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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia

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Indice del libro

Metà anni '80

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In tutto l'E.I. (Esercito Italiano ) poteva allora contare su un totale di 258.000 uomini, di cui 187.000 di leva con ferma di 12 mesi. Le riserve istruite ammontavano a 545.000 effettivi (ma di fatto, queste riserve avevano pochissimo peso in caso di mobilitazione, data anche la carenza di materiali disponibili ed inoltre in quanto a riserve l'esercito poteva contare solo sulle ultime classi di leva in congedo al contrario della maggior parte dei paesi del patto di Varsavia i cui uomini (il cui servizio di leva era di durata maggiore) una volta in congedo erano sottoposti a dei richiami annuali cosi da essere aggiornati sull'uso di nuove armi ed equipaggiamenti e addestrati con armi e equipaggiamenti già utilizzati durante il servizio di leva).

Non erano solo queste le risorse 'in armi' del territorio. C'erano numerosissime organizzazioni, da quella a tutt'oggi misteriosa chiamata 'Gladio' e facente parte del piano 'Stay Behind', ai servizi segreti, alle forze di polizia, molto consistenti e con unità anche di tipo militare. Quanto a 'Stay Behind', significa 'dietro le linee (nemiche), ma questo è piuttosto difficile da valutare in quanto bisogna vedere cosa significhi 'dietro le linee': resistenza ad un eventuale occupante, o incursioni sul suo territorio? Di fatto dev'essere stato entrambe le cose, come diversi fatti e testimoni affermano, ma di ufficiale c'è solo la lista di poco oltre 600 nomi di 'gladiatori', incongrua anche numericamente data la durata ultraquarantennale dell'organizzazione (ne avrebbero reclutati..15 all'anno?). Tornando alla questione base, l'Esercito, la sua riorganizzazione vide una notevole riduzione degli organici e della potenza complessiva quando nel 1975 venne adottata la brigata al posto del reggimento.

La forza dell'esercito italiano era suddivisibile in 3 elementi: l'esercito di campagna, quello per la difesa del territorio e, per il suo vasto sviluppo, il settore dell'istruzione militare. Questo non prescinde comunque dalla debolezza che ancora verso gli anni '80 l'E.I. aveva, con reparti sotto organico e finanziamenti insufficienti, materiali obsolescenti, anche quando relativamente recenti ma in genere non ammodernati agli ultimi standard. Questo è vero per i carri in dotazione, come il Leopard 1, comprato in grossi quantitativi come mezzo standard delle truppe corazzate, ma di fatto rimasto sempre nella sua prima 'edizione', appena leggermente migliorato rispetto ai primi tipi tedeschi, e anche se così più leggero e scattante, decisamente obsoleto come potenza di fuoco e protezione, basti pensare alla totale assenza di corazze aggiuntive e di stabilizzazione del cannone, per tacere della mancanza di sistemi elettronici di controllo del fuoco, come i telemetri laser e computer balistici. La flotta degli M113 era stata in buona parte aggiornata allo standard VCC-2, ma erano ancora mezzi assai limitati rispetto agli IFV propriamente detti: solo veicoli con una corazzatura aggiuntiva, nemmeno di tipo spaziato, che negava loro tra l'altro le capacità anfibie originarie.

La forza dell'esercito era rappresentata dalle brigate, divisioni e Corpi d'Armata. Questi erano 3: il III, IV e V, che raggruppavano le seguenti unità:

  • 1 divisione corazzata, la ARIETE (due brigate corazzate su M60 e una meccanizzata)
  • 3 divisioni meccanizzate (su due brigate meccanizzate e una corazzata su Leopard 1), FOLGORE (da non confondersi con la brigata para), MANTOVA, CENTAURO
  • 2 brigate meccanizzate autonome
  • 4 brigate motorizzate
  • 5 brigate alpine, 'Orobica' (Q.G. Merano), 'Taurinense' (Torino), 'Tridentina' (Bressanone), 'Cadore' (Belluno), 'Julia' (Udine).
  • 1 brigata paracadutisti
  • 1 brigata missili (1 gruppo su 'Lance', missili nucleari a corto raggio)
  • 1 raggruppamento lagunare su 2 battaglioni (a Venezia).
  • 1 grande unità di artiglieria contraerei, comprendente in particolare i gruppi HAWK
  • Supporti vari di artiglieria, trasmissioni e genio

Aviazione leggera dell'Esercito (ALE):

  • 4 Raggruppamenti (1 sotto l'ispettorato generale dell'ALE, gli altri per il III, IV e V C d'A) che inquadravano
  • 9 Gruppi squadroni (2,2, 3 e 2 per le grandi unità di cui sopra) che inquadravano
  • 26 squadroni (rispettivamente 5, 5, 10 e 6)
  • 6 gruppi squadroni di Grande Unità elementare, di questi uno per le divisioni 'Mantova', 'Folgore', 'Ariete', 'Centauro', per la brigata paracadutisti 'Folgore' e per la brigata missili, per complessivi 8 squadroni
  • 5 gruppi squadroni autonomi (1 dipendente dal comando militare della Regione tosco-emiliana, 1 per la Regione Militare centrale, 1 per la R.M. meridionale, 1 per la R.M. Giulia, 1 per la R.M. della Sardegna) con un totale di 6 squadroni
  • 4 reparti riparazioni
  • 1 centro aviazione leggera dell'Esercito (CALE), a Viterbo, su due reparti (1 per i corsi d'addestramento, 1 per l'efficienza velivoli)

Se l'aviazione leggera era molto sviluppata, come si evince dalla lettura dell'elenco unità (complessivamente non meno di 40 squadroni!), l'Esercito non aveva molte risorse, con un totale di una divisione corazzata e 3 meccanizzate, 6 brigate meccanizzate e motorizzate autonome e per il resto, retaggio della tradizione bellica del 1914-18 se non prima ancora, l'equivalente di quasi due divisioni alpine, nonché la brigata para 'Folgore', pure retaggio di tempi passati (ma non fu mai usata come unità paracadutisti, ma solo come fanteria leggera e poi anche da posizione). La consistenza relativamente ridotta di tutte queste forze, ammontanti a 25 brigate, era dovuta alle ristrutturazioni e al budget limitato.

Inoltre, come materiali, mentre la Marina ha avuto un miglioramento significativo sia in qualità che quantità (all'epoca delle Falklands, per esempio, aveva in tutto 14 navi di superficie di una qualche validità bellica, 3 incrociatori, 4 caccia, 7 fregate tra cui la prima 'Maestrale', mentre in seguito è arrivata a 22 tra cui 14 fregate, 4 caccia e addirittura 4 incrociatori portaelicotteri, anche se solo per qualche anno) durante gli anni '80, risentendo anche dell'effetto di traino dell'economia in rapida (e piuttosto effimera) esplosione, l'Esercito ha vissuto, come materiali, forse i momenti migliori durante negli anni '70, quando i Leopard, M60, M113, VCC, M109 e FH-70 erano ancora nuovi di zecca, ma poi le ambiziosissime programmate acquisizioni di nuovi mezzi sono state frustrate da problemi economici notevoli, per cui, entro la fine della Guerra fredda nessuno dei nuovi materiali, eccetto qualche quantitativo di M109L e di SIDAM, è entrato in servizio: Centauro, Ariete, Dardo e Puma, presentate come prototipi nei tardi anni '80, sono andate in porto solo dopo, e così gli A.129 Mangusta. Nel corso dell'intera Guerra fredda l'E.I. ha avuto, come elicotteri controcarri (se non si vuole così considerare gli AB.205 e qualche altro tipo armati con razzi da 70 mm) giusto due A.109 T sperimentati ma non adottati come macchine controcarri, con 4 TOW l'uno. Una carenza piuttosto grave, anche se onestamente, ben difficilmente dalla 'porta di Gorizia' avrebbe potuto mai entrare un 'maglio corazzato' per invadere il montuoso e difficile territorio italiano, difeso da quasi 2.000 carri e centinaia di migliaia di soldati.

In ogni caso, passando alla disamina dell'Esercito, colpisce il numero di scuole per quello che era, nondimeno, un esercito in grandissima parte di leva. Ecco l'elenco, forse nemmeno completo:

Battaglioni addestramento reclute (BAR), in cui queste venivano addestrate basicamente per un mese prima dell'assegnazione ai reparti e presenti nelle varie Regioni Militari; Scuola Militare 'Nunziatella'; accademia Militare; Scuola di specializzazione d'arma (fanteria e cavalleria, artiglieria, genio, trasmissioni, carabinieri); scuola di guerra; scuola Allievi sottufficiali; scuola militare di educazione fisica; scuola di lingue estere; scuola militare di equitazione; scuola di fanteria; scuola militare alpina; scuola di truppe corazzate, scuola militare di paracadutismo; scuola di artiglieria; scuola di artiglieria contraerei; scuola tecnici elettronici di artiglieria; scuola del genio; scuola delle trasmissioni; scuola specializzati delle trasmissioni; Centro Aviazione Leggera Esercito (CALE); scuola della motorizzazione; scuola trasporti e materiali; scuola di sanità militare; scuola militare di commissariato e amministrazione; scuola del corpo veterinario; scuola allievi sottufficiali infermieri professionali dell'esercito; poi le scuole interarma ma gestite dall'E.I: scuola di aerocooperazione; scuola unica interforze armate per la difesa NBC; scuola delle telecomunicazioni delle F.A.. Alcune di queste scuole dipendono dall'Ispettorato delle scuole, le altre dagli ispettorati delle varie armi e dall'SME (stato maggiore esercito).

Difficile dire come mai vi fossero tante scuole: certo la varietà delle specializzazioni era notevole, tra alpini, bersaglieri, parà, carristi etc. ma indubbiamente, era un complesso fin troppo imponente e macchinoso per produrre un soldato che era per lo più di leva, con ferma solo annuale, e che ben difficilmente poteva diventare un esperto nel settore, fosse stato solo per il tempo disponibile decisamente limitato.

Le Regioni Militari, di cui prima accennato, erano in tutto sei: i comandi erano a Torino, Padova, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Avevano essenzialmente funzioni addestrative e logistiche, oltre che di difesa del territorio, e in tutto erano disponibili solo 4 brigate motorizzate (su 1 reparto comando, 1 cp Genio, 2 o forse 3 battaglioni fanteria, 1 battaglione carri ridotto o forse il battaglione corazzato interarma, gruppo artiglieria campale, e un reparto dell'aviazione leggera).

L'Esercito, come del resto le altre entità statali, era 'cliente stretto' dell'industria bellica italiana, con reciproco sostegno: per esempio, l'obice OTO-Melara Mod. 56 era stato progettato proprio dall'esercito, e il fucile BM59 venne prodotto estrapolandolo dal Garand, su specifiche dell'Esercito.

Quanto al resto dell'arsenale, indubbiamente interessante e imponente, ancorché obsoleto, v'era un po' di tutto:

  • Armi portatili: ancora moltissimi M1 Garand, 100.000 circa BM59 FAL, pistole Beretta Mod.34 e i primi lotti del Mod.92; mitragliatrici MG42/59, M2 HB; cannoni SR da 57 e 75 mm (praticamente pezzi da museo, al pari dei 'Super Bazooka' da 89 mm, tutte armi rimaste, già dopo gli anni '60, prevalentemente nei depositi con gli stock di munizioni probabilmente esauriti o inutilizzabili di lì a poco).
  • Armi controcarri: anche qui non è che vi fossero molte risorse moderne; nonostante l'ordinativo per 870 potenti missili TOW e nonostante i lanciatori di missili MILAN fossero già in distribuzione, molti erano ancora i missili SS.11 e Cobra, oltre ai cannoni SR M40 da 106 mm, che restavano in servizio.
  • Armi C.A: mitragliere quadruple da 12,7 mm 'Maxon mount', oltre 250 cannoni Bofors L70, ben 22 batterie di missili HAWK con 132 lanciatori tripli.
  • Mezzi corazzati: erano ancora in distribuzione alcune centinaia (pare 550) di vecchi carri M47; in produzione l'ultimo lotto di 120 Leopard 1 (su 920 ordinati) entro il 1983; 300 M60 di cui 200 prodotti su licenza; ben 4.200 mezzi corazzati leggeri, praticamente tutti cingolati, di cui alcuni AMX-VCI francesi,che nondimeno fornirono cattiva prova meccanica, e soprattutto M113, con tanto dei derivati tra cui circa 560 VCC-1.
  • Artiglieria: a parte quella contraerei e le unità controcarri di cui sopra, erano censiti 1.116 pezzi d'artiglieria di cui: 320 obici Mod.56 da 105 mm, che riflettevano il peso che le 5 brigate alpine avevano (oltre alla 'Folgore'); 36 obici da 203 mm M110 e altri trainati tipo M116, 36 cannoni semoventi M107 da 175 mm, 724 armi da 155 mm ( ma forse includendo anche gli obici da 203 mm visto che la somma è 1116 ma che quasi sicuramente v'erano più di 36 obici ,tra trainati e semoventi, da 203 mm) di cui 150 (su 164 ordinati) erano i nuovi FH-70 da 155/39 mm, trainati, e 220 gli M109 semoventi. Per il resto v'erano gli M114 da 14,5 km di gittata, gli M59 da 23 km, i semoventi M44 da 14,5 km per un totale che ancora attorno al 1990 era valutato in non meno di 220, ma che all'epoca era forse maggiore. In ogni caso era previsto il completamento delle forniture degli FH-70, l'avvio del programma MLRS, la fornitura degli obici da 155/39 mm SP-70 dal 1988.
  • Elicotteri ed aerei:Attorno al 1984 si valutava che la forza di elicotteri era, per l'E.I, di circa 100 AB.204 e 205, 18 AB.212 recentemente consegnati, circa 100 AB.206, 24 CH-47C. Inoltre v'erano 5 A.109. 10 squadriglie da osservazione aerea avevano 10 squadriglie con circa 80 apparecchi, dei quali i principali (se non unici)apparecchi erano gli SM.1019.

I Comandi di C.d'Armata erano a Milano, Bolzano e Vittorio Veneto, mentre l'unica brigata meccanizzata non presente a Nord, la 'Granatieri di Sardegna' era dislocata nel centro Italia, specie in Lazio. Le brigate alpine avevano di recente acquisito la capacità anche di operare come fanteria leggera in ambienti di pianura, e un battagline alpini faceva parte della forza mobile del Comando Alleato in Europa. I Gruppi HAWK erano per lo più in Veneto, dove la loro capacità d'ingaggio si sommava ai caccia e ai missili NIKE dell'AMI. La brigata missili era a Portoguaro, la Folgore era a Livorno.

Le spese d'esercizio dell'Esercito, dati i costi vivi del mantenimento di una struttura ancora considerevole, specie nelle retrovie, erano tali che permettevano di devolvere non più del 15% del bilancio per investimento.

Gli impegni militari erano solo di 'guerra fredda', ma alcune unità dell'E.I. avevano preso parte a missioni ONU, delle quali risultava particolarmente rilevante quella in Libano, durata fino al 1984, con una forza di diverse migliaia di soldati, appoggiati dalla Marina con le sue navi. Fortunatamente non subirono gli attentati che decimarono i Marines (300 vittime) e anche i Francesi (50), anche se un soldato fu ferito a morte. Gli Italiani non erano parte in causa nelle fazioni in lotta e si mantennero super partes, non attirando l'attacco delle fazioni (come invece è successo a Nassirya nel 2003), e gli M113 colorati in bianco con la sigla UN divennero un elemento di pacificazione per le strade di Beirut, specie dopo lo scempio dei massacri di Sabra e Shatyla del settembre '82.

Quanto al resto della forza militare di terra e non solo, non mancavano i Carabinieri che erano un corpo militare incaricato della pubblica sicurezza, dipendente all'epoca dall'Esercito (anche se di fatto s'occupavano di sicurezza civile). Erano già allora ben 90.000 e la loro forza non ha fatto che aumentare, mentre l'Esercito è calato. Attualmente, per esempio, sono addirittura altrettanto numerosi dell'E.I. I Carabinieri erano suddivisi in 3 divisioni, con i comandi a Milano, Roma e Napoli, che inquadravano 9 brigate le quali erano composte da 24 legioni. Anche loro avevano abbastanza ampiamente uso del personale di leva. La possibilità d'impiego bellico era data da 11 o 13 battaglioni mobili (tra cui forse era incluso anche il battaglione paracadutisti 'Tuscania'), riuniti per motivi d'addestramento in reggimenti, e questi erano capaci di fare davvero la guerra, anche se come esercito territoriale: avevano persino carri M47 dismessi dall'esercito; di fatto, in Italia i non moltissimi carri disponibili erano ripartiti in ben 3 Armi: Fanteria carrista (di gran lunga la più consistente), Cavalleria, e Carabinieri (di gran lunga minoritaria). V'erano anche autoblindo (probabilmente le Fiat 6616, solo una cinquantina prodotte, sono state impiegate quasi esclusivamente dai Carabinieri), e mezzi da trasporto truppe (forse anche i Fiat 6614 corazzati, 4x4, parenti delle blindo e con ben 10 feritoie e iposcopi di tiro sui fianchi e sul retro, oltre ad una torretta con due mitragliatrici e 8 lanciafumogeni). L'Arma dei carabinieri aveva e ha anche un consistente numero di elicotteri e mezzi navali leggeri.

La Polizia di Stato aveva altri 68.000 uomini e autoblindo, elicotteri e mezzi da trasporto truppe, ma dipendeva dal Ministero dell'Interno. La Guardia di Finanza aveva altri 50.000 effettivi, ed era comandata da un generale dell'esercito ma dipendente dal Ministero delle Finanze. Anch'essa aveva capacità militari limitate, con mezzi navali ed elicotteri, ma poco o niente in corazzati (tanto meno carri).

Tutto questo certo spiegava un'altra particolarità della realtà italiana: l'assurdo proliferare di costose forze di polizia e para-militari, e quel che è peggio, di dimensioni tali da competere l'una contro l'altra in gigantismo. Forse non c'è altra nazione al mondo che ha ben 3 corpi di polizia tutti incaricati di svolgere compiti molto simili, e tutti di dimensioni molto grandi e ben diffusi sul territorio, con tanto di uffici, ufficiali, elicotteri, aerei, carri armati, mezzi da pattugliamento navale. E in seguito le cose si sarebbero solo complicate. A queste forze (e alle guardie carcerarie, ai Vigili del Fuoco, alla polizia municipale e provinciale) si sarebbero aggiunte anche le Capitanerie di Porto, impegnate per anni in una lotta per la supremazia sui mari (costieri) con la Finanza. Alla fine degli anni '90 gli stessi compiti, tipo lotta anticontrabbando o anticlandestini, erano svolti, magari nello stesso tratto di mare, dalla Finanza, dalle Capitanerie e persino dalla Marina Militare con i suoi pattugliatori, alla ricerca di una nuova ragion d'essere dopo la fine della Guerra fredda, il tutto con uno spreco di denaro pubblico notevolissimo. Le possibilità erano di accentrare almeno sotto un unico comando le forze aeree e navali dei vari servizi di polizia, ma non è stato fatto e tanto meno lo è stato la riduzione delle forze di polizia principali da tre a due, fondendo tra di loro Polizia e Guardia di Finanza, già molto affini in vari aspetti. Piuttosto, i Carabinieri hanno ottenuto la 'secessione' dall'Esercito. I carabinieri, la quarta forza armata, avevano dismesso i carri armati ma nondimeno, ancora nel 1999 costavano 7.000 miliardi al dicastero della difesa, sui 31.000 disponibili complessivamente. In seguito avrebbero toccato quota 5,2 miliardi di euro (oltre 10.000 mld di lire!) nel 2007, di cui 4,9 per le spese del personale, 300 milioni per esercizio e addestramento, 6,6 per ammodernameno e un rotondo zero per la ricerca e sviluppo. D'altro canto, se il personale nel 2007 ha toccato quota 114.000 unità, è chiaro che, con l'uso esclusivo di professionisti, questo diventa un vero e proprio secondo esercito, che addirittura supera l'Esercito vero e proprio per numero di persone attualmente in servizio, però una volta che le spese correnti vengono pagate, il resto del denaro è appena sufficiente per sopravvivere, proprio per il gigantismo raggiunto da questa 'forza armata'.

Attorno alla metà del decennio la MM, come spiegato sopra, era particolarmente ‘in palla’ per le esigenze delle Guerra fredda, e forse anche per aiutare l’indipendenza del Paese, vedi il caso Sigonella- Achille Lauro, dove vi fu un forte confronto politico tra Italia e USA, vinto sostanzialmente da Craxi.

Ecco la lista delle navi in linea attorno a quegli anni:

  • 10 sottomarini: 2 classe 'Livio Piomarta' ( S515 Livio Piomarta, S516 Romeo Romei ex 'Tang' americani), 4 'Toti' (S505 Attiolio Bagnolini ,S506 Enrico Toti, S507 Enrico Dandolo, S508 Lazzaro Mocenigo ), 4 'Sauro' (S518 Nazario Sauro, S519 Feccia di Cossato, S520 Leonardo da Vinci, S521 Guglielmo Marconi).
  • 4 incrociatori: 1 'Garibaldi' (C551), 1 'Vittorio Veneto' (C550), 2 'Doria' (C553 Andrea Doria e C554 Caio Duilio, usata anche come nave scuola)
  • 4 cacciatorpediniere: 2 'Impavido' ( D570 Impavidoe D571 Intrepido ), 2 'Audace' (D550 Audace e D551 Ardito)
  • 14 fregate: 2 'Alpino' (F580 Alpino e F581 Carabiniere), 4 'Lupo' (F564 Lupo, F565 Sagittario, F566 Perseo, F567 Orsa), 8 'Maestrale' (F570 Maestrale, F571 Grecale, F572 Libeccio, F573 Scirocco, F574 Aliseo, F575 Euro, F576 Espero, F577 Zeffiro)
  • 8 corvette: 4 'De Cristofaro', 4 'Albatros'
  • 7 aliscafi 'Sparviero'
  • 4 navi d'attacco: 2 'Freccia', 2 'Lampo' convertibili in cannoniere, posamine o motosiluranti
  • 2 motosiluranti tipo americano 'Higgins', attrezzate per operazioni d'appoggio incursori (la 441 e 443)
  • 2 navi da sbarco per mezzi corazzati: Grado (L 9880) e Caorle (L9891)
  • 1 nave appoggio incursori: Cavezzale (A5301)
  • 34 navi MCM: 4 dragamine d'altura 'Salmone', 14 costieri 'Agave', 5 litoranei 'Aragosta', 7 cacciamine convertiti da dragamine 'Castagno', 4 cacciamine 'Lerici' (altri 6 pianificati)
  • 2 navi rifornitrici di squadra: Stromboli (A 5327) e Vesuvio (A 5329)
  • 4 navi scuola: Vespucci, Palinuro, Stella Polare, Corsaro II
  • 2 navi idrografiche
  • Varie unità minori: trasporto acqua (per rifornire le isole), rifornimento fari, rimorchiatori etc.

Fanteria di marina:

  • 750 uomini del battaglione S.Marco (quelli operativi meno di 300)
  • 30 VCC-1, 24 LVTP-7, 16 mortai da 81 mm, 8 cannoni SR M40 da 106 mm, 6 sistemi MILAN

Personale: 36.650, oltre a 1.500 dell'aviazione navale (3 gruppi) e 750 del S.Marco, un centinaio del CONSUBIN.

La formazione dei marinai italiani avveniva all'accademia Navale per gli ufficiali, poi nelle navi scuola; i sottufficiali frequentavano invece le scuole di Taranto e di La Maddalena. Le basi principali erano relativamente poche, tra tutte probabilmente quella di Taranto era la più importante, come del resto lo era anche ai tempi dell'attacco inglese del 1940, essendo questa base avanzata, ne consegue che fosse sia molto esposta agli attacchi che molto adatta ad esercitare il controllo sul Mediterraneo.

Tra i programmi già figuravano le prime 4 corvette classe 'Minerva': MINERVA, DANAIDE, URANIA e SFINGE, già ordinate ai Cantieri Navali Riuniti, che ebbero anche il contratto per una prima nave da sbarco (che poi sarà seguita da un'altra a ruota, e una terza anni dopo) classe S.Marco, con la capacità di portare 400 uomini equipaggiati, 36 APC, 3 LCM (mezzi da sbarco a motore) nel bacino allagabile poppiero, 3 mezzi da sbarco LCVP per veicoli e personale sul ponte di coperta. La struttura è a isola sul lato dritto, quindi con una linea ininterrotta tra prua e poppa, anche se il settore centrale in pratica è occupato dalle strutture per gli LCVP. Il ponte sarebbe stato ampio a sufficienza per far atterrare anche i CH-47, ma attenzione, non esistono hangar sottostanti per poterli mantenere a lungo in azione sul mare.

La Marina aveva anche un piccolo ma ben addestrato nucleo di fanteria di marina, il battaglione S.Marco, con compiti relativamente convenzionali e con una parte dei numerosi elicotteri impiegati per le loro azioni di sbarco quando necessario. A parte questo c'era il CONSUBIN, ancora più piccolo e ancora più d'elite, che manteneva la tradizione nel campo delle azioni subacquee d'assalto, come il sabotaggio e minamento, con armi ed equipaggiamenti altamente specifici e spesso segreti, tra cui minisommergibili. Almeno 3 navi potevano supportarne l'azione.

La difesa dalle mine non era invece altrettanto brillante, visto che i vecchi dragamine erano non moltissimi, specie considerando che il 90% delle importazioni avveniva via mare, e solo all'epoca stavano entrando in servizio i primi cacciamine 'Lerici' con scafo resistente e amagnetico al tempo stesso grazie ad un unico stampo in GRP (che peraltro, deve avere creato un problema d'inquinamento non indifferente data la tossicità delle resine sintetiche), sonar americano AN/SQQ-14, un MIN di realizzazione nazionale (il Pluto, pesante 1.300 kg) più grosso e capace dei due soliti PAP-104 francesi imbarcati nei cacciamine NATO (ma il problema era che, forse proprio per questo, ne era disponibile solo uno..) e un team di 6 sommozzatori, che fanno parte di un altro nucleo della Marina, differente dagli incursori e dai marò. Certo che si trattava di poca cosa, assieme 32 navi di vecchio tipo, in 7 casi si trattava (classe 'Castagno' di dragamine modificati in cacciamine), ma per lo più erano navi litoranee o costiere di tipo del tutto obsoleto. Si pensava ad altri 6 'Lerici', ma poi sarebbero state costruite addirittura 8 'Gaeta', assai più grandi e capaci. Peraltro questo sarebbe avvenuto non senza prima radiare dal servizio praticamente tutte le altre navi fino a che, tolti di mezzo anche i 'Castagno', la MM rimase con una forza di 12 moderni, ma piuttosto pochi, cacciamine. Era la fine degli anni '90, peraltro, e obiettivamente non c'erano molti nemici all'orizzonte intenti a minare le acque italiane: la flotta russa del Mediterraneo era solo un ricordo, e anzi può stupire che questo programma sia andato avanti ugualmente benché per l'appunto non vi fossero più molte ragioni per attuarlo. Assai più attuali sarebbero diventate, con la loro relativa economicità, le corvette e i pattugliatori, tanto che una serie di questi ultimi, da 1.500 t, avrebbero rimpiazzato gli aliscafi 'Sparviero' pensati come navi d'attacco. La dotazione d'armamento per le nuove navi ha visto essenzialmente i cannoni da 76 mm e un paio di mitragliere. A proposito dei primi, se le 'Minerva' hanno avuto ancora i 'Compatto' e le prime 4 NUMC da 1.500 t i 'Super Rapido', molte navi sono state in realtà armate con cannoni di vecchio tipo. La sagoma squadrata delle torri tipo MM da 76 mm si è così stagliata, dando un effetto piuttosto battagliero, sul ponte di coperta dei 'Cassiopea', ma anche delle 'S.Marco' (le prime due quantomeno) e persino delle 'Stromboli' da rifornimento in mare. Questo armamento non era particolarmente moderno e capace di offrire difesa antimissile valida, anche se indubbiamente era qualcosa; ma venne adottato in quanto si trattava di rimanenze di magazzino proveniente da vecchie navi dismesse, forse anche i due vecchi caccia 'Impavido'. Del resto i due cannoni da 127 mm 'Compatto' tolti dagli 'Audace' aggiornati sono stati ammodernati e poi messi sui 'De la Penne' nei primi anni '90.

All'epoca[1] l'AMI aveva circa 70.600 effettivi, una forza di prima linea di circa 310 aerei da combattimento, per lo più assegnati alla 5a ATAF della NATO, assieme ad unità turche, greche e americane. L'unità base era il Gruppo, equivalente allo Squadron della RAF, e costituito spesso da 12 aerei, anche se l'organico doveva essere di 18. Per i reparti da caccia era particolarmente vero, tanto che con 9 gruppi (164 aerei teorici) di F-104G, erano stati comprati solo 125 aerei, dei quali una ventina persi nei primi 5 anni di servizio. Questo dà l'idea dell'urgenza di introdurre al più presto gli F-104S, che stavolta vennero comprati in ben 205 esemplari, più che sufficienti per le esigenze. Le perdite operative erano state però elevate, tanto che nei primi anni '70 si arrivò in un paio di occasioni a 10 aerei distrutti in un solo anno[2]. A metà degli anni '80 c'erano ancora 170 F-104S per nove unità di volo ed erano in fase di integrazione con 100 Tornado IDS, all'epoca previsti in quattro gruppi. Questo spiega perché il numero appaia eccedente rispetto alla forza della prima linea; solo anni dopo verrà ripristinata l'originaria intenzione di 4 gruppi, con i Tornado ECR. A parte questo, erano previsti un grande quantitativo di AMX, all'epoca 187 esemplari più 52 biposto e 4 prototipi (poi ridotti a 110, 26 e i prototipi). Mentre i Tornado avrebbero dovuto sostituire gli F-104S, gli AMX dovevano sostituire i G.91. Gli MB.339A erano già in servizio 81 esemplari e altri erano in carico per la PAN; c'erano 12 C-130H e 44 G.222, e 18 Atlantic, elicotteri AB.47 e AB.204, MB.326 e S.208M per il collegamento.

All'epoca la MMI aveva il 1° Gruppo con gli SH-3D di base a La Spezia, e al 3° Gruppo di Catania, per un totale di 20 o più macchine. Il 4° e il 5° Gruppo erano a Taranto con circa 50 AB.212ASW, e sempre lì era presente il 2° Gruppo addestrativo con AB.47 e AB.204AS. Per i pattugliamenti aeronavali c'erano due gruppi con gli Atlantic, però erano formalmente dell'AMI, anche se lavoravano per conto della Marina.

Quanto all'Esercito, esso aveva oltre 300 elicotteri e 100 aerei. L'ALE aveva 24 CH-47C da trasporto aereo pesante e per compiti di osservazione aerea (OA) e collegamenti, trasporto leggero ecc, vi erano 200 AB.205 e 206; da poco tempo risultavano in carico 18 AB.212 da trasporto, mentre 5 A.109 Hirundo, due dei quali armati con 4 missili TOW, erano in valutazione, ma in prospettiva c'era l'A.129 Mangusta. Degli aerei ad ala fissa c'è da ricordare gli SM.1019, circa 80 in 10 squadriglie POA (Piloti Osservatori aerei).

ORBAT:

Bombardieri

  • 6° Stormo: 154 Gruppo, Ghedi, Tornado IDS
  • 36° Stormo: 156° Gruppo, Gioia del Colle, Tornado IDS

Caccia

  • 4° Stormo: 9° Gruppo, Grosseto, F-104S
  • 5° Stormo: 23° e 102° Gruppo, Rimini-Miramare, F-104S
  • 9° Stormo: 10° Gruppo, Grazzanise, F-104S
  • 36° Stormo: 12° Gruppo, Gioia del Colle, F-104S
  • 37° Stormo: 18° Gruppo, Trapani, F-104S
  • 51° Stormo: 22° e 155° Gruppo, Istrana, F-104S
  • 53° Stormo: 21° Gruppo, Cameri, F-104S

Attacco-ricognizione:

  • 3° Stormo: 28° e 132° Gruppo, Verona/Villafranca, F-104G
  • 2° Stormo: 14° e 103° Gruppo, Treviso S.Angelo, G.91R
  • 8° Stormo: 101° Gruppo, Cervia-S.Giorgio, G.91Y
  • 32° Stormo: 13° Gruppo, Brindisi, G.91Y
  • 30° Stormo: 86° Gruppo, Cagliari-Elmas, Atlantic
  • 41° Stormo: 88° Gruppo, Catania-Sigonella, Atlantic
  • 14° Stormo: 71° Gruppo, Pratica di Mare, G.222RM; 8° e 71° Gruppo, idem, PD.808 GE e RM (MB.339 presenti nell'8°);


Addestramento:

  • 20° Gruppo, Grosseto, TF-104 e F-104
  • 14° Stormo, Pratica di Mare, MB.339A; 313° Gruppo PAN, Rivolto; 212, 213, 214imo Gruppo, Lecce-Galatina, MB.339A

(+ le unità G.91T di Foggia e gli SF-260A, qui non menzionate)

Trasporto:

  • 2° e 28° Gruppo, Pisa, G.222
  • 50° Gruppo, Pisa, C-130H
  • 31° Stormo, 306° Gruppo, Ciampino, DC-9; 93° Gruppo, AS-61TS; 306° Gruppo, Ciampino, PD-808 da collegamento
  • 15° Stormo, Ciampino, 82° e 85° Gruppo SAR, HH-3F

In tutto vi erano dunque oltre 34 gruppi (37 con i G.91T, più gli SF-260 da addestrmanto basico) di cui 2 bombardieri ognitempo, 9 caccia e cacciabombardieri, 10 da attacco e recce, 7+ da addestramento. Gli aerei teoricamente in servizio di prima linea dovevano essere all'epoca 36 Tornado IDS, 108-120 F-104S, 24+ F-104G, 36 G.91R, 36 G.91Y, 18 Atlantic e decine di MB.339 e PD.808GE; più circa 55 C-130 e G.222 e velivoli minori, istituzionali e SAR. Una forza media, né poderosa né debole, per gli standard NATO, grande grossomodo come l'aviazione turca, ma con il vantaggio dell'entrata in servizio dei Tornado IDS, appena avvenuta e ancora con numerose limitazioni, come la mancanza di quasi tutto l'armamento previsto (missili Kormoran, MW-1 HZG-1 antipista e HZG-2 controcarri, missili AIM-9L).

Forze aeree nel 1995[3]

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È interessante un riassunto delle varie aviazioni istituzionali: un totale difficile da contare, perché le F.A. non sono mai state particolarmente prodighe di dettagli per i loro programmi militari. Inoltre vi sono stati casi particolari, come gli MB.339 fotografati con MM già assegnate ad altri aerei. In tutto, a metà degli anni '90 c'era la ragionevole stima delle varie forze aeree aventi circa 1.600 velivoli ad ala fissa (750) e rotante (850). Le numerose forze di polizia avevano un gran numero di elicotteri, ben 267, sia pure per lo più di tipo leggero. Tutti gli elicotteri erano di costruzione Agusta, per lo più tipi americani prodotti su licenza, ma con parecchi A.109 e 129 nazionali. V'erano delle perdite da conteggiare, come il caso di Volpe 132, un A.109 della Finanza, precipitato nel '94 per ragioni sconosciute, vicino ad una nave sospetta. Un caso riportato all'attualità solo di recente.

In tutto, ecco la forza degli aerei ed elicotteri italiani:

  • AM:, disponeva di un totale di 758 velivoli, malgrado una sensibile riduzione rispetto a qualche anno prima, specie per la radiazione di numerosi MB.326 e G.91, peraltro parzialmente compensata dagli AMX e da parecchi elicotteri. Totale: 647 aerei e un considerevole numero di elicotteri, 111, usati per addestramento e SAR.
  • AvEs, ovvero l'Esercito, con 354 elicotteri e 42 aerei, questi ultimi in rapido declino
  • MM, 110 mezzi di cui 93 elicotteri e 17 aerei (in realtà, nel '95, gli AV-8 erano ancora in fornitura, per cui questo totale comprende anche i velivoli delle Capitanerie di Porto)
  • G.d.F: ben 109 velivoli, 12 aerei e 97 elicotteri
  • Carabinieri: 89 elicotteri
  • Polizia di Stato: 74 velivoli, 15 aerei e 59 elicotteri
  • Corpo Forestale dello Stato e VVFF: oltre 50 velivoli, tra cui 7 Canadair
  • AAVTAG (Azienda per l'assistenza del volo), vari mezzi.

È anche interessante notare che all'epoca i sistemi SAM Spada, efficaci ma costosi e a corto raggio, erano stati ridotti da 20 unità di tiro previste originariamente, ad un totale di 12. Ne erano per certo in servizio sette, ma non è chiaro a quanto ammontassero, forse 4 lanciamissili sestupli per ciascuna. Tra gli aeroporti che li avevano o li avrebbero avuti in tempi brevi (comunque erano e sono tipi mobili, facili da trasportare via aria o terra) c'erano Grosseto, Pratica, Trapani-Birgi, Gioia, Rimini-Miramare, Cervia[4].

  1. N.B. tutti questi dati relativi alla metà degli anni '80, quando non riportato diversamente, sono tratti da Armi da guerra N.1-3
  2. Monografia F-104, edizioni Ed.Ai, c.a 1997
  3. New A&D, Mar 1995 p.16
  4. stesso numero di A&D, ma a pag. 9