Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Unione sovietica-Missili 3

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Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo

  • Missili antinave[1][modifica]

    La guerra aveva insegnato ai sovietici l'importanza delle flottiglie di siluranti collegate ad un comando a terra, che stabiliva come dovessero agire e quando attaccare e ritirarsi. Ma con i sistemi radar di scoperta e tiro, esse si trovavano sempre meno nella possibilità di sfuggire alla scoperta e alla reazione, non importa quanto piccole e veloci fossero. Era necessario inventare dei sistemi a maggiore gittata per superare tale problema, o l'avvicinamento finale sarebbe stato un vero calvario. Erano passati i tempi in cui una motosilurante poteva sbucare dalla nebbia e dalla notte, tirando a colpo sicuro dei siluri e magari affondare una corazzata, come successe alla St.Istvan, e in futuro le Marine occidentali sarebbero state anche più temibili. Per ottenere un'arma capace di attaccare in maniera efficace si poteva anche ricorrere ai siluri guidati o autoguidati con prestazioni migliorate, specie in autonomia, ma non era ancora il tempo per poter combinare armi con sistemi di autoguida e velocità molto elevate, sufficienti per affrontare un bersaglio veloce e allertato. Così alla fine, si scelse un'arma che volasse un po' sopra il livello del mare anziché un po' sotto. Questo dava come premio una maggiore velocità, ma anche la possibilità concreta di essere scoperti durante l'attacco. In ogni caso, non c'erano alternative credibili e allora nel 1952 iniziarono i lavori per il missile P-15, disegnato dal Bereznyak DB; si basava sui disegni aerodinamici TsAGI 1951, usata anche per lo sfortunato Yak-1000: ali a delta tronco con 3 m di apertura si associavano ad una grossa fusoliera, e tre piani di coda equamente distanziati tra di loro, con struttura non tanto dissimile dalle ali principali il che significava un bordo d'entrata ad alta angolazione. Il peso di questo primo missile era 2.320 kg, 500 dei quali per la testata bellica, e la gittata, data da un motore a propellente liquido più booster ventrale a propengolo solido, consentiva ben 40 e passa km di raggio massimo. Il turbogetto era anche stato preso in considerazione, ma al missile serviva una rapida accelerazione per raggiungere la quota e la velocità di volo, altrimenti il funzionamento sarebbe stato problematico. La cosa avrebbe perseguitato i missili sovietici per molti anni. Il razzo a propellente liquido era alimentato a un serbatoio di liquido conservabile, che tuttavia col tempo tendeva a corroderne il corpo essendo marcatamente acido. La configurazione originale impediva poi lanci tra -15 e +38°, due limiti non eccessivi ma nemmeno del tutto accettabili sia per i sovietici della flotta del Nord e del Baltico, sia per il clima caldo delle basse latitudini. Nel 1954 si era passati allo sviluppo pieno dell'arma, e il lancio n.1 venne previsto per il 16 ottobre 1957, ma poi rimandato per il maltempo. I missili vennero comunque considerati efficaci, così come l'elettronica di bordo e designazione.

    A parte questo, installare il missile richiedeva ben 15 ore di tempo, pur essendo un sistema sostanzialmente semplice, poi si ridusse a 11, e infine, dal 1961, lo Styx, entrato in servizio attorno al 1958, aveva visto tali progressi che le nuove Progetto 205 potevano imbarcare i loro 4 missili in appena 4-6 ore. Naturalmente il maneggio doveva essere delicato, anche per la pericolosità del propellente che era sia acido che infiammabile.

    Il radar Garpun delle Komar (Pr.183R) era in grado, normalmente, di agganciare un cacciatorpediniere fino a 20 km di distanza, purché in condizioni favorevoli. I dati di lancio venivano calcolati tra i 5,5 e i 27,74 km di distanza, mentre per una distanza maggiore i dati dovevano essere calcolati manualmente sul tavolo di tracciamento, abbassando però notevolmente la possibilità di colpire il bersaglio. Altro problema era che il missile poteva sì funzionare in maniera affidabile, ma inizialmente poteva facilmente essere ingannato da sistemi ECM anche semplici, come il lancio di chaff. L'attivazione del sistema di ricerca del P-15 era da fare ad alcuni km di distanza dal bersaglio: 11 km alla massima distanza, 2,75 alla distanza minima, dipendente quindi dalle condizioni. Lo Styx avrebbe poi proseguito l'avvicinamento scendendo dalla quota operativa selezionate (che in genere era 125 o 250 m) con un angolo di 1-2 gradi. Quando a segno, 'non ce n'era per nessuno'. La testata da 500 kg non solo era potentissima, ma del tipo a carica cava. Non è chiaro perché tale scelta invece di una testata HE o SAP. Forse perché si voleva affrontare anche navi corazzate, come all'epoca ve n'erano, quali le corazzate e gli incrociatori. Il serbatoio non era dietro, ma davanti alla testata: quando questa esplodeva, il suo getto penetrava nella nave e si trascinava dietro il combustibile ancora da bruciare, che come si è visto, era in genere circa la metà se non anche più del totale (parecchie centinaia di litri). Con due colpi a segno si affondava un cacciatorpediniere, ma per questo si dovevano lanciare ben 12 missili, un problema per le 'Komar' che ne avevano solo due per ciascuna e che avevano oltretutto limiti notevoli per la navigazione con mare mosso, autonomia e sistemi elettronici. Per giunta si stimava che solo 1 flottiglia su 3 (organizzate, dato quanto sopra, su sei navi l'una) era previsto sopravvivesse fino a poter entrare in contatto con il nemico: almeno una, chiaro, ma questo era il numero minimo (3 flottiglie) per garantire un risultato. Nel 1955 già la cosa sembrava inaccettabile: coordinare 18 battelli sperando che almeno sei di questi trovassero un caccia NATO e lo affondassero, era obiettivamente poco efficiente. La storia (vedi la sezione delle navi) dirà poi cose diverse al riguardo, sia peggiori che migliori delle stime fatte, a seconda delle condizioni effettive. Per esempio, affondare il Kheyber, un caccia ex-Battle nato soprattutto come nave antiaerei, richiese giusto due missili, entrambi a segno.

    Dato che le Pr. 183R erano solo l'adattamento di un progetto precedente, la successiva generazione sarebbe stata del tutto integrata tra i missili e le navi, nate per ospitarli (Pr.183R ha R come Raketnya, razzo o missile, come dire che è la variante missilistica del tipo base).

    Le successive Pr.205 (Osa per la NATO) erano battelli ben più robusti e meglio equipaggiati. Nel frattempo venne sviluppato anche il P-15M, con raggio aumentato nettamente, fino a circa 80 km. Questo era lo Styx -C per la NATO, anche se non è chiaro se sia mai stato installato sulle Pr.205, e certo non su quelle export. La designazione su distanze tanto elevate era a quel punto un problema notevole: si risolse con un apparato ESM, che -posta un'attività radar nemica- localizzava le navi anche oltre-orizzonte, con un ricevitore che localizzava l'emissione, e un'antenna direzionale altamente precisa per stabilire la posizione e la distanza. Quest'antenna era quella dell'IFF Nikhrom. I lanciatori dei missili P-15 erano molto semplici nelle Pr.183R, ma non avrebbero permesso di sopravvivere al lancio di missili dello stesso tipo, piazzati nelle vicinanze. Da qui l'adozione di una specie di vero e proprio hangar (tra l'altro, potenzialmente ottimo anche per far operare, nell'ottica moderna, mezzi come gli UAV), molto grande e ben raccordato al ponte della nave. Inoltre i due cannoni binati da 30 mm AK-230, controllati dal radar MR-104 ('Drum Tilt') permettevano una difesa aerea molto migliore di prima. Anche se le navi erano più complesse e pesavano tre volte tanto, valevano senz'altro la pena. Così, tra l'altro, era possibile non solo ridurre le flottiglie da 6 a 3 navi, ma anche ridurre il numero di flottiglie da 3 a 2 per ottenere un risultato: una forza di 6 battelli per affondare un cacciatorpediniere era senz'altro una cosa più plausibile e molto più facile da coordinare, anche per le caratteristiche superiori delle nuove imbarcazioni. Oltre 400 ne sarebbero state prodotte negli anni successivi, anche all'estero (in particolare in Cina).



    Ma i missili non erano armi interessanti solo per i mezzi navali d'attacco veloce, anche se qui erano maggiormente importanti perché non c'erano altre alternative valide. Per i sottomarini, invece, i siluri erano ancora delle armi più che credibili, ma durante la guerra pochi furono i centri collezionati, d'altro canto contro un nemico che aveva davvero pochi bersagli navali da farsi affondare (tra cui purtroppo, la Ghustloff, grande nave da crociera affondata da 3 siluri con 9.000 persone uccise, quasi tutti civili in fuga dalla guerra).

    I battelli sovietici, in generale, erano risultati poco efficienti subendo perdite elevate e contro la NATO non ci si poteva aspettare certo un maggior successo. Così vennero sia studiati nuovi siluri, sia la difficile integrazione con i missili. Il primo risultato fu l'SS-N-3, installato su sottomarini come gli SSBN 'Echo', sia per attacchi nucleari che poi per attacchi convenzionali, ma pur avendo una lunga gittata, era da lanciarsi stando emersi, inizialmente perdendo anche mezz'ora in superficie. Inoltre si trattava di battelli molto rumorosi e poco efficienti. Quanto ai battelli convenzionali, i primi postbellici furono i Pr. 611 (Zulu) e Pr.613 (Whiskey), basati sugli insegnamenti e le tecnologie messe a punto dai Tedeschi durante la guerra, i primi a lungo e i secondi a medio raggio. La tecnica d'attacco era in genere quella di portarsi alla massima distanza d'attacco e lanciare nutrite salve di siluri, così accadeva durante la II GM, ma anche così la precisione degli attacchi, sia pure con siluri molto veloci e prestanti, lasciava molto a desiderare. Anche i battelli postbellici cercavano di fare lo stesso, valendo anche per i Pr 633 'Foxtrot' e i 633 'Romeo', che erano i successori dei precedenti due. Siluri di tipo nuovo, a corsa programmata (con movimenti a zig-zag) e solo in seguito, ad autoguida, migliorava le cose, ma si pensò anche ai missili antinave. Fu l'OKB-52 Chelomei che dal 1956 iniziò lo studio di queste armi, con un grande missile noto come AMETIS (il tipo SS-N-9 Siren), con lunga gittata grazie ad un motore a turbogetto, e testata di guida in banda J, piuttosto che il più primitivo sistema a scansione conica in banda I del P-15. Inoltre c'era un altimetro radar ad alta precisione per volare ben più bassi. Ma c'era anche dell'altro. Il nuovo missile consentiva anche la trasmissione di dati, e di grande pregio. Infatti usava un datalink a doppia via, cosa che in Occidente, nei missili antinave, non pare sia mai stata fatta. Il missile poteva trasmettere alla nave la sua immagine radar, e oltretutto aveva anche un sistema di guida duale perché aveva anche un sensore IR aggiuntivo. A quel punto, nel 1959, era già possibile pensare che sarebbe stato parte di una nuova classe di sottomarini. Ma era presto, nel 1958 erano entrati in servizio i Pr.627 Kit, ovvero i 'November', veloci ma non propriamente affidabili e avanzati. I Sovietici fecero a quel punto un temerario balzo in avanti, perché non avrebbero potuto tenere dietro alla cantieristica americana, tentarono di giocare la carta dell'attuazione di un progetto che fosse quanto di più moderno fosse possibile. Nella nuova generazione erano compresi i Pr.705 (Alpha), e il 661 (Papa), il primo era un minuscolo SSN ad altissime prestazioni, con scafo in titanio e reattore raffreddato a metallo liquido, il secondo aveva scafo in titanio ma con reattore di tipo convenzionale, ma essendo più grande, aveva la capacità di lanciare i nuovi missili Ametist. Tutti e due questi progetti ebbero problemi enormi, e vennero realizzati in pochi esemplari (uno solo nel secondo, armato con 10 missili più i siluri). La situazione fu drammaticamente fallimentare per i progettisti sovietici. C'erano anche problemi legati ai missili stessi, ed erano simili a quelle che nello stesso periodo affliggevano il P-35 (lo Shaddock). Forse c'erano problemi di azionamento corretto dei motori a reazione dopo l'accelerazione dal razzo. Da notare che si trattava di missili lanciati, nel primo caso, immersi.

    La sperimentazione del sistema di guida era stata fatta sulla cellula dell'affidabile P-15, idem per quanto accadde al P-35. La cosa fu giudicata molto positivamente, tanto che il missile P-15M, a cui era stato installato il sistema di guida del P-50 (Ametist) prese vita da solo, in una apposita versione chiamata poi SS-N-7 Starbright, ma da parte sovietica noto come P-20. Questo missile venne installato su di un nuovo scafo, di tipo convenzionale, con i sensori e sistemi d'arma del Pr. 705 (i velocissimi 'Alpha'), dando vita ad un sottomarino atomico di tipo molto più semplice, il Pr. 670 'Charlie I', che aveva metà dell'apparato motore del Pr.670 'Victor', che aveva ereditato anch'esso i sistemi d'arma del Pr.705. I missili installati sui 'Charlie' erano i P-20L, ovvero il P-20M usato come banco di prova volante per l'elettronica del P-50, e con il sistema di ripiegamento delle ali tipo 'Chelomei', per usare dei compatti tubi di lancio compatti. Le ali erano ripiegate verso l'alto, le cui estremità erano agganciate a delle rotaie di lancio: quando andavano fuori dal tubo, le ali andavano in basso e al di fuori, mentre una calotta idrodinamica era aggiunta per rendere più facile la penetrazione dell'acqua. Non era possibile tuttavia ottenere anche il datalink del P-50, più grande, ma anche così si trattava di un missile molto potente, entrato in servizio attorno al 1967 e suscitando una viva preoccupazione per la NATO, anche se i Charlie I non erano molto potenti e non vennero prodotti in quantità.

    Ma queste ricadute tecnologiche non furono apprezzate solo per i sottomarini, ma anche per le navi di superficie. Così avvenne che i missili P-15, gli unici portabili dalle 183R, vennero aggiornati con il nuovo sistema di guida e diventando P-20. Per le 205 non c'era problema e anche il loro sistema P-20 M (SS-2C, naturalmente in gran parte destinato alle navi sovietiche e del Patto, non pare che siano stati usati anche per le navi esportate in altre nazioni, che ebbero presumibilmente solo i P-15). I P-15M ebbero modifiche diventando P-20K con il nuovo sistema di guida; le navi Pr 205 in costruzione ebbero anche i cilindri di lancio tipo sottomarini, più compatti, e con missili ad ali ripiegabili; questo consentì di costruire i missili P-20M; non bastasse questo vennero anche usati i sistemi IR di guida alternativi, sviluppati per il P-50. Esse erano le P-21, versione alternativa IR (non era possibile usare entrambi su questa cellula) dei P-15 e P-20; poi c'erano i P-22, versione IR dei P-15M e P-20M, quelli a gittata aumentata. Quindi una famiglia davvero numerosa:

    P-15: versione base; P-15M a gittata allungata; P-20M con sistema di guida aggiornato con l'Ametist; P-15M aggiornato come P-20L (SS-N-7), ex-P-20 (del programma sperimentale originaria); P-20M per la versione del precedente con alette ripiegabile; P-20K , evoluzione del P-15M senza alette ripiegabili con sistema di guida P-20; P-21 e P-22 versioni con guida IR dei tipi P-15/20 e P-15M/P-20M.

    Il P-50, poi SS-N-9 Siren, ebbe applicazione prevista sulle KRIVAK (Pr.1135), ma poi attorno alla fine degli anni '60 queste (rimpiazzi designati delle 'Riga') e i 'Kresta II', Pr.1134A, ebbero un cambiamento di ruoli diventando poi vettori per i SS-N-14. L'idea originale era di mandare queste navi ad attaccare le formazioni già colpite dai P-35 per dar loro il 'colpo di grazia', e avevano due lanciatori tripli per ciascuno scafo. Con i missili Sylex, solo marginalmente efficaci nel ruolo a.n, venne messa in conto la costruzione di corvette missilistiche parimenti armate con il P-50, le Burya o Pr. 1234, note alla NATO come Nanuckha; esse avevano due lanciamissili trinati analoghi a quelli scelti per le navi che ebbero poi i missili ASW; nel frattempo vennero costruiti pochi 670M, ovvero i 'Charlie II', armati con i P-50L, adattati per i lanci da sott'acqua. Infatti se il progetto originale dell'AMETIST era per un missile lanciabile da sott'acqua, il definitivo P-50 era stato pensato per i lanci da navi di superficie, quelle di cui sopra, entrando alla fine in servizio nel 1968. Esso aveva i sistemi di guida radar e IR, e volava un po' più in alto (75 m anziché 30) per il loro uso corretto. Questi grossi missili da 3 t erano capaci di rimandare l'immagine del bersaglio verso il vettore di lancio, rimediando così alla scarsa probabilità dei ricognitori russi di sopravvivere alle difese americane; ma era ancora una soluzione inadeguata per certi versi; la tecnica ISAR, invece, era ben più raffinata, che permette di creare un'mmagine sufficientemente precisa da distinguere il profilo della nave identificata, ordinando al missile di cercare ancora qualora si sospettasse di trovarsi di fronte ad ECM e falsi bersagli, oppure se si volesse attaccare una nave principale in mezzo a quelle di scorta. Il missile può anche essere, nei limiti della sua gittata, una specie di ricognitore per aggiustare le successive salve di tiro; questo ovviamente allarma la formazione attaccata, ma è sempre meglio che andare totalmente a vuoto, pericolo elevato per i lanci a lungo raggio. Certo che, avendo a disposizione pochi missili, giusto sufficienti per un attacco di saturazione contro un singolo obiettivo, dev'essere comunque una decisione difficile usarne alcuni come 'aggiustamento', mettendo sul chi vive la vittima degli attacchi.

    Nel 1969, però, si cominciò a pensare ad un nuovo e formidabile missile antinave, per sostituire i missili P-20 e P-50. Questo era stato proposto da Chelomey e da Bereznyak, accettando la proposta del primo. Il risultato fu molto importante, anche in termini di secretezza. Gli occidentali commentavano sulla stampa specializzata i progressi sovietici, deducendoli dai radar? E allora si introdusse una calotta protettiva per ospitare un sistema di antenne 'Band Stand' che non facesse vedere nulla; così accadde anche per i lanciamissili con tubi capaci di portare diversi tipi di armi. Il 'Band Stand' aveva 5 radar diversi al suo interno e questo sicuramente complicava molto l'analisi delle sue capacità per la NATO, visto che non poteva vederlo, ma solo 'sentirlo' con gli apparati EW quando veniva azionato. Mentre la NATO annaspava in un buio profondo per tutti gli anni '70 e 80, il missile P-80 continuava lo sviluppo, con i collaudi in volo già nel 1973. Già nel 1976 questo missile, nonostante fosse molto complesso e pesante (4,5 t), ottenne la capacità operativa iniziale; la testa di ricerca ISAR e la testata da 250 kg semi-ap erano seguite da un motore a statoreattore capace di raggiungere 130 km di gittata (ma vengono citati anche 250 km se con guida di mezza corsa). Ebbe impiego con i caccia Pr.956 'Sovremenny' e le Molniya (1241.0 Tarantul). Questo missile era ovviamente l'SS-N-22 Sunburn. L'abbinamento missili-caccia ebbe un successo pieno: il missile poi non presentò problemi di dentizione, malgrado fosse più complesso e potente degli altri SSM a medio raggio; mentre nel caso delle piccole Tarantul III, l'integrazione non riuscì data la troppo grande densità di sistemi di bordo, e la difficoltà di non far interferire questi con il sistema ISAR. Alla fine ci si rinunciò. Ma non per molto, perché a questo punto il rivale Bereznyak DB aveva progettato per il P-20 un sistema di guida in banda L e un nuovo altimetro, quello di tipo adattativo (alle condizioni del mare) proveniente dal P-80. Il nuovo missile, designato P-27, aveva anche alette ripiegate verso il basso e quindi, una disposizione diversa rispetto a quella originale (così la fusoliera del missile era posta verso l'alto del tubo di lancio a sezione ovale); i Pr.1241 ebbero questo nuovo missile (sempre molto inesattamente bollato dalla NATO come SS-N-2C, quando in realtà i membri della famiglia del P-15-20-21-22-27 erano ben più numerosi), che riguardò le navi prodotte tra il 1981 e il 1986. Il missile era solo una soluzione ad intermim, pur essendo certo un ordigno interessante ed evoluto. La sua sostituzione avvenne a quel punto con il P-270, con i sistemi del P-27 ma una nuova cellula a statoreattore; in servizio già nel 1986, 5 anni dopo l'inizio dello sviluppo e 3 dopo i primi test di volo, il nuovo ordigno (sempre conosciuto come SS-N-22 dalla NATO) era risultato estremamente soddisfacente (a parte, ovviamente, gli ingombri). Pesava 3.950 kg, di cui 320 di testata, velocità di crociera di 2,3 mach (contro i 2,5 del P-80), gittata limitata a 90 km: ma, se si vuole superare ogni resistenza nemica, si può selezionare l'attacco a ben 3,5 mach per gli ultimi 10 km, che comporta un consumo pari a quello di 20 km con motore normale, quindi la gittata scende a 80 km. Il radar d'acquisizione è lo stesso dei Pr.956, a parte che lavora i banda E/F anziché D. Fu dunque questo missile, con una storia estremamente complessa alle sue spalle, ad essere presentato come MOSKIT (versione aviolancitata) nel 1992, e poi come 3-M80, di progetto Bereznyak sì, ma per gettare ulteriore confusione, adesso questo DB era stato ribattezzato Raduga.

    Ma non era finita qui. I sottomarini 'Charlie' non si sono dimostrati un grande successo. I P-50L erano a quanto pare ancora considerati insoddisfacenti nel funzionamento al momento del lancio. Inoltre i sovietici si erano specializzati nella protezione dei propri sottomarini SSBN e nell'attacco delle analoghe navi nemiche. Inoltre, per i sottomarini, non si riusciva a trovare un modo valido per dispiegare missili antinave lanciati dai tubi da 533 mm, e un primo tentativo di cui non si sa molto, fallì. Ma con i siluri da 650 mm era diverso e così si provò ancora. Era chiaro che se si riusciva ad eliminare i tipi SSGN, con il loro complesso settore di lancio costituito da una batteria lanciamissili apposita, si poteva semplificare i disegni, e aumentare il numero dei siluri (solo 12 per i 'Charlie' più gli 8 missili; aggiungiamo che all'epoca i sottomarini sovietici in genere avevano solo siluri monoruolo, o ASW o antinave, e che questi in genere non avevano filoguida ma solo autoguida, con vari problemi nei tiri a lunga portata; inoltre venivano usualmente portati un paio di siluri atomici antinave, che erano ovviamente sconsigliati nell'impiego contro qualcosa che non fosse una portaerei o una base navale). Si pensò ad adattare niente di meno che il P-80 al lancio dai grandi tubi di lancio, introdotti per i super-siluri da 650 mm antinave su alcuni progetti come i 671TRK (Victor III, probabilmente i miliori SSN sovietici tutto considerato). Questo dava la possibilità di scegliere: o questi siluri, capaci di viaggiare con un apposito e micidiale (è praticamente impossibile disturbarlo) sensore di scia, alla velocità di 50 nodi per 50 km o 30 nodi per 100 km. Un ammiraglio americano in merito ebbe a dire: se sapessi che la mia portaerei fosse inseguita da una tale arma, avrei una sola scelta: mettere una fregata tra la portaerei e il siluro! Ma in alternativa, si potevano usare anche i missili. Uno di questi era il 100-RU. Questo era un missile ASW, nato come progetto per portare un siluro ASW; era il successore del più piccolo SS-N-15 che era armato con cariche nucleari o con siluri ASW leggeri, lanciabile dai normali tubi da 533 mm (e simile al SUBROC americano). Questo missile però non era l'unico della famiglia. C'era infatti anche il P-100. Questo era di fatto l'SSN-22, o meglio il P-80, in versione sublanciata, con alette ripiegabili. La NATO conobbe la versione ASW, ma il micidiale pericolo costituito dal P-100 rimase ignoto per tutta la durata della Guerra fredda! In seguito i missili sono stati adattati finalmente alle navi di superficie, per sostituire sistemi come il vecchio Styx, il poco diffuso Siren e il grosso SSN-14 (ovvero il 60-RU e 70-RU). Così vennero previsti anche per le unità 'Neutrashimy' (Pr.1154).

    Infine sono giunti i progetti più recenti, tra cui l'X-35 o Kh-35, derivato dagli Harpoon, almeno concettualmente, e offerti ad un prezzo di appena un terzo del suo omologo, mentre i missili come il P-270 costano parecchie volte di più e sono adattabili solo su grandi navi o comunque con pesanti modifiche.

    Così, alla fine della Guerra fredda vide, paradossalmente, l'URSS, pioniera dei missili antinave e assolutamente originale negli sviluppi, finire per adottare il pratico e semplice progetto americano come futuro missile per una varietà di piattaforme navali, terrestri e aeree.


    Dallo Snapper al Vikhr: la storia dei missili c.c. sovietici eliportati[2][modifica]

    I sovietici iniziarono ad interessarsi dei missili c.c. sulla base dei missili tedeschi del '44, i Rotkappchen. Alcuni vennero catturati ma nello sperimentarli vennero trovati, non sorprendentemente, poco affidabili e solo verso la fine degli anni '50 l'allora premier Kruschev diede priorità elevata a tutti i programmi missilistici, anche sulla falsariga dell'esempio che già veniva dato dalla Francia con i missili c.c. usati da elicotteri. Ma i Mi-1 e i pesanti 3M6 Sc'mel (per la NATO AT-1 Snapper, 2,5 km di portata) non ebbero modo di cooperare in maniera efficace, dato il peso eccessivo per i sistemi d'arma dell'epoca. Tuttavia i pur capaci Mi-4 erano troppo grossi e poco manovrieri per le azioni controcarri, e così solo alcuni vennero modificati come Mi-4AV o K-4V. Questi erano armati con quattro rotaie di lancio 2P24 per i missili radiocomandati 3M17 Fleyta (noti anche come 3M11), ovvero gli AT-2 Swatter per la NATO, che erano più pesanti dei 3M6/AT-1, ma anche più compatti. La guida era su radiocomando ed erano possibili tre frequenze di comunicazione per guidare l’arma sul bersaglio. La gittata, inizialmente, era sui 2,5 km, ma in seguito venne aumentata a 3,5-4 km.

    Il successivo 9M14 Maljutka (AT-3 Sagger) era piccolo ed economico, con notevole gittata (3 km) sebbene fosse un’arma filoguidata (ma come tale, immune dai disturbi radio) e molto leggera (in pratica, era come se fosse un missile Cobra, ma con la gittata di un SS-11 o di un TOW di prima generazione: ovvero, un’arma leggera, di una dozzina di kg, che aveva le prestazioni di missili da 22-30 kg di peso, un risultato difficilmente replicato persino al giorno d’oggi); tuttavia i sovietici non lo apprezzarono per l'uso da parte degli elicotteri, e il lavoro svolto venne passato alla Polonia, come complemento per i nuovi e piuttosto potenti Mi-2 a turbina. Essi, quando in configurazione missilistica, possedevano quattro rotaie 2P24 per gli AT-3B ovvero i 9M14M Maljutka-M, gli AT-3B per la NATO. I Mi-2 con i missili erano noti, almeno in alcuni tipi, come Mi-2URP. Successivamente si trattò di adottarli su alcuni Mi-8TB (sei armi) e infine gli Yugoslavi li usarono con i Gazelle. Non mancarono in questo tipo d’impiego nemmeno i Romeni, per i loro Alouette e Puma prodotti dalla IAR.

    La prima generazione non ebbe quindi molto successo, e così i Mi-4AV, vennero sostituiti dai Mi-24, armati con quattro 3M17 , noti successivamente 9M17; il tipo 9M17P Skorpion aveva guida SACLOS radiocomandato, l'intero sistema d'arma era con rotaia di lancio 9P32 e telecomando radio, e si chiamava Falanga o AT-2C Swatter per la NATO. Esso consentiva, al pari dell’AT-3C, la guida in maniera automatica sulla linea di mira: si puntava sul bersaglio con il congegno di mira, e il missile era seguito dal computer di bordo tramite il ‘flare’ di coda, e comandato in maniera tale da tornare in volo al centro del punto di mira. Tuttavia l'arma non era particolarmente efficace e i 4.000 m richiedevano 30 secondi per essere coperti (non è che, a dire il vero, sia tanto meglio per i TOW o i Sagger,questi ultimi con 22-27 sec necessari per 3 km, mentre i missili americani ne richiedono una ventina per 3,7).

    Il KBM Bureau ebbe così modo e necessità di sviluppare un missile controcarri più veloce e prestante, anche se sempre radioguidato (e non laserguidato come si pensava in Occidente); era il 9M114 Sc'turm o AT-6 Spiral, il primo missile c.c. supersonico e al contempo, il primo ordigno sovietico di questa categoria nato come arma eliportata. All'epoca non era ancora in servizio l'Hellfire, grossomodo analogo (in realtà notevolmente superiore, ma in entrambi i casi si parla degli ordigni ‘al top’ in ciascun schieramento e nati proprio per gli elicotteri da combattimento). L'AT-6 veniva sparato da un tubo di lancio totalmente chiuso e con alette che si dispiegavano subito dopo; il booster lo accelerava per 0,65 sec a 198 kmh prima ancora di uscire dal tubo di lancio. Il sistema di comando radio Raduga era derivato dal precedente Falanga, ma con maggior numero di canali di guida. Tuttavia c'era un problema: il comando radio era ostacolato dall’azione del motore del missile: esso era sì potente, capace di volare in regime supersonico per la maggior parte della traiettoria e come tale, capace sia di maggiore gittata (5 km) che di tempi di volo molto ridotti (forse poco più di una dozzina di secondi); ma esso emetteva anche molto fumo. E in URSS, all’epoca, non c’erano propellenti speciali che non ne emettessero. Questo però finiva per coprire l’obiettivo al puntatore (che non disponeva di una camera termica, per cui necessitava di una visione perfetta per inquadrarlo). Per rendere possibile il puntamento da parte dell'elicottero, c'era bisogno quindi di un'idea nuova. Questa venne trovata facendo percorrere all'ordigno una traiettoria spiralante, a 'cavatappi' e per questo venne soprannominato Kokon, ovvero baccello. E per lo stesso motivo venne chiamato Spiral dalla NATO. L'arma ruotava attorno alla linea di tiro, fino ad avvicinarsi sempre di più al bersaglio, che così non era mai occultato dal fumo.

    Una versione terrestre dell'arma è stata sviluppata poi come Sc'turm-S per i blindati leggeri MT-LB. Era un’iniziativa molto più tarda e non ha avuto particolare successo, tuttavia merita di essere ricordata. Il lanciatore aveva una forma sottile e due armi sistemate sui tubi di lancio orientabili.

    Invece, i primi missili c.c. sovietici con guida SACLOS e tubo di lancio erano il 9M111 Fagot (AT-4 Spigot) e 9M113 Konkurs (AT-5 Sprandel), equivalenti al MILAN e all'HOT; si trattava di sistemi moderni, apparsi attorno alla prima metà degli anni ’70 per impieghi terrestri o da veicoli e sviluppati dall’arsenale di Tula; ma nessuno dei due ha avuto successo come arma eliportata, pare per via della potenza di lancio del motore a razzo, capace di danneggiare il vettore di lancio (anche il MILAN ha lo stesso problema, infatti nemmeno questo è usato come arma eliportata, e a quanto pare le armi sovietiche vennero ricavate copiandola; l’AT-4 è analogo per categoria, l’AT-5 è invece un’arma da 4 km ed è usata come equivalente di TOW e HOT). La DDR tuttavia, tentò anche questa soluzione dai primi anni ’80, quando sperimentò il Konkurs con un sistema di guida IR (non è chiaro cosa significhi in concreto, forse aveva un sensore di autoguida come i missili AAM?), ma dopo è arrivata la riunificazione e non se ne è fatto niente. Questi due missili del KBP di Tula non sono così diventati mai armi per elicotteri, malgrado ne avessero tutte le potenzialità.

    Così per i Mi-24 ‘maturi’, abbandonato lo Skorpion (che del resto era nato circa 10 anni prima dell’elicottero lanciatore), vennero sperimentati solo i 9M114, sviluppati sotto la guida dell’ing Nepotedimnji, e prodotti fin dal '78 per il Mi-24V (Hind-E) e P (Hind-F); dal 1983 vennero anche sperimentati dai Ka-29 in lanciatori quadrupli, in pratica essi erano la versione da assalto del Ka-27. Il Mi-24V ebbe tipicamente solo due lanciatori doppi laterali per quattro missili, ma alcuni ebbero anche predisposizioni per altri due lanciamissili nei piloni centrali –cosa diventata standard con i successivi P, anche se raramente esercitata- per un massimo di otto missili e due lanciarazzi.

    Visto che le corazze si stavano evolvendo in fretta e che l’acciaio era in sostituzione con strutture speciali ad altissima resistenza (vedi l’M1 e il Leopard 2), venne chiesto un missile con capacità di penetrazione delle corazze protette dalle ERA, e la KBM ottenne il 9K120 Ataka (AT-9 Whirlwind), da 6 km e con tre versioni diverse. Una ha testata in tandem, la seconda -9M120F- ha testata FAE, la terza (9A120 o 9A220) ha testata sia c.c. che spoletta di prossimità e incolucro 'continuous rod' per l'uso anche come arma aria-aria. Quest'ordigno, con ben due lanciatori ottupli, costituisce l'armamento dei Mi-28, che hanno sistemi di lancio APU-8/4M, standard anche per i Mi-24M. Invece gli elicotteri Mi-28N hanno avuto la 9M120M, più lunga del 30% e ovviamente più pesante, ma soprattutto più prestante, con portata di almeno 7 km e 100 cm di penetrazione nell'acciaio.

    Anche il Ka-50 ha armi simili, il sistema d’arma 9K121, ma progettate da un altro ufficio, il KBP. La dotazione normale si articola in 12 missili Vikhr e sistema di guida Skhval; i lanciatori sono tubolari di 3 metri l'uno malgrado il ridotto diametro (circa 13 cm), mentre i missili hanno guida laser su fascio, come gli AT-11 Sniper dei carri armati, del resto e non casualmente coevi. Le testate sono due in tandem, ma la prima è un ordigno multiruolo per compiti vari, inclusi quelli aria-aria (ha involucro a frammentazione). La gittata è di 10 km, la velocità di mach 1,75 o 2.100 kmh+. Il sistema di guida può anche dirigere due missili contro un singolo bersaglio e il tempo di volo alla massima gittata non supera i 28 secondi. La munizione Vihkr-M ha una portata di 12 km e penetra 120 cm di acciaio.

    Mentre ai tempi del Mi-24 originario era difficile trovare dei missili adatti, negli anni '80 c'erano dei problemi diversi: un'abbondanza di missili per pochi vettori, almeno tra le piattaforme disponibili. Infatti gli AT-6, AT-9 (probabilmente in compiti sperimentali) e soprattutto i Vikhr sono stati adattati ai Su-25, specie ai Su-25TM; i lanciatori sono sempre ottupli, quando spesso il Ka-50 ne ha solo di sestupli (da qui anche la confusione, perché il Mi-28 porta gli AT-9 e questi sono per l’appunto con lanciatori ottupli). Il 9K120 era invece asservito al radar MMW del Mi-28N, il Vikhr era invece collegato con un sistema termico con portata di 6 km. Sia gli AT-9 (Ataka) che i Vikhr erano quindi capaci di tiri notturni e anche in cattive condizioni di visibilità.

    Da notare le superfici di controllo: mentre anteriormente vi sono quattro piccole alette retrattili, dispiegate in volo (il Vikhr le ha con freccia marcata, per via della velocità ampiamente supersonica, a mò di AAM), quelle posteriori sono ripiegate attorno al corpo del missile; ma mentre gli Spiral/Ataka hanno due alette fissate per parte, che si aprono formando un’immagine speculare con le altre due, nel caso dei Vikhr le alette sono su quattro punti a 90° di distanza l’uno dall’altro, e si aprono tutte verso la stessa direzione, fornendo nell’insieme un movimento di stabilizzazione per rotazione all’intera arma, in maniera simile ai missili c.c. tirati dai carri sovietico/russi.

    Si stava valutando per impiego controcarri, nel 1996, anche l'AT-14 / Kornet, da 5,5 km, con guida semiattiva laser e penetrazione dichiarata di circa 1,2 metri di acciaio e una fama successivamente acquisita in diversi conflitti regionali recenti; , e un'arma simile al Kornet ma con un radar MMW di guida, l'Avtonomija, di cui non si è più sentito parlare. Chiaramente la tecnologia MMW, resa famosa dall'AH-64 Apache versione D, era già disponibile dopo qualche anno anche in URSS/Russia, un passo avanti notevole per un'industria che aveva problemi anche nel dare degli IRST veri e propri agli elicotteri.


    Il Khrizantema venne presentato nel 1996; esso era più precisamente il KBM 9M123, noto come AT-15 in Occidente. La gittata era dichiarata in 9,5 km, con sistemi di guida sia laser che radar millimetrico, per poter anche ingaggiare due bersagli per volta, usando i due sistemi di guida separatamente per ciascun bersaglio. Il vettore era su scafo BMP-3, con rampa binata con 15 armi di riserva.



    1. Slade, Stuart: La vera storia dei missili antinave russi, RID mag 1994 p. 28-33
    2. Sluzc, Thomas, Aerei Nov 1996