Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Unione sovietica-Missili 2

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Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • FROG[1][modifica]

    Quest'arma è in realtà una vera famiglia numerosa, discussa, limitata ma importante al tempo stesso. Frog sta per Free Rocket Over Ground, ma in codice NATO suona come 'ranocchio' (frog). Il primo di questi ordigni, dei quali solo di recente se ne sa di più, p stato il 3E-2 Filin, ovvero il FROG-1. A differenza dei precedenti e numerosi razzi d'artiglieria sovietici, esso era un'arma a lunga gittata, e con carica nucleare (testata da 1.180 kg) da 30-40 kt; in servizio dal 1955 e mostrato per la prima volta al pubblico nel '57. Venne progettata dal Bureau Ganichev.

    Il 2P16, lanciatore del LUNA/FROG-3

    Le dimensioni erano 10,2 x 0,84 m, peso 4.930 kg, gittata minima e max decisamente limitate, essendo la prima di 20 km, la seconda di 26. La precisione, molto relativa, era di 1 km. La propulsione non era a razzo singolo, ma con sette piccoli motori a razzo, tutti a propellente solido. Il trasporto era dentro un contenitore in vetroresina montato su di un cingolato 2P4 Tyulpan. Esso poteva apprestarsi al lancio in mezz'ora e ricaricare in un'ora. La base era quella dell' ISU-152, semovente della famiglia Stalin, e noto come Ob. 804. Questo grosso cingolato pesava 36,5 t, dimensioni 10,7 x 3,2 x 3,32 m, motore da 520 hp per 37 km/h.

    Stranamente, mentre questo grosso razzo entrava in servizio, apparve anche il minuscolo 3R-1 Mars, che poi è il FROG-2. La testata era di appena 564 kg e questo consentiva di renderlo più efficiente, con un motore monostadio e un peso di 2,45 t. Le dimensioni calavano a 9,4 x 0,58 m, sebbene anche la gittata passava a 15-19 km. Se non altro il CEP scendeva a 900 metri, ma anche qui, la portata era tutto sommato ridotta e bisognava scegliere bene la distanza a cui azionarlo. Naturalmente il mezzo era diverso, un 2P2 con tempi di reazione di 15-30 minuti e ricarica, sempre in 60 (non è chiaro perché, visto che il peso era dimezzato). Questo cingolato era su scafo PT-76. Sebbene privo di protezione NBC, era anfibio e pesava solo 14,2 t (dimensioni 9,4 x 3,18 x 3,05 m), motore da 240 hp per 44 km/h su strada. Pare che solo 25 razzi FROG-2 (o lanciarazzi?) venissero prodotti, e dati ai battaglioni MRL di alcune divisioni corazzate, con due lanciarazzi singoli e due multipli (questi ultimi erano i convenzionali BMD-20 calibro 200 mm) e 190 uomini di personale per ciascuno di essi.

    I successivi FROG, o meglio, nella definizione sovietica, LUNA, frutto dell'Istituto di termotecnologia di Mosca, furono i 3-R8, 9 e 10, ovvero LUNA, LUNA-1 e LUNA-2, o nel caso NATO, FROG 3, 4 e 5. Dopo che la prima generazione di razzi sovietici era stata usata soprattutto per sperimentare la fattibilità della nuclearizzazione dell'artiglieria sovietica, i successivi tipi ebbero larga produzione. Con motori più potenti, progettati sempre con propellente solido ma di migliori caratteristiche, sviluppati dal 1957 e prodotti quanto meno dal 1960, pesavano 2.280 kg, dimensioni 10,6 x 0,54 m, e gittata di 32-55 km a seconda delle testate, mentre quella minima era di 10 km. Era migliorato il CEP (880 m), il mezzo di lancio 2P2 ora poteva reagire in 11 minuti dall'ordine di lancio, ma era sempre ricaricabile in un'ora. I due razzi di riserva erano su di uno ZIL-157, mentre il cingolato di lancio era simile a quello su base PT-76, ma leggermente ingrandito. Le unità di lancio erano su battaglioni con tre rampe, radar meteo RVS-1 (1,7 MHz, 25 km di portata) per aggiustare il tiro (con palloni-bersaglio). Le testate erano HE 3N15 da 358 kg per il solo il FROG-5, ma in genere v'erano i tipi nucleari da 400-500 kg 3N14 da 10-20 kT a seconda di come veniva selezionata la potenza. C'erano anche testate chimiche, di tipo non noto. La testata del FROG-4 aveva una sonda barometrica per lo scoppio in quota. Ma questo razzo non ebbe molto impiego, al contrario dei FROG-3 e 5. Già in pochi anni ne vennero realizzati almeno 200 complessi di lancio, poi aumentati fino a circa 300. I FROG-5 furono i primi ad essere esportati nel Patto. Attorno alla metà degli anni '60, mentre i FROG fronteggiavano gli equivalenti Honest John, venne realizzato il FROG-7, un'arma molto superiore anche in gittata.

    Questo era il LUNA-M, mentre il FROG-6 nient'altro che era la designazione NATO per un tipo d'addestramento operativo PV-65 per addestrare gli equipaggi a terra.

    A differenza dei missili precedenti, la cui testata nucleare superava largamente in diametro il motore a razzo, qui la struttura era totalmente armonizzata. Le varianti erano due, la LUNA-M e LUNA-Z. La prima, il FROG-7a, era il tipo più diffuso, la seconda, nota come FROG-7b (la designazione industriale era invece 3R-11 e R-65, e 9R-11 o R-70 per l'altro tipo), molto meno. Esistono altre designazioni per questi missili e i sistemi, come il 9K52 e 9K52M, il missile noto come 9M21 con varie sottoversioni. Questo perché Forze armate, OKB, NATO, industria sovietica ecc. ecc. avevano ognuna una formula per identificare queste armi.

    Come gli altri FROG, il FROG-7 è privo di guida e le 4 alette alle estremità del suo lungo corpo servono solo per stabilizzazione, assieme ai 4 motori del muso, che imprimono una rotazione laterale. Dimensioni 8,85 m (9,4 per il modello b con testata ICM), diametro 0,54 m, apertura alare 1,7 m.

    Il motore 3Kh18 ha 1.080 kg di combustibile, e imprime un massimo di 1.200 m/s. Si scarica con un ugello principale e sedici secondari, che lo coronano per aiutare la stabilità in volo. Il tempo di combustione varia tra 6,8 e 19,8 sec, dipende dal tipo di propellente usato. La portata è tra 15 e 68 km, l'operatività tra -40 e +50 gradi. Alla massima distanza, il FROG-7 è capace di 1.200-2.000 m di CEP, decisamente troppi per sfruttare al meglio la portata eccetto che con testate nucleari. A 45 km, però, è possibile ridurre il CEP a 700 m, molto meglio dei precedenti FROG su distanze persino inferiori.

    I FROG-7b erano capaci, tramite aerofreni in coda per aumentare la stabilità, permettendo il CEP a 400 metri a 45 km. Alla massima distanza, tra l'altro ridotta a 12-67 km, il CEP però aumenta. Dato che al FROG-7a è possibile aggiungere tali aerofreni, il modello b è stato prodotto in meno esemplari.

    Le testate sono la AA-22 nucleare con radiospoletta, da 3, 10 o 20 Kt; l'AA-38, l'AA-52 da 5, 10 e 200 Kt. Quella convenzionale 9N18F da 450 kg (200 di HE, e involucro a frammentazione), e la meno nota 9N18OF da 400 kg, a submunizioni.Essa ha 42 9N22 da 7,5 kg (54 x 7,5 cm, 1,7 kg HE) e spoletta ad impatto/autodistruzione. Scagliano ciascuna 690 schegge da 1-4 gr e vengono liberate a circa 1-1,4 km.

    Non è chiaro se ve n'è anche una variante HEAT, mentre c'è il tipo chimico 9N18G da 436 kg (216 kg di VX).

    Il sistema di lancio è il BR-231 6x8 (su ZIL-135 LM), da 23 t , 10,7 x 2,8 x2,86 m (senza razzo). La rampa, da cui dipende la gittata e la direzione, ha alzo di 15-65 gradi, direzione di 14 gradi complessivi. Il motore è un Ural 375V V-8 diesel da 360 hp, costituito da due unità da 180 hp l'una, per 65 km/h su strada e 15 fuori strada, autonomia 650 km. Questo 'bestione' può superare una trincea o un fosso largo fino a 2,63 metri, e un gradino di 68,5 cm, o un guado di 120 cm, mentre il raggio di sterzatura è ridotto a 12,5 metri. IL sistema può sopportare fino a 200 lanci prima della revisione, ha un pannello anti-vampa e radio R-123 e 124, 4 vomeri di stabilizzazione e una gru idraulica di 2,6 t. I mezzi di rifornimento sono simili, con tre ordigni e due uomini d'equipaggio (sono denominati 9T29). Nessuno dei mezzi ha protezione NBC.

    Non mancano dei lanciatori speciali, come i tipi per operazioni aeroportate 9K53 LUNA-MV su veicolo BR-257, capace di una ridotta mobilità autonoma (45 km), e prodotto in pochi esemplari verso la metà degli anni '60.

    Il battaglione tipico era su 4 lanciatori ripartiti in due batterie, ciascuna con 160 militari e 20 ufficiali. Il comando batteria aveva un GAZ-66 con calcolatore di lancio (9V57M-1 o VM-3M1), telefoni e radio varie; 2 TEL; la sezione meteo, con radar RMS-1 in banda D ('End Tray') trainato da un altro GAZ-66; una sezione ricognizione con altri GAZ-66 o 69 in versioni specializzate.

    Infine vi è la batteria comando battaglione con altri 80 militari e 4 mezzi di supporto per la ricarica, nonché altri 3 mezzi di manutenzione e riparazione e un camion-gru per ovviare a guasti delle gru dei singoli TEL. In genere vi sono una disponibilità totale di 28 razzi di riserva oltre i 4 pronti al lancio.

    Svolgendo tutte le operazioni, è possibile caricare un razzo in 22 minuti e allineare il TEL (lanciatore) in 13; non c'è problema per il razzo, che può restare esposto, in genere giusto coperto da un telone, anche un anno sulla rampa. Poi seguono 8 minuti per rimuovere le cinghie di sicurezza (due) e restare senza per 15 giorni, mentre il lancio una volta passati i dati di tiro da una centrale portatile, si deve fare entro le due ore. Per cambiare il bersaglio, servono 5-7 minuti. Infine, il tempo di volo alla gittata max è di 160 secondi.

    FROG-7

    Mentre il FROG-3 era stato portato a Cuba, come deterrente ai tempi della crisi dei missili -e passato inosservato dall'intelligence USA, avrebbe potuto giocare davvero un brutto scherzo ad eventuali invasori-, il FROG-7 era in sviluppo dal '61 e con i primi lanci dal '64. Sebbene la produzione cessasse verso la metà degli anni '70, la diffusione rimase davvero impressionante.

    Quanto ai FROG, essi divennero disponibili come arma per la divisione, quando i razzi nucleari analoghi erano piuttosto assegnati, in ambito NATO, dal corpo d'armata in su, segno evidente di come i Sovietici considerassero capillare l'uso delle armi nucleari sul campo di battaglia

    La versione 7a era stimata come avente, quale carico tipico, una testata atomica da 550 kg e la -7b, già allora nota, una chimica da 390.

    A metà anni '80 l'URSS aveva 680 lanciatori FROG-3 e 7, i Bulgari 36 FROG-7, DDR 24 FROG-7, Cecoslovacchia (30 FROG-3 e 7), Ungheria (24), Polonia (52 FROG-3 e 7), Romania (30 FROG-3 e 7). Tra le nazioni fuori del Patto di Varsavia c'era la Yugoslavia (16 FROG-7), Egitto (12), Siria (24), Libia (48), Siria (24), Yemen del Sud (12), tutti con il più recente modello -7, mentre Cuba aveva 50 FROG-4 e la Corea del Nord 50 FROG-5 e 7[2].

    FROG-7:

    • Dimensioni: 9,1 x0,55 m
    • Pesi: 2.200 kg, testata 550 kg da 10-200 kT o 550 kg HE, o 390 chimica
    • Gittata: 11-70 km con testata HE, max 180 con carica nucleare (forse da 2.000 kg)
    • Caratteristiche: CEP 450-700 m a 40-65 km ; motore a razzo monostadio solido

    Ancora nel 1991 ce n'erano molti e nel 1994 la sola Russia aveva ancora 350 lanciatori e 1.450 razzi.

    All'estero il FROG è andato a un gran numero di utenti, dall'Afghanistan, all'Egitto (120 razzi e 12 lanciatori arrivarono nel 1971), Irak (pare già dal '68, o forse dagli anni '70), e stranamente, anche il Kuwait (1978), Yugoslavia, Libia (ex-Egitto, comprati nel 1975-76 in 25-50 lanciatori), Siria (18 dal 1972 al '78), Yemen (dal '79, un totale di 12 TEL), la Corea del Nord (dall'Egitto, che poi ha clonato producendoli nel 1979-83). L'Irak, negli anni '80, produsse il Layath da 90 km, simile al FROG e con testata ICM o chimica o HE. Attualmente vi sono ancora numerosi utenti, persino l'Angola; la Corea del Nord (18 TEL=, Cuba (65-70 sistemi FROG di vario tipo), Egitto (9, ma con ben 700 razzi), Russia, Libia (40-45 lanciatori con 120-140 razzi, probabilmente in 4 btg), Siria, Serbia (4, in riserva), Ucraina, Yemen (12 con 18-36 razzi).

    Un parente stretto è il SUWN-1 (noto anche come FRAS, Free-Rocket Anti-Submarine), lanciabile da alcuni tipi di grosse navi ASW sovietiche, un'arma da circa 30 km, 1.500 kg e carica da 5 Kt, dimensioni 6,2 x 0,54 m. Nel 1990 ce n'erano 90 esemplari, ma forse non si comprendeva anche il tipo che -pare- avesse un siluro ASW, funzionando così come una sorta di grosso ASROC. Attualmente è stato probabilmente radiato, in ogni caso il suo rimpiazzo venne costruito nella forma dell'SS-N-14 Silex.

    Il FROG è stato ampiamente esportato e prodotto in forse decine di migliaia di esemplari. È facile da mantenere e in Afghanistan persino fazioni di guerriglieri ce l'hanno o ce l'hanno avuto in servizio.

    Come arma convenzionale, necessita di una notevole preparazione su obiettivi noti. Gli Egiziani avevano chiesto il FROG già nel '58, ma non l'ebbero fino al '72 o appena prima, con circa 12 lanciatori che erano raggruppati in tre battaglioni della 64a Brigata d'artiglieria. 9 dei suoi complessi di lancio vennero usati in guerra, tirando fino a 120 razzi FROG e analoghi tipi locali come gli Al-Zeitun e Al-Tin, un altro centinaio tutti esauriti in un giorno di lanci. Nelle prime 24 ore vennero lanciati 60-70 razzi e gli Israeliani degli obiettivi in Sinai temettero una catastrofe, ma al dunque i danni furono più che altro psicologici, ma pur sempre utili per frenare la reazione israeliana in quelle ore cruciali. Venne distrutta una stazione ELINT a Gebel Umm, ma vennero anche presi di mira, i giorni successivi, i ponti israeliani verso l'Egitto, ma come prevedibile, senza colpirli. I Siriani tirarono con la loro 69a Brigata Razzi (12 lanciatori), ma solo 25 armi, caduti soprattutto su bersagli civili piuttosto che militari, e scatenarono la reazione israeliana con raid su Damasco e Homs. Stranamente, dopo che gli Israeliani passarono il Canale, forse perché costituivano una forza concentrata e un facile bersaglio, ebbero diversi danni dai FROG. In ogni caso, nessun TEL venne mai individuato dall'aviazione israeliana, e i lanci vennero fatti soprattutto di notte. Si dice che l'artiglieria c.a. (HAWK) abbia abbattuto qualche FROG, ma non vi è conferma precisa di questo. L'Egitto ha poi realizzato anche sistemi come il SAQR-80, circa 100 esemplari da 80 km e 200 kg di carico utile, pesante appena 600 kg, arma degli anni '80 co-sviluppata con i Francesi e destinata a rimpiazzare almeno in parte il FROG, usando lo stesso lanciatore.

    L'Irak fu il successivo utilizzatore in guerra, tirando complessivamente 68 razzi dai suoi 24 lanciatori. L'8 ottobre tre di essi caddero su Dezful, colpendo obiettivi civili, e questo fu l'inizio della 'guerra delle città' con bombardamenti ai civili, che cominciò in larga scala nel 1981. Una coppia di FROG uccise 62 persone in quella città a metà dicembre 1982. Meno noto il suo impiego in Afghanistan, contro villaggi della 'resistenza', oltre 1.000 tiri, forse anche con testate chimiche, ma con pochi danni nonostante quasi tutti gli ordigni avessero cariche ICM (submunizioni). Anche dopo il ritiro sovietico i tiri continuarono almeno fino al 1999.

    Gli Alleati ebbero a che fare con i FROG e Layth nel 1991, qualche arma venne anche abbattuta dai Patriot. I Serbi usarono i razzi contro i Croati quello stesso anno, colpendo Zagabria con l'uccisione di decine di civili e l'arresto dell'offensiva croata contro la Serbia. I pochi MiG croati non riuscirono a trovare i TEL. I FROG continuarono anche negli anni successivi a farsi sentire, sempre contro obiettivi civili. Nonostante le modifiche con gli ispettori ONU per impedire di potenziare i FROG (stranamente lasciati agli Irakeni), questi tirarono diverse armi che non vennero intercettate nel 2003, pur non facendo danni. Alcuni complessi di lancio vennero individuati e distrutti dagli E-8 e dai team di SF mandati a cacciarli, o dagli attacchi aerei, differentemente dalla quasi totale invulnerabilità mostrata ancora nel 1991. I Russi usarono in Cecenia parecchi FROG, sempre con risultati molto scarsi, tra il 1996 e il 1999. Poco si sa dell'uso del missile contro Aden e altri obiettivi, durante la guerra civile yemenita in quegli stessi anni.

    Infine, il FROG, con la sua semplicità (rispetto allo Scud, che richiede propellente liquido), è stato facilmente assimilato da guerriglieri, ma anche da molte nazioni come l'Iran, che si sono ispirati a questi sistemi per i loro prodotti nazionali. Attualmente, la Corea del Nord è l'utente più in vista di queste armi, malgrado la loro presenza anche in Siria, Libia, Algeria ed Egitto. Soprattutto perché essi sono pressoché tutti puntati come forza di 'primo colpo' contro Seul. Si spera che anche questo tipo di minaccia venga disinnescato con la diplomazia, visto che questi razzi sono senz'altro solo armi nucleari o 'terroristiche', capaci cioè di colpire solo grandi obiettivi civili. I quali, peraltro (vedi Londra) sono anche ,per la stessa ragione, difficili da distruggere in maniera apprezzabile, mentre il potere aereo mette in difficoltà i lanciatori di questi ordigni di piccola gittata e quindi oramai piuttosto facili da scoprire e distruggere. In sostanza, per come è stato utilizzato, il FROG non poteva essere altro che un razzo 'terroristico', buono per colpire obiettivi civili, o al più, grandi aeroporti e centri industriali. Si pensi che il lanciarazzi BM-30 Smerch, a confronto, spara in meno di un minuto ben 12 razzi, ciascuno dei quali almeno pari in gittata e quasi pari in capacità di carico, nonché di qualcosa più preciso. Con un'arma di saturazione d'aerea del genere, fermo restando che si tratta di semplici razzi balistici, è possibile causare danni micidiali anche con le testate convenzionali; il FROG, per quanto molto apprezzabile per disegno e funzionalità, non è capace di erogare un tale volume di fuoco e dunque i risultati che può ottenere sono nettamente più modesti. Il suo miglior pregio, dal punto di vista sovietico, è che si trattava di un sistema economico per rendere l'artiglieria capace di un'efficace deterrente nucleare sul campo di battaglia, cosa non da poco visto che la NATO aveva simili capacità operative. In entrambi i casi, da un lato l'artiglieria pesante, dall'altro i missili tattici balistici, hanno finito per soppiantare questi grossi razzi d'artiglieria, ma a causa dei maggior costi, essi si sono rivelati -specie il FROG- decisamente longevi. A modo loro, un'arma assai efficace, malgrado tutti i loro limiti, anche semplicemente perché disponibili e facili da gestire rispetto a sistemi più avanzati, nonché base per sviluppi migliorati da parte di varie nazioni.

    Missili balistici tattici[3][4][modifica]

    SS-1 Scud[5][modifica]

    SCUD 2.JPG

    I primi missili tattici balistici sovietici erano i famosi 'Scud', entrati in servizio nel '57, contemporaneamente ai primi FROG.

    Generalità[modifica]

    Vi è sempre stata molta confusione sui missili noti come R-11 e R-17, per la NATO rispettivamente Scud-A e Scud-B. In effetti vi sono state tante di quelle incomprensioni, che non è mai esistito l'SS-1a per la NATO, benché esista l'SS-1b 'Scud-A', tanto per fare confusione; del resto si temeva che i missili fossero scambiati per qualcos'altro, per esempio l'SS-1a era noto come la copia sovietica delle V-2, nota come R-1 e R-2 per i sovietici. Non solo, ma come si vedrà, gli 'Scud-C' o SS-1d e Scud-E non sono mai esistiti. Enorme è stata la diffusione di quest'arma così semplice e polivalente, anche con clienti insospettabili come gli Emirati Arabi Uniti, o nazioni in contrapposizione come Irak e Iran. Nell'ex-URSS attualmente solo l'Ucraina mantiene ancora circa 132 missili e vari lanciatori, mentre l'Afghanistan ancora dopo il 2001 aveva quattro lanciamissili; anche molte altre nazioni sono state dell'idea di disfarsene, tra cui gli EAU e l'ex-Patto di Varsavia eccetto, come detto, Kiev. Vi sono state anche notizie della sua esistenza in Ecuador e Congo, ma senza molta affidabilità. In tutto, forse, di 'Scud' ne sono stati prodotti circa 7.000 e 800 TEL (mezzi di trasporto ed elevazione). Non è in realtà facile stabilire quanti missili sono stati prodotti e il quantitativo qui sopra è quello stimato per la sola URSS, ma il missile è stato ceduto largamente anche a molti altri utenti che spesso ne hanno fatto largo uso e lo hanno prodotto più o meno totalmente in proprio, tra cui Egitto, Irak, Iran, Siria e Corea del Nord, nonché almeno per certi versi, presumibilmente anche la Cina. Quel che si sa è che vi erano (dichiarati) 667 lanciatori di SS-1 e 1.370 testate nucleari nel solo Patto di Varsavia, al 1991.

    Origini[modifica]

    Prima venne usato l'R-2, la V-2 migliorata e primo missile sovietico a testata separata; fu il DB di Korolev che sperimentò i motori con propellenti IRFNA, acido nitrico a fumo rosso con derivati del kerosene, e l'uso di un motore simile a quello del Wasserfal, il SAM tedesco copiato come V-300 o R-101. Da qui si arrivà al missile SS-1a ovvero all'R-11, sperimentato già dall'aprile del '53 e in servizio dal luglio del '55, ma inizialmente solo armato con testate convenzionali, pur con un CEP di ben 3 km (e imprecisioni anche di oltre 5 km nei tiri di prova); il lanciatore era una specie di trattore 8U227 che lo trainava in zona e poi lo trasferiva con una gru ad una piattaforma di lancio indipendente. Nell'aprile del '58 entrò finalmente in servizio l'R-11 con arma nucleare, il primo missile tattico atomico russo, esso era l'R-11M che sostenne 27 lanci sperimentali, di cui uno con l'atomica a bordo. La carica era per lo più il tipo da 50 kt della famiglia RDS-4, la prima 'atomica' tattica sovietica. In seguito comparvero armi tra i 20 e i 100 kt, e la portata era di 150-270 km, comunque maggiori dei 190 dell'R-11 iniziale, ma con un CEP che arrivava, alla massima gittata, a ben 6 km. Nonostante ciò, l'arma era meglio progettata e con sistemi ridondanti all'interno, per esempio utili non solo per un volo corretto, ma anche per evitare ricadute del missile durante il lancio e la salita. Il peso aumentò da 5,4 a 5,5 t. Finalmente venne adottato anche il semovente vero e proprio, un TEL basato sul cannone ISU-152K, l'8U218.

    Tecnica[modifica]

    Ma perché lo 'Scud' è così popolare? La sua semplicità, sebbene limitante, ne è la risposta. Lo 'Scud-B', ovvero l'R-17 Kometa, è lungo 11,25 m e largo 88,5 cm, con peso al lancio di 5.847 kg senza testata bellica; la principale novità rispetto allo 'Scud-A' è un sistema di turbo-alimentazione per carburante più efficiente di quello dell'R-11; esso ha comportato molta economia di peso e molta potenza in più; il tipo precedente aveva serbatoi con sistema pressurizzato, che di fatto portava il carburante verso la camera di combustione; questo era semplice, ma i serbatoi stessi dovevano essere più robusti e pesanti e quindi l'arma era meno potente e più appesantita. Il missile R-17 dunque è riuscito a migliorarsi con un sistema d'alimentazione più pesante ma più efficace, e il suo peso struttural limitato a 2.076 kg si assomma a quello del propellente di 3.771 kg al lancio, con ossidane UDMH e carburante IRFNA, per un totale di 2.919 e 852 kg rispettivamente, i quali sono separati in due serbatoi: quello superiore ha il comburente e quello inferiore il combustibile. Sopra vi è il sistema di propulsione e in cima al missile, la testata; sotto vi è la camera di combustione singola e quattro alette di stabilizzazion; tra i due serbatoi vi è la pompa di rifornimento dei propellenti, perché l'arma è ricaricabile (e scaricabile) con prese per il carburante a metà della fusoliera. La portata massima assoluta è 300 km, ma quella pratica, per ragioni di precisione, è di 280, 270 nel caso dei primi SS-1C 'Scud-B', prima di essere leggermente migliorati. Il totale del tempo di combustione è 313 secondi; la gittata minima è di 50 km con tempo di volo di 165 secondi; quanto al CEP, esso è di 610 m, molto meglio comunque degli SS-1b Scud-A che pure ha una gittata minore. Il sistema di guida, per quanto rudimentale, è migliore di quello del LUNA/Frog e fornisce una precisione simile ma a gittate maggiori; l'INS si avvale di tre giroscopi per allinearsi verso il bersaglio al momento del lancio agendo sui sistemi di controllo, in particolare suelle alette di stabilizzazione da 1,8 m di apertura alare, con dei deflettori di getto. Il sistema di controllo è davanti al serbatoio anteriore e dietro la testata, con dei portelli di ispezione e la necessità, teorica, di revisionare il missile ogni due anni, raramente eseguita. La strumentazione è attiva solo per i primi 68 secondi dopo il lancio con il motore KBKhM 9D21 che offre 13.380 kgs; l'unica correzione aggiuntiva possibile è l'interruzione del flusso per assicurare la gittata minima; la velocità massima è di 1.500 m/s, 1.130 m/s all'apogeo, che arriva a 24 km per i tiri a corto raggio (50 km) e 86 km per i tiri a massima portata. Il missile, all'impatto, arriva a 1.400 m/s. La potenza degli Scud era tuttavia inficiata dalla scarsa precisione, per cui in genere erano usati con testate NBC, ovvero chimiche e nucleari. Le testate sono sempre in un involucro di 2,87 m e pesante totalmente 985 kg, il che aiuta moltissimo per rendere semplice il calcolo della traiettoria balistica per tutti i missili con le varie testate, che sono intercambiabili senza problemi. La prima nucleare è stata la RDS-4 da 50 kT dello Scud-A, ma negli anni '60 è attivata una serie di armi di 100 kT, oppure da 5, 20, 40 e 80 kT. Esse erano utili per i due tipi di 'Scud', ma negli anni '70 c'erano le 9N72 dell'SS-1c 'Scud-B', che erano una serie di testate nucleari dalla minore radioattività rispetto alle precedenti, mentre al contempo erano molto più potenti: 200, 300 e 500 kT, cosa che tutto sommato, per un'arma semi-strategica ma impreciso, era del tutto sommato una cosa necessaria. Per le testate chimiche c'erano diversi tipi dei quali è nota in particolare la 8F44G Tuman-3, con 555 kg del letale gas nervino VX e di una piccola carica di scoppio che detonava in quota e apriva il resto della testata, che così copriva con una mortale nube di gas tutto un largo territorio, che con condizioni ottimali di vento era di 4 km di lunghezza e 600 di larghezza. I tipi HE, poco usati e considerati dai sovietici per la loro scarsa precisione, erano anzitto l'8F44F che ha una carica da 545 kg, capace, con l'impatto, di provocare un cratere largo 12 metri e profondo 1,.5-4 a seconda della consistenza del terreno o della roccia. Ma vi sono anche delle più pericolose testate a submunizioni: la più pericolosa, o almeno la più nota, è la Kasetka, con 42 ordigni da 122 mm di calibro di tipo frammentazione-perforante, con peso di ben 12 kg di cui 3 di esplosivo; vi è anche una testata con 100 munizioni da 5 kg con 1,2 kg di esplosivo, il cui raggio letale sarebbe di 160-250 metri; pare che vi siano anche testate FAE (Fuel-Air Explosive), a rilascio di mine o di submunizioni controcarri, ma non è certo nemmeno se esistano.

    I primi Scud-B avevano il TEL del precedente 'Scud-A', costituito da un 2P19 cingolato, su base della famiglia 'Stalin'. Anche se andava bene per il movimento fuori strada, era lento, e soprattutto trasmetteva troppe vibrazioni alla componente elettronica del missile durante la marcia. Così dalla metà anni '60 si usò il MAZ 543 8x8 nel tipo P, un bestione da 8 ruote motrici, noto anche come, in questo aspetto (dei tanti che ha ricoperto) come 9P117M. Il mezzo ruotato, molto più veloce e adatto, è lungo 13,36 m, largo 3,02, peso 30,6 t e 37.400 kg con il missile, altezza 3,3 m e luce libera dal suolo di 44 cm; il motore D-12 diesel ha ben 580 hp di potenza; stranamente per un mezzo ruotato, soprattutto così pesante, risultano eccellenti le capacità di movimento fuori strada, mentre su strada non è particolarmente brillante: 650 km di autonomia, 450 se il missile è a bordo; 500 km fuori strada (ma senza missile); velocità max attorno ai 60 km/h. I primi tipi avevano una specie di 'gabbia' che permetteva la ricarica autonoma del missile, ma la soluzione venne considerata troppo complessa; il generatore di bordo è da 10 kW. La gru di ricarica del missile, con un apposito mezzo, è la 9T31M, che prende 45 minuti di tempo per portarli da un rimorchio 2T3; il generatore del TEL serve pe ri due sistemi idraulici per alzare la rampa di lancio dallo chassis alla posizione adatta, il che prende 4 minuti di tempo; tutte le operazioni di lancio sono autonome e vi è un equipaggio di sette persone a bordo, di cui uno è il capopezzo, ma ci sono anche il puntatore, tercnico, guidatore e tre serventi. Il missile non è azionato dalla cabina ma da un vano posteriore con una specie di box di controllo nella parte destra del mezzo, tra il secondo e il terzo assale del camion. Vi sono molti dati da calcolare per consentire un lancio corretto, tra cui la conoscenza delle condizioni atmosferiche nel raggio di 60 km dal mezzo di lancio, inclusa la pressione e l'umidità, nonché ovviamente direzione e forza del vento. Per riuscirci è necessario l'uso di palloni-sonda delle sezioni meteorologiche, che hanno anche radar meteo RMS-1 e RPS-1, oppure il sistema ARMS-3 Ulibka; da questa raccolta di dati ,trasmessa al mezzo comando 9S436 e rielaborata, si danno infine i dati per i TEL, che sono a breve raggio: 50-150 metri, ma possono anche arrivare a diversi km di distanza dal loro veicolo comando e controllo. Dopo che i vomeri sono stati abbassati e gli ultimi dati calcolati dal TEL, viene azionato un sistema che pompa il carburante necessario per l'accensione del missile, il quale è innalzato a 90 gradi precisi grazie ad un sistema di calcolo giroscopico. Poi si accendono le batterie e attivato l'INS; il missile deve quindi essere lanciato entro 15 minuti, o le batterie di bordo gli si scaricheranno non avendo un modo diretto per restare in carica. Il lancio avviene 12 secondi dopo l'ordine, perché serve tempo per pompare il carburante e l'ossidante nel motore acceso; questo per quattro secondi circa è al 30% della potenza, dopo di ché aumenta al massimo e lo 'Scud' sale al cielo. In tutto l'operazione di lancio ha richiesto circa un'ora per essere espletata al meglio. Naturalmente, il prezzo di un'errata preparazione è una scarsa precisione anche per gli standard del missile in parola.


    SS-1C 'Scud-B':

    • Dimensioni: 11,4 x0,84 m
    • Pesi: 6.370 kg, testata 1.000 kg da 40-100 kT o HE, o chimica
    • Gittata: 80-280 km con testata HE, max 180 con carica nucleare (forse da 2.000 kg)
    • Caratteristiche: CEP 930 m a 180 km per lo Scud B, 1.100 m a 450 km per lo 'Scud-C'; motore a razzo monostadio liquido e sistema INS di prima generazione.


    Carriera operativa[modifica]

    Il missile venne distribuito ad alcune brigate speciali missili indipendenti, e sotto il comando diretto del Comando delle forze di riserva o RVGK, a sua volta sotto il controllo dello Stato maggiore centrale e non direttamente dell'esercito. Essendo un'arma nucleare, era considerato, malgrado la gittata modesta, un'arma strategica a tutti gli effetti e solo in seguito si cominciò ad accettare che il campo di battaglia potesse diventare 'nucleare' e l'artiglieria dell'Armata Rossa divenne la Forza Missili e Artiglieria o RAV; i missili R-11M vennero organizzati su cinque brigate con 9 lanciatori, 200 mezzi e 1.200 uomini, con il compito di supportare le armate e i corpi d'armata. C'erano stati molti progressi, comunque, già nello scegliere i carburanti da usare al posto dei carburanti criogenici, piuttosto problematici da usare in sistuazioni campali. Nel caso dell'impiego dei sistemi missilistici era al livello tattico-operativo, quello che era per i lsupporto di corpo d'armata e divisionale, operativo era quello del Fronte o gruppo di armate, e quello tattico a livello di divisione. Nel 1962, finalmente, le brigate vennero anche schierate in Germania dell'Est, ma l'R-11M era ancora considerato un sistema non del tutto maturo, specie per via del carburante liquido, poco semplice da usare per i coscritti sovietici, non molto preparati a sistemi sofisticati. Ma lo sviluppo di missili a propellente solido come l'Onega e il Ladoga, con portate fino a 300 km, non ebbe luogo perché l'industria sovietica non era totalmente all'altezza della situazione (e infatti ha continuato a lungo ad usare i propellenti liquidi anche con armi come gli SS-11, quando gli equivalenti Minuteman erano a propellente solido); alla fine con i prototipi R-11MU ennero migliorati i propellenti e anche i sistemi di guida; tra il dicembre del '59 e il settembre del '61 vennero tirati armi di questo tipo a Kasputin yar e presto entrò in servizio il nuovo R-17, ovvero lo Scud-B; il precedente R-11/Scud-A verrà radiato tuttavia solo negli anni '70.

    L'ordinamento dei missili Scud era teso ad usare testate nucleari e secondariamente chimiche, mentre le testate HE non erano molto considerate per la loro scarsa precisione e fabbricate essenzialmente per l'export, ma anche per colpire grossi obiettivi come gli aeroporti, se necessario; le testate chimiche erano mediamente solo una per ogni 25 missili, per il resto c'erano quasi esclusivamente testate atomiche. Le testate erano sotto la responsabilità del 12imo GRUMO, ovvero ispettorato del ministero della Difesa, che si occupava di armi nucleari, della loro utilizzazione e stoccaggio, che nel caso degli Scud era vicino al campo di operazioni previste con speciali brigate per il loro utilizzo. Ogni missile era sotto il controllo di tali unità e solo loro avevano le chiavi e i codici di lancio per le testate d'impiego delle armi atomiche. Le brigate missili erano in genere due per ciascun fronte e ognuna era con due battaglioni, una cp tecnica, una meteo, una riparazioni, una rifornimenti, una genio, un plotone NBC e uno sanità; i missili erano sei e otto i rimorchi per i missili di riserva, nonché tre camion speciali per il trasporto delle testate atomiche, 10 mezzi comando, sette per il rifornimento di propellente e mezzi minori; dal '67 il MAZ 543 cambiò parecchio le cose; ogni brigata ebbe tre btg con 12 complessi totali e un numero ridotti di mezzi logistici. Lo Scud veniva preparato prima del trasporto, con il pompaggio del carburante e l'installazione della testata; poi veniva mandato in azione. Negli anni '70 alcune brigate ebbero anche 18 e 27 TEL, perché alcune unità erano state sciolte come messaggio di distensione, ma le altre avevano ancora lo stesso numero di lanciamissili. Ce n'erano 35 al 1991 con 450 TEL e forse anche più. Alcuni Scud-A vennero passati al Patto durante gli anni '60, alla fine di quel decennio arrivarono anche gli Scud-B, il tutto con brigate sul modello sovietico, mentre l'addestramento era sul poligono di Kasputin Yar; l'accesso alle testate atomiche era solo sotto autorizzazione sovietica. C'erano ancora, negli anni '80, quattro brigate polacche, tre bulgare, tre cecoslovacche, due tedesche, due rumene e una ungherese.


    I Sovietici consideravano lo 'Scud' un missile per azioni nucleari, in carico a livello d'armata; ma nonostante la sua relativa imprecisione, molte nazioni lo cominciarono a comprare negli anni '70, specie dopo la guerra del Kippur, guerra in cui gli arabi non erano riusciti a battere gli israeliani nel dominio dell'aria, ma che aveva anche visto il debutto in combattimento degli 'Scud'. Fu proprio l'Egitto il primo cliente, già dal '71, quando ebbe almeno 24 lanciatori e qualche centinaio di missil, che a tutt'oggi sarebbero in servizio, sebbene riuniti in un'unica brigata missili, eccetto qualcuno mandato alla Corea del Nord negli anni '80; in tutto l'Egitto dovrebbe avere ancora circa 100 missili di questo tipo in servizio. NOn è chiaro invece se lo 'Scud' sia stato clonato con il programma VECTOR, che era stato pensato assieme all'Irak nel 1990, e un altro con la Corea del Nord, per aumentare il raggio a 600 km. Inoltre vi è il Project T, che è stato pensato con la BAe inglese (all'epoca Arab British Dynamics), che poi lo abbandonò per non invogliare la proliferazione missilistica in Medio Oriente; così il programma è continuato con i Norcoreani e si è arrivati a missili migliorati da 500 km per 800 kg di testata e un CEP di 1 km; circa 90 i missili prodotti man on si sa quale sia il loro mezzo di lancio. Nel '74 lo Scud venne adottato anche dalla Libia, con circa 80 sistemi di lancio e 150-450 missili; in seguito ne abbe altri, assieme a 5 lanciatori, per il tipo Hwasong 6 nordcoreano, che venne fornito in circa 50 esemplari. Tuttavia dopo la fine degli esperimenti per le WMD, la Libia ha dato agli USA i suoi missili nordcoreani, che sono stati poi usati per studi ed esperimenti. Gli Scud-B sono rimasti, ma con un programma per ridurne la portata massima per renderli maggiormente armi 'difensive'. La Siria comprò 9 lanciatori e molti missili, in seguito ebbe, negli anni '90, anche armi coreane del tipo già visto, grazie ai soldi sauditi per compensare i siriani della loro partecipazione per liberare il Kuwait; Iran e Corea del Nord diedero anche il loro contributo per sistemare dei complessi di lancio sotterranei ad Aleppo, Hama e Damasco, dove fabbricare questi missili, di cui sarebbe presente anche un tipo da 700 km di portata ma con soli 350 kg di testata e un CEP peggiore. I lanci del 2005 sarebbero stati parzialmente un fallimento e frammenti ricaddero anche sulla Turchia, forse staccatisi in volo. Tra le testate sviluppate dai Siriani vi sarebbero anche quelle cluster, ma caricate con gas nervini. In tutto dovrebbero essere in servizio 20 lanciatori Hwasong 6 con 120 missili e 18 lanciatori Scud-B con ben 550 missili (circa), probabilmente una parte di questi sarebbe anche di produzione locale.

    Quanto all'Irak, esso inizialmente comprò 11 lanciatori con una quantità di ben 800 missili e passa; le modifiche locali sono state ambiziose e tra queste da segnalarsi l'Al Hussein, uno Scud B con testata da 500 kg e serbatoi di maggiore capacità ma ovviamente, un CEP peggiore, forse addirittura di 3 km stando ai resoconti israeliani, visto che l'Irak lo usò anche contro di loro nel 1991. In tutto il peso del propellente è di circa 6,4 t, e il raggio minimo di 150 km, massimo di 650; la lunghezza è di 12,46 m con una sezione di missile aggiuntiva per ospitare più carburante, e che proviene da un altro missile 'Scud' sacrificato. La combustione era lunga 80-85 secondi, per il resto non c'erano molte differenze con le procedure di lancio dello Scud-B. Poteva essere lanciato dal mezzo a rimorchio a otto ruote Al Waleed, oppure il MAZ 543P originale, o anche da una postazine fissa con una piattaforma di cemento e una gru; o ancora il sistema Al Nida, con autocarro Scania o DB. L'Al-Hussein divenne presto operativo; altri missili erano l'Al Abbas e Al hijara. Il primo aveva raggio di 860 km, il secondo una curiosa testata di cemento che non è tanto un'arma della disperazione, ma una sorta di testata 'penetrante' contro le infrastrutture nucleari israeliane e iraniane, se soltanto fosse stato possibile colpirle con precisione (ma anche così, è dubbio che i danni sarebbero stati apprezzabili). Vi furono anche circa 30 testate a submunizioni chimiche destinate all'Al Hussein, ma non sono state mai usate e negli accordi di pace dopo il 1991 vennero considerate da distruggersi. Tuttavia, altre testate vennero reperite o comunque stimate esistere ancora negli anni '90, per un totale di 45-70 unità protette; e altre 25 erano di tipo batteriologico, anche se si tratta solo di una stima, tra cui armi con antrace e botulino. Ma dopo l'invasione del 2003, non si trovò traccia di tali armi, come del resto dicevano gli irakeni e la stessa ONU (H.Blix). Negli anni '90 quel che si sa è che l'ONU distrusse 44 Al Husseni e gli irakeni altri 78 più altre attrezzature tra cui 32 rampe di lancio fisse. Nonostante che l'ONU venisse espulsa nel 1998 e si pensasse che gli irakeni avessero ricominciato produrre missili, nel 2003 non si trovò traccia di questi ordigni. E' importante ricordare che Bush Jr volendo dimostrare che le WMD c'erano, sguinzagliò 1.300 tecnici ed esperti a setacciare l'Irak, ma non trovarono un bel niente.

    Altre nazioni che hanno avuto lo Scud sono stati lo Yemen, dal '78, 12 lanciatori e dozzine di armi, di cui sei lanciatori e 20-80 missili ancora presenti; il Vietnam dal '79 ne ebbe 12 lanciatori, l'Afghanistan, dal 1988, divenne anch'esso cliente di questi sistemi. È un fatto poco noto, ma andò davvero così. Ben 24 lanciatori e 1.700 missili vennero forniti al regime di Kabul, amico dei sovietici. gli Scud-B egiziani diedero poi ai norcoreani il modo di comprare un piccolo quantitativo di armi e poi passare alla produzione e alla copia di tipi migliorati. Il Hwasong 5 è la copia del missile originale, il modello 6, già visto, è un tipo migliorato; il primo è stato sperimentato dal 1984 e ora dovrebe essere usato solo o quasi da lanciatori fissi; lo H.6 è migliore per una lega metallica più leggera e il carburante aumentato a 4.500 kg, senza allungare l'arma rispetto all'originale; la gittata è adesso di 50-500 km e il carico di circa 700 kg con una testata alleggerita; il sistema di guida è migliorato a sua volta, ma il CEP, data la maggiore gittata, è di circa 1 km. L'arma è stata sperimentata nei tardi anni '80-primi anni '90, con le copie dei MAZ-543P o anche tipi Nissan o MAN; la produzione di questi è a Sugni, i missili vicino a Pyongyang, e forse in un centro sotterraneoa Kangyye. Il successore è il missile H.7 o No Dong, ma è un'arma diversa e una portata di 1.000 km, anche se in definitiva probabilmente è nient'altro che uno Scud estesamente migliorato. Le testate coreane sono HE e a submunizioni, di vario tipo, e chimiche. Sono armi distribuite a 4 reggimenti in altrettante province del paese, e ognuno ha quattro battaglioni eon sei lanciamissili e 175 uomini, molti di meno dei 745 dei reparti sovietici analoghi. In tutto 600-1.000 missili vennero prodotti dei due tipi e molti esportati, per esempio agli EAU e Iran. Gli EAU hanno avuto gli H.5, sei lanciatori con vaari missili, ma senza renderli mai operativi; forse vi sono stati anche lotti spediti in Vietnam negli anni '90, ma non è una cosa provata; lo Yemen li ha ottenuti di sciuro, tra cui una dozzina nel 2002 e forse circa 15 nel 2005; forse i suoi 'Scud' sono stati aggiornati a questi standard coreani.

    L'Iran ha avuto una ventina di armi dalla Libia come Shahab-1, poi giunsero gli H.5 coreani, forse 120 esemplari ma la cifra non è sicura, e non si è mai saputo se impianti per costruirli in casa siano stati mai resi operativi; gli H.6 sono diventati gli Shahab-2 (inizio anni '90), e circa una dozzina di lanciatori per gli H.5 con 200 missil sarebbero ancora operativi, assieme a circa 5 lanciatori e 60 missili H.6; questo senza considerare il missile Shahab-3, uno sviluppo ulteriore che qui non interessa.

    L'esordio dello Scud, come è stato accennato, è avvenuto nella guerra del Kippur. C'erano 9 lanciatori e 18 missili della 65a Brigata d'artiglieria, che lanciarono tre missili, ma non contro obiettivi strategici, ma contro banali pontoni israeliani per l'attraversamento del Canale di Suez; ma l'imprecisione, nonostante pare fossero stati i consiglieri sovietici a tirarli, fu tale che nemmeno gli israeliani si accorsero delle esplosioni, ritrovando solo in seguito i crateri.

    Nel 1982 avvenne il secondo impiego del missile: gli Irakeni della 224a brigata iniziarono a lanciarli contro le città di frontiera iraniane, con un effetto psicologico molto negativo e la corsa degli iraniani a qualcosa che somigliasse ad una risposta; i Pasdaran ebbero circa 20 missili libici con i i quali formarono il battaglione missili Khatam al anbya, poi diventato una brigata, della Forza aerea dei Pasdaran. Il primo lancio lo fece, tuttavia, solo nel 1985; nel frattempo l'Irak aveva tirato 33 Scud nel solo 1983, dopo i tre o più del 1982; altri 25 nel 1984 e 42 nei primi tre mesi del 1985, dopo di che vi fu la prima risposta iraniana. I primi lanci iraniani ebbero luogo contro Kirkuk e poi vi furono anche 13 missili contro Baghdad, tirando da 140 km dal confine. Era la prima Guerra delle Città; ma Teheran era troppo lontana e così i bersagli furono Dezful e altre città di frontiera. Così venne fuori il programma Al Hussein. Vi fu un cessate il fuoco parziale nel giugno del 1985 e gli Scud non vennero lanciati per un anno, fino al giugno del 1986. L'Iran tirò otto missili specie contro Baghdad, ma l'Irak insistette con la Libia e la Siria perché cessassero di rifornire l'Iran di missili e di assisterlo tecnicamente. Ma subentrò la Corea del Nord con parecchi missili Hwasong 5, di cui 18 lanciati nel 1987 con un massimo di tre armi il 29 febbraio 1988 contro la capitale irakena. Così iniziò la seconda 'Guerra delle città', tanto che lo stesso pomeriggio gli irakeni risposero con cinque Al Hussein, e stavolta l'obiettivo era Teheran. In tutto gli irakeni subirono nei 52 giorni successivi, ben 80 missili di cui 64 contro la capitale e gli altri contro le principali città irakene, nonché uno sul Kuwait; dal loro canto, tirarono ben 189 missili Hal Ussein e soli 4 Scud B. Gli iraniani usarono anche razzi a lungo raggio Oghab e Shahin. In tutto l'Irak lanciò 327 missili nelal geurra, mentre l'Iran, che pure rispose con un discreto numero di armi, ebbe almeno otto incidenti gravi con l'esplosione di altrettanti H.5 e la perdita dei lanciamissili e degli sventurati operatori. Ma chi subì di più furono senz'altro gli iraniani, con la loro capitale che era così distante dal confine (almeno 450 km) da non correre usualmente alcun pericolo. Ora invece era sotto tiro e c'era il fondato timore che gli irakeni usassero anche armi chimiche contro la città; meno di una settimana dopo l'inizio dei lanci quasi un milione di persone aveva abbandonato la città; le vittime, tra l'altro, furono molte, circa 2.000, poi aumentate nelle settimane successive, anche se sembrano un po' troppe per l'usuale inefficacia degli 'Scud' e derivati con testate convenzionali. Ma in ogni caso, l'Iran fu abbastanza scosso da accettare di lì a poco le trattative per la pace, in larga misura per questa minaccia sulla loro città.

    Nel frattempo la Libia aveva tirato due missili contro Lampedusa nel 1986 contro la stazione LORAN americana, ma finirono a 4 km di distanza da questa. Non è chiaro nemmeno se il lancio sia mai avvenuto, ma la stampa dell'epoca parlò di testimonianze dirette dei missili che sollevarono colonne d'acqua gigantesche all'impatto con il mare.

    Ma non era ancora tutto. I Sovietici stavano disimpegnandosi dall'Afghanistan, ma per il locale esercito si formò una brigata missili, la 99a con gli Scud, basata ad Afshur, con personale misto russo-afghano, anche se presto divenne solo nazionale; i primi lanci ebbero luogo nel tardo 1988 contro depositi di munizioni dei guerriglieri nel confine con il Pakistan. IL maggior impiego ebbe luogo con la difesa di Jalalabad, marzo-giugno 1989, quando questa era assediata dai guerriglieri: vennero lanciati ben 438 missili; il solo ottobre 1989 vide il tiro di ben 995 missili contro obiettivi della guerriglia. I tiri erano da Kabul e nel caso di Jalalabad significava lanciare da 145 km di distanza; pare che, secondo i sovietici e afghani, i missili ebbero un ruolo fondamentale per far resistere la città, ma non è chiaro quanto danno possano avere fatto alla guerriglia, così elusiva; anche perché non pare venissero usati missili con testate ICM o chimiche. Molto più devastanti furono i tiri di ritorsione sui villaggi su cui i guerriglieri si basavano; un missile arrivò vicino Islamabad; 400 km dal punto di lancio, cosa resa possibile da un 'guasto', che gli diede oltre 100 km di raggio in più (non è noto in che modo tale risultato potesse essere archiviato). In tutto non meno di 1.554 missili vennero lanciati prima ancora della guerra civile afgana, e dopo ne vennero tirati altri 49 nel 1991-96, ripartiti tra le fazioni dei 'signori della guerra'.

    Alla 224ima brigata gli Irakeni vi aggiunsero anche la 223ima, parzialmente completa e con i lanciatori Al Nida (solo quattro), che tuttavia nei tiri pratici furono un fallimento continuo. Nella guerra del Golfo del '91 vennero fatti 93 lanci; molti non ebbero l'affidabilità che ci si aspettava, inclusi quelli di diversi Al Hussein, che pure avevano poco meno che 'vinto la guerra' tre anni prima, che si disintegrarono o esplosero a 20 km di quota, durante il rientro nell'atmosfera. Vi furono 42 lanci contro Israele e il resto contro l'Arabia e altri Paesi del Golfo. Almeno tre missili erano del tipo AL Hijara, con testata in cemento. Gli americani misero in campo i Patriot PC-2, e sembrò che funzionasse nel ruolo antimissili; ma ora si è detto che questi missili hanno potuto colpire qualcosa in 82 casi su 93, e gli altri quasi tutti persi al momento del lancio; dei 51 ingaggiati dai Patriot, si parla di un totale di ben 140 missili tirati, solo il 5% sarebbe stato distrutto, ovvero due o tre armi; ma c'è anche chi dice che non venne ottenuto nessun risultato. Il fatto è che il Patriot, all'epoca, non era ancora affidabile, specie per il SW, in questo ruolo, e spesso non vide missili in avvicinamento o li vide e non c'erano; inoltre gli Al Hussein si separano dalla testata (sono qualcosa di simile ad un'arma bistadio) durante il volo, per cui magari i missili hanno colpito i motori e serbatoi ma senza colpire la testata, o deviandola senza distruggerla. Tel Aviv, Haifa e Dimona vennero bombardate dagli Scud, ma gli israeliani resistettero alla tentazione di entrare in guerra, cosa che avrebbe quasi sicuramente sconvolto l'alleanza (araba) agli USA e agli occidentali in genere. Vi fu solo una vittima. Peggio andò a Dharhan, quando un missile Scud, sfuggito ai radar, colpì un centro logistico della grande base: uccise 28 soldati e una guardia saudite, e provocò circa 100 feriti. Questa fu la peggiore perdita che subirono gli americani in tutta la guerra. Dal canto loro le forze aeree eseguirono circa 1.500 o forse quasi 3.000 missioni a cacciare gli Scud, così come le forze speciali; ma anche se la cosa è controversa (forse qualcuno dei lanciatori mobili venne colpito, almeno stando alle dichiarazioni delle forze speciali e degli equipaggi degli A-10), non fermarono l'azione irakena, con i lanciamissili che potevano cambiare posizione dopo il lancio in 7-10 minuti e magari anche meno in emergenza. I satelliti USA d'allarme missilistico registravano, quando lo registravano, un lancio e davano le coordinate dopo due minuti, ma a quel punto c'era troppo poco tempo per far intervenire gli aerei e raggiungerli.

    Gli iraniani usarono gli Scud 'coreani' nel 1994 contro una base di iraniani anti-ayatollah, a 80 km dentro il territorio irakeno; i missili colpirono con due centri pieni il campo e causarono parecchi danni, ma no è chiaro se fecero vittime e se vi furono altri due attacchi dichiarati dai ribelli iraniani negli anni successivi.

    Altri trenta missili circa vennero tirati dagli yemeniti secessionisti nella guerra civile del '94, per lo più contro Shaana, la capitale, che ebbe poche vittime. Si parla anche di quattro missili tirati contro i ribelli ceceni nell'agosto del 2001, ma per l'epoca gli Scud erano pressoché spariti e semmai furono SS-21.

    Lo Scud è un'arma imprecisa, e i tipi con gittata aumentata lo sono anche di più. Lo H.6 coreano ha circa 1 km di CEP, l'Al Hussein ben 3 e così anche con testate atomiche non avrebbe molta efficacia; con un CEP di 3 km e una testata da 20 kt potrebbero distruggere un bersaglio non protetto solo nel 27% dei casi oppure, con un CEP di 1 km, la stessa probabilità ci sarebbe con un obiettivo 'robusto'. Eppure i Siriani hanno missili pronti al tiro vicino alle alture del Golan, sebbene quest'ultimo stia mettendo in servizio degli UAV per sorvegliare continuativamente eventuali lanci e di attaccarli durante la salita con i missili di cui sarebbero armati, forse dei 'Derby' modificati.


    Gli epigoni[modifica]

    Ma vi furono degli sviluppi degni di nota dello Scud? Certamente, iniziando con l'R-11M; una versione navale, l'R-11FM o SS-N-1B er la NATO, era lanciabile da sottomarini, un programma d'emergenza che tuttavia doveva essere usato solo con il sottomarino in emersione. C'erano molti problemi da risolvere: e stare con il sottomarino emerso, se ne risolveva alcuni, ne causava di altri, perché lo scafo 'ballava' sotto l'influenza delle onde. Vi fu un sistema di stabilizzazione della piattaforma di lancio simile a quello delle torri d'artigleiria con dei giroscopi che raddrizzavano il battello sui tre assi, e il missile veniva lanciato solo quando questo era verticale. Altirmenti, un solo grado d'errore sarebbe stato un risultato mancato anche di decine di km e non si poteva sperare che il missile potesse correggersi da solo data la primordialità del suo sistema di guida; ma anche così i lanci non furono più precisi di 7 km d'errore. Ad ogni modo, già nel '54 i lanci da Kapustin Yar vennero fatti dei lanci sperimentali e si ricavò ben presto un pozzetto, poi due, per la vela dei sottomarini 'Zulu' diesel-elettrici, con due anni di esperimenti per un totale di 9 lanci, cosa che accadeva solo dopo avere messo fuori il missile dal pozzetto di lancio per metà dell'altezza, per aiutare i gas di lancio a sfogarsi. Un altro problema erano i propellenti liquidi, potenzialmente molto pericolosi, che in teoria dovevano essere ospitati per tre mesi ma che in pratica si degradavano molto prima. Inoltre le procedure di lancio erano complesse: il battello doveva stare immerso vicino alla superficie per due-4 ore prima del lancio, e con rotta costante; calcolare così la rotta a tarare bene il sistema giroscopico prima del lancio, poi emergere e metterci almeno 5 minuti per far salire il missile e lanciarlo, altrettanti per il secondo ordigno, troppo perché l'USN facesse finta di non saperlo, data la corta portata dell'arma, più o meno come quella terrestre. Ma nonostante i dubbi della marina, il complesso militare-industriale (oboronka) ebbe la maglio, e sette unità Zulu V entrarono in servizio tra il '56 e il '59, di cui quattro per il Mare del Nord e due per il Pacifico, l'altro era per funzioni addestrative, a rotazione. Ma dopo pochi anni il tutto venne ritirato, essendo decisamente troppo inefficiente e pericoloso da maneggiare nei sottomarini. SE non altro l'85% dei 6 lanci addestrativi ebbe successo.

    Tra i successivi missili R-17 vi fu un tipo eliportato, la versione V, che era stata sviluppata con la crisi di Cuba per rapidi rischieramenti, il che era possibile con gli elicotteri Mi-6RVK, ma vi furono pochi esemplari prodotti e sperimentati per pochi anni. L'R-17-VTO AEROFON era un modello molto diverso e decisamente importante. Venne sviluppato dal '67 con una nuova testata meno 'aguzza' nella forma, perché non c'era solo l'ogiva atomica o convenzionale, ma anche un sistema di guida molto sofisticato. Oltre alla guida inerziale (INS) c'era infatti anche un sistema di correlazione tra le immagini digitalizzate e quello che vedeva il sensore ottico del missile. La sperimentazione della testata venne completata nel '75 con l'istallazione su di un Su-17K come 'test bed'; vennero anche suggerite delle superfici di controllo sulla testata per farla manovrare meglio nel raggiungere il bersaglio. Il primo esperimento ebbe luogo nel '79 e il bersaglio venne mancato di qualche metro; vi furono però problemi successivi legati all'accuratezza della costruzione, che vennero risolti sono alla fine degli anni '80, quando però i missili tattici moderni a propellente solido SS-21 e 23 erano oramai operativi; l'AEROFON è stato tuttavia offerto all'export, ma pare, senza clienti; solo che i Siriani e Coreani lo hanno trovato interessante per i propri provgetti.

    Infine i missili R-17E da export, non progettati per le testate 'atomiche', con procedure di lancio semplificate ma anche meno accurate. L'R-17M era simile agli altri tipi ma con maggiore facilità di gestione e flessibilità operativa , tra cui serbatoi con rivestimento interno anticorrosione tali da poter ospitare anche per 90 giorni i propellenti a brodo. Quanto agli 'SCud C e D', la prima delle due è una denominazione per designare una versione del 1965 mai entrata in servizio con aumento della gittata e meno carico utile; e la seconda non è mai esistita così come la 'SCUD- E'. Gli USA, infine, hanno comprato 4 TEL nel 1995 ex-Patto di Varsavia con 30 missili, come bersagli per il programma Lockheed Willow Dune per migliorare le capcità dei missili Patriot; spesso questi test ebbero successo e vennero fatti con due-tre lanci annuali, e nel 2004 uno Scud venne lanciato da una nave dell'USN per verificare forse la fattibilità di lancio da parte di terroristi, di missili su di una nave modificata. GLi Al Hussein, inizialmente, erano costruibili solo con l'uso di ben tre Scud; poi ne bastò solo uno data la produzione in loco di alcune parti, ma non l'INS che per quanto semplice, non venne mai costruito localmente; i sovietici fornirono 118 missili nel 1988 e in tutto l'Irak produsse 250 nuovi missili; sacrificare vari Scud per un solo Al Hussein era considerato OK se c'era da colpire Teheran.

    Scaleboard[modifica]

    SS-12 Scaleboard.JPEG

    Il successivo SS-12 'Scaleboard' è invece un'arma del '69, simile come capacità al Pershing americano di qualche anno prima e come tale si tratta di un avanzato sistema, basato al solito su di un mezzo ad alta mobilità. Era assegnato ai comandi di Gruppo d'armata con apposite brigate costituite come quelle dei più piccoli 'Scud' e come questi ha un MAZ da trasporto 8x8, del tipo 537. In tutto ne sono stati schierati 60 lanciatori e già nel '77 ne venne realizzato un successore, l'SS-22, che entro il 1982 era arrivato a circa 60 rampe, più degli SS-23 e della trentina di SS-21 stimati all'epoca in carico all'Armata Rossa. Esso era migliorato come precisione e la testata era ridotta a 550 kT per un CEP di 320 m, mentre la gittata aumentava almeno a 880 km. Entrambi i sistemi consentivano alle forze sovietiche di colpire obiettivi a media distanza dal fronte in alternativa all'aviazione. Lo 'Scaleboard' è stato il primo missile tattico sovietico a propellente solido e dall'aspetto assai massiccio, non è chiaro perché sia stato così rapidamente sostituito date le sue caratteristiche, quando molti FROG e Scud erano invece lasciati ancora in servizio negli anni '80.

    • Dimensioni: 11,25 x 1,05 m
    • Pesi: 8.800 kg, testata 1.250 kg da 800 kT
    • Gittata: 220-280 km con testata HE, max 180 con carica nucleare (forse da 2.000 kg)
    • Caratteristiche: CEP 480 m a 800 km; motore a razzo monostadio solido e sistema INS di seconda generazione.

    Quest'arma era un miglioramento netto rispetto agli 'Scud' (1.000 kg a 280 km, precisione di circa 1.000 m, testata da 100 kT al massimo), ma non pare avesse testate alternative del tipo HE o chimiche. Il tutto ottenuto con una massa inferiore del 25% rispetto a quella di una vecchia A-4/V-2 e appena di un terzo superiore rispetto ai missili 'Scud', che già concentravano le prestazioni del missile tedesco del periodo bellico (a cui, parzialmente a torto, sono spesso comparati) in meno della metà della massa.

    Scarab[modifica]

    Dal KBM Bureau sono passati i progetti di tutti i tipi di missili tattici sovietici dal 1975 in poi, noti in ambito NATO come SS-21 'Scarab', SS-23 'Spider' e SS-26. In questa disamina apparentemente non è compreso l'SS-22, la versione migliorata e più precisa dell'SS-12 'Scaleboard', probabilmente perché questa nuova arma, che la NATO considerava di un nuovo tipo, era in realtà solo una versione migliorata del modello precedente e progettata dallo stesso DB.Il missile balistico, di tipo non guidato, era già parte di molte divisioni sovietiche. Noto come FROG-7 (LUNA-M), era un razzo molto migliorato rispetto agli altri, distribuito ai reparti nel '65, era già parzialmente obsoleto, ma dopotutto non peggiore dell'equivalente Honest John americano, dal raggio decisamente inferiore (37 km). Questo grosso razzo balistico era capace di portare testate HE, nucleari e chimiche e la sua semplicità lo ha reso non solo diffusissimo, ma gestito persino da organizzazioni di guerriglieri come accade in Afghanistan. La sua principale limitazione è la precisione, con un CEP (il 50% di probabilità di colpire dal centro del bersaglio) di 500-700 m a 65 km, e forse anche meno preciso di così. Va detto che in situazioni diverse, anche i FROG andavano bene: nel '62, tra i materiali sbarcati dai Sovietici a Cuba per rinforzare il regime di Castro dalle pressioni americane, c'erano anche 6 di questi razzi, armati con testata nucleare, e nessuno si rese conto di questa loro presenza. Avessero gli Americani tentato uno sbarco anfibio, sarebbe bastata una testata per annientarli sulle spiagge, ma per fortuna di tutti la situazione si sbloccò senza combattere.

    In ogni caso, passando ad uno scenario di attacchi di tipo più preciso e meno automaticamente nucleare, i FROG non erano adatti, e per giunta gli autocarri 8x8 ZIL-135 che li portavano non erano anfibi, cosa che invece i sovietici consideravano importante, mentre il razzo, scoperto, era piuttosto vulnerabile a danni e temperature basse o molto alte, con immaginabili effetti anche sulla sua precisione. Agli inizi degli anni '60 gli americani studiavano il preciso e molto moderno missile Lance, mentre i Britannici avevano proposto senza successo il loro Blue Water alla NATO. Dal '72 l'MGM-52 Lance sostituì il razzo balisto H.J. Nel mentre, dagli ultimi anni '60 i sovietici stavano facendo studi su di un missile tattico che sostituisse i FROG. La sostituzione non avrebbe mai avuto compimento data l'economia e la diffusione del razzo, ma il progetto di per sé fu presto messo a punto. Esso doveva funzionare bene con temperature tra -40 e +50°, lanciabile anche con vento laterale di 70 km/h e il CEP doveva essere dell'ordine dei 220 m alla massima distanza, come del resto faceva il Lance, che era valutato avente un CEP di 225 m a 75 km. Non è nemmeno escluso che si volesse un CEP di appena 160 m, secondo i servizi d'informazione americani. Il KBM Bureau, diretto da S.P. Nepobidimy, rispose presentando una proposta in concorrenza con l'NPP Splav, che era stato l'autore dei sistemi LUNA. Vinse il KBM della cittadina di Kolomna, a 100 km a N.E. di Mosca, già autore fino agli ultimi anni '50 (quando si chiamava ancora il Shavyrin DB) di mortai, e poi di una lunga serie di missili controcarri. Infatti al KBM sono ascritti i progetti dei 9K11 Malytka (i famosi AT-3 Sagger), i 9K114 Shturm (AT-6), 9M120 Ataka (AT-9), e infine i 9K121 e 9K125 Vikhr-M e Krizantema (il secondo è la versione per veicoli del primo). Era l'OTR-21 TOCHKA. Il nuovo missile balistico era noto anche come 9M79, lo sviluppo venne fatto nel periodo 1968-74, le prove iniziarono nei primi anni '70 e venne adottato nel '75, per poi essere identificato dalla NATO nel '76 quando ebbe la designazione di SS-21 Scarab. Questo sistema è installato su di un mezzo 6x6 anfibio, molto simile a quello dell'SA-8, noto come 9P129 e venne distribuito ai reparti occidentali nel '76, comparendo in Germania Orientale nel 1981. Si stimava che dovesse essere prodotto fino al 1987, ma come si vedrà, le cose sarebbero andate diversamente. Pare che i sovietici fossero già al corrente delle specifiche generali del SAM-D, il futuro Patriot, e che volessero un ordigno per distruggerne le batterie. Gli Americani erano al corrente della nuova arma e così diedero ai loro missili da subito delle capacità antimissile, sia pure più volte aggiornate, il che significa che le prestazioni reali erano piuttosto limitate (malgrado i successi dichiarati nel 1991).

    Una delle prime foto dell'allora sconosciuto SS-21

    I missili del tipo 9M79 hanno un aspetto caratteristico, molto tozzo con alette di stabilizzazione nella parte centro.-inferiore e di controllo all'estremità, accanto al motore a razzo. Le dimensioni sono di 6,4 x 0,65 m, peso di circa 2.000 kg. Il motore è monostadio e vi è una piattaforma inerziale del tipo 'strap-down', con deviatori del getto del razzo e grate di controllo, caratteristiche dei missili tattici e aria-aria (AA-12) sovietici di ultima generazione, inclusi gli RDS-10 Pioneer, ovvero gli SS-20, nonché i successivi SS-23. Quest'arma è più grande e pesante dei missili Lance e del loro successore ATACMS (MGM-140) il che è dovuto probabilmente ad una minore evoluzione della microelettronica e sottosistemi vari destinati ai missili russi, ma ha anche consentito poi di aumentare le prestazioni senza problemi di volume. La gittata dell'SS-21 è valutata inizialmente in 70 km, ma con una testata da 484 kg HE. Il Lance arrivava a 121 km ma con la carica nucleare da 212 kg. La testata da 454 kg invece era trasportabile solo a 70 km, quindi vi sarebbe un'equivalenza reale tra i due tipi di missile. Gli ultimi SS-21 invece hanno la testata da circa 500 kg portabile fino a 120-150 km, nel tipo 9M79-1 Tochka-U del 1993. In realtà questo missile era stato sviluppato in fretta nel 1984-88 e messo in produzione già nel 1989.

    In ogni caso sarebbe davvero strano che gli SS-21 avessero avuto una gittata paragonabile a quella del lanciarazzi 'Smerch' allora in sviluppo, per cui almeno con la testata nucleare dovrebbe essere stata maggiore. Quanto alle testate, ce n'é una da 10-100 kT e CEP di 150 m, la 9M79B con carica AA-60, ma esiste anche una testata HE chiamata 9M123F, sempre da 482 kg di cui 120 di esplosivo, che se adottante un sistema di guida terminale radar ridurrebbe il CEP a circa 30 m(non vi sono però prove che tale sistema di guida finale sia stato adottato); vi è poi la 9M123K che porta un grappolo di 50 submunizioni controcarro o un maggior numero di bomblets a frammentazione. Sono testate attivate a distanza utile da terra con un telemetro laser di bordo e si diffondono in un'aerea di 3,5-7 ettari a seconda della quota. Non esistono, a quanto è stato dichiarato, testate chimiche, mentre negli anni '80 venne iniziato piuttosto il programma per una testata EMP per danneggiare i radar NATO, specie di sistemi come i Patriot. Non si capisce poi se si tratta della 9N123R, oppure di un altro tipo ancora. La sua funzionalità sarebbe, secondo alcune informazioni, di tipo antiradar con guida sul bersaglio. Quanto ai tipi chimici, si sa che ufficialmente non ve ne sono, ma in precedenza Frog e Scud erano prodotti per il 4% con carica nucleare. In ogni caso il sistema di guida è come detto, un INS, più precisamente sviluppato dalla TsNIIAG, a suo tempo nota come TsNII-173, ovvero l'Istituto di Ricerca Centrale sull'Automazione e l'Idraulica, centro di primaria importanza per le ricerche sovietiche del settore; esso è simile a quelli usati dai vari missili SS-13, 23, 25. Gli SS-23 hanno in comune con gli SS-21 anche le testate nucleari. I controlli, basati sia sulle alette a griglia (soprattutto per la gittata) e sui deflettori del getto, per la direzione, sono efficaci essenzialmente nella parte iniziale e finale della traiettoria. Come per l'ATACMS, si ipotizzano anche traiettorie di tipo semi-balistico, che darebbero senso alla dotazione di tali superfici di controllo in due serie più i deflettori.

    Il sistema di lancio 9P219 ha chassis 6x6 derivato dal BAZ 5921 della Zavod, parente del BAZ 5937 o 9A33 per il lancio del sistema SAM 9K33 Romb (l'SA-8). Questo mezzo è lungo 9,485 m, largo 2,782, alto 2,373, ha 4 persone nella cabina anteriore protetta da un sistema NBC FVU-100N e il missile è portato dentro il mezzo, protetto da due portelloni blindati e climatizzato entro certi limiti. In acqua e a terra viaggia a 8 e 60 km/h tramite due idrogetti posteriori e le sei ruote motrici, 15 su terreno vario, grazie ad un motore da 300 hp diesel.Autonomia 650 km su strada. Esiste una turbina a gas per mantenere il generatore da 50 kW senza usare il motore principale. Per il lancio il missile è elevato a circa 80° e vi sono sistemi computerizzati per il calcolo della posizione e un sistema di isolamento termico che protegge la testata prima del lancio stesso. Peso totale 18,145 t, il mezzo può funzionare anche con soli 3 uomini e il missile viene lanciato in 16 minuti dall'arresto della marcia, e se necessario un altro viene caricato in 30-40.

    L'ordinamento dei Tochka è di un apposito battaglione missili tattici della divisione sia corazzata che meccanizzata, con reparto comando e due batterie su 2 lanciatori l'una. Vi sono poi mezzi come semirimorchi per i missili di ricarica (4 mezzi), gru di ricarica (altrettante), e 2 mezzi di manutenzione su autocarro ZIL 131, mentre gli altri sono basati sullo stesso chassis del lanciamissili. Vi sono poi a livello di batteria sezioni meteorologiche, ricognizione e lancio, con autocarri, radar meteo RMS-1 o ARMS-3, palloni sonda RKZ-1 con sensore di trasmissione passivo (questi dovevano essere illuminati dal radar di terra per seguirli e calcolare il vento). Dal 1989 sono in distribuzione i palloni Ulybka che hanno trasmittenti di bordo e che non richiedono illuminazione da terra. L'ultimo modello del mezzo di lancio ha un sistema topogeodetico 1T25 che migliora la localizzazione della postazione di lancio rendendo meno importante la ricognizione della sezione apposita, per trovare il punto di lancio prestabilito (naturlmente con sistemi come il GPS o il GLONASS tutto è diventato più semplice).

    Pronto al lancio

    Dopo il trattato INF (Intermediate Nuclear Forces) per bandire i missili di oltre 500 km di gittata, il grosso missile OTR-23 è stato cancellato dall'inventario e così l'URSS si è trovata senza più i vecchi Scud (9K72) che i loro successori 9K714 OKA. Così è stata costretta a riorganizzare i lanciatori dei missili dal 1989, aumentando i battaglioni a livello di brigate con 12-18 sistemi di lancio per servire i Corpi d'Armata e le Armate. In tutto i soli Russi hanno ricevuto 300 TEL (stima del 2000) con 1.200 missili almeno (per i quali erano disponibili 310 testate nucleari secondo i russi al tempo del 1992), mentre altri clienti sono stati tra l'altro la Bulgaria, Cecoslovacchia, DDR (24 missili e 4 lanciatori), Ungheria, Siria, Ukraina, Polonia, Yemen e altre nazioni ex-sovietiche. Molte non l'hanno più in servizio, ma nel Medio Oriente è invece ben considerato come successore dei FROG, anche se non ha la gittata sufficiente per fare lo stesso con gli Scud.

    Il tipo B, l'9M79M, è capace, mantenendo un peso pressoché uguale (10 kg circa in più) di arrivare a 120-150 km, con una gittata minima di 20; la sua velocità massima in picchiata arriverebbe a 1.800 m/s, con un angolo di 85 gradi e precisione di 95 metri con un INS migliorato. è un'arma quindi difficile da intercettare. Ad Abu Dhabi vennero tirati ben 6 missili nel '93 per dimostrare un CEP di appena 15 metri, forse perché (difficilmente esistono altre spiegazioni a meno di non usare un radar attivo che cerca il bersaglio) all'epoca era maggiormente efficiente il GLONASS e il missile aveva un ricevitore, giusto come facevano gli americani con il modello evoluto dell'ATACMS nella stessa epoca. Ora che l'India ha deciso di partecipare al GLONASS, vi sono possibilità di rendere il sistema, nel frattempo decaduto per l'insufficiente numero di satelliti, nuovamente operativo. Inoltre pare vi siano dei sistemi a correlazione otticha sugli 'Scarab-B' osservati durante gli anni '90; è stata proposta nel 1992 anche una testata con il dispenser aeronautico RBK-500 armato con le munizioni 'intelligenti' SPBE-D, pesanti 14,5 kg e funzionanti come analoghi sistemi occidentali, con un sensore IR a doppia frequenza e proiettile autoforgiante; la caduta è rallentata a 17 m/s con un sensore dotato di 30° di angolo d'osservazione e movimento rotatorio di scansione per la ricerca del bersaglio.

    Tornando all'export, la Siria fu la prima ad averne, per un totale di 18 missili e 6 lanciatori consegnati dal 1983. Vi furono dei lanci già da quell'anno e poi altre consegne, mentre dal 1986 la cosa fu giudicata tanto allarmante che gli americani passarono 6 mld di dollari alla IAI e Rafael per costruire i loro sistemi antimissili balistici, ovvero il programma Arrow. I Siriani sono diventati poi utenti piuttosto interessati al mantenimento dell'arma in servizio, con 18 lanciatori e almeno 36 missili in una apposita brigata. I Russi hanno circa 350 complessi di lancio, i Bielorussi 40, i Libici 6, poi vi sono i Kazacki (pochi), gli Ucraini con ben 90 lanciatori e 500 missili circa (il che fa capire che la quantità di 1.200, in realtà, è stata ampiamente superata, visto che la stragrande maggioranza dei lanciatori è rimasta in Russia), lo Yemen con un massimo di 10 lanciatori e un'ottantina di armi. All'export sarebbe in servizio solo la prima versione dell'SS-21, ma non è detto che negli anni '90 non vi siano state forniture, visto che oramai, dal '93, la Russia fa parte del trattato MTCR (per la limitazione dei sistemi balistici) e le esportazioni dei vecchi Scud vennero ridotte o annullate data la loro gittata vicina o superiore al limite dei 300 km. Lo Scarab è un sistema efficiente ma costoso. Nel 1992, l'ultimo anno in cui gli Scud erano offerti all'export, costavano 1 milione di dollari l'uno; il ben più piccolo Scarab 1.700 mila dollari (ovvero il doppio di un ATACMS), più 3,3 per il TEL e 700 mila per il mezzo da rifornimento. In ogni caso, le esercitazioni hanno dimostrato che trattasi di un sistema preciso ed affidabile, anche in Ucraina, dove tuttavia l'ultimo dei 18 missili lanciati in esercitazioni cadde su di una casa e nonostante avesse solo una testata da esercitazione uccise 3 persone. In Yemen si fece di peggio: nella guerra civile del 1994 vennero tirati circa 30 missili. In Cecenia, nel 1999, vennero tirati su Grozny ben 60, e forse 130 missili in poco più di due settimane, dal Daghestan. L'efficacia e l'affidabilità furono molto buone. Purtroppo questo non evitò perdite umane, anzi, il lancio del 21 ottobre 1999 colpì un affollato mercato (secondo i russi anche di trafficanti d'armi) uccidendo 137 persone e ferendone il doppio. Altri missili colpirono la zona e uno centrò un ospedale, un reparto di maternità, dove rimasero uccisi 35 civili (pare fosse un 'errore' di mira) e una moschea affollata. In tutto vennero tirati (e seguiti dai satelliti USA) 10 missili che in quell'orrenda giornata uccisero 280 persone e ne ferirono oltre 400, colpendo zone civili e massacrando anche donne, bambini, neonati. In seguito vennero usati gli Scarab anche per colpire i villaggi, suscitando molto timore oltre che danni. Non sarà superfluo dire che questi crimini di guerra non hanno avuto alcuna conseguenza a livello internazionale per la leadership russa. Un conflitto in cui Mosca ha usato i suoi ordigni in maniera meno sanguinaria è stato quello con la Georgia l'estate del 2008, in cui almeno 14 missili sono andati a segno contribuendo a smantellare il dispositivo militare di Tbilisi. Quanto ai missili, la loro vita utile sarebbe di circa 10 anni (ma di fatto tali limiti sono spesso superati senza troppi problemi) e, differentemente dagli Scud, l'apparato motore e di direzione non sono facili da copiare per nazioni emergenti. Tuttavia la Corea del Nord avrebbe ottenuto dalla Siria, nel 1996, un sistema completo in cambio di missili Hwasong 6. Dopo un primo lancio fallito, il sistema KN-02 ha ottenuto in questi ultimi anni un'operatività adeguata per entrare in servizio e venire prodotto entro i prossimi anni in almeno 150 esemplari, con raggio d'azione di oltre 120 km. Il sistema di lancio è diverso con un grosso cassone rettangolare e una struttura in generale simile a quella di un camion civile.

    Spider[modifica]

    SS-23 Sofia Military History Museum.JPG

    Per i compiti d'impiego con le Armate c'era invece un nuovo sistema, l'SS-23 Spider, ovvero l'OTR-23 OKA, designazione industriale 9M714, entrato in servizio nel 1980 e radiato dal 1987. Quest'arma non aveva in realtà ragione di essere distrutta per via del trattato INF in quanto esso non copriva i missili di meno di 500 km e l'OKA era in effetti un'arma da 450 km. Ma Reagan pretese da Gorbachev la sua demolizione nel 1987. Fu un duro colpo e bisognò lottare molto contro la resistenza a questa decisione, che era fortissima e non senza ragioni. Una era il costo, lo sviluppo era arrivato a 4 mld di rubli e passa. Un'altra era l'efficacia, essendo l'OTR-23 un diretto discendente della tecnologia dell'SS-21, di cui è un po' la versione pantografata. Nel 1987 poi, gli Americani pensavano che queste armi fossero presenti solo con 10 lanciatori e con un solo missile l'uno, tutti raggruppati in una sola base in URSS. Era chiaramente uno sbaglio visto che i Sovietici avevano avuto tutto il tempo di produrne una buona quantità e schierarla. C'erano 6 lanciatori a Weisselfels e altri 47 a Jena, DDR, 40 a Stankovo, 26 a Tsel, 26 a Slobudka e 22 a Semipalatinsk. Se gli Americani erano preoccupati per gli SS-23 noti, a maggior ragione lo sarebbero stati se avessero conosciuto la presenza di non meno di 82 lanciatori più 33 non ancora in servizio, e 167 missili pronti al lancio. Questo potente missile d'armata era stato pensato dagli anni '70 e sebbene costoso, il programma fu sveltito e reso più efficiente dalla tecnologia già sviluppata per l'SS-21.

    Più perfezionato di questo, ma sempre con il sistema di controllo aerodinamico a griglia in coda, pesava 7,31 m con diametro di 97 cm, peso 4.630 kg e gittata di 450 km. Il tempo di preparazione era di 15 minuti e il sistema di guida era anche più perfezionato di quello del Tohcka. La testata era HE o nucleare: la 9M714B da 772 kg atomica, la 9M174K cluster (da 716 kg), una chimica, una da penetrazione nel terreno sia HE che nucleare. Da notare che sia l'SS-21 che l'SS-23 sono armi capaci di seguire una traiettoria semi-balistica, a differenza degli SS-1 Scud che sono più prevedibili nel volo. Gli SS-21 sarebbero stati capaci, secondo le stime occidentali, di manovrare con accelerazione di 4 g durante la fase d'attacco finale, gli SS-23 addirittura con 15 g di agilità. Entrambe le possibilità sono molto utili per causare problemi al sistema di guida di un missile SAM tipo il Patriot, che è avvantaggiato se può prevedere la traiettoria dell'arma nemica. Inoltre la traccia radar di entrambi i tipi è stata ridotta, si stima, a 0,1 m2 per l'SS-21 e a 0,03 m2 appena per l'SS-23. Si consideri che la RCS è per un piccolo FROG di 0,1 m2 e per uno Scud di 0,3.

    Gli SS-22 avevano caratteristiche simili a quelle di un grosso SS-23, e come questo, vennero radiati per via dell'INF (idem per gli SS-12 loro predecessori)

    La riduzione della sezione radar e la capacità di manovra finale sono indubbiamente due carte in più per sopravvivere alle difese antimissile. La velocità finale è di 600-900 m/s e 1000-1800 rispettivamente, quando Frog e Scud arrivano a valori pressoché analoghi. L'angolo di caduta è di 25-70° per SS-21 e FROG, 40-85 per SS-23 e Scud. Per fare un paragone, gli Al-Hussein (Scud modificati) arrivavano a 650 km e a 2.200 m/s di velocità finale[6]. Quanto al CEP, l'SS-23 aveva circa 30 m se con guida finale con correlazione con immagine radar, la stessa tecnologia usata dal Pershing II americano.

    La produzione del missile ebbe luogo a Votkinsk, che prima produceva lo Scud. Il lanciatore era l'9P71 8x8, simile ma più grosso di quello del missile SS-21. Il peso era di 24,07 t, dimensioni 11,76 x 3,13 m, velocità 60 km/h e produzione alla Lenin TMS di Pietropavlosk. Il mezzo di ricarica 9T230 è analogo a questo.

    In tutto sarebbero stati prodotti 430 missili e 130 lanciatori, per un totale di 7 brigate riequipaggiate. A questo si aggiunse la DDR con 4 lanciatori e 24 missili, la Cecoslovacchia ebbe ben 10 lanciatori, la Bulgaria 8. Quest'ultimo esercito, sia pure con testate convenzionali, era rimasto in possesso dell'OKA che così è sopravvissuto alla demolizione forzata che ebbe luogo fino almeno al maggio del 1991, con notevole lentezza, dei suoi confratelli sovietici.

    Stone[modifica]

    IskanderM

    Visto che le esigenze operative sono rimaste, alla fine è rinato il missile che era stato cancellato. Dal 1990 il KBM si è rimesso al lavoro per rimediare alla cancellazione dell'SS-23 dagli arsenali sovietici e sotto la direzione di Nikolai Gushchin venne testato già nel 1995. Arma monostadio come tutte le altre della famiglia, ha aspetto tozzo. Lungo 7,3 m per 92 cm di diametro, testata da 700 kg per i russi o 415 per l'export, pesa 3.800 kg in tutto, con sistema di guida che si avvale anche di GPS o GLONASS. Vi sono testate EMP, HE, sistemi radar-attivi di guida finale o elettro-ottici dell'Istituto Centrale di Ricerca Scientifica per l'Automazione el'Idraulica (TsNIIAG), riducendo l'errore a circa 10 metri. I Russi hanno ricevuto la versione 'full' da 400 km di portata, ma per via del trattato MTCR per il controllo dei missili, la versione export è ridotta a 280 (dev'essere proibito il commercio di armi da oltre 300 km). La piattaforma di lancio è quasi la stessa di quella dell'OTR-23, così come la fabbrica. Il missile è stato visto per la prima volta all'expo di Nizhny Tagl del luglio del 2000, come sempre dipinto in verde scuro (come anche il TEL, e tutti i mezzi della categoria sovietici e russi). Esso era stato rivelato solo nel 1999 ma all'epoca aveva già superato con successo i test a Kasputin Yar, nel locale poligono. L'SS-26, noto come ISKANDER (nomignolo di Alessandro Magno), è un'arma potente ed avanzata, che ha oramai come unico contraltare in Occidente l'ATACMS, assai più piccolo, ma utilizzante lo stesso lanciatore dell'MLRS (sarebbe come se in URSS vi fosse stato un unico lanciatore per l'SS-21 e lo Smerch o l'Uragan). L'uso di missili tattici precisi può senz'altro ridurre le perdite di aerei contro obiettivi pericolosi. Del resto questo lo sa bene anche Israele, che ha ricevuto a suo tempo i Lance con testata a submunizioni APAM (usata anche dall'US Army), che è capace di saturare un'area di 820 m di diametro con le schegge che provocano le sue 836 bomblets da 470 gr l'una (quindi ben oltre il CEP dell'arma, che alla massima distanza è di 455 m a 121 km, ma la gittata con la testata convenzionale non supera i 70 km ) con lo scopo di soppressione delle difese aeree nemiche nelle zone più pericolose (ma non pare sia stato usato nella valle della Bekaa). Entrambi i missili, l'SS-21 e l'SS-26, sono stati usati in conflitti regionali, specie in Caucaso. Mentre in Afghanistan sono stati lanciati circa 2.000 Scud e un numero imprecisato di Frog (nonostante il potere aereo sovietico vi sono stati numerosi lanci nelle zone dove la guerriglia aveva reso difficile le cose per i velivoli sovietici, specie dopo l'arrivo degli Stinger), nel caso degli SS-21 vi sono stati lanci in Cecenia, per esempio, e presumibilmente anche in Georgia. Lì è stato anche usato, l'estate del 2008, l'Iskander, noto anche come SS-26 'Stone' in codice NATO. Ma già durante la seconda guerra di Cecenia ne vennero lanciati non meno di 60. L'estate scorsa gli Iskander hanno colpito Gori e gli oleodotti tra Baku e Supsa. A Gori sarebbe stato colpito anche il museo di Stalin, altro segno dei tempi[7].

    Missili tattici sovietici:

    IOC Lunghezza, m Diametro, m Pesi, kg Testata, kg Velocità max, ms. Raggio, km RCS, m2 Manovrabilità, g CEP
    FROG-7a 1965 9,1 0,55 2.200 kg 390-550 1.200 800 m a 45 km (?) 15-68 ? 1.200
    SS-1C 1965 (?) 11,04 0,84 6.370 kg 1.000 1.000 80-280 0,3 0 930 m a 180 km
    SS-12(22) 1969(1977) 11,25 1,05 8.800 1.250 ? 220-800(880) ? ? 480 (320)m
    SS-21/OTR-21/9M79 1975 6,4 0,65 2.000 484 70+ 0,1 4 900 30-150
    SS-23/OTR-23/9M714 1980 7,31 0,97 4.630 772 450 0,03 1.700 13 30-150
    SS-26/9M72 1999 7,3 0,92 3.800 712 280-400 ? ? ? 10?

    Fonti[modifica]

    1. Striuli, Lorenzo, RID Set 09
    2. Per queste armi di prima generazione: Armi da guerra 4
    3. Po, Enrico: I missili balistici del KBM Bureau, RID gen 2001
    4. Striuli, Lorenzo: Lo Scarab oggi, RID Mar 09 68-76
    5. Striuli, Lorenzo, articolo su RiD apr 2008
    6. P&D feb 1992
    7. A&D Ott 2008