Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Cuba

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Cuba è stato il paradiso degli Stati Uniti e della sua malavita per tanti decenni, dopo che era stato tolto alla Spagna con la guerra del 1898. Ma il corrotto regime di Batista non tenne testa alla rivoluzione di Castro e questi andò al potere nel 1959. Ma egli non fu subito fautore di un regime di stampo socialista. Il suo primo viaggio internazionale fu proprio negli USA, ma gli Americani non lo apprezzarono, rancorosi della fine del loro protettorato sull'isola maggiore dei Caraibi.

Nel '61 vi fu la fallita azione della Baia dei Porci, che venne fatta dagli anticastristi con l'appoggio degli americani. Ma questa specie di 'spedizione dei Mille' non causò la sollevazione popolare, anzi. La mossa era chiaramente mal calcolata, e vedere Castro che dirigeva il tiro dei carri armati contro i mezzi da sbarco non fu certo il miglior modo di cogliere l'occasione per rovesciarne il regime, che invece si dimostrò molto più resistente del previsto e non bastarono gli attacchi dei B-26 Invader (un nome quanto mai appropriato) per sgominarne la coesione. Nel '62 Castro, oramai ben consapevole di trovarsi nel mirino degli americani, cercò l'appoggio sovietico e lo ottenne, perché l'URSS era preoccupata dei numerosi missili americani puntati sulle sue città e basi, comodamente lanciabili dal territorio europeo.

Uno dei Sea Fury, autori della difesa dagli anticastristi

Seguì la ben più famosa 'Crisi dei missili', data la presenza degli SS-3 e SS-4 che minacciavano 70 milioni di persone sulla costa orientale. Nel '63-67 vi furono molti progressi anche nelle relazioni con la Cina, per poi raffreddare i rapporti dopo di allora, con il ritorno ad una maggiore influenza sovietica. Seguirono poi le avventure africane, soprattutto in Angola, ma anche Etiopia e Mozambico. I Cubani di fatto crearono una forza-lavoro per molti dei loro uomini in Africa, tra militari e civili, con il supporto economico sovietico, dato che l'URSS era ben contenta di avere le basi in Angola. Nel 1983 gli Americani occuparono Grenada e si scontrarono (vedi anche 'Gunny') con i Cubani ivi presenti, dove si stava cercando di costruire una base aerea sufficiente per ospitare aerei a grande autonomia. E Grenada era vicina ai campi petroliferi della Venezuela.

La Crisi di Cuba[1][modifica]

I resti dell'U-2 americano, ancora oggi esposti al pubblico

Uno dei maggiori pericoli vissuti dal Mondo nella Guerra fredda è ricordato come la 'Crisi dei Missili'. Il 14 ottobre un U-2 da ricognizione volò una missione di spionaggio fotografico sopra Cuba. Erano passati molti giorni dall’ultima missione, per via delle condizioni meteo avverse, ma non sembrava esservi ragione di trovarsi innanzi grandi novità. Invece, grande fu la sorpresa quando si videro rampe di lancio per grandi missili balistici spuntate in diverse località. La decisione era stata di Krushev, e i motivi per questo gesto temerario erano complessi e difficili da afferrare. Specialmente nella paranoia subito scoppiata in quegli interminabili '13 giorni', in cui il Presidente Kennedy dovette gestire il confronto con il corrispettivo sovietico, mentre al contempo era impegnato a non lasciare campo libero ai suoi 'falchi' che subito affilarono le armi, con assoluto sprezzo del rischio potenziale. Krushov, anzitutto, era preoccupato dal dispiegamento dei missili americani in Europa. All’epoca gli USA avevano uno squadrone con 15 Jupiter in Turchia, mentre due con 30 rampe erano in Puglia, con il comando delle operazioni a Gioia del Colle e siti di lancio in altre 9 zone di lancio tra cui due ad Altamura. Il personale di questo complesso era misto tra italiani e 400 americani, la chiave di lancio era doppia, detenuta ad un ufficiale americano e da uno italiano, mentre le testate erano custodite dagli americani.

Krushev non poteva rispondere a questa minaccia nucleare così rapida e concreta, iniziata dal febbraio 1960 (gli ultimi missili arrivarono a settembre dello stesso anno). A questo si aggiungevano le portaerei americane con i bombardieri atomici imbarcati, ma soprattutto il SAC.

Questo aveva centinaia di bombardieri, anche se erano già in fase calante, e i primi missili ICBM Atlas e Titan. I Sovietici potevano colpire le basi NATO in Europa; ma contro i lontani Stati Uniti avevano poche risorse, alcune decine di bombardieri e un pugno di missili, il tutto potenzialmente vulnerabile agli attacchi preventivi americani, essendo poche grandi basi quelle che li ospitavano. Inoltre le difese americane erano già forti, con i missili 'Nike' e caccia intercettori controllati da una sofisticata ed avanzatissima rete radar di terra, per non parlare degli ulteriori piani, che sembravano veramente avveniristici, e lo sembrano persino oggi (con missili come i BOMARC da 700+ km). Era davvero difficile superare tali difese, e se qualche bombardiere russo avesse raggiunto una città americana, l’URSS in contropartita sarebbe finita incenerita. Ma c’erano anche altre ragioni. Kennedy, incontrato nel ’61 dal leader sovietico a Vienna, era parso assai debole e indeciso. Per contro, gli americani stavano attivamente attaccando la sovranità dello stato cubano. Vedi in merito lo sbarco all’Isola dei porci, organizzato come una sorta di ‘Spedizione dei Mille’ per buttare giù Castro.

Dopo una discussione molto lunga, i Sovietici decisero di fare il grande passo: arrivare a piazzare dei missili sotto il naso agli americani con un'operazione lunga 4 mesi di cui si prevedeva la scoperta americana solo a metà dell'opera. Il maltempo fu una copertura ideale per permettere l’arrivo dei sovietici, presenti già dalla primavera del '62. Fu uno di loro che chiese a Castro cosa ne pensava dello schieramento di armi nucleari sovietiche a Cuba. Il Leader Maximo ne era spaventato, perché temeva che a quel punto gli Americani diventassero davvero 'cattivi' e l'isola caraibica rimanesse coinvolta in una guerra nucleare. Ma alla fine, un po’ per i suoi problemi e un po' per sostenere la causa socialista nel mondo, finì per acconsentire. Del resto, di quel passo c’era il rischio che Cuba ritornasse nelle mani dei 'fidati' dittatori di destra ritornando ad essere il bordello dei mafiosi italo-americani come era ai tempi di Batista. Alla fine scattò l’operazione ANADYR, 42.000 sovietici con 40 testate nucleari da 1 Mt, bombardieri leggeri Il-28 e missili R-12 (SS-4) mandati a Cuba. Nel frattempo gli americani avevano fatto un serio pensiero ad abbattere Castro con l’Operazione Moongoose, che era stato coinvolto anche R. Kennedy, ma che era soprattutto figlia del gen. Dell’USAF Landsdale. Una prova inquietante era stata la PHIBRIGLEX-62, con 4.000 marine e circa 40 navi. Essa mirava a rovesciare un ipotetico dittatore Ortsac, che era guardacaso Castro ripetuto al contrario.

Quel 14 ottobre erano stati localizzati 32 missili, che con il loro raggio di oltre 2.000 km erano sufficienti per colpire città abitate da 80 milioni di persone. Il 16 ottobre iniziarono così i '13 giorni' di crisi, il 16 e non il 14 perché il consigliere del Presidente che lo seppe per primo, non informò subito Kennedy. O almeno non lo si era detto ufficialmente, perché già un senatore americano aveva affermato che a Cuba c’erano missili sovietici 'pericolosi', venendo poi duramente smentito dal presidente americano. Si sa di come Nixon avesse il pallino delle registrazioni segrete, ma anche Kennedy aveva voluto una soluzione analoga nello Studio Ovale e così vi sono 35 pagine disponibili che descrivono quella complicata situazione. I missili sovietici erano in corso di installazione, e ancora non erano operativi. C’erano 4 siti a San Cristobal e due a Sagua la Grande. Venne formato un Comitato Esecutivo di cui tra gli altri facevano parte anche Johnson, il futuro presidente successore di Kennedy. Kennedy voleva eliminare i missili a Cuba, ma del resto il leader sovietico aveva nel contempo ricevuto a Mosca l'ambasciatore americano assicurandogli che si trattava di un'operazione difensiva e non di una minaccia per gli Stati Uniti' oltre a criticare i missili Jupiter dislocati in Europa. Il 18 ottobre Curtis LeMay, generale capo di Stato maggiore dell'USAF insisteva per un attacco aereo. Ma il problema era che, se si fosse passato all'attacco diretto, i Sovietici avrebbero potuto rifarsi colpendo Berlino e agli Alleati Europei la prospettiva non sarebbe certo piaciuta. Di fatto era l’Europa che rischiava di pagare il prezzo maggiore di questo confronto, magari spondandosi pure a livello nucleare.


Nel frattempo c’erano rapporti che indicavano come presenti i missili SS-5 a lunga gittata (oltre 4.000 km, sufficienti per minacciare praticamente tutti gli USA), ma con i siti di lancio pronti solo da dicembre. C’era tempo, insomma. Kennedy, molto preoccupato, era lì per considerare come ineluttabile l’opzione militare e il 18 ottobre parlò con l’ambasciatore Gromiko della situazione, ricevendone peraltro l’assicurazione che non vi sarebbe stata nessuna minaccia per gli Stati Uniti, essendo le armi sovietiche solo ‘difensive’. La forza dei reparti sovietici nel frattempo era stata valutata, al momento, in 22 Il-28, 39 MiG-21, 66 MiG-17 e 19, 24 postazioni SAM, 3 postazioni missilistiche costiere con armi antinave, 12 motocannoniere ‘Komar’. Quello che gli americani non sapevano era che i sovietici avessero anche 6 missili FROG, ciascuno dei quali avrebbe benissimo potuto vaporizzare una testa di sbarco americana, se si fosse ricorso allo sbarco diretto. Il capo del TAC (Tactical Air Command), il gen. Sweeny, il 21 ottobre assicurò al presidente la distruzione del 90% dei missili sovietici e ricevette l’ordine di prepararsi a partire dal giorno successivo.

Il 22 ottobre non successe nulla in termini militari, ma Kennedy parlò a reti unificate (sia radio che tv) per spiegare la minaccia a cui stava andando incontro il Paese e minacciando l’URSS di una rappresaglia in caso vi fosse stato un lancio di missili contro il proprio territorio. Un discorso breve, di 17 minuti in tutto. Per vie diplomatiche De Gaulle e McMillan (il premier britannico) assicurarono solidarietà all’azione di Kennedy. Si salì da DEFCON 4 a DEFCON 3, i bombardieri B-52 in volo erano un ottavo del totale, armati di armi termonucleari; 183 B-47 erano dispersi in 33 aeroporti e pronti all’uso di armi atomiche, già a bordo. 161 caccia dell’ADC (Air Defense Command) erano stati messi in allerta e dotati di armi nucleari aria-aria (erano razzi non guidati o missili Falcon), una follia da usare sopra il territorio nazionale, contro aerei sicuramente in volo a bassissime quote, ma all’epoca si era arrivato anche a questo punto. Per giunta, entro le 10 del 24 ottobre sarebbe scattata una quarantena attorno a Cuba, il che significava fermare le navi sovietiche dirette a Cuba. I Sovietici a quel punto si irrigidirono in una posizione che poteva comportare anche lo scontro termonucleare, con conseguenze apocalittiche. Scontro che con ogni probabilità avrebbe lasciato vincitori gli Stati Uniti, ma distruggendo sia l’URSS che l’Europa sarebbe stato davvero un magro risultato. Il 23 ottobre l’ambasciatore sovietico all’ONU venne sbugiardato dall’USAF che portò le prove della presenza dei missili SS-4 a Cuba, mentre Castro diede un discorso nelle TV cubane di ‘soli’ 90 minuti in cui ribadì la necessità di non piegarsi alla volontà americana ma negando che vi fossero missili sovietici a Cuba. Iniziarono i voli di RF-8 e RF-101 che compirono 158 missioni fino al 15 novembre successivo. L’amministrazione Kennedy, dopo il fallimento dell’Operazione Zapata (lo sbarco all’Isola dei Porci con gli anti-castristi), non voleva altri fallimenti. Nel frattempo le comunicazioni tra i leader delle superpotenze non erano sufficienti: la ‘Linea Rossa’ arrivò, proprio a scopo di parlarsi presto e rapidamente nella primavera del ’63, proprio a seguito di questa esperienza. I Sovietici stavano assemblando i MiG-21, ma pare più per attacchi negli USA che per la difesa aerea. La minaccia dei MiG era persino sopravvalutata, tanto che Kennedy addirittura ordinò di controllare le navi a 1.400 km di distanza dalle coste cubane per evitare attacchi (malamente eseguibili anche dagli Il-28), riducendo su pressione degli ammiragli americani poi la distanza a ‘soli’ 800 km, distanza ancora reputata eccessiva. Nel frattempo gli americani portavano in azione i missili HAWK e i primi caccia Phantom dell’USN, per la difesa delle navi e delle installazioni terrestri.


Da quel momento iniziarono i guai più gravi. Delle navi sovietiche, almeno 19 in viaggio per Cuba, 16 si fermarono o invertirono la rotta, ma 3 andarono avanti. E se la petroliera Bucharest venne fatta passare, le altre due, tra cui la Gagarin, vennero intercettate da un gruppo di portaerei americane; tra le due unità navigava immerso un sottomarino sovietico, presumibilmente come scorta; alla fine le navi accettarono di fermarsi. Seguirono discussioni e trattative estenuanti con tutti i principali attori della politica internazionale, perché l’obiettivo era quello di scongiurare un attacco che i ‘Falchi’ di Washington e del Pentagono volevano a tutti i costi, anche calcolando il numero di vittime (18.500), anche se si fosse saputo che i sovietici avevano i FROG, la baldanza americana, almeno per un’eventuale invasione terrestre, si sarebbe presto chetata. La situazione si stava invece surriscaldando e c’era il pericolo che i nervi saltassero per qualche malinteso gesto delle opposte parti, del resto all’epoca Krushov e Kennedy si parlavano tramite lettere e questo dà l’idea di come fosse difficile reagire prontamente ad eventuali emergenze. Kennedy era nei guai perché se non avesse fatto nulla sarebbe finito quasi sicuramente sotto impeachment e magari accusato di avere tradito il suo mandato presidenziale (naturalmente i presidenti che all’opposto hanno ‘fatto troppo’ non hanno mai corso questo rischio), LeMay e altri alti ufficiali, con il piglio degno del film Dr Stranamore, discettavano su come distruggere i sovietici e invadere Cuba, cadendo a tratti nel comico. Infatti erano proprio gli americani che per l’ottobre 1962 avevano intenzione, secondo i piani di Moongose, di intervenire a Cuba supportando la resistenza interna per rovesciare il regime. Invece erano arrivati i sovietici a supportare il regime di Castro contro le ingerenze americane. La situazione era oramai così grave che le postazioni contraeree avevano il grilletto facile, mentre i ricognitori avevano ora l’ordine di eseguire missioni ogni due anziché 12 ore. Un aereo-spia U-2 era in missione su Cuba il 27 ottobre, apparentemente non c’erano minacce incombenti e ai comandi v’era il magg. Anderson Jr, veterano di altre missioni su Cuba. Si sapeva già che gli U-2, per quanto volassero alti, non erano invulnerabili alle intercettazioni dei missili SA-2 (vedi il caso Powers del 1960), per cui il rischio potenzialmente, c’era. E così avvenne che un missile (nel film Thirteen Days sono diversi, ma non è chiaro se sia una ricostruzione plausibile o solo più spettacolare) venne tirato contro l’aereo e lo distrusse, uccidendone anche il pilota. Castro aveva ordinato di sparare contro gli aerei americani sul suo territorio (cosa del resto più che legittima, cosa avrebbero fatto gli USA se fossero stati i Cubani a sorvolare le proprie installazioni?), anche se in volo solitario (e quindi, presumibilmente solo ricognitori), mentre prima era stato detto che solo formazioni numerose fossero oggetto di tali misure. La decisione di attaccare l’U-2 venne presa da due generali sovietici, poi rimproverati dal Ministro della Difesa in persona, ma all’epoca sembrava che fosse un deliberato tentativo di provocare un’escalation verso il conflitto, una specie di ‘casus belli’ (che degli aerei spia sorvolassero uno Stato sovrano invece sembrava lasciare indifferenti). Per giunta, un altro U-2, in volo sempre quel giorno, sorvolò ‘per errore’ (così si disse ufficialmente, ma al solito queste spiegazioni non risultavano molto convincenti) il territorio sovietico e dei MiG si levarono in volo per inseguirlo. Dall’Alaska decollarono dei caccia americani dell’ADC per proteggere il ricognitore e questi aerei erano armati di testate nucleari: un conflitto atomico avrebbe potuto nascere persino da qui, dal folle utilizzo di missili per intercettori a carica nucleare (cosa che per fortuna, negli anni successivi decadde e sparì dalla dottrina dell’USAF: si pensi ai soli problemi di sicurezza che persino in tempo di pace poteva dare mandare in volo un caccia monomotore con un arsenale atomico a bordo, magari per schiantarsi in un incidente di volo sopra un quartiere residenziale).

Detto questo, nonostante le pressioni per l’abbattimento dell’U-2 e il danneggiamento di un RF-8 da parte della contraerea leggera, Kennedy non cedette ai generali che volevano una rappresaglia e ordinò al più di colpire le postazioni contraeree se vi fossero state altre azioni ostili. Nel frattempo continuavano le discussioni e le trattative. Il livello di allerta nucleare era salito a DEFCON 2, che non era ancora il massimo (quello era il DEFCON 1), ma questa fu la prima e l’unica volta che durante la Guerra fredda si arrivò a tale livello. E ci si arrivò senza nemmeno avvertire Kennedy, che infatti si infuriò letteralmente quando lo venne a sapere, visto che non era affatto d’accordo con tale misura. Anche se i Sovietici avevano solo una cinquantina di bombardieri a lungo raggio attivi all’epoca, l’ultima cosa che serviva in quel momento era provocare reciprocamente le proprie risorse strategiche e avvicinarsi ad una guerra totale quasi senza accorgersene. Infine arrivò la soluzione: Kennedy e Krushov si accordarono in maniera molto pragmatica. L’Americano chiedeva che i missili SS-4 venissero ritirati, ma il russo voleva che lo stesso avvenisse per i missili Jupiter turchi e italiani. La Turchia, a diretto contatto con l’URSS, non era affatto d’accordo. A dire il vero però, in quel periodo i progressi della tecnica erano tali che questi missili erano già considerati obsoleti e di fatto, all’epoca gli americani erano orientati agli ICBM e agli SLBM. I missili sovietici erano simili agli Jupiter, ma meno precisi e potenti. Nondimeno per i sovietici si trattava di validi armamenti, adatti alle necessità della propria difesa, più arretrata di quella americana. Ritirarli dagli USA, dopo avergli dato scacco con la loro apparizione lungo le loro coste, dopo che i siti erano diventati operativi entro il 28 ottobre, era quindi un passo difficile, mentre i missili americani avrebbero dovuto essere ritirati già la primavera del ’62 e quindi ‘vivevano a prestito’ all’epoca. La soluzione fu quindi questa: i sovietici accettarono la necessità americana di ritirare i missili da Cuba per non sentirsi sotto minaccia ‘a casa loro’, in cambio della promessa americana di non attaccare Cuba; sotto traccia però c’era anche un accordo segreto, tenuto tale per non innervosire gli Alleati della NATO, per togliere di mezzo anche gli Jupiter dall’Europa. La proposta di Kennedy del 27 ottobre venne recepita dal leader sovietico che annunciò il ritiro il 28 ottobre dei missili. Nemmeno questo fermò gente come LeMay che diffidava dal comportamento sovietico e insisteva per bombardare a tutti i costi. Kennedy però non si fece convincere, anche perché a quel punto gli USA sarebbero figurati come aggressori a pieno titolo: non basta schierare armi dalle potenzialità offensive per dare inizio ad una guerra, specie se le si considera sistemi difensivi o di deterrenza (esattamente il ragionamento fatto dagli Americani in Europa con i loro missili balistici e ‘cruise’ quali i Mace e Matador, tutte armi che Mosca vedeva legittimamente come minacce dirette e non semplici strumenti difensivi). Le infrastrutture sovietiche vennero smantellate i giorni successivi e Castro si arrabbiò molto quando i Sovietici riportarono in patria anche i bombardieri Il-28, che lui vedeva giustamente come un valido deterrente per la difesa di Cuba. Le stesse navi che avevano portato ben nascosti i missili, adesso li riportavano in patria esposti sopra i loro ponti. La crisi era finita. Ma in realtà le cose non cambiarono molto. Entro l’estate del ’63 vennero ritirati i missili Jupiter dall’Europa. Gli americani avevano agito secondo gli accordi, ma se l’erano indubbiamente presa molto comoda per smantellare un numero di armi analogo a quello che i sovietici avevano fatto sparire in qualche settimana. Ma c’era una ragione, che gli accordi non contemplavano. Sopra si è parlato di ICBM e SLBM. Bene, nel primo caso i missili Minuteman, i più diffusi e importanti ordigni americani della categoria, erano entrati in servizio proprio in quel periodo. Quanto ai secondi, pur possedendo una gittata simile, i Polaris erano armi mobili, installate su navi della marina. Si era pensato anche a navi di superficie e addirittura in Italia erano state installate delle predisposizioni di progettazione nazionale sull’incrociatore Garibaldi (e pare ve ne fossero anche per le navi missilistiche più recenti, ma mai usate in alcun modo); tuttavia il mezzo migliore per eseguire i pattugliamenti con tali missili erano i sottomarini, specie se nucleari. E in Mediterraneo il primo SSBN entrò in aprile, di fatto rimpiazzando molto efficacemente i vecchi Jupiter. Anche se con armi da oltre 2.700 km v’era tutta la tranquillità di lanciarli verso il territorio nemico, specie da mari sotto il proprio controllo come il Mediterraneo, e una nave di superficie sia meno critica e meno costosa di un battello nucleare, gli SLBM da allora sono stati ospitati dai soli sottomarini, reputati più sicuri contro eventuali difese sovietiche e in particolare contro altri sottomarini. A dire il vero, non si vede perché la Marina americana con concepisse navi lanciamissili balistici, quando per eseguire attacchi nucleari sul territorio sovietico avrebbe dovuto usare degli aerei convenzionali, molto più lenti e vulnerabili, e avvicinarsi molto di più per il loro impiego. Detta così in effetti l’idea di lanciare ordigni balistici da parte della flotta di superficie era tutt’altro che irragionevole, anche perché le navi di superficie, in era pre-GPS, avevano più capacità di conoscere la propria posizione con precisione e questo era fondamentale per il sistema inerziale di guida dei missili. Ma sta di fatto che tale soluzione non venne praticata. Così come che i numerosi SSBN costituirono una molto più discreta e letale copertura dell’Europa senza dover ricorrere all’uso degli ICBM da parte del territorio americano. Presto anche i sovietici ottennero analoghi missili e sottomarini (nel loro caso una necessità visto il dominio degli oceani avversario) e così la minaccia nucleare incrociata, con armi a media gittata, riprese come e più di prima, mentre gli ICBM aumentavano (a scapito dei più costosi e vulnerabili bombardieri).


Kennedy riuscì a risolvere la crisi in maniera brillante, ma gli strascichi non mancarono e si è detto che forse saranno la causa del suo assassinio un anno dopo. In ogni caso, qualunque altra soluzione a quel punto era impraticabile o peggiore: liberarsi di una minaccia mortale sotto casa in cambio di qualche missile obsoleto e della promessa di non attaccare (ancora) Cuba (che però è rimasta sotto embargo fino ad oggi, oramai un contesto del tutto antistorico) fu tutto sommato un ottimo prezzo. Ci si potrebbe chiedere anche qui, cosa sarebbe successo se i Sovietici avessero obbedito alla richiesta di Krushov. Il leader sovietico voleva infatti che i missili approntati fossero eretti, pronti al lancio, solo di notte (quando all’epoca sarebbe stato difficile localizzarli con le attrezzature da ricognizione disponibili) e non anche di giorno. Fu a quanto pare proprio aver trasgredito a questa richiesta che provocò la prematura scoperta del loro piano (sempre che le ricostruzioni storiche siano del tutto veritiere); se ciò non fosse accaduto e le batterie di lancio fossero state scoperte solo all’ultimo, magari già pronte, a quel punto per gli USA sarebbe stato uno scacco matto. Ma nemmeno così avrebbe dovuto significare alcunché: Mosca era già il bersaglio designato di qualche centinaio di bombardieri americani, dei primi missili ICBM, dei missili Thor (che erano in Gran Bretagna, anch’essi presto ritirati) e degli Jupiter, e non per questo la cosa era giudicata inaccettabile. Forse all’epoca il concetto stesso chiamato MAD, Mutued Assured Destruction, distruzione mutua assicurata, era difficile da accettare in un’ottica per la quale, come in qualunque guerra, si pensava che vi fosse un vincitore e un vinto. In seguito diverrà più normale e facile da capire e soprattutto, da accettare. Così come la Linea Rossa tra lo Studio Ovale e il Cremlino assicurerà una ben più agevole comunicazione tra i leader delle Superpotenze. Anch’essa frutto di questo irripetibile e irripetuto psicodramma durato 13 interminabili giorni di quell’oramai lontano ottobre del ’62.

1985[2][modifica]

All'epoca c'erano ben 25.000 soldati nella sola Angola, che formava un'intera armata, impegnata contro i guerriglieri dell'UNITA e i supporter sudafricani, mentre in Etiopia c'erano 5.000 soldati, più altri presenti in altre parti del mondo. Sul territorio cubano era suddiviso su tre settori, ciascuno con un'armata, e ciascuna armata era suddivisa su vari corpi d'armata. Questi avevano 3 divisioni di fanteria; c'era anche una divisione corazzata e una di fanteria meccanizzata. Le armate erano suddivise, quella orientale aveva due c.d'A, quella centrale e quella occidentale una sola. L'Isola dei Pini era un terzo settore, un corpo d'armata su di una divisione.

Le divisioni di fanteria erano 13, ma solo 5 a pieni organici, assieme ad una delle tre corazzate. Ad esse si aggiungevano otto reggimenti e otto battaglioni autonomi di difesa 'statica'. Infine, il comando de l'Avana aveva, come unità centrale, con una brigata aviotrasportata con due battaglioni paracadutisti; infine c'erano 3 brigate e una divisione d'artigliera, più vari gruppi di missili superficie-superficie.

In tutto, le unità dell'Esercito erano stimate in:

  • 35 reggimenti di fanteria e 24 di riserva
  • 8 battaglioni di fanteria autonomi
  • 2 battaglioni paracadustisti e uno di riserva
  • 12 reggimenti carri e cavalleria meccanizzata
  • 10 battaglioni autonomi blindati per ricognizione
  • 5 battaglioni motorizzati da ricognizione, e 6 di riserva
  • 18 reggimenti di artiglieria, e 9 di riserva
  • 4 reggimenti di difesa c.a. e 19 di riserva
  • 10 battaglioni genio

I materiali erano abbastanza moderni, e certamente l'esercito cubano era il più potente ed esperto dell'America latina.

L'esercito aveva 130.000 uomini, 135.000 di riserve addestrate che prestava servizio fino a 45 giorni consecutivi l'anno; la polizia aveva 15.000 uomini per il servizio di sicurezza, 100.000 'giovani del lavoro', 100.000 della 'forza di difesa civile', 1.200.000 della difesa territoriale.

  • Carri: IS-3, T-34, T-54, T-55, T-62, T-72, PT-76
  • Blindati: BRDM-1, BRDM-2, BMP-1, BTR-40, BTR-152, BTR-60
  • Artiglieria: M116 da 76 mm someggiabili, M1942 da 76 mm, D-44 da 85 mm,SD-44 da 85 mm, D-74 da 122 mm, M1931/37 da 122 mm, M1938 da 122 mm, M46 da 130 mm, M1937 da 152 mm, D-20 da 152 mm, D-1 da 152 mm, S-23 da 180 mm, mortai M43 da 160 mm; SU-100 da 100 mm, BM-21 da 122 mm, BM-14 da 140 mm, BM-24 da 240 mm, FROG-4 e FROG-7
  • Armi controcarri: RPG-2, RPG-7, SPG-9 da 73 mm, B-10 da 82 mm, B-11 da 107 mm, missili AT-1 e AT-3; cannoni M43 da 57 mm, D-48 da 85 mm, T-12 da 100 mm
  • Armi contraerei: M53 quadrinate da 12,7 mm, ZPU-1, 2 e 4 da 14,5 mm, ZU-23 da 23 mm, M53 da 30 mm, M1939 da 37 mm, S-60 da 57 mm, KS-12 da 85 mm, KS-19 da 100 mm, ZSU-23-4, armi binate da 14,5 e 30 mm su scafo BTR-152 e BTR-60 rispettivamente; ZSU-57-2, SA-6, SA-7, SA-9
  • Armi fanteria: mitra CZ23 e CZ25 da 9 mm, Vz 52, AK-47, AKM, PK, RPK, RP-46, DPM da 7,62 mm, DShK da 12,7 mm, mortai M41 da 82 mm, M43 da 82 mm, M38 da 120 mm


L'aeronautica, Defensa Antiaerea y Fuerza Aerea Revolucionaria o DAAFAR, di 18.000 uomini, ordinata sul territorio come l'esercito. Si valutava in 18 gruppi e oltre 200 aerei la sua forza operativa, oltre ad una valida rete radar. C'erano 2 gruppi con miG-21F, 2 con il MiG-21 'Fishbed F', 2 con i 'Fishbed-J', 8 con gli N e L, uno con i MiG-23 Flogger E. Poi le forze d'attacco c'erano un gruppo con i MiG-17 e 3 con i MiG-23BN, anche se in verità c'erano anche i Su-22, ma questa valutazione non ne aveva menzione.

Un gruppo elicotteri con 18 Mi-24 D, uno con 20 Mi-8MTB, sei gruppi trasporti con 14 Mi-4, 16 Mi-17, 20 Mi-8, 6 Mi-2, 15 Mi-1, e un gruppo con 14 Mi-14.

La difesa aerea era basata su 24 siti con SA-2 e 12 con gli SA-3, forse anche gli SA-5. Trasporti erano basati su 4 gruppi con 30 An-2, 16 Il-14, 20 An-24, 22 An-26, 4 Yak-40, e per i trasporti strategici c'erano 10 Il-62, 5 Tu-154, 2 Il-76MO della compagnia aerea di trasporto.

L'addestramento era infine basata su 30 Zlin 326, 20 MiG-15UTI, 10 MiG-21U, 2 MiG-23U, 15 L-39, 5 An-2, 6 Il-14.

Uno degli aliscafi 'Turya', attualmente non più operativi per l'onerosità del loro mantenimento

La Marina ha avuto meno attenzione pur essendo ben piazzata per attaccare le linee di comunicazione americane. In verità è stata usata soprattutto per la difesa delle coste. Nel '79 sono arrivati i 'Foxtrot', 3 in tutto, che si sono affiancati ad un vecchio 'Whiskey', mentre altri tre sottomarini erano in ordinazione. Le tre flottiglie in cui era suddivisa la flotta erano sempre rapportate alla divisione già vista per l'esercito e l'aviazione. In tutto c'erano 8 'Osa I', 13 'Osa II', 5 'Komar', 9 aliscafi 'Turya' siluranti, 8 siluranti P6 e 5 P4; infine c'erano le 27 navi pattuglia 'Zhuk', sei SO-1, 3 cacciamine 'Sonja' e 12 unità litoranee 'Yevgenya'; 2 navi da trasporto e sbarco 'Polnocny-B', sei mezzi da sbarco T4, e 550 soldati dei 'marines'.

La difesa costiera era affidata a cannoni M1931 e M1937 da 122 mm, M46 da 130 mm, M1937 da 152 mm, circa 50 missili antinave SSC-2B da difesa costiera, 15 navi e motolance, 15 navi appoggio incluse una nave scuola.

FAR, al 1996[3][modifica]

La situazione attuale di Cuba, in termini militari, è molto decaduta dai tempi dei Blocchi, d'altro canto praticamente sono 20 anni che i Cubani non rinnovano lo strumento militare e poco alla volta ha finito per dismetterlo in larga misura. La riduzione delle spese militari è stata drammatica dopo il 1990, del resto non c'erano più gli aiuti sovietici e non c'era più l'Armata africana da supportare. Nel periodo 1992-93 Cuba ha registrato l'apice dell'impoverimento, prima di ri-orientarsi almeno nel settore turistico e di reagire nell'insieme con le risorse e i limiti del caso. La Fuerca Aerea Revolucionaria o FAR faceva parte delle DAFAAR, che comprendeva anche le truppe mobili contraerei, l'artiglieria antiaerea e le Truppe radiotecniche, ovvero il settore radar di scoperta. La FAR era solo una delle 4 componenti delle forze militari del settore aereo. Era suddivisa in brigate, reggimenti, gruppi e squadriglie e aveva caccia MiG-21, 23, 29, addestratori L-39, trasporti An-2, 24, 26, 32, Il-76, elicotteri Mi-8, 14, 17, 24 e 35. Ma nel quinquennio 1990-95 il budget si è ridotto del 50% rispetto al quinquennio precedente e si è dovuto far di necessità virtù. La convinzione, solo sminuita dall'amministrazione del democratico Clinton, era di avere la guerra alle porte, visto che gli USA ora non erano più controbilanciati da nessuno né avevano tolto l'embargo a Cuba, benché esso fosse chiaramente anacronistico. Nonostante l'aggiornamento con sistemi di lancio falsi bersagli e RWR per tutti i caccia di prima linea, non ci sarebbe stato paragone (la sorte dell'Irak era nota) con il potere aereo americano. Molti aerei, ora in sovrannumero, vennero messi in riserva, inclusi gli addestratori. Le revisioni dei motori sono state fatte a Cuba piuttosto che in Russia, per risparmiare. I piloti rimasti attivi volavano 80 ore l'anno eppure erano usati sia in azioni d'attacco che di difesa che di ricognizione; nel 1999 si prevedeva che, grazie all'eccesso di piloti disponibili, i nuovi corsi non sarebbero iniziati prima del 2005 per avere altri piloti pronti; quelli rimasti in attività erano soprattutto i più esperti. Le sortite non superavano i 30 minuti ma le attività di volo erano solo di tipo operativo, le altre (procedure ecc) erano fatte al simulatore di volo, più economico. Le attività di volo non erano svolte tutti i giorni, ma a date alterne, così da alternare la manutenzione all'attività di volo. C'era spazio anche per l'operatività notturna, infatti esistevano sia il livello (addestrativo) di 'prontezza' per le missioni diurne che per le missioni notturne. Il tempo di reazione in caso di allarme (che dava poco margine, data la vicinanza degli USA) era di 9 minuti per il decollo notturno, 7 per quello diurno, 4 se il pilota era già a bordo, nei turni di servizio su allarme. Era necessario, perché in aria mantenere le CAP sarebbe stato troppo oneroso, ma gli USA erano distanti circa 100 km e un jet a reazione fa tra i 15 e i 30 km al minuti, dunque persino con il pilota a bordo era difficile fare quota in tempo. Gli spazi aerei erano se non altro protetti anche da una forte rete di radar di scoperta, anche per le basse quote, e i missili SAM qui erano senz'altro apprezzati, perché ovviamente questi hanno tempi di reazione inferiori a quelli di un caccia pilotato, se c'è da difendere una base bastano a seconda dei casi 30-60 secondi di preallarme e poi i SAM sono capaci in qualche secondo di accelerare ad oltre mach 2. Tra le basi aeree pronte alla fine del millennio scorso c'era quella sede dell'Unitad Aerea de Caza de la Guardia Playa Giron, che aveva ben 3 gruppi ciascuno su 12 aerei; uno con i MiG-21, uno con i MiG-23 e uno con i MiG-29. I piloti avevano un'età media di 32 anni e data la situazione, dovevano ricoprire i loro ruoli per molti anni, tanto che il vice-comandante era al suo posto da 7 anni come comandante di Gruppo, una cosa nemmeno immaginabile, per esempio, in Italia, dove è difficile arrivare anche solo alla metà di questo tempo. In caso di minaccia i MiG erano anche dispersi in varie cellule e decentrati sul territorio nazionale; ogni anno si teneva una valutazione operativa e gli aerei dispersi su strade chiuse al traffico momentaneamente. Sulla base c'erano anche due squadroni, uno di elicotteri ASW e uno per appoggio tattico, sempre su elicotteri. Il tutto serviva anche per la protezione civile in caso di uragani, fin troppo frequenti sull'isola. Ma anche all'estero gli elicotteri della FAR erano operativi: per esempio in un altro degli ennesimi terremoti peruviani. Quanto ai trasporti, essi erano su due reggimenti e comprendevano tutti i tipi di cui sopra. La ricerca dell'economia era tale che le basi erano spinte all'auto-sufficienza, in base ad un programma quinquennale dello S.M. Avieri spinti ad usare biciclette per trainare attrezzature, o anche l'uso dei muli, erano pratiche comuni, così come -nonostante la mancanza di iniziativa economica imputata al regime castrista- c'erano campi attorno alla base coltivati dagli stessi militari, per esempio tabacco. Tant'é che la base in parola dichiarava d'essere autosufficiente -in termini economici- per l'80%, ovvero pesava complessivamente sul bilancio statale solo per un quinto del suo costo. Quanto alle sostituzioni, i MiG erano ancora considerati validi, inclusi i MiG-21, la cui sostituzione sarebbe stata un 'non-senso' dato che erano macchine affidabili e ben conosciute da piloti e tecnici e che Cuba, come seconda forza aerea dei Caraibi, non aveva da temere nulla dalla n.3 né poteva sperare nulla dalla n.1 (gli USA).

Situazione attuale[4][modifica]

L'età idonea per il servizio militare è di 17 anni, la fascia d'età di 15-49 ha 3.094.000 uomini e 3.024.000 donne, di cui rispettivamente 2,543 e 2,481 milioni idonei per il servizio militare; anche qui il predominio numerico degli uomini è evidente, con il risultato che ogni anno divengono idonei per il servizio militare 80.000 ragazzi e 76.000 ragazze (circa). Il personale attivo, secondo le stime del 2002 era di 46.000, mentre le riserve ammontavano a 39.000. Le spese sono al 2006 di 2,3 mld di dollari o il 3,8% del PIL.

Ora che manca il sostegno estero, le FAR Cubane sono in pesante dismissione. Consistono in forze navali, aeree, difesa aerea, esercito, paramilitari come le milizie territoriali e l'Esercito dei giovani lavoratori, che sono associati alle FAR (Fuerzas Armadas Revolucionarias). Nel 1994 le F.A. Cubane erano ancora stimate della forza di ben 235.000 soldati complessivi.

Agli inizi degli anni novanta ci sono state ingenti diminuzioni dell'organico dell'esercito, dovuta alla mancanza di fondi e avvenuti contemporaneamente alla chiusura di grandi impianti industriali,sempre per mancanza di fondi . Attualmente vi sono attorno a 49.000 militari e nel 1998 c'erano report americani che parlavano di una forte caduta di morale nelle truppe territoriali e nell'Esercito dei giovani lavoratori, così come nella Milizia navale. Nondimeno sono ancora in grado di opporre una resistenza di rilievo ad un'invasione nemica; oramai Cuba era solo ridotta come potenza militare. La sua sola possibilità era la difesa da invasioni esterne, mentre la fine delle missioni oltremare aveva significato anche la fine di una forma d'occupazione per tantissimi giovani che non avrebbero avuto sbocco in patria, ma senza più i finanziamenti sovietici,ma soprattutto con l'entrata nel cosi detto periodo speciale(ovvero di crisi economica) non sarebbe stato possibile continuare con questo modo di fare, a parte gli sviluppi anche in Africa, dove le grandi operazioni militari erano diventate difficili da sostenere, in situazioni sempre più degradate, come in Etiopia.

Nel 1985 Cuba aveva, secondo il Jane's, 3 comandi: orientale, occidentale, e centrale, cosa non sorprendente vista la sua geografia, e 130.000 effettivi; una divisione corazzata, una meccanizzata e tre di fanteria erano presenti in ogni comando (con un corpo d'armata), eccetto che in quello Orientale, dove in tutto v'erano 6 divisioni su 2 c.d.a.

Nel 1998 l'intelligence USA aveva notato che corazzati e artiglieria avevano una bassa operatività a causa della riduzione di addestramento dovuta alla mancanza di fondi, e che rendeva pressoché impossibile operare in maniera più massiccia che con forze al livello di battaglione. Molti equipaggiamenti non erano disponibili o immagazzinati. Le SF cubane, tra cui un btg di truppe aeroportate, erano ancora in addestramento, ma con una minore intensità di un tempo. Eppure, anche così Cuba era considerata 'resistente' ad ogni potenza regionale (nei Caraibi questo non stupisce più di tanto). Sempre che si chiarisca se gli USA erano parte delle 'potenze regionali'.

Quanto alle F.A. moderne, esse hanno ancora il QG, 3 comandi regionali con tre C.d.A. o Armate (però con taglia di Corpo d'Armata) annesse a ciascuno di questi.

Esercito:

  • fino a 5 brigate corazzate
  • 9 brigate meccanizzate (3 reggimenti di fanteria meccanizzata, un rgt corazzato, uno artiglieria e uno difesa aerea)
  • Una brigata avioportata su due btg
  • 14 brigate di riserva
  • La Brigata di frontiera di Guantanamo, che circondava la famosa base americana di Guantanamo Bay
  • un rgt artiglieria difesa aerea
  • 1 brigata missili superficie-superficie.


Equipaggiamenti

Fanteria: mitr Mac-10, fucili d'assalto AK-47, AK-74, AK-74U, mitragliatrici RPK, PKM; lanciarazzi RPG-7.

Corazzati: 50 carri leggeri PT-76, 300 carri medi T-34/85, 1.550 MBT di cui 1.100 T-54/55, 400 T-62; 100 blindati da ricognizione BRDM-1 e BRDM-2; 400 IFV BMP-1; 700 APC tra BTR-40, 50, 60, 152.

Artiglierie: 500 trainate tra ZIS-3 da 76,2 mm, D-30 da 122 mm, M-46 da 130 mm; 40 semoventi 2S1 e 2S3; 175 MLR tra BM-14, BM-21; missili P-15 Termit (SS-N-2 da difesa costiera)

Mortai: 1.000 M-41/43, M-38/43

Armi c.c.: AT-1, AT-3, RPG, cannoni D-44 e T-12, cacciacarri SU-100

Armi c.a.: 400 tra ZU-23, ZU-23-4, ZSU-57-2, BTR-60P

SSM: 65 lanciatori per FROG-7; missili Hwasong-5 e 6 (fino a 550 km) non confermati.

SAM: SA-6, 7, 8, 9, 13, 14, 16.

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Quanto alla DAAFAR (aviazione e difesa aerea), essa ha subito a sua volta una pesante contrazione, ma ha ancora 230 aerei ad ala fissa, senza tuttavia sapere precisamente le loro condizioni. Questi aerei dovrebbero essere in servizio in un numero variabile tra 25 e 130, a seconda della valutazione. Forse 230 è il numero totale, 130 è quello degli aerei in carico ai reparti e 25 quelli dei velivoli pienamente efficienti. Vi sono 13 basi aeree nell'isola di Cuba, ma nel 1998 la DIA stimava che vi fossero solo 24 aerei operativi tra i MiG, e un basso livello operativo anche per i piloti, con un numero di sortite sempre minore e una maggiore dipendenza dai SAM per la difesa da eventuali attacchi aerei. Nel 2007 la forza aerea, nel suo insieme, aveva 8.000 effettivi con 31 aerei da combattimento efficienti e ben 179 immagazzinati come riserva. Questi pochissimi aerei avevano una composizione molto interessante da analizzare. Infatti si tratta di appena 3 MiG-29, sofisticati ma evidentemente troppo complessi da mantenere in servizio e troppo costosi. I MiG-21 erano del resto vecchi e ne restavano solo in servizio attivo. Il grosso era costituito da ben 24 MiG-23, che pure sono aerei né moderni quanto i MiG-29 né semplici quanto i MiG-21. Nonostante i 'Flogger' abbiano una notevole e onerosa esigenza di manutenzione, i cubani sono stati tra i loro clienti più affezionati e forse sono gli unici che abbiano ancora in questo potente ma non straordinariamente riuscito caccia multiruolo la loro maggiore risorsa. Chiaramente, con gli USA equipaggiati con F-15, F-16 e F-18, più i Super Hornet e gli F-22 Raptor, si tratta di una battaglia a senso unico anche senza considerare l'addestramento, le tattiche, le armi e i supporti. Ma Cuba non ha mai avuto, dopo la caduta dell'URSS, la pretesa di combattere a pieno titolo con gli USA. Per il resto vi sono 12 aerei da trasporto operativi e vari addestratori ed elicotteri.

Velivoli:

  • 8 MiG-21: 4 (su 10 ordinati) MiG-21 UM e 4 (60) MF
  • 18 MiG-23: 6 (21) MF, 10 (21) ML, 2 (5) UB, ? BN
  • 3 MiG-29: 2 (14) B e 1 (2) UB
  • 6 Mi-8: 4 (20) T e 2 (20) TVK
  • 8 Mi-17: 8 (16)
  • 4 Mi-24 (8)
  • 4 (20) An-24
  • 3 (17) An-26
  • 3(8) Yak-40
  • 1(1) Il-62
  • 2(2) Il-96
  • 7(30) L-39
  • 20(60) Zlin Z-326


Basi aeree e navali cubane attive:

Cabanas, QG comando Occidentale, base aerea di S.Julian, con il 23° reggimento di MiG-23ML. Ha una pista di 2.041 e una di 2.584 m.

Holguin, QG Comando Orientale: 1724o reggimento intercettori con MiG-23; 3710o Squadrone d'addestramento caccia; 34o Rgt tattico

Havana-Playa Baracoa: 3405imo Reggimento Esecutivo (MiG-21 e 23);

Havana - José Martí: 25imo Reggimento trasporti con Il-76 e An-32; pista di 4001 m

Basi inattive:

Mariel: vecchia base per i Ka-32

Campo Libertad : 26o Reggimento Trasporti con Mi-2 e Mi-8; unità addestrativa con Z-326 e L-39, pista di 6775 ft.

Campo Teniente Brihuega: 22o Reggimento

Nicaro Airfield, pista di circa 1.200 m, abbandonato.

Punta Movida: costruita dai sovietici, non in uso

Cienfuegos: pista di 1.500 m, 15o rgt trasporti e 16o reggimento elicotteri, con Mi-8, 14, 17.

Guines: 24o reggimento tattico con MiG-23

Santiago de Cuba: 35o e 36o Reggimento trasporti (An-2 e An-26 e Mi-8 e 24 rispettivamente). Due piste da 1.296 e 4.000 m.

San Antonio de los Banos: 21o Rgt con MiG-21, 1724o Rgt; 3 piste da 2.400, 2.482 e 3.596 m.

Santa Clara: 14o Reggimento tattico (MiG-23BN), pista di 3017 m

Santa Cruz: 11 Rgt (MiG-21)

Santi Spiritus: 12o Rgt, pista 1.801 m

Camaquey: 31o Rgt (MiG-21), pista di 3.000 m.


Un'immagine del passato: una 'Koni' cubana in azione

Quanto alla Marina, questa ha sofferto forse anche di più della crisi economica. Le sue vecchie ammiraglie classe 'Koni', 3 unità in tutto, sono state tutte radiate: ora sono in fondo al mare, affondate come bersagli oppure per costruire barriere artificiali. I loro missili P-15, però, non sono stati rottamati e sono usati attualmente come batterie costiere. Il fatto che nemmeno queste fregate leggere siano state risparmiate, tanto meno ricambiate, dà l'idea dei problemi della Marina, che ha anche non funzionanti la maggior parte dei battelli pattuglia per problemi di carburante e di parti di rispetto. Dal 1998 non ha nessun sottomarino funzionante, all'epoca c'erano 12 navi pronte all'impiego, per lo più con i missili antinave Styx, e una capacità ASW estremamente debole.

Nel 2007 aveva 3.000 effettivi e una forza di pronto impiego con appena 6 Osa II e una corvetta 'Pauk'. Nulla che abbia un valore pratico per contrastare l'USN e poco anche per gli standard del Centro America. C'era anche un battaglione di marines, piuttosto piccolo, che è chiamato Desembarco de Granma, a suo tempo con la forza di 550 uomini, in aggiunta alla forza dei marinai. L'aviazione ASW è poca e tutta in carico all'Aeronautica, forse attualmente non vi sono più velivoli (come i Mi-14) utili per questo impiego, e i tempi in cui c'erano pattugliatori come i Tu-142 sulle basi operative sono passate.


Forze attive:

  • 1 corvetta 'Pauk II', cannone da 76/59 mm, 4 TLS da 533 mm, 2 lanciarazzi ASW, 495 t a pieno carico. È la nave più recente, in servizio dal 1990
  • 6 motocannoniere 'Osa II', delle 13 a suo tempo trasferite
  • 2 dragamine 'Sonya', su 4 trasferite
  • 3 (su 11 ricevute) dragamine costieri 'Yevgenya'
  • 1 nave raccolta informazioni
  • battaglione anfibio
  • artiglierie costiere M-1931 da 122 mm, M-46 da 130 mm, M-1937 da 152 mm
  • missili SS-C3
  • 2 unità 'Stenka' e 18 'Zhuk' per la guardia di confine

Navi non operative:

  • 1 sottomarino 'Foxtrot' (su 3 ricevuti), non operativo
  • 2 fregate 'Koni' (su tre ricevute), radiate(?)
  • 4'Osa I/II'
  • 1 'Pauk II'
  • 1 LST 'Polnocny'

Note[modifica]

  1. Mini, Maurizio: La Crisi di Cuba, RID Nov 2002
  2. Armi da guerra 116
  3. JP-4 luglio 1996
  4. Da wiki.en