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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: Armi

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Artiglierie navali OTO-Breda

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Non c'è dubbio alcuno che in Italia si sia voluto continuare ad investire massicciamente nelle artiglierie navali. Forse perché meno costose da sviluppare rispetto ai missili, oramai diventati, nel dopoguerra, la maggiore ambizione per tutte le navi di media e grande stazza. Ma per le unità più piccole e meno costose era impensabile usare sistemi come i SAM a medio raggio, e ci vollero parecchi anni prima che comparissero SAM a corto raggio abbastanza validi per essere usati anche da piccole navi e assicurar loro buone capacità difensive. Per esempio, il Sea Cat britannico aveva la sua validità, ma era anche un sistema pensato più che altro per sostituire i cannoni da 40 mm, non certo armi di maggiore gittata. Per quello sarebbe stato necessario l'abortito Sea Mauler, poi il Sea Sparrow. In ogni caso, l'Italia aveva una gamma di artiglierie, sia terrestri che navali, che nei prodotti di punta erano di assoluta eccellenza durante la seconda guerra mondiale, anche se più in termini tecnici 'teorici' che in rendimento effettivo. Questo valeva anche per le altre grandi potenze navali, almeno per molti dei loro prodotti di punta.

Ma UK, Germania, Francia, USA si sono largamente disinteressate a continuare tale tradizione nel dopoguerra, a parte soprattutto la seconda di queste, autrice di una fortunata famiglia di cannoni automatici da 100 mm che, nonostante non fosse un calibro 'anglosassone', ha avuto parecchio successo, sempre in navi che inizialmente non avevano SAM, o quantomeno non a corto raggio.

Gli USA avrebbero potuto dare un sostituto all'eccellente cannone automatico da 76,2/50 mm messo a punto. Ad un certo punto accadde davvero, ma questo sviluppo anglo-americano finì per presentare troppi problemi e apparentemente segnò il disimpegno da tali artiglierie leggere, mentre continuò quello sulle armi di medio calibro, più che altro intese come lotta anti-superficie (ma il 127/54 mm Mk 42 è stato il primo cannone di tale calibro capace di arrivare a 40 colpi/min). In Italia si prese atto che il cannone da 76/50 era valido, ma in prospettiva ci si attendeva di meglio. Per il programma navale del 1950 erano comprese 4 corvette classe Centauro e si volle qualche cosa di meglio. Il cannone da 76/62 mm SOVRAPPOSTO, divenuto operativo nel 1957. Dato che succedeva di una dozzina d'anni l'arma americana non stupisce che ebbe anche prestazioni migliorate, cadenza di tiro portata da 45-50 colpi/min a 60, gittata da 13.700 a 15-16 km. Era un cannone curioso, in quanto la torre per ospitarne i sistemi di caricamento aveva le canne sovrapposte, mentre per il resto era totalmente chiusa. Non ebbe in verità grande successo, se presto comparve il modello MMI, arma singola, che comparve nel 1962 sulle fregate 'Bergamini' e sul GARIBALDI ammodernato, poi in 6 pezzi sulle due 'Alpino', in 4 sui due 'Impavido' (che avevano ancora una torre binata americana da 127, non essendo l'OTO di quel calibro ancora disponibile), 8 per ciascuna delle tre navi portaelicotteri a livello di incrociatore (Doria, Duilio e V.Veneto) e altre ancora, per un totale di ben 82 cannoni. Ma nessuno all'estero si curò di tale arma, e non senza ragione perché l'efficienza era lontana dall'ottimale. In effetti, ci si può solo meravigliare di tale consistente armamento artiglieresco delle navi italiane, tanto che, ricorda Annati, forse tali numeri erano dovuti semplicemente alle pressioni dell'industria e della 'categoria' dei direttori di tiro. Non che tutto andasse bene, allora. Si dice che c'era di che complimentarsi con tanto di brindisi se uno di questi cannoni MMI, per quanto più semplici rispetto ai Sovrapposto, sparasse una serie di 10 colpi senza incepparsi, per cui forse anche per questo ce n'erano così tanti sulle navi, sulle quali occupavano poco spazio del resto.

La loro sostituzione avrebbe però dovuto essere stata fatta almeno con il VENETO, che inspiegabilmente, piuttosto che rimpiazzarli con 8 'Compatto' preferì integrarli con 3 cannoni DARDO da 40 mm, facendo diventare tale incrociatore in possesso di ben 14 artiglierie su 11 torrette diverse, un caso assolutamente unico nella storia postbellica, eccetto per la portaerei Kutzentsov sovietica che arriva a 22 bocche da fuoco sempre su 14 armi, e i vecchi incrociatori di progetto postbellico come gli 'Sverdlov'. L'MMI è stato poi sistemato anche su navi come le corvette 'Da Cristofaro', 'S.Marco', 'Stromboli' e le stesse 'Centauro' che presto cambiarono le loro poderose ma inaffidabili torri da 120 c. min l'una (due cannoni).

Il classico cannone degli ultimi 35 anni sulla maggior parte delle navi medio-piccole, il 76 mm Compatto.

L'MMI aveva problemi d'affidabilità e nessuno all'estero fu interessato alle sue capacità. Nei tardi anni '60 apparve invece il nuovo COMPATTO. Non c'era quindi niente di esoterico nella sua evoluzione, semplicemente si trattava di un processo durato quasi 20 anni in cui l'OTO aveva continuato a sviluppare nuove tecnologie. I Sovietici, per esempio, fecero lo stesso e infatti furono loro a costruire il primo cannone da 76 Super Rapido, nei tardi anni '70, per le corvette 'Tarantul', diversi anni prima che apparisse il Super Rapido italiano (tra l'altro come prima applicazione era l'OTOMATIC terrestre, nella MMI entrò in servizio solo con l'ammodernamento dell'Audace nel 1989 circa). Il nuovo cannone era molto più affidabile e pesava appena 7,5 t anziché circa 10. Dotato di notevole velocità angolare e di reazione, è diventato un cannone di grande successo. Questo soprattutto perché per le nuove motocannoniere missilistiche era impensabile sia un armamento di sole mitragliere, che di cannoni di grosso calibro. Per qualche ragione nessuno, eccetto gli Svedesi con il meno potente 57 mm (capace però di 200-220 colpi/min) fece altrettanto e così l'OTO si diffuse a macchia d'olio, sia come arma primaria per le motocannoniere e motocannoniere missilistiche che come arma secondaria per fregate che avevano per lo più spazio destinato a missili ed elicotteri, dove peraltro il cannone risultava fin troppo modesto (la MMI volle infatti il 127 mm, che all'opposto, sembra fin troppo grande per le 'Lupo', e appena accettabile per la stazza delle successive 'Maestrale', che restano molto pesantemente armate per la loro struttura).

In seguito arrivò ad oltre 40 utenti con oltre 800 cannoni, e persino gli USA, troppo a lungo disinteressati al settore, finirono per adottarlo nel '73 (per alcune navi dell'US Coast Guard, le 'Perry' e i 'Pegasus'), mentre Spagna, Australia e Giappone, come gli stessi USA, lo produssero su licenza. Da notare che il cannone da 76 mm aveva una giostrina sotto il cannone (e la sua caratteristica cupola emisferica in vetroresina di colore bianco), che poteva contenere ben 80 colpi. Il cannone di per sé, differentemente dal tipo MMI, non ha un operatore al suo interno nella torretta né alcun sistema locale di tiro, la copertura (con un portellone posteriore) è a tenuta NBC, e l'arma è raffreddata ad acqua per mantenere la velocità di tiro che parte dal colpo singolo, fino al tiro automatico tra i 10 e gli 85 colpi/min. In quest'ultimo caso, chiaramente, l'arma non può sparare a ritmo continuo oltre una cadenza di tiro di un certo valore, sia perché non si può rifornire i suoi colpi molto rapidamente che perché la canna si surriscalda. Il cannone Compatto aveva queste caratteristiche:

  • Peso: 7,5 t
  • Alzo: -15/+85°
  • Proiettile: 6,3 kg, colpo completo 12,3 kg

La nuova arma venne sviluppata dal '64 e divenne operativa nel '69, ma non con la MM, che la ebbe solo con i caccia Audace dal '72, ma con le motocannoniere come le 'Saar' israeliane costruite su progetto tedesco in Francia, l'utente che le ha usate più spesso in azione, contro le unità missilistiche arabe nel '73 (pressoché inefficaci dopo avere lanciato i missili, dato l'armamento di sole mitragliere), ma alle volte anche con bombardamenti che hanno massacrato inermi civili (come successe il 4 giugno 1982 o, recentemente, quando una cannonata uccise un'intera famiglia palestinese, e nel periodo 2006-2009 contro le coste di Gaza con altri danni ai civili).

L'arma era un buon sistema contro i caccia a reazione, ma servivano armi di tipo migliore per contrastare i missili veri e propri. Così venne aumentata la precisione dell'arma, aumentata la velocità del sistema di ricarica che passava da 0,7 a 0,5 secondi, migliorato il munizionamento e la centrale di tiro. Era questo il Super Rapido. A questo proposito, è da rimarcare che la prima stesura dei De la Penne (Classe Audace migliorata o Animoso), prevedeva 4 impianti Dardo. La nascita stessa del cannone originariamente prevedeva un pezzo da 76 binato, e la Germania era interessata al suo sviluppo, ma per ottenere tale cadenza di tiro si aveva un sistema troppo pesante e costoso e non se ne fece nulla. Sviluppare meglio i servomeccanismi consentì di 'compattare' tali prestazioni in un solo cannone da 120 colpi/min (nelle prove fino a 139, ma si tratta di armi sottoposte a sperimentazioni, senza la pretesa di funzionare in maniera ottimale in servizio). I proiettili da 76 antimissile avevano cubetti di tungsteno da 0,5 gr. L'OTO propose il proiettile MOM (Multirole OtoMelara), ma negli anni '80 venne scelto il PFF della BPD.

Nel 1983 vennero proposte altre soluzioni, ovvero la quadrinata Sea Zenith da 25 mm, e il Super Rapido, che alla fine venne scelto per la sua gittata maggiore. Nemmeno la proposta successiva (attorno al '90) del Breda Fast Forty, con due cannoni aumentati da 300 a 450 colpi/min l'uno, e l'uso anche di colpi perforanti APDSFS sotto i 1.000 m, ovvero sotto la distanza utile di attivazione del sistema di prossimità, non ebbe successo. La MMI era intenzionata a porre fine all'era del 40 mm e ad estendere ancora più in là il raggio d'azione delle proprie difese antimissile, praticamente unificandole con il cannone di medio calibro vero e proprio (e infatti per molte marine il 76 è il cannone principale, non il sistema da difesa). Del '76 mm si è detto che, con la versione SR, sia capace di ingaggiare 4 missili antinave in avvicinamento da 6.000 m prima di arrivare agli ultimi 1.000 (dopo di che forse la spoletta non è più attivata nella modalità di prossimità e può funzionare solo nel tipo a contatto). Difficile prendere sul serio tale dichiarazione, peraltro, visti i continui miglioramenti alle munizioni, sistemi di tiro e quant'altro. Soprattutto, dato che poi (con l'avvento dei proiettili guidati) si è detto che il SR sarebbe in grado di ingaggiare con successo un bersaglio con un ciclo di fuoco di 10-12 colpi, pari a 5-6 secondi. Visto che un missile antinave vola a circa 300 m.sec, questo significa farlo avvicinare di almeno 1,5-1,8 km prima di distruggerlo, a cui bisogna aggiungere il tempo di cambio bersaglio (1-3 secondi). Per cui al massimo si potrebbe, sperabilmente, ingaggiare un paio di bersagli, che comunque non è certo trascurabile. A tal proposito, dei 76 mm sovietici si dice che le prove contro i missili richiedevano 20-25 colpi per fermarli, riducendo probabilmente il totale delle armi ingaggiabili ad una.

Gli effetti cumulativi di un'arma con maggiore volume di fuoco, un sistema di controllo del tiro dedicato come il NA-30, maggiore precisione e una munizione specifica per il compito antimissile hanno in ogni caso aumentato notevolmente l'efficacia del cannone. Nondimeno, le 8 armi dei due caccia 'Audace', sostitute di altrettanti Compatto, non hanno nessun campo di tiro direttamente a prua e a poppa, come del resto accade anche ad altre navi italiane, tutt'altro che provviste di un'artiglieria ben disposta per coprire meglio l'orizzonte, il che è dovuto ai compromessi necessari per ospitare impianti d'artiglieria molto pesanti e voluminosi, ma non è certo rimasto scevro dalle critiche. Sui 'De la Penne', per esempio, si è riuscito a porre una difesa su soli tre 76 mm SR che tuttavia coprono tutto l'orizzonte, anche se con un prezzo in termini di sicurezza non minore: a prua, i due 76 mm sono affiancati al lanciamissili Aspide e dietro il 127 mm, tutti compresi in una sezione di ponte di circa 20 metri (in cui sono racchiuse decine di t di munizioni), a poppa, sulla sovrastruttura il cannone è letteralmente incastrato dentro l'hangar e immediatamente dietro il lanciamissili Standard (per un totale di circa 50 t di munizioni), una concentrazione di esplosivi molto pericolosa in caso di colpi a segno (per esempio, alle Falklands un Exocet distrusse proprio l'hangar di un caccia inglese, ma i danni furono limitati perché non c'erano cariche esplosive e missili da far detonare per 'simpatia'). La scommessa della MM è quindi quella di evitare del tutto di far colpire le proprie navi, e in tal caso sperare che la compartimentazione e il numeroso equipaggio di bordo possa estinguere il fuoco di armi o incidenti avvenuti a bordo.

Il Super Rapido ha la stessa affidabilità del Compatto, ma i sistemi meccanici hanno minore coppia perché le masse mobili sono più leggere e ciò aumenta la precisione, non propriamente il suo punto forte. Comparso attorno al 1985, come prima applicazione, come si è detto, il SR ha avuto il possente OTOMATIC, che era basato su di una torretta corazzata con due radar di tiro e un sistema di alimentazione compatto, con una sessantina di colpi, il tutto su scafo OF-40 o Palmaria. Il cannone era peraltro più pesante, per resistere alle 5.200 atm necessarie per tirare le granate APFSDS dalla velocità di 1.580 m.sec per 'autodifesa', e il sistema d'alimentazione è del tipo a 'serpente' piuttosto che a giostrina, con una doppia alimentazione per passare dai colpi HE a quelli AP. L'OTOMATIC non ha avuto successo di vendita, per il peso, il costo e la concorrenza dei missili, pur avendo tecnicamente una sua validità.

Da questo è stato derivato il Sovraponte, un tipo di installazione che non richiede spazi sotto il ponte, ha cupola di disegno squadrato con tecniche stealth, e un caricatore da 50 colpi, peso ridotto a 6 t. Quest'arma in pratica pesa quanto un Phalanx da 20 mm, e avrebbe consentito ai De la Penne un campo difensivo sui 360° con due sole armi anziché 3, non necessitando di spazio sotto la torre vera e propria. Forse però la MM è stata abbastanza contenta già di avere ridotto da 4 cannoni (che non assicuravano la difesa su tutto l'orizzonte) degli 'Audace' ai 3 dei D.la Penne, che coprono tutto l'orizzonte. La velocità di brandeggio nel caso del Sovraponte era invece di 70°sec e l'alzo di 46° sec. L'alzo massimo però era limitato a 70°, il che dava qualche difficoltà nell'ingaggio di minacce come i missili con attacco in picchiata terminale.

In ogni caso, esistono anche kit da 500.000 dollari per aumentare la cadenza di tiro da 85 a 100 colpi/min del Compatto, comprati dai Tedeschi per esempio e sperimentati a suo tempo dall'Ardito. Nel frattempo il Super Rapido, già attorno al '97, era arrivato a 75 consegne e altre se ne prefiguravano data la pressoché assenza di altri contendenti. Nonostante tutti gli anni, non si è voluto da parte di altre nazioni fare qualcosa in merito, anche se non era molto difficile aumentare il progetto del 57 svedese (già derivante dal 40 mm) o 'calare' a 76 mm il pezzo automatico francese da 100 mm, che già arrivava in tal calibro a 60-80 colpi al minuto, a seconda delle versioni.

Quanto alle munizioni e ai sistemi di controllo del tiro, anche questi hanno fatto molti progressi.I tipi degli anni '90 erano queste: la munizione MOM (antimissili) con peso di 6,35 kg, palline di tungsteno e 745 gr di HE, nonché una sofisticata spoletta di prossimità e impatto; la SAPOM con 455 gr di HE e 6,5 kg di peso semiperforante di tipo APC, e la SAPOM-ER con 480 gr di HE e gittata aumentata a 20 km. In sviluppo già negli anni '90 c'erano i proiettili AMATORF che è na munizione alleggerita ma con velocità aumentata da 910 a 1.150 m.sec, per ridurre il tempo di volo sul bersaglio; e il proiettile a correzione di traiettoria CCS, radioguidato con le apposite alette di controllo, con traiettoria deviabile fino a 400 m, uno sviluppo che all'epoca tentavano gli americani con un cannone calibro 60 mm per rimpiazzare il Phalanx.

Il De la Penne offre un campionario completo di prodotti OTO-Melara.

Le spolette sono sistemi decisamente critici, specie se c'è da ingaggiare bersagli supersonici, che persino il Super Rapido può ingaggiare con appena una decina di colpi. Ora era successo anche in tal senso un decadimento dell'affidabilità dei colpi impressionante. Agli inizi degli anni '90 vennero condotte delle verifiche sulle spolette da 40 mm dei colpi dei Dardo. Queste spolette erano valutate con un'affidabilità del 90%, ma dopo 5 anni dalla loro fabbricazione erano crollate al 25%: come dire che il cannone era ridotto, eccetto per impatti diretti, da 300 a 75 colpi al minuto! Così negli anni '90 si rilavorarono le spolette, a parte le spolette originali Bofors (le altre erano della Borletti) che non erano state afflitte da tale scadimento, e che vennero passate agli incrociatori Veneto e Garibaldi, i bersagli di maggiore interesse. Questo significa che le fregate, fino alla rilavorazione delle spolette, erano dotate di armi antimissile praticamente inefficienti; la spoletta mono-banda Mk 404 della Kodak e usata dall'US Navy venne valutata, ma non adottata dato che a bassa quota non discriminava bene il calore del bersaglio dal riflesso del sole sull'acqua. La spoletta delle munizioni è stata lungamente dibattuta, ma alla fine si è arrivati ad un tipo sufficientemente intelligente da essere usata per assicurare una detonazione efficace contro bersagli alle più varie velocità e anche a bassa quota. Ci sono voluti non meno di 15 anni e vari tentativi dalla metà degli anni '80.

In seguito arrivarono altri proiettili, come il CORRETTO, poi DAVIDE, e il DART. Il CCS o Corretto cominciò già nel 1985 con un programma della BAe e della OTO, ma era un sistema con la disponibilità di un solo comando che azionava dei piccoli motori a razzo, un po' come con i missili Dragon americani controcarri. Il DAVIDE (o DART, o Strales), arriva a 1.200 m.sec, è decalibrato, arriva a 5 km in 5 secondi, e a 4-5 km riesce a manovrare fino a 25 g, con un proiettile posteriore da 2,5 kg che ha un raggio utile di 10 m, una guida con radar che controlla sia il bersaglio che i proiettili in volo, e che vengono radiocomandati sul bersaglio azionando le alette canard anteriori al proiettile vero e proprio, un po' come nelle Paveway. Così si suppone che i colpi per ingaggio si ridurrebbero da 10-12 a 3-4 per ingaggio tipico.

Le caratteristiche dell'arma sono: peso 4 kg, peso del proiettile in volo (quindi senza sabot) 3,4 kg, lunghezza 670 mm, v.iniziale 1.200 m-sec, manovrabilità oltre 40 g, gittata 8 km e passa, calibro del proiettile decalibrato 42 mm.

I primi tiri sono avvenuti nel 2003 e si supponeva di finire il programma entro il 2007. Questo proiettile iperveloce è un gioello della tecnologia (e anche molto costoso, chiaramente, visto che è praticamente un missile guidato), ma non è un'eccezione. Il primo ordigno di questo tipo potrebbe essere considerato lo Stastreak britannico, il missile portatile che ha tre 'freccette' sottocalibrate, guidate dal fascio laser (quindi non c'è bisogno del radar di controllo del tiro) che accelerano a velocità fino a mach 4 (ma in maniera più morbida rispetto ad un cannone, fatto che ha causato molti problemi storicamente allo sviluppo di un proiettile guidato per cannoni ad alta velocità) e su portate di circa 7 km, praticamente eguagliando in velocità una salva di proiettili da 76 mm del tipo DAVIDE, con l'unica limitazione che non possiedono spolette di prossimità.


Una concentrazione di fuoco notevole, sempre a bordo di una 'Lupo': lanciamissili SAM, missili OTOMAT, hangar telescopico, radar e in bella mostra, il cannone binato del sistema DARDO.

Scendendo a livelli minori, il primo CIWS italiano e forse occidentale è stato il DARDO, che ha due cannoni Bofors-Breda da 300 colpi/min, che raggiunge una gittata massima di 4 km nel ruolo a.a. e circa 2-3 nel tiro antimissile, con la centrale di tiro RTN-20X con radar e due telecamere diurna e notturna, capace di colpire obiettivi anche difficili. Dal 1982 i proiettili svedesi di nuova generazione sono stati i Bofors PFF con 650 sferette da 3 mm e 0,22 g in tungsteno, capaci di perforare fino a 8 mm di alluminio a 3 metri grazie a circa 100 gr di esplosivo. Contro un missile in volo a 5 metri, la distanza utile d'attivazione era di 0,5 m se il colpo passava sotto il bersaglio, 1,5 se passava al di sopra, 3-4 m se era un bersaglio in quota. La spoletta venne ripresa dalla Francia e dall'Italia con modelli prodotti su licenza. Anche se la gittata era maggiore, il proiettile da 40 mm presentava dei problemi, a meno che non impattasse direttamente verso il bersaglio (in fondo aveva una cadenza di tiro appena 5 volte inferiore rispetto a quella del Phalanx). La distanza di tiro ottimale era di 1-2,5 km e si mirava a danneggiare il missile più che a distruggerlo, ma sotto il km avrebbe forse continuato nella traiettoria e a colpire il bersaglio anche se danneggiato nei suoi sistemi di controllo del volo. Il tutto venne abbinato ai sistemi Sea Sparrow e Aspide, che avevano una limitata capacità antimissile. Le 'Maestrale' avrebbero dovuto avere, a lato dell'hangar, anche il VANESSA, un sistema di lancio multiplo per missili che erano derivati da un tipo di arma controcarri in sviluppo per l'esercito (forse era il MAF), con lanci multipli contro i missili attaccanti, ma questo curioso sistema venne poi abbandonato e per questo le 'Maestrale' sono praticamente disarmate da attacchi provenienti esattamente a poppavia. Il DARDO, con la sua caratteristica torretta rotondeggiante, è stato anche esportato, anche se spesso senza il sistema di tiro apposito, con il quale diventa un vero CIWS antimissile. La sua efficacia contro missili con attacco in picchiata, è piuttosto ridotta a dire il vero, poiché la manovra d'attacco di armi come gli Harpoon (o gli OTOMAT di produzione francese) che consiste in una cabrata e poi in una picchiata, manda in rovina le soluzioni di tiro elaborate per le armi con spoletta di prossimità; per questo i cannoni da altissima cadenza di tiro come il Phalanx hanno continuato ad essere in auge, dato che pur se con una minore gittata utile, sono più affidabili contro i missili che nella fase finale dell'attacco, non possono più manovrare se vogliono colpire la nave. I problemi dei vari sistemi non sono di poco conto. Le munizioni da 40 mm PFF costavano qualcosa come, attualizzando, 1.000 euro l'una, anche se erano certo un buon investimento per salvare una nave. In ogni caso, ai tempi delle Falklands le navi italiane avevano i Dardo caricati ancora con le munizioni con spoletta di prossimità di vecchia generazione, molto meno efficaci.

Il Dardo ha dato origine anche a varie altre evoluzioni, come il complesso singolo o binato Breda da 30 mm con cannoni Mauser, e il Fast Forty di cui si è detto sopra.

I dati:

  • Peso: circa 7,3 t carico (con 736 colpi dell'installazione A) o 6,3 (444 cp per il tipo B)
  • Cadenza: 600 colpi/min
  • Gittata: fino a 4 km

Il Mauser da 30 mm invece ha munizioni API ed HEI simili a quelle del cannone dell'A-10, ha dimensioni e pesi minori, cadenza di 1.600 colpi/min per l'arma binata, e un elevato numero di proiettili di pronto impiego, anche qui sufficienti per oltre un minuto di fuoco con nastri per 2.000 colpi.


Un'altra arma o sistema ECM che dir si voglia è l'originale tipo SCLAR, praticamente un lanciarazzi multiplo elevabile e orientabile secondo necessità, con centralina di tiro remota, realizzato in varie versioni anche con razzi di diverso calibro, da 51 e 105 mm. Con entrambi ha 32 e 10 colpi, con i secondi ne ha 20, fabbricati dalla SNIA Viscosa o BPD, con razzi da 12 km di gittata per lancio di chaff del tipo LR-C, o gli MR-5 da 5 km o gli LR-1 da 4 km illuminanti, o anche tipi HE per bombardamento costiero (in pratica però affidato ai cannoni di bordo). In ogni caso è un sistema diverso dai soliti lanciarazzi fissi in direzione e-o azimouth che sono se non altro più semplici e leggeri, frutto dell'esperienza convergente sia dei razzi SNIA-BPD che per la meccanica della Breda. Il tipo qui illustrato è uno dei modelli più vecchi e meno protetti per la meccanica di controllo dal mare. Sostituito dal SAGAIE nei 'De la Penne', sulle nuove navi della MM è stata reintrodotta un'ultima versione con razzi migliorati, ma sia ben chiaro, solo per compiti ECM. In ogni caso il sistema è controllato dalla centrale di tiro della nave, collegato con gli apparati ESM e di allarme.


Quanto al cannone da 127/54 mm, esso venne sviluppato dl '65 al '70 e venne adottato prima sugli 'Audace', poi sulle 'Lupo' e 'MEKO 360', nonché in seguito sulle navi Giapponesi, Coreane e più di recente sulle F-125 Tedesche e le LCF Olandesi. Peraltro Corea e Giappone sono passate all'Mk 45 Mod.4 da 127/62, meno potente ma entrato in servizio prima. Il cannone OTO viene definito 'Compatto', ma forse questo va relativizzato rispetto alla potenza di fuoco che aveva da offrire; quanto al volume sia sopra che sotto coperta, e al peso, era invece quanto di più grande e ingombrante disponibile in Occidente per quella generazione di armi (quindi escludendo il 120 svedese e il 127 Mk 42 americano), e in effetti superato solo dal 130 mm binato sovietico, costruito per gli stessi compiti di fuoco contraerei e, almeno limitatamente, antimissile.

Negli anni '90 venne messo mano ad un tipo alleggerito, che pesava circa 25 t, molto meno delle 34-40 t originali e con un volume sottocoperta ridotto alla metà, perch non vi sono più le 3 giostrine da 22 colpi l'una e i colpi sono adesso posti in maniera separata in cassette, con cariche di lancio e proiettili. Vi sono riduzioni di prestazioni opzionali, come la disponibilità di base di una cadenza di 20-25 colpi/min e 20 colpi disponibili al tiro, mentre l'alzo è ridotto a 70° (a parte il -15 sempre tenuto). Infine il volume della torretta è ridotto di circa la metà, ovviando all'eccessiva voluminosità per un cannone che tra l'altro non aveva nemmeno un operatore dentro la sua grossa torretta.

Più di recente, è stato sviluppato il cannone da 127 mm con canna da 64 calibri che assieme al proiettile guidato Vulcano rivitalizza il concetto, prima piuttosto caduto in disuso. Il 127 mm, infatti, era pensato per ottenere il massimo di prestazioni da un cannone di medio calibro contro bersagli aerei, ma oramai per tali necessità vi sono armi di calibro minore e i missili. Così invece si usa l'arma come sistema di bombardamento costiero a lungo raggio o anche antinave. Le 'Orizzonte', contrariamente a quello che si proponeva inizialmente, non l'hanno avuto (piuttosto hanno ricevuto i cannoni SR da 76, lasciando il ponte di prua libero per i missili Aster), ma è previsto per le 'Bergamini' e per le F-125, oltre che per altri clienti esteri se si realizzeranno altre vendite per quest'arma di nuova generazione.

Il Vulcano, proiettile da 30 kg, è privo di motore a razzo e quindi è solo un tipo planante, con una testata di 12 kg per il tipo guidato, ma c'è anche un tipo non guidato che è solo a maggiore gittata, di 15-16 kg. Il proiettile è sparabile anche dai vecchi 127/54 mm oltre che dal tipo da 127/62 mm LC. È previsto un tipo da 127 mm con guida IR più che altro nella lotta antinave. Ma poi la tecnologia è stata interessante anche per i cannoni da 155 mm, in versione 'scalata' opportunamente, specie per i PHz-2000. Lo sviluppo era previsto per il 2008 della versione non guidata, e il 2009 con la versione guidata alle prime prove, per ottenere nel 2011 l'uso delle fregate FREMM, che avrebbero avuto il nuovo cannone. A tal proposito, il 127/LW con torretta stealth è stato sperimentato sul pattugliatore 'Carabiniere' (una 'Lupo' ex-irakena).


A parte questo vi sono altre torrette come la MARLIN con armi di vario tipo, da 25, 30 e missili Mistral o Igla, con sistemi moderni di controllo del tiro, venduta agli EAU per le nuove corvette. La piccola HITROLE navalizzata ha un calibro di 12,7 m è stata venduta al Pakistan (2) e al Messico (12) oltre agli EAU (12) e alla G.d.F (13 esemplari)[1].


Tra i missili antinave, quello di gran lunga più importante è l'OTOMAT, costruito in circa 900 esemplari dai primi anni '70, in servizio attorno al '76-77 e quindi, arma di prima generazione, grossomodo come l'Exocet, il Kormoran e l'Harpoon.

Ora, prima di parlare di quest'arma, indubbiamente interessante, c'è da segnalare anche la famiglia dei missili leggeri antinave del tipo Sea Killer-MARTE. La prima generazione era a guida semiattiva, una specie di Sea Skua insomma, ma descritto fisicamente come uno Shrike. Alcuni di essi vennero venduti all'Iran come armi superficie-superficie. Ben presto la MMI volle dei missili antinave tirabili da fuori tiro nemico, perché i vecchi AS-12, a guida ottica (quindi solo in buone condizioni di visibilità) e con gittata di 8 km, non erano stati a lungo armi soddisfacenti per le sue esigenze (così come per la Francia, che ebbe l'AS-15 e la Gran Bretagna, con il Sea Skua). La risposta fu una profonda rielaborazione dell'arma base, con l'aggiunta di una grossa e sproporzionata testa di guida del tipo SM-1, simile all'ST-2 dell'OTOMAT. Infatti il Marte era diventato il più piccolo missile antinave a guida radar attiva e tale è rimasto, visto che altri ordigni, come il Penguin, di poco più grande, sono ricorsi piuttosto alla più discreta e meno costosa guida con sensore IR avanzato.

Il Marte era un missile con lunghezza di circa 3,926 m, 98 cm di apertura alare, 261 kg di peso, con portata minima di 5 km e massima di 30 km, velocità di crociera di 900 km/h. La sua testa di ricerca poteva localizzare entro un cono di 60° una fregata ad oltre 10 km e una motovedetta missilistica a 8, mentre l'attacco era fatto a volo radente a 3-5 m. Abbinato al radar di ricerca SMA-75, capace di vedere una nave di 100 m2 di RCS a 45 km e una di 5.000 a 140 km, pesante 75 kg, in banda X (come anche il sensore del missile), era possibile eseguire attacchi piuttosto insidiosi. L'idea di adattare al piccolo corpo di un missile un sistema di guida di ordigni ben più prestanti è rimasta con un modesto successo: il Marte pesa oltre il doppio del Sea Skua, ma non è più distruttivo e la sua gittata utile è maggiore, così come la distruttività, ma due più piccoli missili inglesi sarebbero stati bersagli più difficili del singolo, piuttosto grosso e lento ordigno della Oto-Melara, che oltretutto ebbe dei problemi di messa a punto non lusinghieri (come anche i suoi predecessori; all'epoca dei fatti girava anche una rima baciata: 'Marte il missile che non parte' per indicare le difficoltà di messa a punto del sistema) prima di divenire operativo appieno, con i SH-3 Sea King. Venne anche esportato in qualche nazione cliente dei prodotti italiani, per esempio degli elicotteri Agust-Bell AB212 e Agosta- Sea King. I primi sono nominalmente compatibili con tale arma, ma di fatto quelli della MMI non la usano per il suo peso eccessivo, preferendo i Sea King con lo stesso armamento (due missili), quantomeno quei Sea King che hanno ricevuto le modifiche apposite per il loro uso. Sfumata invece l'ottimizzazione con l'MB.339C, che del resto avrebbe avuto prestazioni piuttosto modeste (una tipica missione avrebbe avuto, anche con serbatoi ausiliari, solo 500 km con missione Hi-lo-Hi, da confrontarsi con gli 800 del Super Etendard con un missile Exocet (dal peso e raggio doppi), oltretutto ben più veloce sia in crociera che in attacco e disimpegno. Così la combinazione non ha avuto successo. La Marina ha comprato una quarantina di missili e altri, come si è detto, sono andati ad ulteriori clienti, sia pure sacrificando notevolmente le prestazioni degli AB-212 (Turchia e Perù sono stati forse gli unici clienti esteri). La sofisticata elettronica del Marte, pur se tecnicamente interessante, era certo un po' 'sprecata' se si considera che l'OTOMAT, pesante quasi 800 kg, aveva quasi lo stesso sistema di guida, ma una gittata 6 volte maggiore, una testata 3 volte più pesante, e una maggiore velocità.

In ogni caso, negli anni '80 il Marte venne sviluppato in vari altri sottotipi con il Marte Mk.2/A da aerei (quello di cui sopra), l'Mk.2/S da elicottero (accorciato, ma ancora con i booster) e l'Mk2/N per le navi. Alla fine è venuto fuori l'Mk.2/S con varie migliorie, tra cui l'accorciamento grazie ai booster laterali anziché posteriori. La MM di questo missile, compatibile con l'NH-90 e l'EH-101, ha ordinato 8 sistemi di lancio per gli EH-101, 6 missili di preserie e 33 di serie, così da sostituire i pochi Marte ancora in circolazione, dopo i lanci di addestramento e il logorio del tempo (a tal proposito, oltre a generali migliorie di affidabilità, il nuovo Marte è assicurato per 15 anni di funzionamento).

Le caratteristiche complessive della nuova arma:

  • Motori: due booster e un razzo di crociera
  • Dimensioni: 3,8x0,316x0,65 m (lunghezza, diametro, ap.alare)
  • Peso: 324 kg con il booster, 260 senza, 222 a fine combustione
  • Testata: 74 kg, sufficiente per distruggere navi fino a 600 t e danneggiare unità da 3.000 (27 kg di HE)
  • Prestazioni: velocità media 900 kmh, autonomia 120 sec (30 km), quota 3-5 m, velocità finale almeno 0,8 mach (dovuta alla riduzione del peso a bordo)[2][3]

L’Otomat è un missile a lungo raggio antinave, paritetico Italia-Francia, inizialmente sviluppato dal consorzio Oto Melara-Matra (da cui il nome Otomat) successivamente confluito nel gruppo MBDA, società partecipata del gruppo Finmeccanica. Il missile è stato largamente impiegato dalla Marina Militare Italiana.

La caratteristica principale del missile, la lunga gittata, è ottenuta con un motore francese a turbina Microturbo, che consente una gittata di circa 180 km con una testata da 210 kg, per un peso totale di circa 800 kg. Si tratta di un missile molto potente, ma non adatto ( o adattato) per aerei o sottomarini.

Il missile cominciò ad essere progettato attorno al 1967, e ben presto vi fu un accordo internazionale tra OTO-Melara e Matra, che diede al missile il nome definitivo: OTOMAT, essendo una collaborazione paritetica. Il missile venne sperimentato tra il 1971 e il 1972, con il primo lancio di un missile completo già il 28 febbraio. Lo sviluppo, iniziato ufficialmente nel 1969 terminò nel 1974. A quel punto il missile era pronto per la produzione in serie e i primi missili, designati OTOMAT Mk 1 vennero messi in servizio nel 1976. Per metterli in servizio con una classe di navi adatta la MMI dovette attendere almeno un altro anno, con l'arrivo delle Lupo. L'evoluzione non si era però arrestata in quanto venne ben presto sviluppato un missile più moderno, dato il grande sviluppo della microelettronica in quegli anni, con il passaggio allo stato solido dei circuiti.

Il tipo Mk I era un missile con ridotte capacità, ma costituiva una valida base per ulteriori perfezionamenti. La gittata era di 60 km e non poteva essere controllato dopo il lancio, pertanto le sue capacità di ingaggio oltre l'orizzonte non potevano essere aiutate da update con operatori esterni. Nondimeno, offriva una gittata maggiore dell'Exocet e una testata da 210 kg. Ma l'Exocet, pur non essendo meno pesante era più compatto e soprattutto, interamente francese, così divenne il sistema per la Marine Nationale, mentre il binazionale franco-italiano OTOMAT venne prodotto in entrambi i Paesi per la MM e l'export. Che l'OTOMAT fosse capace di superare, principalmente per il tipo di motore, l'Exocet sarebbe ben presto stato dimostrato con il successivo sviluppo.

La nuova arma Mk 2 venne sviluppata a partire dal 1973 e il primo lancio venne eseguito nel '74. Lo sviluppo arrivò al compimento nel 1976, in linea con l'entrata in servizio del modello 1, ma il primo lancio oltre l'orizzonte, probabilmente dal poligono sardo di Salto di Quirra, avvenne solo nel 1978. Ben presto anche quest'arma arrivò in servizio con la MM, ma inizialmente non fu offerta all'export.

Tecnicamente, il missile si presentava come un'arma di grosse dimensioni, non tanto per la lunghezza, ma per la larghezza dovuta ad una fusoliera larga 40 cm e dotata di due impulsori a razzo laterali ROXEL e un turbogetto TR-281 ARBIZON III, 400 kg/s che offre una spinta circa il 50% maggiore che nel caso del similare Harpoon. La testata, 210 kg è appena davanti alla sezione motore che comprende un totale di 90 litri, sufficienti per almeno 10 minuti di autonomia. La testa di ricerca è ancora avanti e comprende un radar di ricerca autonomo, ospitato dietro un muso in materiale dielettrico. In definitiva, lo schema della fusoliera, realizzata in lega leggera di alluminio verte quindi, da prua a poppa, nelle sezioni: guida, elettronica, testata, carburante, motore. Le superfici di controllo sono quattro grosse ali stabilizzatrici al centro fusoliera e quattro alette mobili alla sua estremità posteriore.

contenitore- lanciatore per i missili ad alette ripiegabili, con la sezione ovale

La sequenza di lancio e funzionamento è eseguita nel seguente modo: il contenitore lanciatore in vetroresina, di forma caratteristica e piuttosto grande e squadrata, pesante circa 1.700 kg. Aperta la sezione frontale, viene lanciato il missile, che non richiede alla nave di cambiare rotta: è infatti capace di cambiare rotta esso stesso per un massimo di almeno 200 gradi. Lasciata la nave sotto la spinta dei due ROXEL, capaci di 6 t/s per circa 5 secondi, il missile accelera a circa 1.000-1.100 km/h con il turbogetto, mentre un radar altimetro controlla la quota da 200, poi, a 20 metri (non è chiaro quando la transizione ha luogo). Giunto a circa metà gittata, sempre che sia previsto, viene aggiornato da un elicottero con il data-link, dopodiché arriva sull'obiettivo, aziona il radar e colpisce a volo radente, con una testata che contiene 65 kg di ECTOTAL e un involucro semiperforante, che grazie alla velocità di circa 1100 km/h raggiungibile con il missile progressivamente alleggerito dal carico di carburante, sfonda fino a 90 mm di acciaio, e poi tende a deviare l'esplosione verso il basso, colpendo quindi la nave anche sotto la linea di galleggiamento, rendendo ulteriormente pericoloso questo missile perché non si limita a mettere fuori uso la nave, ma con il carburante in eccesso spesso la incendia e comunque tende a danneggiarne anche la carena. La testata può causare uno squarcio anche di 6 metri di larghezza.

La guida a mezza corsa è un plus del missile, con la possibilità di attaccare bersagli navali oltre l'orizzonte. In genere la gittata massima per missili capaci di eseguire lanci sull'orizzonte è di circa 40 km, come nel caso dell'MM.40 Exocet. La gittata con lanci oltre l'orizzonte che si può sviluppare praticamente arriva sui 100 km con i missili Harpoon, ma per distanze superiori vi è la necessità o di costosi missili supersonici, oppure di missili con un sistema di aggiornamento-datalink. L'operazione di correzione di mezza corsa è però delicata. L'elicottero AB-212 dei tipi dotati di apposito datalink TG-2 deve scoprire la nave e aspettare poi il missile, che deve passargli sotto per ricevere i segnali. Questo ovviamente, con distanze pratiche di scoperta dell'ordine dei 40-50 km se l'elicottero vola a bassa quota, può essere molto pericoloso se il nemico ha velivoli da intercettazione, anche altri elicotteri poiché un Lynx o un Dauphin è assai più veloce e maneggevole di un AB-212ASW e lo spostamento dell'elicottero anche solo di alcune centinaia di metri può portare al mancato aggancio. Inoltre può essere ingaggiato un solo bersaglio per volta, anche se con più missili.

Missile OTOMAT lanciato da terra

Un sistema di questo tipo, il TESEO, è installato sulle navi italiane. Per le navi Saudite vi è invece l'ERATO. Qui è la nave che riceve i dati e li ritrasmette ai missili, cosicché il rendez-vous con l'elicottero non è più necessario. Ma i missili devono sollevarsi fino a 900 m di quota per ricevere i dati, compromettendo teoricamente la furtività della manovra d'attacco. Tuttavia, gli elicotteri che restano in vicinanza di una nave per minuti non sono meno evidente e la traccia radar di un missile è tale che difficilmente da oltre 50 km può essere avvistato. Il sistema ERATO può controllare fino a 16 missili su 10 bersagli, il che consente di controllare simultaneamente tutti i missili di due navi attaccando navi di una intera formazione.

Il turbogetto francese è la chiave della potenza di questo missile: consente una gittata molto maggiore di quanto possibile altrimenti, con un motore a razzo di analoga massa, anche se costa di più ed è più complesso.

L'OTOMAT non è stato sviluppato con lanci da sottomarini e aerei, ma per navi e batterie costiere.

Gli sviluppi sono stati nondimeno parecchi: le alette ripiegabili hanno consentito di raddoppiare il numero di missili da uno a due per ciascuna rampa, lasciando il limite soprattutto nei pesi in alto per le navi. Così se il 'Vittorio Veneto' aveva 4 missili, il 'Garibaldi' ne ha 8, e anche le Maestrale -salvo problemi di peso- potrebbero imbarcare le stesse armi delle Lupo, cosa talvolta fatta parzialmente con due lanciatori singoli e due binati sovrapposti, dalla caratteristica forma ovale. Infatti i missili OTOMAT anche con alette ripiegabili hanno ancora i razzi laterali, quindi non possono essere ospitati in tubi di lancio perfetti come nel caso degli Harpoon, che hanno un unico booster posteriore, che negli OTOMAT non potrebbe essere usato se non allungando parecchio la struttura complessiva dell'arma.

Ecco un OTOMAT Mk 2 peruviano, che nella vista 3/4 posteriore mostra praticamente tutti gli elementi salienti della sua fisionomia

Altre modifiche sono state studiate durante gli anni '80: l'OTOMACH venne pensato come missile supersonico, ma venne abbandonato perché costoso e perché la migliore misura era quella di rendere l'arma maggiormente tecnologia stealth. L'ULISSE venne pensato come aggiornamento in tale senso e suscitò l'interesse della US Navy che però finì per comprare le ultime versioni dell'Harpoon. L'ULISSE era aggiornato nella componente elettronica, costruito con tecnologia stealth e con un ottimo sensore IR realmente provato su missili normali, che consentiva il riconoscimento di bersagli anche costieri, ma il ritiro della US Navy portò alla fine del programma.

In termini di guida, i missili italiani hanno una traiettoria d'attacco radente con la testata prodotta dalla SMA di Firenze, mentre i missili francesi hanno una traiettoria d'attacco con picchiata finale da 175 m di quota, per confondere le difese aeree. Per quanto causa di problemi, sia per la riflessione dalla superficie del mare che per complesse manovre sui tre assi, questo sistema consente di ingannare abbastanza agevolmente le difese aeree, e un sistema simile venne inizialmente applicato anche agli Harpoon, che però hanno poi utilizzato una traiettoria interamente a volo radente, che consente maggiore semplicità e la possibilità teorica di riattaccare in caso le ECM ingannassero il missile ed in effetti vi sono dei pro e contro in tale applicazione. In quanto al sistema motore, l'Exocet Block 3 ha cambiato il motore a razzo con lo stesso apparato dell'OTOMAT ed è singolare che proprio questo componente, che fornisce le prestazioni di gittata richieste, sia di produzione francese ma non sia stato usato dalla Marine Nationale per tutti questi anni. Il totale di missili OTOMAT costruiti a partire dal 1975 è di circa 1.000 esemplari. La loro carriera ha visto lanci in esercitazione oltre i 120 km e l'uso contro le difese aeree della US Navy, superate dalla maggior parte dei missili di un piccolo lotto comprato per valutazione, e dotati di una particolare manovra d'attacco finale che sembra simile all'attacco in picchiata delle armi francesi.

L'OTOMAT non è stato usato mai in combattimenti reali, ma è stato esportato in diverse nazioni, anche a rischio come la Libia e l'Iraq. Il 31 ottobre 2006 è riuscito un test di lancio del nuovo Teseo Mk2/A (OTOMAT Mk2 Block IV), ultima evoluzione del programma, avvenuto presso il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Quirra, con un volo di 300 secondi per una distanza di circa 80 km. Il loro impiego è previsto nelle nuove fregate italiane Classe FREMM ed è stato ordinato in 38 esemplari dalla Marina Militare per il 2008.

OTOMAT Mk.2

  • Motore: a razzo+ turbogetto da 400 kg/s e 90 kg di carburante
  • Peso: 770 kg e testata da 210 kg semi-AP
  • Dimensioni: lunghezza 4,46 m, diametro 0,4 m
  • Prestazioni: vel. max attorno a 310 m.sec, crociera circa 300 m.sec (0,9 mach o 1.100 kmh), gittata 180 km circa

Il MILAS è la versione ASW dell' OTOMAT Mk 2, con il missile che ed ha una funzione di vettore per carichi come il siluro leggero MU 90 o simili, che vengono sganciati dal vettore nei pressi di un sottomarino, come indicato dal sonar della nave e dalla cooperazione con l'elicottero di bordo.

Il programma venne sviluppato in cooperazione tra Italia e Francia a partire dal 1986 per trasportare entro pochi minuti un'arma leggera come l'A244, ma i francesi, dopo la fine della Guerra Fredda, non si dimostrarono molto interessata alla sostituzione dei vecchi MALAFON mentre l'Italia ha proseguito nello sviluppo e dopo molti problemi legati alle risorse disponibili sono entrati in servizio equipaggiando i cacciatorpediniere Durand de la Penne.

Il Milas ha una gittata che va da 5 a oltre 35 km in tutte le direzioni. Il sistema può aggiornare, continuamente, durante il volo del missile, la traiettoria e il punto di rilascio del siluro, con in più il vantaggio di poter modificare le istruzioni riguardo al bersaglio.

Con i suoi rapidi tempi di reazione e il suo raggio d'azione, il sistema garantisce alle navi che ne sono equipaggiate e alle formazioni navali scortate da queste, una difesa effettiva e permanente dai sottomarini, sia convenzionali che nucleari.

Il missile costruito da MBDA può essere usato in simbiosi con l'Otomat MK2, con cui è intercambiabile nei lanciamissili, in operazioni combinate ASuW/ASW e verrà installato sulle nuove FREMM.

Questo missile è nato in maniera abbastanza oscura. Ci ci potrebbe chiedere come mai l'Italia ha realizzato un grosso missile multiruolo aria-aria a medio raggio, quando non sono stati invece non ne sono stati costruiti a più corto raggio d'azione e a guida IR (infrarossa), come è accaduto per diversi Paesi emergenti (come il Sud Africa con il Kukhri/Darter e Israele con i vari Shafir e Python). La risposta è essenzialmente, che quest'arma è stata preceduta dall'esperienza con lo Sparrow E (NATO). Fino a non molti anni fa non era un fatto particolarmente noto, ma in realtà molti degli Sparrow usati in Italia, se non la totalità, non erano importati. La Selenia ne costruì ben 1.000 unità, tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70[5], da qui l'esperienza tecnica per realizzare un missile di questa categoria. All'epoca, il lavoro in ambito NATO era suddiviso tra i vari Paesi componenti, dato che il missile a corto raggio Sidewinder era costruito in Germania, nelle varie generazioni, per un totale di diverse decine di migliaia (partendo dall'AIM-9B/F e terminando con l'AIM-9L, prima di cominciare l'esperienza con l'IRIS-T 'europeo').

L'Aspide viene spesso considerato una sorta di copia 'su licenza' dello Sparrow, ma questo non è vero, dato che in realtà tutto il suo progetto di dettaglio è notevolmente diverso. Lo Sparrow III (AIM-7E) era pur sempre di tecnologia degli anni '50-'60, con elettronica a valvole di scarsa affidabilità e capacità. Nei tardi anni '60, i suoi limiti erano evidenti e così la Gran Bretagna iniziò (nel 1969) a progettare un sistema di guida migliorato. Verso la fine degli anni '70 diventò operativo lo Sky Flash, che era sostanzialmente un AIM-7B migliorato con un sistema di guida 'monopulse' anziché a scansione conica. Un sistema molto più moderno e difficile da contrastare per le ECM, e molto più difficile da scoprire dai sistemi di allarme per le caratteristiche del segnale usato (mono-impulso piuttosto che 'semi-attivo' ad onda continua). Questo lasciava anche spazio per altri componenti interni, ma i Britannici non gli diedero sul momento particolare importanza, forse per ragioni di bilancio, visto che gli Americani stavano costruendo l'AIM-7F, missile migliorato soprattutto nel sistema motore (da mach 3 a mach 4, gittata 40 km piuttosto che 30, testata da 39 kg anziché 29) ma ancora con il sistema a scansione.

Subito dopo (1970) fu la volta dell'Italia, quando l'AMI chiese un nuovo tipo di missile alla Selenia, che venne anche finanziata con un contributo del Ministero della Difesa. Questa ditta divenne responsabile praticamente di tutto il sistema d'arma, radar inclusi, e non soltanto il missile di per sé. Alla Selenia pensarono da subito a migliorare il progetto in tutti i componenti, dato che la tecnologia degli anni '70 poteva fare ovviamente molto meglio di quella di 20 anni prima, specialmente per un missile relativamente piccolo e compatto. Così l'Aspide ha avuto un sistema di guida monopulse in banda I, un motore a razzo potenziato, una testata a frammentazione da 33 kg e un sistema di comandi di volo con 4 alette totalmente indipendenti anziché collegate due a due, diventando certo un serpente molto velenoso per i suoi obiettivi.

All'epoca la tecnologia elettronica e di difesa italiana era diventata tra le più avanzate a livello mondiale, e la Selenia ne costituiva uno degli elementi di spicco. Così, oltre al missile (aiutata da fornitori come la BPD) era anche l'autrice dei radar e dei computer di tiro e controllo, diventando così un 'fornitore unico' che certo giovava a coordinare meglio lo sviluppo e i rapporti con i clienti.

Tecnicamente, per quello che riguarda l'Aspide vero e proprio, si tratta di un'arma di 3,7 metri di lunghezza, 203 mm di diametro e 1,02 metri circa di apertura alare (in termini anglosassoni: 12 piedi, 8 pollici e 4 piedi). Il motore è della BPD-Difesa Spazio, così come la testata da 33 kg a frammentazione (preferita alla 'continous rod' dello Sparrow E/F; successivamente anche lo Sparrow M è tornato alle testate a frammentazione, ma da 39,5 kg), che è posta davanti alla prima coppia di ali, quella di manovra. Il missile ha una struttura in alluminio, eccetto che l'ogiva, in ceramica per resistere meglio al calore dell'attrito, nonché per permettere alla testata di ricerca di funzionare, essendo la ceramica dielettrica e quindi, trasparente al radar (una soluzione simile è stata fatta anche per il Super R.530). Il sistema di guida, realizzato dalla Selenia, opera in banda I (8-10 GHz), ed è seguito con un ricevitore monopulse in banda stretta con antenna Cassegrain da 14,5 cm di diametro. La guida ha anche un autopilota e un accelerometro. All'interno del missile l'energia è data da un generatore a gas, anche questo (come il motore) a propellente solido, che attiva una turbina a gas (Microtecnica) coassiale al generatore da 5 kW; vi è anche un raddrizzatore. La pressione idraulica deriva dalla stessa turbina, che muove un'apposita pompa e che serve per attivare l'antenna mobile del missile e i servocomandi delle alette[6]. La spoletta è stata concepita per funzionare anche a quote molto basse e in presenza di ECM; del resto, questo è lo stesso fatto con i missili Sparrow, che nel tipo Sea Sparrow RIM-7E avevano una tangenza minima di 30 metri, nell'F calata a meno di 15 e nell'M a circa 8 metri, proprio per via di una spoletta più adatta a colpire a bassa quota (armi da guerra riferisce che la quota minima nominale per l'Aspide fosse di 15 metri, quindi al pari del RIM-7F)[7].

Quanto ai radar, il PLUTO (sempre della Selenia) è un tipo moderno in banda S(basato su sistemi navali analoghi, tipo SPS-702), capace di vedere bersagli in volo fino a mach 3, con localizzazione di aerei di piccole dimensioni a circa 100 km. La sua produzione era partita già nel 1980 per un cliente non noto. Ovviamente era un sistema moderno, con tecnologie allo stato solido e migliore definizione in presenza di clutter del terreno. La potenza di picco era di 135 kW. Che si tratti di un sistema prettamente a bassa quota è chiaro dall'angolo di rotazione verticale: solo da -2 a +5 gradi, mentre la rotazione orizzontale era possibile al ritmo massimo di 15 giri/minuto[8]. Nel caso del PLUTO dello SPADA, invece, il sistema ha visto ridursi la portata a 50-60 km, ma è stato portato a 30 giri/min, oltre a 'stringere' il fascio per dargli maggior risoluzione, minori lobi laterali e maggiore capacità di vedere attraverso i disturbi elettronici e il clutter, migliorando le capacità a bassissime quote.

Infine, i radar di inseguimento (che non pare abbiano nomi particolari) avevano circa 30 km di portata, erano anch'essi della Selenia e su richiesta potevano avere una telecamera diurna di inseguimento (della FIAR), ma almeno all'inizio l'AM non l'aveva richiesta (a differenza dello Skyguard dell'E.I.). Questi sistemi operano in banda G/H durante l'inseguimento (con un modulo TWT uguale a quello del PLUTO), e in banda I per l'illuminazione del bersaglio (con un sistema Klynstron). Lo shelter di controllo dello SPADA (uno per ciascuna sezione, a parte quello centrale) aveva un calcolatore di tiro NDC-160 e una consolle di controllo del tiro. Il PLUTO, invece, aveva due shelter dei quali uno era l'OCCC (Operation Control Center) con 3 operatori. Anche questo aveva calcolatori NDC-160 della Selenia, con memoria di 32K a 18 bit[9]. Movimentare tutta una batteria richiedeva 14 autocarri Fiat 260 6x4PM-35, includendo anche 48 missili di ricarica (più altrettanti pronti al tiro su 8 lanciamissili a rimorchio).

Il 'fratello' americano Sea Sparrow; notare le alette ripiegabili non ancora distese, mentre l'Aspide SAM ha ali più lunghe e fisse.

La progettazione non interessava soltanto il missile di per sé: sulla base dei lanciatori ottupli NATO Sea Sparrow, negli anni successivi venne approntato il sistema navale ALBATROSS, con radar di tiro dedicati (RTN-30X) e un lanciatore ottuplo compatibile anche con il Sea Sparrow, come del resto il lanciatore Sea Sparrow era compatibile con l'Aspide. La principale modifica dell'Aspide SAM, data la difficoltà di tipo ripiegabile affidabili (specie in ambiente salmastro-marino), fu quella di introdurre alette tronche non ripiegabili, ma dalla ridotta apertura per essere impiegabile con i lanciamissili terrestri. Alla fine l'unico tipo di Aspide dotato delle caratteristiche ali triangolari è stato quello aria-aria, usato però soltanto con gli F-104ASA-2 dai primi anni '90 (due piloni BL-104 sotto le ali).

Quanto ai lanciatori, inizialmente si erano pensati a 4 celle, ma poi essendo il sistema statico, si volle la soluzione a 6. E' caso mai piuttosto strano che anche l'E.I., nonostante la massa considerevole di una simile installazione, ha poi adottato un sistema pure a 6 celle. A differenza dei lanciatori standard navali (ottupli, con due gruppi da 4 celle l'uno) e a similitudine di quelli leggeri nonché di quelli dello Skyguard, tutte le celle sono rapidamente staccabili e movimentabili con una gru, sia con il missile che senza; l'arma è normalmente conservata sempre dentro la sua cella, probabilmente sigillata, con un'apertura frontale a frattura (4 'triangoli' che si rompono all'uscita del missile). La Selenia aveva anche offerto un tipo di SPADA semovente all'E.I., ma questo non l'accettò, andando piuttosto verso la versione 'italianizzata' dello Skyguard (sia pure, come si è detto, con lanciatori sestupli anziché quadrupli e senza integrazione cannone-missili). La produzione, verso la fine del 1983, procedeva a 20-25 missili al mese, su di una richiesta complessiva che all'epoca aveva già ottenuto oltre 1.200 ordini. Del resto l'arma era entrata in servizio già da oltre 6 anni e c'erano molti clienti esteri interessati, soprattutto per le navi esportate dall'Italia o comunque equipaggiate con questi missili.

Se non è corretto che il missile Aspide sia ridotto ad arma americana costruita su licenza, appare comunque improprio e molto riduttivo anche definirlo come un ordigno simile allo Sparrow soltanto perché debba essere 'compatibile' con i pre-esistenti lanciatori. I due missili, quello americano e italiano sono talmente simili da rendere difficile l'identificazione precisa, una somiglianza decisamente molto al di là della semplice 'compatibilità', incluso il diametro, esattamente di otto pollici (203 mm). In realtà vi erano molte soluzioni diverse a questo problema, come l'equivalente francese Super R.530 dimostra, inoltre sia l'installazione su aerei che quella di superficie non costituiscono un limite apprezzabile, dato che la prima ha solo un pilone, la seconda ha box larghi oltre un metro.

Gli sviluppi e gli utenti

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I primi missili, dopo lo sviluppo durato tra la fine del '69 (o nel 1970, a seconda delle fonti) e il 1977, vennero consegnate alla Marina. Giova ricordare che l'ALBATROSS era già esistente, infatti il primo tipo era l'Mk.1, sviluppato nel 1968-71 ma che impiegava il missile NATO Sea Sparrow (AIM-7H) e nell'insieme era simile se non uguale al classico Mk.29 americano già esistente. Una cosa che risalta dalle foto dell'epoca è che l'Aspide fosse realmente identico allo Sparrow, perché aveva alette trapezioidali con struttura ripiegata quando ancora non era lanciato. Questo nel 1983, per esempio, quanto meno per le Marine. Ma a parte questi primissimi lotti, già all'epoca c'erano i missili ad alette fisse, grossomodo della stessa apertura ma dalla corda maggiore[10].

L'Aeronautica ha comprato inizialmente non meno di 3 o 4 batterie Spada (installate a Pratica di Mare, Ghedi e Gioa del Colle, vale a dire essenzialmente le basi sperimentali e quelle dei Tornado[11], per la difesa di obiettivi statici. In genere, sono costituite da: un radar PLUTO, sezioni (2-4) con un radar di illuminazione e due lanciamissili sestupli, più autocarri per la mobilitazione e con la possibilità di ricaricare altrettanti missili. I lanciatori sono angolati a 30° verso l'alto quando sono in posizione di tiro, per il resto sono orientabili[12]. Altri tipi di lanciamissili sono quelli a quattro celle 'leggeri' per corvette e fregate sopra le 500 tonnellate di dislocamento, e quelli 'ridotti' a tre o 4 celle per impiego terrestre. Un altro sistema, entrato in servizio in Italia nel 1994 con l'Esercito, è lo Skyguard-Aspide, una specie di variazione del tipo svizzero, che veniva usato con lo Sparrow (in lanciatori quadrinati) e cannoni da 35 mm binati. Per esempio, l'esercito spagnolo comprò 13 lanciatori quadrupli di questo tipo e 200 Aspide negli anni '80 (assieme ad una ventina di lanciatori Roland su scafo AMX-30, con circa 400 missili)[13]. Lo Skyguard è dotato di maggiore mobilità rispetto allo Spada, essendo un sistema 'campale', nondimeno ha ancora i lanciamissili di tipo sestuplo, per giunta dotati ciascuno di un radar di tiro proprio. Ogni sezione di fuoco (4 per batteria) ha un modulo trainabile per il comando, con radar di scoperta e uno di tiro (che a quanto pare, si sovrappone all'impiego dei lanciamissili veri e propri). L'E.I. ha comprato in tutto 4 batterie, in servizio in un unico reggimento.

Essendo in produzione pressoché da oltre 30 anni, i missili Aspide sono stati prodotti in quantità considerevoli. Attualmente siamo arrivati ad oltre 5.000 unità, la maggior parte dei quali (attorno a 4.000) prodotti entro metà anni '90. L'Aspide è stato venduto largamente, approfittando della sua compatibilità con lo Sparrow (come del resto, il Magic francese, grazie alla sua compatibilità con il Sidewinder). In particolare, l'arma è stata prodotta per le Marine che, per una ragione o l'altra, non hanno avuto accesso -o non hanno scelto di farlo- ai missili Sea Sparrow americani di ultima generazione, oppure hanno avuto navi italiane o ammodernate dagli italiani. Nel secondo caso vi sono nazioni come Venezuela, Ecuador, Perù; nel secondo, tra gli altri, c'é la Libia. Inoltre, l'Aspide è stato adottato largamente dalle F.A. spagnole, che hanno comprato sia i missili per l'Esercito, che quelli per la Marina (specie per le corvette classe 'Descubierta', poi vendute anche all'Egitto). Una tipica installazione navale è costituita da un lanciamissili ottuplo, un radar di tiro, un deposito di 16 missili (non è chiaro se in aggiunta agli 8 eventualmente già presenti dentro il lanciamissili). Il tipo 'Albatross' ha un sistema altamente automatizzato con un apparato Riva-Calzoni di ricarica[14], che può portare fino a 4 missili in simultanea dentro il lanciatore, dopo averli prelevati e fatti sfilare tramite rotaie dal deposito sottostante. I tipi leggeri, pesanti probabilmente attorno alle 3 tonnellate (più o meno come un impianto binato da 30 mm) in genere hanno 8 armi di ricarica nei depositi, ma sono movimentate manualmente, cosa non facile per armi lunghe quasi 4 metri e pesanti oltre 200 kg.

Il lanciamissili Aspide ottuplo delle Niteroi ammodernate.

L'Aspide ha conosciuto una lenta evoluzione, che ha comportato diversi gradini. Uno di questi è stato l'Idra, un derivato dell'Aspide molto evoluto, dotato di radar di auto-ricerca attivo. Questo programma finì negli anni '80 dato il costo che comportava. Anche l'Aspide Mk.2 aveva guida attiva ma esso non venne mai completato, dato che l'Italia è alfine confluita nel missile Meteor. Da notare come, per evoluzione parallela, anche la BAe aveva all'epoca il missile Active Sky Flash, sempre con radar proprio nel muso, ma che non ebbe modo di passare alla produzione di serie per la stessa ragione (in seguito si è evoluto nell'S-225X e poi è stato abbandonato anche questo ordigno, caratterizzato dalle alette di piccole dimensioni).

I tipi attuali sono noti come Aspide 2000, costruiti dagli anni '90. Sebbene essi siano meno efficaci di quelli a guida radar attiva, sono nondimeno armi più potenti e perfezionate di quelle basiche, il cui disegno era pur sempre degli anni '70. Pensati solo come armi superficie-aria, dato che l'EF-2000 non ha adottato alcun Aspide, i missili di questo tipo hanno alette tronche di tipo diverso da quelli originali (che erano più simili, anzi quasi indistinguibili dallo Sparrow), con una certa freccia e una corda molto larga. Anche il motore è stato potenziato, arrivando ad una gittata massima dell'ordine di 25 km[15]. Probabilmente la maggior parte delle armi dell'E.I. sono di questo tipo, come anche gli ultimi lotti consegnati all'AM e alla MM.

All'estero l'Aspide 2000 ha conosciuto un maggior successo di vendite nel settore terrestre. L'ultimo contratto importante è stato con il Pakistan, per una serie di 10 batterie e un costo di diverse centinaia di milioni di dollari, ammesso che le varie vicissitudini lo abbiano attuato totalmente. In termini navali, invece, l'Aspide ha cominciato a segnare il passo rispetto ad armi più potenti come l'ESSM e l'Aster 15/30. Nella MM il massimo livello raggiunto è stato quello di 8 l.m. per le corvette 'Minerva', 8 per le 'Lupo/Artigliere', 2 per la 'Garibaldi', 8 per le fregate 'Maestrale', 4 per i caccia 'Audace/De la Penne' e uno addestrativo basato a terra (a Taranto). In tutto, sulle navi italiane c'erano dunque, a metà anni '90, ben 30 lanciamissili ottupli, dei quali molti erano del tipo Albatross (solo sui caccia, la Garibaldi e le 'Maestrale').

Aspide in azione, con un lancio al traverso da parte di una fregata 'Lupo' peruviana.

Per quello che riguarda la situazione attuale, invece, l'Aspide è ancora presente su 'Garibaldi', 'De la Penne', 'Maestrale', 'Artigliere' e su 4 delle 'Minerva' (le altre 4 sono state modificate togliendo il lanciamissili per una piattaforma di elicotteri) per un totale di 20 armi. A dire il vero, altri 4 lanciamissili sono ancora esistenti a bordo delle 'Lupo', ora cedute al Perù dove fanno compagnia alle 4 unità già vendute circa 30 anni fa. Ma oramai sono molti anni che le nuove navi sono costruite senza associarvi i missili Aspide. All'estero vanno anche ricordati i cinque caccia MEKO 360 costruiti per Nigeria (1) e Argentina (4), armati con un sistema Albatross (ma con radar olandesi) ciascuno. Il Brasile ha pure aggiornato le sue navi tipo 'Niteroi' con un lanciamissili Aspide, e così si può dire che in Sud America quest'arma è diventata il SAM standard per le marine, dato che, eccetto la marina cilena (legata soprattutto a unità britanniche) l'hanno adottato tutte le principali marine: Argentina, Brasile, Ecuador, Perù e Venezuela, anche perché l'export di armamenti americani in quella zona è tradizionalmente auto-limitato per non causare pericolose corse al riarmo, lasciando ai costruttori europei (che non hanno di questi problemi) di piazzare grosse quantità di armamenti (come nel caso dei Canberra, Mirage e Macchi 326).

L'AMI aveva ordinato il sistema Spada in 3 batterie originariamente, poi sono arrivate ordinazioni per altre 8 e si pensava di costruire altre batterie lanciamissili, ma nel 1992 il totale è stato bloccato a 12 unità[16]. Con la dismissione di molti aeroporti anche varie batterie sono state dismesse oppure trasformate in unità più facilmente dispiegabili, perché uno Spada è trasportabile da non meno di 14 autocarri.

L'Aspide è un missile altamente efficace e in circa 600 lanci addestrativi, ha superato il 95% di successi. E' valido anche contro bersagli ad alta manovrabilità, dato che può supportare fino a ben 35 G di manovra. Opera bene anche contro bersagli a basse quote (circa 15 metri come minimo), in ambienti disturbati (ECM) ed è molto preciso.

Tuttavia, nemmeno l'Aspide è un'arma pienamente rispondente alle necessità. In campo aeronautico è rimasto limitato all'F-104 di ultimissima generazione, e la sua implementazione con i vecchi Starfighter ha richiesto molti anni di prova, dato che i primi F-104ASA (caratterizzati proprio da quest'aggiornamento missilistico e da un radar 'rinfrescato' con elettronica moderna) entrarono in servizio attorno al 1986, ma che l'arma non lo era ancora nel 1990-91 (si dovette aspettare il sottotipo ASA-2). Il radar Setter dell'F-104 era comunque troppo modesto per ottenere qualche successo significativo (portata pratica dell'ordine dei 15-30 km al massimo) e di fatto, limitava la portata pratica dell'Aspide, oltre che avere forti difficoltà con le ECM e altri disturbi più o meno intenzionali. In pratica, l'integrazione con l'Aspide è stata lentissima, se si considera che esistevano fotografie di F-104S così armati già ai primi anni '80, ovvero circa 10 anni prima dell'entrata effettiva in servizio con gli Starfighter.

Infine, il numero di armi trasportabili era soltanto di due, e spesso su allarme i caccia erano dotati solo di un Aspide e di un AIM-9. Trasportare queste grosse armi sotto le piccole ali dell'F-104 deve avere dato dei problemi aerodinamici non indifferenti e limitato le prestazioni in maniera sostanziale, riducendo la velocità massima a forse mach 1,5-1,8 (senza serbatoi esterni) e la manovrabilità del velivolo. Il paradosso era che l'F-104ASA, pur con un missile dal maggior raggio d'azione, era facilmente 'abbattibile' dai Tornado ADV, che con i primi tipi di Sky Flash, erano teoricamente inferiori, ma dotati di un radar ben più potente e di un operatore dedicato.

Avrebbero fatto miglior figura con i Saab Viggen, ma questi potenti intercettori svedesi ebbero invece lo Sky Flash britannico (uno dei pochissimi successi d'export di quest'arma, rimasta relegata al solo compito aria-aria).

Per quello che concerne il ruolo superficie-aria, esso è un mix di cose buone e meno buone. Come arma navale, esso rendeva possibile un elevato livello di difesa di mezzi che, altrimenti, non avrebbero potuto permettersi un missile di raggio piuttosto elevato e con una buona copertura anche rispetto a minacce non dirette direttamente a questi (missioni di scorta), cose che i Sea Wolf britannici (e in parte i Crotale francesi) non potevano assicurare data la loro gittata inferiore. Il Sea Sparrow e l'Aspide sono stati quindi essenziali per le capacità di difesa a distanze medio-corte delle fregate occidentali.

Come arma da difesa terrestre, l'Aspide è stato invece poco considerato, così come lo Sparrow. La sua maggiore problematica è che da un lato si tratta di un'arma poco mobile e costosa, essendo pesante e sofisticata; dall'altro ha una portata troppo ridotta, così come un'altitudine operativa limitata, per poter difendere obiettivi strategici. In altre parole, è stata 'schiacciata' da missili più grossi come HAWK e Patriot, e dall'altro caso, da armi ben più mobili e semplici come il Roland e il Rapier. La sua gittata di 15-18 km (in origine e per almeno gli anni '80-inizi anni '90) non era che marginalmente superiore a quella di missili più piccoli, e soprattutto non bastava per sparare ad aerei che fossero armati con ordigni come gli antiradar HARM, o che attaccassero da alta quota, avendo l'Aspide una tangenza indicata di 6.000 metri (altre fonti parlano di appena 3.500, forse più per i sistemi di guida che l'arma di per sé). Né ne è mai stata realizzata una qualche versione semovente: al massimo, con l'Aspide era possibile difendere una retrovia e i sistemi, essendo rigorosamente trasportati su rimorchi, necessitano di parecchio tempo per essere messi in opera. Quindi si verificava un doppio problema: mentre l'HAWK doveva operare dalle retrovie, ma con la sua portata di 40-50 km poteva anche permetterselo (anche in quota, arrivando a 18.000 metri), armi come il Roland potevano operare prontamente sulla linea del fronte, essendo semoventi e spesso anche corazzate. L'Aspide non era di nessuna delle due categorie, e dal punto di vista degli utilizzatori terrestri risultava in un certo senso 'né carne né pesce'. Così ha avuto molto meno successo che nel caso dei tipi navali, adottati da molti clienti (Italia, Spagna, Brasile, Argentina, Perù, Venezuela, Ecuador, Libia, Egitto ecc). Di recente, tuttavia, ha ottenuto un certo revival con il sistema Spada 2000, che è pur sempre meno costoso di una batteria di Patriot o Aster. In tutto, sono almeno 17 gli utenti dell'Aspide, forse non considerando i tipi di ultima generazione.

Quanto ai problemi tattici, uno di questi è la copertura del sistema d'arma, condizionata da quella del radar di scoperta e da quello del radar di tiro. Il problema è che, ovviamente, in ambito terrestre non c'é una 'Terra piatta' come nel caso dell'orizzonte navale, e quindi anche un radar eccellente e un missile temibile devono essere messi nelle condizioni di 'vedere' bene dalle loro posizioni. Ma il radar di scoperta dell'Aspide è alto circa 5 metri, i radar di tiro 4 e le rampe anche di meno. In altri termini, il loro campo visivo è analogo a quello di una terrazza sul secondo piano di un edificio; quindi è praticamente impossibile avere un campo visivo adeguato per cogliere bersagli in volo a bassissima quota, perché anche un ostacolo modesto di 15 metri, a 2 km (che è già molto per i tipici paesaggi italiani), renderà pressoché invisibile un aereo volante a 30 metri anche a 6 km, e uno a 60 metri a circa 12 km.

Il sistema Skyguard è se non altro mobile e può scegliersi le posizioni in cui 'vedere' il panorama; ma lo Spada è invece legato agli aeroporti, che sono ovviamente sistemati in territorio pianeggiante e quindi, in posizione 'dominata' da alture e quant'altro. In campagna vi sono colline e boschi, in città gli edifici, in ogni caso la copertura è limitata alle basse quote e non c'é modo di ovviarvi con i sistemi originali. Lo Spada 2000 ha invece introdotto un radar più piccolo e su di un 'mast' elevabile di 13 metri, giusto come nel caso del diffuso radar svedese Giraffe, ovviando finalmente al principale problema dello Spada[17]. In realtà si sarebbe potuto fare già così se si fosse eventualmente accettato un radar meno potente ma più leggero, oppure se tatticamente si fosse adottato un qualche tipo di struttura a traliccio (alta almeno 20-30 metri e disponibile anche per i radar di tiro), o il tetto di un edificio o qualche sorta di collina artificiale o naturale, ma questo non è stato fatto e così anche un sistema d'arma potente è rimasto pericolosamente vulnerabile. Considerando che l'Aspide ha una portata minima di circa 1,5 km (teoricamente 750 metri, ma questo vale per l'attivazione dell'arma di per sé, e non per la capacità di manovrare e colpire anche obiettivi a bassa quota), che il tempo di reazione è definito come 'meno di 15 secondi'[18] e che i lanciamissili saranno ad una certa distanza dal radar principale, in pratica un aereo a 900 km/h abbisogna d'esser scoperto ad almeno 5-6 km per dare all'arma una possibilità di intercettazione (una seconda la si ha con il secondo missile, lanciabile non prima di 2-3 secondi). I missili Aspide hanno il vantaggio d'avere una guida semi-attiva, il che significa che non devono essere guidati sul bersaglio, ognuno può trovarlo da solo e quindi si possono lanciarne parecchi e in rapida sequenza. Ma, come i Sudafricani dimostrarono in Angola (e i Britannici/Argentini alle Falklands), il volo a bassissima quota riduce quasi a zero la distanza pratica entro cui avvistare un bersaglio, anche con le migliori tecnologie[19]. Affidarsi ad un sistema potente, ma che prevede un unico radar (soggetto a limitazioni nel campo visivo, per esempio dagli hangar dello stesso aeroporto), disturbabile o distruggibile tramite un missile ARM, è quindi per molti versi inefficiente rispetto ad un numero maggiore di sistemi a corto raggio, ma a pronta reazione e comprabili in numero tale da coprire ogni angolo morto del settore difensivo (ogni lanciamissili Roland o Rapier ha il suo proprio sistema di ricerca e controllo del fuoco, per esempio). Di buono c'é che gli Aspide sono armi ogni-tempo, ma questo non impedisce i limiti delle stesse in caso di azioni diurne, quando gli aerei possono volare in maniera del tutto libera, scendendo a quote più basse di qualunque sistema di navigazione automatico (tipicamente limitato a non meno di 60 metri, vedi Tornado e F-111), tanto che per i Sudafricani era standard scendere a circa 15 metri di quota, passando praticamente sotto ogni cortina d'avvistamento radar terrestre[20]. Infine, la potente testata ha una spoletta di prossimità a lungo raggio, che può esplodere facilmente in anticipo se vola troppo vicino ad ostacoli di terra (questa è una delle ragioni per la quale molte armi a corto raggio come Rapier e Stinger non hanno alcuna spoletta di prossimità, ma solo ad impatto).

Un'altra questione è l'eventuale capacità anti-missile. Non è chiaro quanto l'Aspide sia efficace in questo ruolo. Benché il tipo ALBATROSS sia senz'altro un'arma evoluta ed efficace, largamente automatizzata nella funzione di tracciamento-scoperta, è un fatto che nella MM non lo si consideri del tutto soddisfacente come arma anti-missile, dato che le unità sono in genere anche dotate di 2-4 sistemi Dardo o Super Rapido da 40 o 76,2 mm, specifici per la difesa anti-missile. Un argomento più complesso della semplice azione contro i missili antinave subsonici è la difesa contro armi iperveloci, come i missili HARM oppure ordigni d'attacco (anche nucleare) come il vecchio Blue Steel britannico o gli AS-4 o 6 sovietici/russi. Non è chiaro quali capacità abbia l'Aspide contro bersagli supersonici, sia in volo grossomodo orizzontale che in picchiata. Dovrebbe essere almeno capace di sparare una salva, ma tutto dipende dalla portata verticale del radar. Abbiamo visto come il PLUTO abbia un alzo dell'antenna molto ridotto e non è chiaro di quanto possa 'vettorare' il fascio verso l'alto, essendo questo un quesito di poca importanza per un sistema specifico per le basse quote (specie nel tipo modificato per lo SPADA), per cui la possibilità di colpire bersagli arrivanti ad alto angolo resta piuttosto aleatoria, visto che non era nei requisiti originali. In questo senso, per aiutare a capire la questione giova ricordare che anche il radar francese ARABEL (associato ai missili ASTER-15) ha una portata in elevazione non superiore a 70°, pur guidando missili ben più prestanti (l'EMPAR italo-britannico è invece capace di elevazioni maggiori, ma è molto più grosso e pesante). Quindi l'Aspide superficie-aria, almeno nei tipi terrestri, dovrebbe essere essenzialmente capace di intervenire solo contro bersagli in volo grossomodo orizzontale o comunque a basse quote di volo. Non sono noti esempi di test condotti contro bersagli di tipo diverso da questo classico tipo di ingaggio. Ad ogni modo, nessuno ha mai pubblicizzato l'Aspide superficie-aria come avente capacità anti-missile, il che non significa che non ne abbia, ma che semplicemente non è un sistema particolarmente efficace in questo senso. La cosa è indirettamente confermata anche dalla richiesta fatta dall'AM (nei primi anni '90) per un sistema d'artiglieria contraerea ravvicinata, destinato ad integrare i missili nella difesa degli aeroporti, requisito che a quanto pare è stato poi lasciato cadere per carenza di fondi e scarso interesse nel dopo-Guerra fredda.

Nell'insieme l'Aspide è un sistema costoso, nella versione terrestre circa 50 mld per batteria all'inizio degli anni '80. L'onere, stimato al 1992, era di 963 mld per 23 sezioni di fuoco (non batterie, quindi, ma coppie di lanciatori e un radar), mentre per l'Aeronautica erano stati previsti addirittura un totale di 20 batterie in tre lotti, ma poi sono state ridotte a 12, seppur con un costo di 2.048 mld[21]. Per le navi c'é convenienza perché non c'é null'altro di disponibile nella categoria, ed esse sono un bersaglio molto pagante e molto costoso (centinaia di mld l'una), ma nei sistemi terrestri non c'é alcuna univocità nella concezione della difesa aerea, e ci sono molte possibili vie per attuarla. Quella maggiormente percorsa è quella di sistemi piccoli, economici e mobili, accoppiati a sistemi ben più grandi e pesanti per la difesa strategica, come la triade olandese Stinger/Bofors/Patriot.

Quanto alle prestazioni, l'Aspide è noto per la potenza del suo motore, ma nondimeno le prestazioni dichiarate erano assai superiori a quelle effettive. Con riferimento al tipo originale, il motore è uno SNIA-BPD con 57 kg di propellente. Si dice che esso sia in grado di accelerare l'arma fino a mach 4,4 oppure, lanciata da terra, fino a 2,5 (o 2.850 km/h). Questi erano i dati riportati acriticamente dalla stampa negli anni '80. In realtà le cose stavano diversamente: la velocità 'aria-aria' è data dalla sommatoria tra la velocità dell'aereo lanciatore (teoricamente fino a mach 2, ma in pratica sensibilmente meno) e quella del missile, ovviamente con un lancio ad alta quota. Il motore era dichiarato come avente un impulso totale di 120.000 N, corrispondenti a 3.500 kg/s per 3,5 secondi. Questo valore è però sufficiente ad accelerare il missile a 'soli' 630 m/sec, posto un peso medio di 190 kg (accelerazione=forza:massa), e in effetti, Wikipedia attualmente parla di 650 m/sec. La differenza non è accademica: si parla di mach 1,86, molto di meno di mach 2,5 quindi. Per arrivare a questa velocità a bassa quota, l'Aspide avrebbe bisogno di oltre 150.000N, più la resistenza aerodinamica che ne richiede molti altri, anche perché il disegno dell'Aspide è ottimale per l'agilità, ma non per l'efficienza nel conservare energia durante il volo (il che richiede ali di piccola apertura e grande allungamento, come nel S.R.530, Phoenix e Standard). Presumibilmente l'attuale Aspide 2000 è capace di questo livello di prestazioni, ma all'epoca non era così e si 'glissava' sul fatto che la velocità a bassa quota del suono, era di circa 320-340 m/sec, quindi era matematicamente impossibile arrivare a mach 2,5. Quest'argomento sulla 'velocità' non era estraneo al fatto che il concorrente Sparrow era accreditato di circa mach 2, quindi l'Aspide veniva definito come 'il più veloce'[22]. Purtroppo non sono disponibili dati sulla spinta del motore dello Sparrow per eseguire comparazioni, ma l'Aspide era pressoché identico dimensionalmente e con spinta presumibilmente pari (ma non superiore) allo Sparrow F o M, i tipi potenziati apparsi grossomodo contemporaneamente (con l'F dotato ancora della scansione conica, l'M provvisto invece, finalmente, della 'mono-pulse', ma entrato in produzione attorno al 1982)[23].

Ad ogni modo, l'Aspide divenne particolarmente notevole perché riuscì ad entrare in servizio in tutte le armi italiane, sia pure con sistemi di contorno diversi, realizzando una molto apprezzabile unificazione logistica. Questo risultato, che comportò presumibilmente ordini per qualche migliaio di missili, è stato raggiunto tuttavia con un certo ritardo. L'Aspide entrò in servizio con le 'Lupo' attorno al 1977, l'Albatros vero e proprio arrivò nel 1982 con le 'Maestrale' e i caccia MEKO 360. Lo Spada entrò in servizio con le prime batterie all'incirca contemporaneamente, ma l'acquisizione ha preso poi parecchio tempo ed è stata decurata apprezzabilmente dopo la fine della Guerra fredda. Ancora nel 1991, il totale era inferiore a 12 batterie, su 20 previste in origine. Infine lo Skyguard-Aspide, più pesante e complesso del tipo svizzero 'originale', è stato sviluppato durante gli anni '80, ma l'E.I. lo ha immesso in servizio solo dal 1994, quando il crollo del Patto di Varsavia rendeva molto .

Per quanto riguarda l'export, da segnalare che il Kuwait, in una delle tante vendite 'grigie' (non dichiarate) ricevette nei tardi anni '80 'alcune batterie' di Aspide (non è chiaro con che tipo di sistema, forse lo Spada), ma la cosa è diventata nota solo dopo la Guerra del Golfo, quando dovette ordinare gli Spada di nuova generazione allo scopo di sostituire le armi perdute a suo tempo.

Aspide (Mk.1, produzione anni '80/90)[24]:

  • Dimensioni: Lunghezza 3,7 metri, apertura alare circa 1 m; diametro 203 mm
  • Motore: un razzo a propellente solido SNIA-BPD da 120.000N (3.500 kg/s per 3,5 secondi)
  • Peso: 220 kg carico, 163 a fine combustione; peso testata HE, 33 kg
  • Prestazioni: velocità max attorno a mach 1,8, se lanciato da aerei fino a circa mach 4 in condizioni ideali (dichiaratamente 2,5-4,4 mach); tangenza tra 15 e 3.500-6.000 metri (almeno come valore pratico, limitato probabilmente dai sistemi di avvistamento e controllo tiro); gittata a bassa quota circa 15 km, massima attorno ai 18 (ultimi modelli: fino a 25). Manovrabilità max circa 35 G.

L'ultima cosa che si può dire dell'Aspide, che continua ad essere prodotto a tutt'oggi, è che esso è diventato anche un'arma orientale. Infatti, negli anni '80, prima dei fatti di Piazza Tienammen, il missile venne comprato in piccolo numero dai Cinesi, che ne derivarono una loro copia, nota come PL-11 (AAM) o LY-60 (SAM). Inizialmente la cosa era poco nota, poiché si pensava che i missili cinesi di questo tipo erano gli americani Sparrow; ma la copia di questi ultimi ('compromessi' ai tempi del Vietnam: anche i Sovietici provarono lo stesso percorso con il K-25, risultato però inferiore al K-24/R-24/AA-7 Apex migliorato), sotto forma di PL-10 o simili, per varie ragioni è stata di poco successo. Così vennero comprati gli Aspide in piccolo numero, per avere più informazioni della semplice clonazione delle armi americane. Il missile viene costruito e impiegato sia per difesa aerea navale o terrestre, che per armare i caccia più recenti di J-8B e J-10. La più recente versione del PL-11 ha un radar russo, che dovrebbe essere l'Agat dell'AA-12/R-77. Così l'Aspide Mk.2 è di fatto rinato in Cina, ibridato con la tecnologia russa; sebbene non sia chiaro quanto esso sia diffuso, è l'inizio di una storia che presumibilmente continuerà ancora assai a lungo.

Il Selenia AL/ALQ-234 è un apparato con struttura caratteristica, con un'antenna anteriore d'emissione triangolare, dietro la quale vi è una turbinetta d'azionamento eolico (con un generatore elettrico collegato, un po' come nell'EA-6B). Esso è stato pensato soprattutto per coprire l'aereo dalle difese antiaeree, e senza particolari esigenze d'interfaccia, essendo un apparato essenzialmente autonomo, ed efficace sia con i sistemi ad onda continua che con quelli più insidiosi, ad impulsi. Un contenitore cilindrico lungo 3,285 metri e pesante 270 kg, con agganci standard a normali piloni e una suddivisione interna in circa 5 compartimenti elettronici; ha due gruppi di antenne, sia anteriore che posteriore per la copertura dei rispettivi settori. Il sistema ha un'antenna RWR per riconoscere la fonte d'illuminazione e un microprocessore che valuta come disturbare più efficacemente la fonte elettromagnetica; il campo d'azione è sulle onde centimetriche in banda I e J, con emissioni di rumore e inganno, e variazione della potenza. La difesa contro radar ad onda continua è possibile sul settore frontale con bande H e J. Il software ha la capacità di elaborare dati e analisi su più minacce contemporanee, e la turbinetta ausiliaria, che permette un'alimentazione autonoma, ha un generatore a turbina da 7,5 kVA, mentre il raffreddamento è a doppio circuito a scambiatori termici, uno è quello primario, a liquido, per le piastre dei componenti elettronici, e un altro, ad aria, a ciclo aperto. A bordo dell'aereo è richiesto un piccolo pannello di controllo nell'abitacolo, per informare il pilota della minaccia e delle contromisure scelte. La velocità massima del sistema è stata pensata per compiti supersonici: sebbene provato anche da macchine come gli Alpha Jet, è un tipo trasportabile da 1,1 mach slm a 1,5 mach a 10.000 m, anche se la limitazione è in temperatura, con ISA +15°, ovvero 40°. Per il resto c'è un BITE (Built-In Test Equipment) per eseguire a terra quattro livelli di manutenzione: controllo sulla linea di volo (preparazione alla missione), e altri quattro livelli in laboratorio. Presentato durante i primi anni '80, era già stato adottato da alcuni utenti, che ancora nel 1989 non erano tuttavia noti (sebbene tra questi vi fossero sicuramente i Dassault Mirage 5 egiziani, in installazione ventrale).

Bibliografia

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  • Po, Enrico: Un 127 mm 'Alleggerito' Dalla OTO-Melara, RID set 1993 p.50-53
  • Po, Enrico: Dal Sovrapposto al Sovraponte, RID Apr 1997 p.40-44
  • Annati, Massimo: La difesa antimissile delle unità italiane, RID giu 2006 p.40-49

Paragrafo OTOMAT: tratto da wikipedia

  1. Po, Eugenio, RID apr 07
  2. Po, Eugenio: Il missile Marte Mk.2/S, RID apr 2005 p.56-59
  3. Nativi, Andrea: Il Macchi 339 si rinnova, RID dic 1985 p.66-71
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  6. Nativi, Andrea, articolo sul sistema Spada RiD 10/83 p.20-25
  7. Armi da guerra, p.642
  8. Nativi, Andrea, articolo sul missile Spada RiD 10/83 p.32
  9. Nativi, Andrea, articolo sul missile Spada RiD 10/83 p.32
  10. Vedi come comparazioni fotografiche: 'Armi da guerra' p.632 e Nativi, op. cit
  11. Ferrari, Fabrizio: 'Tutti i missili dell'AM', A&D Dic 1990
  12. Nativi, RiD 1983, op.cit.
  13. 'L'esercito spagnolo oggi', RiD 7/91
  14. 'I caccia durand e la Penne', RiD 6-93
  15. vedi articolo su RiD gennaio 2002
  16. Po, Enrico: i programmi delle F.A. previsti dalla Finanziaria', RiD gen 1992
  17. Spada 2000 Air Defence Missile System
  18. Igino Poggi, l'Aeronautica Militare, Edizioni monografie, 1983
  19. a suo tempo, divennero celebri le schermaglie tra i costruttori di missili francesi e quelli britannici, vedi Armi da guerra, fascicolo 24 'gli aerei imbarcati moderni'
  20. 'Impala sul bush', JP-4 gen. 1990, tra gli altri
  21. Po, Enrico, op.cit, 1992
  22. Nativi, RiD 1983, op.cit.
  23. vedi Armi da guerra, p.642
  24. 'Aspide', il missile delle tre armi, A&D, luglio 1986
  25. F.J. A&D, Feb '89 p.28-29