Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Sudafrica-2

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Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • Situazione attuale: industria, politica, articoli[1][modifica]

    Il Sudafrica è una realtà molto complessa e mai banale, e questo grande Paese non manca mai di stupire il suo visitatore. Specialmente se poi il governo storico di Thabo Mbeki, espressione tipica del 'post-Apartheid', cade e lascia un vuoto politico che sarebbe stato riempito poi dal nuovo leader Jakob Zuma. Le attuali SANDF (ex-SADF), sono afflitte da parecchi problemi. Vediamoli uno per uno. Anzitutto la dimensione: la leva è finita anni fa e pochi ne sentono la mancanza; ma il suo ritorno potrebbe non essere impossibile. Il Sudafrica ha militari professionisti, ma la loro preziosa e costosa formazione va sprecata come e più delle nazioni occidentali. Aviatori che finiscono nei trasporti civili, ufficiali di Marina che si dedicano alle piattaforme off-shore, commandos che diventano contractors, termine inglese moderno per quelli che sostanzialmente sono i vecchi mercenari. Si tratta di un fenomeno, nel suo insieme, molto consistente per numeri: circa 1.000 persone all'anno. Questo con le F.A. che complessivamente hanno appena 60.000 effettivi, per giunta per un Paese che è immenso, popolato da 45 milioni di persone e con uno dei tassi di violenza più alti del mondo, triste retaggio dei problemi irrisolti dei 'neri' del dopo-Apartheid.

    Il personale è quindi la cosa più importante, come da sempre per una nazione abituata a vincere per la superiorità delle sue tecniche e professionalità, più che nel numero e nella forza bruta delle armi. Il bilancio è in rapida crescita, ma a sua volta l'inflazione sale dell'11% l'anno e l'aumento delle spese militari tiene a stento il passo. Il tutto è aiutato, per fortuna non solo delle SANDF, dalla crescita economica, che nel 2008 ha continuato a viaggiare attorno al +4%, consentendo di chiudere negli anni recenti il bilancio statale con la magica parola 'pareggio', o con l'ancor più impronunciabile 'surplus'.

    In termini concreti si parla, per il 2008, di cica 28,2 mld di rand, salendo del 7,4% rispetto al 2007. Focalizzazione nei prossimi anni attorno all'esercito, da far crescere in termini di investimento del 25%. Ma questo è dato da un altro fattore: l'aver preferito SAAF e SAN per lunghi anni, data l'entità degli investimenti richiesti. La spesa per il personale è del 35% appena, mentre l'investimento pesa per un impressionante 35%, da far crescere a scapito del primo, che si ridurrebbe ad appena il 30%. Forse anche per questo i militari sono tentati di abbandonare la divisa: in Sudafrica la manodopera non istruita è tanta, ma le professionalità sono in proporzione rare e pregiate, per cui il lavoro nel settore civile si trova e senza tanta fatica, sia in patria, sia all'estero (magari ritornando a vestire l'uniforme).

    Le missioni all'estero sono una vera novità per il Sudafrica. Ironicamente, visto che fino a pochi anni fa Pretoria aveva i suoi uomini in Namibia e spesso anche in Angola. Stavolta però sono missioni sotto controllo ONU. Nel 2006 si è arrivati a ben 4.000 uomini così destinati; nel 2007 si è scesi a 2.700 e nel 2008 ci si aspettava di attestarsi a 3.000 circa.

    Un altro aspetto è l'industria locale. Come si è detto, questa ha fatto cose egrege durante l'autarchia dei tempi dell'Apartheid. Ma tenere il passo delle attuali sfide tecnologiche è difficile e costoso. L'export non è sufficiente per alimentare tali attività di R&S, specie considerando il sostanziale fallimento di programmi chiave come i Rooivalk, sconfitti in Malaysia e da ultimo, in Turchia (in cui il rivale era l'AW.129, a sua volta con l'acqua alla gola). Circa 20 anni fa l'industria della Difesa era costituita da qualcosa come un migliaio di ditte con 80.000 dipendenti. Adesso quest'armata è ridotta a circa 15.000 impiegati e soprattutto, ad appena un'ottantina di aziende. Poi, il problema è che molte di esse non sono più realmente sudafricane, per esempio la Saab controlla varie aziende tra cui il 20% di Denel aviazione (con la possibilità di arrivare fino al 70%), la Zeiss nel settore ottiche è in unione con la Denel per il 70% e la Rheinmetall controlla il settore munizioni; poi c'è la BAe per la OMC e la Thales per la specialista dell'elettronica navale, ovvero la ADS; infine, per Denel Dynamics c'è da scegliere tra Bofors e la MBDA quale patner. Tra le poche aziende ancora 'di casa' c'è la Reutech e la ATE. La Denel ha visto poi la partenza del suo maneger Liebenberg niente di meno che per il gruppo Rheinmetall, mentre la fine dei programmi SDP potrebbe privarla di un carico di lavoro e di sviluppo che, assieme alla sua scarsa efficienza, causa non poca preoccupazione. Malgrado tutto, nel 2007 è stato registrato un totale di commesse di 10 mld di rand, di cui 4 per l'esportazione. Un volume d'affari pari a oltre un terzo del bilancio complessivo per la Difesa, che tra l'altro non ha 'correttivi' fantasiosi, come quelli dei sostegni all'industria ecc per la maggior parte degli impegni, incluse le missioni all'estero. La vetrina di tali attività è l'Africa Aerospace &Defence, usualmente tenuto sulla base dell'aviazione di Ysterplaat, vicino a Città del Capo. Questo salone è molto importante per tastare il polso ad un intero continente, con circa 200 espositori di 30 Paesi diversi, spesso sconosciuti nei più celebri saloni europei o asiatici, da IDEX a Satory. Molti i professionisti in visita (nel 2008 si parlava di 15.000) e numerosi i cittadini 'comuni', specie durante l'attività aerea.

    Ma cosa comprano e vendono i mercanti di armi nell'Africa sub-sahariana? Gli USA stanno costituendo l'AFRICOM, il comando apposito, voluto da Bush (e visto non senza ragione come fonte di ingerenze estere, proprio come del resto gli USA hanno fatto per decenni nell'America Latina e centrale in particolare). Questo crea preoccupazione. I costi delle materie prime sono saliti di molto, e questo consente un certo margine di spesa. Per arginare l'ingerenza americana, ma senza poter comprarne in ogni caso i costosi prodotti. Gli USA fanno quasi esclusivamente articoli 'gold plated', che costano troppo per le tasche di qualunque nazione della regione, cosicché possono proporre macchine usate a buon prezzo, come i CH-47D Chinook, che comunque costano circa 20 mln di dollari l'uno, più l'eventuale aggiornamento allo standard F; oppure aerei civili militarizzati della famiglia Boeing 737; o anche proporre degli UAV come lo Scan Eagle, se non addirittura i 737 come AWACS, un piano che Pretoria gradirebbe, ma come Roma, non ha mai avuto denari per attuare.

    Tra i programmi indigeni, rilievo ha in particolare il settore elicotteri. Il possente Rooivalk era un'autentica rivelazione ai tempi in cui fu presentato, attorno al 1989; ma pur essendo armato con sistemi nazionali (si può dire in qualche caso obsoleti, ma se l'MG-151/20 è un'arma della II GM, le M2 Browing se è per questo, sono ancora più vecchie, eppure si continuano ad usare), e prestazioni eccellenti, non ha avuto successo. Circa 15 velivoli sono stati prodotti e circa 12 assegnati al 16° Sqn, con standard diversi di aggiornamento che comporteranno altri costi, oltre a quelli sostenuti, per unificarli. Il Rooivalk, per la cronaca, venne anche sperimentato con 16 Hellfire, come se fosse un Apache, anche se non venne adottato in questa forma. Forse si deciderà di metterli a terra definitivamente, e magari ordinare qualcos'altro (per esempio l'AW.129, il Tiger o forse l'AH-64); ma sarebbe dura da accettare la fine della loro carriera. Se questo avvenisse, verrebbe forse terminato anche il programma MOKOPA, il missile controcarri di nuova generazione, che doveva essere anche adottato dai Lynx della Marina. Il programma di aggiornamento della ATE per i Mi-24 è stato messo in atto con gli elicotteri algerini, e se ne propone un altro tipo ancora più avanzato. La Nigeria è interessata a circa 20 elicotteri da combattimento, ora che deve combattere il MEND e supportare i suoi Caschi blu del Darfur. Un'altra ventina di macchine sono previsti per i nuovi pattugliatori oceanici, possibilmente più piccoli dei Super Lynx, come nel caso dell'A.109LUH, attualmente in produzione dalla Denel (un programma piuttosto lento da avviare). Questi elicotteri sono stati consegnati in 25 esemplari, più altri 5 entro il 2009. Le opzioni per altri 20 e 10 elicotteri difficilmente saranno esercitate, causa problemi di bilancio. Forse, piuttosto, si ordineranno 1-2 elicotteri in aggiunta ai 4 soli Super Lynx, letteralmente 'contati' per ciascuna fregata 'Valour' (MEKO 200).

    La patata più bollente, però, è la sostituzione degli Oryx, ovvero i cloni locali dei Puma, molto amati, molto usati ma oramai vecchie. Dei circa 50 elicotteri ancora presenti, in aggiornamento sull'avionica, circa 40 sono operativi. Con gli aggiornamenti del caso si potrebbe tirare avanti fino al 2020, ma in realtà la sostituzione potrebbe partire prima, dal 2012. Questo fa sì che già l'AW potrebbe proporre l'AW-149 e il più grosso AW-101 (ex-EH101), oppure (anche qui con la partecipazione AW, quindi Finmeccanica) l'NH-90; gli americani della Sikorsky propongono versioni del Blackhawk, potente ma oramai non più tanto aggiornato (forse arriverà anche l'offerta per l'S-92). Tutte macchine complesse e costose, che fanno capire come il tempo in cui si potesse, con pochi soldi, comprare una forza di elicotteri moderni e capaci sia un tempo passato. Anche per questo vengono proposti dalla ATE i kit per modificare i Mi-24 allo standard Mk-4 Super Hind, successivo all'Mk-3. La trasformazione, si spera, riuscirà esteticamente più accettabile, al di là dell'efficienza i Super Hind realizzati fin'ora sono decisamente velivoli sgraziati. Stavolta si prevede la ricostruzione con tanto di un nuovo missile, lo INGWE. Altra proposta per i tanti clienti degli elicotteri russi è il kit per modernizzare il Mi-17.

    Un settore particolarmente in voga è quello degli UAV: la ATE ha proposto il 'Vulture', già esportato con licenza di produzione inclusa, non è noto a chi. La Denel è invece responsabile del programma Seeker I, II e adesso, 400, l'ultimo dei quali capace di missioni 'quasi-strategiche', con 16 ore di autonomia e la capacità di essere controllato fino a 250 km dal punto di controllo diretto o addirittura 700 km con un sistema di controllo disgiunto dalla batteria di lancio; esso ha un carico utile di ben 100 kg su due baie diverse di cui una per un IRST e un'altra per un radar SAR (tra i carichi possibili). Il velivolo ha quindi capacità elevate, stando a circa 6.000 m di quota può controllare in maniera continuativa una vasta zona. E' proposto sia per l'export, per cui è nato, che alla SAAF. Non mancano il Male Bateleur, il radiobersaglio Skua e i mini-velivoli come il Kiwit, tutti programmi in corso di sviluppo o già in produzione. Il Sudafrica è purtroppo afflitto da un tasso di violenza allucinante, che costringe a reclutare anche 5.000 poliziotti all'anno. I Mondiali del 2010 apriranno le porte tra poco più di 12 mesi e getteranno luce con il loro carrozzone mediatico su di un Paese di cui non si parla quasi più dal 1994. Gli elicotteri sono usati per questioni di ordine pubblico, ma costano molto e spesso si possono sostituire dato che eseguono soprattutto azioni di sorveglianza. Gli UAV sono i candidati ideali per pattugliare le zone interessante dagli incontri di calcio. Tra i candidati anche il Desert Hawk di Lochkeed-Martin.

    I programmi aerei sono poca cosa: i 24 Hawk sono già tutti consegnati, riducendo il numero dei reparti d'addestramento e COIN in misura drastica, essendo appena un decimo dei vecchi Impala. I primi 4 JAS-39 sono stati consegnati proprio per l'AAD edizione 2008, tutti biposto; altri 5 sarebbero seguiti nel 2009 e poi sarebbe stata la volta dei 17 monoposto, completati entro il 2012. Data l'obsolescenza della linea trasporti sono stati considerati e ordinati, come successori dei Transall, 8 grandi A.400M, possibilmente consegnati dal 2011, mentre esiste la possibilità di arrivare a 14 aerei. I vecchi Turbodak (C-47 con motori a turbina, realizzati una ventina d'anni fa), invece, sono ancora in uso senza un successore previsto. Ve ne sono anche in configurazione ELINT e pattugliamento marittimo. Chissà se arriveranno ai 100 anni di servizio. Intanto, i vecchi C-130B (usati come pattugliatori) necessitano, come i C-47, di un sostituto, per il quale sono in considerazione il C-295 e il C-27J. Quanto agli elicotteri, da segnalare che la Polizia aveva interesse a sostituire per i mondiali i suoi BO105 con la solita competizione tra Eurocopter e AW.


    Quato ai missili, il discorso è ancora più complesso. Il Sudafrica ha prodotto vari sistemi interessanti, a cominciare dai primi AAM specificamente pensati per operare assieme ad un HMS, ovvero i V3B Kukri, scelta importante, anche se francamente non è ben chiara la ratio di tale programma, essendo già disponibili i prestanti R.550 Magic I, che hanno un raggio d'azione molto maggiore. I successivi V3C Darter sono molto superiori, ma per i JAS-39 verranno ordinati i missili IRIS-T. Solo per ora, però, perché per il futuro c'è il Denel Dynamics A-Darter, recentemente finanziato anche dal Brasile (a suo tempo fautore dei missili IR nazionali, l'AA-1 Piranha). Questo è un missile da 90 kg distribuiti su quasi 3 m di lunghezza e 166 mm di diametro. I Sudafricani erano già nell'era dei missili AAM dei tipi più moderni, perché i Chetaah (Mirage ammodernati) avevano l'R-Darter, missile a guida radar-attiva che era in sostanza il DERBY israeliano. Una versione migliorata dovrebbe essere il futuro missile a lungo raggio sudafricano, strettamente imparentato con il tipo IR e dotato di un radar che forse è il tipo studiato per il programma RASTER, con un sensore migliorato rispetto all'R-Darter, da cui deriva. A livello più basso, l'Esercito ha invece ordinato un missile c.c. a medio raggio, il MILAN nelle ultime versioni. Finalmente, dato che un sistema simile non era mai stato usato nelle pur impegnative campagne militari passate, pur essendo un sistema fondamentale per la tattica degli eserciti moderni. Il programma GRADS è ben più impegnativo e fondato su di un sistema mobile per la protezione contraerei. Passati i tempi dei Ratel in versione contraerei, si punta ai pezzi K-63 modernizzati più missili Thales Starstreak, il tutto con radar Thales Page e il Reutech SR-220 per la scoperta a lungo raggio. Ne verranno dotati, di questo sistema, 2 reggimenti. La Denel però propone l'UMKHONTO, versione SAM del tipo aria-aria con lanciatore a sei pozzi di lancio (uno da otto era stato studiato, ma anche abbandonato), trasportabile su mezzi o semirimorchi. Esso è un sistema a guida IR scelto già dalla Marina finlandese e possibile candidato alla sostituzione anche degli SA-11. In futuro si pensa a trasformare quest'arma in un tipo a guida radar attiva e aiutato da un booster per estendere il raggio d'azione. Infine potrebbe trovare impiego sulle fregate Valour.

    I radar vedono tra le novità il RS 220, RSR 940 e l'RSR 21ON, il più importante perché trattasi di un radar di scoperta aerea navale bidimensionale. Altre attrezzature sono quelle ECM e ESM, ma su queste se ne sa molto meno.


    Navi: molta carne al fuoco è stata data dal programma VALOUR, per le 4 MEKO 200 appena entrate in servizio, e per le quali i Tedeschi sarebbero molto interessati a far ordinare una quinta nave (se ne parla dal 2004); sempre dalla Germania sono arrivati 3 degli ultimissimi Type 209/1400, un articolo di grande successo. Queste 7 navi sono di costruzione tedesca, perché in Sudafrica non vi sono cantieri adatti. Per il futuro però si pensa al progetto Millennium, che segue per importanza i sottomarini e il SITRON (per le MEKO di cui sopra). Il Millennium vede la realizzazione di 2 LHD da 12-20.000 t; il programma BIRO per 6 (in origine si pensava a 10) pattugliatori d'altura per rimpiazzare le vecchie Warrior, che sono navi d'attacco e quindi non adatte specificatamente allo scopo; si vorrebbero navi da 90-100 metri, armate forse con un cannone, sicuramente con due torrette da 12,7 Sea Rogue e un elicottero. Il programma prevede la costruzione nazionale a partire dal 2011. L'HOTEL è il nome del programma per una nave oceanografica. Per tutti questi programmi c'è un'accesa competizione internazionale. La Marina per adesso ha realizzato anche il programma XENA per 15 battelli (3 squadriglie) veloci, per pattugliamento costiero e fluviale.


    Detto questo, l'Esercito è impegnato nel progetto VISION 2020. Questo verrà portato avanti con la creazione di uno Stato Maggiore (che adesso, praticamente, non esiste) e tre comandi subalterni per supporto, addestramento e operazioni. Questo ridurrà la forza a 2 divisioni di cui una meccanizzata (3 brigate) e una motorizzata (6). Totale forze dieci brigate, 7 delle quali di fanteria, 1 corazzata, 1 meccanizzata, e una di pronto intervento. I battaglioni di autodifesa sudafricani erano rimasti come retaggio del vecchio esercito dell'Apartheid, e per varie ragioni (politiche) sono rimasti fino ad oggi. Si prevede di smobilitarli progressivamente, cosa non indolore, ma necessaria data la dubbia utilità di tali reparti (formati da riservisti) nelle condizioni odierne.

    La riorganizzazione comprende anche i materiali, in particolare il pensionamento dei gloriosi ma vetusti Ratel. Il programma HOEFYSTER ha prodotto il BADGER. Segno dei tempi, difficilmente immaginabile 20 anni fa, il successore dei Ratel è un veicolo finlandese, il Partia AMW 8x8, armato peraltro di una torretta Denel del tipo LCT, ben corazzata e profilata e con un moderno sistema di visione giorno-notte con periscopio panoramico. Il cannone di bordo è un potente GI-30, che sembra rimpiazzerà il previsto Bushmaster Mk-44. In ogni caso usa le munizioni 30x173 mm, solo che è un'arma nazionale e il suo doppio sistema d'alimentazione ha la caratteristica di essere senza nastro, con vari vantaggi in termini di reattività e sicurezza d'impiego. I primi 264 IFV saranno consegnati, se tutto va bene, dal 2012, anche in versioni specializzat come i mezzi comando e i portamortaio. Insomma, è l'equivalente del VBC Freccia attualmente in acquisizione nell'E.I. Questo è il corazzato più pesante, perché i vecchi Olifant Mk IB per ora saranno solo aggiornati alla versione Mk II. In tutto saranno solo circa 30 carri, mentre gli altri 130 Mk IA e B saranno in parte mandati in riserva. Il programma AORTA era originariamente previsto nell'SDP e giustamente con tale programma si prendeva in considerazione di sostituire il vecchio carro con un nuovo MBT (90-110 esemplari). Forse un giorno si riprenderà in considerazione, se davvero i carri saranno ancora considerati utili. Quanto alle Rooikat, esse sono abbastanza numerose e moderne, ma dopo il fallimento delle versioni contraerei (non passate in produzione) ci si aspetta adesso l'aggiornamento di 80 mezzi circa, con un programma comunque limitato rispetto alle offerte dell'industria. Molto più impegnativo sostituire i circa 5.000 SAMIL 50 (4x4) e 100 (6x6). Si voleva farlo con il programma VISTULA, inizialmente basato su 796 veicoli 6x6 con opzione fino a 3.000 esemplari. Stranamente, stavolta erano favoriti i tedeschi della MAN, ma il programma è confuso e per ora non si capisce bene chi la spunterà (a fine 2008). Da questo mezzo, di cui non è chiaro nemmeno le dimensioni e il peso, si estrapolerà (programma SAPULA) un APC blindato e armato forse con la Land Rogue da 12,7 (la versione terrestre della torretta Sea Rougue), onde rimpiazzare 170 Casspir e 220 Mamba. Nel contempo, curiosamente, mentre questo programma langue vi è il successo per l'RG-31 (il Mamba, ma non lo stesso di cui sopra). Esso è un veicolo da trasporto corazzato e con protezione antimina, molto robusto. Proposto dalla BAe Systems (avendo comprato OMC), esso è stato sviluppato per il requisito 'Ridgback' del British Army. Non bastando più i gipponi blindati, oramai si pensa a dei veri camion blindati. 1.388 di questi colossi (ampiamente dotati di blindovetri) sono stati consegnati a ben 12 nazioni e altri 984 sono in ordine. Non è chiaro se questo include anche 440 Mk-5E di un nuovo e prestigioso cliente, l'USMC. Vi sono poi i blindati leggeri Maverick della Paramount Group, furgone blindato per la polizia.

    Le artiglierie sono rappresentate dal programma MUSUKU, che la Denel intende onorare con il suo nuovo cannone leggero LEO da 105 mm. Anche più interessante la versione terrestre su scafo LAV (e forse successivamente, Badger) e il piccolo cannone-mortaio M10 BLLR, che nonostante i 60 mm di calibro raggiunge 6.000 m. Esso è successore dell'M6 ed è la seconda arma di questo tipo nata dopo il Brandt sistemato nelle blindo AML-60 (Eland). Elevazione e sparo possibili tra -4 e +70°. In futuro si prevede sia sistemato sul Badger. Scendendo ancora di più nel calibro, vi sono una vastità di armi portatili. La Gemaco Elbree e la Denel hanno in catalogo il fucile modello 'Aliens 2', il NEOPUP. Esso ha peso di appena 6 kg per offrire il fucile e lanciagranate da 20x42 mm di calibro. Questo è molto inferiore rispetto a precedenti realizzazioni e rende più sensato pensare ad un fucile+lanciagranate integrale. I proiettili sono leggeri ma con le tecnologie moderne sufficientemente letali e hanno un caricatore da 6 colpi rotativo, v. 310 m/s e gittata di 1 km. La Travelo ha in catalogo il Raptor, ennesimo fucile convenzionale da 4,6 kg. Entrambi potrebbero essere i sostituti, dopo il 2015, del G-4, per ora solo ammodernato (programma Warrior). I fucili anti-materiali sono oramai passati dal 12,7 al 14,5 e persino al 20 mm. Il fucilone NTW-20 è disponibile nei calibri 14,5x114 mm, il 20x82 mm (maggiore potenza esplosiva) e il 20x110HS, il più potente.


    Ulteriori aggiornamenti[2][modifica]

    Cominciamo dal sistema d'arma forse più complesso e potente, il missile Umkhonto-IR (e prossimamente in versione radar attiva), in fase sperimentale dal 2005 e recentemente in servizio sia in Sudafrica che in Finlandia, in versioni navalizzate. Questo missile è un tipico prodotto sudafricano: non esiste altro SAM che abbia un nome africano, il suo nome significa 'lancia'. Esso è costruito dalla Denel Aerospace Systems, ex-Kentron.

    Le sue caratteristiche: 130 kg di peso, di cui 23 di testata; lunghezza 3,32 m per 180 mm di diametro, apertura alare 50 cm. Prestazioni: 2,5 mach (800 m.s), gittata 12 km, quota max 10 km.

    Il sistema di lancio è su lanciatori ad 8 celle per il tipo navale e 4 per i mezzi terrestri. Da notare che si tratta di sistemi a lancio verticale, il che non è scontato per un missile a guida IR, che necessita di un aggancio dopo il lancio, cosa difficile da ottenere e realizzata grazie ad un sistema INS che porta l'arma a 'guardare' proprio dove gli è stato indicato, e il sistema datalink consente di aggiornarlo fino all'ultimo, aumentandone il raggio pratico. Il sensore è un IR bicolore, derivato dall'AAM U-Darter (ultimo di tanti sistemi sudafricani). Una volta agganciato, il bersaglio ha poche chances di scampo, con sistema di manovra doppio, aerodinamico (con alette posteriori) e di vettoriazione della spinta, per un totale raggiungibile di 40 g (quasi 400 m/s) di accelerazione: il missile quindi, può subire sollecitazioni pari a 40 volte il suo peso. Il sistema di tiro è basato su di un radar 3D e permette l'ingaggio di 8 bersagli simultaneamente, testato (non è chiaro con quanti) bersagli Skua (sempre della Denel) nel 2005. Per sviluppare ulteriormente l'Umkhonto ulteriormente è stato previsto il tipo NG o -R, che ha un booster di accelerazione e un radar attivo; dovrebbe pesare 65 kg in più con una lunghezza maggiore di 98 cm, mentre la gittata e la quota arrivano probabilmente a 25 e 12 km. Così si fa praticamente un'alternativa all'ASTER-15, ma più piccolo. Questo tipo di arma, decisamente moderna, potrebbe essere un'alternativa ai tipi europei, americani e russi. I Finlandesi hanno ordinato i sistema IR per le 4 corvette Hamina già nel 2002, e poi altre due in versione posamine, nel 2006. I Finlandesi sono gli ItO 2004. Nel frattempo, nell'esercito il missile sta entrando in servizio con batterie con 4 lanciatori quadrinati e un radar 3D, il tutto coordinato da un'unità comando. Il Brasile è interessato a sua volta al sistema per la portaerei S.Paolo, e così la Svezia per le Visby. Il Brasile è interessato anche allo sviluppo del sistema radar.


    Quanto al G5, il potente cannone disegnato tra il 1976 e il 1983 dalla Lyttelton Engineering Works (parte dell'ARMSCOR), in produzione dal 1982, in servizio dal 1983, è stato provato in combattimento in Angola. Attualmente prodotto dalla Denel, ha ricevuto diverse migliorie col tempo. In ogni caso è basato sul tipo GC-45 di Gerry Bull:


    • Peso: 13.750 kg
    • Dimensioni: lunghezza 9,5 m, 3,3 m di larghezza e 2,1 m di altezza
    • Serventi:8
    • Alzo -3/+75°, brandeggio 65-82° a seconda dell'elevazione
    • Cadenza: 3 c/min

    Pare che sia stato fornito anche all'Esercito irakeno. La versione originale era da 45 calibri, ma il tipo G5-2000 è da 155/52 mm, raggiungendo così gli ultimi standard della tecnologia delle artiglierie. La versione aumenta ancora la gittata: rispetto al tipo standard da 30 km e 39 km del tipo BB, adesso vi è una gittata massima di ben 50 km. Con la sua APU il G-5 ha 16 kmh di velocità massima e può sia muoversi che scavare posizioni. In versione semovente è installato su chassis OMC 6x6 e per la richiesta dell'India su di un autocarro 4x4, costituendo la versione T5-2000, un autocannone che segue le nuove tendenze al 'leggero e rapidamente trasportabile'; infine è stato installato con torretta che di per sé è installabile su qualunque mezzo (è la T6), tanto che ha trovato una pronta applicazione su di un T-72.

    L'Esercito sudafricano è stato così in grado di modernizzarsi in maniera valida, superando le limitazioni dei vecchi cannoni. il nome G5 non viene a caso: inizialmente i Sudafriani avevano i G1 (il 25 lbs britannico) e il G2 (il 140 mm), nonché le due soluzioni 'interinali' G3 (il Long Tom M-2, sempre della II GM) e il G4, che non era altro che l'M-68 della Soltam israeliana, fornito di nascosto come parte della complicità tra Israele e Sudafrica. Fino a quando venne iniziata la fornitura dei pezzi da 155, partita dal 1982 con servizio nel 1983.

    Nel 2002 venne annunciata la versione G5-2000, che tra l'altro era anche più precisa oltre che di maggiore gittata. In tutto le versioni del G5 sono state la Mk I, II, III e la -2000.

    Tra i clienti: Sud Africa, Israele (usati dal 1986), Irak (100 pezzi), Iran, Malaysia e Oman.


    La versione semovente G6 è operativa con Oman, Sudafrica e UAE. Prodotto dal 1987, è un bestione da 47 t, nonostante sia solo un mezzo 6x6. Dimensioni 10,4 x 3,4 x 3,5 m e sei membri di equipaggio. La versione 3-5 o G6-52 ha la torretta con il pezzo a canna prolungata. La cadenza di tiro aumenta a 8 c/min, mentre nel tipo precedente era di 2 c/min sostenuta, max 4 o anche 6 c/min (G6 M1A3).

    La gittata è, per il G6: 30 km con le HE, 39 kg con le BB, 52,5 km con le V-LAP

    Il G6-52: con le BB a ben 42 km, 58 km cone le V-LAP

    Il G6-52ER: con le BB a 50 km, 67,45 km con le V-LAP (M9703A1).

    Il G6-52 ha camera di scoppio di 25 litri anziché 23, con gli M9703A1 arriva a qualcosa come 73 km, una distanza pre-strategica, inimmaginabile fino a non molti anni fa. Il raggio minimo nel tiro indiretto resta invece 3 km.

    Sono disponibili 47 colpi a bordo , 50 cariche e 64 spolette; il mezzo con i suoi 525 hp riesce a raggiungere 30 kmh fuoristrada e 85 kmh su strada. La precisione è dello 0,1% in direzione e lo 0,48 in raggio d'azione. In tutto, come già spiegato precedentemente, si tratta di un mezzo formidabile, e ancora altamente mobile. Lo chassis è pesantemente protetto anche da mine.

    Attualmente è prodotto dalla LIW (Denel). Le versioni son la G6, la G6 M1A3 per gli UAE, i G6-52 (23 litri) e G6-52 ER (25 litri). Gli ultimi modelli hanno l'equipaggio ridotto a non più di 5 elementi e la velocità di fuoco di 8 c/min fino a 67 km, velocità fuoristrada fino a 70 kmh e ha la capacità MRSI (Multiple Rounds Simultaneous Impact) con la coordinazione di pezzi distanti fino a 25 km.

    Infine vi è la G6 Marksman, la torretta britannica già proposta per parecchie nazioni su scafo di carri, con il nuovo cannone. La distribuzione dei G6 è di 43 mezzi per l'esercito Sudafricano, 78 per gli UAE e 24 per l'Oman. Non un grande successo, ma comunque di rilievo nell'era della smobilitazione post-Guerra fredda.

    Ancora più grande era l'Al-Fao, il tipo pensato per l'Irak, con calibro di 203 (o 210?) mm, è difficile capire come esso potesse garantire ancora sufficiente mobilità visto che di sicuro superava le 50 t. Non pare sia entrato in servizio.


    Le novità per il Valkiri sono che attualmente è considerato disegnato dalla Denel, più precisamente dalla Somchem (una sua divisione). Il peso è di 6,4 t e il mezzo ha un equipaggio di 2 soldati. Il raggio utile è fino a 36 km con le nuove munizioni. Esso venne sviluppato fino al 1981, prima di entrare in produzione e in servizio, combattendo (come i G6 di pre-produzione) contro i marxisti durante le operazioni del 1987 e 1988, con le operazioni 'Hooper' e 'Modular'. I razzi sono lunghi 2,68 m e di calibro pari a 5 pollici (127 mm).

    Quanto ai cannoni G7 sono il frutto del programma LEO (Light Experimental Ordnance) e sono stati progettati dalla Denel, sono armi leggere da 105 mm, che tuttavia hanno peso di ben 3.800 kg. È un peso molto elevato per un'arma da 105 mm. Le dimensioni sono 6,9 x 2,01 x 2,1 m. Il cannone ha lunghezza di 52 calibri. L'equipaggio è di 5 serventi, l'alzo di 5/+75°, azimouth 80°, cadenza di 6 c/min, velocità iniziale 950 m/s. Quest'ultimo valore rende senso al peso e al costo dell'arma: raggiunge ben 32 km di gittata con i tipi BB. Su scafo LAV III è stato offerto (con la partecipazione della G.D.L.S. americana) all'US Army. La torretta è speciale a sua volta, senza equipaggio così da rendere il peso pari a sole 17,5 t pieno di munizioni, così da essere trasportato dal C-130. Le brigate Stryker sono possibili clienti di questo tipo di cannone/obice: i pezzi attuali sono troppo pesanti da portare sul loro scafo e troppo lenti da trainare. Numerosi i Paesi che mostrano interesse per questo potente cannone campale, incluso l'USMC. La Denel lo offre anche all'esercito su scafo Rooikat. L'ARMSCOR (che è l'agenzia sudafricana per il 'procurement') ha dato incarico alla Denel per sviluppare il G7 in una versione 'avanzata' (AMLAGC), per sviluppare ancora di più le sue capacità, aumentare la portata a 36 km con le V-LAP, pur riducendo il peso a 2,5 t.



    Gli autocarri della serie SAMIL (South African MILitary) sono i mezzi di trasporto standard delle SANDF (come attualmente si chiamano, che significa South African National Defence Force), costruite dall'attuale Truck-Makers di Rosslyn, Pretoria. Il tipo civile è la SAMAG (South African MAGirus), nel 1998 la produzione cessò. Le caratteristiche sono la grande robustezza strutturale per la migliore mobilità fuoristrada attraverso territori difficili. In tempi recenti, molti veicoli ex-militari sono stati ricondizionati per usi civili, per esempio nel settore minerario, 'contractors', turismo ecc.

    L'Origine di questa famiglia di autocarri è della Magirus Deutz, aggiornati e adattati alle condizioni sudafricane, così da 'sposare' la solidità tedesca con i deserti africani.

    Il SAMIL 20 è il più piccolo, il M.D. 130M7FAL 4x4 da 2 t, con radiatore della ADE Motors, serbatoi più leggeri e trasmissione modificata. Tra i derivati l'APC anti-mine Bulldog e il Valkiri MRL.

    Il successivo SAMIL 50 è il M.D. 192D12AL 4x4 da 5 t di carico, per cui è un mezzo da trasporto medio, capace di poter trasportare anche 40 passeggeri, o di essere modificato in tanti altri modi come veicolo officina, cisterna, cucina campale ecc. ecc. L'Mk I è a raffreddamento ad aria, l'Mk II ha il radiatore della ADE.

    Il grosso SAMIL 100 è l'MD 320D22AL 6x6 da 10 t, che comprende anche versioni corazzate da trasporto, autocisterna, trattore d'artiglieria, lanciarazzi Bataleur da 40 razzi, e semovente con lo ZU-23 w:en:SAMIL Trucks.


    Dagli anni '70 l'arma d'assalto standard è l'R4, la versione del Galil. Le versioni sono le varie R4, R5, R6, LM4, LM5, LM6, attualmente è un prodotto della Vektor (Denel corp.). Esso venne introdotto come sostituto del FAL da 7,62 mm, così che una famiglia di armi di grande successo è succeduta a quella precedente. Tra le migliorie rispetto al Galil ARM è degna di nota che in parte è stato usato polimero ad alta resistenza, mentre è stato allungato il calcio per venire incontro alla media del soldato sud-africano (evidentemente più alto di quelli israeliani). Il funzionamento è selettivo, ad azionamento a gas a otturatore chiuso. Il selettore ha 3 modalità: sicura, semi-auto, auto. La sicura ferma il grilletto e impedisce l'alimentazione. Le munizioni sono le M193 NATO. Vi sono linee di mira metalliche e un sistema per mirare fino a 300 e 500 m. Vi sono anche sistemi di visione notturna.

    Le versioni carabina hanno trovato impiego con i Marines e la SAAF, in pratica erano i Galil SAR prodotti su licenza come G5, mentre negli anni '90 è apparsa la R6 ancora più corta. Le carabine LM4, 5 e 6 sono le versioni semi-automatiche per impieghi civili e di polizia.

    Le SADF hanno ampiamente utilizzato l'R4 in azione: era l'arma standard durante la guerra al confine, in Namibia e Angola. Attualmente non vi sono altri utilizzatori di questo pur riuscito e 'combat-proven' prodotto sudafricano, eccetto che Haiti. Attualmente si cerca di aggiornarlo, magari con un lanciagranate esterno.

    Dimensioni: 3,6-4,3 kg a seconda delle versioni: lunghezza 740/1.005 mm (R4), 565/805 mm per l'R6. Lunghezza dela canna: 460 mm (R4), 332 (R5), 280 mm (R6).

    Funzionamento: 5,56 x45 mm NATO, 600-750 c/min (R4), 585 (R6), v.iniziale 980 (R4), 920 (R5), 825 mm (R6). Raggio: 300-500 m di tiro utile. Alimentazione con caricatore da 35 colpi.



    Un tipo più recente è il Vektor CR-21, disegnato nel 1997. Pesa appena 3,72 kg tutto compreso ed è lungo 76 cm, di cui 46 per la canna. V.iniziale 980 m/s, cadenza 700 c/min, caricatore dell'R4. Quest'arma è molto più corta della precedente, essendo in configurazione bullpup, ovvero con l'otturatore messo 'dentro' il calcio. È simile ad armi come il Tavor TAR-21 o l'SA80, per essere sia corto come una carabina, che potente (v.iniziale) come un fucile d'assalto. Per il resto, meccanicamente è un derivato dell'R4, con ampio uso di polimeri, tanto che solo la canna è la parte metallica esposta all'esterno, con un soppressore di vampate integrali. Vi è un'ottica 1x con reticolo illuminato (senza batterie). Vi è anche la predisposizione per un lanciagranate M203 e all'interno dell'arma vi sono anche gli strumenti per la manutenzione. Tuttavia, questo moderno fucile non ha trovato acquirenti a tutto il 2005.


    Il Rooivalk venne progettato dall'inizio del 1984 dalla Atlas Aircraft Corporation, ovvero l'attuale Denel Aviation. C'era bisogno di un elicottero d'attacco per le esigenze della Guerra in Namibia, e il primo risultato sperimentale fu l'Atlas XH-1 Alpha, prototipo funzionale con un goffo tettuccio in tandem, l'unico possibile per la piccola fusoliera disponibile. Questa era quella dell'Alouette III, con un cannone da 20 mm nel muso e un carrello modificato per simulare i punti d'atterraggio. Volò il 3 febbraio 1985. Nonostante le dimensioni ridotte, diede risultati buoni a sufficienza per mandare avanti il programma delle cannoniere, che era poi diventato l'AH-2 Rooivalk. Usava le componenti dinamiche del Super Puma, usate anche per l'Atlas Oryx, che era il Puma modificato localmente con i sistemi potenziati del Puma di seconda generazione. Il Rooivalk era stato pensato per un minimo supporto, volando da basi avanzate che avrebbero potuto forse avere solo il supporto di un altro elicottero da trasporto con le parti di ricambio, e 4 membri d'equipaggio.

    Il risultato del programma fu un velivolo potentemente armato con il cannone da 20 mm con 700 cp., AAM e missili controcarri, oltre che sistemi di navigazione e osservazione sofisticati, più un set ECM e di lancio falsi bersagli. Il tettuccio è in tandem mentre i carrelli fissi con ruote. Gli attacchi controcarri, scorta elicotteri, missioni di penetrazione anche in profondità sarebbero stati i suoi compiti, ma il velivolo apparve troppo tardi per la guerra in Angola ed ha sofferto la fine della contrapposizione, tanto che solo dal 1999 sono apparsi, circa 10 anni dopo lo sviluppo, i primi velivoli, di cui solo sei erano stati resi operativi dall'aprile 2005, sperando che la piena operatività sarebbe giunta solo nel giugno 2007. I problemi erano parecchi, anche alla Denel, in crisi per i conti economici e la perdita di tecnici qualificati.

    I dati tecnici e fondamentali sono questi:

    • Produttore: Denel Aerospace Systems (come è attualmente conosciuta la vecchia Atlas)
    • Primo volo: 1990
    • Servizio (limitato): 1999
    • Prodotti: 12
    • Costo: 40 USD mln per ciascuno
    • Equipaggio: 2
    • Dimensioni: 18,73 tutto compreso, 16,39 per la fusoliera, diametro rotore 15,58 m, altezza 5,19 m
    • Pesi: 5.190-8.750 kg
    • Motore e prestazioni: 2 Turbomeca Makila 1K2 da 2.301 shp l'una; 1.469 kg di carburante interno; v.max 309 kmh, raggio 700 km, max 1.130 km; quota 6.000 m, salita 13,3 m/s.
    • Armamento: 1 cannone F2 da 20 mm, 700 cp; 8 ZT-6 ATGM a lungo raggio (max 16 senza razzi); 4 Mistral, 36 o 72 razzi da 70 mm.

    In tutto, sono stati ordinati solo 12 elicotteri, attualmente usati dal 16° Sqn alla base AFB Bloemspruit, vicino Bloemfontein. Dato il piccolo numero prodotto, il costo unitario purtroppo è risultato alto, nonostante ogni sforzo per tenere il velivolo nell'ambito di un'ottica semplice e robusta. Perdendo contro l'A.129 (a quanto pare, per ragioni politiche visto che la Turchia non è in buoni rapporti con la Francia e il Rooivalk è per l'appunto dotato di motori francesi). IL 17 maggio la Denel annunciò di interrompere lo sviluppo dell'elicottero, ma nel novembre è stato invece confermato dal MoD sudafricano (M.Lekota) che la SAAF avrebbe invece investito altri 962 mln di Rand (137 USD mln) per supportare il programma: è considerato infatti molto utile per le missioni di 'Peacekeeping' e così verrà usato appena diventerà (finalmente) operativo. Per quanto avanzato, il Rooivalk è stato afflitto tutto sommato dallo stesso 'shock' subito dal Tiger, quello di comparire nel periodo distensivo. Fortuna per l'A.129 che invece era appena entrato in servizio e stava venendo prodotto in serie. Questione di un paio d'anni in più o in meno, questa la differenza tra fallimento e (limitato) successo per i prodotti apparsi prima e dopo la fine degli anni '80.



    Quanto al missile MOKOPA, esso è in ASM controcarri, usato per i Rooivalk come successore degli ZT-2 Swift (vi sono foto anche di elicotteri con i missili Hellfire). Lo sviluppo cominciò nel novembre del 1996 da parte della Kentron, attualmente Denel. Infatti gli USA continuavano a mettere sotto embargo il Sudafrica in termini di forniture d'armi; questo non impressionò più di tanto gli 'indigeni' che si imbarcarono nello sviluppo di un missile persino superiore. I primi tiri dagli elicotteri iniziarono già ne l 1999, con un primo lancio guidato nel 2000; nel 2005 lo sviluppo era già completato e qualche anno dopo sono seguite le consegne per diventare operativo entro il 2008, un risultato che, nonostante i ritardi, è davvero di rilievo (si pensi al fallimento del TRIGAT europeo nel contempo).

    Esso è un missile con un sistema di guida semiattiva con laser (SAL), ma sono anche previsti sistmi alternativi IIR e MMW. È possibile usare due modi di lancio, l'aggancio prima del lancio (LOBL) e soprattutto, quello dell'aggancio del bersaglio dopo il lancio (LOAL). Questo consente di passare il missile da una piattaforma all'altra e di tirare da posizioni defilate. Il missile è stato sperimentato anche da veicoli blindati leggeri e navi o battelli, tanto che esiste una testata antinave specifica. Normalmente, invece, è una HEAT in tandem, che combinando l'effetto delle due ogive raggiunge oltre 1.350 mm di acciaio (!), un valore che la dice lunga sull'efficienza delle moderne testate HEAT (anche degli altri missili contemporanei), e superare anche difese costituite da ERA. Gli elicotteri navali dovrebbero essere comunque clienti validi anche per la versione antinave elilanciata. Le prestazioni sono persino superiori a quelle dello stesso Hellfire: il raggio è dichiarato in 10 km, contro 7-8 delle varie versioni dell'arma americana. Come l'Ingwe, altro ordigno della Denel, è molto preciso: alla massima gittata, 10 km, ha un'accuratezza di 300 mm, un risultato veramente impressionante anche per armi necessariamente precise come i missili controcarri (i cui bersagli sono sempre molto piccoli). Il motore è della Somchem, che ha una combustione lenta e priva di fumo. Da notare che la Denel ha anche questo secondo tipo di missile, che è pure un'arma molto moderna e precisa. Questo, nonostante che la Denel abbia problemi di efficienza rispetto agli anni trascorsi.

    • Dimensioni: 1,995 m x 178 mm
    • Peso: 49,8 kg Mokopa


    La storia delle WMD di Pretoria[modifica]

    Il Sudafrica ha sviluppato un piccolo deterrente nucleare durante gli anni ’80, usando sistemi a fissione tipo ‘cannone’ per costruire almeno 6 bombe atomiche tattiche, poi demolite. Infatti il Sudafrica è l’unica nazione atomica che abbia rinunciato di sua volontà all’arsenale già messo a punto. Era in costruzione anche una settima bomba quando venne deciso di eliminare il programma nucleare. L'Uranio non mancava e così fu possibile realizzarci abbastanza 'fissile' per le bombe. Il programma venne iniziato a Somchem e poi continuato negli anni ’70 a Pelindaba, con una prima realizzazione attorno al 1977, un reattore nucleare che tuttavia non era stato sufficiente per la realizzazione di uranio di qualità sufficiente per una bomba. Si voleva fare tuttavia già un test nell'agosto del 1977, ma l'URSS si accorse del programma e ne diede notizia agli USA. Questi furono lesti nel confermarne l’esistenza e il 28 agosto già si sparse la notizia nei giornali americani.

    Anche i Francesi si impegnarono ad impedire ai Sudafricani di fare il test atomico, minacciando 'gravi conseguenze' in tal caso, per esempio di non cedere il reattore Koeberg come da contratto recentemente stipulato. Nel 1983 l'esperimento era abbandonato, mentre una delle gallerie venne riaperta per un altro test nel 1988, che però a sua volta non ebbe esito.

    Ma nel settembre 1979, un satellite americano scoprì uno strano bagliore nell’Oceano indiano (il cosiddetto Vela incident), per quello che è rimasto sospettato come essere un test nucleare congiunto tra Israele e Sud Africa. Nel 1997 venne fuori anche la notizia che il test avvenne davvero, ma poi la cosa venne smentita, in ogni caso l’Operazione Phenix sarebbe stato il nome del presunto test.

    Per quello che riguarda il test, è chiaro che non ci sarebbe di che stupirsi se Israele avesse commissionato un esperimento congiunto con i Sudafricani, visto che è una potenza atomica da decenni e nondimeno, non ha mai fatto esplodere un ordigno sul suo territorio. Quanto ai Sudafricani, i loro Camberra B.12 dello squadron 12 erano i vettori principali delle armi atomiche sudafricane, sebbene non propriamente modernissimi, ma affidabili e con parti di ricambio disponibili in parecchie nazioni, differentemente da Shackleton e Buccaneer, gli altri candidati; tanto che il primo dei due era stato addirittura messo a terra per il rifiuto britannico di fornire le parti di ricambio; inoltre il Camberra aveva un'alta tangenza operativa e raggio d’azione, anche più del Buccaneer e del Cheetah (Mirage), nonché più spazio interno per vari tipi di sistemi di controllo collegati alle armi nucleari, anche perché il vano portabombe rotante del Buccaneer avrebbe dovuto essere altrimenti pesantemente modificato per ospitare i grossi ordigni a fissione costruiti. Non solo, ma all’epoca i Sudafricani si stavano persino premurando di preparare un sistema missilistico ICBM, prima in concorrenza, poi in unione con le armi nucleari, che del resto erano le sole che potessero dargli una reale validità operativa. Ma per questo ci volevano testate più compatte, e i missili, tra cui lo RSA-4, si pianficava che avrebbero avuto una testata da 700 kg nucleare. da portare in ogni zona della Terra, magari anche a Mosca o Londra. Incredibilmente, una tale minaccia di WMD è rimasta indifferente alla comunità internazionale, mentre adesso si grida allo scandalo ogni volta che Iran o Corea lanciano qualche tipo di missile ben meno capace. Poi, sembra chiaro anche se no vi sono prove precise, che nel supporto al programma nucleare sudafricano, come in tante altre cose, vi fosse la fattiva collaborazione israeliana, nonostante la Risoluzione 418 del 4 novembre 1977 che poneva il Sud Africa sotto embargo, anche nucleare. Nondimeno, Israele vendette nel 1977 30 grammi di trizio in cambio di 50 t di uranio sudafricano, e poi collaborò allo sviluppo del missile balistico RSA-3; ma è anche sospettata di avere ceduto preziosa tecnologia nucleare per aiutare i sudafricani nelle loro operazioni di sviluppo e produzione per le loro 6 bombe A. Questo era stato rumoreggiato a lungo, e nel 2000 tale Dieter G, spia sovietica ed ex-comandante della Marina sudafricana, affermò che Israele aveva anche acconsentito nel ’74 ad armare il Sudafrica con 8 missili Jericho con cariche ‘speciali’ nelle loro testate (non convenzionali).

    I Sudafricani necessitavano delle armi non convenzionali soprattutto nell’ottica della deterrenza contro l’ingerenza sovietica nei loro riguardi, in tre fasi: la prima sarebbe stata quella di non negare di avere armi, la seconda di rivelarla, la terza di usare un test dimostrativo tanto per capire che aveva la capacità di usare armi atomiche e la volontà di farlo, così nel 1988, durante il confronto, si ebbe la volontà di riaprire la galleria di collaudo di Vastrap, abbandonata anni prima. Nel 1989 venne completato il reattore di Advena v’era la volontà di usare missili a lunga gittata con le nuove testate nucleari.

    Invece, la scelta di rinunciare all’arsenale atomico del presidente FW de Klerk nel 1990 cambiò le cose e il Sudafrica scelse di abbandonare il suo programma atomico e di partecipare attivamente alla non proliferazione nucleare, oltre che abbandonare il regime razzista dell’Apartheid. Con la firma del trattato di non proliferazione del 1991 le bombe vennero distrutte e nel 1993 venne dato accesso all’AIEA ai siti nucleari sudafricani. Nel 1994, il 19 agosto, venne confermato che le bombe erano state smantellate e il Sudafrica divenne dal 1995 un protagonista della non proliferazione nucleare, con il trattato di Pelindbada del 1996 e altri successivi.

    Tuttavia, non è detto che gli scienziati che hanno lavorato al programma siano rimasti inerti, anzi è probabile che sono andati a cercare fortuna in altre nazioni, specialmente del Medio Oriente.

    Non mancarono nemmeno programmi per agenti chimici e biologici durante gli anni ’80, abbandonati solo nel 1993, benché avesse siglato la convenzione biologica del 1975 mebtre nel 1995 ha siglato quella delle armi chimiche. Pare che poi, nel 1998, sia stato rivelato che durante l’apartheid vennero anche usate queste armi, nell’ambito del Progetto Coast, un capitolo ovviament clandestino del loro impiego. Era nato nel 1983 come programma difensivo per preparare sistemi di protezione NBC, ma a quanto pare andò oltre, con la produzione di cibo con i bacilli dell’antrace, e sistemi di uccisione tramite veleno, ma fatto in maniera tale da far apparire una causa naturale la morte della persona vittima della sua azione.

    Forze armate[modifica]

    Le attuali F.A. Sudafricane sono state ridenomate come SANDF (South African National Defence Force ), mentre tra il 1957 e il 1994 erano le South African Defence Force (SADF).

    Usate sia all'estero (Namibia e Angola) che per reprimere le opposizioni interne all'Apartheid, le SADF sono state il fulcro delle operazioni dei tempi di guerra. Attualmente sono usate soprattutto per compiti di sorveglianza e sicurezza.

    La gerarchia è costituita da: Presidente (Comandante in Capo), Capo del CSM, dell'Esercito, Aviazione, Marina e Corpo Medico. Sotto il comando del CSM (Chief of Defence Staff) vi sono i comandi del Personale, Intelligence, Operazioni, Logistica, Finanza.

    Il personale è costituito da professionisti (Permanent Forces), leva (Nationa Servicemen) richiamata fino a 2 anni di cui almeno uno pienamente addestrata; la Citizen Force, una specie di Guardia Nazionale; le Commando Forces o 'Active Citizen Force'; Forze Speciali (32 battaglioni, più i Commandos da ricognizione e l'Ufficio della Cooperazione Civile); I Volontari con servizio a termine (esistenti dal 1992 per rimpiazzare gradualmente la National Service); forze di volontari e ausiliarie.

    Al 1994 c'erano 40.000 'full timer volunteers', 5.000 Nationa Servicemen, 16.000 Ausiliari, 24.000 civili, part-timers (500.000), Citizen Force (120.000), Commandos (130.000 in duecento unità), Riserve (180.000).

    Questa forza militare 'di popolo' era quindi molto numerosa e serviva nelle 4 F.A. sudafricane: South African Army, South African Air Force, South African Navy, South African Medical Service

    Il Sud Africa è arrivato anche al possesso di armi nucleari di sua produzione, ma ha rinunciato al loro possesso durante gli anni '90 e le ha distrutte.

    Dopo il 1994 le SADF sono state amalgamate cone le Forze di difesa e quelle della guerriglia anti-Apartheid come l'ANG, Pan Africanist Congress, APLA e altre ancora. Tutto questo processo di difficile riappacificazione nazionale ha prodotto le SANDF.


    South African Army[modifica]

    Ecco le formazioni e unità regolari dell'Army:

    Le brigate Quartier-generale (SA Brigade Headquarters) 43 e 46. Queste hanno la capacità di formare ciascuna 4 gruppi di QG, di cui due disponibili in ogni momento per l'impiego e le altre sono in riserva o in addestramento. Queste sono le due 'menti' dell'Esercito campale.

    Ecco i reggimenti e i battaglioni dell'Army:

    South African Armoured Corps:

    • 1 Special Service Battalion(Bloemfontein)
    • 1 South African Tank Regiment(Bloemfontein)

    South African Infantry Corps vedi sotto

    • 44 Parachute Regiment (South Africa)(Bloemfontein)
    • 4 Artillery Regiment (Potchefstroom)
    • 10 Air Defence Regiment (Kimberly)

    South African Engineers

    • 2 Field Engineer Regiment (Bethlehem)
    • 19 Engineer Regiment (Durban)
    • 35 Engineer Support Regiment(Dunnottar)
    • 1 Construction Engineer Regiment (Dunnottar)
    • 1 Military Printing Regiment (Thaba Tshwane)
    • 4 Survey and Mapping Regiment(Thaba Tshwane)

    RISERVE:

    Corazzate: Light Horse Regiment, Natal Mounted Rifles, Umvoti Mounted Rifles, Pretoria Regiment, Regiment Mooirivier, Regiment Oranjerivier, Regiment President Steyn,

    Fanteria: Cape Town Highlanders, Cape Town Rifles, Durban Light Infantry, Durban Regiment, Johannesburg Regiment, Buffalo Volunteer Rifles, Kimberley Regiment, Natal Carbineers, Prince Alfred's Guard, Rand Light Infantry, Regiment Bloemspruit, Regiment Boland, Regiment De La Rey, Regiment Skoonspruit, Regiment Westelike Provinsie, South African Irish Regiment, Transvaal Scottish, Witwatersrand Rifles, First City Regiment, Regiment Piet Retief

    Artiglieria: Cape Field Artillery, Natal Field Artillery , Transvaal Horse Artillery, Regiment Potchefstroom Universiteit, Transvaalse Staatsartillerie, Vrystaatse Artillerie Regiment, Pretoria Highlanders, 6 Light AA Regiment, Cape Garrison Artillery, Regiment Oos Transvaal, Regiment Vaalriver, Cape Garrison Artillery,

    Ingegneri: 3 Field Engineer Regiment, 6 Field Engineer Regiment, 19 Field Engineer Regiment


    Battaglioni (South African Infantry Battalion):

    • 1 (Bloemfontein) , 2 (Zeerust) ,

    3 ((Kimberly) , 4 (Middelburg) , 5 (Ladysmith) , 6 (Grahamstown) , 7 (Phalaborwa) , 9 (Cape Town) , 10 (Mafikeng) , 14 (Mntata) , 15 (Lwamondo) , 61 Mechanised Infantry Battalion Group (Upington), 115 , 116 , 118 , 121 (Mtubatuba) , South African Artillery

    Oltre a questo vi è una Brigata Forze Speciali, sotto il comando del Capo delle Operazioni Interarma (CJO), e come tale è indipendente dall'Esercito.

    I Commandos invece sono qualcosa di diverso. Sono dei militari part-timers, volontari, che hanno compiti di protezione delle singole comunità, rurali o urbane. N

    Armi dell'Esercito:

    • Pistole Star da 9 mm (di origine spagnola) in rimpiazzo con le Vektor Z88 (Beretta 92) e-o le Vektor SP1; mitra Denel BXP 9mm (simile al MAC 10); fucili da 5,56 mm Vektor R4 e i più vecchi R1 (FN FAL) da 7,62 mm, Vektor R5 e R6 (versione carabina dell'R4); mitragliatrici SS-77 da 7,62 mm (in sostituzione progressiva dalla FN MAG); lanciagranate a sei colpi Milkor Mk-1 da 40 mm portatile
    • Lanciarazzi RPG-7 e un tipo successivo leggero come sostituto, ancora da definire; missili MILAN 3 ATGW e Starstreak SAM portatile.
    • Corazzati: Carri Olifant Mk.1A e B, 250 in carico ma solo 38 attivi; 160 Rooikat 76, di cui 80 attive; 1.200 Ratel 20,60 e 90 (più varianti), da rimpiazzare con 264 IFV Badger; vari Mamba MK III e RG-32 Nyala per compiti di pattuglia, con protezione antimina; APC Casspir Mk III (usati anche per le missioni in Congo e Burundi), mezzi da combattimento per le SOF e le forze aviotrasportabili.
    • Veicoli: SAMIL 20 4x4 (Magirus Deutz 130M7FAL aggiornati), SAMIL 50 4x4 (M.D. 192D12AL agg.), SAMIL 100 6x6 (M.D. 320D22AL agg.), vari mezzi pesanti MAN e veicoli per il Genio.
    • Artiglierie: 20 semoventi GV6 e 75 GV5 trainati, entrambi da 155 mm; in sviluppo il cannone da 105 mm G7; questo rimpiazza i G1 (i 25 Pdr da 87 mm), mentre il GV5 è il sostituto per i G2 da 140 mm e il G4 'Tong Tom' da 155; Cannoni autotrasportati Bofors da 40 mm; MLR Valkiri-22 e Bateleur da 127 mm.
    • 13 Basi di supporto generale, da ridurre a 10 dal 2009


    SAAF[modifica]

    Attualmente la SAAF ha circa 175 velivoli di tutti i tipi (al 2007), di cui 27 caccia e 12 elicotteri d'attacco, il che, dopo la radiazione in massa di quasi tutti gli aerei dei tempi dell'Apartheid, significa una netta riduzione: sono spariti Mirage F.1, Mirage III, Camberra, Buccaneer, Bosbok, Kudu (forse relegati nelle squadriglie ausiliarie?), Aloutte, Super Frelon e il gran numero di Atlas Impala Mk 1 biposto e Mk 2 monoposto. Infine, da rimarcare la perdita degli aerei di seconda linea, come gli Shakleton e i P.166M da pattugliamento marittimo e i Transall C-160 da trasporto.

    In tutto si tratta di circa 80 caccia, 200 addestratori armati, 12 bombardieri, 30 pattugliatori, decine di elicotteri, 80 aerei da collegamento e 20 da trasporto, qualcosa come circa 500 velivoli radiati in una quindicina d'anni, contro circa 50 jet e 40 elicotteri in entrata; pertanto il Sudafrica, pur senza mai avere avuto un'aviazione di grandi dimensioni (comparata agli standard europei) ha una forza aerea attualmente classificata come 'piccola'.

    Ma un problema non minore è la carenza di piloti e di personale tecnico, dovuta alla fuga nel settore civile e come 'mercenari' all'estero. Così i problemi sono ben altri che i numeri di aerei: nel 2008 c'erano appena 20 piloti da caccia pienamente 'combat ready'.

    Totale aerei:

    • 26 JAS-39 Gripen, 17 monoposto C e 9 biposto D, consegna fino al 2012 per rimpiazzare i Chetaah, rimasti in servizio fino all'aprile 2008 (il che significa che ad un certo punto il Sudafrica è rimasto senza aerei da caccia, sebbe pare che la radiazione dei vecchi intercettori non sia stata totale e si potrebbero vedere in giro anche per i Mondiali del 2010)
    • 24 Hawk Mk 120 d'addestramento e attacco leggero
    • 52 PC-7 Mk. II ad elica
    • 35 Atlas Oryx (Puma prodotti localmente), in aggiornamento avionico come i PC-7
    • 12 Denel Rooivalk da attacco, attesa la IOC nel 2008
    • 6 BK 117, in rimpiazzo con gli A.109
    • 30 A.129LUH
    • 4 Super Lynx Mk 300
    • 9 C-130BZ Hercules, in aggiornamento
    • 10 C-47TD, 5 come pattugliatori, 3 trasporti e 2 ELINT
    • 12 Cessna 208 da trasporto leggero e pattugliamento con sistemi IR della Denel
    • 4 Beechcraft Super King Air 200
    • 10 Cessna Skywagon da trasporto leggero
    • 4 C-212
    • 1 CN-235
    • 1 Boeing BBJ, 1 Falcon 900, 1 PC-12, 3 Falcon 50 e 2 Cessna 550 Citation, tutti per trasporto VIP.

    Basi:

    • AFB Bloemspruit (Bloemfontein), Durban (Durban),

    Hoedspruit (Hoedspruit) , Langebaanweg (Langebaan) , Makhado (Louis Trichardt) , Overberg (Bredasdorp) , Swartkop (Pretoria) , Waterkloof (Pretoria) , Ysterplaat (Cape Town) , AFS Port Elizabeth


    Reparti aerei: nonostante il ridotto numero di velivoli rimasti, la necessità di coprire un territorio tanto vasto fa sì che vi siano numerosi mini-squadroni disseminati sul territorio:


    • 2 Squadron SAAF, AFB Makhado, con gli JAS 39 Gripen C/D (inizialmente 7 D), difesa aerea
    • 15 Sqn, AFB Durban Atlas Oryx, MBB/Kawasaki BK 117 Oryx Mk-I e Mk-II Transporti
    • 15 Sqn- C Flight AFS Port Elizabeth, BK 117 -conversione con gli A109 LUH. Transporti
    • 16 Sqn, AFB Bloemspruit, Denel AH-2 Rooivalk Attacco
    • 17 Sqn, AFB Waterkloof, Atlas Oryx, 4 Agusta A109 LUH. Transporto
    • 19 Sqn, AFB Hoedspruit, Atlas Oryx, 5 Agusta A109 LUH
    • 21 Sqn, AFB Waterkloof Boeing BBJ, Cessna Citation I, Dassault Falcon 50 e 900 VIP
    • 22 Sqn, AFB Ysterplaat , Atlas Oryx, Westland Super Lynx 300 Transporti e ASW
    • 28 Sqn, AFB Waterkloof, Lockheed C-130B/BZ/F
    • 35 Sqn, AFB Ysterplaat, C-47 Skytrain C-47TP Maritime patrol/Transport

    41 Sqn, AFB Waterkloof Cessna 208, Pilatus PC-12, Beechcraft 200C King Air, trasporti leggeri 44 Sqn, AFB Waterkloof CASA C-212 Aviocar, CASA CN-235, Cessna 185, trasporti leggeri 60 Sqn, AFB Waterkloof, previsti nel 2011 gli A-400M ma attualmente senza aerei

    • 80 Air Navigation School, AFB Ysterplaat
    • 85 Combat Flying School, AFB Makhado, BAe Hawk LIFT Mk-120 Jet-flight training/Combat Operation
    • 87 Helicopter Flying School, AFB Bloemspruit, Atlas Oryx, 9 Agusta A109 LUH, BK 117
    • Ab initio Helicopter Training, appaltata alla Starlite Aviation, Durban, Robinson R-22, Eurocopter EC-120
    • Central Flying School, AFB Langebaanweg, Pilatus PC-7 Astra Mk-II Ab initio flight traing
    • Test Flight and Development Centre, AFB Overberg, vari tipi
    • SA Air Force College
    • SAAF Museum Historic Flight, AFB Swartkop
    • Joint Air Reconnaissance Intelligence Centre, AFB Waterkloof, per la raccolta informazioni interforze delle SANDF


    Squadroni della riserva, assegnati a compiti d’osservazione e trasporti leggeri:

    • 101 Squadron, AFB Hoedspruit; 102 Squadron, AFB Makhado,

    104 Squadron, AFB Waterkloof; 105 Squadron, AFB Durban; 106 Squadron, AFB Bloemspruit; 107 Squadron, AFB Bloemspruit; 108 Squadron, AFB Port Elizabeth; 110 Squadron AFB Ysterplaat; 111 Squadron AFB Waterkloof;


    Supporti: Air service Unit: 1, Thaba Tshwane, 2, Ysterplaat; 3, Makhado; 4, unità mobile (Air Servicing Unit Air Force Mobile Deployment Wing ); 5, Waterkloof; 7, Hoedspruit; unità di supporto 5, 7, 10, 18, 68, 92; unità radar 140, 141; unità Spec Ops 500, 501-526 per i servizi di sicurezza alle varie basi (in tutto 11 unità);

    Vari altri servizi ed unità minori, tra cui la scuola (Gymnasium) di Valhalla, centri d'addestrametno a Bushveld e Lowveld per la difesa aerea, centro elettronico a Waterkloof e decine di altri enti e unità minori, incluse le scuole e la banda musicale (Defence Force parades).


    Per il futuro la SAAF prevede di diventare, seguendo la tendenza generale che vede la necessità di 'farsi vedere' a livello internazionale per dare senso


    S.A.Navy (SAN)[modifica]

    La Marina Sudafricana (South African Navy) nasce come SA Naval Service il 1 aprile 1922, con una prima forza costituita dalla nave HMSAS Protea, e due dragamine. Prima ancora vi era stata la Natal Naval Volunteers (NNV), nata a Durban nel 1885 e la Cape Naval Volunteers (CNV) a Capetown nel 1905, poi unite il 1 luglio 1913 per formare la South African Division of the Royal Naval Volunteer Reserve (RNVR).

    Divenne poi, al gennaio 1940 venne formata la Seaward Defence Force per operazioni di dragaggio mine e servizio ASW, più poche altre mansioni di seconda linea. Il 1 agosto 1942 divenne, assieme alla RNVR, la South African Naval Forces (SANF). Nel '46 la SANDF divenne parte delle Union Defence Force e nel '51 la S.A.Navy. Fino al 31 maggio 1961 le navi avevano il titolo prima del nome di HMSAS (Her Majesty's South African Ship), come segno di attaccamento al Commonwealth, ma dopo divenne SAS (South African Ship), così come la Corona nelle insegne venne rimpiazzata con il Leone di Nassau, usato anche dalle altre F.A. sudafricane. Nel frattempo pativa particolarmente gli effetti dell'Apartheid e sebbene avesse sottomarini e motocannoniere missilistiche moderne, le fregate del tipo 'Roteshay', le uniche navi d'alto mare, erano in progressiva obsolescenza e in decadenza. Il 27 aprile 1994, infine, divenne parte delle nuove South African National Defence Force (SANDF).


    L'attuale SAN ha l'HQ a Capetown, mentre altri centri nevralgici sono il Navy Office di Pretoria, il Maritime Rescue Co-ordination Centre a Slivermine, e le basi:

    SAS Saldanha, costa occidentale e sede del Naval Gymnasium; SAS Wingfield, zona di Capetown e sede anche di depositi e officine; SAS Simons Town, l'unica delle basi navali rimaste esclusivamente usate come tali in Sudafrica e sede di tutte le navi da combattimento, non per ragioni operative ma per abbattere i costi di gestione; vi è anche la base di supporto (Naval Station) di P.Elizabeth e quella di Durban.

    L'Aviazione navale non esiste come tale, ma è fornita dal No.22 Sqn della SAAF.

    I Marines vennero istituiti nel 1979, non tanto per operazioni d'assalto ma per la protezione delle basi. Erano stati tuttavia anche mandati a Katima Mulilo durante la guerra di Confine, per pattugliare lo Zambesi ma anche per essere impiegati nei combattimenti via terra, mentre dentro il territorio sudafricano ebbe impiego in operazioni COIN. Avevano solo una limitata capacità di sbarco dalle navi SAS Tafelberg e SAS Drakensberg, specie con una compagnia 'di elité', la MAC per conquistare teste di ponte e fare da precursore per sbarchi maggiori. Vi fu anche, tra il 1983 e il 1989, un distaccamento di ricognizione, che ebbe un estensivo addestramento per operazioni aeree, subacquee e anche in ambiente urbano. Nel 1989, con la ristrutturazione della Marina e la fine della guerra di Confine, vennero tuttavia sciolti, uno dei corpi di fanteria di marina dalla vita più breve, appena 10 anni.

    Negli anni più recenti vi è stata anche la chiusura di 7 unità di riservisti della Marina, simili come organizzazione a quelle della RN; è accaduto nel 2006, ma una nuova unità di riservisti con circa 1.000 posti è stata creata poco dopo. Anche più importante, è stata creata sempre nel 2006 una forza di Impiego rapido (NRDF) navale, che è organizzata in due squadroni. Una è l'Operational Boat Squadron, con i 'Nacamurra' per impieghi rivieraschi, anche in azioni ONU come in Burundi; l'altra è la Maritime Reaction Squadron, da aumentare a livello di battaglione; sono praticamente dei marines ridenominati per azioni antisommossa e di peacekeeping.


    Attualmente il capo della SAN è il Viceammiraglio Rofiloe Johannes Mudimo. Come la SAAF, anche la SAN è una piccola marina, ma anche con unità moderne. Il tutto però vi sono appena 5.000 effettivi, più 1.000 riservisti e 1.500 civili. Il budget è di circa 1,8 mld di Rand, l'equivalente di 230 mln di dollari per l'anno fiscale 2008-9, una cifra decisamente piccola per gli standard europei. Le navi in servizio attivo sono solo 15 e nel 2009-10 è previsto di calarle a 12, di cui le navi di punta sono ovviamente i sottomarini e ancora più appariscenti, le nuove fregate 'Valour'.


    • 4 fregate: SAS Amatola, Isandlwana, Spioenkop e Mendi (MEKO A-200SAN)
    • 3 cannoniere d'attacco classe Warrior (ex-Minister, ovvero le Sa'ar 4): SAS Isaac Dyobha (P1565) - ex SAS Frans Erasmus,

    SAS Galeshewe (P1567) -(ex SAS Hendrik Mentz, SAS Makhanda (P1569) - ex SAS Magnus Malan (in radiazione quando verranno immesse in servizio le fregate)

    • 4 cacciamine costieri 'River':

    SAS Umkomaas (M1499) SAS Umhloti (M1212) SAS Umgeni (1213) SAS Umzimkulu (M1142)

    Queste navi vennero ordinate in Germania nel 1978 come 'navi da ricerca', per il Dipartimento dei Trasporti. Consegnate le prime due dal 1980 in poi, prodotte a Durban le altre, si dimostrarono sì navi da 'ricerca', ma con impiego da cacciamine.

    • 4 cacciamine costieri 'City':

    SAS Tshwane (M1221), SAS Mangaung (M1222) , SAS Kapa (M1223), SAS Thekwini (M1225)

    Queste sono le Type 320 'Lindau' tedesche, nate come unità non metalliche e aggiornate nel 1970 in 11 esemplari, quali Type 331 Fulda, e nel 1979 le rimanenti 6 come Type 351 classe 'Ulm'. In seguito vennero rimpiazzate dalle Type 352 'Endsdorf'.


    • I Sudafricani hanno comprato anche i sottomarini Type 209/1400: SAS Manthatisi (S101), giunto a Simon's Town il 7 aprile 2006; SAS Charlotte Maxele (S102), arrivato il 27 aprile 2007, SAS Queen Modjadji, S103, del maggio 2008.

    26 navi 'Namacurra', costruite nel 1980-81 e trasportabili via terra, due vennero cedute al Mozambico nel 2004, una al Malawi nel 1988 e due alla Namibia nel 2002.

    Rifornitrice di squadra SAS Drakensberg, con almeno un elicottero Oryx a bordo.

    Navi da sorveglianza marittima (AGS) classe 'Hecla': SAS Protea, da sostituire con una nuova unità idrografica (progetto Hotel)

    15 piccole navi da 10,3 m da pattugliamento (Xena), battelli usati con il Maritime Reaction Squadron (MRS)


    Le navi del progetto Biro dovrebbero prevedere i rimpiazzi per i 'Warrior', navi da 80-85 metri con elicottero, cannone da 76 e due armi da 12,7 mm, più un UUV; più le navi da 55 m per sostituire la 'T', da 55 metri con cannoni da 30 mm: SAS Tobie, Tern e Tekwane (P1552, 1553 e 1554). Sono navi a forma di catamarano con materiale in GRP. 3 di queste unità vennero realizzate in Israele nel 1997.

    26 navi 'Namacurra', costruite nel 1980-81 e trasportabili via terra, due vennero cedute al Mozambico nel 2004, una al Malawi nel 1988 e due alla Namibia nel 2002.

    Rifornitrice di squadra SAS Drakensberg, con almeno un elicottero Oryx a bordo.

    Nuova nave idrografica (progetto Hotel), per rimpiazzare la SAS Protea.

    Piccole navi da 10,3 m da pattugliamento (Xena), battelli usati con il Maritime Reaction Squadron (MRS)


    Tra le navi radiate dal dopoguerra:

    la SATS General Botha (ex incrociatore inglese), radiato nel 1947

    3 sottomarini 'Spear': SAS Spear (ex SAS Maria van Riebeeck), SAS Umkhonto (ex SAS Emily Hobhouse) , SAS Assegaai (ex SAS Johanna van der Merwe)

    Le navi d'attacco missilistiche SAS Jan Smuts (ex P1561) , SAS Adam Kok (ex SAS Frederic Creswell/P1563) , SAS René Sethren (ex SAS Oswald Pirow/P1566) , SAS Job Masego (ex SAS Kobie Coetsee/P1568) , SAS Sekhukhuni (ex SAS Jim Fouché/P1564) , SAS Shaka (ex SAS P.W. Botha/P1562)


    11 dragamine 'Ton': SAS Durban, East London, Johannesburg, Kaapstad, Kimberley, Mosselbaai, P.Elizabeth, Pretoria, Walvisbaii, Windhoek. Tutte navi ex-britanniche, la E.London venne venduto ad una compagnia cinematografica italiana, il Walvisbaai (M1214) alla Walt Disney.

    3 fregate 'Loch': SAS Good Hope (K-432), radiata nel dicembre 1978, la Natal (K-10), affondata come bersaglio il 19 settembre 1972 e il SAS Transvaal (K-602) radiata dall'agosto del 1978.

    3 fregate 'President' (Type 12M 'Rothesay'): SAS President Kruger (F150), 1962-1982 (affondata per collisione con la SAS Tafelberg); President Steyn (F147), 1962-?, affondata come bersaglio per cannoni navali (probabilmente da 76 mm); SAS President Pretorius (F145), 1963-1990.

    2 dragamine 'Algerine': SAS Pietermaritzburg e Bloemfontein.

    3 caccia 'W': SAS J.v.Riebeeck (D278), trasferita dalla RN nel 1950; Simon van der Stel (D237), dal 1952; Vrystaat (F157), già modificato come fregata Type 15, trasferito nel 1956.

    2 navi di rifornimento (Tafelberg e Outeniqua) e varie minori.



    Le 'Valour'[modifica]

    La SAS Mendi

    La classe 'Valour' è stata costruita dai cantieri HDW ( Howaldtswerke-Deutsche Werft ) di Kiel. È in servizio dal 2006 con 4 navi, mentre una quinta è in discussione, sia pure con poche chances di concretizzarsi.

    Le loro caratteristiche sono quelle tipiche delle MEKO 200 di ultima generazione. In buona sostanza, queste e le Lafayette francesi sono le dominatrici del mercato del settore, dopo l'era delle navi inglesi (Type 12) degli anni '60, e le navi italiane (Lupo) degli anni '80.

    Anche il progetto SITRON, parte dell'SDP (firmato il 3 dicembre 1999), è stato oggetto di un contratto il 28 aprile 2000, con le navi consegnate in pochissimo tempo, tant'è che giunsero tra il novembre del 2004 e il settembre 2005. Come dice il nome della classe, esse portano i nomi di importanti battaglie in cui i contendenti mostrarono, non importa se vincenti o perdenti, grande valore e coraggio. Così portano nomi legati ai capi indigeni della resistenza, alle battaglie coloniali, anche quelle contro i britannici (guerra anglo-boera, il vero 'biglietto da visita' del XX secolo in arrivo, con tante delle tecnologie poi divenute usuali). Così abbiamo Amatola, Isandhwana, Spioenkop. L'eccezione è data dalla Mendi, che era una nave carica di truppe diretta in Francia quando, il 21 febbraio 1917, venne accidentalmente speronata, causando il peggiore disastro navale sudafricano (oltre 600 vittime).

    Costruite nei cantieri tedeschi della B&V, ecco le loro caratteristiche di base:

    • Dimensioni: lunghezza 121 m, larghezza 16,34 m, pescaggio 5,95 m
    • Dislocamento: max 3.700 t
    • Propulsione: CODAG con 2 motori diesel da 7.940 hp l'uno e 1 turbina a gas da 27.000 hp; due assi e un idrogetto; 27 nodi, autonomia 8.000 nm a 16 nodi o 28 giorni di operazioni
    • Equipaggio: 124
    • Sistemi di bordo: Thales MRR-3D NG, radar combinato in banda G; 2 sistemi optronici e radar Reutech RTS 6400 (banda X); IFF; sonar Thales UMS4132 Kingklip e un MDS 3060 per avviso ostacoli; sistema ESM/ECM Saab Grintek SME 100/200 e due MRL Saab da 48 canne.
    • Armi: 1 OTO da 76 mm, 1 torre binata da 35 mm 35DPG, 2 torri Searogue da 12,7 mm; 8 missili Exocet MM.40 Block 2; 16 SAM Umkhonto in due lanciatori a 8 celle verticali; 4 tls da 324 mm; 2 elicotteri Superlynx 300.


    Come si vede, si tratta di unità navali di tutto rispetto e più che degne di sostituire le vecchie 'Rotesay'. Designate MEKO A-200SAN dal costruttore, esse presentano spiccate capacità stealth con forme ad X o a 'fisarmonica', ergo superfici variamente inclinate verso l'alto e verso il basso, ma non verticalmente; inoltre, come caratteristica di rilievo, i fumaioli sono sostituiti da condotti che portano sotto la linea d'acqua, come raramente è stato tentato in passato e mai con navi tanto grandi (un esempio fu la Saettia, realizzata come private venture e la prima nave stealth costruita in Italia); così sarebbe possibile ridurre la traccia radar, comparata a quella di una nave di analoghe dimensioni ma non stealth (magari una 'Maestrale', lunga appena 1 metro di più), del 50%; la traccia IR del 75%; il costo di manutenzione sarebbe inferiore del 20%, il dislocamento del 25% e l'equipaggio del 30%. Effettivamente, mentre la stazza è tutt'altro che modesta per una nave di questa lunghezza, va detto che le MEKO sono unità molto 'robuste' con una notevole larghezza e quindi, volume. L'equipaggio è invero ridotto; le 'Lupo', per esempio, 112 m e 2.500 t, hanno complessivamente circa 190 effettivi, le Maestrale anche di più.


    L'entrata in servizio è avvenuta così:

    • SAS Amatola (F145) cantieri Blohm + Voss, Hamburg, impostata il 2 agosto 2001; varata il 6 giugno 2002, servizio dal 2007.
    • SAS Isandlwana (F146) Howaldtswerke, Kiel, 26 ottobre 2001, 5 dic 2002 , 2006
    • SAS Spioenkop (F147) Blohm + Voss, Hamburg, 28 feb 2002, 2 ago 2003, 2007
    • SAS Mendi (F148) Howaldtswerke, Kiel, 28 giu 2002, Ott 2003, 2007

    Così è stato possibile ricreare una flotta d'altura, persa definitavemente con la radiazione della President Pretorius (F145) nel lontano 1986. Da allora il Sudafrica, che già aveva solo 3 fregate ASW, non ha più posseduto una forza d'alto mare. Fino al 2006. La loro utilità non è marginale, pur essendo lontano il tempo in cui era possibile uno scontro convenzionale con qualche vicino. I suoi due elicotteri Lynx sono un bonus, perché normalmente le MEKO ne portano solo uno; possono operare con questi elicotteri (in consegna dall'aprile 2007), ma la flotta di macchine ad ala rotante dovrebbe essere almeno il doppio per dare a ciascuna di esse sufficienti velivoli, questi ultimi in consegna dall'aprile 2007. Purtroppo anche in questo caso gli elicotteri navali dimostrano di essere sia macchine efficaci che costose; se si pensa che anche Germania, Olanda e persino la Francia hanno avuto un numero di elicotteri insufficiente per equipaggiare in maniera completa le loro navi, si capisce meglio la difficoltà di Marine minori; queste fregate sono in grado di operare fino a mare Forza 6 con questi elicotteri, oppure fino a forza 5 se al loro posto portassero macchine terrestri, che sono meno specializzate ma più disponibili, come un singolo Rooivalk o Oryx (Puma).

    Tra i compiti vi sono quelli di pattugliamento e protezione coste e ZEE, protezione antipirateria e traffici illeciti, e in caso di guerra anche azioni dirette di supporto di fuoco e di trasporto truppe. È anche prevista la posa di mine.

    Tra i punti d'interesse delle Valour vi è anche il sistema di propulsione CODAG-WARP (Water jet and Refined Propellers), perché vi è un'elica orientabile e un idrogetto; le modalità di uso del sistema motore sono 4, di cui la prima e la seconda sono quelle usate per l'80% del tempo, e quindi sono quelle economiche: nella modalità I un solo diesel è acceso e aziona le eliche ad un massimo di 150 giri al minuto; questa è la modalità 'economica'; la II, la modalità di manovra, ha i due motori accesi (200 giri min) per azionare le eliche, la III vede l'azionamento anche della turbina (215 giri/min) e la IV ha solo la turbina. Quest'ultima aziona sempre e solo l'idrogetto. Come si vede, vi è la più ampia versatilità, e l'autonomia conseguente è decisamente elevata; la velocità però è di appena 27 nodi come massimo, tipica di una fregata 'Lafayette' da pattugliamento, piuttosto che delle vecchie navi in stile 'Guerra fredda', con motori molto potenti. I timoni sono due, perché vi è anche un'unità d'emergenza. Vi è anche un sistema di stabilizzazione della B&V.

    Non manca il sistema di condizionamento dell'aria e NBC (5 millibar di sovrapressione) e un sistema Sulzer un Weise di pompe ad acqua di mare per combatter gli incendi, più un sistema di estinzione incendi a CO2 per il locale motori, a schiuma per l'hangar ecc. I sistemi di dissalazione ad osmosi sono sufficienti per 15 m3 ogni 24 ore, il che dà l'acqua per i servizi interni e per altri scopi, come lavaggio elicotteri (anti-salsedine), e raffreddamento dei cannoni. Vi è anche un sistema di riscaldamento per la nave (a gasolio) e l'acqua (elettrico).

    A proposito della progettazione, le navi di questo tipo sono prive di fumaioli perché gli scarichi sono subaquei. Questo dà un problema per la definizione delle unità stesse, perché la presenza del fumaiolo distingue classicamente tra navi e battelli (tra cui tutti i sottomarini diesel-elettrici o nucleari). Ma, definizioni classiche a parte, la riduzione della traccia IR è talmente elevata, da rendere queste navi quasi invisibili ai sensori infrarossi. A mezzanave, oltretutto, vi sono spazi aggiuntivi al posto del fumaiolo, né questo deve diventare di forme bislacche (es. Orizzonte) per inventarsi forme capaci di ridurre la propria traccia radar.

    Ma le navi in parola hanno anche una dotazione elettronica di prim'ordine. Il sistema di combattimento è della Thales Detexis, e da solo costa il 40% di tutto il costo della nave. Esso è basato sul Tavitac tipico di navi come le Lafayette, ma è in buona parte (pare addirittura il 75%) di costruzione nazionale, rendendo giustamente orgogliosa l'industria locale della sua realizzazione. Le navi di per sè sono in grado di ospitare armi e sensori aggiuntivi o di rimpiazzare facilmente gli equipaggiamenti obsoleti, grazie alla costruzione modulare MEKO e alla disponibilità di spazi per equipaggio e sistemi vari.

    Il contenuto locale è notevole per la presenza dei missili SAM Umkhonto, al posto dei soliti sistemi come i Sea Sparrow o Crotale NG. Di essi si sta realizzando anche una versione a guida radar attiva e booster; in futuro potrebbero esservi tali armi, così come missili cruise per attacco terrestre, mentre dovrebbe essere imbarcato prossimamente un UUV subacqueo, autonomo e per ricerca mine, da far operare assieme alla nave quando necessario. Un appunto notevole è il cannone: le MEKO 200 hanno in genere pezzi da 127 mm Mk-45 o al minimo, da 100 mm francesi. Stavolta si è voluto invece un Super-Rapido da 76 mm. Forse perché i Sudafricani avevano già confidenza con i cannoni da 76, sia navali che terrestri, ma in ogni caso è chiaro che navi da 3.700 t meriterebbero armi di maggior calibro. Il pezzo SR dovrebbe essere utilizzabile anche per compiti antimissile, dipende dalle capacità della SDT. Dato che per impieghi anti-superficie non c'è munizione avanzata che tenga per sostituire il calibro, in futuro è possibile che vengano imbarcati pezzi di calibro e potenza ben maggiori, anche se relegati a compiti puramente anti-superficie: il 105 mm LEO, o addirittura la torre del G6, mentre ha impressionato anche la sperimentazione della torre PzH2000 sulle fregate Hamburg ed Hessen (attorno al 2002), che dimostrarono come le F-123 potessero caricare armi ben più pesanti della loro modesta configurazione-base. Anche la possibilità di usare gli UAV come quelli prodotti dalla ATE è presa in considerazione.

    Note[modifica]

    1. Nativi, Andrea: AA Defence, Novembre 2008, p.34-41
    2. Dati presi da wiki.en alle voci corrispondenti