Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Francia-8

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Copertina

La Francia riveste a tutt'oggi un ruolo di primo piano nel panorama di materiali e mezzi per le forze terrestri. In ogni caso, come sempre per i sistemi francesi, senza riguardo per la loro reale efficacia e modernità, 'c'è da passare le Alpi': pochissima attenzione da parte della stampa specializzata per i prodotti francesi, rimasti via via isolati rispetto a quelli americani e tedeschi, e rispetto a chi in qualche modo va 'a traino' di queste nazioni (tra cui l'Italia, basta osservare che missili hanno in dotazioni le nostre F.A.). Meno male che per i mezzi terrestri si tiene proprio in Francia la più grande rassegna mondiale, a cui i francesi cercano sempre di far presenza con una nutrita rappresentanza nazionale o con programmi multinazionali. L'industria francese nel settore terrestre è molto consistente e diversificata.

La sua parte maggiore di gloria, tuttavia, si ebbe nel dopoguerra fino agli anni '70. Se per esempio l'Italia 'rinacque' con gli aerei d'addestramento, la Francia fece qualcosa di simile (occupare un certo settore 'basso', o leggero che dir si voglia, della produzione) con una serie di corazzati leggeri che hanno dato origine ad intere famiglie: i carri AMX-13 in particolare hanno iniziato una genia di corazzati classe 13 t (per fare un esempio, la stessa del BMP russo ma anche degli M-13 italiani del periodo bellico: variazioni sul tema davvero notevoli con la stessa massa!) che ha compreso gli AMX-VCI da combattimento per la fanteria (uno dei primissimi tipi), alcuni tipi di semoventi da 105, 155 e anche 30 mm binati antiaerei, e innumerevoli altri sottotipi. Le blindo leggere AML, da meno di 6 t ma capaci di portare un cannone da 90 mm sufficiente per distruggere un carro armato, sono state una sorta di 'Fiat 500' dei blindati. Hanno avuto un successo strepitoso e anche qui, assieme al similare M3 da trasporto truppe in tutte le sue innumerevoli versioni (contraerea binata da 20 mm per esempio). Questi mezzi ruotati, essendo dei 4x4 ovviamente difettavano di mobilità fuoristrada, ma i loro successori, i piccoli scafi 6x6 delle blindo ECR e VCR da trasporto truppe-multiruolo (torretta con armi da 20 mm, lanciamissili HOT, mortaio-cannone da 81 mm etc.) non hanno riscosso altrettanto successo, pur avendo una mobilità sufficiente per superare fossati e trincee larghi oltre 1 metro (non molto, ma sempre meglio dei 4x4). Le blindo pesanti erano inizialmente le ERB-75 8x8 (ma su strada 4x4 grazie ad un ingegnoso sistema di trasmissione), con la stessa torretta del carro AMX-13, ma dopo alcuni anni sono state sostituite dagli AMX-10RC con cannone a media pressione da 105 mm, anfibio, 6x6, con protezione NBC e sistemi di visione notturni. Questi mezzi sono rimasti, fino all'arrivo delle Roiikat e Centauro le autoblindo più pesanti, potenti e costose del mondo. Ma a tutt'oggi non hanno avuto un degno successore. Restano nondimeno le autoblindo più potenti tra quelle che possono vantare due importantissime qualità: essere aviotrasportabili da un C-130, ed essere anfibie. Sono parenti strette degli AMX-10P cingolati da trasporto truppe nonché successori degli AMX-VCI (o Mod. 56) e la cosa non è pacifica, visto che gli AMX-10P sono per l'appunto cingolati, dunque con una meccanica del tutto dissimile da quella di un mezzo corazzato ruotato.

La linea di carri armati inizialmente comprendeva gli M-47 medi, ma i francesi avevano anche pensato anche ad una nuova, possente macchina: l'AMX-50 da 50 t, cannone basculante da 100 o 120 mm, corazzatura da 120 mm e motore da ben 1000 hp. Questo era un carro degno di essere chiamato 'pesante' ma non ebbe seguito: era un mezzo rivoluzionario e pesava nettamente meno dei Conqueror e M103 americani, con molta più mobilità. Ma le buone idee sono dure a morire, come si sarebbe visto poi.

Per sostituire i carri M47 venne sviluppato il veloce e leggermente corazzato AMX-30, in diretta competizione con i Leopard tedeschi, e la cosa venne supervisionata dall'Esercito italiano anch'esso dotato dei carri Patton. Nessuno dei due contendenti si dimostrò nettamente superiore all'altro e allora ognuno si tenne la sua macchina, con gli italiani che però seguirono i tedeschi. In effetti i Leopard si dimostreranno superiori, soprattutto per potenza e affidabilità della meccanica, ma allora questo non venne rilevato e comunque l'AMX-30 è un carro ragionevolmente buono, di quelli costruiti (come il Leopard) per sopravvivere più per la mobilità che per una pesante armatura (un concetto che sembra mutuato più dai cacciacarri M18 che dai veri carri da battaglia). Quando in seguito si cominciarono a capire meglio le contromisure per contrastrare il funzionamento delle HEAT si sarebbe ritornati a carri meglio corazzati, e i tedeschi furono lesti con il Leopard 2. I francesi rimasero fedeli al concetto di mezzi leggeri e relativamente semplici e dall'AMX-30 costruirono l'AMX-32 che saliva da 36 a 40 t. Aveva inizialmente un cannone da 105 mm ma poi andò per il 120 mm. La corazzatura era superiore rispetto a quella dell'AMX-30, la torretta di forma scatolata forse celava corazze spaziate o Chobbam. Però era inizialmente rimasto col motore dell'AMX-30 e quindi risultava meno mobile, anche se indubbiamente superiore. Non ebbe seguito ma i francesi avevano pronta una risposta opportuna: il carro AMX-40, con motore da 1100 e in seguito anche da 1300 hp, sempre su scafo da 40 t che era congruo con la massa dei corazzati sovietici piuttosto che con le 55 t dei Leopard 2. La principale differenza, oltre alla generale superiorità occidentale come tecnologie di dettaglio rispetto ai carri di Mosca era che l'AMX-40 non aveva il caricatore automatico, ma un buon numero di granate pronte al tiro in torretta e il quarto uomo d'equipaggio. Un carro di questo tipo, corazzato anche contro testate HEAT fino a 100 mm di calibro (frontalmente), capace di salire pendenze del 70% (con il motore da 1100 hp, chissà con quello da 1.300 previsto come optional..), certamente compatto, relativamente semplice e presumibillmnente economico, avrebbe dovuto far raggiungere un successo pieno: invece, anche l'AMX-40 rimase nell'oblio, non adottato né dall'esercito francese né da altri clienti. E dire che, soprattutto durante gli anni '80 ve ne sarebbero stati e come, interessati ad un carro armato di nuova generazione, più avanzato di quelli sovietici nonché dei mezzi classe Leopard 1/M60 ultime versioni e al contempo più piccolo, economico e leggero (=meno impegni logistici) dei mastodontici Leopard 2/Challenger e M1. Per esempio, la Spagna era interessata al carro Lince, un programma autarchico da circa 45 t. Nondimeno l'AMX-40, come del resto gli interessanti Osorio brasiliani, rimase senza mercato. I francesi erano consci di essere rimasti indietro: con i sovietici che schieravano i minacciosi T-XX delle ultime generazioni, i loro alleati pieni di Leopard 2, Chieftain, Challenger, M1 Abrams, l'Armée de Terre non aveva nemmeno un gran numero di carri armati dalla sua (circa 1.300) perché, essenzialmente, il ricco bilancio della Difesa francese era sì comparabile con quello tedesco, ma largamente utilizzato per la componente nucleare e le portaerei. I tedeschi invece poterono raggiungere circa 4.000 carri armati, molti di più di tutti quelli francesi e inglesi messi insieme. Gli italiani, che non avevano portaerei, né armi nucleari, né ricchi bilanci della difesa, si ritrovavano praticamente con lo stesso numero di carri dei francesi. Questi stavano aspettando i risultati del programma per l'EPG ovvero un nuovo carro francese da circa 50 t, che procedeva assieme (temporalmente) all'Ariete italiano. Apparvero come prototipi nella seconda metà degli anni '80 dopo uno sviluppo molto veloce. Di fatto, l'Ariete era una sorta di copia sbiadita del Leopard 2, con meno corazza, meno potenza motrice etc, ma il Leclerc era un carro rivoluzionario. Entrambi avevano tecnologie migliori di quelle dei primi Leopard 2/M1, del resto l'elettronica progredisce rapidamente. Il periscopio del capocarro era infatti (in entrambi i casi della SFIM francese) dotato di un canale IL per la visione notturna, quando il PERI 17 del Leopard 2 è solo diurno e l'M1 ha solo episcopi e un minuscolo telescopio per usare la mitragliatrice da 12,7 mm dall'interno (nondimeno ai carristi americani piace come arrangiamento, anche se è strano concepire un carro moderno senza un altrettanto moderno periscopio panoramico, che esisteva già sui carri armati della generazione precedente!). Tale dotazione sarebbe stata superata solo poi con carri come gli M1A2 e Leopard1A5 che si concedevano un'altra costosissima camera termica per la visione indipendente del capocarro. Ma il Leclerc era in generale un progetto innovativo: sospensioni interamente idropneumatiche, motore ipercompresso da 1500 hp pari ad un terzo del volume dell'MTU tedesco, caricatore automatico da 28 colpi nel retro della torretta (in un certo senso la degna continuazione della dinastia di sistemi automatici per carri dei francesi, iniziata con l'AMX-13). Il costo è andato molto in alto e il taglio degli esemplari da costruire, dopo la Guerra fredda, inizialmente preventivato in oltre 1000, ha fatto il resto. La commessa per circa 400 carri per gli Emirati ha visto addirittura la GIAT in perdita per garantire un prezzo competitivo e quindi, in un certo qual modo si verifica una situazione simile a quella del Rafale. Anche qui, difficilmente la prossima generazione di carri europei vedrà soluzioni 'autarchiche', tranne che forse in Germania: Francia, Italia, e persino il Regno Unito, la patria del carro armato, saranno al più nell'esigenza di comprarsi carri armati con un progetto comune.

Per i ruotati nessun problema, ma da rilevare che il rimpiazzo dei vecchi AMX-13, la famiglia MARS 15 (da 15 t) non ha avuto, nonostante le grandi promesse di circa 20 anni fa, un seguito pratico. I ruotati hanno visto mezzi come il VAB che sono ben conosciuti e accetti, anche se per compiti per lo più di seconda linea. Il gippone VBL corazzato-anfibio è stato forse il primo della sua categoria, anche se ora il suo peso di circa 3 t (al solito per i corazzati francesi, un valore molto 'sobrio') è ampiamente superato (ma certo, difficilmente i gipponi moderni sono anche anfibi: sembrano cioè -non casualmente- più pensati per resistere alle mine sulle strade di qualche Paese desertico, che a missioni di esplorazione e ricognizione classiche, magari in territorio europeo, dove le capacità anfibie non sono un optional inutile). I costruttori francesi tradizionali di carri sono la Panhard (M3, VCR), l'Atelier de Construction de Roanne (AMX-10RC, 10P, AMX-30 etc.), la Renault (VAB) e la Berliet (VXB-170, simile al VAB ma non adottato dall'Esercito Francese).

Carri armati[modifica]

AMX-13-.jpg

Il carro leggero AMX-13 è uno dei mezzi di successo dell'industria francese del settore, anche se oramai è un veicolo superato e i larga misura radiato dal servizio attivo[1]. Esso venne messo in produzione nel dopoguerra (1952), e si dimostrò il veicolo francese di maggior successo di quella generazione. Il suo equivalente ruotato, la Panhard EBR 8x8, non ebbe la stessa diffusione, mentre il carro pesante AMX-50 non ebbe seguito in quanto giunsero un gran numero di M47 Patton dagli USA. Tutti questi mezzi avevano una torretta basculante, ovvero con il cannone il cui movimento di elevazione era connesso a quello dell'intera parte superiore della torre. Questo accoppiamento rigido consentiva un sistema di carica automatica assai semplice e lineare, non dovendo prevedere complessi e ingombranti meccanismi per adeguare la carica all'alzo dell'artiglieria. Progettato e costruito nel 1948 dall'Atelier de Construction di Issy–les Moulineaux, venne prodotto in serie all'Atelier de Costruzione de Roanne, a partire dal 1952.

Il peso del compatto carro armato era indicato nel nome stesso, 13 erano infatti le tonnellate del peso di progetto, poi di poco superate. Da notare che lo stesso peso era dato anche al progetto italiano M13/40. Rispetto a quest'ultimo, l'AMX-13, che pure è solo di pochi anni successivo, ha significato un grande miglioramento complessivo: la corazzatura era simile, anche se saldata(max. 40mm.), mentre la mobilità (60 km/h) garantita dal motore a benzina da 250 hp era circa 2 volte maggiore (anche l'autonomia, 350-400km). Anche la potenza di fuoco era basata su di un'arma molto più potente, ma con dei limiti meccanici di funzionamento.

La struttura dell'AMX-13 era classica per quanto riguardava lo scafo, pilota in avanti, comparto combattimento al centro, motore dietro, ma la torretta aveva solo 2 uomini. Ciò era consentito dal cannone installato in una torretta "oscillante" o "basculante", che si basava su di una parte inferiore rotante sullo scafo, e in una parte superiore elevabile solidalmente al cannone e ai sistemi di mira. Il cannone era inizialmente un 75 mm. derivato niente di meno che da quello del Panther, ma ridotto da 70 a 61 calibri. Malgrado la sua lunghezza, non usava proiettili perforanti, ma sparava prevalentemente HEAT, capaci di perforare 170 mm a zero gradi di inclinazione. Per il resto v'erano granate HE, il tutto per circa 30 proiettili. 12 sono sistemati nei 2 caricatori a tamburo nei fianchi della torretta, e possono consentire un veloce selezionamento automatico delle munizioni e un tiro rapido, ma la controindicazione è che bisogna ricaricarli a mano, mettendo così il carro, con soli 2 uomini di equipaggio, praticamente in condizioni di non combattere. Anche se, va detto che non è vero che non possa sparare se i caricatori sono vuoti, ma non ha un ritmo di fuoco accettabile.

Particolare della torretta, su cui sono visibili i caricatori corazzati, inizialmente assenti nei prototipi
  • Equipaggio: 3
  • Dimensioni: lunghezza 6,36 m, solo scafo 4,88 m, larghezza 2,51 m, altezza 2,3 m
  • Peso: 15 t
  • Corazzatura: acciaio saldato
  • Armamento: cannone da 75 mm, 1x mitragliatrice da 7,62 mm
  • Apparati di tiro: ottici semplici
  • Motore benzina da 250 hp
  • Prestazioni: velocità max 60 km/h, autonomia 400 km
La versione lanciamissili SS-11+cannone standard

In seguito, sullo scafo dell'AMX-13 sono state operate innumerevoli trasformazioni e miglioramenti: in particolare questi sono mostrati dall' IFV AMX-VCI, con corazza ridotta a un max di 30 mm, feritoie di tiro, armi fino al 20 mm. È stato a sua volta modificato in:veicolo anti-carro armato con missili TOW,veicolo porta-radar RATAC,porta-mortaio da 81 mm,posto di comando per le batterie di artiglieria,cacciacarri missilistico armato con missili ENTAC,piattaforma di lancio per i missili SAM Roland e ambulanza VTT/TB. È stato adottato anche dall'E.I. ma per pochi anni, pare che la meccanica non fosse molto soddisfacente.

Il gittaponte su scafo AMX-13
  • Artiglierie: Cannone semovente AMX-Mk 61 da 105 mm, AMX Mk F3 con obice Modèle 50 da 155 mm,

AMX-13 VDA (variant de défense antiaérienne) con due armi da 30 mm, radar di scoperta e prodotta in 60 esemplari, ha costituito per anni l'unico semovente da difesa aerea dell'Esercito francese.

  • Veicoli del genio, gettaponte, recupero etc.

L'AMX-13 non ha tardato a trovare acquirenti anche all'estero, sia come mezzo base che come derivati. Nel mondo, la combinazione di economicità e buone prestazioni ha reso l'AMX-13 molto diffuso, con clienti che vanno dal Marocco a Singapore (con un congruo numero) a Israele. Quest'ultimo rivelò la debolezza dell'armamento dell'AMX-13 contro i carri sovietici, in quanto se riusciva a perforare le corazze (45 mm a 60 gradi) dei T-34, nel 1967 si rivelò ben poco valido contro i T-55 (100 mm/60°), non riuscendo a perforarli frontalmente. Si ha notizia di alcuni T-55 messi fuori combattimento da una serie di tiri a breve raggio che finirono, con le loro concussioni, per metterne KO gli equipaggi, ma certo questo non era un risultato facilmente ripetibile. Anche la sensibilità alle mine venne giudicata eccessiva, e Israele se ne liberò in fretta, mentre conservò la torretta per i più robusti Sherman.

Successivamente i veicoli dell'Esercito francese hanno ricevuto un cannone da 90 mm, che può sparare munizioni efficaci anche contro le corazze di carri armati pesanti, con munizionamento HEAT, HE, nebbiogeno, Shrapnel, e successivamente un APFSDS capace di perforare un triplice bersaglio NATO standard, con 3 piastre di 1, 2,5 e 6 cm a 60 gradi ed spaziate di 33 cm, per un totale virtuale di quasi 200 mm. di corazza spaziata e a 2000 metri. Le macchine per l'export hanno ricevuto invece anche una torre FL-12 da 105 mm, e capace di sparare varie munizioni HE e HEAT, ma con una media pressione di esercizio. Per migliorare le prestazioni, è possibile anche sostituire il motore a benzina con un Detroit Diesel da 280 hp per 500 km di autonomia.

Anche se oramai superato, messo in riserva o radiato, l'AMX, rimasto in produzione per almeno 30 anni (almeno fino al 1983) in oltre 3.000 veicoli senza contare le versioni speciali (gli ultimi mezzi sono stati prodotti dalla Creusot-Loire) ha scritto, nonostante la sua leggerezza, un'importante pagina accanto a quelle di macchine da guerra più grandi e blasonate, americane, inglesi o sovietiche.

Carri da battaglia[modifica]

Il carro medio (MBT) AMX-30,[2][3][4]è stato fino a non molto tempo fa il veicolo standard dell'esercito francese. Si tratta di un veicolo molto compatto, leggero, potente, poco corazzato e con problemi iniziali di affidabilità alla trasmissione, che ancora costituisce il più diffuso carro d'assalto di produzione francese nel mondo, e viene tuttora utilizzato per le esercitazioni delle reclute di cavalleria.

L'AMX-30 nella sua ultima 'edizione', nel '91

Dopo la seconda guerra mondiale, l'Esercito francese si ritrovò con molti M4 Sherman di fornitura americana, integrati da alcuni ALR-44 nazionali – mezzi che tuttavia vennero presto superati dalle tecnologie correnti. Così, durante i primi anni della Guerra fredda, gli USA fornirono consistenti lotti di M47 Patton, un carro giudicato insoddisfacente in patria, ma particolarmente adatto per l'esportazione. Per sostituire gli M-47, alla fine degli anni '50 venne studiato un nuovo veicolo, assieme allo stato maggiore tedesco. Il progetto finale fu elaborato nel 1956, e vide anche la partecipazione dell'Italia nella formulazione dei requisiti.

Alla fine del decennio sia la Francia che la Germania erano a buon punto nel realizzare il loro nuovo veicolo da combattimento cingolato. Nel 1960 venne completato il prototipo dell'AMX-30, dove il '30' stava a indicare le tonnellate di peso (una denominazione mal rispettata, vista la massa di 36 tonnellate in ordine di combattimento).

Si trattava comunque di un carro ancora estremamente leggero rispetto agli altri occidentali, protetto da una corazzatura utile contro i cannoni da 20 mm, ma in grande contrasto con quanto normalmente domandato per i carri, ossia resistere al proprio armamento sull'arco frontale. La discrepanza si può comprendere oggi se si considera che, a quei tempi il problema era diventato asimmetrico: la nuova tecnologia controcarro, che prevedeva missili e razzi HEAT capaci di perforare oltre mezzo metro di armatura d'acciaio, non era in alcun modo contrastata, né si conoscevano i principi, oggi comuni nella progettazione dei carri d'assalto, delle corazze distanziate, stratificate e composite, o degli skirts sistemati sui cingoli.

Per rendere l'idea, un RPG-7 era in grado di perforare dai 250 ai 330 mm di acciaio omogeneo, 150 mm ad un metro dal punto di scoppio o 100 mm. a un metro e mezzo, e un cannone da 120 mm senza rinculo poteva perforare 300 mm di corazza a oltre un metro di distanza dal punto di scoppio. Inoltre, i missili controcarro potevano distruggere facilmente uno o più carri a 2 o 3 km di distanza (tanto quanto prevedeva la gittata del missile), e dunque da distanze di totale sicurezza – col solo, evidente svantaggio, di dover inquadrare il bersaglio nell'arco di non più di 30 secondi dal lancio.

Il carro di nuova generazione doveva quindi essere sufficientemente veloce da impedire ai missili controcarri una mira sufficiente per colpirli, doveva potersi eclissare dietro cortine nebbiogene, nascondersi dietro ostacoli ed evitare col semplice movimento la gran parte degli ordigni in arrivo. Si sarebbe dovuto porre l'accento sulla potenza dell'armamento, con un cannone di almeno 105 mm di calibro, e munizioni capaci di affrontare i carri armati più potenti, del tipo APDS o HEAT.

I due mezzi sviluppati secondo questa filosofia, il Leopard di fabbricazione tedesca e l'AMX-30, vennero svolte con la supervisione dell'Esercito Italiano, e dimostrarono che il carro francese aveva una precisione di tiro leggermente superiore, ma soffriva una meccanica meno affidabile. Poiché i progetti erano entrambi risultati soddisfacenti, entrambi entrarono in produzione per i rispettivi eserciti e si fecero poi una cordiale concorrenza nei mercati internazionali. [[Immagine:Amx30 064 valmy.jpg |300px|right|thumb|L'AMX, come tutti i carri moderni, ha rilevanti capacità di guado profondo, grazie anche alla possibilità di usare una sorta di snorkel per muoversi del tutto immerso]] L'AMX-30 era un mezzo potente e moderno, basso e compatto, con scafo saldato e torretta fusa, classica disposizione con pilota in avanti, torre con 3 uomini a centro scafo, che costituiva il comparto di combattimento, e il comparto motore sul retro con un Hispano-Suiza da 720hp a 12 cilindri, diesel, accoppiato ad una trasmissione semiautomatica. Le sospensioni erano a barra di torsione, con ruote di media grandezza. Il rapporto tra potenza e tonnellaggio era di 20:1, quasi come nel caso del Leopard, ma l'affidabilità complessiva del veicolo è stata in discussione sin da subito, specie per la scarsa efficienza della trasmissione. La velocità massima era di 65 km/h, e il carro poteva attraversare specchi d'acqua di 2,2 metri di profondità, che salivano a 4 con l'uso dello snorkel.

Originariamente l'armamento non era stabilizzato, e comprendeva soprattutto il cannone da 105 mm CN-105F1, con manicotto antidistorsione, capace di tirare granate HEAT, perforando con grande precisione, a fronte di un obbiettivo fermo o a media distanza, fino a 400 mm di acciaio. La riserva era di 47 proiettili, 19 dei quali in torretta per il pronto impiego.

Cupola, mtg (apparentemente non installata) e proiettore

L'AMX ebbe anche un cannone M693 da 20 mm coassiale, utile per risparmiare colpi di cannone contro obiettivi leggermente protetti e poco vulnerabili alla mitragliatrice calibro 7,62 mm sulla cupola del capocarro. Il cannone aveva una riserva di ben 1050 colpi, la mitragliatrice da 7.5 o 7.62 mm, soltanto 2050. L'alzo del cannone, fino a un massimo di circa 18 gradi, era meno della metà di quello del 20 mm (40 gradi), che poteva così ingaggiare bersagli aerei lenti quali gli elicotteri e obiettivi ad alto angolo. Tutti gli armamenti erano azionabili senza esporre membri d'equipaggio all'esterno del carro.

Il sistema di tiro aveva un telemetro ottico in torretta, mentre il capocarro aveva a disposizione una cupola riccamente munita di 10 iposcopi, un periscopio di puntamento e visione da 10 ingrandimenti, un faro a luce visibile per la ricerca notturna ,un telemetro ottico utile dunque soltanto durante il giorno, per distanze tra i 600 e i 3.500 metri. Il cannoniere usava un periscopio diurno da 8 ingrandimenti M271, sostituibile con uno notturno a 5,4 ingrandimenti, abbinato con un proiettore infrarosso PH-8B con raggio di 800 metri. Il pilota infine aveva a disposizione due iposcopi, abbinati a fari infrarossi frontali.

Lo scafo del carro aveva una struttura di tipo convenzionale, con piastre molto inclinate. Sebbene esse non fossero più spesse che nel caso del Leopard, probabilmente la loro struttura offriva maggiore protezione contro le armi di piccolo calibro (il requisito originale parlava di resistenza minima al 20 mm): in ogni caso apparivano inadeguate alla minaccia dei colpi ad alta perforazione già sviluppati all'epoca della progettazione.

  • Equipaggio: 4
  • Dimensioni: lunghezza 9.48 m, solo scafo 6.59 m, larghezza 3.1m, altezza 2.86 m
  • Peso: 36 t
  • Corazzatura: acciaio saldato
  • Armamento: cannone da 105 mm, 1 cannone da 20 mm, 1 mitragliatrice da 7,5 mm
  • Apparati di tiro: ottici con telemetro e sistemi notturni.
  • Motore: diesel da 720 hp
  • Prestazioni: velocità max 65 km/h, autonomia 600 km

Versioni note:

  • AMX-B2 – carro migliorato nei sistemi di puntamento, nella mobilità e nella protezione;
  • AMX-30D – carro da recupero, dotato di lama apripista e verricelli;
  • AMX-30 EBG - carro gettaponte che poteva assestare ponti fino a 20 metri di lunghezza, e poteva avere altre dotazioni per il genio militare;
  • AMX-30 PLUTON –Il più potente della famiglia in parola, in quanto veicolo di lancio del missile Pluton; si trattava del missile tattico nucleare standard per l'Esercito francese, simile al Lance ma più grosso, raggiungeva come l'arma americana i 120 km ma abbisognava di uno scafo più grande per il trasporto e lancio.
  • AMX-30 ROLAND – carro dotato di missili terra aria e radar di tiro Ciel Noir;
  • AMX-30DCA – sviluppato per l'Arabia Saudita, si basava sul ROLAND, ma era dotato di cannoni da 30 mm; 53 costruiti, caratteristica la loro torretta molto squadrata rispetto a quella rotondeggiante dell'AMX-13DCA.
  • AMX-30GCT – pezzo d'artiglieria semovente con torretta e cannone calibro 155 mm; artiglieria standard per l'esercito francese, capace di sparare anche 8 colpi al minuto grazie ad un sofisticato sistema automatico di ricarica, ha gittata e munizioni comparabili con l'obice-cannone TR trainato, e come questo raggiunge i 24.000 m con munizioni normali e i 30.000 con quelle a razzo. Tutto il sistema è basato nella torretta: lo scafo conserva il motore posteriore per motivi di semplicità. La cosa non è priva di controindicazioni per la compodità di entrare in azione (la disposizione classica dovrebbe essere col motore anteriore), ma questa 'autosufficienza' fa sì che sia possibile adottare anche altri tipi di scafo: per esempio, la torretta GCT è stata sperimentata anche su di un Leopard 1 (sia pure senza esito).
  • AMX-30DT – carro da sminamento, telecomandabile, con sistema a rulli meccanici KMT di tipo sovietico (pare provenienti direttamente dagli arsenali della DDR) a cui è stato aggiunto un importante particolare: una catena che serve a far esplodere le mine con attivazione tramite asta, eventualmente passate tra i due gruppi di rulli (e assolutamete micicidali, perché si attivano proprio sotto lo scafo).

Entrato i produzione nel 1966, l'AMX-30 rimpiazzò gli M47 in Francia e venne distribuito diffusamente all'estero, soprattutto tra i Paesi non allineati. Ciononostante, in ambito NATO si rivelava un mezzo lievemente inferiore in termini di qualità e resistenza sul campo rispetto al Leopard tedesco, e pertanto in Europa ebbe mercato esclusivamente in patria. Israele decise di non acquistarne, a causa della scarsa protezione rispetto a mezzi americani, sovietici e britannici.

L'Armée de Terre ebbe 1.084 AMX-30, la Spagna 299, la Grecia 190, l'Arabia Saudita 150, il Venezuela 84, il Cile 21, e altri mezzi vennero esportati a Cipro, nel Qatar, negli Emirati Arabi Uniti, in Argentina, in Tunisia, in Jugoslavia.

Gli aggiornamenti furono frequenti, e alcune Nazioni operarono per conto proprio.

La Spagna sostituì la trasmissione con un modello americano, poco tempo dopo l'acquisto, in seguito avrebbe fatto lo stesso introducendo una nuova FCS e altre modifiche su almeno 150 carri. Negli anni '80 fu sviluppato l'AMX-30B2, con un sistema di tiro migliorato (chiamato COTAC) grazie a un puntamento che si basava su calcolatore balistico, telemetro laser APX-550, videocamera LLLTV. Tra il 1982 e 1986 la nuova versione fu prodotta in 217 esemplari per esigenze nazionali, e alcune altre centinaia per l'export; La conversione dei mezzi base AMX-30 ha avuto luogo tra il 1984 e 1989, ma solo poco più di 500 veicoli furono aggiornati, a causa degli alti costi. L'AMX-30, costruito in oltre 2.000 esemplari, ha avuto un servizio lungo e intenso negli eserciti che lo hanno impiegato, ma ha visto ben pochi combattimenti reali, ma tra questi ricordiamo l'esperienza francese ai tempi di Desert Storm, in cui i carri del corpo di spedizione (Operazione Daguet) combatterono alcune battaglia minori come quella della conquista della base aerea di al-Salmān.

Il Leclerc[5]è realmente l'epigono degli MBT francesi, e assume in sé una serie di innovazioni che ne hanno fatto un mezzo avveniristico, come anche la sua struttura moderna e aggressiva suggerisce. Prodotto da GIAT (Ora NEXTER), è oramai l'MBT standard dell'Armée de Terre, in sostituzione all'AMX-30.

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Quanto segue potrà sembrare agiografico e adulatorio nei confronti di questo carro; lo scrivente ritiene di no, e soprattutto che sia necessario spingere a fondo l'analisi di quello che il Leclerc ha comportato, perché non c'è dubbio che esso sia risultato qualcosa di più che un semplice nuovo veicolo; essendo poco prodotto, poco conosciuto, non impegnato in guerre varie, non ha avuto molta eco nella stampa al di fuori della Francia; nondimeno, l'insieme delle sue caratteristiche lo pongono in un'era successiva a quella dei carri moderni 'classici' tipo il Leopard 2 e l'M1; un'era in cui è nata, di fatto, una nuova specialità dell'elettronica applicata, la 'vetronica': il fatto è che il Leclerc ha introdotto, dai tardi anni' 80 (con tecnologie ovviamente adesso obsolescenti) il concetto stesso di carro armato come 'insieme integrato', sia a livello di veicolo, che di mezzi di comunicazione e distribuzione dati. Questo da solo va oltre le innumerevoli innovazioni tecniche vere e proprie del veicolo (non sempre felicissime operativamente, ma decisamente molto avanzate). Un pò come dire, che l'AMX Leclerc è, in un certo senso, la versione cingolata dell'F-16 (chiaramente come concetti informatori, non inteso in senso letterale).

Lo studio per un carro di nuova generazione, l'ECP (poi ribattezzato 'Char Futur'), ha avuto inizio nel 1978 basandosi su di un'analisi delle possibili condizioni di combattimento in Europa. Esso ha condotto ad un lungo processo di definizione terminato solo nel 1986, che vide la scelta delle componenti e delle filosofie necessarie. Poi dal 1987 venne iniziata l'industrializzazione con 6 prototipi e già dal 1988 alla produzione di serie. Il 14 gennaio 1990, alla presenza della vedova del Gen. Leclerc il primo Leclerc venne consegnato dalla GIAT alla DGA (Delegazione generale degli armamenti). Venne subito chiarito che non si trattava di un semplice carro armato ma di un sistema completo, termine mai usato per un mezzo corazzato. Il perché si dirà poi, per ora iniziamo dalle caratteristiche tecniche del mezzo.

La corazzatura è composita, ma oltre a questo ha una struttura concepita fin dall'inizio per essere modulare: non cioè con kit aggiuntivi che si sovrappongono alla corazzatura basica, o con la sostituzione dei moduli di materiali compositi all'interno delle intercapedini della corazzatura (quelle moderne, di tipo 'Chobbam' sono sostanzialmente degli scatoloni d'acciaio con mattonelle di corazze speciali, altamente segrete, sistemate all'interno): ma proprio una corazzatura concepita fin dall'inizio come una leggera struttura d'acciaio che protegge lo scafo, a cui sono applicabili moduli speciali rapidamente riconfigurabili o sostituibili se necessario: un vantaggio notevole nell'adattare il mezzo all'evolversi della minaccia, molto meglio che i carri armati con uno scafo standard. In dettaglio, al solito, non v'é molto da sapere, si tratta di un mix di piastre d'acciaio duttile, a doppia o tripla resistenza, kevlar, materiali durissimi etc. etc. fabbricati dalla Creusot-Loire, che tra l'altro consentono di riparare rapidamente il veicolo in caso di danni e perforazioni. Altri sistemi di protezione sono i lanciagranate Galix che erano, tanto per cambiare, di assoluta avanguardia per l'epoca. Ogni lato della torretta aveva infatti uno di questi sistemi della Lacroix e ciascun lanciatore aveva tipicamente: 4 fumogeni ad ampio spettro di copertura (anche IR) ARF FUM Galix 13, ma anche 3 munizioni antiuomo Galix DREC con un raggio di protezione di 30 m attorno al carro (chiaramente pensate per difendere il mezzo dalle squadre cacciacarri) e infine, non meno importanti, vi sono 2 flare LEUR per ingannare i missili SACLOS con fonte di calore IR.

È anche l'unico carro occidentale con caricatore automatico, quindi con 3 uomini di equipaggio. Nella parte posteriore della torretta, caratteristica per essere nettamente più bassa sul davanti che dietro, vi è un caricatore da 28 colpi per munizioni HEAT o APSDS da 120 mm prodotto dalla Creusot-Loire, già esperta di cannoni da 100 mm navali ad alta cadenza di tiro (fino ad 80 colpi). Questo sistema non ingombra dentro il vano di combattimento, ma necessita di una ricarica esterna e di un deposito addizionale dentro lo scafo.

Sagoma 'evidenziata' del carro Leclerc

Il cannone GIAT 120-26 impiegato ha una lunghezza di circa 52 calibri, più lungo e leggermente più potente di quello tedesco da 120/44, anche se ovviamente di qualcosa più ingombrante in manovre con vegetazione e fossati. Sopra vi è un dispositivo MRS che è una specie di specchietto retrovisore capace di controllare l'allineamento della bocca da fuoco con il sistema di controllo del tiro. Inoltre il cannone,al solito, è munito di manicotto antidistorsione e estrattore di fumo (i cannoni moderni sono davvero armi sofisticate). Le munizioni molto avanzate con la granata HEAT POL G1 con Vo di 1.170 ms, e la APFSDS a ben 1.750 ms, consentendo un raggio di tiro utile di almeno 4 km, circa 1 più del cannone del Leopard 2, grazie ad una v.iniziale superiore di circa 100 ms. Ma non basta. Nel 1989 erano iniziati i programmi per le munizioni DU anziché il più costoso e leggermente meno efficace tungsteno. Non solo, ma una munizione speciale anti-elicottero era pure in corso di sviluppo, chiamata 120 AH. Infine, nel futuro non era escluso di adattare il carro al cannone da 140 mm, un'arma realmente poderosa anche se molto ingombrante (di fatto si è preferito continuare a migliorare il 120 mm), con incremento delle prestazioni dell'ordine del 50%. Quest'arma è stata davvero sviluppata: è stata persino offerta per il carro armato T-72MP ucraino (chiaramente 'non si sa' come il progetto di questo cannone sia finito in mano ucraina..)! Il cannone NATO da 140 mm è a tutt'oggi una chimera, dato che il 120 si è dimostrato molto efficace in ogni ambito (eccetto che come munizioni HE, dove anche i vecchi pezzi da 100-105 mm sono probabilmente superiori: basti dire che le HEAT-MP da 120 mm hanno 1,3 kg di esplosivo quando i proiettili sovietici, certamente non in onore della sicurezza in caso di esplosioni, ne hanno ben 3,2). Ma non è solo il cannone né il sistema di alimentazione a meritare interesse: anche il sistema di controllo del tiro e quello di movimentazione sono decisamente impressionanti. Quest'ultimo è dato da un motore CSEE da 40kW (questo significa che il Leclerc ha abbandonato la movimentazione oleodinamica, affidabile ma ingombrante e pericolosa in caso d'incendio) capace di ruotare la torretta del Leclerc velocemente e in maniera al tempo stesso dolce, con una velocità di meno di sei secondi per una semirotazione da fermo di 180 gradi e il cannone elevabile di 30°/sec. È possibile,grazie a questi servomeccanismi, alle sospensioni e al sistema di controllo del tiro (di cui si dirà) ingaggiare fino a sei bersagli al minuto, con tempi d'ingaggio di 8 secondi e di re-ingaggio di 6, e NB sparando su terreno vario tra i 300 e i 4.000 m, viaggiando a 36 kmh. Si tratta di prestazioni assolutamente impressionanti. Come curiosità storica un altro potente carro medio francese, il SOMUA S.35 degli anni '30 aveva pure esso una torretta a comando elettrico, ma nonostante questa avanzata caratteristica l'aggiustamento finale di precisione era fatto a mano con apposite ruote.

Particolare del periscopio di puntamento diurno-notturno, di grande complessità, elevato ingombro e, inevitabilmente, possibile vulnerabilità al tiro nemico

Il sistema di controllo del tiro comprende un periscopio diurno-notturno girostabilizzato SFIM HL 70 per il capocarro (capacità di visione diurna 2,5 o 10 x o notturna di seconda generazione con 2,5 x; non sono ingrandimenti eccezionali ma questo era il migliore prodotto su piazza all'epoca), che scopre i bersagli e li assegna al cannoniere o prende direttamente sotto tiro l'obiettivo. Esiste un computer digitale e un telemetro laser; una camera termica SAT Athos permette al cannoniere di vedere e sparare anche di notte fino a 2 km (fino a 5 km per la scoperta, prescindendo dall'identificazione). Essa è integrata nel visore girostabilizzato SAGEM HL 60 che ha anche 1 canale diurno con 3,3 e 10 x, e un sistema CCD (elettronico, forse come protezione anti-laser) da 10 ingrandimenti. Il sistema di stabilizzazione è ottimo anche per via del (laborioso) sistema idropneumatico per le sospensioni. Queste e il motore turbocompresso SACM (Wartsila, è un gruppo finlandese specializzato in diesel anche marini, di grande potenza) UD V-8X con tecnologia 'Hiperbar', sono capaci di spingere il veicolo ad altissima velocità anche fuori strada e potere ingaggiare anche a grande velocità gli obiettivi. Il motore di per sè è di pari potenza degli MTU del Leopard 2, ma molto più compatto e piccolo grazie ad un rapporto di sovralimentazione di 7,5, per appena 2.100 kg e 1.87 m3 (un terzo rispetto al sistema del Leopard 2!). Ha 8 cilindri a V raffreddata ad acqua con 16,47 litri di capacità (anche qui, molto ridotta: altri carri arrivano agevolmente e 27 litri!). Come se non bastasse, il compressore Turbomeca TM-307B non solo triplica la compressione rispetto a quella di un normale compressore ( si tratta per l'appunto di un sistema 'iperbarico'), ma NB: se necessario è capace di operare indipendentemente dal motore principale fornendo energia per partire 'a freddo' senza nemmeno usare le batterie oppure, ancora più importante, come generatore ausiliario: infatti il Leclerc non ha una APU vera e propria (uno dei talloni d'Achille dell'M1 Abrams, che fino a tempi recenti doveva utilizzare il motore principale, enormemente dispendioso, per ogni necessità). Le sospensioni a dodici elementi SHB-3 della SAMM, sono idropneumatiche e con escursione di 300 mm. Inoltre, vi è la trasmissione ESM 500 con 5 marce avanti e due indietro.

Il carro ha un'arma potente che si aggiunge al pezzo da 120 e le sue 40 granate. Infatti, mentre i carri armati hanno in genere armi coassiali da 7.62 mm, troppo leggere per esempio, per colpire obiettivi 'duri', i carri francesi hanno armi di grosso calibro coassiali: per esempio, l'AMX-30 ha solo 47 colpi da 105 mm rispetto ai 62 del Leopard 1, ma al posto di una mitragliatrice da 7.62 mm ha un cannone-mitragliera da 20 mm con ben 1.050 colpi e può perforare agevolmente corazze leggere che richiederebbero altrimenti l'uso del cannone principale. Non è tuttavia una cosa molto ben vista dato che queste armi di grosso calibro hanno un numero di munizioni relativamente ridotta. Nel caso del Leclerc vi è una soluzione intermedia: un'arma da 12.7 mm (americana sì, ma prodotta dalla FN Herstal belga che era controllata dalla GIAT), piuttosto piccola rispetto al 20 mm ma ancora capace di perforare le corazze di un veicolo classe M113 fino ad oltre 500 m, come di perforare spessi muri. Questo è stato considerato ottimale come compromesso. La mitragliatrice F1 in calibro NATO 7,62 mm (originariamente era da 7,5) è installato in un affusto tedesco H&K e nemmeno a dirlo, con un sistema di controllo sofisticato, con possibilità di telecomando da dentro il carro da parte del capocarro.

Ma la lista delle innovazioni non si limita a questo, anzi si può dire che quanto sopra ne è giusto la base: il carro, a guisa di aerei tipo l'F-16, ha un databus centrale con sistemi digitali per il controllo di molte cose come la trasmissione del motore, le comunicazioni radio, il controllo del tiro. Il Leclerc è stato integrato con questi sistemi che si possono definire 'vetronica' e il costo complessivo è talmente alto che supera il 50% di quello totale, per la prima volta in un carro armato. Tra le altre funzionalità vi sono consolle interattive, sistemi di comunicazione rapida per includere il Leclerc nel PR4G (Poste Radio 4éme Generation della Thomson-CSF) e mostrare i dati ai carri di altre unità tattiche o riceverne: in questo modo è possibile per il comando dell'unità sapere la posizione dei propri carri armati (cosa prima d'ora tutt'altro che pacifica), lo stato dei materiali, danni, consumo di carburante e munizioni etc. etc. con tanto di programmazione logistica dei rifornimenti. Questo è un concetto rivoluzionario, avanzato per molte nazioni oggigiorno, a maggior ragione nel 1990. A questo si aggiungano i sistemi di supporto: carri recupero, portacarri, simulatori Thomson CSF SEE per l'equipaggio, ETT per la torretta, EP per il pilota, STC per addestramento al tiro, stazioni mobili di controllo D-2G (molto significativamente, della Sextant Avionique, ovvero un'azienda specializzata in avionica). Il SIR-ABC (in italiano Sistema Informatico Reggimentale-Arma della Cavalleria Blindata) è un altro tassello di questa specie di rivoluzione tecnologica chiamata Leclerc.

L'obiettivo iniziale era di costituire un primo reggimento con 80 carri dato da 2 battaglioni. I primi interessati erano dal 1 gennaio 1990 il 4ème Régiment de Dragons (RD) e il similare 503ème Régiment de Chars de Combat (RCC), tutti e due a Mourmelon, Francia orientale. I carri sarebbero stati 80 in tempo di pace, ma in guerra vi sarebbe stata una 'gemmazione' per cui da un singolo reggimento con due battaglioni si sarebbero formati 2 reggimenti su 3 escuadrons di 3 plotoni l'una su 4 carri e quello comando escuadron (=compagnia). Questa soluzione era stata sperimentata in Desert Storm con il 4ème RD equipaggiato con gli AMX-30B2. Quanto alle prospettive commerciali erano per almeno 1600 carri, ma ancora nel '92 solo la Svezia e Abu Dhabi avevano mostrato un interesse concreto (e si sa oggi come andò a finire: la Svezia comprò il Leopard 2 e lo stato arabo il Leclerc con il motore del Leopard 2): forse erano troppe novità in una sola volta? Certo è che il costo unitario risultava piuttosto alto, di 30 milioni di franchi o 6.5 miliardi di lire: ma all'epoca il molto più conservativo Ariete (che non ha avuto successo export a sa volta) aveva un costo praticamente identico: 5,4 miliardi di lire.

Ricapitolando le innovazioni del Leclerc: 1-motore ipercompresso, 2-sospensioni idropneumatiche, 3-mitragliatrice pesante coassiale, 4-cannone a canna lunga, 5-caricatore automatico, -6 sistemi quantomai completi per visione e combattimento, 7-sistemi di comunicazione e vetronici tali da renderlo un terminale di un sistema C3, -8 sistemi di supporto e logistici altamente integrati, -9 corazza modulare, -10 sistema di rotolamento torre elettrico, e l'elenco potrebbe continuare.

  • Equipaggio: 3
  • Dimensioni: lunghezza 9.87 m, scafo 6,88 m, larghezza 3.7 m, altezza 2.92 m, cielo torretta 2.53 m, scafo 1.73, luce libera 0.5 m.
  • Peso: 54.6 t, rapporto potenza-peso 28hp/t, pressione specifica 0.98 kg/cm2.
  • Corazzatura: composita modulare
  • Armamento: cannone da 120 mm del tipo GIAT 120-26 (40 colpi di cui 22 nel sistema di caricamento automatico) con elevazione -8/+15°(come nei carri sovietici, la torretta bassa non favorisce l'alzo del pezzo, almeno la depressione è accettabile), 1 mitragliatrice da 12.7 mm M2 HB-QCB (800) e una da 7.62 mm F1 (3.000), lanciagranate a 9 canne Galix.
  • Apparati di tiro: optronici computerizzati. 1 periscopio panoramico SFIM H-70 girostabilizzato (2.5-10x diurno o 2.5 notturno di seconda generazione), un SAGEM HL 60 da 3.3 o 10 x diurno, CCD da 10 x, notturno termico con camera HATOS; telemetro laser, sistema di stabilizzazione, motore elettrico da 40kW, computer di controllo del tiro.
  • Protezione: stratificata-compostita modulare su fronte e lato scafo e torretta; sistema Galix per le cortine fumogene; sistema NBC.
  • Motore: turbodiesel SACM UV V-8X Hiperbar da 1.500 hp; 1255 l interni+ eventuali serbatoi ausiliari. Cingoli con 6 rulli idropneumatici, 5 ruote di rinvio su ciascun lato, larghezza 633 mm per cingolo; cambio 5 marce av. e 2 retro. Escursione sospensioni 300 mm.
  • Prestazioni: velocità max 71 km/h su strada, 50 fuori strada, 38 in retromarcia (M1 Abrams: 33 kmh); autonomia 550 km su strada, con serbatoi ausiliari 720 km, consumo 1,46 l/km su strada, 2,3 su terreno vario (notevolmente basso rispetto ai 4-16 l dell'M1); pendenza max 60 gradi, laterale 30°, gradino 1.25 m (valore molto alto), trincea 3 m, guado 1 m senza preparazione , 2,3 con preparazione(per una volta, valori mediocri)

Forse maggior problema era dato dal fatto che l'M1 Abrams costava ancora meno e che i T-72 venivano venduti a 650 milioni di lire se non anche meno (dipende dalle versioni: tra quelli usati tipo ex-DDR e quelli nuovi l'oscillazione è di circa 100-1.500 milioni dell'epoca). Ma più in generale, dopo la fine della Guerra fredda (a cui il Leclerc non partecipò ma peggio ancora, non fece in tempo nemmeno per la 'parata finale' delle F.A. 'occidentali', celebrata ai danni degli armamenti prevalentemente sovietici di Saddam Houssein in Desert Storm) il mercato dei carri è andato in crisi profonda: solo i Leopard 2 hanno tenuto banco, grazie anche alle immense quantità di esemplari ex-tedeschi in eccesso: con 2000 carri armati -almeno 3-5 volte più numerosi del necessario- non è certo difficile svenderne un centinaio a qualche nazione, magari come condizione per un ulteriore contratto per altri mezzi usati: così il Leopard 2, mai usato in guerra, è riuscito paradossalmente a diffondersi nel dopo-Guerra fredda anche in maniera maggiore. Il Challenger inglese ha segnato invece l'uscita mesta della Nazione che 80 anni prima aveva inventato il carro armato, e l'M1 ha pagato i consumi della sua assetata turbina (16 l.x km come media in Desert Storm, circa 3 volte il turbodiesel dei pur più pesanti e lenti Challenger).

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Essendo entrato in linea agli inizi degli anni ’90 ha avuto 10 anni di ritardo rispetto ad altri tipi, da un lato è più moderno, dall'altro si può dire che non ha avuto alcun ruolo nella Guerra fredda né in quella del Golfo, risentendo anche del crollo del mercato dei carri da combattimento dello scorso decennio, perdurante a tutt'oggi.

L'esercito francese ne ha ordinati 1.400 in un rapporto di circa 1:1 con gli AMX-30, poi ridotti a 1.100, a 800 secondo i piani dei primi anni '90, poi a soli 600. Alla fine ne sono stati prodotti 406 che andranno ad equipaggiare i battaglioni (Btg.) carri ( 40 per Btg.).

La meccanica del Lecler è avanzata, ma anche costosa: i veicoli degli EAU sono dotati di motore tedesco, per esempio. Le sospensioni sono giudicate piuttosto negativamente in termini di oneri manutentivi. La riduzione dell'equipaggio a 3 uomini desta non pochi dubbi negli ambienti militari, oltre alla pericolosità di dover tenere le munizioni nella torretta, per i problemi legati alla manutenzione del veicolo. Anche la scelta di affiancare i VBCI (ruotati) con un MBT desta fortissime critiche, in quanto ruote e cingoli, per prestazioni e scenari d'impiego, non sono idonei ad operare insieme.

L'esercito francese ha approvato una versione denominata AZUR (Action en Zone URbaine) per il combattimento urbano, con kit di protezione aggiuntivi su scafo e torretta ed una mitragliatrice da 12.7 mm. a controllo remoto.

IFV[modifica]

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L'AMX-10P è da lunghi anni l'IFV cingolato standard dell'esercito francese. Costruito nello stabilimento di Issy-les-Moulineaux, ma già nel 1972 il veicolo passò di mano dalla ditta originale all'Atelier de costruction de Roanne.

Fu adottato dall'esercito francese nel 1973 in sostituzione dell'AMX-13 VCI, e se tutto andrà secondo i piani avrà come erede il VBCI (Véhicule blindé de combat d'infanterie).

Questo mezzo rappresenta il secondo esempio europeo di veicolo da combattimento per la fanteria, dopo il Marder tedesco. Esso ha praticamente lo stesso armamento principale, una mitragliera da 20mm. ma per tutto il resto si tratta di un mezzo molto diverso, più leggero e semplice. Lo scafo è in alluminio saldato, come sull'M113, e si tratta della prima volta per un veicolo francese. Ma questo veicolo ha le piastre molto più inclinate, specie quelle della parte anteriore, e così ha sia una sagoma più sfuggente che una migliore protezione balistica. Internamente v'è un pilota, a sinistra con il motore a fianco, dietro v'é la torretta biposto per il capocarro e il cannoniere e infine il comparto truppa.

La somiglianza del mezzo rispetto a veicoli di produzione straniera ha poco a che vedere con il Marder, il doppio più pesante e potente, e molto con il BMP sovietico, che appena più leggero, con una disposizione simile, un armamento più potente ma azionato da una torretta monoposto. Quello dell'AMX-10P è pensato invece per fornire supporto di fuoco alla fanteria trasportata, ma senza capacità di ingaggiare carri armati nemici. In compenso la mitragliera e la mtg. coassiale da 7,62mm sono capaci di ingaggiare aerei e soprattutto elicotteri, grazie alla precisione, velocità e cadenza di tiro dei proiettili usati, come anche per l'alzo, che passa da -8 a +50 gradi. Il cannone è sistemato praticamente fuori della torretta: come per il Marder, l'equipaggio è sistemato quasi del tutto dentro lo scafo e la torretta è giusto un supporto per le armi.

La dotazione di munizioni è di 800 colpi da 20 mm di tipo APDS e HE, capaci -i primi- di perforare 20-30 mm a 1000m. di distanza. La mitragliatrice coassiale ha 2000 colpi, e infine vi sono 4 lancia-nebbiogeni nella parte posteriore dello scafo, rivolti in avanti. Esistono apparati di visione notturna per pilota, capocarro e cannoniere, con un proiettore probabilmente a luce bianca o IR sistemato in maniera coassiale al cannone. Ampi dispositivi di visuale (iposcopi) sono presenti tutt'attorno alla torretta. Dietro v'é il comparto per 8 fanti, l'accesso a questo comparto avviene con una rampa motorizzata abbassabile, ed esistono anche 2 portelli sul tetto. 2 feritoie di tiro sono presenti nella rampa.

Buona la mobilità grazie ad un HS-115 da 280 hp x circa 20 hp/t, ma esiste anche la possibilità di navigare in acqua con 2 idrogetti posteriori. Il treno di rotolamento, essendo lo scafo assai piccolo (è il più piccolo tra tutti gli IFV), ha solo 5 ruote principali per lato con rulli reggicingolo di rinvio e ruota motrice anteriore.

Nonostante i suoi meriti, l'AMX-10P ha anche alcuni limiti, nel 1973 tutt'altro che evidenti dato lo stato dell'arte. In particolare la protezione è limitata (forse frontalmente resiste entro certi limiti al 20 mm, ma per il resto non regge verosimilmente nemmeno il 12.7) e il cannone avrebbe bisogno di essere rimpiazzato da un'arma da 25 mm. Nell'insieme, il mezzo ha valorizzato anzitutto la mobilità, poi la potenza di fuoco e infine la protezione.

  • Equipaggio: 3+8
  • Dimensioni: lunghezza 5.78 m, larghezza 2.78 m, altezza 2.57 m
  • Peso: 14.2 t
  • Corazzatura: alluminio saldato
  • Armamento: cannone M693 da 20 mm, 1 mitragliatrice da 7,62 mm
  • Apparati di tiro: ottici con telemetro e sistemi notturni.
  • Motore: diesel da 280 hp
  • Prestazioni: velocità max 65 km/h, autonomia 600 km
C'é anche la versione con cannone da 90 mm, un vero e proprio carro leggero

Versioni:

  • AMX-10P Milan: equipaggiata con due lanciamissili controcarro Milan
  • AMX-HOT: equipaggiata 4 missili controcarro HOT in posizione di lancio
  • AMX-10 TM: dotata di mortaio da 120 mm trainato, porta per esso all'interno 60 bombe
  • AMX-10PAC 90: dotata di cannone GIAT de 90mm
  • AMX-10P Marine: con capacità anfibie migliorate
  • AMX-10PC: posto comando
  • AMX-10VOA: veicolo per osservazione di artiglieria

Altre versioni ancora comprendono un veicolo radar RATAC, un mezzo addestramento, un'autoambulanza e portamortaio (a bordo del mezzo) da 81mm.

Clienti: Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Francia, Grecia, Indonesia, Messico, Qatar, Singapore

Ne sono stati costruiti oltre 2.000 esemplari di cui circa la metà esportati, ma che in Francia hanno trovato il loro miglior cliente, l'Esercito francese che lo utilizza al posto del precedente AMX-VCI (di fatto la Francia ha inaugurato l'era degli IFV con tale mezzo), lo ha fatto operare con il carro AMX-30. L'AMX-10P, assai superiore nell'insieme a veicoli come il VCC italiano (un'M113 migliorato con corazze aggiuntive e feritoie) ma molto più leggero dei veicoli tedeschi e poi, anglo-americani, è entrato in servizio in un'epoca in cui gli IFV non erano affatto diffusi in Occidente, e ha rappresentato una sorta di intermezzo tra i semplici APC e i veicoli da combattimento per la fanteria.

Esso è entrato in servizio appena prima del BMP-2 a cui per molti aspetti somiglia maggiormente: ha una torretta biposto armata di mitragliera, sistemata quasi al centro dello scafo. Ma il BMP-2 ha un 30 mm ed elevabile fino a 74 gradi, la torretta è motorizzata, ha un lanciamissili AT-5 o AT-4 che consente l'ingaggio dei carri armati e la blindatura è probabilmente di qualcosa superiore, mentre il peso dei 2 veicoli è uguale.

In ogni caso la relativa economicità dell'AMX-10P ne ha consentito l'acquisto anche da parte di nazioni normalmente ben lontane dalla possibilità di comprare veicoli da combattimento per la fanteria occidentali.

Tra le versioni, l'AMX-10PAC 90 è particolarmente notevole, in quanto presenta, un po' come lo Scorpion 90, caratteristiche superiori rispetto a quelle dei veicoli nazionali. Ha infatti una torretta biposto GIAT con cannone da 90 mm, anche se le munizioni stivabili sono solo 20. Oltre ai 3 uomini d'equipaggio ospita mezza squadra fanti. I veicoli di questo tipo sono stati realizzati solo per l'export, e in particolare per l'Indonesia, la cui struttura ad arcipelago richiede elevate capacità di sbarco anfibio e nonostante il maggiore peso può essere sbarcato in mare grazie alla migliore capacità di galleggiamento che gli è stata data (praticamente, un equivalente del..PT-76). In ossequio alla tendenza di sostituire i cingolati con blindati pesanti, anche la Francia si appresta a rimpiazzare gli AMX-10P, dopo il tentativo fallito agli inizi anni '90 della famiglia di cingolati MARS 15, con i nuovi VBCI 8x8.


Note[modifica]

  1. Armi da guerra 13 per la gran parte dei dati
  2. Nicola Pignato 'Storia dei Mezzi corazzati
  3. Armi da guerra 1
  4. JP-4 Special MBT
  5. Housson, Jean-Pierre: Leclerc, più che un carro, un sistema, P&D Marzo 1992 pagg. 58-63