Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Egitto

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  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • Flag of the Arab Republic of Egypt 1984.png

    La terra dei Faraoni è anche una delle nazioni arabe più importanti, se non la più importante, e culturalmente condivide con la Mesopotamia le civiltà più antiche fondate dall'uomo. Passato attraverso innumerevoli occupazioni negli ultimi 2000 anni relativamente di recente è diventato una nazione indipendente e dopo alcuni anni di opposizione ad Israele si è smarcata da tale politica e dall'appoggio dell'URSS. Entrata sempre di più nelle grazie degli USA, ne è diventato anche un cliente per le dotazioni di armamento più moderne e sofisticate, in particolare i caccia F-16 prodotti in grande quantità anche dalla Turchia, e i carri M-1 Abrams, di cui l'Egitto comprò un lotto di oltre 500 mezzi della versione M1A1, come primo utente estero, precedendo anche l'US Marine Corps.

    Una delle caratteristiche delle forze armate egiziane, ancora negli anni '80, era la suddivisione dell'aeronautica in due branche diverse: l'Aeronautica propriamente detta, e il comando difesa aerea: questo era un retaggio sovietico, ovvero quello di suddividere le risorse in cacciabombardieri tattici e bombardieri leggeri per le forze aeree per il campo di battaglia, ovvero l'aviazione tattica, mentre il comando difesa aerea agiva con reggimenti di caccia, missili SAM, radar e cannoni il tutto strettamente integrato per l'uso ottimale in difesa del territorio.

    Inizi[modifica]

    La bandiera egiziana in auge nel 1882

    L'Egitto è entrato nel mondo 'moderno' dopo che, sostanzialmente, Napoleone vi intraprese una delle sue tante missioni 'audaci' contro i nemici esterni della Francia: così audaci che la flotta di supporto francese venne distrutta ad Aboukir. Il successivo soggiorno 'forzato' in Egitto permise se non altro di prestare maggiore attenzione ai tesori che si celavano tra le sabbie, dimenticati da millenni o guardati ancora con ammirazione, come le Piramidi, che pure vennero spogliate del rivestimento esterno per costruire le case del Cairo. La riscoperta della cultura egizia, la decifrazione della straordinaria Stele di Rosetta -che fu decisiva per capire la ricchezza della scrittura egizia-, le imprese di avventurieri-archeologi come Belzoni, tutto l'800 fu un interesse continuo per l'Egitto (anche se, a quanto risulta, i soldati inglesi ebbero talvolta l'abitudine di fare il tiro a segno con la testa della Sfinge..). Anche in termini politici, tale interesse non mancò, con la costruzione del Canale di Suez, aperto nel 1869.

    Nel frattempo la marina egiziana era diventata una forza locale di tutto rispetto: l'avvento al potere di Mohamed Ali, che dal 1805 si installò al potere nel Sultanato. La flotta che cercò di costruire era di mire ampie, per espandere gli interessi egiziani per il Mar Rosso e la penisola araba. La cosa finì per 'urtare' la sensibilità degli europei che , come all'epoca era facile, si coalizzò per ottenere un fine comune: tale coalizione attaccò, con navi russe, britanniche e francesi la flotta egizio-ottomana nella battaglia di Navarino del 20 ottobre 1827 e la distrusse in gran parte, potendo fine al ventennale piano di espansione navale perseguito da Ali. La marina egiziana cercò di rinascere con Khedive, ma venne sciolta con l'occupazione dell'Egitto nel 1882, come si vedrà poi.

    Sulla terra d'Egitto si consumò una accesa rivalità franco-inglese, con entrambe le nazioni intente ad espandere il loro impero coloniale: la Francia tra il 1870 e il 1900 conquistò 9 milioni di km2 e 37 milioni di abitanti (pertanto si trattava di terre realmente desolate, anche per quei tempi), la Gran Bretagna arrivò a 12,8 milioni e 88 milioni di abitanti. La situazione non era tanto brillante, nonostante questi grandi numeri: la concorrenza in Europa della Germania e nel mondo degli Stati Uniti rendeva in realtà assai debole la posizione della Gran Bretagna,soprattutto in prospettiva. La sua aggressività, come spesso accade, era quindi un sintomo di debolezza, ma come spesso accade, scambiata per una dimostrazione di forza. L'Egitto era all'epoca un sultanato dell'Impero ottomano. La sua economia, nonostante l'apertura del Canale che rese isola l'Africa, o forse soprattutto per questo, non era tuttavia in buone condizioni, con un progressivo indebitamento che era causato in buona parte dalle spese e dai domini personali del Pascià, ovvero Ismail Pascià, aumentò il debito da 367 milioni di franchi del 1867 a 1712 del 1879. Tutto questo era dovuto a vari fattori: alle proprietà personali del Khedivè (Governatore) che arrivarono ad un quinto circa della superficie arabile), ad affari poco chiari con banche europee e alla fine, per evitare la bancarotta, tutto questo si tramutò in una fortissima tassazione. Aumentò il malcontento, mentre le finanze egizie passarono, a titolo di 'curatori fallimentari' nelle mani degli europei. Una serie bizzarra di comminstioni in cui corruzione, interessi economici, politica divennero talmente incontrollabili, che nel giugno del 1882, nonostante la deposizione di Ismail Pascià, sostituito con Tefwik, arrivò al culmine. Tra spese pubbliche tagliate, e tasse aumentate il malcontento popolare era cresciuto notevolmente, e l'estremismo religioso si stava diffondendo (la storia, indubbiamente, tende a ripetersi). L'11 giugno ad Alessandria vi furono disordini violenti e 42 europei, tra cui un italiano (dei 14.000 residenti all'epoca in Egitto) vennero uccisi. A quel punto si decise, da parte britannica (italiani e francesi evitarono il confronto diretto) di occupare l'Egitto, onde garantire sicurezza e stabilità alla regione. La flotta che si presentò davanti ad Alessandria inviò un ultimatum ai difensori l'9 luglio, e due giorni dopo iniziò un micidiale bombardamento da parte di 15 corazzate e cannoniere. Le corazze e le artiglierie inglesi si dimostrarono molto efficienti contro le numerose ma antiquate difese dei forti arabi, anche se alla fine, il numero dei cannoni costieri distrutti non fu elevato, sul totale di 42 pezzi moderni e ben 250 antiquati disponibili. L'occupazione dell'Egitto iniziò solo dopo molto tempo,per mancanza di truppe immediatamente disponibili, anche perché fallirono i tentativi inglesi di coinvolgere Francia, Italia e persino Turchia nell'azione. Nonostante questo, il 13 settembre il corpo di spedizione inglese, pur nettamente meno numeroso, sconfisse gli egiziani a Tel-el-Kebir, per poi entrare due giorni dopo al Cairo.

    Da quel momento l'Egitto diventava di fatto occupato dagli inglesi, cosa che continuò fino alla Seconda guerra mondiale. La base navale di Alessandria e il controllo del Canale di Suez si dimostrarono da subito determinanti per la strategia inglese nel Mediterraneo, e ancora di più lo sarebbero stati in seguito: senza Alessandria e in generale, l'Egitto, gli inglesi non avrebbero potuto contrastare l'Asse in Africa. La guerra del 1940, che arrivava dopo 5 anni di tensioni seguite alla Campagna di Etiopia, vide gli inglesi in grave inferiorità rispetto agli Italiani. L'Italia fascista aveva molto curato la propria forza militare, come tutte le potenze in ascesa, mentre la Gran Bretagna era impegnata a mantenere, nonostante il lento declino, lo status quo e la pace. Dopo la crisi del 1935 e la Guerra di Spagna, che tra l'altro poteva anche minacciare l'altra base inglese principale nel Mediterraneo, Gibilterra, era chiaro che la politica avrebbe avuto sempre meno importanza rispetto alla guerra guerreggiata, e così fu. Gli inglesi erano alleati con i Francesi, titolari di un forte esercito, ma questi cedettero il 25 giugno, invasi dai tedeschi, e i pochi britannici si ritrovarono contro 300000 italiani della Libia. Nonostante la forza della Regia Aeronautica e della Regia Marina, la condotta bellica italiana era talmente incerta e incompetente, che gli inglesi si ritirarono semplicemente da parte del territorio egiziano, per riorganizzarsi, attendere rinforzi e accorciare le linee logistiche. Gli Italiani, sistemati principalmente in grandi capisaldi e fortezze, furono quindi del tutto statici rispetto alla blitzkrieg all'inglese voluta da Wavell e soprattutto, O'Connor. Con poche forze disponibili, ma altamente mobili e supportate da un'efficiente aviazione, scatenarono l'Operazione Compass, che in due mesi annientò 10 divisioni italiane, fece migliaia di morti ma soprattutto 130.000 prigionieri, mentre le perdite arrivarono a 1000 cannoni, 400 carri e 500 aerei circa. Solo l'arrivo di Rommel invertì la tendenza, mettendo a nudo la fatica che anche gli inglesi avevano fatto, pur impiegando magistralmente le loro forze. Seguirono quasi due anni di guerra in cui gli inglesi subirono molto e ottennero poco, se non, alla fine, di fermare l'Asse ad El-Alamein. La flotta inglese era messa male, e un'incursione di sommozzatori italiani ad Alessandria nel dicembre 1941 mise fuori uso le ultime due corazzate inglesi, dopo che i tedeschi avevano già messo fuori uso o affondato altre due corazzate e due portaerei. Malta non si arrese, nonostante tutto, e l'Asse non riuscì mai a decidersi di occuparla, insistendo a continuare verso Alessandria d'Egitto e magari, il Canale di Suez. Ma gli inglesi erano troppo forti e con la seconda battaglia di El-Alamein ricacciarono indietro definitivamente gli italo-tedeschi. Per il resto della guerra l'Egitto fu una base logistica di primo piano, ma senza altre minacce dirette. La fine della guerra, comunque, portò gli inglesi a lasciare la piena sovranità agli egiziani sulla loro terra. Ben presto anche le forze armate egiziane sarebbero diventate un'entità definita, grazie ai lasciti materiali e ordinamentali inglesi e a nuove commesse, anche ad altri Paesi. Nel 1946, in particolare, avrebbe avuto luogo la rifondazione della Marina Egiziana, con il decreto reale del 30 giugno. I primi 50 cadetti vennero inviati in UK all'epoca ancora influente sull'Egitto. Presto si sarebbe trovata in guerra con gli israeliani.

    1947/48[modifica]

    Inizialmente la REAF (Royal Egyptian Air Force) era dotata di una linea di macchine operative senza paragoni nell'aerea:

    • circa 20 Hurricane IIB/IIC
    • 40 Spitfire LF Mk.IXC e alcuni più vecchi Mk.VC
    • 25-30 cargo C-46/47
    • 5 Westland Lysander
    • 1 Hawker Fury e 3 similari Baghdad Fury

    In seguito arrivarono:

    • 4 Short Stirling ex-cargo
    • 42 Macchi C.205V, dei quali 24 (8 nuovi e 16 C.202 modificati) con contratto siglato il 16 ottobre 1948 (snc: 1201-1224), altri 3 nuovi e 15 trasformati (1225-1242) ordinati nel febbraio 1949. Altri 20 (10 nuovi e 10 modificati) del maggio 1949, mai consegnati. Tutti i velivoli nuovi avevano 2 cannoni e 2 mitragliatrici, solo le due mitragliatrici nel muso per i Macchi 202 trasformati, che di conseguenza erano i più veloci e maneggevoli, ma anche i meno efficaci in termini bellici.
    • 19 caccia (4 biposto) Fiat G.55; non si sa quando vennero ordinati e nemmeno quanti furono di preciso: avevano matricole militari italiane e poi cambiate in egiziane ovvero per i G.55A MM 91214-220, 91225-229, G.55B conMM. 91221-224. Rispettivamente, gli egiziani ebbero le matricole: 165-171, 176-180, 172-75 e aerei di nuova immatricolazione, 181-183. Tutti gli aerei erano armati solo di 4 mitragliatrici da 12,7mm anziché 2+ 3 da 20mm, e avevano serbatoi da 125 litri o bombe da 100 kg (originariamente: 2 serbatoi da 200 l o due bombe fino a 160 kg).

    1956[modifica]

    Quell'anno scoppiò la cosiddetta 'Guerra delle cento ore', ovvero la Seconda guerra arabo-israeliana. Questa fu davvero una 'guerra lampo', infatti durà dal 29 ottobre al 6 novembre. A dire il vero, tra le tante guerre combattute in Medio-Oriente, questa era la più strana e anomala. Israele non era solo, stavolta, né mai più avrebbe avuto un tale supporto diretto. La minacciata nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser, spinse ad un accordo realmente insolito Francia, Gran Bretagna ed Egitto. Nasser si ritrovò così ben tre potenze regionali contro, che oltretutto significava anche tagliare fuori ogni altra nazione araba, come la Siria, che avrebbe potuto aiutare l'Egitto, ma non certo in mare e davanti alle sue coste: tutt'al più avrebbe potuto attaccare Israele sui confini orientali. L'Egitto all'epoca era in fase di riequipaggiamento con massicce forniture del nuovo alleato, l'URSS. Ma non era ancora pronto militarmente, e tantomeno disposto a confrontarsi con le Potenze europee.

    L'Organico dell'Aeronautica egiziana (EAF) era il seguente:

    • 39 Il-28
    • 86 MiG-15bis/UTI (Avia S-103/CS-102 cecoslovacchi)
    • 16 MiG-17F
    • 29 D.H. Vampire FB Mk.52A (Fiat)
    • 6 Gloster Meteor NF Mk.13 e 9 F Mk.4/T Mk.7
    • 20 Il-14
    • 25 Yak-18

    Così, mentre Israele attaccava nel Sinai con 6 brigate di fanteria, una paracadutisti, uno squadrone carri leggeri di rinforzo e 3 brigate corazzate, una flotta di 90 navi tra cui 3 portaerei inglesi e una francese era pronta per invadere direttamente Port Said. La difesa egiziana sul fronte orientale era incentrata sulla II e III Divisione di fanteria, rinforzate da almeno 3 squadroni di Sherman e da numerosi cannoni da 57mm sia inglesi che sovietici, mentre un aiuto ulteriore veniva dal 2° Battaglione motorizzato e da una brigata corazzata con T-34 e una batteria di SU-100, stanziata assieme ad u battaglione di fanteria e una batteria antiaerea. Un aiuto ulteriore alla difesa era dato dalla VIII Divisione di fanteria palestinese, tra i cui uomini vi era, a quanto pare, un giovane Yasser Arafat. Fu tutto vano, e in pochi giorni di combattimenti feroci gli israeliani passarono i capisaldi egiziani, nonostante l'eterogeneità del loro armamento, basato per lo più su carri M4 e AMX-13.

    Soprattutto, gli Anglo-francesi iniziarono a fare la loro parte: intimarono un ultimatum che Nasser non avrebbe potuto rispettare e subito dopo, dal 31 ottobre, passarono all'attacco: mentre gli Egiziani affondavano molte navi cariche di cemento nel Canale di Suez, gli anglo-francesi iniziarono una massiccia campagna di attacchi aerei sugli aeroporti egiziani. Nasser non voleva che la sua aviazione si confrontasse direttamente con gli 'Alleati', sia per motivi politici, che per motivi di preparazione tecnica e operativa. Ma questo non salvò dozzine di aerei (tra i 37 e i 200, a seconda delle stime) dalla distruzione al suolo, nonostante l'EAF volesse reagire ben più massicciamente, e nonostante che nemmeno lo spostamento su aeroporti lontani dal fronte principale avesse salvato molti aerei.

    L'EAF combatté saltuariamente, per lo più contro gli israeliani, ottenendo sette perdite in combattimento contro una vittoria, mentre gli israeliani persero in tutto una ventina di aerei come gli F-51, rivelatisi molto vulnerabili al tiro antiaerei. La guerra finì con l'entrata a Suez degli Alleati, che sbarcarono anche con l'aiuto delle due portaelicotteri Theseus e Ocean, allora una vera novità.

    L'entusiasmo dev'essere stato grande per questa operazione 'coloniale', tanto che per l'occasione vennero rispoverate le striscie bianche e nere usate per l'Operazione Overlord nel 1944. Una fregata egiziana, tra l'altro, venne catturata dopo essere stata cannoneggiata dal caccia israeliani Eilat, e colpita da altre navi e un paio di aerei. Nel frattempo, gli israeliani riuscirono a rompere la difesa egiziana nel Sinai.

    Ma a quel punto le cose presero una piega del tutto inaspettata: gli USA, che gli Anglo-francesi pensavano condiscendenti se non compartecipi a questa operazione intimarono di fermare le operazioni militari, irritati, come del resto l'opinione pubblica mondiale (già scossa in quegli stessi giorni dalla rivolta di Budapest), dalla plateale scorrettezza e falsità degli inglesi e francesi. I sovietici minacciaron addirittura di colpire con missili nucleari gli Alleati in caso di continuazione del conflitto, al che gli USA dovettero fare la stessa minaccia a quello sovietico in caso di tale attacco contro la Francia e la Gran Bretagna. Insomma, si era creato un incidente internazionale con potenzialità addirittura di conflitto nucleare generalizzato.

    La guerra finì vantaggiosamente per certi, molto svantaggiosamente per altri. GB e Francia furono letteralmente umiliate: avevano condotto con pochissime perdite un'impeccabile azione d'attacco su Suez e Port Sudan, ma in termini politici persero molto di più di quanto si proponevano di guadagnare, credendo scioccamente che le Superpotenze avrebbero ancora consentito loro una tale libertà di azione: di fatto, il declino come potenze 'planetarie' di entrambe venne accentuato, a cominciare dalla perdita di quasi tutte le colonie oltremare, già in atto, ma peggiorata dal doppio risultato negativi di avere indignato l'opinione pubblica mediorientale e di avere adirato le Superpotenze. Israele ne uscì rafforzato, come anche l'Egitto, perdente ma pur sempre con la scusante di essere stato attaccato da forze soverchianti, mentre anche l'URSS ne ebbe beneficio, mostrandosi come paladina della causa araba e anti-israeliana.

    In termini di perdite, l'Egitto soffrì non meno di 1200 vittime, di cui 200 dell'aviazione, 300 prigionieri, 5000 feriti e la perdita di un ingente quantità di armamenti. In questa guerra, tra l'altro, debuttarono i missili controcarro,precisamente i francesi SS.11, che diedere dei buoni risultati.

    Yemen[modifica]

    Dopo la guerra del '56 passarono altri 11 anni prima del nuovo confronto con i vicini israeliani. L'Egitto nel frattempo fu fortemente impegnato in Yemen del Nord, dove tuttavia subì molti danni e perdite contro un'agguerrita guerriglia locale. Esercito e aviazione vennero largamente impiegati in zona, con picchi di oltre 50.000 elementi e oltre 100 aerei. Le cose divennero talmente serie, che in questo angolo d'Arabia venne fatta forse la prima campagna 'chimica' del dopoguerra, con una campagna di bombardamenti in cui Egiziani (e presumibilmente istruttori sovietici) usarono bombe a caricamento chimico contro centri civili, provocando migliaia di vittime. Di questo crimine, tuttavia, nessuno ebbe interesse a parlare. Per ulteriori dettagli, vedi Yemen. Gli Egiziani si ritrovarono disfatti dopo la guerra dei Sei giorni e dovettero ritirare le proprie forze dopo avere impegnato decine di migliaia di soldati tra il 1960 (e anche prima) e il '67.

    1967[modifica]

    Gli Egiziani erano pronti a riprendere la guerra contro Israele, con una ben concertata azione di attacco con la Siria e la Giordania, potevano davvero mettere in discussione lo stato di Israele. Ma prima che questa minaccia si concretizzasse, Israele lanciò l'Operazione Moked, che a partire dalle 8,45 del 5 giugno distrusse gran parte delle forze aeree egiziane e siriane.

    L'Egitto aveva la seguente flotta aerea:

    • 30 Tupolev Tu-16 Badger A-G
    • 39 Il-28
    • 150 MiG-17F/MiG-15/MiG-15UTI
    • 80 MiG-19
    • 40 MiG-21F-13 (Fishbed-C)
    • 90 MiG-21PF (D)
    • 30 Su-7BM

    Come si può apprezzare, si trattava di una aviazione completa, con tanto di una forza considerevole di bombardieri medi Badger. La sua esistenza venne però annichilita quasi totalmente dall'attacco israeliano. Gli Egiziani persero altri aerei in azione in quella fatale guerra che portò all'annessione della Cisgiordania e di Gerusalemme, le cui conseguenze politiche pesano tutt'ora con la questione palestinese, in quanto tali territori non sono stati annessi, ma hanno ancora lo status di 'territori occupati', per vari motivi tutti a sfavore della popolazione palestinese. La forza aerea egiziana venne sconfitta e lasciò all'Esercito ben poca protezione contro i caccia israeliani, nonostante la cessione di missili SA-2 per la difesa di aeroporti e grandi basi data dai sovietici.

    La forza corazzata e meccanizzata egiziana era di: 1.200 carri comprendenti i 'classici' e oramai del tutto obsoleti T-34/85, ancora allo standard degli anni '40, i nuovi e -nonostante un modico aumento di peso- molto più potenti T-54/55, ma anche un certo numero dei pericolosi semoventi SU-100 (praticamente il cannone di un T-54 sullo scafo di un T-34), e persino diversi carri occidentali Centurion e AMX-13. Molti anche i blindati da trasporto truppe, e tra gli altri mezzi da ricordare i ZSU-57-2, che sebbene non molto efficienti erano pur sempre i più potenti semoventi d'artiglieria contraerea disponibili a livello mondiale. La 20a Divisione di fanteria egiziana combatté a Gaza, difendendola strenuamente, ma la perse (assieme alle unità palestinesi) entro la sera del 6 giugno.

    El Arish, capoluogo del Sinai, venne conquistata nonostante la presenza di numerose batterie controcarro, bombardate con l'artiglieria e con il napalm dagli aerei della HHA. La mosse ancora più devastante avvenne nella zona di Bir Lhafan, che era considerata pressoché impossibile da raggiungere dalla parte israeliana per via della sabbia fine e del terreno inadatto per i mezzi pesanti.

    Ma gli israeliani, anche perdendo 4 Centurion insabbiatisi irrimediabilmente, riuscirono a farcela e precedettero due brigate egiziane, che vennero accolte dalle salve dei cannoni da 105 e distrutte in un furioso combattimento che durò tutta la notte, fino al 6 giugno mattina. La zona di Abu Agheila venne attaccata e nonostante la forza difensiva installata,venne annientata in due ore.

    La Brigata K israeliana puntò al Passo di Mitla, impedendo agli egiziani di ritirarsi in maniera ordinata.Mentre le truppe egiziane si ritirarono verso tale passo, e premevano per forzarlo, arrivarono gli aerei israeliani che colpirono duramente tali colonne, causando panico e una disfatta generale degli egiziani, oramai imbottigliati. La guerra sul Sinai si era decisa in un paio di giorni, e gli israeliani vinsero anche sul Golan e contro la Giordania, entrando a Gerusalemme.

    Alla fine della guerra, gli arabi avevano avuto 15.000 morti, 11.500 prigionieri, 50.000 feriti, contro 679, 16 e 2.563 israeliani. Le perdite materiali furono di 150 carri e 46 aerei israeliani, contro 670 carri, 450 semoventi, 480 pezzi d'artiglieria e 441 aerei arabi, in quali persero anche 3.000 autocarri e soprattutto, 70.000 tonnellate di munizioni. La maggior perte di queste perdite era egiziana.

    L'URSS aveva fornito davvero grandi quantità di armamenti agli arabi, e le riserve di munizioni erano più che sufficienti per combattere per settimane, se non mesi. Ma gli Israeliani puntarono su di un colpo di mano ben organizzato, ripetendo la blitzkrieg in stile Guderian contro gli Arabi, che combattevano, specie in Sinai, con lo schema sovietico che aveva consentito di fermare i tedeschi a Kursk, ma stavolta la combinazione di potenza di fuoco e mobilità erano state troppo elevate per farsi bloccare da una difesa statica, e d'altro canto i sovietici non si fecero distruggere l'aviazione al suolo immediatamente prima della battaglia decisiva.

    1967-1973[modifica]

    Finita la catastrofica Guerra dei Sei Giorni, la situazione militare rimase tesa e difficile, e nonostante la catastrofica sconfitta subita dagli Arabi gli scontri di frontiera continuarono quasi ininterrottamente. Quello che va rimarcato con la guerra del 1967 è che si trattò, da parte israeliana, di una vittoria ‘pulita’: nel '56 Israele attaccò anche allora per primo, e l’Egitto avrebbe potuto ben combatterlo se non fosse arrivata la flotta ‘Alleata’ che devastò la sua aviazione e sbarcò a Suez e Porto Said: davvero l’Egitto era ‘uno contro tre’. Ma stavolta era Israele ad essere circondata da diverse nazioni ostili, che nell’insieme erano assai più forti: nondimeno, con un piano semplicemente spericolato Israele vinse, soprattutto perché distrusse fin dall’inizio quasi tutta l’aviazione egiziana. Poi in rapida sequenza occupò la Striscia di Gaza, tutto il Sinai, le alture del Golan, e soprattutto, la Cisgiodania, Gerusalemme inclusa. Questo, mentre nel giro di qualche giorno era riuscita a distruggere quasi tutte le forze terrestri, respingendo i siriani e sbaragliando gli egiziani nel Sinai. E stavolta non vi era stato nessun ‘aiuto esterno’. La sconfitta e l’umiliazione non avrebbero potuto essere peggiori, ma da allora Israele si portò nei suoi ‘confini’ una questione a tutt’oggi lungi dall’essere risolta: quella Palestinese, in quanto non ha voluto né liberare, né annettere defitivamente tali territori, che dopo 40 anni sono ancora ‘occupati’, e la questione è esacerbata dal gran numero di coloni in Cisgiordania con colonie illegali ma in continuo aumento, mentre Gaza ha visto la ritirata degli israeliani, essendo questi solo 7000 contro un milione 300 palestinesi, e nondimeno possedendo circa il 40% delle terre e le migliori risorse idriche. Con Gaza di fatto sotto assedio, e la Gisgiordania colonizzata illegalmente, la questione palestinese è ben lungi dall’esser risolta in maniera condivisa.

    L’URSS intervenne presto per ripianare le perdite arabe, almeno materiali. L’Egitto era la principale potenza araba, anche a livello demografico, e fu rinforzato in maniera molto congrua. Iniziarono presto scaramucce ed ostilità limitate e gli Israeliani, in attesa dei loro cloni dei Sidewinder (Shafir), dovettero addirittura riutilizzare i missili Atoll trovati nelle basi arabe occupate nel Sinai.

    Anche in mare vi furono battaglie minori: in luglio, il caccia Eilat e due motosiluranti israeliane combatterono contro due motosiluranti P6 egiziane affondandole in uno degli ultimi combattimenti di superficie ‘classici’ (ovvero con l’uso di artiglierie) della guerra navale.

    Già il 21 ottobre di quell’anno gli egiziani ottennero una vittoria tattica che fu forse la migliore inflitta, fino a quel momento, agli Israeliani: il cacciatorpediniere Eilat, nave ex-britannica della Seconda guerra mondiale, era una bella nave con il compito principale della lotta contraerei. La sua batteria di cannoni contò poco, però, quando essa si avvicinò a Port Said e da 17 km di distanza, due motocannoniere Komar, senza nemmeno lasciare il porto, sferrarono il loro attacco: erano navi simili a quelle affondate dal caccia mesi prima, ma armate con missili Styx piuttosto che 4 siluri da 533 mm. Operando come una vera e propria batteria costiera, gli tirarono contro tutti i 4 missili disponibili, 3 dei quali andarono a segno. L’Eilat affondò con 47 vittime, e da allora il mondo comprese la potenzialità dei missili antinave, mentre la marina Israeliana lasciò perdere le navi di grandi dimensioni per concentrarsi su più veloci e meglio equipaggiate motocannoniere (quelle della serie Saar), che in particolare offrivano il vantaggio di un equipaggio ridotto, e quindi di perdite umane contenute se le cose si fossero messe male. Gli Styx confermarono la loro micidialità nel 1971 contro il caccia Kandahar pakistano, gemello dell’Eilat ed affondato con due soli missili, entrambi a segno, da una 'Osa I' indiana.

    La Guerra d'Attrito fu iniziata dagli egiziani, che fecero un calcolo cinico ma apparentemente giusto: essendo molto più numerosi, contavano di infliggere perdite umane agli israeliani insostenibili per una nazione tanto piccola, e per questo contavano soprattutto sulla loro potente artiglieria sovietica. Passata oramai l’era in cui l’Egitto aveva un armamento e ordinamento prevalentemente britannico, adesso questa nazione era equipaggiata ed addestrata secondo schemi sovietici. La risposta israeliana si concretizzò essenzialmente con l’aviazione, che colpì ripetutamente numerosi obiettivi in Egitto, sia tattici che strategici. Proprio dal 1969, quando questa nuova guerra scoppiò, gli Israeliani ricevettero finalmente nuovi apparecchi. Avendo fin’allora utilizzato aerei francesi, che componevano, assieme ad un MiG-21F disertore (ex-siriano con matricola 007), l’intera forza aerea dall’addestratore Magister, al caccia Mirage IIIC e al trasporto Noratlas, gli israeliani dopo il 1967 cominciarono a ricevere materiale americano moderno, ed per giunta in grandi quantità. Questo cambiamento è, a dire il vero, molto strano e difficile da interpretare: fino al 1967 Israele aveva l’appoggio della Francia, che dopo la ‘guerra preventiva’ (di fatto, fu Israele ad attaccare per primo e con la massima forza possibile contro una minaccia che, per dirla alla 'Minority report', non era ancora certo si sarebbe mai concretizzata) ne mise sotto embargo le forniture, a cominciare dai 50 nuovi caccia Mirage 5 (costruiti secondo le idee israeliane di abbandonare l'avionica sofisticata per aumentare la capacità di carico bellico), direttamente incamerati nella propria aviazione , essendo già approntati. Israele, va ricordato, contribuì in maniera sostanziale a far conoscere al mondo la validità degli aerei francesi, che diventarono un best seller nonostante che le macchine di ‘riferimento’ fossero americane, sovietiche e inglesi. La guerra del ’67 fu a tutti gli effetti una blitzkrieg scatenata da una nazione, che si percepiva in forte pericolo contro le vicine, ma fu pur sempre una guerra d’aggressione. Gli USA invece, da allora non fecero che aiutare Israele subentrando alla Francia. La cosa è ancora più strana se si considerano almeno due fattori ‘contro’ tale decisione: il fatto che Israele avesse attaccato la Liberty, una nave ELINT della marina USA, ‘scambiandola’ per una nave egiziana, e causandole decine di vittime, e il fatto che Israele aveva da anni un reattore nucleare non dichiarato: proprio nel 1967 si stima che Israele possedesse già almeno due armi nucleari di sua progettazione. Questo non era un particolare, ma un elemento di differenza sostanziale rispetto ad una nazione forte, ma pur sempre in termini convenzionali.

    Nonostante che oramai il reattore di Dimona fosse noto, nonostante lo scalpore che seguì all'attacco della Libery, Nixon fu ben lieto di inviare aerei pesantemente armati come gli Skyhawk e soprattutto, i Phantom, che svolsero soprattutto una funzione di bombardieri tattici mentre i Mirage/Nesher erano usati come caccia da superiorità aerea. Gli Egiziani avevano una forza aerea sempre più consistente, ma almeno all’inizio soffrirono del fatto che i loro MiG-21PF erano dotati di missili Atoll che funzionavano piuttosto male con ingaggi a bassa quota sul deserto caldo del Medio Oriente, mentre la mancanza di cannoni faceva sì che i caccia israeliani avessero interesse a serrare le distanze e sparargli addosso con i loro, anche perché l’Atoll aveva una gittata minima di circa 1km. In verità, come si è visto, anche gli Israeliani erano inizialmente messi male: gli unici missili che i francesi potevano fornigli di propria progettazione erano gli R.530, che pur essendo a medio raggio erano di scarsa utilità complessiva, e che ottennero ben poche vittorie aeree.

    L’arrivo nel 1969 dei Phantom e delle relative armi cambiò le cose, mettendo in condizione di vantaggio la HHA, ma anche gli arabi si rinforzarono e i MiG-21MF con Atoll e cannone erano un nuovo e più pericoloso nemico. La Guerra d’Attrito durò, in varie fasi, per due anni, fino a che nel 1971 furono gli Egiziani a dovere lasciar perdere, visto che subivano più perdite dall’aviazione israeliana, di quante ne infliggevano con l’artiglieria. La differenza in dimensioni demografiche, poi, era sì importante, ma non fondamentale perché di fatto, le forze armate delle due nazioni erano simili in dimensioni. Gli Egiziani avevano anche una fittissima rete di missili e cannoni antiaerei oltre il Canale di Suez, e a parte questo ebbero anche il supporto diretto dei Sovietici, che schierarono almeno un reggimento da caccia con i MiG-21. Questo reggimento tuttavia non ebbe molta fortuna: in uno scontro a bassa quota, nel 1970, parecchi MiG arrivarono a contatto visivo con una piccola formazione di Phantom, forse 4 in tutto, ma furono sorpresi quando si videro attaccati dai Mirage, almeno 8, che scombinarono la formazione: grazie alla sorpresa (i Phantom erano lì come esca) gli Israeliani abbatterono 5 aerei e uccisero un pilota sovietico, in cambio di qualche apparecchio danneggiato da missili Atoll. Il Colonnello V. Ivlev ricorda di come il controllore a terra gli disse, improvvisamente, che avevano dei caccia nemici a quota superiore (i Mirage dopo avere rapidamente preso quota) e che si ritrovarono in una trappola. Perso il gregario, Ivlev zizagava per controllare il settore posteriore, quando vide un Mirage lanciargli un missile IR: questo si perse nel calore del deserto, mentre poco dopo, a sua volta lui localizzò un Mirage lanciandogli contro i suoi missili Atoll, uno dei quali lo danneggiò (si trattava dell'aereo di un asso israeliano, che aveva abbattuto un MiG poco prima, e che fu costretto ad un atterraggio d’emergenza su di un aeroporto del Sinai). Sparata anche la piccola riserva di munizioni contro un altro Mirage senza effetti apparenti, a quel punto si disimpegnò. I preparati ma inesperti sovietici furono talmente impressionati dalle tattiche aggressive israeliane, che modificarono le proprie per tenere conto della lezione 'appresa' in quel giorno.

    Kippur, ottobre 1973[modifica]

    Mappa dei territori occupati prima e dopo la guerra

    Due anni dopo la fine della Guerra d’Attrito gli Egiziani iniziarono, stavolta colpendo per primi, una nuova guerra contro gli Israeliani. L’attacco era coordinato con i Siriani. Come sempre, gli Irakeni erano pronti in retrovia a dar man forte ai Siriani. L’Egitto si era molto rafforzato e aveva guadagnato in esperienza bellica e organizzativa. La sua forza comprendeva circa 450 aerei da combattimento, tra cui molti potenti Su-7, Tu-16, Il-28, MiG-21MF. La Marina comprendeva vari sottomarini Romeo costruiti in URSS e Cina (per un totale di 12), oltre che parecchie unità missilistiche e 5 cacciatorpediniere. Gli Israeliani ebbero cura di arginare la minaccia egiziana con imponenti lavori di fortificazione del lato Est del Canale di Suez, che costituiva il loro confine occidentale: crearono la linea difensiva Bar-Lev, che consisteva in una serie di fortini di tiro, postazioni per carri ed artiglierie, sponde alzate anche di 10 metri con muri di sabbia, e in alcuni casi, rinforzati da blocchi di duro granito. La linea era concepita per rendere difficile agli egiziani la traversata del canale, fino a che gli israeliani non fossero stati pronti ad affrontarli.

    L'aviazione, totalmente rigenerata, ora comprendeva:

    • 18 Tupolev Tu-16K Badger G
    • 27 Il-28
    • 160 MiG-21MF
    • 60 MiG-19
    • 110 MiG-17F
    • 40 MiG-21F-13 (Fishbed-C)
    • 90 MiG-21PF (D)
    • 120 Su-7BM
    • 30 An-12
    • 40 Il-14
    • 12 Mi-6
    • 70 Mi-8
    Il T-62, con il suo cannone da 115mm, era una nuova risorsa per gli egiziani per colmare il gap con i 105mm dei carri israeliani

    Le forze corazzate egiziane ammontavano a circa 2000 carri di cui però solo non più di 500-600 erano i nuovi T-62, certo meno mobili e più angusti, ma anche più potenti dei T-55, molti mezzi da trasporto truppe tra cui alcuni BMP-1 e molti BTR-50, e oltre 1000 pezzi d’artiglieria. La forza complessiva dell’esercito era di 260.000 uomini e altri 500.000 in riserva. La difesa missilistica contava letteralmente decine di batterie statiche SA-2 3 SA-3, missili portatili SA-7 erano invece largamente diffusi tra le unità di fanteria e i semoventi comprendevano i nuovi SA-6 e ZSU. Tutti questi sistemi, eccetto l’SA-6, erano già noti essendo visti in azione, tanto che gli A-4 avevano lanciatori di flares e tubi di scarico allungati per ingannare o almeno, limitare i danni degli SA-7. La forza complessiva egiziana utilizzata per l’attacco era impressionante, come eccellente era il piano operativo, ma come al solito, valse un vecchio detto ‘nessun piano organizzato sopravvive alla battaglia’, e in questo campo gli israeliani dimostrarono di essere molto più rapidi e capaci di prendere decisioni cruciali a livello locale, in quel ‘caos organizzato’ in cui erano soliti operare. Esagerando perfino, soprattutto quando Sharon prese decisioni fin troppo autonome rispetto a quanto pianificato dall’alto comando israeliano.

    Gli egiziani scelsero con cura il momento in cui attaccare. La festività dello Yom Kippur sarebbe stata un’occasione da sfruttare per trovare gli israeliani con la guardia abbassata. Questi si erano oramai abituati, dopo circa 2 anni di relativa pace, anche alle esercitazioni da sbarco egiziane, di cui erano state compiute più di trecento ‘edizioni’. La linea Bar Lev era tenuta da 6000 uomini di due brigate, ma per le festività vi era un sensibile calo. La quantità totale di carri armati era di meno di 60. Il grosso delle forze, fuori dalla portata dei cannoni egiziani, era concentrato in una linea difensiva che comprendeva il Passo di Mitla e varie altre roccaforti che proteggevano l’accesso al territorio principale del Sinai.

    Le ostilità ebbero inizio nel primo pomeriggio del 6 ottobre. Si stabilì che gli Egiziani fossero i primi a sparare, per avere così i difensori israeliani con il sole negli occhi, mentre i siriani avrebbero avuto più luce per continuare a combattere, dato il fuso orario. Un migliaio di cannoni egiziani esplosero i loro colpi lungo tutto il fronte, ma vi fu anche un’altra sorpresa, l’esplosione, su entrambi i lati del Canale, di potenti cariche esplosive. Un reparto di sommozzatori era infatti riuscito ad eludere la sorveglianza e a piazzare delle cariche esplosive sincronizzate per distruggere parte delle postazioni israeliane lì vicine ma soprattutto per far crollare i muri di sabbia costruiti dagli Israeliani. Non soltanto: per demolire in fretta i muri di sabbia israeliani venne escogitato un sistema semplice ma geniale: vennero utilizzati potenti idrogetti che lavarono letteralmente i muri di sabbia, trasformandoli in ‘rampe’ per il movimento di uomini e mezzi.

    Nel mentre i difensori venivano inchiodati dal fuoco delle artiglierie, ben 222 aerei egiziani (praticamente metà di tutta l'EAF) passavano il Canale e colpivano i tre aeroporti e numerosi altri obiettivi del Sinai, anche se ebbero scarsa efficacia nel loro complesso. Una forza eliportata su Mi-8 venne lanciata all’attacco di obiettivi come il Passo di Mitla, ma ebbe solo parziale successo: nondimeno, queste poche centinaia di commandos ritardarono molti rinforzi di circa 24 preziosissime ore. La forza da sbarco egiziana, nel frattempo, era riuscita a stendere ponti galleggiani e ad usare traghetti motorizzato sovietici, che dimostrarono appieno la loro validità: in poco tempo, 100.000 uomini, 1200 carri armati e numerosi sistemi antiaerei erano oltre il Canale.

    La reazione israeliana non si fece attendere, con l’artiglieria e gli attacchi aerei: ma la difesa dei SAM e artiglierie egiziane era tanto efficace da rendere pressoché impossibile bloccare l’attacco con tali mezzi. Alle 14.55 i primi due A-4 vennero abbattuti dalle difese egiziane, i primi di tanti altri nei 3 giorni successivi. La campagna oltre il Canale era affidata a due armate, che possedevano nell’insieme 5 divisioni di fanteria, 1 di fanteria meccanizzata e 2 corazzate. Questi erano inquadrati in 2 Armate, la 2° a Nord, e la 3° a Sud. L’obiettivo, differentemente da quello che spesso si sente dire, non era la distruzione di Israele, che al più, era una cosa da ottenere nel lungo periodo, e che solo i Siriani potevano causare sul fronte est, ma riconquistare parte del Sinai, se non tutto, per poi dichiarare un cessate il fuoco. Insomma, l’Egitto cercava una vittoria politica, dopo lo smacco del '67 e l’insoddisfacente esito della guerra del 69-71. La reazione israeliana fu comunque veemente, ma gli egiziani, soprattutto il giorno successivo abbatterono e danneggiarono un gran numero di aerei.

    Da notare l’originalità delle tattiche egiziane: non potendo competere appieno con gli israeliani negli scontri diretti tra aerei o carri, demandavano piuttosto ai missili tale confronto. La reazione israeliana tuttavia, fu molto più rapida di quello che gli egiziani pensavano, in quanto ritenevano che i riservisti arrivassero alle loro unità in non meno id 36 ore, mentre spesso ci riuscirono in 24 ore. In ogni caso, attestati alla difesa, gli egiziani si prepararono al contrattacco israeliano, e quando questo avvenne, l’8 ottobre, essi respinsero un attacco di due brigate corazzate, delle 12 disponibili in tutto l’esercito israeliano: vennero perduti almeno 100 carri; il comandante della 190ima Brigata, che rimase totalmente distrutta nella battaglia, venne addirittura fatto prigioniero. La pioggia di Sagger e di altre armi controcarro a disposizione della fanteria aveva funzionato, ma per questo vi fu anche la complicità dell’impeto israeliano: senza appoggio aereo sufficiente, senza supporto adeguato di artiglierie e di fanteria, i carri si rivelarono troppo vulnerabili.

    Nel frattempo Israele riuscì a indebolire le difese aeree egiziane, lanciando commandos oltre il canale per colpire le reti radar, colpendo con aerei ed artiglierie le batterie mobili SA-6 in fase di ricarica, ed inventandosi tattiche come quella di avvicinarsi al limite del raggio di tiro, osservare (o ricevere comunicazione da parte di elicotteri) del lancio di missili, poi ritirarsi e seminarli prima di essere raggiunti. Le batterie egiziane erano fitte, e spesso non funzionava, ma lanciavano più missili e più batterie simultaneamente facevano fuoro, così lo spreco era rilevante. In pochi giorni, di fatto le riserve delle unità di prima linea che i sovietici avevano previsto come sufficienti per settimane, vennero esaurite, cosa che non mancò di suscitare, non ufficialmente, le loro ire. L'Aviazione israeliana riuscì a combattere in maniera più sciolta ed efficace, ma soprattutto, tra il 13 e il 14 ottobre, in quella che avrebbe dovuto essere la battaglia decisiva, gli Israeliani vennero attaccati da due divisioni corazzate, ma scivolando ai lati della loro tenaglia, riuscirono, nonostante la mancanza di sistemi IR che invece i carri sovietici possedevano, a respingerli, tanto che ne vennero distrutti o abbandonati non meno di 316. Questa inaspettata vittoria fu il prologo di una ancora più travolgente azione, quando a sud delle forze egiziane, gli israeliani, ora che li avevano bloccati, come del resto avevano bloccato i siriani ad Est, da cui stavano affluendo rinforzi, meditavano un contrattacco. Il Sinai non era infatti prioritario per Israele, ma lo era accome il settore Orientale: il Sinai poteva essere perduto anche totalmente, se necessario, ma non era così per il fronte siriano. In sostanza, a quel punto gli egiziani erano stati fermati, ed erano sbilanciati in avanti, con poche riserve strategiche; un pò per le perdite subite, un pò per il desiderio di infliggere una sconfitta decisiva agli israeliani ed aiutare indirettamente gli alleati Siriani, in grave difficoltà ad Est.

    L'offensiva israeliana 'Gazelle'

    La controffensiva di Sharon fu micidiale: consistette nel passare il Canale a sud, nella zona dei Grandi Laghi amari, punto di suture debole tra la seconda e terza armata egiziane: invano i sovietici diedero l'allarme con i satelliti, l'artiglieria egiziana ed alcuni elicotteri tentarono di contrastare tale manovra ma senza successo. Suddivisi in piccoli reparti di pochi carri e APC, gli israeliani distrussero sistematicamente i radar e le retrovie, mano a mano che risalivano a nord, aiutando l’Aviazione ad operare poi in loro supporto. Gli Egiziani non avevano che 500 carri ad Ovest del Canale: ben presto gli israeliani ne portarono quasi altrettanti, una volta completati 5 ponti fissi, e con 20.000 uomini e i semoventi d’artiglieria distrussero le seconde linee egiziane e tagliarono la Terza Armata fuori dallo schieramento egiziano. La strada per il Cairo era quasi aperta, nonostante la difesa di altri reparti dell’esercito, e nonostante l’azione dell’aviazione egiziana, che si batté anche se con pesanti perdite.

    Alla fine, il 24 ottobre, la guerra era stata un nuovo successo israeliano, almeno in termini militari. La cosa non fu univocamente sentita come tale, e da allora in Egitto si celebra tale data come vittoria. La cosa è spiegabile in vari modi: l’impossibilità di accettare un’altra, sanguinosa sconfitta. Il fatto che Israele fu costretto a chiamare in aiuto direttamente gli USA appena al quinto giorno di combattimenti (sebbene anche i sovietici stessero organizzando un ponte aereo per gli arabi) indusse Sadat a dichiarare che ‘non possiamo vincere anche contro gli Stati Uniti’. Inoltre, rispetto alla precedente guerra dei Sei giorni, gli arabi, specie gli egiziani, avevano dimostrato di saper combattere bene (il vero problema era l'assoluta incompetenza degli stati maggiori, a cominciare dal comando divisionale in su), e di intaccare il mito dell’invincibilità degli Israeliani, che a loro volta avevano subito pesanti perdite. Un dato politico era che la guerra finì con gli Israeliani in territorio egiziano, ma anche, sebbene isolati e addirittura affamati, soldati egiziani in territorio ‘israeliano’, ovvero su di una parte della penisola di Suez.

    Alla fine, gli Arabi ebbero migliaia di morti e feriti, ma anche gli israeliani subirono pesantemente, con quasi 3000 vittime, molte per una nazione tanto piccola, anche se poche se si considera il quantitativo di armamenti utilizzati da ambo i contendenti, in quella che si può ben definire la prima ‘guerra moderna’ a tutti gli effetti (chiaramente, le forze corazzate e meccanizzate costituiscono una migliore 'assicurazione' per la vita dei soldati delle vecchie unità di fanteria motorizzata o appiedata). Le perdite materiali furono di circa 1000 carri, la metà riparabili, e olte 120 aerei per Israele, mentre gli arabi persero circa 2000 carri e 1000 blindati vari, oltre che 400 aerei.

    Uno dei protagonisti della guerra fu, da parte araba, l'SA-6
    Un altro missile assurto agli onori della cronaca, il controcarro AT-3 Matjulka/Sagger

    Molte le lezioni di questo conflitto: la minaccia dei missili SAM e di quelli controcarro, usati in maniera mai prima d’allora tanto efficace. Si deve considerare anche che le tattiche sbagliate e le contromisure inadatte consentirono di ottenere un risultato di tale livello, assieme ad un uso massiccio di migliaia di armi, con un rapporto di colpi a segno piuttosto basso se preso in termini statistici. Gli aerei e persino i carri armati che riuscivano a manovrare in maniera opportuna difficilmente erano colpibili dai missili, ma le salve eranotanto numerose che le perdite accadevano comunque in quantità.

    I missili antinave sovietici invece, in questa guerra, contro motocannoniere missilistiche veloci e ben equipaggiate, si dimostrarono un totale fallimento, mentre molto pericolosi si dimostrarono i Gabriel israeliani, che pure avevano minore gittata, ma che vinsero gli scontri navali, e in questo caso gli arabi non riuscirono a trovare ‘contromisure’ adatte per annullarne l’efficacia. Inoltre il consumo di munizioni di ogni tipo, nelle guerre ad alta intensità si è rivelato molto superiore a quello ipotizzato in calcoli teorici. In effetti, i missili SAM e controcarro possono essere stati molto sopravvalutati. Gli Israeliani , dopotutto, distrussero quasi 2000 carri arabi con i cannoni dei loro carri, ed ottennero un gran numero di vittorie aeree in combattimenti manovrati. A prescindere dai numeri reali, non v’è dubbio che le capacità degli armamenti sovietici dimostrate, specie quelle degli SA-6, ZSU e anche Sagger, furono di tutto rispetto.

    E i caccia? L’aviazione araba era soverchiante, numericamente parlando, e con molte delle macchine migliori disponibili in URSS. Stavolta non era stata distrutta al suolo, e i tentativi israeliani di metterla KO non ebbero successo anche a causa degli hangar protetti, sia pure parzialmente, che gli arabi avevano costruito con l’aiuto sovietico. Le condizioni per una migliore resa, dunque ,c’erano, ma di fatto, nonostante l’interferenza dei SAM arabi, l’HHA israeliana fu molto più efficiente. I caccia arabi furono molto marginali in combattimento aereo, e quasi ininfluenti negli attacchi al suolo: eppure, con caccia MiG-21 gli indiani erano riusciti a chiudere l’aeroporto di Dakka in appena due attacchi. Quanto al rateo delle perdite, non v’è dubbio che la questione sia dibattuta. Gli israeliani dichiarano grossomodo 200-300 vittorie (si è parlato anche di 334) in combattimento aereo, più quelle di aeri nemici distrutti al suolo (non molti , anche perché l’HHA aveva altro da fare in quei giorni), e quelli abbattuti dalla contraerea, tra cui 20 dovuti a circa 70 missili HAWK e anche di più ai cannoni da 20mm binati. Tuttavia, ammisero solo 3-5 perdite in combattimento aereo, il che, anche ammettendo la superiorità di addestramento e dei missili Shafir e Sidewinder (gli Sparrow ottennero davvero poco), non convince: un rateo di 100:1, quando la molto meno preparata aviazione araba del 1967 era riuscita a cavarsela con un 5:1. Siccome gli arabi dichiarano, nel loro complesso, circa 50 vittorie aeree, pare che mentre quelle israeliane siano grossomodo reali, quelle arabe siano state sottostimate a favore dei successi dei ‘SAM’, che hanno ottenuto sì decine di vittorie, come anche l’artiglieria, ma che hanno lasciato anche spazio a parecchie vittorie dei MiG, reclamate con dati assai precisi dagli arabi, ma semplicemente non considerate tali dagli israeliani. Questa ‘fog of war’ , abbinata a mera propaganda e disinformazione, è da sempre un problema per tutte le guerre: si pensi che l’affondamento del caccia Beduin, ottenuto da un S.79 (dopo che la nave era effettivamente stata danneggiata da unità italiane) venne rivendicato dalla Marina italiana fino al 1966, quando finalmente ci si decise ad attribuire alla Regia Aeronautica il colpo definitivo. In Iran, parimenti, per motivi ‘politici’ molte vittorie ottenute dai piloti dell’IRIAF contro gli irakeni venivano attribuite alla contraerea dell’esercito iraniano, che nella propaganda di regime ha avuto i maggiori favori, mentre infine, come non mensionare la rivendicazione inglese di 43 aerei argentini abbattuti dalle difese delle navi, ridotta dopo attenta analisi a 12-13? In ogni caso, la prestazione dell'EAF fu significativamente migliore di quanto avvenne in passato, con un totale di circa 4.000 missioni aeree e un rateo di perdite, pare del 4%.