Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/USA-133

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Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • modifica il sommario

    Bombe guidate[modifica]

    Le bombe guidate sono state studiate essenzialmente dopo la seconda guerra mondiale. Basandosi su disegni tedeschi come le Fritz-X vennero estrapolati ordigni come i RAZON e TARZON, utilizzate in Corea da 3 bombardieri B-29 per distruggere ponti e altri obiettivi. Non va peraltro dimenticato nemmeno il 'BAT', una bomba guidata dalle caratteristiche molto particolari. In origine si cominciò a pensare alle bombe guidate verso la fine della I GM, per esempio per lanciarle dai bombardieri pesanti o dai dirigibili Zeppelin. I tedeschi realizzarono armi come le Hs-293 e le Fritz-X, entrambi costruite attorno al corpo bomba di ordigni già esistenti: le armi da 500 kg d'impiego generale e quelle semiperforanti da 1.400 kg con appena 300 kg di esplosivo e una robusta struttura anteriore per sfondare qualunque cosa incontrassero nel loro cammino. Ma gli Americani andarono anche oltre: mentre gli ordigni tedeschi erano radioguidati e quindi teoricamente vulnerabili (e anche in pratica..) ai disturbi dei tipi più semplici, gli Americani sperimentarono le bombe plananti ASM-1 Pelican, da 907 kg, con guida radar semiattiva, che era un fatto davvero notevole per l'epoca (a dire il vero, era difficile anche vedere radar in giro, data l'epoca ancora pionieristica). Poi però decisero di continuare con le ASM-2 Bat, che ancora più straordinariamente avevano un vero radar di ricerca attiva della Bell Telephonics, nel musetto di materiale dielettrico di forma piuttosto tozza. L'aspetto, con tanto di coda doppia, era quello di un piccolo aereo tipo l'Hs-162 tedesco. Pesavano circa 850 kg di cui 450 della testata, che era quindi la metà di quella del Pelican. Ne vennero prodotte quasi 3.000 ma solo 3 squadroni di Liberator navalizzati l'ebbero in servizio. Sganciabile tra i 4.000 e gli 8.000 m, tra 260 e 390 kmh, copriva anche i 32 km se 'mollata' da 7,6 km di quota. Ma non era molto precisa, affidabile e sopratutto si dimostrava vulnerabile ai disturbi, anche accidentali. Non ebbe quindi molta fortuna nonostante qualche successo in azione e una versione speciale capace di attaccare anche i ponti. Certo che un'arma autoguidata nella II GM era una vera rarità, una sorta di Harpoon o di JDAM d'annata. Ma forse i tempi erano men che maturi: nella Guerra di Corea gli USA ricorsero a più normali aerei F-6F carichi di 3 bombe da 454 kg senza governali e radioguidati dagli F7F, abbastanza veloci e disponibili anche in modelli biposto. Anche questo è un fatto poco noto, ma gli USA avevano impiegato dei drones da bombardamento anche durante la guerra. Gli Hellcat furono più figli loro che dei Bat (e antenati di UAV come i Predator armati), ma in ogni caso di missili veri e propri di tipo aria superficie, non se ne sarebbero rivisti per molto tempo. Addirittura si pensò di usare la 'guida organica'. Che cos'era? L'idea di usare un piccione, opportunamente addestrato, a riconoscere un bersaglio 'beccando' la finestrella dove questo appariva, il che avrebbe permesso di trasmettere un segnale di guida al missile dov'era sistemato. Idea poco 'animalista' (ma non peggiore di quanto sarebbe successo con altri esperimenti, per non parlare della vivisezione), era un sistema capace di realizzare un velivolo kamikaze 'non umano'. Ma la soluzione sarebbe stata un'altra, quella dell'Intelligenza Artificiale, più facile da programmare (e da 'convincere') per missioni del genere.

    AGM-62 Walleye on a A-7C Corsair II of VX-5 at the White Sands Missile Range, 1 December 1978 (6413520).jpg

    Passarono quindi parecchi anni prima che a questi primordiali ordigni radioguidati ne seguissero altri, a cominciare dal Bullpup e dalla Walleye. Quest'arma, designata AGM-62 era il frutto delle ricerche del Naval Weapons Center di China Lake. Essa era in sostanza un ordigno tozzo, con 4 sole superfici di controllo, con una poderosa testata bellica.La guida, elemento fondamentale, era di tipo TV, quindi una sorta di antenato dei Maverick. Le consegne vennero fatte dalla Hughes nel 1966 e nel 1967 dalla Martin Marietta. Questi missili erano per la Marina USA. L'AGM-62A Walleye I e venne prodotta in ben 4.531 esemplari. Poteva essere lanciata fino a quote di 10.670 m e trasportata fino a mach 1,9 e usata nella guerra in Vietnam. Essa era indicata contro obiettivi 'duri' come ponti, ma mentre contro le strutture tipo ponti in legno era efficace, contro obiettivi in cemento era meno potente. Ovviamente gli ineffabili tecnici americani arrivarono rapidamente a fornire il prodotto adatto anche per questa missione di distruzione: così vennero ricostruite 1481 Walleye I e costruite ex-novo altre 529 Walleye come Walleye II, da parte della Martin Marietta. Queste nuove bombe avevano una capacità di esplosivo più che doppia, e come se non bastasse, la loro poderosa testata era a carica cava,anche se è strano che si utilizzi un tale sistema per distruggere una struttura di cemento. Certo, con una tale potenza la Walleye è forse l'unica arma capace di distruggere qualunque carro armato, anche i più moderni, e a dire il vero ha almeno un precedente: la colossale testata da 1.8 t del Mistel, capace di perforare circa 20 m di terreno e 3 m di cemento. Infine apparve l'Extender Range Data-Link: con i primi modelli quando il pilota lancia l'arma ne perde il contatto, ma con questo sistema l'arma è ancora puntabile dal pilota in quanto gli trasmette quello che la sua telecamera vede. La produzione iniziò nel 1972 e in questo modo vennero trasformate 1.400 Walleye I e poi prodotte altre 2400 Walleye II, non chiaro se anche per trasformazione delle precedenti. Questo consente ad un aereo di lanciare l'ordigno senza vedere affatto (né lui né la telecamera della bomba) l'obiettivo, ma un secondo aereo con pod data-link può intervenire, vedere sullo schermo TV quanto gli invia la bomba, e guidarla verso un obiettivo designato dal pilota. Quest'arma venne utilizzata in 3 esemplari nel '72 colpendo il bersaglio, senza essere in nessun caso visibile al pilota dell'aereo lanciatore. Pensata per essere utilizzata principalmente dagli A-7, in questo modo può essere utilizzata al meglio della sua gittata senza esporre il velivolo lanciatore. Naturalmente il data-link può teoricamente essere disturbato o l'aereo che guida l'ordigno può essere abbattuto. Tra il 1970 e il 1979 un'ulteriore versione della Walleye ha trovato impiego: quella nucleare con testata W72 da 150 kT, trasformandola in ordigno d'attacco nucleare strategico, ad alta precisione. Anche Israele ha utilizzato la Walleye, e probabilmente da questa ha ricavato l'esperienza per il missile Popeye. La Walleye, potente arma d'attacco a bersagli essenzialmente stazionari, è rimasta in servizio fino a non molti anni fa. Il suo successore diretto è stato lo SLAM, ovvero la versione (praticamente con lo stesso tipo di guida) dell'Harpoon, che nonostante una testata minore da 227 kg ha un turbogetto che lo rende più costoso ma capace di oltre 90 km di gittata utile, e anch'esso debuttò nel 1991 quando la Walleye venne usata forse per l'ultima volta.

    Ecco i dati dell'ordigno in parola:

    • Tipo: bomba planante a guida TV:
    • Dimensioni: Walleye I, lunghezza 3.54 m, apertura alare 1.156 m, diametro 31.8 cm. Walleye II, rispettivamente 4.04 m, 1.295 m, 45.7 cm
    • Prestazioni: raggio Walleye I tra 1.8 e 29.6 km (a 10.600 m), Walleye II tra 1.8 e 45 km. La versione ERDL con data-link, circa il 30% in più.
    • Peso: Walleye I 512.6 kg, Walleye II 1061.4 kg. Testata rispettivamente HE da 374.2 kg e HE-HEAT da (ben) 861.8 kg, oppure W71 all'idrogeno da 150 kT.
    Una Paveway I

    La grande famiglia di bombe guidate Paveway è una vera dinastia della Texas Instruments, con ben 3 generazioni sempre più precise e con alette di planata e di controllo più grandi, specie per permettere un raggio d'azione rilevante per il lancio a bassa quota. Si tratta essenzialmente di un kit di modifica, e la bomba LGB che ne deriva, come dice la sigla, è per l'appunto guidata da un laser designatore, percepito da un sensore a ricerca semiattiva nel muso, ed è basata essenzialmente sul corpo di bombe della serie Mk 80, come quelle da 227 kg Mk 82 (500 libbre nominali), Mk 83 da 454 kg (1000 lbs) ma soprattutto, le micidiali Mk 84 da 907 kg (2000 libbre), ampiamente usate, anche per valorizzare meglio gli effetti di un kit che costa circa 100.000 dollari contro 1.000-2.000 per la bomba vera e propria. La Mk 84 ha bassa resistenza aerodinamica e una carico di circa 400 kg di esplosivo, relativamente basso per il peso (in effetti, la sua forma affusolata non è affatto l'ideale per massimizzare il contenuto in esplosivo: si vedano a tal proposito i 'cookie' inglesi da 1.800-3.600 kg 'blockbuster', di triste memoria bellica), ma capace di scavare crateri di circa 8 x 10 metri (già la Mk 82 riece a crearne di 3 metri di profondità per 8 di diametro).

    La loro storia iniziò negli anni '60 quando rapidamente si comprese la potenzialità di utilizzare i raggi laser come sistemi di guida: piuttosto che affidarsi al 'raggio della morte' come fonte diretta di distruzione venne utilizzato come indicatore per armi convenzionali, come le bombe guidate. La T.I. a metà anni '60 iniziò a sviluppare bombe a guida laser, che cambiarono il modo di intendere la guerra aerea. Eppure non era da allora che venivano usate armi intelligenti: i primi esempi di ordigni aria-superficie guidati risalgono addirittura alla I G.M., e l'uso pratico data dalla II.

    Ironicamente, il programma iniziò nel 1965, quando la guerra in Vietnam era appena cominciata. Eppure, la prima bomba nel SE asiatico non venne usata fino al 12 maggio 1968 non fu prima del 1971 con l'operazione 'Steel Tiger' sul Laos che vennero utilizzate dai Phantom D, quando oramai la guerra in Vietnam era chiaramente persa. Vennero poi utilizzati nel marzo 1972 per colpire i cannoni M46 utilizzati dai nordvietnamiti nella Piana delle Giare, e poi contro le forze vietnamite che irruppero quell'anno durante l'Invasione di Pasqua. Queste bombe vennero utilizzate per distruggere postazioni d'artiglieria, per eliminare anche carri armati grazie alla collaborazione con gli OV-10 Bronco del programma 'Pave Nail'. A parte questo, il loro impiego divenne presto strategico. Il principale utente era il 4 TFW, già noto come 'Branco di lupi distruttori di MiG' avendone abbattuti, durante la campagna Rolling Thunder, più di ogni altra unità dell'USAF, e da allora noto piuttosto come 'Distruttori di ponti'. Il Thanh Hoa, ovvero le 'fauci del Drago', era un ponte strategico in cemento, destinato al traffico su rotaia. Esso era stato attaccato con quasi 1.000 sortite da caccia americani negli anni precedenti, durante la campagna Rolling Thunder. Missili Bullpup e bombe da 340 kg vennero ampiamente utilizzate, ma causarono solo danni superficiali. Non era facile abbattere un ponte dalla bassa struttura, che si ergeva sopra un fiume, era lungo 165 m e largo 17, con piloni di cemento di dodici metri di diametro. Era chiaramente un osso duro, e per danneggiarlo durante la campagna di cui sopra, arrestatasi dopo il '68 (di fatto, nonostante la guerra in Vietnam durò ufficialmente 10 anni, i combattimenti più accaniti si verificarono nel periodo 1965-68, fino a che con l'invasione del Tet gli americani cominciarono a considerare di non poter vincere la guerra e iniziarono il disimpegno), andarono persi 84 aerei.

    Paveway ILA06.JPG

    Stavolta con le LGB e EOGB le cose andarono diversamente: i vietnamiti erano armati pesantemente, ma i Phantom stettero a distanza: un primo attacco con 8 aerei e altri 4 che stesero in avanti una cortina di chaff per limitare la pericolosità dei SAM si risolse con gravi danni il 27 aprile, pur dovendo usare solo le EOGB ovvero le armi a guida TV, simili alle Walleye perché la nuvolosità impediva la designazione continua con i laser. Per causare danni irreversibili un altro attacco venne portato il 13 maggio e distrusse la campata occidentale del ponte, utilizzando anche diverse LGB da 1.361 kg. Nessun aereo dei 14 partecipanti venne danneggiato, in grande contrasto con quello che avveniva in precedenza. Altre decine di ponti sarebbero stati distrutti o danneggiati in seguito, nell'arco dell'operazione Linebacker I.In tutto le 25.000 bombe 'Paveway' in vari formati che vennero lanciate distrussero o colpirono, pare, ben 18.000 obiettivi. Benché il costo fosse decine di volte superiore a quello di una bomba normale, una LGB aveva un'efficacia molto superiore e rendeva possibile attacchi di precisione da quote e distanze prima impossibili. Un obiettivo tipico richiedeva mediamente 209 bombe aeree sganciate manualmente, oppure 40 con l'ausilio del computer balistico. Ma appena 1,4 se queste erano a guida laser. Come si vede, c'è di che discutere su questi dati: se le bombe tirate da piattaforme non sofisticate erano 'no match', il costo delle armi guidate era tale da superare i benefici quando c'era il confronto con le munizioni non guidate, ma tirate da piattaforme capaci. In altri termini, il rapporto era di circa 25:1 anziché 50-100, come necessario per accordarsi con la differenza di costo tra una normale bomba serie 80 e un derivato laser. Ma i rischi corsi erano molto minori e salvare un aereo e il suo equipaggio valeva molto di più del costo teorico delle armi usate. Ovviamente c'erano dei limiti: le LGB erano utili quando le difese erano pericolose, e-o gli obiettivi richiedevano colpi in pieno. Altrimenti, le normali armi aria-superficie erano più che sufficienti per la maggior parte dei casi.

    Le Paveway utilizzate inizialmente dovevano essere utilizzate ad alta quota, il che non era sempre tatticamente consigliabile. I kit Paveway vennero prodotti, nella sola versione I, in ben 56.501 esemplari, con le versioni GBU-12, 10 e 11 per armi rispettivamente da 240, 907 e 1.361 kg. Questa modifica di bombe non guidate costava 6.000 dollari al kit (poco con l'ottica odierna, ma non erano così allora, quando un caccia Phantom costava a sua volta un paio di milioni di dollari, qualche centinaio di volte tanto: come se adesso una bomba laser costasse diciamo 200.000$). Il lancio avveniva secondo una tecnica precisa, ma non sempre usata in tale forma: picchiare leggermente a 30° di inclinazione, rilascio da 5.000 m di quota e 5 km dalla verticale dell'obiettivo 'vittima' (è il caso di dirlo, data la percentuale di colpi a segno). L'illuminazione era fondamentale per far capire alla bomba (che non vedeva direttamente il bersaglio, ma solo la luce laser riflessa) dove colpire, differentemente dalle EOGB che invece sono armi a guida ottica e con acquisizione del bersaglio autonoma. Il pod usato per la designazione era l'AVQ-9 Pave Spike della Martin Marietta, installato su di un altro aereo o sullo stesso che tirava le bombe.

    I kit erano, per la famiglia Paveway I, il KMU-342/B per la bomba M117 da 340 kg, KMU-351A/B per la Mk 84, KMU-370B/B per la M118E1 da 1361 kg, KMU-338A/B per la Mk 82 da 227 kg, KMU-420/B per le bombe Mk 20 Rockeye del Mod. 2, con 358 granate da 0.5 kg, e da un altro kit per CBU chiamato KMU-412/B ovvero per le Pave Storm da ben 907 kg, ovvero i distributori SUU-54 con le loro 1800 bombe da 0,5 kg a frammentazione/controcarri. In seguito le cose sono cambiate, con l'esclusione dei kit 342 e 420, mentre il -421 è stato destinato alle bombe Mk 83.

    Questa la prima generazione, precisa ma dalla portata limitata, date le piccole alette retrattili sugli impennaggi posteriori, mentre anteriormente vi è una caratteristica ogiva su cui sta appeso, in un collegamento mobile cardanico, il sensore laser con una aletta di stabilizzazione a cerchio, e 4 alette di controllo dietro, sempre parte della parte anteriore della bomba, quella aggiunta con il kit di guida. Il sistema era quindi costituito dal CCG (Computer Control Group) anteriore, quella intermedia che ha la aderenza con la bomba o AFG (Airfoil Group Components) con le 4 alette canard anteririori di controllo azionati da 4 pistoni con gas come mezzo di funzionamento, regolato da valvole a solenoide. Segue la bomba, e poi il sistema AFG che è la coda dell'arma per la stabilizzazione dell'arma, con alette fisse, poi estensibili nella Paveway e infine alette fisse di grandi dimensioni nel caso della Paveway III. Il sistema di visione ha 4 cellule al silicio.

    Dopo una produzione di decine di migliaia di esemplari (pare che ne vennero tirate 25.000 esemplari) si passò ad una diversa generazione. La Paveway poteva essere migliorata e allora nel '73 arrivò la versione II, che consentiva di aumentare la portata utile grazie ad alette di coda più grandi. Ne vennero prodotti qualcosa come 93.500 pezzi e per ben 15 aviazioni militari, conquistando una solida leadership nel settore, mai messa in discussione da allora

    La nuova bomba apparve nel 1975, ed entrò in servizio nel '77, con elettronica allo stato solido e altre innovazioni, in particolare con ottica e carenatura in materiale plastico, quindi alleggerito, e campo visivo maggiore, con 60° di visuale, minore tempo di preparazione al lancio, frequenza laser variabile (PRF) in maniera che fosse possibile sintonizzare ogni bomba con un fascio laser specifico, attaccando così bersagli vicini ma ciascuno con la sua arma, senza confusione, inoltre il sensore era incernierato nel muso con un caratteristico anello aerodinamico, seeker collegato alle alette canard e suddivisione della direzione in 4 quadranti, per cui l'ordigno poteva andare diritto sul bersaglio quando riceveva uguale energia da tutti i quadranti. Il costo era non irrilevante, già questa bomba costava quanto 40 ordigni da 454 kg, ma la Paveway III costava due volte e mezzo la II.

    Causa gli incrementi di costi, e nonostante la capacità di essere lanciata a bassa quota, la nuova bomba era destinata a vita travagliata, nonostante lo sviluppo iniziato nel 1980, ancora a metà del decennio non v'era stata l'autorizzazione a sviluppare appieno la nuova generazione, che introduceva parecchi miglioramenti in generale. Tant'é che solo negli anni '90 l'arma, approntata nel 1983, divenne disponibile, come LLGB, dove LL sta per Low Level, autopilota, sistema altimetrico, modalità d'attacco in picchiata, cabrata, livellato.

    Nel 1984 si pensò, da parte della Marina, di dare un motore a razzo alla bomba LGB con ordigno Mk 83, e in seguito quest'arma divenne lo AGM-123A Skipper II, rapidamente sviluppato ma prodotto in piccola quantità. Esso si basa su di un motore Shrike, ovvero di un vecchio missile ARM che era in fase di rimpiazzo con l'HARM, che ha una portata di circa 25 km anche da bassa quota. Da qui la bomba dell'USAF AGM-130, su corpo Mk 84 che è lo sviluppo della GBU-15 con motore a razzo ausiliario. Non meno di 19 nazioni già nel 1987 utilizzavano queste bombe laser, alle volte adattate a bombe nazionali similari come quelle francesi da 250 kg, che pure hanno anche disponibili sistemi nazionali. Tra gli utilizzatori, USA, Israele, Taiwan, Olanda, Spagna, UK mentre non è chiaro se sono mai state utilizzate dall'Iran. L'Italia si aggiunse alla lista, potenziando i suoi deboli arsenali d'armamento (nonostante la presenza di una consistente flotta di Tornado) solo negli anni '90, a guerra del Golfo finita.

    Le designazioni sono varie:

    • le GBU-10/B Paveway I o II, è il kit KMU-251 con la Mk 84 e peso complessivo di 931-934 kg
    • GBU-11/B Paveway I con il KMU-370 con la bomba M1118 da 1391 kg di peso totale
    • GBU-12/B Paveway II con il kit KMU-388 con Mk.82 e peso di 295 kg
    • GBU-16/B Paveway II ha la Mk 83 e pesa circa 512 kg.
    • GBU-17/B Paveway II ha la bomba HSM
    • GBU-21 Paveway III, bomba da penetrazione speciale
    • GBU-22 Paveway III con l'Mk 82
    • GBU-23 con la Mk.83
    • GBU-24 con la Mk.84 o con la BLU 116 da penetrazione
    • GBU-27 con la BLU-109/B da penetrazione

    La storia delle Paveway ha continuato ad arricchirsi. Si è detto sopra delle designazioni principali delle Paveway, che tra l'altro non comprendono vari sottotipi siglati in genere /B, B/B, C/B. Le bombe da penetrazione hanno corpo in acciaio anziché in ghisa, e la GBU-27, vista in Desert Storm, è stata sviluppata per l'uso dagli F-117 con alette rimpicciolite e materiali RAM. E', come la GBU-24, capace di perforare 76 mm di acciaio o 1,83 m di cemento. La GBU-28 è stata invece sviluppata in 18 giorni con l'adattamento dei cannoni di vecchio tipo di navi da battaglia, riempiti con esplosivo e con il kit GBU-27, per un totale di 2.132 kg di cui 295 di HE. Ne vennero prodotte 30, e nei test dimostrarono di perforare 6,7 m di cemento oppure di 30 m di terra, con un extra potenziale di penetrazione. Questa specie di Fritz-X moderna durante il test contro i 6,7 m di cemento li perforò e poi continuò per altri 800 m.

    In seguito sono comparse anche le EGBU, E sta per Enhanced, con guia GPS in aggiunta a quella laser, per usarle anche in azioni ognitempo e per ovviare al problema dell'esplosione degli altri ordigni precedenti, in caso di attacchi multipli, che 'acceca' per circa 20 secondi i sensori. Vennero sperimentate dal 2000, e nell'operazione TELIC (GB in Irak, 2003), i Tornado ne hanno tirate circa 500. Anche la GBU-28 è stata modificata, nel frattempo di questa speciale bomba anti-bunker ne sono stati prodotti ex-novo alcuni esemplari (i primi due vennero usati, a sorpresa, in Irak nel 1991, da parte degli F-111F), che nel 2004 erano circa 240 e hanno ricevuto anch'esse il sistema GPS aggiuntivo; per ora sono usate dai B-2 e dal 2008, dagli F-15E.

    La Paveway IV è nata grazie alla richiesta britannica del giugno 2003 per la specifica PGM. Il programma è stato affidato alla Raytheon, già autrice della EOGU, per un valore di 175 milioni di dollari. Se la Paveway III era migliorata nelle prestazioni di planata a bassa quota, per ottenere una maggiore gittata anche se tirata da aerei in volo radente, la IV ha un GPS di seconda generazione e una testata da 500 libbre, ed è un programma con molti partner sia britannici che statunitensi tra i partecipanti. Anche le classiche Paveway sono ancora in produzione con un portafoglio ordini che era per le ditte Lockheed-Martin e Raytheon, di 2 mld di dollari previsti tra il 2003 e il 2010, e la produzione dopo l'11 settembre è aumentata con impianti più razionali e organizzati. Quanto alle dimensioni, vale la pena di ricordare che la Paveway II del tipo EGBU-10 è lunga 432 cm per 170 di apertura alare e 954 kg di peso, su bomba Mk-84, mentre la EGBU-12 da 284,65 kg ha dimensioni d 333 x 132 cm circa[1].


    A parte questo arrivò la bomba HOming BOmb System o HOBOS per l'USAF, con un sistema modulare basato su un sensore elettro-ottico TV, poi sostituito da un sistema IR per l'impiego notturno. Prima era il KMU-353A/B e KMU-390/B per la guida TV, poi il KMU-359/B con sistema IR. Sono utilizzati sia cone le bombe M1118 che con le armi ben più frequenti Mk 84. Il GBU-15 è la sua versione planante, subito mandato anche agli 'amici' d'Israele, con modulo anteriore cruciforme, modulo controllo e di stabilizzazione posteriore nonché uno per la trasmissione dati. Era in sostanza la versione per l'USAF della Walleye anche se solo in termini filosofici, visto che le tecnologie erano diverse. Essa è armata con bomba Mk 84 o distributore SUU-54 con le sue 1.800 bombette BLU-63 o 66.

    La GBU-15 è per bombe Mk-84 o dispenser SUU-54, con guida IIR o TV per i tipi /2B o /1B; il tipo dispenser è stato accantonato, mentre altre sono state usate con testate semi-perforanti. La guida era possibile con un datalink Hughes, con uno schermo di presentazione delle immagini viste dal missile nel cruscotto e i comandi di volo trasmessi dall'aereo per guidare l'arma a grandi distanze (decine di km) oppure lasciare che viaggiasse autonomamente dopo avere acquisito il bersaglio; senza il pod di trasmissione dati è invece necessario l'aggancio prima del lancio; l'arma della Rockwell (capocommessa) era già stata prodotta in oltre 3.000 esemplari al 1995. Esse pesano 1.140 kg e hanno gittate tra 13 e 25 km a seconda della quota di lancio. Infatti quest'arma ha un motore a razzo aggiuntivo, come la Walleye, il Bullpup (inizio anni '60 e fine anni '50) e la AGM-123 Skipper II sviluppata al China Lake Naval Weapons Center con finalità orientate all'attacco antinave, entrata in servizio nel 1985 e azionata da un sistema laser Paveway (è la GBU-16) e dal motore a razzo Aerojet del missile TI AGM-45 Shrike. La AGM-130 è un altro tipo ancora, la GBU-15 con motore a razzo sotto la testata bellica, con una portata accresciuta a livelli che oramai sono da missile ASM e di quelli 'grossi': peso 1.323 kg, gittata 25-70 km a seconda della quota, con testata Mk 84 o BLU-109/B; è stata ordinata nel 1990, con una produzione iniziale di 397 esemplari, di cui il tipo prodotto a metà anni '90 con un sensore migliorato IIR con una matrice di 256x256 elementi su piano focale, o un sistema CCD (Charge Coupled Device); in seguito è arrivato anche un sistema INS/GPS e la precisione aumentata a circa 1 m; i programmi erano di sostituire il motore a razzo con quello a turbina del Northrop AGM-137 TSSAM.

    La versione a razzo della GBU-15 è l'AGM-130. Questo cambio di designazione indica chiaramente che viene considerata come un missile. Insomma, presa una bomba munendola di 'intelligenza', le si diede anche il motore e a quel punto divenne in sostanza un missile tattico a breve raggio, con un CEP di circa 6 m e raggio di 24 km a bassa quota. Uno degli utilizzatori di quest'arma è l'F-111. L'F-111C australiano le ha avuote, ma anche gli F-111F dell'USAF l'avevano: di fatto le bombe laser erano le loro uniche munizioni guidate anche se non vennero utilizzate per l'incursione su Tripoli dell'86. Sarebbero invece state ampiamente utilizzate nel '91 in Irak, dove vennero impiegati gli Aaadwark. In totale vennero utilizzati non meno di 10 EF-111A del 366th TFW e 66th TFW, 22 F-111E del 20th TFW, e sopratutto i 46 F-111F del 48th TFW che lanciarono 5500 bombe di cui ben 4660 guidate (fino a 4 per missione) con 2200 bombe stimate a segno nell'arco di 2500 missioni belliche. Distrussero o colpirono 920 mezzi corazzati, 245 shelters, 113 postazioni fortificate, 252 pezzi d'artiglieria, 13 piste e 64 ponti. Nell'occasione vennero anche utilizzate 2 GBU-28 'Joe Louis', bombe speciali da penetrazione ricavate provvisoriamente niente di meno che dai cannoni degli incrociatori 'Salem' da 203 mm, segati e riempiti d'esplosivo per un totale di 2130 kg sul centro di comando della base di Al Thaj. In seguito arrivarono bombe di tipo meno improvvisato, sempre pensate per penetrare anche di 30 metri nel terreno (la prima di queste sperimentata a Eglin, penetrò tanto nel terreno che non si riuscì a recuperarne i resti..). Per il futuro si pensava già a sistemi di tipo anche più autonomo, con la sperimentazione, negli anni '80, di kit inerziali di tipo miniaturizzato, con la Northrop e la Boeing che svilupparono diversi tipi di armi IAM (Inertially Aided Munition) come dimostratori tecnologici. Da qui anche i dispenser WCMD, pensati con un distributore SUU-65 e gittata di 13 km da 7,6 km. Ma per attacchi maggiormente precisi si pensava anche alla guida GPS; la Northrop aveva proposto le GAM abbinate al sistema GATS del B-2 e B-1, mentre Boeing e Rockwell avevano proposto le GAM-15, bombe plananti GBU-15 con un sistema di guida MITGTS, ovvero GPE e INS integrati, della Rockwell. Ma erano già allora, causa l'elevato costo, delle soluzioni provvisorie, in attesa delle famose JDAM, per le armi Mk-83, 84 e dispenser BLU-109, i cui contratti di sviluppo vennero passati alla Martin-Marietta e MDD nell'aprile del '94 (Fase I), poi nella Fase II si voleva integrare la spoletta elettronica Motorola e la capacità di stoccare l'arma senza manutenzione per 10 anni. Infine la Fase III già allora prevedeva un sensore IIR per aumentare la precisione, o anche un radar MMW per dare un CEP di 10 m. I lanci delle armi eran previsti dal 1996 con gli F-16.

    Una AGM-130

    Quanto ai costi e numeri vari, da considerare che le bombe dei kit T.I. sono state costruite già all'inizio dell'87 in qualcosa come 145.000 pezzi. Le GBU-24 dell'USAF erano state ordinate in ben 4.000 esemplari, e altri 1429 per altri operatori. Il costo dei una GBU-16/B alla fine degli anni '70 era di 10.270 dollari, anche se col tempo si è praticamente decuplicato. Infine i mezzi e i sensori: gli aerei sono praticamente tutti quelli tattici americani, dagli F-4D e F-111F agli F-5E opportunamente aggiornati. I pod di designazione sono sistemi come i Pave Tack, i Lantirn, il Pave Spike per rispettivamente gli F-111 e F-4, F-15 e 16, F-4. I sistemi LGB possono essere anche aiutati da 'marcatori' basati a terra, con illuminatori portatili tipo il MULE ovvero Modular Universal Laser Equipment. Infine gli aerei come gli A-10, privi di illuminatore laser hanno almeno un ricevitore di scoperta laser come il Pave Penny che indica al pilota dove i designatori laser sono puntati per lanciare la bomba. Anche gli inglesi con gli Harrier, Jaguar e Tornado avevano un sistema simile, come l'LRMS, visto che sulle loro bombe Mk13 da 454 kg montavano il kit Paveway.


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    Le Joint Direct Attack Munition (JDAM) sono munizioni guidate che utilizzano una piattaforma inerziale e il GPS per avere una precisione elevata sul bersaglio senza la necessità di avere costosi - e disturbabili - sensori per 'vederlo'.

    Le munizioni sono più economiche rispetto alle bombe LGB (kit di guida circa 20.000 dollari contro i 100.000 delle LGB). Sommando la semplicità di costruzione con tanto di kit (prodotti oltretutto da una una fabbrica molto piccola, con solo alcune decine di dipendenti), capacità ognitempo, elevata precisione, potenza distruttiva.

    Ecco come la cosa funziona[2]: prendiamo un caccia come l'F-111 con 4 bombe LGB, da piazzare tutte su altrettanti bersagli. Arriva a bassa quota, lancia le armi (se non ci sono designatori esterni) a qualche km di distanza dall'obiettivo, piuttosto alla mercé della difesa antiaerea. Oppure rischia e vola a media-alta quota, il che significa necessariamente esporsi molto di più alla difesa antiaerea. Le bombe laser hanno una gittata di una decina di km dalla sorgente del laser designatore, e se c'è cattivo tempo è anche più difficile raggiungere tale risultato, vuoi per i sistemi di guida della bomba che per quelli elettro-ottici di visione dell'aereo. Ora, nel caso si ritenga che sia meglio utilizzare la maggiore quota e gittata di queste armi bisogna considerare i rischi connessi: se la minaccia è solo a bassa quota, e a media-alta è irrilevante, allora è senz'altro verosimile utilizzare un profilo di volo medio-alto. Ma per questo è necessario volare con una forte scorta oppure affrontare una minaccia ridotta, tipo i soliti MiG-21 o 23 e i missili SA-2 e SA-3. Ma che succede se si tratta di un sistema missilistico Patriot o SA-10 e c'è un reparto da caccia con F-15 o MiG-29? la cosa diventa certo più difficile e i numerosi minuti di tempo necessari per guidare tutti questi ordigni non saranno trascurabili. In molti casi pratici le LGB sarebbero quasi inutizzabili, detto in altri termini. Molto meglio una EOGB o un missile Maverick che è quasi la stessa cosa, solo che ha un motore di accelerazione. Ma ancora resterebbe la limitazione del numero di armi utilizzabili in contemporanea e dei tempi d'ingaggio. Inoltre sono armi costose, circa 100 mila dollari. Ora ripetendo la stessa azione con un F-15 con le JDAM, la cosa non suona allo stesso modo. Arriva, sale in una veloce cabrata, lancia le armi da una decina o più di km e se ne va. Poi queste sapranno dove andare. Chi glielo dice? L'INS, che già garantisce una precisione di qualche decina di metri, e la correlazione con i dati del GPS, che riduce l'errore di qualche metro. Entro un minuto le bombe arrivano e colpiscono tutti i bersagli, mentre l'aereo è già in fuga, al sicuro. Come se tutto questo non bastasse, i kit costano meno di 20.000 dollari l'uno. Ecco perché si tratta di un 'uovo di Colombo'. Non ci sono grosse spese di acquisto, non ci sono problemi di ingaggi meteo perché il GPS e l'INS non sono influenzabili significativamente dalle condizioni meteo; non ci sono problemi ad ingaggiare anche bersagli multipli in simultanea; non ci sono che impatti marginali sulla piattaforma di lancio perché non c'è bisogno di una sofisticatissima e costosa piattaforma laser-IR per la designazione; non c'è nemmeno bisogno di un addestramento particolarmente curato, perché si tratta di armi 'indipendenti'. In pratica con le JDAM c'è bisogno di due cose soltanto: trovare il bersaglio e disporre di una piattaforma di lancio (sempre di non usare direttamente i missili lanciati da navi o da terra). Differentemente anche dai più sofisticati sistemi INS il GPS garantisce sempre la stessa precisione, che si voli da 10 o da 1.000 km non fa differenza. Inoltre c'è un doppio sistema che garantisce ridondanza: se il sistema laser non funziona o la 'laserazione' dell'obiettivo non è eseguita correttamente, è LGB commettono errori anche di molti km, molto di più delle bombe stupide. Le EOGB e le armi ad autoguida in generale sono immuni (largamente) da questo problema, ma hanno la necessità di una 'maggiore intelligenza' installata, più costosa: devono cioè 'vedere' il bersaglio con sensori propri e poi 'agganciarlo' qualunque cosa succeda e volargli diritto contro, come una falena con il faro di un'auto. Mentre una LGB è più semplice perché la rotta, anzi il punto d'impatto glielo indica il sistema di base dell'aeroplano, che ovviamente non è 'usa e getta' e quindi, per quanto sofisticato, è 'ammortizzabile' per dozzine di lanci.

    Ma nondimeno, esiste il problema dell'errore di ingaggio e di identificazione e le bombe, come successe nel 1986 in Libia, possono anche andare disperse di km andando magari a colpire, 'casualmente'(?) le ambasciate di varie nazioni neutrali. Le JDAM non hanno questo problema a meno che non si voglia davvero colpire un certo target: con un sistema satellitare e INS doppi non è pensabile ad un errore totale, mentre la precisione è appena inferiore rispetto a quella di una LGB, comunque dell'ordine dei metri.

    Questa rivoluzione copernicana praticamente mette ogni possibile bersaglio nella seguente situazione: o viene distrutto oppure non si fa localizzare, vuoi per la dissimulazione o vuoi per la mobilità. Certo che con la guerra networkcentrica globale e la tecnologia moderna, il mondo diventa sempre più 'piccolo' e nascondersi (dagli USA) sempre più difficile. Tutto questo ha rappresentato una rivoluzione copernicana, ma come per i cellulari delle varie generazioni, le JDAM e in generale il GPS sono possibili solo grazie ad una tecnologia molto sofisticata e costosissima. In pratica, prima di pensare a queste armi c'è voluto di mandare in orbita e far restare operativo il GPS/NAVSTAR, sicuramente un sistema pagante (specie con i sistemi militari che sono più precisi di quelli commerciali, proprio per evitare l'uso di questi ultimi come arma 'di precisione' per malintenzionati, lavorando su lunghezze d'onda diverse) ma costoso e difficile. In concreto s'é trattato di mandare nel cielo una costellazione di satelliti che hanno implementato due vecchi e ben conosciuti principi: quello della navigazione con le stelle, che sono punti fissi e quindi riconoscibili e di riferimento, ma non sono 'attive' nel senso più elettrotecnico del termine, ergo emissioni radar. Detto in altri termini, di giorno le stelle non sono visibili se non in volo ad alta quota, e infatti sistemi di misurazione precisi hanno consentito di usare, anche a bordo di missili, sistemi di navigazione 'stellari', con apparati sensibili alle stelle di seconda grandezza (probabilmente non molte per garantire una sufficiente precisione). Dall'altro lato vi sono i sistemi di navigazione radio terrestri. I radiogoniometri servono per l'appunto per questo: con i radiofari in posizioni note si possono ricavare la propria posizione con buona precisione. Il guaio è che questi sistemi non sono dappertutto e non funzionano sempre. Con i satelliti emettitori di impulsi attivi è possibile avere una costellazione che fornisce dati ognitempo e ogni-condizione. Il GPS è stato seguito dal GLONASS, il cui principale problema è l'insufficiente numero di satelliti mantenuti in orbita, ma per il resto non dissimile dal sistema americano; dai sistemi come il Galileo europeo, e da apparati similari cinesi e anche di altre nazioni, ma non ancora operativi. Il guaio, al solito, è che mentre le stazioni radio-faro sono distribuite in molte nazioni, e le stelle non sono 'spegnibili', il GPS è teoricamente disturbabile e al contempo, sopratutto, gli USA hanno 'le chiavi' e possono negarne l'uso in certe aree della Terra a utenti non graditi (di fatto è un'opzione impraticabile visto che poi anche loro resterebbero senza GPS). Di sicuro un sistema GPS è più 'dipendente' dagli USA di quanto non lo sia un INS. Solo contando su quest'ultimo comunque è possibile dire che le JDAM hanno rivoluzionato il mondo della guerra aerea, visto che comunque garantiscono una notevole precisione anche così degradate. È possibile disturbare il GPS, ma non è facile riuscirvi nella pratica, giusto come del resto non è facile disturbare un AWACS in volo, che pure non è che un sistema radar.

    I problemi sono quindi diretti e indiretti. Tra questi ultimi la tentazione sempre più in auge di risolvere a 'colpi di armi intelligenti' con attacchi chirugici questioni che dovrebbero essere campo della politica e dei negoziati tra le parti invece che sede per la prova di nuove generazioni d'armamenti. Ma questo non è il campo che viene descritto qui, in questo tomo. Resta il fatto che il raggio letale delle bombe JDAM da 1 t è esattamente uguale a quello di una bomba Mk 84 'stupida' e questo comporta, specie per gli impieghi in aeree urbane, rischi inaccettabili per la popolazione. Anche per questo sono in fase di sviluppo o di impiego le 'Small diameter bombs' che riducono i danni 'collaterali', ma nondimeno sono pur sempre bombe ad alto potenziale.

    Tornando alla JDAM, l'idea nacque nel 1991, certo ispirata dalla resa dell'allora piuttosto misconosciuto GPS. All'epoca le armi usate contro l'Irak erano solo per il 9% di tipo guidato e di queste la metà almeno erano a guida laser. Gli inglesi fecero di meglio con 1000 bombe su 6000 di tipo guidato. In seguito, sopratutto nell'ex-Yugoslavia la percentuale di bombe 'intelligenti' usate per ridurre le perdite tra i civili ha assunto percentuali record, ma anche i costi non sono stati trascurabili.

    I team concorrenti per la nuova idea lanciata dal Pentagono erano vari, tra cui la Northrop, la Rockwell e la MDD. I contratti , nell'aprile 1994, per la dimostrazione e sviluppo da 18 mesi vennero stipulati con la Martin Marietta e la MDD per i kit di guida bombe, che avessero pesi di 1000 o 2000 lbs e CEP di 13 m (almeno la metà doveva cadere entro i 13 m di diametro). Alla fine vinse la MDD ed ebbe la responsabilità di una ricerca di pieno sviluppo nell'ottobre 1995. Da allora le cose son andate in crescendo: il primo contratto già si riferiva ad una serie di 4.635 kit. Dal 1996 ne vennero tirate 53 con una percentuale di successo del 95%, e poi (o compresi nel totale?) 22 lanci pre-operativi che videro un CEP di 10,3 m. La produzione a basso ritmo vide un Lot 1 di 937 bombe GBU-32 da 907 kg, ordinate nel giugno 1997, e il mese dopo venne acquisita l'operatività con i bombardieri B-2, che da allora hanno queste armi tra le loro principali, se non addirittura le principali risorse. Nel dicembre 1998 arrivò anche l'abilitazione con il B-52H, ma la consegna di un esemplare di serie non avvenne prima del giugno 1998. Aprile 1999, proprio durante la guerra sulla Ex-Yugoslavia vennero ordinati 2.527 JDAM per oltre 50 mln di dollari. Febbraio 2000, altro contratto per ben 162 mln di dollari e 7.427 JDAM, oltre a 916 per l'US Navy. In tutto sono stati ordinati in 4 lotti circa 15.000 ordigni, e inizialmente si parlava di 87.000 'pezzi', che da soli danno l'idea della dimensione che questi nuovi armamenti avrebbero finito per assumere negli arsenali USA, una volta che i 12 lotti ordinati fossero stati consegnati in toto. Poi nell'aprile del 2001 sono arrivati ordini per altre 11.054 bombe e finalmente il passaggio alla produzioen di massa, che nel settembre 2002 ha visto altre 18.840 bombe per 378 mln di dollari, che come si vede sono solo circa 20.000 per arma, di cui poche centinaia per la bomba vera e propria. In tutto le JDAM erano da comprarsi fino all'FY2007, ma gli impegni bellici 'dal vivo' non hanno purtroppo fatto scemare l'entità degli ordini che, lotto dopo lotto, sono arrivati all'incredibile cifra (n.b. al 2002) provvisoria di 236.000 'pezzi' pari a circa 200.000 t di armi: più del doppio di tutte quelle usate contro l'Irak nel 1991. Non bastasse questo flusso d'armamenti verso gli arsenali USA, sono inevitabilmente giunte richieste da Paesi 'amici': il primo a muoversi è stato Israele con 700 pezzi, la seconda è stata l'Italia con 900 per Tornado e AMX, forse anche per gli AV-8B. 3.000 ordigni, con un requisito finale massimo di 14.000, erano in finale per la Gran Bretagna contro una bomba GPS Paveway della Raytheon, mentre altri concorrenti per questa nuova bomba, eliminati, sono stati tra l'altro la Elbit, la Sagem e la vecchia e gloriosa Frazer-Nash, quella che costruiva le torrette difensive dei bombardieri britannici con mitragliatrici da 7,7 mm. Davvero i tempi sono cambiati.

    Quanto al kit, prodotto in una fabbrica con poche decine di dipendenti, per esempio alla Boeing, che è la capocommissione del programma, a Saint Charles, Missuori. Questo stabilimento ha una forza di poche decine di impiegati ma è molto organizzato, ha prodotto nel passato i missili Harpoon e CALCM nonché gli SLAM. Era uno stabilimento con scorte 'just in time' per appena due giorni d'attività, che non hanno mancato di stupire, come in generale l'efficienza e le piccole dimensioni dell'impianto, l'inviato speciale di RID (A.Nativi). Inizialmente si pensava, nel '98, di produrre 1.000 esemplari al mese, ma con impianti dimensionati per 1.500, nel caso la 'pax clintoniana' avesse problemi, e ancora nel 2000 la produzione non oltrepassava le 700 bombe, anzi kit, mensili. L'efficienza era notevole, ma ancora non si vedeva come arrivare alle 2.800 bombe al mese chieste dai militari. I box di assemblaggio delle bombe sono concepiti per garantire una vita di 20 anni senza controlli di sorta, sono sottovuoto e antiurto. Da questa tranquilla fabbrica uscivano gli ordigni che stavano dando, dal 1999 sulla Serbia, la supremazia ognitempo agli USA. La volontà di produrre gli impennaggi di coda delle JDAM per l'AM da parte della MBDA era piuttosto curiosa vista l'efficienza dell'impianto americano e la bassa tecnologia e costo della produzione da fare in Italia.

    La bomba di per sè è semplice: il corpo bomba che può essere di vario genere, per lo più un ordigno della serie 80, un modulo costituito da piccole pinne stabilizzatrici attorno alla bomba, dal modulo GCU posteriore con l'unità di guida, antenna caudale GPS, attuatori di coda per i movimenti della bomba. Le batterie funzionano per 100 secondi massimo, ma in genere ne bastano 30-60, il CEP dopo 100 secondi (oltre 20 km) è di 28 m con impatto a 60 gradi, 13 m dopo 30 secondi, 15 dopo 55 secondi. Ma la qualità dei nuovi ricevitori e la designazione dei bersagli su coordinate note hanno fatto aumentare la precisione al punto che, sganciata da 10.500 m a 0,95 mach, la JDAM può colpire con appena 3-5 m di scarto un'area ellissoidale di 27 x 20 km. I dati di lancio sono scaricati tramite il databus Mil 1554, e quando sull'HUD compare la LAR, area utile per il rilascio calcolata dal computer (la JDAM è comunque un ordigno planante) si attiva lo sgancio a discrezione del pilota, quando questo accade si accende la batteria termica e si sbloccano gli attuatori. La JDAM è anche programmabile per direzione, velocità, angolo e punto d'impatto.

    Ovviamente hanno pensato anche a costruire JDAM migliorate, ce ne sono di tutti i tipi: la GBU-32 3B ha la bomba da perforazione BLU-109, la GBU-31 pesa 1000 libbre, ma è possibile anche una bomba da 227 kg richiesta per compiti CAS dai Marines. Questo è il GBU-38 e un B-2 ne può portare 80 esemplari, anche se è un ordigno visto più che altro come arma da parte degli aerei dei Marines per compiti tattici. Altri miglioramenti sono stati la sostituzione, già all'inizio degli anni '2000 del GPS a 5 canali superato da quello a 12 e migliorando con questi molteplici 'punti' di mira la precisione del 25%., mentre per non farsi mancare nulla è stato messo a punto il sistema SASSM anti-disturbo. Nel frattempo il costo, da 53.000 dollari iniziali, si è ridotto ad un terzo per ciascun kit prodotto.

    Nel frattempo sono continuate le migliorie. Lo JDAM ha avuto il sensore IIR Damask, ricavato niente di meno che da un sensore antifurto delle Cadillac. un semplice sistema IR non raffreddato e senza parti in movimento: sul computer della bomba viene caricata una immagine IR del bersaglio e questo si regola sulla 'foto' per colpire cosa gli è stato ordinato, ottenendo con questo semplice occhio elettronico una precisione anche di 1 m, con attivazione del sensore a 1,6 km e a 1,1. Visto che si vuole un'arma assoluta ed economica non si è mancato di installare un datalink a basso costo sulla bomba con il sistema AMSTE per colpire bersagli fino a 100 kmh, aggiornandone la posizione. Per evitare di volare troppo dentro le difese nemiche si è messo a punto anche il kit DIAMONDBACK della MBDA, che permette alla JDAM-ER (Extended Range) di arrivare anche a più di 60 km, per esempio 38 km da 6.100 m di quota anziché 12,8. La cosa non è stata difficile: non si tratta di un motore ma di semplici ali estensibili, che aiutano molto di più la portanza rispetto a quelle normali, che servono più che altro per equilibrare l'ordigno e farlo planare ad angoli bassi. Nel frattempo non sono mancati i programmi per bombe 'indurite' con capacità di perforazione aumentata del 25% con il corpo bomba BLU-113 (ovvero una GBU-28 migliorata), bomba perforante 'intelligente' con spoletta capace di riconoscere (si tratta della HTSF) se perfora cemento o roccia o terreno, e decidere a 'che piano' esplodere di eventuali bunker sotterranei di cui si conosca la planimetria.

    Le JDAM hanno fornito prestazioni eccellenti anche in affidabilità fin dal debutto in Kosovo nel 1999, nel corso della discussa guerra contro la Serbia. Erano usate solo dal B-2, ma poi si è diffusa a macchia d'olio con altre macchine tattiche. In ogni caso, i B-2 usarono anche le GAM, ovvero le bombe progenitrici delle JDAM e che erano specifiche per il B-2 e il suo sistema di navigazione, ma costavano 100.000 dollari l'una e furono prodotte come GBU-36 e 37 in 128 e 100 pezzi, usati assieme a 656 JDAM in un totale di 45 missioni, che tra l'altro distrussero, oltre ad aeroporti, anche bersagli molto difficili come i ponti: quello di Novi Sad fu centrato da 4 armi sullo stesso punto, e per quanto le JDAM non fossero precise quanto le LGB anche contro edifici: l'ambasciata cinese fu colpita accidentalmente (?) da una di queste armi. Un B-2 con 8 armi ha colpito con due ciascuno di 4 bersagli militari in una missione, si trattava di depositi. L'80% dei bersagli è stato colpito e le bombe hanno dimostrato CEP di 6 m lanciate dal B-2 e una percentuale di funzionamento del 96%. Poi è toccato all'Irak essere 'poligono' per le bombe di questo tipo, già sganciate in centinaia di esemplari prima dell'invasione del 2003. Nel frattempo almeno 4.600 bombe sono state tirate sull'Afghanistan solo considerando la prima fase. Di fatto le scorte delle JDAM, che sull'Afghanistan sono state per lo più da 1000 kg circa erano depauperate e forse non si è voluto attaccare l'Irak fino a ricostituirle, visto che il ritmo produttivo non era ancora pari alle pretese delle F.A. americane.

    • Anno di commissione: 1992
    • Entrato in servizio: 1999
    • Costo unitario: 21 000 $ (2004)
    • Dimensioni e peso: 225 - 900 kg, lunghezza 3,0 - 3,9 m, apertura alare 483 - 635 mm
    • Raggio d'azione: 28 km
    • Tangenza: 13.700 m

    Paesi utilizzatori: USA, Israele, Danimarca, Italia, Australia, Norvegia, Olanda, Singapore, Cile, Arabia Saudita, Corea del Sud

    Ecco una descrizione più dettagliata della questione. Immaginiamo l'uso delle bombe a guida laser: furono un successo formidabile pur costando molti soldi e pur necessitando di precisi sistemi di guida. Per esempio c'era bisogno di un pod di designazione complesso e costoso a bordo degli aerei, che fosse capace di tenere sotto tiro un punto determinato senza essere influenzato dal movimento relativo dell'apparecchio lanciatore. Oppure c'era bisogno di un designatore laser a terra, ma a patto che l'aereo avesse un sistema passivo come l'LMRS che rendesse evidente se e dove vi fosse il fascio del laser per la guida finale dell'ordigno, su cui la bomba si dirigeva. In genere era possibile colpire un solo bersaglio per volta e le bombe laser tendono ad essere piuttosto ingombranti. Inoltre i problemi meteo non sono del tutto superabili con i designatori elettro-ottici e i fasci laser (più con i primi che con i secondi).

    Per tutto questo e altro ancora si cominciò a pensare seriamente che il sistema di direzione e orientamento GPS. Perché? Perché si tratta di un sistema ognitempo, che una volta completato ha reso possibile completare una rete che la quale con un minimo di tre satelliti rende possibile una 'triangolazione' tale che la precisione sia di pochi metri. Questo significherebbe già molto, ma va di pari passo ad un complesso integrato con l'INS, ovvero il Sistema di Navigazione Inerziale.

    AGM-154 JSOW 01.jpg

    Infine da non dimenticare lo JSOW, ovvero un nuovo missile cruise tattico-strategico che grossomodo è una sorta di dispenser, con caratteristiche tipiche di un mezzo stealth, necessarie per ridurre il rischio di essere abbattuto nel volo verso l'obiettivo, dopo che è stato rilasciato da alta quota e ha dispiegato le alette superiori.[3] Il JSOW è una specie di intermezzo tra armi tipo lo SLAM e il JSSAM da un lato, e le bombe JDAM dall'altro. Di fatto è un dispenser planante con guida GPS, con una gittata praticamente da missile tattico. Il programma è iniziato attorno al 1986 come AIWS come arma guidata stand-off per dare successione alle Paveway e Walleye, per non parlare delle CBU Rockeye e APAM, i missili AGM-123 e AGM-65E (a guida laser). All'epoca le possibilità di guida tramite GPS, ognitempo e precise cominciavano ad essere valutate come economica via per la guida di armi in ogni parte del mondo e in ogni ora del giorno. I programmi per questi sistemi di nuova generazione richiesti erano la ABF-Advanced Bomb Family-, la Advanced Strike Weapon e l'AIWS, che poi sarebbero diventate poi la JDAM, il TSSAM (Tri-Service Stand-Off Attack Missile) e poi il JASSM (Joint Air Surface Stand-off Missile), e per l'appunto l'AGM-154 JSOW. La tempistica della gara vide la vittoria, dicembre 1991, della Texas Instruments, già artefice delle Paveway, che poi sarebbe stata 'mangiata' dalla Raytheon (quella dello Sparrow). Il contratto venne siglato a giugno del '92. L'USAF aveva il TSSAM, che era costruito dalla Northrop e forse chiese a sua volta la partecipazione dell'USN. Ma poi successe che il TSSAM venne cancellato dopo problemi risultati fatali per la riuscita del programma, e l'USN non ebbe patemi a portare avanti il suo ben più semplice SLAM, ovvero l'Harpoon modificato come arma d'attacco terrestre. Differentemente dall'ambizioso programma americano, l'USN non si fissò su programmi troppo costosi e sofisticati ma andò dritta verso un'arma semplice ed economica, che era la caratteristica tipica delle armi GPS, visto che sarebbe stato incongruo disporre di un sistema elettronico di supporto costosissimo (la costellazione GPS-Navstar) e una munizione correlata a sua volta molto costosa. Bastava una gittata a bassa quota di 9 km, capacità di aggancio bersaglio dopo il lancio e con costo basso, oltre che con architettura modulare, con un peso abbastanza ridotto da consentirne l'uso da aerei di piccole dimensioni. Insomma, la soluzione TI è stata quella di una bomba planante con guida GPS e INS, praticamente come una JDAM; i test dell'USN iniziarono al NAWC di China Lake e poi a Point Mogu, California. Su 11 lanci 10 ebbero successo, iniziando dal dicembre 1995; l'USAF seguì nel marzo 1996 con i test con gli F-16 di Eglin. Oramai il programma era chiamato JSOW e in particolare AGM-154A o JSOW 'Baseline'. Seguì rapido il modello 'B' con le submunizioni BLU-108/B controcarri guidate, con sviluppo iniziato all'inizio del 1996 e test con gli F-16D USAF (che era interessata al tipo) iniziati a luglio. Nel frattempo la TI venne comprata dalla Raytheon, compera storica formalizzata il 6 gennaio 1997. Il mese dopo l'OPEVAL dell'USN da parte di aerei della USS Nimitz e Eisenhower permise di appurare l'affidabilità formidabile di quest'arma: 42 successi su 44 lanci: il 95,5%. Non stupì pertanto che quest'ordigno venisse consegnato ai reparti operativi nel 1998, a luglio e con una cerimonia ufficiale, in cui si cercò di sottolineare la comunanza tra USAF e USN per quest'arma modulare. Infatti c'erano le JSOW sia sotto le ali di un F-16 e sotto un F-18, ma la cerimonia venne tenuta nella NAS di Forth Worth, che forse non era casuale visto come poi le cose si sarebbero evolute. La IOC, capacità operativa iniziale venne ottenuta nel 1999 con il modello A mentre la produzione a pieno iniziò nel 2000 dopo circa due anni dall'accordo per la piena produzione in grande serie. Subito dopo cominciarono le lamentele da parte dell'USAF perché le superfici di coda subivano a bassa quota e velocità vibrazioni eccessive con danni piuttosto significativi e la riprogettazione richiese oltre un anno. Terminò il tutto con 3 lanci da parte di F-16 e F-18, nel febbraio 2003, giusto all'alba dell'attacco all'Irak. Solo nel maggio successivo vennero implementate nella produzione. Ma poi, nel febbraio 1999, anche la versione B venne autorizzata per la produzione, solo per essere 'segata' dalla perdita d'interesse dell'USAF. Sempre in quell'anno venne iniziata la versione C della bomba, che aveva una nuova testata perforante di tipo speciale, con inizio della produzione a basso ritmo dal luglio 2003, OPEVAL nel 2004 contro bersagli vari (anche grotte) e fornitura alla Marina dal novembre 2004. La IOC è stato l'ultimo passo da compiere prima della piena operatività e venne fatto nel febbraio 2005.

    Detto della genesi delle varie versioni dello JSOW, la sua tecnica è la seguente. Tutti i tipi hanno lunghezza di 4,05 m, apertura alare di 2,69 m, peso di 474 kg, 470 kg e 468 kg per le tre versioni A, B e C. Prima di parlare delle testate, bisogna dire cos'é di speciale lo JSOW. Per essere un sistema economico, uno dei segreti è quello di usare un sistema planante. È lanciabile da un aereo e questo rende possibile un raggio d'azione limitato, senonché la sua finezza con rapporto portanza-resistenza di 12: 1, quindi la gittata, una volta sganciati dai piloni BRU-55/A o -57/A, è di circa 130 km ma solo se lanciata nelle migliori condizioni, comunque si tratta di una portata tale da rendere possibile un tiro fuori tiro delle difese nemiche. A maggior ragione se ci sono in giro EA-6B con i sistemi ECM e missili HARM di bordo. I parametri sono, per il lancio, di 75-12.000 m e 0,6-0,95 mach (progettualmente era chiesta una velocità minima di 0,5 mach, ma in ogni caso quest'arma non era destinata a nessun elicottero). Da 150 m di quota è possibile lanciare ancora con una planata di 22 km, quasi 100 da 7.600 m e 130 km alla massima quota. È possibile lanciare anche verso bersagli alle spalle dell'aereo, per esempio fino a circa 40 km da 7,6 km e 75 km da 12.000 m, oppure sui lati, rispettivamente a 65 e 90 km di distanza. In ogni caso, si parla di una virata massima di 90 gradi e 1,3 g di accelerazione laterale dopo lo sgancio, quando le alette si aprono. Il sistema di controllo è dato da un apparato INS e GPS a prua, mentre le batterie sono a poppa, dove vi sono anche le 4 alette di controllo, mentre le ali di sostentamento sono a mezza fusoliera, sopra la fusoliera e la testata. Questa è data da 145 CBU-97/B Combined Effect Bomb (in sigla, CEB), che sono diffuse su di una superficie di circa un ettaro da un generatore di gas che fa praticamente scoppiare la zona della testata. Le submunizioni hanno paracadute, pesano 1,5 kg per una lunghezza di 16,9 cm prima e 35,6 cm dopo l'espulsione, con esplosivo Cyclotol poi sostituito dal PBXN-107 per venire incontro alle esigenze di sicurezza dell'USN. Con l'esplosione segue la frammentazione in oltre 300 schegge ed effetti incendiari grazie ad un anello di zirconio tutt'intorno alla testata. Questo problema non riguarda la DATM-154A inerte da addestramento. La versione B ha submunizioni Skeet: questi aggeggi infernali sono contenuti in sei BLU 108/B della Textron Systems, nati come sistemi SFW (Sensor Fused Weapon) che l'USAF voleva per distruggere i carri sovietici in attacco sull'Europa. Pesano 29 kg l'una per 13,3 cm di diametro e 79 cm di lunghezza, con 4 munizioni, radar altimetro e motore a razzo di piccole dimensioni. Quindi succede questo, nient'affatto scontato, tipo di sequenza: espulsione dal corpo missile, stabilizzazione-rallentamento da parte del paracadute, poi il motore a razzo s'accende e fa salire di quota fino a quanto prestabilito prima del lancio. Poi libera le 4 submunizioni. Queste sono pesanti ciascuna solo 3,4 kg e in questo peso vi è: un sensore IR passivo bicolore, fatto in maniera tale da essere capace di distinguere, per esempio, tra veicoli in fiamme o ancora intatti. Poi subentra, in caso di acquisizione di bersaglio valido, un laser che traccia il profilo del mezzo e ne consente il riconoscimento della zona più vulnerabile (il tetto ma sopratutto il vano motore) e ad una certa altezza l'esplosivo Octol (poi sostituito da un altro tipo) fa esplodere la testata da appena mezzo kg che scaglia un disco di rame 'forgiato' in proiettile dallo scoppio, come una sorta d'evoluzione rispetto al 'jet' della carica cava, con maggiore raggio d'azione anche se meno distruttivo: nondimeno, è abbastanza per penetrare, pur con materiale necessariamente malleabile, centimetri d'acciaio. Insomma, un solo JSOW può colpire fino a 24 veicoli, e a differenza delle CBU normali tipo Rockeye, se l'ordigno skeet, che viene espulso (e quindi plana nell'arco di secondi verso terra) non trova niente allora si autodistrugge ad una certa quota, o quantomeno si inattiva dopo la caduta a terra. È una differenza colossale rispetto a quella data dalle normali CBU, che tendono ad essere molto pericolose rispetto a chi poi sarà in zona dopo il loro uso. Ma all'USAF quest'ordigno non è piaciuto e ha deciso di sostituirlo con la WCMD , Wind Corrected Munition Dispenser, una specie di bomba CBU-105/B dotata di ali e che ha 10 BLU-108- Per uscire dal programma, nel dicembre 2003, l'USAF non ha esitato a pagare 100 mln di dollari di penale e così la versione B non è stata adottata anche se è possibile fornirla a clienti esteri. Quanto alla versione C, essa è capace di attaccare bersagli puntiformi altamente protetti con un grado d'intelligenza artificiale degno di nota. In sostanza, ha un sistema ATA (Automatic Target Acquisition) come nell'AGM-84H e K SLAM-ER, al posto del data-link bidirezionale che consentiva di guidare l'arma sul bersaglio con un operatore. Tutto superato: l'ATA e il sensore IIR permettono di riconoscere e attaccare bersagli 'caricati' nel calcolatore di bordo. E dire che il sensore è di tipo non raffreddato, addirittura di derivazione commerciale. La precisione è di un metro anziché 3 come nel tipo A e B. E una volta sul bersaglio, a bordo c'è la testata più adatta per colpire oggetti molto 'duri', impossibili da annientare con le altre testate viste prima. Essa è duale: la BROACH britannica è acronimo di Bomb Royal Ordnance Augmenting Charge, costruita da BAe Systems che in origine nacque per il CASOM (che per onore della storia significa Conventionally Armed Stand Off Missile), progenitore dello Storm Shadow. Significa in soldoni la presenza di una carica cava da ben 100 kg capace di fare un grosso foro dentro il cemento armato, che apre la strada alla Follow Trough Bomb da 146 kg, che scoppia dentro lo stesso, sia pure con esplosivi insensibili PBXN-109 e 110. Arma davvero micidiale, non è tuttavia l'unica con testata unitaria: nel 2004 l'USN ha richiesto il JSOW Block II che costa oltre il 25% in meno grazie ad una realizzazione curata con parti più economiche. Nondimeno il GPS è di nuovo tipo, il RAPTOR GPS con modalità speciali anti-disturbo. Inoltre da ricordare il 'cervello' elettronico della bomba, che a quanto pare nei primi tipi era niente di meno che il 486, ovvero il processore antecedente al Pentium. Qui è stato sostituito con un tipo nuovo (Pentium?) e le prove in volo sono iniziate il 12 ottobre 2006 mentre le consegne sono iniziate nel maggio 2007. L'economizzazione (non disprezzabile, dopotutto i costi del programma sono di 421 milioni) comprende anche la testata di tipo unitario, che è praticamente la BLU-111 della comune bomba Mk 82. L'export è stato autorizzato dal 2006, ma certo, occorre dire che le logiche da 'Guerra fredda' sono oramai tramontate: submunizioni, come anche testate ad autoguida sono ben poco necessarie per i compiti degli aerei moderni, specie negli oramai endemici 'conflitti a bassa intensità'.

    Trasportabile dagli F-15E in 5 esemplari, 12 da B-1, 16 da B-2, 12 da B-52H, 4 da F-16 e F-18, ma anche da F-35 (ancora da realizzare l'integrazione), P-3, e altri tipi di aerei, l'AGM-154A è un'arma molto insidiosa. L'unico punto debole è che l'aereo lanciatore per colpire da distanza deve salire di quota e questo potrebbe renderlo vulnerabile alle difese nemiche. Il suo battesimo del fuoco è avvenuto con un programma 'crash' contro la pericolosa antiaerea irakena. Dalla CVN-70 'Carl Vinson' vennero inviati degli F-18 i cui equipaggi avevano avuto appena 2 giorni per familiarizzare con le nuove armi. 3 JSOW distrussero altrettanti siti SAM suscitando l'interesse generale visto che con aerei normalmente armati ci sarebbero voluti almeno 25-30 velivoli. Era il 25 gennaio 1999, poco dopo Desert Fox e ancora prima della IOC. Dopo di allora altri ordigni vennero lanciati, ma non molti: prima dell'invasione del 2003 circa 87 ordigni di questo tipo che sostanzialmente è una JDAM planante. Le capacità d'attacco ognitempo e di precisione vennero apprezzate anche durante l'attacco alla Serbia del '99, sempre ufficialmente prima della IOC, e in Afghanistan, poi contro l'Irak nel 2003 altre 300 armi vennero tirate contro bersagli individuati dalla ricognizione. Nell'insieme circa 3.000 ordigni sono stati costruiti dal '97, pochi se si considerano i faraonici quantitativi richiesti delle JDAM. I piani dell'USN prevedono 2.800 A e 7.000 C ma con comodo, entro il FY 2019, mentre l'USAF ne ha circa 500 ma ha smesso di comprarli nel 2005. La Polonia ha ordinato, con consegna dal 2008, i tipi C per i suoi F-16. Era il 2003 e questo fu il primo dei non moltissimi successi commerciali. Un altro è stato quello turco per circa 50 Block II e 50 A-1 (quello con la testata dell'Mk 82), infine sono seguite Grecia e Singapore. Ma nell'insieme è difficile non vedere la concorrenza con la più economica JDAM. Gli sviluppi futuri sono relativi all'adozione delle micidiali submunizioni a guida acustica-IR BAT, altra eredità della Guerra fredda, adesso note come Viper Strike, e sopratutto alla motorizzazione. Questa opportunità era già stata studiata nel 1994 con il programma inglese CASOM con il JSOW offerto con motore e i vari tipi di testate semiperforanti richieste. Si è arrivati anche ad un test: il 29 settembre 1995 un prototipo venne provato con un turbogetto Williams WJ24-8 che consentì 120 km di autonomia con solo i due terzi del carburante. Questa versione ovviamente pesava di pù 657 kg ma non era molto più grande e con una gittata stimata di 193 km. Altri tipi sono per esempio, il AGM-154C Block III con capacità d'attacco bersagli in movimento e il JSOW-ER con turbogetto Hamilton Sundstrad per una gittata di 550 km e maggiore carico utile. Intanto il Block III dovrebbe essere disponibile dal 2009.

    Chiaramente nel programma JSOW si vedono molte delle linee evolutive della tecnologia americana e della filosofia costruttiva. Oramai la tecnica consente di mettere 'in rete' il Mondo, di guidare armi con precisione mai immaginata prima e colpire ogni bersaglio localizzato. Le munizioni d'artiglieria navale e terrestre come l'Excalibur e il Vulcano sono un altro esempio, come le bombe JDAM che costano molto meno di quelle laser. Certo che però più tecnologia significa anche più dipendenza dalla volontà politica di 'Zio Sam' e da quello che è disposto a vendere, come dai satelliti GPS di cui ha il controllo. Del resto anche il solo sistema INS è sufficiente per una buona precisione d'attacco specie da distanza non grandissima. Se non altro la rinuncia sempre maggiore alle testate CBU è un fatto positivo per le popolazioni civili specialmente, ma questo non significa che avere mezzi tecnicamente superiori sia sufficiente se non si ha la volontà e l'intelligenza politica di comporre conflitti che stanno diventando sempre più endemici specie in Africa e nel Mondo arabo. Certo che se si pensa a come i razzi MLRS non guidati fossero una furia 'cieca', e come adesso i tipi guidati GPS stiano dimostrando una micidiale precisione d'intervento (e pure raddoppiando la gittata) si capisce come i metodi di guerriglia tradizionale siano sempre più in difficoltà. Anche le difese fisse: lo JSOW è un'arma d'attacco di precisione, ma anche 'stealth': segnatura IR quasi inesistente, acustica zero, ma anche radar, essendo quest'arma di forma idonea a disperdere l'eco e a farne quindi un aggeggio che ,specie se nell'aria ci sono opportuni 'disturbi' può colpire facilmente un obiettivo anche se difeso, come gli irakeni hanno imparato a loro spese nel 1999-2003. Chiaramente, l'efficacia dell'attacco convenzionale di precisione attualmente impone un ripensamento complessivo di tutta la strategia militare, forse almeno pari a quanto accadde con l'avvento delle atomiche. Ora che qualunque aereo può recapitare bombe GPS ad alta precisione (per le armi laser c'era bisogno di molto di più che di un MIL-1553 o 1760 e di appositi agganci) chi controlla il cielo è davvero in vantaggio sui difensori di terra. Ma tutta questa tecnologia sarà compensata da pari saggezza, o è solo un'abdicazione della politica alle proprie responsabilità ? Le recenti guerre regionali e la loro (mancanza di) soluzione politica non paiono deporre bene. Invece le aree di tensione attuali sono sfruttate più che altro come palestra per sperimentare nuove tecnologie belliche e per passare i relativi contratti ai fornitori. Nonostante il bilancio di 500 mld di dollari l’anno il Pentagono non ha ottenuto stabilità e sicurezza nelle zone di guerra in cui le F.A. americane hanno operato e il mondo adesso non è liberato dal terrorismo post-11 settembre, nemmeno dopo quasi 7 anni di guerra. Addirittura in Afghanistan i Talebani sono in offensiva e la NATO lamenta la scarsità di truppe ed elicotteri tanto che l’US Army ha noleggiato pure 4 Mi-8 Hip da operatori civili. Decisamente la vittoria in guerra, ma soprattutto in pace, non ha surrogati tecnologici alla capacità e volontà dei politici. Il mondo post-11 settembre ha visto l’Occidente concentrarsi più su come far cadere le bombe dritte sul bersaglio che sul come risolvere i problemi politici ed economici di miliardi di persone. Attualmente la spesa militare è in fase di esplosione con 1.200 mld di dollari l’anno, eppure il mondo è nient’affatto più sicuro o equo. È una questione che la politica demanda a strumenti che non possono supplire la sua assenza. Se si spendono 1.200 mld di dollari e poi non si trovano 11 milioni per soccorrere la popolazione del Niger attanagliata da una carestia la tecnologia GPS non serve a molto.

    Bombe 'stupide'[modifica]

    Le F.A. americane hanno introdotto nel tempo una incredibile varietà di bombe normali o 'iron bombs', ma sopratutto di bombe a grappolo -CBU- di triste attualità data la tendenza delle loro submunizioni a non esplodere all'impatto, creando dei micidiali e forse non del tutto involontari campi minati. Infatti, sia che si tratti di bombardare un territorio nemico da non occupare direttamente, che di contrastare le avanzate del Patto di Varsavia, questi 'errori' tornano tutto sommato utili, nella tragica logica bellica che non tiene certo in conto i civili e talvolta nemmeno le proprie forze armate. Un esempio di come nemmeno l'introduzione (ancora troppo recente, apparentemente) di submunizioni con spoletta di autodistruzione a tempo abbia cambiato tanto le cose lo dà il Libano, dove si stimano in oltre 100.000 le bomblets lasciate inesplose dai tremendi bombardamenti israeliani, sia con artiglieria che con aerei del 2006.

    Quanto alle bombe, le prime erano ordigni di tipo bellico, che però avevano una eccessiva resistenza aerodinamica per i moderni jets: siccome l'attrito aumenta al quadrato con la velocità, quello che a 500 kmh non è un problema grave lo diventa eccome a 800, e a questo si aggiunga pure che i caccia a reazione erano già di loro a corta autonomia rispetto ai loro predecessori. Inoltre una forma aerodinamica non consona alterava la traiettorie delle bombe, rendendole meno precise nonostante la grande stabilità come piattaforma di tiro che i jet dimostravano d'essere. Per stabilizzarle ci volevano impennaggi rilevanti, ma questi per l'appunto avevano elevata resistenza aerodinamica.

    M117

    Uno dei prodotti moderni fu la bomba M117, ancora piuttosto corpulenta, da 750 lbs ovvero 340 kg nominali, in pratica attorno ai 363. Essa venne impiegata sopratutto dai B-52 sul Vietnam. La precisione era buona, e in ogni caso con i bombardamenti a tappeto non v'era molto da stare a disquisire. Ampiamente diffusa anche all'estero (per esempio, noto è che l'F-104S porta fino a 7 bombe M117), era un'arma a involucro sottile, con una forte carica di esplosivo, ovvero un'arma da demolizione. Un'altra bomba da demolizione, sempre ad involucro sottile e quindi con una grossa quantità di esplosivo, era la poderosa M118 da ben 1361 kg, anch'essa destinata, seppure con scarsa diffusione, ai kit Paveway. Ma negli anni '60 per i cacciabombardieri ad alte prestazioni erano oramai prodotte le bombe della serie Mk 80.

    Mk 82 e Mk 84

    Già alla fine della Seconda guerra mondiale venne chiesto al Bureau of Aeronautics di riesaminare le bombe per dargli una minore resistenza aerodinamica ma questo prese troppo tempo, allora si adottarono quelle studiate dalla Douglas con il progetto Aero 1A, che erano caratterizzate dal rapporto diametro-lunghezza di 1:8,3, ritenuto ottimale per coniugare l'aerodinamica al carico utile: la Mk 81 da 113 kg (250 lbs), Mk 82, 83 e 84, ognuna di peso doppio rispetto all'altra. La loro forma era altamente aerodinamica, il che si sposava bene con i computer balistici, visto che la traiettoria era altamente prevedibile pur con piccole superfici di coda. Ma il contenuto di esplosivo era di appena il 45% nei tipi più grandi, anche per questo la Mk 81 non ha avuto molta fortuna, e se è per questo, nemmeno la Mk 83 (quando invece la RAF usa quasi esclusivamente bombe da 1000 lbs). L'effetto frammentazione è elevato e letale, data l'abbondanza dell'involucro. La bomba Mk 84 ha un raggio letale per la sola esplosione di almeno 90-120 m, con le schegge arriva anche a 360 m, mentre alcune di queste schegge possono arrivare a migliaia di metri,costituendo ancora un pericolo seppure marginale (ma un conto sono le singole persone, un conto bersagli grandi e fragili come un aereo). Le bombe della serie M e Mk sono state utilizzate in milioni di esemplari nella sola guerra in Vietnam, con costi di poche centinaia, al massimo 2000 dollari al pezzo. Si consideri solo che vi sono statistiche che parlano di 6.3 milioni di tonnellate di ordigni sganciati in tutto il conflitto.

    A parte l'uso come armi a caduta libera, hanno trovato grande uso anche come LGB, EOGB (bombe con sensore elettro-ottico) e di recente, come armi JDAM, quelle 'definitive' per attacchi fire and forget e ognitempo, dati da un sistema INS e GPS combinati, il tutto a costo molto minore delle LGB. Di fatto gli arsenali di chi si può permettere tali sistemi si stanno svuotando delle bombe normali e riempiendo di JDAM, finalmente armi abbastanza economiche e che non richiedono particolari attrezzature per il velivolo lanciatore: ci pensa il GPS e le coordinate caricate in memoria a fare 'il lavoro'.

    Di recente sono stati avviati anche programmi per le 'Small Diameter Bombs', con peso ridotto, per esempio 113 kg, e involucro di materiali sintetici con bassa produzione di schegge pesanti, e quindi la capacità di utilizzare tali armi anche in ambito urbano con pochi 'effetti collaterali', specie se abbinate a sistemi di guida di vario genere.

    A parte questo, vi sono le bombe a grappolo, CBU, Cluste Bombs Units, che non sono un'invenzione recente (anche durante la II GM vennero utilizzate ampiamente). I modelli in uso sono tantissimi, e le submunizioni sono altrettanto numerose, essenzialmente o antipersonale o anticorazzati-antipersonale. Tra le forze armate americane, la Marina trascurò inizialmente il loro sviluppo, mentre l'Aeronautica, forse memore dei bombardamenti a tappeto, le sviluppò alacremente. Nondimeno, è stata proprio un'arma della Marina americana ad avere successo e notorietà: la Mk 20 Rockeye, ovvero un'arma che venne utilizzata da Israele nella guerra del Kippur. Essa tuttavia pare non essere molto adatta per le bassissime quote, dove nazioni che possono scegliere, tipo l'AMI italiana, preferiscono le BL-755. Compariamo le due: la BL-755 ha un peso di 272 kg, e contiene 147 submunizioni che vengono espluse da 7 sezioni della bomba, ciascuna da oltre 1 kg e capace di perforare oltre 30 cm d'acciaio, per giunta maggiore nella versione Mk II. La bomba ha avuto vasta diffusione e impiego. La Rockeye, invece, è diversa: pesa appena 227 kg, ma si apre a conchiglia disseminando ben 247 submunizioni, esattamente 100 in più pur pesando di meno. La capacità distruttiva di queste munizioni è ovviamente minore, con una capacità di perforazione dell'ordine dei 20 cm d'acciaio, ma è ancora più che sufficiente per perforare il tetto dei carri armati e di qualunque mezzo corazzato leggero non dotato di piastrelle ERA, e con una diffusione maggiore sul terreno, saturandolo.

    Altre CBU americane contengono munizioni antipersonale APAM, grosse come palle da tennis e con capacità di frammentazione, spesso usate come la migliore arma contro barchini veloci e imbarcazioni leggere. Le CBU americane dell'USAF hanno per esempio tra di loro le CBU-87/B con 202 submunizioni SUU-64/B a doppio effetto, anzi triplo: frammentazione, HEAT controcarro, incendiario. Molte le CBU utilizzate per la guerra in Vietnam come le CBU-19A/B e le CBU-30/A, ma questo conflitto è stato più famoso per i bombardamenti a tappeto, ma anche per il lancio dei terribili ordigni incendiari. Questi ultimi sono stati essenzialmente quelli al fosforo, incendiari ma con scarsa persistenza, utilizzati in realtà anche come armi fumogene o per marcare obiettivi, e quelle al napalm che è benzina gelatinizzata. Da notare che, a parte l'orrendo effetto antipersonale di cui sono capaci, queste armi sono state utilizzate molto (in Corea, per esempio) contro veicoli, anche contro carri armati, e dimostrandosi efficace, sebbene possa sembrare strano che un carro possa prendere fuoco. Certo che comunque i carristi erano ben più protetti dei fanti da tali armi. Per potenziare il napalm e farlo bruciare anche sott'acqua, visto che c'era il pericolo che qualcuno si gettasse in acqua per non bruciare, venne aggiunto anche fosforo o altri additivi al napalm. Tuttavia non tutte erano armi tanto letali: le bombe CBU 19 e 30 erano per esempio caricate con submunizioni caricate con gas CS lacrimogeno, con lo scopo di stanare i guerriglieri dalle foreste. Le CBU-52 erano invece con bombette a frammentazione anche contro le difese antiaeree, di cui queste armi sono i principali nemici.

    Le CBU sono diventate anche LGB: per esempio, il distributore SUU-54 con 1800 bombette BLU-63 e/o BLU-86 controcarri e a frammentazione, integrati nel GBU-15 che è una nuova bomba guidata con sistema televisivo ma con capacità notturne.

    A parte questo, sono da segnalare altre tipologie di armi: una è quella delle bombe ritardate, ovvero con ausili per consentirne lo sgancio a bassa quota senza pericoli per l'aereo lanciatore. Non era tanto difficile, a dire il vero, semplicemente utilizzare spolette a scoppio ritardato, cosa già utilizzata, per esempio, dai Mosquito inglesi nell'operazione Gerico. Ma con il rischio che le bombe si piantassero nel suolo senza causare grandi danni ad obiettivi campali, è stato ritenuto meglio dotare le bombe di accorgimenti diversi. Uno è il 'ballute' ovvero una sorta di paracadute 'a palla', dato da una sorta di sacco che si gonfia subito dopo lo sgancio, meno efficiente ma più sicuro dei paracadute normali che rischiano, a quelle velocità, di rompersi. Un altro tipo sono i kit 'Snakeye', ovvero 4 robusti petali che si aprono dietro la bomba, in metallo, orientati contro il movimento. Entrambi i tipi sono sopratutto per le bombe da 227 kg, e comportano un certo aggravio dei pesi, per esempio la Mk 82 Snakeye pesa 249 kg, tra l'altro più resistente all'aria.

    Altre armi sono quelle per interdizione d'aerea, con mine di ogni sorta per arrestare l'avanzata prevista delle orde di carri del Patto di Varsavia. Tra questi sistemi, negli anni '80 era presente il Gator, dotato di mine magnetiche Honeywell BLU-91/B anticarro e le Aereojet BLU-92/B antiuomo a frammentazione. Tutte hanno tempi di autodistruzione programmabili in tre valori differenti. I contenitori che le trasportano sono i CBU-78/ e 84/B con entrambi i tipi, 82/B e 85/B con le BLU-91, e 83/B e 86/B con le BLU-92/B.

    Ben più sofisticate sono le mine del sistema ERAM, formidabile sistema di tecnologie avanzate per gli anni '80. In sostanza, era previsto allora di utilizzare contenitori SUU-65/B con le CBU-92/B. Che cosa è questo tipo di mina? Niente di meno che un sistema di ricerca e distruzione di carri a distanza. Ogni contenitore ne porta nove. Scendendo col paracadute, come se fossero una sorta di sonda spaziale aliena, aprono 4 gambe telescopiche di stabilizzazione, poi dispiegano tre antenne acustiche e azionano un apparato miniaturizzato di ricerca infrarossa, poi puntano con la loro torretta mobile verso il veicolo e il calcolatore stima la distanza e prevede la posizione futura. Poi spara una delle due submunizioni Skeet, che sono dotate di un sensore IR che 'sente' quando si trova sopra il veicolo dal suo calore. Allora esplode sopra di questo, a diversi metri di distanza, e l'esplosione della carica HEAT non lo colpisce direttamente, ma deforma il disco di rame che ha di fronte trasformandolo in un proiettile che, nonostante sia fatto di materiale relativamente soffice, perfora diversi cm di acciaio, sul tetto, dove anche un carro armato è vulnerabile, e in genere sul comparto motore da dove arriva più calore. Per quanto incredibile, questi letali arnesi, così complessi e dai principi di funzionamento tutt'altro che semplici ed economici, vennero sperimentati già con le tecnologie disponibili negli anni '80.

    Un altro tipo di bombe sono quelle FAE, ovvero Fuel, Air Explosive. Sono poco utilizzate, e quando lo sono, per impieghi tipo eliminare campi minati o aprire varchi nella foresta per elisbarchi. Ve ne sono di vari tipi, caricati con polvere d'alluminio o altri combustibili: hanno il vantaggio di costare poco e non portando con sé l'ossigeno (che nel TNT conta per il 42% del peso) possono emettere una energia molto superiore rispetto ai normali edifici. Il principio è quello che viene applicato quando una casa satura di gas salta in aria. Lo svantaggio è la necessità di un innesco che accende la nube di combustibile al momento giusto, e del fatto che v'è bisogno di aria per l'esplosione, oltre questo la pressione massima non è molto alta: non si possono distruggere obiettivi duri con cariche di questo tipo, come per esempio i carri armati.

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    Le bombe più grandi sono le mostruose 'Daisy Cutter' da 6 t sganciate da C-130, ma di recente è stata sviluppata la MOAB da ben 9 t ancora più micidiale. Da non dimenticare le superbombe convenzionali 'Gland Slam' americane, simili a quelle inglesi e quindi pensate come queste armi del '45 per penetrare nel terreno prima di esplodere, facendo un effetto terremoto capace di far crollare strutture in cemento armato. Le armi inglesi erano da 9979 kg, quelle americane, portabili in un paio di esemplari dai B-36, erano da ben 18 t.

    Atomiche[modifica]

    Da qui si arriva alle bombe nucleari. Vi sarebbe da parlare qui dell'intero programma nucleare americano, ma davvero sarebbe un compito improbo. Dalle bombe nucleari primigenie, che spianarono Hiroshima e Nagasaki la tecnologia nucleare non si distaccò molto per i primi anni. Poi si riuscì a produrre armi nucleari compatte, grazie ad una migliore progettazione e all'uso di isotopi di trizio nel processo di fissione per potenziarla. La rivoluzione furono le bombe H, che potenzialmente non hanno limiti in termini di MT, quantomeno fino al livello, potenzialmente, di supernova. Sono state realizzate numerose armi nucleari di ogni genere, da quelle per cacciabombardieri tattici a quelle per i bombardieri strategici. Vi sono armi come le B-28, B-43 pesanti (anche 25 MT), come quelle leggere come le B-61 e B-83.

    Ecco una lista di armi nucleari americane a caduta libera:

    La 'Fatman'
    • Mark 1: "Little Boy" , la bomba di Hiroshima (13-16 Kt, 1945-1950)
    • Mark 2: "Thin Man", una differente progettazione, che non ebbe seguito
    • Mark 3: "Fat Man" (21 Kt, 1945-1950) la bomba di Nagasaki, al plutonio.
    • Mark 4: "Fat Man" riprogettata nel dopoguerra (1949-1953)Era sempre un'arma di grosse dimensioni, da oltre 4.5 t e con 1.52 m di diamerto e circa 3 di lunghezza. Venne prodotta i 550 esemplari, con potenza variabili di 1,3,4,8,14,21,22 e 31 kt
    • Mark 5 – Bomba migliorata e più piccola (1-120 Kt, 1952-1963). La Mk.5 era la prima ad essere molto più piccola di 1,52 m o 60 pollici in diametro. Aveva una testata W5 e venne tenuta in servizio nel 1952-63, con un diametro di 1 m, lunghezza di circa 2 m, peso dell'ordine della tonnellata, aveva potenza nondimeno molto maggiore con versioni da 6, 16, 55, 60, 100, and 120 kT.
    • Mark 6 – Miglioramento dell'Mk-4. (8-160 Kt, 1951-1962). L'Mk 6 era basata sull'Mk 4 ed era ancora del tipo Fatman, prodotta nondimeno in qualcosa come 1100 unità e tenuta in servizio fino al 1962. Con una massa di circa 3600 kg poteva sviluppare tra gli 8 e i 160 kT. Era sempre una bomba ad implosione con un sistema a 32 punti, come la Mk3.
    • Mark 7 – La prima bomba nucleare tattica (8-61 Kt, 1952-1967). La Mk.7 Thor era una bomba nucleare tattica capace di essere utilizzata anche in azioni di bombardamento a bassa quota, con tanto di pinne di coda retrattili per facilitare l'uso su cacciabombardieri. Era un'arma prodotta in ben 1700-1800 unità in servizio già dal 1952 fino al '68, un periodo molto lungo per un'arma nucleare di prima generazione. Dimensioni 4.6 x 0.8 m, peso 764 kg. potenza 8-61 kT.
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    • Mark 8 – Bomba per la penetrazione di bersagli duri, a scoppio nel terreno (25-30 Kt, 1951-1957). La Mk 8 venne sviluppata nei tardi anni '40 e poi messa in servizio contemporaneamente alla precedente. Essa venne ritirata dal servizio dopo appena 5 anni di servizio, nel 1957. Era una bomba 'a cannone' con materiale fissile bersaglio, e possedeva la capacità di penetrare il terreno prima di esplodere anche per 6.7 m nel calcestruzzo, 27 m nella sabbia dura, 37 m di terreno o 13 cm di acciaio. Pesava circa 1400 kg per quasi 3 metri e esprimeva 25-30 kT. Ne vennero prodotte solo 40.
    • Mark 10 – miglioramento della Mk-8 (12-15 Kt, cancellata nel 1952).
    • Mark 11 – seconda riprogettazione dell'Mk-8(8-30 Kt). La Mk 11 era anch'essa uno sviluppo della Mk 8 con capacità di penetrare il terreno, per compiti di 'distruzione di bunker'. Era dotata di uranio arricchito in configurazione cannone', prodotta anch'essa in pochi esemplari, 40, giusto per rimpiazzare le Mk 8. 356 mm di diametro, circa 3.8 m di lunghezza, peso oltre 1400 kg per potenza di 8, 25 o 30 kT.
    • Mark 12 – Bomba per cacciabombardieri, alleggerita rispetto alle altre(12-14 Kt).

    La Mk 12 era una bomba leggera costruita dal 1954 e in servizio fino al 1962. Era piccola, molto di più di quanto non fossero le altre armi dell'epoca: appena 55 cm di diametro. Era ad implosione con 92 punti e pesava circa al massimo 544 kg. Potenza 12-14 kT.

    • Mark 13 – Mk6 migliorata, ma cancellata nel 1954.L'Mk 13 era solo un'arma prototipale. Basata sull'Mk 6, ovvero il miglioramento della Mk 4 Fat Man non introduceva miniaturizzazioni, anzi era circa 155 cm di diametro e 320 di lunghezza per 3.300 kg, ma aveva una potenza di 32 kT. Venne testata il 19 maggio '53. Di fatto, venne resa obsoleta dall'avanzamento dei lavori sulle bombe H e così venne cancellata nel settembre 1953.La sua versione migliorata, tuttavia, meritava un cenno: era dotata di 60 kg di uranio altamente arricchito, e sviluppava ben 500 kt. Venne anche testata in poligono, e prodotta in 90 esemplari nel 1953-56.
    • TX/Mark 14 – Bomba termonucleare, sperimentata con l'esperimento Castle Union. Prodotte 5. (5 Mt) . La Mk 14 era una bomba H, disegno sperimentale che venne prodotta in 5 esemplari nel 1954. Venne testata nell'aprile '54 nell'esperimento Castle Union con una potenza di 6.9 MT. Era un'arma speciale, sostanzialmente sperimentale pertanto non venne realmente intesa per operazioni. Della sua potenza, ben 5 MT erano dati dalla fissione, rendendola particolarmente 'sporca' ie. radioattiva. Pesava circa 13 t con un diametro di 155 cm e lunghezza di 5.64 m. e venne sganciata con un paracadute ritardante.
    • Mark 15 – Naturalmente non passò molto tempo prima di ottenere una H di piccole dimensioni (1,7-3,8 Mt, 1955-1965). La Mk 15 era un'altra arma H degli anni '50, ma stavolta da soli 3.450 kg, più che sufficienti per darle una potenza distruttiva enorme. Ne vennero prodotte qualcosa come 1200 unità nel 1955-57 in tre modelli, rimasti in servizio fino al 1965. Essa era ancora un disegno di transizione verso le H moderne, e infatti generava per la maggior parte della sua potenza energia dal nucleo di uranio altamente arricchito o HEU. Questo la rendeva altamente radioattiva, e una di queste armi, sganciata in emergenza da un B-47 è ancora considerata persa in mare, vicino alla costa dopo 50 anni di ricerche. Il Mod. 1 era un'arma da 1.69 MT, il 2 aveva ben 3.8 MT e il 3 lo stesso valore, ma un qualche miglioramento generale. La bomba venne utilizzata anche come testata per il missile Snark come W15, ma poi si scelse la W39. La W39 e la B39 utilizzano comunque una struttura base derivata dalla Mk 15.
    • TX/Mark 16 – Una bomba H criogenica, solo 5 prodotte(6-8 Mt)
    • Mark 17 – La più pesante bomba americana, seconda solo alla Mk-24(10-15 Mt). La Mk 16 era una bomba di grande potenza distruttutiva, una H con deuterio liquido, dunque una bomba criogenica. Era un'arma sperimentale con peso di circa 18 t e 6-8 MT di potenza, costruita in sole 5 unità. Ancora, non può non colpire la rapidità con cui nei primi anni '50 vennero prodotte tante di queste armi nucleari, quasi che la loro produzione fosse ordinaria amministrazione per l'industria americana, mentre ancora oggi molti Paesi non sono capaci di fare altrettanto. Vennero prodotte queste armi speciali nel gennaio '54 e ritirate già ad aprile. D'altro canto vi era un solo B-36 modificato capace di portarle. La Mk 17 e la derivata Mk 24 erano le prime H prodotte in quantità, pesanti comunque qualcosa come 21 tonnellate e capaci di ben 15 MT. Nonostante la loro immensa potenza e la massa gigantesca, ne vennero prodotte 200 nella sola versione Mk 17 e 105 nella Mk 24, tutte tra ottobre 1954 e novembre 1955, praticamente una al giorno. La Mk 17 venne testata nell'esperimento Castle Romeo del '54. Tutte queste enormi bombe vennero ritirate in pochi anni: ottobre '56 per le Mk 24, mentre le Mk17 curiosamente resistettero fino all'agosto successivo.

    La Mk 24 era un'altra H, basata sul terzo test H, Castle Yankee. Era una immensa bomba, la più pesante mai schierata dagli USA assieme alla Mk 17, capace nel test di cui sopra di esprimerer 13.5 MT, mentre nella versione 'operativa' esprimeva 10-15 MT: certamente, scampare al suo lancio da parte dei lenti B-36 era molto, molto difficile da credere, almeno in una condizione operativa reale.

    • Mark 18 – Arma nucleare sperimentale a grande potenza (Ivy King). L'Mk 18 era una bomba di modici 500 kT, a fissione, con sistema ad implosione a 92 punti, derivato da quello della Mk 13. Aveva uranio HEU, e poteva dare luogo ad esplosioni accidentali, anche quando non settata, di diversi kT. 90 prodotte, radiate senza rimpianti nel '56.
    • Mark 20 – Miglioramento della Mark 13 ,cancellata nel 1954. La Mk 20 era una versione aggiornata dell'Mk 13 ma cancellata nell'agosto '54. Era grossomodo della stessa stazza della Mk 13, con 155 cm di diametro, e pesava 'solo' 2900 kg circa.
    • Mark 21 – versione ridesignata dell'arma del test Castle Bravo
    • Mark 22 – Disegno per un'arma H senza esito(Castle Koon, cancellata nel 1954).

    La Mk 22 era sviluppata come arma H, sperimentale e sviluppata dall'Università della California, ovvero dai laboratori Livermoore.

    • Mark 26 – Simile alla Mk 21 ma cancellata nel 1956.

    L'Mk 26 era un'arma sperimentale, chiamata come altre armi del genere, TX-26 sviluppata già nel '54. Ma lo sviluppo di quest'altro mostro terminò nel '57 quando la sua versione Mk 21 venne abbandonata.

    • Mark 27 –Arma per la Marina(1958-1965). La Mark 27 era figlia dei laboratori Livermore, anch'essa prodotta ma stavolta solo dal 1958. Non c'è dubbio che l'esistenza del SAC, con i suoi migliaia di bombardieri con capacità nucleari ponesse l'esigenza di equipaggiarli, e questa fosse presa molto sul serio dall'industria americana. Venne prodotta con potenza di 2 MT, peso di circa 1450 kg e lunghezza di 0.76 m x 3.6 m di diametro. 20 vennero prodotte come testate W27 per la testata del missile Regulus. Ne sarebbero state prodotte 700.
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    • B28: o Mark 28, (1958-1991). La B28 era un'arma H tattica-strategica utilizzata anche dalla NATO, per esempio dai caccia CF-104, e dai Valiant inglesi.

    Prodotta dal 1958 al '66, era munita della stessa testata reperibile su missili come i Mace e gli Hound Dog. Ne sono state prodotte qualcosa come 20 versioni, con so senza paracadute, diametro tipico 58 cm, lunghezza variante tra 2.44 e 4.32 m, peso tra 771 e 1053 kg, potenza che poteva essere scaricata in aria o con impatto a terra, variabile da 1.1 MT nel Mod.1, 350 kt nel Mod.2, 70 nel Mod.3, 1.45 per il Mod.5. Come facilmente intuibile, il numero prodotto non era in economia: 4.500 bombe, l'ultima ritirata nel 1991.

    • Mark 36 – Bomba strategica (1956 - 1961) 9-10 Mt
    • B39(Mark 39), 1957-1966. La Mark 39, poi B39 erano armi H con servizio 1957-66, potenza di 3.8 MT, derivanti dal miglioramento della Mark 15. Era la prima H 'leggera', ma certo non economizzava in potenza, venne utilizzata con la sua testata anche sui missili Redstone, Snark, e i pod dell'B-58. La testata W39 pesava fino a 2900 kg, con diametro di 89 cm e lunghezza di 2.8 m. La bomba B39 insieme era pesante fino a 3450 kg con diametro di 89 cm e lunghezza di 3.56 m.
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    • B41(Mark 41), 1960-1976. La B41 è stata una bomba anche più drammaticamente massiva e potente. Era tipica per i bombardieri del SAC, ed è stata, notare bene, la bomba con il più alto rapporto potenza.peso mai costruita. E dal momento che la sua massa era di 4850 kg, questo significa che la sua potenza raggiungeva qualcosa come 25MT. Era stata prodotta con sviluppo dal 1955 e una versione per missili ICBM venne cancellata nel 1957.

    Era un'arma tristadio, con deuterio-trizio come primario, sviluppata come versione Y1 con nucleo 'sporco' in U238 e quella Y2 pulita, per modo di dire, con una diversa struttura. Nel 1963, per aggiungere follia a follia, gli USA dichiararono che potevano trarne una versione da 35MT e sistemarla nella testata di un missile Titan capace di portare un carico di 3700 kg, quasi raddoppiando il già straordinario rapporto potenza-peso. La sua struttura era di 3.76 m per 1.32 m di diametro, e poteva essere fatta esplodere in aria o a contatto, con paracadute o senza (molto sconsigliabile..). Ne vennero prodotte qualcosa come 500 pezzi, tra il settembre 1960 e il giugno 1962, con servizio dal 1961. Eppure, già nel 1963 questa iper-bomba venne ritirata gradualmente vista la disponibilità della B53. La radiazione finale arrivò tuttavia solo nel 1976. da notare che a differenza delle altre iperbombe H, queste erano abbastanza leggere per essere portata in più esemplari, fino diciamo a 4, da un singolo bombardiere strategico B-52 e forse due armi per un B-47.

    • B43(Mark 43) , 1961-1991. Il B43 era un armamento per caccia tattici, sviluppato dal 1956 e in produzione nel 1959. Tuttavia il servizio venne raggiunto solo nel 1961. Era un'arma prodotta fino al 1965 in ben 2000 esemplari, con due versioni e 5 potenze selezionabili. Erano di 45 cm di diametro, lunghezza tra 3.81 e 4.15 m e peso tra 935 e 960 kg, sganciabile anche da appena 90 m di quota, con selezionabilità del tipo di esplosione desiderata. Carica da 70 kT a 1 MT. Portata da molti tipi di aerei imbarcati e non, dai bombardieri inglesi, venne ritirata negli anni '80.
    • B46(Mark 46); Arma sperimentale, cancellata nel '58. La B46 è una bomba testata ma mai messa in servizio. Era un'arma, tanto per cambiare, nata nel decennio atomico ovvero gli anni '50, pesava circa 3700 kg e sviluppava 9 MT.Il suo disegno base venne sviluppato nella B53 e nella testata W53. 50 sono ancora in riserva.
    • B53 (1962-1997). Le B53 sono state sviluppate dal 1955 dai laboratori Los Alamos, basate sulle Mk 21 e Mk 46. Erano intese per rimpiazare le Mk 41, e entrarono in produzione nel 1962 con la costruzione di 340 bombe terminata nel 1965. Aveva la potenza formidabile di 8.9 MT in base al test del 1958. Lunga 3.8 m e diametro 1.27 m, da 4.015 kg incluso il paracadute da 400 kg, costituito da 5 diverse unità. Prodotta in 2 versioni, sporca e pulita, aveva sistema di implosione con RDX e TNT, nucleo basato su uranio, e poteva essere utilizzata anche per attacco contro bersagli sotterranei, ma pur sempre con impatto al suolo per causare un effetto terremoto.

    50 armi sono ancora in servizio, anche se come riserve. La W53 è un'arma per il Titan II, con massa ridotta a 3.690 kg, ed è la testata più potente mai portata da un ICBM americano, costruita in 60 esemplari nel 1962-63. Una venne coinvolta nell'esplosione di un silos Titan, ma per fortuna non esplose o si danneggiò. Ritirate nel 1988. Per fortuna, perché in caso di totale esplosione la palla di fuoco arriverebbe a 1-1,6 km per circa 12 secondi, uccidendo con il calore chiunque allo scoperto entro 29 km, e distruggere la maggior parte delle abitazioni e strutture entro 15 km, distruggendole totalmente entro i 5.7 km, radiazioni sufficienti per uccidere (senza considerare l'esplosione ) il 90 % delle persone entro i 4.7 km di distanza, come si vede, crescendo la potenza delle armi nucleari l'effetto del calore e onda d'urto aumenta rispetto a quella della radioattività

    • B57(1963-1993). La B57 è un'arma tattica, ovviamente H, in servizio dal 1963. Essa ha 3 m di lunghezza, diametro 37,5 cm, peso di appena 227 kg. È dotata di paracadute, e può essere utilizzata con molti tipi di spolette, anche come bomba di profondità. Infatti non è molto potente, a seconda dei Mod. si arriva, tra lo '0' e il '4', a 5, 10, 10, 15, 15, 20 kT.Ritirata nel 1993, ma nell'insieme prodotta in qualcosa come 3100 esemplari. Largamente impiegata da aerei e elicotteri ASW.
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    • B61 (1966-oggi). La B61 è un'arma nucleare moderna, disegnata nel 1963 dai laboratori Los Alamos, la produzione a massa iniziò nel 1968.Era un'arma tattico-strategica, una H con peso ridotto. Ne vennero prodotte 3155, che ancora nel 2002 erano in servizio in circa 1265. Ne sono state prodotte 9 versioni, l'ultima delle quali è la Mod.11 del 1997, che serve per penetrare il terreno con funzioni anti-bunker. Prodotta per essere utilizzata dai più disparati aerei, dai vecchi F-100 ai minuscoli A-4, agli F-4 e F-111, F-15, F-16, A-6 e persino S-3 Viking, nonché i Tornado italiani e tedeschi, mentre quelli inglesi avevano la WE177. Difficile dire quante ne sono state prodotte, ma si dice che a tutt'oggi ne siano in servizio no meno di 480. È un'arma moderna, a testata selezionabile in potenza, diametro di 33 cm, lunghezza 3.58 m, peso appena 320 kg, variabile a seconda delle versioni. La sua utilizzazione riguarda anche gli attuali B-2 Spirit.
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    La versione anti-bunker pesa 540 kg, sviluppata dal 1994 e entrata in servizio 3 anni dopo in 50 esemplari. In genere vi è un paracadute da 7,3 m in nylon. A parte questo, l'arma, rilasciabile fino a mach 2, ha una testata regolabile per esplosioni aeree, a contatto al suolo, paracadutata. Se necessario può essere rilasciata ad appena 15 m, con spoletta radar per l'esplosione. Il sistema di attivazione può essere settato, nelle versioni tattiche, a 0.3, 1.5, 5, 10, 60, 80, or 170 kilotoni . La Mod.11 ha forse una potenza di 10 kT, mentre la Mod. 7 strategica arriva a 340 kT. Attualmente sono attivi i Mod. 3, 4 tattici, il 7 strategico, il 11 antibunker.

    • B77 (cancellata 1977). La B77 ha avuto origine per il B-1A, e rimpiazza la Mk 28 e la Mk 43. Pensata per essere sganciata a mach 2 e a quote anche di 18.000 m, era dotata di un paracadute per assicurare, anche da 30 m, anche la salvezza del bombardiere lanciatore. Venne cancellata nel 1977 come il B-1A.
    La B-83 fa outing
    • B83(1983-oggi) La B-83 è una arma per certi aspetti derivata dalla precedente, con capacità di variare la potenza esplosiva, entrata in servizio nel 1983. Sviluppata dai Livermore labs, ha esplosivo 'insensibile' per evitare scoppi accidentali, è lanciabile da mach 2, a qualunque altezza, ha un paracadute da 14 m in kevlar, pesa 1089 kg, lunghezza di 3.67 m, diametro di 45,7 cm , potenza realmente variabile, da 1 kT a 1.2 MT. È stata realizzata anche come bomba 'da penetrazione', o almeno considerata in tal impiego, e persino considerata come arma per bombardare eventuali asteroidi che minaccino la Terra.
    • B90 (cancellata 1991)

    La B90 è l'ultima delle armi nucleari di questa genia, disegnata nei tardi anni '80 ma senza entrare in servizio. Era un'arma navale, per impieghi come le cariche di profondità nucleari, peso di 360 kg, potenza 200 kT, lunga circa 2,8 m e diametro di circa 35 cm. Era prevista anche come W89 e W91 come arma per lo SRAM II e SRAM T.

    In tutto, solo considerando le bombe a caduta libera, gli USA hanno prodotto (calcolo del tutto parziale) oltre 18.000 ordigni. Solo le B41 disponevano di una potenza di 12.500 MT, le B53 aggiungevano altri 2900 MT e via così. Solo le B41 erano capaci di esprimere l'energia della bomba di Hiroshima moltiplicata di un milione di volte. Tanto per capire la follia (MAD, Mutual Assure Destruction, ma solo quando l'URSS, alla fine degli anni '60 raggiunse la parità nucleare con gli States) della corsa al nucleare di quegli anni, nemmeno lontanamente avvicinata dagli attuali programmi nucleari, e senza nemmeno prendere in considerazione le altre cariche nucleari, dagli ICBM ai cannoni SR da 120 mm 'Davy Crockett'..

    Un B-1B può portare 12 -24 H, mentre un B-52 può portare non meno di 8 bombe H, per un totale di decine di MT disponibili, giusto 10.000 volte Nagasaki. Ben presto le armi nucleari si diffusero presso i reparti aerei di tutti i generi, con gli A-4 Skyhawk, gli F-84, 86, 100, 105, A-3, A-5 etc. etc. ottimizzati per il loro impiego. D'altro canto non deve stupire dato che persino cannoni SR da 120 erano utilizzati per lanciare granate nucleari tattiche, per non dire dei missili Falcon: praticamente qualunque cosa potesse ospitare poche decine di kg era idoneo a portare, potenzialmente cariche nucleari, anche le valigette di team speciali con cariche da demolizione o mine predisposte. Certamente vi era stato un notevole progresso rispetto alle bombe da 4 t dei primordi. Forse il decennio 1955-65 fu quello in cui davvero qualche incosciente ai reparti più bassi poteva dare il via ad una guerra nucleare. Non mancavano nemmeno le cariche nucleari di profondità, che gli elicotteri e aerei NATO hanno continuato a portare a lungo assieme a quelle convenzionali, sempre più rare (da circa 161 kg), e ai siluri ASW.

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    Per fortuna i politici vigilavano: pare che McArthur sia stato silurato per avere proposto di usare le atomiche contro i comunisti in Corea. Ai tempi della Crisi dei Missili gli intercettori erano realmente armati di missili nucleari: bastava un caccia cubano a bassa quota per rischiare di spianare qualche decina di kmq di territorio. Un esempio impressionante di come le cose che 'tecnicamente' si possono fare non siano necessariamente lecite. Attualmente il presidente G.W. Bush si è speso molto per premere per la realizzazione di mini-armi nucleari da usare contro 'bunker profondi'. Se la tecnologia era già tanto progredita 50 anni fa, potrebbero anche riuscirci, ma certo,non sarebbe un bel giorno per il mondo quello salutato dal loro impiego, o anche dalla minaccia del loro utilizzo: si è sempre lavorato per ridurre l'abissale differenza tra le bombe convenzionali e quelle nucleari, e forse tecnicamente ci si potrebbe anche riuscire.

    La 'Bomba' e i cacciabombardieri[4][modifica]

    Inizialmente le bombe atomiche, almeno un pregio ce l'avevano: la Little Boy pesava 4 t e aveva un diametro di 71 cm per una lunghezza di 3,2 m, il tutto per una potenza di 15 kT. Sebbene fosse potente come 33.300 bombe M65 da 450 kg, ovvero il carico di 1.600 B-29 (dato controverso, visto che parte del peso delle M65 non era relativo all'esplosivo, per cui quest'ultimo doveva essere più potente del tritolo), era davvero troppo grande per essere portata da altro che non fossero i potenti e rari Superfortress, e solo unendo i due vani trasporto bombe, quello anteriore e quello posteriore. In seguito venne accorciata e quindi resa compatibile con la stiva anteriore senza modifiche. Ma ancora, si trattava dell'arma assoluta e probabilmente non era ancora nemmeno concepita la follia di replicarla all'infinito, con dimensioni sempre più ridotte e fino a renderla addirittura portatile!

    Nel dopoguerra il nuovo Strategic Air Command aveva solo quattro bombe di questo tipo, ed erano assegnate al 393rd Bob Squadron , che era basato a Roswell Field (un nome .. ben noto), in New Mexico, da dove misero in azione una sorta di primordiale servizio d'allarme nucleare. Nel '47 venne fuori la storia di uno strano 'crash', e un inesperto PAO (Public Affairs Officer) se ne uscì dicendo che era caduto un 'disco volante'. Così la più segreta delle basi aeree divenne d'un tratto la più nota, perché nel dopoguerra, e nel '47 in particolare, c'era stata una vera ondata d'avvistamenti. Forse si sarà pensato che era meglio così, invece di andare ad ammettere l'esistenza di programmi come i palloni sonda per spiare l'URSS, ma in realtà si dimostrò un formidabile boomerang, che ha attirato curiosità e critiche sull'USAF.

    Questa, riguardo le armi nucleari, aveva la filosofia di 'un aereo, una bomba, una città distrutta', un po' come sul Giappone. Con il B-29 in volo era difficile fermarlo prima che fosse sul bersaglio, ma certo l'URSS non era il Giappone del '45. Ad ogni modo, le bombe nucleari erano state maggiormente sviluppate dalla Fatman al plutonio, più potente anche se più pesante. Da questa venne fuori la Mk.III, a forma di uovo o di una sorta di 'dirigibile', considerando anche i piani di coda: lunghezza 3,25 m, diametro circa 1,5, peso 4.675 kg e 21 KT. Dato il diametro delle semisfere di plutonio, la sua forma non era particolarmente aerodinamica e l'errore medio nei lanci di prova era di 283 m. Non era pochissimo, ma nemmeno tanto se si trattava di colpire un bersaglio non protetto (sotterraneo), come una città, con un raggio di distruzione 10 volte maggiore. Del resto, i bombardamenti su Bikini dimostrarono che le navi erano ben più difficili da distruggere al di fuori di poche centinaia di metri, specie se l'esplosione avveniva in aria (perché l'onda d'urto era ben più pericolosa per le loro strutture quando era subacquea, sebbene l'onda di calore fosse molto più pericolosa per gli esseri umani nel raggio di chilometri). Per caricare quest'ordigno era necessario scavare una buca e poi farvi passare sopra un B-29, come del resto si faceva per gli aerei sperimentali X-1 e X-2, o anche il sollevamento del muso degli stessi aerei. Inoltre l'inserimento del 'core' per attivare l'ordigno richiedeva molto lavoro e 90 minuti di tempo. Peggio che mai, gli XB-35, per quanto sembrassero avanzati, non potevano ospitare queste armi nei loro vani bombe e anche per questo, vennero abbandonati. Presto le Mk.III divennero una realtà operativa di tutto rispetto, malgrado tutto questo: la produzione arrivò a ben 120 ordigni, anche se le radiò già entro il 1950.

    Per i successivi bombardieri, l'USAF volle una stiva cilindrica con diametro sufficiente per un 'carico speciale' fino a 1,55 m di diametro e lunghezza di 4,6, peso di almeno 4,55 t. Anzi, già si pensava a bombe da 21 t e 7,5 m. Con questi criteri più o meno rispettati nacquero i vari AJ Savage, A3D Skywarrior, i B-47 e i successivi dell'USAF, il B-45 dovette essere modificato nella struttura alare perché questa, in origine, era un cassone unico che attraversava anche il vano portabombe. B-47 e 52 invece avevano stive più che sufficienti per il compito.

    Ma la Mk.III non era certo l'ultimo grido della tecnologia, e venne presto adottata la Mk.IV, uguali dimensioni ma peso di 4,9 t. Poteva essere portata anche dai vecchi B-29 nonché da tutti gli altri aerei, tra cui, ovviamente, il mostruoso B-36. I problemi con i servizi su allarme però non finivano qui. Anche la Mk.IV, come la precedente, una volta attivata restava operativa appena tre giorni, poi bisognava ricaricare la batteria; dopo due ricariche, bisognava anche sostituirla per sicurezza. In ogni modo, era più affidabile, l'armamento era attivabile in 'soli' 31 minuti, e la precisione era adesso di 162 metri dal punto di mira, almeno in un lancio ideale.

    La Mk.5 fu il passo successivo, ed entrò in servizio già nel maggio 1952, per restarvi fino al gennaio del '63. Questa aveva sempre la struttura a 'Uovo di Pasqua', ma era lunga 3,35 m e con diametro di 1,11 m, per un peso di appena 1.440 kg. Nata per il fallito bombardiere strategico XB-55 (progettato nel '49, simile al successivo Tu-95 russo), mai costruito. La sua bomba, però, ebbe molto più successo perché finalmente diventata un mezzo di dimensioni e pesi decentemente limitati, sufficiente per essere portata anche dai B-45, 51 e 66B, nonché di Savage e Skywarrior dell'USN. Era armabile in volo, in appena otto minuti. Date le sue dimensioni ridotte, si pensò anche di usarla per i caccia da 'penetrazione', per esempio con pod ventrali abbinati agli F-101, simili in concezione a quello del B-58; esso fu sperimentato nel marzo del '54 usando un B-47, nel luglio del '55 andò sullo stesso F-101A. Il potenziale era di 30-60 KT: così, pesava circa un terzo dei primi modelli, era più precisa e rapida, inoltre la sua potenza era circa 2-4 volte maggiore. Un progresso molto apprezzabile, dunque.

    Ma era pur sempre un'arma a fissione, mentre nel frattempo un nuovo demone venne evocato dalla tecnologia bellica: l'arma 'solare', ovvero la bomba H. Così l'F-101 ebbe la Mk.28EX.

    Ma questo non accadde immediatamente. Jack Northrop, che aveva visto rifiutare i suoi bombardieri tutt'ala, ebbe l'incarico di progettare le bombe di nuova generazione, sempre a fissione, e partendo dalla 'Fat Man'. Prima venne fuori la Mk.6, antenata delle Mk.13, 18 e 20, che peraltro non ebbero successo o vennero prodotte in pochi esemplari. La Mk.6 pesava ben 3.850 kg, successivamente 'limati' a 3.450; nocciolo di vario tipo per potenze tra 30 e 60 KT, armamento sullo Skywarrior in 14 minuti, a 6.100 m (chissà perché viene fornita anche notizia della quota di armamento, già apparsa in altre armi citate). Nel periodo 1951-55 venne prodotta in ben 1.100 esemplari, sufficienti per assicurarsi una netta superiorità contro la meno avanzata tecnologia sovietica.

    Ma non era certo finita qui, anzi questo era solo l'inizio. Si cominciò a pensare d'usare anche i cacciabombardieri, e i primi furono gli F-84E. Questi ebbero la Mk.7 Thor, più aerodinamica per essere portata sotto ali o fusoliera, e quindi subire alte velocità da parte del loro vettore. Pesava solo 760 kg ed esprimeva 31 KT, oppure a seconda dei noccioli inseribili, 10 o 60. Ma non era perfetta. Sebbene studiata praticamente per tutti i tipi di aerei tattici USA, tra cui gli F2H-2 Banshee dell'USN, gli AD-4 Skyrider, gli FJ-4B, i B-57B e C, gli F-88 e 90, non tutti l'ebbero (anzi, non tutti entrarono nemmeno in servizio). Sull'F-84E era talmente vicina al terreno, che le sue alette si dispiegavano totalmente solo in volo; gli F-86F non potevano averla, per non parlare dei tipi precedenti, causa incompatibilità dimensionale; la bomba, portata per poco tempo sul Banshee, o quanto meno non con grande convinzione, rendeva quest'aereo molto più fiacco nelle prestazioni di quanto già non fosse. Per il distacco dell'arma erano presenti eiettori pirotecnici o pneumatici; il 'core' che attivava la testata non era regolabile dal pilota se non in volo, con telecomando. In tutto vennero costruite 470 armi e messe in servizio nel 1952-63; fin dall'inizio vennero mandate in Gran Bretagna con i reparti dell'USAF (B-47). La versione corta per i vani di F-105, e una supersonica per l'F-100 non vennero adottate perché nel frattempo erano arrivate le 'H'.

    La successiva era la Mk.8 Elsie, questa non era solo un'arma nuova, ma anche diversa, ad 'effetto terremoto', perché intesa per esplodere in profondità. Era usata sopratutto dall'USN con gli AD-4B e F2H-2, mentre gli A-4 Skyhawk erano invece più realizzati con la bomba Mk.5; la Elsie era anche usata da F-84E e F, persino l'F-94D da bombardamento, poi non realizzata. Pesava 1.488 kg ed era a forma di un siluro, la potenza era di decine di KT e la spoletta, ovviamente, era a scoppio ritardato.

    Per gli F-86F, certo i più prestanti tra i cacciabombardieri, almeno fino all'arrivo degli F-84F, venne pensata la Mk.12 Brok. Come si è detto, l'Mk.7 Thor non era utilizzabile da questi, ma la scienza, all'epoca, sembrava dare una pronta risposta a tutto, giusto come adesso fa nel settore dell'elettronica! E così apparve la Mk.12 Brok, pesante 500 kg e destinata a F-86F, F-86H e F9F-8B Cougar. Era un'arma strana, con carica mista Uranio-Plutonio, da 10-20 KT. Tuttavia, vi fu un problema: esse erano, anche per gli standard dell'epoca, considerate le più inefficaci tra le armi americane a fissione, e non vennero mai considerate particolarmente affidabili; in pratica il loro uso venne ristretto ai soli Sabre.

    A parte questo, vi furono anche i razzi. Uno era il Genie aria-aria, più noto; ma un'arma ben più segreta era per l'USN Navy, l'Mk.I Mod 0 BOAR da 774 kg, con testata Mk.7 e motore a razzo solido. Il tutto pesava 939 kg e possedeva una portata di 9-12 km. In pratica, questa fu la prima arma nucleare stand-off, almeno tra gli aerei tattici. Ne vennero costruiti 225 che armarono gli Skyrider AD-5, -5N e -7, furono previste anche per gli F-84E, ma non si sa se vennero davvero assegnate ai reparti operativi, e tanto meno particolari sul loro uso.

    Finita l'epoca della fissione pura, si cominciò a fare sul serio: l'Mk.14 fu la prima, anche se le dimensioni iniziali erano davvero impressionati e si temette che non se ne ricavasse un ordigno pratico. Tanto che il limite fu considerato la bomba sperimentale T-12 da 19.960 kg tipo 'Grand Slam' (ma dal peso doppio), riservata al solo B-36. Le Mk.14 'Alarm Clock' pesava 13.540 kg, malgrado il diametro fosse solo di 1,56 m e la lunghezza 5,64 m; la potenza non era così esaltante, 225 KT, meno di alcuni modelli di armi a fissioni ad alta efficienza, ma era solo l'inizio. I B-52 con le Mk.15 si trovarono in possesso di armi da 3.450 kg e nondimeno, da 1,69 MT, ovvero molto più di qualunque bomba A. Ogni B-52 poteva portare diverse armi, ed equivalere l'energia rilasciabile da oltre 300.000 B-29. Presto si arrivò a ben di peggio: la Mk 17, da 7,52 m, pesava 18.900 kg e arrivava a 15-20 MT. Era trasportabile solo dai B-36, ma la sua potenza era tale che, a meno di non essere lanciata con un generoso paracadute, avrebbe probabilmente distrutto anche l'aereo lanciatore, anche perché la quota mantenibile, anche dai tipi con turbogetti e alleggeriti, non poteva certo essere granché con quasi 20 t di carico (diciamo sui 10 km?).


    1. Gianvanni P Paveway, RID apr 2005
    2. Nativi, Andrea: JDAM: l'arma ch ha rivoluzionato la guerra aerea, RID novembre 2002 p.41-48
    3. Lanzara, Leonardo: L'AGM-154 JSOW, RID Marzo 2008 p. 26-32
    4. Un aereo, una bomba, una città distrutta Sgarlato N, Aerei Mar 1992