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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Cecoslovacchia

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Indice del libro

Una volta occupata dai tedeschi nei tardi anni '30, la Cecoslovacchia, vera fucina d'armi e industria pesante dell'ex-impero austroungarico (soprattutto per via della Skoda), divenne una fornitrice importante anche delle F.A. tedesche, con artiglierie di ottima fattura, carri e altro ancora. La fine della guerra la vide sconfitta e occupata dall'URSS. Dopo la guerra la Cecoslovacchia fece molti sforzi politici e anche militari per diventare una nazione indipendente. I suoi tecnici cominciarono persino a costruire un clone del caccia Me.262 a reazione. Ma nel 1948 la Cecoslovacchia divenne uno Stato satellite dell'URSS e inglobata nel Patto di Varsavia. 20 anni dopo Dubcek tentò di democratizzare il Paese ma i sovietici non approvarono e invasero Praga. Era il 1968 e il mondo vide una vera rivolta culturale, ma non ovunque e allo stesso modo, e la Cecoslovacchia venne ricondotta 'alla ragione'. In effetti, questo piccolo Stato mitteleuropeo era d'importanza strategica per il Patto e non fu lasciata scappare via, anche se restava sempre l'opzione di nazione non-allineata come già la Jugoslavia e l'Albania. In seguito, nei primi anni '90, la Cecoslovacchia seguì la sorte della Jugoslavia come fine di entità politica, ma per fortuna senza spargimenti di sangue: Cechi e Slovacchi si separarono consensualmente, con i primi che smaniavano per diventare 'occidentali' mentre i secondi erano rimasti più conservatori, anche in termini militari, e più vicini rispetto all'Europa orientale, nella quale del resto erano inclusi appieno.

Negli anni '80 in Cecoslovacchia era basato il Gruppo Forze sovietiche centro, con comando a Praga. Questo era costituito da due comandi d'Armata, 3 divisioni fanteria (16, 55 e 66ima), la 10a e 13a corazzate, una brigata artiglieria, 3 missili superficie-superficie, e infine un battaglione d'attacco aviotrasportato. Quanto alle forze cecoslovacche, nel 1943 v'erano già reparti cecoslovacchi che combattevano contro i tedeschi nel Fronte meridionale, mentre la resistenza non era molto sviluppata (a dire il vero con non poche critiche anche in ambito Alleato, dato che la Cecoslovacchia era molto importante per la produzione militare del III Reich. Fu per questo che venne organizzato l'assassinio del gerarca Heidrich, che ebbe successo ma portò a massacri terrificanti come ritorsione nazista).

Nel '45 i cecoslovacchi ordinarono forze armate simili a quelle sovietiche, ma inizialmente le cose non furono facili perché gli slovacchi erano fortemente filosovietici, mentre i cechi erano più legati all'occidente. Insomma, vi era una diffidenza reciproca che non mancò di facilitare le cose a Stalin. Dopotutto molti aviatori avevano partecipato alla lotta antitedesca con la RAF e la maggior parte dell'aviazione era dotata di materiale britannico. Nondimeno, una delle prime realizzazioni cecoslovacche fu la copia del Bf-109G, già prodotto durante la guerra, per ottenere un caccia almeno adeguato alle esigenze. Solo che la mancanza di motori DB-605 costrinse a montare gli Jumo degli He-111 ottenendo il mediocre Avia S.199. Curiosamente (per la serie realpolitik...) questo caccia fu il primo della HHA israeliana, comprato dai cecoslovacchi in pochi esemplari. Chiamato 'mulo' per la sua natura di incrocio tra la cellula e il motore di due apparecchi precedenti, non soddisfece molto ma era meglio di niente. In seguito in Israele venne sostituito dagli Spitfire e P-51, ma ottenne il primo successo (dei tanti israeliani) abbattendo un C-47 egiziano usato come bombardiere. La Cecoslovacchia fornì anche caccia e persino alcuni bombardieri B-17 ad Israele, i primi e gli unici apparecchi strategici che questo abbia avuto.

Nel '68 i militari cecoslovacchi non opposero resistenza all'invasione sovietica, che vide in azione anche i nuovi carri T-62. In seguito però tesero a non cooperare molto con i sovietici: l'onta dell'invasione non fu dimenticata. Nondimeno, la Cecoslovacchia, avvantaggiata anche dal fatto di non avere una Marina, venne equipaggiata e armata in maniera pesantissima, grazie anche alla produzione domestica di equipaggiamenti pesanti: carri, artiglierie, veicoli, caccia e aerei di vario genere, ma mai elicotteri, competenza polacca.

All'epoca le F.A. cecoslovacche erano così stimate in Occidente (il che non significa che fosse la realtà: alcune cose, come la presenza di MiG-23, non erano contemplate). Esse comprendevano 207.000 effettivi, di cui 118.000 di leva, dipendenti dal ministero della Difesa, mentre la Guardia di frontiera e interna dipendevano dal Ministero dell'Interno. La prima aveva 11.000 effettivi e poteva formare in caso di guerra 7 brigate con armi controcarri e carri armati. Infine vi era la milizia popolare, con altri 120.000 effettivi.

Per quello che riguardava l'Esercito, questo aveva la maggior parte delle truppe disponibili, ovvero 148.000 effettivi dei quali 100.000 di leva, mentre le riserve ammontavano a ben 495.000 uomini, 200.000 dei quali di impiego immediato, ripartiti in 2 Distretti militari che controllavano una forza meccanizzata di grande potenza. V'erano infatti 5 divisioni corazzate, la 1, 3, 9, 13 e 14ima, a cui si aggiungevano la 2, 3, 15, 19 e 20ima di Fanteria meccanizata. Infine v'era la 22ima di artiglieria con 2 reggimenti controcarri, 3 rgt missili tattici Scud, 2 brigate artiglieria convenzionale. Infine vi erano diverse unità minori, tra cui una brigata aerotrasportata. L'equipaggiamento cecoslovacco era analogo a quello sovietico in larga misura, e così anche l'ordinamento.

In tutto v'erano 3.500 carri armati di cui circa 3.000 T-54/55 e 500 T-72, prodotti su licenza; 1.000 BMP-1 e fors'anche BMP-2; 2-600 APC OT-62 (il BTR-50 nella versione prodotta in Cecoslovacchia), OT-64, OT-810; infine v'erano 1000 BRDM-1 e OT-65 da ricognizione armata.

Come sistemi semoventi c'erano i BRDM-2 in versione cacciacarri con i missili AT-3 Sagger, gli OT-810 con cannoni senza rinculo, i DANA da 152 mm d'artiglieria pesante, i lanciarazzi RM-70 o M1972 da 122 mm (200 mezzi presenti). Altre artiglierie erano cannoni campali M-53 da 100 mm (250), M-52 da 85 mm (250), M-46 da 130 mm (80), 110 M1931/37 da 122 mm (110), 100 ML-20 da 152 mm, 250 obici da 122 mm D-30 e M-1938, 120 lanciarazzi M51 da 130 mm con 32 colpi. Le armi antiaree erano 600 tra ZU-23, S-60 da 57 mm, cannoni M53 e M53/59 da 30 mm, ZSU-23-4 da 23 mm. Missili SA-4, 6, 7 e 9 completavano l'armamento c.a. L'armamento controcarri comprendeva anche i missili AT-3 e AT-4, oltre ad un gran numero di armi controcarri leggere, dai classici lanciarazzi RPG-7 ai cannoni SRM59 da 82 mm di calibro e 1.200 m di gittata. I fucili e le mitragliatrici erano di realizzazione locale, come i fucili d'assalto Vz 58 simili ma solo in apparenza agli AK-47.

I missili superficie-superficie erano 27 rampe 'Scud-B' e 40 FROG-7.

Quanto alle armi obsolete, non mancavano per i reparti di riserva e per l'addestramento carri T-34/85, obici M18/46 da 152 mm e M18/47 da 105 mm ex-tedeschi.

La Cecoslovacchia era capace di costruire e spesso anche di progettare le sue armi; in definitiva era chiaramente il secondo costruttore d'armamenti nel Patto di Varsavia, spesso esportandoli: i mezzi OT-62 sono stati esportati in Irak e Egitto (tra gli altri), gli OT-64 in Irak e Polonia, i lanciarazzi RM-70 in Germania Orientale (oltre 200 sistemi), URSS, Libia (60 veicoli), i semoventi DANA in Libia (altri 20 almeno), e così via. Questo senza considerare la più famosa delle armi cecoslovacche, la Skorpion, celebre mitra soprattutto per l'uso da parte dei terroristi, con una grande potenza di fuoco anche se un caricatore del tutto incongruo per valorizzarne l'alta cadenza di tiro teorica. Quest'arma non era nata per l'impiego da parte dei terroristi, ma per i carristi. Gli autocarri erano pure in buona parte originali, ed in particolare lo erano i poderosi Tatra 813 8x8, da cui erano ricavati i DANA e gli RM-70. Tutto questo, beninteso, senza considerare l'industria aeronautica, ben degna di essere menzionata. Ma non ora.

L'Aeronautica cecoslovacca era pure particolarmente congrua e assai moderna per questo piccolo Paese, ben difeso dalla propria contraerea e caccia intercettori. Forte di 59.000 uomini, di cui solo 18.000 di leva, aveva 450 aerei in numerosi reparti di volo: 10 d'attacco con Su-7 (3), MiG-23 (3), MiG-21 (3), MiG-15 (1); 18 gruppi d'intercettazione su MiG-21; 3 gruppi da ricognizione di cui uno su L-29 e due su MiG-21.

Due reggimenti trasporto e uno elicotteri comprendevano in tutto altre centinaia di velivoli. Gli elicotteri erano stimati in 40 Mi-1, 20 Mi-2, 100 Mi-4, 10 Mi-8, 30 Mi-24. Gli aerei d'addestramento erano gli Zlin 526, gli Aero L-29 e L-39. Solo del penultimo di questi, addestratore a reazione basico, vennero costruiti nel 1963-74 oltre 3.600 esemplari, chiamati 'Maya' in ambito NATO. La difesa contraerea comprendeva anch'essa una poderosa organizzazione con 250 rampe SA-2 e SA-3 in 40 siti di lancio, ciascuno con una batteria. Le riserve infine comprendevano 30.000 uomini.

La ZTS Dubnica, gruppo Skoda-Plzen era specializzata in equipaggiamenti militari e non ha mancato di fare onore alla tradizione della Skoda (oggi nota come produttrice di autoveicoli, un tempo una delle principali produttrici di artiglierie) come produttrice di armi pesanti, realizzando verso la fine degli anni '70 il Vzor-77 DANA, non un nome femminile ma l'acronimo di una sigla che in cecoslovacco significava cannone semovente con caricatore automatico. Questo modello (vzor significa per l'appunto modello) è rimasto a tutt'oggi, assieme al molto più potente G6 sudafricano, l'unico obice semovente su ruote. Appena pochi anni prima era stata la volta della versione 'locale' del BM-21, la cui devastante potenza di fuoco e gittata era stata magnificata con un veicolo semovente di diverso tipo rispetto all'autocarro più leggero originale. La loro presenza era, nel caso dei DANA, soprattutto in unità corazzate, come il 1o Reggimento di artiglieria della 1a Divisione corazzata di Terezin.

Tornando al Dana, questo era armato con lo stesso obice dell’2S3 sovietico, prodotto alla fine degli anni settanta dalla ZTS Dubnika, Gruppo Skoda-Pizer.

Il possente DANA

Si tratta di un mezzo militare basato su di un autocarro pesante Tatra 815 8x8, lo stesso utilizzato per l’RM-70. Ha una torretta dal particolare disegno, con una metà a lato del cannone con le munizioni, e l’altra metà con l’equipaggio. Il Dana è più veloce di 20 km/h su strada del Semovente 2S3 anche con minore mobilità fuoristrada. È stato esportato almeno in Libia in 20 esemplari, come anche l'RM-70 (in 60).

La struttura del Dana è basata sul già citato autocarro Tatra 815 8x8 'Kolos', un robusto veicolo a trazione integrale che ha costituito la base dei trasporti pesanti cecoslovacchi. Il veicolo ha un sistema di regolazione centralizzata della pressione degli pneumatici, ripartiti in 4 assali che a loro volta fanno parte di 2 gruppi distinti, con l'anteriore costituito da ruote sterzanti. Il motore è un Tatra T-928 diesel a 12 cilindri disposti a V con potenza di 344 hp e raffreddamento ad aria.

Per riuscire a muoversi allo stesso passo dei veicoli corazzati su terreno vario, sarebbero necessari i cingoli, ma con un ruolo di artiglieria divisionale, non reggimentale, per cui non sostituisce i 2S1 da 122 mm, ma i 2S3, rendendo meno importante la massima mobilità fuoristrada. Nonostante questo, gli equipaggi la trovano comunque più che soddisfacente per la gran parte delle esigenze tattiche. La velocità massima su strada, invece, raggiunge gli 80 km/h, ovvero circa 20 di più dell'2S3, con l'autonomia di 800 km: questi valori sono tali da renderlo nettamente superiore come capacità di movimento strategico autonomo rispetto a qualunque cingolato della stessa categoria.

Il motore è sistemato nella parte posteriore, mentre la parte anteriore del telaio ha la cabina per 2 uomini, pilota e capocarro, protetti da una leggera blindatura e da un sistema NBC. I finestrini corazzati sono dotati di una blindatura d'acciaio aggiuntiva per evitare danni causati dal fuoco dell'obice di bordo.

La torretta è sistemata a metà telaio, tra i gruppi di ruote, ed ha una struttura particolare, che offre molti motivi di interesse. È in realtà costituita da 2 semitorrette, con il cannone sistemato in mezzo, all'esterno, il che offre almeno un vantaggio: l'eliminazione dell'estrattore di fumi. La struttura complessiva è molto grande e pesante, con angoli squadrati per migliorare la resistenza balistica con piastre inclinate. La possibilità di alzo è di 70 gradi, il brandeggio di 145, perché la disposizione della torretta, incassata tra la cabina e il motore, nonché i collegamenti meccanici impediscono il fuoco nei settori anteriore e posteriore. Una mitragliatrice da 12,7 mm è sistemata nella semitorretta destra, settore posteriore.

La disposizione interna è la seguente: la semitorretta di destra ha, sistemate anteriormente, 41 granate, mentre quella di sinistra ha nello stesso posto le cariche di lancio. A differenza di ogni altro semovente d'artiglieria dell'epoca, esse sono sistemate in un vano separato da una paratia antiesplosione, il che assicura una protezione per l'equipaggio senza paragoni con gli altri mezzi della stessa categoria ed epoca. Lo schema di funzionamento è il seguente: il servente della semitorretta di destra prende una granata, regola la spoletta, poi un cucchiaio di caricamento la porta fuori in posizione orizzontale, la allinea alla culatta e la inserisce nella canna. Un altro cucchiaio fa lo stesso con la carica di lancio, sistemata dal servente della semitorretta di sinistra, e poi entrambe vengono calcate dentro la culatta con un sistema a catena che una volta eseguita l'operazione disimpegna l' otturatore a cuneo. A quel punto l'arma può sparare. La torretta ha una protezione NBC completa, che è collegata anche ad un sistema automatico che esclude l'apertura del fuoco se i portelli di torretta sono aperti. Vi è al suo interno un servente per lato e il cannoniere nella semitorretta di destra, con i sistemi ottici di visione e puntamento.

L'alzo del cannone non è un impedimento al caricamento, che è possibile con qualunque angolo per via che il sistema di caricamento è collegato direttamente alla canna. Anche per questo è possibile sparare ad un ritmo elevato, fino a 6 colpi al minuto. In caso di malfunzionamenti, resta possibile caricare il cannone manualmente, attraverso i portelli da cui i cucchiai portano le munizioni alla culatta. Ma ovviamente, questo sistema di back-up consente una modalità solo di emergenza, e la cadenza di tiro è ridotta di molto.

La dotazione delle munizioni di pronto impiego è parimenti elevata, con 41 colpi pronti al tiro, e altri 19 sistemati in depositi ricavati nello scafo posteriore. Le munizioni sono analoghe a quelle dell'2S3, come la BR-540 perforante-esplosiva, OF-540 esplosiva, S-540 illuminante e D-540 fumogena.

Il cannone-obice del Dana ha una canna da 37 calibri, ma l'uso di un freno di bocca e di 2 ammortizzatori di rinculo ausiliari poco efficienti non consentono l'uso della carica di lancio più potente disponibile, e quindi la gittata massima di circa 18 km dell'2S3 dovrebbe essere impossibile per il Dana. Peraltro la canna del 2S3 è di appena 34 calibri, quindi non è detto che vi siano differenze congrue. Le munizioni a razzo consentono di raggiungere almeno i 22 km, ma la gittata non è mai stata uno dei punti di forza del DANA, i cui punti di forza sono essenzialmente mobilità (80 kmh e 740-800 km su strada), volume di fuoco e autonomia di fuoco (60 colpi, di cui 41 di pronto impiego).

Il servente della semitorretta di destra ha anche una mitragliatrice da 12,7 mm antiaerea vicino al suo portello, inoltre vi sono anche armi leggere, come anche un lanciarazzi RPG-7, ma se necessario il cannone può sparare anche a tiro diretto granate esplosive e controcarri.

Uno dei punti deboli del sistema è che il capocarro è costretto a restare nella cabina anteriore, e può godere in tal caso di una visuale tutt'altro che completa. Un altro limite è che la suddivisione della torretta in 2 parti non comunicanti rende praticamente impossibile il suo funzionamento nel caso in cui venga a mancare uno dei serventi. Ma, nonostante questi inconvenienti, la realizzazione è stata considerata nel suo insieme un indubbio successo.

  • Dimensioni: lunghezza 8.87 (11.16 con il cannone avanti) m, larghezza 2.5 m, altezza 2.9 m
  • Peso: 33 t.
  • Corazzatura: presente con spessori di 8-10 mm.
  • Motore: Tatra T-928 V-12 da 344 hp diesel.Trazione 8x8
  • Prestazioni: velocità 80 km/h, autonomia 740 km
  • Armamento: un obice da 152/37 mm con 60 colpi, e mitragliatrice DShKM da 12.7 mm.

In tutto la produzione ha realizzato oltre 750 mezzi, che sono entrati in servizio per la prima volta nel 1981, battaglione d'artiglieria "Jan Zizka", a Tabor.

La disposizione organizzativa dei Dana verte su di un livello divisionale, inizialmente un gruppo per divisione, asserviti alla compagnia acquisizione obiettivi che era dotata nei suoi vari plotoni di un radar di controllo del tiro e controbatteria SNAR-10, conosciuto in codice Nato come "Big Fred", con portata di 15-20 km e il sistema fonotelemetrico PZK con portate di 8-10 km contro le artiglierie di medio calibro e 20 km circa contro quelle di calibro maggiore. Tutti questi sistemi sono di origine sovietica e in uso anche nelle unità d'artiglieria delle altre nazioni del Patto.

Il Dana è rimasto poco diffuso, nonostante una notevole economia d'esercizio (molto meglio in tal senso dei semoventi cingolati paricalibro), nel Patto di Varsavia, dove ha trovato impiego solo con l'esercito cecoslovacco e polacco. Ma 20 esemplari sono stati forniti anche alla Libia, andando ad arricchire la sua già ricca schiera di armamenti. Sebbene siano pochi esemplari e la gittata sia molto inferiore rispetto a quella del Palmaria di fornitura italiana, la mobilità strategica fornita dalle ruote costituisce un vantaggio notevole nelle grandi superfici desertiche dell' Africa settentrionale. Infatti è stato impiegato nel Chad fin dalla prima invasione, nel 1981.

Il Dana ha avuto un successore, il Zuzana, in calibro di 155mm NATO, canna più lunga e gittata molto superiore, di cui alcuni esemplari sono entrati recentemente in servizio.

L'RM-70 è un sistema d'arma d'artiglieria cecoslovacco, basato sui razzi del sistema sovietico BM-21, ma con un nuovo e più pesante telaio corazzato. Esso è molto più complesso e costoso del BM-21 originale, e ha avuto certo meno successo. Nel 1972 venne notato dalla NATO che lo chiamò M1972.

I motivi del maggior peso e costo dell'RM-70 sono 2, entrambi relativi alla maggiore severità delle specifiche richieste per questo mezzo. In pratica, mentre la componente di fuoco è rimasta la stessa, la piattaforma è stata totalmente cambiata, con un risultato di notevole importanza tecnica. Come nel caso dell'ASTROS II brasiliano e del FIROS italiano, si è realizzato uno chassis leggermente corazzato in acciaio saldato, soprattutto in funzione antischegge. Ma soprattutto il lanciarazzi, con le solite 4 file di 10 tubi, ha una ricarica rapida completa, che può essere realizzata in brevissimo tempo grazie ad un sistema meccanico. Questo è un sistema condiviso, almeno concettualmente, con il sistema jugoslavo YMRL-32 da 128 mm (su scafo non blindato).

La necessità duplice di avere corazzature sufficienti per resistere alle esplosioni e schegge (come anche proiettili di piccolo calibro), e di possedere la capacità di ricaricare rapidamente, che né i sistemi brasiliani (ASTROS), italiani (FIROS) né quelli jugoslavi possiedono in simultanea, ha comportato l'impiego di un veicolo con capacità di carico ben maggiore, dell'ordine delle 10 tonnellate, e che dato il peso complessivo, ha una trazione 8x8, ovvero il 'Kolos', già visto nel caso del Dana.

La sua struttura, modificata, ha una bassa cabina corazzata per gli uomini di equipaggio, mentre sopra il telaio vi sono le sistemazioni per i lanciarazzi. Il peso ha raggiunto addirittura i 33.000 kg, contro gli 11.000 del BM-21 standard. Da notare che in questo caso, a differenza che nel semovente d'artiglieria, il motore è rimasto anteriore, incassato nella cabina che quindi appare sensibilmente più alta. Il mezzo ha la predisposizione per una lama apripista e un dispositivo centrale, -comune alla produzione veicolare di scuola sovietica-, per la regolazione automatica della pressione degli pneumatici, di immensa praticità per adattare la mobilità del veicolo a seconda del terreno.

La ricarica dei 40 tubi da 122 mm è realizzata solo con una determinata angolazione, e viene completata in 35 secondi, grazie ad un sistema che ha un pacco di altri 40 razzi, in 2 piastre forate di supporto abbinate ad un calcatoio idraulico. Gli angoli di lancio sono un massimo di 70 gradi a destra e 125 a sinistra, con un alzo da 0 a 55 gradi. La salva può essere sparata in circa 16 secondi, realizzando una concentrazione di fuoco micidiale su di un'ampia area, che viene devastata anche con razzi muniti di una singola testata. In 16 secondi 2,5 t. di razzi sono spediti verso l'obiettivo, con 800 kg circa di testate belliche. L'azione di fuoco delle batterie (da 6 lanciatori l'una) permette di sparare circa 5 t. di testate contro un singolo obiettivo, senza che questo abbia la possibilità di proteggersi, scappare o tantomeno rispondere al fuoco. Questa è la grande forza dei lanciarazzi multipli.

Una batteria d'artiglieria convenzionale dello stesso calibro richiederebbe circa 10 minuti per lo stesso effetto, rendendosi vulnerabile al tiro di controbatteria e consentendo al bersaglio di trovare rifugio oppure di scappare. Solo l'avvento dei micidiali proiettili con submunizioni ha consentito una certa parificazione, ma l'effetto dei lanciarazzi multipli è generalmente molto superiore contro un tipico obiettivo campale.

Il principale vantaggio dell'RM-70 è di avere una salva di razzi immediatamente disponibile per la ricarica, altrimenti necessitante di circa 30 minuti per essere effettuata. In tale modo è possibile effettuare un lancio in appena 16 secondi per la prima salva, poi in 40 secondi si può ricaricare e quindi eseguire un altro lancio, infine scappare dopo meno di 2 minuti dall'inizio del fuoco (abbastanza in fretta per evitare la reazione dell'artiglieria e degli attacchi aerei) e dal lancio di 1600 kg di testate complessive HE, fumogene o chimiche. Un impiego maggiormente pratico consiste verosimilmente nel lanciare una prima salva di razzi più o meno completa, raggiungere una nuova posizione, ricaricare e lanciare la seconda. In tal modo si incrementano le possibilità di sopravvivenza e si evita di sprecare tutti i razzi se il tiro (causa vento o errate coordinate) dovesse essere impreciso.

I razzi possono essere azionati dalla cabina corazzata, oppure con comando remoto da una certa distanza dal veicolo. Con appendici aerodinamiche si possono raggiungere 3 gittate diverse con la stessa elevazione, colpendo in teoria simultaneamente 3 obiettivi diversi. La dispersione è resa anche dalle dimensioni del poligono di tiro: le salve sono calcolate in quadrati di 400 m. di lato, contro i 100 dei semoventi Dana da 152 mm., molto più precisi e meno sensibili al vento laterale.

I razzi sono di vari modelli, come il tipo HE, il fumogeno e quello più pericoloso, a caricamento chimico con gas come i nervini. I lanciarazzi multipli sono l'ideale per formare in breve tempo delle alte concentrazioni di aggressivi chimici. La gittata massima è di circa 20 km, ma esiste anche il razzo d'addestramento corto, da 11 km. Tuttavia, se necessario può essere potenziato con un razzo aggiuntivo per raggiungere i 17 km.

La maggiore mole del,'RM-70 lo rende tuttavia più lento e facile da avvistare che con il BM-21 standard (che tra l'altro è agevole da scambiare per un normale autocarro) per cui la leggera blindatura potrebbe essere non necessariamente una garanzia di maggiore sopravvivenza, a parte la sicurezza psicologica che consente agli uomini trasportati internamente e la protezione in ambiente NBC.

L'unico leggero svantaggio del disegno è la mancata utilizzazione su tale veicolo di razzi eventualmente più potenti delle armi del BM-21, come nel caso dell'ASTROS. Le caratteristiche del telaio lo consentirebbero, almeno fino al calibro 180-240 mm. Anche così si tratta di un mezzo ad alta mobilità e elevatissima potenza di fuoco, anche se questo ha comportato un prezzo elevato che non è strettamente giustificato dalla superiorità rispetto ai semplici BM-21 base. Da qui, e dal mantenimento degli stessi razzi, la diffusione rispetto ai BM-21 è rimasta limitata. La versione polacca, sorprendentemente, è priva di corazza protettiva, forse per ottenere una superiore mobilità tattica.

  • Equipaggio: 4-5
  • Dimensioni: lunghezza 8.87 (11.16 con il cannone avanti) m, larghezza 2.5 m, altezza 2.9 m
  • Peso: 33 t.
  • Corazzatura: presente con spessori di 8-10 mm.
  • Motore: Tatra T-928 V-12 da 344 hp diesel.Trazione 8x8
  • Prestazioni: velocità 75 km/h, autonomia 1000 km
  • Armamento: un lanciarazzi a 40 canne da 122 e 80 razzi.

L'RM-70 è entrato in servizio nei primi anni '70 e tra gli utenti vi sono state anche le forze cecoslovacche, polacche e sovietiche, mentre i soli mezzi prodotti per i tedesco-orientali hanno comportato superato quota 200. Non deve meravigliare, date le caratteristiche summenzionate, il rammarico con cui l'esercito della Germania riunificata li abbia radiati, ufficialmente a causa della scarsa affidabilità delle munizioni "per gli standard occidentali", pur ammettendo che si trattava di un sistema "altamente efficace"; notare bene, la Germania aveva in servizio o in ordinativo 212 MLRS americani, per cui la questione si sarebbe comunque risolta in maniera piuttosto prevedibile.

Un altro cliente è la Libia, che ne ha ricevuti 60 e li ha forse usati in Chad, ma a differenza del Dana non vi sono prove che questo sia avvenuto, ancorché altamente probabile. A differenza del semovente d'artiglieria Dana, l'RM-70 non ha avuto successori.

Organizzazione[3]

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A margine dei mezzi va notato che l'organizzazione delle divisioni cecoslovacche venne cambiata all'inizio degli anni '90. Prima v'era un reggimento d'artiglieria convenzionale, un gruppo di semoventi 2S1 (e non un DANA da 122 mm come inizialmente venne riportato in Occidente), e uno di semoventi DANA da 152 mm, tutti con 18 pezzi su 3 batterie, a cui si aggiungevano i 18 RM-70 del gruppo MLR autonomo. Dopo si è proceduto con l'eliminazione dall'artiglieria divisionale dei cingolati 2S1 e l'accorpamento degli RM-70 nel reggimento artiglieria. A parte questo, nel reggimento v'era il plotone d'acquisizione obiettivi con un unico radar SNAR-10 'Big Fred',e altri 2 plotoni: fototelemetrico e topografico. Il primo dei due aveva il sistema di rilevazione PZK sovietico, capace di acquisire bersagli a 8-15 km per i cannoni leggeri e 20-25 km per le artiglierie pesanti. Il gruppo lanciarazzi è stato riorganizzato in due batterie da 8 pezzi l'una per un totale di 16, suddivise in sezioni di due elementi di fuoco (4 sezioni per ciascuna batteria) mentre prima erano tre batterie da 6 lanciatori. Anche le artiglierie erano state similmente organizzate con 24 semoventi DANA da 152 mm per ciascun gruppo dei due reggimentali. In tutto quindi v'erano 48 semoventi da 152 mm contro i precedenti 36 da 122 mm e 18 da 152 mm (probabilmente un gruppo da 122 mm 2A1, un gruppo DANA, un gruppo trainato da 122 mm) per un complessivo potenziamento della capacità di fuoco. Il reggimento d'artiglieria aveva anche una compagnia rifornimenti e una manutenzione. Tutto questo non disturbava i gruppi reggimentali da 122 mm: le divisioni corazzate avevano i 2S1 e quelle meccanizzate i D-30. Ma v'erano anche alcuni poderosi 2S7 da 203 mm e mortai 2S4 da 240 mm, tra i pochissimi esportati fuori dall'URSS.

L'addestramento degli artiglieria cecoslovacchi era simile, nel '92, a quella dei carristi. 6 mesi di Scuola d'artiglieria, poi altrettanti di formazione nel reggimento a livello di batteria, e finendo l'anno di formazione con una esercitazione a fuoco. Siccome il servizio era di 18 mesi, questo dava 6 mesi di operatività totale con una persona oramai esperta. I poligoni erano quello principale di Hradiste e quello di Jince, ogni batteria schierava 4-6 pezzi sparando 60-70 granate contro bersagli da 100 m di lato, 400 per i lanciarazzi (il che dà l'idea della differenza in precisione dei razzi rispetto alle artiglierie). Le esercitazioni generali si conducevano 2 volte l'anno, mentre l'addestramento standard era eseguito nelle aree addestrative come quella della base di Terezin, fortezza austro-ungarica e poi tristemente famosa come lager nazista.

I super-missili cecoslovacchi[4]

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Il lanciamissili del sistema Tochka/SS-21

Potrà sembrare strano che la Cecoslovacchia abbia beneficiato di armi moderne e assai rare, ma le sue F.A. erano tra le più potenti del Patto di Varsavia, grossomodo al livello di quelle polacche (ma in un territorio grande un terzo) e addirittura più potenti di quelle tedesco-orientali (11 divisioni contro 6, 450 aerei da combattimento contro circa 350-400, a parte ovviamente la Marina che i cecoslovacchi non avevano per ragioni geografiche). Eppure, a parte i lanciamissili SS-1 Scud per le due Armate, e i Frog-3 e 7 per le divisioni (27 o forse 40 lanciatori, dipende dalle versioni, inquadrati in un gruppo razzi balistici) vanno ricordati anche i missili di nuova generazione. Questi erano i sostituti dei FROG e degli Scud, ovvero i missili TOCHKA e soprattutto, gli ancora più rari e più potenti OKA, parenti stretti e derivati dalla tecnologia dei primi. I missili di questo primo tipo, con gittata di circa 100-120 km e alta precisione, erano noti come SS-21 'Scarab', di cui alcuni lanciatori erano stati esportati in varie nazioni: Germania Orientale, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Libia, Siria, Yemen. Gli OKA, ovvero gli SS-23 Spider, con gittata di 450 km, ad alta mobilità e precisione, sono stati esportati anche in Germania Est-4 lanciatori e 24 missili- e Bulgaria con 8 sistemi. Nel caso cecoslovacco, vennero ricevuti ben 10 sistemi, più che qualunque altro Paese, con un numero imprecisato di missili. Le testate erano termonucleari o convenzionali a grappolo, o anche chimiche, da penetrazione con attacco radar finale. Solo la Bulgaria ha ancora in servizio questo missile, o quantomeno nel 2000 era così. L'OKA era potente e preciso, tanto che Reagan richiese ed ottenne da 'Gorby' la sua radiazione dal servizio pur non rientrando nella fascia 500-5.500 km degli euromissili (trattato INF). Per cui venne schierato solo dal 1981 ai tardi anni '80. L'effettiva distruzione iniziò verso il 1991, anche se alcuni vennero demoliti già nel 1989. Questi 450 missili e 130 lanciatori richiesero ben 4 miliardi di rubli, nonostante la tecnologia fosse ancora simile, come anche l'aerodinamica, all'SS-21.

Le dimensioni dei due ordigni erano (SS-23 vs SS-21): 7,31 m contro 6,4 m, diametro 97 cm contro 65, peso 4.630 kg contro 2.000 kg, testata 716 kg a 450 km contro 500 a 70-150 km a seconda della versione. Assieme agli SS-22 (mai esportati) questi due tipi di missili balistici erano la nuova generazione dei sistemi nucleari (ma anche convenzionali) tattici sovietici, moderni e temibili, ma arrivati in un momento in cui l'URSS stava cadendo sotto il peso dei costi di mantenimento dell'apparato militare con cui intendeva contrastare gli Stati Uniti. Così non rimpiazzarono mai del tutto i vecchi e obiqui Scud e Frog-7.

Un altro sistema, del tutto diverso, era un ricognitore tattico senza pilota, un modello dell'OKB Lavochkin. Gli UAV non erano affatto diffusi nell'arsenale sovietico, ma i cecoslovacchi ebbero questo sistema chiamato La-156, dal peso di circa 1360 kg e con un raggio d'azione di 70 km, con turbogetto da circa 500 kgs, velocità dell'ordine degli 800 kmh e diversi set di apparati di sorveglianza. Nient'affatto impressionante come prestazioni, nondimeno era un importante sistema di ricognizione per i Corpi d'Armata Cecoslovacchi, simile grossomodo ad un CL-89 o sistemi similari occidentali.

Le divisioni dopo la divisione[5]

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Dopo la fine della Cecoslovacchia, le F.A. ceche si sono organizzate con una loro armata aero-terrestre, come del resto hanno fatto gli slovacchi. Già nel 1991 erano stati previsti piani per riorganizzare la difesa sui 360 gradi e ridurre la capacità offensiva, anche per via degli accordi CFE che parlavano di un tetto di 1.435 carri, 2.050 mezzi da fanteria, 1.150 artiglierie campali sopra i 100 mm, 345 aerei da combattimento e 75 elicotteri, da confermare anche per la forza combinata delle due neo-nazioni. E in effetti, già al novembre 1991 le riduzioni erano state simili ai livelli previsti, mentre il completamento del rischieramento e riorganizzazione era previsto per il 1993. Inizialmente v'erano due regioni militari che controllavano il territorio: i due comandi d'armata, la 1a di Pribam e la 4a di Pisek erano comandati dalla Regione Militare Ovest di Tabor. La regione Est, abbastanza comprensibilmente non aveva molte forze disponibili, con un comando a Trencin e due divisioni addestrative per i carristi.

Nel 1993 l'armata cecoslovacca avrebbe dovuto avere 7 divisioni, 3 corazzate e 4 meccanizzate, contro la decina precedenti. Da notare la denominazione di 'meccanizzate' anziché motorizzate, grazie al cingolato BVP-1 come mezzo standard della fanteria ceca. La prontezza operativa di 3 divisioni era inoltre ridotta. Il 1 dicembre 1991 vennero creati i Comandi delle Regioni Militari Occidentali e Orientale, e poi nel 1992 anche venne costituita la Regione Militare Centrale a Olomouc. Con questa sistemazione venne precorsa la suddivisione, evidentamente già piuttosto scontata, della nazione, già di per sé piuttosto piccola. Tutto questo comportò lo spostamento di una divisione meccanizzata e una corazzata a Est, assegnando ad ognuna delle regioni proprie scuole per la formazione del personale e suddividendo in generale le F.A. in 2 terzi per la Cechia e uno per la Slovacchia. La Regione Occidentale, il bastione della futura Cechia, era quindi equipaggiata con 4 divisioni, due corazzate e due meccanizzate, di cui però 3 a effettivi ridotti, tanto da lasciarne una sola, per giunta meccanizzata, a pieni organici in tempo di pace. La Regione Orientale ha invece ottenuto 2 divisioni meccanizzate, ma a pieni effettivi. E la Regione Centrale? Una sola divisione meccanizzata a effettivi pieni. Inoltre, dal 1 ottobre 1991 fu possibile suddividere il servizio militare con una regionalizzazione per i soldati di leva, data la redistribuzione delle unità sul territorio.

L'esercito ceco ha ereditato la RM occidentale ma anche quella centrale, e in tutto si è ritrovato ben 5 divisioni, di cui solo 2 di tipo meccanizzato a pieni effettivi. Erano disponibili meno di 70.000 soldati, su 106.450 se si include anche l'aviazione. In tutto, conteggiando la Slovacchia era possibile che il totale dei militari avrebbe ecceduto i 140.000 previsti con le ristrutturazioni del 1991. D'altro canto passare da una singola nazione a 2 non ha mai comportato una diminuzione del personale e organizzazioni: era difficile quindi non avere una moltiplicazione di enti e servizi.

A livello più basso, già dal 1989 l'Armata Cecoslovacca aveva fatto riforme importanti per divisioni e reggimenti. Le differenze rispetto al passato erano notevoli, come si è visto la Cecoslovacchia non difettava in carri armati. Sono state depotenziate sia la divisione corazzata che quella meccanizzata: la prima ha perso uno dei 3 reggimenti corazzati (che erano presenti assieme a quello di fanteria, e a supporti vari), la seconda uno dei 3 di fanteria meccanizzata (assieme al singolo reggimento corazzato+supporti).

Uno dei mezzi di maggiore interesse tra quelli di produzione cecoslovacca, era l'OT-64, ottimo mezzo da combattimento che era stato adottato al posto dei BTR-60/70, ma oramai era in fase di ritiro eccetto i tipi come le ambulanze e le trasmissioni. Questo ha influito, paradossalmente, sulla struttura dei reparti rendendoli quasi interamente cingolati (in un certo senso un anacronismo, visto che dopo la Guerra Fredda sono stati i veicoli ruotati i più 'gettonati' dalle forze armate). Il Patto di Varsavia aveva una vasta dotazione di mezzi ruotati per tutta la fanteria, che era troppo costoso far muovere solo su cingoli e troppo imprudente da far muovere con mezzi a motore senza protezione. La conseguenza della radiazione degli OT-64 era che la fanteria venne relegata ai soli BMP, efficaci e al tempo stesso piuttosto scomodi mezzi corazzati (se non altro date le latitudini e le altitudini, poco propensi a causare problemi di caldo eccessivo ai loro occupanti).

Ben 934 BMP-1 erano disponibili, una dote non indifferente: la Germania Orientale, per le sue 6 divisioni, ne aveva oltre 1100. Ma curiosamente, solo 24 erano BMP-2 (il che ne causò la dismissione dalle F.A. tedesche 'riunificate': la loro capacità antiaerea era apprezzata, ma erano davvero troppo pochi per una logistica a loro dedicata). Invece, i cecoslovacchi avevano 280 di questi BMP di seconda generazione, che aveva un cannone da 30 mm ad alta velocità anziché il tozzo e corto pezzo da 73 mm 2A38 a bassa pressione.

Ma l'OT-64 è riuscito a sopravvivere con un'operazione 'Frankenstein'. Infatti il cannone da 73 mm, pur essendo capace di mettere fuori uso un carro armato con un colpo solo, ha una gittata e una precisione piuttosto ridotte. La mitragliera KPVT (versione per mezzi corazzati della KPV) invece è molto apprezzata per precisione e potenza, anche se certo non è un'arma controcarri. Radiati gli OT-64, le loro torrette sono state riutilizzate sullo scafo BMP-1, chiamato in Cecoslovacchia BVP-1 (il BMP-2 invece è il BVP-2), ottenendone l'OT-90. Questa scelta è stata probabilmente influenzata in maniera decisiva dalla capacità antiaerea che questa mitragliera possiede. La torretta dell'OT-64 aveva, in alcuni casi, anche rampe laterali per i missili AT-3: chissà se le torrette usate sono anche di questo modello? Nel qual caso la capacità controcarri è ancora di un certo livello. La torretta standard dell'OT-64, ad azionamento 'a spalla' è più piccola e leggera, ma anche meno corazzata, di quella del BMP e meno dotata di sistemi di visione, non avendo altro che un periscopio. La corazzatura sottile la rende più vulnerabile (spessore circa 7 mm) dello scafo: in pratica anziché al 12,7 mm resiste al 7.62. La capacità antiaerea era pur sempre limitata a 35 gradi di alzo, grossomodo come la torretta del BMP-1. Considerando che entrambe le torrette hanno una mitragliatrice coassiale è questionabile quanto guadagno sia stato effettivamente ottenuto, ma la soluzione è piaciuta ed è stata trovata coneniente. La modifica avrebbe interessato in tutto 620 mezzi.

Quanto all'organizzazione, i battaglioni con 40 carri in 4 compagnie carri sono stati ridotti a 31 carri su 3 compagnie e il carro comando battaglione. Nondimeno, il reggimento è nelle condizioni di funzionare comunque come unità pluriarma completa, nello stile delle forze del Patto di Varsavia. Ovvero, ha 3 battaglioni meccanizzati su BVP e uno carri, più i supporti tattici.

Scendendo di livello, il battaglione fanti meccanizzati, per quanto piccolo (solo 3 compagnie su 10 mezzi l'una, forse anche qui è stata fatta una riduzione? Lo standard sovietico era di 37 veicoli complessivi), aveva 3 compagnie di fanteria, 1 compagnia mortai su 6 pezzi, forse da 120 mm, una controcarri su 6 sistemi missilistici (nonostante la presenza dei BMP, forse era retaggio dei tempi degli OT-64, radiati soprattutto per rientrare nella forza complessiva prevista per i CFE?).

Il reggimento disponeva dei seguenti supporti:

  • inizialmente di un gruppo obici da 122 mm su 3 batterie da 6 pezzi, con la riorganizzazione successiva è stato strutturato su 2 batterie da 8 pezzi l'una, del tipo a traino meccanico D30.
  • Il battaglione controcarri su due compagnie con 8 sistemi missilistici l'una
  • Un gruppo contraerei con una compagnia su 27 sistemi missilistici spalleggiabili e una batteria con 8 pezzi contraerei (non è chiaro di che tipo)
  • Compagnie varie: esplorante, trasmissioni, genio, compagnia rifornimento e riparazioni
  • plotone NBC e plotone sanità con un ospedale campale.

Il reggimento corazzato invece aveva 3 battaglioni da 31 carri l'uno ripartiti in 3 compagnie, una compagnia di fanteria meccanizzata, un gruppo su semoventi 2S1, e un gruppo contraerei (che almeno nei reggimenti di tipo sovietico, era costituito da 4 ZSU-23-4 + 4 SA-9 o 13). In tutto la divisione corazzata aveva 219 carri, quella meccanizzata 156. Visto che prima erano circa 330 e 200, la forza in carri della nuova divisione corazzata equivaleva ad una divisione di fanteria meccanizzata.

In tutto le divisioni ceche avrebbero schierato 906 carri armati, e altri 51 sarebbero serviti per le scuole o le riserve. Quanto al complesso dei mezzi schierati, ben 543 erano T-72 sovietici o di produzione cecoslovacca, mentre gli altri 414 sarebbero stati del tipo T-55AM1, aggiornati con telemetro laser, sistemi di visione notturna migliorati, sensori meteo e corazze aggiuntive. Questa riduzione ha permesso di eliminare totalmente i vecchi T-54 e i T-55 non rimodernati.

A parte questo, i supporti divisionali hanno visto sciolto il gruppo FROG, il gruppo lanciarazzi è stato assorbito dal reggimento artiglieria come già detto, i reparti del genio sono stati a loro volta riorganizzati riducendo il numero dei carri gittaponte del battaglione genio divisionale e delle compagnie reggimentali.

Delle 3 brigate Scud ne sopravvisse solo una ridotta a reggimento. Queste brigate erano assegnate per il supporto d'armata, supporto per il quale sarebbero stati disponibili nel futuro solo un reggimento missili, due brigate d'artiglieria, 4 brigate logistiche, 2 di difesa NBC, 1 delle trasmissioni, 4 per la riparazionie e rifornimento, 2 sanitarie.

Quanto agli elicotteri, che non erano assegnati alle divisioni (forse l'unico limite di un ordinamento per il resto molto completo), i Mi-8 e 17 vennero disarmati in ottemperanza al trattato CFE. In tutto erano disponibili 122 macchine tra Mi-2, 8,17 e 24.

In sostanza, differentemente dalle forze aeree, che hanno avuto molta difficolta -nonostante possa sembrare il contrario, l'aviazione ha una mobilità strategica ridotta data la dipendenza dalle infrastrutture- a ridislocarsi in maniera adatta alla suddivisione messa in atto dal 1 gennaio 1993, l'esercito è riuscito a riorganizzarsi bene per affrontare la futura divisione della Cecoslovacchia.

In tutto le F.A. ceche erano ancora potenti, con 5 divisioni dotate di 534 T-72, 414 T-55A1, 945 BVP-1 e 2, 413 OT-90, 524 artiglierie campali, 150 lanciarazzi, 93 mortai da 120 mm, 467 lanciamissili e cannoni controcarri, e tra l'altro anche 40 SA-8 della recente versione B.

Quanto all'addestramento, si tenevano ancora operazioni in ambiente NBC, con tute speciali e la nuova maschera M-10M di produzione nazionale da usare assieme alla pistola a spruzzo OS-3 elettrica. I carristi cechi erano da arruolarsi tra quelli con diploma superiore, mandati 6 mesi alla scuola per carristi, da cui uscivano come caporalmaggiore, poi 6-8 settimane di amalgama tra gli equipaggi, 1 mese per addestramento a livello di plotone, uno per la compagnia, uno per il battaglione. Si usava anche il famoso generatore di fumo dei carri sovietici: era efficace, ma da utilizzare con cautela dato che consumava 10 litri al minuto (non tantissimo, a dire il vero, a fronte di circa 1000 litri disponibili, e della necessità di svolgere azioni tattiche di ridotta durata). Questo sistema era presente anche nei BMP, con un consumo presumibilmente assai minore.

Nel futuro era previsto -con variazioni conseguenziali nel programma d'addestramento- di ridurre il servizio a 12 mesi, ma allora la leva era ancora di 18 e quindi v'erano 6 mesi buoni per restare pienamente operativi al reparto dopo un addestramento sufficientemente approfondito.

Negli anni '80 la Cecoslovacchia era addrittura al settimo posto nell'export di materiali militari. La produzione di corazzati era concentrata in Slovacchia con le componenti costruite in tutta la ex-Cecoslovacchia. I carri armati cecoslovacchi erano in produzione a Divince, in particolare i T-55 prima, e T-72 poi. Esportazioni a parte, il totale per le proprie F.A. dei T-72 ha raggiunto non meno di 815 esemplari, una forza considerevole (la DDR, per esempio, ne aveva 549 eppure doveva fronteggiare direttamente la Germania Occidentale) che è rimasta di fatto la più importante dell'Esercito sia ceco che slovacco.

Ad un certo punto era stata raggiunta una produzione di ben 1000 veicoli all'anno: se queste cifre sono vere e sono relative ai soli carri armati (per non parlare degli autocarri Kolos, i semoventi, i blindati vari) allora era la seconda al mondo dopo l'URSS in termini puramente quantitativi. Le tecniche di produzione erano moderne e questo dava un prodotto, nel caso dei T-72, che i produttori dichiaravano come superiore (e in effetti, pare che questo sia vero almeno al di fuori dell'URSS). Dopo la rivoluzione del 1989, l'industria pesante cecoslovacca, militare e molto sviluppata, era osteggiata dal nuovo governo democratico e questo ha comportato una riduzione inevitabile, anche per le limitazioni politiche nell'export (e d'altro canto, non è che i T-72 fossero molto popolari dopo la Guerra del Golfo..). Nel 1991, comunque, per evitare che l'unica vera industria avanzata del Paese andasse in rovina l'export venne reso nuovamente più fattibile con un allentamento dei limiti di legge, ma troppo tardi. Quest'osteggiare di punto in bianco l'industria bellica pesante comportò un imprevisto effetto collaterale, ovvero aumentò l'ostilità degli slovacchi, ricambiati dai con la stessa moneta dai cechi. Quindi anche questo contribuì alla fine della Cecoslovacchia, dopo 70 anni d'esistenza, e da una piccola nazione già non molto importante (anche per la mancanza di sbocco al mare) ne vennero fuori due ancora più piccole. In ogni caso la Repubblica Slovacca si ritrovò con una delle industrie per mezzi terrestri più importanti del mondo nel settore militare. Ma mancavano i clienti originali (anzi, di T72 in eccesso ve n'erano a migliaia), e così la produzione di 250 carri per la Siria fu l'ultimo dei lotti prodotti ex-novo, entro il 1993. Così l'industria pesante slovacca (quella leggera praticamente non è mai esistita) si è adattata: la ZTS, responsabile dei corazzati, ha iniziato a produrre sistemi per l'estrazione petrolifera, e sistemi agricoli e trattori vari per ridurre la produzione militare entro il 20% del totale. Certo che i problemi non erano pochi: il rateo di produzione era di 79 trattori per ogni carro armato per ottenere lo stesso ricavo (ma forse non lo stesso risultato netto).

La necessità d'aggiornare i T-72 per valorizzarne i pregi e ridurne difetti e limiti ha condotto ad ibridi occidentalizzati con i primi 3 progetti apparsi nel 1994 alla IDET (International Defence Technology) di Brno, nella Repubblica Ceca. I primi due erano basati su sistemi di tiro della Sagem, ma il terzo era invece conosciuto come T-72 m² MODERNA, sviluppato dalla ZTS e da un team della SABCA e altri partner occidentali. È un programma basato per l'export, come tradizione per la Slovacchia, già fornitrice del Patto. Si trattava di un progetto del tutto rivisto, e non limitato quindi al solo sistema di controllo del tiro.

Gli accordi con l'occidente per la produzione di sistemi avanzati furono molto facilitati dal constatare che nelle linee slovacche esistevano metodi di costruzione moderni, con una diffusione di computer e robot industriali notevole per l'ex-Patto di Varsavia. Già nel 1990 la SOFMA francese offrì un programma per aggiornare i carri armati, ma senza esito a causa della crisi economica presto manifestatasi. L'esercito slovacco tornò sul tema nel 1993, ma non c'erano molti soldi disponibili, tanto che le esigenze manifestate erano assai inferiori alle capacità dell'industria.

Tornando al T-72 MODERNA, questo ha avuto una serie di aggiornamenti chiaramente eccedenti le necessità nazionali e pensati soprattutto per l'export.

Il nuovo sistema di combattimento LYRA comprendeva il sistema di controllo del tiro VEGA, con un avanzato sistema di visione termica, il TIS: questo aveva tecnologia SPRITE, ovvero con strisce attive al posto dei singoli elementi a mattoncino, ed era usata anche per aggiornare i Leopard 1 belgi.

Questo sistema era incorporato nel vecchio TPN-1 del cannoniere, utilizzandone la testa del periscopio e i comandi con un piccolo display TV ad alta risoluzione ma visibile in un grande oculare. Come è fatta questa immagine? Già detto della tecnologia SPRITE, il monitor era costituito da 512 righe da 790 punti l'una ovvero 404.800 pixel, che per fare un paragone erano il doppio del sistema TIS americano dell'M1 (versione originale), e questo comporta migliore risoluzione o un maggior campo visivo a parità d'ingrandimento, aiutato anche da un cannoncchiale a doppio rapporto d'ingrandimento. Un'altra componente era il TISEU, Thermal Imaginng System Electronic Unit, che integra il sistema di condotta del tiro con il TIS. Esistevano nell'ambito del VEGA molti sottosistemi, tra cui uno di autodiagnosi e il telemetro laser: in opzione v'era anche il VEGA plus, con display separato anche per il capocarro, tracking automatico del bersaglio etc. La telemetria laser era ancora basata sul TPD-K1, come del resto il giunto meccanico del TPN-1.

A parte questo v'era un sistema per migliorare la gestione dell'inseguimento del bersaglio durante il caricamento che permetteva uno sgancio automatico tra cannone e periscopio di puntamento.

Il capocarro disponeva poi del 'leggendardio' periscopio SFIM VS 580, ovvero di un sistema che equipaggia anche l'Ariete, il Leclerc, il Challenger 2, e il Leopard 1 belga aggiornato nonché il ROKIT sud coreano. Esso ha visuale di 360 gradi, stabilizzazione a doppio asse, capacità di controllare il cannone designando il bersaglio e capacità di visione notturna con sistema IL (un ragionevole compromesso tra niente e un sistema a immagine termica, molto costoso). Esiste anche un sistema di gestione della torretta con computer balistico digitale, che comporta anche un sistema d'allarme laser ILWS.

Le comunicazioni erano basate su di un avanzato sistema radio BAMS ad agilità di frequenza (30-108 MHz) anche per comunicazioni criptate. Un problema molto sentito dal T-72 era il rischio d'incendi: un nuovo sistema automatico di soppressione fuoco ad Halon del tipo DEGURA per lo scomparto equipaggio, era efficace in 150 millisecondi, mentre in 20 secondi estingueva il fuoco del comparto motore (che non rischiava di esplodere, differentemente dalle munizioni del comparto equipaggio: da qui una reazione meno perentoria). Soprattutto, erano presenti i cannoni da 20 mm Oerlikon KAA 200 su pod laterali, controllati dal mirino del capocarro, con compito di difesa soprattutto contraerea, alzo -4/+35 gradi, che erano la caratteristica più originale del progetto. Evidentemente era presente un sistema di movimentazione sito nella parte posteriore della torretta su due bracci meccanici, come un incrocio tra la torretta di un carro armato normale e un sistema tipo il Gepard. Però questo impediva l'uso delle mitragliatrici pesanti sulla cupola del capocarro. In seguito, si è preferito invece un cannone singolo su di un lato della torretta, in calibro 30 mm. Del resto la coppia dei cannoni da 20 mm, per quanto interessante, era una complicazione notevole e l'alzo come anche la gittata non erano del tutto adatti per la lotta contraerea.

L'innovazione nella meccanica era invece più condivisibile, con una versione potenziata a 850 hp dell'originale W46.6, chiamata anche S12U, migliorando la velocità di circa il 10%.

È installato anche un sistema di condizionamento dell'aria, nuova postazione per il pilota capace di resistere allo scoppio delle mine, nuovi cingoli con pattini di gomma, essenziali per non danneggiare l'asfalto.

Infine da non scordare il miglioramento della protezione: una serie di piastrelle ERA da 1.500 kg di peso per il settore anteriore dello scafo, anteriore e superiore per la torretta, nonché nei lati dello scafo ma coperti dagli skirts di gomma. Dovrebbe essere efficace anche contro munizioni perforanti.

Diversi sono stati i blindati realizzati in Cecoslovacchia, ma il più importante è di gran lunga l'OT-64.

L'OT-64 è un veicolo blindato ruotato per trasporto truppe (APC). È la risposta cecoslovacca al BTR-60, caratterizzato da molte soluzioni interessanti, come il motore al centro dello scafo, i portelloni posteriori, propulsione diesel, anche se esso aveva un peso molto maggiore rispetto al BTR. Esportato in Irak, come anche in Polonia, ormai nell’ex-Cecoslovacchia ne restano solo nei depositi.

Lo SKOT 2A, la versione polacca dell'OT-64

Questo veicolo nacque dalle esigenze dell'Esercito cecoslovacco che non era soddisfatto delle caratteristiche del BTR-60, mentre l'industria locale, la più indipendente dei Paesi del Patto di Varsavia, era a sua volta interessata a non restare totalmente ancorata alla standardizzazione su materiali sovietici.

Il BTR era per molti aspetti un mezzo eccellente, in particolare come mobilità questo veicolo 8x8 era realmente l'inizio di una nuova era per la fanteria. Ma come sistemazione della truppa non era del tutto soddisfacente. Infatti, essa la squadra era trasportata in un vano scoperto, con sportelli laterali per entrare e uscire rapidamente. Ma la mancanza di protezione superiore era assai criticata e criticabile, per cui si cercò di provvedere in merito. Però il motore era sistemato posteriormente, e nonostante la larghezza del mezzo, non vi fu modo di ricavare lì un portello di entrata e uscita.

Così il BTR-60B venne dotato di soli portelli superiori per l'accesso, assai scomodi e soprattutto pericolosi se usati in combattimento, sotto il fuoco nemico. Va detto che era comunque un mezzo più sicuro degli autocarri tattici delle unità motorizzate occidentali, e poi i fanti potevano sparare dall'interno, grazie alla presenza di feritoie di tiro, sia pure scomode (nell'M113, per esempio, non esistevano), oppure stare esposti aprendo i portelli superiori o infine smontare solo se il mezzo non era direttamente sotto tiro. Anche così non vi poteva essere una soddisfazione totale sulla configurazione interna del veicolo, che oltretutto era dotato di motori a benzina piuttosto che diesel.

Nel frattempo in Cecoslovacchia, sia per motivi industriali che operativi di cui sopra venne realizzato l'OT-64. Il primo modello non aveva una torretta per le armi, ma ben presto arrivò l'OT-64C (o SKOT-2A), armato con la stessa torretta del BTR-60PB e del BRDM-2, capace di trasportare fino a 2 squadre di fanteria, anche se spesso utilizzato solo per una.

La sua struttura è in pannelli di acciaio squadrati, leggermente inclinati, con uno spessore normale di 10 mm. La differenza con il BTR-60 è sensibile, anche se non determinante, perché il veicolo sovietico ha una corazza standard di 7 mm, 9 solo nella parte anteriore dello scafo (lamiera dello scudo inferiore): ma l'inclinazione, molto marcata e elaborata, rende la sua protezione più efficace di quanto non faccia pensare la differenza di spessore.

Quindi l'OT-64C ha una struttura più semplice da realizzare, è marginalmente più efficace ma anche più pesante. Per il resto, i veicoli da trasporto truppe coevi occidentali spesso non arrivano a 8 mm. In ogni caso l'obiettivo originario era soltanto di resistere alle armi di piccolo calibro sulle brevi distanze, e contro le mitragliere pesanti alle medie.

La meccanica comprende 4 assali per 8 ruote, tutte motrici. A differenza che nel BTR esse non sono ugualmente distanziate tra di loro, ma appaiono raggruppate in 2 blocchi. Il diametro degli pneumatici è sensibilmente inferiore, per questo è stato possibile separare in 2 sezioni il treno di ruote. Probabilmente la cosa è stata necessaria per via della posizione dell'apparato propulsivo. Certo è che la mobilità, specie la pressione sul suolo (già più alta per via di 4 tonnellate di peso in più) non ne ha beneficiato. Il mezzo ha una trasmissione manuale e un volante per il pilota, sistemato anteriormente al mezzo.

Il veicolo ha un motore a centro dello scafo, da 180hp. La sua meccanica deve far fronte ad un mezzo più pesante del BTR (14,5 ton vs 10,6) con la stessa potenza complessiva dei 2 motori del veicolo russo. Questi ultimi sono a benzina, cosa che contribuisce a rendere il veicolo, già molto più leggero, assai brillante. L'OT-64 ha invece un motore diesel, che consente di aumentare l'autonomia a 720 km (contro 500), mentre la meccanica, piuttosto sorprendentemente, permette prestazioni superiori, con 94kmh contro 80. In sostanza, nonostante il peso maggiore del 40% la velocità e l'autonomia sono superiori del 20 e del 40%.

Gli scarichi del motore sono a centro dello scafo, esterni alla scocca, cosa che rende vulnerabili al fuoco le marmitte, mentre presumibilmente il veicolo ha un rumore interno 'sgradevole' rispetto al mezzo russo. Se non altro, le marmitte roventi contribuiscono a rendere sconsigliabile l'arrampicata sopra il mezzo ai facinorosi durante le sommosse popolari. Si tratta di una considerazione accademica, perché durante i moti del 1968 l'esercito cecoslovacco non intervenne.

In termini di equipaggio e armamento, il posto di pilotaggio è in avanti, assieme a quello del capocarro, con una buona visibilità attraverso portelli in blindovetro.

Dietro vi è il motore, ma anche la torretta. Questa è sistemata su di una sorta di barbetta poligonale, e ha azionamento manuale, con un periscopio di mira per l'operatore che è sistemato nello scafo. L'armamento è dato da una mitragliera KPV da 14,5mm, dalla potenza doppia rispetto a una M2 Browning. Essa ha proiettili AP (32 mm di corazza perforabili a 500 m.) e una coassiale PKT da 7,62 mm. e consente di affrontare i corazzati leggeri da trasporto truppe e ricognizione anche a 1 km.

La truppa è sistemata dietro il motore, e ha lo svantaggio di non essere a diretto contatto con il capocarro. Però ha la possibilità di usufruire di feritoie di tiro laterali, portelli superiori e soprattutto, uno posteriore. Il veicolo è anfibio (eliche per 9 kmh), ha protezione NBC e sistemi IR di visione notturna.

  • Equipaggio: 2+15
  • Dimensioni: lunghezza 7.44 m, larghezza 2,55 m, altezza 2,71 m
  • Peso: 14,5 t
  • Corazzatura: acciaio da 10 mm.
  • Armamento: KPV da 14.5 mm e PKT da 7.62 mitragliatrice da
  • Motore: Tatra 928 V8 diesel da 180 hp; trazione 8x8
  • Prestazioni: 95 km/h, autonomia 710 km

Il mezzo entrò in linea negli anni '60, e rapidamente si arrivò al OT-64C con torretta da 14.5 mm. Il veicolo ha avuto una diffusione limitata, ma nondimeno è stato il mezzo standard da trasporto truppe cecoslovacco, e in molti esemplari è stato usato anche dai polacchi e iracheni.

Fin dall'inizio esso ha avuto il vantaggio, sul BTR-60, di concedere alla truppa sia un portellone posteriore, che una corazza superiore, che un motore diesel per un maggior raggio operativo, poi è giunto in servizio il OT-64C. Rispetto al BTR-60PB (con tetto coperto e 2 portelli laterali), l'accessibilità al comparto truppa risulta in proporzione ancora migliore, la protezione simile o leggermente superiore, l'armamento eguale. Nell'insieme il OT-64C è risultato un veicolo più efficiente, potente e meglio protetto, anche se il peso maggiore lo ha reso più inerte ai comandi e all'accelerazione.

Miglioramenti sono stati realizzati, essenzialmente nella torretta. Alcuni veicoli hanno avuto un paio di rampe di lancio per missili AT-3 Sagger, sistemati ai lati, soluzione che secondo molti avrebbe dovuto essere adottata anche per il BMP-1. Altri hanno avuto una torretta con un tetto ricurvo, che ha comportato l'aumento dell'alzo masimo da 35 a 89 gradi, per permettere una migliore efficacia nel settore contraereo. Non è chiaro se vi siano state torrette con entrambe queste importanti modifiche.

Alcune altre versioni hanno compiti speciali, come il DPT-65 carro-officina, e il OT-64R carro comando radio. La produzione è durata fino al 1990, quando il veicolo ha cominciato ad essere ritirato dall'esercito per stare sotto il trattato CFE (non volendo sacrificare i BMP). Il mezzo è stato utilizzato dall'esercito iracheno, in tutte le guerre combattute dal 1980 in poi.

Armi leggere

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La Vzor 61 Skorpion è molto conosciuta come arma per terroristi (la 'mitraglietta Skorpion') ma in origine era intesa piuttosto come arma da difesa per carristi e in generale per personale delle trasmissioni e di tutti quelli che in definitiva non avevano spazio sufficiente per portare armi abbastanza grandi e pesanti. Ma cos'è in dettaglio la Skorpion? Di fatto si tratta di un esponente di quella 'terra di nessuno' tra le pistole semiautomatiche e le pistole mitragliatrici ('mitra'), e questo la fa definire come pistola automatica, al pari per esempio della wz.63 polacca. Meno equilibrata di questa, la Skorpion è pesante appena 2 kg carica, ma riesce a sparare ben 840 colpi al minuto ovvero 14 al secondo. Questo rende possibile portare l'arma dentro una fondina da pistola, appena più grande del normale, e nasconderla bene sotto una giacca o un abito pesante: ma quando necessario, è capace di sparare a raffica con effetti devastanti. Ma la controllabilità a raffica con un'arma del genere è impossibile per più di un istante, e con la capacità del serbatoio delle munizioni di 10 o al massimo, 20 colpi, sparare a raffica consuma sia dell'uno che dell'altro, in pochi istanti.

Caratteristiche:

  • Calibro: 7.65x25 mm
  • Dimensioni: lunghezza 513 mm, calcio ripiegato 269 mm, canna 112 mm
  • Peso carica: 2 kg
  • Caricatore: ad astuccio da 10 e 20 colpi
  • Cadenza di tiro: 840 c.min
  • V.iniziale: 317 m.s

I fucili d'assalto vz.58 somigliano al Kalashikov ma se il progetto ha un principio di funzionamento simile, a sottrazione di gas, in termini meccanici ha un meccanismo di chiusura con sistema di disimpregno lineare a piano inclinato anziché a otturatore a rotazione. Strano, che con i Kalashikov come arma principale per il Patto, i cecoslovacchi abbiano ritenuto di progettare un'arma del tutto diversa meccanicamente rispetto al pur eccellente fucile d'assalto. È un'arma molto curata con castello in acciaio lavorato, calcio in legno, impugnatura a pistola e e copricanna in plastica per i primi esemplari, poi rimpiazzando questi materiali con una specie di composito di plastica e trucioli di legno. V'erano 3 modelli basici: fucile con calcio normale, fucile con calcio ripiegabile, mitragliatore con castello predisposto per i visori di puntamento notturno, bipiede e spegnifiamma. Il fucile d'assalto ha avuto un certo successo d'export con uso da parte dei vietcong e con l'IRA, con un prezzo d'acquisto piuttosto basso.

Caratteristiche:

  • Calibro: 7.62x39 mm
  • Dimensioni: lunghezza 820 mm, canna 401 mm
  • Peso carica: 3,28 kg
  • Caricatore: ad astuccio da 30 colpi
  • Cadenza di tiro: 800 c.min
  • V.iniziale: 710 m.s

Per le armi di squadra non v'è da dimenticare la grande tradizione cecoslovacca, molto interessante e anzi, sostanzialmente sottovalutata. Infatti, il famoso fucile mitragliatore Bren, una delle migliori armi di squadra mai prodotte, deriva proprio da un tipo cecoslovacco, il vz.26 del 1926. Il successore di quest'arma venne poi concretizzata nel vz.52, simile al tipo precedente ma con l'alimentazione a nastro: ma nonostante fosse una buona idea slegare il potere di fuoco dal limitato caricatore a mezzaluna, non ebbe molto successo. Anche con la versione migliorata vz.52/57 non venne ottenuto un successo pieno, in quanto serviva un'arma più semplice da produrre e migliore nell'insieme. Allora venne prodotta la mitragliatrice per impiego generale vz.59, simile esteriormente al precedente, con funzionamento a sottrazione di gas e lo stesso congegno di alimentazione del vz.52 (che ne era considerato l'unica caratteristica riuscita). Il nastro delle munizioni arrivava al castello tramite apposite guide dove il proiettile veniva sfilato da una camma e immesso dentro la bocca da fuoco, sistema poi copiato da un'altra importante arma, la PK sovietica. L'arma veniva alimentata con scatole metalliche con i nastri contenuti all'interno. Ve n'erano molti tipi come il fucile mitragliatore vz.59L con bipiede, zv.59T per corazzati con canna pesante e tiro a solenoide, o in versione mitragliatrice pesante a trippiede, la vz.59N con cartuccia NATO da 7.62x51 mm per l'export. Queste mitragliatrici non hanno avuto successo all'export, mentre la vz.52 ha visto, invece, un certo successo, per esempio in Libano. Strano destino per un'arma che non ha avuto successo in patria, forse semplicemente si trattava di lotti di seconda mano.

Caratteristiche:

  • Calibro: 7.62x54 mm
  • Dimensioni: lunghezza 1116 (1215 con canna pesante) mm, canna leggera 593 mm, pesante 693 mm
  • Peso carica: 8.67 kg con bipiede e canna leggera, 19,24 con canna pesante e trippiede
  • Caricatore: nastri in cassette da 50 o 250 colpi
  • Cadenza di tiro: 700-800 c.min
  • V.iniziale: 810 m.s con canna leggera, 830 con quella pesante.

I cannoni contraerei M53/59 da 30 mm sono armi in sostituzione delle mitragliere ZU-23.

Sono armi più potenti, ma con meno mobilità delle armi sovietiche. Il proiettile AP perfora 55 mm a 500 metri, più anche delle vecchie armi da 37 mm, in quanto si tratta di cannoni con una velocità veramente elevata, con una lunga canna e una potente munizione.

L'originale M53 è un’arma binata trainata, la M59 semovente, sistemata su veicolo blindato e con la caratteristica di poter essere sbarcata se necessario. Nell’insieme si tratta di armi micidiali in termini di potenza balistica, ma con una mobilità, cadenza di tiro e disponibilità di munizioni assai minori delle ZU-23; inoltre non ne è stata messa in opera una versione con capacità ognitempo, collegata al radar. L'alimentazione è data da caricatori ad astuccio sistemati sopra, verticalmente, alle armi stesse. Vi sono caricatori da 20 colpi per l'M53, 50 colpi per le M59.

Sebbene la Cecoslovacchia abbia costruito un cannone di suo disegno diverso rispetto all’S-60 paricalibro sovietico (con clip di 3 colpi anziché 4, per una maggiore maneggevolezza da parte dei serventi), essa non ha avuto i semoventi ZSU-57-2 e ha rimediato con gli M59, che nondimeno sono complessivamente assai inferiori, anche in termini di mobilità fuoristrada, al prodotto sovietico.

  1. Armi da guerra N.88
  2. Valpolini, Paolo: L'artiglieria cecoslovacca, P&D N.3/92 pagg. 35-39 e Wikipedia dal 22-4-08
  3. Valpolini, Paolo: L'artiglieria cecoslovacca, P&D N.3/92 pagg. 35-39
  4. Po, Enrico: I missili del KBM Buerau, RID Gennaio 2001 pagg. 32-39
  5. Valpolini, Paolo: L'armata ceca, P&D Aprile 1993 pagg. 40-44
  6. McNally, Brendan: L'esercito slovacco aggiorna i T-72, RID Aprile 1995 pagg- 72-75