, 54 ZSU-57-2 da 57 mm, varie armi da 20, 37 e 40 mm di veccho tipo


Quanto all'aviazione, aveva 12.200 elementi suddivisi in Corpo della Difesa Aerea con intercettori e SAM, Corpo Attacco e Supporto e Corpo Trasporti. In tutto v'erano 8 brigate con circa 12 gruppi aerei da combattimento e circa 10 da trasporto e collegamento

In tutto c'erano 16 MiG-29, 35 MiG-21, 50 Orao, 40 Super Galeb, 20 Jastreb, 1 B-727, 6 Yak-40, 10 An-24, 1 An-12; 18-20 Mi-8, 4 Mi-24, 2 Mi-17, vari SA-342 Gazelle anche con missili AT-3 e un SA-7; SAM SA-2, SA-3, SA-11(?) SA-10 (?), SA-13 e SA-14.

La Marina era di 8.000 elementi, per lo più a Cattaro. Aveva 2 'Koni', 2 Kotor per le fregate, sottomarini del tipo 1 Drava, 1 Heroj, 4 'UNA'; le motomissilistiche erano 5 'Rade Koncar', 5 'Osa'; siluranti: 4 'Shershen'; 6 pattugliatori 'Mirna'; 13 dragamine e posamine costieri e fluviali.

Difesa costiera: batterie con RBS-15, SS-N 1 e SS-N 2, lanciarazzi Orkan, forse SS-N 3.

L'aviazione era con 1 brigata con due gruppi con 2 CL-215, 12 Mi-8, 4-12 SA-341 e 6 Utva-66; l'altro con 5 Ka-27, 5 Ka-25 e 3 Mi-14.

Quanto alla presenza sul territorio kosovaro, c'erano 10.000 elementi dei reparti speciali del Ministero Interni, 20.000 della Polizia civile e militare, e una forza di 10.000 elementi del Corpo di Pace e varie altre unità, provviste di 130 carri armati, infine 20.000 elementi della forza di autodifesa del Kosovo (minoranza serba).

Fulcrum vs NATO[4][5][modifica]

La Jugoslavia fu una delle tante clienti del MiG-29, una delle prime se è vero che già nel 1987 questi caccia vennero consegnati, creando non poche preoccupazioni per i confinanti (per esempio per l'Italia, all'epoca equipaggiata essenzialmente con gli F-104S). Erano solo 14 monoposto B e due biposto, tutti in servizio con il 127° LAE, ovvero Lovacka Avijacijska Eskadrila, nome proprio 'Vitezovi', ovvero Cavalieri. Erano chiamati L-18 (Lovac= caccia). Essi erano monoposto con i numeri 18101-18114, e MiG-29UB 15301-15302. Furono loro che dovettero difendere lo spazio aereo nazionale, assieme alla contraerea, quando l'ostinazione dei politici fece fallire gli accordi Ramboulliet, così già dall'ottobre del '98 si cominciò a prepararsi al peggio (quando ancora la politica stava discutendo). Dei 30 MiG-21 bis non si volle fare uso data la loro efficienza molto dubbia.

Ma anche i MiG-29 ebbero una carriera tutt'altro che attiva durante gli anni '90. Usati come aerei d'attacco al suolo, i Croati e Bosniaci ne dichiararono abbattuti almeno 4, ma ancora nel 1998 tutti gli aerei consegnati erano ancora in linea, come fu possibile verificare nell'Air show di Batajinica. I Fulcrum jugoslavi erano stati costruiti tra le prime serie, usati dalla V-VS dal 1983 e presto messi in riserva nonostante che non vi fossero certo abbastanza MiG-29 per rimpiazzare i precedenti '21 e '23. Erano quindi caccia oramai vecchiotti, bisognosi di un'approfondita manutenzione. Ma le cose non erano facili. Gli jugoslavi volevano costruire il Novi Avion, classe JAS-39, e i MiG erano solo una specie di soluzione ad intermim, revisionati e consegnati per ottenere qualcosa di più moderno dei MiG-21. Prima si era anche valutato positivamente il Mirage 2000, ma costava troppo, specie se si considera che servivano i soldi per il caccia nazionale, il cui volo era previsto per il 1991-93 con un servizio attorno al 1995, in compagnia grossomodo con il Gripen come anche l'LCA indiano. Dati i costi dei Mirage e del caccia nazionale, l'offerta sovietica (per ripianare i loro debito verso Belgrado) fu accettata. Cancellato il Novi Avion, scoppiate le varie guerre, affondato il regime di Milosevic nella corruzione, per i MiG non rimasero molte risorse. Nonostante che esso venisse usato per attacchi al suolo in Croazia e Bosnia (ma non in Slovenia), alla fine, nel 1996, c'erano problemi crescenti di funzionalità e nel 1998, nel'approssimarsi della guerra, i piloti del 127.LAE volavano solo una ventina d'ore l'anno. Molti sistemi necessitavano di manutenzione e parti di ricambio, ma i caccia avrebbero dovuto farne a meno.

Avrebbero dovuto cercare nelle tenebre missili cruise, caccia stealth, aerei da guerra elettronica, guidati da vecchi radar AN/TPS-70 americani -una mezza dozzina comprati negli anni '80- e gli obsoleti 'Spoon Rest' sovietici; i primi erano stati modificati per aumentarne la mobilità, i secondi erano interessanti perché potevano, con le loro basse frequenze, paradossalmente causare problemi: localizzavano meglio delle lunghezze d'onda più ridotte gli stealth, ed erano poco visibili per i sensori RWR occidentali, anzi tendevano a disturbare i sistemi elettronici di questi. La difesa aerea, con gli SA-3 del 3° Btg della 250a Brigata PVO abbatté uno dei famigerati F-117A il 26 marzo 1999 e ne danneggiò un secondo il 1 maggio; il 2° btg colpì invece il 2 maggio un F-16CJ. Inoltre vennero abbattuti parecchi UAV. Durante una ripresa su Belgrado si vide anche un minuscolo bagliore, quello di un missile 'cruise', che dopo alcuni secondi venne colpito in pieno da un veloce missile SAM, non è chiaro di quale tipo. L'immagine venne trasmessa nei Tg dell'epoca. Ma tornando ai MiG-29, il 127° LAE era equipaggiato non solo con i migliori aerei, ma anche con i migliori piloti, gente che era maggiore o tenente colonnello. Del resto questo reparto, il primo non sovietico che ebbe i Fulcrum e usato ampiamente nel 1991-95 per attacchi al suolo in Bosnia, era certo un'unità di gran pregio. Ma gli effetti dell'embargo si fecero sentire. Solo 10 aerei erano efficienti e di questi almeno uno era un biposto. In tutto avrebbero volato appena 11 missioni, per sole 5 ore e 10 minuti di volo. Altri 8 voli per 3 ore e 55 minuti vennero fatti ma non per compiti di combattimento, ma per prova e simili.

Cosa c'era che non andava, lo si scoprì presto. I Fulcrum vennero mandati in azione non volando a basse quote, 'nascondendosi' tra le montagne per attaccare bersagli in volo in quota, come era logico che fosse, ma impiegati in normali CAP a media quota. Le proteste dei piloti che avevano pensato a tali azioni, non vennero considerate. Se non altro i MiG vennero separati in due basi, Batajnica e Pristina, più alcune strisce di volo d'emergenza. La guerra iniziò il 24 marzo 1999, quando nelle tenebre arrivarono i primi missili e aerei, già coinvolgendo la 'neutrale' Italia. I piloti erano pronti negli abitacoli, almeno quelli di turno della dozzina in tutto disponibili.

Le condizioni degli aerei erano solo apparentemente valide, a quanto pare l'embargo sulle armi aveva fatto il suo effetto, come del resto non c'era traccia di missili SA-10 nonostante le varie voci in merito. Il primo pilota che volò era Ilko Arizanov con il caccia 18112 e Dragan Ilic sul 18104, entrambi maggiori. Il primo volò alle 20, il secondo seguì 12 minuti dopo, per volare a circa 3.000 m sotto controllo radar di terra. Ma i primo si accorse che l'RWR non funzionava e in prossimità di Pristina riuscì, azionando il radar, a scoprire alcuni bersagli a 15 km, per poi perderli momentaneamente, apparendogli successivamente al di sopra. Riagganciati, Arizanov salì a 900 km/h e armò i missili AA-10, ma venne colpito da un missile nella parte posteriore dell'aereo e dovette lanciarsi, circa alle 20.20. Atterrato in 'territorio nemico' dovette poi ritornare in Serbia a piedi, nonostante che fosse al centro della zona kosovara controllata dall'UCK (Suva Reka). Davvero una brutta situazione, ma raggiunse Pristina sano e salvo due giorni dopo. Ilic era in volo vicino a Pec, ebbe notizia di un missile o un aereo a 75 m di quota, poi arrivò un secondo bersaglio a 10.000 ad alta velocità. Nonostante che il radar non funzionasse, salì in quota fino a che l'RWR lo avvertì di un attacco, e un missile esplose sotto il muso danneggiandogli il blindovetro. Ma l'aereo, dopo essersi disimpegnato, non si ritrovò danneggiato e atterrò nuovamente alla sua base di Nis alle 20.42. Lì, tempo dopo, quel MiG andò distrutto con le CBU da parte di caccia USAF.

Quella stessa notte, da Batajnica, salirono i caccia 18111 di Nebojsanikolic e il 18105 di Kulacin, dalle 20.37, poco dopo gli hangar della 677a squadriglia da trasporto vennero distrutti da missili Cruise. In volo a 3.000 m, il primo dei due si rese conto di essere sotto tiro. Il radar e il sistema di controllo missili non funzionavano, ma l'RWR lo avvertì tardivamente della minaccia. Un missile AMRAAM gli esplose vicino, un altro lo mancò, il serbo fece una manovra di disimpegno, ma il terzo missile lo colpì e costringendolo a lanciarsi, cadde vicino a Knicanin dopo appena 10 minuti di volo. Kulacin scoprì a sua volta che solo l'RWR funzionava, volò 20 minuti cercando di far funzionare l'avionica (soprattutto il radar) ma senza successo. In compenso manovrò in maniera efficace dalle minacce elettroniche che aveva sentito con l'attrezzatura d'allarme e atterrò a Surcin, vicino Belgrado. Infine volò Predrag Milutinovic, altro Maggiore, con il 18106, alle 20.45 dopo due ore di attesa dentro l'abitacolo. Decollò da Ponikve e salì ad affrontare la seconda ondata NATO dirigendosi sul Kosovo. Ma anche lui ebbe problemi: il potente radar non funzionava e l'IRST non era sufficiente per vedere qualcosa tra le nubi. Non era possibile combattere e nemmeno volare con sicurezza, se c'erano nemici ovunque. Cercò scampo verso Ladjevci, ma a 1.800 m venne illuminato da un radar terrestre e poco dopo colpito da un missile, cosicché si lanciò alle 21.12, dopo appena 27 minuti di volo.

Insomma, dopo la prima notte, anzi prima serata, già c'erano stati 3 MiG abbattuti e uno danneggiato, anche se per fortuna non c'erano conferme di piloti uccisi, solo uno ancora non rientrato. La NATO fu dunque corretta a dichiarare 3-4 aerei colpiti del tipo Fulcrum il giorno dopo, ma chi li abbatté è difficile da stabilire, a parte che usò missili AMRAAM. Arizanov sarebbe stato abbattuto dal Lt.Col. Rodriguez, con un F-15 (era già autore di due abbattimenti ai danni degli Irakeni nel '91), mentre il Cap. Mike 'Dozer' Shower presumibilmente lanciò 3 missili a Nikolic e uno a Kulacin. Chi fu l'abbattitore di Ilic e Milotinovic non è chiaro: nel primo caso, forse fu un F-16 olandese del 322° Sqn di scorta ai CF-18, nel secondo quasi sicuramente un SA-6 lanciato nella confusione dalla contraerea serba.

La fine di uno dei MiG-29 serbi. E' atterrato 'di piatto' ed è bruciato senza esplodere, un fatto raro per un jet da caccia

Continuò la serie nera il girono dopo, il 25 marzo, quando il MiG 18110 si scassò al decollo, stallando, da parte del magg. Tesanovic, un uomo provato da una tensione eccessiva (un paio d'ore dormite in tre notti) dovuta all'imminenza della guerra.

Poi, quello stesso giorno, il pomeriggio, quel che restava dei MiG-29 serbi era in allerta con il Mag Peric e il Capitano Radosavljevic. Decollarono da Batajnica alle 17 e sconfinarono per qualche minuto in Ungheria, prima di ritornare sul proprio territorio e volarono nel settore meridionale, stavolta con una tattica d'impiego consona, tenendo forse appena 20 m di quota (o magari un po' di più) per evitare l'avvistamento degli AWACS. A Peric non funzionava il radar, ma ebbe informazioni dal compare Radosavljivic, che per raro caso lo aveva in efficienza, tant'é che tracciarono un bersaglio molto alto e veloce , forse un Mirage IVP francese. Era meglio se non l'avessero fatto, perché il GCI gli ordinò di attaccarlo salendo a 7.000 m, nonostante che non vi fossero praticamente le condizioni per raggiungerlo con i missili. A quel punto persero l'invisibilità della copertura del terreno, e vennero subito attaccati da 4 missili. Ma l'RWR si attivò troppo tardi per dare l'allarme. Si portarono tuttavia in virate strette di 7 g, dividendosi dalla formazione a coppia. Peric riuscì ad evitare un primo AMRAAM, poi anche un secondo; troppa grazia, perché l'americano ne aveva tirati tre, uno dei quali, l'ultimo, lo colpì in coda, salvandosi. Radosavljievic, invece, non ebbe fortuna. Proprio lui che aveva i sensori meglio funzionanti, sia radar che RWR, venne colpito dall'unico missile attaccante e stavolta rimase ucciso, quando tutti i suoi colleghi erano riusciti almeno a lanciarsi. I due 'kill' vennero attribuiti come probabili al cap Jeff 'Claw' Hwang del 493nd FS. Questi erano i due famosi MiG caduti in Bosnia, dei quali si sospettò che fossero stati diretti per un'azione offensiva, magari in Italia. Ovviamente non era affatto vero, per un'azione aria-superficie come quella di cui erano capaci i Fulcrum, tanto valeva se usavano gli Orao.

In ogni caso, con i rottami fumanti dei due aerei (almeno uno dei quali relativamente 'intatto') il comando dell'aviazione decise di affidarsi solo ai missili SAM e i MiG fecero solo voli sporadici, per lo più come prova. Troppa era la superiorità della NATO per giunta su di un gruppo di Fulcrum dai sistemi quasi tutti malfunzionanti per la mancanza di ricambi. Un volo di prova su di un MiG-29B dimostrò che in effetti i piloti avevano ragione, l'avionica era pressoché inefficiente. Questo accadde il 28 maggio, ma vi fu anche un volo il 5 aprile con il 18101 durato 40 minuti e afflitto anch'esso da guasti. Si cercò di prendere le parti che funzionavano dal 18104 per metterle sul 18101, ma nemmeno questo lavoro portò a buoni risultati nella missione del 7 aprile da Ladjevci, mentre il giorno prima il 18109 volò una breve missione di ricerca da Batajnica alle 3.47, atterrando appena 20 minuti dopo.

Alcune altre missioni furono volate lo stesso, per esempio quella del 4 maggio con il Lt.Col Pavlovic, con il 18109. Decollò da Batajnica contravvenendo agli ordini del Comando centrale. Era il comandante del 204° Puk, lo stormo da cui dipendeva il 127° LAE. Questo era l'ufficiale di grado maggiore che volò in combattimento, ma fu un'azione praticamente kamikaze, contro un attacco NATO su Valjevo, la sua città natale, che era stata appena colpita da un attacco aereo NATO e pure da un terremoto (la notte prima) e ora era ancora sotto attacco. Forse la cosa lo aveva travolto anche psicologicamente, tanto che volò con un aereo che era stato dichiarato inadatto persino per i voli addestrativi. Prima volò verso il centro della Serbia radente al terreno, poi salì a 4.000 m e a quel punto visto da un AWACS. Un F-16CJ del 78th FS si incaricò di attaccarlo e stavolta fece partire un solo missile AMRAAM, invece della solita salva. Tuttavia, l'aereo bersaglio era già nei guai. L'INS non funzionava, come anche il generatore elettrico. L'AMRAAM centrò l'ignaro aviogetto serbo e uccise Pavlovic. Nei rottami però venne trovato anche un missile Strela, non è chiaro quando avrebbe colpit l'aereo (forse dopo che era già in fiamme).

Così praticamente terminò, con un'autentica tragedia anche personale, l'attività dei Fulcrum durante la guerra. Sembra che alcune altre missioni vennero volate tra marzo e aprile, persino che il 4 aprile due MiG tentarono di intercettare, sopra l'Ungheria un EC-130E della Pennsylvania ANG occupato in un volo di propaganda. Altre missioni di altri tipi di aerei serbi vennero fatte durante la guerra, e dopo di essa si ha notizia che dagli aeroporti kosovari decollarono e volarono via, alla faccia dei danni inflitti alle infrastrutture, 11 MiG-21. Ma questo non rientra negli scopi di questo paragrafo, il cui compito è quello di narrare l'ineguale lotta che dovettero sostenere, praticamente da soli contro l'organizzazione militare più forte del mondo, sebbene inizialmente con forze molto limitate schierate contro i Serbi. Ma causare danni alle forze campali fu un conto, ottenere la supremazia aerea un altro, certamente più agevole compito.

Così finì la guerra per il 127.LAE: 6 MiG-29 abbattuti e uno danneggiato in aria, 1 perso per incidente, 4 distrutti al suolo. C'erano rimasti solo 5 aerei che rimasero in servizio con un'attività molto ridotta, supportata dai MiG-21 evacuati da Pristina. Nel 2004 la Vazduhoplovni Korpus Vojske Srbija I Crna Gora (VKVSICG), la componente di volo della JRViPVO finì l'attività di volo con questi aerei dati i problemi che causava il loro mantenimento. Ma come si vedrà, solo per il momento.

F.A. Serbe, 2008[6][modifica]

Il tempo passa e comporta dei cambiamenti difficilmente prevedibili appena qualche anno fa. Entro il 2010 sarebbe finito il servizio di leva, molti equipaggiamenti sarebbero stati rimpiazzati e soprattutto, sarebbe stato pensato a collaborare a missioni internazionali ONU di pace, oltre che raggiungere gli 'standard NATO', proprio quegli standard che li hanno sconfitti e bombardati per anni. Sarebbero stati radiati mezzi obsoleti come i T-55 e anche i pochi T-72 presenti nell'Esercito, blindati M-60, obici da 122 mm D-30. In scambio, era previsto l'acquisto di 200 blindati ruotati, di ammodernare gli M-84A allo standard M-2001, missili superficie-superficie del tipo Atlas, UAV Gavran e i missili 9M119 Svir controcarri. Quanto l'aviazione i Super Galeb G-4 sono aggiornati alla versione G-4M e i MiG-29A modernizzati. Anche i MiG-21 e i J-22 sarebbero stati ritirati.

Questi i programmi generali. Le F.A. serbe sono attualmente ripartite in livelli strategici, tattici e operativi, quella di comando su 9 dipartimenti che sono tra l'altro le Risorse Umane, Intelligence, Operazioni, logistica, pianificazione, istruzione, finanze, polizia militare.

Non esistono più forze navali dopo l'indipendenza montenegrina, così vi sono solo l'Esercito -Kopnena Vojska e Aviazione o Vazduholopvsto i Pvo. Naturalmente vi è un Comando per ciascuna, dipendente dal CSM, con comando generale e di operazioni congiunte. Esiste anche la brigata trasmissioni, Basi centrale servizi logistici, e la Guardia. La Brigata Veze (trasmissioni) nacque nel 2006 con un reggimento già esistente, il 398° Trasmissioni e gestisce 4 centri di comunicazione fissi e uno mobile a livello di battaglione, il Batalion Veze. La Base Centrale Servizi Logistici aveva le unità 201, 524, 608, 793a logistiche e ripartite a questo punto in battaglioni, dal primo al quarto. La Guarda, nata nel 1830, poi diventata il 1 maggio 1944 Jugoslavenska Naroda Armji, l'Armata popolare. Ha sede a Belgrado, costituita nel senso moderno il 30 novembre 2006, come la Brigata logistica, ha un btg Rappresentanza, il 25° btg battaglione di polizia militare,uno logistico e il gruppo antiterrorista 'Cobra' o Odred Kobre, di Banjica, con 150 elementi. Lì vi è anche l'Accademia Militare. Il Gruppo Cobra è diviso in due unità: una per compiti antiterrorismo, l'altra per la protezione VIP, entrambe sono a livello di plotone da circa 30 elementi suddivisi in squadre di 8 l'una.

Venendo all'Esercito serbo vero e proprio, Kopnena Vojska o KoV, la sede è a Nis, 250 km distante da Belgrado, e si articola su 4 brigate meccanizzate e motorizzate, poi un di artiglieria mista, una per Operazioni speciali, un btg NBC, 2 di Polizia militare, uno trasmissioni e un'unità per impieghi fluviali.

Tre delle brigate principali hanno 11 btg l'una, di cui uno comando, due fanteria, 2 meccanizzati, 1 artiglieria, 1 artiglieria semovente e MLR, 1 Genio, 1 logistico e uno lanciarazzi, lo SVLR; poi vi è il btg carri e uno c.a. Tutti i reparti sono numerati in maniera standard, per esempio il btg comando è indicato con lo zero, e quindi le varie brigate sono dotate del 10, 20, 30 btg comando, mentre i carri sono indicati con il sei, e il Genio con il 10. L'unica unità diversa, la 1a Brigata di Novi Sad, ne ha 12 ma non possiede il btg carri e vi sono differenze anche nelle denominazioni dei btg presenti, per esempio il btg lanciarazzi non è il 14imo ma il 13imo. Questa brigata ha lancirazzi M-77 da 128 mm, semoventi 2S1, artiglierie da 122 e 152 mm.

Le forze meccanizzate serbe hanno complessivamente 212 M-84 e M-84A, più i cingolati M-80, BRDM-2, BTR-50, M-86. I cannoni Bofors L70, missili Strela 10M (dovrebbero essere gli SA-9), missili AT-3 su veicoli; per i battaglioni vi sono gli AT-4 portatili, lanciarazzi portatili c.c. M-79 da 90 mm, e gli M-80 da 64 mm (RPG-18 locali), missili SA-7B e gli Igla (forse sia SA-16 che SA-18, si parla dei tipi 9K310, 9K38, 9M39, mentre gli Strela sono i 9K32M).

La Mesovita Artikjeriska Brigada è quella con il grosso delle artiglierie più potenti, basata a Aleksinac, ex- 203a Brigata di artiglieria, ha un btg comando e servizi, uno logistico, 4 di artiglieria. Questi sono in tre casi dotati degli M-84 Nora da 152 mm e nell'altro caso alcuni M-77 e soprattutto gli M-87 ORKAN da 262 mm, a 4 canne da 262 mm e capaci di raggiungere una cinquantina di km. Infine vi è la Recna Flotila, quello che resta della Marina, ma operante sul Danubio, stanza a Novi Sad. Ha 4 dragamine da 60 t e vari mezzi in vetroresina d'assalto.

Quanto alle forze speciali, esse sono il risultato del processo di cambiamento politico iniziato dal 2000, e l'attuale Brigata è stata costituita il 29 settembre 2006, poi ulteriormente modificato con il tempo e l'esperienza. Questa era originariamente messa dalla 63a Brigata parà, e dalla 72a brigata Speciale, nonché l'82a divisione speciale della Marina Federale. Ecco quindi la Specijalna Brigada del Gen di Brigata Todorov, stanziata a Nis e Belgrado. Ha un btg comando e servizi, una cp supporto logistico, tre btg di cui il 63° Podobranski Bataljon che sono i parà, il 72° Izvidacko Diversanski Batagljon, i ricognitori/ranger/incursori; in fine il Battaglione Polizia militare, che serve per la lotta antiterrorismo e recupero ostaggi. Non è una replica dell'unità Kobre, perché questa è per impieghi di protezione VIP, non è destinata normalmente ad operare in contesti in cui siano coinvolte persone 'normali', per esempio dirottamenti aerei. Gli incursori subacquei servono per compiti di raccolta informazioni, sabotaggio, ricognizioen a lungo raggio in territorio nemico, CSAR, antiterrorismo. Personale preparatissimo, dunque, con una abilitazione anche in territorio montano e urbano, capace anche di liberare ostaggi in caso di necessità. Non vi sono forse più, ma non è detto, i minisommergibili che costituivano una tradizione consolidata della Jugoslavia/Serbia, come i Velebit.

Quanto all'aviazione, la Vazduhoplovstvo i Pvo o V i Pvo ha sede a Belgrado (Zemmun), con uno S.M. e due strutture, la 204 e la 98a che si basano su sette reparti di volo. La prima delle due è a Batajnica, la seconda a Nis e Ladjevci, tutte basi aeree. Poiv 'é la 250a brigata missili SAM, un indispensabile (specie dopo la lezione del '99) btg del Genio (il 333° Btg), uno (210°) trasmissioni, e il 126° centro sorveglianza con i radar S-605 e S-613 inglesi e gli AN/TPS-70 americani, oltre presumibilmente a vecchi sistemi sovietici.

Non c'è molto dell'aviazione vera e propria. La 204a ha i Fulcrum, appena 4 monoposto e un biposto, la 101a ha una trentina di MiG-21 Bis e UM, (per inciso i MiG 21 e 29 mono e biposto sono chiamati localmente rispettivamente L-17, NL-16, L-18 e NL-18). A Batajanica vi sono la 252a Eskadrila con gli Yak-40 e la 138a con gli An-26, più elicotteri vari Mi-8-17, SA-341 e 342L, noti rispettivamente come HT40, H-42 e H-45. Questo per la 204a.

La 98a A.B. ha invece la 241a Lovacko-Bombardereska Eskadrilla con i J-22 Orao, la 714a con gli elicotteri Gazelle armati con AT-3 (forse anche con AAM tipo l'SA-7), una trentina, e alcuni Galeb G-4 (o N-62 per l'aviazione). Vi è anche, in entrambe le grandi unità (grossomodo brigate aeree) un btg sicurezza per la 204a, due per la 98a, e un btg difesa a.a. con i Bofors e i missili Strela e Igla.

La 250a Raketna Brigada Pvo ha invece sede a Belgrado e 5 divisioni, di cui due con gli SA-3 Neva, quelli che abbatterono due aerei americani nel '99 di cui il famoso F-117; queste sono le Raketni Divizion Pvo; le altre 3 divisioni sono le Somohodni Rakteni Divizion Pvo e la differenza è che hanno i missili KUB-M, ovvero gli SA-6 Gainful, non è chiaro quanti siano i sistemi per divisione, forse un reggimento su 4-5 batterie su 4 lanciatori l'una.

Quanto alla sezione istruzione, essa è stata costituita così com'é attualmente nell'aprile 2007, e riguarda sia l'addestramento dell'aviazione che dell'esercito serbi. Vi sono numerose istituzione al suo interno. Almeno sette sono i centri istruzione basici, ma poi vi sono molti centri come quelli per l'addestramento NBC e per le trasmissioni-Guerra elettronica, o per il combattimento aeromobile.

Aviazione Serba, 2008[7][modifica]

Dal 6 giugno 2006 la ex-Jugoslavia è diventata Repubblica Serba a tutti gli effetti, con tanto di cambio di simboli e bandiera (croce bianca su sfondo bicolore, la stessa usata negli anni '20-40). Ma oltre all'araldica v'erano anche novità per l'organizzazione dell'Aviazione e in generale delle F.A, concludendo un drammatico ciclo iniziato nel '91 con guerre civili, dissoluzione della Repubblica federale e attacchi NATO. Le basi anzitutto: solo 2 sono state aggiornate e potenziate, la base 204 di Batajnaika e la Base 98 di Ladjevici. Queste hanno concentrato gran parte dei reparti aerei che una volta erano la punta di lancia di una delle aviazioni europee più grandi e originali.

A Batajinika, NE rispetto a Belgrado v'è un solo comando per tutti i reparti aerei ivi stanziati, e questo è ricoperto dal Colonnello Mirko Vranic, razionalizzando la struttura di comando e controllo per quel poco rimasto. Questo è rappresentato dal gruppo caccia 101, frutto della fusione tra i 126 e 127. Compito dei suoi uomini e MiG-21 Bis e UM, è la difesa della capitale. Assieme a questo v'é il Gruppo 252 per addestramento e traino bersagli, con alcuni moderni Soko G4 Super Galeb e un vecchio NJ22 Orao, oltre che alcuni '21 da ricognizione.

Il Gruppo 138 ha funzioni di trasporto: utilizza una congerie di Yak-40, An-26, Mi-8, Utva 75, e i Gazelle ovvero la OH-42 (SA-341) e OH-45(SA-342), e infine un paio di Dornier Do-28 in riserva. Infine v'era il reparto di sicurezza della base, quello tecnico, quello contraereo, nonché il TOC, reparto tecnico sperimentale fuori del comando di Vranic, e che tra l'altro comanda i piloti e aerei acrobatici, anche a reazione, come la pattuglia su 4 G2A Galeb, recentemente dismessi dal servizio. L'ultimo risultato è stato il secondo premio al per l'acrobazia solista, conquistato grazie ad un sempre valido Orao nel 2007 al CIAF della Repubblica Ceca.

I piloti serbi che stavano affluendo ai reparti non erano molti, ma nondimeno si notava una certa rinascita, con una ventina tra uomini e donne in allenamento sugli Utva 75, dopo un periodo in cui le scuole avevano cessato ogni attività.

A Ladjevici, Serbia centrale, la base era sotto il comando del comandante Joksimovic. Qui v'erano i velivoli d'attacco, ovvero i J22 e NJ22 Orao rimasti, in carico al gruppo 241, e una sua squadriglia è incaricata per la ricognizione sugli stessi aerei in apposita configurazione -IJ22 e NIJ22. Gli Orao, valide macchine d'attacco, sembrano e sono simili ad un G-91Y, ma con una configurazione simile a quella di un piccolo Jaguar. I loro motori sono semplicemente dei R.R Viper, come se questi apparecchi fossero la versione bimotore di macchine come gli MB.339.

Un altro elemento era il gruppo 714 con i Gazelle in versione armata, ovvero la HN42M e la HN45M con missili 9M114M 'Sagger C' e torretta di puntamento sulla cabina di pilotaggio. La seconda delle due ha alcune migliorie, come la turbina Astazau XIV potenziata. Vi è anche un unico Antonov An-2TD, distaccato alla vicina base di Njs.

L'addestramento era stato migliorato, e la logistica pure, tra cui la fornitura di carburante. Ma gli apparati erano obsoleti e non compatibili con i sistemi NATO, come le radio.

Domanda: e i MiG-29? Di 16 aerei passati dalla RVO, costruiti nel 1983-84 per le F.A. sovietiche e poi messi in vendita, usati dal 1987 come gap tra MiG-21 e Novi Avion (l'unico MiG-23 presente nel 1991 nella Jugoslavia, al momento della guerra civile era una macchina libica o irakena in manutenzione), sono sopravvissuti tutti alla guerra civile (nonostante le rivendicazioni di abbattimenti) dove vennero estesamente usati come aerei d'attacco al suolo. Gli jugoslavi avrebbero preferito i Mirage 2000, almeno per differenziare le fonti d'acquisto, ma di fatto questo non è accaduto perché l'URSS aveva alcuni debiti con la Jugoslavia e offrì prontamente questi aerei da caccia per saldarli, dato che oramai era diventato difficile esigerli in valuta.

I Fulcrum erano lo spauracchio dell'Adriatico, per un'Italia ancora equipaggiata con gli F-104S, ma nel 1999 sono stati devastati dagli Alleati, con l'abbattimento di 6 aerei, la perdita per incidente di uno, e la distruzione di 4 al suolo. In tutto v'erano solo 5 aerei di cui ben 4 messi a terra per problemi tecnici o economici dal 2004 (che già affliggevano gli apparecchi quando vennero mandati a combattere contro la NATO nel '99), ma era in atto una revisione e un programma d'aggiornamento, con una collaborazione tra Russia e la ditta Moma, di Batajnika. Per il resto c'era davvero poco da dire, a parte l'interesse per gli F-16 o i Gripen.

In tutto, quindi, l'aviazione serba allinea uno squadrone da caccia con i MiG-21, uno da attacco con gli Orao, uno da attacco con i Gazelle, uno da addestramento, uno da trasporto e pochissimo altro, tra cui rampe di missili SA-3. Gli aerei sono stati ridipinti per lo più in livree a bassa visibilità di tipo moderno, con due toni di grigio chiaro e scuro, o un tono grigio-azzurro a tinta uniforme, o ancora, per i cacciabombardieri e addestratori armati, una striatura di verde scuro e grigio di tipo classico.

Note[modifica]

  1. Grattoni e Toselli, Aerei giu 1991
  2. Poddu, F.M: La Marina Serbo-Montenegrina, RID nov 1995
  3. Da RID giugno 1999: Allied Force e dintorni
  4. Fassari, Giuseppe: Allied Force: i MiG-29 Serbi, Aerei lu-ago 2004 p.43-47
  5. Articolo dell'Acig Team: <Yugoslav & Serbian MiG-29s
  6. Husson, J.P.: Voskja Srbije, RID feb 2009
  7. Viroli, Elio: L'aviazione Serba, Aerei Mar-apr 08 N.44 pag.24-26