Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Guerre Arabo-israeliane-2

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Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • 1956[modifica]

    Se c’è un conflitto convenzionale ma anomalo, tra i tanti del XX secolo, è senz'altro questo. Come tutte le guerre degli anni '50, con la parziale eccezione della Corea, passò un po' in sordina, ma è responsabile di una gran parte degli eventi successivi, nei ben più famosi e studiati anni '60. Un decennio difficile i '50', che suggellò il passaggio dalle rovine della II GM ad una nuova era, con le sue conquiste e libertà, ma anche molti nuovi problemi e conflitti. E un nuovo protagonista: la televisione, che dopo la carta stampata e la fotografia è stata un'altra rivoluzione nel rapporto tra storia e opinione pubblica. Se il Vietnam ha oscurato la Corea, le guerre del '67 e del '73 hanno fatto lo stesso con quella del '56, un conflitto, tra l'altro, senza gloria: il successo militare, rapido e decisivo, ma una gestione politica semplicemente disastrosa, che finì per danneggiare molto di più i vincitori che non i vinti. Ma la cosa che forse deve far più riflettere, è che dalle scaramucce di frontiera in un teatro periferico, tra Stati di secondo piano, si sviluppò una tale escalation da far temere la Terza Guerra Mondiale, con impiego massiccio di armi nucleari. Forse fu la prima volta nella Storia, anche se di sicuro non sarà l'ultima. Solo il sangue freddo e il buon senso delle nuove dominatrici, le Superpotenze (USA e URSS) ridurrà a zero tale rischio. Detto questo, la guerra delle 100 ore, in realtà un po' di più, rappresenta dal punto di vista tecnico non pochi punti di interesse. Così, nell'insieme, si tratta senz'altro di un conflitto poco studiato. Se si chiedesse ad un appassionato medio quando si rischiò per la prima volta una guerra nucleare, o quando si verificò il primo eliassalto dal mare, quando i primi missili tattici ebbero impiego bellico o ancora in quale guerra i paracadutisti ebbero maggiore parte, difficilmente risponderebbe: la Campagna di Suez, che è stata vitale sia per dimostrare come si combatte sul campo, sia quanto grande sia la necessità di preoccuparsi delle conseguenze politiche delle proprie azioni se non si vuole trasformare in un boomerang persino le più brillanti vittorie militari.

    Il Canale della discordia[1][modifica]

    Finita la costruzione del Canale di Suez venne costituita la Compagnia del Canale, che con l'Egitto portò ad un accordo per ben 99 anni per lo sfruttamento della nuova 'grande opera'. Era il momento giusto per le potenze coloniali, si riduceva la distanza Gran Bretagna-India da 10.000 miglia ad appena 6.600, ovvero da 35 a soli 23 giorni, con una nave a vapore da 12 nodi, e con maggiore sicurezza rispetto alla navigazione lungo le coste africane. La Gran Bretagna poi comprò parte delle azioni dell'Egitto, che era in grave crisi finanziaria, e nel 1882, approfittando di una rivolta nel Sultanato, occupò tutto il Paese dopo un bombardamento devastante di Alessandria. Dopo la Convenzione di Costantinopoli del 1888, sottoscritta da 10 nazioni tra cui l'Italia, il Canale diventava una zona neutrale aperta a tutti, ma i risultati militari sul campo erano comunque tali che la Corona restò di fatto la dominatrice della regione; l'Egitto, nel 1914, divenne un suo protettorato. Ma i tempi in cui i soldati britannici si divertivano col tiro a segno sulla testa della Sfinge durarono poco: presto iniziò la rivolta dei nazionalisti arabi e nel '22 la Gran Bretagna riconobbe all'Egitto l'indipendenza, pur mantenendo un forte rapporto di potere con Il Cairo. Nel '36 morì il re Fuad, regnante dall'indipendenza; il successore designato Faruk era ancora minorenne, sicché la Gran Bretagna, impegnata nella crisi con l'Italia (Guerra d'Etiopia) mise in atto un nuovo trattato, che in concreto mirava a ridurre le forze al livello minimo per difendere il Canale, che per convenzione era autorizzato a far navigare ogni nave, anche in tempo di guerra. L'Egitto continuò ad essere nella sfera d'influenza britannica, e si dimostrò una retrovia fondamentale per contrastare l'Asse che operava in Africa del Nord durante la guerra. Finita anche la II GM, l'Egitto passò a reclamare l'indipendenza definitiva da Londra. C'erano allora 88 mila soldati a difesa del Canale, e il Cairo chiese nel '51 che questi lasciassero la zona, nonché l'annessione del Sudan. I Britannici non ci stettero, e l'Egitto denunciò i trattati del 1888 e 1936. Del resto c'era anche un terzo trattato, del '46, che parlava di ritiro inglese entro il '49. Un altro ancora, il 7 marzo del '49, impegnava Londra a cedere all'Egitto la gestione del Canale entro il 17 febbraio 1968. In realtà i britannici continuavano a permanere in zona, troppo interessati al Medio Oriente e al Canale di Suez per mollarlo definitivamente, mentre per i nazionalisti non era accettabile aspettare ancora quasi 20 anni di tempo prima di prendere il possesso della preziosa opera. Arrivò un altro periodo di agitazioni popolari e una guerra civile vera e propria. La situazione si risolse nell'ottobre del '52, dall'avvento al potere del gen. Neguib, che instaurò una dittatura militare e mandò in esilio lo sfortunato Re Faruk.

    Nel frattempo c'era stata la guerra con Israele e dall'ottobre 1948 l'Egitto ebbe, entro i 12 mesi successivi, tra l'altro, 39 G.55 (2 erano biposto), mentre la Macchi, malgrado un attentato israeliano ai suoi magazzini, vendette circa 40 Macchi 205. Nonostante gli attentati in Italia (ve ne furono anche altri, tra cui uno ad un aereo egiziano civile), nel '48 l'Italia vendette sei barchini MTM ad Israele (prodotti dalla CABI) , con la supervisione di istruttori della X MAS. In seguito questi danneggiarono una fregata egiziana, in un periodo in cui l'Egitto aveva di gran lunga le forze armate più potenti della regione.

    Nell'aprile del '54 anche Neguib venne deposto dal col. Nasser, che poi (19 ottobre 1954) si mise d'accordo con i britannici perché questi ritirassero entro 20 mesi le loro truppe, oramai sempre più fuori luogo. Ma le sue richieste di armamenti occidentali non vennero stavolta esaudite e così si rivolse al blocco sovietico (settembre 1955), con il quale interagì positivamente.

    Le armi servivano a difendere il Canale, e la Gran Bretagna ne era la principale fornitrice designata; però l'Egitto subì continui ritardi nelle forniture, in special modo di Vampire e Meteor, mentre gli istruttori erano stati a loro volta 'istruiti' affinché non dessero ai piloti del Cairo un addestramento particolarmente completo, giusto le basi del combattimento aereo. Questo avrebbe aiutato ad impedire atteggiamenti troppo 'aggressivi' con gli israeliani: l'Egitto doveva essere preparato per la difesa del proprio territorio, e non per attaccare Israele. Ma ovviamente, il Cairo aveva una diversa visione su cosa le sue F.A. dovessero fare. Visto che con la vicina Italia erano già in corso affari relativi agli armamenti -anche Israele era rifornito da Roma, impegnata in un difficile equilibrio diplomatico- vennero segretamente comprati dalla FIAT ben 58 Vampire. I primi numeri di serie erano 1524-40, poi non si sa con quali altri sn/c vennero siglati i successivi. Erano distinguibili dai Vampire inglesi per via del pannello anti-abbagliamento sul davanti del parabrezza. Poi divennero principalmente aerei da addestramento all'accademia di Bilbeis, dove molti vennero distrutti al suolo dagli attacchi anglo-francesi. Intanto ne settembre 1955, mentre i primi Fiat Vampire FB.52 erano in fornitura, l'Egitto bloccò gli stretti di Tiran, onde paralizzare Eilat. Israele iniziò a preparare gli attacchi in Sinai, ma divenne evidente che non c'erano abbastanza forze disponibili. Del resto, nemmeno l'Egitto era preparato né sufficientemente modernizzato. Viste le forniture di armi inglesi alquanto irregolari (e l'ostilità francese), Nasser ne chiese addirittura agli americani, ma senza successo, come del resto Israele: saggiamente gli USA non volevano aumentare le tensioni nella regione.

    Nubi di guerra[2][modifica]

    Fu così evidente che l'unico che potesse aiutare l'Egitto era il blocco orientale: con la Cecoslovacchia stipulò un accordo per centinaia di carri e aerei moderni, e questo semplicemente in cambio di cotone (erano davvero altri tempi). Questo accadde il 27 settembre 1955, un primo passo per 86 MiG-15 monoposto e UTI, 39 Il-28, 20 Il-14, 20 C-11, 200 carri T-34, 330 corazzati vari, 500 artiglierie e altri materiali per trasformare radicalmente lo strumento militare dell'Egitto in una forza operativamente all'avanguardia. Presto giunsero i primi istruttori russi e cecoslovacchi, e non sarebbe trascorso molto tempo prima di chiedere oltre 100 MiG-15 e i primi MiG-17, elicotteri Mi-1 e numerosi addestratori Yak-11 e Zlin 226. Secondo R.Nassigh, il primo carico di armi arrivò il 27 novembre 1955, ma non tutte le fonti concordano su questa data.

    Malgrado la dichiarata volontà di non allinearsi con nessuno, ora l'Egitto diventava un 'amico' del Patto. Peggio che mai, Nasser ora disponeva di aerei moderni, dopo che l'Occidente si era prodigato per consegnare armi di seconda scelta mantenendo bassa la capacità operativa delle nazioni dell'area.

    Questo causò una reazione anglo-americana che comportò a Nasser la negazione dei fondi per creare la diga di Assuan, che a sua volta era considerata fondamentale per l'agricoltura egiziana. Andati via i soldati inglesi entro il 13 giugno 1956, Nasser, molto contrariato, arrivò a considerare il Canale come proprietà del governo egiziano (26 luglio 1956), perché così facendo sperava di ottenere i fondi per realizzare la diga. Il Canale era ancora gestito dalla Compagnia Anglo-francese, in pratica quelle che adesso si potrebbero chiamare multinazionali (il 44% delle azioni era del governo britannico, della parte francese la metà era stata piazzata sul mercato). Non era un proposito così bellicoso, ma il metodo irritò molto gli occidentali e in particolare il premier Eden, che odiava i dittatori e considerava tale anche Nasser. Tra l'altro, per ingarbugliare ancora di più la situazione, va detto che Eden chiese nel febbraio del '55 a Nasser di entrare a far parte di un'alleanza regionale, ma il presidente egiziano gli rispose picche: non gli interessavano le basi militari, ma lo sviluppo economico e sociale (purtroppo, gli eventi dei decenni successivi spingeranno invece ad una costosa corsa agli armamenti). Per una nazione che dipendeva dall'agricoltura per il 70%, e in special modo dalla coltivazione del cotone, non stupirà che il progetto della Diga di Assuan fosse ben più importante, e che le armi servissero solo per assicurare la propria protezione.

    Subito Eden ordinò a due squadroni di Canberra e uno di Valiant di arrivare a Malta, in attesa dell'arrivo di un'armata navale dall'Atlantico. Nel frattempo si studiava come intervenire senza che l'Egitto figurasse vittima di un'aggressione colonialista. La Francia era contrariata dall'Egitto, sia per la nazionalizzazione del Canale, sia per il supporto dell'FNL algerino. E soprattutto, c'era un altro protagonista di cui tenere conto.

    Israele era nato ufficialmente il 14 maggio 1948, trovandosi subito in guerra con Libano, Siria, Egitto e Giordania, ma restando a 'galla' con l'armistizio dell'estate del '49. La questione palestinese era però tale, che le cose non sarebbero mai state 'aggiustate': oppressione israeliana, e dall'altra parte, l'opportunismo degli stati arabi, che consideravano Israele un corpo estraneo nella regione, e che erano ben contenti di arruolare i profughi palestinesi. Nel '51 l'Egitto aveva vietato il Canale di Suez all'accesso delle navi israeliane; poi Nasser, malgrado l'appello ONU per la rimozione del blocco, nell'estate del '56 lo estese anche al Golfo di Akaba, in Mar Rosso, per mettere in crisi l'unico porto israeliano nel Mar Rosso, quello di Eilat con l'uso della sua superiore Marina e delle artiglierie costiere.

    Nel mentre i Feddayn erano particolarmente attivi dal '55 contro Israele, che nel febbraio 1955 attaccò a sua volta Gaza (la prima di tante, fino ad oggi) per distruggerne le basi.

    Nell'aprile del '56 la situazione era ancora talmente grave, che vennero registrati oltre 60 attacchi in 5 giorni, stavolta dalla Siria e Giordania che ospitavano altri esuli palestinesi. Nel mentre l'Egitto, potenzialmente ben superiore al piccolo Israele, stava aumentando l'arsenale militare.

    Nel frattempo l'Egitto cominciava a pensare di trasferire anche aerei in Giordania, per attaccare o minacciare, in futuro, l'odiato Israele; ma mentre la Francia era senza riserve contro l'Egitto, Londra era intenzionata a restare distante da eventuali politiche di appoggio diretto ad Israele, dato che non voleva mettersi in uno scontro frontale contro i Paesi Arabi.

    Data la situazione, si pianificava un attacco contro Gaza e il Sinai, colpendo di sorpresa e cercando di guadagnare tempo e spazio per contrastare la reazione degli altri Stati della Lega Araba, tra cui l'occidentale Giordania e una Siria sempre più filosovietica. Gli USA, in campagna elettorale per il secondo mandato di 'Ike', non erano affatto interessati ad appoggiare attacchi colonialistici a Stati sovrani; l'URSS era invece interessata ad aumentare la tensione per aumentare la sua capacità d'influenza nel Medio Oriente e nel Mediterraneo, dove aveva cominciato a operare con 4 sottomarini e una nave appoggio nel porto di Valona, la prima Eskadra sovietica (distaccata dalla Flotta del Mar Nero). Ma nel Patto c'erano problemi con la Polonia e una tensione crescente con l'Ungheria. La DDR si era ribellata qualche anno prima (1951) ed era stata un'altra brutta grana, anche se in via di risoluzione dato che l'URSS aveva capito che non si poteva solo vendicare contro il popolo tedesco, se voleva costruire una zona d'influenza stabile.

    Le cose stavano diventando sempre più difficili e il '56 si potrebbe definire una sorta di riedizione del '48 quanto a caos internazionale. La Francia si incontrò con Israele in termini diplomatici, ma espliciti: il ministro della Difesa francese chiese a quello degli esteri israeliano (Peres) se Israele avrebbe potuto conquistare il Sinai e raggiungere il Canale, e lui rispose di sì. Ma ad un patto: che la Francia fornisse supporto. Alla fine, la Gran Bretagna e la Francia si accordarono così: se Israele attaccava, loro avrebbero dichiarato che i belligeranti dovessero allontanarsi di 10 miglia dal Canale onde permettere la navigazione internazionale, secondo i trattati in essere. Per Israele non c'era problema, ma l'Egitto non avrebbe rispettato tale accordo e loro avrebbero potuto sfruttare il pretesto per attaccarlo, con lo scopo di riprendersi il Canale.

    Certo è che l'azione si configurava molto goffa: se quello fosse stato un atto non di aggressione, ma di polizia internazionale, sarebbe stata l'ONU a stabilirlo e ad affidare alle due potenze coloniali l'incarico di intervenire. Ma quest'accordo non teneva conto del problema di ottenere tale autorizzazione, che in effetti non arrivò mai. Per contro, si stabilì che il piano fosse in tre fasi: bombardamento aereo degli aeroporti egiziani, affollati di aerei pericolosi, ma poco difesi di per sé (niente protezioni per i velivoli), attacco di obiettivi importanti, sbarco aeronavale a Porto Said. Questo era nulla rispetto al primo piano d'attacco: 80.000 uomini per marciare su Alessandria e poi il Cairo. Si puntava a togliere di mezzo Nasser. Inizialmente quest'operazione era chiamata 'Railcar', ma poi le cose andarono diversamente. Il 1 settembre la Francia, nonostante i dubbi inglesi, propose il coinvolgimento di Israele nell'operazione. Il 29 settembre i britannici approvarono l'idea di arruolare anche Israele nell'alleanza anti-egiziana. Ma non senza dubbi: tanto che, addirittura, prepararono un attacco (Operazione 'Cordage') ad Israele, se questi avesse mosso guerra contro la Giordania con i Venom FB.4 spostati ad Amman e se necessario, attacchi aerei contro gli aeroporti israeliani partendo da Cipro e Malta. E la cosa incredibile è che gli ufficiali britannici erano coinvolti in entrambi i piani, così che fino a 24 ore prima dell'attacco non sapevano nemmeno loro a quale dei due dovessero dare seguito!

    In tutto c'erano 90.000 uomini, equamente messi in campo da entrambe le nazioni europee, per quest'azione spericolata. La Gran Bretagna mise in campo soprattutto la 16a Brigata parà, la 3a di fanteria (tolta dall'esercito stanziato in Germania) e la 10a corazzata, che proveniva dalla Libia. La Francia ci metteva soprattutto la 10a divisione aviotrasportata e la 7a mezzi veloci (Algeria), e 5 formazioni di commando. Probabilmente, la ragione di tale impegno era anche di tipo psicologico. La Francia era impegnata pesantemente in Algeria, aveva appena peso l'Indocina e voleva trovare il modo di risollevare il morale. Circa 90 navi da guerra e 70 mercantili requisiti formavano la flotta, basata a Malta e ad Algeri. C'erano poi 550 aerei ed elicotteri, 3 portaerei inglesi e due francesi, due portaelicotteri, gli aeroporti di Cipro (Nicosia, Tymbou, Akrotiri) e Malta (Luqa, Hal Far, Ta cali). L'11 agosto venne nominato comandante in capo il generale Keightley, comandante delle F.A. britanniche in Medio Oriente, mentre il suo vice era l'ammiraglio Barjot. Per le forze navali c'erano pure un comandante britannico e un vice francese, erano comandati dagli inglesi anche le forze anfibie e aeree. L'Operazione nel suo insieme venne chiamata Musketeer (poi Musketeer revised per via delle modifiche apportate successivamente), e lo sbarco diverrà l'Operazione Telescope per P.Said, Toreador per quello a Suez. Ora c'era solo da cercare il 'casus belli' per mettere in moto il meccanismo.

    Il 18 ottobre 1956 la flotta era a Malta, le trattative diplomatiche, mai davvero incisive, non portarono a niente. Gli Alleati adottarono le 'strisce d'invasione' per riconoscere i loro aerei, così come fecero gli Israeliani (il che diede l'immediato sospetto dell'esistenza dell'accordo).

    A Parigi il leader egiziano era così popolare che divenne noto come l'Hitler del Nilo'; il 15 ottobre Ben Gurion fece un discorso alla Knesset nel quale spiegava come Israele dovesse difendersi dalle incursioni arabe. Il 22 vi fu un accordo segreto: all'Operazione Kadesh, quella israeliana contro il Sinai, si sarebbe unita la Musketeer anglo-francese e diretta contro l'Egitto vero e proprio. L'obiettivo era far cadere Nasser. Ma come al solito in questi interventi di 'esportazione' della democrazia, le cose andarono ben diversamente.

    Comunque, il problema non era solo politico: come tante altre, questa guerra nasceva da esplicite ragioni economiche. Nel 1939 il consumo di petrolio fu pari a 270 mln di barili; nel 1951 si era arrivati a 600 e il 'trend' era verso un inesorabile rialzo. All'epoca, come e più di adesso, i ricavi del petrolio finivano quasi tutti nelle tasche delle compagnie petrolifere occidentali, tra l'altro poco inclini a cedere l'osso (si veda l'Iran e la breve stagione di Mossadeq, che ebbe l'ardire di nazionalizzare i pozzi di petrolio per poi essere deposto da un colpo di stato organizzato dai servizi segreti anglo-americani). E Suez, da cui passavano i due terzi del fabbisogno petrolifero europeo, diventava sempre di più un punto di dominio strategico.

    Vennero decisi i particolari: gli israeliani si sarebbero concentrati contro le truppe egiziane nel Sinai. Dopo, gli Alleati sarebbero intervenuti dichiarando un cessate il fuoco che entro 24 ore avrebbe dovuto portare entrambi i contendenti lontano almeno 18 km dal Canale. Una cosa a quel punto pressoché impossibile per il Cairo, impegnato in guerra appena oltre il canale con molte delle sue migliori truppe. Tanto fu ben congegnato il piano, che solo in un caso due Mystère si sarebbero spinti oltre il perimetro loro assegnato per attaccare, scambiandola per egiziana, una fregata inglese, ma senza conseguenze. Nel frattempo, un minimo di difesa doveva essere assegnata anche ad altri settori, specialmente per mettere sulla difensiva la Siria e la Giordania, e fargli credere d'essere attaccate prossimamente, il che avrebbe scongiurato una loro iniziativa offensiva verso Israele, ora che questo era impegnato nella lotta ad Ovest.

    Anche gli USA si mossero, ma con una conferenza per costituire un consorzio per la gestione del Canale, una mossa in un momento difficile -16 agosto- ma si poteva ancora evitare il peggio. Non fecero purtroppo molti progressi, dato il disinteresse da parte dei partecipanti -GB e Francia incluse-, la mancanza di comprensione per i fenomeni sociali e politici arabi (a cui si tentava, sbagliando, di affibbiare delle definizioni occidentali), la scarsa partecipazione di altri stati arabi (Sauditi e Irakeni erano di fatto in competizione con l'Egitto per il ruolo di guida degli Arabi).

    A quanto se ne sapeva gli Egiziani potevano disporre di 110 MiG-15, 44 Vampire, 48 Il-28 (senz'altro i più pericolosi, potendo raggiungere anche Cipro, mentre la HHA non aveva niente di paragonabile), nonché altri 200 apparecchi di seconda linea. Quello che non si sapeva era che dei 500 piloti solo un centinaio erano abilitati ai jet. Le stime erano peraltro molto variabili: i Francesi che conteggiavano 80 MiG, i britannici arrivavano a 140 più 45 Il-28, 25 Meteor e 45 Vampire. Ma in realtà, gli aerei operativi mediamente erano solo una quarantina al giorno. I britannici tentarono di riconquistare il terreno perso con l'Egitto allorché, all'inizio del '55, offrì i Meteor NF.13, caccia notturni (differentemente dai veloci MiG) mentre gli istruttori erano stati autorizzati a dare un miglior addestramento agli allievi egiziani. Ma era troppo tardi: nell'ottobre del '55 giunsero i primi MiG-15 per gli squadroni No.1 e 30 di Almaza (vicino a Il Cairo), mentre il No.9 ebbe i primi Il-28. Così Londra si trovò marginalizzata da questo flusso di aiuti sovietici. Se vi fosse stato abbastanza tempo, gli egiziani sarebbero riusciti a gestire meglio questo passaggio, ma questo non sarebbe stato concesso loro.

    L'esercito era stimato in almeno 110.000 effettivi, di cui 30 mila della Guardia Nazionale; le divisioni erano 5: una corazzata vicino a Giza, due di fanteria vicino ad Alessandria, due nel Sinai, più unità minori.

    La Marina egiziana aveva i due caccia 'Skorji', più navi ex-britanniche: due 'Z', due 'Hunt', 3 fregate 'River', una 'Black Swan' e una corvetta 'Flower'; navi ausiliarie e minori. Ma non aveva chances contro la flotta alleata e non aveva né morale elevato né ordini precisi.

    Israele aveva subito il diniego del Canada per 24 F-86, nella saggia decisione di non incentivare la corsa agli armamenti locale. Ma dal settembre del '55 vennero comprati i caccia francesi, date le relazioni sempre più strette tra le due nazioni. Ad un certo punto si parlava della presenza di 24 Mystere, 75 Ouragan e vari Meteor inglesi, più circa 40 Mosquito, 30 P-51, 21 T-6 e 2 B-17; 20 cargo di cui 16 C-47 e 4 Noratlas; aerei addestrativi e di seconda linea come i Cub. Gli Ouragan, grossomodo equivalenti agli F-84, furono dei supplenti importanti in attesa dei Mystère, i piloti israeliani li scelsero già poche settimane dopo l'arrivo dei MiG, durante le prove che tennero in territorio francese. Un primo lotto di 12 aerei venne seguito presto da altri 24, di molto aiuto per la HHA.

    All'inizio del '56, con il rinforzo della propria alleanza reciproca, la Francia fornì ad Israele nuove armi, come i primi 18 Mystère IVA nel maggio successivo. Su questi iniziarono presto ad operare piloti provenienti dagli Ouragan. In Agosto vennero comprati altri 36 Mystère e 6 Ouragan (cifre discordanti con altre fonti), e tre Meteor NF.13.

    I Mystère sarebbero presto diventati gli aerei più importanti e moderni, in particolare con il No.101 Sqn.

    Dopo l'accettazione di Israele nella 'coalizione', vennero forniti ulteriori mezzi. Dato che i Mystèrenon erano ancora totalmente pronti per le operazioni, così come i loro piloti, i buoni, vecchi e solidi Ouragan vennero forniti in altri 12 esemplari più altri 23 Mystere. In tutto la HHA ebbe, attorno a metà del '56, circa 176 aerei da combattimento, di cui 112 erano caccia a reazione. Tanto che il No.101 Sqn si ritrovò ben 52 Mystère IVA, sebbene avesse solo 16 piloti qualificati per usarli, e altri in addestramento accelerato.

    Il No.113 Sqn aveva invece 24 Ouragan, il 115 e 117 i Meteor, altri due squadroni i P-51, uno i trasporti e in totale erano presenti 131 piloti. Solo 53 di loro erano però addestrati per i jets, come si vede si tratta ancora di numeri miseri rispetto a quello che verrà negli anni successivi. Eppure i comandanti della HHA pensavano di poter battere e distruggere l'EAF da soli. Cosa che non era condivisa dagli anglo-francesi, che invece consideravano gli israeliani incapaci persino di difendere il proprio spazio aereo dagli attacchi egiziani. Anche i politici israeliani la pensavano allo stesso modo. Per questo i francesi mandarono 36 Mystère dei vari squadroni EC.1/2, 2/2 e 3/2 vennero mandati ad Haifa, liberando così i britannici dalla loro presenza a Cipro e contrastando meglio i MiG, troppo pericolosi per gli Ouragan.

    Era il 23 ottobre e questi nuovi venuti formarono il No.199 Sqn della HHA, ovviamente una designazione di comodo per nascondere la presenza dell'A d'A. Altri piloti francesi arrivarono per aiutare la HHA a pilotare il gran numero di Mystère ora disponibile. Infine, il 24 ottobre andarono in Israele (Lydda), con scalo a Cipro, 18 F-84F degli EC.1/1, 2/1 e 3/1 formando un altro squadrone, il No.200, sempre con insegne israeliane. Il tutto serviva soprattutto per difendere Israele dagli attacchi degli Il-28. Gli F-84 vennero forniti dagli USA per tutt'altro compito (difesa dall'URSS), e certo questo non aiutava certo Washington a starsene più tranquilla.

    Visti gli interessi convergenti, il 24 ottobre venne firmato dai tre Stati il protocollo segreto di Sèvres, a Parigi; di esso non si trovò conferma ufficiale, ma successivamente venne confermato dall'archivio di Ben Gurion, in Israele. Così, di questo stato di cose ne beneficiò Israele, che venne riarmato, in segreto, dalle due potenze europee. Israele non avrebbe dovuto spingersi oltre il Canale, per evitare rappresaglie degli Il-28 contro il proprio territorio. Le 9 brigate di fanteria e carri, che in tutto avevano 20.000 soldati, erano state anch'esse limitate in tal senso, e si sarebbero dovute aspettare una forte reazione dell'aviazione egiziana oltre a non penetrare in Egitto passando il Canale, perché in nessuna circostanza questo sarebbe stato politicamente accettabile.

    Le flotte alleate vedevano la preminenza britannica con 5 portaeromobili, circa 50 navi tra cui le portaerei HMS Eagle, Albion, Bulwark, Theseus e Ocean, 4 incrociatori, 11 caccia, 4 fregate, 5 sommergibili, 8 dragamine, 5 navi da sbarco e 8 mezzi da sbarco, più la nave comando Tyne. Interessante notare come le basi di terra fossero sia a Cipro che a Malta; nella prima delle due, un nuovo aeroporto ad Akrotiri venne costruito e reso operativo entro il 25 settembre 1956. Per questa missione, che più che la II GM, ricordava non poco lo sbarco a Gallipoli, ma le idee su come risolvere la situazione continuavano ad essere discordi: per i Francesi, una missione rapida e di sorpresa, per dare meno tempo possibile alla comunità internazionale per reagire; gli inglesi avrebbero voluto invece lo sbarco come ultima carta, puntando piuttosto a bombardamenti aerei capaci di terrorizzare la popolazione e distruggere lo strumento militare nemico; alla fine l'ebbero almeno in parte vinta. Del resto erano loro che avevano più esperienza in Egitto, più mezzi e che avrebbero messo circa il 60% della forza militare. Tra le conclusioni vi fu anche la necessaria composizione delle due forze aviotrasportate: i francesi avevano reparti 'pesanti' con autonomia di fuoco anche di 2-3 giorni, i britannici no, erano piuttosto simili a 'commandos' e contavano solo su armi leggere. Alla fine ci si accordò per un compromesso, lanciare i parà solo il giorno prima degli sbarchi (Op. 'Omelette', poi eseguita il 5 novembre, a Pt. Said; poi 'Toreador' avrebbe portato altre forze ad occupare l'altra estremità della via d'acqua, circa un giorno dopo). La preparazione tecnica non fu facile per molte ragioni. Per esempio, il raggio d'azione dei caccia francesi, F-84 inclusi, non era sufficiente per raggiungere Cipro dalla Provenza o dall'Algeria. Così anche l'Italia si unì alla congiura, accettando uno scalo tecnico a Brindisi.

    I Francesi contribuivano con sole 36 navi di cui due erano la Lafayette e l'Arromanches, la corazzata JEAN BART, valutata utile per potere battere obiettivi a terra; due incrociatori leggeri, 4 caccia, 12 fregate, 3 sottomarini, 3 dragamine, 7 mezzi anfibi e la nave comando G.Zédé.

    In tutto c'erano 410 aerei britannici e 137 francesi: 84 da attacco, 116 bombardieri, 37 caccia, 38 ricognitori, 16 pattugliatori, 72 trasporti e 23 elicotteri, più 143 aerei d'attacco imbarcati, 18 da avvistamento aereo e gli elicotteri già menzionati.

    L'unica cosa in cui i Francesi, in evidente inferiorità, erano stati più impegnati furono i mercantili: 45 dei 60 impiegati li misero loro.

    Le unità principali sarebbero state, in ambito terrestre, la 16a Brigata parà indipendente inglese, la 10a divisione aviotrasportata francese (a Cipro, dove giunse con i Noratlas a metà settembre), la 3a Divisione fanteria inglese (dalla Germania), la 7a 'mezzi veloci' francese, con 9.000 veicoli vari portati da 45 navi da carico, la 10a AD britannica, della Libia, tre battaglioni commando francesi e uno inglese di marines.

    Anche i sovietici si davano da fare: ad Alessandria arrivavano 4 mercantili alla settimana scaricando grosse quantità di materiali militari, mentre la Marina era stata rinforzata di recente con due caccia Skoryj (giugno 1956).

    Oramai era tutto pronto. Come ben di vedeva anche a Malta, dove i berretti da marinaio (bianchi per gli inglesi e con il pom-pom rosso per i francesi) sciamavano per le vie di La Valletta, Marsiglia e Algeri. Gli USA si stavano rendendo conto di quel che accadeva e mandarono ordini alla loro VI Flotta, che esisteva già dal 1 maggio 1946 ed era in Mediterraneo in funzione anti-sovietica, ma che in quel contesto venne allertata per tutt'altra ragione, mettere sull'attenti i governi di Londra e Parigi, perché non c'era affatto la volontà americana di sostenerne l'azione. Tuttavia, il 22 ottobre 1956 venne deciso ugualmente di attaccare e in tempi ridotti; il 26 Israele mobilitava le truppe. Il 23 era scoppiata la rivolta in Ungheria, e questo sembrava il momento migliore perché l'URSS venisse messa 'fuori gioco', impegnata con una simile grana a due passi dai suoi stessi confini.

    Gli opposti schieramenti (aviazione)[3][modifica]

    Egyptian Air Force

    L'ex-REAF, diventata dal '53 la Al Quwwat al-Jawwiya, già nel '49 aveva comprato 42 Meteor a reazione, e successivamente ben 156 Vampire FB.52, dei quali 58 erano di costruzione Fiat. Questa forza di jet era poderosa, e faceva dell'Egitto una delle principali forze aeree su reattori attorno ai primi anni '50. Ben presto però gli aerei inglesi divennero obsoleti (mentre le forniture furono sempre assai discontinue e incomplete) e così fu necessario rimpiazzarli con qualcos'altro. Forse solo i Vampire di costruzione Fiat erano attivi al '56, ma perché giunsero dal settembre 1955. Appena due giorni dopo ( o forse in novembre) vennero però forniti i primi di ben 86 MiG-15, 39 Il-28, 20 trasporti Il-14 e 20 trainer Avia C-11. Questo primo acquisto era già ben più che trascurabile, ma giunsero anche piloti e tecnici istruttori del Patto. In prospettiva, per aumentare ulteriormente la sua potenza, l'aviazione egiziana avrebbe avuto anche altri 50 MiG-15 e 50 MiG-17F, questi ultimi erano i primi di ben 215, rimasti in servizio tra il '56 e il 1994.

    Così, in un lustro e anche meno, l'aviazione egiziana si era trasformata profondamente, e nel tardo '56 era al comando del vice maresciallo Mahmoud, al potere dal '53 al '59 come comandante in capo. Nel '56 erano stati formati due comandi regionali, precisamente quello occidentale per il delta del Nilo e il Cairo, e quello orientale per la protezione del Sinai. Ma c'erano dei problemi, ovvero la rapidità di passaggio tra i vecchi aerei ad ala diritta e i MiG, nonché il personale, che era solo di 6.400 effettivi di cui peraltro 440 piloti (tra cui il futuro presidente Mubarak, che già nel 1973 era diventato campo dell'aviazione egiziana). Gli aerei, ancora da 'domare' quanto a difficoltà tecniche (un'intera aviazione rinnovata in un anno) avevano un'operatività relativamente bassa, attorno al 60% e i piloti per i 'jet' abilitati erano solo 110.

    Tra le forze schierate v'era il 2nd Sqn di El Arish, su 30 (?) Vampire, che dovevano proteggere il principale elemento offensivo, i 24 Il-28 in servizio negli squadroni 8 e 9 di Inchas. Per il resto c'erano due squadroni con i MiG-15 e due si stavano attrezzando per questi e i MiG-17. In tutto, verso la fine di ottobre v'erano 69 MiG-15 e 12 MIG-17.

    Per sfruttare adeguatamente tutta questa massa di aerei si stava completando una rete con circa 60 radar, oltre a cannoni da 57 mm contraerei del nuovissimo modello S-60, il sostituto delle armi calibro 37 mm. Ma questa rete non era ancora operativa.

    Zona Est

    • 5 Sqn, Fayd, 12 Meteor, probabilmente F.Mk.8 e T.Mk.7.

    Inizialmente vennero ordinati 5 F.Mk.4, di cui due consegnati nel gennaio del '50, poi arrivarono ulteriori richieste soddisfatte già entro maggio. I numeri erano 1401-18, perché in tutto vennero comprati 16 aerei, prima operativi con il No.20 di Almaza, che poi si equipaggiò con i MiG. Almeno il Meteor 1410 sopravvisse al '56. I Meteor F.Mk.8 ebbero 19 ordini nell'ottobre del '49 e altri 5 nel dicembre del '50, tuttavia vi furono dei rallentamenti delle forniture e al dunque, solo nel dicembre del '52 quattro aerei ex-RAF vennero revisionati e poi consegnati il febbraio 1953. Degli altri aerei, piuttosto, 4 vennero venduti al Brasile e altrettanti ad Israele. Infine nel '55 vennero consegnati altri 8 Meteor all'EAF, tutti ex-RAF (1415-26), di cui almeno due persi (uno pare che fosse stato abbattuto dagli israeliani il 31 ottobre del '56) durante la guerra di Suez.

    Dei Meteor T.Mk.7 ne vennero ordinati 3, ma pare che solo uno venne consegnato inizialmente, poi seguirono altri 5 di cui tre ex-RAF (entro il settembre 1955).

    • 20 Sqn, Kibrit, 15 MiG-15
    • 30 Sqn, Abu Swayr, altri 15 MiG-15
    • 31 Sqn, Kasfereet, 18 Vampire FB.52
    • 40 Sqn, Fayd, 10 Vampire FB.52.

    Questi aerei bitrave vennero prima consegnati dalla D.H.C, non è chiaro quanti ne vennero consegnati, ma ad essi seguiranno altri apparecchi nel 1952-55, tuttavia questi erano prodotti in Italia dalla Fiat, la ragione fu essenzialmente che il Regno Unito non accordò la licenza di produzione ad Heluwan. Quando la cosa venne al dunque risolta, oramai questo caccia era così obsoleto, che non lo vollero più produrre (giustamente). Degli aerei si sa che ebbero snc da 1500 in su, come i 1567 e 1569, abbattuti durante una battaglia di frontiera il 25 agosto 1955, da caccia (Meteor o Ouragan) israeliani. Non mancarono molti finti Vampire per trarre in inganno eventuali attaccanti (i decoys in effetti aiutarono molto a far sovrastimare sia la minaccia sia i danni inflitti dagli anglofrancesi).

    • FTU Meteor F.Mk.4/F.Mk.8, (14), Fayd: pochi Meteor del 5th Sqn erano usati come addestratori avanzati
    • MiG OTU MiG-15UTI, (6-12), Fayd:
    • Il-28 OTU Il-28 (20), Luxor
    MIG-17-hatzerim-2.jpg

    Zona Centrale

    • 1 Sqn MiG-17, (6-12), Almaza
    • 2 Sqn Vampire FB.52, (15), Cairo West

    I Sea Fury FB.11 erano inizialmente in carico al 1st Sqn, ad Almaza, poi vennero dati al 2nd, di al-Arish. Infine divennero addestratori avanzati, ruolo per il quale la loro potenza e prestazioni ben si addicevano.

    • 3 Sqn C-47 (20), Almaza
    • 4 Sqn Beechcraft e altri tipi minori, Dekhlia
    • 7 Sqn C-46, (20), Almaza
    • 8 e 9 Sqn Il-28, (29), Inchas
    • 10 Sqn Meteor NF.13, (5), Almaza
    • 11 Sqn, Il-14, (20),Almaza.

    Di questi il n.1101 era l'aereo presidenziale di Nasser, ma nella notte del 28/29 ottobre venne abbattuto dai Meteor NF.Mk.13 israeliani.

    Flying Academy, Bilbeis, Yak-11 e gli addestratori leggeri He Gomhouria T.Mk.1 (Bücker Bü.181), oltre 300 costruiti ad Heluwan su licenza.

    -al-Arish, unità addestrativa non nota, basata sugli Mraz Sokol.

    Tra le macchine egiziane c'erano anche i primi Mi-1 e alcuni S-51, simili ai Whirlwind che poi vennero impiegati dagli inglesi.

    Vennero comprati anche i Halifax A.Mk.9 erano stati usati dagli Sqn. 8 e 9. In tutto vennero comprati 9 Halifax e altrettanti Lancaster, approfittando della grande abbondanza di 'usato' del dopoguerra, con un gran numero di materiali obsoleti ma che potevano ancora essere utili in aree non troppo evolute. Nel '56 non erano più operativi dato che i reparti si stavano riequipaggiando con gli Il-28. Numerosi di questi possenti aerei vennero tuttavia attaccati e distrutti sugli aeroporti, di cui 5 Lanc solo a Cairo Ovest. Questi aerei vennero comprati, al solito, in versioni 'demilitarizzate', per poi essere riutilizzati per scopi bellici. Tra questi è interessante notare il G-ALVM=REAF 116, storicamente l'ultimo Halifax (matricola originael RT938) prodotto. Anche i Lancaster 'civilizzati' vennero comprati a partire dal PA476, poi REAF 1801. Non sembra fossero ancora presenti i primi 4-5 bombardieri strategici (sempre ex-militari), gli Stirling (quindi l'Egitto è stato l'unico altro Stato ad avere tutti gli elementi della 'Triade' britannica).

    Nel '50 la REAF comprò 19 Spit Mk.22 revisionati, dei quali ancora erano presenti alcuni esemplari, quantomeno in riserva, nel '56. Il primo e l'ultimo erano i PK541=REAF 680 e PK356=REAF 699.

    Le striscie di invasione vennero applicate il 1-2 novembre 1956, ma in maniera diversa dagli alleati, spesso con colorazione gialla e nera, in strisce sottili, applicate peraltro anche ai Mystère francesi, a quel punto pressoché indistinguibili da quelli israeliani.


    Israele

    La HHA o IAF, diretta dal Brig. Gen. Tolkovsky, aveva solo 79 jets attivi, 43 in riserva e 64 aerei a pistoni tra P-51, Mosquito e persino due B-17 convertiti in pattugliatori marittimi con tanto di radar. Mentre gli Egiziani avevano ancora in servizio molti aerei britannici Meteor e Vampire, oltre ai primi MiG, gli Israeliani avevano materiale misto anglo-francese. 42 Ouragan, 37 nuovissimi Mystère IVA appena arrivati e per questo, al 29 ottobre, operativi in appena 14 esemplari. Ma come abbiamo visto, nemmeno i MiG brillavano per efficienza all'epoca. Poi c'erano circa 30 Meteor. Da notare che i primi jets erano gli Ouragan, e con questi la HHA ebbe i suoi primi successi ai danni degli agili ma lenti Vampire egiziani: 4 aerei abbattuti senza perdite durante le battaglie del '55 lungo la frontiera. Solo nel maggio del '56 apparvero anche i Mystère, ma in tutto il 101st Sqn all'inizio della guerra aveva solo 16 piloti qualificati per questo nuovo aereo con ali a freccia e cannoni DEFA da 30 mm. Questo apparecchio era fondamentale per ottenere una certa superiorità aerea contro i nuovi MiG in fornitura agli arabi. Ma, mentre gli Ouragan erano superiori ai Vampire, e i Meteor un ‘equalizzatore’ per tutti i contendenti, i Mystère erano solo un equivalente. La differenza numerica, le tattiche, l’impiego e l’abilità dei piloti sarebbero stati gli elementi fondamentali per decidere a chi sarebbe andato il successo. In ogni caso, i cannoni DEFA erano i migliori delle opzioni (assieme agli Aden britannici) per l’impiego aria-aria, grazie alla combinazione tra cadenza di tiro, velocità dei proiettili e potenza distruttiva.

    Nonostante una forza rispettabile, la HHA aveva solo 131 piloti, di cui appena 53 addestrati per i jets, veramente non molto anche considerando i problemi in cui si dibattevano gli egiziani, tra l'altro assistiti dal Patto di Varsavia. All'epoca oltre alla HHA c'era il comando delle Forze di Difesa Aerea, che comprendeva radar e cannoni a.a. Nell'insieme era un'aviazione priva delle capacità belliche sufficienti per vincere una guerra contro l'Egitto.


    Ramat David:

    • No.69 Sqn (Reserve) con i due B-17, uno dei quali dotato di radar nel muso per compiti di pattugliamento marittimo, ed entrambi ora con la torretta ventrale, inizialmente mancante.
    • 105 Sqn (Res.), 13 P-51D Mustang
    • 110 Sqn (Res.): c.a. 20 Mosquito FB.Mk.VI e da addestramento.

    Non è chiaro quanti FB.Mk.VI vennero comprati, nel totale di circa 80 Mosquito di ogni sorta arrivati nel 1949-56, ma inizialmente c'erano ben due squadroni con questi cacciabombardieri. Non mancavano anche 14 T.Mk.33 ex-RN (comprati nel 1954-55), 3 T.Mk.III (dal '51, ex-francesi), più altri 10 ex-britannici. Poi vi sono anche notizie su 5 Mosquito PR.Mk.XVI, superstiti di sette comprati nel '48-51 (ex-francesi) e nel '56 (ex-RAF), e i Mosquito F.Mk.XXX da caccia notturna.

    Questi aerei vennero comprati in vari lotti, per un totale di 15 TR.Mk.33 recce-addestramento, 3 T.Mk.III da addestramento, almeno sette PR.Mk.XVI, il tutto comprato tra il 1948 e il '55 e revisionato prima della consegna. Non mancarono nemmeno gli NF.Mk.30 da caccia notturna, ma gli aerei più importanti erano i ricognitori, con le loro eccellenti prestazioni rivelatisi fondamentali per aiutare gli israeliani a saperne di più sui loro nemici prima della guerra.

    • 119 Sqn, ? Meteor NF.Mk.13
    • EC.3/2/199 Sqn, 18 Mystére IVA
    • EC.1/2 Cigones/201 Sqn 18 Mystére IVA


    Ramleh

    • 147 Sqn (res.) Kaydet (addestramento e collegamento)

    Lod

    • EC.1/1 Corse (e alcuni dell'EC.1/3 Navarre) /200 Sqn, 18 F-84F Thunderstreak

    Tel Nov

    • 103 Sqn, 19 C-47/DC-3/Dakota
    • 115 Sqn, 9 Meteor T.Mk.7 e vari Mosquito da addestramento o ricognizione
    • 116 Sqn, 16 P-51D Mustang
    • 117 Sqn, 11 Meteor F.Mk.8 e Mosquito

    Hatzor

    • 101 Sqn Mystére IVA (16 operativi) e Ouragan (totale: ben 52 jets)
    • 113 Sqn, 22-24 Ouragan

    Beersheba & Eilat

    • 100 Sqn, 15 Piper PA/L-18 Cub
    • 140 Sqn, 17 T-6 Harvard


    Alleati

    In tutto, gli aerei britannici erano 47-48 Venom FB.4 e uno squadrone di FB.1, 24 Valiant, 89-92 Canberra B.2 e B.6, 24-29 Hunter F.4 e 5, 8 Meteor NF.13, 7-8 Canberra PR.7, 16 Meteor FR.9 (non confermati da tutte le fonti), 16 Shackleton, 12 Hastings, 20 Valetta, 11 elicotteri Sycamore; più 73 Sea Hawk, 25 Sea Venom, 9 Wyviern, 8 Skyrider AEW, 10 Avenger 3E/W, 12 elicotteri Whirlwind.

    I Francesi erano meno impegnati: 36 F-84F, 36 Mystère, 15 RF-84F, 20 Noratlas, 36 Coursair F4U-7.


    RAF

    Il 31 ottobre già quasi tutti gli aerei ebbero le strisce in stile Normandia, dato soprattutto che in aria si era appurata l'attività egiziana con aerei piuttosto simili e quindi facili da scambiare per nemici o amici in maniera comunque erronea. Le strisce erano tre gialle e due nere, da un piede (30,5 cm) di larghezza se per aerei piccoli, o 2 per quelli più grossi; Valiant ed elicotteri non ebbero tali elementi, ma la Vickers, successivamente, 'fotoshoppò' (come si direbbe oggi) i suoi bombardieri con le strisce sistemate nelle foto ritoccate, tanto per essere chiari sul fatto che i loro gioielli avevano combattuto. A Cipro mancava la vernice gialla, e così la sostituirono con altre simili, per esempio giallo oro.


    • 6 Sqn, Venom FB.Mk.4, (16)
    • 8 Sqn Venom, FB.Mk.4, (16)
    • 249 Sqn, Venom FB.Mk.4, (15)
    • 1 Sqn, Hunter F.Mk.5, (12)
    • 34 Sqn, Hunter F.Mk.5, (12)
    • 13 Sqn, Canberra PR.Mk.7, (7-8 aerei, più 2 T.Mk.4 del 61 Sqn).
    • 39 Sqn, Meteor NF.Mk.13, (8)

    RAF Nicosia

    • 10 Sqn, Canberra B.Mk.2, (8-9)
    • 15 Sqn, Canberra B.Mk.2, (8)
    • 18 Sqn, Canberra B.Mk.2, (8 ) dei 'patfhinder'
    • 27 Sqn, Canberra B.Mk.2, (8)
    • 44 Sqn, Canberra B.Mk.2 (8)
    • 61 Sqn, Canberra B.Mk.2 (10 o 11)
    • 139 (Jamaica) Sqn, Canberra B.Mk.6(BS) (12) per la marcatura bersagli


    RAF Tymbou

    • 30 Sqn, Valetta C.1 (totale 20)
    • 84 Sqn, Valetta C.1
    • 114 Sqn, Valetta C.1
    • 70 Sqn, Hastings C.1/C.2 (totale 12)
    • 99 Sqn, Hastings C.1/C.2
    • 511 Sqn, Hastings C.1/C.2


    Malta RAF Luqa

    • 138 Sqn, Valiant B.Mk.1 (8)
    • 148 Sqn, Valiant B.Mk.1 (5)
    • 207 Sqn, Valiant B.Mk.1 (6): WP219, WZ304, WZ404, WZ405, XD812, XD813.
    • 214 Sqn, Valiant B.Mk.1, (5): WZ377, WZ379, WZ393, WZ395, WZ397
    • 12 Sqn, Canberra B.Mk.6, ( 7- 9)
    • 101 Sqn, Canberra B.Mk.6, (8)
    • 109 Sqn, Canberra B.Mk.6, (7)
    • 37 Sqn Shackleton MR.2 (8)
    • 38 Sqn Shackleton MR.2 (8)


    HMS Falcon/RNAS Hal Far

    9 Sqn, Canberra B.Mk.6, (7)

    RAF in Giordania. Venne schierata a scopo precauzionale, per evitare che il regno hashemita venisse aggredito dagli israeliani, ma non partecipò al conflitto. C'era solo il 32nd Sqn con i Venom FB.Mk.1.

    FAA

    Massicciamente presente dalle 5 portaerei e portaelicotteri disponibili. Tutti gli aerei eccetto -Skyrider ed elicotteri- erano dipinti interamente in Extra Dark Sea Grey (superfici superiori) e Sky (inferiori). Le lettere in grande scala indicavano le portaerei da cui operavano: J per la EAGLE, Z per l'Albion, B e O per la Bulwark. Questi aerei ebbero grande cura nell'applicare le 'strisce d'invasione'. Alle volte questa cura si scontrò con la mancanza di tempo, al punto che vennero applicate in alcuni aerei solo le strisce gialle (perfette per un velivolo dalla mimetica scura).

    Un Sea Hawk ottimamente mantenuto

    HMS Eagle (J)

    • NAS 830, Wyvern S.Mk.4 (9)
    • NAS 892, Sea Venom FAW.Mk.21
    • NAS 893, Sea Venom FAW.Mk.21 (9)
    • NAS 897, Sea Hawk FGA.Mk.6 (11)
    • NAS 899, Sea Hawk FGA.Mk.6 (15)
    • NAS 849, Flight A 2 Skyraider AEW.Mk.1.

    Da notare che gli Skyrider, tutti del tipo AEW, vennero comprati dalla RN in ben 50 esemplari, più che sufficienti per equipaggiare le navi di Sua Maestà. A tutt'oggi sono le più numerose piattaforme AEW di una forza armata europea. I Whirlwind HAR.Mk.3 erano presenti in 'flight' di due macchine per portaerei.


    HMS Albion (Z)

    • NAS 800, Sea Hawk FGA.Mk.4 (12)
    • NAS 802, Sea Hawk FB.Mk.3 (11)
    • NAS 809, Sea Venom FAW.Mk.21
    • NAS 849, Flight C Skyraider AEW.1

    SAR Flight, Whirlwind HAR.Mk.3 (2)


    HMS Bulwark (B or O)

    • NAS 804, Sea Hawk FGA.Mk.6 (13)
    • NAS 810, Sea Hawk FGA.Mk.4 (6)
    • NAS 895, Sea Hawk FB.Mk.3 (5)

    Ship’s Flight, Avenger AS.Mk.4/5 (2 COD)

    SAR Flight Dragonfly HR.Mk.3 (3)


    HMS Theseus NAS 845, Whirlwind HAS.22 (6?)

    HMS Ocean JHU, Whirlwind HAR.2 (6)

    Sycamore HC.14 (5)


    Francia

    L'Armée de’l Air basata a Cipro ebbe gli stessi problemi nel reperire la pittura gialla (adesso può sembrare assurdo, ma all'epoca persino una semplice pittura poteva essere difficile da trovare nei magazzini), tanto che ebbero colori diversi, come l'alternanza di grigio-argento e bianco o nero.

    Armée de’l Air

    Akrotiri

    • EC.1/1 'Corse', F-84F (8?)
    • EC.1/3 'Navarre', F-84F (18)
    • EC.2/3 'Champagne', F-84F (6)
    • EC 3/1 'Argonne', F-84F (18)
    • EC.3/3 'Ardennes', F-84F (18)
    • EC 1/33 'Belfort', RF-84F (almeno 6)
    • EC.2/33 'Savoie', RF-84F (5)
    • EC.3/33 'Moselle', RF-84F (3)


    Tymbou

    • EC 1/61 'Touraine', Noratlas (10):
    • EC 2/61 'Maine', Bréguet 761S (?):
    • EC 3/61 'Poitou', Noratlas (10)
    • EC 1/62 'Algérie', Noratlas (10 + 5 Dakota)
    • EC 2/62 'Sénégal'
    • EC 2/64 'Anjou'


    Nel caso francese, l'applicazione delle strisce fu molto precisa, malgrado che il nero non fosse strettamente necessario dato che gli aerei erano in Glossy Sea Blue, colore già piuttosto scuro.

    I Corsair F4U-7 erano una variante specifica per la Francia, in tutto 94 vennero consegnati con 4 squadriglie da combattimento e tre da addestramento dell'aviazione navale. Per il resto è interessante notare come i Francesi comprarono anche 140 TBM-3E, S, S5, U e W2 Avenger, il tutto operato dalle squadriglie 4, 6 e 9F, quest'ultima l'unica ad operare nel '56 contro l'Egitto.

    Arromanches

    • 14F, F-4U-7 Corsair
    • 9F, 10 TBM-3W2 e TBM-3S Avenger
    • 23S, HUP-2 Pedro (2)


    Lafayette

    • 15F, F4U-7 Corsair (18)
    • 14F (distaccamento), F-4U-7 Corsair (4)
    • 23S, HUP-2 Pedro (2)

    Syria

    SyAF

    • 1st Fighter Squadron, Meteor T.Mk.7 (due comprati il 10 giugno 1950, ma consegnati molto tempo dopo, anzi vennero 'girati' alla Francia; solo nel settembre del '52 vennero revisionati e poi venduti due esemplari alla Siria); F.Mk.8 (12 tra il dicembre 1952 e il marzo 1953, più aerei ex-RAF); 2 FR.9 consegnati nel '56, sei NF.Mk.13 (sn. 471-76), poi sostituiti dai MiG-17PF nei primi anni '60.

    Corazzati in azione[4][modifica]

    1956 Suez war - conquest of Sinai.jpg

    Dopo la guerra per l'Indipendenza, ad Israele continuarono poi a giungere carri dall'Europa, di seconda mano: molti mezzi ex-inglesi, ma anche americani e infine nuovi mezzi francesi. La Francia non aveva particolari ragioni per appoggiare Israele, senonché il governo egiziano appoggiava l'FNL algerino. A quel punto i problemi di reperimento di risorse per l'ancora debole Zahal vennero superati con i primi carri nuovi: 100 AMX-13 leggeri con il pezzo CN.75/50 (o V.1000, come i m.sec), mezzi che per il '57 vennero migliorati con motore diesel, trasmissione automatica, nuovo cannone da 75 mm, protezione aumentata e sistema di tiro computerizzato; 60 scafi analoghi usati per l'obice Modele 50 da 105/30 mm, più 150 semicingolati, 12 blindo Staghound e 60 Sherman. Tutto questo rese possibile costituire le brigate corazzate della riserva, la 27a e la 37a. Esse si sarebbero aggiunte alla 7a brigata di prima linea e a pieni organici, mentre i carristi israeliani venivano mandati ad addestrarsi a Samaur, in Francia. Questo non aiutò certo i rapporti franco-egiziani, e non sorprendentemente, Nasser aprì il campo all'URSS e decise di nazionalizzare il Canale di Suez. Le forniture di carri per gli egiziani ebbero luogo iniziando con 230 T-34 e 100 SU-100 provenienti dalla ex-Yugoslavia. Ma nel 1956 l'intesa tra Israele, Francia e Regno Unito si concretizzò nell'Operazione Musketeer: prima Israele attaccò il Sinai, grazie anche ai carri M50 (i Super Sherman con il cannone da 75 mm dell' AMX-13, il CN75-50). All'epoca erano disponibili tre brigate corazzate con M4, AMX e semicingolati per l'azione: la 7a, 20a e 37a, assieme a sei di fanteria e una di parà; un battaglione della 37a era stato dato in appoggio all'11a brigata di fanteria, mentre i parà avevano uno squadrone carri leggeri. Come si è detto, i mezzi israeliani erano tutt'altro che omogenei, e i migliori erano forse i Super Sherman, per affidabilità, mobilità complessiva e protezione contro le armi c.c. minori, tanto da essere denominato come carro 'pesante', del resto gli israeliani avevano questo e l'AMX-13 da 13 t. I semicingolati ebbero invece spesso aumenti di armamento con mitragliatrici in casamatta e missili SS-11.

    Dal canto loro gli egiziani non si aspettavano un attacco israeliano e il grosso delle loro forze era a difesa della capitale. Oltre il Canale c'erano invece la II e III divisione di fanteria, tre squadroni di Sherman, cannoni c.c. da 57 mm sia britannici che sovietici, entrambi potenzialmente letali per qualunque corazzato israeliano. Non mancavano i palestinesi dell'VIII divisione, tra cui forse v'era anche il giovane Yasser Arafat, e altre unità minori, ma soprattutto il Primo Gruppo-Brigata corazzata, con un btg di T-34 e uno di fanteria su mezzi corazzati sovietici (BTR-152), nonché una batteria di SU-100 e una di cannoni a.a. leggeri. Le altre unità corazzate avevano mezzi di vario genere, tra cui anche i cacciacarri Archer inglesi, mezzi gettaponte su scafo Valentine, carri comando e recupero su base Sherman.

    Un T-34 arabo

    Così scattò l'operazione 'Kadesh', e i carri israeliani si misurarono con una difesa statica di stile sovietico, usando per la prima volta anche i missili SS-10 francesi con effetti materiali importanti, ma soprattutto psicologici dati da tali nuove armi. Nonostante che vi fossero solo 27 dei 100 M50 ordinati, distribuiti in due compagnie, il successo non mancò: fu un attacco violento che in 30 ore distrusse o catturò 27 T-34/85, 6 SU-100, 45 carri Valentine e i loro derivati cacciacarri Archer, 60 BTR-152, ben 282 Bren Carrier, e anche 55 carri Sherman. Alcuni di questi erano stati equipaggiati con la torretta dell'AMX-13 e relativo cannone da 75/61 mm, e così si trovarono mezzi simili a combattere su opposti fronti. I successi degli israeliani vanno ricercati nella maggiore flessibilità operativa, mentre l'Egitto, principale avversario (ma non mancarono anche i siriani e giordani dall'altra parte dei confini israeliani), soffriva di una pianificazione troppo rigida e burocratica. In una guerra, se il nemico riesce costantemente a manovrare con, diciamo, mezz'ora di tempo in meno del suo oppositore, dopo pochi giorni di guerra è totalmente padrone del terreno. È quello che accadde anche qui, con l'aggravante che gli egiziani si servivano del sistema tattico sovietico di interrare grosse quantità di mezzi corazzati come fortini blindati, togliendo loro la mobilità necessaria per le operazioni nel deserto. Il confronto tra la tattica sovietica classica e la blitkrieg tedesca favorì ancora una volta la seconda. La quale, però, per essere svolta ha bisogno di ufficiali capaci a tutti i livelli, e di soldati ben addestrati, mentre gli egiziani non avevano sufficiente esperienza nemmeno per la manutenzione dei loro nuovi mezzi. Così non potevano fare, anche volendo, molto di più che quello che fecero, ovvero ancorarsi al territorio e resistere, per poi ritrovarsi praticamente senza appoggio aereo (dato l'intervento delle potenze occidentali) e schiantati dagli attacchi aerei e d'artiglieria, ma forse soprattutto dalle manovre d'aggiramento e dai lanci di parà. Inoltre molti mezzi erano assegnati ad unità di fanteria, e così i carri egiziani erano spesso colti isolati e senza mobilità pratica. Infine,quando si trattò di muoversi, gli egiziani cominciarono a perdere il controllo sotto i colpi dell'aviazione e le puntate dei carri, fino a trasformare la ritirata in rotta verso El Arish e Qantara, lungo la strada costiera.

    Il principale successo venne tra la 7a Brigata corazzata contro il 1° Gruppo-brigata corazzata egiziano, a Kusseina, durante una battaglia durata complessivamente due giorni, allorché la 7ima brigata di fanteria del col. Aris tentò di aprire un varco nel dispositivo egiziano, tentando di raggiungere i parà a Mitla. Era il primo novembre quando la battaglia iniziò e in seguito quest'unità, la principale che avessero gli egiziani tra le forze corazzate, sarebbe stata poi costretta a ritirarsi, inseguita dall'aviazione israeliana fino a dover passare il Canale, e perdendo tutti i sei SU-100 e una trentina di T-34. Nel frattempo, dal 31 ottobre gli anglo-francesi iniziarono ad attaccare gli egiziani e il 5 novembre iniziarono gli sbarchi anfibi. I britannici useranno poi i Centurion nello sbarco principale, una vera operazione anfibia tradizionale, ma non fecero in tempo a far intervenire dalla Libia la 10a AD.

    Il cessate il fuoco avvenne quando le truppe avanzate israeliane erano già a Sharm El-Sheik e sulle coste del Canale a Nord.

    Alla fine, con perdite umane di 150 soldati in tutto, gli Israeliani catturarono intatti 55 cannoni, 110 pezzi c.c., 125 carri, 60 APC, 260 Bren Carrier agli Egiziani. Soprattutto, gli Israeliani ebbero insegnamenti importanti, come l'appoggio aereo delle forze di terra, la necessità di assicurarsi la superiorità aerea, quella di potenziare il parco veicoli, trasporti inclusi e quella di rinnovare il parco carri. Gli AMX-13 furono tutto sommato poco impegnati e non si capì bene se i carri leggeri avessero ancora un futuro.


    Guerra aerea sul Sinai[5][modifica]

    La guerra del '56 iniziò in una maniera del tutto anomala, ma tipica della mancanza di scrupoli che gli Israeliani hanno sempre dimostrato quando si tratta di eliminare individui 'pericolosi'. Nella notte tra il 28 e il 29 ottobre, lo Il-14 presidenziale venne intercettato e abbattuto da Meteor israeliani, ovviamente tentando di assassinare Nasser. La guerra non era ancora stata dichiarata, ma già si tentava di far fuori il presidente egiziano, un'azione proibita in tempi di pace, ma che non diede i risultati sperati visto che il presidente a bordo non c'era. Solo quest'azione avrebbe meritato una dura risoluzione internazionale contro Tel Aviv, ma gli sviluppi successivi la lasciarono nell'oblio. Da questo momento in poi, per semplicità, distingueremo gli eventi nel Sinai da quelli sull'Egitto, con i minimi richiami per inquadrarli in maniera più pratica.

    Il teatro di battaglia, per gli israeliani, sarebbe stato il Sinai. Gli Egiziani l'avevano trasformato in una sorta di fortezza con una mezza dozzina di basi aeree, come Sharm el -Sheikh, El Arish, Bir Hamma e altre ancora. Un'altra decina di basi era invece ad occidente del canale di Suez. Solo nel Sinai gli Egiziani disponevano di ben 75.000 uomini, 150 carri e 140 cannoni, forze non così impressionanti rispetto a quello che si sarebbe visto poi, ma per l'epoca più che considerevoli. Quanto ad Israele, esso mobilità 200.000 persone, quadruplicando con la chiamata alle armi le sue forze. La sua prima linea non era comunque molto consistente: 45.000 effettivi, 180 carri e 150 cannoni. Non sarebbe stato certo con la sola forza dei numeri che avrebbero potuto vincere. In tutto gli Israeliani schieravano 10 brigate complete, ma c'era anche il rischio del coinvolgimento siriano, dato che il suo comandante, quello della vecchia Legione Araba, tale Glubb Pascià, era stato destituito su volere di Nasser.

    Ufficialmente, la nuova guerra doveva cominciare con un lancio di parà al passo di Mitla, per poi essere raggiunta da automezzi di terra per rinforzarla e poi attaccare Abu Agheila e Gaza. La spiegazione ufficiale era un'azione antiterrorismo, per eliminare evidentemente le basi palestinesi; ma un altro compito era anche quello di colpire, con l'aviazione, le capacità operative dell'EAF sul Sinai, per impedire danni dall'alto contro le colonne israeliane, dirette in tre direzioni diverse: da Gaza, a Rafah, el-Arish e el- Quantara; un'altra da Beersheba, a Abu Agheila e Bir Jifjafa fino a Ismailia, e infine quella più difficile, da Kuntila, poi Themed, Nakhle, passo di Mitla e infine Suez. In tutto 4 fasi, prima Mitla, poi Rafah-Gazah, poi Sharm. Con l'ultima delle 4 fasi del piano, si sarebbe raggiunto il Canale all'altezza di Ismailia e el Quantara, in modo da circondare Gaza e restare al contempo a distanza dal Canale. Così avvenne.

    Era il 29 ottobre, un lunedì. Scattava l'Operazione Kadesh, la conquista israeliana del Sinai. Gli Israeliani vollero attaccare gli Egiziani in Sinai e usarono 9 brigate di fanti o carri, più una di parà.

    I Mosquito PR.16 da ricognizione iniziarono in sordina l'attività bellica, con i loro occhi indiscreti, scortati da vari Mystère e due P-51D. I ricognitori si spinsero fino al Canale di Suez, per controllare la disposizione delle forze egiziane. I Mosquito non ebbero per il resto un grande impegno.

    Alle 14 vi fu il primo attacco aereo israeliano, molto furtivo ma non meno importante: sei P-51 del No.116 Sqn volarono ben dentro lo spazio aereo del Sinai con il compito di tagliare le linee telefoniche e telegrafiche sparandogli o con le eliche. Manovrando spesso ad appena 4 metri, riuscirono nell'intento, senza dare troppo nell'occhio.

    Alle 15 decollò un'ondata di aerei carichi di uomini della 202a Unità parà, per lo più composta dalla 35a Brigata parà, che all'epoca era comandata da un altro giovane promettente, tale Ariel Sharon, all'epoca ventottenne come del resto Mubarak. Obiettivo: il Passo di Mitla, fondamentale per superare le montagne del Sinai e per giunta, ad appena 70 km dal Canale. Alle 16 passarono la frontiera e infine la forza aerea di lenti trasporti, in totale 16 C-47 e tre Noratlas scortati da vari Meteor F.Mk.8, arrivò al Passo di Mitla alle 17, nel lato orientale. I Dakota lanciarono 395 uomini mentre i più capaci ma pochi Noratlas vennero usati caricati di materiali di rifornimento. All'epoca gli elicotteri medi non erano ancora comuni, così i paracadute portarono gli assaltatori 5 km di distanza dal bersaglio ed ebbero subito 13 contusi nel prendere contatto con il terreno.

    Poi giunse una seconda ondata di aerei con armi pesanti, 8 jeep, 2 mortai da 120 mm, 4 cannoni SR da 106 e munizioni. Con questa forza, inizialmente solo minimamente contrastata, presente 200 km dietro le linee nemiche, venne messo a segno un primo importante punto a favore degli israeliani, mentre gli egiziani non avevano abbastanza informazioni e reagirono lentamente, dato che non capivano bene la ragione di tale raid.

    Poi, però, ben 3 brigate dell'esercito vennero inviate da Suez per attaccare questi incursori, nel frattempo trinceratisi in zona. L'errore fu presumibilmente quello di un abbattere in rapida sequenza almeno alcuni dei Dakota con la contraerea e con i MiG, e in generale non presidiare un passo così importante.

    Solo dopo oltre un giorno e qualche combattimento questo battaglione venne raggiunto dall'unità di Sharon, la quale ebbe più che altro problemi d'efficienza. Era partita con 153 camion e 13 carri, ma di questi solo 46 e 3 erano ancora efficienti dopo 36 ore di marcia. Alla fine, alle 22.30 del 30 ottobre, si ricongiunsero ai parà asserragliati nelle retrovie nemiche. Il mattino dopo, nonostante tutto, vennero mandati all'attacco delle postazioni egiziane a Mitla, ma fallirono a causa dell'insufficiente preparazione contro una forza molto ben piazzata. Nel frattempo i corazzati facevano progressi e conquistarono Abu Agheila, tagliando fuori Gaza e puntando su El Arish. La HHA eseguiva nel frattempo un gran numero di azioni aeree, inclusa la scorta da parte dei veloci Mystèreai piccoli Cub che portavano via i feriti dei parà, fin dal 30, ovvero dopo che venne realizzata una striscia d'atterraggio per farli operare in zona.

    Per contrastare l'avanzata nemica, gli Egiziani avevano una divisione di fanteria tra Gaza e Rafah, una in El-Arirsh e A. Agheila una brigata a Bir Jifjafa, e due divisioni di fanteria ad ovest del Passo di Mitla. Tutte unità ben equipaggiate e posizionate, ma prevalentemente si trattava di forze, almeno quelle ad Est di Mitla, per lo più sistemate in maniera talmente immobile da rendere difficile ogni movimento rapido, mentre Israele contava proprio sulla mobilità per averne la meglio.

    Ma gli Egiziani occidentali non rimasero immobili mentre le loro forze nel Sinai venivano attaccate. La mattina di quel giorno, un mitragliamento da parte di sei MiG distrusse un Cub, e in seguito Vampire e MiG colpirono una colonna della 202ima unità e abbatterono un altro Cub sul Sinai. La HHA aveva già eseguito 37 missioni d'attacco contro basi e reparti egiziani, questi ultimi in special modo a Mitla. Sharon premeva perché aiutassero maggiormente i parà, e nel pomeriggio alcuni Mystère respinsero 8 caccia Meteor e MiG e altri sei Mystèreattaccarono dei MiG-17, distruggendone uno. Gli Ouragan colpirono la 2a Brigata egiziana che marciava verso Mitla, e così la giornata andò a chiudersi. Data la situazione, gli Egiziani iniziarono anche a bombardare con i loro Il-28, che colpirono gli aeroporti di Tel Nov, Eilat e Ramat Rachel. Sebbene non si sappia quali danni causarono (nessuno per gli Israeliani) e un bombardiere venisse perso per problemi tecnici, il messaggio era chiaro: Israele non poteva difendersi efficacemente dall'aviazione egiziana. Ma non vi saranno poi altre missioni simili nel prosieguo della guerra.

    I Meteor e Ouragan appoggiarono al meglio l'operazione, mentre i Mystère erano in quota a proteggerli dai MiG, ma senza dover affrontare una grossa reazione nemica. Nel prosieguo anche i Mystère eseguirono azioni d'attacco, così come i vulnerabili P-51 (che mantenevano il problema tipico dei motori in linea, i radiatori vulnerabili al tiro nemico, anche perché non protetti da corazze).

    Nel frattempo le unità egiziane lungo il confine israeliano rimasero essenzialmente immobili, sebbene una prima brigata israeliana muovesse lungo i loro fianchi muovendosi di circa 40 km entro il loro territorio. La mattina del 30, a Mitla, gli israeliani crearono una piccola striscia di volo per ottenere rifornimenti di munizioni ed evacuare i loro feriti. I primi ad arrivare furono tre Piper Cub, scortati dai Mystere, piuttosto curiosamente visto che per caccia così veloci era certo difficile coordinarsi con i più lenti tra gli aerei della HHA. Finalmente, alle 7.30 si videro anche i primi caccia della EAF sul Sinai, e dopo avere riportato cosa stesse accadendo su quel territorio, visto che non c'era ancora la minaccia diretta degli 'alleati', venne ordinato di scatenare tutto il potenziale disponibile contro di loro, iniziando con due MiG-15 che attaccarono la striscia di Mitla distruggendovi un Cub trovato fermo al suolo. Altri due attaccarono una colonna della 202a Brigata, colpendo e distruggendo almeno sei mezzi; infine altri due intercettarono un altro Piper sul Sinai e non persero tempo ad abbatterlo. Alle 11.00 arrivarono anche 4 Vampire mitragliando un'altra colonna che era sempre, come l'altra colpita, ad al-Thamed, il che causò anche più danni. Non solo, ma poi si fecero sotto altri Vampire e Meteor del 5 Sqn, tutti scortati da MiG-15, il che causò danni non indifferenti agli israeliani che coraggiosamente avevano accettato una tale missione. La HHA non poteva restare immobile di fronte a tali azioni e 37 dei suoi jet tra Ouragan, Mystèree Meteor vennero mandati in aria quella stessa mattina per colpire le posizioni egiziane, specie le unità che si stavano muovendo verso il passo di Mitla. Alle 15.30 vi fu il primo scontro con i MiG, sei, che scortavano due Meteor F.Mk.8. I MiG-15 respinsero i caccia israeliani e poi mitragliarono e bombardarono i parà, mentre la colonna che a terra doveva raggiungerli era stata vittima della sabbia troppo soffice e anche degli attacchi aerei. Alle 16, però, sei Mystère combatterono contro i nuovissimi MiG-17 (N.1 Sqn, Almazana), vicino a Kibrit. I MiG vennero sorpresi mentre stavano ancora salendo e uno venne abbattuto. Ma anche un Mystère venne danneggiato e gli israeliani dovettero ritirarsi. Questo diede il modo a diversi Ouragan di attaccare la 2a Brigata egiziana, distruggendole diversi mezzi mentre si avvicinava al Passo di Mitla. Ma tutto quello che volevano gli israeliani era per il momento raggiunto: dare modo ai 'preoccupati' anglo-francesi di chiedere, anzi imporre una pace, con relativo ultimatum, agli egiziani. E chiaramente, se si parlava di 18 km dal Canale di territorio libero da forze militari, questo avrebbe solo danno all'Egitto. Nasser non accettò, ma ora sapeva che c'era una flotta in mare che poteva minacciarlo. Forse avrebbe fatto bene ad accettare tale situazione, invece di cadere nella trappola.

    A terra gli israeliani continuarono gli attacchi israeliani ma ad Abu Agheila vennero respinti dalla 3a Divisione egiziana entro quel pomeriggio, e fallirono anche gli attacchi delle brigate 4a e 10a, nonché della 37a meccanizzata (non è ben chiaro se vi fossero 3 brigate corazzate e 6 di fanteria, oppure fossero una corazzata 2 meccanizzate e 6 di fanteria) contro omm-Kattef nel mattino successivo. Il comandante della 202a brigata, l'allora col. Sharon, ordinò nel contempo un attacco da Mitla verso ovest, malgrado che i superiori non fossero d'accordo, specie considerando che l'aviazione supportava all'epoca soprattutto la 7a A.B. e non poteva fare lo stesso con i parà, che infatti, appena usciti dalle loro posizione vennero colpiti dai Vampire, e con notvoli perdite costretti a ritornare alle basi di partenza. Tuttavia, successivamente i Mystère abbatterono tre Vampire danneggiandone un quarto. Come avrebbero fatto gli indiani 9 anni dopo, anche qui gli egiziani decisero che i Vampire non fossero più aerei capaci di azioni di prima linea, almeno non senza scorta. Nonostante questo, i piloti egiziani si dimostrarono molto migliori di quel che ci si aspettasse. L'unica vera differenza tra i piloti delle due parti era che gli israeliani avevano cannoni DEFA a maggior rateo di tiro, e comandi servo-assistiti. In ogni caso i sovietici mandarono MiG-15 e 17 aggiuntivi già in questa giornata ai loro alleati egiziani.

    Alle 8 gli israeliani individuarono la 1a Brigata corazzata egiziana, che era diretta verso la guarnigione di Bir Jifjafa (o Abu Agheila?), per rinforzarla; tentando di fermarla, la HHA o IDF/AF mandò quello che aveva al momento: niente di meno che quattro T-6 del No.140 Sqn. Uno venne abbattuto già mentre era in picchiata sul bersaglio, un altro si schiantò al suolo poco dopo. Se i Vampire avevano problemi, i T-6 non erano assolutamente proponibili. Per loro fortuna, un'altra formazione di T-6 fallì a trovare il bersaglio. Ci riuscirono due Meteor del No.117, ma vennero danneggiati. Poi si fecero sotto i Mustang, che dichiararono sei T-34. Ma due aerei vennero danneggiati e uno di loro fu colpito ancora da un MiG-15 e costretto ad atterrare nel deserto, il pilota rimase ucciso. Pare che venne colpito da uno dei sette MiG-15 o 17, che stavano combattendo con due Mystère attorno alle 10.30. Prima tre aerei attaccarono i due jet, ma questi scapparono via, poi questi individuarono altri due Mystère assieme ad altri MiG, ma stavolta i Mystère vinsero, colpendo duramente un MiG-15 che poi fu costretto ad ammarare nelle acque poco profonde di una vicina laguna, in seguito recuperato e riparato dagli israeliani. Un'ora dopo, forse meno, gli Ouragan del No.113 stavano colpendo obiettivi a terra quando apparvero vari MiG, scambiati inizialmente per Mystère. Fu un errore che pagarono caro, nonostante che sganciassero razzi e serbatoi: uno finì il carburante atterrando fuori campo e l'altro venne danneggiato da un colpo da 23 mm, che da solo causò gravi danni. Questa stessa formazione di MiG poi abbatté un L-18 Cub su Mitla.

    I Mystère combatterono ancora nelle ore successive: 2 di loro contro diversi MiG-17, a loro volta in scorta a 5 Meteor del No.5 Sqn (diretti a colpire una colonna israeliana vicino a Bir Hassana). Sebbene non riportato da fonti egiziane, uno dei MiG sarebbe stato abbattuto e il paracadute del pilota non si aprì. I Meteor, però, continuarono il loro volo e causarono gravi danni, tanto da uccidere 27 israeliani, sebbene uno dei cacciabombardieri, colpito, dovette fare un atterraggio d'emergenza.

    Infine, 45 minuti dopo, attorno alle 13.30, gli Ouragan si presero una rivincita quando due di essi combatterono sul Sinai con diversi MiG: uno di questi ultimi venne danneggiato gravemente dai loro 20 mm, ma riuscì a ritornare alla base.

    Quattro T-6 Harvard tornarono ancora contro la 1a AB egiziana, ma stavolta non vennero colpiti. Non così per i 4 Mustang del No.105, che usarono le micidiali bombe al napalm vicino a Bir Jifjafa contro una colonna nemica, ma persero un aereo costretto ad un atterraggio di fortuna nel deserto.

    Ibrahim al-Awwal1956.jpg

    Il 31 ottobre i combattimenti proseguirono. Vi fu la cattura del caccia Ibrahim Al-Awal egiziano, un vecchio 'Hunt' con cannoni da 102 mm. Esso venne inseguito dal caccia Kersaint armato con i 127 mm, e dai due caccia israeliani Yaffo ed Eilat con i 114 mm. Attaccato anche da due Ouragan armati con razzi e da un C-47 usato come bombardiere, finì gravemente danneggiato e dovette arrendersi, venendo trainata ad Haifa, che poco prima aveva bombardato. E poi, la ribattezzeranno proprio con il nome della città.

    Due Ouragan e i Meteor del No.117 colpirono El-Arish, mirando all'aeroporto, ma di fatto colpendo solo dei finti Vampire, ottimamente realizzati.

    Malgrado le dure battaglie al Passo di Mitla e ad Abu Agheila, gli israeliani avanzavano, mentre le truppe egiziane, troppo ancorate al terreno (tanto che molti corazzati erano affondati nella sabbia, come casematte, solo per essere colpiti dal fuoco dei carri e delle artiglierie), vennero sopraffatte dopo dure battaglie. Proprio per passare Abu Agheila il comandante della 7a Brigata corazzata, il gen Simchoni (che morirà l'ultimo giorno di guerra per un guasto al suo Cub in ricognizione), chiese alla HHA di concentrarsi nella sua zona, cosicché i parà tornarono ad essere del tutto inermi contro gli attacchi dei Vampire egiziani.

    Furono i Mystèrea ridare la superiorità aerea locale, abbattendo altri 3 MiG e colpendone altri 4.

    Nel pomeriggio del 31 ancora attacchi contro la sfortunata 1a Brigata vicino a Abu Agheiba: 4 T-6, poi 4 P-51 (uno abbattuto), poi 4 Meteor del 117° (tutti danneggiati, due anche costretti ad atterraggi d'emergenza). Era già una dura giornata, se il 105° sqn aveva tutti i suoi 13 Mustang colpiti, più la perdita del comandante Tadmor (non è chiaro se anche il suo aereo venne distrutto oppure fu solo lui ad essere mortalmente ferito). Ma nel solo 31 ottobre vennero eseguite 150 missioni, di cui il 50% da parte di Ouragan e Mystere, riuscendo ad appoggiare i reparti di terra. Mitla, piuttosto lontana dagli aeroporti israeliani, era poco coperta dalla HHA e le forze di Sharon vennero colpite duramente dall'EAF, che per l'occasione rispolverò anche Spitfire e Fury, compiendo circa 100 missioni operative in quella stessa giornata.

    Gli Egiziani ebbero sicuramente delle perdite, ma i Mustang non si dimostrarono certo i migliori incassatori sulla piazza, data la vulnerabilità dei radiatori ventrali, che avrebbero dovuto essere in qualche modo protetti. Un Mosquito del No.110 venne danneggiato invece in pomeriggio.

    Entro quella giornata, l'HHA aveva volato 150 sortite, di cui 48 dagli Ouragan e 30 dai Meteor, subendo molte perdite e danni, ma impedendo alle colonne egiziane di arrivare sulle posizioni avanzate lungo il confine, e tagliando fuori i difensori di Abu Agheila. Ma non era così a Mitla, dove gli israeliani continuavano a subire pesantemente dalle unità egiziane che gli stavano sparando contro con tutto quello che avevano, inclusi vecchi Spitfire e Fury tirati fuori dai depositi, per un totale di oltre 100 sortite fatte con tutti gli aerei disponibili, il che era un forte aiuto anche psicologico ai soldati di terra egiziani, che si godevano la superiorità aerea conquistata sulle teste dei loro avversari. Anche i piloti egiziani, malgrado tutto, erano contenti di come le cose stessero andando. Sebbene non avessero ottenuto grossi successi nei combattimenti aria-aria, nondimeno nelle missioni d'attacco al suolo si erano dimostrati nettamente superiori, e si dimostrarono capaci di cooperare con le forze di terra in maniera ottimale. Non si diedero molta pena se poi alcuni ricognitori stessero volando sul loro territorio.

    Tutto sommato era una situazione di parità, dopo circa 2 giorni di guerra, non c'era un chiaro vincitore, almeno tra le opposte aviazioni. Gli egiziani avevano avuto perdite soprattutto da parte dei caccia Mystère, che con le loro prestazioni transoniche e i cannoni DEFA si erano dimostrati avversari letali; ma nell'attacco al suolo ottennero successi notevoli.

    Ma quel giorno, mentre i contendenti continuavano ad affrontarsi con un morale ancora alto, arrivarono direttamente in azione gli anglo-francesi, che già avevano svolto azioni di trasporto e di ricognizione (con i reparti francesi). Del resto, il fatto che in Israele vi fossero reparti con i Mystère e gli F-84F non faceva presagire niente di buono. E così fu. L'ultimatum di ritiro entro 24 ore dalla zona del canale, non poteva essere concretamente rispettato e così gli 'alleati', approfittando di tale condizione, attaccarono massicciamente con un potente armata anfibia. Già dalla notte del 31 iniziarono le operazioni, e il 1 novembre fu un disastro. Nasser ordinò di non entrare direttamente in azione contro le potenze occidentali, mentre queste bombardavano a volontà gli aeroporti nemici causando loro danni gravissimi.

    Il Sinai vide di conseguenza le forze egiziane private del supporto aereo e gli israeliani solo il 1 novembre fecero 200 sortite operative, con un solo P-51 abbattuto dalla flak. Non solo, ma F-84 e Mystèrefrancesi entravano direttamente in azione e stavolta causavano danni decisivi, distruggendo -pare- 38 T-34, sia pure con 2 aerei persi, entrambi F-84F fracassatisi all'atterraggio per i danni subiti dalla flak. Nel frattempo i P-51 colpivano Mitla e El-Arish, e alla fine la 27a Brigata Meccanizzata passò le linee egiziane. Quello stesso 1 novembre alcuni Il-28 colpirono (alcuni volati da piloti russi) Hatzor, ma pare che fecero poco o nessun danno. Anche l'incrociatore G.Leygues non ottenne molto dal bombardamento di Rafah, ma in ogni caso contribuì a colpire le retrovie degli egiziani.

    Il 2 novembre l'aviazione egiziana scappava in Libia e Sudan, mentre circa 30 aerei israeliani venivano mandati su Sharm El-Sheik, dove era diretta la 9a Brigata, perdendo per l'occasione l'unico Mystère distrutto nella campagna. Altri attacchi vennero sferrati con il lancio di 175 parà su Al-Tur per interrompere la strada tra Sharm e Porto Said, cosa che fece sì che la guarnigione della prima si arrese entro il 4 novembre. Poi fu la volta di Porto Said, la mattina del 5 novembre invaso da 1.100 parà anglo-francesi (16a Brigata e 10a divisione rispettivamente), che precedettero lo sbarco dal mare, avvenuto il 6.

    Per gli Israeliani la campagna aerea di Suez era stata adeguatamente svolta. Avevano fatto 1.846 sortite tra il 29 ottobre e il 4 novembre, in questa sorta di guerra dei Sei giorni ante-litteram, con diverse perdite in azione, tra cui il Mystere, un Ouragan, e un Meteor (vittima di un MiG-15 del 1° Sqn), e soprattutto tra sette e ben 14 Mustang (a seconda delle fonti), dimostratisi (per il motore raffreddato a liquido, essenzialmente), un po' troppo vulnerabili; poi vennero persi anche 2 T-6 (abbattuti dalla flak), e tre Cub (uno distrutto al suolo, uno abbattuto da un caccia e uno perso per incidente), più numerosi altri aerei danneggiati. 5 piloti rimasero uccisi e uno catturato. Un P-51, atterrato a 60 km dal fronte israeliano, a causa dei danni subiti dalla flak, vide il suo pilota costretto ad una marcia nel deserto (per fortuna che l'estate era finita) di ben 37 ore.

    La HHA perse tre aerei causa caccia nemici, ed ebbe a sua volta da rivendicare tre MiG-15 (più uno o due MiG-17), 4 Vampire e uno Il-14, quasi tutti distrutti dai Mystere, più circa 40 corazzati e 260 mezzi. Tutto sommato numeri modesti, così come la cattura di un MiG-15, di un Sokol MRAZ più le perdite egiziane per incidenti: un MiG-17, due Meteor e un addestratore su di un totale di circa 2.000 sortite, addirittura superiore a quello che fece la HHA. Ma gli Egiziani, che di quel passo avrebbero forse potuto tenere a lungo -ma dipendeva molto dalle forze di terra- ebbero poi da affrontare una minaccia ben maggiore.


    L'undicesima piaga d'Egitto: fuoco dal cielo[6][modifica]

    Il mattino del 30 ottobre era oramai noto l'attacco israeliano, così come che la flotta si dirigeva verso l'Egitto dalle basi 'alleate', dopo essere salpati il 29 ottobre con le navi veloci (tanto che esse precedettero di 3 giorni quelle da sbarco, ben più lente). Nondimeno, si rischiò lo scontro con la VI Fleet, che cercò di fermare l'armada franco-spagnola fino al limite del conflitto a fuoco. Decisamente, in questo frangente gli USA non erano d'accordo con le aggressioni ad altri Stati sovrani.

    La HMS Eagle, qualche anno più tardi

    Il 30 ottobre, di pomeriggio, Londra e Parigi posero l'ultimatum al Cairo nonché a Tel Aviv, imponendo il limite di 18 km dalle coste del Canale entro il quale nessuna forza armata avrebbe dovuto stanziare, inoltre all'Egitto chiesero di accettare una occupazione temporanea di P.Said, Ismailia e Suez. Tutto questo doveva trovare un'accettazione chiara in appena 12 ore di tempo, e quel che è più bizzarro, senza passare per l'ONU, l'unica deputata per questo genere di risoluzioni. Anche all'epoca, dunque, c'era chi ritenesse che i propri interessi e punti di vista non dovessero perdersi nella 'burocrazia', dove sicuramente avrebbero incontrato il veto di qualche Potenza. L'ONU però all'epoca era ben viva, e immediatamente ribatté con una risoluzione che negava ogni autorizzazione a guerre in Medio Oriente. Ovviamente, Francia e GB non persero tempo ad usare il loro diritto di veto per non renderla esecutiva.

    L'Egitto non poteva ritirarsi dalla zona del Canale, tanto meno in così poco tempo. Forse Nasser non si rendeva conto che gli Alleati facevano sul serio, concentrato su Israele, avversario non imbattibile. Gli Israeliani, distanti 140 km dal Canale, non ebbero certo problemi ad accettare l'intimazione, né l'occupazione 'temporanea', visto che già avevano dozzine di aerei francesi sui loro aeroporti. Così, il 31 ottobre gli 'Alleati', malgrado che le loro azioni fossero con ogni evidenza disapprovate dalla Comunità internazionale, passarono alle vie di fatto iniziando con la cattura del caccia egiziano di cui sopra.

    Nel pomeriggio, però, gli aerei Alleati non erano ancora passati sulle basi aeree egiziane, la principale fonte di preoccupazione. Si temeva che i bombardieri britannici, privi di armi difensive, fossero un bersaglio facile per i MiG. Il pomeriggio del 31 quattro Canberra e 7 RF-84 passarono sul territorio egiziano scattando foto ad alta quota. Poi si sarebbe aggiunto un bombardamento, però da eseguirsi di notte. La popolazione egiziana era stata avvisata perché si allontanasse dalle basi aeree, poiché non era volontà di nessuno coinvolgere i civili. I Valiant e i Canberra maltesi iniziarono le loro pesanti azioni di attacco su Cairo Ovest, Kabrit, Abu Sueir e Inchas, ma in volo ricevettero la comunicazione che sul primo di questi aeroporti c'erano forse civili americani, il che fece sì che non venisse attaccato, ma in suo luogo venne scelto Almaza. Nel frattempo la situazione diventava sempre più ingarbugliata. Pare che il comandante della VIa Flotta chiese al Pentagono: 'ma il nemico chi è?', era davvero desueto per l'epoca d'oro della collaborazione tra USA e Europa, pensare di incrociare le armi con i propri più stretti alleati.

    Gli attacchi aerei contro gli aeroporti egiziani non erano privi di utilità pratica: gli Il-28 erano temuti, perché potevano raggiungere Cipro, pieno zeppo di aerei britannici, tanto da causare danni sicuramente elevati in caso di poche bombe andate a segno. Inoltre i MiG erano pericolosi clienti per gli obsoleti velivoli anglo-francesi (a parte i pochi Hunter), ed era molto meglio neutralizzarli al suolo.

    Ma la EAF era tutt'altro che pericolosa quanto i numeri mostravano. Comandata dal vice-maresciallo dell'Aira Sodky, aveva solo 6.400 effettivi nei due comandi Est e Centrale, per difendere il Sinai e il Delta del Nilo. Aveva circa 90 Vampire e 30 Meteor fino a poco tempo prima, ma ora stava portandosi su 120 MiG-15 e 17, con problemi nuovi e mancanza di sufficiente personale di supporto. Così solo il 60% degli aerei era mediamente operativo, anche gli aerei più vecchi. Per esempio il No.2 Sqn aveva 18 Vampire operativi, e 12 in riserva, nondimeno doveva difendere sia El Arish che Inchas, dove c'erano 39 Il-28 di cui 24 operativi degli squadroni 8 e 9. Il No.30 sqn aveva appena finito la conversione sui MiG-15, ma non era ancora pienamente operativo, altre due unità aeree erano in transizione su altri dei 69 MiG-15 operativi. Infine il No.1 Sqn, di Deverosoir era ancora in conversione con i MiG-17.

    Questi ultimi vennero comprati tra sei e 12 esemplari (MiG-17F) tra l'ottobre del '55 e il novembre del '56. Ben pochi ebbero modo di operare, e forse con piloti sovietici piuttosto che arabi; la maggior parte sopravviverà alla guerra. In tutto, nel tardo ottobre la EAF aveva almeno 150 jet da caccia, 39 bombardieri e 440 piloti, ma solo 110 addestrati per i nuovi reattori russi.

    Nel frattempo c'erano in costruzione siti radar per non meno di 60 sensori più armi a.a., anche se la rete radar, che serviva a difendere il Nord dell'Egitto, non era ancora completata e operativa. Non c'era molto da scegliere qualitativamente tra gli aerei, con i MiG leggermente più agili e veloci in salita dei Myster; soprattutto l'EAF era superiore alla HHA in azioni d'attacco al suolo, meno vulnerabili e meglio armati degli equivalenti israeliani. Ma non furono questi i loro avversari più letali. Stranamente, la resistenza anti-britannica non diede notizia agli egiziani dell'ammassarsi di tanti aerei a Cipro, e la sorpresa iniziale fu pressoché totale. Eppure i britannici già dall'Agosto avevano iniziato a schierare Canberra e Valiant, e in ottobre c'erano 112 aerei da combattimento nella sola Akrotiri, 127 a Nicosia e 46 a Tymbou. Tra questi aerei c'erano due squadroni dei nuovi Hunter F.Mk.1 e uno con i Meteor NF.13 da caccia notturna, tre con 36 DH Venom e infine 60 F-84F e 16 RF-84F francesi. Non mancavano i Canberra B.Mk.2 che avrebbero dovuto individuare i bersagli per i Valiant e i Canberra basati a Malta.

    La nuova HMS Eagle era l'unica portaerei britannica pronta alle operazioni, all'agosto di quell'anno, una nave potente ma pallida testimone della potenza preesistente della RN. Altre due navi vennero tuttavia approntate nei due mesi successivi, la HMS Bulwark e la Albion, presto messe in campo con una forza di aerei completa: 163 apparecchi a reazione erano basati su queste tre unità al momento dell'invasione, tra cui 117 Sea Hawk. Le HMS Theseus e Ocean erano invece usate come trasporti truppe, ma per valorizzarne la vera natura venne aggiunta una forza di elicotteri d'assalto: circa 12 per nave, nemmeno tanti, ma sufficienti per inaugurare l'era degli elisbarchi. Nel frattempo i francesi partirono da Capo Bon, Algeria, con una flotta che comprendeva la Arromanches, portaerei inglese comprata nel '48, e la Lafayette, affittata dagli USA nel '51 . Tuttavia gli aerei di bordo erano solo Corsair e Avenger ASW, niente che potesse fermare i MiG e gli Il-28 eventualmente attaccanti la formazione navale. Tuttavia gli USA schieravano all'epoca le USS Coral Sea, Randoplph e l'incrociatore Salem, con circa 200 aerei ed elicotteri. Come si è visto, gli americani erano tutt'altro che contenti dell'operazione, e quasi si arrivò allo scontro diretto, ma alla fine venne lasciato correre il piano anglo-francese, senza eccessive difficoltà a quanto i fatti descrivono.

    A terra, però, le truppe avanzate degli egiziani erano nei guai, e verso la fine del 31 ottobre la 27a Brigata meccanizzata ruppe finalmente le posizioni egiziane a Gazah, spezzando la resistenza egiziana nella parte settentrionale del Sinai, e improvvisamente, dopo giorni di battaglia ben combattuta, gli egiziani si ritirarono precipitosamente abbandonando le loro armi, e consentendo agli israeliani di muoversi rapidamente verso ovest e nord, dove causarono molto panico e catturarono molti armamenti. Era diventato un caos improvviso e poco spiegabile, con le armate egiziane che si stavano perdendo nel deserto, o restavano bloccate dalla sabbia; tuttavia i loro comandanti cercarono di riprendere il polso della situazione, anche perché potevano sempre sperare nel sostegno dell'aviazione all'indomani. Ma poi successe qualcosa di diverso e imprevisto.

    Un aeroporto egiziano, ripreso durante il bombardamento del NAS 810

    RAF e Adl'A erano pronte all'attacco già alle 4.45 del 31 ottobre, ma l'azione venne rimandata per permettere delle missioni di ricognizione giudicate necessarie, e svolte da 4 Canberra e 7 RF-84F nel giorno successivo. In tutto si stimò la presenza di oltre 110 MiG-15, 14 Meteor, 44 Vampire e 48 Il-28 efficienti: 35 MiG-15 ad Abu Swayr, 31 a Kibrit, 20 a Inchas, 25 (inclusi MiG-17) ad Almaza, assieme a 4 Meteor, 21 Vampire e 10 Il-28. A Fayid erano rilevati 9 Meteor e 12 Vampire, a Cairo Ovest 9 Vampire e 16 Il-28, infine a Luxor c'erano altri 22 Il-28 e a Kasfareet un Meteor e due Vampire. L'EAF non stette a guardare e alcuni MiG decollarono per affrontare i ricognitori, che non promettevano nulla di buono per il futuro. Due MiG arrivarono vicino ad un RF-84 e il pilota francese non si accorse di nulla. Furono solo le traccianti che gli passarono vicino all'abitacolo che lo misero in guardia e prontamente scappò a Cipro abortendo la missione. Nel frattempo c'era bisogno di tenere conto dell'Operazione Cover, che era quella che gli USA avevano allestito per evacuare i loro civili, cosa che ovviamente intralciò i piani degli anglo-francesi. Per questo si evitò di colpire Cairo Ovest, tanto che persino la prima ondata di Valiant del 148 Sqn, decollata nel pomeriggio del 31 ottobre da Malta ebbe ordine di non attaccare l'aeroporto del Cairo. La seconda ondata era costituita da 11 Canberra da Cipro, sempre mandati contro Cairo Ovest (e poi 'girati' ad Almaza), 11 da Cipro e 5 Valiant più 5 Canberra da Malta, mandati contro Kibrit. La terza ondata comprese altri 18 Canberra di Cipro e Malta, più 4 Valiant maltesi, qui diretti senza incertezze ad Abu Swayr; infine 17 Canberra attaccarono Inchas. In tutto circa 100 bombardieri britannici iniziarono le ostilità contro l'Egitto. I primi ad arrivare furono i Canberra del No.139, che colpirono alle 21.30 Almaza. In tutto vennero sganciate, da questo e da altri squadroni, 41 bombe da 454 kg. Riportarono che danni ingenti vennero causati a terra, ma poi ci si rese conto che avevano attaccato Cairo Ovest. Tuttavia, le bombe non causarono danni, con non poco sollievo visto che proprio quell'aeroporto era stato dichiarato 'intoccabile' per i motivi di cui sopra. Poi toccò ai Valiant, che colpirono minuti dopo Almaza, contrastati da tre Meteor NF del No.10 Sqn, tanto che uno dei caccia dell'EAF riuscì a mettersi in coda ad un Valiant, che riuscì a salvarsi dall'attacco del caccia, ma questo diede modo di capire che gli egiziani non avrebbero lasciato i bombardieri inglesi scorrazzare senza contrasto. Altri attacchi ebbero luogo con sette Canberra che sganciarono da 13.000 m su Kibrit, dichiarando danni molto maggiori di quelli modesti inflitti. I britannici erano tuttavia in grado di bombardare, con i Canberra, anche da 15.000 m, come avvenne la notte successiva, aiutati da venti meno impetuosi e disturbatori data la maggiore quota (i Canberra erano davvero degli arrampicatori formidabili, arrivare tanto in alto con un carico di bombe completo). Vennero attaccati anche Abu Swayr e Inchas, ma non senza essere disturbati dai Meteor egiziani, che spararono anche ad un Canberra, senza tuttavia colpirlo.

    Nasser osservava i bombardamenti aerei dalla sua casa di Almaza. A quel punto diede ordine di non confrontarsi più con gli inglesi, una decisione politica più che militare, perché voleva confrontarsi con Israele e non dare agli anglo-francesi troppi appigli per continuare l'attacco all'Egitto. In realtà la cosa non ebbe realmente successo, perché gli ordini di evacuazione per gli aerei e piloti non furono sufficientemente veloci. In effetti, il 1 novembre l'aviazione egiziana era a terra e senza mostrare una qualche reattività al nemico, che ci mise poco tempo ad approfittarsene. Inoltre l'esercito egiziano, che stava soffrendo molto contro quello israeliano, supportato dall'aviazione, si ritrovò pressoché privo di copertura aerea, e costretto a retrocedere nell'aerea di Suez.

    Così dal 1 novembre l'EAF poté volare solo poche missioni sul Sinai, tra cui 4 MiG-17 del No.1 Sqn, per mitragliare i parà di Mitla, distruggendo vari veicoli al suolo.

    Due ondate di Canberra e RF-84 fotografarono i risultati dei bombardamenti e si notò che non c'erano sufficienti indizi per i quali si potesse definire le incursioni notturne come 'di successo', non c'erano danni seri malgrado la profusione di bombe scaricate da alta quota, mentre i pericoli dei caccia dell'EAF sembravano confermati, anche questi ricognitori vennero inseguiti dai MiG, e un Canberra venne danneggiato, cosa che i britannici non si aspettavano data la quota e velocità dei loro mezzi. Ma lo scoramento britannico durò proprio poco, dato che alle 5 già decollarono da Cipro ondate di ben più micidiali cacciabombardieri tattici, seguiti 15 minuti dopo dai primi aerei delle portaerei inglesi, operanti a soli 90 km da Alessandria. Le invasion stripes erano necessarie perché molti tipi di aerei inglesi erano simili a quelli egiziani (Vampire e Venom), così era necessario fare differenza almeno nella livrea. Inizialmente gli aerei navali dovevano colpire le basi del Cairo e quelli terrestri le basi del Sinai, tra l'altro più vicine.

    Stranamente, questi bombardamenti di primo mattino causarono sorpresa nei difensori egiziani, solo pochi MiG-15 cercarono di contrastarli, ma in effetti con poco successo, dato che già entro le 6.04 Kibrit e Kasfareet avevano perso quasi tutti i loro aerei al suolo, poi 16 Hawk della Eagle colpirono Inchas, 12 altri della Bulwark centrarono Cairo Ovest e i Sea Venom dell'ALBION bombardarono Almaza. Infine altri 12 Sea Hawk della Bulwark mitragliarono e colpirono (con razzi) Cairo Ovest, pur se c'erano molti aerei americani in zona e loro non erano stati preventivamente informati di questa ingombrante presenza. Per fortuna li riconobbero in tempo, e si concentrarono nella loro azione distruggendo numerosi apparecchi egiziani. Alle 8.45 altri caccia basati a terra avevano volato 58 sortite contro Abu Swayr, Kibrit, Fayd, Kasfaret e Faridan, poi Almaza venne colpita ancora da aerei navali. Questa ondata d'attacco venne seguita da una seconda alle 9.30-13.30, stavolta con obiettivi costituiti anche da infrastrutture come gli hangar e i depositi, nonché altri aeroporti tra cui Deklia.

    In poche ore, sebbene in misura differente da base a base (aerei assenti- ben dispersi-decoy ecc) il 40% degli aerei egiziani era stato distrutto o danneggiato e i piloti erano frustrati dal fatto che non avevano l'autorizzazione a decollare e a confrontarsi con i vulnerabili apparecchi nemici, spesso grandemente inferiori ai loro. L'ultima ondata ebbe luogo tra le 13.30 e le 17.00, con altre 187 sortite da Cipro e ben 200 dalle portaerei inglesi (notare bene che non pare che in questa fase fossero coinvolti anche quelli francesi). In tutto, già nella sola Almaza, i piloti entro la fine della giornata dichiararono ben 22 MiG-15 (probabilmente anche -17), confermati dai ricognitori. Dopo il tramonto, finalmente, molti aerei vennero mandati via da quella zona così pericolosa, prima nel delta del Nilo, poi persino in Siria, Egitto del Sud, e Arabia Saudita. In tutto, almeno 100 aerei da combattimento egiziani vennero distrutti, come i risultati che di quel passo avrebbero potuto ottenere gli israeliani in settimane di combattimenti. Uno Il-28 in fuga venne anche intercettato da un Meteor NF.13 israeliano, che però nella notte lo scambiò per un Canberra inglese. I Sovietici che lo guidavano dichiararono che il loro fuoco difensivo danneggiò due caccia nemici con la postazione di coda.

    Gli Anglo-francesi, così, non ebbero problemi e non si dovettero confrontare con nessun combattimento aereo contro gli egiziani, ma l'USN diede molto disturbo con i suoi caccia Fury, che in almeno due occasioni entrarono nel perimetro difensivo delle portaerei inglesi, tanto che queste dovettero lanciare i loro obsoleti intercettori per controllare gli intrusi, e vi fu persino una richiesta degli ammiragli americani di attaccare direttamente le portaerei anglo-francesi, tanto grave era la tensione in quel momento tra i cosiddetti 'Alleati' occidentali.

    Ora era chiaro che l'invasione sarebbe stata imminente da parte anglo-francese, e gli egiziani si dovettero affrettare a ordinare la ritirata dal Sinai, mentre cercavano di rinforzare P.Said. Ma fino ad allora, le truppe egiziane erano capaci di tenere testa in molte circostanze ai loro oppositori israeliani, ma ora dovevano abbandonare le loro posizioni fortificate , almeno quelle che erano ancora utilizzabili, o non superate dalla manovra israeliana, e sotto attacchi aerei israeliani ora senza pressoché alcun contrasto aereo egiziano. Ora che gli Egiziani si stavano ritirando gli israeliani cominciarono ad inseguirli per metterli in rotta, e ci riuscirono nella zona del Sinai. La strada costiera verso El Arish divenne presto intasata dal traffico, con i Mustang che continuavano le loro azioni d'attacco sulle colonne, con una sola perdita dovuta alla contraerea.

    Ora anche i francesi ebbero autorizzazione a fare uso della loro potenza aerea e così in quel giorno volarono 62 missioni di combattimento, dichiarando ben 38 T-34 distrutti, senza perdite dirette in azione, ma con danni per diversi e due aerei fracassatisi all'atterraggio. Nel frattempo la HHA attaccava Mitla e altre località per impedire agli egiziani di fare una seconda linea difensiva mentre ripiegavano dalla prima. Infine la 27ima Brigata meccanizzata occupò El-Arish in quel pomeriggio, prendendo possesso di numerosi materiali, tra cui munizioni in quantità, 20 T-34 e 6 SU-100, più due aerei d'addestramento Mraz.

    La notte successiva la RAF colpì duramente gli aeroporti, ancora con i Valiant e i Canberra, contro i vari aeroporti principali tra cui Cairo Ovest e Luxor. Solo gli aerei Canberra del No.15 venero accreditati in quest'ultimo aeroporto della distruzione di 4 aerei Il-28, mentre le piste vennero duramente colpite e interrotte. Già nella mattinata del 2 novembre la EAF aveva cessato di essere una forza efficiente, con aeroporti crivellati di crateri e gli aerei rimasti per lo più non operativi. Quanto restava tra i MiG-15 e gli Il-28 venne mandato, assieme ai MiG-15 siriani già presenti (per addestrare i piloti in Egitto, evidentemente era stata istituita una specie di scuola congiunta) vennero mandati in Siria o comunque al di fuori dei confini.

    Ora era chiaro che l'EAF aveva cessato di essere una forza efficiente, e gli anglo-francesi iniziarono la seconda parte della loro opera, ovvero distruggere obiettivi importanti tra cui, al primo attacco, la stazione radio del Cairo, colpita da ben 18 Canberra degli squadroni 27, 44 e 61 (tutti di Nicosia), con scorta di 12 F-84F e 'marcatura' del bersaglio da parte di 2 Canberra del No.18 Sqn. Il bombardamento, per evitare vittime civili, venne fatto un lancio da appena 1.000 m. Questo fece sì che i due giorni successivi al posto di Radio Cairo, nelle stesse frequenze funzionava Radio Sharq al-Adna, un'emittente propagandistica britannica, dato che l'antenna principale era stata colpita dalle bombe e non più operativa (Radio Cairo continuerà a trasmettere su di un'altra frequenza). Poi seguirono attacchi ancora su Almaza e Cairo, nonché su altre basi vicine. L'USN diede tuttavia segno di sé e due Venom della RAF vennero intercettati da due Cougar basati sulla Randolph (VA-94), mentre erano in azione per colpire Kibrit.

    Nel frattempo Corsair ed Avenger francesi vennero impiegati in mare per colpire una nave pattuglia (che affondò), ma rischiarono anche di scontrarsi con due cacciatorpediniere americani, ora vicini ad Alessandria. I Sea Hawk e Venom vennero ancora lanciati contro Cairo Ovest, Bilbeis, Inchas, Almazas e qualche altra installazione, con il danneggiamento grave di un Sea Venom costretto a scendere sulla portaerei Eagle. Il grande deposito di materiali di Huckstep era rimasto il principale bersaglio per gli attacchi aerei, e così arrivarono altre formazioni di Venom e F-84F a colpirlo. La contraerea era forte, ma un gran quantitativo di mezzi, anche corazzati, venne lì distrutto. Oramai anche i Corsair e i Wyvren potevano essere usati data l'assenza dei MiG, e uno dei primi venne abbandonato dal pilota dopo avere ricevuto danni gravi dalla contraerea. Fu uno dei primi casi di salvataggio in mare con elicotteri SAR, sebbene la cosa non fosse così straordinaria, dato il largo impiego dell'ala rotante anche in Corea.

    La 37ima Brigata israeliana colpì omm-Kattef nella mattina del 2 novembre, ancora supportata dai P-51, riuscendo alfine a rompere lo schieramento e a muovere verso Ovest. Solo che scambiò la 7a Brigata corazzata, lì presente, per un'unità nemica e venne fuori uno scontro fratricida, con la morte del comandante della 37ima e di numerosi altri soldati. La 9a Brigata continuava l'avanzata verso il sud del Sinai, con il supporto sempre più consistente dell'aviazione israeliana. L'obiettivo era Sharm el-Sheikh, o meglio, gli Stretti di Tiran, che chiudevano la navigazione ad Eilat. Nonostante l'impegno, però, Sharm era un obiettivo difficile da conquistare. La prima serie di attacchi venne fatta da circa 30 aerei, inclusi Mosquito e B-17. Ma fu uno dei tipi più moderni, un Mystère, ad essere abbattuto dalla contraerea, anche se il pilota venne recuperato la notte successiva da un L-18; altri aerei vennero danneggiati gravemente e dovettero atterrare in emergenza. Ma solo due giorni dopo queste azioni la 9a brigata riuscì davvero ad arrivare in zona a causa delle strade molto difficili che incontrò nel percorso. Per accelerare i tempi venne anche deciso di lanciare due compagnie parà ad A-Tur, con i C-47 del No.103 Sqn (175 soldati lanciati alle 17), il che consentì di realizzare subito una piccola striscia d'atterraggio, dalla quale fu possibile sbarcare rinforzi e anche veicoli. Alla fine venne costituita un'altra colonna per avanzare verso Sharm.

    Nella notte del 3 novembre la RAF attaccò con 22 Canberra da Cipro, colpendo con efficacia ancora Luxor; Huckstep venne invece colpita da due ondate di Canberra e Valiant, poi il maltempo su Malta impedì altre operazioni. La situazione divenne così difficile -a causa delle perdite materiali- che il Col Salim diede a Nasser il suggerimento di suicidarsi. Tuttavia, e nonostante la propaganda alleata, l'opinione pubblica era con lui. Infatti credevano ai media del regime, che annunciavano importanti vittorie in Sinai contro Israele. Ma soprattutto, si voleva aspettare, dato che gli anglo-francesi erano sottoposti ad una forte pressione internazionale. Ma non si fermarono. Il giorno 3, con la luce del sole, 20 Canberra degli squadron 10, 15 e 44 attaccarono Ismailia, Almaza e Nfisha, con gli Hunter che li scortavano (ma paradossalmente, fu proprio l'assenza dei MiG che suggerì di mandare i Canberra di giorno). Nel frattempo l'EAF era diventata un ricordo del passato, con un'attività residua del tutto trascurabile, soprattutto per spostare gli aerei su basi più sicure. Oramai la pressione della RAF stava schiacciando l'aviazione egiziana: a Kibrit il No.6 Sqn distrusse l'ultimo MiG-15; a Fayd i Venom colpirono al suolo due Meteor in rifornimento. Un Venom venne mandato, assieme ad altri tre, in ricognizione armata vicino a al-Quantara, quando la contraerea si fece viva. L'aereo cercò di scappare ma si trovava già a bassa quota e così impattò sull'acqua durante la manovra. Questo fu il primo aereo della RAF perduto fin'allora.

    La HMS Albion dovette interrompere l'azione, dopo così poco tempo, per potersi rifornire, lasciando alle altre 4 portaerei il compito di continuare le operazioni. Successe persino che gli Avenger dell'ARROMANCHES localizzassero l'USS Cutlass, un sottomarino americano, che era in mezzo alla formazione navale francese, fino a costringerlo all'emersione.

    Durante la giornata l'EAGLE mandò un attacco contro il ponte di Gamil, con i Sea Venom e Wyvren che usarono le bomb, ma senza riuscire a colpire l'obiettivo. Altri 8 Sea Hawk della Bulwark colpirono Almaza, dove riuscirono a distruggere ancora tre aerei: un Meteor, un C-46 e un T-6. Questa stessa base fu perseguitata anche dai caccia francesi, ma i Corsair non erano i migliori opponenti per i due Meteor visti decollare dalla base. Uno degli aerei francesi si staccò dalla formazione, già impegnata in una precipitosa fuga, per seguire i due egiziani, ma poi non fu più rivisto. Pare che fu abbattuto (Lt. de Lancrenon) dalla contraerea, gli egiziani dissero che era morto nell'abitacolo (cadde sui quartieri popolari del Cairo), l'addetto militare italiano disse che era stato linciato dalla folla dopo essere atterrato in paracadute. Altri tre Corsair ebbero danni a bordo o guasti, uno tornò addirittura con una bomba che penzolava dalla sua ala, non correttamente sganciata (la portaerei era la Lafayette). Nel trionfo generale, questa non fu una missione fortunata. Negli attacchi successivi al ponte di Gamil venne abbattuto anche il Wyvern di McCarthy, che tuttavia riuscì a raggiungere il mare e poi a lanciarsi. Inizialmente si pensò che fosse vittima della flak, ma pare che in realtà venne colpito da diversi colpi tirati da uno dei due MiG-17F (pilotati da sovietici) che erano in pattugliamento sul Canale di Suez. Tuttavia la cinemitragliatrice dell'abbattitore non funzionava e così non gli venne accreditata ufficialmente come vittoria. Gli attacchi su Gamil continuarono senza tregua e una bomba da 454 kg colpì in pieno il ponte, abbattendolo. Il lavoro non era finito nemmeno ad Almaza, dove i Sea Fury della HMS Bulwark dichiararono ben 18 aerei tra Meteor, Fury, T-6, Chipmunk e addirittura Lancaster.

    Nel frattempo la situazione politica internazionale si stava surriscaldando. Tutt'altro che indeboliti dalla crisi in Ungheria, i sovietici minacciarono di usare i loro missili nucleari contro Londra e Parigi; gli USA, per reagire a questa minaccia disposero l'allerta per il 306th BW (B-47), che all'epoca era basato a Ben Guerir, in Marocco e del resto già il 26 ottobre erano arrivati in un altro aeroporto marocchino alcuni B-47 (70th SRW) sulla base di Sidi Slimane, questi usati per missioni di ricognizione su Cipro e Egitto, tanto che nel primo caso vennero intercettati in più occasioni dagli Hunter. Nel frattempo i caccia dell'USN continuavano a provocare le difese delle navi inglesi, così facendo 'bruciavano' molte delle sortite possibili per gli squadroni della RN in decolli su allarme di Sea Hawk e Sea Venom, peraltro entrambi inadeguati contro i Fury e i Cougar. Per pattugliare il mare e mettere sotto controllo le navi americane, gli Shackleton MR.2 del No.37, presenti in Libia e a Malta, vennero mandati in azione. Anche gli aerei da pattugliamento americani erano in volo, e gli S-2 Tracker iniziarono a cercare i sottomarini anglo-francesi nella zona a sud di Cipro. La sera del 3 novembre, per sbaglio, alcuni aerei israeliani attaccarono un caccia inglese che era vicino a Sharm. La cosa fece innervosire così tanto gli ufficiali britannici che chiesero l'esclusione degli omologhi israeliani dal comando congiunto delle operazioni, anzi si paventò persino l'attacco allo stesso Israele! Così i due piani alternativi rischiavano .. di essere usati insieme. Poi la calma tornò, in quella strana guerra in cui tutti sembravano contro tutti, a parte il sodalizio Egitto-URSS e quello Francia-Israele.

    Il 4 novembre c'era ancora molta attività nei cieli, malgrado che sia l'EAGLE che le due portaerei francesi venissero mandate fuori dalle operazioni per rifornirsi, mentre i bombardieri della RAF non tornarono in azione. Del resto, con 158 aerei egiziani stimati come distrutti su di una forza localizzata di 216, non c'era ragione per insistere più di tanto. Eppure, Albion e Bulwark eseguirono ben 355 missioni di combattimento con i loro caccia, stavolta colpendo le installazioni dell'esercito, tra cui Huckstep, nonché colonne mobili e altri obiettivi tattici. Alle 7 del mattino vi furono anche attacchi contro unità navali della marina egiziana. Ma a quel punto, vi fu un altro colpo di scena: la grande USS Coral Sea arrivò nel mezzo della formazione britannica e lanciò i suoi aerei, rischiando seriamente uno 'scontro' fisico, sia con le navi che con gli aerei in volo. Nel frattempo gli aerei della RAF (Venom) dichiararono 5 MiG-15 distrutti al suolo (ad Abu Swayr), gli F-84F colpirono emittenti radar con i razzi, e dal pomeriggio iniziarono gli attacchi contro Porto Said, soprattutto contro le truppe lì acquartierate.

    Oramai il Sinai era sotto controllo e l'EAF non era più attiva. Nondimeno, il comandante francese del contingente presente in Israele (col Perseval) chiese e ottenne il permesso di colpire gli ultimi bersagli utili rimasti sugli aeroporti, ovvero gli Il-28 di Luxor. Alle 6 del mattino, 13 F-84F dell'EC.1 vennero mandati, con il loro comandate a guidarli in azione, su quest'aeroporto, in un'azione probabilmente del tutto inutile dal punto di vista militare visto che oramai l'EAF non era più attiva. Gli egiziani non si aspettavano una tale azione e i loro Il-28 erano parcheggiati in due file, venti aerei luccicanti al sole. I Thunderstreak bombardarono ogni cosa che avesse una qualche importanza, poi ne tornarono altri sei e un RF-84F da ricognizione, apparsi 5 ore dopo (l'RF-84 era dell'ER.4/33 di Cipro). In tutto i francesi distrussero 17 aerei, di cui 10 erano. Era davvero il colmo e questa forza, potenzialmente utile per respingere un'eventuale invasione, ora era stata annientata. Gli ultimi Il-28 vennero mandati direttamente a Jeddah, in Arabia, per sottrarli alla distruzione. Così, una flotta di bombardieri potenzialmente in grado davvero di rovinare le cose agli anglo-francesi (se impiegati contro Cipro, che letteralmente era sovraffollata di apparecchi, uno a fianco dell'altro: un bersaglio perfetto) e senz'altro anche agli israeliani, ora non c'era più.

    Nel frattempo gli israeliani attaccarono ancora Sharm, tra cui 5 P-51 armati di bombe al napalm. Quest'azione convinse il comandante egiziano di evacuare la guarnigione con piccole navi. Alla fine la guarnigione di Sharm, per quanto potente fosse, era chiaramente demoralizzata. Con un attacco da parte dei parà israeliani e ulteriori bombardamenti aerei, alla fine si arrese, lasciando 834 prigionieri nelle mani dell'odiato nemico. Oramai era finita: l'esercito egiziano nel Sinai, in questo grande wargame giocato su questa penisola desertica, era oramai finito e l'unica cosa che poteva fare era tornare oltre il Canale, e cercare eventualmente di resistere a difesa della propria nazione.

    Implacabili, i Valiant e Canberra tornarono in azione nella notte del 4/5 novembre, colpendo dei bersagli appositamente scelti. 19 bombardieri colpirono le postazioni d'artiglieria vicino a al-Agami, altri 22 ancora Huckstep, come se vi fosse ancora una ragione per colpire questo deposito già così bombardato. Ma questi erano obiettivi lontani dalla zona intesa per gli sbarchi, per sviare l'attenzione del nemico. In realtà l'obiettivo era Pt. Said.


    I bombardamenti inglesi si dimostrarono precisi, ma non risolutivi. Ne era passato di tempo da quando era difficile anche solo localizzare un obiettivo di notte. Anche operando da ben 12.200 m, i bombardieri colpirono ugualmente le basi, ma 'solo' 14 aerei egiziani vennero distrutti al suolo. Molti vennero fatti decollare, ma per sottrarli alla distruzione, in particolare MiG e Il-28 vennero mandati in Siria, ancora pilotati da istruttori russi e cecoslovacchi; altri 20 a Luxor, 600 km distante dal Cairo, per sottrarli alla distruzione. Cosa che non avvenne, perché appena due giorni dopo vennero annientati dagli F-84 francesi di Lydda. C'erano ancora circa 200 aerei sugli aeroporti egiziani ancora il 1 novembre, per cui dovevano essere ancora 'trattati' da una sufficiente azione di contro-aviazione. Essi erano per lo più nei 12 aeroporti della zona Cairo-Ismailia-Suez. Vennero attaccati da F-84 e Hunter basati a Cipro, ma i 600 km di distanza erano un po' troppi. Allora si fecero sotto gli aerei imbarcati, specie i Sea Hawk, ma anche i Sea Venom e Corsair. Nel mentre molti aerei inglesi vennero mandati a Malta, riducendo la 'popolazione' di Akrotiri e Nicosia, riempite fino all'estremo di apparecchi. Entro il 3 novembre vennero distrutti 158 dei 216 aerei egiziani individuati a terra, e così la situazione venne definitivamente risolta.

    Dopo la prima fase di contro-aviazione (su aerei basati in aeroporti senza protezione, e in territori aperti dove non c'erano nemmeno alberi per nasconderli) venne il momento di attaccare obiettivi precisi; anche se si fece la massima attenzione per non coinvolgere i civili, furono colpiti ponti e mezzi militari, persino Radio Cairo che dovette cambiare frequenza per continuare a trasmettere. C'erano anche navi tra gli obiettivi alleati, ma della consistente flotta egiziana, solo una motosilurante venne affondata, più danni gravi ad un caccia e ad una fregata. Molte navi egiziane erano state ormeggiate, nel porto di Alessandria, vicino a quelle americane, che in quel momento erano in zona per evacuare i civili. Non si poteva rischiare di colpirle e così i francesi e i britannici rinunciarono ad affondare la flotta egiziana. L'unica grande nave affondata in azione fu un'altra fregata, la DOMIAT, che venne colpita il 1 novembre, in Mar Rosso. Si trattò della vittima dell'incrociatore inglese NEWFOUNDLAND, che con i suoi cannoni da 152 mm lo affondò in un'azione notturna, uccidendo 74 marinai egiziani.

    Nel frattempo le colonne ebraiche ricominciarono l'avanzata, con la guida del gen. Moshe Dayan, conquistando Gaza già il 31 ottobre, e il 1 novembre venne presa anche Rafah, colpita anche da due fregate israeliane e un incrociatore francese. Gli Egiziani persero 5.800 uomini caduti prigionieri, e molto materiale bellico, nonché le speranze di fermare gli israeliani. Questi il 2 novembre erano già sulle coste del Canale e il 5 presero anche Sharm el Sheik.

    Già il 2 novembre gli USA riuscirono a far votare con larga maggioranza una risoluzione per il cessate il fuoco, che implicava agli israeliani l'obbligo di tornare nei loro territori; la 6th Fleet venne interposta alla flotta d'invasione anglo-francese. L'URSS minacciò duramente le due potenze europee, anche con armi nucleari, il che spinse gli USA a minacciare a propria volta la ritorsione contro Mosca, che non poteva reagire altrettanto bene ad una tale minaccia portata dal SAC. Londra, il 3 novembre, si dichiarò d'accordo a cessare i combattimenti se anche Israele e l'Egitto avessero fatto lo stesso, mentre l'ONU doveva garantire la protezione del Canale di Suez. Una votazione del giorno dopo sancì questa soluzione diplomatica.

    Malgrado questo, le truppe egiziane dirette da Rafah a Suez, seppure in ritirata, sembravano essere mandate apposta per difenderlo e il gen Stockwell, che comandava le forze da sbarco, chiese se poteva o meno continuare l'azione secondo il piano originale. Appena prima che l'ONU decidesse, Londra gli concesse di continuare l'operazione secondo i piani. Scatta così l'Operazione 'Telescope'.

    Alle 7.00 del 5 novembre, 18 Valetta degli squadroni 30 e 83 e sei del No.114 portarono 600 parà del 3 Para/16 Brigade, gli stessi che fino a pochi giorni prima combattevano la guerriglia greca a Cipro. Ora vennero spediti, senza tanti complimenti, a combattere in Egitto. La loro azione fu contro l'aeroporto di Gamil, supportati da pesanti attacchi dei Venom del No.249, e dagli Hunter, che si limitarono tuttavia a scortare i trasporti. Huckstep venne ancora colpita, nel frattempo. Nonostante la reazione della flak fosse decisa, solo due caccia vennero danneggiati. Alle 7.15 la compagnia C era a terra e subito conquistò la torre di controllo e i vicini edifici. La compagnia B catturò il settore Est, inclusa la pista di volo. Poi arrivò anche il supporto d'artiglieria delle navi alleate, seppure costrette a restare a distanza per via della possibile presenza di mine lungo la costa. Nonostante quest'azione spericolata, solo un parà restò ucciso perché atterrò su di un campo minato. Presto si fecero vedere due squadroni di SU-100, che erano una minaccia notevole per i parà, ma che vennero costretti alla ritirata dagli attacchi dei Corsair. Il supporto aereo distrusse poi altri mezzi e spezzò la resistenza delle posizioni costiere. Vennero persino usati, nel contempo, i vecchi Avenger, onde attaccare delle navi egiziane, ma dopo un primo passaggio dovettero tornare indietro, data sia la forte difesa aerea, che l'apparizione di due Fury dell'USN. In tutto, alle 9 Gamil era stato preso, e pochi minuti dopo i Whirlwind della HMS Eagle cominciarono ad atterrare per consegnare materiali e evacuare i feriti. Per via della flak ancora attiva, i Venom ciprioti (Akrotiri) iniziarono gli attacchi contro le sue posizioni, mentre altri aerei colpirono delle autocolonne dell'esercito egiziano, in movimento verso Gamil, e 16 Canberra colpirono (ancora una volta) Huckstep. In tutto la RAF ebbe solo tre aerei danneggiati. Nonostante tutto, verso le 13 i parà erano circondati da un battaglione dell'esercito egiziano e due della guardia nazionale, supportati da due squadroni di SU-100. Poteva essere la fine per i parà britannici, ma il supporto aereo non mancò, nel contempo, in appena 45 minuti, arrivarono altri 100 parà e sette preziose jeep con i cannoni SR da 106 mm.


    Gli attacchi aerei non si fermavano mai, e le portaerei attaccarono ancora Almaza, perché si erano localizzati diversi MiG e anche uno Il-28. 10 gli aerei distrutti secondo i britannici. Nel frattempo venivano ancora colpite le postazioni della contraerea di Porto Said, e alcune di esse erano addirittura vicine all'ospedale, così gli aviatori alleati dovettero impegnarsi a fondo per evitare di colpire obiettivi civili, che per fortuna, continuarono ad essere tenuti nella massima considerazione. Per colpire le postazioni nemiche, fu così necessario volare molto bassi e sparare solo all'ultimo momento, a colpo sicuro. Ma questo valeva anche per la flak, che abbatté un Wyvern (il pilota, Lt. Cdr. Vowling, riuscì tuttavia a salvarsi e venne recuperato da un Whirlwind: così, partì in missione a bordo di un Westland, e tornò a bordo di un Westland, ma di tipo totalmente differente). Verso la fine del 5 novembre, i parà inglesi fecero quello che tutti i reparti di parà sono molto bravi a fare: un'azione veloce e violenta, per conquistare d'impeto le posizioni nemiche. Ci riuscirono, mettendo in rotta i reparti nemici e isolando Porto Said dal resto della nazione. Fu un altro disastro, gli egiziani ebbero oltre 200 morti e feriti, e gli inglesi, in tutto, appena 4 morti e 36 feriti. Ora era anche possibile far atterrare i C-47 francesi sulla pista dell'aeroporto.

    Era davvero un momento tragico e il comandante locale di Porto Said stava decidendo per la capitolazione, quando Radio Cairo annunciò addirittura l'inizio della Terza guerra mondiale, con l'entrata in guerra dei sovietici a sostegno dell'Egitto.

    Visto che gli egiziani non si aspettavano l'invasione di Pt. Said, non ebbero il tempo di trasferire le loro forze di Alessandria, così i pochi reparti in zona dovettero ancora combattere, per lo più con armi leggere ma anche con i temibili SU-100. Gli alleati misero in azione soprattutto i loro carri AMX-13 e Centurion, nonché gli M-47. Nel frattempo una piccola operazione anfibia, la Toreador, con altri contingenti, era sbarcata a Suez protetta da 5 navi.

    Oltre ai britannici entrarono in azione anche 500 parà del 2.RPC (parà coloniali, che erano in buona parte già reduci dalla dura guerra d'Indocina), stavolta sui ponti di al-Raswa. Vennero portati in zona dai Noratlas scortati da F-84F; i Noratlas erano dei gruppi ET.1/61 e 3/61; c'erano anche dei reparti di genieri. Due soldati vennero uccisi, ma il ponte occidentale venne preso rapidamente, con i Corsair delle squadriglie 14F e 15F impegnati in missioni CAS, che comportarono la distruzione di alcuni dei SU-100 inviati al contrattacco. Peggio che mai, gli F-84 distrussero due grandi serbatoi nella città, il cui fumo coprì gran parte della città nei giorni successivi. Di pomeriggio arrivarono altri 522 parà, stavolta lanciati su Port Fuad, e sempre con il supporto dei Corsair. Questi ultimi ebbero un impiego davvero notevole, tanto che sebbene la portaerei Lafayette avesse dei problemi con le catapulte, lanciò ugualmente almeno 40 volte i suoi aerei quel giorno, fino alla notte inoltrata, durante la quale gli ultimi 5 Corsair tornarono alla loro portaerei, malgrado che i piloti fossero senza abilitazione agli appontaggi notturni. In tutto, in quella giornata i francesi ebbero 10 morti e 30 feriti.

    Quest'azione combinata di paracadutisti anglo-francesi causò una notevole confusione e sorpresa per gli egiziani, e Nasser chiese un aiuto diretto all'URSS, la quale però era troppo impegnata con l'Ungheria per fare altro che minacciare rappresaglie sulle capitali nemiche. Ma fu Washington che davvero aveva perso le staffe con questa crisi, tutt'altro che voluta dall'amministrazione allora in carica. Da un lato gli USA minacciarono rappresaglie contro l'URSS se questa avesse colpito le alleate europee, ma al contempo aumentò la pressione su queste, specialmente dopo l'arrivo dei 1.100 parà sul territorio egiziano. Tutto questo con la protezione dei Corsair e Sea Hawk, dato che i Thunderstreak potevano restare in zona solo per circa 10 minuti di tempo. Già il pomeriggio il governatore della città chiese la resa, ma Nasser ordinò invece di resistere ad oltranza, e di mobilitare ragazze e anche i ragazzini da 12 anni in su.

    Oramai però c'era il problema di come fare per supportare i parà, che non potevano certo fare tutto da soli.

    Nella notte del 5-6 novembre arrivò la risposta, la flotta d'invasione arrivò sulle coste egiziane, inclusa la corazzata Jean Bart e vari altri incrociatori sia inglesi e il Leygues francese.

    La preparazione degli sbarchi iniziò giorni prima con la riunione delle forze a Limassol, i britannici giunsero un giorno dopo i francesi partiti da Algeri; poi avvenne il trasloco dalle navi civili requisite a quelle anfibie. In mare le operazioni di dragaggio stavano rallentando l'avvicinamento della flotta, si temevano in particolare le KT sovietiche. In realtà i campi minati navali non erano stati messi ancora in opera, ma questo dà l'idea di come le mine fossero temute. Va poi detto che a Suez alcune mine erano davvero in mare e una petroliera risultò danneggiata.

    Poi, dopo l'alba andarono all'attacco i Venom del No.249 Sqn, sulle postazioni d'artiglieria, ma si vide anche un MiG-15 che eseguì l'unico attacco contro i parà di P.Said, e riuscì a scappare ai Venom. Poi iniziarono gli sbarchi navali alle 5.45 con le forze dei Commando 40 e 42, che sbarcarono a P.Said. Mezz'ora dopo sbarcarono già i primi dei pochi Centurion. Tutta questa forza andò verso la città, muovendosi da Sud. Ma non c'erano solo loro.

    Le navi alleate colpirono con le artiglierie gli obiettivi costieri, ma data l'esigenza di non coinvolgere obiettivi civili, non si usò calibri superiori ai 152 mm, tranne che 4 colpi tirati dal Jean Bart, con i suoi 380 mm. Alle 4.50 del 6 novembre circa 100 navi arrivarono in vista del porto e iniziarono a sbarcare i contingenti britannici del 3° Commando dei marines britannici, e ella 45ima Brigata commando. Il primo dei due usò 12 elicotteri Whirlwind, per la prima azione anfibia eliportata della storia. In tutto sbarcarono 415 soldati e 23 t di materiali, chiaramente non in un'unica ondata, da questi elicotteri americani (S-51) prodotti su licenza, e scortati per compiti SAR da alcuni Sycamore. Tutta l'operazione venne completata alle 6.20, mentre alle 6.45 iniziarono gli sbarchi francesi con le navi per mezzi corazzati (LST) che dovettero arrivare a Pt. Fuad per evitare le navi egiziane affondate in porto per fare da barriera a bastimenti invasori (su ordine di Nasser). Questo fu tutto sommato positivo per gli attaccanti, perché usando il molo di Port Fuad evitarono molte spiagge minate dagli egiziani poco prima.

    Fatto questo, i Whirlwind del NAS 845 sbarcarono anche i soldati del 45 Commando vicino allo stadio di calcio. Mossa troppo azzardata, tanto che presto vennero circondati dagli egiziani e gli elicotteri dovettero reimbarcarli tra le pallottole (uno fu colpito almeno 22 volte). Si continuò gli elisbarchi da altre parti della città, e alla fine, in 90 minuti di azioni continue, sei Whirlwind HAR.2 e altrettanti Sycamore HC-14 della Joint Helicopter Unit o JHU, e 7 Whirlwind del NAS 845, riuscirono a sbarcare in meno di 20 minuti di missione ben 417 soldati, ritornando con i feriti. Uno dei Whirlwind del NAS 845 venne però perso, in quanto cadde in mare per mancanza di carburante mentre stava evacuando feriti, ma per fortuna tutti gli occupanti vennero salvati. Danneggiato anche un Sycamore a causa di un appontaggio 'duro' sulla Ocean.

    La scommessa dell'impiego delle portaelicotteri fu dunque vincente, usando una forza mista navale e dell'esercito e nonostante i limiti di quei velivoli primordiali e con motore a pistoni. Da notare che la Theseus era prima usata come nave da addestramento. Dopo l'esperienza bellica, due navi tuttoponte sarebbero state permanentemente allestite come unità d'elitrasporto.

    Commando e Centurion raggiunsero presto i parà asserragliati a Gamil, mentre Dakota e Valetta erano in azione per rinforzare la testa di ponte. Alla fine la resistenza egiziana divenne talmente debole da non richiedere più l'appoggio aereo, anche se poi Venom e F-84F volarono saltuariamente ancora azioni d'attacco, specie ad Ismailia. Erano ancora i Sea Venom che potevano fare il maggior lavoro, tanto che entro le 10 di quella giornata c'erano state almeno settanta sortite operative, ma la contraerea egiziana, mai sparita completamente, riuscì ad abbattere ancora un Sea Hawk, ma anche qui il pilota (del NAS 800) riuscì per l'ennesima volta a 'filarsela all'inglese'. Questo era un uomo non comune, il ten Stuart-Jervis. Tornerà alla cronaca quando nel settembre 1995, la sua mongolfiera, durante il Gordon Bennett Trophy, venne abbattuta da un Mi-24 bielorusso vicino all'aeroporto di Osowtsy. Stavolta non riuscì a salvarsi.

    I combattimenti continuavano pesantemente e il 40 Commando venne fermato durante la sua avanzata a P.Said a causa della resistenza egiziana, ma i Sea Hawk, ancora una volta, intervennero con efficacia e liberarono la via. Per giunta, sulle spiagge stavano arrivando sia i Centurion del 6 RTR e la 16 Brigade. Nel frattempo sbarcavano ad Est la 1 REF francese con fanteria di marines e vari carri AMX-13 appartenenti alla 7a Divisione, per poi arrivare verso sud.

    Oramai era fatta militarmente, ma non politicamente. Ma accadde, in termini politici, che non fosse più possibile continuare con questa guerra francamente assurda, ben più di quanto non lo sia mediamente un conflitto tra nazioni civili. Così mentre i Centurion vennero fermati ad el-Cap, vicino a al-Quantara, un altro assalto dei parà francesi venne annullato (1 RCP, da farsi vicino a Ismailia), e infine, verso le 2 del 6 novembre, un Sea Hawk della Eagle, gravemente danneggiato, pur riuscendo ad atterrare sulla portaerei, risultò tanto danneggiato da essere radiato dal servizio (all'epoca, con quel poco che costavano gli aerei, non era poi conveniente tentare di ricostruirli, così come adesso non lo è fare lo stesso con le automobili). Stessa sorte per due Whirlwind, troppo danneggiati dal fuoco antiaereo.

    Dopo poche ore, questa carnevalata finì: gli USA si stavano talmente arrabbiando che avrebbero potuto persino attaccare gli 'alleati'; i loro due sottomarini presenti in zona rendevano oltretutto impossibile l'azione ASW basata solo sui contatti sonar, dato che si voleva evitare tragici errori. C'erano notizie di afflusso di aerei sovietici in Siria, forse un vero e proprio corpo di spedizione pronto all'attacco. Nel tardo pomeriggio Londra accettò il 'cessate il fuoco' da imporsi entro la mezzanotte, addirittura senza informarne Parigi.

    Oramai, tra la pressione delle superpotenze, e dell'opinione pubblica, c'era rimasto poco da fare per la potenza militare così ostentatamente impiegata dagli anglo-francesi. Vi fu anche un pilota della RAF che venne posto sotto corte marziale perché danneggiò intenzionalmente l'aereo con cui stava decollando, un Canberra basato a Malta, in maniera da evitare di attaccare l'Egitto. Evidentemente, anche tra i militari non c'era un consenso unanime su quella campagna. Non era poi nemmeno stato accordato il cessate il fuoco, che l'ONU iniziò a mettere insieme un contingente di pace che già il 15 novembre giunse ad Abu Swayr con DC-4 e 6 forniti dalla Swissair.

    Quel Canberra che non tornò: Meteor contro RAF[7][modifica]

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    Sebbene gli anglofrancesi persero diversi aerei durante la guerra del '56, solo uno venne per certo abbattuto dai caccia nemici (ma vi è anche il caso di un Wyvern, forse abbattuto da MiG-17), e questo accadde non in Egitto ma, paradossalmente, nei cieli della Siria. Forse anche per questo questo caso generò ben presto una vera e propria mitologia tra gli eventi militari moderni. Per i britannici si trattò della vittima di un MiG-15 pilotato da sovietici o cecoslovacchi, dato che non c'erano ancora siriani qualificati per il loro uso, e lo stesso si disse anche per i pochi MiG che si avvicinarono ai velivoli alleati sull'Egitto.

    In realtà il Canberra, un ricognitore PR.7, venne abbattuto davvero da un caccia siriano pilotato da siriani, e persino con il controllo radar di terra siriano, anche se è pure vero che non c'erano ancora piloti qualificati per i MiG; infatti l'abbattitore fu un lento Meteor NF.13.

    Questo Canberra era di Cipro, del No.13 Sqn, la prima unità del Mediterraneo convertita sui Canberra (prima aveva i Meteor PR.10, basati proprio ad Abu Swayr, nella zona del Canale, e poi, con l'evacuazione inglese, portata ad Akrotiri), iniziando con due aerei nel maggio del '56, qualche mese dopo l'arrivo a Cipro. A settembre ce n'erano solo 4, per giunta afflitti da problemi tecnici tra cui perdite di carburante dai serbatoi alari, uno era anche stato danneggiato in un incidente. Così dal 1 agosto giunse anche un distaccamento del No.58, dato che l'operazione contro l'Egitto stava diventando una realtà, con 4 aerei di rinforzo entro il settembre. Erano gli unici ricognitori Canberra del Medio Oriente, ma a terra i tecnici non avevano ancora attrezzi per sviluppare in proprio le pellicole così da dovere mandarle ad Episkopi e poi farle tornare, impiegando 3-4 ore di tempo. Non era certo così con gli RF-84F francesi, che erano del tutto autosufficienti nella loro unità operativa.

    Nel mentre, l'aviazione siriana cercava sia equipaggiamenti in URSS che in Occidente, e in questa politica di equilibrio, ebbe anche i Meteor. Inizialmente c'era uno squadrone con gli F.8 e due T.7: ordinati nel '50, a causa di un embargo del '51, vennero consegnati solo tra il 3 dicembre del '52 e il 9 marzo dell'anno dopo, in comodi lotti di 4 esemplari l'uno, per un totale di 12 F.8 e 2 T.7 consegnati già a novembre.

    Nell'estate del '54 giunsero anche sei NF.13 da caccia notturna, ex-RAF, ma senza i radar di bordo, così da essere impiegati principalmente come aerei d'addestramento (serial 471-76); nel '56 giunsero altri sette F.8, sempre ex-RAF, usati come cacciabombardieri, mentre non mancarono anche due FR.9 da ricognizione (480 e 481). Ma nel '55 la Siria aveva ordinato 25 MiG-15bis + vari UTI, poi mandati ad Almaza (vicino a Il Cairo) per essere assemblati, rimasero là per seguire un corso di pilotaggio congiunto con i colleghi egiziani.

    Del resto, i siriani sentivano la necessità di usare apparecchi all'altezza della situazione. I loro primi aerei non furono altro che pochi AT-6 Texan, usati durante la guerra con gli israeliani, poi arrivò uno squadrone di G.55 e 59, e successivamente 10 Spitfire F.22 ex-Egitto; nel mentre i piloti erano addestrati sia in Siria che in Irak (nel primo caso, ad Aleppo, poi diventata un'accademia aerea), con Chipmunk per il primo anno di volo e Texan per il secondo, e infine alcuni più impegnativi G.46, che erano il degno mentore per chi poi dovesse passare sui G.55 e 59. Tra i 15 cadetti della prima ondata, c'era Hafiz al-Asad, poi generale dell'aviazione e presidente siriano, che all'epoca si dimostrò un ottimo pilota anche sui Fiat G.55 e 59. Ma venne anche incluso nel gruppo che avrebbe fatto il corso in Egitto (sei mesi) per pilotare i jet. L'istrutture volle provare gli Spitfire F.22 monoposto, dato che i biposto erano stati fuori uso. L'aereo però si schiantò al suolo non riprendendosi da una picchiata. Così gli Spit vennero messi a terra (il problema era stata la mancanza di sufficiente manutenzione), così i siriani dovettero addestrarsi direttamente sui Meteor F.8. Nonostante che gli israeliani e i britannici fossero convinti che i Siriani si stessero addestrando per i MiG, in realtà questi si preparavano sui Meteor (a Bilbays), addestramento svolto anche in Siria. Gli Egiziani furono molto importanti nell'insegnargli soprattutto le tecniche di attacco al suolo, esperti com'erano già con gli Spitfire e i Vampire; trovarono che l'aviazione siriana, che all'epoca aveva solo tre squadroni (Meteor F.8, Meteor NF e G.55/59) aveva buoni piloti, ma poca esperienza e conoscenza delle tecniche di combattimento, specie nel mitragliamento al suolo per supportare l'esercito. Questa tecnica sarebbe stata poi appresa con buoni risultati. Nel mentre, i pochi istruttori britannici dei Meteor sembravano disinteressati ad insegnare le tecniche di combattimento, ma solo come volare. Ora che la Siria, con la firma del trattato di cooperazione del '55, era alleata con l'Egitto, gli aiuti furono molto importanti per darle una dignità di forza armata credibile. Ma anche un'azione d'attacco improvvisa da parte israeliana durante la campagna del Sinai condotta anche contro l'Egitto, e che causò considerevoli perdite anche ai Siriani, anche se non se ne parla praticamente mai.

    I Canberra PR erano molto importanti per la ricognizione aerea, ma ancora il 29 ottobre, quando Israele invase il Sinai, molti nella RAF pensavano che in realtà dovessero operare contro questi, che dopotutto era ben più vicino a Cipro di quanto non fosse il Cairo: la collusione anglo-inglese e israeliana era sconosciuta a tutti i militari. In ogni caso, si pensava che i Canberra avrebbero potuto eseguire azioni di ricognizione senza troppi rischi.

    Le azioni di ricognizione partirono dal 20 ottobre 1956, ovvero oltre una settimana prima della guerra, iniziando con gli aerei del No.58 lungo la costa egiziana, da circa 9.100 m, apparentemente senza reazioni egiziane. Sebbene sembrassero individuati, in realtà era Nasser che non voleva creare le condizioni per un casus belli, intercettandoli. C'erano anche i nuovissimi U-2 che sorvolarono la zona del Canale volando dalla Turchia, e che passarono poi le informazioni che gli inglesi non potevano ottenere senza rischiare troppo. Solo il 28 ottobre vi furono sorvoli da parte dei Canberra sul Canale; c'erano anche i B-29 del segreto No.192 Elint Squadron, per la rivelazione delle emissioni elettroniche, scoprendo che gli egiziani spegnevano i loro radar già dopo mezzogiorno. Erano radar erano obsoleti, sei francesi ESV2 nella zona del Canale da scoperta e altrettanti per la guda caccia; e un Marconi MWT XXI per scoperta ad alte quote (ad el-Arish), mentre i numerosi radar di costruzione russa non erano ancora operativi e i loro operatori in addestramento.

    Se non altro c'erano alcuni tecnici già esperti, e una scuola radar venne allestita ad Heliopolis. Quando scoppiò la guerra, il comandante Sidqi Mahmud chiamò il Maresciallo dell'Aria al-Hinnawy, che gli chiese se voleva un MiG-15 o un MiG-17, lui disse che non faceva differenza, poi però dichiarò che era meglio che tutti usassero i '17. Il 30 o 31 ottobre, raggiunse assieme ad altri tre piloti un aereo inglese ad alta quota. Erano arrivati a 600 metri e quindi potevano già sparargli, grazie ai loro potenti cannoni. Ma quel grosso B-29 (scambiato per un Halifax, come quelli che intercettava in addestramento con i Meteor) non venne attaccato: gli ordinarono di non sparare perché gli inglesi non avevano ancora dichiarato guerra. Nel frattempo, il premier Eden aveva ordinato al ministro della Difesa di ottenere informazioni e così venne eseguita una ricognizione all'alba, 4 Canberra a 9-12 mila metri onde localizzare le forze di terra egiziane e israeliane, ma non ci si aspettava che fossero intercettati. Invece, presto un Canberra PR.7 venne raggiunto e le cannonate sibilarono su entrambi i lati del tettuccio, prima di colpire l'aereo ad un'ala; un altro Canberra non venne colpito dai proiettili anche se si salvò. Anche gli altri due vennero intercettati, un vero shock, come ricordò anche Eden, ammettendo l'ottima prova dell'EAF. Questa brutta sorpresa fece sì che i primi bombardamenti inglesi venissero poi spostati a quote più alte di quello che si pianificava, perdendo in precisione. Non si seppe spiegare perché poi l'EAF si dimostrasse così inefficace (la risposta fu in effetti, solo politica). Anche per via di quest'attività dell' EAF, vennero presto dipinte delle strisce di riconoscimento fin dal 30 ottobre, mentre gli israeliani le unirono solo il 2 novembre. Per i Canberra vi fu una novità, il sestante nella cupolino astronomico, con un apposito periscopio, venne installato anche sugli esemplari da ricognizione più recenti, dato che si dimostrava efficace nell'avvistare gli aerei che si fossero avvicinati anche alle spalle, aiutando a non essere raggiunti di sorpresa. Può sembrare strano, ma non lo era: il pilota, nel suo cupolino, era troppo indaffarato a guidare l'aereo per guardarsi alle spalle, il navigatore, oltre a stare attento agli strumenti e riprendere le foto praticamente non riusciva a fare nient'altro. In pratica i ricognitori, una volta raggiunti, erano facili da sorprendere. Così spesso venne imbarcato il terzo uomo per 'guardarsi le spalle' con il cupolino. Certo che un problema del genere non era presente sugli Il-28, che volavano assai più bassi dei Canberra, ma che avevano una torretta difensiva con due cannoni da 23 mm. I Canberra avevano volato 4 missioni il 30, gli RF-84F altre sette il 31 ottobre; da notare che gli equipaggi del No.13 e del No.58 spesso si scambiavano gli aerei dei rispettivi reparti, e operavano con un massimo di sette macchine da presa.

    L'inizio di Musketeer ebbe luogo secondo i piani, alle 16.15 GMT del 31 ottobre 1956; per le 22.00 le prime bombe cadevano già nella zona del Cairo.

    Dopo l'attacco anglo-francese molti MiG siriani vennero distrutti al suolo ad Abu Swayr, per lo più il 1 novembre da Venom e F-84F, sebbene si dichiarasse che ben 60 aerei scappassero successivamente, tra cui 20 MiG siriani. In realtà pare che solo quattro macchine di Damasco riuscissero a lasciare l'aeroporto, tutti MiG-15UTI, pilotati da istruttori cechi fino ad Hama (Siria). Altri aerei, stavolta egiziani, lasciarono la base per andare in Siria e Arabia, e altri ancora in Egitto.

    L'attacco era stato sferrato proprio quando il presidente siriano si stava dirigendo in visita verso l'URSS; telefonò a Nasser dicendo che annullava il viaggio, ma lui, al contrario, lo sollecitò a partire per guadagnare il supporto sovietico; così egli stava parlando con Krushchev e Zhukov mentre le bombe cadevano in Egitto.

    I leader sovietici, però, dissero chiaramente che non volevano certo la Terza guerra mondiale per la salvezza del Canale di Suez. Nel frattempo cominciarono i primi sorvoli di ricognitori alleati per verificare se era vero che c'erano, come sostenevano gli americani dell'ambasciata di Damasco, dei MiG sovietici in piste di volo segrete in Siria. Ora si sa che non è così, ma all'epoca la cosa comiciò ad innervosire parecchio gli Alleati, interessati anche a trovare gli aerei egiziani scappati in Siria. Poco tempo dopo, i nazionalisti arabi siriani ruppero l'oleodotto che partiva dall'Irak al Mediterraneo, e per la prima volta l'Occidente capì che l'energia poteva essere anche un'arma da usarsi contro le azioni militari, tagliando i rifornimenti, anche quelli delle compagnie americane (ma questi ultimi, su richiesta di Nasser, vennero risparmiati, dato che gli USA non sembravano della partita, ma anzi, tutto sommato 'amici').

    Oramai c'era bisogno di fare di più, e i due Canberra che sorvolavano regolarmente Lakatia , Aleppo e altre località, erano chiaramente una fonte di preoccupazione, raramente avvistati dai Meteor che decollavano su allarme. Il 6 novembre Asad quasi colpì un Canberra, aprendo il fuoco da una certa distanza dopo avere serrato a sufficienza le distanze, ma il suo bersaglio riuscì a scappare.

    Nonostante la minaccia subita, il comando di Cipro insistette a far decollare una seconda missione di ricognizione, per riuscire ad ottenere foto degli aeroporti e dell'oleodotto. L'equipaggio, già reduce da un mitragliamento fatto da un MiG-15 o 17 il 30 ottobre, era costituito da tre uomini d'equipaggio e quindi poteva 'guardarsi le spalle'. Avevano il WH799 del No.58 Sqn e tra le nuvole volarono verso il loro obiettivo. I Siriani non avevano radar efficienti e così ci si basava sull'uso del telefono per dare una pronta conferma della presenza di aerei nemici (in genere telefonando da Lakatia, sulla costa). I piloti dei Meteor, che oramai erano quasi sempre negli abitacoli degli aerei, dovevano approntarsi sulla base di queste informazioni. I sei piloti disponibili decollarono alle 10.00. Il Canberra volava piuttosto basso, a circa 3-4 km di quota, a causa della copertura nuvolosa che impediva di fare foto da alta quota; ma al contempo, era possibile anche volare senza essere visti da terra o da altri caccia. Ma proprio sopra Damasco, il cielo era diventato improvvisamente blu. E loro erano bassi e vulnerabili, come dichiarò il pilota Flt Lt Hunter, non era quello il volo in cui si potesse desiderare di trovare un cielo sereno. I Meteor (Sqn Ldr Al-Assasa e Munir al-Garudy) erano sopra il Canberra, pensando che volasse a quote maggiori. Due di essi attaccarono con due passaggi a fuoco il Canberra e lo colpirono al secondo tentativo. L'aereo perse quota, uno dei tre uomini morì a bordo, gli altri due, Hunter e Small, caddero praticamente alla frontiera del territorio siriano, e per fortuna non avevano pistole con loro, a differenza di altri piloti inglesi. La folla che subito si radunò contro di loro li avrebbe certamente uccisi se avessero tentato di resistere, ma poi si salvarono perché si dichiararono appartenenti alla RAF. I Siriani pensarono di avere colpito due diversi Canberra, così come i britannici pensarono che erano state due coppie di Meteor ad abbattere il loro aereo, proprio per questo doppio passaggio che comportò la perdita di vista reciproca tra i due opponenti. Poco tempo dopo venne anche intercettato un aereo sconosciuto, da parte del Meteor pilotato da Asad, quasi certamente era un U-2 della CIA in cerca di conferme per i MiG sovietici. Al rientro, con i freni guasti (cosa di cui s'era già reso conto al decollo) l'aereo si sfasciò all'atterraggio finendo su di un campo profughi. Per questa imprudenza (decollo con freni difettosi) Asad fu accusato e condannato al carcere, ma con sospensione della pena, ma molti suoi colleghi piuttosto criticarono il comandante della base, che aveva mandato in azione il pilota con il sole oramai al tramonto e senza nessun ausilio per gli atterraggi notturni.

    Finalmente, alle 17 GMT del 6 novembre, Londra e Parigi ordinarono di cessare il fuoco entro mezzanotte (tempo locale); per l'epoca i PR.7 avevano fatto 44 missioni, ma queste continueranno anche oltre la fine della guerra, almeno sulla Siria, e sebbene segrete, avranno la scorta di alcuni Hunter degli squadroni No.1 e 34; anche gli RF-84F vennero mandati sulla Siria a controllare la situazione, ma sempre in coppie per proteggersi a vicenda. Le ricognizioni britanniche continuarono fino al '58, approfittando della debolezza siriana. Poi, la formazione della Repubblica Araba Unita (UAR) rese queste azioni più pericolose ed esse vennero finalmente terminate. Da notare che queste azioni erano adesso volate anche da 15.000 m di quota, rendendosi più vulnerabili alle cattive condizioni meteo date le distanze dall'obiettivo. Il problema dell'intercettazione da parte dei MiG arabi era adesso visto con serietà, specie considerando che i temibili MiG-17 vennero presto comprati anche da Damasco: 60 aerei, di cui i primi arrivarono il 17 gennaio 1957, ma i piloti inizialmente erano egiziani, così che, quando il 17 aprile 1957 (giorno della festa nazionale) vennero mostrati i nuovi MiG, a pilotarli c'era anche gente come Ghazzawi, quello che aveva danneggiato un Ouragan durante la guerra, cosa che poi ne causerà lo schianto al suolo al ritorno. In seguito questo pilota diverrà Brigatiere generale, per poi ritirarsi dalle F.A. e iniziare la sua nuova vocazione di attivista islamico.

    Valiant[8][modifica]

    Vickers Valian B.1 WZ393 90 Sqn SGT 10.06.57.jpg

    I Valiant ebbero una parte notevole nell’azione, anche se i risultati lo furono di meno. Del resto la RAF era reduce dall’aver appena sganciato la prima bomba atomica autarchica (la Blue Danube, provata su di un poligono australiano l’11 ottobre). Adesso invece sganciarono le bombe convenzionali sulle basi aeree egiziane, partendo in particolare da Luqa. Già come primo impiego, vennero attaccati sette campi d’aviazione. In tutto, considerando anche le altre missioni d’attacco, vennero sganciate bene 842 tonnellate di bombe, ma solo tre dei sette campi vennero seriamente colpiti. A discolpa parziale c’è da dire che i Valiant operavano da quote molto elevate e ancora non avevano il Navigational and Bombing System (NBS), quanto piuttosto usavano tecniche d’impiego tipiche della II GM. In seguito, con questo sistema poterono accreditarsi, tirando da circa 12.000 m, di una precisione sul bersaglio di appena 90 metri. In seguito ebbero anche modo di lanciare la prima H britannica, sempre in quegli anni, il 15 maggio 1957 (era la ‘Short Granite’, da parte di un aereo del No.49 Sqn), seguita da un’altra arma simile entro quel novembre. Fu una stagione breve ma intensa, con gli ultimi test atomici in aria eseguiti attorno al 1958 (tra l’altro, i poligoni australiani, malgrado fossero dati per ‘deserti’, in realtà erano popolati da aborigeni, che poi subirono pesantemente gli effetti delle radiazioni..), dopo di ché ebbe termine. Così come i Valiant non andarono lontano, quando, ad appena 7-8 anni dal picco della loro carriera (7 squadroni complessivamente presenti) vennero ritirati dal servizio per via dei cedimenti strutturali dovuti all’impiego ora devoluto alle basse quote, per via della minaccia dei SAM sovietici. Eppure, il Valiant B.Mk 2, appositamente studiato per le basse quote, non ebbe seguito, forse perché superato dal successivo TSR.2.

    La fine dell'avventura: vincitori e vinti[modifica]

    L'azione bellica vera e propria era stata eccellente e, come nel 1882, si trattò più di un tiro a segno che di una dura battaglia.

    Israele ebbe 150 o 181 morti, 800 feriti, la perdita di almeno un Mystere, 2 Ouragan, 11 Mustang, 2 Harvard (T-6) e due Cub o Super Cub. L'Egitto ebbe 1.000 morti e 4.000 feriti solo nel Sinai, più 650 e 900 a P.Said; 260 aerei -tra cui ben 50 Il-28- e varie unità navali.

    Tra gli altri dati, da ricordare le 5.000 sortite della sola Gran Bretagna, di cui 400 con gli elicotteri, 2.000 degli aerei imbarcati e 2.600 con gli aerei. Quanto alla penetrazione in territorio egiziano, gli Alleati avevano raggiunto una profondità di 34 km nel Canale di Suez. Sebbene fosse stata un'operazione valida, la mancanza di appoggio politico vanificò tutto. Gli anglo-francesi lasciarono l'Egitto il 22 dicembre 1956, mentre la liberazione del canale dai circa 40 vascelli affondativi richiese diversi mesi.

    Nonostante gli 80-90.000 soldati, 550 aerei, circa 100 navi impiegati, quest'operazione anglo-francese ebbe tanto successo militare, quanto fu un disastro politico. In tutto l'HHA volò 1.846 sortite, incluse però anche 831 dai Cup e Kayders, dei quali primi tre vennero distrutti (uno in aria e uno a terra da un MiG, e uno per incidente l'ultimo giorno di guerra, sulla Giordania). I Dakota e Noratlas israeliani volarono invece 192 sortite, e gli aerei di prima linea, nel loro insieme, inclusi quelli ad elica, solo 489. Per giunta persero nelle loro azioni non meno di 9 Mustang, un Mystère e due T-6, per non dire di altri 5 P-51 che pare siano stati radiati per i danni subiti. Dovrebbe essere stato eliminato anche almeno un Ouragan, a meno che non riuscì a fare un atterraggio sufficientemente buono da evitare la distruzione o la radiazione. In tutto, l'HHA perse anche 5 piloti uccisi e uno catturato, mentre dichiarò la distruzione di 8 aerei (4 Vampire, 3 MiG-15, uno Il-14), più 22 carri, 17 blindati e 260 mezzi non corazzati.

    Quanto ai caccia francesi in Israele, non è noto quale attività ebbero nel loro complesso, ma si stima solo un centinaio di sortite, con la perdita di due F-84F a causa di incidenti o di danni in combattimento (che causarono altri danni all'atterraggio). L'EAF eseguì circa 2.000 sortite contro l'esercito israeliano. Tutte le sue perdite sarebbero state di tre MiG-15, di cui uno catturato dagli Israeliani; 4 Vampire FB.52, due Meteor e due Mraz Sokol, uno dei quali catturato intatto. Non furono grandi perdite, anzi, anche considerando il MiG-17 probabilmente perso, ma non ufficializzato, e lo Il-14 che gli israeliani dichiararono, si arriva solo a 13 velivoli, davvero la pretesa israeliana di distruggere l'EAF si era dimostrata per quello che era, un'affermazione campata in aria, visto che in proporzione nella guerra delle 100 ore gli israeliani persero molti più velivoli e si dimostrarono superiori in termini aria-aria, ma non negli attacchi al suolo.

    Le perdite umane peggiori le ebbe l'esercito egiziano in Sinai, con almeno 1.000 morti, 4.000 feriti e circa 400 carri e corazzati vari, mentre a P.Said si parlò di 650 morti e 900 feriti: ma i piloti dell'aviazione egiziana, tragicamente lasciati a terra proprio quando c'era bisogno di loro (contro gli anglo-francesi e i loro inferiori apparecchi da combattimento), poterono andare ragionevolmente fieri di quanto riuscirono a fare contro gli israeliani. L'EAF perse in tutto solo 5 piloti, ma circa 200 altre persone vennero uccise o ferite durante gli attacchi aerei sugli aeroporti, e su questi l'aviazione egiziana venne totalmente distrutta, incluse le infrastrutture. Dopo avere analizzato il totale dei mezzi perduti, gli inglesi conclusero che le loro dichiarazioni erano state un po' ottimistiche, ma che anche così, anche dimezzando le stime iniziali, si poteva supporre certa la perdita di ben 105 MiG-15 e 17, nonché 26 Il-28, 30 Vampire, 11 Meteor e 63 altri tipi. Inoltre, si era considerato che 10 MiG-15, 16 Il-28, 4 Meteor, 14 Vampire, sei Spitfire, 30 aerei d'addestramento, 31 trasporti e 22 altri aerei fossero o danneggiati leggermente, oppure scappati in Siria e Arabia. È quindi presumibile che l'URSS, anche se in maniera del tutto futile, fornì in una settimana almeno 30 MiG aggiuntivi rispetto a quelli già presenti all'inizio della guerra.

    Tutto questo non poteva contrastare l'attività aerea degli anglo-francesi: da Malta i Canberra eseguirono 72 missioni e i Valiant altre 49, con lo sgancio di ben 1.439 bombe da 454 kg, a quanto pare l'unico tipo di munizione usato. L'HMS Eagle lanciò i suoi aerei 621 volte, l'Albion altre 415. In tutto, queste sole due portaerei superarono le mille sortite in meno di una settimana, e i loro aerei, per quanto semplici e limitati, lanciarono 72 bombe da 454 kg (mai dai Sea Hawk), 157 da 227, 1.448 razzi calibro 76 mm e 88.000 colpi da 20 mm.

    Nonostante le gravi perdite inflitte e quest'attività così sostenuta e aggressiva, i britannici ebbero solo 16 o 23 morti, 96 feriti, oltre alla perdita di un Canberra, un Venom, due Sea Hawk, 2 Wyvern e due Whirlwind in azione, ma anche una cinquantina d'altri velivoli danneggiati e in qualche caso anche radiati dal servizio. I Francesi ebbero anche meno perdite, 10 morti e 33 feriti, persero un Corsair ed ebbero vari aerei danneggiati, mentre qualche F-84F venne distrutto o messo fuori uso per i danni subiti (uno o due esemplari). Tra gli aerei più attivi gli F4U-7 con 132 sortite.

    Gli inglesi ebbero in tutto 16 morti e 96 feriti, persero un Canberra, 2 Sea Hawk, 2 Wyvern, un Venom e due elicotteri Whirlwind; i francesi solo 10 morti, 33 feriti, un Corsair e un F-84F.

    Alla fine, le ultime truppe anglo-francesi lasciarono l'Egitto il 22 novembre del '56, ma dal 7 i bombardieri basati a terra erano già in ritirata. Solo gli squadroni della RAF No.15, 61 e 109 restarono a Cipro anche nel '57, mentre le forze navali si ritirarono dal 10 novembre, assieme ai loro ombreggiatori dell'USN (che per fortuna, non pare siano mai stati scambiati per 'amici' di queste forze navali). Vi saranno tuttavia altri strascichi, con aerei e uomini 'tirati' al massimo per una settimana, logorati e stancati dall'impresa: nel solo periodo 14-18 novembre, andarono persi un Sea Hawk, un Sea Venom, un Corsair e anche un RF-84F (di Akrotiri).

    Tra le lezioni apprese in questa guerra, l'importanza delle portaerei, quella del trasporto con elicotteri, e se v'é la sorpresa, la non necessaria presenza dei caccia per superiorità aerea (cosa che poi gli israeliani rimetteranno in studio con l'attacco anti-egiziano del 1967); nel mentre, i bombardieri in quota si dimostrarono, per quanto validi per certi aspetti, non così efficaci come i cacciabombardieri tattici, settore in cui la Gran Bretagna, tuttavia, abbandonerà gli studi autonomi durante i primi anni '60, quando pose fine al TSR.2 con un grave colpo alla sua industria aeronautica (e nel '66 si deciderà pure di privarsi delle portaerei convenzionali, fatte rientrare dalla finestra grazie ai Sea Harrier).

    La Gran Bretagna, già in crisi economica, vide compromessa la propria immagine in Medio Oriente, ed Eden si dimise. Di fatto, politicamente fu una grave sconfitta, forse la peggiore subita da Londra nel XX secolo. Di buono vi fu che i britannici accelerarono il programma nucleare per ottenere un efficiente deterrente nucleare, onde non dover fare fronte alle minacce sovietiche solo con l'aiuto di Zio Sam. C'era poi il lato economico che, finiti i giochi di guerra, tornava prepotentemente alla ribalta: la crisi aveva causato gravi perdite finanziarie, il 15% delle riserve auree si era volatilizzato, la Borsa soffriva per la chiusura del Canale, e la Corona ebbe bisogno di un prestito dall'FMI, cosa possibile solo con denaro americano, che fu concesso ma non senza far pagare un interesse tutt'altro che di favore.

    La Francia ebbe un danno netto in termini politici; la troppo rapida capitolazione politica britannica irritò i francesi, che da allora iniziarono a pensare sempre di più alla loro indipendenza dalla NATO. I Francesi dovettero constatare sia l'importanza delle portaerei, sia che le loro erano troppo piccole per eseguire valide azioni d'attacco (per giunta, senza aerei a reazione imbarcati, malgrado fossero in corso d'opera per ospitare apparecchi come gli Aquilon, la versione francese dei Venom). Così, senza porre tempo in mezzo, vennero autorizzate le due nuove portaerei e una nuova generazione di caccia. Mentre i britannici non sembrarono capire che l'assenza dell'EAF aveva a che fare con una decisione politica, i francesi si premurarono di ordinare da subito anche gli F-8 Crusader per non ritrovarsi senza copertura aerea contro un nemico meno remissivo.

    Infine, entrambe le nazioni pensarono a sviluppare pienamente i loro arsenali nucleari, date le minacce subite dall'URSS e la necessità d'essere difesi dagli USA, a propria volta seccati di dover difendere degli aggressori colonialisti vecchio stile. A parte questo, aerei ed elicotteri da trasporto dovevano essere aumentati nel futuro, specie approfittando dell'avvento delle turbine aeronautiche. Nacque anche l'idea delle forze di reazione rapida, per reagire a crisi improvvise senza le complicazioni tipiche delle armate convenzionali, che peraltro furono lestamente approntate da entrambe le potenze europee; i britannici dovettero rinfrescarsi la memoria nel 1982, quando avevano quasi dimenticato la lezione di 26 anni prima, ma anche allora riuscirono nell'intento, e stavolta senza invadere niente di più dell'indispensabile (Falklands).

    Israele, a sua volta, ebbe modo di approfittarsi della situazione creatasi: aveva vinto la guerra, ed evitato gli strali della politica, che erano concentrati sui suoi due ingombranti alleati, a loro volta fondamentali per vincere in Sinai. Ora Israele aveva dimostrato d'avere una forza militare rispettabile, specie se si considera che i suoi successi furono enfatizzati e 'gonfiati' in maniera non indifferente, malgrado la pura verità sarebbe stata già senz'altro positiva. Forse la cosa migliore furono le truppe parà e corazzate, ma anche di più la HHA dimostrò d'essere, per quanto vulnerabile e manchevole, una realtà ben addestrata e professionale, soprattutto nella cooperazione con le forze di terra. Inoltre, la Francia -differentemente dall'UK- rimase ancora filo-israeliana, ed equipaggiò Israele, con le proprie armi più moderne, anche negli anni successivi.

    Tuttavia la tensione con gli arabi non calò e anzi, si posero le basi per un conflitto ancora irrisolto; dovendo abbandonare (entro il marzo 1957) il Sinai, il suo territorio ritornò senza protezione dagli attacchi palestinesi. 11 anni dopo questa guerra, per ragioni non dissimili sarà ancora Israele ad iniziare la guerra, stavolta da solo: l'Egitto aveva chiuso il Golfo di Akaba e l'Iran aveva chiuso le forniture di petrolio ad Israele, così questo passò all'attacco con la forza della disperazione, cogliendo la maggiore vittoria della sua storia.

    L'Egitto, sebbene battuto, poteva sempre dire che era stato oggetto di un'aggressione multipla e imperialista, e politicamente era finalmente riuscito a mandare via tutte le truppe inglesi, anche se presto nella nazione cominciarono ad essere d'importanza preminente i sovietici. Poco male: con loro c'era la ragionevole certezza che un'altra aggressione occidentale non si sarebbe più presentata. Specialmente quando, nel giugno del '57, vennero consegnati 3 sottomarini moderni, con gli equipaggi addestrati in URSS e Polonia. E questo significò una nuova era per le nazioni arabe, specie dopo la sconfitta francese (anche qui, più politica che militare) in Algeria: ora venne l'epoca dell'indipendenza, con i suoi cambiamenti, e purtroppo, anche nuovi conflitti.

    I Paesi Arabi si dimostrarono più uniti che mai, incluso il danneggiamento -a scopo di ritorsione- degli oleodotti. Ora c'era la consapevolezza di poter usare le proprie risorse naturali come arma strategica.

    L'URSS ebbe il doppio vantaggio di togliere l'attenzione internazionale dall'Ungheria, e di porsi come campione della lotta araba contro i colonialisti e Israele. Sul fronte opposto gli USA dimostrarono, come l'URSS, che erano le superpotenze che comandavano.

    In termini strategici e tattici, la guerra del '56 dimostrò che anche un'operazione militare di successo e quasi a perdite zero è controproducente se la si mostra come una guerra d'aggressione, suscitando la reazione internazionale; che le portaerei erano ancora importantissime, e gli elicotteri ponevano la condizione di una nuova era per le operazioni di avioassalto, peraltro ancora efficacemente condotte anche dai tradizionali parà. I timori di non coinvolgere le popolazioni civili nei bombardamenti, e l'attività diplomatica anche a guerra in corso, ma anche l'incapacità ONU di decidere nettamente contro nazioni dotate di diritto di veto furono altri insegnamenti importanti. Le soluzioni non saranno tanto brillanti: per esempio, togliere il diritto di veto, soprattutto toglierlo alle nazioni coinvolte in prima persona nelle azioni belliche, sarebbe stato il minimo, ma non accadde e ancora oggi non è avvenuto, paralizzando l'ONU nel rendere esecutive le proprie risoluzioni, prima ancora di porsi il problema di come raggranellare le forze disponibili, visto che poi le capacità di 'proiezione di potenza' restano comunque nelle mani di pochi, quasi tutti con il diritto di veto e molti, troppi interessi nella gestione dei conflitti regionali.


    Bibliografia[modifica]

    Articoli dal sito Acig: Canberra Down!, The war of the Stripes e Suez, 1956. Per particolari: [1]

    Nassigh, Riccardo: Suez 1956, RiD Ott 1985

    1. Marcon, Tullio: articolo su S.M. feb 2004
    2. Marcon, op cit
    3. Cooper,Tom: War of the Stripes
    4. Pignato N., 'Storia dei mezzi corazzati', vol.6
    5. Da Frè, Giuliano, Le Aquile del Sinai, RID Sett '09, e informazioni dagli articoli Acig
    6. Articolo Acig: Suez 1956
    7. Acig: Canberra down!
    8. Da wiki.en