Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Germania Est

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Jump to navigation Jump to search
Copertina

Riarmata assai prima della sua 'sorella', la piccola DDR venne rapidamente equipaggiata con grandi quantitativi di carri armati, artiglierie e aerei. Essendo molto più piccola della RDF, non poteva tuttavia schierare una forza paragonabile in termini di numeri e meno che mai in termini di qualità dei materiali. In verità essa appariva assai meno potente di Polonia e anche Cecoslovacchia in termini di armamenti e capacità complessive. Nondimeno, i tedesco-orientali erano forse la nazione in cui i sovietici riponevano maggior fiducia e questo, nonostante la crisi di Berlino del 1948-49 e del 1961, è stato confermato, indirettamente, da vari fatti. Non uno degli aerei tedesco-orientali ha mai disertato oltreconfine, al contrario l'aviazione della DDR si è sviluppata al meglio che poteva, introducendo armamenti sofisticati e nuovi apparecchi. Differentemente dai tedesco-occidentali, gli uomini dell'Est hanno accumulato inoltre una impressionante carriera di 'consiglieri' militari se non di mercenari in innumerevoli conflitti asiatici e africani, iniziando forse addirittura dalla Guerra di Corea e continuando in Paesi come Angola, Libia, Etiopia e così via. Quando una batteria di HAWK francesi abbatté sopra il Ciad un bombardiere Tu-22 Blinder (1986, durante l'Operazione Epervier di supporto diretto ai ribelli chadiani), si scoprì che l'equipaggio, deceduto, aveva documenti della DDR, e questo nonostante la Germania Est non abbia mai avuto bombardieri medi nel suo organico.

La forza militare della DDR, naturalmente, non era fine a se stessa né la sola presente sul suo territorio: intere armate sovietiche di cielo e di terra erano schierate e disposte sia per compiti offensivi che difensivi, fronteggianti l'analogo dispositivo NATO oltreconfine. Questo lasciava poco spazio per l'aviazione tedesco-orientale, e l'attività di volo era limitata ad un paio di giorni la settimana, nei quali tuttavia si concentrava al massimo possibile per addestrare il personale ad una battaglia ad alta intensità e sfruttare al meglio le poche ore di volo complessivamente possibili (70-100 l'anno) ottenendo i migliori risultati possibili. I piloti tedeschi erano, nonostante questi handicap, tra i migliori del Patto.

1984[modifica]

Esercito: 120.000 uomini (71.000 di leva, introdotta solo nel 1982)+330.000 riservisti ad alto impegno (fino a 3 mesi l'anno) e 250.000 a impegno ridotto.

  • Carri: 1.500 T-34, 1.500 T-54/55, T-62, centinaia di T-72, PT-76
  • Blindati: 1000 BMP-1, 1000 BRDM-2, 1.600 BTR-50/60/152. Veicoli multiruolo MT-LB
  • Artiglierie: oltre 600 da 122 e 152 mm inclusi i semoventi 2S1 e 2S3. Oltre 150 MLR BM-21/RM-70.
  • 18 rampe 'Scud' e 24 'Frog'.
  • Armi controcarri: RPG-7, AT-3. AT-4, cannoni SR e da 100 mm.
  • Armi antiaerei: 14,5 mm, 23, 57, 100 mm. Missili SA-4,6,7,9.

Marina: 14.600 uomini+25.000 riservisti. 2800 servivano nella brigata di frontiera costiera (GBK). L'Aviazione di marina aveva i Mi-14. mentre 4400 uomini erano dedicati alla difesa Costiera.

Navi:

  • 2 fregate 'Koni'
  • 10 corvette 'Parchim'
  • 6 navi pattuglia ASW 'Hai III'
  • 15 vedette missilistiche 'OSA'
  • 18 motosiluranti 'Shersen' e 31 'Libelle'
  • 12 navi da sbarco LST 'Frosch'
  • 27 dragamine 'Kondor', numerose navi di ricerca e supporto.

Aeronautica: 38.000 uomini di cui 15,000 di leva, e 30.000 di riserva.

Totale equipaggiamento 350 aerei in prima linea: 18 Staffels con MiG-21 e 23, un reggimento di attacco su MiG-23, 4 con MiG-17, tre da trasporto con An-2/14/26/Tu-134/Il-14, 2 reggimenti elicotteri con i-8 e 24, reparti di addestramento. 30 siti antiaerei con SA-2 e SA-3.

Altre risorse:

  • 50.000 delle Truppe di frontiera serventi con 66 battaglioni, 19 navi 'Kondor I', 14 classe 'Bremse' e altre 30-40 minori.
  • 7.000 uomini del Reggimento guardie, dipendente dal ministero della Sicurezza.
  • 450.000 uomini della Milizia dei lavoratori destinati alla difesa territoriale, armata anche con cannoni e veicoli corazzati di tipo obsoleto.
  • 10.500 militari dipendenti del Ministero dell'Interno erano organizzati anch'essi militarmente
  • 8500 delle unità militari della Polizia.

In tutto, 172.000 uomini, 807.000 con le riserve e oltre 1.300.000 con le unità paramilitari.

Navi tedesche[modifica]

Costruite nei cantieri Peenewerft della DDR, le navi tipo 'Parchim' sono state usate anche dall'URSS e poi vendute in massa alla Marina Indonesiana negli anni '90. La costruzione ebbe luogo nel 1985-89[1].

Le caratteristiche:

  • Dimensioni: 72,5x 9,4 x 4,6 m
  • Dislocamento: 800-950 t
  • Motori: 3 M504 Diesels, 14.250 hp, su tre assi, 24,7 nodi, autonomia 2.100 nm a 14 nodi
  • Equipaggio: 60
  • Sensori: Radar: Positive-E, Spin Trough, Bass Tilt, sonar a scafo a media frequenza

Armament: 2 SA-N-5 MANPAD, 1 AK-725 binato da 57 mm, 1 AK-230 2 RBU-6000, 4 TLS da 400 mm, 12 cariche di profondità

Queste corvette sono state tutto sommato quello che le 'Tarantul' sono state comparate alle Nanuchtka, ovvero navi dalle capacità inferiori eppure apparse dopo, per compiti apparentemente piuttosto simili, e dal costo più ridotto. Note come Pr.133, sviluppate durante gli anni '70, erano navi ASW costiere, specialmente gli U-206 tedeschi. La prima delle numerose corvette, la WISMAR, venne varata il 9 aprile 1981 a Rostock e ben 15 altre seguirono entro il 1986, uno sforzo senz'altro notevole per la cantieristica della DDR. L'URSS aiutò in tal senso, ordinando altre 12 navi per mantenere la produzione a costi unitari meno elevati; le navi ordinate vennero consegnate nel 1986-90 e la NATO assegnò loro il nome di 'Parchim-II'. Queste navi erano economiche, ma associarle alle unità della flotta russa, che comprendeva le simili ma più pgrandi e molto più potenti 'Grisha', tra l'altro costruite a loro volta in gran numero, è stato più che altro un atto politico piuttosto che tecnico. Quando la DDR cessò di esistere, le sue navi divennero interessanti per gli acquirenti esteri di poche pretese, dato che erano relativamente nuove. E per l'Indonesia divennero un bersaglio appetibile, dato che avevano una discreta combinazione di capacità che gli consentiva di essere buoni pattugliatori, sebbene -nonostante i diesel- non con grande autonomia (essendo state pensate per il Baltico, la cosa non stupisce). Tuttavia vennero aggiornate con programmi il cui costo eccedette quello di acquisto. Anche qui la cosa non deve stupire visto il prezzo da salto che ne consentì la vendita nel 1993. Nonostante tutto, il progetto si è rivelato piuttosto efficiente, se le unità sono ancora in servizio sia in Indonesia che in Russia, ovviamente nella Flotta del Baltico.

Erano le sostitute delle vecchie cacciasommergibili HAI III. Con una stazza piuttosto rilevante per il loro compito, non temevano di prendere il mare anche in cattive condizioni meteo, cosa ovviamente importante visto che per i sottomarini il tempo meteorologico non è di ostacolo. Erano anche intese per navigare in acque aperte, ma qui il problema non sarebbe stato solo 'meteorologico'. Lo scafo era in acciaio inox e suddiviso in 10 compartimenti stagni, una tuga superiore conteneva il grosso delle sovrastrutture tra cui la passa plancia comando.

I tre motori diesel erano gli M 504 a 56 cilindri, sviluppo degli M 503A per le motosiluranti. Questi motori erano arrangiati nella maniera più semplice: niente sistemi complessi di riduzione e connessione tra motori ed eliche, ognuno dei propulsori era collegato direttamente ad un asse, come del resto accade nelle navi più piccole come le motocannoniere missilistiche. Ma il motore centrale aveva il compito della navigazione di crociera e pertanto era provvisto di un'elica a passo variabile, così da avere la massima efficienza possibile. Gli altri due erano invece dotati di eliche fisse, più semplici ed economiche, che servivano per la navigazione ad alta velocità. L'autonomia non era comunque molto elevata, in linea con le esigenze del Baltico.

L'armamento è da trattare approdontimaente, perché era costituito dallo standard per le navi di piccolo dislocamento del Patto: Come artiglieria c'erano due cannoni binati, un AK-725 da 57 mm binato e un AK-230 da 30. Il primo, arma automatica del 1959, era molto diffuso sulle navi sovietiche anche di grande dislocamento, ed era diretto dal sistema ESP-72 con radar MR 103 'Muff Cob', con antenna parabolica da 1,3 m e una telecamera ottica asservita per compiti di backup in caso di guasti o ECM eccessivamente potenti. I cannoni sono raffreddati ad acqua per consentirne l'uso prolungato alla massima cadenza di tiro, fino a 120 c.min per arma. Nonostante si tratti di armi di calibro decisamente elevato, hanno un'alimentazione a nastro, ciascun cannone ha così ben 550 colpi in un unico nastro di alimentazione, sufficiente per circa 5 minuti e mezzo alla massima cadenza di tiro. L'unica cosa che non è stata resa completamente automatica, però, è che il primo colpo dev'essere inserito in canna manualmente. In caso di necessità è possibile restare con il colpo in canna almeno per un certo tempo, visto che un eventuale attacco aereo non darebbe un preavviso molto consistente. La torretta è anche azionabile localmente in caso di emergenza, differentemente da molti tipi più moderni, con tanto di un sistema ottico di tiro locale. La sua forma è caratteristica, piuttosto bassa con uno scudo metallico emisferico che fa anche da tetto. Si trattava di un sistema avanzato per l'epoca, poi sostituito dal pezzo singolo da 76 mm, già disponibile ai tempi delle Parchim e in particolare più efficace come arma antimissile, disponendo -a differenza dei proiettili da 57 mm- di spoletta di prossimità- Il radar MR 103 era però piuttosto obsoleto all'epoca delle 'Parchim', con elettronica a valvole e sistemi di calcolo probabilmente non adeguati a sfruttare le capacità balistiche delle potenti armi da 57/70 mm. Ma il vero problema era la mancanza di spolette di prossimità, il che richiedeva un impatto diretto per distruggere il bersaglio. Finché si tratta di un aereo, questo non è agevole ma nemmeno impossibile. È molto più difficile quando si tratta di un oggetto molto più piccolo come un missile antinave. Avvenne così che, nel 1987, una piccola nave sovietica venne localizzata da un missile bersaglio e attaccata per errore durante una prova. Di buono si può dire che la nave localizzò l'oggetto, il che non è un risultato di poco conto, ma senza munizioni speciali antimissile (vedi le ricerche della OTO Melara nel settore: i missili antinave, specie quelli in volo radente, sono bersagli difficili anche per le normali spolette di prossimità, che rischiano di esplodere anticipatamente 'sentendo' il mare sottostante, oppure di esplodere in ritardo non percependo il missile in arrivo) il cannone binato fallì il bersaglio, pur sparando fino all'impatto. La nave venne affondata con l'uccisione di 39 marinai. Ci si può aspettare di meglio dall'AK-230, il primo vero CIWS, da 30 mm binato, con maggiore cadenza di tiro per i cannoni-revolver (a 4 camere di sparo) in una installazione binata particolarmente piccola e nondimeno, chiusa e priva di equipaggio. La cadenza di tiro è di 1.000 c.min per arma con nastri da 500 colpi e radar 'Drum Tilt' ad alta frequenza, che però manca nelle 'Parchim', per cui o erano collegate al 'Muff Cob' o più probabilmente a sistemi puramente ottici. Questo lasciava le 'Parchim' senza una valida difesa CIWS, anche se le torri AK-230 non erano comunque nulla di eccezionale, a parte la loro modernità essendo anch'esse degli anni '50. Erano queste le armi presenti in due esemplari sulle 'Osa' assieme ad un radar 'Drum Tilt'. La generazione successiva era stata resa più adatta ad affrontare bersagli piccoli ed insidiosi come i missili antinave, da qui la sostituzione delle due armi da 30 mm con una Gatling da 30 mm a sei canne, collegata in genere ad un radar 'Bass Tilt'. Queste tecnologie erano presenti ai tempi delle 'Parchim', per esempio sulle 'Tarantul', e il sistema AK-630 era il primo CIWS specificatamente antimissile ad entrare in servizio. Tuttavia, mentre le Grisha III ne ebbero uno (le V ebbero anche il pezzo da 76 mm super-rapido) nulla di questo venne messo a disposizione delle 'Parchim'. Per migliorare la situazione erano tuttavia presenti due lanciatori Strela 2 quadrupli, senz'altro utili per accrescere le capacità difensive a poco prezzo, ma non abbastanza per contrastare i missili antinave, che in genere si presentano frontalmente e con una riduzione notevole delle possibilità di ingaggio per questi vecchi SAM a guida IR. Senz'altro meglio potevano fare (entro i 10-12 km) gli SA-N-4 delle 'Grisha' con lanciatore retrattile e 18 missili, ma quest'arma non era messa a disposizione delle navi tedesche, che quindi nell'insieme erano lasciate senza capacità di difesa antimissili ragionevolmente efficaci, così da ridurne le possibilità di impiego in caso di guerra al pattugliamento costiero.

Il set dei sensori comprendeva anche un tipo molto diffuso di ricerca aerea, il radar 'Strut Curve', con un'antenna parabolica da 4 metri in banda F. Per essere il radar di una nave relativamente piccola, questo sistema garantiva una portata più che rispettabile di 110 km contro bersagli in volo a 5.000 m, circa 40 km contro bersagli a bassa quota o navi. La possibilità che, tramite questo radar (bidimensionale) le navi fossero usate come picchetto radar, era quindi discreta: 3 navi avrebbero potuto coprire teoricamente tra i 160 e i 440 km di spazio, grossomodo tutta la costa della DDR. La difesa ECM era presente, ma non con apparati molto sofisticati: un IFF, l'RWR multibanda Eloka e due lanciarazzi a 16 celle per chaff, che almeno consentiva la possibilità di ingannare eventuali missili in arrivo. In ogni caso, per gli scontri della Guerra fredda si trattava di un limite non di poco conto, tale mancanza di adeguate difese antiaeree e antimissile, specie considerando i Tornado e anche gli F-104G della Marineflieger. Del resto, la ridotta capacità a.a. non era certo un problema delle sole navi tedesco-orientali. Le unità della RN, per esempio, risultarono molto vulnerabili agli attacchi argentini durante la guerra del 1982, e molte navi occidentali di dimensioni ridotte non erano parimenti armate che di un impianto di cannoni medi e uno o due di armi di piccolo calibro.

Come unità ASW, posto che fosse assicurata sufficiente copertura antiaerea, si trattava di navi adatte con un sistema ASW basato su di un sonar di scafo e uno variabile, per una visione panoramica bidimensionale del settore di mare attorno alla nave. Era un grosso miglioramento rispetto alle vecchie HAI III che avevano un apparato soltanto audio, e che non potevano vedere attraverso gli strati ad inversione termica, sotto i quali non passavano le onde sonar e spesso i sottomarini riuscivano a nascondersi: cosa che avveniva spesso nella stagione estiva, con forti differenze di temperatura tra gli strati d'acqua. Con il sonar ad immersione invece si andava a cercare in profondità comparabili il sottomarino e quindi era possibile scovarlo anche sotto le 'termiche'. L'armamento collegato era temibile, con due lanciarazzi RBU-6000 a 12 canne l'uno, capaci di una portata di circa 5-6 km e con la possibilità di essere usati anche contro eventuali sommozzatori o persino siluri se erano localizzati in tempo. L'RBU-6000, sistema di seconda generazione rispetto ai primi lanciarazzi RBU, è un apparato totalmente automatico a forma di ferro di cavallo, con caricatore sottostante per razzi di riserva (tipicamente 5 cariche complete). Il lancio avviene con angoli tra -5 e +60 gradi, quindi è possibile anche tirare direttamente a bersagli molto vicini, e dato che i razzi hanno spoletta anche a contatto oppure di profondità, o ad influenza, dovrebbe essere anche possibile il loro uso contro bersagli di superficie se necessario. Anche perché l'angolo di brandeggio è di 180 gradi, consentendo di seguire i bersagli in mare. Con due lanciarazzi sistemati lato a lato, è così possibile coprire tutto l'orizzonte con razzi tirabili a distanze minime di attivazione di 350 m, e con profondità massime di uso di 500 m. Questi razzi, gli RGB-60 pesano 110 kg di cui 25 sono di esplosivo, e quindi una salva trasferisce nella zona del sottomarino 300 kg di carica, detonanti all'unisono o per impatto con danni in entrambi i casi massimizzati. La ragione della loro diffusione è in realtà, molteplice: sono sistemi semplici, poco costosi (anche come munizionamento) e senza problemi di funzionamento in acque basse, cosa che invece, almeno agli anni '70 ma comunque con notevoli restrizioni, è stato ben difficile archiviare per i siluri autoguidati. Con le acque poco profonde del Baltico e del Mare del Nord non stupisce quindi questo sistema. Qualora un sottomarino venisse localizzato, diciamo, a 5 km di distanza, a 30 m di profondità, una corvetta NATO (eccetto qualcuna dotata delle razziere Bofors, con maggior calibro, maggiore potenza dei razzi singoli anche se gittata minore), quasi non potrebbe ingaggiarlo, essendo la maggior parte dei siluri inefficienti. Inoltre il sottomarino sentirebbe l'arrivo del siluro da km, forse addirittura l'entrata in acqua al momento del lancio. Il sottomarino a quel punto potrebbe replicare con i suoi di siluri, dal funzionamento meno problematico in acque basse (per esempio, lanciati da sott'acqua, non hanno una profondità minima che ne assicuri l'entrata in acqua correttamente), potrebbe salire a quota periscopica per nascondersi nel clutter delle onde, oppure potrebbe posarsi sul fondo e contare sulla sua sagoma sfuggente per essere ignorato dal sonar del siluro, lanciando magari anche decoy d'inganno antisiluro. Avendo tra 1 e 5 minuti di tempo per reagire, lo farebbe (mentre non potrebbe contare sulla velocità, sui bassi fondali praticamente non si può viaggiare se non a pochi nodi, e anche per questo nel Baltico non sono mai stati basati i veloci SSN). Con gli RBU, posto che si riesca ad avere non solo la direzione, ma anche una misurazione della distanza precisa, il sottomarino con ogni probabilità nemmeno percepisce il lontano sibilo dei razzi in partenza, li sente quando entrano in acqua ed esplodono di lì a secondi: a quel punto può solo sperare che la nave abbia mancato il bersaglio, perché a nulla varrebbero contromisure d'inganno, salire a pelo d'acqua o posarsi sul fondo. I Sovietici ebbero una sostanziale incapacità di sviluppare siluri ASW leggeri ed efficienti, anche aumentando il calibro rispetto ai 324 mm NATO. Con questi razzi, guidati dai sonar e dall'operatore di bordo (molto più capaci dei sistemi a bordo di un siluro leggero) potevano quasi ottenere lo stesso, con l'avvertenza di trovare la distanza con buona approssimazione e che dopo le esplosioni, il sottomarino poteva disporre di un po' di tempo, se fosse rimasto efficiente, per far perdere le tracce nel trambusto. Gli RBU sono anche utili come CIWS antisiluro, se c'è abbastanza tempo: quand'anche non distruggessero i siluri, causarebbero loro un tale frastuono, che la nave avrebbe almeno una chance di scappare facendo perdere le tracce.

Non solo, gli ultimi RBU e in particolare l'UDAV di nuovo tipo, hanno anche capacità maggiori: munizioni di ultimo tipo che fanno da decoy per attirare i siluri, e poi cariche esplosive per distruggerli in zona, non solo, ma ultimamente sono state anche proposte delle cariche esplosive semoventi: il razzo entra in acqua, poi con un minuscolo sonar (che avrà al massimo un decimo dei 2-3 km di portata dei normali sonar da siluro, quindi un sistema semplicissimo) e probabilmente con un secondo stadio di propulsione, attacca il sottomarino o il siluro in avvicinamento. In teoria si potrebbe anche usare gli RBU per il lancio di chaff o decoy vari, ma per questo le navi sovietiche hanno lanciarazzi dedicati (il Sagaie francese, strutturalmente, non è molto diverso dagli RBU).

Elevando il lanciatore di 90 gradi (quindi più dell'alzo massimo di lancio) è possibile ricaricarli con 96 razzi sistemati sotto il ponte e con notevole rapidità. Il tutto è diretto a distanza dal sistema di controllo 'Burya' che comprende anche capacità di bombardamento costiero. Con i precedenti RBU, che avevano portate massime di circa 1-3 km, non era una cosa molto pratica avvicinarsi alle coste, ma con gli RBU6000 è possibile ottenere una decente gittata anche per azioni anti-superficie. Da notare che si potrebbe anche usare armi di maggiore gittata come i BM-21 navalizzati, ma evidentemente la dispersione sarebbe troppo grande nel compito ASW, che richiede salve di razzi piuttosto concentrate per cercare di distruggere il sottomarino con le loro esplosioni simultanee. Per il resto sono disponibili anche armi guidate, 4 tubi da 400 mm, con siluri a guida automatica e-o filoguidati, la capacità di portare cariche di profondità (impiego pericoloso con i sottomarini moderni, armati con siluri ad autoguida e missili, quindi difficili da avvicinare), e, sebbene siano navi piuttosto lente, hanno la capacità di portare anche fino a 60 mine, sia in funzione antinave che per gli sbarramenti ASW.

Insomma, si tratta di navi ben armate per il compito ASW, ma con poche risorse per i compiti antiaerei e meno ancora per quelli antinave, data la mancanza di missili di dimensioni ridotte nell'arsenale sovietico fino alla fine del confronto, quando stavano arrivando gli SS-N-25 (previsti anche per le navi DDR, ma non necessariamente per le Parchim). Forse sarebbe stato possibile installare un minimo di armi antinave, se i pesi lo consentivano, come un paio di SS-N-2C, ma di fatto non era stato previsto. I soli cannoni da 57 mm, anche supportati dagli RBU e siluri in modalità antinave, non erano sufficienti allo scopo di contrastare le unità NATO. Del resto per la DDR era importante soprattutto la difesa costiera sotto copertura aerea e le navi principali erano le 'Koni', equipaggiate con quel minimo di armi antinave e antiaeree sufficienti per sopravvivere in una eventuale guerra.

Questi problemi non si sono presentati in Indonesia, dove la guerra ad alta intensità non è una eventualità probabile. In ogni caso, con la compera (nel 1992) di 16 Parchim I, pagate appena 12,7 mln di dollari, venne fatto un buon affare per la marina indonesiana, che non avrebbe facilmente trovato un'altra occasione come questa: 16 navi da quasi 1.000 t pagate meno di una singola unità ben più piccola. Non solo, ma arrivarono anche le 14 navi 'Frosch' da sbarco, non meno importanti per le operazioni dei Marines, e 9 cacciamine 'Kondor'. Le navi 'Parchim', ora classe Kapitan Patimura, ebbero nondimeno parecchie modifiche, che inevitabilmente costarono più dell'acquisto (del resto è spesso così anche per altri mezzi di seconda mano, come carri armati e caccia).

Ebbero così un sistema di aria condizionata, e rimpiazzarono i motori con tipi occidentali: 2 Deutz TBD 620 V16 da 6.000 hp per le navi 372, 373, 374, 377, 378, 381, due MTU 16V 4000 da 7.300 hp per le 371, 379, 380, 382, 383, 386; 2 Caterpillar 3516 da 5.200 hp per le navi 355, 376, 384, 385. Queste unità sono ancora in servizio, come anche 8 delle navi russe della Flotta del Baltico.

Novembre 1990, al tempo della riunificazione[2][modifica]

All'epoca il numero di uomini in servizio nella NVA era molto minore rispetto a tali numeri stimati solo qualche anno prima. La loro distribuzione era ancora principalmente centrata sull'esercito, che manteneva i due corpi d'Armata con 2 divisioni corazzate e 4 motorizzate come principale risorsa.

Nonostante questa riduzione del personale, la quantità di materiale che i tedeschi-orientali possedevano all'epoca della riunificazione non mancò di sorprendere gli osservatori occidentali. Sebbene vi siano varie discrepanze sul numero e anche sulla qualità degli equipaggiamenti (per esempio, alcune fonti danno per presenti missili SA-10, altre non lo riportano) questa mole di armamenti, molti dei quali moderni o ammodernati, era molto più che sufficiente per le esigenze dell'esercito della DDR (la prima cifra sulla quantità è la dichiarazione dalla Germania Orientale, l'altro è il computo fatto dalla RFT):

  • Carri armati: 549/551 T-72, 1,480/1,589 T-55A (di cui forse 261 T-55 base), 193/198 T-54A, 120/142 PT-76, 243 T-55T (carri recupero) e 119 T-55TK (carri genio), per un totale di non meno di 2222+362 carri speciali e 120 leggeri.
  • Blindati: 1.112/1133 BMP (24 soltanto erano BMP-2), 519 MT-LB, 1266/1254 BTR-70, 299 SPW 40P (BTR-40), 1579/1158 BTR-40P2 (Conosciuti anche come BRDM-2), 199/154 SPW 50 PK (BTR-50), 1,468/1,455 SPW 60 PA/PB (BTR-60), 759/717 SPW 152 W1/K (BTR-152)
  • Artiglierie: Semoventi: 374/372 2S1, obici da 122mm, 96 semoventi 2S3 da 152 mm. Trainate: 407/405 vecchi M-30 e 395/394 moderni D30, tutti obici da 122mm, 175/137 cannoni a lungo raggio da 130 mm M46, 137 D-20 da 152 mm. Razzi e missili: 265/261 lanciarazzi corazzati RM-70 e 58/59 BM-21, tutti da 122 mm, 48-69 lanciamissili LUNA (FROG-7), 8 lanciamissili SS-21, 4 SS-23 con 24 missili.
  • Antiaerea: 924 ZU-23-2 binati, 128/99 ZSU-23-4 Shilka. Non menzionata ma altamente verosimile la presenza di cannoni da 57mm e anche di calibro maggiore, come anche di mitragliere da 14,5 mm.
  • Armi di fanteria: 267.125 /270.681 pistole automatiche da 9 mm, 705.032/731.050 AK-47/AKM, 163.039 AK-74, 1.749/1.509 SDV, 3.518/3.862 fucili automatici SKS, 42.526/40.991 mitragliatrici, 491/479 mortai medi da 82 mm, 291/296 mortai da 120 mm.
  • Armi controcarro: portatili, un ignoto numero di RPG-7 ricaricabili, 26.526 RPG-18 a colpo singolo, 419 rampe AT-4, 31 AT-7. Cacciacarri missilistici del tipo 9P110 (48), 9P122 (54), 9P133(156 /169), 9P148 (52/48). 225/180 cannoni AT da 85 mm, 267/255 cannonti AT da 100 mm,

Marina:

  • 3 fregate 'Rostock'( si tratta delle 'Koni' sovietiche)
  • 5 corvette 'Tarantul'
  • 16 corvette ASW 'Parchim'
  • 1 motovedetta lanciamissili 'Sasniz' e 12 'Osa'
  • 12 motosiluranti 'Shersen' e 12 'Libelle'
  • 12 navi da sbarco classe 'Frosch I' e 2 Frosch II
  • 30 dragamine Kondor II e 3 Kondor I ELINT
  • Numerose navi ausiliarie, come 5 rifornitori DARSS, 8 navi portuali di cui 3 '414', 2 cisterne di porto 'Konig', 6 'Ohre'.
  • 10 lanciamissili costieri con missili Styx
  • 20 elicotteri Mi-8 e 14 Mi-14

Aeronautica:

  • 251 MiG-21PFM/MF/Bis/U
  • 47 MiG-23MF/ML e 18 MiG-18BN
  • 20 Mig-29A e 4 B
  • 72 Su-22
  • 52 L-39C
  • 50 aerei da trasporto di cui 12 An-2, 18 An-26, 12 L-410, 3 Tu-134, 2 Tu-154, 2 Il-62, 12 Z-43.
  • 25 Mi-2, 8 Mi-9, 54 Mi-8, 36 Mi-8TB, 51 Mi-24

Note: Il totale ammontava, secondo stime non univoche ma assai verosimili (come si vede dalle discrepanze rilevate tra le varie fonti) un totale di 2.220 carri su di un totale di oltre 7.370 mezzi corazzati. L'artiglieria aveva 2399 pezzi campali, inclusi i mortai da 120 mm, 298 rampe SAM di difesa aerea, 190 rampe mobili SAM per la protezione dell'esercito, 128 cannoni semoventi antiaerei e quasi 1000 trainati. Vi erano 760 rampe di lancio missili controcarro, esclusi i BMP-1/2.

Si trattava dunque di un numero di mezzi corazzati formidabile, anche se ancora inferiore a quello della Bundeswher. I semoventi antiaerei erano da soli oltre 300 sistemi, congrua con la dotazione di circa 60 mezzi per divisione. I carri armati principali erano i T-72, ma oltre 240 T-55 erano allo standard T-55AM2, di cui una quarantina allo standard AM2V. Questi corazzati avevano corazze aggiuntive su torretta e in genere anche scafo, anche sui fianchi. Le corazze BDD li rendevano poco vulnerabili ai cannoni da 105 mm, mentre il sistema di controllo del tiro computerizzato comprendeva anche un telemetro laser. Gli T-55AM2V avevano anche un nuovo, imprevisto e sconosciuto (per la NATO) munizionamento: oltre ai proiettili HE, HEAT, AP e i nuovi APDSFS (capaci di perforare quasi 30 cm di acciaio a 2 km) vi erano i missili noti come AT-10 Bastion, supersonici a guida laser con capacità controcarro entro i 4 km, e limitatamente, anche antielicotteri. Quest'arma, ancorché costosa (solo pochi mezzi ne erano dotati) dava capacità insospettabili per un semplice carro T-55, che assumeva la capacità di colpire con precisione a chilometri di distanza ogni bersaglio.

Un'altra capacità impressionante era data dagli elicotteri Mi-24, supportati dai Mi-8TP per un totale di quasi 90 elicotteri d'attacco, anche delle versioni più recenti come la Hind-F con cannoni da 30 mm e missili AT-6, nonché razzi da 80 mm molto più potenti e precisi dei vecchi da S-5 da 57 mm.

Infine, da notare che l'elenco summenzionato non teneva in conto di tutte le armi tedesche, in quanto vecchi equipaggiamenti in riserva o di seconda linea non erano menzionati: vi erano ancora centinaia di T-34, cannoni da 14,5, 57, 86, 100 e 130 mm antiaerei, cannoni controcarro da 45 e 57 mm., campali da 76,2mm, lanciarazzi pesanti BM-24, i mortai da 160 mm e i cannoni S.R. B-11 da 107 mm.

Dotazione munizioni censita questo settore merita un discorso a parte, data l'enorme quantità ritrovata, e assai dettagliatamente elencata:

  • Armi leggere, 92 tipi per un totale di 58.600 tonnellate
  • Artiglieria, 87 x 52.900 t
  • Lanciarazzi d'artiglieria, 6 x 23.600 t
  • Antiarea; 17 x 21.800 t
  • Corazzati: 63 x 66.000 t
  • Armi controcarri: 12 x 18.000 t
  • Missili controcarro: 8 x 1.500 t
  • Missili antiaerei a corto raggio: 4 x 500 t
  • Granate a mano: 9 x 8.000 t
  • Munizioni per il genio: 66 x 16,000 t
  • 850.000 mine controcarri
  • 500.000 mine antiuomo
  • Altre munizioni: 25 x 3.000 t
  • 1080 Missili antiaerei: 3 x 4.378 t
  • 17.564 missili aria-aria, 10 x 2.429 t
  • 711 missili aria-superficie, 7 x 406 t
  • 177.346 razzi aria terra, 8 x 1.656 t
  • Bombe: 15 x 1,290 t
  • Cannoni aerei: 5 x 886 t
  • Cannoni navali: 5 x 2.909 t
  • Mine navali: 6 x 2.208 t
  • Cariche di profondità: 2 x 1.785
  • Siluri: 5 x 685
  • Munizioni pirotecniche: 68 x 6.000 t
  • Munizioni fumogenere: 9 x 898 t

Totale: 295.430 tonnellate

Questa dotazione di munizioni, variamente valutata sia con valori più bassi che più alti (fino a 350.000 t) è una delle più impressionanti mai censite. La dissoluzione della DDR e la sua riunificazione fornirono una occasione irripetibile per ottenere tutte quelle informazioni che normalmente, sulle dotazioni di munizioniamento, non sono pubblicamente rivelate dalle forze armate, anche occidentali. Secondo l'esercito tedesco-occidentale, persino nelle caserme di una singola brigata corazzata vi erano qualcosa come 7.000 tonnellate di munizioni, sufficienti per 3 guerre ad alta intensità per gli standard NATO.

Il numero di munizioni per carri e corazzati arrivava a 66.000 tonnellate, il che corrispondeva a oltre 15 tonnellate per ciascun carro e BMP, quando il carico tipico per missione non oltrepassava una tonnellata (per esempio, 40 colpi da 125 mm). La dotazione di razzi d'artiglieria non era da meno con quasi 100 tonnellate per ciascun sistema lanciarazzi. Ipotizzando che si trattasse di soli razzi da 122 mm (pesanti circa 80 kg) si trattava di circa 300.000 armi, sufficienti per quasi 10.000 ricariche complete. Stimando che ogni salva di 40 razzi potesse saturare superfici di circa 400x400 m (tipico bersaglio nei poligoni di tiro per queste armi), il totale sarebbe bastato per devastare 1.600 km2 di superficie, o il 5,3% della superficie del territorio italiano.

La dotazione di armi controcarri arrivava da sola a circa 20.000 tonnellate più le mine controcarro e le armi dei carri armati. I soli missili controcarro pesavano 1.500 t e quindi, alla media di 15 kg erano presenti in 100.000 esemplari.

Quanto alla fanteria, gli efficienti Kalashnikov erano quasi un milione, tanto che i soli, più recenti AK-74 da 5,45 mm superavano i 160.000. All'epoca l'Esercito Italiano si basava solo sui Garand e 100.000 FAL (la richiesta per oltre 100.000 fucili moderni AR-90 non era ancora stata minimamente soddisfatta). Le pistole calibro 9x18 mm Makarov (simile al 9x19mm Parabellum NATO) erano quasi 300.000, quantità equivalente alle M92 Beretta dell'US Army. Le mitragliatrici erano oltre 40.000 tra leggere e pesanti, forse considerando anche quelle per i veicoli corazzati. I lanciatori di missili portatili, anche se perlopiù di vecchio tipo (SA-7) erano quasi 2.000 ed essi erano distribuiti a livello capillare per ogni unità fanti, cosa che nel 1990 non accadeva in nessuna forza NATO europea.

Da notare la presenza di oltre 1.500 fucili SDV Dragunov in calibro 7,62x54R mm. Questi erano derivati dai Kalasnikov per i tiratori scelti. Essi non erano precisi come le armi occidentali, né servivano per tiratori altrettanto professionali -appartenenti a corpi d'elite-, ma erano distribuiti ad un soldato per ogni compagnia di fanteria, per ingaggi di precisione fino a 800 m, e quindi molto al di là della portata normale dei fucili. La distribuzione capillare alla fanteria di fucili da cecchino era una caratteristica del Patto di Varsavia e costituiva una risorsa in più, anche con tiri notturni grazie ad ottiche apposite IR/IL. All'epoca nell'E.I. non c'era nessuno spazio per i tiratori scelti (eccetto qualche unità speciale, molto ristretta e specifica). Il concetto sovietico era invece di usarli ampiamente come arma complementare sul campo di battaglia, non per i soli impieghi speciali, e ciò significava costruire armi non troppo costose ma ragionevolmente efficaci, e adatte agli scontri di ogni genere, anche convenzionali (gli SDV avevano anche l'attacco per la baionetta, cosa unica per un fucile sniper). I bersagli tipici erano tra l'altro gli ufficiali nemici, postazioni di mortai, team anticarro e altri snipers. Un'altra cosa che molte forze NATO non avevano all'epoca erano le armi controcarro a livello di fanteria. L'E.I. non aveva ancora adottato il Panzerfaust 3, mentre nella NVA gli RPG-7 e 18 erano in distribuzione in decine di migliaia di esemplari, a partire dal livello di squadra o al più, di plotone fanteria.

Le armi antiaeree erano dotate di una immensa quantità di munizioni, mentre quelle aria-terra erano meno numerose, essendo l'aviazione tedesco-orientale prevalentemente orientata a compiti difensivi. Nondimeno, vi erano oltre 1.000 tonnellate di bombe (peso tra 100 e 500 kg) e quasi 200.000 razzi aria-terra (con lanciatori da 16, 20 e 32 colpi per aerei ed elicotteri come i Mi-24, capaci di portarne anche 128 se da 57 mm). I missili aria-terra erano oltre 700 tra AS-7 a guida radio, AS-9 e -12 a guida radar passiva e AS-10 a guida laser. Non erano molte rispetto alle munizioni non guidate, ma all'epoca (1990) molte forze armate NATO non erano per nulla equipaggiate con armi guidate aria-terra o lo erano in maniera molto marginale. L'AMI italiana, per esempio, non aveva che 60 missili AS-34 Kormoran antinave mentre bombe LGB e missili HARM erano solo in ordinazione. Forze aeree come la RAF non erano messe molto meglio, per esempio quasi tutti i missili antiradar ALARM inglesi furono usati nel Golfo (circa 120) e i soli aerei dotati di capacità LGB erano i Buccaneer. L'Armeé de l'Air usò nel Golfo circa 1000 bombe e alcuni missili AS-30, e tanto bastò per finire rapidamente la sua dotazione di munizioni, tanto da chiedere aiuto ai tedeschi per rifornimenti d'armi.

I missili aria-aria raggiungevano il quantitativo straordinario di oltre 17.000 (AA-2/8/10/11), grossomodo equivalente al doppio dei missili R.550 Magic francesi prodotti tra il 1970 e il 1985 per oltre 18 clienti. Considerando ipoteticamente una probabilità di colpire del 50%, questi missili (se, ovviamente, vi fosse stata l'occasione di lanciarli in condizioni ideali) sarebbero stati sufficienti per distruggere tutta l'USAF (circa 9.000 apparecchi, tra cui un migliaio di F-4, altrettanti F-15 e circa 2.000 F-16).

Benché la modernità di molte di queste armi, come anche gli standard di sicurezza e affidabilità non fossero corrispondenti ai più recenti modelli occidentali, si trattava di una quantità di munizionamento (in parte prodotto anche in DDR, che aveva solo una modesta industria bellica) che spiegava bene come, nonostante la possibilità di ricorrere alle armi nucleari tattiche per chiudere rapidamente la partita, la preparazione per un conflitto convenzionale era proseguita con convinzione anche nell'ipotesi di una lunga e violenta guerra di posizione.

Aviazione[3][modifica]

Rinata nel 1956, la LSK/LV era diventata col tempo una grossa realtà, anche considerando che la DDR è tutto sommato una piccola nazione. Anche in tempo di pace metteva sotto controllo sovietico le sue F.A., ed era l'unica nazione del Patto di Varsavia con tale rapporto di sottomissione. Inoltre sul suo territorio esisteva la 16a Armata Aerea, con circa 1.000 velivoli, per lo più di tipo moderno. Una concentrazione quindi,realmente senza paragoni, specie se si considera che nel Patto poteva al contrario succedere, nel caso della Romania, che non si autorizzasse nemmeno la presenza di altre forze armate sul proprio territorio, ovviamente in tempo di pace. Anche a terra i Sovietici avevano delle armate fortissime in DDR. La Polonia era anche più potentemente armata di suo, ma non era così 'presidiata' dall'Armata Rossa, anche se svolgeva la fondamentale funzione di retrovia per sostenere un'eventuale assalto all'Europa Occidentale; essendo però più lontana dal fronte non aveva la stessa densità di difese e di armamenti della piccola DDR. Come si diceva, la LSK nacque nel '56, il 18 gennaio, assieme alla Nationale Volskaremee. I Tedesco-orientali erano troppo oppressi dai Sovietici e già nel '51 vi fu una dura rivolta, di cui pochi si ricordano (mentre ben più celebri solo le rivolte di Budapest e di Praga); i sovietici capirono quindi che sarebbe stato più pericoloso lasciare le cose come stavano piuttosto che tentare di coinvolgere la popolazione tedesca nel confronto con l'Ovest. Ai primi del '57 erano già operativi i MiG-15, ed entro l'anno lo divennero anche i MiG-17, a seguito dell'accelerazione data dalla situazione internazionale, sempre più tesa. I MiG-17F sono rimasti in servizio fino al 1986, addirittura ancora nel 1990 c'erano alcuni 'Fresco' in funzione addestrativa. Quanto alla difesa aerea, compito importantissimo per i Sovietici, dopo lo scotto dell'offensiva tedesca del '41, questa venne posta sotto comando unificato tedesco-sovietico ad Strausberg; nel '59 già vennero posti in servizio i MiG-19 'Farmer' nelle versioni S(D) e PM (E per la NATO). Il MiG-21 arrivò nel '62 e non sostituì i MiG-17, ma i MiG-19, che vennero ritirati dal servizio entro gli ultimi anni '60. Essi erano piuttosto inaffidabili, pagando lo scotto dell'essere il primo velivolo supersonico sovietico, se non mondiale (l'altro candidato, a seconda delle date di riferimento, è l'F-100); eppure i Cinesi, una volta maturato il progetto, lo hanno usato e prodotto con notevole successo. I Sovietici invece lo abbandonarono presto per i MiG-21 e anche per i Su-7. Negli anni '60 l'aviazione della DDR era organizzata in due divisioni da difesa aerea, del tutto simili a quelle sovietiche; si trattava della 3a di Neobrandemburg a Nord, e la 1a di Cottbus. Il QG con gli anni è stato istituito a Strausberg, e al momento della riunificazione erano presenti circa 650 aerei e 34.600 uomini. I Tedesco-orientali furono spesso mandati come 'consiglieri militari' in giro per il mondo, e alcuni ebbero persino l'abilitazione al volo su bombardieri supersonici: nel 1986, i documenti dell'equipaggio di un T-22 Blinder abbattuto in missione sul Chad dimostrarono che si trattava di tedeschi, ma come e quando si sia deciso di formare equipaggi di una nazione priva di tali bombardieri non è certo una cosa chiara. Ma che le truppe tedesco-orientali, nonostante le fughe attraverso il Muro dei civili, fossero considerate affidabili non è provato solo dal loro uso all'estero: nessun aereo della DDR ha mai disertato. È successo persino ai sovietici (il caso Victor Belenko, scappato in Giappone con il suo MiG-25) e ai Cubani, ma non ai Tedesco-orientali, che pure erano ad un passo dal confine con la NATO.


Ordine di battaglia dell'Aviazione (LSK) al 1990:

1° Luftverteidigiungsdivision:

  • JFG-1 Fritz Schmenkel (Holzodorf): 3 squadriglie (Staffels)tutte con 10 MiG-21MF e 3 MiG-21UM
  • JFG-3 Wladimir Komarow (Preschen): 2 squadriglie ciacuna con 10 MiG-29A e 2 MiG-29UB, mentre la 3° dotata di 10 MiG-21MF e 3 MiG-21UM
  • JFG-8 Herman Matern (Marxwalde): 3 squadriglie tutte con 10 MiG-21Bis e 3 MiG-21UM
  • Verdindungsflugkette (Cottubus): 2 An-2, 3 Z-43

2° Luftverteidigiungsdivision:

  • JFG-2 Yuri Gagarin (Trollenhagen): 3 squadriglie tutte con 10 MiG-21MF e 3 MiG-21U
  • JFG-9 Heinrich Rau (Peemunde): 3 squadriglie tutte con 10 MiG-23MF/ML e 3 MiG-23UB
  • VFK (Neubrandemburg): 2 An-2, 3 Z-43
  • Zieldrstellungskette: 3 L-39ZO e 2 L-39V

Kommando der Front und Transportfliegerkrafte:

  • JBFG-37 Klement Gottwald (Drewitz): 2 squadriglie con MiG-23BN
  • JBFG-77 Gerhard Liberech (Laage): 1 squadriglia con 11 Su-22M-4 Fitter K e 2 Su-22M-3, 2° squadriglia con 12 e 2 apparecchi uguali
  • MGF-28 (Laage): 2 squadriglie ciascuna con lo stesso organico di Su-22M
  • TAFS-47 (Preschen): 12 MiG-21MF e 3 MiG-21UM
  • TAFS-87 (Drewitz): 12 MiG-21MF e 3 MiG-21UM
  • THG-34 Seebinder (Brandemburg Briest): 2 squadriglie entrambe con Mi-8S/T Hip-C
  • TS-24 (Dresden): 12 An-26 'Curl', 6 An-2
  • VS-14 (Strausberg): 4 L-410UVP
  • MHG-28 (Parow): 1 squadriglia con 3 Mi-8S/T, 10 Mi-8TB, 2° Squadriglia con 6 Mi-14BT e 8 Mi-14PL

Armeefliegerkrafte:

  • KHG-5 Adolf von Lutzov (Basepohl): 3 Staffels ciascuna con 8 Mi-24 e 3 Mi-8TB, la3° aveva anche 4 Mi-2
  • KHG-3 F. von Schill (Cottbus): come la precedente

Uffiziersshochschule:

  • FAG-25 Leander Ratz (Bautzen): 2 Staffels con 30 L-39 ciascuna
  • FAG-15 Heinz Kapelle (Rotherburg): 2 Staffels ciascuna con 10 MiG-21SPS Fished F, 15 MiG-21 U/US/USM Mongol-A/B
  • TFAS-45 (Kamenz): 8 L-410UVP, 12 An-2, 3 Z-43
  • HAG-35 (Brandemburg): 1° Staffel con 18 Mi-8T/TB, 2° con 18 Mi-2
  • TG-44 Arthur Pieck (Strausberg): 6 Mi-8, 1 Tu-134.

La 1° Divisione aerea concentrava il grosso della difesa aerea con oltre 100 caccia tra cui alcune macchine biposto per l'addestramento operativo anche in reparto. Tra le sue macchine,dal 1987 vi erano i MiG-29. Alcuni caccia MiG-21 erano del modello Bis, i più recenti e performanti tra tutti, equipaggiavano un intero Stormo.

I costosi e complessi MiG-23 non ebbero invece molta fortuna, non sostituendo che parte dei vecchi MiG-21, vecchi e limitati ma di facile uso. La 2° Divisione ne ebbe un buon numero con il JFG-9.

La principale capacità di attacco era data dal Comando di attacco e trasporto: nella base del JBFG-37 vi erano 18 MiG-23BN, aerei d'attacco a geometria variabile, dotati di sistemi ECM e, forse, di armi guidate. La loro elegante linea contrastava con quella dei Su-22M, ma furono questi ultimi ad avere la maggiore importanza. Impiegati dalla stessa base aerea di Laage, essi appartenevano a due Stormi, uno incaricato di attacco terrestre, anche nucleare, mentre l'altro era specializzato in supporto navale. Gli aerei da trasporto non erano molto numerosi né potenti, come del resto in nessuno dei Paesi del Patto, limitati ad operazioni tattiche. Gli elicotteri da attacco Mi-24 e Mi-8TB erano in forza al Comando dell'aviazione dell'esercito, anche se operavano in ambito dell'Aeronautica, che avocava a sé tutti i velivoli. Le scuole erano la FAG-25 e 15, una con addestratori basici e l'altra con quelli avanzati.

In tutto le macchine effettivamente censite in prima linea erano:

  • 24 MiG-29 (20 MiG-29A e 4 UB)
  • 210 MiG-21 (94 MiG-21MF 'Fishbed J', 30 Bis 'Fishbed L', 20 SPS 'Fishbed F', 66 U 'Mongol A/B')
  • 57 MiG-23 (30 MF/ML 'Flogger B/G', 9UB, 18 BN)
  • 54 Su-17M (46 Su-17M-4, 8 U)
  • 40 L39C/ZO
  • 48 Mi-24, 67 Mi-8 (non meno di 28 erano Mi-8TB da combattimento), 14 Mi-14 e 26 Mi-2

Totale, 540 aerei suscettibili di impiego bellico. Altri apparecchi erano probabilmente presenti in riserva o in manutenzione, in quanto questi erano solo quelli di prima linea, anche se nel caso dei 'Fulcrum' è noto che il totale ammontava effettivamente a 24 apparecchi.

In 3 anni di impiego essi si dimostrarono affidabili e moderni, con migliaia di ore di volo in cui si verificò solo un atterraggio lungo che causò una settimana di lavori per la riparazione.

Tornando ai MiG-21, il primo tipo fu l'F-13 o Fishbed-C, con motore R-11 da 5.750 kgs, un caccia leggero diurno. Il PF (mod-D e E per la NATO), il PFM (F) erano migliori e con un cannone sotto la fusoliera nel caso dell'F. Infatti, l'evoluzione cannoniera del MiG-21 fu ben poco lineare: prima due cannoni da 30 mm NR-30, come nel MiG-19, poi il tipo di serie F ne tolse uno per poter adottare due missili R-3 (Atoll), cosa senz'altro accettabile. Ma in seguito, il pur migliorato PF (Fishbed-D) ebbe sì il radar da intercettazione e più carburante, ma anche la rimozione del cannone rimasto. A quel punto il velivolo si trovava in difficoltà: anche se non era l'unico caso all'epoca di caccia senza cannoni (per esempio il Phantom, pure ben più grosso), i suoi AAM erano rudimentali e specie a bassa quota, e a distanze ridotte, poco efficaci (di questo ne approfitteranno gli Israeliani dopo il 1967, serrando le distanze con i micidiali cannoni DEFA dei Mirage, mentre gli Atoll avevano una portata minima di circa 1 km). Gli Indiani premettero per la reintroduzione del cannone, ed ebbero soddisfazione con il modello MiG-21FL, simile al PF ma con un grosso gunpod per una nuova e compatta arma: il bicanna da 23 mm. Peraltro non pare che fosse possibile portare sia il cannone che il serbatoio ventrale, in tale configurazione; ma fu pur sempre meglio di nulla, dato che l'unico effetto 'positivo' dell'eliminazione del cannone interno del PF era stato il miglioramento degli aerofreni. Con i nuovi MiG 'cannonieri' fu possibile abbattere nel '71 diversi F-104 pakistani. Tornando all'aviazione tedesca, il modello E era simile al tipo precedente, il D, e munito del nuovo radar RP-21 e flap 'soffiati' per incrementare la portanza, mentre esternamente si riconosceva per il raccordo dorsale ingrandito, onde contenere altro prezioso carburante (migliorando così l'autonomia). I MiG-21F-13 vennero posti fuori servizio negli anni '80 e ancora ce n'erano come 'civette' sparsi sulle basi: dopotutto la loro pianta alare, visti dall'alto, è praticamente uguale a quella dei tipi successivi, di cui erano ancora in servizio circa 250 velivoli. I MiG-21PFM (Fishbed-F) erano ancora attivi con il FAG-15 come addestratori avanzati: circa 20-25 velivoli, in servizio assieme a una trentina di biposto U-400 (su base F-13) e -600 (su base PF-31), nonché gli US (su base PFM), e UM (con motore R13-300 dell'MF), per non dire della nuova, enigmatica denominazione di UMS che mandava ancora più in crisi l'intelligence NATO. Quanto ai PFM, il JG 7 'Wilhem Pieck' era l'ultima unità ad averlo ancora in prima linea fino a che, il 1 settembre 1989, non venne disattivato, in una cerimonia in cui la DDR, come primo passo verso la successiva unificazione, aveva tolto dal servizio ben 50 caccia, di cui 35 sarebbero stati demoliti negli anni successivi, altri 15 conservati a terra o relegati a compiti addestrativi. I MiG-21R da ricognizione sono basati sul PFMA, e c'erano due squadroni con tale velivolo, ciascuno con dodici apparecchi: le unità 47 e 87 di Preschen e Drewitz. In seguito erano giunti anche i MiG-21bis Fishbed-L, per il JG-8, ma in termini numerici più importante era l'MF, con i JG-1 e JG-2. Ogni Stormo aveva una trentina di aerei monoposto e 9 monoposto, sparsi su tre squadroni grossomodo identici tra di loro. Se il MiG-21 era stato un importante protagonista dagli anni '60, ancora di più lo fu con l'MF, nato attorno alla metà del decennio, diffusosi negli anni successivi in migliaia di esemplari: con motore R-13 da 6,6 t.s, maggiore carburante, era anche superiore per carico bellico (finalmente 2 punti d'aggancio sotto ciascuna ala ne consentivano un carico utile di 4 missili oppure bombe o lanciarazzi, assieme al serbatoio ventrale che -notare bene- non era più in alternativa al cannone da 23 mm, in quanto il pod GP-9 era stato sostituito da una installazione semi-annegata in cui le munizioni erano contenute dentro la fusoliera stessa: così, invece di portare, per esempio, 2 AA-2 e il cannone, si poteva portare il cannone, 4 AA-2 e un serbatoio ventrale, oppure 3 serbatoi, due missili e il cannone). Non solo, ma grazie ai servocomandi, esso era in grado di volare veloce anche a bassa quota. Gli altri MiG non erano altrettanto capaci, e gli aerei americani, in Vietnam, potevano spesso svignarsela andando in supersonico a quote relativamente basse, come nel caso dei Phantom ed F-105. Dai primi anni '70, l'arrivo in quantità di quest'aereo fu un nuovo problema, perché era capace (come si accorgerà anche 'Randy' Cunninghan, l'asso dell'USN) di volare in supersonico anche a bassa quota a velocità almeno comparabili a quelle dei jet americani, se non anche più veloce, grazie ai comandi che consentivano di rendere pratica una capacità altrimenti alquanto teorica (quella della cellula e del motore) di volo oltre mach 1 a pelo d'alberi. Ma l'MF era piuttosto pesante e così si studiò un altro derivato, il Bis, che con il nuovo R-25 da 7,5 t. spinta, una struttura apparentemente analoga ma in realtà del tutto riprogettata (consentendo di implementare meglio i vari miglioramenti, un po' come il Bf-109K, e di aumentare la durata e l'efficienza), il radar RP-22, era capace di battere in salita persino i MiG-23MF, con prestazioni eccellenti (raggio d'azione a parte, leggermente inferiore).


I Su-22M-4, valutati dal WDT-61 (la 'sperimentale' della Luftwaffe) vennero giudicati addirittura i più interessanti degli apparecchi ex-DDR, con dotazioni avioniche e sistemi d'arma molto più sofisticate di quanto ci si aspettasse. Ottima prova diedero anche i Mi-24, ma al pari dei Sukhoi, non vennero mantenuti in servizio. I Su-22 vennero forniti nel 1985 ad uno stormo d'attacco e a quello navale, entrambi nella base nordica di Laage (il JBG-77 e l'MFG-28, entrambi con 23 monoposto M-4 e alcuni biposto).

I MiG-23 non erano molto diffusi e in termini di manutenzione, molto impegnativi per gli standard orientali. Nondimeno, introdussero dal 1978 (con la prima versione MF/B, a quanto pare dotata di motori R-27, seguita da una fornitura di MiG-23ML con gli R-29 potenziati) un sistema d'arma sofisticato, missili e radar moderni e capacità a volte insospettabili. La prima unità ad usarli fu il JG-9 e, nonostante le difficoltà di mantenere un velivolo così complesso, ne ebbe circa 30 monoposto e alcuni biposto. Era basato a Peenemunde, sulla costa Baltica, e così gli incontri con aerei NATO non mancarono, così come non mancarono le esperienze d'interesse sui vantaggi dei nuovi aerei. Durante le schermaglie aeree ai confini, i Saab 35 Draken danesi spesso impegnavano in finti combattimenti i MiG-21 tedeschi, che quando portati a bassa quota e velocità avevano rapidamente la peggio contro i doppio delta svedesi, essendo piuttosto aerei ideali per le altre quote. I MiG-23, scarsamente agili per le medie velocità (per via dell'ala intermedia a circa 45 gradi, non molto indicata per le velocità inferiori ai 1000 kmh, cosa parzialmente rimediata con l'ultima versione che sperimentò una posizione a 33°) potevano surclassare anche i Draken, grazie alla possibilità di regolare l'ala a 16 gradi, tipicamente per l'atterraggio ma utile anche per combattere macchine molto lente. Una cosa simile è confermata anche dal servizio con l'aviazione di Cuba. Spesso raggiunta da aerei leggeri guidati da anticastristi, una volta perse un MiG-21 stallato per seguirli. Quando due di questi aerei leggeri vennero abbattuti durante gli anni '90, gli autori dell'azione furono, non casualmente, un MiG-23 e un MiG-29 (che, anche se privo di ala a geometria variabile, ha molto migliori qualità per le basse velocità del precedente Fishbed). I MiG-23 'Flogger-C' erano anche dotati di capacità extra rispetto alla semplice formazione dei piloti: potevano essere usati in combattimento, e per addestramento ECM (forse usando dei pod di disturbo).

I MiG-23BN sono entrati in servizio nel 1985, data l'impostazione più offensiva data alla LSK, e i due squadroni erano dotati di 18 aerei e alcuni biposto per il JBG 37.

I caccia MiG-29 erano originariamente valutati dalla NATO in circa 70; in realtà erano 24 e non erano previsti per il momento altri lotti.

Quanto ai numeri degli aerei, essi avevano valore tra 10 e 999, per lo più entro 299 c'erano gli addestratori, i trasporti nella serie 300, caccia per 400-999, elicotteri nelle serie 300, 500 e 900.

Inizialmente la formazione dei piloti era fatta in parte in URSS, ma poi tutto venne portato nella DDR, con il FBG 25 con gli L-39C (prima c'erano gli L-29 Delfin), con circa 40-50 aerei e 4 di essi erano a Peenemunde per le prove a fuoco (avendo una pur minima capacità bellica). I Trasporti vennero forniti dal '57, con gli An-2 e Il-14, quest'ultimo poi sostituito dall'An-26 a turbina (10 esemplari), mentre i trasporti pesanti erano svolti con 5 Tu-134A, due Tu-154, e un Il-62, tutti basati a Marxwalde e quasi tutti con immatricolazioni civili. Il TFG-4 aveva almeno 5 Mi-8 in configurazione VIP; gli An-2 erano ancora presenti in 9 esemplari assieme a 4 L-410 a Strausberg; il TFG-45 aveva invece 12 An-2 e 8 L-410. Gli elicotteri erano circa 80 Mi-8 40 Mi-24, 40 Mi-2, 20 Mi-14 e 9; tra le unità da trasporto il TFG 34 con 24 Mi-8T, anche usati per il servizio SAR, mentre l'unità AHG-35 d'addestramento aveva 18 Mi-8T e 18 Mi-2; a Basephol c'era il KHG con i Mi-24 su due squadroni e 24 velivoli in tutto, più una decina di Mi-8 per il supporto e 2 Mi-2. La base della Marina, sede del KHG-18, aveva i Mi-8 e 14; il Marinehubschraugbergeschwader 18, fondato nel 1963, aveva inizialmente il Mi-4M, poi i Mi-8 e infine i Mi-14PL (ASW), BT (antimina), PS (SAR).

Infine la Polizia di frontiera aveva un'unità di volo a Nordhausen con circa 10 Mi-2 e 3 Mi-8, ma non è chiaro se erano distaccati dall'Aeronautica o se erano in servizio del tutto autonomo.


  1. w:en:Parchim class corvette
  2. RID mar 1991
  3. Foster, Peter Ricordo di una grande aviazione, JP-4 nov 1990 p.62-66 e A&D nov 1990