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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Libia

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Bandiera della libia

Pur avendo una popolazione di pochi milioni (3,2 attorno alla metà degli anni '80) di abitanti, la Libia ha raggiunto nel tempo una grande forza militare. Essa non è propriamente un 'midget state' in termini geografici, ma la sua popolazione è distribuita quasi esclusivamente sulle coste, essendo l'entroterra basicamente un immenso scatolone di sabbia.

Il petrolio che ne costituisce la ricchezza non era ancora stato scoperto quando la Libia, allora provincia turca, venne attaccata dall'Italia nel 1911, quando vi fu, dopo oltre 7 anni dall'invenzione, il debutto di aerei più pesanti dell'aria nel corso della guerra (il che diede ai Turchi il primato storico, a sua volta, delle prime azioni contraeree). La Turchia non era in grado, essendo un impero oramai decadente, di tenere la Libia, anche perché persino lo stretto dei Dardanelli risultò superabile da un gruppo di torpediniere italiane al comando di Rosolino Pilo. Nel 1912 gli italiani presero possesso della Libia, ma iniziò una guerriglia feroce contro la loro avanzata, che venne contrastata con una altrettanto feroce campagna anti-insurrezione, che venne interrotta per la prima guerra mondiale e ricominciata subito dopo. Il primo carro da 40 ton. (circa) che mise cingolo sul territorio africano era uno dei due soli Fiat 2000 costruiti, nel 1919, ma senza alcuna reale utilità contro le veloci cabile dei guerriglieri.

Meno effimera si dimostrò l'aviazione coloniale e l'uso spietato di gas asfissianti con bombe e granate, nonché della deportazione di intere popolazioni. Alla fine di questa misconosciuta guerra 'a bassa intensità', dopo circa 20 anni di guerra nel deserto, gli italiani avevano saldamente il controllo della Libia. La usarono come base contro gli inglesi in Egitto ed ebbero il grande vantaggio della contemporanea sconfitta della Francia, che aveva ingenti forze nel Nord-Africa. Questo impedì una catastrofe totale nel 1940-41, quando poche forze del Commonwealth distrussero quasi tutte le forze italiane in Libia (130.000 prigionieri, di cui 10 generali, 400 aerei e 1000 cannoni persi in 3 mesi), poi arrivarono i tedeschi e riuscirono immediatamente a far riguadagnare terreno verso Alessandria, ma dopo alterne vicende l'avanzata si interruppe per sempre ad El-Alamein, dove vennero combattute due grandi battaglie, la prima d'arresto e la seconda, più famosa, di controffensiva. Alla fine del 1942 la Libia era già pressoché liberata e l'Asse tentò l'ultima, irrazionale (Hitler non voleva perdere definitivamente l'Africa) difesa in Tunisia fino al maggio 1943, quando ingenti truppe si arresero entro il 13. Un gran numero di rinforzi, tra cui carri Tiger e centinaia di caccia erano stati inviati per rinforzare tale settore, con la perdita totale dei materiali a parte alcuni aerei, mentre sarebbe stato ben più necessario abbandonare a quel punto l'Africa evacuando tutti i soldati. Nel tentativo numerose navi e centinaia di aerei vennero perduti, mentre la situazione era grandemente compromessa. Alla fine, dall'aeroporto di Korba decollarono circa 10 dei 40 caccia Macchi 202 di due interi gruppi appena arrivati in Tunisia e subito mitragliati a terra dagli Spitfire. Uno si fracassò all'atterraggio e i 9 superstiti furono quanto restò del 3% di tutta la produzione bellica dei Folgore inviata qualche giorno prima in un campo senza nemmeno difese aeree. Anche la Luftwaffe perse numerosi nuovi FW-190, principalmente al suolo.

Dal 1945 agli anni '80[1]

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Nel dopoguerra la Libia era una nazione relativamente povera e spopolata, e in termini militari non contava pressoché nulla. Da ricordare, comunque, che essa fu uno dei pochissimi clienti di missili a lunga gittata inglesi, quando venne emesso un ordine per i missili Thunderbird, SAM a lungo raggio. Esso venne tuttavia cancellato a seguito dell'avvento al potere di un gruppo di ufficiali il cui leader era un giovane colonnello che avrebbe fatto parlare molto di sé, Mohammard Gheddafi, della tribù dei Gheddafa. Da allora, perseguendo la crescita e l'autonomia della Libia da ingerenze esterne, Gheddafi si appoggiò militarmente a chi reputava più opportuno: essenzialmente la Francia e l'URSS. La Libia, che nel 1969 aveva un pugno di aerei e di navi, negli anni '80 arrivò a schierare 2500 carri armati e oltre 500 aerei da combattimento, mentre la flotta era tra le più numerose del Nord-Africa.

Nel 1969 Re Idriz di Libia fu deposto da un colpo di stato supportato dalla CIA, dopo una serie di disaccordi avuti con gli Stati Uniti. All'epoca inglesi e americani avevano basi militari in Libia, ma il nuovo 'uomo forte', Moammar Gheddafi, 25enne ufficiale arrivato al potere non si dimostrò affatto 'amico' degli anglo-americani, come questi avevano sperato. Questo supporto fu l'origine di un errore che sarebbe stato nel tempo una fonte di innumerevoli problemi per l'Occidente. Fatti sgomberare americani e inglesi, Gheddafi si rivolse alla Francia con un ordine per oltre 100 Mirage siglato nel gennaio 1970, seguito a ruota da ordini per 9 Super Frelon SA.321M, 10 Aluette II e 12 Magister CM.170. Sempre in quell'anno arrivarono 16 C-130H americani, forse l'ultima delle forniture americane alla Libia. In poco tempo la Libia si dotò di uno strumento militare credibile, e l'aviazione si chiamò, nella translitterazione inglese prima LAF poi LARAF (Lybian Arab Republic Air Force). La cooperazione con altre nazioni per assicurare una crescita credibile si rivelò indispensabile, a cominciare dall'Egitto. In questo settore 50 piloti libici combatterono durante la Guerra del Kippur con i Mirage, dichiarando di avere compiuto almeno 400 missioni belliche, ma non vi sono molte tracce della loro attività.

Di fatto, la situazione dei piloti libici era molto deficitaria e ben presto vi fu bisogno di aiuto da parte di 'consulenti' esteri, quando già nel 1971 arrivarono i Pachistani, precisamente sulla base di El-Adem, che era la principale base per i caccia francesi, con un massimo di 4 unità impegnate.

In seguito, precisamente nel 1974, la Libia ordinò anche un grosso batch di Mirage F.1, non meno di 16 intercettori ED, 6 addestratori BD, 20 AD da attacco, Le consegne iniziarono nel gennaio di 4 anni dopo ed equipaggiarono tre unità da combattimento, basate essenzialmente sull'aeroporto di Okba bin Nafi, che era giusto a pochi chilometri da Tripoli e quindi il principale punto di difesa della capitale, con i migliori caccia disponibili. Nel frattempo 20 CH-47 e 10 O-1 vennero comprati per le esigenze dell'Esercito libico, ma comunque incorporati nella LARAF.

Le relazioni tra la Libia e l'URSS ebbero inizio precisamente durante la guerra del Kippur, e da quel momento fiumi di armi vennero diretti in Libia, con i petroldollari per il pronto pagamento di cui Gheddafi poteva disporre, e i prezzi economici che i sovietici potevano praticare per i loro mezzi. Pare che il primo ordine fosse per 14 Tu-22 e 24 MiG-23MS. Nel frattempo, il primo incidente tra libici e americani era già avvenuto, precisamente il 21 marzo 1973, quando un C-130B-II del 7406th fu trovato ad operare vicino a Tripoli, e si cercò di farlo atterrare anche con l'uso dei cannoni, che inflissero alcuni danni, ma riuscì a disimpegnarsi.


Gheddafi ricevette già nel 1974 i Tu-22, immortalati in famose fotografie in fase di accompagnamento da parte di F-4 della marina americana.

Nel 1973 la Libia annetté l'intero Ciad del Nord, e progressivamente stabilì relazioni con il dittatore Idi Amin dell'Uganda, e Bokassa dell'Impero centro-africano, nonché di circa 50 organizzazioni terroristiche di tutto il mondo. Chiaramente, Gheddafi stava facendo un gioco pericoloso, come devono avere pensato anche gli inglesi, che reperirono nel 1982 missili SA-7 negli arsenali argentini, forniti quasi sicuramente dalla Libia anche se non utilizzati.

Nel frattempo la LARAF continuava ad immagazzinare aerei di vario genere: oltre 140 MiG-23 di tutti i tipi già consegnati al 1980, assieme ad oltre 100 Mirage, 80 MiG-25, 30 SU-20M e 60 Su-22M-2 e 3. I libici non riuscirono a tenere in linea tanti aerei, non tanto per il costo, ma per la mancanza di personale, per il fatto che i piloti libici addestrati erano pochi (anche se la situazione era molto migliore dei primi anni), perché i libici non volevano restare a corto di materiali in caso di un conflitto prolungato e infine, perché non era escluso che i sovietici ne avessero pianificato l'uso in caso di guerra con la NATO, a mo' di materiale 'pre-posizionato' in un settore strategico. In tutto, circa 155 caccia erano attivi simultaneamente nell'estate del 1981. In ogni caso, Gheddafi era in possesso di una potente forza aerea, e cominciò a inviare i suoi apparecchi in ricognizione e missioni "d'assaggio" verso Malta, Creta e l'Italia meridionale, tanto che i caccia del 18 Gruppo di Trapani vennero continuamente impegnati con il loro rapido tempo di reazione agli allarmi. Una fotografia scattata sulla base aerea di Benina mostrava, nel 1981, un totale di ben 43 Flogger allineati fittamente. Il caso del DC-9 di Ustica, ovvero il DC-9-15 I-TIGI s/n 45724/22 dell'Italia, perso la sera del 27 giugno 1980 ebbe qualcosa a che vedere con le attività libiche e di contrasto da parte della NATO? Il MiG-23 con un pilota a bordo, che dal caso sembra si chiamasse Ezedelin Koal, ritrovato 20 giorni dopo a 1929 metri sulla Sila.

Un conflitto limitato venne iniziato nei tardi anni '70 con l'Egitto, all'epoca in fase di riallineamento, dopo gli accordi di Camp David, con l'Occidente e di pacificazione con Israele. Gli egiziani erano ben armati e soprattutto, esperti di numerosi conflitti combattuti contro Israele. I Libici ebbero la peggio, anche se si trattò di perdite limitate da ambo le parti, in particolare per via di alcune battaglie aeree e attacchi al suolo. Un MiG-21 egiziano, per esempio, abbatté un più potente ma meno agile MiG-23 libico.

Il Col. Gheddafi non tardò a partecipare a parecchi conflitti limitati in Africa, per esempio quando portò truppe e aerei in Uganda, per aiutare nella lotta contro la vicina Tanzania. La campagna risultò malgrado questo, una sconfitta e i libici dovettero scappare con mezzi aerei dal teatro di combattimenti. Ma questa campagna segnò anche una novità storica: per la prima volta un bombardiere pesante (a reazione) venne impiegato in azione sul continente. Infatti i libici portarono addirittura i Tu-22 Blinder, bombardieri supersonici da 78 t che vennero utilizzati per i bombardamenti strategici.

I Libici utilizzarono massicciamente gli aiuti sovietici per riequipaggiare con macchine moderne e potenti la loro aviazione: tra l'altro comprarono, negli anni '70 un totale di non meno di 140 MiG-23MS, ovvero il Flogger-E con l'avionica del MiG-21, che all'epoca era una macchina di successo, anche se di capacità limitate. D'altro canto i caccia moderni con avionica downgraded erano uno standard che spesso veniva seguito, a vantaggio dell'economicità, dell'autonomia, della non proliferazione di tecnologie 'delicate'. I francesi, per esempio, fornirono circa 14 Mirage F.1 AD-200 e oltre 90 Mirage 5, tutti privi di radar di scoperta aerea, nel mentre gli USA fornivano alla Germania gli F-4F, alleggeriti, ma anche privi di missili Sparrow. I MiG-23MS erano un poco in mezzo a questo tipo di estremi: anziché radar e missili AAM a medio raggio (come le versioni non downgradate), essi avevano sia radar di scoperta che missili a corto raggio anche a guida radar. I F-4F avevano il radar normale ma niente missili radar, mentre i Mirage F.1A non avevano nessun radar di scoperta, solo una piccola unità telemetrica, e quindi non avevano nessun missile a guida radar. I MiG-23 E conservavano dunque la capacità di scoperta aerea e di ingaggio ognitempo, anche se su distanze 'corte', similmente ai MiG-21. Rispetto a questi ultimi, essi avevano una agilità minore nel range tipico dei combattimenti aerei, ovvero attorno ai 600-1000 km/h per l'ala troppo marcatamente a freccia in posizione intermedia, ma offrivano prestazioni maggiori, e soprattutto, una maggiore autonomia operativa, cosa preziosissima per le macchine destinate ad operare sugli spazi tanto grandi della Libia. Erano anche parimenti meglio dotati come cacciabombardieri, potendo portare circa 2 t a 400-500 km contro la tonnellata trasportabile a 300-400 km dei MiG-21.

Giunta all'apice della sua forza militare, la Libia poteva contare, a metà degli anni '80, su di una potenza militare notevolissima, almeno sulla carta. Riccamente equipaggiata con materiali sovietici, francesi e italiani, era certamente una delle potenze regionali più pericolose degli anni '80 e il Colonnello Gheddafi, senza porsi troppi problemi etici era anche uno dei principali finanziatori del terrorismo internazionale.

58.000 uomini raggruppati in:

  • 1 comando divisione meccanizzata
  • 20 battaglioni carri
  • 30 battaglioni fanteria meccanizzata
  • 1 brigata guardia nazionale
  • 2 brigate forze speciali, 10 battaglioni complessivi
  • 10 gruppi artiglieria
  • 2 gruppi contraerei
  • 2 reggimenti SAM
  • 9 gruppi SAM
  • 2 brigate missili SSM 'Scud'

Materialie in dotazione:

  • Carri armati: 2.500 carri T-34/54/55/62/72 (160?)
  • Blindati: Shortland, EE-3 Jararaca, Alvis, 250 BRDM-1/2, Saladin Mk 2, EE-9 Cascavel
  • Veicoli fanteria: 800 BMP-1, 700 BTR-50/60, 400 OT-62/OT-64, Chaimite, M113, Tipo 6614, Alvis Saracen, 100 EE-11 Urutu

Artiglieria:

  • armi trainate tra cui 60 obici M101 da 105 mm, 330 M1938, 60 M1974, D-30 da 122 mm, 360 cannoni M46 da 130 mm, D-20 da 152 mm, obici M114 da 155 mm, cannoni S-23 da 180 mm, mortai pesanti M-43 e M160 da 160 mm, M240 da 240 mm.
  • Semoventi: cannoni ISU-122, 120 obici 2S1 da 122 mm, cannoni ISU-152, 48 obici 2S3, DANA da 152 mm, 200 obici Palmaria, M109 da 155 mm.
  • Razzi e missili d'artiglieria: Mod. 63 da 107 mm, BM-21 da, RM-70 122 mm, M51 da 130 mm, Astros II da 300 mm, 48 lanciamissili FROG-7 e 70 Scud-B
  • Armi controcarri: razzi RPG-7, cannoni S.R. SPG-9 (73mm), B-10 (82 mm), M40A1 (106 mm), B-11 (107 mm), missili Vigilant, AT-3 'Sagger', AT-4 'Spigot', 3.000 Euromissile MILAN, HOT (con l'aviazione)
  • Armi contraerei: ZPU-1,2,4 da 14,5 mm, ZU-23 da 23 mm, L/70 da 40 mm, S-60 da 57 mm, semoventi ZSU-23-4 da 23 mm, M53/59 da 30 mm, missili SAM: SA-4,6,7,8,9,13, Crotale
  • Armi fanteria: Pistole Beretta M1951, mitra Beretta M12 e Sterling L34 da 9mm, fucili M16A1 da 5,56 mm, FN-FAL, BM-59, AK-47, AKM da 7,62 mm, mitragliatrici FN-MAG, RPD, RPK, PK da 7,62 mm, DshK, M2 HB da 12,7mm, mortai M1 da 81mm, M37 da 82 mm, M43 da 120 mm.


Altre forze impiegabili: Lega panaraba islamica, 7.000 uomini organizzati in una brigata meccanizzata, una corazzata, una commando. Altri 40.000 uomini della Milizia popolare.

Inutile dire che questa immensa dotazione di armamenti, anche assai sofisticati, era ben al di là delle capacità dei libici di utilizzarle. I 20 battaglioni di carri armati e qualche altra unità minore usavano non più di 1100 carri su 2500 e il resto-60%- era in riserva, in grandi depositi.Non è detto poi che essi fossero carri armati dei tipi più moderni, essendo per esempio un T-72 assai più sofisticato di un T-55 da mantenere in uso. Di fatto le forze inviate dai libici contro i chadiani, nelle 'Toyota wars' erano per lo più di T-55, anche se accompagnati da moderni BMP-1. La dotazione comprendeva quanto ereditato dal precedente governo monarchico, soprattutto nel caso di mezzi americani. Di fatto, anche l'esercito libico era dotato di quantitativi di armi inusitati per la sua piccola taglia. Basti dire che i soli carri armati erano sufficienti per circa 10.000 carristi, e nell'insieme, il totale di mezzi corazzati, forse dell'ordine delle 5.000 unità, era tale da ottenere un rapporto di circa 1:10 nei riguardi dell'esercito regolare. Praticamente, con tutti questi mezzi in azione contemporaneamente si sarebbe potuto trasportare su mezzi corazzati quasi tutto il personale dell'esercito. Lungi dall'essere un fattore positivo, esso indicava soltanto la pratica impossibilità di utilizzare più del 30-40% del materiale disponibile, il che se era positivo in termini di riserve e ricambi utilizzabili, non rendeva questo esercito minimamente efficiente rispetto a quelli europei. L'esercito spagnolo, per esempio, aveva una forza di quasi 200.000 uomini, ma solo 800 carri armati. L'Esercito libico ne aveva quanti quello inglese e francese messi insieme.

La dotazione che all'epoca la Al Quwwat Alijawwya Al Libiyya poteva vantare nei suoi ranghi era basata su 3 gruppi e una unità OCU (riqualificazione operativa con le versioni biposto delle macchine):

L'attacco verteva invece su 6 gruppi e una OCU equipaggiati con:

  • 18 MiG-23BN
  • 100 Su-20/22
  • 30 SOKO J1-A-E Jastreb
  • 14 Mirage F.1AD-200
  • 53 Mirage 5D, 32 5DE, 15 5DDS (biposto?)

Una unità da ricognizione con 10 Mirage 5DR e forse, alcuni MiG-25R

Un gruppo da bombardamento strategico con 7 Tu-22 e due bicomando addestrativi.

Il trasporto era dato da ben 10 gruppi di cui 8 di elicotteri (5 da trasporto, 1 da assalto, 2 navali):

  • 5 An-26
  • 7 C-130H
  • 20 G-222L
  • 9 Il-76
  • 2 Canadair CL-44
  • 8 Fokker F-27-600
  • 10 LET L-410UVP
  • 11 Il-76 Candid della compagnia di bandiera, utilizzabili eventualmente come macchine militari
  • 19 CH-47 (Elicotteri Meridionali)
  • 20 Mi-8
  • 2 AB-212
  • 5 AB-205
  • 10 SA 316 Aluette III
  • 9 AB-47
  • Alcuni SA-342 Gazelle/HOT
  • 30 Mi-24
  • 12 Mi-14
  • 8 SA.321

Addestramento:

  • 230 SF-260WL e ML
  • 60 SOKO G2-A-E Galeb
  • 160 Aero L-39ZO
  • 20 Mi-2 Hoplite

La difesa aerea era affidata a tre brigate e due gruppi con SA-2 e 3, ma anche una base almeno con SA-5. Questa era a 'guardia' del Golfo della Sirte, unilateralmente dichiarato proprio dai libici.

Organico: 8.500 (!) uomini.

Il totale degli squadroni era dunque di 3 gruppi da caccia, 6 da attacco, 1 da ricognizione, 1 da bombardamento medio, 2 da riconversione operativa, 10 gruppi da trasporto ed elicotteri, e infine le scuole. I gruppi da caccia erano solo 3+ 1 OCU, con un totale di 285 caccia e 4 tipi di aerei, di diverse versioni. Chiaramente, solo una parte di queste macchine era utilizzabile, e la cosa ancora più anomalo era il fatto che vi erano più tipi di caccia che reparti, il che dovrebbe significare che alcuni gruppi erano equipaggiati con più di un tipo di macchina. Meno grave era tale sovraffollamento nel campo degli aerei d'attacco, con 6 reparti dotati di quanto restava di almeno 262 aerei ordinati di 5 tipi diversi. In tutto vi erano dunque appena 11 gruppi incluse le OCU con un totale di circa 550 apparecchi, anche se tale totale non considerava le perdite operative. Considerando che ogni gruppo aveva circa 15-20 apparecchi, il totale delle macchine ordinate era oltre il doppio di quelle realmente necessarie per i reparti. Il resto era stivato prevalentemente in grandi depositi d'armi, o in revisione in URSS o Jugoslavia. Bisogna considerare, per esempio, che nello stesso tempo l' A.M.I italiana aveva un numero di aerei non dissimile, ma 76.000 uomini. Questo consente di capire quanto deficitaria fosse l'Aeronautica libica quanto a personale e anche in piloti addestrati. I mercenari di ogni provenienza, come anche migliaia di consiglieri militari sovietici e tedeschi erano necessari per mantenere efficiente tale armata aerea.

Tra le perdite operative vi era anche il MiG-23 caduto sulla Sila nel luglio 1980, in uno dei più controversi 'casi' italiani. In effetti, esso cadde in uno spazio temporale molto critico, con la tragedia di Ustica accaduta da ben poco tempo, a cui molti cercarono di correlare, senza prove decisive, la caduta del MiG. Il mese dopo avvenne com'é noto anche la strage di Bologna. I misteri su tutti questi accadimenti ed eventuali correlazioni sono a tutt'oggi lontano dall'aver trovato una risposta definitiva e soddisfacente.

All’epoca la marina libica aveva un totale di 6.500 uomini, nondimeno era equipaggiata con molti e assai capaci mezzi navali, incluse navi francesi, italiane, inglesi e sovietiche. Basi principali erano Bengasi e Misurata, dove operavano anche i Mi-14 'Haze' e gli SA-321.

Navi di prima linea:

  • Sottomarini: 6 Classe Foxtrot
  • Minisommergibili: 6 classe Mala, (jugoslavi, biposto, per incursioni subaquee)
  • 1 fregata, la Dat Assawari: costruita in Gran Bretagna, ma differentemente dalle altre fregate di costruzione inglese dell’epoca, priva di elicotteri, venne ammodernata a Genova con missili SAM Aspide in un lanciatore quadruplo e missili a lungo raggio OTOMAT.
  • 4 corvette Classe Assad ( costruite dalla Fincantieri, 4 missili OTOMAT, 1 cannone da 76, 2 mm, 2 cannoni da 35mm, 6 tubi lanciasiluri da 324mm. Predisposizioni per mine.)
  • 4 corvette Classe Nanuckha, (4 missili SS-N-2 Styx al posto dei 6 SS-9 Siren, lanciamissili con 18 SA-N-4 e cannoni da 57 mm).
  • 10 motocannoniere missilistiche Classe Combattante II, (4 missili OTOMAT e 1 cannone da 76mm.)
  • 12 motocannoniere Classe Osa (4 missili Styx e 4 cannoni binati AK-230 da 30 mm)
  • 3 motocannoniere Classe Susa (16 missili SS-12 e 2 cannoni da 40 mm Bofors)

Navi di seconda linea:

  • 1 corvetta di vecchio tipo
  • 22 grandi navi pattuglia
  • 2 navi da sbarco PSB700 francesi
  • 3 Navi da sbarco corazzati Classe Polnconcky-C sovietiche da 1300 t
  • 50 mezzi da sbarco C107 turchi
  • 1 nave da sbarco con bacino, la Zeltin
  • 6 dragamine-posamina Classe Natja
  • 2 traghetti con capacità di posamine

I ricchi affari dell'export bellico in Libia

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Nel 1984 l'Italia era al quarto posto degli esportatori di armamenti a livello mondiale: dietro URSS, USA, Francia, e scavalcando anche la decadente Gran Bretagna e l'autolimitante Germania Ovest (che non esportava carri in Medio Oriente, forse per non dispiacere ad Israele). Gli affari con la Libia erano, sia per i francesi ma ancora di più per gli italiani, un motivo di grossa soddisfazione.

Tra le armi inviate alla Libia figuravano immensi quantitativi di aerei di 'seconda linea': non meno di 230 SF-260WL ovvero il 'Warrior', versione armata dell'SF-260 base, che ne sfruttava le buone prestazioni date dalla pulita aerodinamica e dal carrello retrattile, che lo rendeva veloce ma assai costoso per la sua categoria. La 'L' indicava la sottoversione libica, costruita secondo le specifiche di tale cliente. La forza totale di questi aerei, per lo più del tipo WL ma forse anche del tipo ML da addestramento disarmato, era davvero rilevante su di un totale prodotto di circa 900. Quasi la metà di tutti gli SF-260 armati vennero costruiti per la Libia, che li utilizzava come aerei antiguerriglia, grazie ad una velocità di circa 300 km/h e a 300 kg di armi leggere installabili sotto 4 punti alari. Le forniture italiane stranamente non prevedevano nessun Macchi 326/339, ma in compenso la Libia è stata di gran lunga il maggior cliente estero del G.222, ordinandone ben 20 esemplari e, nonostante un costo già considerevole per la versione base, pretendendolo in un modello speciale, con motori R.R. Tyne Mk.801 con potenza notevolmente maggiore degli originali G.E. T64-GE-P4D da 3400 hp. Circa la metà dei G.222 esportati e circa un quarto di quelli prodotti sono andati così alla Libia, dove hanno trovato i 'fratelli maggiori' di sempre, i C-130H americani.

Quanto ai materiali per l'Esercito, l'Italia ha fornito i Tipo 6614, blindati da trasporto truppe di discrete caratteristiche, entro il loro limite di 8 t e della propulsione 4x4: parenti stretti (come accade quasi sempre nelle famiglie di blindati) delle blindo 6616 -che invece non ebbero nessuna fortuna all'export-, essi vennero esportati in diverse nazioni e prodotti su licenza in Corea del Sud. La loro blindatura era ben inclinata, ma anche sottile. Un contributo maggiore è stato dato con le pistole Beretta e i mitra Beretta 12, quelli in uso anche con i Carabinieri. Più importanti ancora, forse, sono risultati i 50 mortai semoventi da 120 su scafo M113, prodotti dalla OTO-Melara: la fornitura risultava in una interrogazione parlamentare dell'epoca, in cui si lamentava il fatto che tali nuovi semoventi erano stati forniti con preferenza all'esercito libico rispetto agli ordinativi posti da quello italiano. Questi semoventi da 120 mm erano una fornitura dalla considerevole potenza di fuoco, ma superati da quanto esportato nel settore artiglierie campali semoventi con il potente semovente Palmaria. Questo era basato su di uno scafo derivato da quello dell'OF-40, carro a sua volta basato sul Leopard 1, con una bocca da fuoco grossomodo uguale a quella sviluppata nel programma internazionale FH-70. 200 vennero rapidamente forniti alla Libia, con una produzione che eccedette di gran lunga quella del carro vero e proprio (solo 36 OF-40 per il Dubai). Essi erano e sono armi molto potenti, sia per numero, che per la gittata di 24 km con munizioni base, e fino a 30 con razzo aggiuntivo. Da rimarcare che all'epoca la forza di M109 italiani, nel modello G, era di 220 mezzi, ma le loro prestazioni erano inferiori, anche se il motore sistemato anteriormente era una soluzione migliore per lasciare spazio al vano equipaggio. La marina libica aveva ottenuto, tra l'altro, 4 potenti corvette 'Al Assad', da 550 t a pieno carico, con 4 missili Otomat, 1 cannone da 76 e 2 da 35mm. Esse erano più grandi delle motocannoniere missilistiche 'normali' e infatti imbarcavano anche un piccolo sistema ASW con tubi lanciasiluri (6) per armi leggere e un sonar a scafo. Altre unità vennero state aggiornate in Italia, come la Assawari e le due vecchie 'Susa'. Le forniture di missili alla Libia parlavano di alcune decine di Aspide per la Assawari e il suo lanciatore quadruplo leggero, e soprattutto, un gran numero di OTOMAT, missili antinave a lungo raggio forniti forse in oltre 220 esemplari per le 4 corvette e le 10 'Combattante II' francesi. Da notare che fino al 1996 gli OTOMAT costruiti erano circa 900 per 10 clienti, pertanto i libici erano beneficiari del 25% del totale e (presumibilmente) di quasi la metà di quelli esportati. Infine, da segnalare congrue forniture per gli elicotteri, modelli americani prodotti su licenza, come nel caso della ventina di CH-47 Chinook, prodotti dall'allora Elicotteri Meridionali, e che erano da soli una componente da trasporto importantissima, simile in numero alle macchine dello stesso tipo in servizio nell'Esercito Italiano, che aveva 200.000 uomini in più.

I francesi avevano a loro volta avuto parte nella fornitura di armi e nella stipulazione di ricchi contratti. Le 'Combattante II', sia pure dotate di cannoni da 76 e missili antinave OTO-melara, erano scafi francesi, mentre gli OTOMAT erano pur sempre un programma paritetico franco-italiano. Ma furono soprattutto i Mirage a beneficiare di tali contratti con un totale di non meno di 60 F.1, quasi il 10% di quelli prodotti, anche se questo totale comprendeva anche 14 F.1A senza radar di scoperta e specializzati per l'attacco, nonché alcuni 'B' da addestramento. Missili Magic, R.530, forse anche Super R.530F vennero forniti in quantità. I meno recenti Mirage 5 vennero venduti in non meno di 110 esemplari, anche qui si trattava di quasi il 10% dei Mirage di prima generazione costruiti(1400, eccetto macchine costruite all'estero, come gli Kfir). La fornitura di alcuni Super Frelon e Gazelle-HOT, missili MILAN e Crotale completavano il 'pacchetto' di potenziamento fornito negli anni '70-80 dai francesi.

I cecoslovacchi fornirono un gran numero di Aero L-39ZO, che rispetto agli addestratori standard 'C' erano dotati di 4 punti d'aggancio con una capacità di carico di 1.100kg, buona anche per azioni di attacco leggero, oltre che addestramento basico e intermedio. L'industria pesante cecoslovacca aveva elaborato anche gli obici D20 e i lanciarazzi BM-21 trovando loro nuovi affusti nella forma dell'autocarro pesante, 8x8, Tatra 813 con chassis corazzato. Il risultato fu il DANA da 152 mm. Esso era un semovente da 80 km/h e quindi poteva muovere su strada a maggiore velocità rispetto ai cingolati. Di fatto, era l'unico cannone semovente ruotato dell'epoca. Non meno di 20 DANA vennero consegnati, capaci di sparare a circa 17 km di distanza, ma evidentemente la loro mobilità strategica era considerata più importante rispetto alla gittata. Un maggiore apprezzamento l'hanno ricevuto altri derivatid el Tatra 813, gli RM-70, molto più pesanti e costosi dei normali BM-21 ma dotati di una leggera blindatura e di un set di razzi prontamente ricaricabile: 60 di questi sistemi vennero consegnati, per un totale di 80 semoventi cecoslovacchi.

Il Brasile contribuì con molti prodotti dell'allora sua fiorente industria degli armamenti: la Engesa, attualmente fallita, fornì blindati da esplorazione EE-3, blindati 6x6 EE-11 da trasporto truppe, e forse soprattutto, i 'fratelli' blindati da esplorazione EE-9 Cascavel, armati con cannone Cockerill belga, a media pressione, da 90 mm e caratterizzati, come gli altri mezzi dalle sospensioni Boomerang, di eccellenti capacità fuoristrada. Le Cascavel erano tra le più pesanti e potenti autoblindo degli anni '80, con una massa di 13 t e una corazza a doppio strato d'acciaio per ottimizzarne la resistenza balistica. Con la loro velocità e potenza di fuoco erano l'ideale per la guerra sul deserto. I razzi Avibras Astros II da 300 mm erano lanciabili da autocarri corazzati Tectran 6x6 che potevano recapitare 4 razzi da 600kg fino a 60 km di distanza.

Ovviamente il maggior fornitore di materiali militari era l'URSS: 140 MiG-23MS (forse includenti anche alcuni MF), 14 biposto (come per i Mirage, un rapporto di 10:1), 18 MiG-23BN da attacco al suolo, oltre 50 MiG-21, e un totale che raggiunse gli 80 MiG-25, che divennero praticamente il caccia libico standard, certamente visto come un degno avversario per gli F-14, e nonostante il costo enorme di gestione. I sottomarini Foxtrot, le corvette Nanuchka, le motocannoniere Osa e le LST Polnocny erano altre parti dell'armamento, che comprendeva anche quasi tutti i tipi di missili SAM disponibili, inclusi gli SA-5 a lungo raggio installati per coprire la Sirte, e nuove armi come gli SA-8 e 13. La dotazione di mezzi corazzati riguardava centinaia di T-62 e T-72 e in generale il totale di 2500 carri armati, oltre a mezzi corazzati da trasporto truppe, ricognizione, semoventi d'artiglieria, armi per la fanteria, mortai anche da 240 mm, elicotteri e persino grandi aerei molto rari in ogni forza armata al di fuori delle superpotenze: alcuni Tu-22 da bombardamento supersonici, e gli Il-76 da trasporto pesante.

Confronti all'americana[3]

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Gheddafi era un fiero oppositore dell' 'imperialismo americano' e non mancò di incrociare le armi con l'US Navy. Reagan era d'altro canto ben deciso a dimostrare che gli Stati Uniti erano risorti dalla crisi degli anni '70, dalla guerra in Vietnam e dall'umiliazione degli Ostaggi di Teheran. La Sesta flotta si ritrovò in prima linea in molti di questi confronti. Comunque sia, Reagan non era ancora al potere quando, nel 1973, vi fu una prima azione dei Mirage 5 libici, che tentarono di intercettare un RC-130 americano e attaccarono una corvetta italiana. In seguito molti altri episodi si sarebbero verificati, in un complicato e rischioso gioco di potere con cui Gheddafi cercava di imporsi come leader del mondo arabo.

Nel mese di agosto 1981 Reagan decise di giocare duro con Gheddafi, dislocando la nuova USS Nimitz e la Forrstal vicino alla costa libica, al che la Libia risposte con il 1015° squadrone di Misurata, equipaggiato con MiG-25PD, e in seguito altri MiG, Sukhoi, Mirage arrivarono con almeno 35 azioni divese, intercettate da F-4 della Forrestal e da F-14 della Nimitz, fino a che due Su-22 vennero abbattuti da una coppia di caccia Tomcat in una ambigua azione di combattimento il 19 agosto. In tale azione, in cui ancora si ignora se i Libici fossero realmente nella volontà di attaccare gli americani o più probabilmente abbiano sparato per errore un missile (ad appena 300 m in fronte ai Tomcat) che non avrebbe potuto colpirli in tale circostanza (mentre i cannoni avrebbero), i missili AIM-9L fecero il loro debutto e i Tomcat americani ottennero le loro prime vittorie aeree. In queste occasioni vennero fotografati un gran numero di caccia libici, e in particolare i MiG-25PD con missili AA-6 nei piloni interni, e la coppia esterna sostituita da 4 AA-8 Aphid.

Nel 1981 vi fu una crisi che vide decine di aerei libici avvicinarsi alle portaerei americane e apparentemente, cercare il confronto. I Tomcat intervennero in più occasioni e in genere, questo metteva la parola fine alla tenzone, con intercettazioni in bianco. Ma il 19 agosto 1981 la cosa non finì lì e avvenne il primo scontro 'ufficialmente noto' (in realtà vi erano già state battaglie aeree con Tomcat iraniani contro Fitter e Flogger irakeni) tra aerei a geometria variabile, quando una coppia di Fitter, aerei d'attacco ma utilizzati, forse per la lunga autonomia, correntemente dai libici come caccia, incrociarono due Tomcat e uno di loro lanciò inavvertitamente un missile Atoll da distanze molto brevi (300 m) anche per azionare correttamente l'arma. La reazione americana contro i Fitter in ritirata consistette nel distruggerli con i nuovi missili AIM-9L, l'ultima versione del Sidewinder. La successiva azione bellica di rilievo avvenne nel 1986, quando, dopo una battaglia aerea simulata tra MiG-25 e F-14 i libici intervennero con lanci di missili SA-5 Gammon, che tuttavia mancarono gli aerei americani. La flotta libica uscì in mare con alcune corvette Nanuchka e motocannoniere missilistiche. La battaglia si concluse con diverse navi libiche colpite e qualcuna affondata, sia da missili Harpoon antinave che da armi più insolite, come le bombe a grappolo sganciate da A-6 contro una corvetta Nanuckha che venne danneggiata gravemente,e necessitò poi di lavori (Che si protrassero per 5 anni) a Leningrado. La successiva missione della Navy ebbe luogo la notte del 19 aprile e distrusse parte delle rampe di missili a Bengasi e numerosi aerei a Benina, mentre 13 F-111 americani sganciarono bombe su Tripoli, distruggendo diversi aerei Il-76 e uccidendo un centinaio di civili. La reazione antiaerea abbatté un F-111 e i libici reagirono furibondi lanciando 2-3 SS-1 Scud verso Lampedusa. Craxi minacciò affermando che Gheddafi non sarebbe rimasto al suo posto se quei missili fossero arrivati a segno, ma l'Italia non aveva affatto la possibilità di rovesciare militarmente la Libia da sola, i rapporti di forza non erano quelli di 75 anni prima.

Infine vi fu la battaglia aerea tra 2 MiG-23 e 2 F-14, che si verificò all'inizio del 1989 e si concluse con la vittoria degli F-14, che pur essendo privi di Phoenix abbatterono uno dei MiG con tre Sparrow mentre questo si avvicinava, e poi distrussero con un altro Sidewinder L l'ultimo MiG-23. Gli Sparrow diedero un Pk del 33%, i Sidewinder del 100% contro i libici. Tale azione di combattimento era abbastanza strana da spiegare: forse fu un tentativo da parte di Gheddafi di deviare l'attenzione americana su questo incidente, visto che all'epoca vi erano forti pressioni per attaccare un grande sito sotterraneo impegnato in uno dei numerosi programmi di WMD libiche, in quanto Gheddafi non ha trascurato nemmeno questo aspetto dello sviluppo militare.

Nel frattempo, alla fine degli anni '80 vi fu l'ultimo sviluppo concreto del potenziale militare libico: l'introduzione in servizio del primo interdittore supersonico in Africa, con l'arrivo di 15 Su-24MK sovietici. Nel frattempo, però, la perdita di prestigio e di relazioni politiche si faceva sentire: Gheddafi aveva perso sostanzialmente il suo confronto con l'Egitto sia militare che politico, aveva perso con gli americani, aveva perso persino con i chadiani, sia pure aiutati dai francesi. La sua successiva perdita di credibilità era data anche dai problemi internazionali che sempre di più venivano dati dal supportare il terrorismo, in particolare dopo l'orrenda strage di Lokerbie del 1988, quando un 747 cadde su tale villaggio dopo essere esploso in volo, pare con un coinvolgimento libico nella preparazione dell'attentato. Dopo la guerra del 1991 Gheddafi avrà valutato conveniente non solleticare l'Occidente ad una applicazione della Desert Storm anche sulla sua Libia, ben più debole dell'Irak, e da allora ha tenuto un profilo oltremodo basso. Nel 2004 ha ufficialmente rinunciato al programma WMD, sorprendendo il mondo in quanto tale programma era pressoché sconosciuto, nonostante che negli anni '80 fossero stati scoperti piani e strutture idonee a tale scopo.

la Libia in Chad parte 1: invasione[4]

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La peggiore delle campagne in cui venne coinvolta la Libia non fu tuttavia quella contro gli USA, ma quella a sud, contro il Ciad. La Libia rischiava di meno, ovviamente, ma nondimeno tale lunga serie di guerre fu estremamente impegnativa per le truppe del Col. Gheddafi.

La Libia aveva infatti invaso, fin dall'autunno del 1980, il Chad. Inizialmente venne invasa la città di Faya-Largeau, dopo bombardamenti di MiG-23, MiG-25 e Tu-22. Il Col. Gheddafi era andato anche in visita, il 4 novembre, alle forze libiche nel sud dell'assolato stato africano, comandate dal Col. Radwan Salech Radwan, e ordinò la supposta 'soluzione finale': occupare la capitale Djamena.

Il perché di questo sforzo bellico era l'accordo tra Gheddafi con il Generale Kamoue, ribelle al governo di Hissen Habré, che era l'ex-ministro della difesa chadiano. Kamoue era alleato anche di Goukouni Oueddei ed era cristiano mentre Habré era leader principalmente di etnie musulmane.

Il risultato dell'alleanza con Gheddafi, piuttosto inconsueta visto che un musulmano e un cristiano si accordavano per sconfiggere un musulmano, furono pesanti attacchi aerei sulla capitale N'Djamena da parte di Mirage 5, MiG-23, 25 e Tu-22 per un'intera settimana, seguiti poi dall'attacco di due brigate con circa 7000 uomini e oltre 100 carri armati, che vengono indicati da Tom Cooper come T-72 (di qualcosa improbabile, però, visto che se i T-72 erano già in servizio in Libia, è anche vero che negli anni successivi si è parlato praticamente solo di mezzi più obsoleti, essenzialmente i T-55: eppure le battaglie non sono mancate, anche di alto livello). Dopo una battaglia feroce Habré in cui i Libici vennero respinti due volte perdendo una cinquantina di carri, il presidente chadiano scappò nel deserto e si preparò a condurre una guerriglia contro gli avversari chadiani e alleati libici.

La guerra continuò successivamente con missioni a lungo raggio che coinvolsero anche cittadine del Sudan, e suggerirono agli americani di inviare le portaerei sul Golfo della Sirte di cui sopra e un paio di E-3 Sentry sull'aeroporto del Cairo mentre l'US Navy stazionava con una nave portaerei attorno al Golfo della Sirte. I libici erano là in forze: usarono persino i MiG-25 (da ricognizione, che solo dopo anni si è capito, capaci anche di bombardamento tattico e strategico), i Tu-22, come i piccoli SF-260WL italiani ad elica, ovviamente vulnerabili al fuoco da terra ma facili da schierare ovunque.

A quel punto, nel 1981, la palla era passata alla politica: venne inviata una forza di pace dell'Unione Africana per mettere sotto controllo la situazione, ma Ueddei chiese il ritiro dei libici, che acconsentirono non senza perplessità ad un ritiro quasi totale dal Chad. Nel mentre gli americani non mancarono di rinforzare l' 'opposizione' chadiana e sudanese ai libici, che avevano in fase di ritiro la loro forza di 10.000 soldati inclusi gli equipaggiamenti distrutti in combattimento, per cui si potevano vedere C-130 e possenti Il-76 caricanti i rottami di aerei abbattuti nel Chad. Fu una ritirata ben organizzata, che concluse temporaneamente la vera e propria 'blitzkrieg' dell'autunno precedente. I Libici, nonostante le difficoltà di gestire tante armi moderne con personale poco numeroso e poco esperto, erano tutt'altro che incompetenti. Organizzare in un clima tanto ostile una forza a livello divisionale supportata da un'aviazione poderosa e costosa era una cosa tutt'altro che facile, al livello di quello che fecero poi nazioni come la Gran Bretagna in Desert Storm. In ogni caso gli americani stavano tramando massicciamente: vendettero armi alla 'resistenza' per ben 200 milioni di dollari. Le difese delle basi della guerriglia di Harbré cominciarono ad essere ben difese e la potente LARAF cominciò a dismettere gli attacchi contro queste per evitare perdite dolorose.

Nel 1982 Habré tornò e occupò N'Djamena e il Sud del Chad, in completo spregio della Forza Panafricana 'di pace': conseguentemente i libici tornarono in azione nel giugno dell'anno successivo con gli stessi fini.

Con due brigate meccanizzate e il supporto dell'aviazione e di obici DANA ruotati, i libici andarono all'attacco e occuparono l'Oasi di Faya Largeau. In teoria, stavolta, stavano agendo per aiutare Oueddei, ma in verità molto più per i propri interesti e disegni politici.

I francesi erano coinvolti in entrambe le parti in lotta: vendevano armi alla Libia, ma erano politicamente vicini al governo Chadiano. Lo Zaire intervenne a sua volta con una forza di 1750 soldati e 5 Mirage 5M. I Libici pensarono bene di costruire un immenso campo di aviazione ad Aouzou con la possibilità di ospitare fino a 40 apparecchi, anche dei tipi più grandi. Alla fine del 1983, con entrambi i contendenti tutt'altro che interessati ad allargare la guerra, i libici erano padroni del Chad settentrionale e i governativi di Habré del sud, mentre l'Unione Africana era pressoché inerte e in fase di uscita dal Chad. L'US Navy si mise ancora una volta in evidenza con l'USS Eisenowher, che dall'Agosto '83 erano spesso in contatto con i caccia americani.

Alla fine dell'estate la situazione era che i libici occupavano stabilmente il Chad settentrionale, mentre la resistenza chadiana quella meridionale.

A quel punto il governo francese pensò a due possibili azioni per un intervento militare diretto: il piano 'Oraqua' con un intero reggimento paracadutisti a Faya Largeau, oppure il 'Manta' per rinforzare il governo chadiano principalmente con nuovi materiali e curando la logistica. Venne scelto il secondo, decisamente più prudente e il 5 agosto 1983 con l'arrivo a N'Djamena di 5 SA.330 Puma e poi, nelle settimane successive giunsero i Gazelle/HOT, poi 1.500 legionari, mentre le forze aeree raggiunsero i 6 Jaguar, 4 Mirage F.1C-200, 2 C-160 modificati in aerocisterne (ben meno capaci, ma anche ben più facili da schierare dei KC-135 su campi di volo sabbiosi e semipreparati). Sempre in scia di questa tensione venne organizzata un'esercitazione 'Bright Star' in Egitto, dove venne schierata una divisione dell'US Army e un Wing di F-4E. Meno facile da immaginare, questo schieramento era anche inteso a fornire la copertura per altri rifornimenti ai chadiani. Le battaglie, nel frattempo, continuavano e i Mirage libici pattugliavano la linea del fronte, lasciando ai cacciabombardieri sovietici e ad altri Mirage il compito di bombardare le basi nemiche. Quando il 24 gennaio '84 vennero rapiti 2 cittadini francesi a Ziguey, i Jaguar francesi colpirono delle basi (di ribelli) da cui era partita l'incursione, ma persero un Jaguar dell'EC 11 abbattuto con il suo pilota.

Durante il periodo 1983-84 vi furono ancora battaglie nel deserto, ma sono rimaste quasi del tutto prive di testimonianze pubblicate. Un altro Jaguar venne comunque perso il 16 aprile '84, sempre con la perdita del pilota. Quanto ai Libici, la loro principale attività fu quella di costruire, con l'aiuto di tedeschi orientali e jugoslavi, la grande base di Uadi Dumm, dal novembre 1984, nel nord del Chad. Altri due campi vennero costruiti a Tanoua e vicino a Fada.

Terrorismo in Mediterraneo[5]

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Anzitutto parliamo di Ustica. Non è che sia provata la partecipazione delle F.A. di una qualche nazione nell'abbattimento dell'I-TIGI dell'Itavia, nella nota e tragica notte del 27 giugno 1980, però nondimeno esistevano ed esistono molte teorie e anche affermazioni dirette impressionanti. È di poche settimane fa l'affermazione di Cossiga che ad abbattere il DC-9 siano stati aerei francesi: forse miravano a Gheddafi, che secondo alcune fonti era anch'egli in quella rotta, durante quella notte con il suo aereo? I sospetti non saranno forse mai dissipati. Molti testimoni sono morti in maniera più o meno accidentale, i tabulati radar sono andati persi o i radar non erano attivi 'per manutenzione' o simili. Insomma, non si capisce quello che avvenne. Cossiga però ha dichiarato, e quindi non è una ipotesi, ma un'affermazione precisa, di essere stato informato dai Servizi Segreti italiani che furono i francesi (forse con Mirage F.1) ad abbattere il DC-9. Difficile anche collegare il ritrovamento di uno dei numerosi MiG-23 libici sulle montagne della Sila: ufficialmente cadde solo alcuni giorni dopo, ma secondo la prima autopsia sul corpo del pilota questi era morto già da parecchi giorni, forse proprio dall'epoca dell'abbattimento dell'aereo DC-9. I lavori di recupero dei rottami furono lenti ed inefficaci: per ricostruire l'aereo sono stati prima chiesti i servigi di una compagnia specializzata in recuperi a grande profondità francese, che guarda caso non fece un grandissimo lavoro, poi di una inglese che invece portò a ricostruire la maggior parte del relitto. Poi i periti hanno contestato e comprovato tutto e il contrario di tutto: subito, all'epoca, si disse che l'aereo ebbe un cedimento strutturale del quale fu incolpata l'Itavia che chiuse i battenti. E certo, il cedimento strutturale ci fu: ma dipeso da cosa? Poi vennero le ipotesi missile e bomba: il fatto che una esplosione sembrò essersi verificata nella toilette può far pensare ad una bomba, ma in realtà non è necessariamente vero: i missili hanno anche spolette ad impatto-ritardate e possono penetrare nel bersaglio di un po' prima di esplodere. Anche le numerose tracce radar che vennero registrate dai pochi tracciati radar disponibili sono state variamente interpretate e smentite: quello che risultava erano veloci apparecchi con l'IFF spento, ma ovviamente, non si è mancato di contestare l'esistenza stessa di oggetti dietro quegli 'echi'.

Alla fine ci si è ripiegati sull'ipotesi 'bomba' o addirittura su cedimento strutturale causato da un 'near miss'. Le riviste specializzate italiane si sono occupate ben poco dell'affare: Aeronautica&Difesa ci ha provato con alcuni servizi, lo stesso ha fatto Volare; ma da RID, per esempio, solo netti dinieghi anche a richieste specifiche dei lettori, oltre che lasciarsi scappare una battuta che ipotizza -per 'scherzo'- che ai libici servirebbe un caccia con più autonomia che non lo faccia atterrare sulla Sila dopo avere colpito a grande distanza (tra le ipotesi v'era infatti anche quella che sia stato un MiG ad abbattere il DC-9). Alla fine, si è anche detto che l'ipotesi bomba ha preso maggior piede perché.. non si è trovato chi avrebbe lanciato il missile. Ma lo stesso vale anche per l'ipotetico bombarolo. In fondo la strage di Bologna ha trovato i suoi colpevoli (che continuano a professarsi innocienti e che certamente non chiudono totalmente il discorso sulla strage). Inoltre c'è il piccolo particolare che i missili non ce l'hanno solo gli aerei: esistono anche i SAM navali (vedi l'abbattimento dell'Airbus iraniano da parte di un incrociatore americano nel 1988, con 280 vittime). Insomma, 'muro di gomma' o meno, sta di fatto che questa vicenda resta bel lungi dall'esser risolta in qualche modo, a quasi 30 anni dal disastro.

In seguito la Libia divenne ancora protagonista a livello internazionale: nel settembre 1985 vi fu il sequestro dell'Achille Lauro, con l'Egitto che era disponibile a lasciare liberi i terrotisti palestinesi se nessun passeggero fosse stato colpito ma uno di loro, un ebreo americano invalido di nome Leo Klingoffer, venne ucciso e buttato fuori dalla nave. Ma l'Egitto continuò ad assicurare l'impunità per i terroristi lasciandoli liberi di andare a Tunisi. Gli americani non erano d'accordo e seguirono la situazione con una forza di 4 RC-135 e 1 E-3A schierati nel Mediterraneo, perché i palestinesi potevano raggiungere la Tunisia, l'allora 'santuario' per molti 'rifugiati politici', solo in volo. La notte del 10 ottobre 1985 decollò il Boeing 737 con il commando a bordo e cercarono con gli F-14 della USS Forrestal e il suo Air Wing 17 di dirottare l'aereo. Circa dalle 19 meno un quarto vennero lanciati 2 E-2C, uno verso lo stretto di Otranto e l'altro sull'Egitto. Poi seguirono 4 F-14 del VF-103 e una schiera di altri aerei di supporto e rifornimento in volo, mentre gli RC-135 e un EA-3B dell'US Navy erano in azione per recepire le comunicazioni egiziane. Pattugliando a Nord di Bengasi, uno degli F-14 arrivò a contatto visivo con il 737 e gli intimò di seguirlo. Tale era la segretezza dell'operazione che gli americani non usarono una sola volta le comunicazioni radio, ma solo i datalink, fino a che non contattarono l'equipaggio dell'aereo intimandogli di seguirli; nel contempo un EA-6B disturbava le comunicazioni del '737 verso l'Egitto. Visto che il '737 non poteva certo atterrare sulla portaerei, lo diressero su Sigonella, dove di lì a poco sarebbero sbarcati anche due C-141 con una forza di SEAL. Ma lì successe qualcosa che mai prima d'allora e forse nemmeno poi, si sarebbe vista: mentre gli americani avevano circondato il Boeing, a loro volta vennero circondati dalle forze di sicurezza italiane, anche loro in attesa dell'aereo egiziano. Gli americani dovettero cedere il passo agli italiani, che presero in consegna i dirottatori palestinesi. Ma dovevano trasbordarli fino a Roma e il Boeing egiziano, alle 22.00 dell'11 ottobre decollò per la capitale italiana, subito scortato da 2 F-104S di Gioia del Colle e poi anche 2 di Grazzanise. Vicino a Roma, però, gli aerei italiani vennero avvicinati da due caccia sconosciuti che si misero alle loro spalle. Due caccia italiani si rivolsero verso di questi e cercarono di scoprire chi fossero, ma non riuscirono a impedirgli di continuare ad avvicinarsi al Boeing, muovendo con una superiore agilità di manovra (per la cronaca: a mach 0,9 una virata di 180 gradi di un F-14 avviene in circa 11 secondi, contro i 14 di un F-104), fino a che uno dei caccia italiani richiese ad uno di questi apparecchi di allontanarsi dal Boeing e gli fu risposto in un inglese americano che erano F-14 e volevano il Boeing sotto loro controllo. Ma oramai l'aereo stava viaggiando vicino a Roma e gli italiani tennero duro, fino a che gli F-14 decisero di andarsene. Il loro ingresso nello spazio aereo italiano era stato fatto a sorpresa, e questo grazie al solito micidiale EA-6B in zona. Nonostante la presa di posizione italiana sostanzialmente 'anti-americana', che rese molto tesi i rapporti tra l'Italia di Craxi e l'America di Reagan, fu proprio l'Italia ad essere colpita da un attacco palestinese (il che rese possibile dimenticare in fretta lo 'sgarbo italiano' agli USA). I terroristi, finanziati dalla Libia, attaccarono sia gli aeroporti di Roma che di Vienna il 27 dicembre 1985, mirando ai passeggeri della El-Al e uccidendone 19 tra cui 5 americani. Gli USA erano decisamente irati e stavolta non avrebbero esitato a cercare una dimostrazione, clamorosa, di forza ai danni dei Libici.

Venne organizzata già nell'autunno '85 un'operazione militare chiamata 'Prairie Fire', a cui venne in particolare destinata la USS Coral Sea, che per l'occasione ebbe a bordo una sezione di EA-6B e una flotta interamente rinnovata con gli F-18 in 4 squadroni al posto di Phantom e A-7, nel suo nuovo assetto dello stormo imbarcato: VFA-131, -132 e le VMFA-314 e 323 che erano, notare bene, dei Marines. A questi si aggiungevano i KA-6D del VA-55, gli E-2C del VAW-127, gli SH-3H del HS-17, e siccome mancava un reparto da guerra elettronica, venne prestato il VAQ-135 dal CVW-1 dell'USS America, appena tornata da una crociera, che dovette a quel punto imbarcare a sua volta il VMAQ-2 'Playboys' dell'USMC..

Assieme alla USS Coral Sea vi era la USS Saratoga, protagonista dell'incidente dell'Achille Lauro di cui sopra, scortata dal nuovo incrociatore AEGIS CG-49 Yorktown. In tutto, a marzo dell'86 erano presenti nel Mediterraneo centrale circa 30 navi da guerra americane. Era tutto pronto per il piano 'Prairie Fire'. Consisteva nel provocare deliberatamente i libici con operazioni nel Golfo della Sirte che era dai Libici considerato di proprio esclusivo beneficio. Inoltre gli americani volevano saperne di più sui missili SA-5 Gammon, recentemente consegnati ai libici dai sovietici, anzi da questi almeno in parte gestiti all'epoca. Già nel febbraio vi furono almeno 130 intercettazioni di aerei libici, ma gli americani aspettavano il ritorno dell'USS America per disporre di una terza portaerei visto che due sembravano loro poche; cosa che sarebbe stata risolta nel marzo, quando arrivò anche la corazzata USS Iowa. Tutto era necessario per ottenere una chiara vittoria contro i libici, ma soprattutto contro la loro LARAF, un'aviazione molto potente e temibile: 2 squadroni con i MiG-23MS, altrettanti con Mirage 5, F.1, MiG-25 per non parlare dei reparti d'attacco come quelli con i Su-22. Gheddafi dichiarò ad un certo punto una 'Linea della Morte' che era proibita agli aerei americani, ma questi, mentre si addestravano intensivamente per combattere contro i libici, dovettero anche intercettare le pattuglie di aerei libici che oltrepassavano questa linea a Nord avvicinandosi alle navi americane. Spesso anche i Tu-16 sovietici s'appressavano per osservare la flotta americana e dovevano a loro volta essere scortati dagli infaticabili F-14 e i nuovi F-18. Accadeva che i Tomcat arrivassero anche a 6 ore di volo consecutivo (con vari rifornimenti) nelle loro missioni operative.

Alla fine, quando si cerca qualcosa intensamente, si finisce per ottenerla: il 24 marzo due possenti MiG-25P del 1025th Sqn. vennero fatti decollare da Benina per affrontare i Tomcat. Il Col. Ali Thani era il comandante della formazione, che doveva avere piloti dal notevole sangue freddo e professionalità. Per loro fortuna, i Tomcat non avevano, operando nel Mediterraneo, la loro 'super-arma', l'AIM-54 Phoenix: in genere lo lasciavano negli arsenali della portaerei e volavano con 4 AIM-9 e 4 AIM-7. Scoperti i Foxbat dal solito E-2C del VAW-123, furono prontamente intercettati da 2 Tomcat del VF-33, decollati dall'USS America. A 6100 m vi fu l'incontro tra i Tomcat e i Foxbat, in un settore aereo in cui il vantaggio era maggiore per apparecchi maneggevoli piuttosto che estremamente veloci, più a loro agio oltre i 10.000 m ( i MiG-25 arrivano alla loro massima velocità attorno ai 13.000).Nondimeno i libici iniziarono una serie di manovre aggressive per mettersi in coda agli americani e sparargli contro i missili AA-8 di cui disponevano (assieme ai soliti AA-6 del tipo a guida radar).

I piloti statunitensi, in genere, dopo avere intercettato i caccia libici li salutavano a tornavano alla base, ma non questa volta: stava per essere combattuta una feroce battaglia e i piloti americani si resero conto che non potevano sganciarsi dai loro avversari. Chiesero alla loro nave, tramite l'E-2C, cosa dovessero fare e ricevettero l'autorizzazione a difendersi e ad 'abbattere i bastardi' se necessario. I piloti americani scesero a circa 1500 m e a quella quota, ebbero un deciso vantaggio sui Foxbat (chissà che sarebbe successo se la battaglia fosse avvenuta a 10.000 m? Probabilmente un netto vantaggio per i MiG-25, data la loro combattività già a 6000) e riuscirono a porsi in coda e acquisirli con radar e i missili Sidewinder. I libici ,ora battuti, tornarono indietro, ma da allora i Tomcat cominciarono a portare con loro anche missili AIM-54 in caso di necessità (anche se non per tutti gli aerei). Nella battaglia che ne seguì, in ogni caso, i Tomcat oltrepassarono la 'Linea della Morte' e tosto i libici, esasperati da questa (in verità onorevolissima, un Foxbat che combatte contro un Tomcat a distanza ravvicinata non è nel suo ambiente ideale) sconfitta tattica aprirono il fuoco con i missili SA-5 Gammon, alle 13.52 da un sito della Sirte. Tuttavia questi missili mancarono gli F-14 e poi un'altra coppia venne disturbata dal solito EA-6B (che una volta in più, pur essendo aereo poco noto, dimostrava la sua utilità pratica).

Questo atto era quello che gli americani volevano, e alle 19.00 il CVW-17 lanciò un attacco con A-7E armati di AGM-88 HARM, del reparto VA-83, accompagnati dagli A-6 del VA-85 e due dei soliti EA-6B del VAQ-132. Fu solo il primo di vari attacchi che colpirono duramente i libici. Alle 19.26 due A-6E del VA-55 colpirono una motocannoniera Combattante II con un missile AGM-84, poi la finirono con una scarica di armi che, stranamente, erano CBU Rockeye controcarro (che offrivano la quasi certezza di colpire il bersaglio anche se non erano in grado di affondarlo). Passarono altri 40 minuti dopo gli aerei americani (F-14,A-7 e EA-6B) si avvicinarono alla Sirte e dopo un avvicinamento a pelo d'acqua salirono di quota e lanciarono vari HARM, appena i libici, scoperti gli aerei americani, attivarono la maggior parte dei loro radar. Non si sa se vennero messi a segno colpi, ma poi le batterie della Sirte non furono più in grado di minacciare gli aerei americani. Questi non contenti del successo contro la Combattante II, localizzarono alle 21.55 una Nanuchka II, che si era avvicinata all'USS Yorktown, colpendolo con un altro AGM-84 (lanciato da uno dei 2 A-6E del VA-55 che presero parte all'azione). La nave venne incendiata ma riuscì a sopravvivere. Rimorchiata e poi messa in riparazione (che durò anni) questa grossa nave è a tutt'oggi in servizio con la Marina Libica (o quantomeno, risultava in linea appena pochi anni fa, quando prese parte ad una esercitazione con delle marine occidentali; nel frattempo, gli A-6 sono finiti a fare da barriera marina artificiale e il CG-48 Yorktown è stato ritirato dal servizio: strana la vita..). Nel frattempo lo YORKTOWN lanciò due Harpoon contro un'altra 'Combattante II' mettendola fuori uso.

La difesa libica lanciò diversi SA-5 e poi SA-2 contro altri aerei americani; era circa la mezzanotte del giorno. Gli americani non vedevano l'ora di rispondere ancora con uso della loro potente tecnologia. Gli A-7E del VA-83 attaccarono da circa 25 km con gli HARM e misero fuori uso almeno due 'Squaire Pair' per la guida degli SA-5. I libici lanciarono altri missili SAM ma senza successo. Alle 7.30 del giorno dopo un'altra corvetta 'Nanuchka' venne trovata dagli A-6E e colpita con le Rockeye, mettendola fuori uso, da parte di un A-6 del VA-55 volante a meno di 30 metri. Venne poi affondata da un altro A-6 del VA-85 con un lancio di Harpoon da 25 km. La maggior parte degli aerei americani volava sotto i 50 m di quota, così nessun missile SA-5 delle batterie superstiti venne sparato. L'operazione 'Prairie Fire' terminò esattamente alle 8.30, e nessuna nave americana scese sotto le 40 NM (74 km) dalle coste libiche. I Libici persero decisamente: 2 'Combattante' e 1 'Nanuchka' affondate, 1 altra danneggiata gravemente e fuori uso. I SAM si dimostrarono inefficaci anche se pur sempre teoricamente un pericolo che richiese attenzione. I caccia non ebbero modo di intervenire, anche Gheddafi non volle rischiarli ancora dopo le sortite del giorno precedente.

El Dorado Canyon[7]

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Il 2 aprile dell'86 una bomba esplose in un discoteca berlinese, 'La belle', un locale frequentato da americani. L'esplosione uccise 2 persone, di cui una era un militare americano e un'altra era una ragazza turca, molti i feriti. In seguito, vennero incolpati almeno 2 agenti dei servizi segreti libici e altre 2 persone (vennero condannati a 15 anni di prigione)ma la cosa non finì qui. Gli Americani mandarono l'USS Enterprise dall'Oceano Indiano in Mediterraneo, passando per il Canale di Suez. Stavolta venne coinvolta anche l'USAF in quella che diventò l'Operazione 'El Dorado Canyon'. Nonostante che gli F-117 del 4450th TG fossero già operativi, vennero messi in allerta gli F-111F del 48th TFW che già lo erano, sulla loro base di Lakenheat, con l'Operazione Prairie Fire. Venne pianificato un attacco con 6 F-111F, poi vennero aumentati, mentre era ancora incerto se questa versione fosse in qualche modo realment operativa. Dopo la solita organizzazione su larga scala con C-135, RC-135, EA-3B (questi del VAQ-2), SR-71 del 4 detachement di Mildenhall, e alla fine il piano d'attacco era pronto, che iniziò il 14 aprile.

Partirono alle 17.45 6 KC-135 da Mildenhall, seguiti alle 18.00 da 10 KC-10A, poi 3 KC-10, 24 F-111F, 16 KC-135 e KC-10A da Lakenheath a partire dalle 18.10, infine 4 KC-10A, 2 KC-135 da Fairford e 3 KC-10A e 5 EF-111A del 42nd ECS, 20TFW da Upper Heyford.

Gli aerei impiegati per questa colossale operazione erano quindi molti, specie per quello che riguarda i supporti di rifornimento in volo, e ce ne fu bisogno. Ben 6 degli F-111 e 2 degli EF-111A servivano solo come rimpiazzi per mantenere la forza necessaria, ma siccome non ve ne fu bisogno ritornarono alle loro basi dalle 20.30. Dato che la Francia e la Spagna non diedero l'assenso per il transito nei loro spazi aerei, fu necessario far volare gli aerei con una rotta molto lunga che necessitò di diversi rifornimenti in volo. Nonostante il ritorno degli F-111 di riserva, poi effettivamente 5 degli F-111F manifestarono problemi tecnici e decisero di interrompere l'azione. Tra i 13 aerei rimasti in azione, vi erano 2 sezioni di 3 aerei l'uno con armi GBU-10 a guida laser.

Nel frattempo le portaerei lanciarono il loro proprio attacco: la USS America e la Coral Sea lanciarono dalle 22.20 3 E-2C e 6 F-14 per coprire l'attacco su Tripoli, altri 2 F-14 e 2 EA-6B si diressero verso Bengasi. Nel frattempo, dalle 22.45, 18 F/A-18A degli VFA-131, -132 e VMFA-351 vennero lanciati dalla USS Coral Sea e si diressero assieme a 6 A-6E e 1 EA-6B verso Benina. L'USS America lanciò 6 A-7E del VA-46 e 72 che come gli Hornet erano armati di HARM (ma anche di Shrike), 6 A-6E, 1 EA-6B e 8 F-14. Un E-3A del 960th/553nd AWCW controllava la situazione in generale, aiutato da un RC-135E per l'ascolto delle comunicazioni libiche. Dopo vennero lanciati altri aerei dalle portaerei.

Gli attacchi vennero ben coordinati con gli aerei della Coral Sea che colpirono Benina, quelli della USS America che colpirono Al-Jamahuriyah, a partire dalle 23.45. Prima i Corsair arrivarono sul livello del mare a bassa quota e al solito, quando si avvicinarono alle coste si alzarono di poco e si 'fecero vedere' ai radar libici, dopo di che spararono missili Shrike e HARM, assieme a quelli lanciati dagli F-18. oltre 30 missili in volo in meno di 3 minuti misero KO la forza di difesa libica, e i piloti dei MiG si rifiutarono di volare perché la base era fuori uso. Gli A-6 arrivarono su Benina distruggendo almeno 4 MiG-23 e danneggiandone altri 12, oltre a distruggere 2 F-27 e 2 Mi-8. Questo accadde alle 00.01 da parte del VA-55, i cui Intruder sganciarono bombe ritardate Mk 82 e 83. Comunque almeno a Bengasi vi fu una veemente reazione contraerea e missilistica, anche se senza successo. Gli A-6E dell'USS America colpirono Al-Jamahriyah con altre bombe e distruggendo molti edifici. Pare che almeno 80 libici vennero uccisi in questi attacchi, anche se 2 Intruder abortirono l'attacco per via di problemi tecnici, e tutti gli aerei erano tornati alle portaerei prima delle 2.

Poi arrivarono gli F-111F, in avvicinamento a 60 m, scortati dagli EF-111 e F-14 allo scadere di mezzanotte. Nonostante le regole di ingaggio molto severe per evitare danni ai civili e che richiedevano la funzionalità di tutti e 3 i sistemi di navigazione e attacco presenti a bordo, gli aerei si suddivisero per attaccare il QG di Gheddafi a Azziziyah, la parte militare dell'aeroporto di Tripoli, e il campo d'addestramento dei terroristi di Sidi Billal. Accelerato da 600 a 800 km/h, poi attivato il radar APQ-130, gli aerei erano pronti ma ai 2 che abortirono la missione già nello spazio aereo libico, se ne aggiunsero altri 3. I Libici erano stati colti di sorpresa e Tripoli era pienamente illuminata. La sezione Remit attaccò cercando di far fuori il Colonnello, col lancio di 4 bombe da 900 kg da 150 m e 834 km/h, centrando le baracche del campo con errori di circa 50 metri, ma senza arrecare danno a Gheddafi che non era là. Il secondo abortì l'attacco per problemi tecnici, il terzo colpì in pieno con tutte le bombe, ma il suo sistema Pave Tack riportò anche le immagini dei primi due missili SAM lanciati dai Libici. Questi erano stati presi di sorpresa dato che l'attacco era stato lanciato appena in quei minuti si Bengasi e l'attenzione era eventualmente là concentrata. La sezione che seguì la prima era la 'Karma'e fu davvero un brutto Karma quello che ebbe ad affrontare: uno degli aerei, il primo, mancò a causa della contraerea il bersaglio e le sue 4 bombe andarono a colpire piuttosto le ambasciate di Austria, Francia, Iran e Svizzera, distanti 2.700 m! Karma 51 aveva causato un incidente internazionale, oltretutto facile da considerare 'voluto'. Karma 52 venne perso dopo avere sganciato le sue bombe con precisione, poi volò per altri 30 km assieme agli altri e poi scomparve. Cosa sia successo non si sa, ma il corpo di uno dei due aviatori, Ribas-Dominici, venne restituito anni dopo dai libici e pare che fosse affogato. non si sa che successe, forse addirittura un abbattimento fratricida da parte di un F-14. Poi seguirono gli aerei della sezione Juwel che attaccò Sidi Bilal centrando i bersagli eccetto che con il terzo aereo, che comunque mancò solo di circa 40 metri tra il fumo e i detriti degli ordigni degli altri due. Altri due aerei colpirono l'aeroporto di Tripoli con 48 bombe Mk 82 Snakeye da appena 70 m di quota. Mancarono per lo più il bersaglio ma alcune bombe furono sufficienti per distruggere 3 Il-76MD e danneggiarne altri 2 e alcuni elicotteri. Dopo un altro (il quinto) rifornimento in volo, i primi aerei F-111F atterrarono negli aeroporti inglesi tra le 5:45 e le 6.30, dopo una missione durata circa 12 ore con un percorso di oltre 6000 km. Uno degli aerei dovette atterrare a Rota, in Spagna, per un motore surriscaldato.

Le conseguenze dell'attacco a Tripoli e Bengasi furono, dal punto di vista militare, molto importanti. Da notare l'appoggio fondamentale delle aerocisterne agli F-111 che altrimenti non avrebbero mai potuto fare quella missione. Ma questo non tanto per ragioni tecniche ma, al solito, politiche: infatti se la Francia avesse dato il permesso gli F-111 avrebbero potuto lanciare un attacco, volando ad alta quota per quasi tutto il tragitto, senza forse nemmeno bisogno di rifornirsi in volo, specialmente se avessero rinunciato a metà del carico bellico in favore di serbatoi aggiuntivi. A quello che risulta da documenti segreti (all'epoca) dei consiglieri sovietici, la sola Tripoli era difesa da qualcosa come 300 lanciatori di missili SAM oltre all'antiaerea artiglieresca.

In tutto v'erano secondo i documenti sovietici: 4 sistemi Vega (SA-5) con 24 lanciatori singoli, 86 sistemi di lancio Volchov e Neva con 276 rampe, più centinaia di lanciatori di missili tattici e-o a corto raggio, dagli SA-7 agli SA-6, ai Crotale. Solo a Tripoli pare vi fossero:

42 lanciatori di 7 batterie Volchov, 48 lanciamissili Neva per 12 batterie, 48 lanciatori (tripli) per SA-6 in 3 unità (?,dovrebbero essere 4 rampe per batteria, non 16, o forse si trattava di reggimenti?), 1 unità con 16 rampe SA-8(quadrinate, dovrebbero essere 4 veicoli per batteria), 2 unità lancio Crotale II con 60 lanciatori(!) quadrinati. Appare che vennero distrutti, di questo quantitativo, - 2 “Volchov”,1 “NEVA”, 1 “KUB”, 1 French “CROTALE II”: non è chiaro se si trattsse di batterie o (molto più probabilmente) di postazioni radar o di rampe di lancio singole.

Nonostante questo e nonostante l'artiglieria leggera antiaerea Tripoli, che è non è una megalopoli non venne difesa in maniera efficace, e molti colpi lanciati dalla contraerea contro questi bersagli a bassissima quota pare abbiano colpito anche edifici a terra. I sovietici avevano in zona alcune navi della Flottiglia del Mediterraneo (il SOVDEROM), tra cui un nuovissimo 'Sovrenemnji', ma il necessario tempo di allerta per le difese libiche non ne fu garantito: nonostante il sorvolo di questa imponente flotta americana del Mediterraneo, nessun segnale venne dato ai Libici. Questi, secondo quanto affermato dai Sovietici si erano a sua volta impuntati su certi limiti di schieramento dei radar vicino alla costa in maniera da inibire le capacità di scoperta aerea contro bersagli in volo a quote molto basse. La Libia era stata nel frattempo anche sorvolata dagli SR-71 sia sopra Tripoli che Bengazi, supportati da 3 KC-135Q e 2 KC-10A, i nuovi e poderosi aerei rifornitori che vennero comprati in un certo numero di esemplari, derivati diretti dei DC-10. Gli SR-71 mostrarono la distruzione, a Tripoli, di 6 Il-76, 1 Boeing 737 e un G.222, mentre a Benina 4-16 MiG-23, 2 Friendship e 2 Mi-8 vennero segnalati come distrutti.

Nell'insieme per gli USA l'operazione fu un successo tecnico non indifferente, che vide una formazione di aerei in volo per circa 12 ore, con piloti senza esperienza bellica, con un tragitto di 9.500 km tra andata e ritorno e una precisione impressionante (nonostante i problemi di cui sopra) nel bombardamento a bassa quota da parte degli F-111F e dei sistemi Pave Tack. Gli F-111 si dimostrarono macchine che,pur anzianotte, valevano ancora per azioni di attacco e penetrazione delle difese aeree. In negativo vi era stato l'eccessivo numero di apparecchi con problemi tecnici, la complicazione politica di farli entrare da Gibilterra perché i Paesi europei non diedero l'assenso al sorvolo del territorio da parte americana, e poi la perdita dell'equipaggio di uno degli aerei che nella piccola comunità degli F-111 fu un brutto colpo. Certo, è strano a dirsi visto che quando si decolla con tonnellate di esplosivo a bordo per un bombardamento si dovrebbe essere anche preparati alle perdite umane anche sul proprio lato. Altro discorso importante era anche rilevare come la missione, in relazione alle voci di scarsa affidabilità degli F-111, per molti all'interno dell'USAF sarebbe stata da affidare ai venerandi B-52, recentemente aggiornati a nuovi standard avionici e ancora capaci di penetrare le difese aeree, ma certo che per gli attacchi a bassa quota non erano esattamente l'ottimale. Gli F-117 sarebbero stati tutto sommato meglio equipaggiati, ma il loro debutto (all'epoca erano ancora segreti) avvenne solo per Panama, alcuni anni dopo. Gli aerei dell'US Navy continuarono al solito senza perdite contro i Libici e i loro consiglieri e assistenti sovietici, con azioni ben congegnate interarma e con munizionamento come i missili HARM e copertura elettronica di altissimo livello (E-2C per vedere, EA-6B per accecare l'avversario).

Nel frattempo, la situazione politica era ad un livello di tensione altissimo, forse per l'ultima volta in tutta la Guerra fredda. Gheddafi apparve nella notte tra il 14 e il 15 aprile, circa un giorno dopo gli attacchi, dichiarando che i libici avevano umiliati gli Stati Uniti e abbattuto 3 aerei (poi aumentati a 5) e i giorni successivi venne anche messo in scena un relitto posticcio di aereo americano abbattuto. La 'Linea della Morte' secondo lui aveva funzionato e il presidente Reagan si era dimostrato un 'triviale e futile attore'. Ma la situazione, anche se militarmente ben diversa, in termini politici era drammatica, chi si assume l'iniziativa di un attacco su vasta scala contro una Nazione sovrana (comandata niente di meno che da un uomo aiutato a suo tempo dalla CIA, ennesimo 'sbaglio' della storia di questo poco onorevole Servizio) commette un'aggressione deliberata, dovendosene poi accollare le conseguenze. I libici uccisi furono più di 100 e tra questi, pare, anche una figlia di Gheddafi. La questione venne stemperata solo quando l'opinione pubblica di lì a pochissimi giorni venne attirata da un problema ben diverso dall' 'ennesima' azione militare degli USA: la catastrofe di Chernobyl.

Libia in Chad parte 2:Toyota wars ed Eperviér[8]

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Nel frattempo la situazione in Chad era ritornata molto tesa, già dal dicembre 1985. Nel Febbraio di quell'anno l'aeroporto di Uadi Doum era finito, con la sua pista da 3.800 m (ma senza shelters), una batteria di SA-6 e una dozzina di ZSU-23-4, radar di scoperta aerea che coprivano la parte centrale del Chad del nord. I Libici erano pronti per l'ultimo attacco, un gioco d'azzardo mortale contro i nemici del Chad meridionale. A quel punto vennero mandate avanti 3 brigate per invadere il Chad meridionale, facendole partire dalle oasi di Uadi Doum, Faya Largeau e Fada. Queste unità erano potentemente supportate da CH-47 e aerei d'attacco leggeri SF-260, oltre che elicotteri Mi-24.

Ma questo spiegamento di forze vide la Francia tutt'altro che contenta e consenziente, anzi venne organizzata l'Operazione Eperviér e nel suo ambito vennero rapidamente schierati 1.400 legionari a N'Djamena, assieme a 12 Jaguar e 8 Mirage F.1 oltreconfine. Il supporto era garantito da 2 C-135FR, vari Tansall C.160 e un Atlantic per compiti ELINT. 8 aerei decollarono da Bangui, Repubblica centrafricana e si prepararono a colpire Uadi Doum armati di bombe BAP.100 antipista, 4 avevano invece bombe da 250 kg normali. Uno dei Jaguar abortì la missione per problemi tecnici, ma gli altri arrivarono alla base libica, che nonostante gli apprestamenti antiaerei non si aspettavano un attacco aereo francese. I danni che inflissero a questa moderna base, adatta persino per far operare i Tu-22, furono molto consistenti. Le bombe da 250 kg colpirono le infrastrutture, quelle antipista disseminarono di crateri la pista. La base rimase chiusa per diversi giorni. I Libici si vendicarono poco dopo attaccando N'Djamena con un singolo Tu-22B, che inizialmente volò lungo una rotta commerciale, poi salì a 5000 m e accelerò a mach 1. Sganciò 3 grosse bombe (da 1000 kg?) e centrò in pieno l'aeroporto, facendolo chiudere per 3 giorni. Le truppe erano ancora in fase di dispiegamento, e questa non ci voleva per i francesi. Così noleggiarono un C-5 dell'USAF per trasportare una batteria di HAWK e una di Crotale, mentre 2 Jaguar vennero schierati in Chad. Nel frattempo armi leggere per 10 milioni di dollari vennero consegnate all'esercito chadiano, tra cui missili SAM Redeye (ovviamente di fornitura americana) e missili controcarri.

I Libici erano ancora nella condizione di invadere il Chad ma la prima battaglia tra Libici(+ forze d'opposizione al governo del Sud) e l'esercito chadiano, avvenuta vicino a Oum Chalouba il 5 marzo 1986, finì con i libici in ritirata, lasciando anche dei prigionieri. A quel punto i libici vennero pressati dalle provocazioni americane e l'offensiva dovette essere rimandata. Nel mentre Libia e Francia si combattevano tra le sabbie del deserto, i Mirage libici venivano ancora mandati in revisione alla Dassault. Era decisamente una guerra 'non dichiarata'.

Nell'estate 1986 parte del Chad centrale venne perso dai Libici, con tanto di aeroporto di Aouzou, quello di Bardai, Zouar e Yebbi Bou. Gli USA e la Francia avevano anche supportato una ribellione di forze chadiane prima alleate con la Libia. Ma l'11 novembre 10.000 soldati libici iniziarono una controffensiva. La forza di questa azione era inizialmente incontenibile, ottenendo una vittoria netta in poche settimane e riconquistando la maggior parte del Chad settentrionale. Le forze degli ex- alleati Chadiani, non certo equipaggiate a sufficienza contro queste grandi unità libiche con armamento pesante, vennero sconfitte e ricacciate, dopo alcune battaglie, nelle montagne del Tibesti.

Nel frattempo l'esercito chadiano di Habré era stato riequipaggiato con un grosso numero di Toyota e Land Rover. Questa era la nuova tecnica della 'guerra del deserto': contrapporre la mobilità di piattaforme leggere alla pesante azione dei blindati libici. E funzionò: la battaglia iniziale venne combattuta il 2 gennaio 1987 vicino a Fada. Una brigata corazzata libica venne quasi annientata in uno scontro breve e micidiale: ben 784 soldati vennero uccisi e altri 81 presi prigionieri. Un numero ingentissimo per una battaglia moderna, specie per i morti. I carri T-55 e i BMP-1 vennero pure perduti in quantità: 92 carri distrutti e 12 catturati, 33 BMP distrutti e 18 catturati. La cosa più incredibile, che dà il segno maggiore della disfatta fu che nel contempo i chadiani ebbero solo 18 morti e persero 3 veicoli fuoristrada (1 ogni 30+ carri armati, praticamente un battaglione). Come poté accadere? I veicoli chadiani erano pesantemente armati con missili controcarri come i MILAN, ma anche cannoni SR e mitragliere contraeree e a quanto pare, i loro equipaggi erano ben preparati ad usarli nel miglior modo possibile. Ma anche così una sconfitta da parte libica di tali proporzioni appare difficile da comprendere. Dal giorno successivo entrò in azione la LARAF che cercò anzitutto di distruggere l'equipaggiamento catturato a Fada (se i chadiani erano riusciti a devastare una brigata libica con i fuoristrada, figuriamoci con i carri armati), poi colpirono con MiG-23BN, Mirage 5, Su-20 e persino Tu-22 la località di Zouar e ancora Fada la mattina del 4 gennaio. Ma la presenza dei Mirage F.1 dell'EC.5 non consentì di spingere a fondo l'impiego dell'aviazione, mentre i Transal francesi portavano anche rifornimenti ai ribelli superstiti del Tibesti.

I francesi decisero di eliminare le difese aeree libiche del Chad centrale e si aiutarono anche con le ricognizioni dei Mirage IV strategici, oltre che degli F-1CR tattici per raccogliere informazioni utili. Poi passarono all'attacco la mattina del 6 gennaio con 4 Jaguar dell'EC.4/11 dotati di un missile AS.37 Martel, scortati da 8 F.1 e alcuni KC-135. Obiettivo: Faya. Ma quando arrivarono non trovarono bersagli: apparentemente i libici non avevano idea di dover utilizzare i loro radar.. ma l'attacco venne ripetuto il giorno dopo, con i Mirage F.1CR dell'ER.33 che avrebbero fatto da esche, aumentando la quota di volo proprio vicino a Faya. Un solo Jaguar agganciò un radar di osservazione e poi gli sparò il suo missile, distruggendolo. D'altro canto gli altri 3 non riuscirono a 'beccare' i radar dei missili SA-6. In ogni caso, i piloti dell'EC.4 avevano colpito ancora una volta i libici, dimostrando per la prima volta il valore in battaglia dei missili AS.37 come avevano fatto anche delle BAP.100 e prima ancora, nel '77 (in Mauritania) degli stessi Jaguar.

A quel punto, grazie anche agli aiuti portati da 3 C-5A dell'USAF, i chadiani attaccarono Zouar, dove avea sede un'altra brigata libica. Malgrado che i libici avessero oramai ben 14,500 truppe in zona, queste erano piuttosto demoralizzate e fu soprattutto la LARAF che tentò di ostacolare i movimenti delle truppe chadiane, ma senza l'aeroporto di Ouadi Doum (riparato, ma con ogni probabilità non più pienamente operativo) non era abbastanza servita dalle infrastrutture locali per funzionare a sufficienza. I Libici si videro costretti a quel punto a tentare di stroncare una volta per tutte l'attività locale dei chadiani, muovendo due brigate per attaccare Fada. Si trattava di una manovra a tenaglia, che venne scoperta dai chadiani la mattina del 19 marzo. Questi, per niente intimoriti, passarono subito al contrattacco contro la prima colonna, che ebbe 384 soldati uccisi e 47 catturati. Solo 24 ore dopo la seconda brigata fu colpita e dovette ritirarsi, lasciando sul campo altri 467 soldati e ingenti quantità di materiali. Queste perdite erano state terribili per soldati già demoralizzati di loro. Ma c'era di peggio. I libici si ritirarono in fretta nella loro base di Ouadi Doum, che era protetta da estesi campi minati. I guerriglieri chadiani seguirono le tracce per evitare tali protezioni, e attaccarono il settore centrale della base. Ne seguì una battaglia durata 3 giorni e la grande installazione libica venne catturata. I libici, come se non bastassero le loro precedenti sconfitte ebbero non meno di 1269 morti e 438 prigionieri. Vennero perduti o catturati 89 T-55, 120 BMP-1 (notare che da un lato, i libici non schieravano carri più moderni come i T-62 e 72, dall'altro avevano invece consistenti quantitativi di BMP per operare a fianco dei corazzati), 2 SF-260WL, 3 Mi-25, e addirittura 2 Tu-22 Blinder, per non parlare di 11 L-39 (altro aereo ampiamente usato come macchina antiguerriglia assieme agli SF-260 e agli elicotteri) e 2 batterie di moderni SA-8. Inutile dire che gli americani e anche i francesi erano interessati a molto di questo materiale, che prese il volo nei 5 giorni successivi. Gli L-39 presero invece la via dell'Egitto, che verosimilmente li mise poi in servizio come addestratori.

È difficile spiegare una tale catastrofe in termini logici. Del resto, una nazione come il Marocco, che è differentemente dalla Libia, assai USA-dipendente come materiali, è stato a sua volta messo in grave crisi quando ha dovuto affrontare le truppe del Polisario, subendo spesso perdite dolorose, fino a che dovette costruire un lungo muro fortificato per difendersi dalle incursioni dei guerriglieri sahariani e rinunciando pertanto all'iniziativa in maniera quasi totale. Le basi libiche erano oramai praticamente indifendibilie e i libici dovettero abbandonare anche Faya Largeau e Aouzou, in maniera tanto rapida da lasciarsi dietro vaste quantità di materiali. Questi vennero colpiti a partire da Aprile, e continuarono ad essere bombardati fino all'8 agosto 1987. I vettori di simili azioni furono i Tu-22B Blinder, macchine decisamente costose, ma le uniche che ora potevano affrontare tali lunghe azioni di bombardamento in territorio ostile. Ma quell'ultimo giorno successe qualcosa di imprevisto: molto materiale libico catturato era costituito da sistemi antiaerei, e questi vennero talvolta rimessi in servizio dagli stessi chadiani. Tra questi vi erano anche dei missili SA-6. Quando i libici si avvicinarono con due aerei, quel giorno, si ritrovarono illuminati da uno di questi sistemi antiaerei e un missile SA-6 fece il suo lavoro propriamente, proteggendo la base di Aouzou. Uno dei Tu-22 venne abbattuto in fiamme e l'altro si allontanò rapidamente.

Questa azione però,se fu la fine della campagna di 'distruzioni utili' degli ex-equipaggiamenti (se non altro, in quel giorno i libici riuscirono a distruggere almeno un SA-6..) portò dall'altro lato ad una ripresa dell'offensiva aerea libica, decisa a fiaccare i chadiani. Tra il 17 e il 24 agosto l'antiaerea chadiana dovette darsi molto da fare ed ebbe modo di dichiarare l'abbattimento di 9 aerei libici tra cui 1 Mirage F.1 e un SF-260, un Mi-24 e un Mirage 5. Ma gli attacchi aerei ebbero un effetto concreto sui loro obiettivi e l'esercito chadiano dovette disperdersi nel deserto. Nel mentre, i superstiti libici vennero riorganizzati nelle oasi- base di Tanoua e Ma'atan Bishrah, stavolta equipaggiati per le operazioni nel deserto con veicoli leggeri e armi da fanteria (tipo i cannoni SR sovietici B-11 da 107 mm), mentre il comando era assunto dal Col. Ali Sheriff al-Rifi. Vi era la possibilità di ritornare in Chad settentrionale, usando queste basi in territorio libico? Se lo sarà chiesto anche il presidente chadiano Habré che a quel punto ordinò qualcosa di inusitato: penetrare in territorio libico e attaccare queste installazioni. Nella tarda estate del 1987, nel caldo infernale del deserto, vennero concentrati vicino a Ouadi Doum circa 2000 soldati. Nella notte tra il 5 e il 6 settembre si mossero oltre confine, e penetrarono addirittura di oltre 110 km in territorio libico, per attaccare Ma'atan Bishrah. Nemmeno a dirlo, questa mossa estremamente audace nel loro territorio sorprese totalmente i libici. E fu un altro raccapricciante massacro, anzi il peggiore subito dalle forze di Gheddafi in tutta la guerra: vennero uccisi 1713 soldati libici, vennero distrutti 2 Mi-25 mentre tentavano di decollare, e nemmeno i carri armati presenti nella base servirono a molto, tanto che 70 di questi finirono a loro volta distrutti. I Chadiani non erano lì per occupare la Libia, ma in quest'incursione degna di un Rommel schiantarono totalmente le difese libiche causando un autentico massacro, e tutto avvenne in appena un'ora. Nella loro azione distruttiva i chadiani non mancarono di distruggere al suolo ben 26 velivoli libici, tra questi un Mi-25, 8 Su-22, MiG-21 e 23 (e forse ancora L-39 e SF-260). Per l'alba, manco avessero fatto una scampagnata, i chadiani erano un'altra volta oltre il confine.

Tra le ragioni tecniche, se è possibile parlare di queste azioni in termini puramente tecnologici, giova ricordare l'uso di mezzi come le camionette VLRA 4x4 da 1000 km di autonomia, armate con un impianto binato da 23 mm ZU-23. Devono essere state molto efficaci, sia contro la LARAF, che contro obiettivi a terra, anche a livello di BMP se utilizzavano munizioni perforanti: con la loro precisa e tesa traiettoria erano molto più pericolose dei cannoni da 73 mm di questi ultimi e con maggiore gittata utile. Al contempo, erano estremamente valide contro elicotteri e aerei leggeri libici.

Non passò molto tempo che la LARAF tentò di reagire a tale massacro, ma non ebbe successo. L'attacco portato da due Tu-22B a N'Djamena la mattina del 7 settembre venne stavolta contrastato dalla batteria di MIM-23B I-HAWK del 402imo Reggimento dell'Esercito francese, sistemi altamente temibili. Di fatto, replicarono quanto fatto già dai loro equivalenti SA-6 e abbatterono uno dei Tu-22 mentre l'altro si disimpegnò ad alta velocità verso Nord. I francesi trovarono l'abitacolo del bombardiere e l'equipaggio di 3 piloti ancora dentro questa sezione, ucciso dall'impatto (?) o dal missile. In ogni caso dai documenti risultavano essere 3 tedeschi dell'Est. Finite le opzioni militari, Gheddafi acconsentì a trattare un cessate il fuoco appena 4 giorni dopo, l'11 settembre. La LARAF continuò comunque ad eseguire attacchi in Chad, e l'8 ottobre venne abbattuto sul suo Su-22M-22K il cap. Diya al-Din, subito dopo catturato. Altri aerei libici cercarono di recuperarlo con una CSAR, ma uno dei MiG-23MS di scorta venne a sua volta abbattuto (in entrambi i casi pare si sia trattato di abbattimenti dovuti ai micidiali Stinger). Il pilota, il col. Thani (già reduce dalla battaglia con gli F-14 del marzo '86) venne recuperato dagli elicotteri libici. La LARAF ritenne di dover lasciar perdere il recupero dell'altro pilota anzi fu già tanto almeno avere salvato il col. Thani dopo la perdita del suo aereo.

Finita la guerra con la Libia, la Francia espanse la base di Taya Largeau equipaggiandola con Mirage F.1C e CR, e dal 1988 anche i nuovi Mirage 2000. Non era ancora del tutto finita: uno smacco del genere non era facile da accettare e gli aerei libici entrarono ancora in azione con missioni di MiG-25RB da ricognizione, ma anche con SF-260 tanto che nel dicembre 1988 uno venne abbattuto dai chadiani (nell'aprile '88 un Jaguar A dell'EC.2/11 si schiantò vicino a N'Djamena, ma presumibilmente per un incidente).

In tutto la catastrofica conclusione della campagna in Chad vide i Libici del tutto sconfitti e ridimensionati come ambizioni di 'potenza'. La Libia era entrata in guerra ben armata ed equipaggiata, cogliendo importanti successi in azioni belliche, ma poi dev'essere successo qualcosa: forse le leggi della guerra nel deserto, così imprevedebile e mobile hanno visto avvantaggiate le forze leggere rapide e duttili nell'impiego in maniera totalmente eccedente le aspettative dei libici. Certo che fino a quando si narra di come gli irakeni persero malamente contro i carri armati americani, ma qui è difficile da ammettere, i loro colleghi libici vennero sconfitti da truppe che al posto degli M1 Abrams avevano giusto dei gipponi armati e hanno ottenuto praticamente gli stessi effetti sulle brigate corazzate con i T-55 e BMP. Chissà se, al posto dei libici, vi fossero stati i soldati di qualche nazione NATO (per esempio la stessa Francia) se il risultato sarebbe cambiato.

In ogni caso secondo il rapporto presentato dal Chad all'ONU, le forze del suo esercito catturarono 11 L-39, 9 SF-260, 3 Mi-25 (prontamente involatisi negli USA dentro i C-5A), distrutti altri 8 Mi-25, 8 SF-260, 4 L-39, 2 Tu-22B, 2 MiG-21, 2 MiG-23, 1 MiG-25(?), diversi Mirage, 2 An-26. 10 L-39 vennero mandati in Egitto per servire come addestratori avanzati, molto materiale tra cui sistemi SAM SA-6 e missili controcarro vennero ceduti a Francia e USA. A proposito di missili, va ricordato che i Libici non si fecero mancare nulla nemmeno nel settore delle armi superficie-superficie: oltre 150 FROG-7 vennero lanciati negli ultimi 12 mesi di guerra in Chad.

Gli ultimi fuochi[9]

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Nel frattempo altre nubi si addensavano all'orizzonte. Il 21 dicembre 1988 il volo Pan Am PA103 venne abbattuto da una bomba e il Boeing 747 cadde su Lockerbie, in Scozia. Responsabili di questa strage furono individuati nei servizi segreti libici. Nel frattempo vi erano prove della costruzione dell'impianto chimico di Rabta, in una montagna.

Nel gennaio 1989 la portaerei CV-67 Kennedy era al largo delle coste libiche e si preparava anche la Roosevelt della classe Nimitz. Il 4 gennaio 2 Tomcat del VF-32 vennero inviati in azione in missione CAP, e per qualche ragione erano avvisati che i libici avrebbero attaccato la loro formazione. Alle 11.50 vennero avvisati da un E-2C che 4 MiG-23 erano decollati da Al-Bumbah, vicino a Tobruk. I Tomcat acquisirono i primi 2 MiG, che volavano 50 km avanti agli altri due. Sembrava che la cosa dovesse finire lì, con i libici che, una volta acquisiti al radar si disimpegnavano, ma invece continuarono ad avvicinarsi in maniera piuttosto ostile, mentre i piloti americani per 4 volte tentarono di disimpegnarsi, e quando alle 12.02 i caccia della LARAF erano a meno di 20 miglia, gli americani ebbero il permesso di sparare per via delle nuove RoE, che non richiedevano che si dovesse aspettare che qualcuno sparasse per primo per reagire, ma anche semplicemente che si avvicinasse in maniera minacciosa. Vennero sparati dall'F-14 leader i primi due Sparrow che però, sia da 12 che da 7 miglia fallirono il bersaglio per un errato settaggio dei sistemi di guida. Il terzo missile venne sparato dal gregario e stavolta venne abbattuto uno dei MiG, mentre i Tomcat avevano aperto la formazione per prendere in mezzo la coppia di MiG. Il lancio avvenne da appena 5 miglia e colpì in pieno il MiG-23. Dopo i missili AIM-7M vennero usati i Sidewinder M contro il caccia gregario di quello abbattuto, e da 1.5 miglia fecero centro al primo colpo.

Non pare che i piloti si salvarono e che venne organizzata un'operazione SAR da parte libica, né lo è perché i libici abbiano ordinato questa azione. Forse era per deviare la tensione verso un'altra 'aggressione' americana, prevenendo un probabile attacco preventivo nell'impianto chimico in costruzione, magari avocando la punizione per l'attentato di Lockerbie? Chiaramente gli USA erano adesso fin troppo più forti dei libici, rimasti piuttosto indietro rispetto allo stato dell'arte bellica, senza introdurre in servizio nuovi caccia nei tardi anni '80. Accusarono gli americani di avere colpito aerei disarmati, ma le immagini riprese dal TCS del secondo MiG mostrano dei missili sotto le loro ali, cosa che venne ovviamente rimarcata dagli USA.

Nel frattempo i Libici ebbero rapporti sempre più stretti con gli jugoslavi, chiedendo aiuti per l'addestramento dei propri piloti. 30 di questi venivano addestrati infatti a Mostar dove era anche basato uno squadrone di MiG-23. Nel frattempo 130 SOKO G-2 Galeb e la versione d'attacco monoposto J-21 Jastreb vennero consegnati alla Libia, diventando i nuovi addestratori basici della LARAF, non è ben chiaro come vennero relazionati con i similari L-39 Albatross, tutt'altro che vecchi. Certo che i libici, tra SF-260, L-39 e G-2 hanno avuto una cura non indifferente per gli aerei da addestramento e attacco leggero, almeno pari a quella che hanno dato alla prima linea e ai trasporti. Ma dopo i problemi di quegli anni, a livello politico, la Libia non ebbe più modo di riarmarsi adeguatamente: né la Francia, né l'URSS né la Jugoslavia erano soluzioni ancora affidabili: la prima era tutt'altro che convinta nel potenziare ancora la Libia e le altre due si disintegrarono nei primi anni '90.

La Libia all'epoca aveva 2.249.247 abitanti, dispersi su una piccola fascia costiera e poche oasi interne dei 1.775.500 km2. In tutto le F.A. comprendevano 87.500 effettivi. Aveva una forza stimata di 8 Tu-22, 15 Su-24MK, 55 MiG-25P/R/U, 58 MiG-21MF/UM, 98 Su-22 E/F/J, 138 MiG-23, 50 Mirage 5D, 59 Mirage F.1; 21 Mi-24/25, 102 SF-260WL, 26 J-1E Jastreb; 5 Il-76T/TD, 9 C-130, 20 G.222L, 51 elicotteri. Le armi missilistiche: 48 FROG-7, 68 SS-1, 72 rampe (o batterie?) SA-2, SA-4, SA-5, SA-8, SA-9, SA-13, 60 lanciatori 'Crotale'; missili AA-7 (?), AA-8, R.550, R.530, Albatros/Aspide (navi da guerra), SA-N-4, 52 Otomat, 60 SS-N-2. Le forze di terra avevano 780 carri. Le navi della Marina erano 71.

Libia e vettori WMD[11]

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La prima reazione libica dopo l'attacco su Tripoli fu il lancio di due o forse tre missili verso Lampedusa, dove pare vi fosse una stazione militare americana, ma mancò il bersaglio. La cosa non fece danni, e non provocò, a parte le innumerevoli polemiche politiche e sui giornali, conseguenze. Delle armi libiche 'speciali' ve n'erano parecchie altre, però, e vennero tenute accuratamente segrete per anni. Quando la Libia firmò nel '75 il Trattato di Non-Proliferazione NNTP, e poi continuò aderendo al BTWC 7 anni dopo, e infine nel '96 al Trattato di Pelindaba. Eppure ratificò solo nel 2004, a gennaio, il CWC e poi il CTBT. Ha fatto quindi la sua parte nel garantire la sua non-volontà nel dotarsi di tecnologie per armi WMD. Eppure, negli anni '70 la Libia era alla ricerca (ottenuta) di missili balistici e relative tecnologie, e possibilmente di armi non convenzionali. Cercava anche tecnologie nucleari, arrivando persino ad inviare negli USA studiosi libici che però dak 1983 vennero interdetti dall'accedere negli USA. Nel centro di ricerca Taruja vi era anche un reattore sovietico da 10 MW comprato dall'URSS e a tutt'oggi funzionante. La IAEA era riuscita a controllare questo impianto, ma non aveva sentore di altri programmi ultrasegreti resi possibili grazie ai servigi del pakistano Abdul Qadeer Khan, scienziato nucleare. Vennero importate un centinaio di centrifughe su di un totale programmato di ben 10.000 (altre 100 vennero scoperte nell'ottobre 2003 a Taranto in una nave con bandiera tedesca), di esafluoruro di uranio comprato nel 1985.2000 e 2001, 2263 t di minerale d'uranio comprato tra il 1979-81 etc.

Il nuovo corso inaugurato da Gheddafi della fine del 2003, a sorpresa, ha reso possibile scoprire molte altre cose, come 10 poligoni predisposti per sperimentare armi nucleari, che i libici hanno prodotto a Taruja poche quantità di plutonio etc. Il materiale comprato dai libici è stato poi portato negli USA e distrutto.

Anche come armi chimiche i libici sono stati attivi (del resto a suo tempo sono stati più che altro vittime del loro uso da parte italiana), . Nel febbraio 2004 Gheddafi ha acconsentito di far distruggere 23 t di 'Agente H', di gas nervini e 1300 t di precursori; di ben 3600 bombe a caricamento chimico (vuote). È possibile che i libici abbiano usato, nella feroce guerra contro i chadiani, anche armi chimiche con contenitori fatti rotolare dal portellone di carico degli An-26 nel 1987, e contro i guerriglieri sudanesi, ma non v'é nessuna convincente evidenza è stata prodotta. In ogni caso, l'impianto sotterraneo di Rabta. progettato e costruito assieme, pare all'aiuto di tecnici tedeschi, abbia prodotto circa 100 t di vescicanti e nervini negli anni '80, poi le pressioni internazionali (leggi: minacce d'attacco americane, che stavano anche progettando eventuali attacchi con armi nucleari di bassa potenza), poi a seguito anche di un incendio è stato riconvertito al suo ruolo (originariamente dichiarato) di industria farmaceutica. In ogni caso è stato (e forse anche adesso) difeso da batterie di missili SAM e unità forze speciali.

Però v'erano pesanti sospetti che gli incendi fossero stati intenzionali, per coprire il trasferimento di materiali e attrezzature al nuovo sito di Tarhunah, ufficialmente un mega-progetto per irrigazione, ma con lavori sotterranei che vennero identificati come -niente di meno- il più grande stabilimento di produzione armi chimiche mai realizzato, capace di produrre circa 1.000 t l'anno di 'agente H' e 1.400 di Agente G' e pensato per resistere anche alle bombe speciali americane tipo GBU-28, ma le pressioni americane e la mediazione di Mubarak riuscirono a fermare il progetto. Poi Gheddafi tento senza successo di comprare granate da 155 mm e testate di Scud caricate con sostanze chimiche, cosa che coinvolse tedeschi, sudafricani cinesi, nordcoreani e altri ancora. Quanto alla guerra batteriologica, nonostante l'abbondanza di malattie pericolose che si concentrano in Africa, e la facilità di produrre qualunque malattia o sostanza patogena (SE in possesso del necessario tipo di bacillo, ma non è difficile: basti pensare al carbonchio..) di fatto i libici non pare abbiano fatto molto di più che sperimentare qualche limitato programma in qualche installazione segreta tipo Rabta, ma senza applicazioni pratiche. L'imprevedibilità di una malattia, del resto, specie se ampiamente contagiosa, la rende piuttosto incontrollabile (sebbene l'uso nel Chad sarebbe stato relativamente 'sicuro' rispetto al territorio libico date le grandi distanze desertiche).

I vettori libici, almeno a livello potenziale, di cui dispongono i libici sono stati per lo più smantellati. In ogni caso, la forza fino al dicembre 2003, quando c'è stato il 'cambio di rotta' libico, costituita da HWASONG 6 (Scud-B 'migliorati') con 5 lanciatori e circa 50 missili di provenienza siriana ma fabbricati in Corea del Nord. Sono rimasti in servizio però 40-45 lanciatori FROG-7 cpm 120-140 razzi, ben 80 lanciatori di Scud-B con 150-450 missili (e dal 2004, modificati per ridurne la gittata), e 6 moderni lanciatori SS-21 per missili a corta gittata, comprati nel '94. Non si sa bene quanti missili Scud siano in servizio anche perché molti vennero forniti all'Iran ai tempi della guerra contro l'Irak. I tentativi, durati 20 anni, di sviluppare missili a lungo raggio (1000 km) come il AL FATAH e il CONDOR 2 con assistenza tecnica argentina, tedesca, cinese, jugoslava, irakena e egiziana (erano programmi multinazionali, specie il CONDOR) non hanno avuto esisto positivo e la Libia ha ceduto i sistemi residui, per esempio le unità di guida, di quel programma. Si è tentato, sempre senza successo, di comprare missili balistici già disponibili: EE-150 e 600 brasiliani, SS-12 e SS-23 sovietici, DF-15 cinesi e NO DONG Nord-coreani.

In definitiva, tutto questo impone varie considerazioni. Anzitutto, che per la Libia era fondamentale sviluppare una credibile capacità WMD specialmente coi confronti contro gli americani, contro cui le pur potenti F.A. nazionali non dimostrarono di essere un sufficiente deterrente. Poi c'è da dire che Gheddafi riuscì a svolgere molte attività restando molto poco o per nulla sotto i riflettori dell'ONU e anche con non eccessive difficoltà da parte americana, anche se la minaccia di colpire gli impianti libici è stata spesso piuttosto concreta.

In ogni caso, quello che stupisce è stato che Gheddafi solo nel dicembre 2003 abbia ufficialmente posto fine ai suoi programmi WMD senza che nessuno gli schierasse le portaerei sotto costa. Lo stesso anno in cui si iniziava la catastrofe irakena, proprio con la scusa delle WMD, armi che gli irakeni, come dichiarato dall'ONU prima e verificato -loro malgrado- dagli americani poi, non possedevano (non più; ma quando bombardavano kurdi e iraniani, e la cosa era ben nota, gli americani non obiettavano: all'epoca Saddam era un -sia pur scomodo- alleato dell'Occidente..). Questa è stata forse la più clamorosa dimostrazione dell'ipocrisia della diplomazia internazionale: S.Hussein, che non aveva nessuna WMD nel 2003 (di fatto i programmi irakeni erano stati annullati quantomeno dal 1998 e lo stesso C.Powell dichiarò ufficialmente nel 2002 che le F.A. irakene erano persino incapaci di difendere il proprio territorio, figuriamoci di attaccare altre nazioni) venne attaccato perché, apparentemente, mentiva quando diceva di non averne.

Gheddafi invece, quasi indisturbato per anni, 'sorprese' il mondo abiurando il suo programma WMD che invece fin'allora era vivo e vegeto, al servizio di uno Stato 'canaglia' che aveva supportato per decenni il terrorismo internazionale, assolutamente sconosciuto nella sua interezza (ma non in alcuni particolari, come gli impianti di produzione summenzionati) e che avrebbe potuto, con missili dotati di apposite testate e di gittata adeguata, minacciare concretamente tutta l'Italia fino Roma inclusa.

Fondate nel 1951, le F.A. Libiche hanno attualmente Marina, Aviazione, Esercito e Milizia Popolare, una sorta di Guardia Nazionale o unità paramilitari. Il QG è a Tripoli e il comandante è attualmente il Col Abu-Bakr Yunis Jaber. La coscrizione è di 18 mesi e il personale attivo è di 76.000 (n.53 al mondo), mentre 45.000 sono in riserva. 200 sono inviati nella Repubblica Centro-africana.

L'Aviazione continua ad essere la forza più rappresentativa del panorama: la Al Quwwat al-Jawwiya al-Libiyya, attiva in quest'ultima forma nel 1978, è con il QG a Tripoli.Ha 22.000 effettivi e la sua importanza è cresciuta a dismisura dopo che gli USA lasciarono la Libia nel 1970, dove avevano la Wheelu Air Base, circa 7 miglia da Tripoli, che poi divenne la base di Okba Ben Nafi, dove attualmenve vi è il quartier generale della base e molte delle infrastrutture logistiche. Vi vennero basati vari tipi di MiG e anche i Tu-22, anche se, data l'enorme quantità di aerei ordinati, si stimava che nel 1983 circa la metà fossero in riserva.

Durante la Guerra fredda i Sovietici erano spopratutto qui, dove c'erano tutti gli aerei più moderni. L'aviazione ebbe uno squadrone di bombardieri medi, 3 di caccia intercettori, 5 di attacco al suolo, uno COIN, 9 di elicotteri e 3 brigate di difesa aerea con missili SA-2, SA-3 e Crotale. La fine dell'influenza sovietica e dell'aiuto militare da parte dell'erede Russo, ha comportato pesanti conseguenze: l'ultima importante fornitura di aerei fu quella dei Su-24, una quindicina forniti nella primavera del 1989. Molto del personale viene, come anche in passato, da Jugoslavia, S.Africa, Russia, Corea del Nord e Pakistan, sia piloti che personale di terra. Le sanzioni ONU contro la Libia vennero tolte già nel 1999, ma non hanno avuto molto effetto. Eppure adesso la Libia confina con una potenza regionale come l'Egitto e un'altra grande nazione, l'Algeria, scossa dalla guerra civile. La Libia ha mostrato interesse per aggiornare MiG-21, 25 e comprare vari MiG-29 e 31. Stranamente, però, non ha espresso interesse per aggiornare la sua pur cospicua flotta di MIG-23.

L'aviazione fu l'ultima delle F.A. libiche e forse la parte migliore delle sue capacità è stata la dimostrazione del supporto logistico possibile con i reparti da trasporto. Non per niente la Libia fu tanto interessata all'argomento da avere, tra l'altro, 20 G.222 speciali, con motori potenziati, che ne fecero anche e di gran lunga la maggior cliente del tipo a parte l'AMI. Questa capacità di trasporto era ovviamente e soprattutto utile nelle missioni 'oltre-deserto' in Chad, all'altra estremità di quell'immenso territorio che è il Sahara.

Attualmente è ancora organizzata in Comando di Difesa Aerea con squadroni e reggimenti, e Aviazione tattica, un po' secondo lo stile sovietico. Esistono 8 squadroni di supporto e 9 di difesa aerea e vi sono 22.000 effettivi di cui 15.000 coscritti, 426 aerei da combattimento e 52 elicotteri armati, senza contare il materiale di seconda linea e quello immagazzinato. Invece, quando venne cacciato il Re nel 1969, l'aviazione contava appena 400 persone, aumentate -specie dal 1978- e giunte nel 1986 a circa 10.000. Davvero poche, peraltro, se si considera che con un numero simile di aerei da combattimento (circa 500) l'AMI aveva circa 76.000 effettivi nello stesso periodo.

Tra i velivoli, comprati praticamente da tutte le nazioni disponibili a venderli, vi sono anche macchine americane, di cui la fornitura cessò solo nel 1975. La base principale resta Uqba ben Nafi, più l'altra grande base di Bengasi, i due campi di Al Kufrah e Jabal al Uwaynat, vicini al confine con l'Egitto (attaccati dall'EAF nel '77), e Al Jufrah (con una pista di oltre 4.000 m). L'accademia è ad Az Zawiyah, Misratah, inaugurata nel 1975, per lo più diretta dagli Jugoslavi. Vi sono anche altri centri di istruzione tecnica, come a Sabha e Uqba, dal '78 operativi per cercare di elevare lo standard del personale di volo. L'iter addestrativo era dato da un numero enorme di aerei: centinaia di velivoli tra SF-260 (largamente usati anche come aerei COIN, oltre che come addestratori basici), Soko G-2AE Galeb e L-39, presenti ad Az Zawiyah (e utilizzabili anche come velivoli da combattimento). Per i Mirage non mancarono nemmeno i piloti addestrati in Francia negli anni '80, e questo nonostante che al contempo, i Libici combattessero in Chad contro forze sponsorizzate dai Francesi.

Ecco l'organizzazione secondo Globalsecurity:

COMANDO DIFESA AEREA, settore Tripoli:

  • squadrone 1203 con MiG-23, a Umm Aitiqah
  • sqn 2 con Mirage F.1E, a Obks ben Nafi
  • sqn 1 con MiG-23MF/MS, a Misurata

Settore Hun:

  • 1025o con MiG-25 ad Al Jafra-Hun
  • 1055o con MiG-25, Ghudrabiya-Sirte
  • 1o, MiG-25, Al Jufra-Hun
  • 1o, MiG-25, Sabha

Settore Bengasi:

  • 1040o, MiG-23, Benina
  • 1o, MiG-23, Benina

Settore Tobruk:

  • 1060o con MiG-23, Gamal Abdel Nasser
  • 2o, MiG-23, Al Bumbah

Aviazione tattica:

  • 1032, Su-22M-2, Okba ben Nafi
  • 1024o, Su-24MK, Ghurdabiya-Sirte
  • 1o, Tu-22B, Al Jufra-Hun
  • 1o, Mirage F.1AD, Okba ben Nafi
  • 1o, Su-22M-2, Ghurbabiya-Sirte
  • 1o, Su-22M-2, Ghadames
  • 1o, MiG-23BN, Al Bumbah
  • 2o, MiG-21, Gamal A.N.
  • 2o, MiG-23BN, Labraq
  • 1o, Mi-24, Obka ben Nafi
  • 1o, Mi-24, Misurata
  • 1o, Mi-24, Gamal A.N.
  • 1o, Mi-24, Ghudarbaiya

Aeroporti:

  • AL BUMBAH
  • AL JUFRA
  • BENINA-Benghazi-
  • EL BEIDA
  • GAMAL ABD EL NASSER
  • GHADAMES Est
  • GHAT
  • MARTUBAH
  • MISURATA
  • MITIGA
  • OKBA IBN NAFA
  • SEBHA
  • SIRTE
  • TRIPOLI

Altre basi aeree:


AGEDABIA, AL BOOSTER, AL HAMADA, AL KHADIM, AL KHUWAYMAT, AL MARJ, AL WIGH, AMAL, BEDA M3, BENI WALID, BIR UMRAN, BRACH HL, BU ATTIFEL, DAHRA HLRA, HABIT AWLAD MUHAMMAD, HON HLON D, KUFRA HLKF, MARSA BREGA, MATAN AS SARRA, MATRATIN HL, NAFURAH 1, NANUR, OXY, QARYAT AL KARMAL, RAS LANUF OIL, SARIR HL, SARIR NW, SIDI SALIH, TAMINHINT, UBARI, WADDAN, WADI BUZANAD, WAREHOUSE 59A, WAREHOUSE 59E, WAW AL KABIR, ZELLA, ZELTEN, ZUETINA, ZWARA


Le forze disponibili sono molto poco chiare: si parla di 420 aerei, ma molti non sono operativi, 90 aerei da trasporto e 52 elicotteri armati, stesso discorso. Dall'entrata in vigore dell'embargo ONU dell'aprile 1992 le cose per l'aviazione sono andate peggiorando, ma dal '99 questo è stato sollevato, anche se senza molto effetto.

Forze totali:

Combattimento

  • 12 Dassault Mirage F1BD/ED, a terra, ma in attesa di essere ammodernati
  • 25 Mikoyan-Gurevich MiG-21bis
  • 125 Mikoyan-Gurevich MiG-23BN/MS/ML/UM
  • 40 Sukhoi Su-22M3/UM-3K
  • 5 Sukhoi Su-24MK
  • 13 Soko J-21 Jastreb

Secondo Globalsecurity: 6 TU-22A/U Blinder, 50 Mig-21MF Fishbed, 75 MiG-23B/ML Flogger, 60 Mig-25 Foxbat, 15 Mirage F1-ED, 6 Mirage F1-BD, 40 MIG 23BN Flogger, 15 Mig 23-U Flogger, 30 Mirage 5D/DE, 14 Mirage 5DD, 14 Mirage F1-AD, 45 SU-20/22 Fitter. Aerei COIN: 24 Jastreb J-1E. Ricognitori: 5 Mirage 5DR, 7 MiG-25R. Attacco: 12 Su-24MK, 40 Su-22M3, 10 MiG-25R/U, 2 Tu-22U.


Trainers

  • 1 Tu-22U (Globalsecurity)
  • 110-150 Aero L-39ZO Albatros (seconda cifra Globalsecurity)
  • 20 Aermacchi SF-260WL - 12 saranno aggiornati
  • 80-116 Soko G-2 Galeb (80 secondo G.S.)
  • 12 CM-170 Magister (Globalsecurity)
  • 6 Yakovlev Yak-130 in ordine
  • 20 Mi-2

Trasporti

  • 10 Antonov An-26
  • 3 Dassault Falcon 20
  • 1 Dassault Falcon 50
  • 3 Gulfstream II
  • 15 Ilyushin Il-76
  • 15 Let L-410 Turbolet
  • 10 Lockheed C-130H Hercules

Aerocisterne

  • 4 Ilyushin Il-78

Secondo Globalsecurity: 2 KC-130H, 1 B707-320, 6 CH-47, 1 C-140, 15 An-26, 5 C-130H, 5 L-100, 16 G-222, 18 Il-76M, 15 L-410UVP

Elicotteri armati

  • 8 Aerospatiale Gazelle
  • 4 Bell 206Bell 206 JetRanger
  • 12 Mil Mi-14
  • 43 Mil Mi-24 - 13 modernizzati in Sud Africa
  • Stima secondo Globalsecurity: 12 Mi-35V, 35 Mi-24, 50 Mi-14, 7 Mi-8C, 30 Mi-2, 18 CH-47C, 10 SA-316B, 5 AB-206A, 2 AB-212, 11 SA-321 Super Frelon)

Helicopters: 12 Mi-35V Hind, 35 Mi-24 Hind, 50 Mi-14 Haze, 7 Mi-8C Hip, 30 Mi-2 Hoplite, 18 CH-47C Chinook, 10 SA 316B Alouette III, 5 AB 206A JetRanger, 2 AB-212 Bell, 11 SA-321 Super Frelon


Elicotteri da trasporto

  • 2 Bell 212 'Twin Huey'
  • 8 Boeing CH-47 Chinook - altri 12 venduti agli U.A.E
  • 25 Mil Mi-8/17

Difesa aerea

  • 90 lanciatori S-75/Lavochkin SA-2, non è chiaro se vi siano anche gli SA-5 oppure siano in carico a tre unità dell'Esercito
  • 10 S-125/Isayev SA-3
  • 48 2K12/SA-6

Missili (lista non necessariamente esatta): AA-2, AA-6, AA-7, AA-8, AA-11, R-530, R-550, Super R-530D e F; AS-9, AS-10, AS-14, AT-2, AT-6.


Aerei del futuro

  • 14 Dassault Rafale - Marzo 2009. Forse la notizia più importante: sarebbe il primo cliente export del Rafaele, per il quale la Dassault ha cercato senza successo uno sbocco estero, per cercare di ripartire gli onerosi costi di sviluppo. Il presidente Sarkozy ha raggiunto un accordo commerciale con Gheddafi, gli aerei dovrebbero essere allo standard F3 multiruolo. Con questo contratto, seppure modesto, sarebbe così possibile iniziare a competere nell'export con l'EF-2000 e il Gripen. Cosa a maggior ragione importante, dopo la chiusura della linea Mirage 2000 il dicembre 2008.
  • 12 Eurocopter EC 665 Tiger - MoU del dicembre 9, 2007
  • 20 Mikoyan-Gurevich MiG-29Mikoyan-Gurevich MiG-29SMT
  • 12 Sukhoi Su-30Sukhoi Su-30MK - under study
  • 15 Eurocopter EC 725
  • 10 Eurocopter AS 350 Ecureuil

Aerei ritirati

  • Mikoyan-Gurevich MiG-25
  • Dassault Mirage V
  • Boeing 707
  • Tupolev Tu-22
  • Aeritalia G222
  • Aerospatiale Super Frelon

L'Esercito ha circa 50.000 effettivi, più 43.000 miliziani:

  • 10 btg carri
  • 10 meccanizzati
  • 18 di fanteria
  • 6 commando
  • 22 artiglieria
  • 4 brigate SSM
  • 7 btg da difesa aerea.

Ora l'armamento libico, per quanto molto numeroso, è largamente obsoleto, essendo per lo più degli anni '70 e '80. Molto è nei depositi e parte del resto è stata venduta ad altre nazioni africane. Non vi sono state nemmeno nuove acquisizioni su larga scala, cosicché l'esercito, un tempo tra i più potenti della regione, è adesso molto meno efficiente. Con il miglioramento dell'economia, assai decaduta dopo la fine dei rapporti con l'URSS, ci si attende che potrà migliorare la sua condizione anche l'arma terrestre. Ma attualmente, il vero 'nemico' non sono le nazioni limitrofe, ma le torme di disperati che giungono il Libia attraverso il Sahara. Una volta erano i Libici che lo attraversavano per andare ad occupare il Chad (4 diverse azioni, l'ultima delle quali finita in maniera catastrofica con le colonne di tank libici sbaragliate dalle forze motorizzate leggere, da qui il nome 'Toyota war' della guerra del 1986), ma adesso i tempi sono cambiati e l'emergenza sono gli immigrati, peraltro trattati in maniera decisamente sub-standard, specialmente in campi come quello dell'Oasi di Kufra, dove sono segnalati trattamenti molto 'insoddisfacenti' per i clandestini. Ma questa, oramai è una cosa che rientra nel contesto della polizia e della politica piuttosto che delle F.A. vere e proprie.

EQUIPAGGIAMENTI:

Carri: 200 T-72 (+ 115 in riserva), 100 T-62 (+70 in riserva), 500 T-55 (+1000 in riserva)

Fanteria: 1.000 BMP-1, 30 M-113, 200 BTR-50, 500 BTR-60, 67 OT-64, 100 EE-11

Blindo: 70 EE-9, 50 BRDM-2

Artiglieria: 80 DANA, 210 Palmaria (di cui 160 in servizio), 130 2S1, 60 2S3; MRL: 400 BM-21, 200 RM-70, 300 Type 63; artiglierie trainate: 330 M-46, 190 D-30, 60 D-74

Missili: 45 lanciatori FROG-7 e 80 Scud B (417 missili); 400 MILAN, 602+ lanciatori AT-3, 4, 5.

SAM: 48 lanciatori SA-5 (stranamente per questo tipo di armi 'strategiche', non sono in carico alla Difesa aerea), 400 SA-7, 20 SA-8B, 55 SA-9 e 13, 24 Crotale, 20 Tor-M1 (in ordine), 4 sistemi S-300PMU-2, idem.

Flak: 90 cannoni S-60 da 57 mm, 250 ZSU-23-4, 100 ZU-23-2, vari da 30 mm M53/59 semoventi, Bofors da 40 mm

Armi fanteria: fucili d'assalto AK-47 e successivi, mortai, fucili sniper, razzi RPG e lanciagranate varie, pistole automatiche. Per lo più si tratta di armi del Patto di Varsavia.

In tutto vi è quindi ancora una forte potenzialità. I reparti corazzati sono peraltro oramai piuttosto deboli, con i T-72 (non delle ultime versioni) come principale elemento, nemmeno tanto numerosi. I mezzi della fanteria sono più consistenti, ma soprattutto lo sono le artiglierie. I Palmaria sono ancora i cannoni semoventi più diffusi (e potenti), nonché gli unici occidentali. Ma la maggior parte sono sistemi sovietici e vi è larga presenza anche di tipi cecoslovacchi, anche nel settore MRL, anche qui con una forza teorica molto consistente. La dotazione di razzi e missili di tutti i tipi merita anch'essa menzione, dato che vi sono un quarto di migliaio di ZSU

In tutto: circa 2.000 carri (di cui però solo 800 sarebbero in servizio), 2.000 mezzi tipo APC/IFV, circa 100 blindo, 135 lanciatori di missili tattici, 100 veicoli lancio SAM, 2000 artiglierie campali di cui 600 MLR. Ma come si diceva, la forza effettiva è molto inferiore, così come le poche decine di battaglioni non sono certo in grado di usare se non una piccola parte di tutto questo arsenale.

Infine la Marina, piuttosto piccola, nata nel 1962 ma con la prima nave da guerra consegnata nel 1966, quando aveva solo 200 effettivi. Essa venne potenziata dopo l'avvento al potere di Gheddafi, con l'unione della Polizia portuale e della Guardia costiera nel 1970. Attualmente ci sono circa 8.000 effettivi. I suoi compiti sono essenzialmente quelli di difesa costiera.

Con l'acquisto di 6 Foxtrot, 4 Nanuckha e 4 Assad, la Marina libica era diventata una forza di tutto rispetto, anche se solo un terzo dei sottomarini era mediamente operativo. La Marina, all'epoca con 6.500 effettivi, ebbe un duro colpo nel 1986 contro gli americani, con una motocannoniera e una corvetta distrutte e altre danneggiate dagli Intruder, che tuttavia si arrischiarono ad avvicinarsi, in alcune situazioni, a colpire con bombe a grappolo Mk-20. Forse l'intento era quello di mettere KO le navi libiche, senza per questo affondarle con danni sotto la linea di galleggiamento. 2 anni prima il traghetto Ghat minò il canale di Suez, danneggiando 18 navi (senza perdite totali, perché i sensori erano 'settati' per esplodere alla massima distanza, quando le navi erano ancora lontane dalla verticale delle mine magnetiche). Ci vollero parecchie settimane per dragare il campo minato con cacciamine francesi, italiani, americani e britannici. Una cosa riguardo alla presenza delle navi da sbarco: non è chiaro a che servissero nell'ottica libica le sue 3 Polnocny di costruzione polacca. Forse la spiegazione è in chiave anti-egiziana. Infatti, sbarcare dietro il confine e interrompere l'unica via costiera, da Alessandria, sarebbe stato un brutto colpo per gli Egiziani. L'addestramento della marina era stato curato fino al '72 dai Britannici, poi andò ad appoggiarsi alla Grecia, all'Egitto e infine direttamente all'URSS. La nave ammiraglia, una piccola fregata da 1.500 t e con 130 uomini d'equipaggio, ra stata ordinata appena prima che Re Idris, nel '69, venisse cacciato, con la conseguenza che venne consegnata nel '73, quando era al governo Gheddafi. I sottomarini vennero consegnati nel 1976-83, alterando profondamente gli equilibri delle forze in Mediterraneo e attirando l'attenzione dei reparti ASW americani della VI Flotta. Oltre tutto, c'erano a quanto pare 12 sovietici per ciascuno dei battelli in mare (su 75 in totale presenti a bordo). Nondimeno, le navi libiche non erano molto efficienti: avarie a motori ed elettronica davano molti problemi nel restare a lungo in mare, evitando di essere colpite dagli aerei americani in porto. C'erano anche problemi di rifornimento di carburante e persino di cibo a bordo. Il problema era anche la mancanza di personale esperto, specie considerando le ulteriori navi in ordine.



Navi al 2006:

  • 2 fregate leggere 'Koni' (Type 1159), di cui una operativa (4 missili Styx modello C, lanciamissili SAN-4, 4 pezzi da 76 mm, 4 da 30, 4 lanciasiluri da 406 mm, 1 RBU 6000 e 20 mine).
  • 2 Nanuchka: 4 SS-N-2C, 2 cannoni da 57 mm, 2 SA-N-4
  • 9 motocannoniere Combattante II, di cui 7 operative, armate con cannoni da 76 mm, 2 da 40 mm, e 4 OTOMAT (di cui la Libia comprò oltre 200 esemplari).
  • 12 Osa II, di cui 6 operative (4 Styx e 4 cannoni da 30 mm).
  • 9 cacciamine 'Natya' di cui 5 operativi: 4 da 25 mm, 2 RBU-1200, 10 mine
  • Varie ausiliarie e da sbarco.

In futuro, notizia di marzo 2009, la Russia dovrà consegnare tre unità d'attacco Pr. 12418.

Le basi sono: Al-Khums, Benghazi , Misratah , Tobruk , Tripoli , Derna

A Tripoli vi sono strutture per riparare navi fino a 6.000 t, e un pontone da 3.200 t. Altre basi importanti a Bengazi e Tobruk.


La Milizia è stata creata in seguito alla decisione di approvare il servizio militare per tutti, anche per le donne. La popolazione libica era ridottissima, così tutti servivano per mettere sù lo strumento necessario a Gheddafi. In pratica, solo gli uomini sarebbero stati diretti a compiti di combattimento. La Libia venne divisa in regioni di difesa, a responsabilità locale. Questa nuova legge, in ogni caso, non sostituiva quella del 1978, che estendeva il servizio militare di leva per persone (maschi) tra i 17 e i 35 anni (per un totale di 3 anni di servizio nell'esercito, addirittura 4 nelle altre F.A.). Nella categoria 15-59 anni, nel 1986, c'erano 936.000 uomini, e 550.000 erano idonei per il servizio militare, con 39.000 ogni anno che raggiungevano l'età 'utile'. Ma la mancanza di sufficiente educazione e cultura tecnica era un grosso problema per maneggiare armi moderne. Per migliorare la cosa venne anche deciso di coinvolgere le scuole secondarie nell'organizzazione militare: ogni studente era tenuto a fare due giorni al mese di addestramento nella più vicina unità militare. E ogni anno avrebbe dovuto passare un mese nell'unità militare costituita dalla scuola. Anche gli uomini adulti, dai pastori agli uomini d'affari, erano tenuti allo stesso livello di addestramento. Ma alle volte era anche peggio: se il lavoro finiva alle 2, poi erano obbligatori anche 3-4 ore di allenamento militare 5 giorni alla settimana, e questo per sei mesi o più, ad intervalli di alcuni anni. Nel 1985 la milizia, in ascesa rispetto ai 45.000 stimati precedentemente, era anche capace di dimostrare lanci di paracadutisti. Nel 1986, ai giornalisti occidentali venne mostrato l'addestramento militare in una scuola di Tripoli, in cui due almeno su 36 ore di lezione settimanale erano dedicate agli studi militari, e uno dei tre mesi estivi era pure usato per servire in un campo militare. Insomma, tra le lezioni settimanali c'era come lanciare bombe a mano, fare segnali, manutenzione delle mitragliatrici, e la specializzazione in differenti tipi di attività, nel caso mostrato assistere un lanciarazzi BM-21. L'unica esperienza bellica pare sia stata quella del confronto contro gli Egiziani nel '77, ma questi insistevano che avevano incontrato solo unità regolari.

Le donne sono state ammesse nella difesa nazionale per la volontà di Gheddafi, nonostante la resistenza opposta dalla popolazione più tradizionalista, ma lui insisteva in questo anche perché voleva liberare le donne dalla condizione feudale del Mondo arabo, e conquistare un posto rispettabile nella società. Non contro la religione o il matrimonio, ci tenne a precisare nel '78, ma per uguaglianza. E in tal senso, le mise sotto coscrizione come gli uomini, ma non pare che la cosa sia stata del tutto raggiunta nei fatti. Un primo centro d'addestramento venne aperto a Tripoli nel 1979 per ragazze di 13-17 anni e al 1983 c'erano già stati 7.000 frequentatori, tanto che le donne pilota cominciarono ad apparire. Nel 1983, però, l'istituzione venne chiusa. Nel 1984 Gheddafi riprovò a far passare l'idea del servizio universale, ma il consiglio di stato gli diede torto e lui per risposta organizzò delle dimostrazioni di donne pro-militare, dopo di ché il 12 marzo 1984 annunciò che -grazie alla domanda spontanea- avrebbe organizzato il servizio militare obbligatorio in ogni caso. Peraltro la situazione, nella sua attuazione pratica, non è risultata molto chiara, probabilmente vi sono state molte resistenze amministrative l'accademia non venne riaperta, ma venne istituito un altro college, dall'efficienza non molto elevata stando alle lamentele della stampa del 1986.

  1. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  2. Armi da guerra, fascicolo 117: Libia
  3. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  4. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  5. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  6. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  7. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  8. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  9. Libyan Wars, articolo di T.Cooper (vedi anche le altre parti fino a all'article 359
  10. A&D ott 1990
  11. Striuli, Lorenzo: Le WMD nel Medio Oriente, RID ottobre 2007 pagg.34-48.
  12. da wiki.en